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Published by info, 2018-05-16 03:55:56

Rovigno d'Istria

Rovigno d'Istria

titolo di dignità e uffici religiosi ma anche civili-vesco- re o di pescivendolo del capostipite della famiglia); 299
vo-che continua con tradizione popolare il latino epi-
scopus); Gambelo (1501 - oggi Gambèl; da un primiti- Puschio (1540 - estinti nel ’700 o nel-l’ 800; dal
vo soprannome scherzoso o polemico connesso con soprannome di un componente dei Benussi detto
gamba); Giotta (1330 - in origine Giota o Iota, forma Puschio, del cui etimo siamo però all’oscuro); Qua-
ridotta del nome Gionata variante di Giona, derivato rantotto (1440 - dall’appellativo Quarantioto cioè
attraverso il latino Ionas e il greco Ionas dall’ebraico Quarantotto con cui veniva chiamato familiarmente ai
Yonah equivalente a “Colombo, Colomba”); Leonardis tempi del governo veneto il giudice delle quarantie
(1380 - estintisi nel 1744; dal nome Leonardo al geni- ossia del Consiglio della Quarantia composto da qua-
tivo); Malusà (1425 - dal nome Malusà derivato dal- ranta giudici); Rocco (1512 - dal nome Rocco, com-
l’aggettivo-participio medioevale rovignese e istrioto provato in Italia dal IX secolo ma affermatosi soltanto
malusà “vezzeggiato, viziato”); Marangon (1400 - dal- dal ’400 col diffondersi specie nelle Venezie e nel Sud
l’appellativo di mestiere marangon “carpentiere, fale- del culto di San Rocco); Rossetto (1450 - dal nome, in
gname”); Maraspin (1420 - cognome d’ispirazione origine soprannome e aggettivo, Rossetto, diminutivo
religiosa derivato dal nome Maraspin, forma dialettale con suffisso -etto di Rosso, dato originariamente in
dell’originario Malaspina cioè “mala spina” spina relazione al colore dei capelli o anche della barba);
dolorosa, facente riferimento alla passione di Cristo, Sbisà (1370 - dall’antico soprannome e nome Zbisà,
incoronato di spine. Malaspina è passato a Maraspin risalente all’aggettivo medioevale rovignese Zbisà
cioè Maraspino per il noto scambio l - r); Mattias “bullo, bellimbusto”, che è un derivato di biso “pisel-
(1420 - dall’antico nome rovignese Mattias, forma lo” usato in senso metaforico); Solis (1460 - oggi Scio-
latineggiante di Mattia; che in latino è propriamente
Matthias, fossilizzatasi appunto nel cognome); Mismas TERMINAZIONE SU PERGAMENA DEL
(1505 - dal soprannome Mismas derivato dal termine MAGISTRATO SOPRA BENI COMUNALI DI VENEZIA
mismas - risalente al tedesco Mischmasch “mescolan- del 22 novembre 1787, che elegge, nomina, instituisce e crea
za, miscuglio, intruglio; confu- il rovignese Rocco Sbisà Pubblico Perito ed Agrimensore
sione, guazzabuglio, pasticcio” -
di uso comune fin dal XVI seco- (ROVIGNO, Centro di Ricerche Storiche)
lo e anche prima nei dialetti del-
l’area veneta fra l’Istria e il
Trentino, e perfino a Milano);
Pellizzer (1490 - dal sopranno-
me di mestiere pèlisier “pellic-
ciaio” del capostipite rovignese;
però, in realtà, gli odierni Pelli-
zer rovignesi discendono da un
pèlisier o meglio pellicier di
Spalato testimoniato a Rovigno
dal 1410); Perini (1425 - dal
nome Perin cioè Pierino, dimi-
nutivo di Piero); Pesce (1408 -
estinti alla fine del ’600; dal
soprannome Pesce, propriamen-
te Piso in rovignese, indicante
l’originario mestiere di pescato-

300 lis; dal soprannome Solis, forma abbreviata per aferesi chio approdati da Cherso nel 1668, ma certamente di
precedente provenienza zaratina come ci dice il cogno-
di Mengasolis, che è il genitivo latino di Mengasol o me stesso. Tra le più vecchie famiglie rovignesi di ori-
Mengasiol o Mengasuol, antico diminutivo rovignese e gine dalmata, vanno annoverati anche i Carrèr venuti
istriano del nome Domenico); Segala (1450 - oggi da Sebenico (1452), i Longo arrivati da Segna (1473),
Segalla; dall’originario soprannome e nome di mestie- gli Ive ed i Ghira (forma abbreviata di Ghìriza cioè
re Segala del capostipite, il quale coltivava segala o la Ménola), giunti da Spalato nel 1537, rispettivamente
maneggiava per farne farina, oppure commerciava, nel 1538. Curiosa e particolare è poi la situazione dei
vendeva segala); Sponza (1360 - dal soprannome Rota o Rotta di Rovigno, pertinenti a quattro differenti
Sponza del capostipite, pescatore di sponze, cioè di località di provenienza e a quattro diverse epoche di
spugne oppure di uovi di mare); Tagliapietra (1323 - arrivo, dato che il primo ramo più antico è immigrato
estinti nel 1600; dall’originario soprannome e nome di da Sebenico (1450), il secondo ramo proviene da
mestiere taiapetra o taiapiera “spaccapietre, scalpelli- Dignano (1500), il terzo da Venezia (1622), e il quarto
no”); Vidotto (1457 - dal nome Vidotto diminutivo di da Valle d’Istria (1654). Da non scordare poi i Ragu-
Vido, forma dialettale di Vito); Zaccai (1479 - dal seo - a dimostrazione degli antichi rapporti intercorsi
soprannome Zacai, la cui base è il nome Zaccai, antica tra Rovigno e Ragusa - presenti a Rovigno dal 1576 ed
variante rovignese di Zacchei, genitivo del nome Zac- estintisi nel 1744.
cheo risalente tramite il latino e il greco all’ebraico Fra le altre casate rovignesi di ascendenza dalmata,
Zakkay, formato dalle voci ebraiche zakhar “ricordar- almeno sette hanno la loro culla nell’isola di Veglia,
si” e Yah “Dio”). antico centro romano. Tale è ad esempio Borri, cogno-
Da segnalare che, oltre alle dette 33 casate, sono da me scaturito dal soprannome del capostipite - Bortolo
considerarsi in ultima analisi indigene ancora delle fu Giacomo da Veglia calafà detto Borri - documentato
altre. Così, per prime, quelle provenienti dalle vicine a Rovigno dal 1529. L’isola di Veglia - luogo della loro
isole di Brioni, a cominciare da Brivonese (cioè abi- provenienza - ha inoltre dato origine ai due tipici
tante, oriundo da Brivoni, forma dialettale di Brioni), cognomi rovignesi Daveggia e Veggian. Nicolò di Bora
cognome formatosi a Rovigno, il cui capostipite di Zane da Veggia (ossia da Veglia), sposatosi nel 1484,
Andrea qm. Francesco da Brioni risale al 1510. Anche è il capostipite dei Daveggia mentre il pronipote di
il cognome Apollonio è di formazione rovignese, deri- Nicolò - Piero - nato nel 1567, è il primo ad aver assun-
vato da Polonio nome personale del padre di France- to il cognome Veggian. Anche i Barberan (1627) e i
sco da Brivoni Maccaferro (= Fabbro), il quale Fran- Bragon (1652) vengono da Veglia, analogamente ai
cesco è giunto a Rovigno nel 1522. Gli altri cognomi Bacich poi Bassichi e ai Savini, pur essendo queste
irradiatisi a Rovigno dalle isole Brioni, sono Facchi- ultime due casate molto più recenti, in quanto risalenti
netti (1542), Giuricin (1481), Lorenzetto (1558, ma in l’una al 1722 e l’altra al 1747. Con attinenza al cogno-
realtà 1481, in quanto ramificazione dei Giuricin), me Savini, sembra che esso continui oggi come Sabini,
Pavan (1511), Simonetto (1475), e Venier, dal nome laddove i citati Barberan e Bragon si sono spenti, il
del primo avo brionese arrivato nella città di S. Eufe- primo ignoriamo quando, mentre il secondo si è esauri-
mia nel 1548. to come cognome nel 1763, passando e sopravvivendo
Parimenti, si possono ritenere pure praticamente indi- però quale soprannome dei Daveggia dal 1812 in poi.
gene, perché molto antiche a Rovigno, le famiglie Pel- Delle rimanenti famiglie di Rovigno che sono oriunde
lizzer, il cui cognome si è generato dal mestiere di dalmate, arrivate nel corso del ’600, rammentiamo
pèlisier (= pellicciaio) dei due capostipiti, uno dei ancora i Beroaldi venuti dall’isola di Brazza (1646), i
quali è arrivato a Rovigno da Spalato nel 1410 e l’altro Califfi (1637) e i Casanovich (1697) da Zara, i Cappo-
da Cherso nel 1527. Quindi i Dazara (oggi Dazzara) e ni (1652 - estinti nel 1884) da Lesina, i Filacanevo
gli Zaratin giunti da Zara rispettivamente nel 1428 e (1696) da Traù, i Tambacchi (1666) da Lissa, e gli
nel 1450, ai quali ci sono da aggiungere gli Zadaric-

Zuannelli (1651) da Cherso. Ad essi, vi aggreghiamo più, finanche per i Benedetti rovignesi giunti da Capo- 301
pure gli Albanese (1460 e 1530) venuti da Dulcigno in
Albania, e i Pastrovichio (1504 - oggi Pastrovicchio) distria (1644), vi è la possibilità che ci sia un loro
provenienti da Perasto, località che si trova appunto eventuale collegamento con Pirano, poiché i Benedetti
nel Pastrovichio o nei Pastrovichi, zona costiera del capodistriani sono quasi certamente un ramo degli
Montenegro. Mentre, in merito ai Cattonar (detti anche antichi Benedetti di Pirano, il cui capostipite risale al
Cattunar in altre località istriane), si tratta del più anti- 13/6/1430.
co cognome rovignese di origine istrorumena, risalente Ci sono poi ancora altri cognomi rovignesi originari da
appunto all’(istro)rumeno catun “villaggio” (in Istria varie altre località istriane, quali i Tamburin (1490)
ci sono non pochi toponimi Catuni o Cattuni), per cui venuti da Fasana, Gardenal (1494 - estinti intorno al
Cattonar equivale letteralmente a “abitante del catun 1850) e Percovich (1680) da Due Castelli, Millichi
ossia del villaggio”. Il capostipite degli odierni Catto- (1512 - di origine morlacca, oggi Millich) e Degobbis
nar rovignesi è un Giacomo Cattonaro, o Cathenaro, o (1695) da Albona, Ciprian (1516) da Parenzo, Cibibin
Cattunaro, documentato a Rovigno dal 1528. (1526) da Sissano, Curto (1530) Barcarichio (1570 -
Soffermandoci ora ai cognomi rovignesi collegati a oggi Barcaricchio) e Santin (1665) da Orsera, Pedicchio
toponimi istriani, essi sono Damontona (1665), (1478) Sfettina (1540) e Salambachi (1630 - oggi
Damuggia e Muggia (1618), Dapinguente (1581), Salambacchi) da Sanvincenti, Cherbavaz (1613 - oggi
Dapiran (1490), Dapisin (1440; anche i Nider sono Gherbavaz) da Portole, Dapas (1636 e 1669) da Pas cioè
venuti da Pisino nel 1415 e nel 1544), Gallignana Passo (villaggio e castello nel comune di Bogliuno nel
(1560 - estinti), Medelin (1458 - cioè da Medolino, da territorio di Pisino, da cui provengono appunto i due
cui vennero pure i Birola), Vallese (1576 - estinti). E si capostipiti dei Dapas di Rovigno, i cui cognomi origina-
vedano anche i Millia (oggi Miglia) tuttora fiorenti ri erano Persich e Suef), Soffich o Suffichi (1637 - oggi
giunti da Valle (nel 1495) come pure i Godena (1550). Soffici) da Gimino, Brunich (1657 - oggi Bruni) da Lin-
Vi uniamo i Ferrarese poiché assai antichi a Rovigno, daro, Bolobicchio (1668) da Chersano, Deternavetz
essendo infatti arrivati nel 1485 da Loreo di Ferrara, (1678 - oggi Deterni) da Gherdosella, Blessich (1688)
mentre i consimili Ferrara (dall’omonima località) da Castua sopra Fiume. E inoltre Privilegio (1594 - oggi
sono del 1580. Privileggio) e Ulianich (1680 - oggi Uliani) da Pèdena.
Tra i cognomi rovignesi di antica origine dignanese, Da notare però che, in riferimento ai detti Privilegio,
ricordiamo Abbà (1535), Bodicin (1510 - oggi Budi- pur essendo arrivati a Rovigno da Pedena, essi erano
cin), Fiorin (1542), Moscarda (1503), Rota (1500 - già senza dubbio di antecedente provenienza greca, ovvero
menzionato), e Tromba (1460). I cognomi di Rovigno originari da Siro, prova ne è anche il fatto che ancor
di matrice piranese, sono invece per ordine cronologi- oggi esista in Grecia un cognome Privilegios. Coglia-
co, oltre al già rimembrato Dapiran (1490), Garbin mo così l’occasione per elencare gli altri cognomi
(1535), Salata (1577 - di precedente ceppo zaratino rovignesi di origine greca, di cui uno dei più antichi è
però), Masatto (1599 - estinto in linea maschile nel Aquilante (1548), anche questo però giunto a Rovigno
1887), Davanzo (1667), Zangrando (1748 - estinto), attraverso la località istriana di Peroi. Abbiamo poi
Trani (1764), Zarotti (1796 - estinto), Petronio (1799), Costantini (1545) da Corfù, Calucci (1550) dall’isola
Fragiacomo (1805), e forse anche Vidali (1752). Da di Cerigo, Grego (1578) da Candia via Cefalonia, Da
ricordare che il cognome piranese Davanzo è di antica Limno (1595 - oggi Dalino) cioè dall’omonima isola
origine fiorentina (1341), per cui se ne ricava che i greca di Limno o Lemno, Dandolo (1605) da Candia,
Davanzo di Rovigno siano con certezza uno dei due ma di evidente antecedente origine veneziana al pari
casati rovignesi di provenienza fiorentina - seppure del precitato Costantini, e infine Natorri (1667 - estin-
attraverso Pirano - assieme ai Pergolis, peraltro arrivati ti) da Nauplia ossia da Napoli di Romania in Grecia.
a Rovigno direttamente da Firenze nel 1570. Per di Non poche casate rovignesi, naturalmente, sono poi di
provenienza veneziana, ad iniziare da Busetto (1400 -

302 estinti nel 1602), quindi Bognolo (1450), Caenazzo Johannes Cadenazo de Pola o Magister Johannes
Catenacius de Pola, e nel 1465 uno Stephanus Catina-
(1450), Zuccato (1450 - estinti nel 1636, però un ramo tio, vicinus castri Momarani, ovvero Stefano Catina-
passato a Parenzo continua ancor oggi a Trieste), Bar- zio, cittadino del castello di Momorano. Il che verreb-
toli (1485), Biondo (1508 - oggi Biondi), Buranello be a confermare l’esistenza nell’Istria meridionale di
(1510 - da Burano), Garzotto (1541 - estinti verso il un cognome Cadenazzo o Catenaccio o Catinazio fin
1830), Bevilacqua (1545), Paliaga (1571), Venezia dalla prima metà del ’400, che poi sarebbe sopravvis-
(1571), Albertini (1582), Piccoli, Rismondo, ecc. Oltre suto appunto solo a Rovigno fino ai nostri giorni come
ad osservare che tra i detti cognomi, i Buranello e i Caenazzo, a meno che i Caenazzo rovignesi siano pro-
Venezia si sono formati certamente a Rovigno, dal prio una ramificazione degli antichi Cadenazzo di Pola
luogo di origine dei relativi capostipiti - Anzolo detto e della Polesana.
Agnolo Moroso (= Amoroso) da Buran e Zorzi da Crediamo sia utile fare un paragone fra i Caenazzo,
Venetia - giunti appunto nella città di S. Eufemia ancor oggi fiorenti - il cui cognome deriva dal fatto
rispettivamente nel 1510 e nel 1571, dobbiamo avan- intuibile che i primi antenati erano costruttori di cate-
zare un dubbio sulla provenienza veneziana dei Cae- nacci, chiavistelli, ossia facevano i fabbri o simili - e i
nazzo, giacché a differenza del canonico Caenazzo, già citati Bichiacchi oggi Biciacci, il cui capostipite è
l’Angelini non rileva per il casato dei Caenazzo alcuna il pilota rovignese Biasio Catena qm. Zuanne detto
presunta derivazione veneziana, affermando anzi che Bikaz, documentato dal 1479, i cui discendenti furono
essa sembra famiglia indigena di Rovigno. Ciò potreb- detti prima Bigaia e poi Bichiacchi, ed è proprio que-
be corrispondere a verità, in quanto, ad esempio, tra il st’ultimo soprannome che ha dato origine al nuovo
1442 e il 1458 è documentato a Pola un Magister cognome Bichiacchi. Dunque, a quanto constatiamo, il
cognome originario della famiglia era Catena, il quale
SIGILLO DEL NOTAIO ANTONIO BATTISTELLA indicherebbe che gli avi di Biasio Catena erano fabbri-
(G. G. Natorre, 1851, op. cit.) canti di catene o avevano comunque a che fare con le
(TRIESTE, Biblioteca Civica) catene.
Seguitando il nostro discorso, oltreché da Venezia,
diverse famiglie sono sbarcate a Rovigno dal ’500 in
poi anche da altre parti del Veneto, come ad esempio i
Visentin (1455 - estinti nel 1782) venuti da Vicenza,
gli Zadinelli o Zaninelli (1651) da Treviso, i Cigariol
(1693 - oggi Segariol) da Verona, e i Dallamota (1547
- oggi Dellamotta), con ogni probabilità giunti da
Motta di Livenza (Treviso), nonché dal vicino Friuli,
quali i Masserotto (1564 - oggi Massarotto) provenien-
ti da Codero, oggi Coderno, nel comune di Sedegliano
(provincia di Udine), e i Bobichio (1695 - oggi Bobic-
chio), di cui però ignoriamo la precisa località friulana
di provenienza. Altri casati ancora sono arrivati - come
già notato in precedenza - dall’Emilia-Romagna, quali
i Barzelatto (1651) da Rimini (i Ravenna sono recen-
tissimi, essendo giunti a Rovigno nel 1854 da Vene-
zia), e pure dalla Lombardia e dalla Liguria. Si vedano
così i Burla (1487) venuti da Bergamo, i Baselisco
(1520 - oggi Basilisco) da Lodi, i Gentilini (1647)

immigrati da Genova, mentre i Genovese (da San risultava tra i centri istriani più salubri. Tranne comun- 303
Remo di Genova) risalgono al 1624 o 1674.
L’evoluzione dei cognomi rovignesi va ricondotta a due que l’esempio della ventina di famiglie che diedero
fattori storici essenziali: da una parte, all’elemento vita alla Villa di Rovigno, questo flusso, costante nel
autoctono, che formatosi in età romana e tardoantica tempo, ebbe per lo più carattere familiare o individua-
conobbe successivamente nuovi ed interessanti le. Ecco perchè nei secoli XV-XVII i “nuoui habitato-
momenti grazie all’apporto del sostrato romanzo-istrio- ri” inserendosi in un contesto socio-demografico, eco-
to medievale e di quello successivo di chiara impronta nomico e culturale già plasmato e soprattutto consi-
veneziana che nel corso di alcune stagioni storico- stente, furono coinvolti da un processo di acculturazio-
sociali non riscontrabili in altre aree istriane, plasmaro- ne inevitabile.
no i tratti distintivi della figura del “rovignese”; dall’al- Con la fine del secolo XVII ed in particolare in quello
tra parte, invece, al flusso migratorio, alquanto eteroge- successivo l’immigrazione proseguì e si mantenne
neo, soprattutto sotto il profilo etnico, che ne determinò pressoché sui ritmi e sulla consistenza numerica del
un significativo arricchimento e nello stesso tempo, Seicento, ma conobbe dei nuovi momenti circa le aree
delle continue trasformazioni, impercettibili, ovvia- di provenienza nonché la struttura socio-economica
mente entro segmenti temporali ristretti. degli immigrati. Prevalse ora l’afflusso dalle cittadine
Le caratteristiche più salienti dell’immigrazione verso costiere istriane, da Venezia, dalla sua Terraferma ed
Rovigno, che iniziò già nel Trecento e interessò princi- in genere dall’arco nord-adriatico, con prevalenza non
palmente i secoli di governo veneziano, vengono rias- più di famiglie contadine o dedite all’allevamento, ma
sunte da B. Benussi nel saggio “Abitanti e pascoli in di quelle di estrazione cittadino-borghese.
Rovigno e suo territorio nel secolo XVI” (1885) e nel
volume “Storia documentata di Rovigno” (1888). Fal- LAUREA IN LEGGE DI SEBASTIANO SBISÀ DI ROVIGNO
lito il tentativo di ripopolare le campagne dell’Istria dichiarata dalla Regia Università di Padova il 16 giugno 1811
spopolata, oltreché dalle guerre pure dalle pesti e dalla
malaria, con coloni trevigiani, della e autenticata dal sigillo del Procuratore generale della
Padovana e del Friuli, la Repubblica Corte d’appello delle Provincie Illiriche
di Venezia decise di servirsi dei fug- (Lubiana, 31 agosto 1812)
giaschi dalla Bosnia, dall’Erzegovi-
na, dall’Albania, che cercavano pro- (ROVIGNO, Centro di Ricerche Storiche)
tezione sotto le ali del Leone mar-
ciano, nonché di coloni dalla Dal-
mazia, dalla Grecia e dalla sponda
occidentale dell’Adriatico. Nel con-
tempo molti abitanti delle località
interne dell’Istria sia per la pericolo-
sità dei nuovi coloni che per il timo-
re delle incursioni turche e uscocche
si riversarono col bestiame nei luo-
ghi fortificati della costa. Parecchi
abitanti dalle campagne ripararono
così anche a Rovigno, che se per la
sua posizione insulare e per la dop-
pia cinta muraria garantiva una effi-
ciente sicurezza, per il suo clima

Andrea Benedetti

ROVIGNESI CHE SI SONO
PARTICOLARMENTE DISTINTI

304 A Rovigno ebbe i natali una folta schiera di uomini illustri dei ANGELINI GIUSEPPE (fu Giacomo, 1762-1838), giureconsulto e
quali vorremmo qui poter ricordare in dettaglio le opere. letterato, autore delle famose Sestine a difesa di Rovigno.
La trattazione risulterebbe troppo ampia per cui ci limitiamo al
loro ricordo. ANGELINI PIETRO (sec. XIX), autore di bozzetti in vernacolo
Essi vengono illustrati in altre opere, che i lettori possono consul- rovignese.
tare. Ricordo in particolare quella di Pietro Stancovich (Biografia
degli uomini distinti dell’Istria, Trieste, 1828-29), quella di Fran- AQUILANTE ANTONIO (Nino) (1936), residente a Milano;
cesco Semi (Istria e Dalmazia, uomini e tempi, Ed. Del Bianco, architetto con proprio studio.
1991) e quella del rovignese Andrea Benedetti (Biografie di Rovi-
gnesi illustri, inedita presso il Circolo Arupinum). Dal lavoro pun- BARSAN ANTONIO (1823- Pola 1889), avvocato, deputato alla
tuale e paziente di quest’ultimo è stato ricavato quanto proponiamo Dieta del Nessuno, podestà di Pola (1876-1882 e 1888-1889).
a vanto dei nostri avi ed a consolazione dei rovignesi nel mondo,
con la speranza di poter in seguito pubblicare integralmente il BARSAN GIOVANNI BATTISTA (1819 - Trieste 1893), Per
lavoro del Benedetti arricchendolo con quegli aggiornamenti e molti anni bibliotecario della Civica Biblioteca di Trieste; pubbli-
accrescimenti, che noi abbiamo qui iniziato e che andranno in cista, giornalista, autore di vari componimenti poetici.
seguito approfonditi. (Pietro Devescovi)
BARSAN LUIGI (1812-1893), medico, latinista, deputato alla
ABBA SILVANO (Rovigno 1911 - Isbuschenscki 1943), capitano Dieta del Nessuno.
di cavalleria, medaglia d’oro e d’argento al valor militare; meda-
glia di bronzo nel pentathlon moderno alle Olimpiadi di Berlino BARTOLI GIANNI (4/5/1900 - Trieste 4/4/1973), ingegnere in
del 1936. telecomunicazioni, uomo di cultura, pubblicista, sindaco di Trieste
dal 1949 al 1957.
ADAMOVIfi LUJO (1864 - Ragusa 1935), botanico, autore di
numerosi scritti sulla materia. BARTOLI GIUSEPPE (1870-1919), giornalista, direttore-redatto-
re del giornale L’Idea Italiana (1896-1914) e figura di spicco del
ALBANESE COSIMO (sec. XIX), lettore di teologia, lasciò partito liberal-nazionale istriano.
manoscritte prediche di pregio.
BARTOLI MATTEO (+ Biella 1921), avvocato, podestà di Rovi-
ALBANESE FRANCESCO (sec. XVIII), sacerdote, fu uno dei gno, deputato alla Dieta istriana e al Parlamento di Vienna.
fondatori dell’Accademia degli Intraprendenti di Rovigno (1763).
BASILISCO pre ANTONIO MARIA (+1789), professore di teolo-
AMOROSO ANDREA (Rovigno 1829 - Parenzo 1910), avvocato, gia ed esimio predicatore.
storico, figura di spicco del partito liberal-nazionale italiano e
membro della Dieta del Nessuno; fondatore dell’Istituto agrario BASILISCO GIUSEPPE (1823-1904), deputato alla Dieta del
provinciale, dell’Istituto di credito fondiario dell’Istria (1880), del Nessuno.
settimanale Istria e della Società Istriana di Archeologia e Storia
Patria (1884). BASILISCO GIUSEPPE (17/12/1922), residente a Milano; diri-
gente industria petrolchimica e poi dirigente grande distribuzione.
ANGELINI ANTONIO (fu Giacomo, +1734), canonico e dottore
in teologia. BASILISCO LUIGI CARLO (sec. XIX), medico e chirurgo, auto-
re di scritti di medicina.
ANGELINI ANTONIO (fu Angelo, +1808), giureconsulto, lettera-
to e storico, autore della raccolta Terminazioni ducali e lettere e BARZELATO DOMENICO (4/5/1915 - Trieste 9/10/1983), cam-
del Repertorio alfabetico delle cronache di Rovigno. pione di nuoto, professore di educazione fisica e nuoto.

