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Antologia Caposelese di Nicola Conforti.
Viaggio de La Sorgente verso lidi che ci parlano della vita del paese,
ricchi di fascino e di suggestione

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Published by Seleteca Caposele, 2024-01-05 06:02:47

Antologia Caposelese (2020)

Antologia Caposelese di Nicola Conforti.
Viaggio de La Sorgente verso lidi che ci parlano della vita del paese,
ricchi di fascino e di suggestione

Keywords: Caposele,La sorgente,Nicola Conforti

Antologia Caposelese 100 dra” con gli olii santi, ed un vaso d’argento per l’olio degli infermi. Davanti all’altare maggiore, a motivo delle reliquie quivi conservate, i caposelesi facevano ardere in onore dei santi martiri una lampada ad olio che scendeva dall’arco trionfale che separava il corpo della navata centrale dal coro. Scendendo i gradini dell’altare maggiore e oltrepassata la balaustra, addossato al primo pilastro di sinistra vi era il pulpito di legno intarsiato sul quale, nel maggio 1746, salirà Alfonso Maria de’ Liguori per predicare la Parola di Dio al popolo di Caposele. L’abside della navata laterale di sinistra, andando verso la porta, ospitava l’altare del Santissimo Sacramento. Questo era “di marmo lustro di più colori, cioè bianco torchino, e gialletto connesso con la sua mensa, palliotto e pradella d’uno pezzo nuovamente costrutto in quest’anno 1736”. Sopra l’altare vi era anche “il sacro ciborio di marmo fino di più colori, cioè gialletto, verde antico, pietre di Frangia, ed altro lavorato in Napoli, e posto in opra nell’anno 1730, con por-tellina d’ottone dorata”. In esso vi erano conservate “due pisside d’argento dorate, la più piccola delle quali serve per il sacro viatico all’infermi, ambedue coverte di drappo prezioso”. Sovrastava il ciborio, ovvero la custodia eucaristica, un prezioso baldacchino con frangia. La suddetta cappella era protetta da una artistica inferriata, e dinanzi vi ardeva di continuo la lampada ad olio che indicava al visitatore, allora come oggi, la Presenza del Signore. A motivo della sua importanza, questa cappella aveva il pavimento di “reggiole colorate”. Dinanzi a questo altare molte volte si fermerà, in profonda preghiera ed adorazione, Gerardo Majella allorquando scenderà da Materdomini a Caposele per la “via vecchia” che sbucava presso il ponte, e quindi presso la chiesa madre. Da questa cappella si snodava tutta una serie di altari laterali dedicati alla Madonna dei Sette Dolori, a San Michele Arcangelo, a San Giuseppe e al Santissimo Nome di Dio. gli altari laterali della navata di sinistra erano dedicati, invece, ai Santi Pasquale Baylon e Filippo Neri, all’Immacolata, ai Santi Pietro e Paolo ed a San Rocco. In un angolo della Chiesa vi era, infine, il cappellone dedicato alle Anime del Purgatorio, con le immagini della Madonna, di Sant’Erberto di Conza e di San Gaetano “in un quadro ad olio con icona di legno bene intagliata, e dorata”. La soffitta era di tavole dipinte con in mezzo un quadro raffigurante la Madonna. In questa cappella si riunivano i molti caposelesi che appartenevano alla Congrega dei Morti. Da qui si accedeva alla Sacrestia, nella quale si conservavano, in tre nicchie, le statue a mezzo busto di San Lorenzo (l’attuale statua del Patrono), di Sant’Addone e di San Filippo Neri, che venivano portate in processione il 10 Agosto. Il campanile, infine, era composto “di tre registri, oltre la base, con tre campane, una grande, e due mezzane, e vi si saglie con gradinate di MARIO SISTA LA SELETECA


101 Antologia Caposelese legno; la campana grande fù fatta nell’anno 1509, di nome Laurentina, e le due da pochi anni”. Questa, a grandi linee, era la chiesa madre di Caposele così come l’hanno vista i nostri antenati, nonché San Giovan Giuseppe della Croce, Sant’Alfonso de Liguori e San Gerardo Majella. Di essa, materialmente, non resta nulla: anche la roccia sulla quale si ergevano le sue possenti fondamenta, cantate da Lorenzo e Nicola Santorelli, è stata distrutta, forse dalle forze congiunte delle alluvioni e dei caposelesi. La chiesa, inoltre – e dicendo questo introduciamo il tema del prossimo articolo – era ricca di stoffe, di argenti, di vasi e di paramenti sacri che, tutti insieme, costituivano il patrimonio di San Lorenzo. Se, nonostante le calamità, i paesi vicini hanno conservato nel corso della storia cospicue testimonianze delle cose preziose offerte al proprio patrono, non così purtroppo è stato per Caposele. Contemporaneamente al crollo del 1853 contemporaneamente sparì quasi tutto ciò che di prezioso il popolo, durante i secoli, aveva offerto in dono a San Lorenzo. Ma di quali oggetti era costituito tale patrimonio, e in che numero? Cercheremo di dare una risposta a questo interrogativo illustrando quello che si potrebbe definire, in piccolo, il “Tesoro di San Lorenzo”, frutto della millenaria devozione di un popolo per il suo patrono; violato dal terremoto e dagli uomini. I SOGNI POSSONO DIVENTARE REALTA’ – La Sorgente n. 75 - DICEMBRE 2007 - di Gerardo Monteverde Noi Caposelesi, a mio modesto parere, e leggendo un po’ della nostra storia locale, riusciamo e preferiamo agire individualisticamente o, quanto meno, interagire con poche persone piuttosto che unirci e lavorare insieme, anche quando l’importanza della posta in gioco per il paese è molto alta. I più preferiscono il tanto peggio, tanto meglio, pur di non unirsi per creare la sinergia necessaria al raggiungimento dello scopo. Premessa Esiste una verità che va oltre l’abituale modo di pensare, che travalica ogni senso comune: Caposele non ha mai individuato, tracciato un percorso rigoroso, scaturente da un’analisi precisa e corretta su un possibile sviluppo del proprio territorio, sviluppo che oggi non può prescindere dal fatto di essere sostenibile e armonioso con la bellezza naturale di cui la nostra terra, senza tema di smentita, è provvista. 2007 MARIO SISTA LA SELETECA


Antologia Caposelese 102 Una pianificazione territoriale ed urbanistica ed un’attenta progettazione nell’ottica dello sviluppo sostenibile ed eco-compatibile dovrebbero, invece, venire prima di ogni altra cosa. Capisco che per accingersi a tale compito bisogna essere un pluri esperto, ma il fatto di essermi candidato a guidare le sorti del paese mi incoraggia ad esprimere le mie idee al riguardo e a vivere la mia eventuale esperienza politicoamministrativa al meglio, mettendo a disposizione impegno e passione. Le mie idee, certamente, non difetteranno di constatazioni ed attenta lettura del territorio perché al di là di ogni credo politico, un figlio motivato e legato al proprio paese, preoccupato ed impegnato a dare un diverso futuro alle prossime generazioni non deve tralasciare di cogliere questa verità, di guardare oltre i propri limiti. Chi si propone alla popolazione per dirigere le sorti del proprio Comune, oggi, più che mai, deve individuare ed iniziare a mettere in campo tutto quello che è necessario per raggiungere l’obiettivo. Bisogna mettere da parte barriere preconcette, privilegiando i contenuti, deve far sentire la propria voce per dire che è possibile un mondo diverso, un mondo fatto di nuovi orizzonti e nuove prospettive. L’obiettivo non solo deve essere individuato da un progetto che preveda le fasi della sua realizzazione, ma deve passare attraverso un rapido ricambio di mentalità affinché possa essere acquisito e fatto proprio dall’intera comunità dei Caposelesi. (Scelte univoche e condivise, supportate dall’impegno dell’associazionismo e del consorzismo, sono fondamentali in questo senso). Progetti ambiziosi hanno bisogno di grossi sforzi che possono essere esercitati solo con l’unità d’intenti. Noi Caposelesi, a mio modesto parere, e leggendo un po’ della nostra storia locale, riusciamo e preferiamo agire individualisticamente o, quanto meno, interagire con poche persone piuttosto che unirci e lavorare insieme, anche quando l’importanza della posta in gioco per il paese è molto alta. I più preferiscono il tanto peggio, tanto meglio, pur di non unirsi per creare la sinergia necessaria al raggiungimento dello scopo. Se pensassimo, invece, di essere ognuno di noi, tanti fili colorati e ci mettessimo insieme, formeremmo certamente il tessuto meraviglioso di una nuova realtà e daremmo l’addio a quella ipocrisia sottile che serve solo a giustificare il proprio tornaconto. Idee guida Il tema che sto cercando di sviluppare è un argomento essenziale, che coinvolge i Caposelesi di oggi quanto quelli di domani. Non dobbiamo rassegnarci a vedere un paese che, senza occasioni di lavoro, si spopola o rimane abitato da soli vecchi, come purtroppo già succede in altre realtà vicine alla nostra. Ogni sforzo deve essere fatto per ritrovare una dimensione nella globalizzazione e fare del territorio una vetrina delle proprie risorse e potenzialità senza rassegnarci a GERARDO MONTEVERDE LA SELETECA


103 Antologia Caposelese delegare ad altri la risoluzione di queste importanti e risolutive problematiche. So che lavorare sulla mentalità e sulle coscienze degli uomini è cosa difficile, ma non proibitiva e per questo bisogna tentare. Bisogna accrescere in ognuno di noi il radicamento al paese facendo un’ operazione culturale che arricchisca il senso di appartenenza, che recuperi la memoria dentro la comunità; la conoscenza della nostra storia deve alimentare l’orgoglio di appartenere a questa bellissima terra. E’ attraverso la conoscenza che si può superare la tentazione della diffidenza e far maturare una solidarietà nuova, consapevole e motivata. Ed è sulla proposta di identità, valori e progetti che si può basare la ripresa culturale e socio-economica di una intera comunità. Fino ad adesso è vero che i vari terremoti hanno rovinato i segni concreti della nostra storia, ma a volte quello che non ha fatto la forza della natura l’ha fatto l’uomo. Oggi, siamo poverissimi anche dal punto di vista delle testimonianze del nostro passato. Con l’ultimo terremoto siamo stati tanto incoscienti da portare bellissimi portali in pietra nella discarica, perdendo con essi anche parte della nostra storia. Ed è difficile far capire alle nuove generazioni l’importanza del concetto di comunità o come sia possibile mettere insieme le radici e il futuro. Leggevo : “le testimonianze del passato danno la consapevolezza della necessità di evolvere navigando nel futuro della comunità di appartenenza”. In questi giorni, pensando a questo, è cresciuto in me il rammarico (senza voler esprimere giudizi col senno di poi) che se qualcuno o qualche Amministrazione Comunale, prima del sisma dell’ottanta, avesse, per esempio, considerato l’ipotesi di una ristrutturazione del castello con destinazione pubblica, oggi avremmo potuto godere della vista del manufatto le cui pietre avrebbero potuto ancora parlare a chi ha occhi per leggere la storia. Alla luce di quanto sopra ricordato un forte plauso deve essere in verità, riservato a quel gruppo di Caposelesi che si sono costituiti per far conoscere le tradizioni contadine dei nostri avi ed in particolar modo le varie espressioni di canto, suono e ballo ( tarantella, batticulo) che hanno accompagnato la dura vita quotidiana delle passate generazioni. E’ un’operazione questa che va incoraggiata e finanziata perché parla ai nostri giovani, e non solo, delle nostre radici di cui dobbiamo essere fieri. Bisogna sempre ricordare che per capire dove andare dobbiamo sapere da dove veniamo. Il recupero dell’importanza della comunità tra tradizione e memoria fa da apripista ad un altro valido discorso, quello della filiera della ruralità, orientata alla salvaguardia paesaggistica, al recupero degli antichi mestieri, alla valorizzazione dei prodotti tipici, attraverso la conoscenza di quella che era la semplice e naturale alimentazione di una volta. Lo scopo sarà quello di creare una diversificazione di offerte sul territorio per GERARDO MONTEVERDE LA SELETECA


Antologia Caposelese 104 farne un pacchetto da divulgare, per costruire le basi per fare sistema sul territorio ed avviare un piano di promozione turistico-culturale attraverso laboratori di mestieri, proiezione di filmati, recupero dei costumi, degustazione di prodotti tipici e quant’altro. Per questo progetto nessuno può permettersi il lusso di delegare; vitale è la partecipazione perché partecipando si può dare il proprio fattivo contributo umano e culturale. Non bisogna sciupare, quindi, la ricchezza ideologica trasmessa dai nostri avi. Essa ci darà forte energia interiore per affrontare le sfde del futuro. Lettura del territorio Il territorio di Caposele si estende per una cinquantina di chilometri quadrati con un andamento orografico prettamente collinare e con la presenza di numerose fonti di acqua. Non a caso parte del territorio di Caposele è stato incluso nel parco regionale dei monti Picentini, ciò a testimonianza della esclusiva bellezza naturale dei nostri luoghi, che nulla hanno da invidiare a tanti altri più rinomati e visitati da turisti. Zone più alte sono state, in gran parte, utilizzate a pascolo mentre quelle più a valle hanno trovato la loro vocazione in seminativo, viticoltura, olivicoltura. Anche alberi da frutta, quali fichi, ciliegi, peschi, meli, peri, susini ed altro hanno caratterizzato la produzione agricola del nostro territorio. E’ grazie alla produzione dei vari frutti che molti Caposelesi in passato, e ancora oggi, vanno vendendo i loro prodotti nei paesi in cui era ed è ancora assente una simile produzione. Questo quadro produttivo e socio-economico è stato, prima degli anni ottanta, sempre assecondato e mai nessuno ha cercato di guidarlo verso nuove e più consone sfide. L’agricoltura, vista la estrema parcellizzazione dei fondi, si è quasi sempre caratterizzata per garantire il sostentamento delle famiglie , grazie ai prodotti ricavati dalla terra. Oggi si registra un abbandono graduale della terra coltivabile, sicché sempre più numerosi sono i campi che restano incolti. I giovani, non potendo trarre un reddito sufficiente per vivere dalla lavorazione dei loro campi, sono costretti, in mancanza di altre opportunità, ad allontanarsi dal paese natio. Bisogna allora puntare a creare un efficace sistema di opportunità formative e di qualificazione delle persone, mirato ad un costante innalzamento della qualità dei prodotti selezionati per assicurare opportunità lavorative alle nuove generazioni. Altra ricchezza, secondo me non ancora sufficientemente assecondata e sviluppata, è il turismo religioso presente a Materdomini. Tale fenomeno, molte volte in passato visto come una sgradevole intrusione di gente sul nostro territorio che si continuava a ritenere, a torto, territorio puraGERARDO MONTEVERDE LA SELETECA


105 Antologia Caposelese mente agricolo, è stato lasciato a se stesso ed alla sola volontà e forza economica dei Padri Redentoristi. II processo, compreso quello urbanistico della frazione, andava guidato da mani esperte, secondo un progetto di più ampio respiro. La sfida Credo che oggi un’Amministrazione lungimirante non può non fare una accurata analisi del nostro sistema socio-economico e non accettare la sfida che ne deriva. La posta in gioco è così grande ed importante che non ci si può nemmeno permettere il lusso di peccare per omissione o per sottovalutazione della situazione. Sono in gioco le sorti delle future generazioni Caposelesi e del destino stesso di Caposele . Tutte le menti devono partecipare alla preparazione ed alla realizzazione di un’idea che dovrà portarci fuori delle secche delle mancate opportunità di lavoro che oggi affliggono tanti giovani e meno giovani. Tutti i cittadini devono sentirsi parte attiva della Casa Comunale, centro propulsore di ogni attività amministrativa. Politica ambientale e territorio Al di là del fatto che il rispetto dell’ambiente più che predicato va praticato, propedeutica al progetto, che è del tutto un progetto basato sulle potenzialità turistiche di Caposele, deve essere una sana e corretta politica ambientale .In passato il territorio ha subito, anche per l’assenza di un piano regolatore generale, delle mortificazioni antropiche che oggi si fa fatica a risanare, dove è ancora possibile farlo. Però, se non si fa questo, si condanna Caposele a restare senza un progetto anche nei prossimi anni con tutte le conseguenze negative che oggi riusciamo a intravedere. Le azioni da intraprendere dovranno, perciò, essere rivolte al miglioramento della qualità dell’ambiente naturale e di quello urbanizzato ultimando quanto già posto in essere per la messa in sicurezza del territorio comunale, promovendo la salvaguardia e la valorizzazione delle fonti di acque locali e dei luoghi di ristoro, la difesa dei beni comuni, la riprogrammazione dei servizi e delle politiche sociali. Progetto L’idea parte da una situazione di fatto consolidata: il grosso flusso turistico di tipo religioso presente, ogni anno, al Santuario di S. Gerardo. Come è possibile che delle centinaia di migliaia di persone presenti a Materdomini nessuna viene richiamata a visitare Caposele con le sue ricchezze naturalistiche?. La risposta va ritrovata nell’assenza di attrattori turistici valorizzati, mancanza di servizi adeguati, di strutture di accoglienza e mezzi di collegamento. La traccia da seguire è oltremodo evidente : le sorgenti, il fiume, le attività dell’uomo con la forza dell’ acqua . A questo deve essere aggiunto un elevato standard della qualità della vita, rispettoso e a contatto con la natura. Su tale operazione gli amministratori comunali degli ultimi anni hanno iniziato a lavorare con fatica grazie a tale impegno, oggi, si sta concretizzando l’idea di un parco fluGERARDO MONTEVERDE LA SELETECA


