Gente di Caposele Gente di Caposele 50 Oggi Oggi delle quindici per ricordare a se stessi che al massimo avrebbero lavorato ancora alcune ore e poi sarebbero tornati a casa a mangiare. A ‘ventun’ ora” le donne si affrettavano a ritornare dalla campagna: non era un privilegio per loro, ma l’obbligo imperioso di preparare la cena per “gli uomini”. Ventun’ ora perché mai se poi erano solo le quindici? Un errore antico, lì a testimoniare che il calcolo italico del tempo mediante la meridiana si effettuava dalla sola alba al tramonto e a ricordare che la notte è senza tempo e senza confni. Ventun’ ora! Antico modo di dire, che costò cara ad un contadino locale, accusato di infanticidio per un alibi che non reggeva, a dire di un maresciallo piemontese, il quale evidentemente per le sue ascendenze francesi sapeva che il il giorno era di ventiquattro ore e che puntualmente non si curò di capire che Nord e Sud erano divisi pure sul conteggio “ popolare” del tempo. Una campanella dal suono insistente, poco dopo le quindici, chiamava ragazzi e ragazze alla “Cronella”. Era l’ora del Catechismo e della preparazione alla Comunione, quasi un rito. A quell’ ora usciva sul sagrato il Prete per accogliere in portamento solenne i comunicandi che si rincorrevano qua e là per il Piano e il Piazzino. Si sedevano composti ai primi banchi della navata centrale a discutere di “cose di Dio” e a rispondere meccanicamente a domande di fede. Un battito di mani atteso scioglieva, poi l’assemblea e tutti in piazza a consumare in giochi le ultime ore del giorno. Là, sul sagrato, sostavano già donne anziane in attesa dell’ “Ora di Chiesa” che di lì a poco sarebbe suonata. Memoria antica, medioevale, dell’ ora collettiva di preghiera che i frati antoniani dedicavano al Santo in quel luogo ch’era antica sede di convento; pratica religiosa trasmessa in eredità alla chiesa di S. Lorenzo. Erano lunghe, cantilenanti litanie recitate in un latino storpiato da un italiano incerto; una sorta di summa cristiana concentrata nel tempo di un’ora, sotto la distratta vigilanza del prete intento a seguire con lo sguardo il lavoro del sagrestano che si trascinava tra i colonnati a rimuovere la polvere e a riordinare gli altarini gentilizi. Il buio che iniziava a piombare dai fnestroni, dando vigore alla foca luce delle candele sull’ altare maggiore, segnava l’improvvisa interruzione delle preghiere: era, a quel punto, suffciente che la madre superiora delle suore si levasse dall’inginocchiatoio perché tutte le presenti, dopo un convinto segno di croce, si riversassero nella navata centrale per guadagnare l’uscita. Le strade, frattanto, si ripopolavano prima che giungesse il buio; persone affollavano i negozi e nelle cantine iniziava a levarsi il fumo salato del baccalà fritto e l’odore aspro del vino aglianico in attesa degli abituali avventori notturni. Il caffè Romualdo accoglieva l’élite del tempo: lì, discussioni interminabili fra una partita e l‘altra. A quell’ ora aveva inizio una cadenzata processione di contadini che ritornavano dalle campagne col loro pesante fardello. Asini caricati all’inverosimile e anziaALFONSO MEROLA
Gente di Caposele Gente di Caposele 51 Oggi Oggi ni che si lasciavano trascinare attaccati con le mani alla coda delle loro giumente lungo la salita lastricata di Via Imbriani che scintillava, talvolta, per lo scivolare degli zoccoli ferrati. Il rintocco delle ventiquattro ore coglieva questa gente in mezzo alla strada e in questi locali abituali, invitandoli ad un rapido ritorno a casa. Alle sei rintoccava “Ventiquattore”, a rammentare che il giorno e la luce s’erano spenti e che a breve la porta di casa andava sbarrata. Invero la vita continuava nell’intimità della famiglia e della casa, accanto alla tavola e al fuoco. Si riassumevano allora il senso e il valore di una giornata, i fatti accaduti e le cose da farsi nel giorno a venire. “L’ora di notte” sarebbe stata battuta di lì a poco: e allora tutti a letto, innanzitutto i bambini. L’ora r’ nott’ l’angiulu a la porta Maria a la casa lu bruttu ess ‘ e lu bbuonu tras ‘! Un tempo scandito dal bronzo sacro al quale la società civile s’uniformava e che, talvolta, contrastava. Uno strumento formidabile che dava il senso cronologico, giusto per quanto serviva all’uomo umile, goccia per goccia, a dettare un ritmo di vita fatta di fatica, sudore e preghiera. In fondo l’orologio era privilegio di pochi: serviva alle notti insonni di chi si consumava nell’ozio e confondeva la notte e il giorno, usando la notte per capitalizzare il giorno! (Nun dorm’ la nott’ p‘ bb‘rè cumm’à dd’àfott’ lu iuornu). Tempo scandito da altri, il giorno; tempo indistinto e negato, la notte. In ogni caso tempo imposto per regnare sul popolo. La divisione del tempo-giorno era funzionale e congeniale ad un concetto di lavoro programmato per la massima produttività, per molti aspetti non differente da quell’ orario legale che puntualmente ci propinano durante la stagione estiva. SULLA “SELETECA” ALFONSO MEROLA TUTTE LE PUBLICAZIONI SU CAPOSELE DISPONIBILI ON LINE
Gente di Caposele Gente di Caposele 52 Oggi Oggi CLAUDIO RUSSOMANNO di Salvatore Conforti Con decreto del Capo del Servizio IV datato primo agosto 2007, viene disposto il collocamento a riposo dell’ispettore superiore scelto RUSSOMANNO Claudio, per sopraggiunti limiti di età, a decorrere dal 12 marzo 2008. A decorrere dal giorno successivo alla cessazione dal servizio l’ispettore superiore scelto RUSSOMANNO Claudio, consegue, a titolo onorifco, la qualifca di commissario forestale del ruolo direttivo speciale del Corpo forestale dello Stato. Il Gran Cancelliere del Sovrano Militare Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta, in data 10/06/1992 con decreto n. 7626, conferiva al sottuffciale Russomanno la “Croce con spade dell’Ordine al merito Melitense”. Ci complimentiamo con il nostro illustre concittadino per la brillante carriera e per le numerose onorifcenze conquistate e gli auguriamo, quale giusta ricompensa per il lavoro svolto, un lungo periodo di meritato riposo. VINCENZO CASALE un grande talento da La Sorgente n.78 Un grande talento e un grande sogno nel cassetto: diventare un tennista grintoso e determinato come il suo idolo Nadal, il numero 1 del tennis mondiale. Vincenzo Casale, 10 anni da poco compiuti, un concentrato di determinazione, forza d’animo e amore per il tennis. Vincenzo ha cominciato a giocare a tennis a 7 anni, un po’ per diletto, un po’ spinto dall’interesse per uno sport che il suo papà ha praticato ed amato da giovane e che “da buona tradizione” ha trasmesso al fglio; oggi è tesserato al “TC S. Caterina “ di Avellino dove si allena con i maestri Leone e Nazzaro ma nella sua favola c’è l’impegno sapiente dell’istruttore Mascolini Pio di Grottaminarda che ha dedicato al piccolo “sognatore” tempo ed esperienza facendogli raggiungere, in pochi anni, risultati sorprendenti ed inattesi. Questa stagione tennistica, vissuta intensamente e con determinazione, ha visto Vincenzo alzare al cielo la sua prima coppa da n° 1 nel Torneo Nazionale “TROFEO TOPOLINO cat. Under 10 maschile”, tenutosi a Salerno, sbaragliando i concorrenti di pari età provenienti da tutta Italia. Non solo, il piccolo tennista di Caposele ha contribuito a far aggiudicare un meritato secondo posto alla squadra dell’ Avellino, per la prima volta nella storia,
Gente di Caposele Gente di Caposele 53 Oggi Oggi nella fnale nella Coppa delle Province della Campania 2009, disputata contro un agguerrito Napoli. Numerose sono state le sue partecipazioni a tornei nazionali e internazionali che lo hanno visto raggiungere sempre ottimi traguardi permettendogli di trionfare nei primi posti dei tabelloni e di conquistare stabilmente i gradini più alti del Ranking Regionale maschile under 10. ANNA RITA DE VITA Anna Rita De Vita ha conseguito a Nizza il “Baccalaureat de l’inseignement du second grade” con indirizzo di Dottore Commercialista che tuttora svolge. In collaborazione con Linda Candela, Pietro Masi e Vitina Maioriello ha scritto il libro ”Comunicare: dialogo cittadino-istituzione”, curando in particolare la parte riguardante i “Principi e strumenti della comunicazione nella Pubblica Amministrazione”. Il libro è stato dato alla stampa il 2009. Di seguito riportiamo la presentazione dell’on. Gianfranco Valiante. Comunicare: dialogo cittadino-istituzione Presentazione: On. Gianfranco Valiante La crescita e la diffusione del benessere nel corso degli ultimi trent’anni, l’aumento del livello di istruzione ed informazione, l’esercizio della libertà spinto fno alla licenza nel comportamento sociale e nell’ambito dei consumi privati, sono i tre fattori che hanno modifcato profondamente la cultura degli italiani ed in modo forse altrettanto signifcativo anche il loro ethos, cioè la cultura intesa come insieme di valori, aspirazioni e norme di comportamento. Infatti, il miglioramento del benessere economico e del tenore di vita è solo l’aspetto macroscopico e superfciale di processi di mutamento intervenuti con i termini di modernizzazione e scolarizzazione. Processi che presentano aspetti positivi e negativi che sono stati sottolineati con professionalità di contenuto. Il lavoro è stato condotto nella convinzione che l’adozione di strumenti quali: la Carta dei servizi, la comunicazione, il marketing ed infne TU.R.P., possono essere delle colonne portanti per sopperire ad un’esigenza sempre più impellente per tutte le organizzazioni e tra queste anche per le pubbliche amministrazioni. Tutto può avere inizio con una ridifnizione del ruolo del cittadino ed una riconfgurazione del rapporto con la Pubblica Amministrazione, ad una organizzazione gestionale degli apparati istituzionali che contribuiscono in maniera signifcativa allo sviluppo delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione.Inoltre è utile fare alcuni cenni al dibattito dottrinale ed ai contributi giurisprudenziali relativi alla qualifcazione del diritto alla salute in relazione sia alle disposizioni con
Gente di Caposele Gente di Caposele 54 Oggi Oggi le quali è stato disciplinato nel tempo il rapporto fra servizio sanitario e cittadino utente dello stesso e qualifcata la posizione soggettiva di quest’ultimo all’interno del servizio stesso. Concludo sottolineando che il problema della qualifcazione del diritto alla salute si pone in relazione alle disposizioni contenute nell’art. 32 della Costituzione, ove si stabilisce che: “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dalla persona umana”. ELISEO DAMIANO Un cittadino che fa onore a Caposele di Alfonso Merola Il nostro amico e concittadino Eliseo Damiano dal 14 settembre 2013 riveste il prestigioso ruolo di responsabile della Polizia Giudiziaria presso la Procura della Repubblica di Avellino. Un altro nostro concittadino che dà lustro a Caposele. Auguri della Redazione de La Sorgente E’ sempre una gran soddisfazione poter riempire le pagine del nostro giornale con notizie positive... Lo scorso 29.05.2008 nel salone di rappresentanza della Prefettura, alla presenza del Prefetto, dott. Ennio Blasco è stata celebrata un’importante cerimonia per la consegna delle onorifcenze dell’Ordine “al merito della Repubblica Italiana” a cittadini dei comuni della provincia di Avellino. Insieme ad altri 26 “irpini illustri”, per il Comune di Caposele, è stato insignito del titolo di UFFICIALE della Repubblica, con decreto del Presidente della Repubblica, il nostro concittadino, il Luogotenente dott. Eliseo Damiano, che aggiunge questo ulteriore traguardo all’onorifcenza di CAVALIERE della Repubblica già ricevuta qualche anno fa. Il suo lavoro in seno all’Arma dei Carabinieri lo ha reso, da sempre, presente e socialmente impegnato in termini di riferimento positivo, di esempio costruttivo, di merito, di attaccamento e costante attenzione ai problemi del proprio territorio e del proprio paese, un impegno il suo, sempre a disposizione della nostra comunità che speriamo possa essere d’esempio in modo particolare per le giovani generazioni. A lui e a tutta la sua famiglia, vanno i nostri più sinceri e sentiti complimenti oltre all’augurio di un futuro sempre pieno di maggiori successi che contribuiscano a dare lustro al nostro paese.