ANGELINI ANTONIO (fu Stefano, 1798-1863), storico e lettera- BATTISTELLA ANGELO (1/12/1927), residente a Trieste; pitto-
to. re, grafico pubblicitario, titolare dello Studio Battistella. I suoi
manifesti sono pubblicati su riviste specializzate internazionali.
ANGELINI - CALIFFI ELISABETTA (+1762), soprannominata la
madre dei poveri per le sue opere di carità a favore dei rovignesi. BATTISTELLA SIMONE (+1800), architetto, progettò la facciata
del duomo (1780), la chiesa della Madonna della Salute di Rovi-
ANGELINI GIACOMO (+1806), farmacista e botanico. gno (1779) e le artistiche cisterne pubbliche di Pirano (1778) e
Visinada (1782).
ANGELINI GIACOMO (fu Giuseppe, 1789-1858), dottore in
legge, poeta, filantropo, Commissario distrettuale. BAZZARINI ANTONIO (1782 - Venezia 1850), lessicografo, cri-
tico letterario, autore dell’Ortografia enciclopedica universale
della lingua italiana (1824), e del Vocabolario universale latino-
italiano / italiano-latino (1850).

BELLO GIORGIO (+1685), sacerdote e letterato.

MATTEO BARTOLI ANTONIO BAZZARINI ANTONIO BENUSSI MORO BERNARDO BENUSSI

BEMBO TOMMASO (1896-1945), giornalista, diresse a Rovigno rale, letterario e scolastico in Jugoslavia. 305
il foglio La Lanterna (1907-1908).
BRONZIN ANGELO (6/6/1928), residente a Trieste, capitano di
BENEDETTI ANDREA (1896 - Fiume Veneto 1978), impegnato lungo corso, autore di cronache e poesie, anche dialettali.
cultore di storia giuliana, pordenonese e di araldica.
BRONZIN ANTONIO (1870-1952), preposito, vicario generale,
BENUSSI ANTONIO (sec. XVII-XVIII), capitano militare teologo, umanista, autore di versi in greco e latino; insignito di alta
comandante della nave La Fede al servizio di Venezia, insignito onorificenza dall’Imperatore Francesco Giuseppe I. Conosceva e
del Cavalierato di S. Marco per essersi distinto nel 1717 nella Bat- parlava in ebraico, greco, latino, tedesco, francese e croato; consi-
taglia navale contro i Turchi presso l’isola di S. Strati. gliere di tre vescovi.

BENUSSI ANTONIO - MORO (17/7/1901), poeta, cultore del BRONZIN VINCENZO (1872 - Trieste 1970), insigne matematico,
dialetto rovignese; per lunghi anni direttore de La Voce della insegnante, per 40 anni preside di licei e istituti commerciali a Trie-
Famia Ruvignisa. ste dall’inizio del XX secolo; fu in gioventù campione di scherma.

BENUSSI BERNARDO (10/1/1846 - Trieste 14/3/1929), massimo BRONZIN VINCENZO (1883 - Trieste 1965), docente all’Istituto
storico istriano a cavallo dei secoli XIX e XX e principale espo- Nautico di Trieste di lingua tedesca prima e poi dal 1910 al 1950
nente della corrente positivistica della storiografia liberal-naziona- professore di storia e geografia.
le. Autore tra l’altro della Storia documentata di Rovigno (1888) e
dell’Istria nel Medioevo (1896). Benemerito educatore e preside di BRUNETTI LODOVICO (1813 - Padova 1899), medico patologo,
scuole medie e licei di Trieste; presidente per lunghi anni dell’Uni- inventore del metodo di tanizzazione dei tessuti, si occupò e scris-
versità Popolare di Trieste e della Società Istriana di Archeologia se sulle tecniche d’imbalsamazione.
e Storia Patria.
BUDICIN ANTONIO (1908 - Buenos Aires 1977), figura di spic-
BENUSSI DOMENICO (27/9/1937), residente a Milano; direttore co del comunismo e dell’antifascismo rovignese; condannato al
amministrativo del gruppo petrolchimico Shell-Italia. “confino” dal Tribunale Speciale Fascista, ma poi anche dal Tribu-
nale Popolare Jugoslavo in Istria.
BENUSSI LUIGI (1927), residente a Pisa; laureato in farmacia e
specializzato in impianti termali e di acque minerali. BUDICIN EGIDIO (1946), pittore-restauratore.

BENUSSI MATTEO (Uccio) (18/1/1926-26/11/1992), di origine BUDICIN MARCO (11/1/1939) residente a Camogli; imprendito-
contadina. In esilio divenne fonditore ed artigiano. Autodidatta, re in campo alimentare-dolciario; insegnante in scuole professiona-
oltre a lavori di scultura, ha una nutrita raccolta di poesie in verna- li; autore di ricette e di raccolte di ricette gastronomiche.
colo.
BUDICIN MARINO (1953), storico, autore di numerosi saggi
BENUSSI VITTORIO (Trieste 1878 - Padova 1927; figlio dello sulla storia di Rovigno e dell’Istria.
storico Bernardo), psicologo, svolse la sua attività a Graz e a Pado-
va. Fu tra i più abili e originali psicologi sperimentalisti della scuo- BUDICIN PINO (1911-1944), comunista e antifascista confinato;
la austriaca; contribuì alla diffusione del pensiero freudiano in Ita- alla sua memoria nel 1944 venne intitolato il battaglione dei parti-
lia. giani italiani dell’Istria.

BENUSSI VLADO (1949), musicista, compositore ed insegnante. CAENAZZO BIAGIO detto TOTO (sec. XVII-XVIII), fu il primo
ad introdurre il metodo di pesca delle sardelle con sardelleri distesi
BEROALDO FRANCESCO (+ 1811), capitano militare, ardito in superficie e con l’ausilio di esca di trittumi di mazenette.
navigatore.
CAENAZZO LUIGI (sec. XIX), autore di saggi su proverbi e canti
BEROALDO VINCENZO (1707-1794), capitano militare, coman- popolari rovignesi.
dante la nave Sacra Famiglia; fu insignito del Cavalierato di S.
Marco per essersi distinto nella battaglia contro i Turchi presso l’i- CAENAZZO TOMASO (1819-1901), canonico, autore di studi e
sola di Samo. scritti di storia civile ed ecclesiastica.

BEROALDO GIOVANNI (sec. XVIII), sacerdote, uno dei fonda- CAENAZZO TOMASO JUNIOR (1881 - Trieste 1962), storico,
tori dell’Accademia degli Intraprendenti di Rovigno (1763). autore di studi altomedievali e veneziani.

BEVILACQUA GIUSEPPE (+1698), canonico, protonotario apo- CALLIGARIS ALFREDO (1926), residente a Bergamo; medico,
stolico, vicario generale. specialista in medicina dello sport, per lunghi anni preparatore
atletico dell’Inter di Milano, dell’Atalanta di Bergamo.
BIANCINI pre CLEMENTE (Verona +1786), francescano minore
riformato, professore di teologia e celebre oratore. CALUCCI GREGORIO (+ Corfù 1722), capitano marittimo; per il

BIANCINI PIER ANTONIO (1739-1806), medico condotto, auto-
re delle Cronache di Rovigno dal 1760 al 1806.

BINO GIUSEPPE (Trieste 1829 - 1914), pittore affrescatore.

BIONDI DOMENICO (1895-1957), maestro e antifascista.

BISIANI CARLO (8/1/1880 - 5/5/1938), notaio e giudice concilia-
tore; filodrammatico, cultore delle tradizioni popolari.

BLESSICH don ANTONIO (sec. XIX), predicatore e teologo.

BLESSICH BARTOLOMEO (1781-1863), sacerdote letterato,
teologo e matematico.

BORME ANTONIO (1921-1992), a lungo preside del Liceo di
Rovigno e presidente dell’Unione Italiana. Operò nel campo cultu-

VINCENZO BRONZIN LODOVICO BRUNETTI

306 valore dimostrato nella battaglia di Scio fu insignito del Cavaliera- assistente sociale “ante littera”.
to di S. Marco.
CURTO GIUSTO (1909-1988), poeta in vernacolo rovignese.
CAMPITELLI MATTEO (1828-1906), avvocato, per lunghi anni
podestà di Rovigno, deputato alla Dieta istriana e Capitano provin- DAPAS ANTONIO (25/9/1912 - Trieste 3/5/1987), generale di
ciale dell’Istria; benemerito per la dedizione nel campo scolastico Corpo d’Armata (da tre stelle) dell’esercito italiano.
e per l’attivazione della prima Manifattura Tabacchi a Rovigno.
DAPAS GIOVANNI (1881-1964), organista e compositore di
CARPENETTI FERRUCCIO (26/4/1920), da goivanissima “prima musica sacra.
cornetta” della banda cittadina a direttore d’orchestra su transatlan-
tici di lusso. DAVANZO PIERO (Parenzo 1874 - Roma 1967), per lunghi anni
svolse la sua attività di avvocato a Rovigno, dove fu presidente
CHERINI APOSTOLO (+1792), diacono, filosofo e teologo. della Lega Nazionale, vice podestà ed esponente di spicco del par-
tito nazional-liberale.
CHIURCO GIORGIO ALBERTO (1896 - Brescia 1974), medico-
patologo, autore di scritti di medicina e di una Storia del fascismo. DECHIGI MELCHIORRE (1886- Brunico 1975), medico, chirur-
go igienista di fama mondiale; autore di numerosi scritti di medici-
CIBIBIN GIOVANNI (+1756), Gastaldo della Scuola del SS. na, microbiologia e immunologia.
Sacramento 1734-1756, sollecitò l’avvio di grandi lavori del
duomo e dotò quella confraternita di numerosi argenti. DELLA PIETRA MARCO GIOVANNI (1882 - Ancona 1945),
Francescano Minore Riformato, Arcivescovo di Ancona, Principe
COANA ANTONIO, tipografo veneziano che dal 1859 legò la sua di Numana.
attività in Rovigno alla Prima tipografia istriana (poi Tipografia
Coana), dove vennero stampati numerosi giornali rovignesi e DEL VESCOVO ANTONIO e LORENZO (sec. XV), scultori-
istriani fino al 1914. intarsiatori; lavorarono nella chiesa nel convento dei monaci
camaldolesi di Murano dal 1469 al 1478.
CONVERSANO ROMANO (30/9/1920), residente a Milano, pit-
tore e grafico di rinomanza internazionale. DE MANINCOR LUIGI (1910 - Varazze 1986), velista olimpioni-
co; progettista e costruttore navale di imbarcazioni da diporto.
COSTANTINI CARLO (1817-1867), fu il primo capitano maritti-
mo a portare nel 1849 la bandiera del Lloyd a S. Francisco in DEPERIS PAOLO (1831 - Parenzo 5/9/1896), sacerdote. Oltre che
California. Autore di scritti di contenuto marinaresco. nell’attività pastorale si applicò genialmente in architettura ma
soprattutto in archeologia e storia; scoperse a Parenzo ed in Istria
COSTANTINI GIACOMO (+1858), giureconsulto e letterato. vestigia basilari a testimonianza e lettura storica finora non superate.

COSTANTINI GIOVANNI FRANCESCO (+1781), dottore in DEPIERA CAMILLO (sec. XX), studioso di scienze giuridiche ed
sacra teologia, professore nel seminario di Padova. economiche.

COSTANTINI GIOVANNI (+1826), capitano mercantile, podestà DESSANTI FRANCESCO (1926), pittore e disegnatore, residente
di Rovigno dal 1810 al 1813. a Roma, occupato alla soprintendenza ai monumenti.

COSTANTINI GIUSEPPE (1778-1867), giureconsulto e letterato; DESSANTI RAIMONDO (sec. XIX-XX), pubblicista-giornalista.
autore di saggi e prose varie.
DEVESCOVI ANTONIO (Galo) (1902 - Grado 1980), palombaro
COSTANTINI MARCO (sec. XVIII-XIX), distinto giureconsulto nella marina militare italiana, continuò la professione nella marine-
e letterato; a Fiume fu Giudice Rettore Capitanale. ria civile. Prese parte a infinite opere anche a grandi profondità.
Famosa la sua prestazione con mare avverso, il 6 e 7 agosto 1928,
COSTANTINI PIER FRANCESCO (+1794), giureconsulto e poeta. per il salvataggio del sommergibile F14 affondato a 42 m di
profondità.
COSTANTINI OLIVIERO (+1784), preposito parroco (1739-
1748); compilatore degli alberi genealogici delle famiglie di Rovi- DEVESCOVI DANIELE (11/12/1942), residente a Leesburg, Vir-
gno; fondatore del primo ospitale per i poveri di Rovigno (1767). ginia, USA; Capitano di fregata nella marina militare USA;
responsabile infrastrutture navali NATO Nord-Atlantico; lauree in
CURTO GIOVANNI-GIANNI (17/3/1913), residente a Trieste; elettronica, elettromeccanica (1965), in informatica (1981); profes-
imprenditore industriale e commerciante; presidente della Famia sore al Texas Central College.
Ruvignisa per quindici anni.
DEVESCOVI RAIMONDO (sec. XIX-XX), autore di bozzetti in
CURTO GIROLAMO (23/9/1854 - Trieste 6/12/1919), letterato e vernacolo sugli usi e costumi popolari di Rovigno.
poi sacerdote, linguista e dantista di vasta e profonda cultura; auto-
re di grammatiche della lingua italiana e tedesca; insegnante ed DEVESCOVI SIMONE (23/2/1921), residente a Roma; economi-

MATTEO CAMPITELLI ROMANO CONVERSANO MELCHIORRE DECHIGI MARCO G. DELLA PIETRA

sta, consigliere alla Corte dei Conti e consigliere Presidenza della 307GIURICIN VIRGILIO (1934), fotografo, per la sua attività artisti-
Repubblica.
ca ha conseguito numerosi premi e titoli internazionali.
DI BANELLA GEMMA (14/8/1926), residente a Brescia, figlia
della maestra M. Chiurco (Barbabiela); professoressa di lettere, GLUSTICH MARCELLO (28/11/1919), oggi residente a La Spe-
scrittrice, ricercatrice sociale ed ecologica (“Rv. Nostra” giugno zia. Sacerdote salesiano. Missionario in Cina; imprigionato dai
1977). rivoluzionari di Mao Tze Tung. Insegnante di lingue straniere;
scrittore di teologia.
DIVARI LUIGI (1911 - Russia 1942), atleta laureato in economia
e commercio, valido professionista; tenente, caduto in Russia il 30 GODENA MICHELE (30/6/67), campione italiano di scacchi resi-
dicembre 1942, decorato con medaglia d’argento. dente a Treviso.

DOTARIO MATTIO (sec. XV), gastaldo della Scuola della ISPIRO BRUNO (1920 - Trieste 1992), calciatore, dal 1940 ha
Madonna di Campognana, fabbricò l’antico Ospitale (1475) e la militato nella serie A con le maglie del Genoa, Lazio e Triestina;
contigua chiesetta della Madonna della Pietà (1482). partecipò nella nazionale “B” ad incontri internazionali.

EVANGELISTA Pre (sec. XV), Francescano Minore Osservante, IVE ANGELO (sec. XIX), letterato.
Provinciale della Dalmazia, Definitore Generale del suo ordine nel
1553. IVE ANTONIO (1851 - Graz 1937), glottologo e dialettologo; tra i
primi cultori di canti popolari rovignesi e istriani.
FABRETTO CARLO (Capodistria 1883 - Roma 1969), emerito
maestro, educatore e compositore, cultore benemerito di musica MALUSÀ GIOVANNI (1926 - Firenze 1993), linguista e lessico-
popolare. grafo, componente dell’Accademia della Crusca.

FABRETTO GARIBALDINO (16/10/1920 - Padova 2/2/1991), MASATO (Don) GIOVANNI PIETRO (1737-1826), organista e
figlio di Carlo, primario medico chirurgo con specializzazione compositore di musica sacra.
toracica, docente di Anatomia Umana Normale presso l’Università
di Padova e valente pubblicista. MASSIMIANO (San) (498-552), nativo di Vestre, arcivescovo di
Ravenna, letterato.
FABRETTI GIOVANNI SENIOR (1790-1876), medico, autore di
vari scritti di medicina. MATICCHIO AURELIA (20/10/1941), residente a Muggia, medi-
co anestesista in ospedale pediatrico.
FABRETTI GIOVANNI JUNIOR (1847 - Trieste 1880), fu per
lunghi anni direttore dell’ufficio anagrafico di Trieste. MATICCHIO FERRUCCIO (29/12/1908 - Muggia 22/9/1986),
pittore, ipnotizzatore spettacolare.
FACCHINETTI NICOLÒ (+1745), comandante la nave Sacra
Famiglia, si distinse nella battaglia di Cerigo nel 1717, nella quale MATICCHIO GIOVANNI (13/5/1932), residente a Vicenza,
rimase gravemente ferito. imprenditore progettista in ingegneria civile-edile.

FERRA DOMENICO (sec. XIX - XX), poeta e giornalista ultimo MAURO ERMANNO (20/1/1939), residente a Toronto, tenore
sopravvissuto dei garibaldini rovignesi. lirico in teatri europei e delle due Americhe.

FERRARESE MATTEO (sec. XVIII), sacerdote, fra i fondatori MICULIAN ANTONIO (1950), storico; ha pubblicato numerosi
dell’Accademia degli Intraprendenti di Rovigno (1763). saggi sulla storia dell’Istria e di Rovigno.

GANDUSIO ANTONIO (1882 - Milano 1951), uno dei più bril- MILLEWSKI DE KORVIN IGNAZIO (Jakuny 1846 - Rovigno
lanti attori comici e drammatici del teatro italiano contemporaneo 1926), dal 1905 proprietario dell’isola di S. Caterina che rimboschì
e splendido interprete delle opere di Carlo Goldoni. e abbellì con opere architettoniche.

GARZOTTO NICOLÒ detto SORA (+ Venezia 1755), comandan- MOSCARDA GIOVANNI (19/3/1907 - Trieste 7/2/1996), profes-
te del castello di S. Andrea e della fortezza di Legnago. Dal 1735 sore in economia e commercio, docente e per 28 anni preside della
Sopraintendente generale dell’artiglieria di Terraferma. scuola media “F. Rismondo” di Trieste.

GIACOMO Pre (sec. XVI-XVII), lettore di teologia morale nel MUGGIA (Da) PIETRO (1768-1835), Francescano Minore Rifor-
convento francescano di Zara (1595). mato, Superiore del Convento di Rovigno, dotto in filosofia, mate-
matica e nelle lettere.
GIANELLI CARLO (1821-1843), autore di diversi scritti critici,
storici e filosofici. NARDI NICOLÒ (19/10/1896 - Trieste 5/3/1979), magistrato
della Corte di Cassazione e primo presidente della Corte di Appel-
GIANELLI DOMENICO (1827-1892), pittore, poeta, si convertì lo del Tribunale di Trieste.
all’anglicanesimo.
NARENTA GIOVANNI (+1714), capitano navale e ardito navigatore.
GIANELLI MATTEO (sec. XIX), letterato e saggista.

GLEZER FELICE (1841 - Pola 1913), notaio, storico e verseggia-
tore. Fu per lunghi anni presidente della Società Operaia di Pola.

GIURICIN GIANNI (Pottendorf 20/5/1917), Tenente Colonnello
dell’esercito, pubblicista e saggista, esule nel 1945 a Trieste, iniziò
un’intensa attività politica partecipando alla delegazione italiana
alla Conferenza della Pace a Parigi e diresse “Il giornale dell’I-
stria”. Vicesindaco di Trieste negli anni Settanta, esponente della
letteratura dell’esodo.

GIURICIN LIVIO (1932), piccolo imprenditore industria prodotti
termoplastici a Buenos Aires.

ANTONIO IVE ANTONIO GANDUSIO

308 NIDER ANGELA (20/3/1885 - Pirano 3/1/1945), scrittrice, autrice Egiziana; lasciò beni al Comune di Rovigno.
di alcune tra le più belle canzoni rovignesi.
QUARANTOTTI GIOVANNI (1881- Venezia 1977), illustre let-
NIDER GIUSEPPE (BEPI) (21/11/1914 - Roma 11/10/1992), terato e storico, in particolare per quanto attiene la storia del Risor-
insegnante, pedagogo, direttore didattico, scrittore, poeta e attore; gimento a Trieste e in Istria. Diresse vari istituti scolastici a Pisino
si didtinse in opere di carità e filantropia. e a Trieste nonché quello presso l’Ambasciata italiana di Berlino.
Collaborò con numerose riviste e associazioni letterario-culturali
OPLANICH GABRIELE (1804-1824), poeta e compositore. giuliane e italiane.

PALIAGA GIANNI (11/2/1931), campione di nuoto, imprenditore QUARANTOTTO (Fra) GIUSEPPE (1779- Venezia 1843), Fran-
nell’edilizia civile. cescano Minore Riformato, Provinciale, teologo e predicatore.

PALIAGA GIOVANNI (1/2/1949), residente a Cervia. Tenente RIOSA FEDERICO (1892-1917), irredentista fuoriuscito, volonta-
colonnello pilota nell’aereonautica militare italiana (oltre 5000 ore rio di guerra morto sulle falde dell’Hermada combattendo nelle file
di volo fino al 1993). Istruttore di volo dello stormo nella base dell’esercito italiano.
militare di Cervia
RADOSSI GIOVANNI (1936), laureato linguista e dialettologo,
PAULETICH ANTONIO (2/7/1930), rifondatore (1962) e per lun- studioso di storia istriana; da molti anni direttore del Centro di
ghi anni direttore del Museo Civico di Rovigno, cultore di storia Ricerche Storiche di Rovigno.
locale e istriana.
RIOSA MATTEO (sec. XVI) ufficiale nella guarnigione di S. Teo-
PELLIZZER ANTONIO (1932), linguista, dialettologo, autore del doro (Candia), morto nel 1645 nella difesa di quel porto.
Vocabolario del dialetto di Rovigno d’Istria (1993).
RISMONDO ALDO (Graz 1915-1944), antifascista; fu uno dei
PELLIZZER GIOVANNI (1911-1991), autore di scritti e bozzetti fondatori dell’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume (1944),
folcloristici e, assieme al figlio Antonio, del Vocabolario del dia- esponente partigiano italiano, caduto in imboscata il 18 settembre
letto di Rovigno d’Istria. 1944.

