Antologia Caposelese 250 (più o meno multimediali) di turno. Non sto dicendo che sia semplice, che va tutto bene, anzi, proprio per come stanno oggi le cose, è sempre più ostico il coinvolgimento ma non possono caricarselo, quale operazione culturale, solo le associazioni (che poi sono quelle più soggette alla logica della bandierina!) Tutti, ognuno di noi deve essere portatore sano di partecipazione, proposta e voglia di rivoluzione continua e di -citando un periodico che ha fatto la storia passata (per alcuni versi sempre attuale) del nostro paese - agitazione culturale permanente! E la vera rivoluzione oggi è fare squadra, essere solidali, partecipare, confrontarsi e da questo, trarre la forza sociale (non solo multimediale) di capire i processi e i soggetti per operare cambiamenti, proporre progetti e realizzare nuove opportunità. Bisogna insistere, provare e anche sbagliare, per poi riprendersi e ricominciare cambiando prospettiva, imparando dagli errori commessi, con responsabilità, etica e franchezza, senza farsi limitare dalle circostanze e, men che meno, dai catastrofisti, dai seminatori funzionali di dubbi o dalle “eminenze grigie” (più o meno multimediali) di turno. Ha ragione il poeta Gibran quando afferma che “le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno. La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia!” e non intende certo l’accontentarsi delle cose che si hanno ma sprona piuttosto alla ricerca e alla condivisione delle esperienze che fanno crescere! I nostri tempi e soprattutto i nostri modi, cambieranno, è nelle cose. La sfida dunque è quella di capire e riuscire a gestire i nostri piccoli passi, concreti, partecipati e dunque efficaci, rivoluzionari davvero. E’ questo l’obiettivo da centrare e l’augurio che vorrei si concretizzasse nei prossimi anni per la nostra comunità. Buone e serene feste a tutti! CONCETTA MATTIA LA SELETECA
251 Antologia Caposelese EDITORIALE- La Sorgente n.89 – dic.2014 Nicola Conforti Il fracasso che producono le cattive maldicenze, oscurano le cose buone che poche persone, senza pretese e senza arroganza, silenziosamente portano avanti, con il solo scopo di far bene al proprio Paese. “Un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce ”; è un detto popolare cinese che può significare “un tonfo di sconfitta, un evento che ti scuote e ti fa star male” ma, in modo più estensivo, può significare una cattiveria perpetrata a danno di qualcuno, una critica senza senso, una denunzia il più delle volte anonima che mira a frenare o a rallentare il normale sviluppo delle cose. In questi ultimi tempi si sono verificati episodi che non fanno bene al buon nome del nostro Paese: tutto è sbagliato, tutto è inutile, tutto è funzione di interessi personali, c’è immondizia dappertutto. Il fracasso che producono queste cattive maldicenze, oscurano le cose buone che poche persone, senza pretese e senza arroganza, silenziosamente portano avanti, con il solo scopo di far bene al proprio Paese. Il Museo di Leonardo, il museo delle acque, le Sorgenti del Sele, il Parco fluviale, Le fontane di piazza Sanità, il parco Saure, l’artistica Chiesa di San Lorenzo, la storica Chiesa della Sanità, l’oasi della Madonnina, sono le attrattive che hanno affascinato tanti turisti in visita a Caposele. Ma si tratta, per qualcuno, solo di turismo di “cartone”. E se questo giornale, evidenzia, come è giusto che sia, le cose belle e buone del nostro paese, diventa, per le stesse persone, il “Gazzettino” dell’Amministrazione. Ci si chiede il perché di tanto odio, di tanta saccenteria e di così poco attaccamento alle proprie radici. Noi continueremo a parlare delle tante cose positive che giorno dopo giorno, silenziosamente, molte persone per bene portano avanti e continueremo ad evidenziare tutte le iniziative che fanno bene al turismo, ritenendo che questa è la “foresta che cresce”, una foresta bella, ricca, affascinante e piena di speranze. 2014 EDITORIALE LA SELETECA
Antologia Caposelese 252 BENVENUTI A CAPOSELE di Luigi Fungaroli Sorg. n. 79 Dic. 2008 Cosa c’è di più bello di poter far rivivere qualcuno che non c’è più attraverso delle emozioni che la persona stessa ti ha donato? In questo momento non riesco a pensare a qualcosa di più affascinante... “ Novembre, forse, è uno dei mesi più grigi di tutto l’anno caposelese. Le giornate passano lente, caratterizzate da una pesante aria di noia, che porta a crogiolarti in un caldo plaid. Per combattere questo stato di inerzia, afferro il guinzaglio di Rusty, il mio fratello a quattro zampe, già entusiasta per la passeggiata che lo attende. Percorriamo le strade di un paese semideserto, se non fosse per alcuni simpatici vecchietti che, davanti al bar Giulio, mi chiedono con fare da “mercante in fiera”: “Uagliò, a quanta lu vinni stu canieddu?”. La mia risposta, ripresa da incantevoli reminiscenze del film “ Matrimonio all’italiana” visto la sera prima è (adattata alla situazione, ovviamente) “Mi dispiace. I fratelli non si vendono ! “. La risposta suscita una risata collettiva, che si confonde con gli attacchi di tosse “stagionale”. All’improvviso, passando davanti casa dell’Ingegnere Conforti, immersa in quella che era la “foresta incantata” dei miei giochi infantili, squilla il cellulare. È l’ingegnere Conforti. Rispondo. La sua voce pacata e dolce, mi invita a scrivere su “La Sorgente”. Finalmente una bella notizia, capace di scrollarmi di dosso questa mia noia lenta e monotona. Su cosa scrivere? Infilo la mano nel cappotto. È il tesserino del SIMU. Perfetto. Parlerò di cosa significa essere “guida turistica locale volontaria”. Tutto ha inizio in una calda giornata estiva. Tra l’afa e la voglia matta di un succo ghiacciato al Crystal, incontro una vera e propria “boccata d’aria fresca”: la cara Concetta Mattia, una di quelle persone che, visto il suo forte attivismo, “mun dorme mangu lanott’”. “Ciao,caro!” mi fa. “Guarda che si inizia! A breve il primo incontro ! Sarà una bella esperienza, vedrai!”. Sapevo di cosa stava parlando. Stava per iniziare il corso da guida. Dopo qualche giorno, ci invita a prendere parte al primo incontro. Un bel gruppetto, seduto intorno a un tavolino, deve rispondere (come una sorta di rito di iniziazione) ad una domanda “Perché vuoi intraprendere questa avventura?”. Molti rispondono dicendo di voler conoscere di più il proprio paese ma, quando arriva il mio turno, tutto si fa più complicato da spiegare. “Da dove inizio...” dico emozionato. “Per me questa iniziativa è qualcosa di molto importante. Cosa c’è di più bello di poter far rivivere qualcuno che non c’è più attraverso delle emozioni che la persona stessa ti ha donato? In questo momento non riesco a pensare a qualcosa di più affascinante... “. Tutti mi guardano con aria LA SELETECA
253 Antologia Caposelese perplessa, non capendo cosa voglia dire. Tutti tranne Concetta. Lei ha inteso. “Questa iniziativa mi porta ad avere un rapporto diretto con una persona: Pasquale Montanari, mio nonno.” dico commosso. Ricordo quando da bambino, seduto insieme a lui su una panchina, iniziava a raccontare storie, come solo i nonni sanno fare. “Nonno, ma questo rumore cos’è?” chiedevo con la curiosità di un bambino di cinque anni. “Questo è il rumore dei motori della galleria. Sai, da qui parte una galleria lunghissima che porta l’acqua fino in Puglia... “. Da qui iniziava la sua storia, la storia di quell’opera che, come dice Ungaretti “Supera qualsiasi altra anche per bellezza” ovvero l’Acquedotto Pugliese. Frequentare questi luoghi a me tanto cari, svolgere il compito di “accompagnatore turistico volontario”, frequentare i luoghi della sua vita, mi porta a sentire mio nonno vicino. Lui è stato la prima “guida”. Era lui che introduceva i “forestieri” alle bellezze del nostro paese, al fascino della storia della nostra acqua. Il corso continua e i partecipanti apprendono importanti nozioni sul territorio. Ricordo la mia prima esperienza da guida, il mio primo “ Benvenuti a Caposele!” e l’emozione che provai insieme a Maria Alifano, mia cara amica (anche di SIMU) e Paola, che ama fotografare la meraviglia negli occhi dei turisti. Sbalorditi non riuscivamo a credere ai nostri occhi. I turisti erano letteralmente rapiti dalla nostra acqua limpida, fresca che si incanalava tortuosa nella galleria, come un adolescente ribelle si dirige verso la strada per la scuola. “Maronna mia! Vir’ vi e’ bellezza! “ dice la signora di Casoria mentre il marito estasiato aggiunge “Jat a vuje!”. Forse, non ci rendiamo conto : siamo portati a vedere Caposele, soprattutto noi giovani, come il paese semideserto in una triste giornata di Novembre. Caposele, in realtà è la tradizione degli amaretti, delle matasse, è la storia del fiume Sele, è il paese che custodisce il primo edificio in cemento armato d’Europa, il paese di Don Pasquale Ilaria, il paese delle gualchiere. Caposele è, come disse un professore di filosofia durante il mini tour, “Un paese che riassume tutta la storia d’Italia! “. Caposele è tutto questo! E sta ad ognuno di noi farlo capire a chi lo ammira e a chi non lo apprezza. Mentre, con Rusty, passeggio attraversando il ponticello a Tredogge, mi rendo conto della straordinaria bellezza naturale e storica del paese, raccontato nelle lunghe passeggiate con nonno Pasquale. E proprio mentre mi perdo nel silenzio di quei sentieri, irrompe la voce del mio bisnonno Emidio dentro me, che, furioso come solo lui poteva diventare, urlava contro tutti quelli che amavano criticare Caposele:” Vriti r’ la fnisci! Caposele è il paese più bello del mondo!”. Mentre sorrido, penso che nonno Emidio aveva proprio ragione... LUIGI FUNGAROLI LA SELETECA
Antologia Caposelese 254 CAPOSELE, PIÙ LUCI E MENO OMBRE La Sorgente n. 89- dic. 2014 Giuseppe Malanga Riguardo alle iniziative all’interno del nostro comune, la più significativa per fascino e risonanza è sicuramente la festa della musica, da qualche anno motivo di orgoglio per gli organizzatori ma anche per tutti gli abitanti di Caposele. E’ emozionante potersi ritrovare all’aperto con tanti giovani e meno giovani che vivono una serata all’insegna della buona musica con un ottimo mix di generi diversi, lasciando alle spalle per qualche ora problemi e dissidi, presi dalla voglia solo di divertirsi fino a tarda notte. Troppo spesso leggo e sento polemiche e critiche per cose che non funzionano o che andrebbero migliorate, e di sicuro ce ne sono molte, ma mi sembra che si sia perso il senso delle cose se si smette di valorizzare ed apprezzare il nostro bel paese solo perché l’obiettivo primario di alcuni è quello di attaccare la compagine amministrativa; la politica la si faccia in altro modo e non trasmettendo all’esterno un’immagine pessima del contesto caposelese (umano e territoriale). E’ patetico ogni tentativo di attacco politico fatto in questo modo, lo si faccia in modo concreto e su temi politici, non segnalando una buca sull’asfalto o delle foglie sotto gli alberi in autunno (cose che accadono ovunque ma che nel nostro paese si trasformano in tragedia), perché Caposele è ben altro. Infatti mi è capitato altrettanto spesso di vivere e sentire apprezzamenti da esterni sulla bellezza del paese e sulla bontà delle iniziative che in esso ci sono (pubbliche e private). Sono questi i motivi che mi hanno spinto a trattare questo tema e a decantare le invidiabili bellezze del paese, ovviamente con la precisazione che qui non si vuole mostrare l’assenza di margini di miglioramento (ce ne sono moltissimi sia da parte della pubblica amministrazione che soprattutto dei cittadini) o l’assenza di colpe in chi amministra o ha amministrato e in noi che viviamo nel paese (vedi problema parcheggi, dovuto principalmente alle nostre cattive abitudini e al poco senso civico). Iniziamo dal contesto territoriale. Prima di tutto c’è la Valle del Sele, indiscusso paesaggio di enorme spicco e fascino, con quei colori forti e selvaggi, che cambiano con il passare delle stagioni, e si abbinano in modo naturale e spontaneo a tutto il contorno. Genera sempre forti emozioni la vista del Campanile o della chiesa di San Vito o dalla piazza della Basilica di Materdomini verso la superstrada, o ancora dal corso Sant’Alfonso verso il monte Paflagone. Questa valle è fantastica ed è un dono di natura che certamente va tutelato maggiormente DA TUTTI NOI contro le barbarie dei liberi cittadini (da aziende indisciplinate che scaricano nei fiumi, a sciacalli che continuamente si riversano nei boschi per raccogliere abusivamente la legna, a scellerati cittadini che usaLA SELETECA
255 Antologia Caposelese no posti abbandonati come discariche, pur avendo adeguati centri disponibili in zona, fino a vandali che distruggono fontane e panchine). Poi c’è il territorio comunale. Beh vi assicuro che è motivo di grande orgoglio passeggiare la domenica per le vie di Materdomini e sentire apprezzamenti relativamente al corso Sant’Alfonso con i viali alberati o alla via del Santuario, cuore del turismo paesano, perché nelle immediate vicinanze della Basilica. Una strada bianca, bella, con diversi esercizi commerciali che la rendono colorita e con fiumi di gente che si affolla per recarsi in chiesa o semplicemente ad ammirare la valle. Che dire poi della nuovissima piazza Sanità, motivo di vanto per questa amministrazione comunale, così maestosa, semplice e fresca che da un lato fa da cornice alla Chiesa, dall’altro fornisce un caldo benvenuto nel centro del paese, specialmente quando il gioco di luci e acqua al tramonto possono accompagnare piacevoli passeggiate e chiacchierate sulle panchine. Motivo di enorme vanto sono anche le nostre tradizioni e i prodotti tipici. Quante sono le specialità culinarie tipiche del nostro territorio e notoriamente apprezzate da chiunque? Si fa fatica ad elencare tutte le prelibate delizie per il palato di chiunque (m’nestra e pizza, patan’ sfruculiat’, fusilli, triiddi) e spesso sono anche ufficialmente riconosciute a livello nazionale (matasse, amaretto e mufletto rientrano nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali). Riguardo alle iniziative all’interno del nostro comune, la più significativa per fascino e risonanza è sicuramente la festa della musica, da qualche anno motivo di orgoglio per gli organizzatori ma anche per tutti gli abitanti di Caposele. E’ emozionante potersi ritrovare all’aperto con tanti giovani e meno giovani che vivono una serata all’insegna della buona musica con un ottimo mix di generi diversi, lasciando alle spalle per qualche ora problemi e dissidi, presi dalla voglia solo di divertirsi fino a tarda notte. Quanti ragazzi, caposelesi e non, emigrati (come me) e non, raggiungono Caposele a giugno per partecipare a questo evento, e quanti lo ammirano senza se e senza ma. Sono altrettanto importanti e vanno adeguatamente sostenute le iniziative del gruppo Silaris, dell’Associazione Luciano Grasso e della Pubblica assistenza, sempre vicine al territorio e agli abitanti di Caposele, con servizi e attività socio culturali di indubbio interesse. Vorrei esprimere personale ammirazione per la realizzazione del gigantesco albero di Natale vicino al campanile; non conosco i record in quanto a luci e altezza, ma posso condividere le emozioni che ho provato nel vedere tutto quell’insieme di luci, che mettono ulteriormente in risalto l’incantevole campanile e il verde naturale della nostra terra. Parliamo poi del ferragosto caposelese. Questa estate ho assistito, forse per la prima volta, a qualcosa di stupendo, con serate organizzate da liberi commercianti e da pubbliche associazioni, con il semplice coordinamento dell’amministrazione comunale (ahimè mancato per troppo tempo in passato). GIUSEPPE MALANGA LA SELETECA
