ç 7TH SEA - MANUALE BASE 51 Il Territorio Inismore si trova appena a sudovest di Avalon ed è divisa in ventisei contee, ciascuna con un rappresentante al Parlamento nazionale. L’Alto Re di Inismore – detto Árd Rí (ORD-ree) – regna dalla capitale: Donega. Su una collina appena fuori dalla città si trova la Pietra di Fål, un sacro artefatto che piange e canta quando lo Árd Rí la bacia. La maggior parte del territorio è costituito dalle cosiddette “terre basse”, ricoperte di campi e dense foreste, punteggiate di torbiere, paludi ricoperte di vegetazione morente. Le regioni montuose di Inismore sono al centro e culminano con le Alture di O’Bannon. Si dice che nessuna parte dell’isola sia a più di cento miglia dal mare. Barche e porti sono importanti per gli Inish e le tre maggiori città – Donega, Dunkeen e Darwah – sono tutte portuali. Inismore ha un clima temperato e umido, con inverni più miti di quanto ci si potrebbe aspettare, ma anche molto piovosi. Le precipitazioni sono tra i 150 e 250 centimetri annui e le esondazioni sono un grosso problema. A causa dei molti fiumi e delle frequenti esondazioni, Inismore ha numerosi ponti e guadi. Nessun esercito Inish ha mai bloccato o deviato un fiume, per non suscitare l’ira dei Sidhe delle acque. Oltre a fiumi e ruscelli vi sono numerosi laghi, tutti considerati sacri, ma in particolare quelli che hanno al centro un’isola poiché, come ogni Inish sa bene, sono portali per il mondo dei Sidhe. Stranamente, tutti gli edifici più importanti di Inismore sono opera di invasori. Le coste sono punteggiate di castelli e fortezze stranieri, fatti per respingere proprio coloro che ne sono i padroni. Governo O’Bannon, l’Alto Re, deve comunque vedersela con il Parlamento, un organo creato durante l’occupazione Avalon secoli fa. O’Bannon ha reso ben chiaro che non ha tempo né pazienza per discutere con la nobiltà. Lui è O’Bannon e la sua autorità non è in discussione. Economia L'economia di Inismore è stata legata a quella di Avalon per secoli. Nei mercati e nei negozi delle gilde si usano comunemente sterline e scellini. Le gilde Vendel non sono diffuse quanto ad Avalon, ma è possibile trovare più di una sede in ogni città. Andrea Brundu - 38326
ç 52 CAPITOLO 2 | THÉAH Nomi I nomi Inish sono composti di due parti: il nome proprio e il cognome, detto anche “nome di clan”. A causa dell’occupazione Avalon e Montaigne, il complicato sistema tradizionale di nomi di clan è stato abbandonato a favore di uno più semplice. Molti nomi di clan usano il prefisso “O” oppure “Mac”, come O’Blaind o MacMárín. “O” significa “nipote di”, mentre “Mac” indica “figlio/a di”. Perciò un eroe chiamato Keelan O’Keelan è “Keelan nipote di Keelan”. Nomi comuni maschili: Abbán, Ádhamh, Aidan, Barrfind, Barrie, Brady, Carey, Ceallach, Donagh, Dónal, Dubhán, Enda, Ennis, Fearghal, Finn, Keelan, Lochlainn, Mannix, Riordan, Séaghdha, Teige, Torin, Uilleag Nomi comuni femminili: Aideen, Aignéis, Bébhinn, Blaind, Brígh, Catlín, Clodagh, Dáríne, Deirdre, Éabha, Eavan, Ena, Fionnuala, Gobnait, Íde, Keelan, Léan, Maeve, Máirín, Mór, Neassa, Nóra, Órlaith, Siobhán Paesi e Villaggi Se confrontate con le grandi città di Théah, quelle di Inismore sono appena paesi e villaggi. La capitale, Donega, è appena un decimo delle capitali di Avalon e Montaigne, Carleon e Charouse. Donega Donega è la più prosperosa città di Inismore, principalmente grazie alla pesca e ai commerci con Avalon, ed il sito della Pietra di Fål. La città cadde sotto una maledizione nel 600 AV, ma O’Bannon, ritornato anni dopo, ruppe la maledizione versando il suo sangue sulla Pietra di Fål. La città è circondata da un fossato, da mura alte oltre venti metri e altre fortificazioni. Dunkeen Per lungo tempo centro del dominio Avalon, Dunkeen è oggi una città commerciale, punto di partenza di molte rotte commerciali, comprese quelle che terminano a Montaigne e Vodacce. Donega può essere la capitale, ma nessuno può negare che Dunkeen sia il volto di Inismore per il resto del mondo. Darwah Darwah è la seconda più grande città dell’isola e commercia quasi esclusivamente con le Marche delle Highland. È dominio della famiglia O’Toole, la dinastia che O’Bannon spodestò al suo ritorno. Non è un segreto che gli O’Toole abbiano “sentimenti contrastanti” nei confronti di O’Bannon, ma non hanno fatto nulla per sabotare il suo regno… finora. Forze Armate “Non temere un esercito di lupi guidato da una pecora, temi un esercito di pecore guidato da un lupo.” — proverbio Inish La forza militare di Inismore è formata per il 90% da reclute non addestrate e per il 10% da professionisti. Sono quest’ultimi a preoccupare i nemici di Inismore. Il tipico esercito Inish è formato da un’orda di folli con gli occhi spiritati, guidata da pochi singolari individui lucidi, che usano tattiche difficili da anticipare, persino per i generali meno convenzionali. Chiunque abbia affrontato gli Inish sa che si troverà certamente in inferiorità numerica e che, contro una tale orda imprevedibile e sanguinaria, perderà almeno la metà dei suoi uomini. Gli Inish non possiedono una flotta armata, ma hanno inviato centinaia di volontari a servire con i Cani di Mare di Elaine. Forti dell’esperienza marinara di generazioni e della reputazione di selvaggi, gli Inish sono considerati il flagello delle onde. Rapporti Attuali Secondo le altre Nazioni di Théah, Inismore è soltanto la sorellina sboccata di Avalon, nulla più che un’appendice. Non ha una flotta armata, un esercito regolare né un’economia indipendente; di conseguenza non è una minaccia militare, tanto meno economica. Non vi sono ambasciate, ma anche se ci fossero chi vorrebbe mai incontrare un re tanto zotico? Andrea Brundu - 38326
ç 7TH SEA - MANUALE BASE 53 “Montaigne è come una vecchia gran dama. Se per un capriccio momentaneo decidesse di indossare un cappello antiquato a una festa, riporterebbe la moda indietro di un secolo.” — Val Mokk Ciò che per qualcuno è decadenza, per altri è semplice quotidianità. Montaigne brilla come uno zaffiro incastonato nella costa occidentale di Théah: è un centro di moda e cultura, patria di alcuni degli artisti più rinomati e ospita alcune delle più fantastiche opere architettoniche dell’umanità. Fino a tempi recenti, Montaigne e Castille erano impegnate in una guerra di confine, che ha richiesto un pesante tributo al popolo. I bottini di guerra sono però affluiti nei forzieri dei ricchi. Il territorio è costituito da una campagna ricca e piatta, irrigata naturalmente da molti fiumi, acri di verde fin dove può spingersi lo sguardo. Le piccole fattorie sono numerose, poiché a Montaigne non si spreca la terra, se non è usata per un giardino o una costruzione allora sarà coltivata. Oltre alle fattorie, a Montaigne vi sono vaste città e grossi villaggi. Un viaggiatore può camminare per giorni senza incontrare altro che le casupole dei contadini, ma appena giunto in città si troverà di fronte un'incredibile visione di grandi palazzi e ostentata ricchezza. Queste città sono oasi metropolitane, quasi completamente separate dalla landa circostante. Mentre la plebe di Montaigne fatica quotidianamente per compiacere i propri signori e nutrirsi, le classi più agiate non sembrano conoscere la parola “moderazione”. Tutte le politiche sociali e governative ruotano attorno a Léon Alexandre, l’Empereur di Montaigne. Il Re Sole, come alcuni poeti lo hanno battezzato, è il centro attorno a cui ruotano schiere di nobili a partire dai duchi, che controllano le provincie. Il re ha suddiviso il territorio in parti più piccole, ciascuna gestita da un duca, il quale può avere sotto di sé un qualsiasi numero di marchesi che si occupano della gestione quotidiana. Ciascun duca fa regolarmente rapporto a Léon sullo stato delle sue terre. Questi rapporti, invariabilmente, assicurano che tutto sia perfettamente in ordine. Se dovessero mai sorgere difficoltà, ci si aspetta che siano ripianate ben prima di giungere all’Empereur. I paesani di Montaigne sono gente semplice. Hanno un’educazione minimale, grandi famiglie e vite calme e rispettabili. Fino a poco tempo fa i giovani dai quindici anni in su erano coscritti nell’esercito e inviati a combattere sul confine contro Castille. Molti sono morti e altri sono tornati con ferite e mutilazioni. Montaigne Montaigne Andrea Brundu - 38326
ç 54 CAPITOLO 2 | THÉAH Con un’intera generazione persa in guerra, molti campi sono ora coltivati da figlie e mogli, spesso vedove. Un tempo tutti i matrimoni si celebravano in primavera, ma con la guerra è nata una nuova usanza. In inverno, quando i combattimenti subivano un rallentamento, molti giovani ricevevano una licenza per tornare a casa a sposarsi ed erano incoraggiati a procreare il più in fretta possibile. Dopo tutto, Montaigne ha sempre bisogno di nuovi soldati e nuovi agricoltori. Presso la nobiltà invece, è uso non avere mai più di due o tre bambini. Le ragioni sono altrettanto pratiche di quelle dei connazionali plebei: a Montaigne solo il figlio maggiore eredita terre, titoli e ricchezze. Nonostante sia prudente avere più di un erede – dopo tutto è impossibile prevedere lo svolgersi degli eventi – un numero maggiore di tre è considerata cattiva educazione. Questo non si applica, ovviamente, all’Empereur e alle sue nove figlie. Mentre i popolani sono diretti e ospitali, la nobiltà ha fatto dell’allusione un’arte. Nelle corti nessuno dice mai esattamente ciò che pensa, ci si barrica dietro metafore e precedenti di tutti i tipi, preferendo usare citazioni astute anziché semplici parole. Questo tipo di conversazione può confondere uno straniero, perciò molti diplomatici non apprezzano il loro incarico, nonostante l’ottimo cibo e alloggio. Tutto ciò spinge a cercare di apparire innocui e insignificanti. I Montaigne preferiscono fare giochi di parole su questo disagio e il massimo della maleducazione è costringere qualcuno a dare una risposta diretta, specie su argomenti controversi. Spesso il loro dibattere diventa giocosamente doloroso, quando si discute di temi seri con apparente leggerezza, in modo tale che nessuno possa parlarne direttamente. Coloro che sono abbastanza astuti da eccellere in questi giochi delicati godono di grande considerazione. Un altro gioco molto amato è l’intrigo, assieme al suo cugino: lo scandalo. Se non accade nulla di interessante durante una stagione, qualcuno si premurerà di inventarlo. Gli ospiti stranieri notano una ludica malizia nei modi dei Montaigne. Molti considerano l’abitudine alle conversazioni allusive e la pratica dell’indiretto solo come un tratto nazionale, ciò rende i Montaigne spie ideali, persino quando sono sospettati di doppiezza. Inoltre, poiché la Nazione del Re Sole definisce gli standard in materia di abbigliamento, arte e costume, i suoi cortigiani sono benvenuti pressoché ovunque e hanno facile accesso a corti estere e informazioni preziose. Da quando l’esercito ha espulso la Chiesa del Vaticinio da Montaigne, e l’intero Paese è stato scomunicato, i nobili si sono goduti la loro rinnovata libertà. Decadenti sino all’estremo, hanno tanto denaro da non sapere cosa farne; costruiscono quindi palazzi stravaganti, pagano artisti affamati per dipingere ritratti alti più di quattro metri e sponsorizzano archeologi per recuperare artefatti Syrneth che possano indossare alle feste. I nobili non hanno nulla di meglio da fare che stare a guardare mentre si fanno scherzi fra di loro. Per contrasto, i popolani vivono nel timore di essere parte di un Paese senza dio, e mentre la nobiltà non ne fa un dramma, la popolazione affamata ne è rimasta scossa e potrebbe arrivare a uccidere per questo. Il Territorio Per gli stranieri, Montaigne è bella, alcuni potrebbero dire “perfetta”. La popolazione la chiama “la nazione più gloriosa di tutta Théah”. La terra è generosa, il suolo fertile, le montagne ricche di minerali e le coltivazioni si estendono per chilometri. Le città sono un riflesso del paradiso, tanto grandi da non poter essere attraversate a piedi in un solo giorno. I porti sono pieni di attività e commerci. Le corti e i palazzi sono superiori a tutti gli altri del continente. Dallo Stretto di Avalon a nord sino alla città di Rogne nel sud, dalla Baia Schiumante a oriente sino alla popolosa città di Arisent a ovest, Montaigne è una nazione colta e civilizzata, una terra di abbondanza. Ogni acro disponibile è coltivato, ogni vena di minerale – non importa quanto modesta – è sfruttata per produrre ferro e acciaio e ogni albero considerato abbastanza cresciuto per essere usato è abbattuto in modo da far posto ad altre fattorie. A differenza di Castille, che ha beneficiato dell’attenta guida della Chiesa, la gente di Montaigne non ha lavorato per preservare la sua terra mentre la sfruttava. Accademici ecclesiastici Andrea Brundu - 38326
ç 7TH SEA - MANUALE BASE 55 in visita hanno più volte illustrato le probabili conseguenze di uno sfruttamento intensivo e della mancata rotazione delle culture. Eppure non vi sono prove della correttezza di queste affermazioni e la pressione causata dalla guerra ha spinto in direzione opposta. Il territorio di Montaigne è vario: grandi foreste, catene montuose e vaste pianure. Per la maggior parte è formato da una pianura erbosa regolare, perfetta per l’agricoltura. Il clima è mite per tutto l’anno, senza temperature estreme, siccità o fenomeni violenti. Le temperature invernali raramente scendono sottozero e l’escursione termica annuale in molte regioni è di appena una decina di gradi. Foreste grandi e piccole punteggiano il panorama, mentre numerosi fiumi attraversano la campagna. L’effetto è incantevole e rinforza l’atmosfera invitante per molti. La capitale, Charouse, si trova al centro di un’immensa depressione, uno dei punti più bassi di tutto il Paese. A sudovest della città l’inclinazione del terreno crea una serie di dolci colline che dividono i pascoli, mentre verso est un uomo può marciare per più di una g i o r n a t a prima di scorgere un cambiamento nell’orizzonte. Questa regione include alcune delle più importanti coltivazioni dell’intera Nazione, grazie al suolo ricco di minerali e nutrienti. È anche la parte più difendibile quindi sede ideale per la capitale. A ovest di Charouse si elevano Les Sommets Blancs (“I Monti Bianchi”), la più alta catena montuosa del Paese, i cui picchi innevati raggiungono i tremila metri. Il Fiume Sinuese attraversa la capitale, per poi formare il lago omonimo e quindi prosegue sino al Mare della Vedova, creando una rapida via commerciale verso le altre Nazioni. Nel nord si trova Muguet, il più grande porto di Montaigne e la provincia è la più celebre in Théah. Forse per questo il Duca di Muguet, Edouard Allais, ignora i consigli o gli ordini di tutti tranne quelli della famiglia reale; questo modo di fare ha attirato molti dei Montaigne più indipendenti e anche alcuni stranieri. La provincia di Doréhas ha guadagnato una reputazione simile grazie alle azioni di Pierre Flaubert de Doré, che ha recentemente speso una fortuna per bonificare le paludi attorno a Pourisse, divenendo il più grande allevatore del Paese quasi dall’oggi al domani. Il commercio di carne dalla sua provincia frutta un introito senza pari nella Nazione e contende il primato di Charouse sul bestiame. Nonostante cortigiani e nobili abbiano apertamente osteggiato questa scelta, la famiglia reale non ha ancora preso posizione, forse sono troppo preoccupati dalla moda per occuparsi della carne. A est di Charouse, oltre le pianure, si trova il territorio Eiseniano ottenuto grazie al Trattato di Weissburg: la foresta di Lock-Horn, il cui nome deriva dal periodo in cui Avalon occupò Montaigne settentrionale. Il legno di questa foresta si è dimostrato una risorsa inestimabile, nonostante la pericolosità del luogo: quasi due dozzine di persone, compresi due stregoni Porté, che si sono addentrate sotto la volta sono scomparse. Tutto ciò che è rimasto di loro sono tracce insanguinate che portavano sino ai rami più alti degli alberi prima di sparire. Andrea Brundu - 38326
ç La Gente Spesso detti spregiativamente “Girasoli”, i Montaigne sono considerati agili e molto puliti. I nobiluomini sono ben rasati, mentre le nobildonne sono attente a mantenere trucco e pettinatura in linea con la moda della stagione. Il colore più diffuso per occhi e capelli è il castano, ma ci sono alcuni casi di occhi azzurri e capelli biondi. Gli uomini spesso nascondono i lineamenti delicati dietro una corta barba o un paio di baffetti ben curati, mentre le donne accentuano gli zigomi ben fatti con un’aureola di capelli. I popolani si tagliano i capelli una volta l’anno, all’inizio della primavera, in modo da avere in inverno capelli lunghi e barbe folte che tengano loro caldo. Il vestiario dei popolani non è però molto elaborato, se questo costituisca uno stimolo o un ostacolo all’identità individuale è tuttora oggetto di dibattito. Alcuni sostengono che siano i nobili, non i plebei, a sembrare tutti uguali, poiché cercano di mantenere costantemente il proprio look secondo la moda del momento. Classi Sociali Montaigne è la nazione di Théah con le più marcate differenze sociali, tanto economicamente quanto filosoficamente. La popolazione è strutturata secondo un rigido sistema di caste, che la suddivide in una serie di classi facilmente identificabili, dalla famiglia reale alla assai ignorata plebe. All’apice della nobiltà vi è la Famille Royale, piccola, ma con un potere assoluto sul Paese. Ne fanno parte solo l’Empereur (un titolo recente, fino a poco tempo fa era “Re”) Léon Alexandre de Montaigne, con sua moglie – l’Imperatrice – i loro parenti più stretti e i parenti del precedente monarca. Al momento l’Empereur ha nove figlie, ma nessun figlio, un grave problema per la discendenza reale. Morella Alouse Giacinni – una Strega del Fato di Vodacce e terza moglie dell’Empereur – non è stata in grado di dargli un erede maschio, ma solo una femmina, Dominique, che non mostra alcun talento per la stregoneria. La precedente moglie dell’Empereur, Castilliana e madre delle tre figlie precedenti, morì di “afflizioni femminili” qualche tempo fa. Sotto i reali si trova la noblesse (o “vera nobiltà”), formata dai duchi e dai marchesi. I più importanti tra loro sono i duchi, i nobili con terre, che portano i nomi dei dominatori del Paese sin dalla sua fondazione. Sono però i marchesi, loro fratelli, che controllano il grosso della ricchezza e delle risorse della nazione. Vivono nelle più remote parti delle provincie che amministrano in ogni dettaglio. Vi è poi la petite noblesse o, come è più conosciuta, la “nobiltà minore”. Sono personaggi molto ricchi, ma privi di terre e delle responsabilità ad esse associate. La loro ricchezza – che alcuni hanno ereditato, altri ottenuto con l’inganno – è una conseguenza delle straordinarie risorse del Paese. La sua origine è indifferente, ma costituisce il tratto distintivo di questi individui, che vivono vite stravaganti, prendendo parte a tutte le cerimonie della nobiltà, evitando però la politica e gli scontri tanto comuni tra l’élite. Accanto alla petite noblesse – e sotto duchi e marchesi – c’è anche la noblesse errante. Si tratta di nobili che hanno perso, in qualche modo, la propria posizione e sono divenuti diplomatici, cortigiani o dignitari del trono. Paix e Buchéare sono inondate 56 CAPITOLO 2 | THÉAH Andrea Brundu - 38326