PELLIZZER PAOLO (1600-1691), Francescano Minore Osser- RISMONDO BRUNO (30/10/1919 - Milano 15/8/1995), esperto
vante, divenne celebre per le missioni avute da Commissario visi- in telecomunicazioni via etere, musicista, concertista e insegnante,
tatore in Bosnia, Argentina, nella provincia di Brescia, in Toscana, costruttore modelli meccanici di fama internazionale.
nella Marca di Ancona e nell’Umbria.
RISMONDO DOMENICO (sec. XX), insegnante e direttore didat-
PICCOLI GIORGIO (sec. XVIII), sacerdote, fra i fondatori del- tico a Rovigno, coltivò con successo gli studi storici (da ricordare
l’Accademia degli Intraprendenti di Rovigno (1763). in particolare la monografia su Dignano) e folcloristici.

PICCOLI GIORGIO (1840- Capodistria 1912), notaio, consigliere RISMONDO GIOVANNI (1807-1875), avvocato, figura di spicco
comunale a Rovigno, membro del Consiglio-Dieta di Trieste dal del movimento liberal-nazionale giuliano, scrittore, giornalista.
1882 al 1899. Pubblicò interessanti scritti di diritto marittimo-com-
merciale. RISMONDO LUIGI (sec. XIX), aderente al movimento massonico
(1814) e capitano della Guardia Nazionale di Rovigno nel marzo
PODELMENGO ANTONIO (19/5/1905 - Firenze, 24/7/1987), pit- del 1848.
tore.
RISMONDO PIERO (30/11/1895 - Verona 19/11/1987), linguista,
PONTEVIVO GIACOMO (16/9/1892 - Livorno 1985), cultore di letterato, autore di vari scritti sul dialetto rovignese, insegnante di
storia patria, compilatore del vocabolario della lingua tedesca tedesco, provveditore agli studi a Verona, musicista.
Lysle-Pontevivo e di vari testi scolastici.
RISMONDO RICCARDO (1/12/1925), residente a Mestre, biolo-
PREDEN ANGELO (nato a Chioggia il 15/3/1948), figlio di mari- go marino; gestisce suo laboratorio di analisi e studio inquinamen-
nai, è ritornato al mare come skipper velista professionista dopo la to acque marine.
partecipazione alla Ostar (regata velica altantica in solitario) del
1976. Da allora sono state numerose le sue traversate atlantiche a ROCCO ANDREA (1773-1859), preposto di Rovigno (1843-
vela. 1859), distinto cultore di musica.

PRIVILEGGIO GIORGIO PASCIÀ (1841- Ginevra 1916), capita- ROCCO ANGELO (18/8/1924), residente a Trieste, dirigente
no di lungo corso; fu al servizio dell’imperatore Massimiliano azienda servizi comunali. Cavaliere, Maestro del Lavoro.
d’Austria, del Lloyd austriaco e Contrammiraglio della Marina
ROCCO GIOVANNI (2/7/1902 - Novi Ligure 27/12/1989), gene-

GIUSEPPE “BEPI” NIDER GIACOMO PONTEVIVO GIOVANNI QUARANTOTTI FEDERICO RIOSA

rale dell’aeronautica militare, pilota aeronautico dal 1920, prima 309conte palatino, protonotario apostolico, canonico di S. Marco e
che venisse costituita ufficialmente l’arma aerea italiana.
professore di diritto all’Università di Bologna.
ROCCO GIUSEPPE (1846-1883), letterato.
STANCOVICH PIETRO (Barbana 1771 - 1852), canonico, compì
SANTIN ANTONIO (1895-1981), arcivescovo, parroco di Pola, gli studi a Rovigno lasciando alla città in legato la sua copiosa
vescovo di Fiume (1933-1938) e di Trieste-Capodistria (1938- biblioteca, ricca di oltre 4.000 volumi.
1975). Esemplare figura della religiosità giuliana e della storia d’I-
stria. SUFFICI MICHELE (sec. XVIII), gastaldo della Scuola del SS.
Sacramento (1757-1787), dotò di numerosi argenti quella confra-
SANTIN GIOVANNI (1921-1990), autore di novelle in dialetto ternita ed il duomo.
rovignese.
TADDEO (sec. XV), architetto e scultore, lavorò per la chiesa dei
SANUDO GIOVANNI (+1710), canonico e letterato. monaci camaldolesi sull’isola di San Michele di Murano, agli
ornati della Ca’ d’Oro, del Palazzo Giovanelli e di quello dei
SBISÀ ANGELO (+1830), illustre avvocato e uomo di vasta cultu- Foscari a Venezia.
ra.
TAMBURINI GIUSTO (sec. XVIII), Provinciale dei Minori
SBISÀ GIORGIO (1899 - Bologna 1976), pittore. Osservanti nella provincia di S. Girolamo, lettore e oratore.

SBISÀ SEBASTIANO (1789-1820), studiò legge e filosofia a TONCO MARIO (11/6/1932), residente a Buenos Aires, imprendi-
Bologna e a Padova dove si laureò. Filosofo, saggista e autore di tore edile.
componimenti poetici.
TONCO NINO (23/11/1928 - Buenos Aires 14/11/1989), impren-
SCHIAVONE (Fra) SEBASTIANO (1420-1505), frate laico olive- ditore edile
tano (S. Elena di Venezia); lavorò di tarsia nella sacrestia della
chiesa di S. Marco e forse anche nel coro di S. Miniato in Monte a TOVAZZI NINO (+ Trieste, 28/2/1982), poeta e scultore molto
Firenze; fu maestro di Domenico Da Bergamo, il più insigne degli interessante pur se non professionista.
intarsiatori.
TROMBA ANTONIO (16/2/1929), risiede a Trieste. Imprenditore
SCIOLIS NARCISO (1909-1963), professore deputato alla Came- in edilizia civile ed industriale.
ra del Parlamento italiano; si distinse nel campo scolastico.
TROMBA LIVIO (Rovigno, 15/4/1933), comandante marittimo di
SEGALA DOMENICO (1902 - Trieste 1972), antifascista, com- grande cabotaggio e ispettore marittimo internazionale.
batte in Spagna (1936-39) nelle unità garibaldine; fu uno dei fon-
datori dell’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume (1944). TURCINOVICH NICOLÒ (1911- Genova 1973), antifascista,
militò nella guerra di Spagna (1936-39) nelle unità anarchiche;
SEGALA GIOVANNI (1668-1708), un epigrafe nel duomo di S. partecipò alla Resistenza italiana e nel 1943 assunse il comando
Eufemia ricorda le sue virtù evangeliche. della Brigata Malatesta.

SEGARIOL ANTONIO (1888-1980), cultore del dialetto rovigne- VENETIA Don MATTIO (sec. XVII), nel 1684 ha pubblicato in
se, autore di racconti, poesie e compilatore di un diario di Rovigno rima a Venezia il Martirio e i miracoli della Gloriosa Vergine,
(1888-1977). Martire S. Eufemia calcedonese.

SEGARIOL GIUSEPPE (5/1/1909 - Trieste 26/4/1991), dottore in VENIER ANTONIO (sec. XVIII) sacerdote, fra i fondatori del-
economia e commercio, direttore dell’Ufficio Imposte Dirette; per l’Accademia degli Intraprendenti di Rovigno (1763).
sei anni presidente della Famia Ruvignisa.
VENIER DOMENICO (30/11/1896 - Trieste 24/7/1996)), artista
SIGNORI GIOVANNI (GIANNI) (23/3/1904), residente a Geno- orafo, interessante pittore amatoriale, musicista, compositore,
va, Milano, Trieste; dirigente industria petrolchimica stabilimenti musicò anche alcune canzoni da lui stesso scritte.
Esso.
ZADRO ENOCH (Cherso 1876 - Bolzano 1950), chirurgo, diretto-
SIMONE (Pre) (sec. XV), Francescano Minore Osservante; defini- re per lunghi anni dell’Ospizio Marino di Rovigno.
tore generale del suo ordine nel 1593.
ZANINI ELIGIO (1927 - 1993), insegnante, saggista, poeta in ver-
SIMONI RICCARDO (22/12/1940), residente a Firenze. Medico nacolo rovignese.
specializzato in gerontologia e geriatria con lauree anche in psi-
chiatria e fisioterapia. Esercita all’ospedale geriatrico INRCA “I ZUANELLI ANTONIO (sec. XVIII), Abate (Conte) di vasta cul-
Fraticini” di Firenze. Incaricato alla facoltà di medicina dell’Uni- tura letteraria e linguistica, autore di una grammatica della lingua
versità di Firenze. latina e toscana e di scritti di contenuto giuridico.

SOFFICI PIERO (28/2/1920), musicista, compositore, concertato- ZULIANI FRANCESCO (22/11/1932), residente a Udine, laureato
re, direttore d’orchestra. in elettrotecnica e metallurgica, dirigente varie acciaierie e diretto-
re generale Acciaierie di Bolzano del gruppo Falk.
SPONGIA GIOVANNI FILIPPO (1788-1869), medico e chimico,
autore di vari scritti scientifici di medicina.

SPONZA NICOLA (Corfù 19/10/1914 - Trieste 10/2/1996), pitto-
re e scrittore.

SPONZA DOMENICO GIOVANNI (1876), notaio, ricoprì varie
cariche politiche sociali e pubbliche a Rovigno e in Istria.

SPONZA-USPER FRANCESCO (1561-1641), musicista-organi-
sta, compositore.

SPONZA NICOLÒ (1729- Firenze 1797), dottore in ambo le
leggi, fu uomo di rare e precise cognizioni scientifiche e letterarie;

NICOLA SPONZA ELIGIO ZANINI

Biagio Marin

UNA REALTÀ UMANA E STORICA

310 La morte dell’arcivescovo Antonio Santin, già vescovo stare al pari degli italiani il diritto di cittadinanza, die-
tro questi sloveni del nostro territorio c’era la conti-
di Fiume, di Capodistria e di Trieste, ha turbato tutto nuità dei due milioni circa di sloveni, e dopo di questi,
l’ambiente triestino nelle zone nazionali e politiche più dei croati.
diverse. Ha turbato per ragioni che dirò nazionali, Dobbiamo tener presente che ancora agli inizi del
coloro che a Trieste si sentono italiani e anche coloro nostro secolo tutte le città della Stiria e della Slovenia
che si sentono sloveni e addirittura croati. Questo tur- erano nelle mani della borghesia e della piccola bor-
bamento generale, che stranamente ha unificato uomi- ghesia tedesca. Molti erano stati assimilati dalla mag-
ni come Manlio Cecovini e uomini come Vittorio giore cultura tedesca e ancora oggi, chi vada a Graz,
Vidali, e anche un laico come il sottoscritto, e in realtà conservatasi tedesca, può leggere sulle tabelle dei
anche gli avversari nazionali di Santin, è un fenomeno negozi moltissimi nomi sloveni.
che indica in modo chiaro la realtà umana e storica di Perfino a Lubiana la cultura tedesca aveva ancora una
Santin. funzione emergente.
Io, in questa sede, non voglio e non posso esaminare Dobbiamo dire che il popolo sloveno, e per certi versi
l’alta funzione ecclesiastica del presule di Trieste; anche il croato, erano popoli di pastori e di agricoltori
quello che più m’importa è la sua funzione tanto e che la coscienza nazionale fu opera di educazione
umana da poter adunare intorno a sè uomini di più paziente da parte dei sacerdoti e dei vescovi. Sono
diversa origine. state le canoniche e i vescovadi la culla della coscienza
Si ha stranamente un falso pudore quando si tratta di nazionale degli sloveni e, fino ad un certo punto, anche
affermare il carattere nazionale del presule di una dio- dei croati. E io mi ricordo che noi italiani di Gorizia,
cesi dove convivevano e convivono italiani e sloveni. rimproveravamo il clero italiano del Friuli Orientale di
Prima dell’arcivescovo Santin la Cattedra di San Giu- essere austriacante, di essere anazionale e ai nostri
sto fu tenuta da mons. Luigi Fogar, un goriziano, che preti ricordavamo un motto, spesso in bocca ai nostri
veramente per sua costituzione psichica e culturale era compagni sloveni: “Narod in Bog”, cioè “Nazione e
riuscito a essere a pari titolo e nello stesso modo il Dio”.
vescovo degli italiani e il vescovo degli slavi. Questa formula ci persuadeva. D’altro canto noi rico-
Naturalmente questo suo modo si sentire e di agire era noscevamo agli sloveni il diritto di battersi per la loro
discusso, soprattutto da molti italiani, i quali avrebbero nazione. Eravamo avversari, ma ci rispettavamo reci-
voluto avere nel vescovo un uomo della loro patria. E procamente.
infatti, con l’avvento del fascismo, la posizione di In un anno che qui non saprei precisare, comparve sul-
mons. Fogar divenne insostenibile e Roma dovette l’Annuario del Ginnasio tedesco di Gorizia una poesia
allontanarlo da Trieste. del poeta sloveno Gregorcich, che era un prete, dedica-
Dobbiamo avere il coraggio di impostare il problema ta all’Isonzo, e nella quale si esortava quel fiume a tra-
della Cattedra di San Giusto con qualche rigore cer- volgere e a trascinare in mare gli italiani dell’Isontino.
cando di dare a ognuna delle parti la ragione che le Ebbene, tale era la nostra formazione nazionale che in
spetta. un anno, che può essere il ’25 o il ’26, io e Antonio
A Trieste l’ambiente non era di santi e, pur essendo la Morassi, viaggiando su per la valle dell’Isonzo, por-
maggioranza di provenienza istriana come l’altro tammo sulla tomba del poeta Gregorcich un grande
nucleo, quello friulano, di origine e di prassi cattolica, mazzo di fiori. E nella “Panarie” di quegli anni ci
la passione nazionale prevaleva. dev’essere una mia poesia dedicata a Gregorcich.
Non dimentichiamo che eravamo in Austria e che noi Questa drammatica nostra situazione a Trieste e in
italiani eravamo distaccati dai connazionali che vive- Istria veniva sentita con più violenza, con più passione.
vano nel Regno d’Italia. Non dimentichiamo che die- Certamente Scipio Slataper non era un nazionalista e
tro alla sottile cortina di sloveni che circondava la città di fronte agli slavi aveva cercato di porre il problema
di Trieste e premeva per entrare nella città e per acqui-

del giusto rapporto degli italiani di Trieste con essi. Era istriano, e da buon vescovo era uomo politico, cioè 311
Ma anche lui, pur tanto signore, pur consapevole delle
difficoltà inerenti alla situazione, aveva giudicato che pastore di genti e non poteva non avvertire l’imminen-
tra noi e gli sloveni c’era un dislivello di cultura troppo za della tragedia e quindi la necessità della resistenza
grande e che questo impediva un rapporto di scambio umana di popolazioni italiane per secolari tradizioni, e
culturale. ciò anche nell’alveo del cattolicesimo. Egli certamente
Ho detto queste cose per indicare che la situazione non non ignorava l’opera nazionale dei preti slavi alla
era frutto di malanimo nè degli uni nè degli altri; ma quale, per un’ultima ragione di esistenza, la sua gente
era frutto di un fatale incontro che non poteva non doveva resistere.
diventare di tanto in tanto vero e proprio scontro. Dobbiamo riconoscere che la lotta nazionale non può
Anche uno Scipio Slataper è stato giudicato nazionali- essere cristiana; ma anche che è una lotta fatale, alla
sta semplicemente perchè è andato a morire sul Podgo- quale nessuno può sottrarsi.
ra per l’italianità di Trieste. Antonio Santin era una persona umanamente intera, e
Possiamo qui citare la simpatia con la quale lo Slata- non dobbiamo dimenticare che la tradizione che dà un
per aveva guardato agli sforzi dei socialisti di salvare carattere ai popoli, non è un lusso o un arbitrio, ma
da una parte il loro internazionalismo sociale e dall’al- realtà, ma dignità di vita.
tra la loro cultura italiana. E non possiamo sottacere a (Il Piccolo, Trieste 17 aprile 1981)
questo punto che nel momento decisivo del crollo del-
l’impero austriaco, il partito socialista di Trieste non IL GIOVANE DON ANTONIO SANTIN
accettò la proposta dei compagni slavi di creare a Trie- futuro Vescovo con la sua famiglia,
ste una zona indipendente, ma optò francamente per
l’Italia. da sinistra: Antonio, Andrea, Giovanni, Mario, il padre Giovanni,
Questi avvenimenti non possono essere frutto di per- Giacomo, la mamma Eufemia (Fiamita),
versione individuale di fronte alla problematica della Antonia, Paolo e Benedetta.
coesistenza di popoli diversi su una stessa terra. Nè (archivio Cherinfoto)
l’essere gli sloveni, anche
se ecclesiastici, desidero-
si di eliminare gli italiani
e dall’Istria e da Trieste e
almeno da Gorizia
(Smodlaka diceva e scri-
veva: “Passin l’Isonzo e
tornerem fratelli”) è da
imputare loro come per-
versione. Ma essi non
hanno diritto di accusare
noi d’ingiustizia e di
empietà nazionalistica.
Molte cose potrei ancora
dire a questo proposito,
ma ritorno al punto di
partenza, cioè alla difesa
della dignità umana e
pastorale dell’arcivescovo
Antonio Santin.

Ettore Malnati

MONSIGNOR ANTONIO SANTIN
ARCIVESCOVO

312 Il 17 marzo 1981 si spegneva a Trieste mons. Anto- non a tutti aggradano, ma credo che nessuno onesta-
mente possa smentire il fatto che l’arcivescovo
nio Santin, l’ultimo vescovo delle unite diocesi di mons. Santin fu vigile sentinella nel difendere la
Trieste e Capodistria. La città e la diocesi gli tributa- Chiesa da chiunque, e solerte e abbondante semina-
rono un saluto significativo e riconoscente scolpendo tore del Messaggio di Cristo e della Chiesa.
per i posteri sulla pietra sepolcrale il titolo di Questo è il primo ed essenziale compito per ogni
“Defensor Civitatis”. sacerdote ed a maggior ragione per un vescovo.
La memoria di questo uomo di Chiesa non è del tutto Animato da questo spirito, seguì la vita delle parroc-
cancellata dagli animi di coloro che più da vicino chie compiendo più volte anche nei villaggi meno
sperimentarono la sua passione per il Regno di Dio e popolati dell’Istria la visita pastorale.
per la giustizia tra gli uomini. Fu per questo senso di responsabilità che il 19 giu-
Sin dai primi anni del suo sacerdozio consumati a gno 1947, pur conoscendo il pericolo, si recò a
Pola, don Antonio Santin impegnò il suo tempo nella Capodistria per celebrare la solennità di S. Nazario
complessità del ministero pastorale: confessioni, pre- ed amministrare il sacramento della cresima ai gio-
dicazione, educazione della gioventù, visite ai mala- vanetti.
ti, assistenza agli orfani e studio con il brillante con- Quella zona dell’Istria era occupata dai partigiani di
seguimento della laurea in sociologia. Tito che allora osteggiavano apertamente e brutal-
La sua attività caritativa ed educativa a Pola è testi- mente la Chiesa.
moniata oltre che da un originale scritto di recente Una banda di persone, accecate dall’odio, preparò ed
pubblicazione, dalle molte persone ancora viventi attuò l’aggressione al Vescovo che venne percosso,
che furono sue alunne o suoi giovani del Circolo di insultato ed oltraggiato, mentre vestito dei paramenti
Azione Cattolica. pontificali si apprestava a scendere dal seminario alla
Con nostalgia l’Arcivescovo ricordava l’impegno di sua cattedrale. L’intento era di eliminarlo o per con-
questi giovani sia nella direzione spirituale, sia nel- tusioni o per annegamento.
l’impegno cristiano-sociale nella vita del Cantiere Da allora egli non potè più recarsi in quella città
Navale polesano. dove aveva compiuto i suoi studi, dove aveva i suoi
Molte furono le vocazioni religiose che egli seppe più cari ricordi.
coltivare e che sempre seguì sino - letteralmente - A Trieste, città laica, egli offerse la sua fede e la sua
agli ultimi giorni della sua vita. lealtà di galantuomo rispettoso dei sentimenti nobili
A soli trentasette anni Pio XI lo designa a reggere la e retti. Molta parte della Città egli la avvicinò o rav-
giovane diocesi di Fiume. vicinò alla Chiesa grazie a questo suo modo di ope-
Si presenta alla sua Chiesa con questo motto: “Quae- rare.
rite primum regnum Dei”. Per la vita cristiana di Trieste volle indire due mis-
In questo nuovo ministero egli si sente investito della sioni cittadine, l’ultima nel 1957; edificò il Semina-
grande responsabilità di essere custode e maestro per rio; creò nuove Parrocchie; celebrò il Sinodo Dioce-
la sua Chiesa, della fede cattolica. sano; costruì la Casa degli Esercizi Spirituali; si pro-
Indice la Missione cittadina, compie la visita pasto- digò costantemente nella predicazione; fu solerte nel
rale in tutte le parrocchie, celebra il Congresso euca- vigilare sul clero e sulla vita morale della città; offrì
ristico diocesano, riorganizza l’Azione Cattolica, al suo popolo un segno della sua riconoscenza e
lavorando in prima persona, amplia il Seminario, ter- pietà a Maria, erigendo il Tempio di Monte Grisa.
mina e consacra il tempio votivo di Cosala e riorga- Negli ultimi cinque anni della sua vita offrì al Signo-
nizza l’istituto religioso delle suore del S. Cuore. re la sua quiescenza di vita ritirata e di preghiera e
Nel 1938 la S. Sede lo trasferisce alle unite diocesi alla Comunità ecclesiale una testimonianza di fedeltà
di Trieste e Capodistria, che egli servirà con zelo e al ministero del Confessionale.
alto senso di responsabilità sino al 28 giugno 1975. Antonio Santin, nato da una famiglia operaia di con-
Trentacinque anni di ministero episcopale in tempi dizioni modeste, sperimenta sin da ragazzo quell’e-
procellosi. marginazione che penetra profondamente nell’animo
Certo ogni uomo porta con sè la stigmata del suo di un giovane e ne segna il suo subconscio.
carattere che racchiude anche delle angolature che

Non accettato “in prima istan- di prossima deportazione. 313
za” nel Convitto ecclesiastico
di Capodistria perché non ha Il suo senso di responsabilità e
mezzi per sostenere la retta, di giustizia lo indusse nel 1972
memore di ciò, egli volle che a sciogliere la F.U.C.I. che
nei suoi Seminari il problema aveva arbitrariamente travisato
economico non costituisse e snaturato il suo essere.
mai un impedimento per chi Ma fu ancora il suo senso di
avesse scelto la via del sacer- giustizia nei confronti della
dozio. Chiesa tergestina, della quale
Forse è da questo desiderio di era pastore, ad affidare con-
giustizia sociale che va indivi- temporaneamente la riorga-
duata una delle cause del suo nizzazione della stessa su
interessamento diretto per l’i- parametri di un impegno
stituzione del Seminario. ecclesiale e con la realtà stu-
Nelle visite pastorali annuali dentesca e universitaria.
egli chiama a colloquio ogni Fu accorto assertore del diritto
seminarista, dal ragazzino di di lavoro per Trieste. Lo scio-
quinta elementare al diacono pero dei Cantieri sotto la
ormai prossimo alla vita dominazione tedesca vede
pastorale. impegnato mons. Santin dalla
Di tutti voleva conoscere il parte degli operai che chiedo-
giudizio sia sul vitto, sul rap- no la sua parola e la sua
porto con i superiori, sulle mediazione.
condizioni della famiglia e Fu difensore dell’unità della
sulla formazione culturale e famiglia cristiana e per coe-
spirituale. Dava a ciascuno quell’importanza e renza con sè stesso, vista la
dignità che toglieva il seminarista dall’anonimato e divergenza di valutazioni della C.E.I., si dimise da
lo faceva sentire parte attiva della vita del Seminario. presidente della Commissione episcopale pro fami-
Infatti quando i più giovani uscivano dal suo studio, glia.
si sentivano fieri di aver parlato con l’Arcivescovo e È ovvio che la giustizia, come del resto la verità, a
di aver potuto dire le loro ragioni a Lui, che appariva lungo andare creano degli oppositori e anch’egli ne
così austero e compreso nella sua dignità. ebbe.
La sua passione per la giustizia egli non la dimostrò L’Arcivescovo non era uomo da serbare rancore per
solamente con la denuncia in occasione della festa alcuno. prendeva magari di petto una situazione ma
della Madonna della Salute nel novembre del 1944 non perdeva mai la stima neppure del suo avversario;
per i campi di lavoro, che videro deportati 2.000 ita- anche in questo si comportava da uomo giusto.
liani e slavi triestini, ma si offerse primo in lista con Avendo avuto la possibilità di essere suo collaboratore
altri sacerdoti (cfr. Bollettino diocesano del 1944) diretto per ben nove anni dal gennaio del 1972 al
per la libertà di quei deportati. marzo del 1981, in coscienza debbo rendere buona
Si battè presso la S. Sede per riportare nella sua dio- testimonianza che la Chiesa tergestina in mons. Santin
cesi l’arcivescovo Margotti che i triestini avevano ebbe come vescovo un ecclesiastico ricco di qualità
indegnamente e ingiustamente cacciato da Gorizia. non comuni tra le persone di una certa responsabilità.
Illuminò con i suoi discreti ma scultorei “pro memo- Ora l’Arcivescovo che ha combattuto - come dice
ria” i Grandi, che avrebbero dovuto decidere i “desti- l’Apostolo - la buona battaglia (della fede), ha termi-
ni” di una parte della sua diocesi e sua terra. nato la corsa e attende la corona di giustizia, che il
Denunciò a più riprese e ai vari occupatori di turno Signore giusto giudice vorrà concedergli.
l’arroganza e la violenza, tanto da essere minacciato A noi rimane la buona memoria che egli ci ha “scrit-
to” con la sua vita.