Antologia Caposelese 106 viale all’interno del quale è situata anche una scuola-museo delle acque. Non c’è bisogno dell’occhio dell’esperto per accorgersi della bellezza di tali opere e delle potenzialità che esse offrono. Spettacolo unico da ammirare nella forra del Tredogge è lo zampillar dell’acqua tra le fessure della roccia calcarea, stesso spettacolo, chiaramente molto più abbondante, che le sorgenti del Sele in passato offrivano ai nostri compaesani alla fine dell’ottocento. Per il futuro occorre mettere in progetto un ampliamento di tale parco estendendolo lungo il torrente S. Vito-Palmenta e verso il corso del fiume a valle del campo sportivo . Andrebbe completata la battaglia combattuta con l’AQP; in verità dovremo incalzare i politici della nostra Regione anche per la realizzazione delle opere di messa in sicurezza delle stesse per renderle visitabili . Al momento si potrebbero piazzare delle telecamere nei cunicoli di captazione per riportare il sonoro e l’immagine nel museo delle acque o nella gualchiera ad acqua da realizzarsi lungo il fiume e di cui il Comune ha già redatto il progetto esecutivo. Altra opera da attivare sarebbe un mulino ad acqua per dare ai visitatori un parziale quadro di quelle, che in passato, furono le attività produttive di Caposele, allorquando la forza sprigionata dalle acque, muovendo tante ruote, permetteva la macinatura del grano e delle olive e la battitura dei panni. Sempre nel rispetto dell’ambiente, essenziale dovrebbe essere la valorizzazione del primo tratto del fiume Sele. Nell’area delle “Scuole Norvegesi” potrebbe essere esplorata la fattibilità tecnico-economica di realizzare un grosso acquario per rettili e pesci di acqua dolce che potrebbe risultare un altro forte attrattore turistico. Anche la montagna ed il bosco andrebbero rivalutati con attrezzature, percorsi vitae e piste per trekking o per andare a cavallo, e sfruttati per i loro prodotti. Tutti gli spazi pubblici devono essere arricchiti con arredi e caratterizzati da opere eseguite da artisti di chiara fama nazionale e/o internazionale per diventare luoghi di attrazione e di sviluppo. Non si dovrà, comunque, dimenticare il recupero del centro storico e delle periferie sempre più abbandonate a se stesse e alla solitudine. Bisognerà, altresì, rimettere in sesto un nuovo e vivo discorso legato alla politica giovanile, creando e/o adeguando infrastrutture e punti di aggregazione. Coloro che guideranno tale processo dovranno incentivare tutti a tenere pulito il paese ed il territorio anche con politiche di co-fnanziamento per alcuni interventi ( tipo un piano colori per rendere gradevole nell’insieme il panorama di tutto il paese e un piano verde attrezzato). Materdomini, dicevo, ha il suo grande attrattore che è la figura di S. Gerardo, ma anch’ essa ha bisogno di qualificare e migliorare l’accoglienza dei pellegrini. La qualificazione urbanistica di via Santuario, della via Nazionale e dello spazio davanti all’attuale sede del liceo, oltre alla qualificazione degli spazi con opere valide artisticamente, dovrebbe prevedere un’idonea area commerciale ben inserita anche dal punto di vista ambientale. Per evitare l’intasamento in alcune giornate dell’anno, andrebbero costruiti, GERARDO MONTEVERDE LA SELETECA


107 Antologia Caposelese all’uscita della super strada, un ampio parcheggio ed un anello stradario tramite la via Serro Della grotta per far scendere i pellegrini all’altezza della piazzetta Caselle con ritorno del bus vuoto al parcheggio. gli sforzi maggiori devono, comunque, portare soprattutto alla trasformazione di un turismo mordi e fuggi in un turismo stanziale e all’inserimento del centro urbano nel circuito delle visite e del soggiorno perché la ricaduta economica sia avvertita anche dagli operatori a valle. Politiche e strutture turistiche Nel tempo sono state realizzate varie strutture ricettive nella frazione di Materdomini sicchè oggi abbiamo la presenza di centinaia di posti letto negli alberghi e più di un migliaio di posti nelle sale dei vari ristoranti e trattorie. Caposele centro dovrebbe attrezzarsi con piccole osterie, con country house, con negozi di prodotti tipici per intercettare le nuove e diverse forme di turismo. A tale vocazione potrebbero essere dedicate, tra l’altro, le cantine di Catapano, cui sarebbe di enorme vantaggio l’apertura al pubblico della zona a verde ultimamente recintata dall’AQP. Per la riuscita di tali interventi dovrebbe, prima di ogni cosa, essere vinta l’ostilità ingiustificata a consorziarsi nelle varie attività. I tentativi finora fatti con gli operatori turistici purtroppo non hanno dato grossi risultati, per quanto si sia insistito sul fatto che , vista la piccola entità del nostro territorio, è vitale consorziarsi per competere da ogni punto di vista con altre realtà che, pur meno dotate, riescono ad intercettare grossi flussi turistici. Dobbiamo riuscire a scrollarci di dosso questa atavica mentalità che ci penalizza fortemente e che , se perdura, non ci permetterà alcun decollo, anzi impedirà ad ogni progetto di concretizzarsi. Abbiamo la necessità, oltre all’esigenza, di essere capaci di trasformare i nostri prodotti agricoli per immetterli su un mercato che è presente sul nostro territorio. Non si può accettare che la quasi totalità del venduto oggi arrivi da fuori, quando, organizzandosi, può essere prodotta in loco, migliorando di molto la qualità e creando occupazione e sviluppo in tutti i settori. Bisogna mirare a consorzi con le giuste figure professionali e che, supportati anche dagli enti pubblici, possano mettere in moto un’ agricoltura di prodotti da trasformare e/o confezionare . All’uopo, una accorta politica delle acque con creazione di microinvasi può dare la possibilità nelle aree fertili e a vocazione di un prodotto di essere irrigate per una produzione di qualità. Stimolata deve essere, anche, la creatività dei giovani con aiuti e supporti per la produzione di oggetti artigianali e tipici del posto, cose sempre più ricercate in un mondo globalizzato. Anche la nascita di gruppi folkloristici e culturali che ci radicano nel passato sono necessari e coadiuvanti alla riuscita del progetto. Obiettivi Se si riesce, nel tempo, a crescere e a concretizzare gli sforzi così programmati , riusciremo a creare occupazione e benessere sostenibile per tutti, dando certezze per il futuro ai nostri giovani. Questi ultimi devono essere gli attori GERARDO MONTEVERDE LA SELETECA


Antologia Caposelese 108 principali di tale operazione a breve e medio termine. Se impegnati, essi sapranno mettere in campo capacità, inventiva e progettualità finora tenute nascoste per mancanza di fiducia nelle istituzioni che, purtroppo, sono state a loro poco vicine. Mezzi e Risorse Ogni buon progetto se non prevede il reperimento delle risorse necessarie è inattuabile, resta carta straccia. Volendo fare affdamento sulle sole casse comunali significa continuare a fare solo teoria. Infatti ,come tutti sanno ,le entrate comunali riescono a mala pena a far fronte alle spese correnti e a coprire parzialmente i costi di quei servizi indispensabili per una comunità. L’ avere, invece, un buon progetto può aprire le porte dei finanziamenti europei e regionali . - Bisogna pur riconoscere che con la presenza del Commissario prefettizio e l’assenza di una volontà politica si è bloccata tanto la progettazione che la programmazione di qualsiasi cosa e si è già in ritardo per sfruttare appieno le occasioni e i finanziamenti offerti dal POR 2007-2013.Tutto questo potrebbe costituire l’occasione mancata, e che purtroppo non si ripeterà più, per la crescita economica del nostro paese; il danno sarebbe incalcolabile perché ricadrebbe su tutti noi-Altra forma di finanziamento può essere la piena attuazione della convenzione del 1997 siglata tra il Comune di Caposele e l’Acquedotto Pugliese; in particolare per quel che concerne le spese per la sistemazione della piazza Sanità ed altro le cui somme potrebbero essere destinate a concorrere ad altri progetti. Un’entrata a cui va data la dovuta attenzione e la dovuta azione di lotta è il ristoro della risorsa o delle mancate opportunità per il trasferimento delle sorgenti della Sanità alla regione Puglia. Riconoscere a Caposele il danno delle mancate potenzialità che essa avrebbe avuto , se non fossero state chiuse le acque delle sorgenti della Sanità, galleria Pavoncelli, potenzialità di enorme portata per lo sviluppo industriale, agricolo, paesaggistico e turistico, è di una evidenza estrema, per cui occorre richiedere il ristoro con forza , lottando anche contro le istituzioni e contro chi, senza fare grossi sforzi mentali, continua a trincerarsi dicendo che le acque sono demaniali (bella scoperta che Caposele e i Caposelesi hanno fatto ed accettato dal lontano 1905).L’acqua è un bene comune che va condiviso, ma il territorio ,vincolato e privato,, che offre tale risorsa va ristorato e va risanato idrogeologicamente per la salvaguardia di tale ricchezza .già nel lontano 1903 , nella sentenza della Corte di Appello di Napoli, veniva riconosciuta la servitù prediale a favore del nostro Comune. Bene, dunque , ha fatto la legislatura in questi ultimi anni a riconoscere e il ristoro dell’ambiente e quello della risorsa o delle mancate opportunità. Malgrado tale riconoscimento la nostra classe politica fa fatica a digerire tali concetti. Le amministrazioni Arcobaleno hanno lottato strenuamente per questo, facendolo inserire nell’accordo di programma che attualmente è sul tavolo dei ministri GERARDO MONTEVERDE LA SELETECA


109 Antologia Caposelese delle infrastrutture e dell’ambiente a Roma .L’accordo prevede che la quota del ristoro della risorsa va riconosciuta al territorio in cui avviene la captazione. Da quel che si sa, la proposta della Regione Puglia, disponibile a riconoscere una quota pari a 0.5 centesimi a metro cubo, si tradurrebbe per le casse comunali in un introito che va ben oltre i seicentomila euro annui, a patto che ci si accontenti. Conclusioni Le proposte fin qui avanzate rispecchiano solo alcuni aspetti del nutrito programma che andrebbe messo in campo dalla prossima Amministrazione. Considerata la perdurante marginalità del nostro territorio rispetto alle grandi scelte di sviluppo , certo non possiamo aspirare all’impossibile, ma questo non ci impedisce di impegnarci per interventi mirati e fattibili. Bisogna pur riconoscere che la misura di ciò che finora si è fatto non è dipesa tanto dalle singole scelte adottate, quanto da un consolidato clima di fiducia ,collaborazione e partecipazione che ancora non si respira a pieno. Per prima cosa, allora, occorre ricucire il tessuto della partecipazione e della condivisione delle scelte, a cominciare dai temi del bilancio e dell’urbanistica partecipata. L’invito è rivolto soprattutto a quanti hanno a cuore le sorti di Caposele e ,indipendentemente dalle appartenenze politiche, vogliono far sentire la propria voce ,attivarsi per la realizzazione dei progetti, la rivitalizzazione del patrimonio edilizio ,l’armonico sviluppo sociale e culturale. Tanti fi li colorati formano il tessuto meraviglioso della vita. E Caposele deve tornare a vivere. “ Mi hanno detto che bastano poche gocce per far crescere un fiore nel deserto ed io ci credo” Auguri natalizi Per quanto mi è dato di sapere, questo articolo uscirà nell’imminenza delle feste natalizie per cui sento forte il sentimento di comunicare a voi tutti ed ai compaesani all’estero un messaggio di pace e speranza. Trascorriamo un santo Natale facendo pulsare il nostro cuore, racchiudiamo in esso le nostre povertà e le nostre speranze perché col suo calore possa trasformarle in ricchezze e certezze. Tale operazione riesce solo accettando il Bambino che nasce nella mangiatoia per amor nostro. Godete delle cose materiali nella giusta misura senza scordarvi che il superfluo può essere cosa vitale per altri esseri umani meno fortunati. Che il Signore Gesù ci benedica a conclusione delle nostre fatiche affrontate nell’anno che va via , ci protegga e ci fortifichi per le realtà che ciascuno di noi dovrà vivere nell’anno che entra, quando i sogni possono diventare realtà con il concorso di tutti. GERARDO MONTEVERDE LA SELETECA


Antologia Caposelese 110 LE SORGENTI: LA NOSTRA IDENTITA’, LA NOSTRA RICCHEZZA – dicembre 2007 – La Sorgente n. 75C di Pasquale Farina – Sindaco 11 “furto delle Acque” ha ucciso quel piccolo paese industrializzato degli inizi del 900 quando le sue industrie erano mosse dall’acqua e portavano ricchezza e benessere a Caposele, siamo anche d’accordo che l’acqua deve servire per scopi più nobili, ed è un bene di tutti; ma un territorio l’Irpinia su cui si regge l’approvvigionamento idrico in Puglia, non può sopportare che quando si bandiscono concorsi in Puglia o addirittura in Irpinia per i posti comuni: manutentori, fontanieri, operai comuni; e per specializzati: esperto chimico, biologo ecc… è richiesta la residenza nelle province pugliesi, noi questo non possiamo tollerarlo. Questo è il primo di una serie di incontri con la popolazione che ci proponiamo di organizzare, in preparazione di una campagna elettorale che si presenta lunga e credo serena, ma come si dice chi ha tempo non aspetti tempo. Abbiamo voluto partire dalla questione delle acque che a Caposele è una questione fondamentale, perché essa si incontra e talvolta si scontra con quel colosso europeo che è l’Acquedotto Pugliese. La nostra storia è segnata da questo Acquedotto e spesso ci ha visti soccombenti, almeno in un’epoca in cui i comuni non avevano l’importanza che hanno oggi. Oggi che i comuni hanno voce in capitolo perché soggetti costituzionalmente riconosciuti con prerogative un tempo impensabili, credo che debba cambiare anche l’atteggiamento dell’Acquedotto Pugliese nei nostri confronti e il nostro verso l’Acquedotto Pugliese. Per intanto chiediamo il rispetto delle convenzioni stipulate nel 1970 e nel 1977, con annesse tutte le opere previste. In verità c’è molto più apprezzamento per quella del 1970, stipulata allora con la collaborazione della minoranza e maggioranza, che misero da parte rancori politici e interessi di partito per pensare soltanto a quello che dovrebbe essere l’interesse di chi amministra cioè il bene del proprio paese. I due partiti erano DC e PCI i cui eredi oggi sono nella coalizione del centro sinistra, che è parte integrante della lista “Caposele nel cuore”. In quella convenzione inoltre non c’era limitazione all’uso dell’acqua per scopi civili, produttivi, turistici ed economici; cosa che invece non appare nella convenzione del 1997, anche se in cambio c’erano promesse di opere mai realizzate; inoltre, e non è cosa da poco, in quest’ultima è prevista l’installazione dei contatori a partire dalle zone rurali per poi arrivare all’installazione degli stessi nel centro urbano, e già soltanto questo meriterebbe un altro incontro con tutti voi, perché su questo problema già in passato ci sono stati scontri. Ma non è solo sulle convenzioni che noi questa sera ci vogliamo soffermare, 2007 LA SELETECA