ç 7TH SEA - MANUALE BASE 57 da centinaia di burocrati che aumentano a ogni nuova generazione. I doveri di molti erranti e il rispetto che ricevono dipendono dal nobile a cui si sono legati. Ottenere i servigi di qualcuno con magia o ambizione è assai desiderabile. I cortigiani – abili popolani – tendono a cavarsela un po’ più facilmente, il loro ruolo è principalmente quello di intrattenere e impressionare la nobiltà con le loro capacità. Poeti, giullari, jenny (prostitute), attori, scrittori, artisti e ciarlatani, appartengono tutti a questa vasta classe sociale. Mercanti e sacerdoti abbastanza ricchi possono ottenere, tra i cortigiani, quasi lo stesso rispetto della nobiltà, ma senza un’adeguata conoscenza delle “regole” è facile insultare la corte e per estensione il nobile che la ospita. La prima classe non strettamente legata alle corti è quella degli accademici, che ha riscosso nuova popolarità con il recente aumento delle esplorazioni. Sebbene gli studiosi, specie i filosofi, siano tradizionalmente molto rispettati a Montaigne, lo studio dell’archeologia sta diventando rapidamente un segno di distinzione. Molti noblesse hanno diversi accademici al proprio servizio, compreso un archeologo, e molti – consapevoli della loro apparenza frivola – si sforzano di creare grandi biblioteche private per invogliare altri studiosi a legarsi a loro. Di recente, anche mercanti e artigiani hanno cominciato a ottenere una particolare considerazione. Molti appartengono alla Lega Vendel, che garantisce loro un profitto superiore a quello dei “liberi professionisti”. I Montaigne più ricchi possono convincerli a praticare la loro arte esclusivamente in una certa regione, accumulando prestigio per sé e un aumento dei profitti per gli artigiani. Per la nobiltà questi professionisti sono una risorsa troppo preziosa per essere ignorata. Infine, all’ultimo gradino della scala sociale c’è la plebe. Le immense città fortificate e gli elaborati chateaux, vanto della Nazione, sono stati costruiti con il sudore del popolo. La vita di un popolano a Montaigne è dura, specie se confrontata con quella dei loro eguali di altre nazioni, come i contadini di Vodacce. Le loro vite sono consumate da settimane lavorative di almeno sessanta ore, durante le quali vecchi, figlie e vedove si occupano dei milioni di acri di terra di proprietà dei nobili. Etichetta “Faites-vous tout petit.” (“Rendetevi insignificanti.”) — Anonimo I nobili di Montaigne rifuggono il confronto diretto, si parlano tramite assistenti, inviati, messaggeri e cortigiani, mentre a corte sfruttano metafore e astuzie per evitare la conversazione. Se messi alle strette, spesso evitano di guardarsi negli occhi. La sottigliezza sostituisce il bisogno di dire qualcosa ed è considerata una qualità ben più alta dell’onestà. La sottile arte di seguire la corrente è onnipresente a Montaigne: ben pochi nobili hanno il coraggio di iniziare una moda. La miriade di mode diverse è dovuta al fatto che molti vengono costantemente consigliati su come agire e come vestire. L’organizzazione di feste, sebbene comune, è un’esperienza micidiale e molti preferiscono finanziare un evento altrui che darne uno proprio. Perciò può accadere che passi un intero anno senza che sia diano feste in luoghi diversi da Paix, Charouse e Crieux, dove si sono riuniti coloro che hanno abbastanza coraggio da iniziare le mode. Citare un precedente è molto comune tra i nobili. Quando conversano con stranieri, i Montaigne spesso dicono frasi fuori contesto, che confondono e annoiano i visitatori. Questo ha portato a numerose situazioni disastrose, dato che molti ambasciatori – una volta offesi in tal modo – vorrebbero non tornare più, se non fosse per i magnifici giardini e la bellissima collocazione dell’Ambasciata di Paix. Questo non è caso dei popolani che sono gentili e accoglienti, nonostante la loro vita dura. Anni di umiltà hanno insegnato loro a non lamentarsi della sfortuna e nonostante lo squallore in cui vivono, solo puliti e fiduciosi. Chi visita Montaigne spesso si lamenta dei modi rozzi e volgari della gente, ma chi evita le città non ha che buoni ricordi del suo viaggio. Andrea Brundu - 38326
ç Abbigliamento Mentre i popolani sono fortunati a potersi permettere un secondo cambio d’abito prima della morte, la nobiltà indossa tutto ciò che è di moda al momento ed è lesta a raddoppiare il proprio guardaroba della stagione se qualcuno parla bene di un nuovo sarto. Gonne eccessive, gioielli costosi e uno stuolo di valletti per portare tutto il bagaglio sono parte integrante della moda Montaigne. Gli stregoni Porté più esperti possono essere, di solito, identificati dai guanti e dai cosmetici usati per coprire le brutte macchie che hanno su mani e braccia. Gli abiti sono realizzati con innumerevoli materiali, inclusi broccato, velluto, seta, trine, lino e satin. Il blu reale e l'oro sono le tinte tipiche della nobiltà, ma nell’abbigliamento dell’élite si può trovare qualsiasi sfumatura, purché accesa. Le decorazioni floreali in stile rococò scintillano su giacche e gonne, dando all’Impero del Sole il lustro e lo splendore della regalità. I colori scuri sono considerati orrendi e alcuni dei Montaigne più sciovinisti considerano un insulto che uno straniero li indossi a corte. Montaigne impone il proprio stile a molte altre nazioni, grazie all’opera della Mode du Lac (la Società della Moda), un gruppo dell’alta società che stabilisce tutti i principali canoni dell’abbigliamento. In tempi recenti la Mode du Lac si è avvicinata alla Lega Vendel, che l’ha aiutata a diffondere il suo messaggio in cambio della possibilità di discutere gli stili degli anni a venire. Gli uomini, in generale, seguono i dettami della Mode du Lac, mentre il guardaroba femminile diverge leggermente se le regine di Théah hanno deciso di adottare un altro stile. Cibo I nobili di Montaigne si godono carne, pesce, formaggio, latte, burro, vino, cereali, verdure, spezie e una varietà di cibi esotici provenienti da tutta Théah. Al momento è molto in voga la cucina Vodacce. La gastronomia Montaigne è, attualmente, la più fantasiosa del mondo e le sue scuole di cucina sono celebri per la creatività e le misture esotiche. L’ultima passione dei nobili sono le melagrane e i meloni che vengono importati dai mercanti Vodacce. I tartufi sono considerati una prelibatezza e gli chef hanno cominciato ad assoldare allevatori che addestrino i maiali a cercarli. I mercanti non sono usi alla dieta raffinata dei loro superiori, ma fanno comunque ottimi pasti. Il loro desinare quotidiano include verdure fresche, vini, carni, formaggi e pane. I prodotti Castilliani stanno diventando più economici, ora che l’economia dei vicini orientali si sta riprendendo dalla guerra. L’Empereur sperava di acquisire una parte delle ricche campagne di Castille per sé, ma la ricchezza del Paese porta comunque i frutti di Castille alla sua tavola. La dieta della plebe è semplice: vecchi fagioli, pane raffermo, lattuga marcia, cavoli, rape, vino troppo invecchiato e acqua sporca. Ogni giorno i contadini raccolgono prodotti di buona qualità, destinati a ingrassare le pance della nobiltà o ad essere esportati, mentre coloro che hanno faticato per produrli muoiono di fame. Logicamente, i popolani nascondono un poco di quanto raccolgono ogni mese, ma devono stare attenti: un eccesso attirerebbe l’attenzione degli esattori delle tasse. Costumi I Montaigne godono nel ridicolizzare il prossimo, finché il gioco è divertente. Quasi tutti riconoscono l’importanza dell’umorismo, persino quando è usato contro di loro, ma c’è un confine sottile che non deve mai essere attraversato. Quando la derisione va troppo oltre – e un Montaigne intelligente sa quando ciò accade – il balgueur (“chi offende”) sarà rapidamente ostracizzato dalla società bene. Non è insolito che chi ha il gusto del ridicolo sia molto popolare, finché non fa un passo falso; molti cortigiani specializzati nella critica sociale si trovano senza un mecenate un attimo dopo avere detto una parola di troppo in una situazione delicata. Per assurdo, però, se una situazione è tanto delicata da essere considerata esplosiva, ci si aspetta che tutti si buttino nel “gioco” in modo da ridurre lo stress, un particolare che molti stranieri non colgono mai. Il contatto fisico è ambiguo: mariti e mogli non si toccano in pubblico (eccetto forse quando ballano), ma non è insolito per loro abbracciare pubblicamente un cortigiano o un amico, che questi sia sposato o meno. Anche toccare la mano o il petto di un amico e dare un buffetto al volto di qualcuno mentre si ride sono comportamenti accettabili. 58 CAPITOLO 2 | THÉAH Andrea Brundu - 38326
ç 7TH SEA - MANUALE BASE 59 Arte e Musica Come per l’odierna filosofia, Montaigne è all’avanguardia nell’arte e nella musica. Alcuni credono che i grandi artisti siano attirati nella Nazione grazie ai molti nobili mecenati. A prescindere dal motivo, Montaigne è divenuto il vivaio di ogni forma di creatività e produce nuovi artisti quasi più velocemente di quanto il pubblico possa vederne. La musica tradizionale – che predilige arpe e strumenti a corda, con alcune percussioni – è lenta e ripetitiva, quasi fosse adatta ai funerali. Un musicista sta cercando di cambiare tutto questo; il suo nome è Wolffrond von Hazel (HOTS-el) e nonostante abbia solo sette anni è forse il più grande talento musicale dell’ultimo secolo. Nato ad Eisen (“da dove vengono tutti i più grandi compositori”), von Hazel è giunto a Montaigne con i genitori durante un viaggio volto a pubblicizzare il suo talento, alla ricerca di un mecenate volenteroso (ossia ricco). Ha trascorso gli ultimi mesi a Paix e ha trovato molti estimatori tra i signori di Montaigne. Nomi Come ogni altro elemento della società Montaigne, i nomi sono legati alla posizione sociale. Per esempio, il nome corretto di un nobile è preceduto dal titolo, quindi dal nome proprio, dal cognome e, infine, dalla congiunzione “de” seguita dalla provincia che governa (i membri della famiglia reale sono gli unici a potersi fregiare del titolo “de Montaigne” al posto della provincia). La petite noblesse può scegliere di trasmettere il nome che preferisce. Neppure i sacerdoti sono legati al sistema di nomi della nobiltà, anzi perdono il proprio quando prendono i voti. Vescovi e cardinali hanno a volte anche cinque o più nomi. Per esempio il Vescovo Jules Corentin d’Auguereau Crepin d’Agneau servì sotto l’Alto Cardinale Michel Jean-Claude Desaix de Mirielle Sarnin. I mercanti hanno nome e cognome, mentre i plebei e i loro figli hanno solo il nome proprio, dato che raramente lasciano i villaggi natii. In alcuni casi i nomi di questi villaggi, paesi o provincie divengono, se necessario, cognomi. Andrea Brundu - 38326
ç Nomi comuni maschili: Ambroise, Blaise, Cédric, Daniel, Denis, Eugène, Félix, Gérard, Guy, Henri, Jacques, Jules, Luc, Marc, Martin, Pierre, Rémy, Sébastien, Victor, Zacharie Nomi comuni femminili: Allette, Andrée, Arielle, Blanche, Camille, Cosette, Dominique, Estelle, Francine, Georgette, Henriette, Irène, Julie, Lydie, Nicole, Philippine, Roseline, Sylvie, Vivianne Religione Fino ai primi del 1600, la popolazione di Montaigne era assai devota; molti trovavano conforto nelle parole dei rappresentanti della Chiesa. Durante i regni di Léon XII e Léon XIII, la fibra spirituale della nazione cominciò a indebolirsi per mancanza di morale. Da quel momento l’influenza della Chiesa sulla nobiltà si è ridotta rapidamente. Oggi la nobiltà di Montaigne si oppone apertamente alla Chiesa, promuovendo libri all’indice e movimenti secolari. Il supporto finanziario alle chiese è cessato e quelle che restano sono pesantemente tassate. Un clima peccaminoso pervade l’intera Nazione. Con sempre meno abitanti a seguire i dettami della Chiesa è calato anche il numero delle vocazioni. I popolani, tranne una cospicua parte dei servi della nobiltà, temono di essere dannati. Hanno notato il cambio di mentalità dei nobili, sebbene chi è loro più vicino ne ignori gli eccessi (o se ne renda complice). La Chiesa ha fatto tutto il possibile per aiutare le masse impoverite, appellandosi anche alle corti perché ne alleviassero le pene. Molti sacerdoti però hanno cominciato a ignorare le tribolazioni del popolo dopo che i soldati dell’Empereur hanno consegnato loro scrigni colmi d’oro come “dono della popolazione”. Oggi a Montaigne non ci sono più Cardinali e tutti Vescovi sono scomparsi o in eremitaggio, lasciando monsignori e preti soli di fronte alla responsabilità di guidare i loro greggi. Tra la paura sempre più crescente del popolo e gli eccessi edonistici della nobiltà, il ruolo del clero Vaticino sopravvissuto è davvero difficile. Governo “L’Empereur è un ubriaco rabbioso e non è mai sobrio.” — Modo di dire comune tra i popolani di Montaigne Gli stranieri trovano la politica di Montaigne confusa, persino gli ambasciatori che ne hanno familiarità a volte non sanno con chi parlare e chi evitare. L’impressionante numero di cliché politici da evitare e le enormi reti di contatti, ciascuno con legami personali – spesso esplosivi – può far tremare persino le Streghe del Fato meglio addestrate. È però un sistema funzionale che – in qualche modo – una volta riposti i pugnali e accantonate le minacce di morte, ottiene i giusti risultati, anche se raramente con l’approvazione generale. “Mostratemi una legge di Montaigne e io vi mostrerò qualcuno che dissente” dice un proverbio. Dall’inizio della Guerra della Croce, le dimensioni di Montaigne sono raddoppiate. Le necessità dei suoi monarchi sono divenute sempre più importanti e la ricchezza della nobiltà è cresciuta in proporzione. 60 CAPITOLO 2 | THÉAH Andrea Brundu - 38326
ç 7TH SEA - MANUALE BASE 61 Economia “Quando la petite noblesse si veste bene quanto me, allora il Paese è ricco, prospero e forte. Quando lo fa un mercante, allora è tempo di nuove tasse.” — Empereur Léon XIV Montaigne ha uno dei più alti standard di vita di tutta Théah, mentre i dazi reali sui mercanti garantiscono che i forzieri dello stato siano sempre colmi. Il Paese consuma e importa più beni, cibo e ferro grezzo di ogni altra nazione. La nobiltà acquista tanto cibo, oggetti d’artigianato, manodopera e pietra da superare la somma della produzione interna e delle importazioni. Tutto questo crea un equilibrio economico precario e una potenziale catastrofe che, per ora, non si è ancora manifestata. A Montaigne si usano tanto i soleil (SOL-hey), che prendono il nome dal sole di Montaigne punzonato su una faccia delle monete, quanto i Guilder. Le monete recenti hanno il profilo dell’Empereur punzonato sul retro, mentre quelle più vecchie, sempre più rare, hanno le spade incrociate simbolo dei Moschettieri. Ovunque, mercanti e artigiani accettano entrambe le valute, anche se molti danno il resto solo in soleil. Forze Armate Anni fa, le forze armate di Montaigne erano considerate nobili e austere, il giusto braccio armato per una potenza mondiale. Di recente però, le loro dimensioni sono triplicate grazie alla coscrizione, indebolendo di conseguenza le famiglie – soprattutto quelle di popolani e contadini – che sono la spina dorsale della Nazione. Al tempo stesso, la struttura di comando si è indebolita, pochi nobili si prendono la briga di servire e sempre più spesso ufficiali inesperti – compresi popolani con grande talento, ma nessuna preparazione – sono costretti a prendere il comando. Le sconfitte del Re Sole a Castille sono state una dura lezione per tutti… tranne che per i ricchi. Molti hanno aumentato i propri beni grazie al bottino di guerra, mentre altri hanno visto figli e figlie morire in terra straniera. Si vocifera che l’Empereur abbia reclamato per sé oltre metà del bottino delle navi Castilliane catturate nella Baia Schiumante. L’Alto Ammiraglio della Marina è un altro problema. Si chiama Alceste Valois de Praisse III ed è, senza alcun dubbio, il più ostentato comandante militare degli ultimi tempi. Nato tra gli aristocratici, continua a vivere come si confà al suo lignaggio, spendendo più tempo tra le corti e le dimore dei suoi pari che a compiere il proprio dovere, mentre assicura all’Empereur che non vi sono pirati che li minaccino direttamente. Di recente ha ordinato alla potente flotta Montaigne di uscire di pattuglia, lasciando il porto di Crieux indifeso e aperto a traffici illegali. I Moschettieri Soldati scelti dell’esercito, i Moschettieri ricoprono molti ruoli importanti nella Nazione, dal far rispettare la legge del re allo scortare i nobili attraverso territori pericolosi, sino a compiere servizi speciali per la famiglia reale. Quando si arruolano fanno solenne giuramento all’Empereur e ricevono una spada, un tabarro e un moschetto, simboli della loro autorità. L’impugnatura della spada è realizzata apposta dai fabbri reali; il tabarro mostra l’emblema del sovrano sul petto e sulla schiena; mentre il moschetto è di ottimo acciaio, con intarsi in argento e il fleur de lis sul calcio. I Moschettieri sono scelti da un consiglio di venti dei loro futuri camerati e il loro numero è fissato a mille. Per mantenere il corpo in efficienza, i vecchi soldati si ritirano, mentre nuove reclute sono ammesse nei ranghi a ogni primavera. Ciascun Moschettiere combatterà fino alla morte per proteggere l’onore di un altro, e poiché sono tanto legati devono porre grande fiducia nel giudizio e nella lealtà dei camerati. La Guardia Fulmine La guardia personale dell’Empereur è nota come “Guardia Fulmine” ed è formata dai migliori tra i Moschettieri. La guardia esiste da 600 anni e serve esclusivamente l’Empereur. Sono devoti e convinti, duellanti abilissimi e puri difensori della sovranità reale. Quando è necessario agiscono come corrieri, scorta, guardie del corpo, investigatori o ambasciatori del Re. Andrea Brundu - 38326
ç Attuali Rapporti Avalon Nonostante il continuo susseguirsi delle dominazioni Montaigne ad Avalon sia ormai un ricordo, e i commerci attraverso lo Stretto siano più vivaci che mai, tra le due Nazioni esistono ancora vecchi rancori. Oggi entrambi i Paesi sono sull’orlo di nuovi conflitti e affrontano gravi problemi interni, che fanno passare queste antiche ostilità in secondo piano. Castille Gli abitanti di Montaigne non hanno mai rispettato i Castilliani, invidiando la loro ricca agricoltura e le esportazioni, oltre a considerare con fastidio l’usanza della siesta. La nobiltà di Montaigne ha considerato la guerra come una santa causa, un colpo contro il predominio morale della Chiesa, ma persino le classi più basse consideravano i Castilliani indegni delle loro ricchezze e vedevano nella guerra la giusta risposta ad anni di offese ricevute durante negoziati e dispute sui confini. Eisen Nonostante il Trattato di Weissburg abbia posto fine alla guerra tra Montaigne ed Eisen, l’ostilità rimane. I Montaigne si sono fatti nemico Eisen, anche se questo può non sembrare a chi è rimasto estraneo al conflitto. Entrambe le parti hanno intrapreso manifesti scambi di risorse, inclusi alcuni generali Eiseniani inviati presso i campi di addestramento Montaigne. Le Nazioni Pirata Attualmente la marina Montaigne passa molto tempo a difendere i vascelli commerciali dai pirati. La Lega Vendel si è recentemente offerta di fornire ulteriori navi mercenarie come scorta, ma l’Empereur non ha degnato di attenzione la proposta. Confederazione Sarmatiana Il voto ai plebei? Assurdo. Portate del vino e non parliamone più. Ussura I contatti tra Montaigne e Ussura sono sempre stati scarsi. La distanza è tale che è molto più semplice negoziare con altre Nazioni. Eppure… l’Empereur spesso interroga nobili e dignitari in visita sulle terre e le genti di Ussura, facendo intuire che potrebbe imbarcarsi in un’altra avventura militare, quando i suoi attuali svaghi artistici gli verranno a noia. Finora non ha discusso apertamente i suoi piani, ma alcuni generali gli suggeriscono di volgersi a ovest o a nord invece che a est. Vestenmennavenjar Montaigne mantiene i contatti con i Vesten soprattutto mediante la Lega e i suoi agganci economici, mettendo però a dura prova le loro risorse. Se non fosse per una serie di dazi imposti dall’Empereur e dai suoi consiglieri, le costanti macchinazioni della Lega Vendel avrebbero già causato un aumento della tensione fra le due Nazioni. Nonostante le differenze, Montaigne e Vesten concordano che il lusso è sprecato per il resto di Théah quando Montaigne è pronta a pagare ciò che la Lega Vendel chiede. Vodacce I rapporti commerciali tra Montaigne e Vodacce sono sicuramente i più stabili e proficui dell’intero continente, per ragioni disparate, tra cui l’amore dei Montaigne nei confronti di tutto ciò che si produce in quel Paese, considerato “più alla moda della moda”. Si dice anche che l’Empereur, che è riuscito a inimicarsi o alienarsi ogni altra Nazione, stia lavorando per una prossima alleanza politica. 62 CAPITOLO 2 | THÉAH Andrea Brundu - 38326