Gente di Caposele Gente di Caposele 55 Oggi Oggi Premio Caposele 2014 di Concetta Mattia Era da qualche edizione che avevamo dovuto rinunciare all’assegnazione del Premio Caposele, e dico subito a nome di tutta la Pro Loco Caposele, che non è stato certo per mancanza di personalità cittadine da premiare, ma per una serie di impedimenti logistici riguardanti impegni lavorativi o familiari degli interessati. Quest’anno però, lo scorso 21 agosto, in pieno palinsesto estivo, siamo riusciti a ripristinare questo appuntamento al quale abbiamo sempre tenuto molto, soprattutto per le motivazioni legate alla sua istituzione, trattandosi di un premio destinato (cito testualmente dalle motivazioni) “ ai Caposelesi che si affermano positivamente nella società, affnché contribuiscano alla valorizzazione del territorio e al miglioramento della qualità della vita nel nostro paese, mantenendo viva la memoria delle tradizioni locali, cercando contemporaneamente spunti per la loro evoluzione futura”. E così, in una sala gremita da parenti e amici e alla presenza del sindaco di Caposele (suo amico e compagno di scuola) abbiamo insignito per il 2014, il Dott. Eliseo Damiano, Luogotenente dei Carabinieri, responsabile della Sezione di Polizia Giudiziaria Carabinieri della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Avellino, nostro stimato concittadino che, da sempre, ha dimostrato interesse, attaccamento e dedizione verso le iniziative di valorizzazione sociale, culturale e turistica del nostro territorio. Infatti, nei diversi interventi di testimonianza che si sono succeduti, hanno evidenziato quanto sia affezionato alla sua terra e quanto abbia sempre messo a disposizione della collettività la sua esperienza e le sue conoscenze cercando di costruire nuove opportunità con l’obiettivo ultimo di migliorare la qualità della vita nel suo/nostro paese, e la concreta collaborazione per l’istallazione del Museo delle macchine di Leonardo a Caposele ne sono solo l’esempio più recente. Anche dalle pagine de “La Sorgente” ci teniamo pertanto a ringraziare nuovamente Eliseo, augurandogli sempre maggiori successi, con la nostra speranza dichiarata, stampata anche sulla targa ricordo del premio, che con il suo esempio e la sua collaborazione, si possa sensibilizzare la nostra Comunità a fare sempre meglio, a fare di più, a fare insieme. ELISEO DAMIANO
Gente di Caposele Gente di Caposele 56 Oggi Oggi ALFONSO CERES Una Storia Italiana di un’altra Italia di Gerardo Ceres Per fondamento costituzionale si è affermato che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Tuttavia se osserviamo l’evoluzione sociale e culturale degli ultimi venti anni potremmo verosimilmente sostenere che viviamo, invece, in una Repubblica televisiva fondata sull’aspirazione a divenire velina, letterina, famoso sull’isola o nel salotto del grande fratello. Con un denominatore comune per tutti: l’ignoranza più raccapricciante e la frenesia raggiungere il guadagno e il successo facile. Questi sono i modelli cui guardano gran parte dei giovani. Sulle ragioni ci sarebbe da discutere e rifettere per lungo tempo. Ma ragionando con l’accetta, possiamo convenire sul fatto che il lavoro, o meglio l’etica del lavoro (che è fatica, sudore, impegno, ma anche emancipazione dal bisogno), hanno perduto valore nella nostra società. Pensavo a questo il giorno in cui mi è stata comunicata la notizia che, con Decreto del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e su proposta della sua storica azienda, mio fratello, Alfonso Ceres, era stato insignito della Stella di Maestro del lavoro. In pochi secondi ho ripercorso la sua storia professionale e lavorativa, tutta trascorsa all’interno del gruppo Fiat. Una storia a mio vedere (spogliandomi del sentimento fraterno, che pure provo in modo forte) esemplare e paradigmatica di una certa cultura di valori. Nella seconda metà degli anni sessanta, appena conclusa la scuola di avviamento professionale, egli giunge a Torino, ancora ragazzo. Torino aveva bisogno come non mai di braccia operaie. Viene assunto in una piccola fabbrica, guidata da un generoso pugliese, emigrato nell’immediato dopo guerra, che ben presto riconosce la buona volontà di Alfonso e comincia a volergli bene. Al punto che nel giro di uno-due anni gli accorda la possibilità di far salire, uno dopo l’altro, anche gli altri due fratelli e nostro padre. Tutti e quattro dipendenti dell’Offcina Meccanica di Domenico Rosati, che produceva semi lavorati per la Fiat. Poi fu lo stesso Cavalier Rosati, che nel frattempo mise loro a disposizione una bella casa, di sua proprietà, in modo che potessimo salire anche mia madre ed io, a consigliare loro di cogliere le opportunità di lavorare nelle aziende del Gruppo guidato da Giovanni Agnelli. Mio padre invece rimase a lavorare con lui, per tutti gli anni a venire, fno al defnitivo ritorno a Caposele. Alfonso prese a lavorare presso la stabilimento della Fiat Centro (Antonio il suo personale rapporto di fdelizzazione con la società che non ha più lasciato fno al pensionamento. Inizia un legame con tutto ciò che ha a che fare, direttamente o indirettamente, con la Fiat. Potremmo dire un legame di
Gente di Caposele Gente di Caposele 57 Oggi Oggi vero amore, complice la sua juventitudine (non a caso da ragazzo a Caposele era stato soprannominato Sivori, anche per una particolare attitudine all’emulazione del dribbling dell’oriundo argentino). Nei primi anni parte delle sue vacanze estive le trascorreva a Villar Perosa, seguendo il ritiro precampionato della Vecchia Signora, divenendo amico di diversi giocatori come Furino, Viola, Causio, Anastasi, Haller. Riuscì persino ad entrare come socio dell’esclusivo club “Juventus primo amore”. Ma questo è solo un corollario pittoresco. Al centro della storia rimane l’operaio che aspira a qualifcarsi sempre di più, mostrando diligenza ed impegno senza pari. Come vedremo successivamente, senza mai assentarsi. Senza mai aderire, a differenza di Mario ed Antonio, né al sindacato né ad uno sciopero. Dunque, solo e soltanto l’azienda, la Juve e poi venne il tempo di metter anche su famiglia. Questa è stata da allora la triangolazione perfetta intorno a cui ha ruotato sempre l’interesse preminente, se non proprio esclusivo, di Alfonso. Ne deve essere stato di certo consapevole quel dirigente aziendale incaricato, quando si trattò di defnire gli assetti organizzativi del nuovo stabilimento Iveco di Grottaminarda, di selezionare il personale per la fase di avvio. Alfonso fu energicamente forzato ad accettare il trasferimento, certo perché avellinese di provenienza ma anche perché rispondeva al modello organizzativo che lì si doveva affermare. Gli sarebbe mancata la Juve e il vecchio stadio comunale. Ma pazienza. Era il 1979. Sarebbe passato poco più di un anno e Caposele e l’irpinia subivano la tragedia del terremoto. Casa distrutta, le tende dei primi giorni, le roulotte, poi il prefabbricato, tre bimbe piccole. Nonostante ciò, tutte le mattine, (sabato compreso, con pioggia, neve, intemperie di tutti i generi) Alfonso non ha mai fatto mancare il suo impegno e il suo apporto all’azienda, maturando una progressione professionale nel delicato reparto per il controllo della qualità, dive-nendone col tempo il responsabile. Si è accennato alle limitatissime assenze dal lavoro che ne delineano una certa propensione allo stakanovismo. Non vorrò eccedere nel dato numerico, ma credo che in 40 anni circa di lavoro in Fiat non deve aver superato i 30 giorni di assenza per malattia (comprensivi di una degenza per infortunio non sul lavoro). E deve averlo fatto con un tatto che ne ha escluso la superbia, se è vero che le testimonianze dei suoi colleghi e sottoposti sono state sempre all’insegna del rispetto e dell’amicizia. Per quanto siamo di diversa generazione e retroterra culturale, esperienze lavorative differenti (ma alla fne non contrapposte), ho provato ferezza ad avere un fratello con una storia come quella che Alfonso può raccontare. Una ferezza che ho letto negli occhi della moglie Dina, delle fglie Teresa Marì, Isabella, Francesca e l’ultimogenito Alessandro. In quegli occhi c’era la consapevolezza che tutti i traguardi raggiunti nello studio, e poi nel lavoro, sono stati possibili anche grazie ai sacrifci del padre. Perché questo è il senso di una storia di lavoro come quella che sopra ho cercato di sintetizzare a modo mio. Il sacrifcio e l’abnegazione, l’idea che attraverso ALFONSO CERES
Gente di Caposele Gente di Caposele 58 Oggi Oggi il lavoro si possano raggiungere livelli di gratifcazione professionale, di benessere economico (l’emancipazione dal bisogno che fa di un uomo un cittadino libero) e la possibilità di assicurare un futuro di serenità per sé ma soprattutto per i propri fgli. I quali lo hanno voluto ringraziare preparandogli una sorpresa per lui inattesa. Dopo la cerimonia di premiazione, avvenuta a Napoli alla presenza del sottosegretario al Lavoro, del nuovo Presidente della Giunta Regionale, del Prefetto Pansa e di tutte le autorità militari operanti nella nostra regione, gli hanno organizzato una festa alla presenza di familiari, amici più stretti e di tanti colleghi di lavoro.Non si è voluto fare in questo modo nessuna operazione agiografca o ruffana. Non ce ne sarebbe stato motivo. Abbiamo detto che la storia di Alfonso Ceres dovrebbe essere, in qualche modo, paradigmatica per una cultura del lavoro che oggi in Italia è andata smarrendosi. Ce ne sono stati tanti e tanti continuano ad essercene in Italia di fgure così. Ma oggi il modello culturale imposto soprattutto dalla televisione è di ben altro proflo.Chi me lo fa fare a studiare o a lavorare! Meglio passare le giornate a fare casting per trasmissioni televisive e spettacoli di dubbia qualità. Un secondo di notorietà, almeno, poi se si la botta di… fortuna. Questi sono gli eroi (incapaci di gesta, quindi di cartapesta) che ci vengono propinati come modello.La storia di Alfonso Ceres (maestro del lavoro) e di tanti come lui è, fortunatamente, agli antipodi. Per questo motivo, solo per questo motivo, l’ho voluta raccontare ai nostri amici. ALFONSO ILARIA Ho 60 anni e sono sposato con Giuseppina Gonnella. Sono emigrato a San Remo nel lontano 1971 Esercito a San Remo il mestiere di muratore piastrellista. Sono molto legato a Caposele dove mi reco almeno due volte all’anno oltre che per vedere i miei, ma anche perchè attratto dalle bellezze del nostro Paese. Mio fglio è nato a Caposele; all’età di 7 anni ha lasciato anche lui il paese natio per approdare a San Remo. Avevo 17 anni quando emigrai in Svizzera dove vi restai per tre anni. Rientrai a Caposele per ragioni di leva militare e dopo un anno circa emigrai defnitivamente a San Remo, dove ho comprato casa e dove mi sono perfettamente inserito. Nutro da anni un gran desiderio: poter fare una rimpatriata con tutti i miei compagni di scuola di cui ricordoin particolare il dott. Salvatore Russomanno che saluto caramente. Mi auguro che gli altri compagni si facciano sentire per poter realizzare con loro questo iacevole incontro. ALFONSO CERES
Gente di Caposele Gente di Caposele 59 Oggi Oggi MARIO ALBANO Vive al Nord da quando aveva 3 anni. E’ stato una promessa del calcio: purtroppo un brutto incidente ha stroncato sul nascere i suoi sogni di calciatore. Non conosce Caposele, ma desidera tornarci per vedere le cose belle del paese natio. Mi chiamo Mario Albano e sono nato a Caposele il 2 luglio 1944. Avevo tre anni quando mio padre Michele, scalpellino, primo di undici fgli, ci trasferì al Nord vicino a San Remo. Purtroppo non ho mai visto il mio paese. Qualche giorno fa un mio amico di Calabritto mi ha regalato il giornale “La Sorgente”. Con le lacrime agli occhi per la commozione ho visto, unitamente alle mie sorelle Carmelina e Alfonsina, tante cose del mio Paese. La mia vita è stata molto dura: perdetti mio padre che aveva solo 52 anni. A otto anni incominciai a lavorare, a tredici anni ero già una promessa del calcio ed a 15 anni approdai nella giovanile del Milan. Però, quando a 18 anni dovevo debuttare nella prima squadra, mi ruppi tibia e perone più la caviglia. Si infrangeva così il mio sogno di calciatore. Dopo un anno ripresi a giocare in serie C1 con la Sanremese. Successivamente ho fatto l’allenatore fno al 2004 vincendo il campionato ligure regionale battendo Genoa e Sampdoria. Adesso, all’età di 67 anni sono nel direttivo tecnico in C2. E’ con vero piacere che ho visto la foto dei ragazzi dell’Olimpia Allievi. Io ho avuto una ditta di Marmi di arte funeraria che ho dovuto cedere per ragioni di salute mia e di mia moglie. Ma per grazia di Dio sono ancora in vita e, se ne avrò la forza, in primavera verrò insieme a mio fglio, scienziato e fsico nucleare in America, a vedere il paese dove sono nato.… Adesso termino questi pochi righi inviandovi un po’ di foto del mio calcio con gli auguri per i migliori traguardi e vittorie per tutti i giocatori caposelesi. Vi invierò pure 10 palloni biancocelesti della Sanremese con la foto di C2. MICHELE RUSSO Sono Michele Russo “Lu scigliatu”. Risiedo da molti anni a Limone sul Garda. Qui mi occupo di trasporti (noleggio auto con conducente), Auto blu per VIP e turisti. La Tour- Garda- Service di cui faccio parte, nasce da un’unione di imprese di trasporto pubblico. Le quali, dopo anni di servizio hanno capito la forza di un’ unione di intendi e di mezzi distribuiti su tutto il territorio del Garda Trentino-Bresciano e Veronese, legando così Lombardia, Veneto e Trentino con lo scopo di offrire all’utente una tempestività e qualità di servizio. Disponiamo di autisti capaci e preparati: ognuno di loro proviene dal settore di trasporti professionali, dotati di patenti professionali e superiori e, con serietà e competenza, sono in grado di offrire un viaggio nel massimo confort e sicurezza. Gradirei che vi ricordaste che sono ancora un Caposelese. Vi mando i miei saluti da un posto meraviglioso e cioè dal “Lago di Garda”.
Gente di Caposele Gente di Caposele 60 Oggi Oggi MICHELE CERES Note biografche Docente di laboratorio di chimica e successivamente di materie letterarie negli istituti professionali e tecnici. È in pensione dal 2006. Pubblicista non professionale collabora con testate giornalistiche locali e provinciali. Autore di saggi storici, ha pubblicato: Il Sud, un problema aperto, di cui è coautore; La donna nella storia (domi mansit, domum servavit, lanam fecit); Il re è morto, viva il re (il Sud dai Borbone ai Savoia); La notte del Risorgimento (cause e sviluppo del brigantaggio postunitario); Breve storia della scuola italiana; Dalla neviera al frigorifero (viaggio negli anni del dopoguerra e del miracolo economico); Le vie dell’acqua (i grandi trasferimenti idrici dell’Appennino Meridionale); Viaggio nell’Irpinia del terremoto e dei nostri giorni (il dramma, i pregiudizi, la rinascita). Nel 2011 ha partecipato al concorso letterario bandito dalla rivista “Silarus” con il saggio L’unità di’Italia e i pregiudizi antimeridionali, classifcandosi al primo posto ex aequo. Ha partecipato sin dagli anni giovanili alla vita politica locale e provinciale nelle vesti di segretario politico della sezione di Caposele e di componente del Comitato Provinciale di Avellino della Democrazia Cristiana, caratterizzandosi per la tendenza al dialogo e alla collaborazione con le altre formazioni politiche locali con l’obiettivo di perseguire interessi comuni; obiettivo che si è concretizzato nella istituzione del locale liceo scientifco e nel fnanziamento di opere pubbliche. Eletto due volte consigliere comunale, ha rivestito la carica di vicesindaco di Caposele dal 1980 al 1985 e di assessore presso le Comunità Montane Alto e medio Sele di Oliveto Citra e Terminio Cervialto di Montella. Dal 1987 al 1991 ha rivolto i suoi interessi alla politica sanitaria come componente del Comitato di Gestione della USL n. 2 di Sant’Angelo dei Lombardi. Attualmente si dedica alla promozione di iniziative di carattere culturale, organizzando convegni, presentazione di libri e manifestazioni che mirano alla formazione dei nostri giovani e alla crescita della nostra Terra. ci piace mettere in risalto, perché particolarmente signifcativi, rispettivamente 1. La premiazione al concorso letterario 2. la prefazione di Giuseppe Acone del libro “La donna nella storia” 3. la presentazione di Ivana Picariello del libro “Il Sud un problema aperto” Michele Ceres Nella sala consiliare del Comune di Battipaglia, il 26 giugno scorso si è proceduto, nel corso della cerimonia di premiazione della XLIII edizione del premio nazionale “Sìlarus”, alla consegna delle medaglie d’oro ai primi classifcati. Sìlarus