Antologia Caposelese 256 Ci son state serate diverse, non sempre all’insegna della tarantella o della matassa, con iniziative ben distinte che hanno comunque lasciato un positivo ricordo in tutti noi (per esempio è stata bellissima la partenza della corsa dei tre campanili da piazza Sanità). Ci son state location diverse, identificate appositamente per il singolo evento e abbinate appositamente allo stesso (es. Saure). Si è lasciato spazio ai privati per organizzare qualcosa e da quel qualcosa anche guadagnarci (è questo il senso vero di una comunità). Mi piace sottolineare la serata alle Saure con vino e salumi, frutto di un’ottima idea e di una eccellente organizzazione. Ovviamente non può mancare una nota di merito per la classica “Sagra dei fusilli”, semplice ma sempre ottima per ricordare le nostre tradizioni (tarantella) e i nostri prodotti tipici (fusilli e matasse). Non sono meno importanti altri aspetti che non si trovano facilmente in altri comuni piccoli come il nostro, a partire dall’enorme quantità di gruppi musicali. Mi piace ascoltarli tutti, mi piace vedere la passione dei giovani per la musica, mi piace vedere la loro tensione prima di una esibizione e il sentirsi al centro del mondo nel momento in cui si è sul palco (e si viene ripagati per le tante settimane di prove e sacrifici). Mi piace esaltare anche la passione per il calcio, che nel nostro paese è ben al di sopra del normale, per quello che mi è anche capitato di vedere in giro per l’Italia. Un gran merito va dato sicuramente alla GS Olimpia”, degnamente sostenuto da Roberto, Massimo e Salvatore, per continuare a far crescere nei nostri giovani la passione per il calcio, con qualità e competenza. E’ bellissimo poi vedere decine di ragazzi che ogni estate si affrontano nel classico torneo di calcio locale, ed è ancor più strepitoso partecipare la domenica mattina alla partita di calcio degli over 40 (anche se con l’innesto di qualche giovane per raggiungere il numero giusto) in cui ci si sfoga dalle tossine accumulate durante la settimana, si urla, presi dall’agonismo, e si corre per alimentare quella sana passione per lo sport e la competizione. Non importa che ci sia vento, pioggia o caldo atroce, l’appuntamento è sempre confermato e la partecipazione di molti sempre garantita, ci sono padri che giocano con i figli, nonni che ancora corrono dietro un pallone come ragazzini ... semplicemente stupendo. Voglio concludere dicendo che io sono orgoglioso per le tante cose che ci sono e che si fanno nel nostro paese, spesso invidiate da altri. E’ facile! segnalare una singola bella manifestazione o iniziativa fatta in un altro comune, ma dobbiamo essere anche intelligenti ad ammettere che chiunque può fare una singola iniziativa migliore, la nostra forza sta nel farne tante e buone. Questo è un invito a non perder di vista tutto il bello e buono che abbiamo, a fare sempre di più per migliorarlo e per non perderlo, a non additare la sola amministrazione comunale come responsabile di cose per le quali i primi colGIUSEPPE MALANGA LA SELETECA
257 Antologia Caposelese pevoli siamo noi cittadini con i nostri modi di fare, a spronare tutta la pubblica amministrazione per fare di più e meglio. I problemi ci saranno sempre, le incomprensioni anche, si potrà discutere per decenni sulle scelte di un’amministrazione (dalla convenzione al parcheggio) ma solo se non si perde di vista la realtà e se si lasciano ai margini gli autori di stupidi giochi politici o di continue e mirate denigrazioni e critiche non costruttive, si può migliorare tutti insieme. Non lasciamo che le poche ombre offuschino le tante meravigliose luci che danno colore e vita al nostro paese. Proviamo tutti insieme ad accenderne altre, e non a spegnerle. CAPOSELE NON È UN’ISOLA FELICE Giuseppe Caruso – La Sorgente n. 89 – dic.2014 Basterebbe spostarci qualche chilometro più in là per scoprire realtà simili alle nostre che se pur non avendo le nostre straordinarie potenzialità, per una serie d’ingegni amministrativi o meglio ancora per scelte trasparenti ed oculate, ottengono straordinari risultati. Forse in noi vive uno spirito auto celebrativo ad un livello alto o forse uno spirito involutivo assoluto. Ringrazio in primis il direttore che anche in questo numero mi ha dato la possibilità di raccontare, dal mio punto di vista, la comunità caposelese. Forse sarà una voce fuori dal coro, ben desumibile già dal titolo, questo mio articolo, ma Caposele non è un’isola felice come qualcuno cerca di far credere! Basterebbe spostarci qualche chilometro più in là per scoprire realtà simili alle nostre che se pur non avendo le nostre straordinarie potenzialità, per una serie d’ingegni amministrativi o meglio ancora per scelte trasparenti ed oculate, ottengono straordinari risultati. Forse in noi vive uno spirito auto celebrativo ad un livello alto o forse uno spirito involutivo assoluto. Basterebbe considerare che siamo in un paese con due potenzialità invidiate da tutto lo stivale: le sorgenti del Sele e il Santuario di San Gerardo Maiella. Collegate inevitabilmente l’una con l’altra. Per le seconde ci ritroviamo dinanzi ad una corresponsabilità tra amministratori in tunica ed amministratori pubblici. Per quelli in tunica potremmo colpevolizzarli di un’apatia inverosimile negli ultimi anni, ma non nel passato (meritano un doveroso riconoscimento per aver dotato Materdomini delle uniche strutture di accoglienza ai tanti pellegrini). Ma , almeno per questo numero, non entro nel merito del campo ecclesiastico lasciando il corso delle cose, oserei dire, alla Divina Provvidenza. Ciò che mi preme analizzare è l’operato amministrativo pubblico, sorretto GIUSEPPE MALANGA LA SELETECA
Antologia Caposelese 258 da un disinteresse senza eguali. Risultato?!? Morte del turismo, ma non una morte istantanea ma una lenta eutanasia che tra qualche anno ridurrà notevolmente l’afflusso dei pellegrini nel nostro comune. Giustamente oserei dire! Voi andreste in un Paese dove per trovare un parcheggio (molto spesso gestito da abusivi o con tariffari che nemmeno nei pressi delle migliori piazze italiane si riscontrano) bisogna aspettare ore ed ore di fila; con traffico gestito da leggi primordiali “del guidatore più forte”; con la totale assenza di bagni pubblici; o, ancora, andreste a comprare un souvenir in bancarelle che hanno vita da ormai 40 anni decorate da nobili cassette per la frutta (poveri commerciati che non solo devono affrontare la crisi economica, ma si trovano costretti ad esercitare la propria attività in delle “favelas”). Mia nonna per anni è stata in quelle condizioni misere, su suolo pubblico pagando pedissequamente tutte le rate imposte dal comune, e mai usufruendo di suolo privato come qualcuno voleva far crede in tempo di elezioni. Quel qualcuno che ormai come Giove con i suoi satelliti si trova in un’orbita di attrazione con diversi rinvia a giudizio, allora mi vien il dubbio che forse sia il tizio ad aver confuso privato con il pubblico. Semplici accorgimenti non farebbero regredire il turismo a Materdomini e allora cosa ci ferma? La risposta potrebbe essere scontata: la mancanza di fondi, giustificabile se i fondi si fossero cercati e se la natura non ci avrebbe donato Caposele delle sorgenti del Sele. Quel 19 febbraio 2012 qualcuno non ha voluto porgere l’orecchio ai consigli dei tanti caposelesi, e già, c’era una campagna elettorale da vincere! Da quella convenzione, che preferirei chiamare contratto, abbiamo avuto le seguenti conseguenze: abbiamo accettato 200 mila euro per i vari inadempimenti di oltre un secolo da parte dell’ Aqp (non da una organizzazione non lucrativa di utilità sociale, ma da una società per azione con milioni di euro di fatturato all’anno, e a parer la cifra risulterebbe molto lieve rispetto ad inadempimenti di oltre un secolo!); poi, per abili capacità contrattuali, abbiamo accettato diverse rate da 1350000 (accettato, ma che ha visto già nuovamente inadempiente AQP , considerato che ancora non sono pervenute completamente alle casse comunali) accollandoci la manutenzione della rete idrica in eterno che stando alle stime non è lontana di molto alla somma poco anzi citata; abbiamo ceduto il nostro diritto di uso sui 363 l/s accollandoci il pagamento dell’ acqua, spiegabile con questo esempio: NOI DIAMO LA NOSTRA ACQUA ALL’ AQP, L’AQP CE LA RIDA’, NOI PAGHIAMO L’ACQUA SU CUI AVEVAMO UN DIRITTO D’USO (363 l/s), MA CHE ABBIAMO CEDUTO ALLA PUGLIA, ALLE STESSE TARIFFE DEL LONTANO SALENTO. Le conseguenze di quest’ultimo punto sono chiare a tutti, basta farsi una passeggiata per Caposele e vedere fontane centenaria chiuse da rubinetti o legGIUSEPPECARUSO LA SELETECA
259 Antologia Caposelese gere il bando di gara relativo alla istallazione dei contatori: questo passaggio merita un po’ di attenzione altrimenti il lettore, preso da bravi “machiavelliani”, si lascerebbe affascinare dalla tesi mistica del risparmio idrico per l’accesso in paradiso. È vero, Caposele ha un consumo idrico maggiore rispetto a Comuni 5-6 volte più grandi. Pienamente d’accordo, ma se permettete da caposelese il corso di educazione civica e di risparmio dell’Acqua a casa nostra lo dovremmo fare noi e non una società per azioni che viene ad imporci determinati controlli. Paesi che si portano a paragone per consumo idrico a Caposele negli anni hanno avuto la possibilità di espandersi non avendo restrizioni idrogeologiche, Caposele è e resterà nella dimensione attuale per i secoli avvenire. Infine, il maggior risultato ottenuto dalla convenzione, a parer del sindaco nell’ultima intervista, è la visita alle sorgenti del Sele! Con questa meritata riconoscenza patriottica chiudo la questione acqua e ne apro brevemente una ad essa collegata: quella relativa alla Pavoncelli bis. Sorvolando su impatto ambientale e sul suicidio delle trote per protesta, siamo l’unico paese ad ospitare un’opera così importante, anche dal punto di vista economico, e siamo anche l’unico paese ad accontentarci che qualche operaio prenda il caffè nei bar locali. Per qualcuno è ottenere tanto, in altri paesi per lavori molto inferiori hanno avviato processi evolutivi di sviluppo. Poiché siamo nell’approssimarsi del Natale mi sono limitato ad analizzare questi due aspetti con la speranza che si risvegli la voglia di cambiare e di rivedere il modus operandi. Non estendo la discussione sul sociale e sulle politiche giovanili perché, scoprire tristi realtà, sarebbe mortificante per i lettori, nel periodo che dovrebbe portare più serenità durante l’anno. Con l’augurio BUON NATALE E BUON ANNO 2015 A TUTTI VOI, CARI LETTORI! Mi affido ad una nuova stella cometa affinché guidi chi si è smarrito, per far partire Caposele in un nuovo ciclo, creando con le attenzioni migliori una vera isola felice e abbandonando l’idea, dell’ormai, isola che non c’è. GIUSEPPECARUSO Caposele centro storico 1975 LA SELETECA
Antologia Caposelese 260 SIAMO TUTTI NELLA STESSA BARCA D’IPOCRISIA... di Gelsomina Monteverde – La Sorgente n. 93 Dic.2016 “Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”. Pirandello avrebbe avuto molto materiale a disposizione, oggi più di ieri, per parlare di maschere ed ipocrisie... Gli sarebbe bastato scorrere la sua home per poter scrivere trattati infiniti su quei travestimenti indossati dagli esseri umani...Facebook, il contenitore di link volti ad esaltare anche il più bieco degli esseri umani con pensieri preconfezionati, ne è un esempio. Ma si sa, è storia vecchia...L’uomo ama fingere di essere quello che nemmeno lontanamente è, ama trasmettere un’immagine completamente differente da ciò che realmente sente. E per quale ragione? La risposta è lapalissiana. In un mondo ipocrita, per ottenere dei vantaggi, o più semplicemente, per permettere che la vita possa scorrere in modo agevole, senza scossoni e colpi di scena di qualsiasi genere, bisogna fingere. Si impara a mentire da bambini, si impara ad essere ipocriti da giovani. Al diavolo, la sincerità del bambino non esiste più! L’ingenuità, la purezza del fanciullo, è morta sotto la corruzione della società odierna. Infatti, già da piccoli ti dicono cosa devi dire e cosa devi tenere per te. O meglio, ti dicono che mentire è “peccato”, ma se dici quello che pensi realmente e non è conforme a quel “pensiero unico”, ti lanciano dei messaggi per nulla velati, volti a farti chiudere velocemente la bocca o ad edulcorare ciò, che in molti casi, dovrebbe essere sbattuto in faccia senza esitazione. A scuola, sai già che scrivere: «La mia maestra è bella e buona», anche se pensi tutto il contrario, ti porterà dei vantaggi. E poi, basta accendere la televisione, guardare pochi minuti un semplice talk-show, dove persone pagate profumatamente da noi, fingono di preoccuparsi del nostro presente e futuro, per cambiare velocemente canale o spegnere definitivamente quel contenitore di falsità, in cui si dedicano minuti di silenzio per lutti di persone considerate importanti, dimenticando tutti coloro che soffrono quotidianamente per la sopravvivenza. Faccio solo alcuni esempi concreti, per riportarci tutti coi piedi per terra...L’altro giorno un pensionato che non riusciva ad arrivare a fine mese, è stato colto in fragrante mentre “rubava” una fetta di carne in un supermercato. Io credo che sia ipocrita il commento di una signora impellicciata che si scandalizzava per “il furto”, lei che per la propria vanità, ha “rubato la vita” di qualche animale, per mettersi la sua pelle addosso. Ritengo ipocrita considerare “ladro” chi deve compiere un atto di sopravvivenza e non considerare “ladra” una società che gli ha rubato la dignità. Considero ipocrita chi prima sparla alle spalle di qualcuno e poi lo frequenta. Lo reputa nel peggiore dei modi e poi ci ride e scherza come nulla fosse. È ipocrita il sessantottino che combatteva il baronato ed oggi è barone 2016 LA SELETECA
261 Antologia Caposelese e pretende servilismo in cambio di improbabile carriera. Ebbene sì, viviamo tempi d’ipocrisia... Le parole che ci vengono dall’alto hanno un significato diverso dal loro suono. Eufemismi, understatement, menzogne, soprattutto gli aggettivi sono ipocriti. Prendiamo a caso: c’è chi fa politica contro gli “immigrati clandestini”, ma si sente benissimo che la qualificazione è farisaica. E’ l’immigrato disaggettivato che dà fastidio: razzismo travestito da “law and order”, perché se l’immigrata fa la badante e serve davvero, non è più clandestina, bensì benvenuta. Brutta bestia l’ipocrisia e sottovalutarla è anche peggio. Perché si scivola nel fango dell’ipocrisia? La questione non è nata oggi, non è nata quando la corruzione della società è arrivata a tal punto da far arricciare il naso pure a noi. La questione è sempre esistita. Da quando l’uomo esiste, esiste l’ipocrisia. Per esempio nella Bibbia, gli inganni di Pietro e Giuda nei confronti di Gesù, nell’antica Roma, in cui la virtus era sovrana, l’inganno di Bruto a Cesare. Ma non solo in storia. Che dire di Madame Bovary, uscita dalla penna di Gustave Flaubert, che rivendica il suo ruolo di donna libera, in una società beghina e con una mentalità retriva, che pure la costringerà a un atto estremo. Che dire di don Abbondio? E’ l’ipocrisia per antonomasia, con le sue paure, la sua vigliaccheria, la sua piaggeria, la sua pochezza. Quanto assomigliamo a don Abbondio nei nostri comportamenti quotidiani? Tanto, soprattutto quando fingiamo un sentimento che non proviamo, quando facciamo un complimento che non sentiamo, quando lusinghiamo chi non stimiamo o invidiamo, quando diciamo in occasione del successo di un nostro “amico” o conoscente: “Quanto sono contento per te”, pensando esattamente il contrario, o quando in televisione è tutto uno spropositare di complimenti falsi e menzogneri. Allora, cosa bisognerebbe fare, a parte evitare gli ipocriti, ovvero la maggioranza dell’umanità? Non esiste ovviamente una risposta...Estraniarsi da un ambiente negativo è l’unica soluzione, anche se non è facile. Ridere silenziosamente delle loro vite fasulle, è un atteggiamento che, con il passare del tempo, diventerà abituale. Si tratta di un comportamento difensivo per sopravvivere ad un mondo ipocrita. Circondarsi nei ritagli di tempo, di persone sincere, operando un’accurata selezione ed evitare di competere con gli ipocriti. La vita è troppo breve per perdere tempo con simili individui. Il rendersi conto che la maggioranza degli esseri umani è così, apre la strada ad un percorso nuovo, allontanandosi da tutto ciò che può farci stare male. La natura umana è infida, dobbiamo farcene una ragione. Ciò che importa è stare bene con se stessi, anche nella convivenza forzata con esseri immondi e non smettere mai di sorridere di fronte a simili bassezze. L’ipocrisia poi, in una società tutta basata sull’immagine e la competizione sfrenata, l’inganno e il falso buonismo, sta dietro la porta. GELSOMINA MONTEVERDE LA SELETECA