111 Antologia Caposelese perché ci sembra molto riduttivo. Noi vogliamo invece recriminare e chiedere assicurazioni al governo, Regione e AQP su questioni molto più delicate che riguardano: 1) Sostenibilità ambientale 2) Sicurezza del territorio e delle risorse idriche 3) Sostegno dell’AQP allo sviluppo del territorio 4) E ultimo, Compartecipazione economica agli utili di una spa che non è più un ente autonomo. Punto numero uno: Sostenibilità Ambientale L’AQP deve assicurare il rilascio in alveo e in modo costante del quantitativo di acqua fissato dalla legge per non far morire il Sele, cosa che si sta verificando ovunque l’AQP gestisce fonti di prelievo. L’AQP non deve dimenticare che Caposele fa parte sia del Parco dei Monti Picentini che di quello del Sele, e un parco senza acqua non è un parco. Punto numero due: Sicurezza del Territorio e delle risorse idriche 10 so che qualche amministratore uscente è dispiaciuto che il tribunale delle acque ha bocciato la Pavoncelli bis per mancanza della valutazione sull’impatto ambientale. Noi invece notiamo con piacere che tutto sommato L’AQP non è più quel mostro a cui tutto è permesso e tutto è concesso, ed inoltre non vogliamo correre il rischio di un disastro ambientale cosa che si provocò, sempre per la Pavoncelli bis, nel 1992, quando si tranciarono le sorgenti del Sele. In ogni caso quando si realizzerà la Pavoncelli bis nella galleria non deve scorrere un litro in più di quello concesso per legge. Comunque, qualunque nuova o vecchia concessione accordata da regione o dallo stato (accordo di programma) deve garantire per Caposele sicurezza del territorio e delle risorse idriche. Questo vuol dire: 1) Che un territorio mangiato dalle frane necessita di interventi idrogeologici non solo a tutela dei centri abitati ma anche delle stesse sorgenti, che per la loro delicatezza e negli stessi interessi dell’AQP non possono essere aggredite da frane. 2) Se l’AQP preleva gli enormi quantitativi che preleva deve rendersi garante di piani di forestazione annuali a tutela della riproducibilità delle acque. Punto numero tre: Sostegno dell’AQP allo sviluppo del territorio E qui apriamo un capitolo doloroso. 11 “furto delle Acque” ha ucciso quel piccolo paese industrializzato degli inizi del 900 quando le sue industrie erano mosse dall’acqua e portavano ricchezza e benessere a Caposele, siamo anche d’accordo che l’acqua deve servire per scopi più nobili, ed è un bene di tutti; ma un territorio l’Irpinia su cui si regge l’approvvigionamento idrico in Puglia, non può sopportare che quando si bandiscono concorsi in Puglia o addirittura in Irpinia per i posti comuni: PASQUALE FARINA LA SELETECA


Antologia Caposelese 112 manutentori, fontanieri, operai comuni; e per specializzati: esperto chimico, biologo ecc… è richiesta la residenza nelle province pugliesi, noi questo non possiamo tollerarlo. Noi invece diciamo che a ristoro del danno arrecato, requisito di ammissione a questi concorsi dovrebbe essere la residenza in Irpinia, e in particolar modo la residenza dovrebbe essere a Caposele. Ma questo è il meno. L’AQP società per azioni, dal momento che non è più un ente autonomo deve ripensare i suoi rapporti con Caposele. 1) Mi chiedo e vi chiedo, ha senso o non ha senso che l’ufficio geologico stia a Bari invece che stare dove deve stare cioè in Irpinia? 2) Mi chiedo e vi chiedo, ha senso o non ha senso che il laboratorio di analisi chimico fisiche e batteriologiche sul prelievo alla sorgente deve stare a Bari invece che stare dove deve stare cioè dove c’è la sorgente? 3) Mi chiedo e vi chiedo il Reparto Operativo ha più senso tenerlo a Calitri o dove ha inizio L’Acquedotto Pugliese, cioè a Caposele? Punto numero quattro: Compartecipazione economica agli utili. Se per la Lucania sono stati previsti indennizzi annuali a ristoro per le acque sottratte a un territorio, lo stesso trattamento dovrebbe essere previsto anche per i comuni Irpini. Come vedete c’è tanto da approfondire nei prossimi mesi in un confronto con le varie autorità e istituzioni ed anche con la popolazione, non certamente con qualche amministratore uscente, che come abbiamo anche avuto modo di sentire nell’intervento preciso e professionale dell’ex presidente dell’ATO, on. Pasquale Giuditta, tutto ha a cuore, eccetto l’interesse dei caposelesi sulla questione delle acque e questo a riprova di quanto noi già pensavamo da tempo. A parte questo e avviandomi alla conclusione, io ritengo che il prossimo programma elettorale noi dobbiamo scriverlo alla luce del sole attraverso questi incontri in cui uniamo partecipazione popolare e contributi specialistici di persone che credono nelle istituzioni e si adoperano per il bene della gente, per il lavoro e per il progresso del paese, i quali tutti insieme scommettono su un punto e cioè che anche un piccolo comune che ha grandi risorse da difendere e da valorizzare, se sa muoversi e sa muoversi bene, è in grado di fare gli interessi di una comunità che attende fiduciosa. PASQUALE FARINA LA SELETECA


113 Antologia Caposelese EDITORIALE – La sorgente n. 77 -Agosto 2008 - Nicola Conforti I n questo numero La Sorgente registra una serie di importanti avvenimenti destinati ad essere ricordati nel tempo: primo fra tutti, l’inaugurazione della Chiesa Madre che, finalmente ricostruita, sarà riaperta al culto nei prossimi giorni. All’inaugurazione che avverrà il giorno 9 agosto interverranno oltre al Vescovo, numerose altre importanti personalità del mondo civile e religioso. Don Vincenzo può dire di aver vinto definitivamente la sua battaglia. Bisogna dargliene atto. Ha resistito contro tutte le avversità. E sono state tante e di non poco conto: dai problemi creati dalla Soprintendenza a quelli ancora più gravi dovuti ad imprese di poco scrupolo, a quelli, infine, di carattere economico per finanziamenti che stentavano ad arrivare. La nuova Chiesa, interessante sotto l’aspetto architettonico oltre che strutturale, progettata dall’ing. Vittorio Gigliotti con calcoli statici del prof. Luigi Adriani, Ordinario di Scienza delle Costruzioni dell’Università di Napoli, costituisce per la sua importanza, un punto di richiamo non solo religioso ma anche turistico. Rivedere la Chiesa di San Lorenzo, ricostruita sia pure “dov’era e non com’era” ci appare oggi come un miracolo. Degli altri avvenimenti, daremo conto nelle pagine interne. Si tratta di argomenti molto significativi che hanno coinvolto la partecipazione dell’intera popolazione caposelese a partire dalla vittoria elettorale della lista “Caposele nel cuore”, dai successi del Centro Nuoto Caposele che ha primeggiato in campo nazionale per finire alle squadre di calcio locale che hanno raggiunto risultati ragguardevoli in tutta l’Irpinia. 2008 EDITORIALE LA SELETECA


Antologia Caposelese 114 LA NUOVA FRONTIERA SI CHIAMA CULTURA di Antonio Ruglio – La Sorgente n.77 -Agosto 2008 – Dall’incontro con Dacia Maraini “abbiamo deciso di partire per un viaggio avventuroso ma ricco di prospettive. Abbiamo immaginato che una presenza del genere potesse essere la prima di una lunga serie e che proprio queste presenze potessero fungere da volano per un progetto ben più ampio e articolato. Cioè legarle al nostro territorio, renderle partecipi della nostra storia, della nostra identità e con il loro aiuto pensare a una vera e propria rinascita”. Se c’è un motivo, tra i tanti, per il quale è utile e importante investire in cultura esso è sicuramente legato al concetto di sviluppo, di crescita, di ricchezza. Il riferimento non è solo alla crescita formativa e alla maturazione delle coscienze individuale e collettiva ma anche allo sviluppo e alla produzione di ricchezza in senso stretto. Fino a qualche anno fa pochi credevano che la cultura potesse diventare un fenomeno di massa senza perdere il suo carattere elitario e ancor meno erano quelli disposti a credere che i due aspetti, apparentemente antitetici, potessero tranquillamente coesistere. La smentita, clamorosa, è arrivata puntuale e inesorabile. Molte realtà, anche piccole, hanno capito che per rilanciarsi non sarebbe stato sufficiente una mera operazione di lifting senza una sostanziale riscoperta della propria storia e della propria identità. Ciascuna comunità, tra quelle che ci hanno provato seriamente, ha avuto il coraggio di mettersi davanti allo specchio e domandarsi – Chi siamo e dove andiamo. Ma non solo. Ha fatto mente locale e dopo aver individuato la propria vocazione ha pensato di investire su di essa ingenti risorse con risultati più che soddisfacenti. E’ così che si programma e si scommette sul proprio futuro. Quando abbiamo immaginato la nostra Associazione, “Sorgenti di Sapere”, abbiamo provato a ragionare in questi termini. Nel nostro piccolo abbiamo deciso di provarci. Abbiamo chiesto aiuto alla nostra risorsa più forte e autentica, i ragazzi, ricevendone un sostegno convinto ed immediato. Grazie a loro Dacia Maraini ha potuto conoscere un piccolo pezzo di mondo per lei completamente nuovo e Caposele ha potuto confrontarsi con una delle figure più prestigiose del panorama culturale internazionale. Da quell’incontro tutti noi abbiamo deciso di partire per un viaggio avventuroso ma ricco di prospettive. Abbiamo immaginato che una presenza del genere potesse essere la prima di una lunga serie e che proprio queste presenze potessero fungere da volano per un progetto ben più ampio e articolato. Cioè legarle al nostro territorio, renderle partecipi della nostra storia, della 2008 LA SELETECA


115 Antologia Caposelese nostra identità e con il loro aiuto pensare a una vera e propria rinascita. Dopo Dacia Maraini è stata la volta di Paola Gassman, lo scorso 30 di aprile, e l’emozione è stata forte allo stesso modo perché eravamo consapevoli di entrare in un mondo, quello del teatro, affascinante e misterioso al tempo stesso ma pur sempre riconoscibile per il suo essere riservato a pochi. Pur sapendolo, non ce ne siamo preoccupati anche perché un’Associazione culturale seria non può porsi alcun limite e deve andare a scandagliare anche laddove sarebbe rischioso spingersi. L’abbiamo fatto, siamo andati avanti e non possiamo che esserne soddisfatti. Abbiamo scoperto un personaggio, Paola Gassman appunto, che al di fuori del solito cliché che la vuole altera e diffidente per il solo fatto di essere attrice di teatro nonché figlia del mattatore il grande Vittorio Gassman, si è dimostrata persona generosa, disponibile e sensibile, conquistando tutti nessuno escluso. Questo a conferma di quanto bugiardi possano essere i luoghi comuni. Con il passare dei mesi ci stiamo sempre più convincendo che tutto è possibile e che anche personaggi di questo calibro possono trovare molto stimolante una permanenza ancorché breve nelle nostre zone arrivando al punto di condividerne le abitudini finanche le speranze. In quest’ottica, riteniamo fondamentale il coinvolgimento della gente. Per questo, la nostra Associazione ha voluto aprirsi all’esterno seguendo una duplice direttrice. Favorire le adesioni individuali e coinvolgere sponsor privati che siano capaci e disponibili a cogliere l’originalità della proposta. Le adesioni sono già arrivate e al gruppo storico si sono unite molte persone motivate e partecipi. Nel prossimo mese di agosto è prevista un’Assemblea dei potenziali soci per dare un assetto organizzativo definitivo all’Associazione. Per quanto riguarda invece, le sponsorizzazioni siamo fortemente impegnati nello spiegare ai titolari di imprese turistiche e di attività produttive in genere l’importanza di questo tipo di investimento con la possibilità, attraverso la collaborazione con Enti istituzionali e Associazioni, di produrre ricchezza e migliorare la qualità della vita. Attraverso la creazione di veri e propri pacchetti turistici da far circolare in rete grazie ad internet sarà possibile vedere nelle nostre strade turisti consapevoli di aver scelto una vacanza rilassante in un contesto ambientale sano ed incontaminato. Ma l’Associazione non può perdere di vista quella che è la sua ragion d’essere e che rappresenta la vera molla che ci ha fatto partire. Avvicinare i giovani, i nostri ragazzi, alla lettura, farli riavvicinare al senso profondo delle parole, consentire loro di crescere attraverso la riscoperta di un mezzo di comunicazione universale. In questo senso abbiamo pensato, qualora la collaborazione con gli Enti istituzionali della nostra provincia riesca a concretizzarsi, a veri e propri corsi di scrittura creativa di primissimo livello con la possibilità di finalizzare il lavoro ANTONIO RUGLIO LA SELETECA


Antologia Caposelese 116 dei ragazzi in modo concreto e tangibile. Poc’anzi abbiamo fatto cenno alla prospettiva di legare personaggi della cultura e dello spettacolo alle nostre realtà locali per dare continuità e gambe solide al nostro desiderio di progettare il futuro. Ebbene, a legittimarci in questa nostra aspirazione e a confortarci nel convincimento di aver fatto la scelta giusta giunge la notizia che nella prima metà del prossimo mese di ottobre Dacia Maraini sarà nuovamente a Caposele per presentare il suo ultimo libro “Il Treno dell’Ultima Notte”. Inutile sottolineare la nostra emozione e la nostra soddisfazione. Il merito va a chi ha creduto fin dall’inizio alla possibile realizzazione di un sogno. In qualità di portavoce dell’Associazione “Sorgenti di Sapere” rivolgo a tutti i cittadini di Caposele l’invito a condividerlo insieme a noi e a lavorare, impegnarsi, ciascuno a seconda delle proprie possibilità, perché possa mettere radici solide e perché la cultura possa rappresentare, anche per noi fonte di ricchezza e strumento di riscatto sociale. OLIMPIA CAPOSELE CAMPIONE PROVINCIALE – La Sorgente n. 76 – agosto 2008 Ancora non riesco a esprimere pienamente l’emozione e la gioia per questo grande traguardo che abbiamo raggiunto; preferisco ricordare il nostro titolo di CAMPIONI PROVINCIALI attraverso un articolo tratto da Caposeleonline e firmato Jerry Holland che ho trovato molto appassionante. Roberto Notaro L’Olimpia Caposele si laurea campione provinciale della categoria Giovanissimi al termine di una gara emozionante conclusa ai calci di rigore. Esodo dei tifosi che invadono la tribuna del Partenio e grande soddisfazione in paese. NOI-VO-GLIA-MO-QUESTA-VIT-TO-RIA!!! L’urlo da guerra del tifo organizzato caposelese è riecheggiato tra le mura del Partenio per tutto il pomeriggio fino a trasformarsi, dopo due ore di battaglia agonistica e 18 calci di rigore, in un esplosione di gioia irrefrenabile. Una squadra di giovani caposelesi era là, sul terreno di uno stadio che anni prima era stato calpestato da Falcao, Zico, Platini, Rummenigge, Mara-dona, Gullit, a festeggiare la vittoria di un campionato provinciale, un sogno talmente grande che pareva azzardato soltanto farci un timido pensiero. È difficile tramutare in parole tutta l’emozione che è passata attraverso i miei occhi ieri pomeriggio, troppo fresca è la vittoria per poterla analizzare freddamente, troppo valore ha questo successo per farne cogliere appieno l’importanza a chi leggerà queste poche righe. ANTONIO RUGLIO LA SELETECA