Gente di Caposele Gente di Caposele 61 Oggi Oggi è una rivista ideata e condotta dal poeta ed umanista Italo Rocco e si prefgge di far conoscere in campo nazionale ed internazionale artisti, poeti e scrittori emergenti. Abbiamo il piacere di annunciare che il primo premio, per la saggistica, è stato assegnato ex aequo al prof. Michele Ceres con il saggio “L’antimeridionalismo, una questione da approfondire”.. Di seguito riportiamo la motivazione della premiazione: SEZIONE SAGGISTICA: 1° premio assegnato a Michele Ceres “L’Unità e i pregiudizi antimeridionali “ Motivazione del premio: “Michele Ceres con una lucida analisi critica offre un quadro completo e documentato dei pregiudizi antimeridionalisti, dall’ Unità d’Italia ai giorni nostri. Lo studioso individua le cause da un lato nelle opinioni negative delle classi dirigenti, dall’altro nel complesso d’inferiorità e di subordinazione psicologica del meridionale nei confronti del settentrionale. Con notevoli capacità di sintesi, Ceres passa in rassegna le “deliranti” tesi della scuola antropologica come quelle moderate del Negri. In un’analisi storica puntuale, che giunge all’età giolittiana e al fenomeno della Lega nord, da Mìglio ai giorni nostri”. La Donna nella storia Prefazione di Giuseppe Acone (Professore ordinario di Pedagogia generale dell’università di Salerno direttore del dipartimento di Scienze dell’educazione) Michele Ceres regala ai possibili lettori un racconto di stupendo e singolare fascino. Ricostruisce, in un aureo “libretto”, la vicenda dell’altra metà del cielo, ossia della fgura femminile nella storia dell’Occidente. Lo fa con lucentezza impressionante e con uno stile davvero ammirevole. L’Autore procede attraverso un duplice registro di lettura e un corrispondente duplice dispositivo narrativo: quello della ricostruzione storica e quello della galleria di ritratti capaci di rendere onore al genere di appartenenza femminile e, per conseguenza, all’umanità intera, che in qualche modo ne esce potenziata nell’immagine e nell’assunzione di una ragione sacrifcale che garantisce la prosecuzione della vita umana. Michele Ceres è un professore della scuola secondaria, ma è anche una fgura di intellettuale polivalente, in grado di cogliere lucidamente la complessità del contesto storico in cui la questione femminile si è posta a partire dalla modernità. Condizione umana, quella della donna, a lungo negata attraverso i secoli (quelli premoderni antecedenti alla scoperta della fgura universale della persona e dell’umanità intesa come coniugazione di libertà e uguaglianza), essa emerge MICHELE CERES
Gente di Caposele Gente di Caposele 62 Oggi Oggi nella pienezza della modernità e ne contrassegna l’anima profonda. Il libro di Ceres fornisce ai lettori anche squarci inediti sulle vicende, tragiche e tormentose, della lenta, progressiva liberazione femminile. Ad esempio, mostra come alcune stereotipie, nel rappresentare la condizione femminile nel Medioevo, siano in contrasto con le risultanze storiche, le quali vedono nei secoli successivi l’avvento catastrofco di vere e proprie regressioni (basti pensare alla tragedia della caccia alle streghe). L’altro registro (quello dei ritratti di donne celebri) è, anch’esso, un approccio di sicura e originale fascinazione. Mostra il sacrifcio delle donne italiane e di tante altre donne in altri paesi per la conquista non solo della loro sacrosanta parità in quanto persone a pieno titolo, ma anche della loro centralità in vicende storiche e in eventi di enorme portata (dalle fgure femminili insigni del Risorgimento italiano a quelle della Repubblica partenopea, alle donne della Rivoluzione francese a quelle della Resistenza in Italia e in Europa). Michele Ceres mostra acutamente anche alcune storture di linee storiografche che sovrappongono vettori progressisti a dispetto dei fatti: ad esempio, fa vedere come la Rivoluzione francese non mette nelle mani delle donne risorse che possano essere riconosciute quali forme di cittadinanza politica compiuta. Il libro è bello. Scritto con stile impeccabile. È aperto anche a una pedagogia umanistica e civile importante. È un libro che rende omaggio a più di metà dell’umanità, che oggi emerge sotto il cielo in tutta la sua bellezza intelligente. Oggi, specie nei paesi avanzati dell’Occidente, c’è sicuramente una compatta umanizzazione e realizzazione della condizione femminile in molteplici campi (ad esempio, in Italia ci sono più laureate che laureati). Resta un gap da colmare in campo imprenditoriale e, soprattutto, politico; sono settori in cui si registra una vera e propria insuffcienza di rappresentanza democratica e istituzionale. Le nostre sorelle più giovani e le nostre fglie, comunque, ce la faranno. E non solo perché noi tutti (genere umano maschile) siamo comunque i loro fgli. Michele Ceres va letto, quindi, per questo libretto aureo anche nella scuola italiana. Lo dico da pedagogista. La sua è pedagogia umanistica e civile di grande nobiltà. Ed è la nobiltà dello spirito. Presentazione di Dora Garofalo Preside “Quando la donna ha preso coscienza della inviolabilità dei propri diritti? Quando sono cominciate a cadere le incomprensioni e gli ostacoli al suo riconoscimento di soggetto pensante alla pari dell’uomo? In che misura le donne hanno contribuito allo sviluppo dell’umanità? Michele Ceres risponde a questi interrogativi su una materia complessa con padronanza linguistica e stilistica che ha il suo esito più felice in una scrittura, limpida, essenziale, senza stridori. l’analisi del ruolo della donna nella società delle diverse epoche storiche, dall’età del fuoco ai giorni nostri, che spazia nel più ampio panorama intercontinentale, senza essere ancorata soltanto nei confni della patria di appartenenza, MICHELE CERES
Gente di Caposele Gente di Caposele 63 Oggi Oggi obbedisce ad una logica narrativa rigorosa che si sviluppa organicamente senza imporre a chi legge acrobazie fastidiose di tempi e di luoghi. I personaggi noti e meno noti risultano connotati concretamente, non prettamente dal punto di vista etico ma da quello storico –sociologico, e catalogati in una inedita galleria di ritratti quali pedine di una tremenda partita umana che giocano sulla scacchiera della storia. una storia fatta non più da grandi protagonisti, bensì da inermi creature che hanno spinto ad agire per combattere, ancora nel presente, le ingiustizie perpetuate attraverso i secoli. le eroine di ogni tempo, con le loro passioni, le proprie speranze e il proprio dramma, costituiscono il tema delle “ donne nella storia”.la casta lucrezia, l’eroica Clelia, Caterina Sforza, lucrezia Corner, Arcangela Tarabotti, e-milj dickinson, George Sand, Camille Claudel, eleonora de Fonseca Pimentel, Anita Garibaldi, Cristina di Belgjoioso, Anna maria mozzoni, Anna Kuliscioff, solo per citarne alcune, nonché le varie donne martiri della resistenza e le parlamentari della Costituente, come Nilde Jotti, sono fgure talvolta rapidamente schizzate, altre volte particolarmente tratteggiate che si ritrovano nell’unico alveo del tempo. e, forse, è proprio il tempo il vero motivo conduttore del prezioso lavoro di sintesi di michele Ceres, sorretto da una profondità di pensiero e da una ricerca ad ampio respiro. Parlare di donne e di relative rivendicazioni sociali, gridate da tempi immemori, non è cosa facile. l’autore è riuscito egregiamente nel suo intento. Seguendo l’evoluzione storica di un tema poco trattato, è giunto a suggerire anche ipotesi di politiche sociali e soluzioni ai conftti tra i ruoli che continuano, ancora oggi, a mantenere asimmetrie di potere nella famiglia, nel lavoro e nella politica. Il lavoro di Ceres scuote la coscienze e rende consapevoli dell’ineffcienza delle politiche di pari opportunità soprattutto nel mezzogiorno d’Italia, dove si avverte di più l’ansia di cambiare, di rivendicare la propria dignità, dove purtroppo le speranze per concretizzarsi hanno ancora bisogno delle decisioni degli uomini, dove mancano urgenti misure che siano forze trainanti dello sviluppo territoriale, dove, ancor più, le donne esprimono l’anelito di vincere le tenebre che accecano la ragione ed iscuriscono il cuore. Il Sud, un problema aperto di Ivana Picariello dal Corriere dell’Irpinia Si interrogano sulle origini della questione meridionale gli studiosi irpini Michele Ceres e Dora Garofalo. Lo fanno in un volume “Il Sud, un problema aperto”, Edizione Altirpinia, che è stato presentato il 31 ottobre, alle 16.30, a Palazzo Pisapia, a Gesualdo. La consapevolezza da cui muove il volume è il legame forte tra la questione meridionale e l’Unità nazionale, a partire dalle celebri lettere di Pasquale Villari che, fn dal 1861, denunciò le condizioni di vita delle province meridionali. La scommessa è quella di fare chiarezza su un tema sul quale si continua a scrivere tanto, senza che ci siano contributi decisivi sul problema Principali destiMICHELE CERES
Gente di Caposele Gente di Caposele 64 Oggi Oggi natari gli studenti, con l’obiettivo di promuovere la conoscenza delle contraddizioni del Mezzogiorno ma al tempo stesso delle radici di una rifessione sul mancato sviluppo del territorio. Un percorso, quello di Ceres e Garofalo, che passa in rassegna l’evoluzione dello Stato meridionale dai Normanni agli aragonesi fno alle denunce dei riformisti partenopei del XVIII secolo, dal ruolo del Sud nel per corso di unifcazione alla Cassa per il Mezzogiorno. Un percorso che ci racconta della piaga del latifondo, della mancata costituzione e una borghesia imprenditoriale ma anche di fatto, geografci e politici che hanno contribuito a rafforzare la frattura tra Nord e Sud. Nessun dubbio, infatti ci ricordano gli autori, che la radice della questione meridionale vada individuata in condizioni preesistenti al processo di unifcazione nazionale. Il risultato non è una semplice rievocazione storica ma tentativo di comprendere le ragioni di un decollo mai avvenuto, a partire dalle cause che hanno determinato l’interruzione del circolo virtuoso avviato negli anni ‘50, condizionata non poco dal clientelismo da scelte politiche poco effcaci, fno a proporre anche prospettive di rilancio dello sviluppo per il Mezzogiorno, circa “La rinuncia ad una concezione unitaria e ad una permanente azione di slancio politico ed economico ha fnito, a partire dalla crisi petrolifera degli anni ‘70, per esaurire la spinta meridionalista. Si è giunti così’ al paradosso che la questione settentrionale ha sostituito la questione meridionale fno al punto di renderla, come ha scritto un acuto meridionalista, Gianfranco Visti, perfno noiosa e inattuale. La conseguenza è stata l’assenza per oltre un ventennio di qualsiasi politica meridionalista, con effetti che solo oggi cominciano ad essere percepiti come negativi non solo per il Sud ma per l’intero Paese”. Ad impreziosire la pubblicazione un‘accurata trattazione dei pensatori che nei secoli hanno dedicato le loro rifessioni al Sud, da Gaetano Salvemini a Guido Dorso, da Francesco Saverio Nitti ad Antonio Gramsci, da Francesco Saverio Nitti a Francesco Compagna. MICHELE CERES
Gente di Caposele Gente di Caposele 65 Oggi Oggi GIUSEPPE MALANGA Giuseppe Malanga, nato il 04.11.1980 ad Avellino, 19 giorni prima del terremoto. Ha frequentato il Liceo a Caposele, ricoprendo per un anno la carica di Presidente dell’Assemblea d’istituto. Nel 1999 si è trasferito a Milano per studiare in Bocconi, dove si è laureato nel 2004 al Corso di Laurea Economia Aziendale, Specializzandosi in Finanza aziendale. Durante il periodo universitario ha frequentato un corso estivo presso l’università di La Habana – Cuba e ha svolto vari studi sulla new economy. Un anno prima della laurea, ha iniziato a lavorare al Servizio Clienti di Banca Mediolanum, facendo il “Consulente di sede” con la gestione dei Top Clienti e delle Campagne Pubblicitarie. Dal 2005 ha l’abilitazione per l’iscrizione all’albo dei Promotori Finanziari presso la Camera di Commercio. Dal Settembre 2005 ha svolto l’attività di Revisore dei conti presso Ernst & Young (big 4), occupandosi di aziende industriali e di servizi. Ha avuto una breve esperienza a Roma, col ruolo di Financial Controller presso L’hotel Melià Roma Aurelia Antica. Nel Luglio 2009 ha conseguito il Master in Amministrazione, Finanza e Controllo di Gestione presso il Sole 24 ore. Dal Marzo 2008 ricopre la carica di Responsabile fnanziario Italia presso Temmler Italia, facente parte di un gruppo farmaceutico tedesco. Associato all’area Finance di Assolombarda. Ha collaborato con la rivista locale La Sorgente scrivendo articoli di grande innteresse locale. UMBERTO GERARDO MALANGA (CORRISPONDENTE DAL BRASILE) I o vivo sereno a San Paolo, colmo di affetto della famiglia. Giornalmente faccio presenza alla cinquantenaria “Alpes” rilassandomi e borbottando la mitica frase “ ech’buòfa!”. Ricevo una visita semestrale di un ospite illustre: il giornale La Sorgente, che mi inebria con immagini, storie... sempre online con parenti, amici del paesetto .. è un cuore italiano che palpita forte, in questo grande e amabile paese: Brasile! Questa è la mia vita. Per me, una grande Storia d’Amore. di Nicola Conforti
Gente di Caposele Gente di Caposele 66 Oggi Oggi Affettuosi RICORDI E Teneri PENSIERI Umberto Malanga ancora una volta ci ha stupito con una pubblicazione, ed è la terza, che fa onore a chi, avendo lasciato l’Italia oltre cinquant’anni fa, riesce ancora ad esprimere “Affettuosi RICORDI e Teneri PENSIERI” in una lingua che ha imparato da piccolo e che non ha mai dimenticato. I ricordi ed i pensieri scorrono come in un romanzo d’amore, tanto è il sentimento che traspare e trasuda da ogni verso di poesia e da ogni sua “nostalgica reminiscenza”: ricordare è vivere, ci ricorda l’autore. “indimenticabile culla della mia infanzia” quando parla del paese natio, “parola mistica colma di magia” quando ne ricorda il nome. Tante poesie e tanti componimenti poetici fanno di questa pubblicazione un’ antologia ricca di preziosismi fatti di epigrammi, lettere, ritratti, rifessioni. Basta elencare alcuni titoli dei vari paragraf per comprendere il signifcato di tutto il libro: Caposele dei miei sogni – Ode per una rosa- Caro amico: l’usignolo – Vicoli del mio paese – un dolce rimpianto – e tanti altri. Il libro apre con una meravigliosa lode alla “mamma”: un libro tutto da leggere! Ricordiamo inoltre altre pubblicazioni della serie : - Una strada piena di vita - Ciao mamma! Vacanze in Italia - Una Storia d’Amore - L’ultimo emigrante Un ospite illustre: il giornale La Sorgente La Metropoli Paulistana non si ferma mai! Sono le sei, gente e veicoli sembrano impazziti, in un competere allucinante, lo, in attesa dell’autobus che mi condurrà al mio posto di lavoro, osservo, perplesso e penso cos’è, chi li spinge a questa sordida confusione. Vi sembrerà strano, ma io vado di collettivo alla mia A/pes (tipografa) e vi spiego: con la macchina impiego il doppio del tempo e con l’aggravante di fare qualche scontro: lascio la vettura in garage cinque giorni alla settimana, poi il governo municipale di San Paolo, ci offre il passaggio gratis, per chi ha compiuto sessantanni, quindi faccio l’utile al gradevole. Resto in tipografa sino a mezzogiorno, allora ripeto il percorso inverso, per recarmi a casa e masticare qualcosa, con la famiglia. Un pranzo ben equilibrato, preparato con la massima igiene e cura, fuggendo dai tanti fast foods, seri pencoli in agguato, che infestano la città: una insalata mista alla caprese, un piatto di riso e fagioli, un arrosto con spinaci, verdura abbondante, frutta e... un bicchiere di vino rosso, prodotto dal versante sud del Brasile. Una breve siesta, poi ritorno al mio traballio (lavoro). Quivi, il postino, tra le tante mi consegna una speciale corrispondenza: è il giornale “La Sorgente”, fonte inesauribile di sentimenti umani, di tanti ricordi d’un gradevole passato, mirare e UMBERTO GERARDO MALANGA
Gente di Caposele Gente di Caposele 67 Oggi Oggi rivivere le bellezze del luogo, i paesani, gli innumeri articoli. Allora, rientro a casa prima del solito, ansioso di ascoltare, con più serenità, le novità che l’illustre Amico mi racconterà. L’amabile Ospite inizia il dialogo sentimentale con immagini spettacolari, delle ineguagliabili acque del fume Sele. Poi, le innumeri lettere in redazione, di lettori lontani, avidi di informazioni di ringraziamenti per le opportunità di osservare, colmi di nostalgia del caro paese. Frammenti di storia del luogo, eventi, mostre... e non solo, una spessa folla di gente, con gran voglia di vivere. Modelle sflando moda del Jeans Street. Una piccola ma intensa cronica, la giornata della solidarietà, la terapia del dolore, interessanti discussioni sui nostri amici animali, 40 anni di storia caposelese. Una giusta lapide alla memoria del trentennale, dedicata alle vittime del sisma del 1980. Il sempre presente sorriso festoso delle forze dell’ordine. Il campo base delle tende del soccorso e della speranza. Personalità unite durante la commemorazione. L’intervista col Sindaco, al quale ci si affda il futuro del nostro paese. Una battaglia di civiltà, ben osservato, avvolgente, incentivando, e che si usi il buon senso. Si spera che l’acqua sarà, di nuovo, caposelese? Un fume di informazioni, di dati storici sul prezioso liquido che irriga, anche, le nostri menti, una ricca raccolta del passato. È vero, l’amato giornale, La Sorgente, è un compagno che ci accompagna ovunque, ci fa sentire di stare in casa. Un eccezionale recital per una avida, gremita platea. Il libro “Una vita tutta in salita”, di Gerardino Calabrese, è una vera lezione di vita. Me sono testimone del suo meritato successo. Ancor trentanni dopo... storia di Napoleone ed i mulini di Caposele, si commenta, ancora, sulle sorgenti. Una nostalgica storiella di Zio Antonio, il suo grande amore per Caposele, per l’lrpinia, per l’Italia: fu un convivio fantastico, meraviglioso, un viaggio indimenticabile. Il conterraneo Giuseppe, racconta la saga degli italiani in Australia, come digeriscono la indigesta arroganza anglo. Foto ricordi di innumeri compaesani che, tra i tanti, modesto, io, appaio e alcuni già partirono. Mi parli dei perenni e gravi problemi del sud Italia, i grandi va-lori del carabiniere, meritatamente e che tutti noi ne siamo feri. La nonna Gaetanina con la nipotina, preparando i fusilli, cavatielli, hum! Anche tu trovi giusto sorreggere “viecch’, pur’ca so rus’caturi”. lo confermo, cosi espressandomi: “ech’buò fa!” La didattica del fare, il ratto delle caposelesi, la squadra di calcio, storie di caposelesi. Il racconto d’un terremotato, polemiche, il fervente ferragosto, con una vibrante e simpatica gioventù, i beni della chiesa di Materdomini nel 1580. Speriamo che non si avverino le previsioni di un compaesano, il quale dice che Caposele, lentamente, muore!. Memorie, immagini, ricordi di giorni lieti, visi caratteristici. Ancora, la convenzione con l’AQP Mirasi tanti cari volti nostalgici, che creano un vuoto in noi. Infne, con un fascino straordinario, l’Oasi della Madonnina, montaggio spettacolare che fa sognare e volare ivi, con la fantasia. Giornale amico, in questa memorabile edizione (81), ti sei superato, m’hai raccontato tante cose, m’hai trasportato a quella gioventù spensierata, lontana dai dolori fsici, salutando tra i sentieri a me cosi cari, attraversando candidi ruscelli, UMBERTO GERARDO MALANGA