Antologia Caposelese 262 L’allargamento delle relazioni, il posto di lavoro da difendere, il politico di turno o il portaborse da adulare a fini utilitaristici, rancori mai sopiti da riscattare, frustrazioni, colleghi da incenerire, amici da scaricare, amiche da ridimensionare, si sono moltiplicate le occasioni per dimostrare sentimenti falsi, traendo soddisfazione dalla altrui disgrazia. Ma sì...come disse il grande John Lennon: “Puoi nascondere il tuo volto dietro ad un sorriso, ma c’è una cosa che non puoi nascondere, è quando tu sei marcio dentro”. Più andiamo avanti e più mi è chiara la fine che farà il mio Paese! Chiedo scusa anticipatamente per lo sfogo e per l’indignazione, ma vedere sbriciolarsi giorno dopo giorno intenzioni, sogni, prospettive e sacrifici a causa di un’amministrazione comunale (in toto) inesistente e deleteria, mi fa male sul serio. Che peccato! Assistere ad inutili recuperi in corner sul progetto della ciclovia “Cassano - S. Maria di Leuca”, (questione che risale al 2015) ….; - ad assenze ingiustificate nel Piano di Zona ed in Enti sovra-comunali; - ad un’assoluta trasparenza (nel senso che non ci calcola nessuno) nel Progetto Pilota (siamo fanalino di coda dopo Cairano, Teora e Senerchia nella branca “turismo”); - non riuscire ad intercettare nessun fondo regionale/europeo (e questo è l’ultimo treno); - far agonizzare nelle mani incompetenti, ignoranti e prepotenti di qualche assessore di turno, la questione vitale del Turismo; - assistere impotenti al malfunzionamento costante in tutti gli aspetti, della macchina amministrativa con relativi ed enormi sprechi di denaro pubblico (vigili, uffici, spazzatura, patrimonio….)….. è veramente come quell’inutile presenza, con count-down compreso, ai piedi del MALATO AGONIZZANTE! Sono dispiaciuto ed amareggiato per cotanta superficialità, di chi ci governa, ma anche per l’assenza netta e poco efficace della MINORANZA (minorata da probabili accordi sottobanco), dei PARTITI (il PD), dei MOVIMENTI ed ASSOCIAZIONI, ai quali chiedo, per l’ennesima volta, di organizzarsi in una sorta di “GOLPE” civico, che abbia come scopo principale il SALVARE il SALVABILE. Le feste sono oramai finite; FACCIAMO, adesso UNA ASSEMBLEA PUBBLICA che possa dare spiegazioni e approfondire questioni!Non è possibile che si possa ancora continuare in questo modo, per altri due anni, con il rischio e la responsabilità collettiva di PERDERE OCCASIONI ogni giorno che passa!!! Chiedo ancora scusa per i “francesismi” e l’esasperazione civica, ma mi convinco sempre di più che, solo “a morte certificata”, il Caposelese (italiano mediobasso), si possa indignare, rialzare la testa ed accorgersi che la salita è dura; e noi, purtroppo, restando a guardare, non siamo ancora partiti! GELSOMINA MONTEVERDE LA SELETECA
263 Antologia Caposelese MALGRADO TUTTO … SI RIPRENDE La Sorgente n. 95 Dic. 2017 Nicola Conforti - Editoriale Per la prima volta, dopo tanti anni, qualche difficoltà legata a varie situazioni particolari, ha fatto temere un ritardo nella presentazione del giornale e quindi di saltare questo numero. Fortunatamente dopo questo piccolo accenno di “fibrillazione” dovuto a stanchezza o forse ad una “crisi di crescenza”, la Sorgente ha ripreso a correre con più vigore e forza di prima, pronta a risalire la china e, senza rinunziare agli standard di qualità raggiunti nel tempo, puntare dritto al prestigioso traguardo dei 100 numeri. Anche questa Sorgente, malgrado le difficoltà iniziali, si presenta ricco di articoli, interessante per i temi trattati, bello nella forma e, come sempre, puntuale nel rispetto delle date di uscita. Il tema dominante, riscontrabile nelle varie pagine del giornale, riflette un po’ il clima che si respira da qualche tempo, dovuto all’imminenza delle prossime elezioni amministrative. In tutti gli articoli che si occupano di politica locale, si avverte l’auspicio per un futuro diverso e di superamento dei tanti ostacoli e problemi accumulati negli anni scorsi. Tutti si augurano un cambiamento di rotta ed un impegno serio e concreto a favore del nostro Paese. Da parte nostra, parliamo della Sorgente, puntiamo in particolare ai tanti problemi irrisolti del Turismo. Dai futuri amministratori ci aspettiamo, al di là delle promesse elettorali, dimostrazioni di vero attaccamento per il nostro Paese. Dare cioè l’importanza che meritano alcuni problemi che rappresentano i punti di forza e di partenza per un turismo non soltanto religioso. Ripristinare la cascata della Madonnina, valorizzare l’intero parco fluviale, sistemare in via definitiva la pavimentazione della strada principale del paese, riprendere i lavori del parcheggio, valorizzare lo svincolo di Materdomini. E tanto altro ancora. Sosterremo con forza coloro che si faranno carico di questi problemi. Speriamo bene. 2017 EDITORIALE LA SELETECA
Antologia Caposelese 264 EDITORIALE – Il nuovo sindaco è Lorenzo Melillo La Sorgente n. 96 Agosto 2018- Nicola Conforti “Passata è la tempesta..”, ma non nel senso meteorologico di Leopardiana memoria, ma nel signific� cato più allegorico di campagna elettorale, che pure aveva scosso in qualche modo la quiete e la serenità di questo piccolo borgo. Finalmente è’ tornato il sereno e, come non accadeva da tempo, con il sereno è tornata la speranza e la fiducia piena in chi ha vinto in maniera così netta le elezioni amministrative. Sarà perché chi solitamente è avvezzo a protestare ed a contestare si era già ”imbarcato” sul carro dei facili vincitori, o sarà, più probabilmente vero che la popolazione tutta ha raggiunto un buon grado di maturità politica e culturale, disposta quindi ad accettare i risultati positivi o negativi che siano. Sono orientato per questa seconda ipotesi. Mi permetto, però, di dare un consiglio al Sindaco ed ai suoi collaboratori: operare con la massima giustizia e nel rispetto di tutti, ben sapendo che le vittorie, specie se eclatanti, (è storia recente) portino in sé il seme di future sconfitte. “Una vittoria non è tale se non mette fine alla guerra”, recita un vecchio adagio; guerra in senso metaforico come dissidi, contrasti, contrapposizioni strumentali e cose simili. Ma il clima sereno cui si è parlato trova riscontro negli atteggiamenti positivi di vincitori e vinti, tutti disposti ad operare per il bene comune, disposti cioè a curare il bene del Paese più che il vantaggio provvisorio e precario del proprio partito. Ed è’ ciò che traspare dalle posizioni, anche più disparate politicamente, che emergono da questo giornale. Con profonda soddisfazione prendo atto di questa favorevole situazione e con cauto ottimismo mi attendo importanti passi in avanti sul piano della crescita civile del nostro Paese. Le promesse elettorali non sono state assurde né impossibili, ma caute ed alla portata di persone oneste e positive. Ci auguriamo che il turismo sarà uno dei punti di forza del programma amministrativo. Come “Sorgente” sosterremo tutte le iniziative che saranno adottate ai fini di un potenziamento dei due Santuari della Fede e delle Acque. I problemi sono gli stessi di sempre. Ne elenco alcuni : il lavoro per i giovani, la sistemazione delle strade interne i parcheggi il Centro Fieristico lo svincolo di Materdomini il parco fluviale la cascata della Madonnina. Non è tutto naturalmente, ma è quanto basta per giudicare positivamente un’Amministrazione. I Caposelesi si aspettano questo ed altro ancora. Auguri. 2018 EDITORIALE LA SELETECA
265 Antologia Caposelese RIFLESSIONI DAL FINESTRINO DI UN TRENO Donatella Malanga – La Sorgente n.96 Agosto 2018 Orgogliosamente direi, ho fatto da guida per tour caposelesi allo scopo di mostrare loro questo nostro piccolo borgo. Il verde intenso delle nostre primavere, lo scroscio del fiume, la vista della Valle del Sele da Via Santuario o da San Vito forse sembrano scontate e banali, ma per chi ha avuto il piacere di visitare questi luoghi non lo sono affatto. Orgogliosamente direi, ho fatto da guida per tour caposelesi allo scopo di mostrare loro questo nostro piccolo borgo. Il verde intenso delle nostre primavere, lo scroscio del fiume, la vista della Valle del Sele da Via Santuario o da San Vito forse sembrano scontate e banali, ma per chi ha avuto il piacere di visitare questi luoghi non lo sono affatto. Da dove cominciare a riempire questa pagina bianca. D’improvviso mi ritrovo nel banco del liceo con le stesse sensazioni che provavo davanti ad un tema d’italiano. Cerco di essere razionale come se stessi davanti ad uno scritto scientifico, che per ovvi motivi mi è più congeniale. Ma questa volta invece prevale l’istinto e automaticamente la mente mi porta a riempire d’ inchiostro queste pagine con parole che affiorano naturalmente quali donne, viaggio, ritorno e Caposele. Termini pieni di significato, che sappiamo bene meriterebbero più di settemila caratteri, ma ci accontenteremo di qualche pensiero. Primo problema da affrontare: come mettere insieme questi concetti. Gli spunti potrebbero essere tanti ma in questo caso c’è un punto che li fonde insieme ed è la constatazione che chi vi scrive è una donna, che viaggia per lavorare, che riesce a farlo perché viene da questi luoghi e a queste sponde ritorna. Il nostro borgo mi ha consegnato metaforicamente carta e penna, grazie al riconoscimento che ho generosamente ricevuto la scorsa estate si è generato un effetto domino, che ora costringe anche voi cari lettori a sedervi e leggere le mie riflessioni. Il viaggio permette di avere tanto tempo per pensare. Guardi fuori dal finestrino, ti osservi riflessa, ascolti una canzone oppure ti immergi nelle pagine di un libro...e mi sono ritrovata più volte in uno di questi viaggi a soffermarmi a riflettere. Per chi come me vive due vite parallele come binari di un treno, in cui difficilmente le due realtà si incontrano, ci si ritrova un po’ sospesi e senza avere il tempo e la possibilità di immergersi a fondo nella vita sociale di nessuna delle due. Il viaggio può assumere tanti significati: di piacere, d’avventura, conoscere nuove culture, nuove popolazioni. Certamente al di là del significato metaforico che possiamo attribuire alla parola viaggio, quello che realizzo continuamente sui binari di un treno è spinto dal voler cercare qualcosa di nuovo che mi appaghi e voler realizzare i miei obiettivi, quindi possiamo dire viaggio come esigenza, che entra poi a far parte della quotidianità della vita. Tanti piccoli viaggi che permettono non solo di lavorare, considerandolo 2018 LA SELETECA
Antologia Caposelese 266 come un bene primario, ma anche la possibilità di apportare piccoli cambiamenti interiori. Proprio per come siamo fatti, esperienze di vita come quella che vivo ogni giorno ci consentono di recepire e assimilare da ciò che ci circonda, tante esperienze di vita vissuta che sicuramente mi rendono una donna più ricca... così arriviamo a me come donna, donna di provincia, donna di Caposele e subito mi vengono in mente le mie compagne di genere. Sicuramente Caposele ha avuto tanti padri illustri. Molti di loro sono stati celebrati e vengono annoverati spesso nelle cronache locali. A me piace pensare anche a tante donne, madri, maestre, che sono assolutamente da considerare tutte valorose e autorevoli. Non dobbiamo necessariamente pensare alle donne che hanno permesso di tracciare nuovi pensieri e nuove ideologie, alle rivoluzionare, alle grandi letterate o scienziate. Guardiamo alle nostre mamme e alle nostre nonne, un po’ di rivoluzione la troverete anche lì. Pensate alle donne che vivono il nostro borgo e a chi di loro lo costruisce e lo arricchisce giorno per giorno. Due sono le parole che mi sovvengono: perseveranza e dedizione. Annoso argomento questo di grandi studiosi e sociologi da decenni. Ma vi assicuro che chi vive e lavora in ambienti competitivi, storicamente e culturalmente radicati al genere maschile la percezione che è che ci sia tanta strada ancora da fare per noi ragazze. Basti pensare che nelle carrozze del treno i compagni di viaggio, che ormai hanno dei volti familiari, sono per la maggior parte maschi e lo sguardo delle persone che conosci e a cui racconti la tua vita di viaggiatrice per il lavoro è sempre lo stesso, un misto di sorpresa e velata disapprovazione per il marito o compagno che si lascia a casa da solo. Naturalmente non mi arrendo e ogni volta che si affronta il dibattito sul mondo del lavoro che sta cambiando, il messaggio che cerco di lasciare è che sposare una vita del genere ti permette anche di non fare mai la stessa cosa per due giorni di fila e quindi rinunciare alla stabilità. Un “precariato” della quotidianità, nel senso più libero e spiazzante del termine. Faticoso ma certamente poco noioso... Proprio queste esperienze di lavoro mi hanno permesso di relazionarmi con persone anche di nazionalità diverse e mi sono ritrovata spesso ad ospitare tanti amici nella nostra Caposele. Orgogliosamente direi, ho fatto da guida per tour caposelesi allo scopo di mostrare loro questo nostro piccolo borgo. Il verde intenso delle nostre primavere, lo scroscio del fiume, la vista della Valle del Sele da Via Santuario o da San Vito forse sembrano scontate e banali, ma per chi ha avuto il piacere di visitare questi luoghi non lo sono affatto. Orgogliosamente direi, ho fatto da guida per tour caposelesi allo scopo di mostrare loro questo nostro piccolo borgo. Il verde intenso delle nostre primavere, lo scroscio del fiume, la vista della Valle del Sele da Via Santuario o da San Vito forse semDONATELLA MALANGA LA SELETECA
267 Antologia Caposelese brano scontate e banali, ma per chi ha avuto il piacere di visitare questi luoghi non lo sono affatto. Ecco perché il ritorno... Molti di noi, più o meno giovani hanno necessariamente il desiderio di “prendere il mare”, perché animati e spinti dalla ricerca di nuove esperienze oppure per necessità. Questa ricerca faticosa procura certamente arricchimento. Nonostante ciò, anche per chi va via per poco o molto tempo che sia, si percepisce una gran fretta di rivedere questi luoghi, di riabbracciare i familiari; in alcune occasioni saremmo pronti a piantare tutto in asso pur di ritornare nell’ambiente che a noi è più familiare. Dalle riflessioni scambiate con amici e conoscenti che vivono lontani c’è sempre la sensazione di rimanere sospesi e non appartenere mai fino in fondo al luogo in cui si va a vivere. Per la mia esperienza seppur parziale, la sensazione che più manca è quella di non appartenenza, incontrare le persone e sapere che loro non sanno chi sei, chi sono i tuoi genitori, quali sono le tue origini. Temi più che mai dominanti e attuali se pensiamo allo straniero e alla migrazione dei popoli e alle condizioni esistenziali tipiche dell’epoca contemporanea. Tutte queste riflessioni mi hanno portato a fare una piccola ricerca e ha ritornare in un ambito a me più congeniale, quello dei geni...come mi aspettavo ci sono tutta una serie di studi che cercano di spiegare quale sia l’origine genetica del nostro impulso innato ad esplorare e a fare nuove esperienze. Ebbene si... l’inquietudine dei geni.... non a caso al gene identificato è stato dato il nome di “wanderlust”, che significa voglia di girovagare. Naturalmente, senza tediarvi con discorsi troppo tecnici, sembra che chi possegga questa variante genetica avrebbe una spiccata curiosità e irrequietezza e sarebbe più disposto a correre rischi, a esplorare nuovi luoghi e idee e ad accettare con entusiasmo il movimento, il cambiamento e l’avventura. Naturalmente non ne dobbiamo sopravvalutare il ruolo, sicuramente non basta il gene “dell’avventura” a spiegare una realtà complessa come l’esigenza umana di esplorare. Ho cercato anche studi che aiutino a spiegare anche la voglia del ritorno...ma finora non ne ho trovati...ma continuerò a cercare e a viaggiare. DONATELLA MALANGA LA SELETECA
Antologia Caposelese 268 RITORNARE A CREDERE di Tania Imparato – La Sorgente n. 96 Ag. 2018 Mettendo ordine e dando un nome alle percezioni avvertite, sono rientrata in me stessa. Fermarsi a scandagliare il proprio animo, riscoprirsi umana tra gli umani, prendere coscienza di essere fragile tra i fragili: l’approdo finale. Certo i rigurgiti di questa umanità ferita e dolente sono ancora presenti in me. Tuttavia sono diventata capace di ricacciarli indietro. L’invito a scrivere qualcosa da pubblicare sul periodico “La Sorgente” mi ha piacevolmente interpellato. Il sempre disponibile ing. Nicola Conforti più volte mi ha offerto uno spazio sulla sua “creatura”, affinché potessi condividere riflessioni e opinioni sulla mia esperienza di vita caposelese. Ecco la mia esperienza di vita qui, in questo contesto. Mi sono sempre chiesta cosa ci facessi qui; cosa avrei potuto condividere con un ambiente tanto diverso dal mio, tanto diverso dalla mia Battipaglia; quale il mio ruolo; quali le aspettative nutrite dai caposelesi. Eppure durante lo scorrere degli anni, trenta ormai, di vita matrimoniale, ero riuscita a capire, a comprendere, anche con gli occhi della fede, il progetto che Dio avesse su di me. Sì, il progetto di Dio su di me. Infatti, da circa ventidue anni, sono catechista nella mia comunità. Tanti ragazzi e giovani, spero ricordino, quando al sabato pomeriggio o al venerdì sera, cercavo di accoglierli e di trasmettere loro ciò che per me era importante, ciò che tentavo di vivere con coerenza, più o meno riuscendoci, in famiglia. Ho imparato tante cose in questi trent’anni. Ho cercato in tutti i modi e senza mai svendere la mia persona, di “portare onore” (come soleva ripetere mia suocera) alla famiglia che mi aveva accolta poco più che ventenne, inesperta, ma desiderosa di vivere la vita in pienezza, accanto alla persona da sempre amata. L’impegno profuso nel farmi conoscere e accettare aveva sortito l’effetto voluto: la stima e l’apprezzamento da parte di tanti. Ero riuscita a creare quelle condizioni di vita favorevoli per la crescita dei miei figli. Crescita non legata soltanto ad uno sterile materialismo, ma orientata ad un’apertura mentale e culturale, volta al superamento di steccati e schemi, a mio parere, che avrebbero distorto o mistificato il senso autentico del vivere. Difficoltà tante, cadute anche, ma infinite piccole e grandi soddisfazioni hanno caratterizzato il mio percorso di vita qui; traguardi raggiunti personali e familiari; numerose opportunità vissute, anche oltre Caposele. In questo mio lungo viaggio ho cercato di apprezzare la ricchezza di incontri stimolanti. Essi hanno donato gioia al mio cuore, lo hanno dilatato, facendo entrare aria fresca e pulita nei polmoni. Incontri che fungono da balsamo sulle ferite, dando nuovo vigore alle membra stanche e provate dalle vicende, a volte molto pesanti, propinate dalla vita. Mi riferisco in particolare agli avvenimenti legati 2018 LA SELETECA