Giacomo Bologna

GIANNI BARTOLI
IL PROFILO DI UN PATRIOTA

314 In una lettera del 3 ottobre 1957, don Luigi Sturzo, il Qualche anno prima, in un altro momento di alta ten-
sione politica e patriottica, che si affidava, però, più
fondatore del Partito Popolare, si rivolge all’ing. Gian- alla speranza che alla certezza di un primo passo alme-
ni Bartoli con queste parole: “Illustre e caro Sindaco, no (il ritorno di Trieste all’Italia), il 10 giugno 1949,
La chiamo così anche adesso che ha lasciato l’ufficio, ad occasione del comizio di chiusura della campagna
perchè non può dissociarsi il Suo nome da quello della elettorale (prime elezioni libere del secondo dopoguer-
città di Trieste...” (La sottolineatura è nostra). ra), presenterà De Gasperi con parole che associeran-
È vero ancora, o era vero solo in quel “periodo di trava- no, pur nella loro parsimonia, il nome di Trieste a
glio e di ripresa” per Trieste, come afferma di seguito la quello dell’Istria. Dirà: “Cittadini di Trieste italiana,
lettera del senatore a vita don Luigi Sturzo? No, è vero amici dell’Istria... È in mezzo a voi un grande amico di
tuttora, a distanza di tanti anni da quel periodo e da Trieste e dell’Istria (e chi scrive queste note può darne
quello precedente, più travagliato ancora e spesso a distanza di anni la sua personale conferma): l’onore-
drammatico, delle battaglie di Trieste per l’affermazio- vole Alcide De Gasperi. E allora, amici, posso gridare
ne della sua italianità, che verrà sancita con il Memo- davanti a questa folla immensa e ai cittadini dell’Istria:
randum d’Intesa di Londra del 5 ottobre 1954, divenen- vi parla il presidente del Consiglio dei Ministri d’Ita-
do - come scrive sempre don Sturzo nella citata sua let- lia; Italiani ed amici, vi parla la Patria!”
tera - “nonostante tutto ... un punto acquisito”. Il nome Ecco la risposta alla seconda domanda. La qual risposta
di Bartoli, anche ora in cui i ricordi sbiadiscono e la acquista maggiore concretezza e peso politico se si
Storia ha avuto tempo per porci dinanzi altri problemi e ricorda che, nel proclama del 26 ottobre ’54, già men-
nuove difficoltà, rimane pur sempre legato strettamen- zionato, Bartoli sosteneva a proposito del ritorno all’Ita-
te, per comune convinzione, al nome della città della lia della sola Trieste: “la prima tappa è stata vinta” (...),
quale fu il “Sindaco degli anni difficili”. “principio di riparazione e di pace”; “la seconda tappa
Ma ecco sorgere due altre domande cui occorre sarà vinta con un lavoro paziente nella realtà di un’Eu-
rispondere senza interessati occultamenti della verità, ropa unita e di un Adriatico rappacificato...”
e senza ingiustificate dimenticanze di quel passato che Una risposta alla prima domanda può a sua volta veni-
ci appartiene. Gianni Bartoli fu solo il lottatore stre- re offerta dal lavoro profuso da Gianni Bartoli negli
nuo, o addirittura il semplice vessilifero della italia- otto anni in cui fu sindaco della città in campi molte-
nità della città di San Giusto, o non piuttosto colui plici, non certo solamente nel campo amministrativo
che, per così dire, volle “amare” l’italianità di Trieste per impegnativo che esso fosse, come del resto lo por-
con iniziative ed opere di crescita culturale politica ed tava la sua indole estroversa e creativa, con la sua pre-
economica? Questa è la prima domanda. La seconda è senza e le sue importanti personali conoscenze in sede
la seguente: Figlio dell’Istria, essendo nato a Rovigno, nazionale e persino internazionale. Notevole rimase, a
Gianni Bartoli si preoccupò delle sorti della sua terra quest’ultimo proposito, il suo viaggio negli Stati Uniti
nel periodo del travaglio che va dagli anni della guer- d’America, nel 1955. Al ritorno in Patria, Bartoli
ra sciagurata al Memorandum d’Intesa e negli anni riporta a Trieste la motonave Vulcania (è imbarcato su
immediatamente successivi? Una prima risposta ci questa che fa ritorno). Per Trieste, per il suo sviluppo
viene dal proclama che Bartoli indirizza alla cittadi- economico, nell’intento purtroppo non sempre com-
nanza triestina in occasione dell’arrivo delle truppe pensato dai fatti di dare alla città un grande futuro,
italiane in città il 26 ottobre del 1954. Vi leggiamo, tra lavorerà con entusiasmo ma anche con solida concre-
l’altro, dopo aver espresso l’esultanza perchè “L’Italia tezza alla presidenza dell’Aeroporto del Friuli-Venezia
ritorna”: “Rimane ancora nell’Istria - terra di martirio Giulia che vorrà a Ronchi e non sul Carso triestino,
e di fedeltà - lo straniero; ma l’Italia che ritorna a ambientalmente inadatto a dall’avvenire asfittico; e poi
Trieste sentirà più vicina la voce ammonitrice di quel al Lloyd Triestino di cui sarà presidente dal ’65 al ’71.
nobile popolo che ancora attende la pienezza di una Ma riesce difficile in poche righe riassumere la molte-
soluzione di giustizia e di pace.”

plice attività e i poliedrici inte- tura del sen. Toth, presidente 315
ressi di Gianni Bartoli. Vediamo
allora di limitarci a soli pochi dell’ANVGD, della quale
dati essenziali. Il Nostro nasce, anche il Bartoli fu presidente
come s’è detto, a Rovigno il 4 per alcuni anni, che poi è
agosto 1900. Si laurea a Torino stata una candidatura da
in ingegneria elettromeccanica “indipendente”, nelle file di
nel 1926. Dal 1927 è alle dipen- Alleanza Nazionale, ma
denze della TELVE per la quale siamo certi che non avrebbe
lavorerà a Pola e a Trieste. Nel approvato la partecipazione
1935 sposa a Pola la signorina dello stesso Toth al raduno
Lina Fonda; e il matrimonio degli istriani a Pola, organiz-
viene celebrato da Mons. Santin, zato dalla Dieta Democratica
allora vescovo di Fiume, molto Istriana nell’Istria “croata”,
amico del Bartoli del quale inco- per evidenti ragioni.
raggerà le azioni in difesa di Nel ’58 viene eletto presi-
Trieste e dell’Istria. dente del Consorzio dell’Ae-
Dopo la caduta del fascismo nel roporto giuliano; e nel ’65
luglio del 1943, inizia la sua atti- viene nominato presidente
vità politica nella rinata Demo- del Lloyd triestino. Il 4 aprile
crazia Cristiana di De Gasperi; e, 1973 muore a Trieste, con-
finita la guerra e trascorsi i bur- cludendo una vita operosa.
rascosi quaranta giorni di occu- Molte sono pure le opere
pazione slavo-comunista, Bartoli pubblicate. Tra i numerosi
assume la guida della DC triesti- suoi scritti ci basterà segnala-
na (1945-1949) che lascia quan- re Italia ritorna del 1959;
do viene eletto sindaco della Uno sguardo ai problemi
città (1949-1957). Sarà sindaco per otto anni; per un triestini, dello stesso anno;
periodo pari alla longevità dei governi De Gasperi, Trieste d’oggi. Afflizioni e speranze del 1960; Il marti-
osserverà qualcuno. Ed è vero, come è vero che morirà rologio delle genti adriatiche del ’61; Il contributo dei
a circa 73 anni come De Gasperi. Coincidenze che la giuliano-dalmati al Risorgimento, sempre del ’61; Una
Storia ci vuol offrire, puri elementi fattuali, però, che voce da Trieste, del ’63.
certamente contano molto meno di altre più importanti Commemorando l’ing. Bartoli ad occasione dell’intito-
coincidenze, o diremmo meglio consonanze, tra De lazione al suo nome della via di Capo di Piazza,
Gasperi e Bartoli che interessano la politica, quella Andreotti disse che lui non avrebbe accettato “di esse-
politica “maggiore” che fu praticata da entrambi con re giudicato con il metro della sua popolarità, dei con-
forti convinzioni ideali. Entrambi furono “centristi”. È sensi e degli entusiasmi suscitati... ma per la sua opera
stato notato da un suo biografo che Bartoli, nel ’57, nel di patriota onesto, per i risultati e gli obiettivi raggiun-
momento di dar vita alla sua ultima Giunta comunale, ti...”. Ne siamo convinti pure noi, che vorremmo chiu-
non comprenderà l’“ostinazione” della sinistra del suo dere con parole di Voltaire ripetute nel marzo di que-
partito nel voler rifiutare l’appoggio esterno del MSI. st’anno da Enzo Biagi: “Il primo dei doveri è di essere
Talché, anticipando con l’immaginazione taluni eventi giusti” - e non importa se per il trionfo della Giustizia
del tempo presente, saremmo propensi a sostenere che si viene scherniti come utopisti dagli opportunisti che
Bartoli avrebbe, ad esempio, forse “capito” la candita- ci credono realisti; “il primo dei beni è la pace dei
nostri cuori.”

Pietro Covre

LA FANTASIOSA AVVENTURA
DI NICOLÒ CALUZZI

316 Di una vicenda dai contorni poco chiari, per non dire tando anche la merenda che gli era stata offerta.
Il mattino seguente la “Emblem” venne accostata da
controversi, fu protagonista nell’agosto del 1839 il una barca di pilotaggio, che poi risultò essere quella di
pilota avventizio rovignese Nicolò Caluzzi (scritto Marco Cattonar, altro rovignese. Il capitano fece avvi-
anche Calucci); un’avventura da lui riferita alle auto- cinare la barca, poi chiamò il Caluzzi, ma questi paven-
rità di Polizia della sua città, il 26 dello stesso mese. tando che per lui fosse giunta l’ultima ora, si rifugiò in
Pare che in quel periodo, i soli piloti autorizzati a pre- cima all’albero di maestra. Dopo alcuni vani tentativi di
stare servizio nel golfo, fossero solamente quelli di far scendere lo spaventato pilota che si riteneva in peri-
Rovigno, o almeno questo lasciò credere il Caluzzi nel colo di vita, il capitano Talbot invitò il Cattonar a porsi
corso del suo interrogatorio. Era quello un tempo di al suo servizio al posto dello stravagante Caluzzi, offer-
piena attività economica, ed i traffici marittimi che ta accolta positivamente. A questo punto, intravisto un
facevano capo al porto di Trieste, si erano estesi anche momento favorevole, la presunta vittima del capitano
agli Stati Uniti dell’America del nord. scese repentinamente dall’albero, e di corsa saltò sulla
E proprio a bordo di una nave battente bandiera di quel barca del suo collega e compaesano Cattonar, mentre
paese, si svolsero gli strani e difficilmente comprensi- questi rimase a bordo dell’“Emblem”. Tornato a Rovi-
bili avvenimenti, riportati in un incartamento custodito gno, il Caluzzi denunciò la sua pericolosa avventura a
nella Biblioteca civica di Trieste, e che qui ne viene quelle autorità, che poi trasmisero tutto l’incartamento
offerto un sostanziale riassunto. Il giorno 13 o 14 del alla Capitaneria di Porto triestina, previa visione della
già citato mese, il pilota Caluzzi uscì in mare da Rovi- Direzione di Polizia.
gno, alla ricerca di qualche nave che avesse bisogno Interrogato a Trieste, il capitano Talbot dichiarò di non
della sua opera. Ebbe fortuna, poichè giunto al largo essersi ancora reso conto dello strano comportamento
avvistò una nave, alla quale offrì i suoi servizi, offerta del pilota Caluzzi, di non averlo mai minacciato in
che venne subito accettata. Si trattava del bastimento nessun modo e per nessuna ragione, e di non aver mai
nominato “Emblem”, battente bandiera degli Stati avuto alcuna discussione con il medesimo. Come testi-
Uniti, e comandato dal capitano Ennoch Talbot. Da moni, furono anche sentiti i due passeggeri
questo momento, gli avvenimenti riferiti dal Caluzzi, dell’“Emblem”, il signor Charles Pease negoziante di
si differenziano notevolmente da quanto deposto dal Nuova York, e la signora Elisabetta Elena Watson nati-
capitano, da alcuni membri dell’equipaggio, e da due va di Londra, in viaggio per motivi personali. Entram-
passeggieri della nave che ne furono testimoni. Secon- bi ricavarono l’impressione che “al pilota Caluzzi
do il pilota, appena salito a bordo avvertì un’atmosfera abbia voltato il cervello, e che abbia fatto un’esposi-
di ostilità nei suoi riguardi, tanto che la mattina dopo, zione immaginaria, mentre non solo, che il Capitano
rivolto il buon giorno al capitano, questi nemmeno non gli usò nessuna minaccia, ma anzi lo colmò di
rispose al saluto. Dopo questo inizio così poco promet- buone grazie, e non conoscendo il Caluzzi l’idioma
tente, la situazione si aggravò, poichè, come riferì il inglese, deve essersi immaginato che si pensasse al suo
Caluzzi, pochi minuti più tardi il capitano uscì dalla ammazzamento”.
sua cabina tenendo in mano un fucile e due pistole, Dalle testimonianze, e dalla lettura dei vari documenti
armi che consegnò a due suoi marinai dicendo “queste presentati, anche le autorità giudiziarie triestine con-
serviranno per ammazzare il pilota”. vennero che il Caluzzi “non ha i sentimenti a segno, e
Il povero rovignese, più che mai impressionato dalle che abbia esposto un fatto, che non risulta che immagi-
minacce del capitano, che pareva deciso a compiere nato”. Mentre il capitano Talbot non aveva nessun
chissà quale assurda vendetta, e ciò malgrado l’inter- motivo che lo spingesse “a commettere niente meno
vento della passeggera per rabbonirlo. Benchè il Caluz- che un omicidio”, ma che anzi si comportò in modo
zi avesse poca dimestichezza con la lingua di Shake- del tutto contrario a quanto affermò il pilota rovignese.
speare, intuì che la sua esecuzione capitale era stata fis- Ma ora quest’ultimo meritava una severa censura “per
sata per il giorno seguente, tanto che da quel momento aver abbandonato il bordo della nave Emblem senza
si tenne alla larga dal capitano e dall’equipaggio, rifiu-

consenso e saputa del Capitano e in contravvenzione 317
delle vigenti norme sanitarie”.
La poca o nulla conoscenza della lingua inglese, ed un L’ISOLA DI S. CATERINA AL TRAMONTO
carattere facilmente suggestionabile, saranno state con (foto V. Giuricin)
tutta probabilità le cause che hanno fatto credere al
povero Caluzzi di esser stato la vittima innocente di un
tenebroso complotto ordito a suo danno; meno male
che tutto venne chiarito in tempo e con buona pace di
tutti, anche se il pilota sarà stato consigliato di fre-
quentare un corso straordinario di lingua inglese.

BIBLIOGRAFIA E FONTI:

Biblioteca civica di Trieste - 3/2 1839
Biblioteca civica di Trieste - R. P. Ms. 3/4

LO STEMMA DELLA FAMIGLIA CALUZZI (CALUCCI)
(G. G. Natorre, 1851, op. cit.)
(TRIESTE, Biblioteca Civica)

Rita Moretti

SULLA PRESENZA EBRAICA A ROVIGNO

318 Questo mio scritto non vuole avere la pretesa di chiarifi- Ebrei Abram e Lucio Stella. All’uopo si cita il fatto che il
quartiere della città in cui questi Ebrei dimoravano, veni-
care la vicenda di alcuni commercianti Ebrei, che, quasi va, fino a non è molto, denominato ‘ghetto’; con grande
sicuramente, si insediarono a Rovigno, ma cercare di evi- esattezza topografica era descritto tra la Contrada detta di
denziare le tappe della loro permanenza in città. Del Parenzo e la casa che era del mio avo paterno, in Contrada
resto, se si ammette che la vita umana possa essere guida- Grisia. Nel restaurar che si fece cinquant’anni prima (1830
ta dalla ragione, si distrugge la possibilità della vita. circa, n.d.a.) si riscoprirono varie ossa umane e si volle
Forse, nessun popolo, quanto quello ebraico, è rimasto argomentare che gli Ebrei avessero avuto qui il loro cimite-
coinvolto nella vita, con le sue tragedie e con i suoi ro; e come se ciò non bastasse, si cita un sottoportico detto
misteri. dei Barbuti come formante l’ingresso a questo ghetto ...”
Consideriamo il fatto che agli Ebrei era consentito soltan- Per quanto riguarda la frase del Piccoli a proposito della
to il commercio delle “strazze” per lunghi periodi, oppure determinazione del podestà Antonio Zorzi, con la quale si
il praticare l’usura, che secondo Tommaso d’Aquino sarebbe proibito agli abitanti la contrattazione nel giorno
“doveva essere il male minore per quel popolo incline
all’avarizia, secondo Isaia”. SITO DEL PRESUNTO GHETTO EBREO
Genericamente “tollerati” per l’abilità nei traffici com- G. Caprin, Istria Nobilissima, v. l, Trieste 1905 (particolare)
merciali, gli Ebrei di queste zone dovevano combattere
con molti banchieri, soprattutto toscani (da Firenze, (cfr. G. G. Natorre, 1851, op. cit.)
Siena, Pistoia, Val d’Elsa, ecc.), che tra il 1286 e il 1380
si stabilirono a Trieste, Muggia, Capodistria, Isola, Pirano
e sicuramente anche a Rovigno. Già nel 1380 tuttavia, i
feneratori Ebrei riuscirono nel loro intento di rimpiazzare
i toscani, le cui pretese si facevano troppo esose. Il patto
stipulato già nel 1150 con Venezia, la presenza documen-
tata a Rovigno di un fondaco (1489) che offriva garanzia
di prestiti di grani per la seminagione, possono essere
delle testimonianze di un potere economico in fase di
espansione per la “popolana del mare”, la terra, che un
suo celebre figlio, Antonio Santin Vescovo, definiva come
quella che aveva offerto nei secoli ospitalità a chi non
aveva casa.
È dal 1570 che gli storici incominciano a parlare espres-
samente anche se in maniera controversa di una presenza
ebraica.
Il Piccoli parla in quell’anno di una sanzione rovignese
che vieterebbe la contrattazione e l’incanto di pegni non
solo le domeniche, ma pure il sabato, dato che “sembra
qui abbia esistito un ghetto di ebrei, per la cui religione il
nostro consiglio sembra avere con civile accorgimento
presa questa decisione”.
Antonio Ive smentisce l’affermazione precedente dicen-
do: “Per Rovigno abbiamo prove dirette e non (dell’esi-
stenza di Ebrei in città, n.d.a.). La prova diretta, fornita da
Mons. Tommasini vescovo di Cittanova, e reperita nei
commentari storico geografici dell’Istria, narra dei due

di sabato, egli credette alle memorie dell’Angelini riguar- PORTALE DELLA CORTE DEI SERAMELA (BODI) 319
do la decisione del 6 maggio 1570 nel vecchio statuto in Cal di Parenzo
municipale di Rovigno, foglio 74 V°: non abbiamo trova- presunta area del Ghetto Ebreo
to nulla che potesse corroborare in qualche modo la sua (foto V. Giuricin, 1993)
congettura. Si afferma invece che le vendite di pegni e gli
altri commerci non possano essere fatti la domenica ma
possano essere conclusi “il giorno di sabato, giorno di
ragione”. Anche il Benussi conferma sostanzialmente l’o-
pinione dell’Ive, fornendoci inoltre altri dati: di Abram e
Lucio Stella afferma che il primo era molto virtuoso e
dedito alla poesia, l’altro versato negli affari. Riferisce del
battesimo dell’Ebreo Abram, figlio di Salomone e Bene-
detta Ancona avvenuto il 10 aprile 1694. Costui visse poi
a Rovigno con il nome di G.B. Maria Grimani e morì nel
1742. Afferma a proposito del “volto dei Barbuti”, che,
all’epoca, in Rovigno solo gli Ebrei portavano la barba.
Volendo esprimere un mio giudizio concordo con le paro-
le dell’Ive; alla luce di un’attenta disamina degli statuti
rovignesi e ricordando le parole di Montale: “Codesto
solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non
vogliamo” si potrebbe procedere così: non è rintracciabile
negli statuti alcun cenno nei confronti di una qualche tra-
dizione ebraica. È senz’altro da ritenere valida l’idea di
una presenza ebraica in città, non in qualità di comunità,
ma piuttosto legata a qualche singolo individuo. Conside-
riamo ad esempio determinanti punti quali la schechità
(macellazione rituale), garantita agli Ebrei di Trieste, e a
quelli di Zara. Negli statuti rovignesi (capo 26, lib. I) si
dichiara: “che nessuno possi far carne in altro loco che in
beccaria senza licentia del dazio sotto pena di lire cinque
per volta et perder la carne”. Consideriamo poi l’usura; i
codici rovignesi (cap. 47, lib. III) affermano: “... che non
sia nissuno si terrier, come forester, che ardisca ne possu-
ma far usura et niun contratto illicito sotto pena di lire
cinquanta...”. Eppure già nel 1348 compariva a Trieste la
“domus Judaeorum, in qua Hebrei tenent banchum” e
banchi di pegno erano menzionati ad Isola nel testamento
di R. Mayer. Neanche le festività ebraiche venivano tute-
late, di più il libro III “de maleficiis” riporta che “in gior-
ni di festa (cattolica) non si possi lavorar nè far lavorar de
nissuna sorta de lavorier”. Ritengo inoltre di segnalare
che alcun episodio persecutorio è avvenuto nei confronti
dei pochi Ebrei di Rovigno. Eppure fatti molto gravi com-
paiono invece negli statuti di Muggia, con l’accenno “a

320 tutti gli altri cruciosi castighi che meritatamente Dio FRONTESPIZIO DEI
CAPITOLI DEL MONTE DI PIETÀ DI ROVIGNO
diede agli falsi e perversi Giudei”, o ad Orsera dove Giu- stampati a Venezia nel 1772
seppe Radole riporta la versione dialettale della Victimae (ROVIGNO, Centro di Ricerche Storiche)
Paschalis: “Xe de creder più a Maria, none a duti i giudei
e compagnia, xe de creder più al nunzio forte, che dei
giudei alla coorte”.
La vicenda degli ebrei in Rovigno termina con l’introdu-
zione del Santo Monte di Pietà. Dall’epoca di Bernardino
da Feltre, infatti, questa istituzione portava la rovina tra i
banchi feneratizi.
Anche a Trieste, quasi a fronteggiare il prestigio riscosso
dagli Ebrei come banchieri si oppose, già dal ’500, un
monte di pietà, istituito nella sacrestia della chiesa del
Rosario e che scomparve nel 1769.
A Rovigno esso comparve nel 1772, offrendo denaro al
6% sopra pegni per importi non superiori a lire 120 e
dopo il 1775 sino all’importo di lire 240. È curioso così,
ribadire l’irrazionalità che il trascorrere del tempo porta
con sè: la vicenda della chiamata degli Ebrei nasce con il
commercio e l’usura e muore vittima di queste stesse atti-
vità.
Per tirare le somme di questo discorso, vorrei intanto
ricordare che buona parte dei documenti antecedenti il
1500 sono andati dispersi o distrutti, causa l’incendio del-
l’archivio di Rovigno. Inoltre desidero aggiungere che la
sicurezza che ho maturato nel ritenere fondata l’ipotesi di
una presenza ebraica in città mi è stata offerta dalla città
stessa. La popolana del mare, questo scrigno di ricordi e
memorie, portava ancora nella toponomastica una Via
detta “degli Ebrei”, rintracciabile nelle antiche mappe cit-
tadine.
Capire il perchè della storia credo sia ancor più difficile
che svelare il più nascosto degli enigmi, forse perchè la
storia è fatta da tante individualità, finendo per diventare
la sommatoria di tanti misteri. Da parte mia ho soltanto
un’attenuante, questa affermazione di Tolstoj: “Alla ragio-
ne umana è inaccessibile la correlazione delle cause dei
fenomeni. Ma il bisogno della ricerca delle cause è insito
nell’anima dell’uomo”.