117 Antologia Caposelese Bisogna innanzitutto togliersi il cappello davanti a questi meravigliosi ragazzi, i “giovani leoni dell’Olimpia” come li avevo battezzati felicemente qualche mese addietro. Coraggiosi ed indomiti come i leoni (almeno come la visione letteraria che si ha dei leoni perché quelli veri in realtà sono animali pigrissimi!), mai un segno di cedimento e piena convinzione nei propri, straordinari, mezzi. Hanno vinto il girone eliminatorio con una facilità irridente, 14 vittorie su 16 gare e due sole sconfitte venute dopo che il divario con le inseguitrici era già incolmabile. Poi è venuta la seconda fase, quella ad eliminazione diretta, quella in cui vince chi, oltre alla tecnica, ha pure carattere e voglia di primeggiare. Sono venute quattro vittorie ed un pareggio, 5 partite epiche. Nei quarti un 1-0 difeso con i denti a Lacedonia ed un sofferto 1-1 alla Palmenta. Le semifinali,poi, sono partite con l’apoteosi della iella: infortunio di Panariello e Nisivoccia nei primi minuti. Ma i nostri ragazzi non sono gente che si arrende. Hanno stretto i denti e vinto 1-0 in casa e cercato di difendere, rimaneggiatissimi, il vantaggio a Cimitile contro i Future Boys. Erano sotto 2-0 a cinque dalla fne ma ci hanno creduto ed hanno ribaltato il risultato andando addirittura sul 2-3! Roba che era già una vittoria. Ieri tutto sembrava perduto. Tutto sembrava avviarsi verso un “grazie lo stesso, siete stati comunque stupendi” con i tifosi pronti a tributare l’applauso consolatorio destinato a chi perde non meritandolo. Ma i nostri ragazzi non sono gente che si arrende. Si erano trovato in svantaggio nel primo tempo a causa di un rigore inventato di sana pianta. Avevano giocato pure maluccio a dire il vero. Ma nella ripresa è entrata in campo un’altra squadra, la squadra che avevamo ammirato nelle precedenti partite, la squadra che il mister Roberto ha forgiato per crederci sempre, fno all’ultimo. Hanno preso l’Eclanese e l’hanno chiusa nella sua metà campo, hanno conquistato palloni su palloni per andare all’assalto della porta avversaria ma niente, la palla non voleva sapere di entrare. Erano ormai passati tre minuti da quando l’arbitro ne aveva concessi quattro da recuperare quando Salvatore Russomanno ha ricevuto palla nella sue metà campo, ha alzata la testa ed ha lanciato la corsa di Gerardo Nisivoccia con un fatato colpo d’esterno a scavalcare la difesa. Nisivoccia si è prodigato in una progressione impressionante sulla fascia sinistra, e, poggiando su un ginocchio che defnire malconcio è un eufemismo, ha lasciato tutti dietro ed è entrato in area. Giuseppe Caruso, entrato da poco, ha fatto quello che dovrebbe fare sempre un centravanti , ha capito un’ora prima degli avversari cosa stava per succedere. Si è smarcato a centro area ed ha aspettato l’assist che è arrivato nel momento giusto. Tocco di sinistra a centro di Nisivoccia, tocco di piatto destro di Caruso e palla nel sacco. 1-1 a quaranta secondi da fischio finale! Gli spalti, che erano ormai un appendice della Palmenta, sono esplosi, i ragazzi si sono abbracciati e tutto è sembrato avere finalmente senso! Nei supplementari i nostri hanno continuato ad avere il pallino del gioco ma senza riuscire a trovare la zampata vincente. Poi i rigori hanno fatto giustizia..“NOI-VO-GLIA-MO-QUESTA-VITTO-RIA!!” è diventato “I CAMPIONI DELL’IPRINIA SIAMO NOI!”. Gli eroici giovani campioni sono corsi sotto la tribuna a fare festa con i tifosi, la sofferenza di una gara che sembrava ROBERTO NOTARO LA SELETECA


Antologia Caposelese 118 non finire mai è diventata gioia irrefrenabile. Non si è capito più niente. E’ comparso pure un riganetto sugli spalti! Tutto talmente bello da non sembrare vero. Dopo la consegna della coppa i nostri sono rimasti sul prato a fare festa con i tifosi e probabilmente sarebbero rimasti li tutta la notte se i custodi glielo avessero concesso. Poi tutti sul pullman per il ritorno festante in paese dove c’era una folla in tripudio ad attendere i giovani campioni. Ed ancora cori cantati a squarciagola, sfilata a piedi con la coppa per le strade del paese. Una gioia infinita. Hanno vinto tutti, abbiamo vinto tutti. Ma hanno vinto soprattutto i nostri ragazzi, eroici. Ed ha vinto il loro tecnico Roberto, alla seconda esperienza da allenatore e già campione dell’Irpinia. Ha avuto il merito di forgiare una squadra vera, fatta di tecnica, tattica e attributi. Ed ha vinto il presidente Generoso che da cinquant’anni è nel mondo del calcio e con la sua Olimpia ha fatto giocare a pallone varie centinaia di caposelesi. Non è un caso che ci fossero tanti giovani sugli spalti. La stragrande maggioranza di loro ha almeno un aneddoto da raccontare sulla propria partecipazione a qualche gara dell’Olimpia. Girgia ha fatto giocare tutti e continuerà a farlo e questa soddisfazione è anche, finalmente, un premio alla carriera. Ed ha vinto tutto lo staff dirigenziale dell’Olimpia che ha messo i ragazzi in condizione di giocare a pallone senza pensare a nient’altro. Ed hanno vinto gli straordinari tifosi che si sono attaccati a questa meravigliosa squadra. LA CHIESA MADRE -Dedicazione – La Sorgente n. 77 – dicembre 2008 – Prof. Luigi Adriani Ebbi la ventura di conoscere Vittorio Gigliotti, l’ing. Gigliotti ideatore di questo piccolo gioiello della moderna architettura religiosa che oggi viene donato alla Comunità di Caposele, nei primi mesi del 1988 durante un mio viaggio di lavoro negli Stati Uniti. Eravamo ospiti dello stesso albergo, il Waldorf Astoria di Manhattan a New York, nel cui atrio c’incontrammo una mattina per puro caso; e da buoni meridionali, lui salernitano io napoletano, subito simpatizzammo. Nacque così un sentimento, destinato a durare negli anni, di grande rispetto e stima reciproci – ma che, almeno da parte mia, non esiterei a definire di sincera amicizia – sentimento che, per gli interessi culturali che ci accomunavano non solo nel campo della Ingegneria, ci portò a dedicare a quest’opera, la “Chiesa sulla sorgente”, non poche delle rispettive energie professionali. L’ing. Gigliotti era dunque a New York nel 1988, in occasione di una prestigiosa Mostra Internazionale di Architettura che vedeva la partecipazione di 150 progettisti di chiara fama, ventinove dei quali italiani, prescelti in tutto il ROBERTO NOTARO 2008 LA SELETECA


119 Antologia Caposelese mondo da un Comitato presieduto dal Preside della Facoltà di Architettura della Columbia University. E Vittorio Gigliotti era stato chiamato a parteciparvi con la sua piccola “Chiesa sulla sorgente”, il cui progetto egli aveva concepito, almeno nello spirito e nella impostazione, già da due anni, nel 1986. Il sorprendente riconoscimento ed il successo conseguito da questo progetto in una così importante Mostra Internazionale, per il suo esaltante significato architettonico e biblico, fu posto in grande rilievo anche dalla prestigiosa rivista di architettura “Oculus” di New York, che è l’organo ufficiale dell’American Institute of Architectur. La Chiesa di San Lorenzo in Caposele rientrava già allora nel filone della ricerca che Vittorio Gigliotti, da oltre vent’anni, andava sistematicamente sviluppando in progetti ed opere architettoniche. Così, la sua appassionata ricerca gli valse a Londra nell’anno successivo, il 1989, un nuovo riconoscimento con l’assegnazione del Premio “Gairn”, che la Comunità Economica Europea attribuiva ogni due anni all’ingegnere europeo che avesse fornito un contributo rilevante all’ingegneria contemporanea. Ed in concomitanza con la consegna del Premio, il 2 marzo del ’90, venne allestita presso l’Istituto Italiano di Cultura di Londra una mostra fotografica delle opere di Vittorio Gigliotti, tra le quali non poteva mancare naturalmente il progetto della Chiesa Madre di Caposele. Nel progetto della Chiesa Madre di San Lorenzo l’ing. Gigliotti ha trasfuso il suo profondo sentimento religioso. L’acqua ne costituisce il motivo dominante. La nuova chiesa sorge infatti sullo stesso sito del preesistente tempio ottocentesco distrutto dal terremoto del 23 novembre’80, a poca distanza dalla sorgente del fiume Sele. E pertanto egli ha voluto chiamare la sua opera la “Chiesa sulla sorgente”; e vi ha inserito nella facciata una roccia da cui zampilla una vena d’acqua, intendendo così ricordare la fonte naturale e la figura biblica della pietra da cui sgorga la vita. Nell’immaginario poetico dell’Autore l’acqua, secondo le parole del profeta Ezechiele, “scaturisce dal tempio” per portare la vita, poiché “dove giungono le acque del santuario tutto rivive e viene risanato”. Nella religione cristiana l’acqua possiede soprattutto la virtù di purificare l’uomo dalle impurità della vita terrena, poiché “ciò che vi viene immerso muore per risanare senza peccato”. Con tale intento il progetto Gigliotti prevedeva che l’acqua sgorgante dalla roccia confluisse nella vasca battesimale per la i e la rinascita; anzi, come dalle indicazioni di Ezechiele, doveva giungervi scorrendo in un canale da realizzarsi appositamente a lato dell’edificio. Purtroppo però, a causa di difficoltà di ordine costruttivo, non è stato possibile conseguire questo obiettivo simbolico. Ma l’esaltazione del “genius loci” dell’acqua si riconosce anche nella conformazione a struttura sinuosa dell’edificio. Per la complessa articolazione dei volumi delle piccole cappelle laterali, che si susseguono in una teoria di corpi semicilindrici vuoti e pieni, esso può essere considerato una scultura eseguita LUIGI ADRIANI LA SELETECA


Antologia Caposelese 120 sul terreno e nella roccia. L’ondulazione continua e regolare avvolge in un unico spazio anche l’antico campanile, visibile all’interno della sala di preghiera, come parte integrante della terra e della pietra. Le strutture della copertura, sia all’esterno che all’interno, evocano anch’esse con le loro linee e le loro ombre i filetti fluidi ed i vortici dell’acqua fluente. Vi si riconoscono tre gusci a contorno pressappoco ellittico – una sorta di barche capovolte – oltre all’ultimo, più grande, a forma di esagono curvilineo che, sormontato da un lucernario, copre la zona dell’altare. E lo spazio della sala di preghiera viene plasmato, per così dire, dal fascio di luce che dalla cupola esagonale scende sull’altare, quasi a materializzare visivamente l’intervento divino; mentre i raggi di luce minori che provengono dalle cupolette in corrispondenza delle piccole cappelle laterali – le “absidiole”, come amava chiamarle Gigliotti – vanno a definire i nitidi volumi dell’interno e la copertura a gradini che disegna le ellissi del soffitto. L’ing. Gigliotti si è in più di un’occasione autodefinito un “Ingegnere architettonico”, intendendo indicare con questa locuzione colui che ha avuto la possibilità di integrare felicemente e con piena soddisfazione, nel campo professionale, le attitudini e la formazione culturale proprie dell’ingegnere e dell’architetto. Io, in verità, lo considero piuttosto ed essenzialmente un “artista”. Ed è per questo che quando, tra la fine del 1995 e i primi mesi del ’96, mio figlio Diego ed io ci accingemmo ad elaborare il progetto strutturale della “Chiesa sulla sorgente”, nel quale esigenza primaria era quella dell’uso plastico del cemento armato come l’ “artista” l’intendeva – esigenza resa più difficile dall’ardito disegno, specie della copertura – quando dunque ci accingemmo a quest’impresa, forte era in noi il timore di sbagliare nel confezionare un prodotto che, per essere “cantierabile”, doveva risultare del tutto comprensibile alle maestranze addette alla realizzazione dell’opera. Ed allora, malgrado fossimo tutt’altro che dei neófiti, le telefonate di verifica con l’ “artista” erano quotidiane e lunghissime. Devo confessare che mai, come in questa occasione, mi sono sentito solo un homo faber, l’umile artigiano cioè al quale era affidato il compito di tradurre in linguaggio cantieristico, curva dopo curva, gradino dopo gradino, la scultura dell’ “artista”. E in questo spirito si rese necessario costruire preliminarmente nel nostro studio di strutturisti un plastico dell’edificio, un modello di legno a grande scala (1:50), per poterne prima comprendere compiutamente e poi disegnare, calcolare e rendere realizzabili tutti i difficili particolari costruttivi. Il plastico – consegnato durante i lavori alle imprese esecutrici, ma poi per fortuna rientrato alla base perché mio figlio ed io siamo ad esso sentimentalmente legati – ha costituito anche in cantiere un utilissimo strumento operativo. Non è il caso di dilungarsi troppo in questa sede sulle caratteristiche del progetto strutturale. Dirò solo che la piccola “Chiesa sulla sorgente” è in realtà un edificio con area di ingombro di quasi 650 mq (m 36 x m 18 circa), la cui sala LUIGI ADRIANI LA SELETECA


121 Antologia Caposelese di preghiera è capace di accogliere i fedeli con 250-300 posti a sedere e 500 /600 unità, compresi i posti in piedi, nelle grandi occasioni. Essa ricalca lo schema del preesistente tempio ad una navata, sulla stessa area e con lo stesso ingombro volumetrico della Chiesa distrutta dal terremoto, ma naturalmente con un impatto architettonico totalmente innovativo. La sala di preghiera è contenuta in un involucro scatolare di forma pressappoco rettangolare, con sviluppo delle pareti perimetrali in cemento armato praticamente continuo e planimetricamente alquanto articolato, a formare le cosiddette “absidiole”, ma simmetrico rispetto all’asse principale. Funge da coperchio della scatola la elegante copertura – costituita da un guscio in c.a. leggero strutturale, di spessore 20 cm circa, gradonato sia all’estradosso che all’intradosso – che nella dimensione trasversale si presenta mediamente con il profilo di una volta ribassata, mentre nella dimensione longitudinale appare con un profilo ricco di “picchi” e di “gole” peraltro non molto pronunciati rispetto ad un piano orizzontale. Il fondo della scatola, infine, è un solaio latero-cementizio che funge da calpestio della sala di preghiera, posto ad una quota di poco superiore a quella media della piazza antistante l’edificio. Con tali premesse è sembrato logico, dal punto di vista strutturale, esaltare il comportamento scatolare dell’insieme con la creazione di una sorta di “doppio fondo” della scatola, mediante il quale, abbassando il baricentro complessivo delle masse e irrigidendo il blocco di base, potesse conseguirsi l’obiettivo di rendere per quanto possibile uniformi le azioni trasmesse dal manufatto al piano di posa: evitando così quelle dannose concentrazioni di tensioni che sono presenti tutte le volte che le azioni sismiche orizzontali vengono affidate ad un numero limitato di elementi strutturali verticali ed alle relative fondazioni. E’ stata perciò concepita una fondazione diretta, poggiante cioè direttamente sul piano di posa dell’edificio, costituita da un blocco di elevatissima rigidezza, a sua volta scatolare, con un’altezza complessiva di poco superiore ai 4 metri e quasi completamente incassato nel terreno. Il blocco è delimitato superiormente dal solaio di calpestio della chiesa, inferiormente da una robusta platea di base in c.a. e lateralmente da pareti verticali in c.a. con l’identico articolato sviluppo planimetrico di quelle superiori, che formano, come si è detto, l’involucro della sala di preghiera. La suddetta articolazione delle pareti perimetrali nel loro sviluppo planimetrico longitudinale conferisce all’involucro della chiesa una buona rigidezza “da forma” anche in direzione trasversale; mentre per il blocco scatolare di fondazione l’irrigidimento è stato reso ben più significativo mediante la realizzazione di travi-parete trasversali portanti il sovrastante solaio latero-cementizio ed incastrate alle due estremità nelle pareti a forma di corona semicircolare (le basi delle “absidiole”). Le suddette lastre-pareti trasversali delimitano nel piano interrato sette ampi comparti, tra loro comunicanti attraverso larghe aperture che in esse sono state LUIGI ADRIANI LA SELETECA