ç 7TH SEA - MANUALE BASE 63 “Tutti sono uguali. Persino i re.” — Lucjan Wyrzyk Nell’Est si trovano due regni uniti sotto una singola Corona, che molti abitanti di Théah chiamano “Confederazione Sarmatiana”. A metà del 1500 il Re di Rzeczpospolita (comunemente detta “Rzeplita”) era anche Granduca della vicina Curonia e riunì i due Paesi. Questo portò a una serie di compromessi, voluti dalle aristocrazie dei due regni, per limitare il potere regale e alla creazione di un parlamento: la Sejm. Nel 1667, il Consiglio Reale, formato da sedici nobili e vescovi Vaticini, non riusciva più a operare a causa della corruzione e delle fazioni politiche. Il vecchio Re, ormai moribondo, non aveva quasi più potere e la Confederazione stava morendo. Il figlio del re trovò una cura per il veleno che affliggeva i due regni, rendendo la Confederazione la terra della Libertà Dorata. La Libertà Dorata ha reso ogni cittadino della Confederazione nobile, dandogli il diritto di votare nella Sejm e provocando un drammatico cambiamento nei rapporti di forza all’interno del Paese. Elevando i comuni plebei alla stessa dignità dei nobili, ogni persona ha oggi la stessa voce e la medesima autorità. Contemporaneamente, nei luoghi più oscuri della Confederazione, continuano a sentirsi antiche voci. I dievai – potenti entità che si nascondono nell’ombra di foreste, crocicchi e cimiteri – promettono potere a chi sia disposto a fare un patto con loro. Il Territorio A Rzeczpospolita (reh-ZEHKS-pos-poh-lee-tah) le estati sono calde e piovose, gli inverni freddi e con costanti nevicate; e pare sempre soffiare un vento gelido da nord. Politicamente, la Confederazione è divisa in due Nazioni: Rzeczpospolita a sudovest e Curonia a nordest. A causa delle sue dimensioni presenta moltissimi tipi di terreno. La maggior parte di Rzeczpospolita è composta da pianure e acquitrini, con numerose foreste sparse un po’ ovunque; la Curonia invece è quasi tutta paludosa, eccetto per la Foresta Sandaras, un luogo infestato dove solo i più coraggiosi osano mettere piede. Il fiume più grande, il Sejm (ribattezzato così dal parlamento con voto unanime cinquant’anni fa), attraversa l’intero Paese, nasce presso Sousdal in Ussura, tocca Bodorigum e Wawelec, per poi proseguire verso Vodacce e, infine, piegare in direzione della Baia di Stróż. Il Sejm costituisce una rapida via commerciale verso il Sud e Ussura lo usa per trasportare merci attraverso la Confederazione, pagando forti dazi a ogni sosta. Confederazione Sarmatiana The Sarmatian Commonwealth Andrea Brundu - 38326
ç Cultura La Confederazione è governata da un Re e una sorta di parlamento detto “Sejm” composto, fino a poco tempo fa, da una singola camera di sedici potenti nobili e sacerdoti Vaticini, che conquistavano i propri seggi mediante manovre politiche, commerci e minacce di rivolta contro la Corona. Progressivamente la monarchia aveva rinunciato a molti diritti a favore del Sejm, ma tutto questo è appena cambiato. L’evento più importante nella storia della Confederazione – e nella storia dell’intera Théah – risale ad appena diciotto mesi fa: Sarmatia era sull’orlo del collasso, paralizzata da una norma detta liberum veto, che permetteva a ogni rappresentante (detto “poseł”, plurale “posłowie”) di bloccare qualsiasi legge, cancellando ogni possibile dibattito o voto. Un poseł poteva dichiarare “Nie pozwalam!” (“Non lo permetto!”) e tutto era finito. La norma era stata introdotta per riflettere l’uguaglianza tra i membri del Sejm, ma sfortunatamente il cinismo e l’interesse politico avevano ostacolato il buon funzionamento dell’assemblea. Il Re – Stanisław I – era già sul letto di morte, mentre l’erede designato, suo figlio Stanisław II, cercava un modo per salvare il regno rompendo la paralisi del Sejm. Una notte, rinchiuso nella Biblioteca Reale, la sua ricerca diede i suoi frutti: tutti i decreti reali erano soggetti al veto del Sejm, eccetto uno. L’unica libertà non sottratta al Re da accordi e trattati: il diritto di concedere titoli nobiliari. Fu così che il figlio leale condusse il Re di fronte al Sejm – trasportato sul suo letto da mezza dozzina di servi – per un ultimo decreto prima della morte. Il vecchio parlò e i segretari trascrissero le ultime volontà del Re. Il sovrano annunciò che tutti i cittadini della Confederazione erano ora da considerasi nobili – concedendo a tutti il titolo di “Sir” o “Madama” – e, di conseguenza, ogni cittadino aveva diritto di voto nel Sejm. Con quest’ultimo decreto il Re trasformava la Confederazione in una vera e propria democrazia. Il Sejm aveva solo trenta giorni prima che il decreto divenisse operativo e non poteva opporsi. Di fronte alla possibilità che un singolo cittadino potesse porre veto su ogni legge, l’assemblea decise rapidamente – e all’unanimità – di rimuovere il liberum veto. Poche ore dopo, il Re sopravvisse a un attentato grazie a suo figlio e alla di lui fidanzata, una Strega del Fato di Vodacce. Stanisław I è ancora vivo, a malapena, e suo figlio sta cercando di accumulare sostegno politico sufficiente per succedergli. Oggi, ogni cittadino della Confederazione può, se lo desidera, votare nel Sejm. Non tutti lo fanno, ma tutti sanno che potrebbero farlo. Se il Sejm decidesse l'entrata in guerra della nazione, all’esercito basterebbe presentarsi in massa e votare contro; se decidesse di alzare le tasse, tutti i membri delle gilde potrebbero opporsi. I Sarmatiani non nascondono il proprio orgoglio, poiché Théah non aveva mai visto una vera democrazia fin dalla nascita del Vecchio Impero. Classi Sociali Sebbene la Confederazione abbia ancora un’aristocrazia, la linea di demarcazione tra nobili e plebei è ormai incerta: i nobili sono ancora potenti, i plebei ancora poveri, i mercanti ancora ricchi, ma la perdita del diritto esclusivo di votare e legiferare ha intaccato lo status della nobiltà. Chiunque può presentarsi al Sejm e chiedere una votazione. Certo, molti di questi “voti popolari” sono fallimentari, ma quando un intero villaggio si presenta a votare, allora comincia la vera politica. Lentamente, di settimana in settimana, di mese in mese, un passo alla volta, il potere e i privilegi della nobiltà vengono erosi. Le due nazioni della Confederazione hanno molto in comune e il passare del tempo ha prodotto una sorta di mescolanza, una voce unitaria, nonostante si mantengano profonde differenze culturali. La principale diversità fra i due paesi è la religione. Mentre i rzeczpolitani sono devoti Vaticini – fino al fanatismo in alcuni casi – i curoniani venerano gli dei e gli spiriti di una fede più antica. Entrambi si considerano guerrieri sacri e benedetti, ma la fonte di questa benedizione non è la stessa. Alcuni rzeczpolitani considerano i curoniani eretici e, allo stesso modo, alcuni curoniani vedono i rzeczpolitani come traditori delle vecchie divinità. Entrambe le nazioni, tuttavia, tollerano queste differenze per il bene di Sarmatia. L’intera Confederazione è fortemente influenzata dal suo vicino, l’Impero della Mezzaluna. Le mode, lo stile, il cibo e le filosofie di questa terra straniera 64 CAPITOLO 2 | THÉAH Andrea Brundu - 38326
ç 7TH SEA - MANUALE BASE 65 hanno avuto un profondo impatto. Le mode della Mezzaluna – quali lunghe giacche, turbanti e cinture elaborate – hanno preso piede sia tra la nobiltà, sia tra il popolo; e la szabla, la spada più popolare nella regione, ha una straordinaria somiglianza con la scimitarra della Mezzaluna. Sarmatismo L’elemento culturale più forte nella Confederazione è il “Sarmatismo”, una sorta di cavalleria ispirata alle gesta di uomini nobili e coraggiosi che un tempo governavano Rzeczpospolita. Molti lo consideravano una moda passeggera, ma il bisogno della nobiltà di distinguersi dal popolo ne ha fatto qualcosa di più. I nobili hanno cominciato a indossare abiti in voga secoli fa (cappotti lunghi e bordati di pelo detti “żupan”, alti stivali da cavallerizzo, ampie cinture di tessuto dette “pas kontuszowy”), a portare i baffi folti – gli uomini – e i capelli lunghi e a treccia – le donne – ma soprattutto la szabla, una sciabola lunga e ricurva. Un grosso cappello con una piuma arrogante completa l’immagine ideale di un nobile Sarmatiano. Questo stile si è ben presto esteso a mercanti e popolani, fino alle frange più povere della popolazione. Coloro che non possono permettersi tali stravaganze, di solito, indossano tuniche e pantaloni di lana e cotone, mentre chi può comprare una sola parte del completo, porta la pas kontuszowy, una cintura di tela. I nobili continuano a portare il costume Sarmatiano completo – come i Senatori Numanari indossavano la toga bianca per identificarsi come giusti e onorevoli – così da dichiarare al mondo: “Non sono un signore egoista e corrotto, sono un nobiluomo retto.” Il Sarmatismo è penetrato anche in Curonia, ma per ora ha influenzato solo la nobiltà. La popolazione non sembra impressionata da questo costume e preferisce le sue tradizioni. Nomi Le due nazioni della Confederazione hanno ciascuna il proprio linguaggio e di conseguenza nomi diversi. Nomi maschili rzeczpolitani: Aleksander, Anastazy, Andrzej, Bartłomiej, Błażej, Bogumił, Cezary, Czesław, Dariusz, Dawid, Dobromir, Eligiusz, Franciszek, Gaweł, Gracjan, Grzegorz, Henryk, Herakliusz, Ignacy, Ireneusz, Iwo, Izydor, Janusz, Jan, Jarosław, Jerzy, Jeremi, Kajetan, Konrad, Lesław, Maciej, Marceli, Marek, Mirosław, Michał, Piotr, Przemysław, Roch, Seweryn, Teofil, Wacław, Walery, Wielisław, Wojciech, Ziemowit, Zygmunt Nomi femminili rzeczpolitani: Adelajda, Agnieszka, Aleksandra, Barbara, Beata, Czesława, Dorota, Danuta, Eligia, Elżbieta, Gracja, Grażyna, Hanna, Helena, Ignacja, Janina, Józefa, Katarzyna, Karolina, Lidia, Łucja, Magdalena, Małgorzata, Marianna, Mirosława, Nadzieja, Natalia, Pelagia, Radomiła, Ruta, Sabina, Teodozja, Urszula, Władysława, Zofia, Zyta Nomi maschili curoniani: Adomas, Albertas, Andrius, Antanas, Aras, Ąžuolas, Bronislovas, Bronius, Darijus, Daumantas, Erikas, Gabrielius, Giedrius, Gintaras, Gvidas, Herkus, Ignas, Juozapas, Juozas, Jurgis, Kasparas, Kęstutis, Leonas, Matas, Mindaugas, Modestas, Mykolas, Nojus, Petras, Pilypas, Pranciškus, Raimondas, Ramūnas, Valdas, Valdemaras, Viltautas, Visvaldas, Žydrūnas Andrea Brundu - 38326
ç Nomi femminili curoniani: Agnė, Aldona, Amalija, Audra, Daina, Daiva, Dalia, Danutė, Emilija, Estera, Gabija, Giedrė, Gintarė, Ieva, Ilona, Jadvyga, Janina, Jelena, Kamilė, Katrė, Laima, Lėja, Lilija, Lina, Liucija, Miglė, Milda, Rasa, Rožė, Rūta, Saulė, Solveiga, Svajonė, Ugnė, Urtė, Valerija, Viltautė Valuta Sia in Rzeczpospolita che in Curonia, la moneta corrente è lo złoty, coniato solo nella capitale e suddiviso in cento grosz. Tuttavia, a seguito della Libertà Dorata, il Guilder è diventato preminente e ha lentamente eclissato złoty e grosz. Cibo I pasti serviti sulle tavole rzeczpolitane, popolane o nobiliari, sono un insolito miscuglio di sapori e consistenze che abbraccia diverse culture. Si possono trovare i piatti tradizionali dei due Paesi, ricette dall’Impero della Mezzaluna e da Vodacce, unite a sapori di Eisen. I piatti tradizionali comprendono ricche creme e uova, oltre a una speciale salsiccia chiamata kiełbasa, quasi onnipresente. Il bigos, lo stufato del cacciatore, include carne (per i popolani spesso interiora di mucca), crauti e cavolo fresco. La żurek, una zuppa acida di avena, è molto popolare. In effetti, le zuppe sono il piatto forte del tipico pasto rzeczpolitano, accompagnate dai pierożki, piccoli tortini fritti ripieni di carne speziata a piacere, divenuti molto popolari anche a Castille e a Montaigne. La gastronomia curoniana ha molto in comune con la sua vicina, ma possiede anche sapori unici. Maiale e patate sono diffusi quanto la pasta ripiena, tra cui il cepelianai, farcita con selvaggina, formaggio di malga e funghi. Si esportano mirtilli, una novità per il palato di molti abitanti di Théah. La marmellata di mirtilli rossi, in particolare, è tanto popolare nelle corti e nelle campagne di Avalon che la Regina Elaine ha inviato navi nella Confederazione solo per acquistarne quantità incredibili. Religione La Chiesa del Vaticinio è stata una potenza a Rzeczpospolita sin dal 14° secolo, ma nonostante i suoi sforzi non è riuscita a spazzare via le “sciocche superstizioni” che costituiscono le antiche credenze nazionali. La Confederazione è stata irremovibile nel conservare queste tradizioni. Sebbene vi siano molte chiese, che fanno del loro meglio per diffondere il Messaggio, la maggioranza della popolazione conserva la sua devozione verso entità antiche e potenti. La Confederazione vive quindi uno strano sincretismo: da un parte la gente è devotamente Vaticina; dall’altra conserva ancora la sua vecchia fede. Il motivo è che gli antichi dei camminano ancora tra loro, non in senso astratto o metaforico: uno di loro potrebbe entrare dalla porta in qualsiasi momento. I Dievai Le antiche divinità sono dette dai sacerdoti Vaticini rzeczpolitani “czorts” – parola traducibile come “demoni” – ma la maggior parte dei Sarmatiani usa il termine curoniano “dievai” (singolare “dievas”), ossia “dei”. La Chiesa ha tentato di assimilare questi “dei” a santi o demoni, a seconda delle caratteristiche generali di ciascuno, con un certo successo. Tuttavia, fuori dalle mura sicure delle cattedrali, tutti sanno che non sono né l’uno né l’altro. Ambrose Davidson, un accademico di Avalon che visitò la Confederazione, rimase stupito dalla somiglianza tra i dievai e i Sidhe. “Questa è più di una mera coincidenza.” scrisse, “Le leggende di Avalon parlano di una perduta corte ‘unseelie’ (sacrilega) di Sidhe. Forse è qui che si sono perduti.” Ad un esame ravvicinato queste entità somigliano ai Sidhe di Avalon, ma vi sono delle differenze. Molti Sidhe sono come tempeste, distruttivi e impersonali. I dievai invece sono tutto fuorché impersonali: si travestono da mortali, divenendo compagni e amanti di eroi e si rivelano solo se smascherati. Camminano per le strade, entrano nelle case e nei castelli, spezzano il pane, bevono e conversano con i mortali tutto il tempo. Non si può mai dire se uno straniero sia umano o no, meglio essere prudenti ed educati. 66 CAPITOLO 2 | THÉAH Andrea Brundu - 38326
ç 7TH SEA - MANUALE BASE 67 Paganesimo curoniano I curoniani non sono devoti ai dievai, ma li riconoscono come potenti entità che possono cambiare una vita in un attimo. La fede curoniana non ha una gerarchia ufficiale, ma ciascuna città o villaggio ha un sacerdote o sacerdotessa che conosce i giusti riti per trattare con gli spiriti. Questi personaggi mantengono la propria posizione in virtù delle loro conoscenze, non di poteri sovrannaturali. Tuttavia, proprio in virtù di tali conoscenze è probabile che possiedano capacità magiche grazie ai patti stretti con i dievai. Questa è la forma più comune di interazione con i dievai: baratti (la parola curoniana è “sanderis”). La Chiesa del Vaticinio li chiama “Patti con i Diavoli”. Per motivi sconosciuti, forse solo per divertimento, i dievai cercano sempre opportunità per scommettere, barattare o scambiare incredibili poteri con gli umani… a un prezzo. Un patto con un dievai può prevedere qualcosa di semplice, come la perdita dei capelli, o di prezioso come un figlio primogenito. Forse si sarà costretti a servire il dievai per un anno e un giorno, oppure a portare una spada d’argento che pare avere volontà e obiettivi propri. La Chiesa considera il rapporto con queste entità pericoloso per il corpo e per l’anima, ma non può fare molto altro. La gente ha trattato con i dievai per secoli prima che la Chiesa arrivasse e lo dichiarasse peccato. Ci sono villaggi che hanno rapporti e tradizioni legate ai dievai antichi di generazioni e smantellarli richiede tempo, più di quanto la Chiesa sia disposta a dedicare al compito. Perciò il clero ha accettato, pur con riluttanza, la presenza dei dievai nelle loro vite, non potendo fare molto al riguardo. Governo Il Sejm è un’assemblea, un tempo formata esclusivamente da nobili e sacerdoti, che aveva grande potere nel definire il destino della Confederazione. Tuttavia, dopo la Libertà Dorata, ogni cittadino ha quello stesso potere. Questo ha trascinato la nobiltà giù dal suo piedistallo, costringendola a considerare ogni petizione proposta dal popolo. Infatti esiste una nuova carica: lo stróż (“guardiano”), un popolano che siede nel Sejm osservando i lavori. Se una votazione è imminente, questi corre fuori dal palazzo e suona una campana, per informare tutta la capitale che si sta per votare. La posizione non è ufficiale, ma dopo due tentativi di votazioni segrete nel mezzo della notte la popolazione ha sentito la necessità dello stróż. Diversi personaggi si danno il cambio per essere sicuri che vi sia sempre uno stróż presente. Andrea Brundu - 38326
ç Il Re Il Re è il monarca meno potente di tutta Théah. Svolge il ruolo di rappresentante della Nazione, stabi - lendo ambasciate all’estero, mentre il suo castello è residenza dei diplomatici stranieri. Può legiferare, ma il Sejm può porre il veto con maggioranza semplice. Ovviamente una maggioranza semplice è un po’ più difficile da ottenere oggi, rispetto a quando il Sejm aveva solo sedici membri (vedi sotto per maggiori dettagli). Il Re ha inoltre il potere di conferire titoli nobiliari, ma essendo ogni cittadino ormai nobile questa facoltà è divenuta superflua. Il potere regale è limitato dagli Articoli di Walezy, firmati dal Re e dal Sejm a metà del 1500, che affermano: Il Re è scelto dal Sejm; il suo erede non ottiene il trono. Il Re non può promulgare nuove leggi o tasse senza l’approvazione del Sejm. Il matrimonio reale deve essere approvato dal Sejm. Il Re non può dissolvere il Sejm. Il Re dovrà creare un gruppo di consiglieri che supervisionino le sue decisioni. Il Re non può dichiarare guerra senza l’approvazione del Sejm. Il Re dovrà finanziare un esercito regolare. Il Re dovrà proteggere la libertà reli - giosa di tutti i cittadini. Il Re può essere rimosso dalla sua posizione con un voto a maggioranza del Sejm. Il Vecchio Re è un uomo buono e un regnante giusto, ma la sua vita è agli sgoccioli. Il popolo adora suo figlio, il Principe della Confederazione, e già lo chiama Stanisław II, certo della sua elezione da parte del Sejm, ma in realtà ben poco è sicuro in questi tempi turbolenti e il Principe ha molti nemici. Stanisław II si è recentemente sposato con una donna di Vodacce, Domenica Vespucci. Domenica ha fatto parte del gruppo che ha salvato il Vecchio Re dall’attentato successivo al decreto della Libertà Dorata. È una Strega del Fato, e sebbene molti dubi - tino delle sue intenzioni nello sposare il Principe, padre e figlio le affiderebbero le loro vite e quelle dei loro sudditi. Andrea Brundu - 38326
ç 7TH SEA - MANUALE BASE 69 Il Sejm Il Sejm oggi è un parlamento bicamerale diviso in una camera alta (il Senat o “Senato”) e una camera bassa (Izla Poselska o “Camera dei Deputati”). La camera alta è formata dai membri originali, precedenti alla Libertà Dorata. Sono “vecchia nobiltà” abituata a controllare la Confederazione, e in realtà molti di essi considerano la camera bassa come inferiore senza farne mistero. La Izla Poselska è formata dalla “nuova nobiltà”, coloro che hanno ottenuto il titolo a seguito della Libertà Dorata. Non ha un numero ufficiale di seggi e deve essere convocata per ordine del Re, che agisce da moderatore, riconoscendo di volta in volta il diritto di parola. Il Vecchio Re credeva di morire presto, lasciando al suo successore il compito di presiedere la camera bassa. Nonostante molti siano felici che il Re viva ancora, spesso non è in grado di richiamare la camera all’ordine. Le leggi possono essere proposte da ambo le camere, ma devono essere approvate con la maggioranza da entrambe. Di solito la Izla Poselska non ama approvare le leggi proposte dal Senat e viceversa. Per fare in modo che una legge passi, la camera opposta tende ad aggiungere una nota alla nuova legge, così che entrambe ottengano ciò che vogliono. Slachta Dopo l’attentato contro il Vecchio Re, il Senat ha insistito per avere guardie per il Re e il parlamento. Stanisław inizialmente rifiutò, affermando: “Non siamo diversi dagli altri e la nostra posizione non ci pone al di sopra dei diritti altrui.” Dopo un lungo dibattito il Re accettò la proposta, ma pose alcune condizioni. Risorse così la slachta. Nell’antica Rzeczpospolita, la slachta era un ordine di cavalieri votati all’onore e alla protezione del Re e del Sejm. Coloro che oggi portano questo titolo si rifanno a quegli antichi ideali, proteggendo non solo la Corona e il Sejm, ma tutto il Paese. L’antico ordine è rinato dapprima all’interno della Sejm, rendendo cavalieri alcuni ufficiali, tra cui il Re scelse sei guardie personali. Oggi il Sejm usa gli slachta come ambasciatori, che portino i valori della giustizia e della Libertà Dorata ben oltre i confini di Rzeczpospolita. Forze Armate L’esercito è formato principalmente da volontari di entrambe le Nazioni, anche se Curonia fornisce appena un terzo del totale. È il più grande esercito regolare di Théah e, a causa dei suoi numerosi scontri con l’Impero della Mezzaluna e Ussura, anche uno dei meno convenzionali, contando su rapidità di movimento, invece di forza bruta. I reggimenti più celebri sono gli ussari alati (“Husaria”), senza alcun dubbio la cavalleria più temuta del continente. Armati di lance, sciabole e delle loro particolari armature decorate con ali, caricano in battaglia senza alcun paura. Le piume, i nastri e le ali fanno di una linea di ussari uno spettacolo tanto intimidatorio da far fuggire in preda al panico eserciti cinque volte più numerosi con una sola carica. L’arma più comune tra gli ufficiali è la szabla, o sciabola rzeplitana. Simile alla scimitarra della Mezzaluna, è un’arma ricurva a un taglio e molto rapida. Solo la punta, detta pióro (“penna”), è affilata su entrambi i lati. La szabla è un simbolo di onore e prestigio, portarla non è considerato un diritto, ma un privilegio che deve essere acquisito e conservato. Usata in origine solo dai nobili, oggi è diventata anche un segno di solidarietà tra nobiluomini e popolani, poiché solo coloro che dimostrano vero coraggio, fedeltà e onore possono portarla. Attuali Rapporti I rapporti della Confederazione con i suoi vicini sono, nel migliore dei casi, delicati. L’improvvisa e turbolenta riforma politica ha causato molta preoccupazione. Avalon A causa della distanza, la Confederazione ha scarsi rapporti con le Isole Incantate, ma la situazione politica ha indotto i corsari di Elaine a farsi più audaci e a spingersi nei mari meridionali. Il Vecchio Re non prestava troppa attenzione a questi eventi, ma Stanisław II ha assoldato navi mercenarie per sorvegliare le rotte commerciali della Confederazione, assicurandosi che i Cani di Mare siano accolti a cannonate se si avvicinano per depredare un vascello mercantile. Alcuni avevano suggerito che il Principe prendesse in moglie Elaine, così da stringere una grande alleanza. Stanisław II ha seriamente preso in considerazione l’ipotesi, ma ha dovuto piegarsi alla volontà Andrea Brundu - 38326