PIAZZA DELLA RIVA
dalla Torre dell’Orologio

(foto V. Giuricin)



Lodovico Tomaseo

MASSONI A ROVIGNO

322 La presenza di nuclei massonici in Istria è sicura e asburgica (1918); non invece in Ungheria, dove la
massoneria continuò ad esistere.
documentata: scarse tuttavia sono le notizie sulla loro A Venezia, la massoneria non fu né vietata né autoriz-
concreta attività. Gli studi archivistici sono assai pochi zata: la Serenissima Signoria lasciò fare fingendo di
e, per di più, è molto probabile che, nelle tormentate non vedere, purchè i massoni non dessero troppo nel-
vicende storiche di queste terre, molte carte siano state l’occhio. Così a Venezia operò una importante loggia,
disperse o perdute. Cercheremo pertanto di tracciare L’Union, cui aderirono numerosi esponenti del patri-
una sintesi, ricorrendo esclusivamente alle notizie ziato e della cultura; a tale loggia sono da collegarsi i
sicure. nomi del celebre commediografo Carlo Goldoni e del
Dopo che il 24 giugno 1717 quattro logge londinesi, noto avventuriero e intellettuale Giacomo Casanova.
esistenti ab immemorabili, decisero di federarsi costi- Sulla terraferma, nuclei massonici sono presenti in
tuendo la prima Gran Loggia permanente, la massone- Friuli e nel Veneto (Verona, Vicenza e Padova). Sulla
ria si diffuse rapidamente in tutta l’Europa e nuove loggia di Padova, vi sono notizie che comproverebbero
logge, grazie alla straordinaria attività promozionale di l’adesione alla massoneria di parecchi nativi dell’I-
Londra, sorsero in Francia, Olanda, Germania, Russia stria, presumibilmente affluiti in tale città per frequen-
e Italia: segno evidente che i tempi erano maturi e che tare gli studi universitari. Non è noto se costoro, rien-
gli ideali di libertà, tolleranza, eguaglianza, fratellanza, trati a casa loro, abbiano costituito regolari logge nelle
senso dello Stato, disponibilità a servire la società, di loro città; la cosa risulta peraltro molto probabile alla
cui la massoneria era portatrice, trovavano ovunque un luce dei successivi avvenimenti.
terreno fertile tra i ceti intellettualmente più preparati. Nel 1796 il giovane Bonaparte scavalca le Alpi marit-
Fino ai primi anni del XIX secolo, come è noto, Trie- time e, comandando un’Armata di straccioni mezzi
ste fu soggetta alla Casa d’Asburgo, mentre gran parte morti di fame, sorprende l’Europa con il suo straordi-
dell’Istria faceva parte dei dominii della Serenissima nario talento militare. È inutile seguire le sue vicen-
Repubblica di Venezia. de, note a tutti, da Generale a Primo Console ad
Nei dominii asburgici la massoneria fu dapprima tolle- Imperatore dei francesi e Re d’Italia. Nel 1805, dopo
rata, poi ufficialmente ammessa con l’Editto personale la travolgente vittoria di Austerlitz, la Pace di Pre-
dell’imperatore Giuseppe II (Freimaurerpatent, 11 sburgo lascia Trieste all’Austria, ma annette l’Istria al
dicembre 1785). Così a Trieste si ha notizia di liberi Regno d’Italia.
muratori fin dal 1760; una loggia regolare, tuttavia, fu Napoleone, iniziato massone a Tolone o, più probabil-
fondata appena nel 1773, con il titolo distintivo Alla mente, durante la campagna in Egitto, considerava la
Concordia, poi mutato nel 1784 in quello di All’armo- massoneria un utile strumento per acquisire simpatie e
nia e alla concordia universale quando la stessa aderì consensi alle sue visioni politiche e favoriva la crea-
alla neo-costituita Gran Loggia d’Austria. Vi sono zione di logge ovunque arrivassero le sue truppe. Così,
traccie anche di una seconda loggia, denominata L’An- subito a Capodistria nacque una loggia, denominata
cora, sulla quale esistono scarse testimonianze. I mas- Dell’ulivo del Levante, sulla quale abbiamo abbastanza
soni austriaci parteciparono intensamente alle grandio- notizie perchè la polizia austriaca di Trieste, preoccu-
se riforme che caratterizzarono il periodo di Maria
Teresa (il cui marito, Francesco Stefano di Lorena, era LA TORRE DELL’OROLOGIO
massone) e di suo figlio Giuseppe II. Dopo la morte di IN PIAZZA DELLA RIVA
quest’ultimo e del suo successore Leopoldo, tuttavia, il dal porto di S. Caterina
nuovo imperatore Francesco, atterrito dagli avveni- (foto V. Giuricin)
menti francesi, dove la Rivoluzione aveva travolto le
vecchie strutture dello Stato, si risolse a vietare ogni
attività massonica (1795). Tale proibizione restò in
vigore in Austria fino alla caduta della Monarchia



324 pata dalle notizie, secondo le quali a Capodistria veniva- Capodistria. Alcuni erano massoni, secondo la relazio-
ne segreta (maggio 1814) di un informatore alla Dire-
no iniziati alla massoneria parecchi triestini, la teneva zione di polizia di Trieste, il quale elenca le seguenti
sotto stretta sorveglianza a mezzo di informatori e spio- persone come godenti fama di massoneria: Marcanto-
ni. Diretta dall’ingegnere capodistriano Benedetto nio Antonini di Buie, medico; avv. Telemaco Albertini
Petronio, la loggia costituì per quattro anni il più impor- Corner, don Andrea Rocco, parroco; Grandis di Capo-
tante centro massonico della nostra regione. È interes- distria, chirurgo; Giovanni Costantini di Rovigno;
sante osservare che ne facevano parte parecchi ecclesia- Domenico Facchinetti; Angelo Sbisà, capitano della
stici, tra cui il conte Balbi, vescovo di Cittanova. giurisdizione feudale di Geroldia al Canal di Leme;
Nel 1809, dopo la vittoria di Wagram, anche Trieste Carlo Basilisco, avvocato; Francesco Brunetti; Matteo
passa ai francesi. Peraltro, invece di essere annessa al Sachina; Gaetano Borgo, medico; Giovanni Borgo,
Regno d’Italia, insieme all’Istria ed alla Carniola medico; Antonio Borgo, avvocato; Angelo Borgo,
venne aggregata ad una entità amministrativa autono- avvocato; Paolo Suffichi; Vincenzo Beroaldo; Giobatta
ma, le Province Illiriche, con capitale Lubiana. A Trie- Basilisco; Francesco Rocco; don Francesco Castellan;
ste venne subito creata una loggia, La Vedovella, costi- don Andrea Battistella; Antonio Marzato; Matteo
tuita da elementi prevalentemente filofrancesi; ma Rismondo; Luigi Rismondo; N. Artusi; Antonio Bailo;
riappare anche la loggia L’Ancora, già nominata, nella Santo Trevisan; un certo Giancardi, piemontese;
quale si radunarono quei massoni, che sulla politica Nicolò Rodam, francese. Dai loro cognomi, sembra
francese in queste terre nutrivano forti perplessità. lecito poter affermare che erano in gran parte rovigne-
Ma ormai l’astro napoleonico stava dando i suoi ulti- si; alcuni parteciparono qualche decennio dopo alla
mi bagliori. Si spegnerà nel 1812 tra le fiamme di difesa di Venezia nel 1848/49 (da un dattiloscritto ine-
Mosca incendiata e nel gelo della Beresina; l’anno dito di Andrea Benedetti, conservato dal Circolo Aru-
successivo, nelle campagne intorno a Lipsia (battaglia pinum di Trieste, che indica come fonte della notizia:
delle Nazioni). Polizeihofstelle 1814 n. 83).
Seguirono i cupi decenni della Restaurazione, durante Un altro indizio significativo dei fermenti esistenti lo
i quali nelle nostre terre, per chi non accettava l’ottusa troviamo nella perquisizione, cui fu sottoposta nel
politica austriaca, non restava altro spazio che quello 1820 la casa di tale Pietro Spongia di Rovigno, detto
delle sétte segrete, fra le quali la più nota fu la Carbo- Marasca, di settant’anni, nella quale vennero trovate
neria, che mantenne vivi con altri mezzi, in forma delle “carte e specialmente un catechismo del G.O.I.,
cospirativa e spesso con l’azione diretta, quegli ideali che dovrebbe essere quello della carboneria”. Che lo
che la massoneria aveva cercato di diffondere con la Spongia avesse veramente a che fare con la carboneria
persuasione. Così nel 1848 il valoroso istriano Nicolò è dubbio; certo è però che G.O.I. è la sigla del Grande
Vergottini accorreva a Venezia per combattere l’Au- Oriente d’Italia, organo di governo centrale della mas-
stria sotto le bandiere di S. Marco, cui l’Istria era stata soneria, fondato a Milano nel 1805 e tuttora esistente.
per tanti secoli fedele, e l’ingegnere capodistriano Gio- Concluso il ciclo storico napoleonico, il dominio
vanni Baldini veniva fucilato a Presburgo (l’attuale austriaco si estese su tutta la nostra Regione e sembrò
Bratislava) per aver fomentato la rivolta di un reggi- consolidarsi definitivamente quando l’Italia, per uscire
mento, rendendosi così antesignano del martirio del dall’isolamento internazionale e dalle difficoltà econo-
suo futuro conterraneo Nazario Sauro. miche in cui si trovava, cercò l’appoggio di Bismarck
Ma ancora prima, gli animi di molti istriani si dimo- ed accettò di stipulare la cosiddetta Triplice Alleanza
strarono poco soddisfatti della nuova situazione. Nel (1882), che legava l’Italia non solo alla Germania, ma
1814, infatti, a Rovigno una quarantina di giovani ani- anche all’Austria. In tale contesto, sembrava logico
mosi tentarono d’insorgere contro le truppe austriache che il Regno d’Italia dovesse rinunciare alle terre irre-
nella sera della seconda festa di Pasqua. Dispersi dalla dente e quindi a completare la sua unità nazionale. Ed
forza pubblica, tredici furono catturati e portati a

infatti, da allora fino alla prima guerra mondiale, il 325
Governo italiano fu sempre prudentissimo nei suoi
rapporti ufficiali con l’Austria. Ma un decennio dopo
la firma della Triplice (1894), veniva fondata la loggia
Alpi Giulie, formalmente a Udine per ragioni di segre-
tezza ma in realtà composta da triestini ed operante a
Trieste, che fino al 1914 assolse la funzione di centro
propulsivo e direzionale dell’irredentismo giuliano; ed
è difficile credere che i presidenti del Consiglio italiani
di allora, tra cui Francesco Crispi, che era massone,
non fossero informati della cosa e consenzienti. Un
anno dopo (1895), a Rovigno esisteva la loggia Chi
dura vince, intuitivamente legata anch’essa agli stessi
obbiettivi nazionali.
Negli anni fra le due guerre mondiali la massoneria
italiana fu nuovamente vietata, a conferma della stori-
ca incompatibilità fra dispotismo e massoneria. Solo
nel 1945 le logge poterono riprendere la loro attività a
Trieste, ma non in Istria, caduta sotto l’occupazione
militare jugoslava e la ferrea tirannide comunista. Solo
a Pola potè essere costituita, nel breve periodo del-
l’amministrazione anglo-americana, la loggia Arena,
che continuò ad esistere fino all’entrata in vigore del
Trattato di pace (1947).
Poi, per la maggioranza degli istriani, l’esodo dalle
proprie case e l’esilio; per chi rimase nelle proprie
terre, la quarantennale oppressione.
Dopo tanti drammi, nessuno è oggi in grado di predire
quale sarà il futuro dell’Istria. Ma in fondo in fondo-
chi lo sa? - Forse avevano ragione quei massoni rovi-
gnesi dell’altro secolo, che scelsero per la loro loggia
il nome: Chi dura vince.

AFFRESCO SIMBOLICO
sul soffitto nell’entrata della casa di via S. Tommaso n. 36
(Salita al monte) un tempo abitata dalla famiglia Marangon

Antonio Miculian

LE SCUOLE

326 L’esistenza a Rovigno di istituzioni scolastiche nel che allora trionfava in Italia e, quattro anni dopo, l’a-
pertura di una libreria ad uso pubblico ad opera di Don
Medioevo e nei primi secoli del governo veneto non Francesco Albanese, maestro di teologia, matematica,
trova alcun riscontro nelle fonti che ci stanno oggi a filosofia e nautica.
disposizione. Ciò non significa, tuttavia, che nelle sud- La nascita e l’attività delle scuole e delle istituzioni
dette epoche non vi siano state persone che si fossero suddette testimoniano chiaramente come tra la popola-
dedicate alle lettere e all’istruzione; anzi, come testi- zione rovignese fosse sentito il bisogno di diffondere
monia lo storico rovignese B. Benussi, già agli inizi l’istruzione e la cultura e, al contempo, come fosse
del secolo XV Bartolo da Camerì era maestro pubblico desto l’amore al sapere. D’altronde i fautori dei fer-
a Rovigno e nel 1646 certo Vincenzo Bozzi educatore menti e dell’attività culturale erano ancora in massima
scolastico. Fu questi l’ultimo maestro laico di cui si parte personalità ecclesiastiche, nonché medici, notai
abbia notizia per quell’epoca e la scuola che vedemmo giuriconsulti, in quanto l’istruzione non aveva ancora
sorgere agli inizi del secolo XV finì con l’essere affi- coinvolto il ceto medio della popolazione rovignese,
data a religiosi, a testimonianza dell’onnipresente definita, negli scritti dei corografi e dei rettori veneti di
influsso della cultura ecclesiastica che, ovviamente, quell’epoca, “rozza di civiltà, gente povera ma di bel-
predominava anche nell’istruzione. l’aria” ed ancora “spiritualmente ignorante e moral-
Per quanto attiene al Settecento le fonti ed i dati sono mente fiera”.
più numerosi. Nel 1727 venne ammesso al comune un Durante la prima dominazione austriaca, Rovigno, che
precettore privato (nel 1733 il prete Leonardo Sbisà era il comune più popoloso della Provincia, aveva due
era precettore di lettere e filosofia), mentre successiva- scuole, ben distinte tra loro, tenute a spese del Comu-
mente, con decreto del Consiglio dei cittadini del 28 ne; una primaria, affidata a tre sacerdoti, e una triviale
settembre 1742, il Comune fece erigere, a proprie con un programma d’insegnamento più vasto in cui vi
spese in riva, un pulpito da dove, nel pomeriggio dei si insegnavano grammatica e rettorica. Naturalmente,
giorni festivi, si teneva pubblica predica ed istruzione. operavano ancora alcune scuole private.
Nella seconda metà del secolo in seguito alla Ducale 3 Gli anni della dominazione francese furono invece
aprile 1758, che subordinava l’ammissione alle cariche contraddistinti da tutta una serie di cambiamenti politi-
pubbliche “al saper leggere e scrivere”, il numero delle co-amministrativi che portarono anche l’istruzione
scuole private aumentò anche a Rovigno. Esse, verso un’impostazione più moderna e che tolsero
comunque, erano frequentate solamente dai figli delle all’autorità ecclesiastica gran parte dell’ingerenza e la
famiglie benestanti, per cui il numero degli alunni era sorveglianza sulle scuole; l’istruzione elementare
assai limitato. Per questo motivo, per ordine del Sena- venne lasciata in pratica alle scuole private.
to, nel mese di febbraio 1771 vennero aperte una scuo- Nel 1810 il governo francese istituiva a Rovigno un
la pubblica, dove si insegnava a leggere, a scrivere ed a Ginnasio con tre professori: uno per la lingua francese;
fare di conto, ed una di rango superiore in cui vi si il secondo per la lingua italiana e l’aritmetica; il terzo,
insegnava grammatica, poesia e rettorica. Nella prima infine, per la lingua latina e la storia. Tale istituzione
si distinse, quale insegnante, prè Domenico Spongia, venne chiusa già nel 1811, cosicchè l’istruzione pub-
nella seconda Don Giorgio Piccoli; entrambi percepi- blica rimase nuovamente di competenza dei maestri
vano un compenso di 80 ducati. privati, tra i quali si distinse il francescano locale Giu-
Va rilevato che in quell’epoca l’abate rovignese seppe da Torbe che insegnava lingua latina.
Antonio Zuanelli pubblicava una grammatica per Nei primi anni della “restaurazione” austriaca accanto
ragazzi (1769). alle due scuole pubbliche comunali, attivate nel 1816
Di rilevante importanza per lo sviluppo della cultura e, (una maschile e una femminile; la frequentazione era
di conseguenza, dell’istruzione, fu l’istituzione del- obbligatoria dai 6 ai 14 anni), operavano anche la
l’Accademia degli intraprendenti (1763), sorta sulla cosiddetta “Scuola dei poveri”, la Scuola nautica infe-
scorta di quel vasto movimento culturale dell’Arcadia

riore affidata a Don Bartolomeo Blessich ed una scuo- 327
la privata di retorica, grammatica e lingua latina.
Tali strutture scolastiche non soddisfacevano appieno LE SCUOLE NUOVE
le necessità della cittadinanza ed il comune avanzò costruite nel 1913 (archivio Cherinfoto)
diverse istanze per l’istituzione di una scuola più con-
facente alle esigenze della numerosa popolazione di 2 classi) e femminile (con due sezioni di 2 classi).
rovignese. Oltre alle suddette scuole “elementari” vanno poi
Finalmente il 2 luglio 1819 l’imperatore d’Austria segnalate alcune altre strutture scolastiche che, sebbe-
Francesco I decretava l’istituzione dell’Imperial ne coprissero settori specifici ed avessero avuto breve
Regia Caposcuola Elementare con 4 classi e disegno, durata, contribuirono all’elevamento culturale e pro-
in lingua tedesca per i maschi, in lingua italiana per fessionale della popolazione.
le femmine. Nel 1842 venne istituita una scuola comunale di
Questa Caposcuola fu aperta il 1 novembre 1820, con musica, sospesa momentaneamente nel 1856 e riatti-
conseguente cessazione delle precedenti scuole comu- vata nel 1860.
nali e di quella nautica. Essa era finanziata dal Comu- Non ebbe esito positivo invece il progetto di apertura
ne e fino al 1838 le lezioni si svolgevano in locali di una scuola agraria, mentre la I. R. Scuola magistrale
provvisori in quanto la costruzione dell’edificio scola- istituita nel 1869 venne trasferita due anni dopo a
stico, nel sito adiacente il convento francescano, ini- Capodistria.
ziata nel 1820, veniva ben presto sospesa e portata a
termine appena nel 1839. NEL GIARDINO DELLA SCUOLA MATERNA S. GIUSEPPE
Il nuovo sistema scolastico promosso dal governo situata nei pressi della chiesa della Madonna delle Grazie
austriaco era ispirato ai dogmi politici e didattici tipici
dell’epoca della “restaurazione” e richiedeva dagli in via G. Carducci e retta dalle suore della Divina Provvidenza
alunni un notevole impegno, visto anche l’uso quasi (archivio Cherinfoto)
esclusivo della lingua tedesca, la severità dei maestri,
nonchè, ovviamente, le condizioni socio-culturali ed
economiche di gran parte della popolazione rovignese.
Nei decenni seguenti, però, il liberalismo quarantotte-
sco, i riordinamenti dell’istruzione scolastica (a partire
dal 1855; importanti furono la legge del 1868, che
decretava il passaggio dalla scuola confessionale a
quella laica, e quella dell’anno seguente che, tra l’al-
tro, prevedeva l’istruzione obbligatoria dai 6 ai 14
anni), l’abbandono graduale del tedesco (praticamente
con le due suaccennate leggi), nonchè l’attività della
commissione scolastica della Dieta istriana, contribui-
rono a rendere più efficiente il sistema scolastico e a
facilitare l’approccio dei ragazzi alla scuola.
Per gli anni sessanta (fino al 1869), accanto all’attività
della sopraccitata Caposcuola (con sezione maschile e
femminile di 4 classi), possiamo documentare anche
quella della Scuola reale inferiore maschile (ad un
corso; con in media una ventina di scolari) e della
Scuola festivo-domenicale, maschile (con tre sezioni

328 La tradizione marinaresca di Rovigno e l’istituzione vanza l’anno 1913, non solo per il fatto che dalla rior-
ganizzazione della scuola popolare nacquero due
della Camera di commercio e d’industria per l’Istria nuove istituzioni, la “G. Carducci” e la “E. De Ami-
(1850), che tra gli affiliati contava oltre 200 esercenti cis” (entrambe con una sezione maschile e una femmi-
nel commercio marittimo, favorirono l’apertura a nile), ma soprattutto per la costruzione del nuovo
Rovigno della Scuola nautica (8 maggio 1854) in imponente e bellissimo edificio scolastico, nella zona
seguito alla notificazione dell’autorità provinciale sco- tra la chiesetta della Madonna delle Grazie e la Casa di
lastica del 28 aprile 1854. La Scuola era diretta da ricovero, e per l’istituzione della tanto desiderata scuo-
Giovanni Valentincig e consisteva in due corsi destina- la media, il Ginnasio reale inferiore, voluto dal Comu-
ti all’istruzione teorico-pratica di tenenti o capitani di
lungo corso: di un corso semestrale estivo per l’istru- SCUOLE POPOLARI
zione pratica dei capitani a lungo corso e di padroni di
grande cabotaggio; di un corso serale invernale per ANNO OBBLIGATI ALLA FREQUENTAVANO
formare abili padroni di piccolo cabotaggio e nocchie- SCOLASTICO FREQUENTAZIONE LA SCUOLA
ri. Per mancanza di mezzi finanziari questa scuola maschi femmine
venne chiusa nell’ottobre del 1860 e fu un ulteriore maschi femmine
colpo alla marineria locale.
Il progetto di istituzione di un Ginnasio, che era stato 1820 -- 114 44
tanto desiderato dai circoli liberali della città, in partico- 1863 -- 382 236
lare dopo il 1848, tornò di attualità nel 1872 quando il 1879-80
comune inoltrò a proposito una pressante petizione alla 1884-85 992 761
Dieta che pur valutandola positivamente suggerì al 1903-04 444 525 387 465
Magistrato civico rovignese di rivolgere le proprie atten- 1913 500 653 488 572
zioni a strutture scolastiche meglio confacenti alle predi- 747 742
sposizioni socio-economiche della sua popolazione. 1737
Con il successivo estendersi delle scuole professionali,
alla fine degli anni Ottanta, venne aperta a Rovigno ne per poter adempiere gli obblighi derivanti dalla fon-
una Scuola industriale di completamento con doppio dazione testamentaria del dott. Matteo Campitelli. Il
indirizzo, industriale e commerciale. Il Benussi segna- Ginnasio, purtroppo, ebbe solamente la prima e la
la, sempre per quegli anni, anche l’esistenza di una seconda classe in quanto venne chiuso il 24 maggio
Scuola di disegno. 1915 in seguito allo sfollamento coatto all’interno del-
Nel frattempo, in armonia con le disposizioni delle l’impero austro-ungarico della popolazione rovignese.
leggi 1868-69 la Caposcuola rovignese divenne I.R. Nel dicembre del 1913 c’erano a Rovigno le seguenti
Scuola popolare pubblica con sezioni maschile e fem- strutture scolastiche:
minile di cinque classi in cui erano praticamente ripar- - una scuola cittadina (media inferiore) con 3 maestre
titi tutti gli scolari e scolare, e nel cui ambito operò, e 75 alunne
per qualche anno, pure una Scuola festivo-domenicale - due scuole popolari: la “Carducci” con sezione fem-
con due sezioni. minile (di 5 classi, con 6 insegnanti e 328 alunne) e
Dagli anni Ottanta, alle scuole popolari pubbliche si maschile (di 5 classi, con 8 insegnanti e 428 alunni); la
affiancò anche un ricreatorio femminile, con annessa “E. De Amicis”, con sezione femminile (di 5 classi
scuola privata, gestito dalle Suore della Divina Provvi- con 5 insegnanti e 290 alunni) e maschile (di 5 classi
denza (che a Rovigno tenevano fin dal 1881 un asilo con 6 insegnanti e 318 alunni).
infantile) e, agli inizi del secolo XX, una Scuola fem- - la scuola privata femminile gestita dalle Suore della
minile cittadina. Provvidenza, con 3 classi, 3 insegnanti e 54 alunni.
Per la storia scolastica rovignese fu di particolare rile- - il Ginnasio reale inferiore.
Va rilevato altresì che, nonostante l’aumento costante e
graduale degli iscritti alle scuole popolari, il numero