Gente di Caposele Gente di Caposele 68 Oggi Oggi campi foriti, profumati, vistosi, che solo da te sono autentici. Le gite in montagna a raccogliere l’aromatico oregano, procurare funghi, asparagi silvestri e, irresponsabile, andare con amici alla caccia del cinghiale, delle beccacce, storni... In estate, tuffarsi in una toma del fume 5e/e per un bagno, poi gettare l’amo, ingannando qualche trota inavveduta. Le storiche camminate, pedone, calare dal mio colle, per approdare a Caposele, addolcirmi del suo balsamico dialetto locale, con vecchi colleghi di scuola, sorseggiare un caffè, in via Roma, al bar omonimo, mirare le ragazze, le genti, nel loro passeggio domenicale, serale, ed ad ogni incontro il mitico saluto: “bona sera’! Ubriacarmi di malinconia tra i tanti stretti vicoli, mitici scorci, testimoni di infammabili antiche storie d’amore! Amico, io, particolarmente, sono orgoglioso di riceverti nella mia casa: è stato e sarà, sempre, un dialogo emozionante. Complimenti al tuo Direttore, Ing, Nicola Conforti e staff, alla ProLoco Caposele, che tanto s’impegnano per farci sentire vicini. Ti hanno adornato d’un moderno design: 48 pagine di emozioni, compilate con passione, ricche di cultura, di storie, di luoghi, mostrando un presente vivo, espressivo, che tanto ci trascinano al passato e invogliano di fare una presenza più frequente per rivivere dolci momenti e abbracciare, personalmente, coloro che vi sono coinvolti in questa straordinaria intraprendenza, compresa tutta la comunità locale. M’hai ravvivato tutto, però, consapevole della tua lunga assenza, mi rattrista, mi mancherai. Con tanta saudade (nostalgia). A sentirci presto! GIOVANNI CHIARAVALLO (note autibiografche) Sono onorato ed orgogliosissimo di essere un fglio di Caposele: nonostante le diffcoltà che il quotidiano ci offre, un fIlo invisibile ci lega alla nostra meravigliosa terra natia; non si può sopravvivere a lungo senza ritornarci (chi può) a ossigenarsi anche per tempi molto limitati. “Amato Caposele”! località bellissima; ecco perché e non per caso, le tue colline diedero i Natali allo scrivente ed a gran parte dei suoi familiari, in tempi e circostanze molto diffcili, da tutti affrontati con spirito di rassegnazione, ma in certe situazioni bisogna affrontare i problemi facendo prevalere la forza, il coraggio, il rischio. Non siamo stati i primi e non saremo gli ultimi ad aver tentato la sorte dell’emigrazione; ma non per arricchirsi ma per sopravvivere dignitosamente. Il tempo scorre; a volte sembra fermarsi; a volte va veloce oltre l’immaginario. Abbiamo vissuto il periodo della guerra: le piaghe da essa provocate furono ampie, dolorose, profonde. All’alba del 27 giugno 1957 affrontai un viaggio che mi portò a lasciare la mia
Gente di Caposele Gente di Caposele 69 Oggi Oggi stupenda valle per la Svizzera tedesca. Quivi ho vissuto una esperienza unica che mi ha insegnato tonto sia nella gioia sia nel dolore. In Svizzera mi sono formato come uomo, acquisendo una esperienza unica ed irripetibile; ho fatto proprio un modo di comportarsi: dare per ottenere, rispettare per essere rispettato, lavorare perché ti venga concesso il diritto al lavoro e tante altre cose che qui non è il caso di elencare. Avevo vent’anni, malgrado le cose positive e le esperienze maturate, decido di rientrare. Si affaccia la possibilità di ricongiungere la famiglia in terra toscana. Siamo alla fne dell’anno 1958: da Caposele, con tante speranze nel cassetto,i miei non si fecero intimidire dagli ostacoli, ma con decisione ferrea caricano tutto sull’autocarro di Alfonso (di Murieta) e via verso Orentano. Quivi si aprono nuovi orizzonti, nuove speranze, nuove prospettive. Sembra che i problemi siano fniti, ma sono solo all’inizio: in un tessuto sociale completamente diverso dove tutti ti vogliono insegnare qualcosa ma che, spesso, hanno bisogno che qualcosa sia insegnata a loro. L’incomprensione fa lievitare i problemi a vista d’occhio. Tante le vicissitudini in oltre mezzo secolo di vita vissuta: giorni felici, giorni meno felici Quanti avvenimenti! Tanti ne ho vissuto da solo, tanti con le nostre famiglie. Mio padre ha raggiunto il magnifco traguardo di quinta generazione alla bellissima età di novantacinque anni. Tanti altri avvenimenti mi ritornano in mente: un flo invisibile ci lega l’un l’altro amici e parenti. Non c’è cesoia che possa separare Caposele dai fgli Caposelesi. Anche per questo motivo ci troviamo a Caposele in questi giorni, sia pure per poche ore: siamo onorati di partecipare alle nozze dei nostri pronipoti Lina e Umberto Sista e vedere le loro famiglie, i paesani e parenti tutti. E’ un vero disagio incontrarsi per strada e non riconoscersi reciprocamente. Nonostante tutto, essere diventato cittadino del mondo sono e siamo fgli di Caposele e viviamo le medesime diffcoltà dei Caposelesi. DON VINCENZO MALGIERI Premio Caposele 2015 - 50 anni di attività Pastorale a Caposele Insieme al nostro parroco di Alfonso Malgieri Caro Don Vincenzo, Oggi abbiamo l’occasione e la fortuna di stare vicino a te per festeggiare un signifcativo traguardo della tua carriera sacerdotale lunga e intensamente vissuta alla luce dell’incrollabile fede e della chiamata ad esercitare
Gente di Caposele Gente di Caposele 70 Oggi Oggi il ministero ecclesiastico. Di quella chiamata io rappresento la testimonianza più attendibile nonché affascinante. Mi riferisco ai ricordi d’infanzia, ai primi anni della nostra vita trascorsi nella serenità delle pareti domestiche, quando i tuoi giuochi consistevano nel mettere insieme, con cura e attenzione particolare, su sgabelli, tante immagini e fgurine di santi innanzi ai quali ti esercitavi a celebrare le tue prime messe, mentre io giocavo a fare il sindaco o il maestro. Mi par di vedere qui oggi, tra la gente di Caposele che ti vuol bene e che tu ami intensamente l’indimenticabile e indimenticata presenza di mamma e papà che il signore ha reso meritevoli del suo regno premiandoli per il loro spirito di sacrifcio e di vicinanza alla famiglia cresciuta con la forza dei loro insegnamenti, con il loro esempio di dedizione e di coraggio nel superare, per amor nostro, i problemi anche di sopravvivenza, in quei bui anni del loro tempo. Ebbene cara mamma, caro papà, in questo solenne e commovente momento, i vostri fgli Alfonso, Vincenzo, Giuliana ed Ermanno, stringendosi in un abbraccio affettuoso, vi dicono grazie per aver loro indicato i giusti percorsi di vita. Dunque, mamma e papà sono presenti in mezzo a noi e, in particolare all’intera Comunità di Caposele per esternare e testimoniare la gratitudine per essere stati accolti ed amati e innanzitutto per essere stati aiutati a integrarsi in un contesto sociale sano e sincero fatto di piccoli grandi slanci affettivi. Caro nostro Vincenzino, così noi familiari preferiamo chiamarti, forse perché il diminutivo rende più esplicito il signifcato della tua personalità, in quanto evidenzia le tue doti umane e cioè la schiettezza, la sincerità, la bontà, l’amore per il prossimo. Il Signore ti ha dato tanto, ma non ti sono mancate le sofferenze, le ansie e le preoccupazioni che segnano l’esistenza di tutti i mortali, che, tuttavia, hai saputo accettare sorretto sempre da quella fede e da quella potenza divina che porti in te. Concludo con le parole del poeta che servono a chiarire il concetto: A. Manzoni scrisse: Nui chiniam la fronte al massimo Fattor che volle In lui, del creator suo Spirto più vasta orma stampar. A tutti un caloroso saluto e grazie di essere qui. RICONOSCIMENTI Con Bolla Pontifcia del 22 settembre scorso Sua Santità Papa Giovanni Paolo II ha annoverato fra i suoi cappellani d’onore Monsignor Vincenzo Malgieri La cittadinanza tutta ha accolto la notizia con gioia ed entusiasmo. L’alta onorifcenza Pontifcia è un giusto riconoscimento all’impegno pastorale, all’opera umile, costante, silenziosa, dell’uomo e del parroco a favore della comunità caposelese. La redazione, interprete dei sentimenti della popolazione tutta. DON VINCENZO MALGIERI
Gente di Caposele Gente di Caposele 71 Oggi Oggi CAPOSELE HA LA SUA NUOVA CHIESA di Don Vincenzo Malgieri Finalmente il tempo si è fatto breve, la lunga attesa sta per terminare, il sogno si è avverato, l’utopia è diventata realtà! La nostra Chiesa Parrocchiale è ricostruita e ci accoglierà molto probabilmente subito dopo la S. Pasqua. Cesserà il lungo esodo di un popolo senza tempio, invece con esso acquisteremo la pienezza della nostra identità cristiana e sociale insieme alla ricchezza e bellezza delle nostre tradizioni. Perché la nostra gioia sia piena quando entreremo, nel Tempio del Signore, ritengo utile la conoscenza dettagliata della descrizione architettonica dell’opera, fatta a suo tempo dal progettista ing. Vittorio Gigliotti e del tormentato iter burocratico per la sua realizzazione. Ispirazione e genesi del progetto: Caposele è un antico centro abitato dell’Appenino, a 500 metri sul livello del mare, situato nell’Irpinia. Nel centro urbano, in una galleria sotterranea, c’è la sorgente del fume Sele, che scorrendo verso occidente, sfocia nel Mare Tirreno, presso l’antica Paestum. La sorgente alimenta anche l’acquedotto più lungo del mondo, che con le sue ramifcazioni si sviluppa verso oriente, per dissetare le popolazioni della Regione Puglia, lungo il Mare Adriatico. La visione della spettacolare galleria sotterranea, costruita da un secolo per la captazione dell’acqua sorgente con le sue numerose polle d’acqua pura, suggerisce l’idea che il “Genius loci” (lo spirito del luogo) di Caposele è “l’acqua sorgente”, vorticosa del Sele che da un lato in piccola quantità si versa nell’alveo del fume e dall’altro alimenta, con 4000 litri d’acqua al secondo l’Acquedotto Pugliese. L’architettura della Chiesa di San Lorenzo Martire trae ispirazione dallo spettacolo impressionante della galleria sotterranea di captazione della sorgente e con l’acqua che scorre tumultuosamente: come il fusso di acqua della sorgente del Sele disseta e ristora fsicamente gli uomini delle lontane Puglie, così l’architettura del tempio intende rievocare con le sue strutture la “fonte dell’acqua viva che zampilla per la vita eterna” (Vangelo di S. Giovanni-Incontro di Gesù con la samaritana al pozzo di Giacobbe). E l’architettura della Chiesa, in particolare la struttura della copertura e del sofftto, richiama l’immagine del fusso di acqua evocando con le sue linee e le sue ombre i fletti liquidi ed i vortici dell’acqua. DON VINCENZO MALGIERI
Gente di Caposele Gente di Caposele 72 Oggi Oggi La confgurazione dello spazio. La Chiesa di San Lorenzo a Caposele rientra nel flone della ricerca architettonica che Vittorio Gigliotti ha sistematicamente sviluppato in progetti ed opere architettoniche, insieme al Prof. Arch Paolo Portoghesi,di fama internazionale. Lo spazio architettonico, concepito come un ”sistema di luoghi”, non è di ordine astratto, ma è uno spazio concreto, esistenziale, condizionato dalle funzioni che in esso si svolgono. Ogni luogo costituisce un “centro”, che è immaginato come un “polo’ di un campo magnetico” da cui partono “le onde”; e la confgurazione ed organizzazione dello spazio avviene mediante la defnizione geometrica di tali “centri” (poli primari), che non sono arbitrari, ma individuano particolari funzioni, quali, per la Chiesa di San Lorenzo, il luogo in cui il sacerdote svolge il rito della Messa, quello del Battesimo e di altre funzioni. Altro polo primario è il “centro” ove è conservato come memoria storica un angolo della Chiesa distrutta dal terremoto ed è collocato l’artistico tabernacolo del 1700 per la custodia e adorazione della SS. Eucaristia. La descrizione architettonica con i grafci e il plastico già evidenziava la grandiosità dell’opera, ma la burocrazia e soprattutto il pregiudizio hanno ostacolato e ritardato a lungo la costruzione. Indico in modo sintetico il tormentato percorso: 1984 - La Curia Arcivescovile affda l’incarico della progettazione della nuova Chiesa all’Ing. Vittorio Gigliotti. - 25.9.85 – L’ing. Gigliotti presenta la prima bozza del progetto e ascolta i suggerimenti dell’Arcivescovo, del Sindaco, della Giunta, dell’arch. Scirè e del Parroco. - 11.4.87 - Il progetto con il relativo plastico viene illustrato dal medesimo ingegnere ad un pubblico numeroso di cittadini, presenti il sindaco, l’arch. Scire e i tecnici locali. - 3.11.87 - Il progetto viene presentato nella sede di Salerno al Soprintendente Arch. De Cunzo, il quale immediatamente lo rigetta. - 25.9.88 - L’Arcivescovo Antonio Nuzzi inoltra il Ricorso Gerarchico al Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. - 24.12.88 - Il ricorso è accolto e viene data la prima approvazione del progetto con lettera ministeriale Prot.n.13324. - 13.3.89 - La nota ministeriale non è ritenuta vincolante dal Soprintendente De Cunzo, quindi fa seguito da parte del Ministero una seconda Nota Prot.n.2504. - 20.9.90 - L’ostilità preconcetta dell’arch. De Cunzo continua e il Ministero emette l’approvazione defnitiva con la Nota Prot.n.9118. - 6.6.91 - Finalmente il nuovo Soprintendente Elio Garzillo concede la vidimazione richiesta. Da questa data il progetto approvato è affdato per la sua realizzazione al Povveditorato alle Opere Pubbliche di Napoli, Sezione di Avellino. Trascorrono sei lunghi anni fno al 5.12.96 quando i lavori di ricostruzione venDON VINCENZO MALGIERI
Gente di Caposele Gente di Caposele 73 Oggi Oggi gono appaltati alla Ditta F.E.N.O.D.E.L., che apre il cantiere il giorno 4 giugno 1997 con l’impegno di terminare il primo lotto entro il 3.3.98. Invece il 26.6.2000 viene frmata la rescissione del contratto da parte della Ditta FENODEL, lasciando il cantiere nel più completo abbandono. Passano altri due anni di dimenticanza e soltanto nel mese di luglio 2002 il Provveditorato assegna il nuovo appalto alla Ditta EDIL DISA di Cercola (Napoli), la quale nel mese di ottobre riapre il cantiere con competenza e la buona volontà di portare a termine la costruzione non facile della Chiesa. L’esecuzione dei lavori è eseguita da operai nostri concittadini e anche il materiale edile è fornito dai commercianti locali, portando così un contributo all’ occupazione e alla nostra economia. La costruzione è stata soltanto una goccia economica, ma il Tempio oltre la funzione propria di luogo di culto, di grazia e preghiera, per il suo particolare stile architettonico e le pregiate opere artistiche contenute quali battistero, altare, ambone e Crocifsso, deve anche costituire un polo di attrazione culturale e turistico. Non è una chimera, ma una realtà territoriale che va considerata e valorizzata: Materdomini - Acquedotto - Chiesa Parrocchiale S. Lorenzo: questo il percorso anche geografco per lo sviluppo culturale, turistico ed economico del nostro centro abitativo; sarà suffciente un’adeguata pubblicità e un comodo servizio di collegamento tra Materdomini e Caposele. Questo è possibile se tutti siamo spinti da un amore vero e gratuito verso questo nostro Paese. NICOLA CIRILLO (PREMIO CAPOSELE 2016) dalla rivista DENT ALL Nicola è cresciuto in un piccolo paese dell’Italia Meridionale chiamato Caposele, ove ha frequentato il liceo e si è diplomato con distinzione. Tra i suoi hobby c’era lo sport e la musica e all’epoca suonava in rock band locali. Nicola ha frequentato l’Università di Napoli, dove si è laureato in odontoiatria con lode e menzione accademica nel 2004. Appena dopo la laurea ricevette il “PremioValerio Margiotta” dalla Società Italiana di Patologia e Medicina Orale (SIPMO), un premio conferito alla migliore tesi dell’anno in patologia e medicina orale. In questi primi anni il suo mentore, prof. Fernando Gombos – il padre della medicina orale in Italia – lo ispirò a perseguire una carriera in immonupatologia orale. “Nicola è stato lo studente migliore che abbia mai avuto in 40 anni di carriera accademica ”soleva dire Gombos sia pubblicamente che in lettere di referenza.