ç di suo padre, che desiderava sposasse una donna di Vodacce. Il Principe è consapevole che la situazione in cui si trova Elaine è pericolosa quanto la sua e spera di convincerla almeno ad un’alleanza politica, dato che ormai un matrimonio è fuori discussione (e forse lo è sempre stato). Castille Rispetto ad Avalon, Castille è più vicina alla Confederazione e non solo in senso geografico. Metà dei Sarmatiani è devotamente Vaticina, forse più di ogni altra popolazione di Théah. Il commercio tra le due nazioni è intenso lungo le rotte dei mari meridionali. Re Stanisław ha spesso sostenuto apertamente la Chiesa, nonostante sia riluttante a lasciare mano libera all’Inquisizione e abbia molti dubbi verso le più recenti attività del clero. Eisen Durante la Guerra della Croce, la Confederazione si rifiutò di prendervi parte… finché il conflitto non varcò il confine nazionali. I soldati curoniani e rzeplitani respinsero gli invasori a nord e a ovest, verso Eisen. Molti Sarmatiani disubbidirono agli ordini e continuarono a combattere, depredando le vicine terre Eiseniane già in rovina. Non c’è bisogno di dire che c’è ancora tensione. Montaigne Re Stanisław non è impressionato dal Re Sole. Sa dell’oppressione del popolo di Montaigne, della diffusa povertà, degli abusi, di tutto ciò che è contrario alla Libertà Dorata. La sua nazione ha rapporti diplomatici con Montaigne, ma il Re incontra raramente l’ambasciatrice, troppo impegnata a flirtare e a partecipare alle lussuose feste tenute dalla più ricca nobiltà della Confederazione. Le Nazioni Pirata La Confederazione ha un rapporto conflittuale con La Bucca. Per anni il Re ha usato i Bucanieri per proteggere le sue navi commerciali. “Pagarli ora o pagarli dopo.” era il suo motto. Ora che il Re è prossimo alla morte, il Sejm ha una visione molto più draconiana: “Bucanieri e pirati sono tutti uguali! Negoziare con loro è come negoziare con i propri rapitori." Ussura Ussura non ha porti accessibili tutto l’anno e deve appoggiarsi ad altri, tra cui la Confederazione, per i suoi commerci marittimi. Ussura è uno dei più importanti alleati commerciali della Confederazione e la sua vicinanza all’Impero della Mezzaluna e al Catai spiega da sé gli stretti legami tra i due paesi. Vestenmennavenjar Stanisław I fu lungimirante a riconoscere nel Guilder la moneta del futuro. Una singola valuta utilizzata in tutto il mondo, che renda scambi e diplomazia più semplici? Sì, assolutamente sì. Inoltre, i Vesten sono troppo lontani per essere una minaccia militare. Vodacce Złoczyńca na Zachodzie (“I malvagi dell’ovest”): così la Confederazione chiama i suoi vicini di Vodacce, che tengono in pugno i commerci sui mari meridionali e non intendono rinunciarvi. La Confederazione e Vodacce saranno sempre ai ferri corti, finché i rapporti di forza sui mari non diverranno più equilibrati. Tuttavia, mettere i famosi Principi Mercanti gli uni contro gli altri – come sapeva fare il Vecchio Re – in passato è stata un’ottima strategia. Con l’età però l’astuzia del sovrano si è spenta e i suoi successi sono diventati fallimenti. Stanisław II, se mai dovesse giungere al trono, avrà davanti a sé una grande sfida: stabilire nuovi rapporti con i Principi di Vodacce, scoprire le loro piccole gelosie e usarle a suo vantaggio. È una strategia pericolosa, ma l’alternativa è molto, troppo, costosa. 70 CAPITOLO 2 | THÉAH Andrea Brundu - 38326
ç 7TH SEA - MANUALE BASE 71 “Condividi il calore o muori di freddo.” — Detto Ussurano Dai picchi innevati ai mari interni, attraverso le grandi pianure, gli abitanti di Théah guardano a Ussura con sdegno e pietà. La sua religione è retrograda – dicono – e la popolazione incolta. Danzano sotto la luna, lungo le sponde dei fiumi, senza pensare anche solo lontanamente a modi di vivere civili. Peggio ancora, gli usi della nobiltà sono simili a quelli della plebe. Una cosa è certa: Ussura non ha futuro. Mentre parlano però, nei loro occhi si scorge la paura, e quando avvistano il panorama innevato, persino i mercanti più audaci abbassano la voce… perché le foreste di Ussura hanno buone orecchie. Nel buio della notte, quando il vento soffia dalle montagne e ulula attraverso gli alberi, le famiglie si riuniscono attorno al fuoco e narrano dei Leshiye, antichi spiriti che portano benedizioni e maledizioni. La più grande tra loro è Matushka, colei che si aggira nelle foreste e che spazza con la sua scopa i bambini che trova fuori casa con un rapido “Tsk, tsk”. Se poi i bimbi non la trattano con il giusto rispetto li butta nel calderone per farne stufato. Ussura non è una terra gentile e prospera, ma i suoi abitanti hanno un cuore umile e buono, grazie alle lezioni apprese dal gelido inverno Ussurano. La Nazione Ussura è coperta di neve e ghiaccio per quasi tutto l’anno, quando non è ghiacciato il suo terreno è fangoso. Non esistono strade, dighe o qualsiasi altra struttura che ricordi l’architettura moderna, persino le capanne sembrano primitive se confrontate con la casupole dei paesani nel resto di Théah. Uno studioso in visita scrisse: “Gli Ussurani non vivono nel presente, ma cinquecento anni nel passato.” Se si guarda con attenzione però, Ussura è ben diversa da come appare a prima vista e i suoi abitanti sembrano ben nutriti, quasi non vivessero in una tundra gelata. La popolazione riesce a coltivare campi in una terra che dovrebbe essere sterile, ha grande fortuna nel cacciare con le trappole e pesca pesci che farebbero diventare verde d’invidia qualsiasi pescatore Avaloniano. La terra sembra comportarsi in modo ostile solo verso coloro che non sono nati a Ussura: la selvaggina non si trova, bacche e funghi risultano sempre velenosi, perfino i punti di riferimento sembrano cambiare in base ai capricci di una volontà propria. Nel frattempo, gli Ussurani si muovono tranquilli in questo caos, chiedendosi perché gli stranieri trovino il loro Paese tanto inospitale. Dopo tutto, la Matushka dà loro tutto ciò di cui hanno bisogno e, se a volte è spietata, è solo perché vuole che i suoi figli siano forti. Ussura Ussura Andrea Brundu - 38326
ç La Gente Gli Ussurani sono di bassa statura e robusti. Di solito i popolani hanno occhi e capelli scuri, mentre i nobili, più esattamente i prescelti di Nonna Inverno, hanno occhi verde smeraldo che identificano il Dono. Gli uomini tendono farsi crescere folte barbe e a portare i capelli lunghi, mentre le donne raccolgono i capelli in una coda e li coprono con un fazzoletto detto babushka. L’incarnato di tutti è pallido e diventa presto rosso dopo un paio di bicchieri. All’estero, l’aspetto tipico Ussurano è considerato caricaturale, a causa dei grossi nasi tondeggianti e delle dita tozze, spesso callose. Come sopravvivono gli Ussurani nella loro terra innevata? “Questa è una buona domanda, ma la risposta è anche meglio” disse un celebre viaggiatore Ussurano. “La terra si prende cura di noi e noi ci prendiamo cura di lei.” Tale affermazione è più veritiera di quanto si creda. In Ussura, la terra stessa è viva, passa con gioia e fertilità da una stagione all’altra, e addirittura combatte assieme agli abitanti in tempo di guerra. Ciò non significa che gli alberi diano frutti a comando o che la vita dei contadini sia meno dura rispetto altrove. Significa solo che la terra è attenta ai suoi abitanti, ricompensa le buone azioni e punisce quelle malvagie. Se un contadino Ussurano lavora duramente per tutto l’anno, faticando e anteponendo il dovere ai suoi desideri personali, sarà ricompensato: non importa quanto sarà inclemente l’annata, i suoi campi produrranno e la sua famiglia avrà di che nutrirsi. Nessun invasore è mai riuscito a superare il primo fiume in Ussura. Le orde barbare del Catai sono morte di peste e di stenti. Gli intraprendenti guerrieri di Eisen parlano spesso duramente del generale Johann von der Velde, che guidò un attacco contro la provincia più meridionale di Ussura nel 523 AV. Il suo esercito fu ritrovato al disgelo, sepolto da una tempesta di neve nel pieno dell’estate. La filosofia di vita Ussurana si basa su tre principi: essere pratici, onesti e sinceri. “Se funziona, perché cambiare?” potrebbe essere il motto nazionale. Classi Sociali La popolazione di Ussura è divisa in due grandi classi: i mugichi (popolani) e i boiardi (proprietari terrieri). Questi ultimi incamerano una quota della produzione agricola come pagamento per la concessione d’uso delle loro terre. Tra i mugichi l’essere grossi e robusti è motivo di rispetto. Nei villaggi si svolgono spesso gare di forza fisica dal braccio di ferro alle corse, al tiro alla fune. Anche le donne possono partecipare a queste prove, ma tendono a preferire quelle in cui la resistenza compensi il deficit di forza. Tra i boiardi lo status ha più a che fare con la quantità di terra posseduta, che con la forza personale. Certo, si può ottenere rispetto vincendo un paio di gare alla fiera locale, ma un boiardo che possieda solo un fazzoletto di terra non sarà mai potente quanto uno che è padrone di centinaia di acri. All’apice della scala sociale si trova la famiglia reale, i più potenti boiardi di tutta Ussura. Il capofamiglia è detto Zar o Zarina. Il titolo, che deriva dalla Vecchia Repubblica, si trasmette di generazione in generazione e può passare da una famiglia all’altra a seconda del clima politico e militare. Abbigliamento Gli Ussurani indossano abiti lunghi e caldi, detti “caffettani”, stretti in vita e spesso in strati multipli per combattere il freddo. Coloro che possono permettersi dei lussi (i boiardi) di frequente fanno tingere gli abiti di rosso e arancione acceso. I boiardi, che oltre a possedere controllano di persona la propria terra, indossano sempre stivali rossi come simbolo della loro posizione. Cibo La dieta dei mugichi include zuppa di cavolo, rape, aglio, cetrioli conservati e marmellate. Il pane è servito a ogni pasto ed è, di solito, non lievitato; il tipo più comune è detto khleb. Le uova e il latte sono molto più comuni della carne, che appare sulle tavole solo quando i mugichi hanno il tempo per cacciare o piazzare trappole. I funghi, raccolti ed essicati per l’inverno, sono molto apprezzati. 72 CAPITOLO 2 | THÉAH Andrea Brundu - 38326
ç 7TH SEA - MANUALE BASE 73 Costumi Le estati brevi e gli inverni lunghi e inospitali determinano lo stile di vita Ussurano. Si lavora febbrilmente per tutta l’estate, cercando di terminare i raccolti in anticipo sulle prime gelate. In inverno gli abitanti passano la maggior parte del tempo all’interno delle loro piccole case. Amano l’alcol e una sorta di ubriacatura costante rende sopportabile il lungo isolamento invernale. Tutte le questioni gravi o importanti vengono discusse al tavolo della cucina, il cuore di ogni casa Ussurana, di fronte a un tè speziato (detto chay). In molte cucine vi è un forno a legna centrale, chiamato pechka, e gli ospiti sono spesso invitati a dormirvi vicino per restare al caldo. Nell’ultimo giorno della settimana, i mugichi si prendono un paio d’ore per venerare Matushka (ringraziando al contempo i Profeti) presso l’altare del villaggio. Di solito la cerimonia è diretta dall’uomo più sapiente della comunità, poiché molti villaggi non possono permettersi un vero sacerdote. La festività più importante dell’anno è il Giorno della Rinascita, il terzo di Corantine, quando si celebra l’anniversario del patto con Matushka. In questo giorno ogni Ussurano, di qualsiasi età, si punge il pollice sinistro con un ago e lascia cadere una goccia di sangue al suolo per aiutare a nutrire Matushka. La giornata è di solito trascorsa tra preghiere e canzoni. Durante l’inverno le famiglie stanno in casa, rilassandosi, narrando storie, facendo visita ai vicini, bevendo e giocando. Sin dalla sua introduzione, il gioco del mulino è diventato molto popolare, permettendo alle famiglie di trascorrere molte ore. Etichetta Ussura è mortalmente fredda e i villaggi distano spesso due settimane di cammino o più. Per questo motivo nessun Ussurano rifiuta mai ospitalità, eccetto nelle più incredibili circostanze. Rifiutare il cibo o negare a un viaggiatore un posto davanti al fuoco è come ucciderlo. Ciò ha creato la reputazione di generosità degli Ussurani. Un Ussurano sarà sempre disposto a condividere cibo, fuoco, liquore e persino il proprio giaciglio con un viaggiatore in difficoltà, ma si offenderà moltissimo se non troverà una disposizione analoga negli altri. Sarebbe come dirgli “Non mi importa se vivi o muori”. Gli Ussurani che viaggiano all’estero si sono ritenuti spesso offesi quando è stato loro chiesto di pagare per un pasto che credevano offerto. Queste discussioni, spesso degenerate in rissa, hanno contribuito alla fama di teste calde degli Ussurani. Andrea Brundu - 38326
ç L’educazione a tavola è poco formale e gli Ussurani hanno un atteggiamento rilassato nei confronti della nudità, dato che le loro saune sono comuni. Chi le frequenta si spoglia completamente prima di entrare, resta all’interno a sudare il più a lungo possibile e quindi corre fuori a strofinarsi con manciate di neve o a saltare in un ruscello gelato, prima di rivestirsi. Gli stranieri che hanno assistito a questo rituale sono rimasti a bocca aperta, non solo per la tranquillità con cui si spogliano davanti a degli estranei, ma anche per la resistenza a un tale brutale trattamento. Arte e Musica Gli Ussurani sono celebri per le loro statuette di legno e possono passare giorni a realizzare la mano di una bambola, non più grande del pollice di un uomo. Si tratta di un lavoro così minuzioso, dettagliato e preciso che spesso è impossibile individuare le giunzioni tra le singole parti. Ogni anno a Siev si svolge un grande concorso in cui artigiani del legno da tutto il Paese presentano i loro lavori migliori. I premi vengono assegnati dai boiardi che assistono alla gara e, nonostante varino molto di anno in anno, valgono sempre il viaggio. L’anno scorso il primo premio fu una magnifica slitta con quattro eccellenti cani. L’anno precedente furono venti acri di terra e il titolo di boiardo minore. La musica Ussurana è forte e potente, spesso leggermente fuori tempo: i temi colletivi e tradizionali sono più importanti dell’elaborazione della melodia. Molti canti sono spirituali e magnificano la terra. Alcune tra le più celebri fiabe per bambini sono state trasformate in canzoni, come il racconto del capofamiglia dei Riasanova ottenne l’abilità di tramutarsi nell’Uccello di Fuoco. La veridicità di queste canzoni resta ovviamente in dubbio. Nomi In Ussura i nomi di famiglia possono essere lunghi, complessi e insoliti. Alla nascita un mugico riceve un primo nome (detto “del Profeta”) come, per esempio, Pavel. Il cognome deriva dal nome del padre. La desinenza in -ova o -ovna denota una figlia (Ivanova, figlia di Ivan). Quella in -ov identifica il primogenito, mentre -vich i cadetti. È comune aggiungere la denominazione del paese o villaggio, così che la casa del bambino sia parte della sua identità. Per esempio, i figli di Ivan di Ekatnava potrebbero chiamarsi: Primogenito: Pavel Ekatnava Ivanov Secondogenito: Nikolay Ekatnava Ivanovich Altri figli maschi: … Ekatnava Ivanovich Primogenita: Makhaia Ekatnava Ivanova Altre figlie femmine: … Ekatnava Ivanova 74 CAPITOLO 2 | THÉAH Andrea Brundu - 38326
ç 7TH SEA - MANUALE BASE 75 Il primogenito di Pavel, Aleksei, userà il nome del padre come cognome, Aleksei Ekatnava Pavelov. Quando una donna si sposa aggiunge il nome del marito al proprio, come un ulteriore cognome con il suffisso -tova (per esempio: Iviana Brislav Petrovna diviene Iviana Brislav Petrovna Paveltova). I boiardi usano una versione semplificata di queste pratiche. Di solito portano il nome paterno modificato come cognome anche se a volte usano quello materno, spesso in base a quale dei due genitori sia di più alta nobiltà. A prescindere dai genitori, ogni boiardo usa sempre come ultimo il titolo famigliare, che indica da quale dei capi delle cinque Knias originali discenda. Questi cognomi, derivati dai fondatori (Novgorov, Vladimirovich, Pietrov, Riasanova e Pscov), sono diventati identificativi di dinastie, preceduti dal prefisso “v” (di). Perciò il figlio di un boiardo di famiglia illustre potrebbe chiamarsi Mikhail Ekatnava Elizavetov v’Riasanova. Nomi comuni maschili: Aleksei, Alexandr, Boris, Dimitri, Danil, Erema, Fyodor, Georgi, Ignati, Ilya, Kiril, Mikhail, Nikita, Pyotyr, Sergei, Taras, Timofey, Vasily, Vladimir, Yevgeni Nomi comuni femminili: Agafya, Anna, Avdotia, Darya, Ekaterina, Elizaveta, Galina, Irina, Ksenya, Larisa, Ludmila, Lyuba, Marya, Nina, Natalya, Natasha, Nastasya, Olga, Sofia, Tamara, Yelena, Yevpraskia, Zhanna Religione La Chiesa Ortodossa Ussurana è religione di stato. Combina la parola del Primo Profeta con la venerazione nativa dei Leshiye, dedicando grande attenzione alla matrona del pantheon, conosciuta come “Matushka”. Matushka è descritta come una vecchia donna matronale, con denti e unghie di ferro. I bambini, se la incontrano, devono stare molto attenti a comportarsi bene, visto che divora i maleducati, non sopporta gli impertinenti, ma ricompensa generosamente chi le mostra rispetto. Gli Ussurani sono convinti che la natura indichi loro il giusto comportamento e i visitatori che non comprendono questo aspetto del loro credo spesso sono confusi dalle loro usanze. La Chiesa Ortodossa ignora completamente il Secondo e Terzo Profeta, poiché considera il loro messaggio in contrasto con le rivelazioni del Primo. Come sempre “perché cambiare le cose che funzionano”? Questa decisione ha messo gli ortodossi in conflitto con il resto della Chiesa del Vaticinio e ci sono stati pochi contatti sin dalla venuta del Secondo Profeta. I Leshiye I Leshiye sono spiriti della natura della tradizione popolare Ussurana. Antichi e potenti, attraversano il Paese distribuendo benedizioni ai degni e maledizioni agli immeritevoli. Incontrare un Leshiye è sempre pericoloso, anche nel caso di quelli considerati benigni. Sono famosi per ricompensare i saggi e punire chi non mostra il dovuto rispetto. Un tempo considerati divinità, oggi gli Ussurani li credono… “altro”. La Chiesa Ortodossa li ha incorporati al credo del Profeta, un sincretismo che le altre Nazioni trovano bizzarro, ma gli Ussurani non possono negare l’esistenza di qualcosa che vive accanto a loro ogni giorno. Sono fedeli seguaci del Profeta, ma al tempo stesso riconoscono il potere dei Leshiye. Sebbene esistano innumerevoli Leshiye in tutta Ussura, solo alcuni sono più importanti degli altri. Matushka è la più riverita. Ha l’aspetto di un vecchia megera avvizzita con denti di ferro, che vola nel cielo dentro un mortaio stringendo in pugno un pestello. Gli Ussurani la chiamano anche “Nonna Inverno”, crudele e generosa al tempo stesso. Ai bambini si insegna a chiamare “Piccola Nonna” e a trattare con grande rispetto tutte le vecchie che incontrano, nel caso dovessero imbattersi proprio in lei. I rispettosi sono spesso ricompensati, gli irriverenti finiscono in pentola. Chernobog, detto anche “L’Ombra sulla Montagna”, sembra la controparte di Matushka. Maligno e crudele, pare distribuire solo maledizioni a coloro che lo disturbano. Gli Ussurani credono che viva sulla cima di un monte, scagliando fulmini contro gli sfortunati. Chernobog non ricompensa i degni e non tollera Andrea Brundu - 38326