Antologia Caposelese 122 previste: sicché in seguito si potrà forse, con idonei accorgimenti, rendere fruibili tali locali per la catechesi ed i servizi comunitari offerti dalla Parrocchia. Alla luce di quanto si è detto il descritto complesso scatolare entro terra è riguarda bile come un “unicum” indeformabile, assimilabile quindi ad una sorta di “fondazione a scatola nervata” dell’edificio fuori terra, nella quale possono considerarsi incastrati gli elementi verticali (pareti delle “absidiole”) che sostengono la copertura. Quest’ultima è costituita, come si è visto, da un guscio in c.a. leggero fortemente scalettato, destinato a portare, oltre al peso proprio, il sovraccarico da neve, nonché a trasmettere le azioni sismiche alle pareti verticali curve che rappresentano i veri elementi sismo-resistenti. E poiché le suddette azioni sismiche sono praticamente proporzionali al peso proprio, si è rivelata vincente l’idea di realizzare l’intera copertura in calcestruzzo leggero strutturale – di notevole resistenza caratteristica (Rck30) ma con un peso di 1750 kg/mc inferiore del 30% rispetto a quello di 2500 kg/mc caratteristico del cls ordinario – che permette di conseguire notevoli economie insieme ad un significativo aumento del coefficiente di sicurezza globale. Tanto più che, pur trovandosi il Comune di Caposele in zona sismica di 2^ categoria, nei calcoli è stato assunto, secondo la vigente Normativa, un coefficiente d’intensità sismica maggiorato del 50% poiché l’edificio prospetta su spazi interni ristretti di un centro abitato. Mi piace aggiungere, a proposito del progetto strutturale, che essendo stato esso redatto all’incirca 12 anni orsono, quando non erano correntemente disponibili gli odierni sofisticatissimi programmi di calcolo automatico, il dimensionamento è stato effettuato con successive modellazioni strutturali, tese, attraverso una serie di tentativi, a simulare un comportamento del modello che risultasse il più possibile rispondente all’effettivo comportamento fisico di un organismo complesso, quale solo la matita di un “artista” poteva concepire. Analogamente a carattere artigianale – anche questo lo dico con un certo compiacimento – sono tutti i disegni del progetto, redatti rigorosamente a mano ma da disegnatori provetti. Ad un’ultima riflessione, che in qualche modo si collega alla tecnica costruttiva impiegata nel progetto che ho appena illustrato per sommi capi, mi spinge la lettura dell’invito pervenutomi per l’odierna cerimonia. Mi ha colpito infatti un concetto espresso da S. Agostino, ivi richiamato, allorché sviluppa il parallelo tra la Chiesa, intesa come comunità cristiana, e la Chiesa intesa come edificio, materiale luogo di culto. “Quando i cristiani vengono battezzati, catechizzati, formati” – dice S. Agostino – “sono come le pietre che vengono sgrossate, squadrate, levigate fra le mani degli artigiani e dei costruttori”. E come le pietre devono essere solidamente connesse tra loro, così i cristiani “non diventano casa di Dio se non quando sono uniti insieme dalla carità”. Orbene, in questo edificio la struttura portante non è costituita da un insieme di pietre LUIGI ADRIANI LA SELETECA


123 Antologia Caposelese che occorre solidamente connettere fra loro, ma è costituita addirittura da un blocco interamente in cemento armato, un “unicum” cioè che, per definizione stessa, è continuo, solidale, indeformabile e resistente, almeno lo spero. E spero ugualmente, alla luce delle parole di S. Agostino, che, al di là dei simbolismi, un uguale, granitico sentimento di carità possa cementare l’unione di tutto il popolo dei fedeli che si ritroveranno in questo tempio, anzi dell’intero popolo di Caposele. Prima di concludere questo mio intervento sento di dover esprimere la più profonda riconoscenza a chi della materiale realizzazione di quest’opera è stato il vero artefice: il vostro don Vincenzo, anzi, se me lo consentite, il nostro don Vincenzo, al quale mi sono profondamente legato in tutti questi anni, ammirato come sono stato e sono tuttora del suo impegno, della sua abnegazione, dei suoi sacrifici. Quante sono le porte alle quali egli ha bussato, quante sono le volte in cui è stato respinto o, nella migliore delle ipotesi, ha ricevuto risposte evasive…… Perfino al Presidente della Camera dei deputati egli si rivolse, con accenti accorati ma fermi, allorché nel 1995, a 15 anni dall’evento disastroso, indirizzò, insieme ai parroci di Conza della Campania, di Calabritto, di Senerchia, una petizione al Presidente Irene Pivetti. Nella lettera – è doveroso farlo presente – nel mentre si denunciava che “nei nostri riguardi la tragica vicenda si va mostruosamente intrecciando con l’umana ingiustizia, aggiungendo la beffa al danno, in quanto risultano tuttora disattesi i criteri di assoluta priorità”, veniva al tempo stesso ricordato che “le nostre popolazioni hanno pagato il maggior prezzo in termini di vite umane, che furono sepolte dalle macerie, che certamente prezzo non hanno e che rivendicheranno perennemente il sacro luogo che le rigenerò alla vita cristiana e risuonò anche dei loro canti nella lode del Signore”. Se si volessero raccontare tutti gli ostacoli, le traversie, il disinteresse, la noncuranza che don Vincenzo ha incontrato nel suo cammino dovremmo stare qui per ore. Ma alla fine il progetto, sia pure con enorme fatica, è stato approvato; i finanziamenti, sia pure col contagocce, sono arrivati; le difficoltà con le Imprese esecutrici sono state superate; e la Chiesa è stata dotata di splendide opere d’arte, il magnifico Cristo di bronzo e poi l’altare, l’ambone, la sedia, tutti di marmo massiccio. Ci son voluti 28 anni da quel tremendo terremoto del 23 novembre ’80, ma la perseveranza di don Vincenzo è stata infine premiata. Amici di Caposele, domani 10 agosto ricorre la festività di San Lorenzo e sarà la notte delle stelle. Per un’antica credenza popolare si dice che se si esprime un desiderio nell’istante in cui si vede cadere una stella, il desiderio si avvererà. Orbene, qui a Caposele una splendida stella è già caduta, con un giorno di anticipo ma dopo 28 anni: è la Nuova Chiesa Madre, finalmente Vostra. Amici, onoratela, ma principalmente amatela! LUIGI ADRIANI LA SELETECA


Antologia Caposelese 124 QUANT’È BELLA MATERDOMINI – La Sorgente n. 77 – dicembre 2008 Giuseppe Palmieri Si fanno scoperte sensazionali se si osservano con attenzione (e non ci si limita a guardare) gli angoli del paese che pur conosciamo molto bene perché li “vediamo” (ma distrattamente) tutti i giorni. Dalla piazza antistante la Basilica, guardando a sinistra verso la vallata, le cime dei monti picentini disegnano il profilo di una donna adagiata (supina) su un letto (identica figura, la c.d. “dormiente”, disegnano le cime di alcuni monti del beneventano). Questi i versi di un anziano devoto di San Gerardo del Frusinate che annualmente, nel periodo estivo, faceva visita al Santuario (per vero, egli cantava: quant’è bella Materdomini …). Alloggiava presso il convento dei Padri Redentoristi. Lui ricambiava l’ospitalità facendo un “discreto” (nel senso di poco appariscente) servizio d’ordine in Chiesa. Lo si vedeva, tutti i giorni, durante la pausa pranzo, risalire, con qualche fatica, data l’età, lo stradone che dal parcheggio conduce al Corso Sant’Alfonso. Si avvicinava ai tanti astanti che a quell’ora stazionavano davanti ai bar, canticchiando il solito ritornello: quant’è bella Matredomini … C’era sempre qualcuno pronto ad offrirgli il caffè e a dedicare un po’ di attenzione alle sue esternazioni tese a magnificare la nostra terra. Colpiva la convinzione con la quale rimarcava la bellezza del nostro Paese, quasi si fosse accorto di quanto poco ne fossimo consapevoli e volesse convincerci. Sarà stata la ripetitività di questo motivo canticchiato tutti i giorni, sarà stato il trasporto col quale questo anziano signore parlava della nostra terra, sta di fatto che cominciai a chiedermi se effettivamente Materdomini fosse così bella, come lui diceva. Decisi, allora, di “guardarla” con l’occhio del viandante attento; di chi vede un posto per la prima volta. Ed il pensiero andò subito a Sant’Alfonso che aveva voluto e realizzato in questa terra una sua Casa. Ci sarà stato un motivo, pensai, se scelse questo luogo. Un luogo che rendesse giustizia della funzione che era chiamato ad assolvere: sede di un convento di Redentoristi, missionari con la precipua missione di evangelizzare le popolazioni rurali. Presi allora ad osservare con occhio più attento ogni angolo del nostro paese. Si fanno scoperte sensazionali se si osservano con attenzione (e non ci si limita a guardare) gli angoli del paese che pur conosciamo molto bene perché li “vediamo” (ma distrattamente) tutti i giorni. Dalla piazza antistante la Basilica, guardando a sinistra verso la vallata, le cime dei monti picentini disegnano il profilo di una donna adagiata (supina) su un letto (identica figura, la c.d. “dormiente”, disegnano le cime di alcuni monti del beneventano). Guardando, spalle alla Basilica, di fronte, maestoso ci sovrasta (e quasi ci ingloba) il monte Paflagone, dalle cui pendici sgorgano rigogliose le sorgenti del Sele. 2008 LA SELETECA


125 Antologia Caposelese A destra, lo sguardo viene catturato da una costruzione realizzata in cima ad una roccia: la chiesetta di San Vito. Strano, penso, costruire un manufatto dedicato al culto su una roccia e per di più poco e difficilmente accessibile. Verosimilmente, però, chi ha pensato a questa costruzione abbarbicata sulla roccia ha voluto simboleggiare con la chiesa la tensione e l’anelito dell’uomo verso l’Alto. Un luogo di culto, quindi, dal profondo valore simbolico, prima che storico – architettonico. Più in là, si intravede il valico che fa da spartiacque tra la valle del Sele e quella dell’Ofanto. Alle spalle, come detto, la Basilica di San Gerardo, restituita al suo antico splendore dopo i lavori di restauro successivi al terremoto dell’80. La facciata è di una semplicità disarmante; la linearità delle forme la rende bella a prima vista e ci richiama immediatamente alla sua funzione. Non credo potesse essere dedicata a San Gerardo una Basilica con una facciata più complessa, con ghirigori e quant’altro. E’ in linea con la semplicità del Santo. E poi la piazza. In precedenza, l’accesso era delimitato da un manufatto con due archi laterali ed al centro una bella statua di San Gerardo. Si aveva netta la percezione che si entrava in un luogo di culto. Mi son sempre chiesto (senza, però, riuscire a darmi una risposta) il perché della mancata ricostruzione di quel manufatto. Risalendo via del Santuario, si giunge al Corso Sant’Alfonso e se si volge lo sguardo a valle (tra una baracca e un’altra) si gode un panorama meraviglioso: un lento degradare di colline verso il mare; il corso del nostro fiume (fluente e sinuoso come un serpente) che disegna (e forse, nella pratica, ha disegnato) il tracciato della fondo valle Sele. E’ il posto che amo di più: spazzato dal vento buona parte dell’anno, costituisce l’accesso al mare; è la via che ci apre al resto del mondo. Spesso amo dire che il nostro clima temperato è dovuto all’influenza benefica dell’aria del Golfo, che risale proprio attraverso questa vallata. Sempre lungo il corso (ma procedendo nella direzione opposta) ci si imbatte in un filare alberato che nella mia immaginazione (eccezion fatta per i luoghi di culto) costituisce il logo (il segno distintivo) di Materdomini. Molti anni fa (e ahimè, lo ricordo bene) in quel punto finiva il centro abitato ed iniziava la campagna, ovvero qualcosa di altro rispetto a Materdomini (anche l’illuminazione pubblica terminava in quel posto). Ricordo ancora oggi lo stupore e la meraviglia che mi destavano sentire gli abitanti delle “Caselle”, quando uscivano di casa, dire: vado a Materdomini! Quasi abitassero un altro paese. E poi piazzetta Caselle … quasi uno slargo, con al centro una bella fontana con una vasca che si sviluppava in senso longitudinale e che serviva da abbeveratoio per gli animali. Risalendo la nazionale, in direzione dello svincolo e guardando in direzione dei monti, soprattutto nel periodo autunnale, è una esplosione di colori: dal verde intenso (irpino) al marrone, con tutta una serie di sfumature di giallo. Giunti in prossimità dello svincolo c’è solo l’imbarazzo della scelta: a destra e a sinistra si aprono incantevoli scenari e paesaggi di incomparabile bellezza. Non ci credete? Provare, per credere! GIUSEPPE PALMIERI LA SELETECA


Antologia Caposelese 126 EDITORIALE – La Sorgente n. 78 – Agosto 2009 Nicola Conforti I l nostro giornale con questo numero registra trentasette anni di vita: un percorso a tappe attraverso i momenti più significativi della storia del nostro piccolo Paese. Non intendiamo accendere candeline, come pure sarebbe giusto fare per augurare un buon compleanno o per celebrare un successo. Vogliamo invece tentare con i nostri lettori vecchi e nuovi, una riflessione per informarli sui fili conduttori di un palinsesto fatto di storia, ricordi, ricerche, cronaca, informazione, che nell’arco di quasi quarant’anni ha offerto uno sguardo complessivo sulle varie problematiche locali sufficientemente ampio e portando la nostra pubblicazione dal giornaletto iniziale, nato per caso e per gioco, alla attuale rivista di buon livello. Il palinsesto si arricchisce di nuove iniziative culturali di cui diamo in anteprima notizia: 1. “La Storia di Caposele”: finalmente il nostro Paese avrà un libro di Storia, non quella fatta per sentito dire ma quella basata su documenti storici. Se ne occuperà Mario Sista, uno studioso di grande cultura, grande appassionato di storia locale. La Sorgente gli offre tutta la collaborazione necessaria oltre che l’appoggio morale e materiale. 2. “ Il Leon del Sele”: La Sorgente ha rispolverato e rielaborato l’Inno di Caposele scritto e musicato oltre 70 anni fa dal nostro concittadino d’America il barone Gerardo Cetrulo e riarrangiato per l’occasione da Salvatore Conforti. Un Coro tutto caposelese diretto da Carmela Malanga, lo eseguirà la sera di sabato 8 Agosto nel Centro Storico del Castello. 3. “Caposele, una città di Sorgente” è un film-documentario, edito da “La Sorgente”. Sono pagine di storia, di folclore, di poesia. Le immagini scorrono sul filo del ricordo nostalgico di una sorgente sepolta, accecata, imprigionata, ma sempre viva nel ricordo dei caposelesi. Il film sarà proiettato, in anteprima, la sera di sabato 8 agosto nel Centro Storico del Castello dopo l’esecuzione dell’inno “Il Leon del Sele”. Tra le novità più significative di quest’anno annoveriamo l’adesione di oltre 70 giovani alla Pro Loco Caposele. La Sorgente esce rinforzata e potenziata da questo nuovo apporto di linfa giovanile. Le premesse ci sono tutte per poter sperare in un domani denso di iniziative e di soddisfazioni. EDITORIALE 2009 LA SELETECA