269 Antologia Caposelese all’ultima tornata elettorale. Non è mia intenzione dissertare sulla politica, o pseudo tale (lascio campo libero con grande piacere a chi crede di saperlo fare); vorrei solamente e semplicemente fermare per iscritto le mie sensazioni. Il “ciclone elezioni comunali” (mi piace definirlo così) abbattutosi su Caposele e i suoi abitanti mi ha consentito di ridimensionare, di rivedere, di rileggere la mia esperienza legata a questa terra, che tanto ho amato. Il paese nel quale avevo tanto creduto, dando tutta me stessa, all’improvviso diventava l’Inferno da cui scappare. Quante sensazioni vissute in questi mesi: delusione, rabbia, dolore profondo, alle quali non sapevo dare risposta. Durante la fase preelettorale mi colpiva l’ingenuità di tanti nel voler credere con forza alle reiterate e scontate promesse. Nonostante ci si rendesse conto dell’incapacità di mantenerle, non per cattiva volontà, ma semplicemente perché umanamente impossibile, ci si accapigliava per carpire la buona fede degli elettori. Scene viste e riviste troppe volte nelle nostre terre del sud. Nelle aree dove prospettive future positive non se ne intravedono è ( forse? ) “inevitabile” parlare alla pancia ed è ( forse? ) “vitale” voler credere all’inverosimile. All’indomani del clamoroso risultato ho avvertito un profondo sbandamento, oso dire stordimento, come un pugile che si trova al tappeto senza forza per potersi rialzare. Tutti i punti di riferimento saltati. Le certezze sulle quali avevo costruito i legami di amicizia tutte sgretolate. Mi chiedevo: avrò peccato di ingenuità anch’io? O forse eccesso di presunzione? La mia sensibilità, la capacità di giudizio e la lucidità necessarie tutto al vento. Avevo la sensazione, durata un bel po’, di aver vissuto in una bolla di sapone. Nel frattempo, però, nella mia famiglia era un susseguirsi di momenti di festa, di soddisfazioni alle quali mi aggrappavo. Il frutto di un lavorio faticoso, attento, quotidiano, fatto di dialogo sincero, aperto e senza ipocriti nascondimenti, vedeva la sua realizzazione. Eppure in tutto questo marasma di sentimenti, in questo caos la Parola di Dio, alla quale mi abbandonavo con filale fiducia, mi veniva incontro. In particolare, nei momenti più difficili, ripetevo a me stessa: « Maestro, ho faticato tanto tutta la notte e non ho preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti» (cft. Lc 5,5); oppure « Non temere, sono con te tutti i giorni, fino alla fine del mondo » (cft Mt 28,20). Questo abbandono all’ascolto, dopo fasi di intensa ribellione, mi ha educato, nel senso più profondo del termine. Ho avuto modo, così, di riflettere, aiutata dal mio grande compagno di vita. Mettendo ordine e dando un nome alle percezioni avvertite, sono rientrata in me stessa. Fermarsi a scandagliare il proprio animo, riscoprirsi umana tra gli umani, prendere coscienza di essere fragile tra i fragili: l’approdo finale. Certo i rigurgiti di questa umanità ferita e dolente sono ancora presenti in me. Tuttavia sono diventata capace di ricacciarli indietro. La tentazione di lasciarsi andare a moti di stizza sono mitigati, annullati da alcuni fattori già in parte TANIA IMPARATO LA SELETECA
Antologia Caposelese 270 esplicitati: fragilità umana, amore incondizionato di Dio Padre e, non meno importante, la consapevolezza che la mia famiglia solo in questo ambiente avrebbe potuto trovare la propria realizzazione. Questo percorso tanto tortuoso ha consentito di creare quelle condizioni favorevoli a cui accennavo all’inizio di questa mia condivisione. E ora? Ora cosa mi suggerisce il cuore? Dove sono? Sono in ricerca… Sempre… Meno affannosa… Mi conforta la certezza che l’aver agito con semplicità in tutti questi anni, abbia dato maggior forza ai miei valori. L’essere stata, per quanto possibile e con i pochi mezzi di cui disponevo, al servizio di questa comunità, che mi ha accolta tanti anni fa, mi rende caparbia nel riprendere il cammino. E’ proprio vero che non si finisce mai di imparare, tutto è esperienza che, se affrontata con umiltà e necessario disincanto, arricchisce e fortifica. I volti, gli sguardi, gli atteggiamenti, le parole hanno sempre qualcosa da insegnare. Vedo un paese diviso, profondamente. Con tristezza rilevo l’annaspare di molti nelle comuni difficolta. Con speranza credo che soltanto insieme si possano risanare le fratture. Con fiducia faccio appello alla cosa inscritta nella coscienza di ogni uomo: il desiderio di amare ed essere riamati. A questo appello rispondo rialzandomi, riprendendo il mio viaggio al fianco della mia famiglia e della nuova “riamata” Caposele. Per questo, con rispetto e ritrovata stima, consegno a me e a Lei, nella quale intendo fermamente ritornare a credere, una citazione del grande scrittore Boris Pasternk: « Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, non hanno mai inciampato. La loro è una virtù spenta, di poco valore. A loro non si è svelata la bellezza della vita » . Il Teatro è sempre stata una delle tante passioni caposelesi. Una nuova e fresca compagnia di amici presentano la commedia napoletana per eccellenza del maestro De Filippo. Il nostro augurio affinché questa passione possa continuare nel tempo. TANIA IMPARATO LA SELETECA
271 Antologia Caposelese “LEGAMI DI SANGUE, VINCOLI D’AMORE” di Cesarina Alagia Sorg. n. 97 Dic. 2018 Qualcuno potrà dire che il mio scritto sia stato troppo intimistico e che nulla abbia a che fare con gli scritti di questo giornale. Non è così, io penso che, a volte, sia necessario e quasi terapeutico esprimere i propri sentimenti. Farlo sulle pagine del giornale e non sui social è importante perché le parole sulla carta assumono un significato diverso e si può tornare ad esse quando si ha bisogno di ritrovare i ricordi, quando si ha bisogno di capire, come in questo caso, che la malattia e la fragilità delle persone a noi care meritano una vicinanza e un accompagnamento in un tempo ed in uno spazio dove sembra esserci posto solo per il dolore ma un tempo e uno spazio riempiti d’amore e da parole, a volte ascoltate e comprese, a volte no, ma comunque necessarie. Perché scrivere di mio padre e di mia madre in uno spazio pubblico? Forse perché condividendo alcuni sentimenti, che dovrebbero far parte della nostra sfera privata, si ha l’impressione di rendere più comprensibili alcuni vissuti o forse, perché i nostri spaccati di vita, a volte, possono esprimere spaccati in cui altri possono ritrovarsi. Ho riflettuto prima di scrivere, ma poi ho pensato che la nostra vita è scandita da impegni, da rapporti con altre persone, dal desiderio di impegnarsi in qualcosa, ma credo sia molto importante, in alcune situazioni, dare molto più spazio ai nostri sentimenti e soffermarci su questi. D’altra parte ci stiamo abituando troppo a parlare del “problema”, del “tema” non ricordando che dietro tutto questo ci sono persone. In questo contesto parlo di persone a me care e ciò connota, forse, l’aspetto intimistico del mio scritto. Di mio padre devo parlare al passato perché è da tempo che non c’è più, ma c’è qualcosa che lo accomuna ai sentimenti che sto provando rispetto allo stare male di mia madre. Con entrambi il mio rapporto è stato abbastanza difficile, ma con tutte e due il loro stare male ha scoperto una tenerezza, forse da sempre cercata ma che, per ragioni diverse, non si era mai palesata abbastanza. Papà non mi aveva mai perdonata di averlo deluso non conseguendo quella laurea che per lui avrebbe rappresentato un orgoglio, un riscatto ai tanti anni vissuti come migrante. Lessi nel suo sguardo una punta di orgoglio, però, quando ormai al termine dei suoi giorni, presentai nell’aula polifunzionale “La Sorgente” , il tanto amato giornale che insieme alla Pro Loco avevano rappresentato la possibilità di riappropriarsi delle sue origini, del suo paese tanto amato e rimpianto negli anni della sua forzata lontananza prima in Argentina, poi in Svizzera. Quel giorno sembrò riconoscere che anche io pur senza laurea, avevo un piccolissimo ruolo nella nostra comunità, ruolo che mi veniva, per così dire, legittimato dall’ incarico che mi era stato affidato. Quel giorno, nonostante il doloroso proseguire della sua malattia, si era fatto aiutare dal nipote prediletto per indossare quei panni ormai troppo larghi per un corpo divenuto sempre più scarno e fragile. LA SELETECA
Antologia Caposelese 272 Doveva scendere perché non poteva mancare alla presentazione de “La Sorgente”, doveva rivedere i suoi amici, in modo particolare Nicola, l’ingegnere, il cui nome tornava ricorrente nelle sue giornate scavate da un dolore sempre più devastante. Quel giorno disse, con una forza che, contrastava con l’enorme pallore del suo viso, che bisognava procedere alla distribuzione del giornale e poi pensare anche alle spedizioni. Tutto questo gli aveva dato la forza di scendere nell’aula polifunzionale e sedersi sofferente nelle prime file ma con la gioia di un bambino negli occhi. Incominciò la presentazione del giornale che quel giorno, come ho detto prima, toccava a me farla perché Nicola aveva capito che quella sarebbe stata per Emidio l’ultima occasione per essere presente, e con la sensibilità e l’affetto che mostrava per papà aveva voluto fagli un regalo. Per tornare alla malattia di papà, durante l’ultimo periodo, si affidava a me come un bambino spaventato ed insieme ritrovavamo un rapporto che prima nessuno dei due aveva saputo dimostrare, abbandonando quella scorza di duro per dare spazio ad una grande dolcezza. Mamma è a letto da quasi due anni, vive in un’alternanza di ritorni e di fughe in un passato che la vide figlia, sorella e giovane sposa. Le giornate sembrano scorrere a volte lente, a volte troppo rapide perché le impediscono di riappropriarsi della sua vita di madre e di nonna, ma quando lo fa, ritroviamo una tenerezza che si manifesta anche semplicemente con uno sguardo, con uno scaldarmi la mano infreddolita. Ritorna così una madre che sa accogliere i figli nel suo grembo, nonostante la sua fragilità fisica che la fa assomigliare ad un uccellino ferito e bisognoso di cure ed affetto. A me, egoisticamente, sembra che prolungando i suoi mesi, i suoi giorni pur nella sofferenza del suo stare male, voglia dare la possibilità di ritrovarci come madre e figlia, finalmente riconciliate. La sua vita somiglia ad una candelina che sembra spegnersi per poi riaccendersi anche se fiocamente. Fino a quando tutto questo durerà non lo so, ma posso dire che la sua lunga malattia sia stata un gesto d’amore, capace di cancellare incomprensioni che si perdono in un tempo che sembra lontano e proiettato, invece, in questo fugace presente. Qualcuno potrà dire che il mio scritto sia stato troppo intimistico e che nulla abbia a che fare con gli scritti di questo giornale. Non è così, io penso che, a volte, sia necessario e quasi terapeutico esprimere i propri sentimenti. Farlo sulle pagine del giornale e non sui social è importante perché le parole sulla carta assumono un significato diverso e si può tornare ad esse quando si ha bisogno di ritrovare i ricordi, quando si ha bisogno di capire, come in questo caso, che la malattia e la fragilità delle persone a noi care meritano una vicinanza e un accompagnamento in un tempo ed in uno spazio dove sembra esserci posto solo per il dolore ma un tempo e uno spazio riempiti d’amore e da parole, a volte ascoltate e comprese, a volte no, ma comunque necessarie. Necessarie perché è bello continuare a pensare che la vita dà sempre la possibilità di poterci ritrovare se soltanto riuscissimo a liberarci di rimpianti e di pensare che le cose sarebbero potute andare diversamente... CESARINA ALAGIA LA SELETECA
273 Antologia Caposelese NUOVE RUBRICHE - Editoriale – La Sorgente n. 97 Dicembre 2018 Nicola Conforti - Con il numero 97 La Sorgente compie 45 anni di vita. Raccontarne la storia è impresa gravosa e difficile: è la storia di quasi mezzo secolo di vita vissuta dalla “Gente di Caposele”, storia di momenti a volte felici e più volte tristi, ma che hanno segnato importanti risultati e prestigiose dimostrazioni di attaccamento alle radici, di volontà, di passione e di cultura. In un arco di tempo così ampio, La Sorgente ha descritto puntualmente le vicende del nostro piccolo Paese, raccontando di Caposele l’evoluzione sociale, economica e culturale, senza mai allontanare lo sguardo dal “campanile” e senza mai tradire l’amore per il proprio territorio. L’intera opera editoriale, formata da una raccolta di circa tremila pagine è riportata in sei voluminosi libri. Ogni pagina suscita emozioni, ricordi, pensieri e tradizioni. Tanto tempo è passato da quel lontano 1973, anno di fondazione del giornale. La Sorgente si è rinnovata continuamente, seguendo, da una parte, l’evoluzione tecnologica della stampa, (dalla composizione a mano, alla linotype e infine alla digitalizzazione dei testi), dall’altra adeguando i vari contenuti ai tempi in continua e costante mutamento. Rileggendo i giudizi che tanti giovani e meno giovani hanno espresso in un nostro mini-sondaggio (riportato alle pagine 42e43) abbiamo acquisito la certezza che siamo sulla buona strada e che il giornale così com’è piace e non necessita di modifiche sostanziali o di stravolgimenti. Alle tante rubriche che, anno dopo anno, si sono aggiunte a quelle classiche, in quest’ultimo numero ne inauguriamo una nuova, sulla scienza e sulla ricerca. Sarà Donatella Malanga, dell’Università “Magna Graecia” di Catanzaro, a trattare questa difficile materia in modo semplice e comprensibile, ben sapendo, e ce lo insegna Manzoni, che non esistono concetti difficili che non possano essere spiegati con parole facili. In seconda pagina trova spazio una seconda piccola rubrica: “l’angolo dei nonni”. Quest’ultima rubrica servirà ad ampliare la “platea” dei nostri collaboratori “piccoli e grandi”, di età, naturalmente. Con queste premesse guardo con fiducia ad un futuro de La Sorgente che, sono certo, andrà oltre il traguardo dei cento numeri. Ed è ciò che auguro a me stesso ed ai lettori tutti. 2018 EDITORIALE LA SELETECA
Antologia Caposelese 274 DISCORSO DI INSEDIAMENTO DEL SINDACO MELILLO La Sorgente n. 96 Luglio 2018 Garantisco ai cittadini di Caposele che svolgerò il mio ruolo con umiltà, dedizione e passione civile, senza rigorosi formalismi. Farò quanto è nelle mie possibilità per ascoltare tutti e per essere sempre al fianco dei più bisognosi, lasciandomi guidare dai principi dell’imparzialità e del perseguimento del bene comune come valori al di sopra di ogni cosa. Buona sera a tutti i Consiglieri, a tutti i presenti e a tutti voi cittadini di Caposele. Nel primo Consiglio Comunale che ho l’onore di presiedere, il mio pensiero è rivolto innanzitutto ai cittadini che hanno eletto quest’assemblea che, a partire da oggi, rappresenterà tutti i caposelesi per i prossimi cinque anni. A voi rivolgo un sentito ringraziamento per la larga fiducia che ci avete accordato, per aver creduto nelle nostre idee e per la stima che avete riposto nelle persone che le sosterranno con i metodi e gli strumenti che questo consesso consente. Vi ringrazio soprattutto perché il risultato che abbiamo conseguito dimostra che il grande lavoro fatto in questi anni e il necessario sforzo di unione per il bene di Caposele e per la ricerca della pace sociale sono stati riconosciuti e accolti con favore da moltissimi elettori. Voglio ringraziare, anticipatamente, tutti i caposelesi che sapranno mettere da parte le naturali contrapposizioni del confronto elettorale e che si tenderanno la mano per iniziare a ragionare come comunità. Ringrazio tutti i cittadini che hanno espresso un voto a sostegno della lista avversaria perché, sebbene non abbiano condiviso la nostra proposta politica, hanno comunque contribuito a questo importante momento di partecipazione e di scelta democratica, in piena libertà di coscienza. Ringrazio tutte le associazioni, i circoli e i movimenti politici che hanno sostenuto questo progetto, e che oggi sono rappresentati in questo Consiglio: Ringrazio innanzitutto il Circolo Arcobaleno per la fiducia che ha manifestato nei miei riguardi in tutti questi anni, nelle vicende che mi hanno visto impegnato come consigliere di opposizione e in tutte le iniziative che abbiamo portato avanti come circolo con passione e determinazione, sempre orientate alla difesa dei diritti di questa comunità. Ringrazio il Circolo del Pd di Caposele, per aver contribuito con coraggio a quest’intesa storica, oggi più che mai necessaria per ricostruire quell’unità di cui questo paese aveva bisogno per crescere come comunità. Ringrazio il gruppo attivo “Luciano Grasso” per la passione dimostrata sul campo nella difesa del nostro territorio e che oggi diventa sensibilità istituzionale all’interno della nostra amministrazione. Grazie agli amici del Movimento 5 Stelle di Caposele con i quali in questi LA SELETECA