Gente di Caposele Gente di Caposele 74 Oggi Oggi Fresco laureato, il dott. Cirillo fu ammesso al dottorato di ricerca in Biomedicina e Scienze Orali presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università di Napoli, in stretta connessione con il premio Nobel Luis Ignarro, acquisendo così fermi principi di ricerca scientifca. Successivamente ha iniziato a viaggiare e da allora non si è più fermato. Dopo aver completato il percorso di formazione clinica in medicina orale in Italia ( Napoli, Firenze, Palermo), Stati Uniti (UCSF, San Francisco) e India (TATA Memorial Centre/ACTREC, Munbai, Centro Oncologico Regionale, Trivandrum), nel 2008 iniziò a lavorare alla Dental School dell’Università di Bristol, Inghilterra, come Clinical Lecturer (docente/ricercatore) in Medicina Orale. Il suo mentore prof. Stephen Prime ebbe a descrivere Nicola come “la persona più talentuosa con la quale abbia lavorato in 25 anni di vita accademica”. All’inizio del 2012 il Associate Professor Cirillo andò in visita annuale in Arabia Saudita (Damman) come professore e Primario, un’esperienza che ha lasciato un segno nella sua vita. La voglia di ampliare le sue capacità accademiche non si è mai estinta e, dopo il dottorato, Nicola ha acquisito ulteriori qualifche in diversi campi accademici, che includono: Certifcato in Strategia e Competizione nell’Università ad Harvarded in Executive Coaching a Cambridge; Master in Sanità Pubblica a Manchester, oltre a un Certifcato in insegnamento universitario a Melbourne. E non ha intenzione di fermarsi. Cirillo è autore di più di 60 pubblicazioni su riviste scientifche internazionali, più di 20 atti congressuali, ha scritto 2 libri e vari capitoli di libro di malattie autoimmuni e cancro ed ha tenuto relazioni e seminari su invito a più di 20 conferenze e incontri in tutto il mondo. E’ impegnato anche nella disseminazione di scienza e medicina , essendo il direttore capo di una rivista internazionale di medicina orale e membro del comitato editoriale di riviste scientifche nel campo dell’odontoiatria, dermatologia, biochimica, immunologia, biologia cellulare; inoltre funge da revisore per più di 30 riviste e istituti di ricerca. E’ Presidente dell’Accademia Italiana di Stomatologia Sperimentale (AISS). Nicola è al momento il più giovane professore universitario (Livello D/E ed equivalente in (UK/US) nelle migliori 10 facoltà mediche del mondo (classifca QS) e il più giovane nel suo campo in Australia. NICOLA CIRILLO
Gente di Caposele Gente di Caposele 75 Oggi Oggi GIUSEPPE PALMIERI Biografa desunta dal libro”Il citadino e la legge” Giuseppe Palmieri è nato a Caposele il 9 settembre 1958. Si è laureato in Giurisprudenza presso l’ Università degli Studi di Napoli Federico II in data 21.7.1982. Iscritto all’Albo degli Avvocati presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di S.Angelo dei Lombardi a far data dal 23.04.1991, è Cassazionista dal mese di giugno 1997. Membro del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati dall’anno 1995, è stato prima Consigliere Tesoriere ed attualmente è Consigliere Segretario. Cultore di Diritto Processuale Civile presso la Facoltà di Giurisprudenza, Università di Salerno, dall’anno accademico 1985/86, attualmente collabora con le cattedre rette dai ch.mi Proff. Modestino Acone e Giuseppe -presso la predetta Facoltà Ha pubblicato su Giurisprudenza di merito, Giuffrè Editore, anno XXVII, Fase. 4-5 - 1995 un lavoro su “Provvedimento cautelare di rigetto e liquidazione delle spese tra opposizione e reclamo”. Da oltre dieci anni cura una rubrica “I consigli dell’Avvocato” sul mensile “In cammino con San Gerardo” da cui sono tratti gli elzeviri, oggetto del libro : il cittadino e la legge. Da una straordinaria raccolta di molti anni di intensa collaborazione con il giornale “San Gerardo” su problemi di vita quotidiana legata al complicato mondo delle leggi italiane, scaturisce la realizzazione di un libro di grande effcacia sociale:“IL CITTADINO E LA LEGGE” La presentazione avvenuta nella sala convegni della Basilica San Gerardo il giorno 7 ottobre 2000, ha visto la partecipazione di tantissima gente e non solo di addetti ai lavori che hanno potuto ascoltare ed apprezzare le parole dell’autore e quelle degli intervenuti al convegno sulla giustizia. Per molti anni ha scritto interessanti articoli di attualità sul giornale locale “La Sorgente”. Si è occupato di politica locale e di problemi culturali: svolge con impegno la professione di avvocato cogliendo notevoli successi. Di seguito riportiamo la prefazione al libro”Il cittadino e la legge”del prof. avv. Modestino Acone. Il cittadino e la legge Prefazione a cura del prof. Avv. Modestino Acone Questi brevi elzeviri sono il frutto di una instancabile collaborazione giornalistica, svoltasi nell ‘arco di un decennio. L’avv. Giuseppe Palmieri dimostra come si possa, ancorché in punta di penna, fornire un vasto panorama di problemi di diritto sostanziale e processuale che si agitano, nella materia civile e penale,
Gente di Caposele Gente di Caposele 76 Oggi Oggi nella pratica quotidiana dei giudiziL’intelligente scelta dei “casi” di più viva attualità non ha impedito una loro sistemazione secondo gli schemi tradizionali di ripartizione delle materie, ed anzi li ha arricchiti di nuovi ed interessanti profli. L’andamento colloquiale conferito alle risposte che il Palmieri dà ai cittadini che lo interrogano rende agevole e piacevole la lettura. Dal libro “il cittadino e la legge” riportiamo un capitolo sui “consigli dell’Avvocato” La responsabilità dei genitori L’art. 2048 del codice civile recita: “Il padre e la madre... sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei fgli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela, che abitano con essi... Le persone indicate dai commi precedenti sono liberate dalla responsabilità soltanto se provano di non aver potuto impedire il fatto”. La responsabilità dei genitori per i fatti illeciti dei fgli si fonda su una presunzione di colpa in vigilando e/o in educando. In altri termini, i genitori sono tenuti non solo a vigilare i propri fgli ma anche ad impartirgli una corretta educazione. Per liberarsi dalla predetta responsabilità i genitori devono provare di non aver potuto impedire il fatto con riferimento sia alla culpa in vigilando che a quella in educando. È stata affermata la responsabilità del genitore per colpa in educando nel caso di un alunno di prima media il quale in presenza dell’insegnante aveva ferito ad un occhio il compagno con la stecca di una carta geografca. I giudici nel caso in esame hanno fatto risalire alla mancanza di educazione il comportamento dannoso del minore piuttosto che alla mancanza di vigilanza (non addebitabile al genitore, dal momento che il minore si trovava a scuola). Per liberarsi da questa presunzione di responsabilità, pertanto, i genitori devono provare non solo di aver esercitato sul minore la vigilanza necessaria ma di avergli impartito una adeguata educazione. In genere tale prova si concreta nella dimostrazione di aver impartito al minore una educazione conforme alle proprie condizioni familiari e sociali e di aver esercitato una vigilanza adeguata all’età, al carattere e all’indole del minore. Al risarcimento del danno cagionato dal minore sono coobbligati tanto il padre quanto la madre, giacché deve intendersi solidale la responsabilità di entrambi i genitori nel caso in cui, per mancanza di tempestivo intervento o dell’uso di mezzi appropriati, derivi dal fatto del minore medesimo un ingiusto danno a terzi. GIUSEPPE PALMIERI
Gente di Caposele Gente di Caposele 77 Oggi Oggi EUGENIO RUSSOMANNO Mi chiamo Eugenio Russomanno; sono fglio di Pietro Russomanno, di Caposele, e di Maria Giovanna Montesarchio, di Acerra. Ho un fratello, Ignazio. Sono nato nel 1968 quindi ho 42 anni. Nel mio curriculum studiorum ho seguito 2 strade parallele ma convergenti: da una parte il Liceo Classico e poi la Laurea in Lettere con una Tesi sulla flosofa della musica, dall’altra il conseguimento del Diploma di Pianoforte. Dopo aver vissuto ed insegnato 15 anni nella provincia di Viterbo, dal corrente anno scolastico abito a Caposele ed insegno materie letterarie nella scuola media statale di Lioni. Ho tendenza alla creatività: fn da giovane da autodidatta mi sono cimentato con la composizione musicale e la pittura. Ho pubblicato: un volumetto sui Santi di Viterbo, un volumetto sui Santi Patroni di Acerra, un volumetto sul Pianoforte ed un volume “I grandi Papi”, Edizioni Segno. Coltivo la passione del giornalismo: tra le varie testate ricordo una settennale collaborazione con «L’Osservatore Romano». Sono di Comunione e Liberazione, il movimento cattolico fondato da Mons. Luigi Giussani. Ho espresso al responsabile di CL di Napoli e della Campania il desiderio di formare un gruppo intitolato a San Gerardo Maiella. I GRANDI PAPI Introduzione Questo volume raccoglie i miei articoli sui grandi Papi della storia della Chiesa pubblicati su Tracce.it (il sito web di Tracce, la rivista internazionale di Comunione e Liberazione) e sul Giornale del Popolo della Svizzera italiana. L’articolo iniziale, su San Pietro, è inedito. L’articolo fnale, sul nuovo Papa Francesco, è di proprietà della Libreria Editrice Vaticana. I titoli e i sottotitoli degli articoli sono di Tracce.it e del Giornale del Popolo. La cosa è nata in un modo molto semplice e avvincente alcuni anni fa. Preso, come al solito, dalla mia passione per il giornalismo, stavo proponendo a testate giornalistiche la mia ultima idea: una rubrica sui Papi. Mi dicevo infatti: non solo i Santi - di solito nelle mie collaborazioni giornalistiche mi sono occupato di Santi - ma anche i Papi hanno fatto la storia della Chiesa e del mondo.Mentre i giornali non rispondevano, mi giunge la telefonata del Direttore di Tracce (il mensile di Comunione e Liberazione), il Dott. Davide Perillo, che si dice interessato alla cosa. Gaudium magnum. Egli però pone alcune condizioni: in primo luogo, non trattare tutti i Papi ma solo i maggiori; in secondo luogo, non trattare i Papi del
Gente di Caposele Gente di Caposele 78 Oggi Oggi Novecento, perché essi non appartengono ancora alla storia propriamente detta; in terzo luogo, non trattare San Pietro, perché è una fgura così grande che non può essere esaurita in un articolo. Mi metto all’opera. Per quanto riguarda la scelta dei Papi maggiori, pur avendo sostenuto all’università esami di Storia del Cristianesimo e di Storia della Chiesa antica, non mi sentivo all’altezza di tale compito; allora chiesi aiuto ad un carissimo amico professore di Storia della Chiesa, il padre giuseppino Giovenale Dotta. Il quale mi propone un elenco dei Papi secondo lui degni di nota e mi suggerisce anche i testi di riferimento: il «Grande Dizionario Illustrato dei Papi» di John N.D. Kelly, Edizioni Piemme e la «Breve storia della Chiesa» di August Franzen, Edizioni Queriniana. In verità il professore Dotta mi rimanda anche alla grande «Enciclopedia dei Papi» dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana. Ma io fn da subito dichiaro nel mio cuore di non volere fare riferimento all’Enciclopedia dei Papi non essendone all’altezza. Un fatto importante per la realizzazione del volume è il contatto con il Dott. Eugenio Dal Pane, Amministratore Unico di ItacaLibri. Il quale fa un discorso diverso dal Direttore di Tracce: un libro sui grandi Papi che non contenesse San Pietro e che non contenesse i Papi del Novecento non sarebbe un buon libro sui grandi Papi. Io accetto il suggerimento. Questa Introduzione porta la data del 22 aprile 2013: è l’anniversario della morte di mio fratello, Ignazio Russomanno. Lo ricordo con una frase di don Giussani: “«Venga il Tuo regno»; alla fne del mondo vedremo come si è cambiato in bene anche il suicidio”. FRANCO COPPOLA Premio Fedeltà 1998 Francesco detto Franco sono nato a Varese il 19/10/1953. Vivo a Vicenza da più di 50 anni. Laureato in Giurisprudenza oggi ricopro il ruolo di responsabile alle vendite dell’azienda fondata da mio padre Lorenzo nel 1964 di cui sono socio. Sono sposato dal 1985 con Mariarosa che mi ha regalato due splendidi e bravi fgli MariaVittoria di 23 anni e Lorenzo di 19. Come penso tutti sappiano, anche se nato a Varese 58 anni fa, il ceppo nativo è di Caposele da parte di mia madre Rosa Cozzarelli e di San Sossio Baronia da parte di mio padre Lorenzo Coppola, la cui madre (nonna Livia Cozzarelli), è comunque nata e vissuta per molti anni a Caposele. Fin da bambino, con mamma Rosa e le mie due sorelle Livia - oggi vice prima-
Gente di Caposele Gente di Caposele 79 Oggi Oggi rio di Anestesia all’ospedale di Vicenza - e Maria Luisa detta Isi, oggi Assessore all’industria e sviluppo della Regione Veneto, trascorrevo il mese di agosto tra le mura del Palazzo Cozzarelli e le piccole stradine di Caposele di cui ancor oggi serbo ricordi indelebili. L’azzurro del cielo, le stellate notturne, la freschissima acqua delle fontane del paese, l’odore dei “paparulicchi fritti, delle “prummarole” della “pizza” di Lellina e Ze peppa sono per me ricordi indimenticabili e cari come un abbraccio pieno d’amore. La tragedia del terremoto mi ha tenuto per qualche anno lontano dal paese ,anche se con il cuore ero e sono stato sempre vicino alle vostre drammatiche esperienze. Fino al 1990, estate in cui sistemato “Palazzo Cozzarelli”, sono tornato a Caposele con mia moglie Mariarosa e la piccola Maria Vittoria nata nel 1988. Dopo qualche anno anche Lorenzo nato nel 1992 ha potuto assaporare e respirare l’aria salubre di Caposele. E’ un grande piacere scrivere su Caposele; tutta la nuova generazione è entusiasta della zona. Grazie per quello che avete costruito per portare il paese alla conoscenza di chi vive lontano da anni ma non ha mai dimenticato le origini. Per i Caposelesi lontani l’attaccamento alle tradizioni ,vita di paese tranquilla sicura, quasi dormente che si risveglia con un grande ruggito alla sera e’ una cosa meravigliosa diffcile da spiegare. Da quel 1990 a parte qualche anno per motivi famigliari non sono mai mancato al “Ferragosto Caposelese” e spero di poterlo fare per tanti anni ancora. Fortunatamente anche mia moglie e i miei fgli condividono con me questa gioia e dai numerosi parenti e amici sono stati accolti con affetto e amicizia come pochi oggi sanno fare. Affetto che naturalmente ricambiamo con tutto il cuore. Venire a Caposele per noi signifca immergersi nelle tradizioni, nel piacere di stare insieme a persone vere, di godere delle piccole grandi cose……Spero quindi di rivedervi tutti a Ferragosto e, augurando alla “SORGENTE” lunga vita, vi stringo in un fraterno abbraccio. Franco. MARIO SISTA Note biografche a cura dell’Autore Le mie radici provengono dalla verde Irpinia, precisamente da Caposele (Av), dove sono nato il 19-4-1938 e dove ho trascorso la mia infanzia, che ricordo con nostalgia. Un paese ricco di tante cose importanti, a partire dal grande Acquedotto Pugliese, uno dei più grandi del mondo. Il fume Sele, che nasce dal paese, percorre tutta l’omonima valle e sbocca nel mare di Salerno. Il Santuario di S. Gerardo Maiella, visitato da migliaia di fedeli provenienti da tutte le parti del mondo. Gli