127 Antologia Caposelese CAPOSELE – I MESTIERI DI UNA VOLTA La Sorgente n. 78 – Agosto 2009 Mario Sista La bottega di questa o quella persona, le immagini, i rumori, gli odori che si sentivano passando magari davanti al fabbro o al barbiere sono rimasti nel cuore e nella memoria di tante persone che ancora ricordano, magari con un po’ di nostalgia, ciò che era Caposele al tempo della loro gioventù. Certe volte mi fermo a guardare Caposele dalla località Piani. Il mio paese è sempre lì, allo stesso posto, accovacciato ai piedi del Paflagone, da secoli. Eppure tale fissità è ingannevole, in quanto essa non consegna alla storia sempre lo stesso volto: Caposele cambia continuamente nel corso dei decenni, degli anni. E cambia perché cambiano le persone che hanno la fortuna di viverci. In questo articolo vorrei proporre all’attenzione dei caposelesi quella che era la Caposele di cinquanta, sessanta anni fa. Cercherò, insieme al lettore, di fare una passeggiata per le strade del paese alla scoperta di quelle realtà che, dal punto di vita sociale e lavorativo, animavano la vita locale: parlo delle diverse attività artigianali. La bottega di questa o quella persona, le immagini, i rumori, gli odori che si sentivano passando magari davanti al fabbro o al barbiere sono rimasti nel cuore e nella memoria di tante persone che ancora ricordano, magari con un po’ di nostalgia, ciò che era Caposele al tempo della loro gioventù. Mi si scuserà se qualche volta, per dare una indicazione precisa della ubicazione delle attività e delle persone oggetto della trattazione, farò riferimento a persone, ad attività o ad abitazioni attualmente esistenti in paese. Come pure chiedo venia per l’uso degli stuortinòmi di famiglia, convinto che essi, lungi dall’essere un qualcosa di offensivo per chi ha la fortuna di averne uno siano, al contrario, un elemento di identificazione formidabile, se è vero che ancora oggi spesso riusciamo a capire di chi si parla in un discorso solo con un preciso riferimento al soprannome. Non chiedo invece assolutamente scusa per l’uso che farò qui e là del dialetto, convinto come sono che esso sicuramente darà maggior gusto alle cose narrate. Per facilitare la lettura di questo viaggio alla riscoperta di una Caposele che fu, indicherò di volta in volta le attività sulle quali verrà focalizzata l’attenzione. Buon viaggio SCARPÀRI Abbiamo parlato di passeggiata per le strade del paese, e per camminare c’è bisogno delle scarpe: è normale perciò che la prima categoria di artigiani che prenderò in considerazione sarà quella dei calzolai. Ad essi era demandata la cura dei piedi dei caposelesi: le loro abili mani creavano cianfrùni, scàrp cu r cintrédd, scarpìni, zuòcchili e tanto altro ancora. A Caposele i calzolai erano ben otto. Ma partiamo con ordine circa la loro collocazione nel paese: Rocchinu Farina aveva la sua bottega ubicata a lu Chiazzìnu r lu guàrdiu, poco più sotto di piazza Di Masi. LA SELETECA


Antologia Caposelese 128 Più avanti, in un angolo meridionale di piazza Dante, c’era invece Pèppu chiamato, proprio per il suo mestiere, lu scarpàru. Giràrdu Farina, invece, si trovava giù per la discesa che attualmente mena al polo scolastico. Nella parte bassa della zona Purtèdda era situata la bottega artigianale di Pashcàlu Manente, precisamente dopo la seconda curva a gomito. Anche via Bozio aveva il suo scarpàru nella persona di Cìcciu lu scarpàru appunto, che aveva il suo locale a metà via, di fronte a dove attualmente ci sono la fontanina e l’atrio che immette in uno dei culti evangelici di Caposele. Falùcciu Faleccu si trovava, invece, in via Ogliaro, ma poi optò per la professione di barista che svolse nel locale dov’è oggi il bar Roma il quale, negli anni Sessanta, era conosciuto con il nome di Cremlino, in quanto spontaneamente lì si adunavano gli aderenti all’allora Partito Comunista. Inifne, erano scarpàri anche Lauriènzu Pallante e Romèu r Casciunàru: il primo si trovava in via Roma, il secondo aveva la sua bottega in via Pallante. SARTI E PANNAZZÀRI Undici erano coloro che per professione avevano a che fare con i tessuti: mi riferisco ai sarti e a coloro che i tessuti li vendevano. Partendo dalla parte bassa del paese, alla Purtèdda c’era Giràrdu Farina alias Jangònu, situato appunto in Corso Garibaldi di fronte alla fontana. Più su, in via Castello e precisamente nella strèttla r lu Castiéddu, accanto alla chiesa madre, nel primo vano entrando ra lu Chianu c’era Nicola Vetromile. Mmiézzu a lu Chianu invece c’era Viciènzu r Roccu Ilaria. Lasciando invece questa piazzetta e salendo in via Santorelli (la via dov’era la vecchia caserma) c’era Giràrdu Petrucci. Poco oltre Piazza Di Masi, suppergiù dov’è attualmente il negozio di Mariolino, c’era Tubìa r Savèriu, col suo negozio di vestiti, al quale poi subentrò sua figlia Finùccia, chiamata appunto r Tubìa. Tirucciu r la Carifana vendeva, invece, i suoi tessuti in piazza Tedesco nel suo negozio raggiungibile salendo in fondo alla piazza, appena iniziava la salita del Casale. Scialapòpolo invece aveva il suo di negozio in Corso Europa di fronte alla casa dell’Ing. Nicola Conforti. Salvatòru Ceres esercitava, invece, in piazza XXIII Novembre, lì dove fno a pochi mesi fa c’era l’alimentari di Auriemma. Nella parte del paese andando verso la Sanità c’erano infine tre sarti: Gaitànu lu simpàticu, sito alla Preta r la ténta, e Roccu e Fònzu r la Pustèra, dove attualmente c’è il Maff, cioè a fine corso Europa. FALIGNÀMI E CASCIUNÀRI Anche la falegnameria era molto sviluppata a Caposele, cosa comprensibile, questa, in un’epoca in cui i mobili già pronti non esistevano. Sèggie, panche, càsce, tavulini, buffètte, scanntiéddi e quanto altro ancora serviva per la casa doveva essere per forza fabbricato in loco da loro. I falegnami erano sei, così distribuiti: Lì Roccu vicino all’arco di Sant’Elia in prossimità di piazza Dante, che poi allora si chiamava piazza della verdura; Ruccùcciu r’Art’mìsia, nel primo tratto di strada tra lu Chianu e piazza Dante, lì dove anche prima del terremoto c’era ancora la scala esterna alla sommità della quale cinquanta anni fa sorgeva la sua falegnameria; Robèrtu r la Luna invece si trovava immediaMARIO SISTA LA SELETECA


129 Antologia Caposelese tamente prima della Croce di Sant’Angelo, andando verso la Sanità sullo stesso lato. Particolarmente simpatico era poi tra questi Matteo Mattia, sito in via Pallante, il quale, dopo aver fatto nu ndìcculu (si, insomma un pezzettino di legno per chiudere le imposte) affermò: “Arte, perché non parli?”. Matteo divenne poi barista. Farinèlla invece stava prima nella baracca delle Lavanghe, poi in vicolo Santa Lucia, salendo sulla destra a circa venti metri da via Roma. Infine, Petrùcciu r Minzion, aveva la sua falegnameria in via Roma. Sempre nell’ambito del discorso relativo alla falegnameria rientra anche la figura dei casciunàri, i quali si interessavano della fabbricazione dei granai in legno (li casciùni appunto) per la conservazione del grano. Casciunàri erano: Giuànnu r Ciuòlu che abitava e lavorava in via Santorelli, di fronte al forno di Juccia, e Laurienzu r Casciunàru, in via Bovio. FURNÀRI Quattro erano le fornaie a Caposele; la preparazione del pane a Caposele è stata sempre una prerogativa tutta femminile. I forni storici erano quelli di Falùccia r lu castiéddu, in via Castello, del quale già ho abbondantemente parlato in un mio precedente articolo; di Juccia la furnàra all’imbocco di via Santorelli salendo sulla destra; di Pippinella r Tirisèlla in via Bovio e, infine, di Ze’ Mina (la mamma di Ze’ Peppa, quest’ultima scomparsa da pochi anni) situato alla Croce di Sant’Angelo. MULUNÀRI Grazie alla notevole disponibilità di energia idrica, da sempre Caposele ha registrato una forte presenza di mulini, gualchiere, oleifici e di altri edifici ospitanti macchine mosse dalla forza motrice delle acque. Per quanto riguarda i mulini, Caposele nel periodo considerato ne contava ancora cinque, quasi tutti però animati ormai dalla corrente elettrica e non più dall’acqua. Salendo lungo il fiume il viandante che dal Ponte entrava nel paese poteva ammirare il mulino di Zi Lauriénzu r Patiérnu, un casotto a ridosso del fiume per raggiungere il quale si scendeva giù per una strada da sotto al Ponte, sulla riva destra del Sele. Più su c’era il mulino di Mattia, ubicato in prossimità dell’attuale mulino di Elvira, e del quale a quanto pare esiste ancora il canale per l’acqua. Salendo per via San Gerardo, Gilardiéllu aveva il suo mulino dove ora è il garage di Casillo all’angolo di via Peschiera, conosciuta cinquanta anni fa coll’epiteto di via degli Assessori. A Capodifume infine, e precisamente dove oggi c’è il capannone per materiali edili di Nesta, c’era il mulino di Ulìndu r’Amatuccètta. Il quarto ed ultimo mulino era quello di Falùcciu lu Mulunàru a Materdomini, situato in via Santuario scendendo sulla destra, poco prima dell’attuale chalet. FRUTTAIUÒLI, CHIANGHIÉRI E PUTIÀRI I venditori di frutta, verdura, alimentari, carne ed altro erano ben quattordici: una realtà alquanto animata era, dunque, quella di Caposele sotto questo punto di vista. Tutti si può dire omogeneamente distribuiti per il paese. Comunque, partendo dalla parte bassa di Caposele, salendo per la Purtedda ammòndu la prima putèja che si incontrava era quella di T’rsùccia la vèrua in corso GariMARIO SISTA LA SELETECA


Antologia Caposelese 130 baldi. Tra piazza di Masi e piazza XXIII Novembre c’erano rispettivamente: Lorènzu Pizza in piazza Di Masi, esattamente dove ora sono i medici Russomanno. Lorènzu vendeva generi vari. Il suo negozio prima di essere tale era stato un bar. Salendo per la strada principale del paese si incontrava sulla destra la barracca r Crapariellu, sita esattamente dov’è l’attuale Comune e nella quale si vendevano principalmente frutta e verdura, poi, successivamente, anche alimenti; nell’intermedia piazza Dante erano invece ubicati i negozi di Gesummìnu r mast’Alìggi, il quale vendeva elettrodomestici e bombole, e di Girardìna r Garòf’nu con i suoi dolci, i confetti e pure il baccalà in inverno. II suo alimentari era situato in piazza Dante dov’è l’attuale cartoleria di Colatrella. Nel vicino vicolo Sant’Elia c’era invece Dianìsia. Proseguendo per via Roma si incontrava l’angusta bottega r la Pirniciola che offriva ai clienti le sue verdure. Tale negozietto si trovava all’inizio di vicolo Santa Lucia, salendo sulla sinistra, e faceva ad angolo con via Roma sulla quale si affacciava, del resto, la sua entrata. Esso era scherzosamente conosciuto con il nome de “la Rinascente” per le sue minute dimensioni; salendo ancora per vicolo Santa Lucia in via Bovio, all’altezza della piazzetta dedicata alla santa, c’era il negozio di generi alimentari di S’ppùccia. Le due macellerie di Caposele erano anch’esse ubicate su via Roma. La prima era gestita da Austìnu r Innariéllu, il quale conduceva anche un negozio di generi alimentari. Una curiosità: la macelleria si trovava esattamente dove oggi cla macelleria di Sergio: uno dei pochi, dunque, esercizi caposelesi a non aver mai mutato di posto. Sempre per restare in tema, la seconda macelleria era invece quella di Falùcciu r Silvio sempre in via Roma. Ho detto che Austìnu aveva anche un alimentari, quest’ultimo si trovava in via Imbriani. Anche il suo parente, Tatòru r Innariéllu gestiva un negozio di alimentari e diversi sito in via Roma, nel locale subito dopo l’attuale bar di Giulio. Completavano questa nutrita carrellata di commercianti Vicienzu r’Annarella in piazza Francesco Tedesco, salendo sul lato sinistro della piazza prima r lu purtònu r lu Scigliàtu; Ròn Savìnu Russomanno, in via Caprio appena salendo sulla destra, e Ulìndu Capriu chiamato mastu Brìshcu, il quale originariamente era un barbiere, e solo successivamente divenne gestore di un emporio dove si trovava un po’ di tutto. MARIO SISTA LA SELETECA


131 Antologia Caposelese CAPOSELE: UN PAESE CHE VORREI PIÙ SOLIDALE La Sorgente n.78 – Agosto 2009 di Rodolfo Cozzarelli In qualche decennio la popolazione è drasticamente diminuita ed i giovani abbandonano i loro luoghi di nascita perché non trovano lavoro e sono costretti a cercarlo altrove. Chissà perché il lavoro si trova sempre fuori! Si dice che le istituzioni devono essere più vicine alla gente ma intanto i posti di lavoro restano lontani. Chi vive lontano dal proprio paese pensa alla bellezza dei luoghi e sogna di ritornare. Rivive i bei momenti del tempo felice della giovane età e la lontananza arricchisce questi ricordi di un fascino struggente. La gente, spontanea e cordiale, si inserisce perfettamente in questo quadro che la mente nostalgicamente dipinge. Quando il sogno del ritorno si realizza, si scoprono tanti problemi che affiggono gente e luoghi e che si pensava riguardassero il mondo esterno. I paesi vivono anni difficili. In qualche decennio la popolazione è drasticamente diminuita ed i giovani abbandonano i loro luoghi di nascita perché non trovano lavoro e sono costretti a cercarlo altrove. Chissà perché il lavoro si trova sempre fuori! Si dice che le istituzioni devono essere più vicine alla gente ma intanto i posti di lavoro restano lontani. Anche l’agricoltura sopravvive grazie alla buona volontà di pochi e alle associazioni di categoria, l’artigianato è quasi scomparso, il commercio langue. Il quadro che ne deriva non è consolante ma Caposele ha delle potenzialità che bisogna sostenere. Ha una popolazione adulta attiva è laboriosa ed un numero elevato di diplomati e laureati, a dimostrazione della tenacia nel perseguire i propri obiettivi e l’intelligenza di saperli portare a termine con successo. Bravi, presi individualmente, meno nella veduta d’insieme delle cose che abbiamo in comune: la natura che ci circonda, l’acqua, il Santuario. Ognuna di queste cose è essenziale per lo sviluppo di Caposele . Curiamo l’ambiente che è la nostra casa comune e attira per la sua bellezza. L’acqua, che è un bene indispensabile, non si nega a nessuno ma nemmeno può essere considerata solo un limite per le persone e per il territorio dove essa sgorga. Nel nostro secolo, dedicato proprio all’acqua, si impone una legge più equa che tenga conto delle esigenze del luogo da cui l’acqua proviene. L’acqua porta vita e sviluppo dove arriva, e allora, non si capisce perché non vi sia un minimo ristoro per coloro che, in maniera solidale, la donano. Il Santuario richiama migliaia e migliaia di persone e ciò ha consentito al nostro paese di essere considerato, con la legge regionale n.5 bis del 04/02/2008, un comune equiparato a quarantamila abitanti con tutti i benefici che ne possono derivare. Ai problemi si cerca una soluzione, alle potenzialità uno sviluppo sicuro. La soluzione dei problemi e lo sviluppo delle potenzialità si affidano alle istituzioni e agli uomini che le rappresentano. 2009 LA SELETECA


Antologia Caposelese 132 In un sistema democratico il potere di guidare i giusti cambiamenti non può essere affidato nelle mani di un solo uomo o favorire il bene privato a discapito della comunità. E’ la comunità intera che deve crescere socialmente, culturalmente, ed economicamente. La società civile contribuisce, da parte sua, a costruire il proprio futuro con scelte oculate fatte al momento del voto in cui, le forze in campo, si propongono agli elettori con i loro programmi. Si sceglie così, obiettivamente, in base alle proposte ritenute migliori e non in base all’immagine che i vari candidati, a torto o a ragione, hanno saputo dare di sé. Chi vince darà conto cosi del proprio operato e, in caso di promesse non mantenute, rischia di perdere ogni credibilità nella tornata elettorale successiva. L’alternanza diventa una vera salvaguardia della democrazia in quanto non rafforza il malgoverno e obbliga i vincitori a mantenere fede a quanto dichiarato in campagna elettorale. Chi vota per partito preso o per tessera non sceglie in base al ragionamento ma in base alle proprie emozioni che cozzano spesso con gli interessi generali. L’invito che rivolgo a tutti è di essere più solidali nel ricercare la soluzione dei problemi che affiggono il paese e nel cercare di ottenere lo sviluppo delle potenzialità del luogo. Così si lavora per migliorare il presente ed il futuro dell’intera popolazione e si lascia un segno indelebile nel tempo. PRO LOCO CAPOSELE: LA STORIA – 1973-1981 Nicola Conforti Note storiche generali: Caposele, 10 settembre 1973 In Italia governa il Centro - sinistra: Presidente del Consiglio Mariano Rumor - A Caposele amministra una giunta civica denominata “Stretta di mano”: Il Sindaco è Francesco Caprio. Caposele vive gli ultimi giorni di spensierata e monotona vacanza ferragostana. A Napoli, in una situazione di atavica miseria e di grande arretratezza, in condizioni igieniche disastrose, scoppia il colera. La notizia rimbalza in un lampo sulle prime pagine di tutti i giornali. A Caposele si vivono giorni di panico: gli studenti non rientrano a Napoli : i villeggianti, in vacanza a Caposele, sono costretti a prolungare, forzatamente, il loro soggiorno malgrado gli impegni di lavoro e di studio. In una delle consuete passeggiate serali, unico passatempo disponibile all’epoca, alla scoperta dei suoni e dei colori della notte, tra un aneddoto ed un detto paesano raccontato o inventato per trascorrere qualche ora di svago, nasce l’idea di organizzare l’Associazione Turistica Pro Loco Caposele. Con Fernando Cozzarelli, uno dei tanti obbligato al prolungamento della vacanza, mettiamo a punto l’iniziativa. Detto fatto: parte l’invito per una riunione organizzativa da tenersi nel salone della Scuola Materna. RODOLFO COZZARELLI LA SELETECA