dei frequentanti era alquanto inferiore rispetto a quello scolaresche che contraddistinse l’istruzione scolastica 329
degli obbligati alla frequentazione (nel 1913-14 il 25%
dei ragazzi non frequentavano le scuole) e ancora nel elementare del periodo 1918-1945, in armonia con lo
1888 il Benussi ricordava che il 47% degli abitanti, spirito della riforma Gentile (1923) e di altri ordina-
oltre i sei anni, erano analfabeti. menti italiani in materia scolastica.
L’insegnamento nelle scuole popolari comprendeva le Negli anni 1923-25 Rovigno fu sede dell’omonima cir-
seguenti discipline: istruzione intuitiva (per abituare coscrizione ispettiva (la VIa della Venezia Giulia),
gli alunni a osservare, distinguere e pensare); lettura comprendente i circoli direttivo-didattici di Rovigno,
grammatica e comporre; scrittura; aritmetica e geome- Pisino, Pinguente, Buie, Umago, Parenzo, Pirano;
tria; materie reali (chimica, fisica, storia e geografia); dopo il 1925, invece, Rovigno, dapprima con Canfana-
disegno; canto; ginnastica e lavori femminili. ro e Valle e successivamente con Antignana Gimino e
Le scuole popolari erano fornite dei seguenti apparati e Canfanaro, divenne uno dei circoli di direzione didatti-
mezzi dimostrativi: tabella figurativa per l’istruzione ca della circoscrizione scolastica con sede a Pola (era
dimostrativa; globo terracqueo; carte degli emisferi, la IVa della Venezia Giulia).
della Provincia, della Monarchia, dell’Europa e della Alla fine dell’anno scolastico 1918-19 le due scuole
Palestina; modelli per l’istruzione del disegno; raccolta elementari di Rovigno avevano complessivamente 23
di oggetti naturali del paese e apparati semplici di fisica. classi, 25 maestri e 1430 alunni.
Nel dicembre del 1911 venivano approvati gli statuti In armonia con la riforma Gentile che nel 1923 regolò
della neoerigenda “Lega degli insegnanti in Rovigno” la scuola italiana, i fondamenti del sapere elementare
che puntava ad una vasta collaborazione tra la propria erano la lettura e scrittura, nozioni varie di storia, la
categoria, il Comune e la cittadinanza. religione, le attività artistiche e la ginnastica. Il concet-
Con lo scoppio della I Guerra mondiale e con lo sfolla- to di libertà che avrebbe dovuto investire tutto l’inse-
mento della popolazione, a partire dal giugno 1915, gnamento liberandolo dai difetti della vecchia scuola
anche le scuole rovignesi vennero chiuse per due anni lasciò ben presto il posto ad un dogmatismo sempre
e mezzo. L’istruzione scolastica riprese, però, nei più condizionante e ad un formalismo vuoto e, a lungo
campi di Wagna e di Pottendorf-Landegg, dove venne andare, dannoso.
internata la gran parte della popolazione rovignese. La storia della scuola media a Rovigno negli anni
Oltre alla scuola popolare, sul tipo di scuola-ricreato- 1918-47 è invece tutta incentrata nel binomio Scuola
rio con più sezioni, frequentata anche da altri bambini d’Avviamento - Istituto tecnico.
istriani, vennero istituiti pure un ricreatorio con annes- La prima ebbe praticamente origine dalla “vecchia
so collegio e con attività sportivo-culturali a tipo mili- scuola cittadina”, trasformata nel primo dopoguerra in
tare (per gli alunni istriani e furlani che avevano assol- un corso integrativo (1924-25), con sede nei locali
to l’obbligo scolastico), una scuola professionale di della R. Scuola elementare “G. Carducci”. Con l’anno
perfezionamento ed un asilo infantile. scolastico 1928-29 venne trasformata in “Regia scuola
Se con l’inverno 1917-18 i primi profughi ritornarono d’avviamento professionale al lavoro” e intitolata alla
alle loro case, solamente con la fine delle ostilità nel memoria dello storico Bernardo Benussi dopo la sua
novembre 1918 vennero emessi i primi bandi delle morte (1929). Il primo ottobre 1930 fu, infine, trasferi-
nuove autorità italiane per la riapertura delle scuole. ta nella nuova sede, in località Lamanova, dove a tale
Fu l’attività delle R. Scuole elementari “De Amicis” e scopo erano state ristrutturate una caserma ed una stal-
“G. Carducci” e di quella periferica di Spanidego (isti- la costruite agli inizi del Novecento per l’aquartiera-
tuita agli inizi degli anni Trenta dall’ONAIR, poi mento di unità dell’esercito austro-ungarico. Dopo la
divenne statale con sede nella casa della famiglia guerra questi due edifici vennero adibiti a rimessa e,
Roœa; nel 1944 contava ben 120 alunni con 5 classi perfino, quale dimora per i cani randagi. L’Avviamen-
suddivise in 2 o 3 sezioni), con le loro numerose e gaie to era praticamente costituito da due edifici di uno,
rispettivamente, due piani, oltre al pianoterra. Nell’au-

330 Nell’anno 1918-19 venne, invece, aperta la Scuola tec-
nica comunale (con 81 iscritti e 6 insegnanti) che in
REGIA SCUOLA seguito alla riforma Gentile del 21 ottobre 1923 venne
DI AVVIAMENTO PROFESSIONALE trasformata in “Regio Istituto Tecnico-Sezione com-
B. BENUSSI merciale e Ragioneria”, intitolato, nel 1928, al nome
del generale Armando Diaz. Il 31 agosto 1933, infine,
ANNO MASCHI FEMMINE TOTALE INSEGNANTI esso fu trasformato in Regio istituto tecnico commer-
SCOLASTICO ciale ad indirizzo amministrativo.
L’Istituto tecnico aveva in pratica due corsi: uno infe-
1931-32 46 47 93 12 riore (al quale si sostituì nel 1940-41 la nuova Scuola
1933-34 77 72 149 - media) ed uno superiore, con la sezione commerciale-
1936-37 112 113 225 ragioneria. Quest’ultimo, però, aveva molto meno stu-
1938-39 - - 200 14 denti in quanto per un diploma di abilitazione tecnica
1939-40 - - 135 - occorrevano quattro anni di studi, mentre la maggio-
1940-41 - - 177 - ranza dei licenziati del corso inferiore preferiva acce-
- dere agli istituti magistrali di Parenzo, Pola o Trieste,
con la prospettiva di diplomarsi e impiegarsi dopo soli
tunno del 1943 il complesso venne incendiato dai tede- tre anni, o al Liceo Scientifico di Pisino.
schi che sospettavano fosse divenuto covo dei partigia- Con l’anno scolastico 1940-41 venne apportata un’im-
ni locali; successivamente vennero abbattute anche le portante modifica: sia per gli istituti tecnici che per
rovine dei muri perimetrali. quelli magistrali venne introdotto un quinquennio di
All’iniziale indirizzo agrario si aggiunse ben presto studi dopo la scuola media inferiore.
anche quello industriale, con una sezione femminile
con istruzioni di economia domestica. Essa disponeva ISTITUTO TECNICO A.DIAZ
di un campo didattico nel terreno contiguo all’edificio
scolastico. ANNO ISCRITTI INSEGNANTI
Visto che l’indirizzo agrario non trovava consensi trop- SCOLASTICO
po favorevoli fra la popolazione rovignese in quanto la
struttura dell’economia agricola non offriva prospetti- 1923-24 92 6
ve allettanti per i giovani, l’Avviamento introdusse dei
corsi pomeridiani di pratica artigianale presso un’offi- 1933-34 91 -
cina meccanica ed una falegnameria, che si rivelarono
molto utili soprattutto a coloro che erano intenzionati, 1936-37 119 14
come si diceva allora “ad imparare un mestiere”. Se
gran parte dei giovani che terminavano l’Avviamento 1938-39 127 -
si dedicava all’agricultura ed agli altri tradizionali set-
tori economici rovignesi, non mancavano poi coloro 1939-40 132 -
che proseguivano gli studi iscrivendosi all’istituto
agrario di Parenzo, alle scuole tecnico-professionali di 1940-41 123 -
Pola, nonché, previo esame d’ammissione, anche alla
quarta classe del corso inferiore dell’Istituto tecnico Comunque sia, notevole fu senz’altro il contributo di
locale e ai ginnasi. questo istituto all’elevamento culturale e professionale
Le origini dell’altra scuola media rovignese, l’Istituto dei giovani rovignesi che provenivano per lo più da
tecnico, vanno pure ricercate nel primo anteguerra, famiglie di contadini, pescatori e operai.
ovvero nel Ginnasio reale inferiore. L’istituto tecnico era dotato di ottimo materiale scienti-
fico-didattico nei ventun locali di cui disponeva nell’e-
dificio scolastico “G. Carducci”. Oltre ai gabinetti di

scienze, di fisica, di chimica e di disegno, aveva anche pera Nazionale Balilla (era stata preceduta da altre isti- 331
due biblioteche, una per i professori e una per gli alun-
ni, con un totale di circa 1.600 volumi. Nei corridoi si tuzioni consimilari) alla quale venne affidata non solo
potevano ammirare diversi cimeli archeologici d’epoca la cura dell’educazione fisica della gioventù, ma altresì
romana e i ritratti degli eroi istriani fregiati di meda- l’incarico di inquadrare gli alunni nelle organizzazioni
glia d’oro nella prima Guerra mondiale. Nel 1924 inol- del Partito Nazionale Fascista, creando così un organo
tre, vi venne installato un impianto radiofonico tramite d’inserzione più diretto della scuola nel regime. Risal-
il quale il preside poteva comunicare con tutte le aule gono al 1926 le prime manifestazioni organizzate a
nonchè far ascoltare agli studenti le trasmissioni del- Rovigno dall’O.N.B. locale che portava il nome di
l’EIAR. “Federico Riosa”, disponeva di una palestra (nell’edi-
Le lingue straniere chi vi si insegnavano erano il tede- ficio G. Carducci) e nel 1936-37 contava 1.323 iscritti.
sco, l’inglese ed il francese. La seconda guerra mondiale e la difficile situazione
Nei giorni 15-17 ottobre 1938 vi venne allestita un’in- economica e socio-politica subentrata nel dopoguerra
teressante mostra scientifica con l’esposizione di appa- con l’instaurazione del regime jugoslavo-comunista
recchi meccanici ed altro materiale didattico. condizionarono notevolmente lo sviluppo dell’istruzio-
Intensa fu per tutto il periodo della sua esistenza l’atti- ne e delle strutture scolastiche di Rovigno; vennero
vità artistico-culturale e sportiva sostenuta dai nuclei chiusi sia l’Istituto tecnico (1946) che la Scuola d’av-
di Avanguardisti, Balilla, Piccole e Giovani Italiane. viamento (1947; il suo edificio venne distrutto da un
Nel 1928 su 1.300 squadre d’Avanguardisti al concor- incendio durante l’occupazione tedesca), nonché la
so ginnico militare Dux di Roma il gruppo rovignese Scuola complementare per apprendisti (1947), mentre
conquistò un onorevolissimo 17° posto. la scuola elementare venne ristrutturata in armonia con
Completavano questa struttura scolastica (elementare e le norme scolastiche introdotte dal nuovo regime jugo-
media) i vari corsi postelementari, professionali, serali- slavo. Con la fine della guerra e fino all’anno scolasti-
domenicali dell’ONAIR, i corsi di puericoltura e di eco- co 1957-58 l’istruzione elementare venne organizzata
nomia domestica, le scuole ed i corsi privati di cucito e nell’ambito della Scuola quadriennale mista, con
ricamo, di musica e la Scuola complementare generale sezioni con lingua d’insegnamento croata e italiana,
per apprendisti (con una sezione meccanica ed una in dopo di che gli alunni continuavano gli studi nel Gin-
falegnameria-carpentieria) a carattere serale e domeni- nasio inferiore (4 anni) e superiore (4 anni) anch’esso
cale, della durata di due anni durante i quali l’apprendi- istituito in quegli anni. Con l’anno scolastico 1957-58
sta completava la formazione teorica e pratica. venne introdotta la scuola ottennale e dalla fusione
Tra le altre istituzioni integrative e parascolastiche di delle classi delle succitate scuole (quadriennali e gin-
questo periodo ricorderemo la sezione locale della nasio inferiore) nacquero la I Scuola elementare croata
CRGI con 14 classi, il gruppo locale della D. Alighieri e la II Scuola elementare italiana (con 274 iscritti
con 22 soci e la Mutualità scolastica tra le cui iniziative occupò tutto l’edificio “E. De Amicis”) che pur cono-
igienico-sanitario-curative vanno segnalate innanzitutto scendo nei decenni successivi preoccupanti flessioni e
le colonie estive di cui Rovigno (in località S. Caterina momenti difficili a seguito di vari e complessi motivi
e Porton di Biondi) era una delle mete preferite. anche di natura politica, ha rappresentato la struttura
A sostegno, poi, delle scuole medie e dei loro studenti basilare e portante per la salvaguardia e lo sviluppo
esisteva presso il comune la “Fondazione Civico della componente nazionale italiana a Rovigno
Fondo studi Campitelli” il cui capitale nel 1934 (1960/61, 289 alunni; 1965/66, 261; 1970/71, 168;
ammontava a lire 69.182,50. 1975/76, 157; 1979/80, 159; 1984/85, 162; 1989/90,
La politica del regime fascista condizionò naturalmen- 250; 1992/93, 241; 1994/95, 259).
te anche l’attività pedagogico-didattica della scuola, in Dalle aule delle cosiddette “scuole vecchie” l’elemen-
particolare a partire dal 1926 con l’istituzione dell’O- tare italiana passò nel 1961/62 nell’ala sinistra delle
“scuole nuove” (G. Carducci) e vi rimase fino al 1979

332 quando venne trasferita nel nuovo edificio scolastico va del podestà Nicolò Califfi: il 20 maggio 1853 il
Comune approvò l’apertura di un asilo, in via speri-
(con asilo infantile annesso nel 1980), intitolato, dap- mentale per un periodo triennale e, contemporanea-
prima, a Matteo Benussi Cio (eroe popolare jugoslavo) mente, elesse la prima direzione (scelta tra gli azioni-
e, recentemente, allo storico Bernardo Benussi. sti), composta da un direttore (sacerdote), quattro
Vanno ricordate, inoltre, la scuola quadriennale perife- aggiunti, un cassiere ed un medico che avrebbe presta-
rica croata di Mondelaco, aperta nell’immediato dopo- to gratuitamente la sua opera. I finanziamenti erano
guerra e che oggi costituisce una succursale dell’ele- direttamente garantiti dal Comune, dagli azionisti, da
mentare croata “Vl. Nazor”, nonché la scuola elemen- assegni periodici, da varie opere di beneficienza e da
tare istituita, pure nel dopoguerra, nell’ambito dell’o- mezzi ricavati da un’annua tombola.
spedale “F. Horvat” che rimase in attività per quasi un L’inaugurazione dell’asilo infantile (nell’edificio nei
ventennio. pressi della Madonna delle Grazie, riadattato ed
L’istruzione media, pur condizionata dalle difficili ingrandito per l’occasione) avvenne il 16 gennaio
condizioni del dopoguerra, conobbe nuovi importanti 1854, ad opera del suo direttore don Domenico Qua-
momenti con l’istituzione del ginnasio-liceo italiano rantotto alla presenza di un folto pubblico e delle auto-
(1945; divenne bilingue nel 1953) e della Scuola allie- rità locali. L’asilo, purtroppo, rimase in vigore per 9
vi in economia (1946; dal 1971 Scuola media genera- anni; infatti, il 30 aprile 1863 la precaria situazione
le) con annesso convitto e con una sezione italiana, finanziaria ne causò la chiusura.
soppressa negli anni Cinquanta e ripristinata alla fine Si dovette poi attendere quasi un ventennio per la ria-
degli anni Sessanta. pertura di un nuovo asilo. Nel giugno 1881, infatti, su
Negli anni successivi queste due strutture ed in parti- iniziativa del canonico Andrea Ghira, arrivarono a
colare le sue sezioni italiane conobbero numerosi cam- Rovigno le Suore della Divina Provvidenza della Casa
biamenti, modifiche ed integrazioni che nel 1991-92 Madre di Cormons che aprirono un asilo infantile
portarono alla nascita della Scuola media superiore ita- dedicato a San Giuseppe in un primo tempo nello sta-
liana con alcuni indirizzi professionali nonché il bile Gletzer-Malusà in contrada San Francesco (oggi
Liceo-Ginnasio. De Amicis, n. 22). Nel primo anno il numero degli
iscritti fu di 82 bambini; negli anni seguenti esso salì
Asili infantili di Rovigno fino a 160. In seguito le suore trovarono una migliore
sistemazione per il loro istituto, trasferendolo nell’edi-
Lo sviluppo economico-sociale che coinvolse la nostra ficio dell’attuale via Carducci che già negli anni 1854-
cittadina a partire dalla metà del secolo XIX, indusse il 63 aveva ospitato il primo asilo comunale. Le suore
Comune di Rovigno a dedicare maggiore attenzione gestirono l’asilo praticamente fino al 1947 educando
all’educazione prescolare, specialmente di quei bambi- numerose generazioni di bambini e bambine rovignesi.
ni poveri che non avevano oltrepassato ancora i 6 anni La loro opera non era limitata alla sola educazione del-
di età onde toglierli, come si rilevava allora, “al vaga- l’infanzia, ma comprendeva anche un corso di cucito e
bondaggio, al vizio ed alla scostumatezza” e assicurare ricamo, e, agli inizi, una scuola elementare, limitata
loro una struttura assistenziale, come avveniva per gli però alle prime tre classi.
anziani e per “i poveri” di Rovigno che fin dal secolo Attorno agli anni ’20, all’asilo delle suore si aggiunse
XV erano assistiti da un “ospitale” (con due reparti quello privato di Maria Sponza, aperto all’inizio del-
uno per gli uomini e l’altro per le donne). l’allora via degli Squeri (entrando dal piazzale del
A tale riguardo il 2 maggio 1846 l’adunanza municipa- Laco). La sua durata fu breve in quanto venne chiuso
le accolse l’idea, promossa dal delegato Giuseppe già nel 1927. Il comune in compenso, in quel periodo,
Spongia, di aprire a Rovigno un asilo infantile. L’opera ne aprì uno più grande in via Spirito Santo (a fianco
venne concretizzata qualche anno più tardi su iniziati- dell’omonima chiesetta), affidando la sua conduzione

alla signorina Giovanna Malusà, nota con il sopranno- bini) si trasferì nell’edificio dell’elementare italiana. 333
me di “Sparo”. Verso la metà degli anni Trenta venne
chiuso anche questo asilo, cosicchè rimase in attività Nel 1973, infine, con il distacco definitivo (con 73
solo quello delle suore, che, sotto la gestione diretta bambini e due sezioni) dall’asilo croato nacque l’Asilo
del Comune, continuò ad operare anche negli anni suc- italiano accolto nel 1980 negli ambienti della nuova
cessivi alla loro partenza (1947). Scuola elementare italiana; esso oggi (1994/95) in tre
Negli anni Cinquanta e Sessanta l’asilo comunale di sezioni ospita 93 bambini.
Rovigno, con annesso nido d’infanzia, con una sezione Va ricordato inoltre che nel periodo tra le due guerre la
italiana ed assillato da problemi logistici e finanziari, struttura prescolare era completata dai nidi d’infanzia
cambiò sede più volte (edificio dell’odierna stazione di operanti nell’ambito della Manifattura Tabacchi, del-
Polizia, albergo “Rovinj”, casa Benedetti in località l’Ospizio Marino, e, dopo il 1945, per alcuni anni, del
San Pietro). Chiuso nel 1966 venne riaperto un’anno Conservificio “Mirna”. La loro ottima organizzazione
dopo, mentre nel 1969 la sezione italiana (con 34 bam- e funzionamento costituivano un sostegno notevole per
le madri impiegate nelle suddette aziende.

SCOLARESCA DELLA III CLASSE DELLA
SCUOLA CITTADINA

a metà anni Venti con don Pavan, la maestra Gianelli
e al centro il direttore didattico Pietro Bronzin
(foto proprietà Guido Vigliani)

Marisa Ferrara

LA “STANCOVICHIANA”
E LE ALTRE BIBLIOTECHE

334 I primi dati riguardanti la biblioteca pubblica cittadina strate come “rarità” 75 opere del Cinquecento, 128 del
Seicento, 10 del Settecento e 4 dell’Ottocento.
di Rovigno sono registrati nei manoscritti degli Ange- Tra i titoli più significativi segnaleremo:
lini, custoditi presso il Museo Civico di Rovigno. Nel
fascicolo “Repertorio alfabetico delle cronache di HERODIANUS
Rovigno” si rileva che “(...) Albanese era nel 1767
maestro di teologia e di altri studi in questa sua patria, Herodiani Historiae. Sexti Aurelli (...), Florentiae, Phi-
e custode della libreria ad uso pubblico”. Alla voce lippus Iunta (Filippo Giunta), 1517
“Biblioteca pubblica” si riporta, invece, che “(...) essa
era nel 1769. Rinnovata dal legato Stancovich, 1852”. HUARTE Juan
Ed in effetti con la donazione di ben 3.000 volumi del
suddetto canonico alla Pubblica libreria di Rovigno Essame de gl’insegneri de gl’huomini, per apprender
andò costituendosi quel fondo che in seguito sarà noto le scienze, in Venezia, presso Aldo 1586
quale Biblioteca Stancovichiana, registrata oggi come
monumento culturale. Grazie a tale lascito, il 3 gen- BREVIARUM ROMANUM
naio 1859 la biblioteca pubblica veniva ufficialmente
riaperta al pubblico con messa solenne, nella casa Antverpiae officina Plantiana,Balthasor Moretus,
Cherini in via Porta Valdibora. La biblioteca ha poi 1621
cambiato sede più volte: nel Palazzo municipale, al
pianterreno dell’ex edificio del Tribunale in Piazza TULPIUS Nicolaus
della Riva e, finalmente, nel 1957 nell’ex palazzo
Califfi, sede del Museo civico. Observationes medicae Amsterredami, Daniel Elzevi-
Alle opere donate dallo Stancovich si sono aggiunte, rus, 1672
successivamente, altre donazioni di illustri rovignesi
(Borghi, Bronzin, Gletzer, Angelini, Campitelli, EUSEBIUS CAESARIENSIS
Spongia) tra le quali merita citazione particolare quel-
la di Antonio Ive (circa 2.000 volumi) filologo e lin- De evangelica praeparatione Venetiis B. Vercellensis,
guista, docente di lingua e lettere italiane all’Univer- 1501
sità di Graz.
I volumi che portano gli “ex libris” del canonico, e che PTOLOMAEUS CLAUDIUS
pertanto costituiscono il vero fondo della Stancovi-
chiana, sono 2.896. A causa dei continui spostamenti, Geografia universae tum veteris tum novae (...) Vene-
purtroppo, molti volumi sono andati perduti. Recente- tiis, Eredi di Simone Galigani di Karera, 1596
mente il Museo civico di Rovigno, in collaborazione
con la Biblioteca scientifica di Pola, ha iniziato la revi- BOTERO GIOVANNI
sione di tale rilevante fondo librario.
La Stancovichiana dispone di due validi strumenti di con- Le relationi universali in Venetia, G. Angelieri, 1599
sultazione: il catalogo per autore e quello per materia.
La biblioteca dello Stancovich era allora la maggior e Accanto alla Stancovichiana vanno segnalate, poi,
più importante collezione libraria privata dell’Istria, alcune altre biblioteche minori che fin dalla seconda
anche perchè il canonico era riuscito a raccogliere metà del XIX secolo hanno dato un contributo rilevan-
opere di notevole rilevanza scientifica e che oggi sono te alla vita culturale cittadina.
diventate rarità bibliofile. Ci sono edizioni aldine, Avevano proprie biblioteche, infatti, la Società agraria
plantine, elzeviri e giuntine delle più note stamperie e istriana (istituita nel 1869 a Rovigno; con un fondo di
case editrici d’Europa. Complessivamente sono regi- circa 300 volumi, con ex libris; si custodiscono presso
il Museo civico), la Società di letture cattoliche (fon-
data nel 1881; con circa un migliaio di volumi), il Cir-
colo di letture popolari (istituito nel 1886, con una
raccolta di circa 600 volumi), la Società Filarmonica
Unione (attiva fino alla prima guerra), il Circolo di
studi sociali (costituito nel 1909 dal gruppo socialista
locale, con biblioteca e sala di lettura dapprima in Die-
trocastello, poi in Piazza Grande ed infine in Piazza
della Riva), il Circolo femminile Cuore e pensiero
(negli anni 1911-1915), il Circolo di cultura G. Mazzi-
ni (fino al 1924) e la Società Operaia (fino al 1924).
Nel 1886 esisteva anche la Biblioteca circolante catto-

335

RITRATTO DEL CANONICO PIETRO STANCOVICH
pubblicato nella sua Biografia degli uomini distinti dell’Istria

(Trieste, 1828, tomo I)
(ROVIGNO, Centro di Ricerche Storiche)

lica di S. Giuseppe, la prima a disporre di un catalogo fondazione nel 1891. Nei decenni successivi c’è stato
a stampa (gli oltre 800 volumi erano suddivisi in 6 un arricchimento costante con nuovi acquisti, donazioni
materie); a cavallo del secolo XX erano attive anche la e scambi, tanto che oggi essa conta oltre 14.000 volumi
Biblioteca scolastica dei maestri e quella della I.R. e ben 720 titoli e riviste di particolare interesse per la
Manifattura Tabacchi. biologia marina. Il suo fondo venne notevolmente
Di notevole importanza scientifica è la biblioteca spe- accresciuto nel 1920 quando cessò l’attività della Sta-
cialistica allestita dall’Aquario rovignese fin dalla sua zione di Zoologia di Trieste con conseguente passaggio

336 della sua biblioteca a quella dell’Istituto rovignese.