Gente di Caposele Gente di Caposele 80 Oggi Oggi amici d’infanzia con i quali, quando ci incontriamo, parliamo sempre delle nostre imprese di ragazzi. Eravamo tutti ragazzi che hanno vissuto a cavallo della II guerra mondiale, con tanta povertà, ma con tanta voglia di andare avanti. Periodo che ci ha forgiati tutti, rendendoci più forti e tenaci per raggiungere i nostri obiettivi sempre con dignità e perseveranza. Principi che mi sono rimasti attaccati addosso per tutta la vita come si può evincere anche dai miei scritti. Come tanti giovani, in quel periodo del dopoguerra, anch’io, con tanti sogni nel cassetto, sono andato via dal paese. Alla fne del 1957 sono andato a lavorare a Salerno presso uno dei migliori sarti, dove per un anno ho potuto raffnare il mio mestiere di sarto. Alla fne del 1958 sono venuto a Roma, dove ho esercitato fno a pochi anni fa, con dedizione e soddisfazione, il mio mestiere e dove vivo tutt’ora. Sono amante delle espressioni più alte dell’Arte, come: Pittura, Canto, Teatro, Poesia, che pratico a livello amatoriale. Queste forme d’Arte esaltano la mia fantasia e creatività: qualità del resto, fondamentali nel mio mestiere. Quanto alla mia produzione poetica, vorrei annotare che alcune poesie sono titolate volutamente con una sola parola, perché, per me, può avere mille signifcati, più di un discorso intero. Infne vorrei auspicare che i miei pensieri, le mie rifessioni trascritti sulla carta, quando il lettore li leggerà, possano suscitare quelle stesse emozioni che ho provato io. Potrei scrivere molte altre cose sulla mia vita, ma penso che al lettore interessi di più conoscermi attraverso i miei versi. DOPO LA CURVA LA STRADA CONTINUA Poesie e prose inedite Introduzione Prof.ssa Maura Bettini “Una poesia non deve signifcare, ma essere”. Questo è il primo dettato di ogni ars poetica, e la miscellanea qui presentata sembra chiaramente raffgurarlo. In ogni immagine, sia essa poetica o narrativa, si avverte, infatti, la prorompente vocazione dell’autore a calarsi nell’essere, per capirne i più segreti ed incessanti moti, i più segreti ed incessanti misteri. Egli, nonostante l’intimo, suo “lutto”, vuole arrivare a dimostrare il convinto teorema che “dopo la notte c’è sempre l’aurora” e che “dietro la cur-va la strada continua”. Amore, angoscia, tormento, dignità, felicità, illusione, delusione, sono tutte estrinsecazioni di quell’essere mutevole che è l’uomo. Che si nutre delle sue esperienze, delle sue emozioni, delle sue sensazioni, sempre e ovunque, perché esse sono. Forti e presentì. MARIO SISTA
Gente di Caposele Gente di Caposele 81 Oggi Oggi È così che il linguaggio e i contenuti assumono ritmi e colori diversi: quello della metrica rimata, quasi a scandire il dolente canto di una litania, come nelle poesie: “Tristezza”, “Una sola parola”, “Mi manchi”, “Solitudine”, fno alle più lievi “Il sarto” e “Montevideo”, dove, dietro un impianto espositivo, apparentemente meno meditato, si ritrova il tema centrale caro all’autore: l’uomo, soggetto “confuso” di fsicità e di spiritualità. Pittoresco ed incalzante è il verso, in vernacolo romano e napoletano, che troviamo in “Un po’ di dubbio”, “Cumm’aggia fa”, “Il grande Edoardo”. Degna di nota risulta quest’ultima composizione, dove compare un effcace duetto dialettale romano-partenopeo, per celebrare il grande autore attore napoletano. E, particolarmente vividi, si rilevano i colori della tavolozza dialettale romana, quando, del mito viene dipinta la umana, ripugnante corporalità: quella dei “calzini puzzolenti”, dell’improvvida ‘”mbriacatura”, del “pisciarsi sotto”. È solo un passaggio, perché subito dopo, il Grande si staglia in tutta la sua imponenza: “appena m’ha guardato, anziché maestro gli ho detto maestà”. Altro linguaggio, infne, è quello discorsivo e confdenziale dei brani in prosa, come “Campa e lassa campa”, “Notte e giorno”, “Quella rosa”, dove chi scrive, cerca con l’apparente pacatezza della parola, conferme al tema dell’amore, ai mille, variegati suoi volti e ai mille interni confitti. Miscellanea presentata, per la quale ci piace affermare, come recita Dylan Thomas, che “il mondo non è più lo stesso, dopo che gli si è aggiunta una bella poesia”. L’ULTIMA FOGLIA (dedicata a mia madre) Come l’ultima foglia anche tu sei cascata. Ti ho visto in primavera giovane, rigogliosa, poi in estate laboriosa e festosa. Hai superato tante avversità, pioggia, grandine, bufera, aridità, sempre attaccata all’albero della vita. Hai visto cadere tante foglie, girare le lancette della vita, la pelle s’è aggrinzita, è bastato un soffo e anche tu sei volata a miglior vita. Un giorno lo farò anch’io Mamma, addio! SULLA “SELETECA” MARIO SISTA tutte le pubblicazioni
Gente di Caposele Gente di Caposele 82 Oggi Oggi DOMENICO PATRONE note biografche Domenico Patrone nasce a Caposele nel 1931, ottavo fglio di famiglia numerosa. Terminata la quinta elementare, come è in uso a quei tempi, apprende il mestiere di sarto, che lo terrà impegnato per i tre anni successivi. A 14 anni, spinto dal suo orgoglio, con il sacrifcio della sua famiglia, supera gli esami di ammissione e, con il supporto dei fratelli emigrati in Argentina, conseguirà la Licenza Media a Lioni. Dopo un anno “sabbatico”, in cui il suo destino di sarto sembra ormai inevitabile, grazie all’intervento ancora una volta dei suoi fratelli, potrà proseguire gli studi. Il desiderio di conoscenza e riscatto lo condurranno fno a Salerno, dove si diplomerà geometra nel 1954. Nei mesi estivi, da sportivo dilettante, diventa portiere “inamovibile” della gloriosa squadra di calcio di Caposele. Convocato anche dalle squadre di paesi limitrof, ricorda ancora oggi con vivido entusiasmo la sua carriera sportiva. Svolge il servizio militare a Riva del Garda, specialità artiglieria contraerea nell’Esercito Italiano. Nel 1956 vince il concorso come geometra coadiutore nel Corpo Forestale dello Stato e si trasferisce a Roma. Da geometra lavora come Direttore dei Lavori nei cantieri di rimboschimento, progetta e dirige la costruzione di strade, briglie idrauliche e caserme forestali. Nel 1959, lavorando come topografo in Emilia Romagna, nell’acquisto di terreni per il Demanio, conosce la sua futura moglie che sposerà nel 1961. Nel 1962 e nel 1964 nascono i fgli Amato e Rosa. Dopo diversi anni di permanenza all’Ispettorato provinciale forestale di Roma, viene richiamato alla Direzione Generale ove ricopre il ruolo di Capo della Segreteria del Direttore generale. Su richiesta del ministro dell’Agricoltura, viene insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana. Tre anni dopo diventa Cavaliere Uffciale. Nel 1998 va in pensione con la qualifca di Primo Dirigente. In tutti questi anni, per la mai sopita affezione alle lettere, si diletta a scrivere poesie che nel 1964 vengono menzionate nella raccolta “Poesie in TV” a cura di Arnoldo Foà. Le sue poesie sono poi raccolte in un “libercolo” presentato negli anni scorsi durante le giornate del Libro nella sala convegno del Comune di Caposele.Recentemente, ha avuto inoltre il piacere di vedere alcune di esse pubblicate nel giornale locale “La Sorgente”. Poesie in cui con affetto, amore e nostalgia ricorda il suo Paese natio e intatto conserva e tramanda i suoi pensieri alle generazioni future, fonti di ispirazione ed emozione.
Gente di Caposele Gente di Caposele 83 Oggi Oggi Con gli occhi del ricordo di Nicola Conforti I n una sala gremita all’inverosimile il giorno 23 Aprile 2012 è stato presentato il libro di poesie di Domenico Patrone intitolato “Con gli occhi del ricordo”. “Alcune di queste poesie, dedicate a Caposele,(dice Cesarina Alagia in un suo articolo) mi hanno riconsegnato per un breve lasso di tempo il paese di un volta; un paese intatto nelle sue voci, nei suoi antichi sapori, nella sua umanità. “Era il paese visto dall’Osservatorio di una persona partita troppo presto ed alla quale è stata risparmiata la visione di una realtà diversa, una realtà che quotidianamente e inesorabilmente ci impone la fne di un tessuto sociale chiamato Comunità; una realtà nella quale le vicinanze, le condivisioni sono talmente precarie che basta un colpo di vento per farle saltare, per farle esplodere”. Dalle poesie di Domenico, lette magistralmente da Manuel Patrone, traspare un grande amore per il paese di origine, una grande nostalgia per gli amici di un tempo, per le stradine del paese, il ricordo per l’incanto dolce delle serate estive, il gioioso ritrovarsi dei giorni di festa all’uscita della messa, gli anni belli della dolce età. Abbiamo rivissuto uno spaccato di vita “antica”, piena di ricordi nostalgici di un passato mai dimenticato. Accogliendo il suggerimento dell’autore del libro, dedicheremo un’altra serata alla “poesia”, alternando la lettura dei brani poetici alla visione di scene tratte dal flmato “Caposele, città di sorgente”. Ed a proposito di ricordi nostalgici riportiamo due poesie tratte dal libro: NOSTALGIA Viene così, all’improvviso, con dolce carezza, con fremiti d’ali: immagini care, dolci sospiri, strette furtive di mani, desideri appagati. Corre il pensiero in una nube dorata: tutto è presente e ... il cuore muore NOVEMBRE Quanto piove! Quanta tristezza! La corta giornata è fnita! fnite son le speranze, l’attesa! La sera che avvolge il mio andare! Accompagna la mia amarezza, la pioggia che bagna il mio viso colma di lacrime amare il dolore. Vado senza meta, senza forza. SULLA “SELETECA” DOMENICO PATRONE
Gente di Caposele Gente di Caposele 84 Oggi Oggi DONATELLA MALANGA Premio Caposele 2017 di Concetta Mattia Ho già scritto di quanto, e non solo formalmente, mi faccia piacere assegnare il premio Caposele, di quanto mi prenda la sensazione di condividerlo ogni qual volta lo assegno e pertanto, potete immaginare cosa sia stato assegnare lo scorso 19 Agosto, in una sala polifunzionale piena di amici e parenti, il premio di quest’anno alla cara Donatella Malanga. Un’altra bella emozione, certo, ma soprattutto una particolare empatia rispetto alla sua storia di donna che si è distinta in un settore strategico ma ostico e non particolarmente supportato come quello della ricerca scientifca, in un modo del lavoro in cui, è dato uffciale che la parità di genere non è assolutamente garantita e/o praticata. Una donna che quindi ha dovuto fare e ancora fa, maggiori sacrifci, anche se, da quello che ci ha raccontato, fatti sempre con abnegazione, col supporto fondamentale di alcuni soggetti e dell’affetto dei familiari ma soprattutto, con tanta passione e dedizione. Uno dei sacrifci è rappresentato proprio dal voler fortemente mantenere i legami col suo paese, e pertanto, pur lavorando in Calabria, rientra sempre a Caposele, a casa, dalla sua famiglia ma anche dalla sua gente, dagli amici, dai suoi interessi e dai suoi luoghi d’elezione. Donatella è stata pertanto scelta quale persona giusta per aiutare quel radicamento di valori positivi nel nostro paese auspicato dal nostro premio, un premio da lei ampiamente meritato, così come recita la motivazione associata “per la sua stimata e appassionata attività di Docente Ricercatore nel settore impor-tante e strategico della Patologia Generale, affnché con la sua opera, aiuti a sensibilizzare la nostra comunità a fare sempre meglio, a fare di più e soprattutto, a fare insieme”. Riportiamo dunque, anche in questa sede, alcuni riferimenti del suo interessante quanto prestigio-so curriculum: Nel 2001 si laurea col massimo dei voti in Scienze Biologiche, presso l’Università Federico II di Napoli Dal 2006 è Dottore di Ricerca in Biologia Avanzata, indirizzo di Sistematica Molecolare, facendo anche esperienza presso il Laboratorio di Oncologia Molecolare, BioGem, Ariano Irpino (AV). Dal 2007 collabora col Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica, Università Magna Grecia di Catanzaro di cui, dal 2012 è Ricercatore in Patologia Generale, presso il quale segue queste importanti linee di ricerca: Caratterizzazione fsiopatogenetica di una mutazione somatica di AKT1 nel tumore al polmone; Generazione e caratterizzazione di modelli murini rilevanti nella ricerca oncologica polmonare, mammaria e tiroidea;
Gente di Caposele Gente di Caposele 85 Oggi Oggi • Caratterizzazione di cellule staminali tumorali derivanti da tumori polmonari e ruolo del pathway PI3K/ AKT nel loro mantenimento; • Identifcazione di signature molecolari dipendenti dal pathway PI3K/PTEN/ AKT nei tumori polmonari. Come associazione che assegna il premio Caposele, siamo orgogliosi del percorso di segnalazione fatto ad oggi e ringraziamo sin d’ora Donatella per la costruttiva presenza nella nostra comunità e per quanto saprà essere un valido supporto in questo senso, continuando ad essere l’ottimo professionista e la bella persona che è sempre stata. Ad majora cara! GIUSEPPE CARUSO di Nicola Conforti Il curriculum in breve: - Classe 1994, si diploma ragioniere perito commerciale e programmatore con 100/100. - Nel 2013 intraprende gli studi di giurisprudenza - Membro del Coordinamento Provinciale dei Forum della provincia di Avellino 2010/2012 - Presidente di Istituto “I.I.S.S. L.Vanvitelli” 2011/2012 - Consigliere di Istituto “I.I.S.S. L.Vanvitelli” 2012/2013 - Delegato al Forum Regionale dei Giovani 2015/2016 Attualmente: - Presidente del Forum Regionale dei Giovani (dal 27 febbraio 2016 ad oggi) I n ogni sua apparizione in pubblico ha sempre suscitato interesse e curiosità. Ha presentato l’ultimo numero de La Sorgente (il n. 95) in maniera impeccabile, riscuotendo il plauso di tutta l’assemblea. E’ stato preciso nella esposizione degli argomenti, obiettivo nella analisi critica degli stessi, disinvolto e spigliato nella sintesi e nella evidenziazione dei dettagli più signifcativi di ogni articolo. Una piacevole sorpresa ma che, stando al curriculum che precede, è solo una conferma delle sue notevoli doti di saper trattare argomenti e situazioni diverse con impegno, discrezione ed equilibrio. Da alcuni anni scrive per La Sorgente. Tra i vari articoli ci piace riportare, in estrema sintesi, l’ultimo in ordine di tempo e, per intero, l’articolo che ci appare più signifcativo stando almeno alle tematiche affrontate. Nei suoi scritti emerge sempre il suo grande attaccamento al Paese natio.