133 Antologia Caposelese Partecipano molte persone. Alcuni dei presenti, intervenuti forse con il solo scopo di ostacolare i lavori, contestano vivacemente. Motivazione: non avevano ricevuto l’invito da parte degli organizzatori. Dopo i dovuti chiarimenti, iniziano i lavori. La relazione introduttiva viene tenuta dal sottoscritto: l’intero intervento, dal titolo “Atto di nascita della Pro Loco Caposele” è riportato sul primo numero de “La Sorgente” uscito qualche mese dopo. Mi limito a riportare alcuni stralci, i più significativi, anche perché ancora attuali. “La Pro Loco è un’Associazione che riunisce intorno a sé tutti coloro che hanno interesse allo sviluppo turistico della località. La Pro loco si occupa in particolare di tutte quelle iniziative che servono a facilitare ed a incrementare il fusso turistico, studiando il miglioramento dei sevizi e promuovendo festeggiamenti, gare, sagre, convegni e spettacoli. Esistono certamente a Caposele attrattive turistiche che bisogna opportunamente valorizzare, esistono zone di notevole adattabilità all’espansione di una concreta attività turistica estiva, ed esiste la capacità e la volontà di utilizzare il territorio in funzione del turismo. Il Comune di Caposele è incluso nel comprensorio turistico del Terminio e dei Monti Picentini ed è uno dei quattro comuni della Provincia di Avellino insieme ai Comuni di Bagnoli Irpino, Ariano Irpino e Mercogliano, ufficialmente considerato di particolare interesse turistico. Inoltre Caposele occupa geograficamente una posizione di equidistanza tra due località già affermate turisticamente come Laceno e Contursi Terme. Ciò naturalmente faciliterà il compito di convogliamento del traffico turistico nella nostra zona sempre che sapremo offrire qualcosa di genuino e di originale e sapremo adeguatamente organizzare ed attrezzare il nostro Paese. Ma vediamo ora concretamente su quali attrattive possiamo far leva per iniziare un’azione promozionale in questo senso. A parer mio, tre sono i poli che dovremo adeguatamente sfruttare: 1. Materdomini, che già da molti anni richiama migliaia di pellegrini e devoti non solo per motivi religiosi ma anche per la eccezionale bellezza della collina e per lo stupendo panorama che offre. 2. Le sorgenti del Sele, naturalmente per quel poco che rimane, e l’acquedotto per l’importanza che riveste in campo mondiale come opera idraulica; 3. Il Bosco Difesa che è una nuova realtà, tutta da scoprire”. La relazione offre inoltre notevoli spunti per la discussione proponendo alcuni temi di particolare interesse come: a) il verde a Materdomini; b) la sistemazione del Bosco Difesa; c) il problema delle attrezzature ricettive a Caposele, ed ogni altra iniziativa che sia capace di richiamare e di soddisfare la domanda turistica in tutte le molteplici articolazioni di cui essa si compone. Dopo un acceso e costruttivo dibattito, viene formulata la proposta di iscrizione alla costituenda associazione con una quota concordata in lire Cinquemila. Scoppia una nuova polemica da parte degli stessi contestatori di prima che pretendono sia fissata una quota “popolare” non superiore alle mille lire. Quest’ultima proposta, respinta a larghissima maggioranza, determina l’allontanamento spontaneo dall’aula dei “contestatori”. Gli stessi, dopo alcuni giorni, indicono una riunione presso il Cinema Sele (attuale sala polifunzionale) per NICOLA CONFORTI LA SELETECA


Antologia Caposelese 134 la costituzione di una seconda Pro Loco. Ma il tentativo fallisce miseramente, come miseramente fallisce tutto ciò che nasce “contro “. E a questi fallimenti ne seguirono altri, tutti con le stesse finalità. Avremo modo di parlarne in seguito. L’atto costitutivo della Pro Loco Caposele redatto dal notaio Adolfo Cannavale e registrato a S.Angelo dei Lombardi il 17 settembre 1973, riporta in allegato lo statuto sociale frmato dai soci fondatori: Nicola Conforti, Americo Del Tufo, Michele Ceres, Donato D’Auria e Fernando Cozzarelli. La prima assemblea generale dei soci ha luogo nella sede della Scuola Materna in data 21 settembre 1973. Ritengo utile ed importante riportare l’elenco dei primi 55 iscritti, soci fondatori a tutti gli effetti, che hanno dato vita ad un sodalizio che ancora oggi, a distanza di 36 anni, vive una vita tranquilla ed operosa. Scorrendo l’elenco riportato di seguito un senso di sgomento e di malinconia mi assale nel constatare tante assenze importanti, tante persone non più in mezzo a noi. Segue l’elenco in ordine di iscrizione: Caprio Rocco Caprio Giuseppe Farina Domenico Conforti Nicola D’Auria Donato + Sturchio Angelo Casillo Gennaro + Sica Gerardo Russomanno Salvatore di Aless. + Zarra Carmine + Conforti Donato + Cozzarelli Ferdinando + Cetrulo Gerardo Manzillo Giuseppe Testa Salvatore + Conforti Fiorenzo + Melillo Giuseppe + Curcio Giuseppe + Melchiorre Giuseppe + Alagia Emidio + Russomanno Gerardo Caprio Alfonso Biondi Vincenzo + Caprio Francesco + Del Tufo Amerigo + Russomanno Pasquale Di Masi Gelsomino Casillo Girolamo + Caprio Manfredi Ceres Michele NICOLA CONFORTI LA SELETECA


135 Antologia Caposelese Caprio Ezio + Nesta Mario Russomanno dott. Salvatore Montanari Pasquale + Sozio Salvatore + Majorana Gennaro + Ceres Vincenzo Pallante Pietro + Aiello Giovanni Curcio Salvatore Russomanno Vincenzo + Malgieri Vincenzo Caprio Salvatore + Mazzariello Donato + Cozzarelli Franco Daniele Angelo + Sozio Arturo + Vetromile Emidio + Mattia Matteo + Spatola Pino + Conforti Amerigo + Cibellis Gerardo + Russomanno Nicola + Farina Angelo + Testa Nicola + (nel lungo elenco dei soci fondatori, riportati con un crocetta a fianco, 34 persone decedute) Il primo consiglio di amministrazione registra le seguenti cariche sociali: Avv. Ferdinando Cozzarelli Presidente Ing. Nicola Conforti Vice Presidente Rev. Don Vincenzo Malgieri – cons. Ins. Michele Ceres – cons. Geom. Salvatore Caprio delegato del Sindaco Sig. Matteo Mattia – cons. Sig. Gerardo Russomanno – cons. Il Consiglio dell’Ente Provinciale per il Turismo presieduto dall’avv. Ernesto Amatucci, con atto n. 31 del 8.11-1973 all’unanimità delibera di approvare la costituzione dell’Associazione Turistica Pro Loco Caposele e di ratificare la nomina del Consiglio di Amministrazione. Il programma di attività, predisposto dal primo Consiglio di Amministrazione prevede una serie di iniziative molte delle quali saranno felicemente portate a termine nel corso dell’anno successivo. Il programma prevede tra l’altro: - Sagra di prodotti locali; - Costruzione di un invaso (piccolo laghetto) per lo svolgimento di giochi e sport vari; - Fontana zampillante artistica in piazza XXIII Novembre (già p.zza D’Auria) ;- Vincolo di pesca per il ripopolamento del tratto di fiume dalle Sorgenti NICOLA CONFORTI LA SELETECA


Antologia Caposelese 136 al Ponte - Realizzazione del giornale periodico”La Sorgente” - Gara di Pittura estemporanea - Intervento presso l’EEAAP per la eliminazione del muro di cinta delle Sorgenti - Festa dell’Emigrante - Veglione di Capodanno A soli tre mesi dalla nascita dell’Associazione si realizza il primo importante traguardo: esce il primo numero de “La Sorgente”. Non è molto, ma siamo certi che questo traguardo è il primo gradino per i successi di domani. La sua fondazione nasce sotto i migliori auspici: sarà destinata a vivere a lungo. Molti pronosticano per la Pro Loco un vita molto breve, data la eterogeneità della composizione del gruppo dirigente e le finalità “poco credibili” che l’Associazione si ripromette di raggiungere. Ma a dimostrazione che La Pro Loco e “La Sorgente” sono nate non “contro” qualcuno o qualcosa, ma a vantaggio delle cose belle e buone del nostro Paese, parlano i risultati raggiunti, la resistenza a tutte le “intemperie”, (politicamente parlando) la longevità e la grande vitalità dimostrata in tanti anni di attività. Inizia così un “meraviglioso e affascinante viaggio” che ci porterà molto lontano. E’ il caso di dire: “Il tempo è galantuomo”. Ristabilisce la verità e ripaga dei sacrifici e degli sforzi sostenuti. Anno 1974 - E’ un anno pieno di entusiasmanti iniziative alcune delle quali, molto contestate, come avremo modo di spiegare, avranno una durata, nostro malgrado, limitata nel tempo. Il nuovo clima di armonia e di collaborazione apporta notevoli vantaggi al nostro piccolo Comune: fervono una serie di iniziative amministrative tendenti alla realizzazione di varie opere pubbliche. Il risultato più significativo viene raggiunto con l’istituzione del Liceo scientifico. Una delle prime realizzazioni promosse dalla Pro Loco è la costruzione del laghetto artificiale nei pressi del campo sportivo. Vi si svolgono manifestazioni di vario genere: gare di nuoto, gare di pesca, partite di pallanuoto, e divertentissimi giochi sull’acqua. A laghetto svuotato, si svolgono partite di pallacanestro, dimostrazioni di arte marziale, pattinaggio e altro. Il notevole successo di questa iniziativa è dimostrato, in un filmato sui giochi di Ferragosto, dalla grande partecipazione di folla assiepata ai bordi del laghetto. Purtroppo quest’opera, frutto di impegno e di sacrificio di tante persone di buona volontà, verrà “barbaramente” distrutta nel gennaio del 1981 dall’amministrazione Corona insediata da appena qualche mese. Bisognava cancellare in qualche modo i fastidiosi segni di un passato glorioso. Restano i filmati; e tanto ci basta. Nell’anno 1974 si verificano altri eventi ed altre iniziative molto prestigiose: NICOLA CONFORTI LA SELETECA


137 Antologia Caposelese Il primo Rallye Automobilistico su un percorso di 84 chilometri e Gimkana automobilistica finale sul campo sportivo. Gara molto prestigiosa che mette a dura prova le capacità organizzative dei nuovi dirigenti. La prima mostra di Pittura Estemporanea richiama pittori da tutta la Regione. La prima Festa dell’Emigrante con la presenza di artisti di fama .Festa contestata dai soliti ignoti. Altro importante traguardo: la costruzione in Piazza D’Auria (ora XXIII Novembre) dell’artistica fontana zampillante. Anche quest’opera verrà distrutta nel 2006 e sostituita con una discutibile piramide con appiccicata, in maniera poco rispettosa e poco decorosa, la lapide dei morti del terremoto. Anche questo segno del passato bisognava cancellare, Anno 1975 Note storiche generali Elezioni Amministrative. A Caposele vince nuovamente la lista della “Sretta di Mano”. Francesco Caprio è eletto per la terza volta Sindaco. In Italia grande avanzata del Partito Comunista. In arretramento la Democrazia Cristiana. La Pro Loco avverte un piccolo scossone: a seguito di una delusione elettorale alcuni soci, tra cui Michele Ceres, escono dalla Pro Loco e dal giornale. Ci dispiace molto per quest’ultimo: Vi rientrerà, con grande soddisfazione di tutti, dopo circa trenta anni. Di altri se ne sono perse definitivamente le tracce. Tutto sommato, non è stata una grossa perdita. Ciononostante l’Associazione va regolarmente avanti come pure “La Sorgente”. L’Associazione raggiunge le 158 iscrizioni: una punta molto alta a dimostrazione del notevole gradimento dimostrato da parte della popolazione attiva e operosa. Continua il successo delle mille iniziative sempre nuove e sempre interessanti: è l’anno di Peppino Bruno, detto Graziella, che vince alla grande la corsa campestre del 15 agosto e che stabilisce un record sul percorso destinato a durare molti anni. La corsa dei ciucci, la corsa nei sacchi, il palio della cuccagna, il tiro alla fune dalle piattaforme galleggianti e tanti altri giochi rendono l’estate caposelese interessante, divertente e spensierata. Sono lontani ormai i tempi dell’apatia, della noia e dell’assenza più assoluta di turisti e di nostri concittadini, vacanzieri altrove, e quasi dimentichi del loro paese di origine. Nasce, tra l’entusiasmo generale, “Radio Caposele” inizialmente in un’aula della scuola elementare, successivamente, ospitata da Angelo Petrucci, nell’agenzia “Max in Tour”, poi in un locale di Donato D’Auria in Piazza Dante e dopo altre dispendiose peregrinazioni, (in un prefabbricato prima ed in un locale del Comune poi) a venti anni suonati chiude i battenti. NICOLA CONFORTI LA SELETECA


Antologia Caposelese 138 Anni 76-78 Gli anni 76-78 vedono la conferma di tutte le iniziative di successo con l’aggiunta di altre non meno interessanti: programmi di tutto rispetto che abbracciano la cultura, l’arte, il folklore, la musica e lo sport. Voglio ricordare in particolare le estemporanee di pittura con la partecipazione dei pittori più affermati della Regione ed i concorsi di fotografa su temi che riguardano gli aspetti tipici e paesistici di Caposele, le mostre di artigianato locale, il teatro all’aperto, il piccolo Conservatorio di musica di pianoforte e chitarra, il ripopolamento del tratto interno del fiume Sele. Tantissimi nostri concittadini residenti in Italia o all’estero, sensibili al richiamo de “La Sorgente” e delle tante iniziative estive, riprendono contatto con il loro paese di origine e nel periodo di ferragosto affollano le vie del centro. Tra gli ospiti d’onore che in questi anni visitano il nostro Paese, registriamo una presenza di grande prestigio: il campione olimpionico Sante Marsili che, con la modestia tipica dei “grandi” dà a noi tutti un saggio di nuoto nel laghetto artificiale. Ospite sempre molto gradito è il cantante napoletano Amedeo Pariante: le sue frequenti visite a Caposele riempiono piacevolmente le serate ferragostane. Il 1978 è l’anno in cui una equipe di appassionati di storia locale guidata dal sottoscritto e composta da Nicola Conforti junior, Donato Conforti e Vincenzo Malanga mette a punto le scene del film “ Un Anno a Caposele”. Un film destinato a diventare patrimonio storico del nostro Paese e come tale fiore all’occhiello della Pro Loco. Sarà ripetutamente proiettato all’aperto nel 1979 e, maggiormente, dopo il terremoto del 1980 suscitando sempre grandi emozioni. Anno 1979 Note storiche generali Il 20 gennaio del 1979, all’età di 74 anni, muore il sindaco Francesco Caprio. Gli succede, per poco più di un anno, l’avv. Fernando Cozzarelli, La presidenza della Pro Loco viene assunta dall’ing. Nicola Conforti. La Pro Loco, subisce un brutto colpo: viene meno la persona che più di tutti ha sostenuto moralmente e materialmente l’Associazione. La “Sorgente”, listata a lutto, esce in edizione straordinaria Si chiude un ciclo importante; vengono meno come vedremo in seguito, oltre che l’incoraggiamento ed il sostegno morale, i contributi del comune. Anno 1980 Note storiche generali In Italia Governa il Centro-Sinistra con a capo Cossiga e poi Forlani. Un’ondata di attentati terroristici e tragedie senza precedenti affligge l’Italia. A Caposele le nuove elezioni assegnano la vittoria alla lista della “Sveglia” . Il nuovo Sindaco è l’avv. Antonio Corona. Il 20 novembre un tragico avvenimento sconvolge il nostro Paese procurando circa 70 morti. Il terremoto semina lutti e dolore in tutte le famiglie di Caposele. NICOLA CONFORTI LA SELETECA