Nel primo dopoguerra venne allestita la Biblioteca dei
professori del R. Istituto Tecnico commerciale a indi-
rizzo amministrativo “Armando Diaz”. Apparteneva
alla Provincia dell’Istria e funzionava, secondo le pre-
scrizioni ministeriali, in due distinte sezioni, per uso
dei professori, nonché degli alunni. Contava circa
1.600 volumi. Anche la Federazione Cattolica
S.Marco disponeva di un modesto fondo librario. Per
gli anni Trenta possiamo pure documentare l’attività
della biblioteca con sala di lettura dell’Opera Naziona-
le Dopolavoro e della cosiddetta biblioteca illegale del
Partito comunista italiano (per merito della sua sezio-
ne giovanile).
Per la consistenza del suo fondo librario, nonché per le
sue rarità bibliofile merita particolare citazione anche la
biblioteca del Convento dei Frati Minori Riformati di
S.Francesco di Rovigno che consta di oltre 5.000 volu-
mi di carattere quasi esclusivamente ecclesiastico.
Buona parte del suo fondo faceva parte della biblioteca
del convento dei Frati Minori Osservanti di S.Francesco
dell’isola di S.Andrea, soppresso dai francesi nel 1809.
Per quest’ultimi decenni, oltre alle biblioteche citate
del Convento francescano, dell’Istituto di biologia
marina “R.Boækovifl”, a quelle delle scuole, di alcune
aziende ed enti pubblici, a quella cittadina, intitolata a
“Matteo Flaccio Illirico” e ad alcune private, vanno
segnalati i fondi librari sull’Istria in genere ed, in parti-
colare, su Rovigno della biblioteca della Famia Ruvi-
gnisa - Circolo Arupinum, del Museo Civico (aperta al
pubblico nel 1974; la sezione “Histrica” conta circa
3.000 volumi; vi si custodiscono, inoltre, tutti i mano-
scritti degli Angelini ed altra documentazione di asso-
luta rilevanza per la storia della città) e del Centro di
ricerche storiche dell’Unione Italiana, istituito nel
1968 per far fronte all’interpretazione troppo lacunosa,
e di parte, della storiografia jugoslava della storia
recente dell’Istria, di Fiume e delle Isole del Quarnero,

TIMBRI DI BIBLIOTECHE ROVIGNESI
(ROVIGNO, Museo Civico)
(foto V. Giuricin)

allargando poi il campo d’interesse alla “storia com- pubblicazioni: Atti, Collana degli Atti, Quaderni, 337
plessiva” di queste regioni, nonché per documentare la
vita e l’attività dell’Unione stessa e delle sue strutture Monografie, Documenti, Fonti, Acta Historica Nova,
ed organizzazioni. Ricerche Sociali, Etnia, La Ricerca.
Dal 1978 esso ha sede nell’edificio dell’ex Fondaco di Il fondo librario della biblioteca del Centro è di carat-
piazza S. Damian (piazza Matteotti). Il Centro e la sua tere strettamente “specialistico”, essendo legato ai
rivista più prestigiosa, gli Atti, esordirono nel 1970 a temi di storia regionale e scienze ausiliari, ed è costi-
Dignano, con la presentazione del primo volume, e a tuito da circa 80.000 unità (930 titoli di periodici e
Barbana con lo scoprimento di una lapide bilingue al riviste e 400 titoli di giornali).
Plutarco istriano, il canonico Pietro Stancovich, nella Dal giugno 1990 è entrata in funzione pure la Banca
ricorrenza del bicentenario della sua nascita. dati del Centro, unica del genere in Europa, consultata
Fino ad oggi il Centro ha pubblicato una novantina di quotidianamente soprattutto da studiosi delle aree cir-
volumi, per un totale di circa 35.000 pagine stampate cumvicine di Italia, Croazia e Slovenia.
in tiratura media di 2.000 esemplari, nell’ambito delle Notevole è pure la collezione di “stampe”, “vedute”,
“piante”, “disegni” e “carte geografiche” d’epoca.

ANTICHI VOLUMI DELLA BIBLIOTECA
DEL CONVENTO FRANCESCANO
(foto V.Giuricin)

Mirella Malusà

PRODUZIONE LETTERARIA

338 1. Fino al secolo XVIII la produzione letteraria a Rovi- che la cittadina crescesse rapidamente divenendo la
più industriosa e la più popolata della Provincia. Inte-
gno ebbe uno sviluppo modesto e occasionale, anche ressanti e importanti furono le iniziative avviate sul
in conseguenza della struttura socio-demografica spe- piano socio-culturale quali la nomina di un organista
cifica della città medievale e rinascimentale. La man- del duomo, la fondazione dell’Accademia dei Filarmo-
canza di ricerche e studi settoriali e la penuria di opere nici (1765), l’apertura della prima biblioteca pubblica
manoscritte e stampate non hanno favorito certamente (1769), l’elezione di un archivista comunale (1712), le
la conoscenza dell’epoca antecedente al XVIII secolo. rappresentazioni teatrali nella sala del podestà, i note-
Le tradizioni più genuine della popolazione rovignese, voli progressi nell’istruzione pubblica, nonché l’opera
che vantano uno sviluppo plurisecolare, nonché la gran dei padri francescani osservanti e di quelli minori
mole di canti popolari, la cui raccolta è iniziata nel riformati dopo la loro venuta a Rovigno agli inizi del
XIX secolo, testimoniano non solo una certa vivacità XVIII sec. A coronamento di alcuni decenni di diffu-
dell’ambiente culturale rovignese, ma lasciano presup- sione della cultura letteraria, nel 1763 venne istituita
porre la presenza e la trasmissione, fino al secolo l’Accademia degli Intraprendenti che dopo due anni di
XVIII, di una ricca tradizione orale, ancora tutta da attività si spense nel 1765. Tra i suoi fondatori ricorde-
documentare ed illustrare. remo il canonico Oliviero Costantini, il medico Pier
Erano allora gli ecclesiastici a distinguersi nel campo Antonio Biancini, i sacerdoti Francesco Albanese,
letterario-culturale con scritti prevalentemente di con- Giovanni Beroaldo, Giovanni Pietro Masato, Antonio
tenuto teologico. Venier, Giorgio Piccoli e Matteo Ferrarese, gli avvoca-
Per il secolo XVI ricorderemo i padri francescani ti Antonio Angelini (Angelo), Pier Francesco Costanti-
riformati Evangelista e Simone; per quello successivo ni e il dottor Basilisco. I temi e le materie discussi alle
fra Paolo Pellizzer, minore osservante, autore di nume- assemblee dell’Accademia erano trattati tramite lezio-
rose prediche e celebre per le sue missioni in varie ni di studio dai vari accademici; era vietato, comun-
province francescane, il canonico Giovanni Sanudo que, scrivere di argomenti religiosi o di stato, sottoscri-
(+1710) ed i sacerdoti Giorgio Bello (+1685), Giusep- vere o pubblicare alcuna composizione in latino o in
pe Bevilacqua (+1698, dottore canonico, protonotario volgare, in prosa o in poesia, senza l’approvazione del-
apostolico) e Giovanni Segalla (+1708). l’Accademia. Purtroppo nessuno scritto o componi-
Nel 1684 il reverendo don Mattio Venetia da Rovigno mento degli accademici è stato finora rintracciato e
pubblicava a Venezia Il Martirio e miracoli della glo- tantomeno pubblicato.
riosa Vergine, Martire S. Eufemia calcedonese, com- Già durante la seconda metà del secolo XVIII esisteva
posto in ottava rima. una certa schiera di persone colte, formatesi presso il
Nel secolo XVIII, nonostante il processo di decadenza ristretto numero di scuole private e pubbliche, nonché
tipico dell’ultimo periodo di vita della Serenissima, presso altri istituti e seminari provinciali e, specialmen-
arrivarono in Istria, dalla vicina Venezia, le novità di te, all’Università di Padova. Così anche Rovigno ebbe i
pensiero portate dalla cultura illuminista e con esse suoi valenti poeti, prosatori e letterati che, con i loro
l’esigenza del rinnovamento che attecchì anche tramite componimenti di contenuto strettamente connesso alla
le accademie letterarie. Crebbe notevolmente la schie- realtà ed alla quotidianità rovignese, arricchirono il
ra di gentiluomini, nobildonne, maestri, avvocati, patrimonio culturale-letterario, che in seguito costituì
medici, sacerdoti, frati e monache dediti al verseggia- un vanto per la città. Era sicuramente una poesia ed una
re, che divenne il passatempo più gradito, una specie prosa d’occasione che, comunque, nei suoi elementi
di vezzo, se non addirittura “epidemia”. Anche a Rovi- essenziali di forma e contenuto seguiva, attenendovisi,
gno nel XVIII sec. si registrò una generale ripresa in le principali correnti letterarie del XVIII sec., in parti-
quasi tutti i settori, grazie anche alle proprie forze sia colare gli influssi provenienti dal centro irradiatore di
produttive che socio-culturali. Il miglioramento delle Venezia, nonché da alcuni centri culturali istriani.
condizioni socio-politiche e igienico-sanitarie fecero sì

Per quest’epoca segnaleremo, innanzi tutto, alcuni Per lungo tratto sopra il lastricato; 339
membri delle famiglie Angelini e Costantini che die- Ma perché son ingegni sopraffini,
dero alla città numerosi medici, giureconsulti, avvoca- La spesa fanno con gli altri quattrini.
ti, ecclesiastici, nonché cultori di belle lettere, tradizio- Così per soddisfar la boria loro
ni e studi storici locali. Alle scarselle son crudel martoro.
Ed a pretesto della divozione
1.1 Antonio Angelini (fu Angelo, 1734-1808), poeta e Il culo van rompendo alle persone.
dotto giurista, scrisse e diede alle stampe vari compo-
nimenti poetici, tra i quali il canto sacro Verbum caro 1.3 Meritano particolare citazione le Sestine in difesa
(del 1780). Fu autore del Libro extraordinario dei Bat- di Rovigno contro il signor Abate Lazzaro Spallanzani,
tuti, dei sei volumi intitolati Raccolte di terminazioni, del 1783, opera di Giuseppe Angelini (fu Giacomo,
ducali e lettere, nonché iniziatore delle Effemeridi 1762-1838), dottore, letterato, poeta, avvocato e giudi-
ristrette di Rovigno. Di lui ricordiamo il sonetto com- ce, nonché raccoglitore di memorie storiche cittadine.
posto il 4 ottobre 1758 in occasione della sostituzione Il suddetto Spallanzani venne a Rovigno nel 1782 in
sul campanile della statua di S. Eufemia riprodotta in missione scientifica. Al suo ritorno scrisse una lettera
rame: molto dura nei confronti dei rovignesi, parlandone
come di esseri selvaggi, indocili e fieri, paragonando
Illustri fabbri, che donar sapeste Rovigno a un paese della Lapponia. Al che reagì, giu-
Forma al metallo, e quasi spirto e vita, stamente, Giuseppe Angelini con le sottoesposte Sesti-
Ed un Opra ritrarne, onde smentita ne (di cui propongo alcune), una vera e propria testi-
L’arte convien che dal lavoro reste: monianza corografica poiché descrivono la città al
Se da fulmini, grandini, e tempeste tempo in cui viveva l’autore; Baccio Ziliotto le definì
Noi difende la Santa, e il braccio addita “notevoli per forbitezza di stile e per calore”.
Pronto; voi pur difende dall’ardita
Morte, che i più bei pregi oscura e investe. 2
Finché lassù l’immensa mole siede, Felice me, se al Suol, cui della cuna
E ogni poter dell’aria rende vano, Son debitor, il mio dover adempio,
Non fia di Lete che mai siate prede. Con dar in suo vantaggio almen quest’una
Ma dirà il passeggiere da lontano: Opra contro di chi di Lui fa scempio;
Felice, chi tal macchina possiede, Onde compren’alcun ch’aspri e inumani
Ma più valente chi prestò la mano. Non siam, come ci pinse Spallanzani.

1.2 Molto bello l’epigramma di Stefano Angelini, scrit- 7
to nel 1779, per la conclusione dei lavori di lastricatura Posto è Rovigno lungo l’Istria, e all’onde
della strada che va dalla chiesetta della SS.ma Trinità Di se fa specchio, ed à Pola all’Oriente;
alla Madonna delle Grazie: (Pola famosa i fasti ora confonde
Con vil arena, e son le glorie spente.)
Sotto color di accomodar la via Ha il Continente a tergo, e fan di mura
Che alla chiesa conduce di Maria; Invece, i petti la Città sicura.
Di Maria delle Grazie, ognor cortese
A chi invoca, fuori del paese: 8
Certi signori della prima sfera Vedresti qui dalla terrestre parte
Di proseguir han voglia la carriera. Ornar le vie moltissimi Viandanti,
Onde un passeggio aver continuato E sempremai raccor le vele sparte,

340 Come in comodo porto, i Naviganti; particolare rilevanza per l’istruzione nelle scuole pub-
bliche di Venezia e dell’opera Concordanza del diritto
Né vien qua alcun, né parte alcun, che sia comune col veneto, in IV libri (1772); il canonico
Non pago della nostra cortesia. Nicolò Sponza (+1797), dottore in ambedue le leggi,
che ricoprì importanti cariche presso il Vaticano, fu
10 socio di diverse accademie e professore all’Università
Qual’è che ignori, che il commercio e l’arte di Bologna, le cui opere, purtroppo, sono rimaste sco-
Sia di questa Città vita e sostegno? nosciute. Al suo canonicato rovignese è legato un epi-
Ferve l’opera industre, e in ogni parte, sodio spiacevole nella storia ecclesiastica di Rovigno:
E in mille guise qui regna l’ingegno, la lite con il canonico Luca Caponi sull’altare del
O se contempli picciol cose, o vuoi, SS.mo Sacramento, continuata in sacrestia con insulti
A grand’opre fissar gli sguardi tuoi. e volo di calici e candelabri alla presenza dei fedeli
esterefatti.
11
Vedrai squarciar le rupi, e moli enormi 2. La produzione di opere letterarie (soprattutto quelle
In un balen girar, e gravi massi; poetiche) continuò a crescere con successo alla fine
Parte gravar le navi, e i volti informi del XVIII sec. e in particolare durante la prima metà di
Parte depor, e uscir ornati sassi, quello successivo quando si registrò una vera e propria
Onde s’ergon le mura dal terreno, fioritura culturale-letteraria e gli indirizzi ed aspetti
Che inegual porge al guardo aspetto ameno. generali del romanticismo penetrarono, sebbene con
qualche ritardo e con forme e contenuti forse meno
1.4 Pier Francesco Costantini, (+1794) fu dotto giure- brillanti, anche nei circoli culturali-letterari istriani e,
consulto e autore di varie iscrizioni lapidarie d’occa- ovviamente, rovignesi. Si allargò e si arricchì la cer-
sione nonché di componimenti poetici sia su stampe chia di uomini di lettere e di cultura, i cui meriti e
volanti che in raccolte del suo tempo che però sono importanza andavano ben oltre i ristretti limiti cittadini
ancor oggi sconosciuti. contribuendo così all’affermazione della letteratura in
Istria. Pietro Muggia, Giuseppe Costantini, Giacomo
1.5 Tra gli ecclesiastici che emersero per la loro vasta Angelini, Antonio Angelini, Antonio Bazzarini, Seba-
e profonda erudizione, sebbene le loro opere rimaste stiano Sbisà, Marco Costantini ed altri ancora, di cui
finora poco conosciute interessino in prevalenza temi purtroppo non si sono conservate tracce della loro atti-
di teologia e di diritto canonico e solo marginalmente vità letteraria, continuarono a comporre versi d’occa-
contenuti letterari, menzioneremo: padre Giusto Tam- sione, sonetti, odi, cantici, racconti, ecc.; se alcuni di
burin, nel 1764 guardiano del convento dei minori essi si cimentarono anche in lavori di saggistica, altri,
osservanti francescani di S. Andrea di Rovigno, diede come ad esempio il Bazzarini, di cui tratteremo più
alle stampe varie orazioni; i professori di teologia e avanti, rivolsero particolare attenzione alla stesura di
distinti predicatori fra Giovanni Clemente Biancini vocabolari e di scritti di critica letteraria.
(+1786), fra Antonio Maria Basilisco (+1789), e don
Giovanni Francesco Costantini (+1781; confidente del 2.1 Pietro Muggia (1768-1835) fu minor riformato
Cardinale Rezzonico, poi Papa Clemente XIII); il francescano, superiore dei conventi di Rovigno, Vene-
canonico-parroco Oliviero Costantini (+1784), di cui zia, Padova, Belluno e altrove. Dotto in filosofia e teo-
ricorderemo la sua opera nella diffusione dell’istruzio- logia, erudito in altre scienze, eccellente predicatore,
ne religiosa e soprattutto il manoscritto Gli alberi scrisse parecchio e tra i suoi manoscritti figurano
genealogici delle famiglie di Rovigno sino al 1745; anche poesie, come per esempio la Raccolta di sonetti,
l’abbate Antonio Zuanelli, autore della Nuova gram- stampata dall’editore Colletti a Trieste nel 1826. Di lui
matica per le due lingue latina e toscana (1769), di

ricorderemo il sonetto scritto in occasione della morte 341
di Sebastiano Sbisà (1820).

Senno di tarda età nel fior ridente
Degli anni in te splendea, superno ingegno,
O di virtude, Anteo, specchio lucente,
A Sofia caro, e delle grazie al regno.

Ai primi parti della tua gran mente
Stupio natura ed arte, e fosti il segno
Dei saggi ammirator, la speme ardente
Della patria, suo amor, lustro e sostegno.

Eppure al colpo di quel piè che uguale
I tuguri e le reggie urta e calpesta
Mostri qual cosa è l’uom, qual merto vale.

Giovin cadesti, e della gloria intanto
Ch’Istria attendea da te, non altro resta
Che il desiderio, la memoria e il pianto.

Nel 1881 vennero pubblicate postume alcune sue pre-
diche.

2.2 Giuseppe Costantini (1778-1867). Fu avvocato,
uomo di estesa erudizione; scrisse saggi e prose. Della
sua produzione letteraria ricorderemo: Sentimento
libero edito a Trieste dalla stamperia Governiale nel
1814.

2.3 Giacomo Angelini (fu Giuseppe; 1789-1858). Stu- d’Istria, radunati il 12 ottobre 1856 in Rovigno per
diò legge a Padova dove si laureò nel 1810. Fu segreta- grave argomento di patrio interesse, il primo:
rio dell’autorità politica locale sotto il regime francese
ed attuario sotto l’Austria. Nel 1834 venne nominato Per sventure e per glorie Inclita o mia
commissario a Rovigno, carica che mantenne fino al Patria, che il ciel mi diede, Istria diletta!
1850. Nel 1847 ottenne dal re Ferdinando la decora- Per il tuo mar ceruleo, o benedetta,
zione di cavaliere. Scrisse prose e poesie. Ricorderemo E pei tuoi colli, e l’aura mite e pia!
Versi inediti per nozze del Dr. Giuseppe Costantini e
Chiara Costantini nel 1813; Sentimenti di un amico - O illustre per l’affabil cortesia,
per laurea del Dr. Marco Costantini, (1814); Sciolti
per la pace celebrata a Capodistria nel 1814; Dono
poetico per le nozze del Dr. Marco Antonio Antonini e
N. D. Marietta Bembo (1822); Versi per nozze Dr.
Marco Costantini ed Elisa Tranquilli; Terzine nell’al-
legrezza della prima visita in Rovigno del vescovo
Antonio Peteani (1828). Un esempio della sua produ-
zione sono i sonetti In onore dei Chiarissimi Rappre-
sentanti delle Comuni e del Commercio e Industria