275 Antologia Caposelese anni abbiamo condiviso un percorso importante, immaginando un paese più vivibile, più sostenibile e più vicino ai problemi della gente. Grazie, infine, al movimento politico Fratelli d’Italia, anch’esso degnamente rappresentato in questo consiglio comunale, per aver condiviso e sostenuto il nostro progetto. Come ho già avuto modo di manifestare pubblicamente, ribadisco oggi, in questo momento solenne, che questa straordinaria vittoria, sebbene sia stata conseguita con un largo consenso elettorale che non trova precedenti nella storia democratica di questo paese, non sarà il dominio dei vincitori sui vinti. Io non sarò il Sindaco di una parte, sarò il Sindaco di tutti. Dal momento della nomina ho cessato di essere il candidato sindaco per la lista “La primavera” e sono diventato il sindaco di tutti i cittadini di Caposele. Non è banale retorica, ma una convinzione rigorosa di come intendo la rappresentanza istituzionale. Ritengo, quindi, importante sottolineare questo principio: il sindaco rappresenta tutti i cittadini del Comune e, come tale, sarò ogni giorno a disposizione di tutti, attento ai problemi di ognuno. Garantisco ai cittadini di Caposele che svolgerò il mio ruolo con umiltà, dedizione e passione civile, senza rigorosi formalismi. Farò quanto è nelle mie possibilità per ascoltare tutti e per essere sempre al fianco dei più bisognosi, lasciandomi guidare dai principi dell’imparzialità e del perseguimento del bene comune come valori al di sopra di ogni cosa. Questa campagna elettorale vibrante, a volte con degli eccessi anche sopra le righe, ha permesso a ogni contendente di presentare i propri programmi, le proprie idee, di discutere e confrontarsi con i cittadini, i quali hanno vissuto questi momenti con grande partecipazione e alla fine si sono liberamente espressi con il voto. Ed è proprio sul confronto tra le idee e i programmi contrapposti, tra persone di diversi orientamenti, che si fonda la democrazia. Le società migliorano e le comunità diventano più armoniose quando sanno ricondurre all’interno di un processo di decisione democratica non solo le unità di intenti ma anche le contrapposizioni di pensiero. Prima di oggi, ho parlato molte volte in quest’aula, come Consigliere di minoranza, ma oggi, ritrovarmi qui a parlare da Sindaco scelto da 1626 cittadini, è un’emozione nuova e impareggiabile e, allo stesso tempo, una grande assunzione di responsabilità alla quale non ho alcuna intenzione di sottrarmi e alla quale nessuno dei consiglieri presenti deve sentirsi sottratto. ln questo nuovo percorso amministrativo, che inizia oggi attraverso il giuramento che presto al cospetto del mio paese, vorrei che crescesse sempre di più un rapporto di proficua collaborazione tra Sindaco, Consiglio Comunale e Giunta Comunale. Ritengo fondamentale che tutti i consiglieri, nel rispetto delle appartenenze politiche personali, siano consapevoli che spetta al Consiglio Comunale la LA SELETECA
Antologia Caposelese 276 responsabilità di rappresentare politicamente il nostro paese e che è dovere di ogni consigliere quello di compiere le scelte che verranno, unicamente nell’interesse prioritario della nostra comunità. Dobbiamo agire ogni giorno affinché prevalgano sempre le buone ragioni della nostra comunità, collaborando con le altre istituzioni e non contro le istituzioni. Cari cittadini caposelesi, cari consiglieri, questa sera, ha inizio un nuovo mandato amministrativo affidato a questo Consiglio che rappresenta il risultato di un confronto su idee e indirizzi contrastanti sull’amministrazione del nostro paese e sulla risoluzione dei suoi problemi. Il voto ci consegna un risultato che tutti noi dobbiamo rispettare in quanto espressione libera e limpida della volontà popolare. Adesso tocca a noi raccogliere questo mandato e farlo vivere in questa aula, nelle discussioni sui diversi indirizzi programmatici, negli atti e nei provvedimenti che saranno necessari a far rifiorire questo paese. Credo fermamente nella democrazia come forma di governo e sono consapevole della responsabilità decisionale da parte di chi amministra e sono profondamente convinto che l’azione amministrativa sarà più forte, quanto più forti saranno i partiti, le associazioni e le organizzazioni dei cittadini. E’ il Consiglio Comunale la sede in cui si realizza e si attua la democrazia della rappresentanza. Ed è qui, che a partire da questa sera, siederemo tutti noi che siamo l’espressione diretta della volontà popolare. A partire dal prossimo consiglio comunale, affronteremo le linee programmatiche che vi abbiamo anticipato durante la campagna elettorale e parleremo dettagliatamente delle azioni che intendiamo mettere in pratica per attuarle. Questa sera, vorrei, invece, soffermarmi su un concetto fondamentale che rappresenta il paradigma della nostra visione politica e che vorrei che costituisse il riferimento morale per tutte le nostre azioni future: L’orgoglio di essere caposelesi. Durante la campagna elettorale spesso ci siamo soffermati sulla necessità che abbiamo come comunità, di riscoprire la nostra identità. Socrate, rifacendosi a un motto che era scritto sul frontone del tempio di Apollo a Delfi, sosteneva “conosci te stesso”, ovvero “conosci in primo luogo quello che sei” per suggerirci che, per vivere nel modo migliore, qualsiasi azione politica o pratica deve essere preceduta dalla consapevolezza di ciò che siamo (e di ciò che non siamo). Nel nostro caso, conoscere noi stessi, vuol dire ripartire dalla riscoperta del senso di appartenenza alla nostra comunità e incarnare questa appartenenza in ogni tratto distintivo della nostra identità: riscoprire l’orgoglio di essere caposelesi vuol dire fare delle nostre risorse il nostro simbolo distintivo, da esibire con fierezza dentro e fuori i nostri confini geografici. Essere Caposelesi, in questo momento storico, significa riappropriarci di LA SELETECA
277 Antologia Caposelese un’identità fondata sull’acqua e intimamente legata all’acqua. Essere caposelesi significa essere nati dove nasce la sostanza che alimenta la vita e che ci rende benefattori verso un’intera Regione altrimenti arida e assetata. Essere caposelesi significa riscoprire il fascino delle gesta di San Gerardo Maiella e l’onore che abbiamo nel custodire i suoi resti mortali nel Santuario eretto sulla sua tomba a Materdomini. Essere caposelesi significa restare affascinati dalla magia incontaminata del nostro paesaggio e esibire con orgoglio i prodotti unici della nostra terra. Essere caposelesi vuol dire vivere con dignità la nostra ruralità. Essere caposelesi vuol dire avere la voglia di riscoprire la maestria dei nostri artigiani e prendere a esempio lo spirito di iniziativa delle nostre imprese. Essere Caposelesi vuol dire prendere consapevolezza delle opportunità culturali legate alla presenza del Liceo Scientifico e delle Scienze Umane, da anni il luogo di formazione delle future classi dirigenti. Come comunità abbiamo molti tratti distintivi che, per certi versi, ci rendono unici rispetto ai paesi vicini, e che dobbiamo preservare con cura. L’epoca della globalizzazione è al tramonto. Viviamo un tempo che sta rigettando la standardizzazione dei prodotti e dei costumi e che ricerca ardentemente la riscoperta delle peculiarità locali. A questa sfida non dobbiamo farci trovare impreparati. Possiamo vincere come comunità decentrata se sapremo salvaguardare la nostra identità locale e se avremo la capacità di rivendicarla nel panorama globale. Non mi riferisco solo alle risorse turistiche o naturalistiche che ci contraddistinguono come territorio. Abbiamo un bagaglio importante di risorse umane che ci identificano come comunità e che molti ci invidiano: basti pensare alle iniziative di successo che sopravvivono grazie all’impegno di molti giovani estrosi e capaci, come la festa della musica appena conclusasi, che è giunta alla sua settima edizione e che è diventata un evento di riferimento regionale, alla sagra delle matasse e dei fusilli, ai mercatini di natale e ad altre iniziative spontanee di successo. Abbiamo un discreto numero di nascite che ci consente di contenere il preoccupante trend di spopolamento che riguarda molti paesi dell’Alta Irpinia. Abbiamo una congenita attitudine alla partecipazione e alla creatività che non solo non dobbiamo disperdere, ma che dobbiamo intercettare e supportare come amministrazione per favorire la crescita di ogni buona opportunità culturale e sociale. Mi piacerebbe che questi nostri caratteri identitari fossero salvaguardati e esibiti con la stessa dignità che si addice a chi è orgoglioso di far parte di una grande famiglia: LA SELETECA
Antologia Caposelese 278 Mi piacerebbe che alla domanda: “di dove sei....?” smettessimo di rispondere: “sono di Avellino” oppure: “abito vicino Lioni”, per poter rispondere con orgoglio: “sono di Caposele e ne sono fiero”. Affinché tutti possiamo tornare a essere fieri del nostro paese, abbiamo bisogno che ogni consigliere, ogni cittadino, che ogni associazione svolga il suo ruolo con grande senso di appartenenza e di dedizione verso il proprio paese. Ai consiglieri di maggioranza auguro di svolgere il loro compito nel rispetto del mandato che i cittadini di Caposele gli hanno assegnato, di lavorare con passione per rendere questo paese un luogo migliore in cui crescere i nostri figli e di percorrere questo nuovo cammino con grande senso di responsabilità. Ai consiglieri di minoranza che mi hanno affrontato in veste di avversari durante la competizione elettorale, auguro di svolgere al meglio il loro ruolo di oppositori con attenzione, lealtà, correttezza e rispetto reciproco, certo che guarderanno sempre al bene di Caposele e dei suoi cittadini. ln ultimo, voglio fare un augurio a tutti i cittadini. Siamo stati capaci di essere uniti in passato e sono certo che torneremo a esserlo nel futuro. A tutti i caposelesi voglio ricordare che a voi spetta un compito fondamentale per il buon funzionamento di una società democratica: siate protagonisti attivi della vita politica e sociale, siate infaticabili protagonisti del confronto, siate fonte di iniziativa e di proposta. Per tutti noi, da oggi in poi, vale la stessa regola: dobbiamo nutrire la democrazia ogni giorno, dobbiamo rendere la partecipazione un metodo di vita e di governo, e non soltanto un appuntamento a scadenza quinquennale con le urne e con il voto. Come sindaco di Caposele mi impegnerò perché il metodo di amministrazione sia condiviso e partecipato. Sosterrò il confronto permanente con l’opposizione e con i cittadini, con le loro organizzazioni e le loro associazioni. Sono profondamente consapevole della responsabilità, che condivido con tutti i nuovi consiglieri, di dover assicurare il buon funzionamento del Consiglio Comunale e di tutta la complessa macchina istituzionale. Sento forte la responsabilità, che mi chiama in causa come primo cittadino, nel sostenere ogni giorno questo paese che è diventato la mia nuova grande famiglia e da buon capofamiglia farò tutto il possibile per farvi essere orgogliosi di farne parte. Voglio chiudere questo primo intervento da Sindaco di Caposele con una citazione di un grande statista americano, Abramo Lincoln, che vorrei fosse di buon auspicio per tutti noi: “Mi piace vedere un uomo orgoglioso del posto in cui vive… mi piace vedere un uomo che vive in un modo tale… che il suo posto sarà orgoglioso di lui…” Grazie e buon lavoro a tutti LA SELETECA
279 Antologia Caposelese UNA STORIA INCREDIBILE La Sorgente n. 94 Agosto 2017 di Gerarda Nisivoccia “Certe volte è strana la vita: ti trovi a centinaia di chilometri di distanza da casa tua e per caso incontri qualcuno che ti racconta una storia bella ed emozionante che ha come sfondo e cornice il tuo paese. Incredibile, soprattutto scoprire che lí è nato qualcosa di speciale e qualcuno porta nel cuore ancora vivo il ricordo di quel posto”. Non saprei dire con precisione quanti italiani ci siano a Londra, so solo che ce ne sono tanti. Li si può incontrare dappertutto: a lavoro, al supermercato, in metropolitana, in palestra, nei pub, a teatro, ovunque insomma. Ma quella che voglio raccontarvi non é una semplice storia di italiani all’estero, bensì un fatto che ha dell’incredibile. Era domenica. Me lo ricordo bene perché di solito la domenica mattina mi alzo presto per andare a correre ad Holland Park. È vicino casa e se ci vai prima delle dieci trovi poca gente, soprattutto sportivi che si godono l’aria fresca e l’atmosfera rilassante del parco. Di solito parto da casa correndo e lo raggiungo in una manciata di minuti. Quel giorno però, non so dire il perché, ho deciso di camminare e arrivare direttamente al parco prima di iniziare a correre. Arrivata davanti al cancello mi guardo intorno. Ci sono poche anime: un signore col cane, due ragazze che camminano, un paio di bambini che giocano sorvegliati dai genitori ed una signora anziana vestita di verde seduta su una panchina distante. Sono pronta, devo solo trovare la musica giusta sul cellulare e partire; ma proprio come nei film, mentre mi accingo a mettere le cuffie e a fare il primo passo, squilla il telefono: è mia madre. Rispondo. Cominciamo a parlare del più e del meno, dei programmi per la giornata, di alcune cose accadute nei giorni precedenti e così via. Intanto cerco di trovare un posticino tranquillo dove sedermi e chiacchierare con calma. Ecco, ci sono, c’è una panchina libera proprio vicino alla signora anziana vestita di verde. La telefonata va avanti per circa una quindicina di minuti. Intanto mi godo il timido sole che ogni tanto si affaccia dietro le nuvole. Provo un senso di pace e relax nel parlare con lei perché la temperatura è davvero piacevole e di fronte a me c’è un giardino pieno di fiori gialli e bianchi che mi ricorda un po’ la casa di Mimma di fronte casa mia a Caposele. Dopo qualche minuto, quando ormai la conversazione è giunta al termine, decidiamo di attaccare promettendoci di risentirci più tardi. Bene, adesso posso rimettermi le cuffie e partire. Ancora una volta però, come nei film, il mio intento viene interrotto da una voce poco distante. È lei, la signora vestita di verde, che mi sorprende improvvisamente con un leggero e composto “Signurì”. Mi giro gentilmente e le faccio un sorriso. SiccoLA SELETECA
Antologia Caposelese 280 me non ricordo di averla mai vista, per non fare una figuraccia le chiedo come sta e lei, educatamente, mi risponde di stare bene, premurandosi poi di chiedermi scusa per avere interrotto il mio cammino. Non immaginavo nemmeno lontanamente il motivo che l’avesse spinta a fermarmi. Mi chiede inizialmente da dove vengo e confessa poi di aver ascoltato la mia telefonata perché aveva sentito nominare quel paese che le aveva fatto tornare alla mente mille ricordi. Avrà avuto una settantina d’anni, o forse ottanta chissà (non gliel’ho chiesto per educazione). A vederla l’avrebbe scambiata chiunque per la Regina Elisabetta. Sarà stato il vestito verde pastello o la capigliatura bianca con un’acconciatura simile alla sovrana d’Inghilterra; fatto sta che tutto sembrava tranne che italiana e per di più che potesse essere capace di parlare con un accento tipico del sud Italia ancora vivo. In ogni caso mi stupisce e non poco. Decido di sedermi accanto a lei perché sono curiosa di scoprire come mai il paese che avevo nominato, il mio, le era rimasto nel cuore. Comincia così: “Maronna mia, signurì. Che mi hai fatto venire in mente! Saranno passati ormai quasi sessant’anni, ma quando hai nominato San Gerardo il mio cuore ha cominciato a battere forte per l’emozione”. Nei suoi occhi leggo un filo di nostalgia. Intanto continua: “Mio marito è morto pochi mesi fa, ma se fosse stato qui sicuramente sarebbe stato felicissimo di parlare con te. Lui era stato solo due volte a Materdomini, ma ogni tanto, soprattutto negli ultimi tempi, esprimeva il desiderio di volerci andare di nuovo. Non ci è mai riuscito purtroppo”. Quelle parole mi rendono triste perché si intravede tutta la fragilità e l’impotenza di una signora che avrebbe voluto vedere il proprio marito felice ma non ha potuto. Le chiedo di continuare. “C’eravamo conosciuti nel mio paese, un piccolo centro della provincia di Salerno. Lui abitava a qualche chilometro dal mio però veniva a vendere la frutta con suo padre al mercato, quindi lo vedevo ogni settimana. Io ero una ragazzina, avrò avuto quattordici o quindici anni. Lui ne aveva un paio più di me. Quando l’ho visto la prima volta mi sono innamorata perdutamente, lui invece faceva il cascamorto con tutte le ragazze del mio paese. All’inizio facevo finta di ignorarlo, ma poi se n’è accorto che mi piaceva e sai cos’ha fatto? Mi ha regalato di nascosto una vaschetta ‘e strawberry. Le più buone che abbia mai mangiato in vita mia, creriteme signurì.” Mi sono messa a ridere perchè parlando mescolava il dialetto, l’italiano e qualche parola d’inglese. Ero felice di ascoltarla, la storia era diventata intrigante e poi non vedevo l’ora di capire che cosa c’entrasse il mio paese in tutto ciò. “Non eravamo fidanzati, io avrei tanto voluto, ma i miei genitori non me lo avrebbero mai permesso perchè mio padre diceva sempre che il figlio del fruttivendolo non gli piaceva proprio. GERARDA NISIVOCCIA LA SELETECA