ç gli ingannatori. La sua collera è improvvisa e spietata, da evitare a tutti i costi. Borovoi, “Il Camminatore dei Boschi”, è un essere alto e robusto, con denti e barba fatti di erba. Si dice che giunga in aiuto dei viaggiatori sperduti, oppure che li conduca ancora più nel profondo delle foreste, a seconda di come viene trattato. Vir’ava è conosciuta come la “Madre dei Boschi” e potrebbe essere – i racconti divergono su questo punto – la sorella minore o la figlia di Matushka. Forse entrambe le versioni sono vere. Poiché la si incontra sempre insieme a Borovoi, i due potrebbero essere marito e moglie. È di animo più caritatevole del Camminatore dei Boschi, ma è noto che conduca chi la offende dentro caverne abitate da orsi. Governo Lo Zar Lo Zar o Zarina, Custode del Consiglio della Knias, governa Ussura e la sua parola è legge. Alcuni dicono che Matushka non permetterebbe a uno Zar di restare al potere se non approvasse le sue azioni. Quando uno Zar muore, il Consiglio rispetta un breve periodo di lutto, ma non c’è urgenza per coprire il vuoto di potere. La successione non è automatica: prima di ereditare il titolo i figli dello Zar devono dimostrare di avere la stessa forza e capacità di comando del genitore. Attualmente Ussura si trova in una situazione di questo tipo. Il vecchio Zar era vedovo e disconobbe il figlio primogenito, Ilya Sladivgorod Nikolovich, quindi si risposò con una giovane principessa di Eisen, Ketheryna Fischler Dimitriova, nella speranza di 76 CAPITOLO 2 | THÉAH Andrea Brundu - 38326
ç 7TH SEA - MANUALE BASE 77 avere un nuovo erede. Sfortunatamente, lo Zar morì in circostanze misteriose e ora sia Ilya, sia Ketheryna sono in lizza per il titolo. La Knias Douma La Knias Douma è tecnicamente un’assemblea di consiglieri dello Zar. In circostanze normali, la Douma è il potere dietro al trono di Ussura, ma con l’attuale incertezza nessuno ha davvero del potere. Con poche eccezioni, i boiardi sono abili a manipolare gli Zar. Ci sono cinque seggi nella Douma, ciascuno assegnato in permanenza a una famiglia di potenti boiardi. Il primo seggio appartiene ai Novgorov (NOHVgoh-rohv), signori della provincia di Rurik – la più popolosa del Paese e che include la capitale, Pavtlow. I Novgorov controllano il grosso del commercio nel nordovest di Ussura, principalmente con la Lega Vendel. Il loro blasone rappresenta il Grande Lupo, il re di tutti i lupi. In quanto prima tra le famiglie, ricopre la posizione più prestigiosa nel consiglio – concessa ai discendenti dell’Arciduca che creò la Knias Douma e unificò le città stato di Ussura – e ha il diritto di votare per ultimi nel Consiglio. L’attuale capofamiglia è il giovane principe Aleksi Pavtlow Markov v’Novgorov. A causa della sua mancanza di ambizione e del suo umore imprevedibile non è a capo della Douma. Il secondo seggio va ai Vladimirovich (vlahd-eeMEER-oh-vich) di Veche, il cui simbolo è l'Avo Orso, il più grosso e feroce orso vivente. Il loro principato è il secondo per estensione, ma uno dei meno popolati. La sua città più grande, Siev, è un centro politico e mercantile. Veche, come la sua vicina Somojez commercia con l’Impero della Mezzaluna e la rivalità commerciale tra le due provincie ha messo a dura prova i rapporti all’interno della Douma. Il terzo seggio nel consiglio è dei Pscov (PIS-kov) di Somojez, che controllano una vasta regione appena a est di Eisen, ma la cui influenza si estende profondamente nel cuore di Ussura. La famiglia ha assorbito un po’ di cultura Eiseniana e il loro blasone sfoggia un drachen corazzato. Nella provincia si trovano alcuni dei più splendidi edifici religiosi – chiese e monasteri – e delle più importanti reliquie di tutta Ussura. Molti di questi sorgono nella catena montuosa di Sorivdgrastov, nel nord della provincia, e sono ferocemente sorvegliati dai Pscov. Molti Pscov discendono anche dal Granduca Vsevolod, santificato dalla Chiesa di Ussura per le sue opere, per questo la famiglia preferisce il titolo di “Tabularius” o “Guardiano della Fede” e la Chiesa Ortodossa è molto potente nella regione, dove si svolgono numerose feste religiose. La famiglia Riasanova (REE-ah-sah-noh-vah) di Gallenia ha il quarto seggio. Controlla la parte sudest di Ussura e commercia occasionalmente con i pochi Cataiani che viaggiano verso ovest. Il sigillo della famiglia è il leggendario Uccello di Fuoco, un falco il cui piumaggio riluce più di mille candele. Nonostante i Riasanova siano la famiglia più piccola della Knias, sono famosi per la loro ferocia e tenacia. I Pietrov (pee-EH-trohv) di Molhynia hanno l’ultimo seggio. Controllano tutta la parte settentrionale del Paese, ma scarsi rapporti commerciali. Il capofamiglia è un individuo inquietante, conosciuto come “Koshchei”, con la pelle cerea e l’aspetto cadaverico. Questo, unito alle voci secondo cui ha tenuto il seggio per secoli, ha creato numerose leggende sul suo conto. Il blasone di famiglia è modesto: un grande corvo in controluce davanti al sole. Economia Ussura esporta soprattutto pellicce, miele e cera d’api, mentre le importazioni consistono principalmente in spezie, vari tipi di alcol e acciaio. I boiardi sovrintendono a questi commerci, ottenendone un introito superiore a quello di qualsiasi mugico, non importa quanto laborioso. Il metodo commerciale più comune nel Paese è il baratto, poiché non esiste alcuna valuta ufficiale. Si è cominciato a diffondere il Guilder, ma con difficoltà, perché commercianti privi di scrupoli ne alterano il valore, rendendo sospettosi gli Ussurani. Come spesso questi dicono: “La mia famiglia non può mangiare denaro.” Andrea Brundu - 38326
ç Forze Armate Gli eserciti che hanno marciato contro Ussura hanno avuto tutti un tragico destino. Le legioni dell’Impero della Mezzaluna sono morte di malattia e stenti; le truppe del Catai ancora rifiutano di marciare a ovest, dopo la disastrosa invasione del IX secolo; i soldati di Eisen ricordano ancora il Generale Idun von der Velde, nipote del Generale Johann von der Velde, che tentò di lavare l’onta del fallimento del nonno invadendo Ussura nel 523 AV. Il suo esercito non ebbe sorte migliore di quello del suo antenato. Assenza di un Esercito Regolare Ussura non ha mai avuto bisogno di un esercito regolare per secoli. Molti boiardi mantengono piccole guardie di palazzo e lo Zar ha i suoi strelizzi. Non c’è neppure una flotta armata, eccetto le barche da pesca che attraversano la Baia del Padre Tetro. Superstizioni Nonostante i modi pratici e l’intelligenza solida, gli Ussurani sono molto superstiziosi e hanno numerose forme di scaramanzia per allontanare il malaugurio e altre disgrazie. Per anni gli abitanti hanno praticato esclusivamente rimedi popolari per i loro mali, fisici e mentali. Questo li ha spesso esposti al ridicolo nelle altre nazioni, ciononostante si tengono strette le loro credenze. La nascita di un bambino è celebrata piantando un albero. Finché l’albero cresce, così farà il bambino e se fiorisce altrettanto accadrà a lui. Una vecchia leggenda racconta di un figlio andato in guerra: nel giorno della sua morte, la madre vide l’albero-bambino appassire all’istante. A Somojez, i piccoli lanciano i dentini da latte sul tetto di casa, per chiedere a Nonna Inverno di dargliene uno di ferro in cambio. I fiori in numero pari sono riservati ai funerali e alle tragedie, in numero dispari alle altre occasioni. Perciò l’uso, imperante nel resto di Théah, di regalare a una fanciulla una dozzina di rose sarebbe considerato come una minaccia di morte da una giovane Ussurana. Si crede che ogni casa abbia un domovoi, gentile spirito guardiano. A volte questo spirito, che vive nel pechka al centro della casa, è burlone e infastidisce gli abitanti facendo piccoli scherzi come rubare un calzino o nascondere un coltello. Di solito però è amichevole. Attuali Rapporti Avalon Gli Ussurani considerano gli Avaloniani e i loro trucchi divertenti come poche altre cose. Ovviamente, se un Avaloniano usa le sue capacità per derubare o imbrogliare un Ussurano rischia di farsi un nemico per la vita. Gli Ussurani hanno la memoria lunga. Castille “Nonostante voi Castilliani siate un po’ testardi, i vostri cuori sono al posto giusto,” disse una volta un boiardo minore a un Vescovo in visita; questo sintetizza bene l’opinione Ussurana su Castille. Eisen “C ’è qualcosa di sbagliato in quella terra.” Questa è l’opinione generale riguardante Eisen, e poiché gli Ussurani tendono a equiparare gli abitanti al Paese, stanno molto attenti agli Eiseniani che incontrano, convinti che potrebbero impazzire in qualsiasi momento. Montaigne Gli Ussurani non nutrono altro che antipatia per i nobili di Montaigne. L’uso del Porté vicino a un Ussurano gli causa dolore fisico, e il tipico menefreghismo Montaigne lo disgusta. Le Nazioni Pirata Gli abitanti di Ussura non hanno problemi con i pirati, dato che la loro unica flotta sono i pescherecci nella Baia. Confederazione Sarmatiana Un miscuglio di ideali in conflitto – pericolosi, retrogradi, progressisti, superstiziosi e zeloti – da evitare a ogni costo. Chiunque sia abbastanza furbo da ingannare un demone, è in grado di ingannare chiunque altro. Vestenmennavenjar Gli Ussurani sono molto contenti dei loro rapporti con la Lega Vendel, attraverso la quale sono stati in grado di procurarsi diverse novità, tra cui acciaio e spezie. Vodacce Vodacce è un luogo confuso e pericoloso per un Ussurano, e le Streghe del Fato non sono mai da sottovalutare. 78 CAPITOLO 2 | THÉAH Andrea Brundu - 38326
ç 7TH SEA - MANUALE BASE 79 “Duecento anni fa razziavano e rubavano senza pietà. Cosa è cambiato? Hanno fuso le loro spade e ne hanno fatto delle monete.” — Fiona Costa Un tempo i Vestenmennavenjar erano i più temuti pirati dei mari settentrionali, uomini del Nord che salpavano dalle loro terre gelate verso sud, armati di spade e fuoco, pronti a prendersi ciò che volevano e ad abbandonare ciò che non gli serviva. Poi le genti di Vestenmennavenjar (VES-ten-mahn-NAHven-yar) sono cambiate, quasi trasformate. Per secoli la nobiltà, gli jarl, ha controllato il Paese, ma durante il 15° secolo si è trovata a corto di fondi. Come nel resto del continente, i nobili erano ricchi di terre, ma poveri di denaro, mentre i mercanti, i carl, erano bisognosi di protezione contro pirati e banditi. Questi ultimi si riunirono in una confederazione informale per proteggere i loro carichi e i loro investimenti. La confederazione stabilì il suo quartier generale nella città di Vendel, un noto e fiorente porto commerciale. Lo jarl locale, Eindridi Utterstrom, vide il potenziale insito in questa idea. Utterstrom era uno dei più potenti e famosi nobili Vesten, ma dopo aver perso tutti e tre i figli l’inverno precedente in una battaglia contro un altro jarl, era sprofondato nella depressione. Quando i mercanti giunsero al suo castello chiedendo assistenza (dietro compenso ovviamente), il consigliere di Utterstrom, Inger Holmstrom, passò tre giorni a convincere il suo signore ad accettare l’offerta: commercio senza violenza, denaro nelle sue tasche senza estrarre la spada, in effetti denaro in cambio di nulla. Utterstrom era un individuo acculturato e patrono delle arti – motivo principale per cui la confederazione aveva scelto lui e la sua città – e infine accettò di fornire ai mercanti la protezione che chiedevano. Nei duecento anni successivi, l’investimento di Utterstrom ha prodotto frutti inimmaginabili. I titoli di “carl” e “ jarl” esistono ancora, ma il loro significato è cambiato: la classe nobiliare non è più superiore a quella mercantile, ma le due esistono fianco a fianco, mentre Vestenmennavenjar è divenuto un impero economico che ha interessi nel mondo intero. Oggi Vestenmennavenjar è una delle più grandi potenze economiche di Théah – se non la più grande – sponsorizzata dagli jarl, organizzata dai carl e alimentata dalla forza del “Guilder”. L’evento più importante nella storia Vesten è stata la fondazione della Lega Vendel, che prende il nome dalla città omonima, ed è un’unione di mercanti e artigiani dell’intero continente. Vestenmennavenjar Vestenmennavenjar Andrea Brundu - 38326
ç Quasi ogni Nazione ha adottato la valuta della Lega, il Guilder, rendendo il Paese una potenza mondiale dall’oggi al domani. Sono ancora uomini del Nord che razziano i tesori di terre lontane, ma oggi lo fanno con un sorriso e una stretta di mano. Non c’è stato alcun “alto re” (Mjötuðr) di Vestenmennavenjar per almeno due secoli. Nobili bellicosi hanno reclamato il titolo, ma nessuno lo ha conservato a lungo. Oggi è la Lega Vendel, cioè i mercanti più potenti, a controllare il destino del Paese. Gli jarl esistono ancora, servono come forze armate e mantengono la pace, in modo simile agli sceriffi di Avalon, ma con maggior prestigio. La cultura è cambiata, riunendo il guerriero e il mercante in un singolo personaggio, figurativamente e letteralmente. Oggi sono le due facce della stessa meda - glia. Non a caso un lato del Guilder mostra una spada e l’altro una ruota, due simboli del potere Vestenmennavenjar. Cultura “Tu sei come il Padre di Tutti ti ha visto. Tenta pure di scappare dal tuo Destino e non farai altro che correre verso di esso.” — Antico proverbio Vesten Un elemento importante, forse il più significativo, della cultura Vesten è il “Destino” del singolo. Il Re degli Dei Vesten, il Padre di Tutti, ebbe una visione fugace del futuro del mondo e comprese che era inalterabile. Questo concetto, l’idea che la vita di ciascuno sia predestinata prima della nascita, ha una profonda influenza sulla cultura Vesten. Il Destino è il motivo per cui i Vestenmennavenjar usano ancora un sistema di caste. Si appartiene a una di esse – jarl o carl – dalla nascita e occorre interpretare al meglio tale ruolo. I mercanti nascono mercanti. I nobili nascono nobili. Il mondo era, è e sempre sarà così. Non c’è alcun disonore nell’appar - tenere all’una o all’altra casta, l’unico disonore è non rispettare il proprio Destino e chi tenta di evitarlo ne subirà le conseguenze. Andrea Brundu - 38326
ç 7TH SEA - MANUALE BASE 81 Classi Sociali Gli jarl Vesten sono ancora ufficialmente i signori di vaste regioni. Raccolgono le tasse; comandano esercito e marina; nominano sindaci, sceriffi e altri ufficiali; dispensano giustizia a loro discrezione. Contemporaneamente, i carl gestiscono il commercio; entrambi governano il Paese, ma in modi diversi. Gli jarl sono l’autorità nazionale per tradizione, ma i carl – in quanto rappresentanti della Lega Vendel – sono molto importanti e la linea di demarcazione tra questi due poteri può essere molto sfumata. Molto dipende dai rapporti locali. La Lega assegna un rappresentante a ogni jarl, ufficialmente per consigliarlo, ma in pratica per accertarsi che resti in linea con i bisogni della Nazione. Molta dell’autorità degli jarl viene dalla tradizione, mentre quella dei carl nasce dalle necessità contingenti. Lo jarl ha il diritto di tassare, ma è il carl a decidere come questo denaro sarà speso. Il Destino di uno jarl richiede che protegga la terra e la popolazione dalle minacce fisiche, quello di un carl che renda la vita degna di essere vissuta. Gli jarl sono guerrieri che si addestrano con spade, lance e scudi, ponendo il loro corpo come baluardo a difesa di chi debbono proteggere. Un carl procura cibo, abiti e tutto ciò che è necessario o desiderabile per una vita migliore. Senza il primo i pericoli del mondo decimerebbero la popolazione; senza il secondo, la gente morirebbe di fame, fisicamente e spiritualmente. La vita sarebbe incompleta senza l’uno o l’altro, perché entrambi sono ruoli vitali, essenziali, necessari. Sia i carl che gli jarl considerano la propria posizione come un dovere, il loro Destino, proprio come il Padre di Tutti predisse tanto tempo fa. Ogni regione di Vestenmennavenjar è quindi governata da uno jarl e un carl. Il primo ottempera al suo ruolo tradizionale di proteggere, ma agisce anche da rappresentante politico. Il carl, assegnato dalla Lega Vendel, è una sorta di ministro delle finanze, che attribuisce i finanziamenti ad arte, artigianato, educazione e divertimenti. Il rapporto tra i due varia da regione a regione, e sebbene lo jarl abbia l’autorità suprema, oggigiorno imporla senza l’approvazione del carl è considerato sfidare il proprio Destino e mostrarsi irrispettosi nei confronti di quello dell’altro. Andrea Brundu - 38326
ç Virtù I Vestenmennavenjar apprezzano quattro virtù: coraggio, lealtà, onestà e fortuna. Il coraggio è ovviamente mostrarsi valorosi di fronte al pericolo, ma i Vestenmennavenjar sanno che il coraggio cieco non è altro che stupidità mascherata. La lealtà alla famiglia viene per prima. In una terra che resta al buio e sotto la neve buona parte dell’anno, un uomo deve poter contare sulla propria famiglia o morire solo. L’onestà va di pari passo con le precedenti virtù: un uomo deve essere onesto con sé stesso per essere coraggioso e onesto con la sua famiglia al fine di onorarla. Infine, i Vestenmennavenjar credono che ogni uomo nasca con un po’ di fortuna. Alcuni ne hanno molta, altri poca, altri ancora ne hanno del tipo sbagliato. Un altro aspetto chiave della cultura Vesten è il rapporto quasi mistico fra la birra e una buona storia. Entrambe possono far sentire un uomo allegro, entrambe possono far credere a cose ritenute impossibili solo un attimo prima e, infine, entrambe possono mettere qualcuno in grossi guai. Abbigliamento Il vestiario Vesten è caldo: calzoni lunghi, pellicce e giacche pesanti. Vivendo vicini al circolo polare, il freddo è una realtà quotidiana. Il tipico abito maschile include una lunga camicia, una tunica di cuoio che arriva fino alle ginocchia e pantaloni di lino o lana stretti da una cintura. I cappelli sono alti, appuntiti e fatti di pelle. Gli stivali sono di cuoio o pelliccia e stretti da lunghe cinghie. Le donne sostituiscono la camicia con un vestito senza maniche che arriva fino a terra, ma per il resto indossano gli stessi abiti degli uomini. Il vestiario può essere modesto oppure ostentato, a seconda dei gusti personali. Una moda popolare è quella di incorporare stili stranieri nel costume tradizionale. Qualunque sia la moda Montaigne della stagione, si può contare sul fatto che i Vesten la adatteranno ai propri gusti. L’elemento più recente e popolare è il cappello a cilindro, un’innovazione basata sui cappelli a tesa larga in uso ad Avalon. Per ora non si è ancora diffusa alle altre Nazioni, ma c’è tempo. Moneta Il Guilder di Vendel ha cambiato da solo l’economia di Théah: i mercanti possono usare un’unica valuta evitando di preoccuparsi dei tassi di cambio. Quando venne introdotto, le Gilde di Vendel annunciarono che il suo valore non sarebbe mai cambiato. Molti sovrani furono lenti a capire gli effetti di tale innovazione, non così i mercanti. Le sedi delle Gilde accettavano sia Guilder che le diverse valute nazionali, ma la comodità di una moneta unica era tale che i mercanti presero d’assalto i cambiavalute, nonostante la commissione del cinque percento. Il commercio internazionale accelerò, ora che era possibile tenere traccia dei prezzi da un paese all’altro, e i capitani si trovarono presto a trasportare frutta e verdure fresche, cuoio, pellicce e spezie. Il Guilder è oggi la valuta più diffusa a Théah. Ha creato un’economia di mercato globale e reso Vestenmennavenjar la capitale dei commerci. Quando i viaggiatori vi giungono sono trattati come aristocratici, a prescindere dal loro status. Il Paese è diventato un’economia di servizi, la prima nel mondo, e gli affari stanno esplodendo. Tutti fanno una vacanza a Vestenmennavenjar… se possono permetterselo. Cibo I Vestenmennavenjar si nutrono principalmente di pesce, ma non disdegnano la selvaggina, come conigli e cervi. Grazie ai floridi commerci, la dieta si è arricchita di molte raffinatezze straniere: vino da Vodacce, frutta da Castille, pane da Montaigne e manzo da Avalon accompagnano il prodotto delle pescherie locali. Arte e Musica L’opera più importante della letteratura Vestenmennavenjar è “Il Ciclo del Padre Tetro”, una serie di poemi epici che narrano la creazione del mondo, l’ascesa e la caduta di dei ed eroi e, infine, la distruzione del mondo in una apocalittica battaglia finale. I narratori sono detti “skald”. Uno skald mantiene viva la memoria dei Vestenmennavenjar, poiché si crede che un’anima sopravviva solo finché i vivi ne ricordano il nome. 82 CAPITOLO 2 | THÉAH Andrea Brundu - 38326