Gente di Caposele Gente di Caposele 86 Oggi Oggi “Vi è la necessità di raccogliere tutte le forze democratiche migliori che il paese possa offrire unite da un progetto comune, da una visione di Caposele, logicamente tenendo conto delle posizioni assunte nel corso del tempo (non tutti sono incolpevoli dello stato delle cose, dove la responsabilità deriva anche dal semplice aver taciuto), e ricominciare a coordinare, costruire, superare defnitivamente il passato per volgere lo sguardo verso un futuro migliore e prosperoso” Cogliendo le opportunità si potrà rinascere di Giuseppe Caruso La mia rifessione, per questa occasione, tratterà un tema fondamentale per il rilancio della nostra terra: quello delle opportunità. È un tema tanto importante quanto poco conosciuto. Sarebbe bello se proprio il Comune, così come fatto in altri territori, creasse uno sportello informativo che illustri le varie opportunità e le seguisse nel loro sviluppo interpersonale. Ma, per ora come tante altre cose, questo non c’è. Proprio da questa mancanza vorrei partire nella prima parte del mio scritto, responsabilizzando gli attuali amministratori (per quel che si può, ormai) e portando alla conoscenza dei miei giovani concittadini due opportunità, appena varate dal governo nazionale, per i GIOVANI appunto. - RESTO AL SUD: è un incentivo che sostiene la nascita di nuove attività imprenditoriali … - BANCA DELLE TERRE INCOLTE: la misura ha l’obiettivo di promuovere la valorizzazione e riqualifcazione dei beni non utilizzati nelle regioni del Mezzogiorno, di rafforzare le opportunità occupazionali dei giovani … CAPOSELE PUO’ RINASCERE CON LA FORZA DELLE IDEE di Giuseppe Caruso Un caro saluto a tutti i lettori del “La sorgente” ed un particolare ringraziamento a chi porta avanti con entusiasmo il progetto di questo periodico. La mia rifessione, per questa occasione, tratterà un tema centrale che ci chiama ad essere attivi e partecipi: le prossime elezioni amministrative. Premettendo che negli anni passati si è assistito ad una gestione disastrosa della cosa pubblica; non si è riusciti a far fronte nemmeno alla cosiddetta ordinaria amministrazione. E’ ora di ripartire, di ricostruire sulle macerie. Gli anni che verranno saranno anni cruciali per il nostro territorio, ci attendono scadenze importanti tra le quali la chiusura dei lavori della Pavoncelli bis, la centrale idroelettrica, la ciclovia, la questione acqua in tutte le sue sfumature, i tanti milioni dei fondi di sviluppo europeo da DOVER e SAPER sfruttare (FSE 2014- 2020); e molto altro ancora. GIUSEPPE CARUSO
Gente di Caposele Gente di Caposele 87 Oggi Oggi I prossimi anni saranno fondamentali per il futuro del nostro paese, in un contesto dove lo spopolamento, la crisi economica, la disoccupazione di vecchie e nuove generazioni ci attanagliano senza sosta. Questa sfda la potrà vincere solo chi avrà una visione nel tempo, accompagnata da idee e progetti. Bisogna far rinascere Caposele, proiettarla nel futuro; immaginandola tra 10/20 anni ed agire di conseguenza, altrimenti cambieranno i nomi ma si riproporrà sempre la gestione del “tirare a campare”. In questi mesi, attraverso la mia piccola esperienza regionale, ho avuto modo di conoscere tanti comuni della nostra regione, Caposele, pur essendo piccolissimo rapportato agli altri, ha delle qualità senza eguali, ma qualità che bisogna coltivare con duro lavoro, non possimo continuare a credere che tutto ci sia dovuto per un diritto divino, o meglio le fortune che Dio ci ha donato dobbiamo con orgoglio valorizzare mettendo in gioco tutto ciò che possiamo. In ultimo, credo che ci sia la necessità di raccogliere tutte le forze democratiche migliori che il paese possa offrire, logicamente tenendo conto delle posizioni assunte nel corso del tempo (non tutti sono incolpevoli dello stato delle cose!), e ricominciare a coordinare, costruire, superare defnitivamente il passato per svolgere lo sguardo verso un futuro migliore e prosperoso. Con la forza delle idee Caposele può RINASCERE. ROSY PATRONE il curriculum in breve: Nasce a Roma e lì vive da 54 anni. Infanzia e adolescenza impegnati nello studio e nello sport: la pallacanestro a livello agonistico ha militato in serie Bla danza ed il nuoto per puro diletto. Dopo la maturità scientifca e la Laurea in Giurisprudenza, consegue l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato. Contestualmente, nel marzo del ‘94 supera la selezione per l’ingresso nel ruolo degli Uffciali amministrativi del Corpo Forestale dello Stato, seguendo le orme del papà Domenico in compagnia dei cugini Amato e Cesare. Sin dal suo ingresso nell’amministrazione forestale, il suo impegno è stato nel settore della gestione delle Risorse Umane; Esordisce come Collaboratore e, con la promozione a primo Dirigente – cioè Colonnello - a 38 anni conquista il ruolo di Capo dell’Uffcio del personale che dirige per altri 10 anni. Presso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione consegue il” Ma-
Gente di Caposele Gente di Caposele 88 Oggi Oggi ster in diritto del lavoro nelle amministrazioni pubbliche e sulla gestione del personale” e si specializza ne: - la gestione dei procedimenti disciplinari; -il controllo interno nelle amministrazioni pubbliche; - tecniche di comunicazione scritta; - la disciplina dei concorsi nella P.A.; - il controllo di gestione e il sistema di valutazione dei dirigenti nella P.A.; - le assunzioni obbligatorie nelle amministrazioni pubbliche e diritti dei lavoratori disabili; - la gestione del contenzioso. - i reati contro la pubblica amministrazione. Il Nucleo di Psicologia Applicata alle Forze Armate del Ministero della Difesa le conferisce la qualifca di “Perito Selettore Attitudinale”. Specializzata in “Cooperazione civile e militare” con esperienza all’estero in teatro di guerra (Sarajevo). Il 13 dicembre 2011, a 47 anni, arriva la promozione a Dirigente Superiore, oggi Generale. La qualifca comporta la guida di una Regione; le viene assegnato, così, il ruolo di Comandante Regionale del Molise dove permane fno al 2016 quando l’incarico cambia e diventa Comandante Regionale del Lazio e della Sardegna. Per la prima volta una donna al comando della Capitale. Voce e volto per i collegamenti video con RAIUTILE per gli aggiornamenti quotidiani delle attività del CFS. Dal 1 Gennaio 2017, per effetto della riforma Madia ha smesso i panni di Forestale e indossa quelli di Carabiniere Forestale con il grado di Generale di Brigata, ed è “tornata” ad essere Capo Uffcio Personale, Capo di 7000 Carabinieri Forestali. DIALOGANDO CON… ROSY PATRONE, “LA MIA VITA IN… GENERALE!” di Luigi Nerio Fungaroli Scrivere è sempre un momento che permette di capirsi meglio, un ascolto interiore che si trasforma in parole... Una lunga serie di dialoghi, questa, che ha lo scopo di ricostruire Caposele tramite persone, volti, storie che l’hanno vista cambiare ed evolversi... Protagonista di questo “dialogo”, è la Generale dell’Arma dei Carabinieri Rosy Patrone, la più giovane Generale tra le tre Generali donna in Italia. Per me, però, prima del grado, è semplicemente Rosy. “GIOIA”. Questa è la parola che, per diversi motivi, associo a lei. La prima volta che la incontrai, mi salutò proprio così, con un forte abbraccio, uno degli abbracci più forti che abbia mai ricevuto esclamando un “GIOIA!” e così continua a fare. Una “gioia” che mi pervade, un piccolo istante di felicità, la felicità di chi condivide con te le proprie radici. Sì, è proprio “Gioia” la sua parola. La gioia di chi conosce nuovi pezzi di famiglia, di chi comprende quanto, credendoci, si può volare alto nella vita. Di strada Rosy, la Generale Patrone, ne ha fatta tanta, ha sempre guardato fsso l’orizzonte, senza ROSY PATRONE
Gente di Caposele Gente di Caposele 89 Oggi Oggi dimenticare mai la terra da dove era partita. Rosy, però, che ho potuto scoprire meglio nelle dinamiche di questa intervista, è esattamente un vulcano di idee, vitalità, progetti, sogni, esperienze, ricordi. Sono e dobbiamo essere feri e orgogliosi di condividere con lei le origini e il senso di famiglia che, insieme, dobbiamo sempre più veder crescere, come mi ha detto. Cara Rosy, sarà fatto! Signorsì, Signora Generale! DOMANDE IDENTIKIT • COLORE PREFERITO: Il colore amato è il lilla, né rosa, né viola: lilla. Lilla è la mia camera da letto, lilla è il mio bagno, lilla è il colore della mia penna… ed anche dell’inchiostro. • FILM PREFERITO E PERSONAGGIO DEL PASSATO CHE TI PIACEREBBE INCONTRARE: I flm mi piacciono tutti perché non ne vedo nessuno… Mi addormento sempre prima della fne. Rivedo volentieri, se capita, “La vita è bella”, “Balla coi lupi”, “Pretty woman”, “Qualunquemente”. Insomma…preferisco tutto. Mi incanto davanti a Brancaleone. “Brancaleone alle crociate”, una maestria unica nei dialoghi, esaltato dal personaggio del recente passato che mi piacerebbe incontrare ma da lontano, solo per ascoltarlo dal vivo; non reggerei il confronto nel dialogo con Vittorio Gassman. • CANZONE/CANTANTI PREFERITA/I: Liguabue, Vasco Rossi, Stadio: tutte le canzoni ma urlo quando la radio passa “Piccola stella senza cielo”, “Anima fragile”, “C’è”. • LIBRO PREFERITO: Tutto ciò che scrive Luca Goldoni e, naturalmente, “Un grande avvenire dietro le spalle” di Vittorio Gassman. • DOLCE O SALATO: Salato tutta la vita! Al dolce non sono stata abituata da piccola. Mi piace esagerare dipingendo la mia infanzia “triste: senza Nutella!”. Da molto grande, per caso, ho scoperto le barrette Kinder; ogni volta maledico quel caso che mi ha “drogato” senza via di salvezza. Domande: 1. Cara Rosy, zio Minguccio, tuo padre, nella poesia “Con gli occhi del ricordo”, scrive “Con gli occhi del ricordo son tornato, con gli occhi del ricordo t’ho guardato, paese mio, mio paese…”. Non possiamo non iniziare da qui, da dove tutto ebbe inizio. Al nome “Caposele” qual è la prima immagine che ti viene in mente? R. Caposele è nonna Cesaria; nonna Cesaria e il suo eterno fazzoletto in testa, nonna Cesaria e i tre scalini della sua casa, nonna Cesaria e le sue gonne (chissà quante ne portava tutte insieme! Chissà com’era veramente nonna Cesaria: magra, magrissima o larga quanto le sue gonne?) e le tasche di quelle gonne dove inflava le sue mani per tirare fuori manciatine di piccole caramelle Mou (la mia prima “droga”, poi, quella delle barrette Kinder). 2. I tuoi genitori sono partiti da paesi di montagna per poi approdare a Roma, dove tuttora vivi, realizzando aspirazioni e sogni, armati di spirito decisionista e forza di volontà. Potresti descriverli? Cosa ti hanno trasmesso e per cosa, in parROSY PATRONE
Gente di Caposele Gente di Caposele 90 Oggi Oggi ticolare, ti senti di ringraziarli? R. Mia madre aveva un fdanzatino adolescenziale dal nome assai bizzarro, tale Morgan; da piccola, ma neanche tanto, io, con decisione e quasi spaventata da questo tipo dal nome di un pirata, sgrammaticata, con forza, sostenevo: “Se mammina sposava Morgan, io andavo con papà!”. Ecco, di questo li ringrazio, di essersi incontrati per incontrare me e per incontrare mio fratello. Ringrazio mia madre per aver chiesto all’allora sconosciuto mio padre, il belloccio forestiero capitato, per lavoro, al suo paese: “Cosa vuol dire CFS?” [la targa della macchina di servizio del Corpo Forestale dello Stato] e ringrazio mio padre per aver fatto scoccare quella scintilla, che dura da quarantasei anni, con la sua prontissima risposta: “Cosa fai stasera?”. E lì tutto ebbe inizio: i loro sogni, le loro ambizioni, l’unione della loro forza, le loro delusioni, la loro felicità. 3. Torniamo indietro nel tempo. Cosa sognava di fare da “grande” la Generale Patrone? R. I sogni nel cassetto sono ancora sogni; quel cassetto ogni tanto lo apro per mentire, sorridendo, a me stessa, convinta che “Sì! Non è detto! È ancora possibile! Potrò fare il direttore d’orchestra, che ci vuole! Mi metto sul piedistallo e agito le mani con la bacchetta! Ma che ci vuole!!!” 4. Jack London diceva: “L’adolescenza è l’epoca in cui l’esperienza la si conquista a morsi.”. Che tipa eri da adolescente e quale esperienza di quegli anni, in particolare, ti ha aiutato a crescere? R. Se Jack London diceva: “L’adolescenza è l’epoca in cui l’esperienza la si conquista a morsi.” qualcun altro scrive “L’esperienza è il tipo di insegnante più diffcile: prima ti fa l’esame e poi ti spiega la lezione”. Ecco, questa è l’esperienza delle mie esperienze. Ho fatto diversi esami e, a volte, la lezione non l’ho ancora imparata. È per questo che, ancora dopo tanti anni, continuo ad adorare FF che, da un po’ più in là dell’adolescenza, non smette di insegnarmi i passi per crescere. 5. Prima di diventare Generale dei Carabinieri sei stata Comandante Regionale del Corpo dello Stato del Molise. Cosa ci racconti di questa impor-tante esperienza? R. Quasi cinque anni in Molise. Una parte della mia vita, una parte della mia famiglia. Indimenticabile; i viaggi di andata il lunedì mattina, quelli di ritorno il venerdì sera, in mezzo, tanta vita; la casetta a Bojano, essenziale ed essenzialmente mia, l’uffcio a Campobasso, me lo hanno “consegnato” di color lilla; persone di rara umanità, i colleghi, le istituzioni, le conoscenze per caso. Tutti ringrazio per avermi supportato e per avermi insegnato quanto mai avrei potuto comprendere da dietro una scrivania. Fuori, il territorio è diverso; la carta scritta non potrà mai dire il colore, il sapore, il profumo, il dolore, la felicità, il bisogno, la ricerca d’aiuto che nascondono poche righe su un foglio. Non è banale, è proprio così… Si piange quando si lascia il Sud; ho pianto quando ho trovato i “miei forestali” in staffetta, con il saluto alla visiera, lungo la strada dell’ultimo venerdì di ritorno; ho pianto, commossa e senza parole, alla festa di saluto che, a sorpresa, hanno voluto dedicarmi tutti i forestali del Molise. Rarità pura. ROSY PATRONE
Gente di Caposele Gente di Caposele 91 Oggi Oggi Emozione pura. 6. A poche ore dal terremoto di Amatrice eri lì a dare il tuo aiuto insieme a tanti altri forestali. Le immagini del lavoro del Corpo hanno fatto il giro del mondo inorgogliendoci. Cosa ricordi di quei giorni? R. Il terremoto del Centro Italia mi ha visto protagonista come Comandante Regionale del Lazio. Alle cinque del mattino, del 24 Agosto, poco ore dopo la scossa, la prima scossa, eravamo tutti in uffcio; alle 10:00 riuscivo a raggiungere Amatrice, via elicottero. Da quel momento e fno alla domenica successiva sono stata lì con i miei uomini, accanto a loro e a tutti quegli “angeli” intervenuti per cercare di salvare vite umane. Lo strazio sta nelle parole dei primi intervenuti: “Dottorè, una cosa così non si era mai vista”; ci siamo abbracciati forte, oltre il grado, oltre il ruolo, oltre il vincolo e le nostre mimetiche erano bagnate di lacrime. 7. Con la legge Madia il Corpo Forestale dello Stato è stato accorpato nell’Arma dei Carabinieri. Quali sono i sostanziali cambiamenti di questa dibattuta scelta? R. Un amico americano al quale raccontavo il D. Lgs n. 177/2016 che ha disciplinato l’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri ha serenamente e lapidariamente sentenziato: “Normal! It’s Normal! È una fusione di aziende”. È decisamente ancora troppo presto per fare valutazioni e per tirare somme. Di certo, di sostanziale innegabilmente è cambiato il fatto che è un altro il “condominio”, altri è “l’amministratore del condominio”, sostanzialmente è diverso il “regolamento del condominio”, tutti nuovi i vicini di casa, i vicini di questa nuova, solida, grande casa. 8. Sei diventata una delle prime tre donne Generali dell’Arma dei Carabinieri rivestendo l’incarico, delicato e di rilievo, di Capo Uffcio del Personale, settore nel quale avevi lavorato per 18 anni e che ti fa gestire i 7000 forestali che sono transitati nell’Arma dei Carabinieri, numeri da capogiro. Come riesci a gestire un tale fardello di responsabilità e come si rapportano i tuoi sottoposti di sesso maschile nei riguardi di una Generale? R. Permettetemi il vanto di sottolineare di essere la più giovane donna Generale. Il ruolo di Capo Uffcio Personale dei carabinieri forestali che gestisce circa 7000 uomini non mi spaventa. Come allora, come prima di partire per il Molise, faccio il mio lavoro con dedizione e con passione e soprattutto con l’umiltà sia nei confronti del personale che, disorientato dal cambiamento, cerca conforto, cerca un faro, cerca risposte; come allora non mi sottraggo e non mi sottrarrei mai ad una richiesta di aiuto, una richiesta di consiglio o di indirizzo. E la mia grande fortuna sta nel personale che lavora con me, preparato, professionale, competente, pronto a non tirarsi indietro; se io “funziono” è perché ci sono loro, senza se e senza ma, senza distinzione di sesso, razza o religione! Io sarei nulla senza di loro, senza il loro apporto, senza il loro appoggio che non mi fanno mai mancare e li ringrazio. 9. Nel weekend la Generale Patrone chiude la porta dell’uffcio per godersi i suoi momenti privati, come spero tu faccia. Hai passioni che ami coltivare al di là del lavoro e come ti descriveresti nel privato? ROSY PATRONE
Gente di Caposele Gente di Caposele 92 Oggi Oggi R. Dopo l’uffcio restano il sabato e la domenica e, con loro, l’amore, gli affetti, la famiglia, una tranquilla serata SKY o una cena in compagnia; di certo non manca l’attività fsica… l’età non fa sconti. 10. Il Natale è alle porte. Come trascorrerai le feste? Cosa ti auguri e cosa ci auguri? R. Il Natale è casa, da sempre; il Natale è casa mia, da tanto. Il Natale è io e mia madre, romagnola, in cucina: cappelletti in brodo per tutti. Li voglio tutti qua, tutti insieme, anche il mio miciogatto. E spero, grazie a te, Luigi, cugino caro, che mi hai cercato come non ci siamo mai cercati troppo noi cugini, lontani e un po’ dispersi ognuno con le proprie parallele strade, di rincontrarci, di ritrovarci, forti di quel legame che niente può cancellare. GERARDO CERES eletto nuovo segretario generale della CISL Salerno da la Sorgente n. 94 Si sa che ci fa sempre piacere quando possiamo dare notizia e condividere i successi dei nostri compaesani, ma ci fa particolarmente piacere quando questi sono amici storici e preziosi redattori di questo giornale. Siamo pertanto molto felici di informare della recente elezione del “nostro” Gerardo Ceres a segretario generale della CISL di Salerno. Tutto si è svolto durante il X congresso della Cisl di Salerno, che si è tenuto lo scorso marzo presso la sala convegni della Colonia San Giuseppe a Salerno, che ha impegnato 122 delegati, in rappresentanza di circa 50.000 iscritti e ha visto dibattere il tema “Per la persona, per il lavoro: obiettivo crescita”. Gerardo arriva a questo ennesimo e meritato traguardo dopo un impegno trentennale all’interno del sindacato! E da parte di tutta la redazione, ancora congratulazioni e i migliori auspici per il futuro. A questo punto è d’obbligo parlare di Gerardo per le sue attività extra professionali: una persona eclettica che coltiva molti interessi, dalla politica al giornalismo, dalla organizzazione di feste popolari, alla presentazione di manifestazioni culturali o sportive. Cura per il giornale La Sorgente la pagina culturale e lo fa con notevole maestria mettendo in grande evidenza “quadretti paesani” ovvero personaggi che hanno riscosso in vita un certo interesse per le loro simpatiche avventure o disavventure. Ha presentato libri, giornali e manifestazioni di ogni tipo. Spesso leggiamo su detto periodico articoli di fondo che evidenziano rifessioni molto interessanti sulla politica e sul sociale. Per la Sorgente Gerardo Ceres rappresenta un pilastro della comunicazione insostituibile.