281 Antologia Caposelese Non sia mai gli avessi detto che ogni tanto mi regalava pure le ciliegie m’accireva ‘e mazzate.” E qui mi feci un’altra risata. “La cosa è andata avanti così per un po’, ci vedevamo ogni volta al mercato e ci scambiavamo timidi sguardi tipici dei ragazzini di quell’età. Poi un giorno, per fartela breve, i miei genitori mi hanno dato la brutta notizia: nel giro di un paio di mesi ci saremmo trasferiti in Inghilterra. Ero disperata, sapevo che non l’avrei più rivisto ogni settimana e che si sarebbe di sicuro fidanzato con un’altra ragazza. A quei tempi non era come adesso, una volta partiti non si sapeva mai quando si sarebbe ritornati.” “Un paio di settimane più tardi, pochi giorni prima di partire, era stato organizzato un viaggio con la parrocchia per andare a San Gerardo. Non ero molto entusiasta perché quel giorno c’era il mercato e sarebbe stata l’ultima volta che l’avrei visto.” Mentre raccontava la storia, devo essere sincera, sentivo lo stesso magone al cuore che aveva provato quella ragazzina una cinquantina d’anni fa. “Quella mattina partimmo presto. Avevo pianto a casa, ma mia madre non se ne era accorta, altrimenti si sarebbe di sicuro arrabbiata. Per fortuna sull’autobus c’erano anche due mie compagne di classe, infatti il viaggio fu meno duro del previsto. A dire la verità passammo una bella giornata, ma io pensavo a lui continuamente, infatti feci anche una preghiera a San Gerardo chiedendogli di farmi tornare presto per rivederlo ancora una volta. Intanto si erano fatte le quattro del pomeriggio e dovevamo ripartire. All’improvviso, mentre ci stavamo avviando al pullman, vedo lui da lontano. Non credevo ai miei occhi, era proprio lui. Aveva saputo che ero lí e con una scusa inventata a suo padre mi aveva raggiunta subito dopo aver finito il mercato. Avrei voluto tanto abbracciarlo, dargli un bacio, ma i miei genitori erano poco distanti e non potevo assolutamente permettermi di farlo. Lui si limitò a darmi una lettera e a dirmi timidamente che era innamorato di me, aggiungendo che mi avrebbe aspettata e che San Gerardo ci avrebbe dato la forza per sopportare la lontananza. Mentre lo raccontava, immaginavo loro, due timidi ragazzini, vicino ad uno degli alberi che costeggia il viale del Santuario scambiarsi promesse d’amore. Nella mia mente l’immagine che ne conseguiva era bellissima: percepivo l’emozione legata al sentimento che avevano in comune accompagnata dalla paura di essere scoperti. “Quell’istante sarà durato più o meno due minuti, ma è stato intensissimo. Sono partita per Londra pochi giorni più tardi. Ho riletto la sua lettera mille volte prima di partire, diceva che avrebbe fatto di tutto per tenermi lí con lui, GERARDA NISIVOCCIA LA SELETECA
Antologia Caposelese 282 ma non fu cosí. Gli scrissi anch’io una lettera poco dopo dall’Inghilterra, ma già avevo perso tutte le speranze. Non ricevetti nessuna risposta ed erano passati già tre mesi ormai.” Immaginavo quanto dura potesse essere: innamorarsi di qualcuno, sapere che anche lui lo fosse di te e poi perdersi. “Passarono più di sei mesi dal mio arrivo in questa terra e di lui nessuna traccia. Poi, un bel giorno, me lo ritrovai qui a Londra, davanti casa. Fu una sorpresa bellissima, non ci potevo credere. Era arrivato fin qui da solo.” Cercavo di immaginare e capire come quel ragazzino avesse fatto a trovarla. “Le sue prime parole furono: San Gerardo mi ha fatto la grazia, ho pregato giorno e notte di poterti rivedere e lui alla fine mi ha accontentato.” “Poi lui é rimasto qui ed il resto è inutile raccontarlo. Però la cosa bella è che la sua fede è stata talmente grande che questo sentimento ci ha accompagnato per tutta la vita. Questo solo grazie a San Gerardo. Ecco perché quando ho sentito nominare il paese mi è saltato il cuore in gola.” Che storia speciale pensai, che cosa bella aver incontrato quella signora quella mattina ed aver ascoltato il suo racconto. Si erano fatte le dieci intanto ed io dovevo riprendere la mia corsa. La salutai gentilmente, ringraziandola per il tempo trascorso insieme, e mi allontanai. Intanto, mentre correvo, pensavo: “Certe volte è strana la vita: ti trovi a centinaia di chilometri di distanza da casa tua e per caso incontri qualcuno che ti racconta una storia bella ed emozionante che ha come sfondo e cornice il tuo paese. Incredibile, soprattutto scoprire che lí è nato qualcosa di speciale e qualcuno porta nel cuore ancora vivo il ricordo di quel posto”. GERARDA NISIVOCCIA Caposele, il Ponte 1978 LA SELETECA
283 Antologia Caposelese CAMBIARE TUTTO PER NON CAMBIARE NIENTE”. di Gabriella Testa Sorg. n 96 Agosto 2018 I giovani devono avere il coraggio di esprimere il proprio pensiero e non seguire modelli altrui solo per moda, perché gli altri la pensano così, allora faccio lo stesso anch’io. NO! Cosi cadiamo nel qualunquismo, ed è proprio da questo che bisogna salvarsi. Per non dover cambiare nulla, in genere si fa finta di cambiare tutto. In una Italia che rivendica venti di cambiamento, assistiamo ad un ritorno al passato. Con il voto del 4 marzo il popolo italiano ha gridato a voce alta di volere un cambiamento. Troppa corruzione, troppi inciuci, troppe inadempienze ed ingiustizie nei confronti degli Italiani. Ma io mi faccio una domanda, ma questo sistema politico che da anni persiste nel nostro paese, e che i giovani politici hanno ereditato ed a loro volta con il passare del tempo hanno tramandato, da chi è stato creato? Non siamo per caso complici di questo sistema? Noi lo abbiamo avallato tutte le volte che siamo scesi a compromessi, per ottenere un risultato, un posto di lavoro o altro. Penso che il voto del 4 marzo sia stato un voto di autodenuncia, siamo tutti colpevoli per essere arrivati fino a questo punto. Per cui inutile gridare all’onestà! Oggi viviamo in una Italia razzista-cristiana. Si Perché non vogliamo gli immigrati, ma ci definiamo cristiani, d’altronde andiamo tutte le domeniche in chiesa, non è buona cosa? Però gli immigrati devono trovare altri posti dove approdare, non in Italia. Viviamo in una Italia dove un Roberto Saviano, viene accusato di essere uno sfruttatore dello Stato, perché gli viene pagata una scorta, per il “SOLO MOTIVO” di denunciare nomi e fatti della camorra, mentre un Salvini di turno diventa il Salvatore della Patria. Oggi dire ciò che si pensa diventa più una condanna, che un merito. Si rischia di essere messi all’angolo, perché sei colui che non la pensa come gli altri e che evidenzi verità scomode. Gli immigrati poi, diventano coloro che in Libia starebbero bene e verrebbero in Italia, via mare, non per disperazione ma per spirito di avventura. Una volta in Italia c’era la differenza tra il meridionale ed il settentrionale, oggi, invece, parliamo di Italiani ed immigrati. L’Italia vuole il cambiamento, ma di quale cambiamento parliamo? Stiamo ritornando indietro nel tempo. Corriamo il rischio di ripercorrere percorsi fatti dai nostri nonni. Se vogliamo iniziare a cambiare le cose dobbiamo iniziare nel nostro piccolo, nelle amministrazioni locali. Riflettendoci su, ho potuto desumere che un vero cambiamento può avvenire solo se prima lo facciamo nella nostra testa. Il nostro modo di pensare poi si rifletterà sul nostro modo di agire. Il cambiamento socio-politico, secondo me lo si può ottenere non dall’età LA SELETECA
Antologia Caposelese 284 anagrafica di chi governa, ma dai principi di chi governa. Dire che i giovani sono una forza è giusto, ma devono avere anche dei principi saldi per poter fare una buona politica, per poter portare avanti idee proprie . I giovani devono avere il coraggio di esprimere il proprio pensiero e non seguire modelli altrui solo per moda, perché gli altri la pensano così, allora faccio lo stesso anch’io. NO! Cosi cadiamo nel qualunquismo, ed è proprio da questo che bisogna salvarsi. Leggendo, alcune pagine del filosofo Platone ho analizzato alcuni dei principi che costituiscono l’arte di fare politica. Ne ho estrapolati alcuni che ritengo essere fondamentali, secondo il mio punto di vista: 1)LA PRIORITA’ DELLE LEGGI 2)LA PRIORITA’ DELLA VITA COMUNITARIA SU QUELLA INDIVIDUALE 3)LA RICERCA DEL GIUSTO MEZZO 1)Se in una comunità, non si fanno rispettare le leggi, si crea ingiustizia sociale, disordine, malumore, e la vita di ogni cittadino viene minata dal caos, e dal “io faccio quello che voglio, tanto nessuno mi dirà nulla”. Per cui far rispettare le leggi, e non assecondare con dell’inutile buonismo i cittadini, per il solo timore di perdere consenso elettorale, sarebbe un toccasana per una buona convivenza civile. 2)Farsi carico dei problemi della collettività e non solo di quelli individuali, sarebbe a dire che un bravo politico deve saper dare delle risposte alla comunità e non fare clientelismo. Andare tra la gente ascoltare i loro problemi, farsene carico per dare soluzioni che non devono ledere nessuno, ma devono giovare ad un vasto numero di cittadini. 3)La ricerca del giusto mezzo. Questo principio ci dice che per poter ottenere un risultato, occorre intraprendere la giusta strada, non utilizzando mezzi illeciti. Ecco se un politico non scende a compromessi per ottenere dei risultati allora, può ritenersi un bravo politico. Ma secondo voi applicare i principi sopraelencati è cosa difficile? Utopistico? Non penso, il nuovo che ci rappresenta deve essere promotore di un modo di agire diverso da quello passato, allora si che potremo parlare di cambiamento! GABRIELLA TESTA LA SELETECA
285 Antologia Caposelese LA MEMORIA – La Sorgente n. 96 - Ag. 2018 di Salvatore Russomanno La memoria e’ la capacita di conservare traccia più’ o meno completa e duratura degli stimoli esterni sperimentati e delle relative risposte. Dal punto di vista psicologico sono state individuate tre modalità mnesiche principali, distinte ma non separate, delle percezioni o esperienze avute: memoria sensoriale; memoria a breve termine (o primaria); memoria a lungo termine (o secondaria). La formazione della traccia mnesica avviene nel corso dello sviluppo con modificazioni biochimiche delle cellule stesse. Dal punto di vista filosofico la memoria viene definita, nel medioevo un bene prezioso e, più’ recentemente, viene descritta come conservazione dello spirito e perpetuazione del sapere universale. Questo cappello e’ stato necessario al fine di definire con esattezza il mio ragionamento: nessun popolo può aspirare al futuro senza memoriadel passato; le azioni che noi compiamo quotidianamente sono supportate e corroborate da azioni precedenti che, alla luce dell’esperienza, rendono più’ agevole e spedito il nostro cammino. Ciò’ vale per tutti gli avvenimenti della vita ed anche e soprattutto per la politica. Leon Battista Alberti sosteneva che noi siamo dei nani sulle spalle dei giganti. Questo ragionamento ci costringe a fare nostra la lezione di De Gasperi o di Moro o di Berlinguer. Della memoria recente e’ meglio sottacere. In definitiva memoria come luogo dello spirito e delle grandi idee. IL RISCALDAMENTO GLOBALE di Angelo Ceres – La Sorgente n. 97 Dic. 2018 Caposele ha un ruolo privilegiato ed importante non solo per la sua risorsa principale, mai scontata, ma anche per la prossima produzione di energia elettrica pulita. Pragmatismo, conoscenza e vocazione del territorio sono i punti cardini su cui i governanti dovrebbero soffermarsi, ma non lo fanno. Quali obiettivi devono raggiungere l’economia, la politica e la società per la sopravvivenza del Pianeta? Secondo l’IPCC (Intergovernmental Panel in Climate Change) dell’ONU, per limitare il riscaldamento globale a 1,5° C le emissioni di carbonio dovranno diminuire del 2018 LA SELETECA
Antologia Caposelese 286 45% entro il 2030, fino ad azzerarle entro il 2050. Il Rapporto GreenItaly 2018, di Fondazione Symbola e Unioncamere, patrocinato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e promosso in collaborazione con il Co-nai e Novamont , invita a valutare questi dati a livello mondiale e ricorda che i mutamenti climatici hanno effetti sul futuro. La consapevolezza cresce nelle imprese e la politica dovrebbe essere più accorta. L’esempio che ci viene dagli Stati Uniti d’America non è certo incoraggiante. Ma guardando alle altre nazioni: in Germania i Verdi sono in ascesa, la Cina invia segnali di consapevolezza ambientale. La prestigiosa rivista Nature ha selezionato gli 11 ricercatori emergenti più influenti nel mondo della scienza (tra cui due italiani), e alcuni di loro svolgono ricerche in campo ambientale. I Premi Nobel per la Chimica e per l’Economia assegnati nel 2018 sono colorati di verde. L’Italia fa la sua parte. Le nostre aziende hanno la capacità di cogliere il cambiamento prima degli altri e capire che il green conviene. L’Italia è molto migliorata come input energetico, utilizzo di materie prime ed emissioni atmosferiche, un po’ meno per la riduzione dei rifiuti semplicemente perché andava già molto bene. Sul fronte strettamente economico, il green paga in termini di maggiore export, occupazione e innovazione per le imprese, ovvero in crescita del fatturato. Senza dimenticare che green economy significa rispetto per l’ambiente, tutela del territorio e delle sue risorse. Il valore dell’economia verde è cresciuto negli ultimi anni, e continua a crescere, anche se fino ad un certo punto era visto con una certa ostilità. L’Enel sta facendo un graduale e impegnativo passaggio dalle fonti fossili – che avrà eliminato nel 2050 – alle energie rinnovabili, che si stanno rivelando più competitive. Purtroppo c’è ancora una “economia deviata” che vuole impedire il decollo di quella circolare. Servono quindi regole e vincoli precisi per tutelare le aziende virtuose che esistono, anche al Sud. In Irpinia in termini di rinnovabili diamo molto. Basti pensare all’eolico. Ma, oltre ai generatori presenti, è impensabile immaginarne altri. Oltretutto è un settore che è sotto gli occhi della criminalità. L’altra fonte rinnovabile è l’energia idroelettrica con impianti a bassissimo impatto, a patto e condizione che ci sia un’accurata visione strategica con investimenti che mirino alla tutela dell’ecosistema. Abbiamo la fortuna di trovarci in un territorio dove la natura è molto generosa ma molto spesso viene depredata. Foreste: legna, ossigeno, contenimento del rischio idrogeologico, abbattimento, con quote significative, di anidride carbonica. Acqua pura ed incontaminata, pronta per l’utilizzo umano, senza bisogno di ulteriori tecnologie (e quindi di ANGELO CERES LA SELETECA
287 Antologia Caposelese aggiuntivi consumi energetici) per depurarla. Che valore economico vogliamo attribuire alla produzione di queste risorse? Infinite! Caposele ha un ruolo privilegiato ed importante non solo per la sua risorsa principale, mai scontata, ma anche per la prossima produzione di energia elettrica pulita. Pragmatismo, conoscenza e vocazione del territorio sono i punti cardini su cui i governanti dovrebbero soffermarsi, ma non lo fanno. La soppressione del Tribunale forse è l’esempio lampante della visione miope della politica. Ed il progetto pilota sarebbe stato un ottimo strumento di gestione lungimirante. Sarebbe stato! A questo se si aggiungesse, come ho più volte ripetuto, una fiscalità di vantaggio per le aree interne accompagnata da una regolamentazione più attenta verso le risorse naturali che tenda, oltre ad una maggiore tutela, ad una loro implementazione, si avrebbero delle ricadute positive. L’Irpinia ha ancora molto da dire. PIÙ CHE UN ARTICOLO… di Roberto Notaro – La sorgente n. 97- Dic. 2018 Sarebbe bello, e lancio l’invito alla redazione, che si potesse creare una pagina multimediale nella quale vengano fuori tutti gli articoli fatti da ciascuna delle centinaia di persone che hanno scritto su questo giornale. Mancano ancora alcuni numeri a “La Sorgente 100” ed in questo momento, anche se in anticipo, io mi sento di fare dei ringraziamenti personali. Al Direttore innanzitutto: che oramai da anni mi invita ad esprimere il mio pensiero sul giornale, avendo sempre anche la premura e l’attenzione di contattarmi personalmente. Nella vita, quello del rispetto ritengo sia il valore principale e credo di averlo sempre praticato: rispettare e (perché no) aspettarsi rispetto per me è basilare. La mia famiglia me lo ha inculcato sin da piccolo questo valore ed io ho fatto miei i loro insegnamenti partendo innanzitutto dal rispettare le persone che hanno più anni di me. Proprio per questo rimango piacevolmente colpito quando chi è più grande e più esperto di vita, si rivolge a me con educazione. Credo di aver scritto su “La Sorgente” per più di vent’anni: il mio primo articolo lo ricordo ancora. Lo feci da neanche diciottenne in un intervento nel quale parlavo di calcio locale, tanto per cambiare. 2018 LA SELETECA