ç 7TH SEA - MANUALE BASE 83 La musica Vesten è primitiva all’orecchio degli abitanti di Théah e prevede molte percussioni e grezzi liuti. La musica non serve a divertire, ma ha uno scopo rituale. Le più belle sculture, tele e incisioni del mondo si trovano presso le sale delle gilde a Vesten, poiché i più grandi artisti di Théah presentano qui le loro opere per ottenere prestigio, commissioni e mecenati. Solo Montaigne può vantare una collezione di eguale splendore. Nomi Per i Vestenmennavenjar un nome è più che un semplice identificativo, i nomi sono storia. Ognuno porta con sé il nome dei propri avi e quando lo si invoca, si invocano la loro eredità e il loro potere. I Vestenmennavenjar hanno due nomi: il nome “commerciale” e il nome “vero”. Il vero nome è dato alla nascita dai genitori, di solito si sceglie quello di un parente molto amato, piuttosto che quelli dei genitori stessi. Il cognome è di solito formato dal nome del padre più il suffisso -sen per i maschi o -datter per le femmine. Quindi, Magnus figlio di Ketil sarà Magnus Ketilsen; Osk, figlia di Ketil sarà Osk Ketildatter. I nomi commerciali sono usati nei rapporti con gli stranieri e con coloro di cui non si ha ancora fiducia. Un Vesten sceglie il proprio nome commerciale quando raggiunge l’età adulta (solitamente a 10 o 12 anni). A volte questo nome viene cambiato. I nomi commerciali sono spesso stranieri e possono essere diversi a seconda della Nazione con cui si stanno facendo affari. Per esempio un mercante potrebbe essere William Carpenter ad Avalon, Guillaume Charpentier a Montaigne e Wilhelm Cieśla nella Confederazione. Nomi (veri) comuni maschili: Alfgeir, Bragi, Brøn, Eldgrim, Gellir, Hägin, Hallbjørn, Hrafn, Jön, Ketil, Magnus, Olväld, Reinn, Serk, Sigurd, Solmünd, Thørfinn, Thrand, Ulf, Velëif Nomi (veri) comuni femminili: Asgerd, Asny, Bera, Dalla, Grøa, Gudrid, Hrafnhild, Ingibjørg, Jofrid, Kadlin, Ljüfa, Osk, Rannvëig, Sæun, Sigrid, Thørhild, Ulfeid, Vigdis, Yngvild, Yr La Lega Il più grande edificio nella città di Vendel è la Sede della Gilda, dove si riunisce la Lega Vendel. Coloro che siedono nel consiglio, formato da nove Seggi e novantuno Posti, controllano l’economia e, secondo alcuni, il destino di Théah. Gli ideatori del Guilder occupano oggi, come quattro anni fa, tutti i nove Seggi e questa è l’unica valuta accettata durante le aste della Lega. Gli uomini e le donne che occuparono i nove Seggi originali comprarono la loro posizione alla nascita della Lega. Da allora un Seggio non può più essere comprato, solo ereditato. Religione Mentre il resto di Théah è in contrasto riguardo al significato del messaggio dei profeti, tra i Vestenmennavenjar non vi è dibattito religioso. Il credere negli dei e antenati non è una questione di fede, ma di fatti. I sacerdoti possono vedere gli antenati e invocare il potere della Creazione stessa. ATTUALI SEGGI DELLA LEGA Gilda dei Birrai: Mastro George Skard (Jorgan Skaardalsen; Vesten) Gilda dei Carpentieri: Mastro Joris Brak (Joris Braakenjorsen; Vesten) Gilda dei Fabbri: Magistra Sela Cole (Selma Colbjorsdatter; Vesten) Gilda delle Jenny: Madame Lorraine Weller Gilda dei Marinai: Mastro Allen Trel (Arvor Troelsen; Vesten) Gilda dei Mercanti: Mastro Val Mokk (Sigvald Gunnisen; Vesten) Gilda dei Minatori: Mastro Eladio Ballesteros (Castille) Gilda degli Usurai: Magistra Red (Gytha Hallesdatter; Vesten) Maggiordomo e Rappresentante del fu Imperatore Riefenstahl: Joseph Volker (Eisen) Andrea Brundu - 38326
ç La “magia runica” non è affatto magia, ma un dono miracoloso degli dei. I Vesten credono che nell’aldilà li aspetti una grande sala, che accoglierà solo quanti sono morti in battaglia. Laggiù i loro spiriti attenderanno il grande serpente che dovranno combattere per impedirgli di divorare il mondo. La religione Vestenmennavenjar è una mitologia vivente, un mondo spirituale che circonda e interagisce costantemente con quello materiale. Gli spiriti degli antenati vivono ancora oggi e, dando i nomi del passato ai luoghi, la loro “leggenda” continua, poiché fino a quando i loro nomi saranno invocati, loro continueranno a esistere nell’aldilà. Coloro che hanno perfezionato l’arte delle rune sono detti Ypperste Prest (alto sacerdote) e possono vedere la Mitologia Vivente attorno a loro in ogni momento. I Vesten simpatizzano con l’immediatezza della dottrina Obiezionista e hanno accolto molti Obiezionisti nel Paese, sponsorizzando alcune delle più impressionanti chiese e cattedrali mai costruite. È stato messo in cantiere un progetto per costruire in trent’anni la più alta e straordinaria cattedrale di tutta Théah, che possa rivaleggiare anche con quelle di Montaigne. Governo Il codice legale dei Vestenmennavenjar è semplice, ma sembra retrogrado paragonato a quelli del resto di Théah. Il suo precedente storico è un tribunale improvvisato, detto “thing” (pronunciato “ting”), che dopo avere ascoltato le ragioni di ambo le parti prendeva una eventuale decisione. I thing si riunivano solo quando le famiglie non erano in grado di risolvere da sole i propri conflitti e sorgeva la necessità di un’autorità superiore. Una volta che la sentenza era stata emessa, era compito della famiglia metterla in atto. Questo precedente lasciava poche possibilità ai deboli di ottenere giustizia. Con la salita al potere dei carl, tutto è cambiato. Oggi i thing sono molto più formali ed è dovere dello jarl rendere esecutive le sentenze, di solito tramite una sanzione pecuniaria. Solo nei casi di omicidio i Vesten applicano punizioni corporali. I colpevoli di questo grave crimine vengono marchiati a fuoco sulla fronte ed esiliati dalla Nazione. Se mai ritornassero verrebbe imposto loro il Marchio della Morte e sarebbero nuovamente esiliati. Non serve preoccuparsi oltre: la Morte li troverà presto. Non c’è alcun Alto Re di Vestenmennavenjar da secoli e i Vesten hanno scoperto che non serve poiché, per assurdo, la Nazione funziona meglio da quando nessuno siede sul trono. Gli jarl locali badano ai loro feudi e la Lega assicura un continuo flusso di denaro. Nel caso di una disputa territoriale, gli jarl proclamano un thing e lasciano che i loro pari diano un giudizio, quindi la Lega Vendel rende operativa la sentenza. 84 CAPITOLO 2 | THÉAH Andrea Brundu - 38326
ç 7TH SEA - MANUALE BASE 85 Forze Armate L’esercito è composto da soldati nativi e mercenari, così come le flotte includono unità locali e corsari stranieri. Quegli specialisti che non erano disponibili tra i connazionali sono stati assoldati. Queste forze combinate rendono Vestenmennavenjar una delle maggiori potenze militari del continente. Gli “Irregolari Vendel” sono soprattutto Eiseniani, Avaloniani, Inish e Highlader, tutti ben pagati. C’è molta discussione a proposito dei Cani di Mare di Avalon e della loro riluttanza ad assalire i pirati Vestenmennavenjar. Forse ha qualcosa a che fare con un accordo segreto tra la Regina Elaine e alcuni Seggi della Lega? Nonostante i modi raffinati, i Vestenmennavenjar sono ancora pirati nell’intimo e molti sostengono che ogni jarl finanzi una flotta privata di corsari, nonostante il diniego della Lega. Attuali Rapporti Avalon Quando Elaine è salita al trono aveva bisogno di alleati e la Lega Vendel era nel posto giusto al momento giusto. Entrambi hanno hanno investito molto nella guerra di corsa e hanno continuato a depredare nobili e mercanti meno scrupolosi, specie i Vodacce. C’è un grande traffico commerciale tra Avalon e Vestenmennavenjar e i due paesi sono stretti alleati… per ora. Castille Castille è stata molto sospettosa e restia a introdurre il Guilder nella sua economia, nonostante le assicurazioni di neutralità dei Vesten. La Chiesa del Vaticinio ha recentemente visto molte delle sue navi bersagliate dal fuoco dei corsari Vestenmennavenjar. Non c’è bisogno di dire che i Castilliani non si fidano di questi pagani norreni, ma la Lega Vendel ha bisogno dell’appoggio di Castille per togliere Vodacce dallo scacchiere internazionale. Eisen Eisen è un’opportunità che la Lega Vendel non si è lasciata sfuggire. La sua economia è collassata e quattro Eisenfürst hanno già accettato il Guilder in sostituzione dell’ormai svalutato marco Eiseniano. Montaigne Non ci sono due Nazioni più strettamente legate di Montaigne e Vestenmennavenjar. Le due si sono sfruttate a vicenda per diventare molto, molto ricche. I carl sono però consapevoli del modo in cui l’Empereur tratta i suoi sudditi e non approvano. Molti hanno chiesto di tagliare i rapporti con Montaigne, ma il costante flusso di ricchezza determina il voto. Le Nazioni Pirata Per i Vestenmennavenjar la pirateria è uno strumento utile, purché sotto il loro controllo, infatti non si lamentano mai dei Predoni Vesten o dei Cani di Mare. Nonostante a volte li ingaggino, considerano i liberi pirati – tanto Bucanieri quanto la Fratellanza – come: “[…] criminali pigri che usano la violenza per perpetuare le loro vite di lusso e vizio.” Confederazione Sarmatiana Molti Vestenmennavenjar sono impressionati dalla “Libertà Dorata” di Sarmatia e da un Principe tanto lungimirante. Se salirà al trono, forse questo piccolo stato retrogrado potrebbe diventare finalmente profittevole. Ussura Dal punto di vista della Lega Vendel, Ussura è un grande regno con un potenziale limitato. I raccolti sono abbondanti, ma quando la Lega cerca di scambiare prodotti per soldi si vede rispondere : “Vi aspettate che nutra la mia famiglia con il denaro?” L’attuale disputa per il titolo di Zar significa conflitto – e quindi profitto – ma all’interno della Lega qualcuno vorrebbe che la cosa si risolvesse senza violenza: “Un massacro è più costoso del denaro.” Vodacce Se i Vodacce vedono i Vestenmennavenjar come usurpatori, la Lega considera i Vodacce come vecchi rompiscatole che rifiutano di guardare al progresso, anche quando questo gli sta puntando una pistola alla tempia. Vodacce resta pericolosa – molto pericolosa – ma finché le lotte interne continueranno, la Lega fiorirà. Andrea Brundu - 38326
ç “Se mi chiedessero di riassumere Vodacce in una sola parola, risponderei: ingannevole.” — Ammiraglio Enrique Orduño Guardarsi sempre alle spalle; mai incrociare lo sguardo di una donna, a meno di voler scoprire se si è una lama migliore del marito; e soprattutto, mai e poi mai dare le spalle a una sfida, perché non si avrà l’occasione di voltarsi ancora. Vodacce è un luogo dove ogni parola detta sovrappensiero, ogni seconda occhiata, ogni passo falso può rivelarsi fatale. Non è un luogo per disattenti. Eccetto alcuni bassi territori paludosi a ovest, ottimi per le risaie e altre coltivazioni particolari, la parte continentale di Vodacce è una regione montuosa, difficile da coltivare, ma ricca di miniere. L’Ovest è una pianura prossima al mare, segnata da molti fiumi e torrenti, mentre l’est è roccioso, punteggiato di villaggi minerari, fino alle paludi a sud della Confederazione Sarmatiana sulla penisola di Pióro. Il Paese è diviso in territori controllati da sette Principi Mercanti, ciascuno con le proprie risorse e guardie che ne pattugliano i confini. L’inganno è comune, fidarsi di un cugino è come dargli un pugnale da infilarvi nella schiena. Un tempo Vodacce era sede della fiorente capitale del Vecchio Impero, con strade piene di senatori, mercanti e soldati, e palazzi in cui echeggiavano dibattiti e biblioteche straripanti di conoscenza accumulata. Oggi, molti secoli dopo, quella capitale si erge vuota e silenziosa, mentre la terra su cui si trovava appartiene a Principi che hanno preferito il sotterfugio al dibattito e hanno fatto delle loro città regni in miniatura sparsi per la penisola. A Vodacce è meglio essere re della propria collina che dividere il dominio di una montagna con altri, a meno di essere il re della montagna. Ognuno dei sette Principi controlla un diverso settore dell’economia nazionale e la relativa esportazione. Uno produce il miglior vino di Théah, un altro si vanta di avere i migliori artigiani. Vincenzo Caligari ha la più grande collezione di artefatti Syrneth del continente, mentre Gespucci Bernoulli controlla le più floride rotte commerciali con l’Impero della Mezzaluna. Battersi a Vodacce è, come molte altre cose, un’attività strettamente maschile. Gli uomini di Vodacce sono noti per il loro temperamento e la rapidità delle loro lame, le donne invece passano per fredde manipolatrici. Caso unico in tutta Théah, a Vodacce solo le donne possiedono la stregoneria. Le Streghe della Sorte – dette “del Fato” nel resto del continente – conducono un pericoloso gioco con il destino, come un gatto con il topo. Sono in grado di vedere e tirare i fili del Fato per aiutare i loro mariti. Le navi di Vodacce sono raramente vittime di cattivo tempo Vodacce 86 CAPITOLO 2 | THÉAH Vodacce Andrea Brundu - 38326
ç 7TH SEA - MANUALE BASE 87 e i comuni pirati ne stanno alla larga per paura di un maleficio. Uno dei passatempi più comuni tra gli uomini di Vodacce sono i corteggiamenti amorosi. Le mogli mantengono sempre una rispettosa distanza da certe situazioni. I matrimoni tra nobili sono faccende strettamente politiche ed economiche; la coppia raramente si incontra prima del giorno delle nozze, nonostante sia richiesto al futuro marito un corteggiamento a distanza, con doni e poesie, una volta decisi gli sponsali. La maggior parte delle attenzioni romantiche maschili sono dirette alle cortigiane professioniste. Queste sono una realtà a sé stante rispetto al resto delle donne Vodacce. Laddove le donne “rispettabili” sono analfabete – il timore è che l’educazione possa alterare il delicato equilibrio di potere tra uomini e Streghe – le cortigiane sono estremamente colte, educate tanto nelle arti quanto nelle scienze. Le città di Vodacce sono caratterizzate dalle strade allegre e vivaci – frequentate da belle cortigiane, poeti e drammaturghi tra i più rispettati – e dagli edifici alti e slanciati, che sfruttano ogni centimetro quadrato di terreno disponibile. Questi sono collegati da complicati sistemi di ponti, che danno ai quartieri l’aspetto di gigantesche ragnatele. Non serve un architetto per rendersi conto che un solo starnuto nel posto sbagliato potrebbe spedire l’intero complesso sul fondo del mare. “Bada a dove metti i piedi” è una frase tipica di Vodacce, che nasce in riferimento a queste architetture, ma trova il suo compimento nella politica. Nonostante l’architettura Vodacce sembri instabile infatti, è una piacevole passeggiata nel parco al confronto del suo clima politico. I sette Principi Mercanti che dominano il Paese sono tra gli uomini più spietati di Théah. Stretti nella morsa di una guerra commerciale con la Lega Vendel, i Principi hanno formato, a malincuore, un’alleanza per affrontare la concorrenza dal Nord. Al tempo stesso, ciascuno di loro sa che un suo cugino coglierà ogni opportunità per pugnalarlo alle spalle, rubargli le terre e gli affari. Non ci sono sempre stati sette Principi, ve ne sono stati fino a dodici o anche solo tre. Oggi sono sette, domani chissà? Cultura I Vodacce sono un popolo orgoglioso. Il loro temperamento è sanguigno, le loro lame vengono sfoderate per un nonnulla e l’ultimo che resta in piedi ha sempre ragione. Un uomo non è giudicato solo in base alla ricchezza, ma anche a come la spende: un vero uomo possiede ricchezza sufficiente a non doversi preoccupare del domani, ma solo uno sciocco lascia che gli altri si avvantaggino di questo. Le donne sono una questione a parte. Nonostante le si veda raramente agire in pubblico, appoggiano i padri e mariti con l’astuzia e la loro arcana stregoneria. Andrea Brundu - 38326
ç Classi Sociali Solo a Montaigne la distinzione tra nobili e plebei è più marcata che a Vodacce. Tuttavia, la vita dei popolani è meno dura qui che in altri paesi; la si potrebbe considerare persino lussuosa se confrontata con quella dei villici di Eisen e Montaigne. Contadini La giornata comincia all’alba e termina al tramonto. Il primo dovere di un popolano è badare ai campi, cosa che fa fino a mezzogiorno circa. Il pranzo è una faccenda complessa, che può durare anche un’ora e mezza, seguito da un pisolino. Si dorme durante le ore più calde del giorno, fino alle quattro, e poi si ricomincia a lavorare fino al tramonto. Finite le fatiche della giornata viene servita la cena e i contadini vanno poi a dormire. Non c’è molto altro nella loro routine quotidiana. Vi sono, ovviamente, giorni di festa e celebrazioni stagionali, ma la plebe di Vodacce non fa molto oltre a riposare e lavorare duro per saziare gli appetiti della nobiltà. Borghesia La borghesia di Vodacce è formata principalmente da mercanti e artigiani, tra i più abili di tutta Théah. Persino gli oggetti più semplici sono spesso molto lavorati e gran parte dell’economia nazionale si basa sul commercio di questi oggetti di lusso, elaborati e decorativi. Mercanteggiare è al tempo stesso un passatempo e un motivo d’orgoglio. Le contrattazioni possono durare ore. Un uomo o una donna che non riesca a spuntare un buon prezzo dovrebbe vergognarsi, perché chiaramente non sa provvedere adeguatamente alla sua casa. La struttura sociale di Vodacce è palese nell’architettura delle sue città costiere. Le classi più basse vivono più vicine all’acqua e, ovviamente, al putridume delle strade. Più denaro si ha, più in alto (letteralmente) si può salire. La borghesia può permettersi abitazioni fisicamente al di sopra di quelle dei loro vicini più poveri, mentre la nobiltà e i più ricchi vivono nelle torri più alte e strette, costruite con una combinazione del genio architettonico dietro agli elaborati contrafforti e un pizzico di magia. Si dice che una festa nella residenza di un Principe possa svegliare i ratti che vivono sotto il pavimento del suo vicino plebeo più povero. Per gli stessi motivi si dice che si può distinguere una dama dal fatto che i suoi piedi non tocchino mai il suolo. La Nobiltà La classe nobiliare di Vodacce ha le sue radici nelle famiglie che occupavano i seggi nel Senato della Vecchia Repubblica. I Principi Mercanti, o “Signori”, non sono stravaganti come la nobiltà di Montaigne, né dignitosi come quella di Avalon. I poeti cantano che Vodacce ha due cuori, uno batte per il dovere, l’altro per l’amore. I sette Principi prendono il proprio titolo molto sul serio. Ricchezza e orgoglio sono le chiavi di volta della cultura Vodacce e la prima è uno strumento per soddisfare il secondo. I Principi si incontrano raramente, eccetto per discutere questioni politiche o per eventi sociali molto formali, quali matrimoni o funerali di stato. Tali incontri politici si svolgono sempre in territorio neutrale, per evitare inutili litigi su chi debba ospitare l’evento, e per garantire che nessuno abbia un vantaggio tattico. Sin dalla caduta della Vecchia Repubblica, quando inganni e veleni erano considerati mezzi giusti e ragionevoli per decidere una successione, i Signori non si sono a ragione mai fidati gli uni degli altri. Per questi motivi hanno scarse opportunità di impressionarsi a vicenda con le ricchezze ed è stato sviluppato un altro metodo: i Principi ospitano a turno feste per la nobiltà minore. Questi nobili minori viaggiano tutto l’anno, riferendo i più recenti eccessi del loro ultimo anfitrione e sapendo che quello attuale farà di tutto per superare il suo cugino in decadenza. Si dice che a Vodacce il vino scorra nelle case della nobiltà come l’acqua scorre nei suoi numerosi fiumi e così fanno cibo, oro, gioielli e donne. Alcuni sostengono che le abitudini dei Principi siano lesive per la base del loro potere e che si muova molta più ricchezza nelle loro strade di quanta ne viaggi sulle rotte commerciali nazionali. 88 CAPITOLO 2 | THÉAH Andrea Brundu - 38326