Gente di Caposele Gente di Caposele 93 Oggi Oggi GIUSEPPE CERES Corrispondente dall’Australia di Nicola Conforti Emigrato in Australia da oltre quarant’anni, non ha mai dimenticato il suo paese natio. Si è inserito con facilità in un ambiente lontano, diffcile e diverso dal nostro, grazie alla sua caparbietà ed al suo lodevole impegno . Lo ricordo, con ammirazione, impegnato da autodidatta negli studi di italiano, di matematica e fsica. E, grazie alle conoscenze diligentemente acquisite in anni di studio, è riuscito ad affermarsi all’estero. Ha mantenuto sempre rapporti di cordialità ed amicizia con gli amici di un tempo. Ha scritto un libro sulla storia degli “Italiani emigrati in Australia”i cui capitoli sono stati trasmessi via mail a “La Sorgente” per la pubblicazione. Riportiamo di seguito una lettera scritta all’inizio della sua collaborazione con il nostro giornale. IMPRESSIONI SU L’AUSTRALIA E GLI AUSTRALIANI Caro direttore Quando decisi dì andare in Australia ero convinto che l’Australia avesse ereditato dall’Inghilterra gli stessi usi e costumi e la stessa organizzazione del lavoro e cose simili, essendo stata essa ed in certo qual modo continuava ad esserlo, una colonia inglese, invece mi sbagliavo. La prima cosa diversa e che mi rimase impressa, accadde quando con mio cognato Raffaele sdoganai i bagagli presso il porto di Sydney. Su ciascuno dei bagagli, casse in legno, avevo posto l’elenco di tutti gli oggetti contenutivi e ciascuna cassa era stata assicurata da due nastri metallici da un operaio del reparto doganale dei controlli bagagli per i passaggi assistiti di Salerno. Ciò, però, non fu suffciente a dissipare il sospetto del doganiere, il quale, afferrata una leva tira chiodi ed inflata l’estremità, quella a forma di scalpello a forcella, sotto uno dei due nastri di una delle casse, si preparava a spezzarlo: “Ehi Signore! Gli gridai in inglese - Tu non puoi danneggiare i miei bagagli così. L’arnese che stai usando per rompere i nastri non é quello adatto; scusami, ma io desidererei che tu usassi l’arnese appropriato”. Al mio grido il doganiere rimase di stucco e mi guardò con un fare interrogativo, come dire: “ Chi é costui così sicuro da osare tanto?” Intanto mio cognato con voce bassa mi disse:” Molliamogli sotto-sotto dieci dollari e vediamo se ce li fa passare senza aprirle”. Sei matto? Questi ci possono denunciare per ‘Corruzione di Pubblico Uffciale’, in Inghilterra si può fnire per-
Gente di Caposele Gente di Caposele 94 Oggi Oggi fno in galera”. Ma Raffaele, detto fatto, estratta dalla tasca una banconota da dieci dollari e mentre la teneva nascosta nel pugno furbamente tenuto mezzo aperto, tese quella mano nera al doganiere che contraccambiò; Raffaele, ciò facendo, gli disse, sempre in inglese: “Sai mio cognato é nuovo dell’Australia e non si azzarda a far passare cose proibite... “. Intanto il doganiere notata la banconota, abboccò e, convinto della nostra buona fede ed anche perché dieci dollari nel marzo del 1971 valevano una scarsa paga di una giornata di lavoro di un manovale e perciò facevano gola, non si lasciò sfuggire l’occasione. “Capisco“ commentò e col gesso bianco segnò una’ X ‘ (= passati) su tutti i bagagli e se ne andò allegro e contento. A questo punto commentai ad alta voce: “ Sydney non come Dover (Inghilterra), ma come Napoli... “. Rimasi contento, ma anche un po’ deluso e perplesso. “ Sorpresa, sorpresa! L’Australia mi sorprende! Pensai tra me e me.
Gente di Caposele Gente di Caposele 95 Ieri ieri ANTONIO CONFORTI Antonio Conforti “il poeta delle immagini”, vero appassionato di arte fotografca, con il suo inseparabile strumento ha fermato tutti i più signifcativi avvenimenti caposelesi per decenni: occasioni civili, sociali, familiari memorabili, mettendo insieme, nella sua lunga attività, una involontaria storia Sociale di Caposele. Le sue foto si catalogano quali espressioni dell’arte per conservare, preservare e tramandare situazioni, paesaggi, fgure. Un triste ricordo (deceduto nel novembre del 1973) di Vincenzo Malanga Avvertiamo il triste dovere di ricordare nelle pagine di questo primo numero la fgura di Antonio Conforti socio fondatore della Pro Loco. Egli, colpito da male inesorabile, è passato a miglior vita con la serenità dei martiri, lasciando eredità di affetti a quanti gli vollero bene e patrimonio di stima incondizionata a quanti gli furono amici. Già minato nella salute, abbandonò la sua attività di fotografo, capace e scrupoloso, solo quando le forze fsiche gli vennero del tutto meno. Ha amato Caposele partecipando con entusiasmo e trasporto di fglio devoto a tutte le iniziative tese al bene della sua terra e, a volte, anche con atti personali. Il suo ricordo di cittadino onesto e laborioso ci è sicuramente di sprone a sempre meglio operare per il benessere della nostra cittadina e l’eco della sua parola calda e giudiziosa ci riempie il cuore di sentimento a concretizzare, con impegno profondo, le iniziative programmate dalla nostra nascente organizzazione. Il “Poeta” delle immagini di Pasquale Cozzarelli Da pochissimi giorni ha chiuso i battenti il pezzo forte dell’Estate caposelese programmata dalla Pro Loco guidata dall’ex sindaco Alfonso Merola. Mostra Fotografca dedicata ad Antonio Conforti, il poeta delle immagini scomparso nei primi anni 70. Antonio Conforti era un vero appassionato che con il suo inseparabile strumento ha fermato tutti i più signifcativi avvenimenti caposelesi per decenni Un personaggio che in paese tutti rammentano quando andava in giro con la macchina a tracolla. Un mago dei ricordi, in alcuni casi autentiche gemme incastonate nella miriade di sentimenti, rimembranze e spaccati di vita quotidiana che si affastellano nella Gente di Caposele Ieri
Gente di Caposele Gente di Caposele 96 Ieri ieri memoria di ognuno. Del resto le foto si catalogano quali espressioni dell’arte per conservare, preservare e tramandare situazioni, paesaggi, fgure. Tornano a far rivivere il passato e servono a far conoscere alle nuove generazioni frammenti di storia del nostro paese. Le fotografe esposte erano 152; la più antica risalente al 1880-90, suddivise in varie sezioni dedicate alle scuole, alla captazione delle Sorgenti del Sele da parte dell ‘ Acquedotto Pugliese, allo sport, al periodo fascista, ai gruppi familiari. L’ultima sezione infne ha riguardato la frma della Convenzione del 1970 con l’Ente Acquedotto. Una sorta dunque di cammino nelle antiche vicende di Caposele, immaginando il futuro. Ad Antonio Conforti tutto questo è riuscito pressocchè alla perfezione nel corso della sua ultraquarantennale carriera, sbocciata sulle orme del fratello Nicola. Sacrosanta, perciò, l’esigenza di commemorarlo degnamente. E Caposele ha risposto alla grande. In 10 giorni di esposizione centinaia di persone si sono accalcate nei locali di via Roma, sede dell’Ente di Promozione turistica. Una folla superiore alle più rosee aspettative ha onorato e rinfrescato un ricordo che resta comunque ancora vivo nella mente di tanti. L’esposizione è stata fortemente voluta da un nipote dell’Artista, l’ingegnere Nicola Conforti, per lunghi anni Presidente della Pro Loco, che da sempre dirige il periodico “La Sorgente”, giornale che l’anno prossimo festeggerà le nozze d’argento con i propri lettori. Mostra fotografca dedicata ad Antonio Conforti di Emilia Cirillo La mostra è una rivisitazione fotografca di vita, storia e costumi locali, anche attraverso manifestazioni signifcative che hanno segnato le tappe fondamentali di questo secolo. La sera di San Lorenzo, santo patrono di Caposele , tutore dei cieli attraversati dalle stelle, è stata inaugurata nella locale sede della Pro loco la mostra “La foto dei ricordi”, che è stata visitata fno al 20 agosto. Instancabili nel rintracciare continui legami tra il passato e il divenire del loro paese, gli organizzatori della mostra, Nicola Conforti, Salvatore Conforti, Donato Conforti, Alfonso Merola, con la collaborazione di Concetta Mattia, hanno raccolto, calalogato ed esposto un centinaio di fotografe di Caposele, dal 1890 al 1970. Parte del materiale è stato fornito dall’archivio de “La Sorgente”, giornale diretto da Nicola Conforti, la restante parte è costituita dalle foto scattate da uno dei primi fotograf professionisti di Caposele, Antonio Conforti, detto “l’artista”, cui la mostra e’ dedicata. Con l’artista, nella parlata di Caposele, ha dettò Alfonso Merola, presidente della Pro loco, era denominato chiunque facesse lavori artigianali. Artista era il ricamatrice, e quindi artista era anche Antonio Conforti, nel senso di artigiano ANTONIO CONFORTI
Gente di Caposele Gente di Caposele 97 Ieri ieri dell’immagine. Colla sua macchina fotografca sempre al fanco, Conforti ha fermato nella immagine occasioni civili, sociali, familiari memorabili, mettendo insieme, nella sua lunga attività, una involontaria storia Sociale di Caposele, di cui la mostra risulta essere la riuscita immagine fnale. Il senso dell’iniziativa, ha detto Alfonso Merola, è quello di conoscere e riconoscere in maniera documentaria le tappe della trasformazione politica, sociale, urbana di Caposele. Non a caso la mostra si apre con una antichissima immagine del fume Sele e della chiesa della Sanità prima che i lavori dell’Acquedotto Pugliese sottraendo risorse non solo a Caposele ma a tutta la Provincia, trasformassero irreversibilmente l’orografa del paese di sorgente. “Una delle testimonianze del modo in cui il Sud ha conosciuto una travagliata ma intensa e indubbia trasformazione” è scritto nelle didascalie a commento delle immagini. Usata abilmente dal Conforti, la foto dei ricordi ha catturato nella sua “camera chiara” le immagini della grande guerra, le sflate e i raduni del fascismo, le processioni di San Rocco con le donne devote che portano in testa “le mezzette” (contenitori di grano addobbati con tele di lino, fori e immagini votive) momenti di gloria sportiva, partite di calcio, la nuova vita amministrativa dopo la guerra, l’accoglienza all’americano paesano danaroso che prometteva interventi nel paese, la costruzione dell’edifcio scolastico, l’arrivo dei pacchi UNNR dall’America, le scolaresche riunite per l’annuale foto di fne anno, gli incontri tra amici, le “serenate” tra fsarmonica e marsala che accompagnano fno a notte fonda l’amico che partiva emigrante, la prima scuola Borletti per il ricamo a macchina. Ma è nel “ritratto” che l’artigiano Conforti rivela la sua arte. Il ritratto, preferibilmente in abito da festa, le scarpe buone ai piedi, in posa, davanti la porta di casa, con la famiglia, in atteggiamenti statuari, il ritratto è il solo tramite visivo che ha unito chi è partito dal paese con chi è restato, è la forma del tempo trascorso che si sovrappone al ricordo del viso che si è lasciato. Furono i ritratti “che inondarono ogni angolo del mondo dove un caposelese si era spinto per lavoro, per rendere partecipe chi era lontano di emozioni altrimenti non descrivibili.” A guardar bene la mostra non illustra solo le vicende sociali di Caposele, ma di tutta l’Irpinia, perchè tutta l’Irpinia è stata segnata dagli stessi fenomeni di emigrazione di sottrazione di risorse senza compenso, di trasformazioni senza sviluppo. Meriterebbe di essere visitata da tutta la provincia e allestita anche ad Avellino, per problemi politici che essa pone. Rifettere insieme, uscire dall’isolamento del Paese costruire una nuova storia sociale partendo da sé, mi è sembrato il desiderio degli organizzatori. Un desiderio che ha attraversato, come una stella, il cielo della notte di San Lorenzo. ANTONIO CONFORTI
Gente di Caposele Gente di Caposele 98 Ieri ieri FRANCESCO CAPRIO Eletto per tre volte consecutive Sindaco di Caposele, amato e stimato da amici e da avversari politici. Uomo sereno e rassicurante, refrattario alle parole inutili e ridondanti, attento a trasmettere tranquillità e speranze. Insomma, un galantuomo, capace di gestire al meglio i doveri di padre e gli oneri e gli onori derivanti dalle cariche e dalle funzioni pubbliche. Deceduto il 21 gennaio del 1979. Nel trigesimo della morte dal numero speciale n.19 de La Sorgente di Nicola Conforti La Sorgente, con questo numero speciale, intende rendere un particolare omaggio commemorativo all’indimenticabile Sindaco Francesco Caprio, riportando le notizie e le immagini più signifcative della sua vita, stroncata quando ancora era nel vigore delle sue forze nonostante l’età. Quest’omaggio serve a dare a tutti ed in particolare a chi è lontano da Caposele la possibilità di conservare, sensibilmente, fra i suoi ricordi più cari anche quello di Don Ciccio, il Sindaco, che portava tutti nel cuore e nella mente ed in particola¬re tutti gli emigrati, tutti i concittadini lontani che lo consideravano l’alfere, il portabandiera del progresso civile e sociale del paese, che lo ritenevano il simbolo di Caposele, “il vecchio del paese”, profondo conoscitore di uomini e cose che costituiscono il lungo periodo storico locale da cinquant’anni ad oggi. Egli fu propugnatore e sostenitore di questo giornale, ritenendo la sua realizzazione una promozione culturale che avrebbe dato spazio a tutti coloro i quali avessero inteso esprimere i loro sentimenti, le loro idee, i loro giudizi critici in ordine a fatti locali ed in ordine a problemi di pubblico interesse. Non mancarono mai le sue sollecitazioni, a volte anche accorate, quando si tardava a dare alla stampa il giornale, perché conosceva l’ansia di coloro che attraverso questa pubblicazione stabiliscono contatti di amore e di fratellanza con Caposele, che Egli soleva defnire “il paese più bello del mondo”, non tanto per le sue bellezze naturali, non tanto per la sua riconosciuta generosità, ma anche per la cordialità della sua gente vicina e lontana, per la bontà dei suoi fgli protesi a conquiste sempre più encomiabili nel lavoro e nella cultura e che non dimenticheranno mai Lui, Don Ciccio, il Sindaco.
Gente di Caposele Gente di Caposele 99 Ieri ieri La sua vita in breve di Vincenzo Malanga Nacque a Caposele il 10 novembre 1904 dal geom. Rocco e da Donna Giuseppina Orciuoli, maestra elementare. Frequentò le scuole elementari del paese; ad Avellino città di residenza dei nonni materni, continuò gli studi, frequentando il ginnasio e i tre anni di liceo classico presso l’Istituto “P. Colletta”, conseguendo la licenza liceale quando ancora non aveva compiuto 17 anni. Si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza presso l’Università di Napoli. A circa vent’anni era brillante uffciale di fanteria. In seguito, entrò a far parte di una compagnia di assicurazioni, svolgendo a favore di questa effcace attività. Giovanissimo aveva partecipato alle manifestazioni politiche dell’epoca, assumendo ruoli di primo ordine. Ma, cambiati i tempi, dopo gli anni del regime, aveva accettato con spirito sereno tutto ciò che il soffo democratico dei tempi nuovi aveva portato. Nel 1927 partecipò al concorso pubblico per Segretario Comu¬nale, risultando vincitore e gli venne assegnato, come prima sede, il Comune di Grottolella. Poi fu a Valmozzola (Parma) per circa un anno. Nel 1930 venne assegnato a Caposele ove rimase fno al 10 giugno 1957. In questi anni svolse intensa opera, dando chiaro segno di capacità professionali spiccate, ma ancor più si distinse per la perspicacia organizzativa nella soluzione dei vari problemi che riguardavano il paese, con un apporto sempre risolutivo sulle varie questioni e facilitando il compito agli amministratori unici, allora di nomina prefettizia e politica. Per alcuni periodi prestò pure servizio a scavalco nei Comuni di Calabritto e Senerchia, guadagnando anche in quei paesi la stima e la simpatia delle popolazioni. Nel 1945 venne epurato dal suo uffcio per tema di sommosse dei Caposelesi e di rappresaglie contro la sua persona, avendo Egli, come già detto, assunto in passato ruoli di prim’ordine’. Ma i Caposelesi non pensavano nemmeno lontanamente a tanto, stimando il Segretario Caprio a cuore aperto, dispiaciuti anzi per il suo allontanamento. Nel 1947 venne richiamato in servizio attivo senza subire alcun processo. Si era in epoca di ricostruzione ed Egli riprese il suo lavoro con lo stesso impegno di sempre, con lo stesso zelo e con più lena, sfruttando, per accelerare i tempi e realizzare le opere, anche le amicizie personali che aveva un pò dovunque e la carica di simpatia che, quasi come dono divino, sapeva infondere in chi ascoltava la sua parola semplice, dolce, penetrante. Sono di questi anni (1947 - 1957) la costruzione dell’edifcio scolastico, la costruzione di 20 case rurali per gli abitanti di Buoninventre “che vivevano in case di paglia, la costruzione di importanti tratti di strade interpoderali, la istituzione di 10 posti di scuola pubblica nelle zone montane, la inclusione del territorio di Caposele nel comprensorio di bonifca ApuloFRANCESCO CAPRIO