Antologia Caposelese 288 Rimarcavo il lavoro e l’impegno gratuito di papà per Caposele e per i giovani del nostro paese negli anni in cui il panorama sportivo locale era coperto da noi della GS a fare tutto il Settore Giovanile e la Seconda Categoria, e dalla US che militava in Prima. Ma non ho parlato solo di calcio, ma di tante altre cose: di amicizia, del mio maestro, di inclusione, di idee, buone o sbagliate, di progetti: di quello che pensavo. Sempre. Sarebbe bello, e lancio l’invito alla redazione, che si potesse creare una pagina multimediale nella quale vengano fuori tutti gli articoli fatti da ciascuna delle centinaia di persone che hanno scritto su questo giornale. Quindi, chiudo, ringraziando per lo spazio che io e la mia Olimpia abbiamo avuto in tutti questi anni sul giornale. I tanti successi, il Partenio che diventa casa nostra, le nostre battaglie ed i nostri progetti per il sociale hanno avuto sempre spazio sul giornale. Per cui, Ingegnere Vi ringrazio: è stato e sarà un piacere, condividere il mio pensiero. LA FORZA DI CAPOSELE La Sorgente n. 97 dic.2018 Maria Caprio Il fiume Sele con i suoi incontaminati e bellissimi anfratti e angoli nascosti, le sue sorgenti fragorose, fresche, limpide, spumeggianti, l’acqua e le tante fontane, le montagne, il verde, i fitti boschi apprezzati particolarmente d’Agosto e … l’aria di Caposele nutrivano, senza parlare, il sentimento di appartenenza che intanto cresceva. Caro Nicola, accolgo con piacere il tuo invito a mettere per iscritto le considerazioni che ti esponevo in un nostro incontro, anche con azzardato paragone storico, sul mio rapporto con Caposele, sulla tipologia del legame, sulla sua genesi, crescita e piena affermazione. Ci provo, partendo proprio dal riferimento storico proposto che spero possa agevolare e rendere piacevole la lettura. Qualche anno fa, un amico di famiglia appassionato di storia, in un lungo viaggio, tenne viva la conversazione raccontando di una sua recente visita a Nizza per approfondire uno studio, a cui si stava dedicando con particolare interesse, sulla intensa e minuziosa opera di francesizzazione della città ceduta alla Francia da Cavour e sulla lenta e graduale scomparsa della sua italianità. Aveva personalmente verificato la sostituzione dei toponimi ufficiali italiani con nomi francesizzati, conducendo attente ricerche sul cambio dei cognomi sulle targhe di intitolazione di vie, piazze, monumenti e perfino su epigrafe ROBERTO NOTARO LA SELETECA
289 Antologia Caposelese cimiteriali. Tutte operazioni, precisava l’amico, di diffusione della lingua francese, orientate all’acquisizione di cultura e identità proprie della Francia. Questo episodio mi è tornato più volte in mente negli ultimi tempi e mi ha portato a intravedere una possibile analogia con la mia esperienza. Forse una storia simile, naturalmente in piccolo, in dimensione minima e con la dovuta distanza, è capitata anche a me. Un’operazione silenziosa, non sempre manifesta, a volte da me contrastata, ma continua, attiva, ferma nel suo intento e diretta alla meta che, parafrasando nei termini quella francese, può essere definita, nel mio caso, un’intensa opera di caposelizzazione. Iniziata nel 1973, anno del mio primo incontro con Caposele e anche anno di nascita del periodico “La Sorgente”, una coincidenza che mi piace citare, si è avvalsa nel suo svolgimento di tanti operatori spesso inconsapevoli, di numerosi elementi fisici e culturali, di vari e diversi eventi e momenti di vita del paese, di figure particolarmente importanti, penso a zio Franco, allora Sindaco. Pieni di entusiasmo e curiosità giovanili i miei primi approcci al paese, poi la piacevole scoperta di una comunità viva, operosa, calda, accogliente e … la scelta importante di farne parte! Le amicizie, le relazioni, le tradizioni e le ricorrenze, gli incontri in particolari occasioni e manifestazioni offrivano, nel tempo, tanta linfa per lo sviluppo e la crescita di un legame che piano piano incominciava a mettere radici. E non erano solo i rapporti umani ad alimentarne lo sviluppo. Anche la natura del luogo svolgeva la sua parte. Il fiume Sele con i suoi incontaminati e bellissimi anfratti e angoli nascosti, le sue sorgenti fragorose, fresche, limpide, spumeggianti, l’acqua e le tante fontane, le montagne, il verde, i fitti boschi apprezzati particolarmente d’Agosto e … l’aria di Caposele nutrivano, senza parlare, il sentimento di appartenenza che intanto cresceva. A ciascuno degli elementi appena citati sono legati tanti momenti ed episodi per me significativi ed indicativi. Uno in particolare. Tutte le volte che giungiamo a Caposele, all’uscita della fondovalle, sulla rampa che porta a Materdomini, si ripete, in qualsiasi condizione atmosferica, la stessa scena (un gesto sempre uguale): Giuseppe abbassa il finestrino e, respirando, a pieni polmoni, esclama: che bell’aria! Con il passare del tempo questo gesto, insieme a tanti altri segni, quali il frequente desiderio di una passeggiata a Caposele per via Roma fino al cantiere, di un incontro con gli amici al bar, di una bevuta alla fontana di Tredogge, di mangiare matasse e ceci, mi faceva capire che non si trattava solo di bontà dell’aria, ma di qualcosa di più profondo, di amore per il proprio paese, di un forte sentimento di attaccamento e di appartenenza alla propria terra, offrendomi, di fatto, MARIA CAPRIO LA SELETECA
Antologia Caposelese 290 il modello di legame verso il quale mi stavo incamminando. E questo sentimento di appartenenza che si pensa possa essere provato solo “da chi è cresciuto tra voi”, di manzoniana memoria, piano piano si faceva strada anche in me e si univa a quello per il paese di origine, dando vita ad una identità più ricca ed inclusiva. Me ne accorgevo quando parlavo di Caposele agli amici, quando ne descrivevo in dettaglio usi, costumi, feste, piatti tipici e caratteristiche, quando sollecitavo visite e gite, quando allungavo con piacere i giorni di permanenza nel periodo estivo, quando per le strade del paese mi salutavo calorosamente con tante persone, quando riconoscevo e ripetevo espressioni e termini dialettali propri del posto. Me ne sono resa conto ancora di più quando, giungendo a Caposele, qualche tempo fa, con la famiglia, sulla rampa che porta a Materdomini, ho pensato “siamo arrivati a casa”. Ora il mio legame con il paese è diventato adulto, forte, profondo e consapevole, lo sento presente nelle mie figlie e nei miei generi e lo vedo germogliare nei nipoti che spesso chiedono a me e al nonno “quando andiamo a Caposele?” L’intensa opera di caposelizzazione è compiuta, mi sento anche convinta caposelese. Molti gli operatori in questo lungo processo, persone, luoghi, esperienze, “La Sorgente” stessa, e tra essi, forse, ce ne era uno anche in me e non me ne ero accorta. LA CASCATA… CHE NON C’È –Editoriale Nicola Conforti- La Sorgente n.98 – Ag. 2019 Era il 18 Agosto del 2011 quando fu inaugurato l’ultimo tratto del Parco fluviale della Madonnina con la sua meravigliosa cascata a monte: un momento magico che sanciva la legittimazione di una bellezza unica di un paesaggio naturale straordinario. Da qualche anno, quella cascata che aveva affascinato i tantissimi turisti che erano accorsi a visitarla, ha cessato inspiegabilmente di sgorgare. Essa costituiva il punto di partenza per una visita alle Sorgenti e all’intero parco fluviale. Un territorio che, con le sue ricchezze naturali, storiche, artistiche ed ambientali aveva reso la visita turistica un fenomeno ricorrente, quasi naturale che si rinnovava giorno dopo giorno con sempre maggiore partecipazione. MARIA CAPRIO 2019 LA SELETECA
291 Antologia Caposelese In altra parte del giornale, quelle dedicate all’ AMARCORD, riportiamo testimonianze importanti sulla bellezza di quei luoghi, una specie di “paradiso naturale” purtroppo abbandonato. E lo facciamo per dare un segnale che serva a risvegliare la coscienza collettiva dei Caposelesi sui temi del turismo e dell’ambiente. Serva inoltre a vigilare sulla conservazione e salvaguardia di un paesaggio bello, vasto, naturale, di grande attrazione. Non ci stancheremo di riportare questo argomento all’ordine del giorno ogni qualvolta se ne presenterà l’occasione. Ci attendiamo assicurazioni in merito da parte degli addetti ai lavori, con la speranza di poter finalmente rivedere, al più presto, uno spettacolo bello, speciale, unico nel suo genere. Ma c’è davvero tanto altro da portare a compimento: a cominciare dal campetto Play-Ground abbandonato da un po’ di tempo a se stesso, dal parco Tredogge il cui progetto di ampliamento e sistemazione giace “inascoltato” nei cassetti del Comune. Questo numero de La Sorgente vuole essere un’esortazione oltre che uno stimolo alla realizzazione di opere semplici ma utili ed essenziali per un turismo di primo impatto, senza perdere di vista quello che è sempre stato un suo specifico interesse per la cultura, per la scienza, per la scuola, per la ricerca e per la storia locale. LA RUOTA … UN’INVENZIONE SEMPRE STRAORDINARIA di Maria Caprio – La Sorgente n. 98 - Ag. 2018 E la ruota diveniva luogo di dialogo e di condivisione: i suoi componenti seduti in circolo, in un clima di grande serenità e coinvolgimento, davano vita a lunghe conversazioni e a interessanti racconti che mettevano in comune esperienze, fatti, vicende, viaggi e storie. Era uno scambio di conoscenze che non solo dava continuità alla vita del gruppo, ma, allo stesso tempo, ne rinsaldava anche vincoli e rapporti. I momenti piacevoli vissuti in gruppo, in un tempo senza fretta e in un luogo familiare, ritornano in mente più di altri e la loro memoria, in modo inconsapevole, continua a rafforzare legami e sentimento di appartenenza. Provo a raccontarne uno in particolare, per la sua piena sintonia con il periodo estivo e perché può diventare opportunità per sollecitare riflessioni e considerazioni, insieme ad una più attenta analisi, a distanza, delle sue finalità possibili. Si tratta di una sosta davanti al bar, ma non di una comune sosta, a conclusione di serata, che, per la forma che assumeva, veniva da tutti detta, con un termine condiviso ed evocativo, “la ruota”. EDITORIALE LA SELETECA
Antologia Caposelese 292 Nata, qualche decennio fa, all’inizio come insolito momento di incontro, ben presto si trasformava in piacevole e attesa consuetudine che si ripeteva, con cadenza annuale, nelle calde serate di agosto al termine dell’evento del giorno e di lunghe passeggiate per le affollate strade estive del paese in aria di festa. Era una comune e tacita intesa, in un gruppo legato da solidi vincoli d’affetto e di amicizia che ogni anno si ritrovava a Caposele, quel disporsi in cerchio intorno ad un tavolino prima del rientro a casa. E la ruota diveniva luogo di dialogo e di condivisione: i suoi componenti seduti in circolo, in un clima di grande serenità e coinvolgimento, davano vita a lunghe conversazioni e a interessanti racconti che mettevano in comune esperienze, fatti, vicende, viaggi e storie. Era uno scambio di conoscenze che non solo dava continuità alla vita del gruppo, ma, allo stesso tempo, ne rinsaldava anche vincoli e rapporti. Si parlava di lontani e bellissimi luoghi visitati, di eventi particolari, di argomenti di varia natura, a seconda delle specifiche competenze di chi raccontava, di esperienze personali, di personaggi della storia, di episodi legati alla vita, alle persone e ai luoghi di Caposele. E non era solo il contenuto del racconto a tenere viva l’attenzione di tutti, era l’atmosfera che nel gruppo si instaurava, una sorta di partecipazione empatica, di coinvolgimento emotivo che faceva bene a chi parlava e a chi ascoltava. E la ruota così facilitava la comunicazione, arricchiva la conoscenza reciproca, favoriva la circolazione di idee, rafforzava il gruppo. Tutti potevano raccontare, nessuno “metteva i bastoni tra le ruote”, non c’era “un’ultima ruota del carro”, si poteva anche “andare a ruota libera”. Nel corso degli anni e delle singole serate, la ruota variava nel numero dei componenti; a volte si allargava così tanto da invadere la sede stradale e un solo tavolino non bastava più come centro; a volte era di dimensione più contenuta e tale condizione offriva pretesti per allegre discussioni sulle probabili e improbabili ragioni di ritardi o assenze, con relative ipotesi di possibili giustificazioni. Ai ritardatari veniva sempre riservata una festosa accoglienza. Anche la scelta delle consumazioni dava luogo a vivaci dispute che si placavano subito all’arrivo di tintinnanti bicchieri con fresche bibite e di grandi coppe ricolme di gelato, finemente e sapientemente preparate in versione estiva, belle alla vista e molto buone al gusto. E la ruota diveniva spazio aperto. Accoglieva e sollecitava scambi con chi nella notte avanzata continuava in passeggiate più silenziose e solitarie; si spezzava, apriva varchi, aggiungeva sedie, si arricchiva di nuovi punti di vista. Tutti gli eventi del Ferragosto Caposelese richiamavano, e richiamano tuttora, sempre tanta gente, ma quelli di punta, di lunga tradizione, consolidati e perMARIA CAPRIO LA SELETECA
293 Antologia Caposelese fezionati nel tempo e divenuti elementi imprescindibili, molto più degli altri. Alla gente di Caposele, già notevolmente aumentata nel numero per il rientro estivo di molti, si univano, in queste serate speciali, tante persone provenienti da luoghi più e meno vicini. Poteva così capitare, per tale motivo, di non trovare spazio davanti al bar e allora, nell’attesa, si risaliva di nuovo fino alla Sanità, si percorreva in tutta la sua lunghezza il cantiere, si visitavano angoli del paese più nascosti. A volte, però, stringendosi tutti, si riusciva a sedersi in cerchio accanto ad altri, in eguale modo seduti per la stessa piacevole sosta. E quelle ruote insieme, l’una accanto all’altra, divise nella forma, ma non nella sostanza, aggiungevano altro colore, altro calore, altre gioiose sonorità alle serate di agosto. Ad una sua osservazione a distanza, più distaccata e complessiva, che non può escludere una sua lettura anche in prospettiva pedagogica, l’esperienza della ruota presenta evidenti affinità con quella del “circle time” (tempo del cerchio), una metodologia didattica ed educativa con alte e importanti finalità. Si tratta di un metodo di lavoro introdotto nella scuola di recente, ma già ampiamente collaudato dalla psicologia umanistica negli anni ’70. Un metodo, utilizzato con successo in molte scuole e in altri ambiti, pensato per facilitare la comunicazione e la conoscenza reciproca, valorizzare le competenze dei singoli e del gruppo, favorire l’inclusione e la discussione, promuovere la libera e attiva espressione delle idee, delle opinioni, dei sentimenti e dei vissuti personali, in un clima sereno di confronto e scambio. È un momento di dialogo e condivisione, progettato con cura nei tempi, negli spazi, con una scaletta ben definita degli argomenti da discutere, durante il quale, nella scuola, gli alunni sono seduti in cerchio, in modo che ciascuno possa vedere ed essere visto, insieme ad un insegnante coordinatore/conduttore che, con ruolo di mediatore/moderatore, sollecita e coordina il dibattito. Alunni e insegnanti, in un confronto alla pari e in un ascolto attivo, a turno, potranno dire la loro, aggiungere considerazioni e proporre nuovi spunti, dando vita ad una comunicazione aperta, condivisa e rispettosa delle regole. Il “circle time” può essere, quindi, strumento utile per migliorare l’ascolto della classe, promuovere la partecipazione di tutti al dibattito, anche degli alunni più timidi, aiutare a gestire i più esuberanti, stimolare pensiero e spirito critico, facilitare la costituzione di un qualsiasi nuovo gruppo di lavoro. Ho cercato di raccontare una piacevole esperienza di vita a Caposele, per me molto significativa, nei suoi molteplici effetti benefici, espliciti ed impliciti. Il suo racconto mi ha spinto, forse perché le associazioni aiutano e sollecitano la memoria, ad esporne un’altra, che pure appartiene al mio vissuto, legata ad un luogo nel quale ho trascorso molti anni, che ha lasciato in me tanta traccia di sé. MARIA CAPRIO LA SELETECA