ç 7TH SEA - MANUALE BASE 89 Le Cortigiane Oltre al buon vino e all’ottima cucina, c’è un ulteriore lusso nella penisola. I nobili di tutta Théah ambiscono a un invito a Vodacce non per i piaceri culinari, ma per quelli carnali. Qui i matrimoni sono affari di stato e le donne di buona famiglia vengono allevate per essere timide e modeste, ma ci si aspetta che gli uomini facciano appassionatamente la corte. Sono le cortigiane a sanare questo apparente contrasto: un uomo può parlare a una cortigiana di argomenti che non potrebbe mai trattare con la propria moglie; può condurla in luoghi dove a una donna “perbene” non è permesso andare; può cantarne le lodi come di una dea dell’amore, di un’immagine ideale. Quando tutto è finito, può lasciarla e pensare ai fatti suoi senza alcun problema. Le cortigiane di Vodacce sono celebri in tutto il continente. Nonostante vi siano scuole preparatorie di etichetta, musica e altre arti, le migliori sono addestrate da tutori privati. Come per l’arte di forgiare il metallo o preparare il vino, questa professione è spesso ereditaria, vi sono della vere e proprie “famiglie di cortigiane” sparse in tutto il Paese. Le cortigiane non sono legate alle stesse regole che costringono molte donne di Vodacce a restare analfabete e silenziose dietro le quinte. Hanno libero accesso a biblioteche, università, fori e ovunque la loro clientela maschile passi il proprio tempo. Sono abili nelle arti – come recitazione, poesia, canto, danza – e, in alcuni casi, anche nella politica. Ci sono però degli svantaggi in questo stile di vita. Le nobildonne di Vodacce, limitate in ciò che possono o non possono fare, sono assolutamente protette; mentre una cortigiana può contare solo sulla propria astuzia e abilità per determinare la propria fortuna. Una donna saggia si premurerà di ottenere il favore di nobili capaci di difenderla, se mai si trovasse in difficoltà. Politica e società sono compagne di letto a Vodacce. Andrea Brundu - 38326
ç Le cortigiane sono facili da riconoscere: camminano per le strade come uccelli esotici dal piumaggio sgargiante, adorne di colori accesi, gioielli sfavillanti e abiti con una foggia tale da mandare in disgrazia una donna “perbene”. Ci sono pochi limiti a cosa possano fare o indossare, ma come chiunque altro a Vodacce, le cortigiane che non sono abili a cogliere le conseguenze delle loro scelte non vivono a lungo. L’ultimo elemento del loro costume è un’elaborata maschera che indossano in pubblico. Decorate e luccicanti, queste coprono solo parte del viso e possono essere completamente astratte, oppure riprodurre uccelli o altri animali. In teoria, le maschere aggiungono un elemento di eccitazione e festività all’immagine della cortigiana; in realtà, hanno uno scopo più pragmatico, proteggere l’identità della donna dalle mogli gelose. Nobildonne Se le cortigiane sono alcune delle donne più colte di Théah, le mogli dei nobili sono tra le più ignoranti. Alle donne nate con il dono della Sorte non viene mai insegnato a leggere. Leggere e scrivere sono considerate attività per donne volgari, non certo per dame di nobile nascita. Questa strana dicotomia è stata considerata da molti studiosi (soprattutto dalla Chiesa) come un esempio del prezzo da pagare per la stregoneria. Se l’illuminazione giunge dalla conoscenza, come può un’anima a cui non è permesso di acquisirla trovare la grazia del Creatore? La “Sorte” è la capacità di vedere e manipolare i fili del Fato, e solo le donne di Vodacce la possiedono. A causa della furia degli uomini che originariamente strinsero il patto per tale potere, vennero create usanze che ancora oggi sopravvivono, garantendo che le donne non possano strappare il controllo del Paese dalle mani maschili. Quando si scopre che una bambina possiede il dono, suo padre si assicura che non impari mai a leggere e scrivere, né abbia accesso ad altra forma di educazione. Il suo dovere sarà quello di servire suo padre – e in seguito suo marito – la sua famiglia e il Paese, non la propria vanità. La mogli indossano semplici abiti neri e si coprono il volto con spessi veli scuri, così che gli occhi di una Strega non possano mai incontrare quelli di un uomo diverso dal marito. Nobiluomini Gli uomini di Vodacce, a prescindere dal loro rango, sono famosi per il carattere orgoglioso. Molti figli della nobiltà hanno studiato presso le più rinomate sale d’armi di Théah e sono sempre alla ricerca di un’opportunità per dimostrare la loro abilità. La più insignificante offesa può innescare un duello. Non solo, molte scuole d’armi del Paese insegnano tecniche composite, adattando alla scherma elementi di lotta da strada, una brutta sorpresa per uno straniero. Etichetta La più grave violazione dell’etichetta è mostrare codardia. Con un clima politico tanto teso e l’orgoglio tanto prominente nel carattere nazionale, non è insolito assistere anche a tre o più duelli nel corso di un pomeriggio. Gli uomini si sfidano per offese minime o immaginarie. Il disonore non nasce dal battersi, ma dal rifiutare uno scontro. Certo, non tutti questi scontri sono all’ultimo sangue; molti sono duelli al ferimento (dove si vede chi riesce a ferire più volte l’avversario) o persino semplici confronti di abilità. Le promesse sono importantissime: un uomo che manca alla parola data arreca vergogna a sé e alla sua famiglia. In tal caso, il patriarca dovrà lavare l’onta. Dubitare apertamente della parola di un uomo di pari o maggiore levatura è motivo sufficiente per un duello mortale. 90 CAPITOLO 2 | THÉAH Andrea Brundu - 38326
ç 7TH SEA - MANUALE BASE 91 Abbigliamento I Vodacce sono magri e di altezza media, con capelli neri e dritti, occhi scuri e misteriosi che vanno dal nero al grigio. Hanno nasi dritti e orgogliosi e l’incarnato va dal pallido all’olivastro. Indossano abiti simili a quelli popolari a Montaigne, ma con uno stile unico. Abiti e giacche sono costituiti da diversi tagli di stoffe – broccato, velluto e cuoio lavorato sono molto popolari – cuciti insieme, mentre camicie e biancheria sono, tipicamente, di tessuto leggero. I colori scuri e intensi sono popolari tra la nobiltà. Le nobildonne preferiscono gioielli semplici, come perle e pietre dure, mentre gli uomini, come le cortigiane, amano ostentare la propria ricchezza. Quasi nessuno a Vodacce indossa gemme sfaccettate o oggetti riflettenti, perché si crede che osservare multipli riflessi di sé porti sfortuna. Il tipico vestiario da nobiluomo comprende pantaloni, larghi appena da permettere una buona libertà di movimento e una camicia di lino con maniche ampie e polsini scampanati, decorata con fili luccicanti. Gli stivali alti sino al ginocchio sono comuni, ma in casa propria o in visita a un amico, se ne potrebbe indossare un paio più corto. Gli uomini tendono a preferire giacche leggermente scampanate sotto la cintola, con maniche che possano essere rimosse in caso di duello e ottenere maggiore libertà di movimento, mentre il resto dell’abito non viene rimosso, fornendo un buon nascondiglio per altre armi. Le nobildonne indossano soprattutto abiti neri, a volte ornati di piccole perle trapuntate nel tessuto. La vita è bassa e le gonne scendono dritte, al contrario delle crinoline di Montaigne. Portano i capelli riuniti all’indietro in una semplice coda, oppure in una treccia raccolta in uno chignon. In pubblico, di solito indossano veli con un duplice scopo: indicare una giusta modestia e permettere loro di osservare a propria discrezione, impedendo agli altri di notare lo sguardo fuori fuoco dei loro occhi quando praticano la Sorte. Cibo Vodacce è quasi tutta montuosa, particolare che incide negativamente sulla produzione agricola. Lungo le colline cresce la vite e nelle campagne delle regioni occidentali il prodotto principale è il riso. I paesani si nutrono quasi esclusivamente di riso, pasta (un’invenzione giunta dal Catai) e frutti di mare. Le acque attorno a Vodacce ospitano una grande varietà di pesci, crostacei e molluschi. Sebbene grazie al clima temperato e umido si coltivino alcune verdure e agrumi, la maggioranza dei vegetali è importata da Castille. Borghesi e nobili hanno una dieta più varia. Chiunque se lo possa permettere acquista manzo, cervo e numerosi altri cibi d’importazione. Le ostriche, comuni nei mari attorno a Vodacce, ma rare nel resto del continente, sono una raffinatezza assai diffusa. La gran parte del prodotto nazionale che non finisce sulle tavole dei nobili viene esportato verso le corti straniere. Costumi Per i Vodacce la famiglia è importante a prescindere dalla posizione sociale. I mestieri si tramandano di generazione in generazione e la reputazione paterna in un certo campo è spesso importante quanto quella del figlio. Un pescatore può essere fiero del fatto che suo padre fosse il migliore al mondo, mentre un mercante il cui padre era celebre per l’onestà riceverà più commissioni di uno il cui genitore non avesse una fama altrettanto buona. Un’altra peculiarità è l’atteggiamento nei confronti dei morti. Un morto riceve il più assoluto rispetto da parte degli amici, ma anche dei nemici. Nessuno parla male di un morto, non importa quanto fosse odiato in vita. Arte e Musica I Vodacce sono edonisti fino al midollo, amano molto gli oggetti ben realizzati e qualsiasi elemento possa aggiungere grazia alle loro vite. Nonostante alcuni celebri pittori vivano sulle isole meridionali, lo stile nazionale favorisce magnifici tessuti, complesse incisioni su oro e cibo raffinato. Per quanto apprezzino le grandi produzioni orchestrali e operistiche, i Vodacce preferiscono musica più romantica e drammatica. Le canzoni dei trovatori sono ancora popolari e le ballate più celebri sono romantiche o burlesche. L’abilità di cantare o suonare è parte dell’essere un vero uomo. Anche le donne cantano canzoni d’amore, ma solo in privato, in compagnia di altre donne o dei loro mariti; nelle rare esibizioni pubbliche invece, cantano ballate storiche o di famiglia. Andrea Brundu - 38326
ç Religione “Se un Vodacce non è un devoto Vaticino, non ne parla.” —Benedetto il Contadino, Popolano Vodacce La religione a Vodacce è una strana faccenda: ogni chiesa si riempie di Streghe del Fato e dei loro mariti, devoti a donne diverse dalle loro mogli. I vescovi non ignorano il peccato, ma lo hanno definito in maniera rigorosa, così da non interferire con lo stile di vita generale. Si dice che gli uomini più decadenti del Paese si trovino proprio fra gli ecclesiastici, ma anche se vero, non è mai stato dimostrato. Ovviamente le vesti rosse dell’Inquisizione sono raramente benvenute. Per gli abitanti la religione è, prima di tutto, uno strumento politico. Le famiglie nobili sono sempre state legate alla Chiesa, un rapporto consolidato nel tempo. Vodacce controlla cinque delle dieci arcidiocesi della Chiesa del Vaticinio, una posizione di potere da cui dirigere le politiche religiose. In effetti, perché qualsiasi decisione sia resa ufficiale è necessario l’appoggio dei “Cinque di Vodacce”; se un Cardinale (o persino il Pontefice) ignorasse la loro autorità, nessuna delle sue politiche andrebbe a buon fine. I Principi hanno usato questa posizione in innumerevoli occasioni e le loro attività non sono diminuite neppure con lo spostamento della Chiesa a Castille. La Chiesa di Vodacce ha lavorato a lungo e duramente per creare un rapporto compatibile tra i dogmi religiosi e lo stile di vita nazionale. Sebbene i sette peccati capitali della Chiesa del Vaticinio siano apparentemente eguali tra Vodacce e Castille, le definizioni sono leggermente diverse. La differenza sostanziale è che i Vodacce credono che il peccato non sia nel fare, ma nel non fare. Accidia – È il peccato più deprecato in una cultura dove un uomo è giudicato in base a come fa fortuna. Invidia – Invidiare ciò che un altro possiede è sciocco, poiché si desidera solo essere eguale a lui. È meglio fare in modo che sia lui a invidiare voi. Avidità – Non desiderare ciò a cui non si ha diritto. Se qualcosa è raggiungibile con le proprie forze è stupido non ottenerla. Lussuria – Per i Vodacce il peccato della lussuria non è nel desiderio, ma nel fallire a portarlo a compimento. Se si prova qualcosa verso una donna, allora la si deve inseguire. Il peccato verso sé stessi e verso di lei è tramutare il desiderio in impotenza spirituale. Vanità – Il difetto non è nell’essere orgogliosi del proprio aspetto, ma nell’orgoglio ingiustificato. Conosci te stesso e non lasciarti ingannare dal tuo ego. Ira – Se si prova rabbia verso qualcuno, allora bisogna sfidarlo. Il peccato sta nel nascondersi e non affrontare l’offesa. Gola – La gola è il peccato di consumare più di quanto si dovrebbe, ma per un popolo di edonisti, la definizione “più di quanto” è diversa che altrove. Nomi L’odierna nobiltà di Vodacce discende da due dei tre senatori della Vecchia Repubblica che furono i primi re della Nazione: Gallili, Lorenzo e Delaga. La discendenza è rappresenta dalla vocale finale del cognome. Nonostante tutti i Principi siamo in qualche misura imparentati con Delaga, solo la sua discendenza diretta, i Villanova, hanno il cognome in “a”, le altre famiglie condividono la terminazione in “i” di Gallili. Coloro che non sono nobili non hanno cognome, ma vengono identificati attraverso la loro professione: Roberto il pescivendolo è, ovviamente, diverso da Roberto il mercante di vino. Nomi comuni maschili: Alberto, Antonio, Carlo, Ernesto, Felice, Fortunato, Gianni, Giuseppe, Leone, Marco, Modesto, Pietro, Rinaldo, Rolando, Savino, Siro, Timeo, Toni, Umberto, Vito Nomi comuni femminili: Alessia, Angelina, Clarissa, Crescenza, Elena, Flora, Iolanda, Lea, Luisa, Miranda, Natalia, Paola, Penelope, Rachele, Rebecca, Regina, Sandra, Valeria, Veronica, Viola 92 CAPITOLO 2 | THÉAH Andrea Brundu - 38326
ç 7TH SEA - MANUALE BASE 93 Governo Ciascuno dei sette Principi controlla un diverso settore commerciale, e sogna il giorno in cui scavalcherà i suoi cugini, prenderà il potere e riunirà Vodacce sotto di sé. Tre di loro – Bernoulli, Falisci e Villanova – hanno conquistato abbastanza potere da provarci. Il risultato è un marasma politico in cui ognuno tenta di manipolare i cugini meno influenti. Bernoulli La famiglia Bernoulli è sempre stata una convinta sostenitrice della Chiesa. Come ricompensa, quando i contatti con l’Impero della Mezzaluna furono interrotti attorno al 1250 AV, la Chiesa concesse ai Bernoulli l’esclusivo diritto a commerciare con l’Impero. Da allora la famiglia ha prosperato enormemente e non sorprende che siano tra i maggiori finanziatori della Chiesa. Gespucci, il patriarca, è assai devoto, ma è anche anziano (ha già superato i sessant’anni) e i suoi figli hanno progressivamente preso in carico i commerci. Fanno frequenti viaggi verso l’Impero e i vizi che vi si possono trovare. Falisci Donello Falisci crede che si debba fare una cosa alla volta e farla nel modo migliore. Per lui, come per suo padre e suo nonno, si tratta di produrre vino. Una bottiglia di Falisci può valere quanto una piccola proprietà. La famiglia possiede i territori più fertili di Vodacce e si dedica a creare nuovi e magnifici sapori. Villanova I Villanova, una delle famiglie più antiche e potenti, sono famigerati per i contratti micidiali e i metodi ingannevoli. Giovanni Villanova prese il controllo della famiglia alla morte del padre, Allegro, che morì ad appena trentadue anni a causa di una sfortunata caduta dalle scale. Il fratello Gianni subentrò come consigliere di Giovanni, che all’epoca aveva appena dieci anni. Gianni cominciò presto a peggiorare e continuò a farlo nel corso dei due anni successivi; morì poco dopo che Giovanni aveva preso in mano gli affari di famiglia. Lucani I Lucani hanno il controllo della loro terra attuale solo da un centinaio d’anni. In precedenza era proprietà dei Villanova. Un secolo fa, per ricompensare la lealtà e forse qualche altro servigio – gli storici sono vaghi su questo punto – il patriarca dei Villanova donò una piccola proprietà a suo cugino Michele Lucani. Da allora, la famiglia ha faticato per conservare questo dono. Mondavi Con la sola eccezione dei Falisci, i Mondavi sono l’unica famiglia di Vodacce che sopravvive grazie all’agricoltura. Le loro terre sono paludose, ma ideali per la coltivazione del riso. Nonostante quest’attività non produca un introito spettacolare, è però stabile e i Mondavi sono felici di mantenere lo status quo. Vestini Se i Bernoulli controllano il commercio di beni stranieri, i Vestini dominano la manifatture nazionali. Il Principe offre una somma significativa ai migliori artigiani del Paese, purché si trasferiscano nel suo dominio e lavorino per lui. Tempo addietro, la famiglia aveva accumulato sufficiente potere politico e militare da sfidare le altre, ma il Principe che fece ciò trovò suo figlio minore assassinato in un canale; fosse stato il primogenito sarebbe sicuramente scoppiata una guerra. Caligari Vincenzo Caligari, già vecchio dieci anni fa, non mostra alcun segno di voler lasciare il comando. Forte della tradizione, la sua casa è costruita sul modello del senato della Vecchia Repubblica e ha un gruppo di consiglieri che indossano medaglioni simili a quelli dei senatori dell’epoca. Le sue stanze private sono un piccolo museo, colmo di tomi, pergamene, casse e contenitori provenienti da tutta Théah. Vincenzo è ossessionato da questi reperti perché, sin dalla morte del padre che fece una misera fine, si è convinto che il giusto artefatto, o combinazione di artefatti, lo preserverà dalla vecchiaia e dalla malattia. Andrea Brundu - 38326
ç Economia Vodacce continua a usare la valuta della Vecchia Repubblica, una moneta di bronzo detta giustamente: “repubblica”. Si usano anche delle monete di rame più piccole dette sedili o “seggi”. Dieci seggi fanno una repubblica, in omaggio ai dieci membri dell’antico Senato. A differenza di altre valute, repubbliche e seggi non possono essere cambiate in Guilder. Forze Armate Non c’è un esercito regolare, ma ogni Principe mantiene una guardia personale e i giovani abili possono servire nelle guarnigioni che sorvegliano i traffici da e verso l’Impero della Mezzaluna. Tuttavia, quasi tutti i nobiluomini imparano la scherma, una tradizione che si rifà alla Vecchia Repubblica, quando ogni casato doveva fornire un certo numero di giovani che combattessero per la Nazione. La “Marina” Vodacce Non c’è una marina ufficiale a Vodacce, ma i mercantili sono bene armati e proprietà di uomini leali, ciascuno imbarca un contingente di fanti di marina mercenari per respingere i pirati. In un attimo, queste navi potrebbero formare una flotta di tutto rispetto. Attuali Rapporti Avalon Ufficialmente Vodacce non vuole avere nulla a che fare con Avalon e viceversa. Si sussurra però che i due paesi stiano portando avanti commerci segreti tramite i Cani di Mare. Castille I rapporti tra Castille e Vodacce sono spesso tesi, come quelli di fratelli litigiosi. Tra i due Paesi ci sono più somiglianze che con qualsiasi altra Nazione, ma spesso si scontrano, soprattutto per motivi religiosi. Eisen I Vodacce tengono d’occhio Eisen. Con un Paese in tali condizioni disperate, si teme che una folla di Eiseniani possa tentare un’invasione per vendicarsi della Guerra della Croce. Montaigne I Montaigne sono il più grosso mercato per i beni di lusso Vodacce e le due popolazioni hanno molto in comune, cosa che favorisce i buoni rapporti tra i due paesi. Le Nazioni Pirata Grazie alle predizioni delle Streghe del Fato, i mercanti di Vodacce subiscono la pirateria meno di quanto si pensi. Sono però attenti e impiccano i pirati che catturano, ma si tratta di un problema minore. Confederazione Sarmatiana Il Principe della Confederazione, Stanisław II, ha una moglie Vodacce, cosa che lo rende una sorta di cugino acquisito. È stato astuto a trattare con i Principi Mercanti, mettendoli l’uno contro l’altro; per ora la sua abilità gli è valsa rispetto. Per quanto riguarda la “Libertà Dorata”? È meglio che questo genere di insensatezza non passi il confine di Vodacce. Ussura Le Streghe del Fato sono spaventate dagli Ussurani e parlano di un’ombra scura che aleggia su di loro proteggendoli. Per evitare di insultare e irritare loro o il loro misterioso protettore, i Vodacce sono molto cauti nei confronti di Ussura. Vestenmennavenjar I rapporti con i Vesten sono tesi. La guerra commerciale tra le due Nazioni potrebbe presto diventare uno scontro militare. Negli ultimi anni è accaduto più di una volta che uomini inviati dai Principi nel lontano Nord siano tornati a casa dentro una cassa. Il motivo principale per cui non è ancora stata intrapresa alcuna rappresaglia è che nessun Principe ha, da solo, potere sufficiente per attaccare i Vesten. Inoltre, se lo facesse, si esporrebbe nei confronti dei suoi cugini, perché dovrebbe ammettere di aver commerciato in settori dell’economia che non gli competono a loro insaputa. 94 CAPITOLO 2 | THÉAH Andrea Brundu - 38326