342 E per lo ingegno, e per la mente eletta Affronta e infrange, e altiera irride e guata.
Bell’opra è questa di gran mano e senno,
Dei figli tuoi! - l’omaggio mio deh accetta,
O cara; e assiduo e inviolato sia. Cui lieto applaude il popolo contento:
Povera sei; ma pur nobil ghirlanda Grato a chi compie dei nostri Avi il cenno.
Cesar ti pregia della sua Corona: E gli Avi nostri da la loro tomba,
Ed aspra non sei, no paurosa, landa. Anch’essi lieti per sì grand’evento,
Santo è il favor, che a noi da te si dona Fan eco al plauso che intorno rimbomba.
D’esti Fratei, che il patrio amor ci manda:
Han fede in cuor; virtù lor labbro suona. 2.5 Antonio Bazzarini (1782-1850). Fin da giovane si
stabilì a Venezia dove scrisse e pubblicò numerosi
e l’altro dedicato Allo Sposo: lavori, tra i quali: Piano di sostituzione al cioccolato
ed al caffè (1813), Lettere drammatico-critiche sopra
Quando di Elisa Amor ti discoperse la Didone abbandonata di Metastasio (1816). In que-
Gli occhi vezzosi, e la guancia vermiglia, st’ultima opera di quasi 200 pagine, in stile latineg-
Le pupille con dolce meraviglia giante e con citazioni di autori latini, egli contesta
Hai, così ragionando, in Lei converse: coloro che idolatravano Metastasio. Si dedicò alla cri-
tica letteraria e compilò una raccolta di drammi per
Chi fia costei, di sì gentili e terse teatro (1819). Nel 1824 pubblicò L’ortografia enciclo-
Grazie adorna, che a rosea alba somiglia? pedica universale della lingua italiana e nel 1839 fu
Quanta virtuale! e qual mover di ciglia, autore ed editore del Vocabolario usuale tascabile
Onde il mio cor di se il governo perse! della lingua italiana. Nel 1843 si stabilì a Torino e,
Poi soave un sospir mandasti ad Ella; successivamente diede alle stampe (in sette volumi) la
E un tenero da Lei sguardo ne avesti, traduzione delle Pandette di Giustiniano (1833) e il
Di pietade ripieno ingenua e bella. Vocabolario universale latino-italiano e italiano-
Al balenar dei vivi sguardi onesti latino, in due volumi (1850 e 1854).
Dei vostri amori si accese la facella,
Terrena imago degli amor celesti. 2.6 Sebastiano Sbisà (1789-1820). Studiò filosofia e
(Per le illustri nozze degli egregi e avventurati Marco legge a Bologna e a Padova dove si laureò. Visse e
dr. Costantini ed Elisa Tranquilli - Trieste, 1822, ed. operò in varie città italiane per ritornare poi alla natia
Maldini) Rovigno. Le sue opere principali sono: Versi lirici di
Anteo di Arupino (Padova, 1811/1813); Saggio d’idee
2.4 Antonio Angelini (fu Stefano; 1798-1863). Di lui sul diritto sociale (Trieste, 1813); Saggio per la estin-
conosciamo due sonetti, Angelus Domini Nunciavit zione dei debiti delle comuni, e delle provincie del
Mariae e Profezia d’Isaia (pubblicati in Omaggio e Lombardo-Veneto (Venezia, 1816); Alcune idee sulla
pietà). Con molta probabilità è suo anche il sonetto istituzione della politica amministrativa (Trieste,
Per la compita erezione del molo di Calsanta in Rovi- 1817); Alcune idee sul futuro stato degli enti morali
gno del 1859: (Trieste, 1813); Saggio per dar forma solida e utilissi-
ma al debito pubblico, con istituzioni tendenti a mette-
Ecco dell’onde estollere si vede re in circolazione valori operativi (Venezia, 1815);
La sassea Mole tanto desiata, Saggio politico-economico (Venezia, 1816); Saggio
Che dopo lunghi secoli risiede politico-economico e Ragionamento contenente anno-
Di nuova vita alfin rinnovellata. tazioni teorico-pratiche al saggio stesso (Venezia,
1816); varie poesie composte all’occasione e stampate
Non più Eolo o Nettun fia ch’or deprede nelle raccolte Ode Alcaica (per nozze del dottor Giu-
I cavi pini in porto, chè l’irata
Possa del mar, dei venti a fermo piede

seppe Costantini), Ode Libera (per la pace dell’Euro- rigore critico-scientifico pervase tutto il suo opus di 343
pa, nel 1814); e un Cantico in prosa (Venezia, 1816).
Pubblicava i suoi versi con lo pseudonimo Anteo d’A- chiara impronta positivistica. Dei suoi numerosissimi
rupino. studi ricorderemo qui La storia documentata di Rovi-
gno (1888), Abitanti, animali e pascoli in Rovigno e
2.7 Marco Costantini (n. 1790). Terminato il corso suo territorio nel secolo XVI (1886), Il “postel” ossia
filosofico a Lubiana, si trasferì a Padova dove nel 1814 d’una chiave romana rustica usata nella campagna di
si laureò in ambedue le leggi. Fu Giudice Rettore capi- Rovigno (1890), Cronache di Rovigno di Pier Antonio
tanale nella città e porto franco di Fiume, dove morì. Biancini (1910), Del vescovato di Cissa e di Rovigno
Di lui ricorderemo le seguenti opere: Riflessioni sulla (1922), Del convento di S. Andrea sull’isola di Serra
felicità, offerte in dono nuziale agli sposi Sig. Giusep- presso Rovigno (1926).
pe de Costantini e Sig.ra Chiara Costantini (Trieste, Rovigno, nel settore culturale, fu all’avanguardia a
1813); Cenni generali sulle arti e sulle scienze (Pado- livello istriano, anche perché la produzione storiografi-
va, 1814); Considerazioni sull’amore (Padova, 1814), ca e quella letteraria locale furono sostenute fin dal
donata per amicizia agli sposi Giacomo Dr. Angelini 1859 da un’importante iniziativa tipografica della
ed Anna Volpi; Alcuni brevi pensieri sopra il ritorno famiglia Coana, che a Rovigno aprì la prima tipografia
del dominio di S.M.I. Ferdinando I d’Austria (Trieste, istriana, e trovarono sbocchi editoriali nei giornali che
1814); Sopra l’esame dè testimonj nei processi d’in- a partire dal 1860 vennero pubblicati a Rovigno.
quisizione criminale saggio pratico (Venezia, 1825); Ricorderemo a proposito quelli di carattere letterario:
nonché un’ode tedesca nella Raccolta edita presso La Penna (1/IX 1886-7/X 1887), Le Alpi Giulie
Colletti (Trieste, 1816). (15/VII 1891-23/VIII 1894), La Verità (16/IV 1892-
16/VI 1893), La Lanterna (23/XI 1907-12/XII 1908).
2.8 Carlo Gianelli (1821-1843). Frequentò i licei di Essi costituirono un interessante banco non solo per i
Udine e Venezia, per iscriversi poi, all’Università di primi cimenti giornalistici ma anche per i cultori di
Padova dove studiò legge fino al 1842 quando si poesia e prosa che in essi si affacciarono e diedero un
ammalò gravemente. Nonostante la sua giovane età contributo di particolare rilevanza alla cultura letteraria
compose diversi scritti critici, storici, filosofici e ragio- della seconda metà del XIX sec.
namenti sull’arte poetica di Orazio. Prevalsero, però, i Gli scritti di contenuto storico di Giovan Battista Bar-
lavori poetici, tra i quali Il cantore della collina, Pan- san, di Bernardo Benussi, di Tommaso Caenazzo, di
tea, Tito, le liriche Gli angeli redenti, Enrico Dandolo, Felice Gletzer, degli Angelini, le cronache ed i diari
nonché le tragedie Giulietta e Romeo, Prologo di una pubblicati in questa epoca non solo arricchirono il qua-
nuova Divina Commedia, Severino Boezio e Catterina dro storiografico dell’Istria e di Rovigno ma offrirono
Corner regina di Cipro. spunti ed elementi illustrativi per opere e componimen-
ti letterari a sfondo storico-sociale e con contenuti
3. A partire dalla metà del secolo XIX si assiste ad un ambientati e connessi al contesto ed alle vicende locali.
generale rinnovamento culturale e scientifico, caratte- I componimenti poetici, in particolare i sonetti, anda-
rizzato dalla nascita di numerose istituzioni culturali vano ancora di moda ma ad essi si affiancarono altri
(Società di letture cattoliche, 1881; Circolo di letture generi letterari, dalle tragedie alle commedie, alle bio-
popolari, 1886; Società Filarmonica 1871-73, 1878; grafie romanzate, ai racconti, ai romanzi brevi ed ai
Istituto civico musicale 1886; gruppo locale Pro primi bozzetti folcloristici imperniati su fatti e perso-
Patria, 1886; Circolo Popolare, 1885), nonché dalla naggi della quotidianità rovignese.
cospicua fioritura di studi storici ed archeologici nei Quest’ultimo genere ricevette uno sprone considerevo-
quali si distinse in particolare Bernardo Benussi le dall’affermarsi in quell’epoca di ricerche e studi fol-
(1846-1929), il più importante storico rovignese, il cui cloristico-etnografici e linguistico-dialettali, allora par-
ticolarmente fiorenti negli ambienti culturali italiani e

344 che a Rovigno trovarono floridi cultori in G. B. Bar- rovignesi, 1877; Fiabe popolari rovignesi, 1879; Giro-
lamo Curto, trascrizione dell’episodio del Conte Ugo-
san, T. Caenazzo, negli Angelini e soprattutto in Anto- lino), i primi studi sul dialetto rovignese (G. B. Bar-
nio Ive, grazie anche ai suoi rapporti, collaborazioni e san, Sul dialetto rovignese, 1888; A. Ive, Saggio di
conoscenze con il linguista G. I. Ascoli ed il folclorista dialetto rovignese, in Storia documentata di Rovigno,
siciliano G. Pitrè. 1888) mentre G. B. Barsan compilò il primo vocabola-
rio del dialetto rovignese.
3.1 Antonio Ive (1851-1937). Assolti gli studi liceali, Tra i letterati ricordati in alcune opere e cronache del
nel 1869 si iscrisse all’Università di Vienna dove seguì XIX sec. figurano i nomi di Gabriele Oplanich (1804-
i corsi di lettere italiane, latine e greche; si laureò nel 1824), Bartolomeo Blessich, Angelo Ive, Pietro Ange-
1875 e insegnò a Graz. Oltre agli scritti sul dialetto e lini, Giuseppe Rocco (1846-1883), Raimondo Deve-
sui canti popolari di Rovigno, vanno ricordati anche scovi e R. Dessanti, sebbene poco si sappia all’infuori
altri suoi scritti: L’Antico dialetto di Veglia (1888); I di quanto riportato sopra per alcuni di essi, della loro
dialetti ladino-veneti dell’Istria (1900); Novelline, sto- attività e produzione prettamente letteraria.
rie, leggende in veglioto odierno (1900-1901); Prover-
bi in veglioto odierno (1903) e Canti popolari velletra- El poûliso e ‘l padúcio
ni (1907).
El poûliso e ‘l padúcio, stíva insiéme. El poûliso gha
3.2 Il filone folcloristico-etnografico-linguistico trovò dêi al padúcio: “Teî, sta in cása, e meî i vágo fóra; teî
terreno fertile e linfa inesauribile nel tessuto socio-cul- farié el disná. I viva fazuói per disná; e stu padúcio zì
turale rovignese che poteva contare su una base lingui- zeî in çeîma a la pignáta par vultàli, el cájo in pignáta.
stico-dialettale quanto mai specifica e attraente e che a El poûliso va a cása: el ciáma, el padûcio, el ciáma:
partire dalla metà del secolo cominciò ad essere sem- “Padúcio, padúcio!” La scanseîa ga deî: “El padúcio zì
pre più valorizzata. Infatti a partire da quest’epoca non muórto”. El poûliso alura piánzo, la scanseîa boûta i
solo vennero pubblicati i primi canti e fiabe popolari piáti veîa, la puórta roûza, la scála, sa vuólta, el cáro
rovignesi (un poemetto inedito del 1843 venne pubbli- foûgia, l’álbaro sa vuólta. L’usiél ga deî: “Álbaro, par-
cato nella rivista L’Istria del Kandler nel 1848; L. Cae- chì ti te vu0olti?” “El padúcio zì muórto, el poûliso
nazzo, Saggi di provverbi e canti popolari rovignesi, piánzo, la scanseîa boûta i piáti veîa, la puórta roûza,
nel periodico Aurora-Strenna di Rovigno, 1862; A. el cáro foûgia, l’álbaro sa vuólta, e meî ch’i’ son usiél,
Ive, versione in dialetto della IX novella della I giorna- i ma spílo”.
ta del Decameron e El pòlizo e il padùcio fiabe rovi- A pássa oûna rigeîna, la gha deî: “Usiél, parchí ti te
gnesi, 1883; G. B. Barsan, Saggio di Dialetto rovigne- spíli?” “El padúcio zì muórto, el poûliso piánzo, la
se, con la fiaba El cuòrvo e la bùlpo, 1869-70); i primi scanseîa boûta i piáti veîa, la puórta roûza, la scála sa
bozzetti folcloristici (P. Angelini, I lamenti di Fiamjta vuólta, el cáro foûgia, l’álbaro zì vultà, e l’usiél zì
incontro Pjìro su murus, 1872; R. Devescovi, Vita spalà.” “E meî, ch’i’ son rigeîna, i spánzo la fareîna!”
rovignese: Pascaduri e Sapaduri, 1894 e il Castello di El rì gha deî a la rigeîna: “Rigeîna, parchí ti spánzí la
Rovigno, saggio in vernacolo rovignese, 1901; R. Des- fareîna?” “El padúcio zì muórto, el poûliso piánzo, la
santi, Lo reposso dei Deserti, 1896), le prime canzoni scanseîa boûta i piáti veîa, la puórta roûza, la scála sa
d’autore (in particolare ai concorsi della Filarmonica vuólta, el cáro foûgia, l’álbaro zì vultà, l’usiél zì spalà,
popolare: Le muriede ruvignise; Li tabacheîne-Li van la rigeîna spánzo la fareîna.” “E meî, ch’i’ son rì, i
soûn par li Casàle; La viècia batàna; Vien Fiamìta) spánzo l’así”. E la massiéra: “El rì, parchí el spánzo
ma anche le prime raccolte di canti popolari rovignesi l’así?” “El padúcio zì muórto, el poûliso piánzo, la
(A. Ive, Canti popolari istriani raccolti a Rovigno, scanseîa boûta i piáti veîa, la puórta roûza, la scála sa
1877; trascrizioni di fiabe in genere come ad esempio
El pùmo de uòro e la consasienara; Novelline popolari

345

ODE DI CIRCOSTANZA
(foto V. Giuricin)

346 vuólta, el cáro foûgia, l’álbaro zì vultà, l’usiél zì spalà, La base della ginnastica

la rigeîna spánzo la fareîna; e meî ch’i’ son rì, i spánzo Fra i viva plaudenti di popol festivo
l’así.” “E meî ch’i’ son massiéra, i boûto veîa la Si ponga la base di un tempo votivo,
mastiéla.” A pássa un cuntadeîn, el gha deî: “Massiéra, Che, sacro all’unione, vi alberghi destrezza,
parchí ti boûti veîa la mastiéla?” E quila: “El padúcio
zì muórto, el poûliso piánzo, la scanseîa boûta i piáti Salute, fortezza.
veîa, la puórta roûza, la scála sa vuólta, el cáro foûgia, All’agile scherma, ai concerti, ai gentili
l’álbaro zì vultà, l’usiél zì spalà, la rigeîna boûta veîa Convegni, alle danze, ai ludi virili,
la fareîna, el rì spánzo l’así, la massiéra boûta veîa la Superba s’innalzi di forti maestra
mastiéla.” “E meî, ch’i’ son cuntadeîn, i nu vuói zì
dreîo del paduceîn.” La nuova palestra.
Al vero progresso dien vita quei muri,
Antonio Ive da Fiabe istriane, 1883. Qui resti memoria fedele ai venturi,
Che schietta virtude lì dentro v’annida,
3.3 Alquanto più ricchi sono i cenni bio-bibliografici
su Giovanni Battista Barsan (Rovigno, 1819 - Trieste, Ch’onore vi è guida.
1893), giornalista-pubblicista, bibliotecario, autore di Sapienza e virtude fan gli uomini forti;
aneddoti, brindisi, conversazioni, epigrammi, monolo- Gli assente volere più prospere sorti;
ghi, poesie varie, racconti, varietà, commedie e dram- S’acquistano entrambi coi forti esercizj,
mi. Visse a Pola e a Trieste dove dal 1870 al 1890 fu
bibliotecario aggiunto presso la biblioteca civica e Fan deboli i vizj.
addetto all’archivio diplomatico, nonché aggiunto E a voi che informaste falange sì eletta,
provvisorio presso il museo di antichità. Avvinta in concordia sì calda e perfetta,
Pubblicò numerosi studi storici locali in varie riviste e Che merta dei buoni la lode e il favore
giornali triestini e istriani. Egli stesso raccolse parte di
questi scritti nel volume G. Barsan, Opere edite: gior- Sia plauso ed onore.
nalismo.
La sua produzione letteraria annovera all’attivo prose e 3.4 Matteo Gianelli, nacque probabilmente a Rovigno,
poesie. Spesso il Barsan firmò le sue opere con pseu- però non si conosce l’anno preciso. Della sua produ-
donimi. Il libro di poesie Un altro Misogallo (1871, zione rimane il racconto Materialismo e dolore del
settanta componimenti di vario metro) porta la firma di 1887 ed una raccolta miscellanea intitolata Scritti vari,
Asmodeo Stampella; con il nome di Gustavo Borelli edita a Rovigno nel 1890 che comprende dieci bozzet-
pubblicò nel 1880 il Saggio di scritti fantastico-umori- ti, due saggi e due biografie (di Sebastiano Sbisà e
stici (che comprende 150 componimenti di versi e Marco Costantini).
prosa). Tra le sue opere inedite ricorderemo diverse
commedie e drammi, una Cronaca di Monte 4. Con gli inizi del secolo XX la cultura istriana fu
Mugliano, una raccolta di brindisi e altri scritti vari. ancor più attenta alla poesia ed alla letteratura italiana,
Tra i brindisi figura anche La base della ginnastica caratterizzata da un’attività quanto mai ricca e varia
(1871) scritto in occasione della posa della prima pie- con le sue tendenze e correnti avanguardistiche, futuri-
tra della palestra della Associazione Triestina di Gin- stiche, crepuscolari, nazionalistiche, moralistiche ed
nastica (ora Società Ginnastica Triestina). interventistiche. Negli anni tra le due guerre l’evolversi
di particolari situazioni politiche affievolì questo fervo-
re anche se d’altro canto si assistette, anche nel conte-
sto istriano ed in particolare in alcuni autori rovignesi,
al rafforzarsi di un modello culturale di tipo saggistico.
Sul piano locale rovignese, nella prima metà del nostro
secolo si registrò un notevole fervore di iniziativa sia
nel campo culturale che in quello musicale e teatrale.

Basti ricordare, infatti, l’attività della Società Filarmo- Pagine Istriane dove apparvero i suoi studi sul Carduc- 347
nica (fino al 1914), dell’Oratorio dei Salesiani (dal
1913), del Dopolavoro della Manifattura Tabacchi ci e sul Petrarca con il saggio della traduzione dell’Hi-
(costituito il 28 maggio 1933), i concerti delle bande e stria del Rapicio e con la monografia sul poeta Pasqua-
dei corpi corali cittadini, nonché le rappresentazioni le Besenghi degli Ughi. Conclusi gli studi a Graz, il suo
teatrali dei generi più vari al teatro cittadino che nel primo periodo d’insegnamento si svolse a Pisino. Scris-
1923 venne intitolato ad Antonio Gandusio (1882- se sul battagliero giornale di Pola La Fiamma diretto da
1951), grande attore ed artista comico e drammatico, Antonio Pesante e da Antonio De Berti.
nato a Rovigno. Subì gli arresti già nel 1915 a Sesana e venne confina-
Tra i letterati che si distinsero in quel periodo tre sono to più tardi a Lebring e nel campo di Radkersburg per i
i nomi da ricordare in particolare: Girolamo Curto, suoi sentimenti nazionali e per la sua attività politica
Antonio Bronzin e Giovanni Quarantotti. non gradita alle autorità austriache. Rientrò a Trieste a
guerra finita ristabilendosi in un primo tempo a Pisino,
4.1 Girolamo Curto (Rovigno 1854 - Trieste, 1918). dove nacquero i suoi figli, Alvise, Pier Antonio e Vit-
Compì gli studi classici a Capodistria e a Trieste. Stu- toria. Intensa fu la sua attività di storico molto impe-
diò filosofia a Graz e a Zagabria e si laureò in filosofia gnato ad approfondire la conoscenza dei protagonisti
e lettere. Dopo aver insegnato per diversi anni in scuo- della sua Terra e degli avvenimenti che portarono alla
le e istituti italiani ritornò in Istria e venne ordinato redenzione.
sacerdote. Fu letterato di vasta e profonda cultura e Oltre alle molteplici opere poetiche e letterarie, non
dantista appassionato (Chiose dantesche, 1908). Com- può essere passato sotto silenzio il volume Trieste e
pilò una Grammatica della lingua italiana per le scuo- l’Istria nell’età napoleonica insieme agli articoli di
le secondarie (1902) e una Grammatica tedesca grande divulgazione La seconda Dieta istriana, L’I-
(1888); scrisse due componimenti poetici (Versi e Visi- stria e la sua lunga strada verso la libertà, Gli istriani
tie a Dante, 1906-07); compose in endecasillabi due alla difesa di Venezia nel 1848-49 e numerosi altri.
tragedie di soggetto storico-religioso, Il trionfo dei Come ricorda Sergio Cella nell’opera eccezionale per
vinti (1911) e Marozia (1912). Di carattere patriottico valore e prestigio Istria e Dalmazia - Uomini e Tempi
sono invece, le tragedie Il Barbarossa e Ariete ed (I Vol. Istria e Fiume) di Francesco Semi, Giovanni
Eride, che sono rimaste inedite. Quarantotti visse e operò coerente, finchè le forze lo
sorressero, lo sguardo fisso dalla grande Madre alla
4.2 Antonio Bronzin (1870-1952). Terminati gli studi piccola amata patria, cinta di bianchi scogli.
ginnasiali e liceali a Capodistria e quelli teologici a
Gorizia, nel settembre 1893 venne ordinato sacerdote. 4.4 Pier Antonio Quarantotti Gambini (1910-1965).
Destinato alla cattedrale di Parenzo fu poi nominato Non si può volgere l’attenzione agli scrittori rovignesi
preposito (1928) e vicario generale (1941). Fu uomo di senza soffermare l’attenzione su uno dei massimi scrit-
studio, conoscitore del diritto canonico e civile, aman- tori giuliani, Pier Antonio Quarantotti Gambini, che
te di Dante, dell’ebraico e dei classici latini e greci. nato a Pisino (e vissuto a lungo a Capodistria) da Fides
Compose versi soltanto in latino e raccolse in parecchi Histriae Gambini, capodistriana, e da Giovanni Qua-
fascicoli i suoi Cordis carmina. rantotti (fino al 1937 Quarantotto), rovignese, manten-
ne sempre un legame d’affetto con la città degli avi
4.3 Giovanni Quarantotti. Nato a Rovigno il 9 giugno paterni.
1881, mostrò fin da ragazzo una non comune inclina- Riconosciuto quindi il suo diritto a considerarsi equa-
zione per la letteratura e la storia, tanto che apparvero mente diviso o ripartito fra Capodistria e Rovigno, è
ben presto i suoi primi lavori, delle liriche e dei sonetti doveroso ricordare le sue opere principali: I nostri
insieme agli impegni storici. Collaborò nella rivista simili, La rosa rossa, Le trincee, L’onda dell’incrocia-
tore, Primavera a Trieste, La calda vita, Sotto il cielo

348 di Russia, Luce di Trieste, Racconto d’amore, Le redi- 5.1 Giuseppe Bepi Nider (Rovigno, 1914 - Roma,
1992). Nella sua lunga e fervente attività (tra Rovigno,
ni bianche, I nobili di Rovigno e delle altre città italia- Pola e Roma) di commentatore, giornalista e insegnan-
ne, La corsa di Falco, Al sole e al vento, Gli anni cie- te, si distinse in opere di carità e filantropia e si dedicò
chi ed altre. con particolare successo alla prosa ed alla poesia. Tra i
Alla preminente attività narrativa - annota Bruno suoi scritti ricorderemo: Aria di casa nostra (racconti),
Maier nella citata opera di Francesco Semi - il Qua- Mis-Mas (poesie), Esperienze (poesie), Campane a
rantotti Gambini ha alternato una copiosa attività nembo (1978; antologia della sua opera) ed altri volu-
giornalistica e la composizione di opere di carattere metti di narrativa e poesia. La critica letteraria ha
diaristico e memorialistico, cui sono da aggiungere le rimarcato che (...) tre sono i motivi ispiratori della
postume raccolte di liriche. poesia di Bepi Nider: gli orrori della guerra, la nostal-
gia per la terra natale, la pietà per tutte le creature
5. La seconda Guerra mondiale e le conseguenze sofferenti (...) che al lettore riveleranno un uomo in cui
drammatiche delle vicende dell’immediato dopoguerra gli accesi sentimenti di una giovinezza bruciata dalla
e dell’esodo portarono ad un repentino ed inevitabile guerra ed il chiuso dolore dell’esule (...) lentamente si
frazionamento della struttura socio-demografica rovi- placano, subentra una forma di rassegnazione, solo in
gnese e alla conseguente nascita di due cerchie cultu- parte addolcita dalla contemplazione di tante piccole
rali distinte e, per ovvi motivi politici, per un certo cose, malinconicamente dolci (...).
periodo, contrapposte che comunque continuarono ad
attingere, in particolare nel settore letterario, ad un’u- Lamento d’oûn viecio
nica fonte quella della ricca tradizione storico-popola-
re rovignese e all’immutato fascino e richiamo della Doûti cameîna cu la tiesta bassa
città. coûme li pegure, par nu vidi;
L’istituzione dell’associazione Famia Ruvignisa nel coûme li pegure, zura li rice
1954 con sede a Trieste (circolo e coro Arupinum) ha i uò la lana par nu sinteî.
costituito uno sprone ed un contributo insostituibile I passa da foûria urtandome
alla vita ed allo sviluppo della comunità rovignese in i vieci fianchi
esilio, riflesso delle singole iniziative culturali-lettera- e ningoûn ma bada
rie, grazie anche alla pubblicazione dei periodici o da meî s’acuorzo.
Rovigno Nostra continuata con La voce della Famia Parchide cu la man ca ma trema
Ruvignisa. In essi, accanto agli avvenimenti politici i nu puoi strenzi
contingenti legati alla comunità rovignese, ai fatti di la man d’oûn più zuovano cristian?
cronaca, alle rivisitazioni storiche ed ai semplici ricor- A cheî vierzaghe el cor dasparà?
di dell’esodo, hanno trovato spazio numerosi racconti A ningoûn!
e poesie tanto che nel corso degli anni il periodico è I son sul! Oûn naufrago
divenuto una specie di finestra letteraria di particolare che da oûna eîsula spiersa
importanza, che ha fatto conoscere anche quella folta el ciama, el seîga: giudime! giudime!
schiera di rovignesi che, magari per una sola volta ed butando veîa, sul mar,
in occasioni particolari, si sono cimentati nel campo l’inoûtile vuz
letterario. coûme i muriedi oûna scaia da pera
Indipendentemente da ciò, tra i rovignesi esuli non che, duopo puochi salti
sono mancate personalità di notevole caratura cultura- sul pil de l’aqua,
le-letteraria, alle cui opere spetta un posto di rilievo in la sa fonda e la moro.
quelle che vengono definite la cultura e la letteratura
dell’esodo.


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