Antologia Caposelese 294 Tra le due vi sono affinità, più e meno evidenti, nella forma, nelle modalità di svolgimento, nelle finalità comunque conseguite, di certo già colte da chi legge. Si tratta, però, di due esperienze con differenze sostanziali, strettamente connesse al luogo, al tempo, al contesto, agli attori, alla natura stessa di ciascuna; la seconda è attività didattica, con precise e definite finalità, intenzionalmente perseguita e programmata in un processo educativo. Ma non saranno le osservazioni appena accennate, né sarà il confronto con attività di tipo educativo o la ricerca di significati nascosti ad aggiungere valore all’esperienza della ruota o a modificarne il senso. Essa sarà principalmente l’immagine viva di un felice momento di incontro e di scambio, vissuto in un gruppo, seduto in cerchio, a volte davvero numeroso, coeso e aperto allo stesso tempo, accogliente e coinvolgente, che si racconta, in un clima di grande empatia e in luogo caro a ciascuno, che si sente parte attiva della comunità, che sollecita interventi interni ed esterni e che soprattutto condivide sentimenti di attaccamento e di appartenenza al proprio paese. E come tale il suo ricordo rimarrà nella memoria mia e di tanti; e come tale spero possa occupare un piccolo spazio, tra le buone consuetudini, nella recente storia sociale della nostra comunità E’ INUTILE PER L’UOMO CONQUISTARE LA LUNA, SE POI FINISCE PER PERDERE LA TERRA Donatella Malanga –La Sorgente n. 99 –dic. 2019 Ebbene si discute da decenni di cambiamento climatico, con un allarme che più ostinatamente ha iniziato a prendere quota solo dagli ’80. Ma quello che soprattutto la comunità scientifica ha ottenuto è essere etichettata di catastrofismo, denigrata e si è andati avanti con un negazionismo ad oltranza. Negare il cambiamento climatico con tutte le conseguenze che ne derivano significa rifiutare le conclusioni del 97% degli scienziati che si occupano di questi temi. Nella realtà queste etichette hanno solo autorizzato noi a fregarcene senza mai approfondire i temi. Capisco che parlare e scrivere di emergenza ambientale non è come si dice una storia “buona”, almeno all’apparenza. Ma in realtà è una storia che sa di buoni propositi di ecosostenibilità, il migliore regalo che possiamo farci e fare agli altri per il futuro. Per noi starà per iniziare un nuovo anno, quando vi accingerete a leggere queste righe, ma vi assicuro che per la Terra non ha molta importanza…ne ha visti di anni, parliamo infatti di circa quattro miliardi e mezzo della sua storia naturale. Eppure le attività di questi sette miliardi e mezzo di umani che la popolano, stanno cambiando la storia geologica di questo pianeta, tanto che gli scienziati hanno dato il nome di Antropocene a questa era, vale a dire un’epoca in cui MARIA CAPRIO 2019 LA SELETECA
295 Antologia Caposelese l’attività umana ha avuto un influsso dominante sulla Terra. Se la Terra potesse parlare, cosa pensate che ci direbbe? Qualcuno ha provato a mettere giù una lettera ipotetica della Terra all’uomo e dalle parole che ho potuto leggere come darle torto? Ve ne cito solo alcune frasi: “…siete diventati tantissimi, formicolate sette miliardi e mezzo sulla mia pelle, mi pungete con trivelle per succhiarmi olio che io avevo sigillato…sterminate le creature della mia biosfera, che ci ha messo tre miliardi di anni per evolversi…” E ancora direbbe: “…e da un secolo a questa parte sembra che non abbiate più rispetto di me, mi succhiate ogni forza e mi intossicate con i vostri gas, cambiate il clima, mi fate venire la febbre che fonde i ghiacci, mentre aumenta il livello dei mari, mi riempite di plastica, senza curarvi di riciclarla come ogni cosa che faccio io…” ma una cosa che dovrebbe allarmarci sarebbe questa frase che la Terra avrebbe tutto il diritto di poter dire “…attenti che un mio scrollone vi spazza via come fuscelli! Ricordatevi che io non ho bisogno di voi, ma voi avete bisogno di me…” Tutti noi con diverso grado di responsabilità, consapevolmente o per distrazione siamo complici di questa distruzione ambientale perché tutti basiamo il nostro stile di vita sull’uso di combustibili, sull’allevamento intensivo e sulla produzione di rifiuti. Ebbene si discute da decenni di cambiamento climatico, con un allarme che più ostinatamente ha iniziato a prendere quota solo dagli ’80. Ma quello che soprattutto la comunità scientifica ha ottenuto è essere etichettata di catastrofismo, denigrata e si è andati avanti con un negazionismo ad oltranza. Negare il cambiamento climatico con tutte le conseguenze che ne derivano significa rifiutare le conclusioni del 97% degli scienziati che si occupano di questi temi. Nella realtà queste etichette hanno solo autorizzato noi a fregarcene senza mai approfondire i temi. C’è chi definisce quella climatica una crisi della capacità di credere. Il nostro conto corrente con l’ambiente è andato in rosso quindi sarebbe il caso di inserire nelle Costituzioni di tutti i paesi del mondo il pareggio di bilancio, naturalmente per la Terra non certo riferito al denaro; il concetto di “spending review” che sentiamo citare spesso da Cottarelli nei dibattiti politici, dovrebbe includere acqua, energia, biomassa ecc. e non solo il denaro. La quantità di anidride carbonica nell’atmosfera supera di gran lunga 400 parti per milione, che per molti di noi non ha un grande significato. In realtà questo numero è di cruciale importanza perché da questo dipende il riscaldamento globale, che affronteranno i nostri figli e le generazioni future. L’anidride carbonica è un gas a effetto serra, questo vuol dire che più ce n’è nell’aria e DONATELLA MALANGA LA SELETECA
Antologia Caposelese 296 più fa caldo. Il suo valore normale, vale a dire quello prima dell’avvento della rivoluzione industriale, dovrebbe essere 280 parti per milione. Immaginate di farvi un esame del sangue dove il colesterolo superi di gran lunga il valore di 200mg/dl, il vostro medico sarebbe allarmato e vi rimprovererebbe, avvertendovi che se non cambiate stile di vita l’infarto è dietro l’angolo e noi che facciamo…dieta! O per dirla meglio cambiamo il nostro stile di vita. Per la Terra, la Biosfera, l’Atmosfera funziona allo stesso modo: per correggere il cambiamento climatico in atto dobbiamo sprecare meno energia e passare ad un altro stile di vita. Ecco quali sono le ultime statistiche in merito a chi o cosa incolpare per le emissioni annue di gas serra che provocano lo stravolgimento climatico che si sta consumando già sotto i nostri occhi: consumo di energia elettrica per il 25%; agricoltura in gran parte riconducibile all’allevamento per il 25%; industria per il 24%; trasporti 15%; costruzioni 6% con quel che rimane ripartito su diverse fonti. Quindi questo vale a dire che seppure in questi anni abbiamo concentrato la nostra attenzione sui combustibili fossili (sacrosanto!) in realtà avevamo un quadro incompleto della crisi climatica del pianeta. Infatti il nostro pianeta fondamentalmente è diventato una grande fattoria: 59% di tutta la terra coltivabile è sfruttata per crescere foraggio; 1/3 di tutta l’acqua potabile è destinata al bestiame, pensate che tutta l’umanità ne consuma “solo” un trentesimo; il 70% degli antibiotici prodotti nel mondo sono utilizzati per il bestiame, con tutte le conseguenze che ne derivano per lo sviluppo di resistenze, che li rendono poi inefficaci nelle malattie umane; il 60% di tutti i mammiferi presenti sulla terra sono allevati a scopi alimentari. Il pianeta terra riuscirà a gestire tutti gli effetti dei cambiamenti climatici fino ad un certo punto poi gli affetti si autoalimenteranno esponenzialmente attraverso un circuito molto semplice da capire: i ghiacci sono bianchi riflettono la luce solare, gli oceani invece sono scuri e la assorbono. Con l’effetto del riscaldamento le coltri glaciali si sciolgono, quindi non riflettono la luce solare; nello stesso tempo aumentano gli oceani e le terre emerse che assorbono continuando così ad alimentare lo scioglimento dei ghiacciai: un circolo vizioso che diventa un gatto che si morde la coda. Noi come rispondiamo a tutto questo: la deforestazione. Immaginate che le piante sono come una banca di anidride carbonica. Se distruggiamo le foreste (vedi la foresta amazzonica) è come se una banda di ladri scassinasse la banca e si aprisse un rubinetto. Per non aggiungere che la deforestazione in molti casi serve ad ottenere terreno per la produzione di foraggio e per pascolare bestiame, quindi alimentare ancora di più la “fattoria terra”. Un terra che invece di nutrire popolazioni affamate alleva bestiame per fornire cibo a popolazioni DONATELLA MALANGA LA SELETECA
297 Antologia Caposelese ipernutrite! Con questo ritmo, avverte il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC), si potrebbe registrare una crescita di 1,5 gradi centigradi tra il 2030 e il 2052. Alcuni dati parlano di un incremento tra i 2,8 e i 5,6 gradi centigradi nell’arco di 85 anni. Che cosa vuol dire «riscaldamento globale»? E cosa rischiamo, ogni giorno, quando la temperatura sale più del dovuto? Cosa vuol dire in pratica? Un innalzamento della temperatura già oltre i 3-4 gradi centigradi signifcherebbe carenza di cibo e acqua potabile, inondazione delle zone costiere (Venezia andrebbe a fondo nell’Adriatico) e aumento esponenziale della frequenza di eventi climatici estremi rispetto ai valori di questi ultimi anni. Qualcosa sta già cambiando, a cominciare dalla sensibilità media dei cittadini. Anche io sensibile a questi temi nell’ultimo anno ho seguito con molto più impegno le problematiche e le possibili soluzioni che possono iniziare dall’azione dei singoli. Sono molto contenta di dire che l’esempio dei cosiddetti Climate Stri-ke, gli scioperi contro il cambiamento climatico lanciati dalla giovanissima attivista svedese Greta Thunberg hanno avuto anche su di me un forte impatto. Gli appostamenti di questa giovanissima ragazza di fronte al Parlamento di Stoccolma, con un cartello di protesta, sono lievitati fno alla dimensione di una mobilitazione globale. Grazie al movimento #Fridays for future oggi il tema ambientale è al centro di agende politiche, tensioni internazionali, strategie economiche e mobilitazioni di massa. Greta oggi è una star ascoltata dalle istituzioni, ammirata da milioni di follower sui social, lei che ha definito la situazione ambientale come un “casa in fiamme” per rendere meglio l’idea dell’emergenza. Ma non vi lasciate influenzare da chi la detestata e l’accusa di essere un prodotto di marketing orchestrato dai genitori. Greta o non Greta tutti gli analisti sono concordi nell’affermare che stiamo assistendo a «qualcosa di incredibile» nella storia politica. Il nostro intento non deve essere quello di mantenere un pianeta sotto una campana di vetro ma di mantenere più a lungo possibile una sana interazione uomo-natura. Molti sostengono, e anche io mi trovo concorde, che un modo per contribuire a salvare il mondo è quello di farlo “prima di cena” vuol dire cambiare le nostre abitudini alimentari: ridurre il consumo di carne, latticini, formaggio; evitare cibi di moda che hanno un costo altissimo per il pianeta; se proprio dovete comprare acqua (ma preferite sempre quella del rubinetto) controllate dove viene prodotta, il suo trasporto impatta sull’inquinamento, quindi scegliete quelle prodotte più vicino a dove abitate…e così via.aspettando Sappiamo cosa fare? SI Lo metteremo in pratica? DONATELLA MALANGA LA SELETECA
Antologia Caposelese 298 NO o comunque lo stiamo facendo troppo lentamente La stabilità e la resilienza del nostro pianeta sono in grave pericolo. Noi siamo il diluvio e noi siamo l’arca quindi dobbiamo fare in fretta! Vi do un esercizio da fare a casa: da domani anzi da ora chiedetevi quale è e quale sarà la vostra abitudine eco-sostenibile e partecipate alla sfida che attende il mondo. Nota: Il titolo è una citazione di Francois Mauriac Premio Nobel per la letteratura 1952. MATERDOMINI: LA VALORIZZAZIONE DEL LUOGO PER AMBIRE AL TURISMO – Sorg. n.99 Dic. 2019 di Armando Sturchio Il turismo religioso è un settore fondamentale dell’economia locale e deve essere incentivato e sostenuto attraverso la valorizzazione del luogo e la creazione di servizi. I nostri sforzi iniziali e la nostra attenzione sono stati e saranno rivolti in tale direzione per rendere quanto più ospitale e confortevole la località e predisporre e migliorare i servizi idonei all’accoglienza. La stagione di escursionismo religioso appena conclusasi, sicuramente anche grazie alle straordinarie condizioni meteo che si sono avute nei mesi di settembre ed ottobre di quest’anno, è stata caratterizzata da un sensibile aumento delle presenze di pellegrini in visita a San Gerardo. E’ un dato, questo, inconfutabile poiché frutto di un lavoro meticoloso di monitoraggio del flusso, attraverso la registrazione settimanale delle prenotazioni fornitoci dagli albergatori e dai ristoratori sia di Caposele che delle strutture ricettive circostanti che ne traggono anch’esse beneficio dalla visita domenicale al Santo della collina. Questo tipo di informazione è per noi indispensabile per poter predisporre strategicamente ed in maniera efficace un piano traffico adeguato e per poter stabilire preventivamente le effettive unità di operatori, nelle molteplici e diversificate mansioni (a partire dal rafforzamento della vigilanza e del servizio di viabilità), necessarie per offrire un servizio minimamente efficiente nella frazione turistica. Non potendoci rassicurare di altre stagioni climatiche altrettanto eccezionali, riteniamo che sia necessario predisporre delle azioni strategiche e di prospettiva per intercettare le attuali richieste e favorire la scelta della nostra meta turistica quale destinazione di richiamo e, ancor più, di ritorno. Il visitatore di oggi non è più il pellegrino di ieri, ha altre aspettative e biDONATELLA MALANGA 2019 LA SELETECA
299 Antologia Caposelese sogna rispondere a queste attraverso un lavoro ben definito e sinergico tra i soggetti pubblici e privati. Una destinazione che ambisce ad essere turistica deve essere fruibili agevolmente e la ZTL (Zona a Traffico Limitato), il piano traffico, il senso unico, il doppio senso festivo, il servizio navetta, l’area pedonale, la segnaletica verticale ed orizzontale, sono stati pensati e concretizzati per consentire all’ospite di trascorrere delle ore in tranquillità e sicurezza. Dopo aver ascoltato la SS. Messa o dopo aver sistemato il nastro della nascita nella stanza dei fiocchi, permettere alla mamma con il passeggino ed al papà che tiene per mano il bimbo, di passeggiare lungo Corso Sant’Alfonso e per la strada più rilevante del paese, via Santuario, valutando gli acquisti, senza il fastidio ed il pericolo delle auto in transito, è l’accoglienza minima, doverosa da offrire per poter poi anche contare su un loro eventuale ritorno a Materdomini, magari per qualche ora in più e per gustare anche quell’altra prelibatezza letta sul menù. L’etichetta che sponsorizza la matassa, che ogni ristoratore ha esposto all’ingresso della propria attività, è un piccolo escamotage che abbiamo ideato per mettere in vetrina il nostro piatto tipico per eccellenza, per incuriosire il passante ed offrire una notizia immediata sui nostri prodotti agro alimentari tradizionali, poiché chi viaggia è sempre più interessato anche alla tradizione enogastronomica del luogo che visita. Il momento del pellegrinaggio oggi è vissuto sempre di più anche come una occasione di viaggio. All’importante momento devozionale si è aggiunta la richiesta di proposte diversificate, culturali e naturalistiche, un luogo bello, piacevole e preparato all’accoglienza. Il turismo religioso è un settore fondamentale dell’economia locale e deve essere incentivato e sostenuto attraverso la valorizzazione del luogo e la creazione di servizi. I nostri sforzi iniziali e la nostra attenzione sono stati e saranno rivolti in tale direzione per rendere quanto più ospitale e confortevole la località e predisporre e migliorare i servizi idonei all’accoglienza. Nell’ottica di incrementare le presenze con azioni diversificate, anche quest’anno, grazie pure al contributo degli esercenti lungimiranti, abbiamo riproposto la serata d’intrattenimento che precede la prima festività di San Gerardo. All’immagine triste e desolante di Materdomini nel sabato sera della vigilia di San Gerardo di settembre, il villeggiante di quest’anno si è trovato in un’atmosfera di festa insieme ad una folla divertita di passanti, lungo tutto Corso Sant’Alfonso, dove si alternavano gli spettacoli. E’ stato così creato un nuovo appuntamento, quello del Festival degli Artisti di strada, che è nostra volontà fissare, riproporre e ampliare. Così come dobbiamo ampliare le possibilità che ci offre il Centro Fieristico, che abbiamo voluto inaugurare in tempi stretti proprio per iniziare da subito una fase di rodaggio e di esperienza nella gestione della nuova struttura. La scelta di dislocare a Duomo la tradizionale fera, risponde alla necessità di ARMANDO STURCHIO LA SELETECA