ç 7TH SEA - MANUALE BASE 95 I Sette Mari Théah è circondata da sette mari. Il primo, il Mare dei Commerci, si trova tra Avalon e Vesten. È famoso per le secche e perché il moto ondoso crea spesso l’illusione che gli scogli si muovano. Persino capitani esperti si sono incagliati su rocce che erano certi non fossero lì il giorno prima. A parte questo ostacolo, è una mare relativamente sicuro. Il secondo mare si trova in prossimità di Avalon e Montaigne ed è chiamato Mare della Vedova. È più pericoloso del Mare dei Commerci perché popolato da squali e sirene, per non parlare degli improvvisi banchi di nebbia e dell’inspiegabile comparsa di fenomeni detti “miraggi marini”. Spesso si avvistano navi che scompaiono quando ci si avvicina, come i miraggi nel deserto. Il terzo mare lambisce le coste di Castille ed è chiamato “Golfo del Vaticinio” o “La Boca del Cielo”. Le sue acque fredde e profonde ne fanno il luogo ideale per la riproduzione delle balene, che sono protette da una spaventosa sottospecie – fino a tre volte più grande di una balena normale e dal carattere molto più aggressivo – detta “leviatano”. I marinai che attraversano La Boca del Cielo raccontano di Estallio, un’enorme serpente che divora i leviatani; forse una leggenda poiché non esistono avvistamenti confermati di una creatura di tali dimensioni. Il golfo è anche infestato da pirati, in particolare dalla Fratellanza della Costa. Il quarto mare, chiamato Approdo Numari, prende il nome dalle isole omonime. Si trova a sudest di Vodacce, vicino all’Impero della Mezzaluna. Per secoli, guarnigioni mantenute dalla Chiesa sulle isole di Vodacce hanno impedito l’accesso a questo mare, ma Numa, oggi indipendente, ha dichiarato che il mare è aperto a tutti, ridando vigore ai commerci tra Théah e l’Impero… e attirando orde di pirati. Il quinto mare si trova tra Eisen e Vesten ed è chiamato “La Fauce”. Il nome è antico e gli fu attributo da commercianti Vestenmennavenjar che, alla vista delle prime mappe accurate, si convinsero di come la loro terra somigliasse alla testa di un drago. È uno dei mari più sorvegliati, grazie al denaro della Lega Vendel, che assolda allo scopo navi mercenarie con molti ex-pirati pagati per dare la caccia ai loro vecchi colleghi. Il sesto mare è lo Stretto di Avalon, o Stretto di Montaigne (ogni paese lo chiama a modo suo). Il traffico tra Avalon e Montaigne è ben sorvegliato dai Cani di Mare di Elaine. Lo stretto è la via più rapida per andare dai paesi meridionali alle acque settentrionali, ma le navi Avaloniane impongono pesanti “tasse di navigazione” per attraversarlo. Circumnavigare le Isole di Avalon allunga il viaggio di diversi giorni… e spesso porta tra le braccia di “pirati” Avaloniani o Vestenmennavanjar: meglio pagare e andarsene in fretta. Infine, molti marinai raccontano di un luogo dove il sole e la luna brillano assieme nel cielo, dove le stelle si muovono al contrario e le acque divengono The Seven Seas Vita a Théah Andrea Brundu - 38326
ç argentate. Questo “settimo mare” è fonte di accese discussioni nella comunità accademica di Théah. I marinai raccontano di avere navigato le acque argentee per giorni senza avvistare alcun segno di terra finché, all’improvviso, mare e cielo ritornano normali e la nave si trova fuori rotta di migliaia di miglia. Una recente scoperta archeologica potrebbe essere la chiave del Settimo Mare. La Gilda degli Esploratori la chiama “bussola alchemica” e ipotizza che i Syrne la usassero per navigare queste acque misteriose. Se fosse vero, potrebbe aprire le porte a un nuovo mondo. Le Corti di Théah In tutta Théah, mentre i contadini faticano nei campi e i commercianti nei mercati, mentre i duellanti si pongono in guardia e i soldati si scontrano in campo aperto, negli splendenti saloni della nobiltà si combatte un altro genere di guerra. È un gioco senza fine fatto di intrighi educati, dove un lapsus può costare una provincia e un gesto sbagliato porre fine a una carriera. È il mondo della politica e non è affatto un bel posto. Attualmente, Montaigne, Vesten e Avalon hanno le corti più frequentate. Le magnifiche sale da ballo e delle udienze, progettate e costruite per impressionare, permettono ai nobili e ai loro ospiti di godere di privacy appena sufficiente da sentirsi al sicuro, ma mai abbastanza per esserlo davvero. A Castille questi incontri si svolgono spesso all’aperto, sono più ristretti e si concentrano più sugli affari locali che sulle cospirazioni. Le corti di Ussura ed Eisen, poco interessate agli affari internazionali, tendono ad essere piccole. Le corti di Vodacce invece, stracolme di intrighi e politica, sono scenografiche e stravaganti quanto quelle Montaigne, ma più esclusive. Per finire, a Sarmatia, le corti si concentrano sugli affari di stato piuttosto che sulle celebrazioni. Frequentare una corte può essere un’esperienza sfiancante. In media, un nobile impiega da quattro a sei ore a vestirsi; viene letteralmente cucito dentro i suoi abiti. Ogni cortigiano ha cinque o sei servitori che lo seguono e si occupano di tutte le sue richieste. La moda e la conversazione dettano il ritmo della vita di corte. Tutti sanno chi sono gli individui meglio abbigliati o più eloquenti ogni settimana, a volte persino prima che facciano il loro ingresso. Le mode vanno e vengono con le stagioni, e chi non riesce a tenere il passo potrebbe essere messo all’angolo o addirittura ridicolizzato per la sua disattenzione. Un esempio di moda in voga per qualche tempo è portare con se un piccolo libro – a volte rilegato, altre in fogli ripiegati detti “quarti” – anche se non si sa leggere (i nobili analfabeti hanno servitori incaricati di farlo per loro). Questi contengono storie illustrate, inni, estratti di altri testi e fiabe. Le Nazioni impiegano cortigiani e ambasciatori per molte ragioni, prima fra tutte evitare i conflitti. Con le continue, spesso involontarie, offese fatte dall’una all’altra è diventato essenziale lavorare attivamente nelle corti per prevenire lo scoppio di ostilità. Ovviamente, come nel caso della recente invasione Montaigne in Castille, non è sempre possibile avere successo in quest'opera di negoziato, ma la pratica continua. Le altre ragioni d’essere delle corti sono accumulare potere, organizzare matrimoni e ottenere favori. Dopo un festino i partecipanti sono soddisfatti e meno propensi a causare problemi. COS’È IL SETTIMO MARE? Alcuni studiosi sostengono che il Settimo Mare sia una porta verso altri mondi. Altri credono che possa essere la patria di entità come i Sidhe e Matushka, o persino che queste creature siano esiliati del Settimo Mare. La scoperta della bussola alchemica apre opportunità uniche per gli abitanti di Théah abbastanza coraggiosi da addentrarsi in queste acque. Vi saranno tesori da trovare? Avventure da vivere? Solo il tempo potrà dirlo. Théah’s Courts 96 CAPITOLO 2 | THÉAH Andrea Brundu - 38326
ç 7TH SEA - MANUALE BASE 97 La Gilda dei Duellanti Negli ultimi cinquant’anni il duello aveva originato grandi controversie. Tanto che, in alcune Nazioni, si stava pensando di renderlo assolutamente illegale. Nell’inverno del 1644 AV, tre maestri d’arme si incontrarono in gran segreto e firmarono un patto di sangue. Chiesero udienza ai sovrani dei rispettivi paesi e proposero, con successo, di regolamentare i duelli creando una Gilda a cui tutti i Duellanti dovessero aderire – così come già avveniva per ogni altra professione. Le leggi che regolano il duello sono complesse, ma possono essere sintetizzate così: • Solo un membro della Gilda dei Duellanti può sfidare qualcuno a duello. In altre parole: • Se si vuole sfidare qualcuno si deve essere un Duellante o assoldarne uno allo scopo. • Se lo sfidante non è un Duellante, le autorità locali interverranno per arrestarlo. • Se qualcuno ti sfida a duello senza essere un Duellante è tuo dovere denunciarlo alle autorità. I membri della Gilda si mettono, ovviamente, al servizio di nobili e altri ricchi mecenati che desiderino soddisfazione o porre fine a una disputa. In molte Nazioni è considerato vitale avere un Duellante nel proprio entourage, pronto a farsi avanti nel caso di una sfida. Nonostante queste regole, molti continuano a duellare illegalmente, incontrandosi all’alba o al tramonto fuori città per sfoderare le spade e “difendere l’onore”. La Gilda è assolutamente contraria a queste pratiche: chi sarà disposto a pagare un Duellante se qualsiasi sciocco con una spada può reclamare tale onore? La Gilda ha sedi in tutta Théah, in cui si svolgono molti duelli di fronte a testimoni e secondi, per evitare l’occhio vigile della legge. Ogni sede negherà il permesso a duelli illegali, ma per il giusto prezzo a volte è possibile accordarsi. Il Duello Vi sono due tipi di duello: al primo e all’ultimo sangue. Un duello al primo sangue continua finché uno dei contendenti non è stato colpito e ha subito una ferita. Molti scontri appartengono a questo tipo, perché solo le offese più gravi giustificano un duello fino alla morte. Come già detto, solo i membri della Gilda dei Duellanti sono legalmente autorizzati a sfidare a duello. Chiunque altro lo faccia violerà la legge e potrà aspettarsi una visita della Gilda se la cosa diventerà di dominio pubblico. Tuttavia, la maggior parte dei Duellanti è più che contenta di sfidare in nome e per conto di un nobile, che poi si batterà di persona. La paga è la stessa, ma senza rischio personale. Onore Il concetto moderno di onore a Théah discende dai classici ideali immortalati nei vecchi romanzi cavallereschi Avaloniani. Il sole però sta per tramontare un’ultima volta sulla morente cavalleria. Coloro che ancora si appellano a essa sono detti “gentiluomini” e “gentildonne”, o più cinicamente: “romantici”. La decadenza della cavalleria cominciò con la vicenda di un cavaliere Montaigne chiamato Bastion. Intorno al 1460 AV, egli era considerato il cavaliere ideale: nobile e onorevole, le dame svenivano quando egli si rivolgeva loro. Un giorno, nel corso di una battaglia, un plebeo armato di archibugio gli sparò nella schiena; Bastion morì affogato nel suo stesso sangue che invase il polmone perforato. Il pensiero, mai espresso ad alta voce, che si diffuse su tutta Théah fu: “Era un uomo d’onore e tutto ciò che ha ottenuto è stata una morte dolorosa.” In genere, un abitante di Théah bada prima di tutto a sé stesso, poi alla famiglia e agli amici, quindi al resto del mondo. Ciò non significa che Théah sia costantemente immersa in complotti e macchinazioni, ma semplicemente che molti hanno altro di cui preoccuparsi, The Duelist's Guild Andrea Brundu - 38326
ç come avere abbastanza cibo e assicurasi un tetto sulla testa. La cavalleria è un passatempo per ricchi. Molti la osteggiano e i romantici sono spesso additati come sognatori, incapaci di guardare in faccia la realtà. Tuttavia sono gli ultimi su Théah a trattare affari con una stretta di mano e una parola piuttosto che un contratto: un atteggiamento e una scelta che dovrebbero essere ammirati persino dai più cinici. Vi sono coloro che ancora li vedono come cavalieri senza macchia su bianchi destrieri, e preferiscono fare affari con i pochi rimasti. La Parola di un Gentiluomo Un gentiluomo o gentildonna non manca mai alla parola data. La rottura di una promessa metterebbe in discussione qualsiasi accordo futuro. Inoltre, avere una reputazione immacolata significa essere considerato affidabile, degno di fiducia e ammirevole. Per queste ragioni, un gentiluomo è molto selettivo nel decidere a chi dare la propria parola, poiché cercherebbe comunque di onorarla anche se l'avesse fatta da ubriaco. Un vero gentiluomo morirebbe prima di mancare alla parola data, perché è il suo legame e la sua anima. Alcuni, costretti a promesse che avrebbero distrutto le loro famiglie, si sono suicidati piuttosto che disonorarsi, ma è un fatto raro. Mancare alla parola può avere ripercussioni disastrose per un gentiluomo. I suoi amici smetteranno di frequentarlo, chi fa affari con lui si allontanerà o comincerà a pretendere contratti scritti per tutto (un insulto intollerabile) e il suo reddito comincerà a calare man mano che la sua reputazione verrà infangata. Spesso si giura su un oggetto di grande importanza personale, come la spada del nonno o il ciondolo della madre; l’implicazione è che, se la promessa non viene mantenuta, l’antenato coinvolto lo saprà. Reputazione Un gentiluomo è consapevole che la reputazione è una delle cose più importanti che possiede e farà di tutto per conservarla senza macchia. Chiunque cerchi di danneggiare il suo buon nome può aspettarsi una sfida, chi lo svergogni in pubblico invece un duello all’ultimo sangue. La sua parola è legata alla sua reputazione: se una viene danneggiata anche l’altra ne soffre. Perciò, accusarlo pubblicamente di mentire è come metterlo in disgrazia. 98 CAPITOLO 2 | THÉAH CALENDARIO Il calendario di Théah è simile a quello Europeo: dodici mesi, sette giorni la settimana, giornate di ventiquattro ore e ore di sessanta minuti. Le somiglianze però si fermano qui. I giorni della settimana sono: Soldì, Veldì, Amordì, Terdì, Guerdì, Redì e Voltadì. Un mese è di trenta giorni esatti. Il quindicesimo e trentesimo di ogni mese sono feste che celebrano l’opera, la saggezza e la pietà del Creatore. Il calendario originale prevedeva dieci mesi di 36 giorni, ma furono ridotti a 30 quando vennero aggiunti due mesi extra – che prendono il nome da importanti figure storiche della Vecchia Repubblica, l’Imperatore Corantine e Julius Caius – inseriti prima del settimo mese. I dodici mesi sono Primus, Secundus, Tertius, Quartus, Quintus, Sextus, Julius, Corantine, Septimus, Octavus, Nonus e Decimus. L’anno è diviso in quattro stagioni (primavera, estate, autunno e inverno), ciascuna di tre mesi. Alla fine dell’anno la Messa dei Profeti, una festività di cinque o sei giorni, occupa il tempo rimanente. Andrea Brundu - 38326
ç 7TH SEA - MANUALE BASE 99 La Chiesa del Vaticinio Profetico “Il Creatore è tutto intorno a voi; il suo volto è nascosto nelle sue opere.” — Il Libro dei Profeti, Volume I, Settimo Versetto La Riformata Chiesa del Vaticinio (“vaticinio” significa “profezia” e, per estensione, “Chiesa dei Profeti”) è una delle organizzazioni più potenti e influenti di Théah. Grazie al supporto della gente comune – e dei nobili coinvolti – la Chiesa del Vaticinio e il suo gregge sono una forza da non sottovalutare. Sin dai tempi del Primo Profeta, che predicò nella Vecchia Repubblica, la Chiesa ha creato un suo esercito, sviluppato un sistema educativo e finanziato molti avanzamenti tecnologici e filosofici. Tuttavia, in tempi recenti la Chiesa è stata oggetto di gravi critiche. Le accuse di corruzione e avidità hanno spinto molti a dubitare della sua autorità e persino della veridicità dei suoi insegnamenti. Il movimento Obiezionista, nato a Eisen oltre un secolo fa, ha cambiato la Chiesa per sempre: quasi un terzo del gregge si è rivolto agli Obiezionisti in cerca di una guida. È un momento difficile, ma molti all’interno della struttura ecclesiastica sostengono che queste difficoltà non sarebbero sorte se i Cardinali fossero stati più lungimiranti. Il Messaggio e il Messaggero Il messaggio della Chiesa del Vaticinio è semplice: il Creatore ha fatto del mondo un enigma che l’umanità deve risolvere. Più ci si avvicina alla soluzione, più vicini si sarà a comprendere la mente del Creatore. Il Credo Poco dopo la morte del Primo Profeta, l’Imperatore Corantine proclamò la fede nei Profeti religione di stato e chiese la redazione di un “credo”, un’espressione unificata dei suoi principi. Nel 325 AV, il Concilio Corantiniano definì questo documento e lo presentò all’Imperatore che ne fu soddisfatto. Il credo consiste di sei articoli, dogmi che tutti i fedeli considerano veri, memorizzano e recitano durante la Messa e tutte le altre attività ecclesiastiche. Per comprendere la Chiesa è necessario comprendere il suo credo. Articolo Uno: Un Solo Vero Dio Crediamo in un solo vero Dio, Creatore Onnipotente, Autore del Paradiso e del Mondo, e di tutte le cose visibili e invisibili. Il Primo Articolo dichiara che c’è un solo vero Creatore: Theus, Artefice dell’Universo. Un fedele non può credere in altri dei o poteri, né praticare la stregoneria (che la Chiesa ha dichiarato provenire dalla Legione, il Grande Nemico). L’uso della stregoneria è l’accettazione implicita di poteri altri da quello del Creatore, un’eresia che può solo concludersi con la morte del colpevole e la pira per il suo corpo corrotto. The Vaticine Church of the Prophets Andrea Brundu - 38326
ç Articolo Due: Una Sola Vera Fede Crediamo in una sola Chiesa santa e profetica. Se vi è un solo vero Dio, vi può essere solo una vera Chiesa e questa è la Chiesa del Vaticinio. In altre parole, solo i rituali prescritti dai Profeti sono veramente ordinati volontà del Creatore. Coloro che seguono i riti e le credenze della Chiesa saranno parte dell’armata del Profeta alla fine del mondo. Tutte le altre religioni sono false e menzognere e condurranno un’anima non in Paradiso, ma nell’Abisso. Articolo Tre: Il Primo Profeta Crediamo nel suo Profeta, che parlò del messaggio del Creatore e della salvezza dell’uomo; che predisse la venuta di altri tre Profeti futuri; che si consegnò ai suoi nemici e fu martirizzato per noi nei giorni di Augustin Lauren. Il Primo Profeta è la chiave del credo. Fu colui a cui il Creatore affidò il suo messaggio per il mondo, che parlò dei tre che sarebbero giunti “per continuare la sua opera nel nome di Theus” e dei prodigi che avrebbero compiuto. Riunì attorno a sé alcuni seguaci, i primi santi, che avevano raggiunto uno stato di illuminazione attraverso la ragione; insieme ad essi predicò che solo attraverso l’accettazione degli altri (persino di chi era corrotto dalla magia) si poteva ottenere la salvezza. Infine, fu colui che, per mano di malvagi stregoni e regnanti corrotti, morì tra le fiamme ruggenti di odio e paura. Articolo Quattro: Il Secondo Profeta Crediamo nel Secondo Profeta, che portava un bastone; che pronunciò il messaggio del Creatore e liberò gli uomini dal male; che fu tradito dagli infedeli e martirizzato per noi. Il Secondo Profeta giunse dall’Impero della Mezzaluna, oggi in mano agli infedeli, proclamando di essere in pellegrinaggio per ordine di Theus. Nonostante molti dubitassero di lui, tanto per il suo proclama quanto per il colore della sua pelle, egli ammutolì coloro che gli si opponevano e rese impotenti tutti gli stregoni che incontrò. Fu lui che, reclamando come suo gregge gli schiavi della sua patria, li condusse nel deserto solo per essere tradito e ucciso dai propri connazionali. Articolo Cinque: Il Terzo Profeta Crediamo nel Terzo Profeta, che portò una spada di pura fiamma; che pronunciò il messaggio del Creatore; divise i giusti dagli ingiusti e aprì la via per colui che sarebbe giunto. Il Terzo Profeta nacque in un periodo di difficoltà, mentre il mondo si preparava per un conflitto imminente. A differenza dei suoi predecessori non fu né comprensivo, né tollerante verso i peccati del mondo. Nato nobile sfidò l’aristocrazia, divenendo la scintilla che innescò una guerra di religione. Spostò la sede della Chiesa da Vodacce a Castille e cambiò il modo di pensare con un singolo atto, distruggendo l’armonia della Chiesa. Articolo Sei: L’Ultimo Profeta Crediamo nel Quarto Profeta, che porterà una clessidra in equilibrio; annunciato da trombe; i morti si risveglieranno ed egli regnerà sul mondo visibile ed invisibile per sempre. Inevitabilmente l’umanità apprenderà quale tributo sarà dovuto alla fine dei tempi. Il Quarto Profeta porterà l'Armageddon, getterà il mondo in una battaglia cosmica per le anime dell’umanità. Il suo bacio sarà il respiro della vita attraverso il globo, il suo esercito saranno i caduti. Egli li condurrà attraverso la morte, la furia e la guerra verso una nuova era, sfolgorante di verità e gloria, dove il fato dell’uomo sarà davvero suo e i fedeli vivranno beati all’eterno servizio di Theus. 100 CAPITOLO 2 | THÉAH Andrea Brundu - 38326