139 Antologia Caposelese Pro Loco - La storia – seconda parte Nicola Conforti Nel corso della prima parte della “ Storia” (1973 -1979) ho tracciato per grosse linee, a partire dall’”Atto di nascita della Pro Loco Caposele”, le tappe principali di un percorso fatto di conquiste e di successi sul piano della vita sociale del nostro Paese. Ho sottolineato in particolare gli eventi di maggiore impegno che hanno riscosso il plauso e l’apprezzamento di gran parte dei Caposelesi. Al solo scopo di riepilogare le tappe principali del primo percorso, per riprendere il discorso interrotto e per non dimenticare i risultati raggiunti, riporto in sintesi i principali temi trattati: - Fondazione del giornale periodico “La Sorgente”; -Realizzazione del laghetto artificiale distrutto nel 1981; -Realizzazione dell’artistica fontana zampillante in piazza XXIII Novembre distrutta nel 2006; -Realizzazione del film ”Un anno a Caposele”; -1° Rallye automobilistico e Gimkana finale sul campo sportivo; -Ripopolamento del tratto interno del fiume Sele; -Mostre varie di “Pittura Estemporanea” ; -Murales a Materdomini ; -Mostre varie di fotografia sugli aspetti artistici e paesistici del nostro Paese; -La sagra dei fusilli e delle matasse, manifestazione diventata tradizionale ; -La corsa dei “TRE CAMPANILI” , diventata tradizionale; -Radio Caposele: nata il 1975 per venti anni ha allietato le case dei Caposelesi -Scuola di Pianoforte e di Chitarra ovvero il “Piccolo Conservatorio musicale” ; La Storia riprende con l’anno 1980 Anno 1980 Note storiche generali In Italia governa il Centro-Sinistra con a capo Cossiga e poi Forlani. Un’ondata di attentati terroristici e tragedie senza precedenti affligge l’Italia. A Caposele le nuove elezioni assegnano la vittoria alla lista della “Sveglia”. Il nuovo sindaco è l’avv. Antonio Corona. Il 23 Novembre un tragico avvenimento sconvolge il nostro Paese procurando oltre 70 morti. Il terremoto semina lutti e dolore in tutte le famiglie di Caposele. L’anno 1980 non nasce sotto i migliori auspici: da ogni punto di vista.Tutto comincia ad andare storto. Due episodi in rapida successione (ne seguiranno presto altri), ci riportano ad una triste realtà: tutto ciò che fino ad oggi era sembrato facile, possibile e condiviso, diventa improvvisamente difficile, incomprensibile, ingiusto. Andiamo per ordine: 1)- Dopo un mese dall’insediamento della nuova Amministrazione un gruppo NICOLA CONFORTI LA SELETECA


Antologia Caposelese 140 di ragazzi, alcuni dei quali minorenni, senza l’autorizzazione del Sindaco, come solitamente facevano non appena il caldo diventava insopportabile,” si permettono “di forzare una piccola paratoia per riempire, a scopo di balneazione e di gioco, il laghetto artificiale. Piombano come furie due guardie accompagnate da un consigliere comunale e, rilevata la “grossolana infrazione” elevano verbale a danno dei malcapitati giovani, cui segue una denuncia all’autorità giudiziaria. Non ci fu modo da parte di alcuni genitori di indurre il Sindaco a ritirare la denuncia. Ma, data la ridicola inconsistenza delle motivazioni poste a base della denuncia, la stessa viene archiviata di ufficio. Però da quel momento il laghetto non avrà più ragione di esistere: se ne impedirà l’uso per l’estate in corso ed entro qualche mese sarà definitivamente distrutto. Tanto lavoro e tanto impegno svaniscono in un attimo. A pensarci bene c’era da aspettarselo. 2) Ci avviciniamo frattanto alle vacanze ferragostane e, come ogni anno, il Presidente della Pro loco fa richiesta al Comune del contributo annuale che fin dalla fondazione dell’Associazione era stato fissato in lire 1.200.000 all’anno. Il Sindaco molto “cortesemente” ci comunica, per iscritto, che la Pro Loco è da considerare alla stregua degli altri comitati festa locali e che pertanto il contributo non può che limitarsi a lire 300.000. Il Sindaco, pensammo, o non conosce i compiti di istituto della Pro Loco o è in mala fede. Una cosa sembra certa: persiste ancora, dopo tanti anni dalla costituzione della Pro Loco, tanta animosità e tanto antico e risentito livore verso un’Associazione che opera in nome e per conto del luogo. Ma non è tutto: l’Amministrazione comunale nel corso dell’Estate si sostituisce anche ai comitati festa e organizza, in concorrenza con la Pro Loco, manifestazioni in Piazza Sanità consistenti in un incontro di box ed in uno spettacolo musicale con il famoso complesso dei “Romans”. Questi ultimi, per ironia della sorte, arrivano dopo mezzanotte, quando oramai la gente aveva abbandonato la piazza. Un vero FLOP Anche questa voleva essere una manifestazione “contro” e quindi destinata a fallire. La Pro Loco, pur accusando il colpo dovuto al diniego del contributo ed alla concorrenza sleale ,non fosse altro che per la disparità enorme dei mezzi a disposizione, riesce ugualmente e dignitosamente a portare avanti le manifestazioni previste dal programma di attività per il 1980. I due avvenimenti descritti determinano però un clima di tensione e di contrapposizione tra l’Associazione ed il Comune. La cosa non giova al Paese, e di tanto ne siamo davvero rammaricati. Passa l’estate e, con l’autunno, arriva il terremoto. Il tragico avvenimento porta lutti e distruzione in tutte le case di Caposele. Il clima di disperazione e di lutto imperante ci fa dimenticare i dissapori ed i contrasti di qualche mese prima. La parola d’ordine diventa “volemose bene”. Ed è in questo clima che, nella qualità di tecnico più anziano, vengo chiamato dall’Amministrazione con l’incarico di accertare la pericolosità delle poche case rimaste in piedi e, di conseguenza, decidere se proporre o meno la demolizione. Eravamo ancora accampati tra piazza Sanità e Cantiere EAAP quando arriva NICOLA CONFORTI LA SELETECA


141 Antologia Caposelese un pulmanino attrezzato ad ospedale da campo: serve uno spazio adatto allo scopo. Il Sindaco, non trova di meglio che ordinare la demolizione della Chiesa della Sanità e creare così lo spazio adatto allo svolgimento del compito sanitario cui l’Ospedale da Campo era destinato. Avvertito di quanto stava succedendo, nella qualità di responsabile del settore, mi precipito in Piazza Sanità: le ruspe stavano per “aggredire” l’edificio. Don Vincenzo era lì a supplicare i pompieri di salvargli almeno il quadro della Madonna. In effetti non si trattava di un quadro ma di una preziosa immagine scolpita su una pietra incastonata nella muratura. Segue uno scontro violento con il Sindaco sulla inopportunità di demolire una Chiesa non gravemente danneggiata. Riesco nell’intento di salvare la Chiesa ma ne pago lo scotto. Il giorno successivo sarò esonerato dall’incarico ricevuto in quel clima di apparente e falsa concordia. Ma, tutto sommato, mi sta bene. Comincia l’era della ruspa selvaggia: si ruspano finanche le fondazioni dei fabbricati gravemente danneggiati, tanto che in alcuni casi non si riescono più ad individuare nemmeno le delimitazioni delle aree di sedime. I soldati tedeschi eseguono con molto scrupolo tutto ciò che viene chiesto loro di demolire. Nessuno, però, difende quello che c’è da recuperare della vecchia Chiesa Madre. I tre portali, una parte del soffitto e l’intero altare maggiore, tutte opere di grande valore storico ed architettonico, sono barbaramente ruspate e trasportate a rifIuto. Purtroppo l’Amministrazione è assente e don Vincenzo pure. Si chiude così, in maniera molto malinconica l’anno 1980. E si torna al clima di contestazione e di contrasto di prima del terremoto. Solamente molti anni dopo, grazie al Sindaco Melillo si tornerà a rapporti civili di collaborazione e di reciproca stima. La Pro Loco e “La Sorgente” verranno presi nella giusta considerazione: inizierà finalmente la pacificazione del Paese. Ed è un merito che riconosceremo pubblicamente al Sindaco Melillo. Anno 1981 Note storiche generali La sede della Pro Loco in via Roma risulta gravemente danneggiata. I soci tutti hanno perduto un importante punto di riferimento. Gli sforzi del direttivo si concentra in una unica direzione: ridare al più presto una sede all’Associazione. In tempi record viene presentato il progetto di ristrutturazione e dopo alcuni mesi, esattamente il 9 agosto, viene inaugurata la sede rimessa a nuovo. Per l’anno in corso la Pro Loco decide di non organizzare alcuna manifestazione: il clima di lutto e di disperazione diffuso in tutte le famiglie, consigliano il più decoroso silenzio. Tutto ciò che accade da questo momento in poi è fin troppo noto a tutti i caposelesi - NICOLA CONFORTI LA SELETECA


Antologia Caposelese 142 GIOVANI, TURISMO E PRO LOCO GIOVANI di Ernesto DonatielloLa Sorgente n.78-Agosto 2009 Sappiamo tutti che il turismo a Caposele, ma soprattutto a Materdomini, è un elemento trainante dell’economia, ma i veri cambiamenti possono arrivare solo dai giovani in Proloco e non. Se non vogliamo vedere il nostro turismo morire, dato che siamo una fase di maturazione del nostro prodotto turistico e la successiva fase è il declino, c’è bisogno di rilanciare il prodotto stesso. Due mondi a confronto che si uniscono per portare una ventata di novità nel territorio di Caposele: i giovani e il mondo del turismo. Argomenti assai complessi che uniti possono rivelarsi un grande successo, ma anche un completo fallimento. Ma chi sono i giovani, e cos’è il turismo? Possiamo parlare di questi argomenti senza saperne il significato? Troppo spesso, infatti, sentiamo parlare di mondo giovanile e di turismo in maniera superficiale senza andare a fondo riconoscendogli la giusta importanza. La Carta Europea della Partecipazione dei Giovani alla Vita Locale e Regionale, unico documento ufficiale che disciplina la “gioventù” in Italia, non essendoci al momento nessuna legge regionale o nazionale che disciplina le politiche giovanili, riconosce il giovane come individuo centrale della vita comunitaria e regionale, ma soprattutto individua tutti gli strumenti per la partecipazione dei giovani alla vita locale. Il turismo invece è definito dal WTO (World Tourism Organization) come “ l’attività di coloro che viaggiano e soggiornano in luoghi diversi dal proprio ambiente abituale per un periodo di tempo che va da almeno due giorni (minimo un pernottamento) ad un anno, per svago, lavoro e motivi diversi dall’esercizio di un’attività remunerativa all’interno dell’ambiente visitato”, ma soprattutto individua il turista come “chi soggiorna per un periodo superiore alle 24 ore, o almeno per una notte, al di fuori della propria abituale residenza”, altrimenti si parla di escursionismo. Sono due argomenti che possono convivere e combinarsi? I giovani hanno la possibilità di essere protagonisti attivi in questo settore? Tutto ciò necessita di molte riflessioni. In primo luogo ritengo che il mondo giovanile attuale sia fortemente influenzato da fattori esterni che ne limitano l’azione e la creatività. I giovani sono spesso solo nominati, ma troppo spesso non coinvolti, o coinvolti molto limitatamente e con poca possibilità di proporre le loro idee e opinioni. Ciò determina un completo allontanamento degli stessi da qualsiasi forma di partecipazione inducendoli ad una forte apatia e rassegnazione. Il giovane Caposelese però è anche fortemente votato alla critica e spesso non agisce, è capace di sottolineare le falle del sistema senza esporsi in prima persona per risolvere le questioni. Ma ci sono anche ragazzi che vogliono fare e non ne hanno la possibilità. Il mondo del turismo invece è un settore molto complesso che ha bisogno 2009 LA SELETECA


143 Antologia Caposelese dell’apertura mentale dei giovani per sopperire alle problematiche tipiche che lo stesso ha sotto diversi punti di vista, a partire dalla stagionalità fino a arrivare alla forte elasticità della domanda. Per affrontare e superare tali problematiche, tipiche anche del turismo Caposelese e di Materdomini, c’è assoluto bisogno di una serie di novità nell’ambito delle iniziative turistiche e di progettualità pluriennale da porre in atto per Caposele. Il ruolo del giovane in quest’ottica è centrale e fondamentale. Considerando i principi della Carta Europea della Partecipazione dei Giovani e le caratteristiche del turismo, infatti, è obbligatorio dar fiducia alla popolazione giovanile. Solo il giovane infatti ha una prospettiva diversa, ha la capacità di avere una visione futuristica della realtà tale da rendere possibile la stesura di una programmazione di lungo periodo con obiettivi perfettamente definiti. Sappiamo tutti che il turismo a Caposele, ma soprattutto a Materdomini, è un elemento trainante dell’economia, ma i veri cambiamenti possono arrivare solo dai giovani in Proloco e non. Se non vogliamo vedere il nostro turismo morire, dato che siamo una fase di maturazione del nostro prodotto turistico e la successiva fase è il declino, c’è bisogno di rilanciare il prodotto stesso. Penso che le parole chiavi siano quindi programmazione, quanto meno triennale, ma soprattutto interazione tra gli attori. Lo sviluppo turistico passa necessariamente dalla definizione di un obiettivo comune da raggiungere in un determinato arco di tempo, dall’analisi e dall’individuazione delle risorse disponibili per arrivare alla definizione dell’azione collettiva da intraprendere. Questo processo deve coinvolgere i giovani, le istituzioni, la Proloco, il Forum dei Giovani, ma soprattutto i privati, nella creazione di quello che in materia viene definito SLOT (Sistema Locale di Offerta Turistica), che ingloba tutti gli stakeholder del settore turistico per portarli a remare in un’unica direzione al fine di promuovere e quindi offrire “la località e i suoi servizi turistici” sotto un’unica immagine, quella di Caposele e di San Gerardo, apportando benefici all’intera comunità. Analizzare il turismo esistente è il primo passo; spesso sento parlare di interazione tra turismo religioso e turismo naturalistico, cosa che credo sia solo forzatamente esprimibile dato che sono due forme di turismo assolutamente differenti che hanno esigenze e capacità di spesa assolutamente diverse. Conseguentemente necessitano di due programmazioni diverse dove la domanda e quindi i servizi da offrire cambiano. Credo sia molto più facile legare l’attuale turismo religioso a quello congressuale. L’obiettivo primario da raggiungere è rendere Caposele un paese attraente tutto l’anno puntando a tre segmenti di mercato: turismo religioso, naturalistico e congressuale. Bisogna però lavorare in modo diverso per ogni segmento valutando le peculiarità di ogni singolo turista per soddisfarlo sotto vari punti di vista e creando economia per la comunità. E’ chiaro che tutto ciò diventa di difficile applicazione senza risorse di caERNESTO DONATIELLO LA SELETECA


Antologia Caposelese 144 rattere economico, fattore che è spesso elemento di freno di qualsiasi nuova iniziativa. In quest’ottica diventa importante per la Proloco giovani essere il nuovo punto di riferimento per la comunità caposelese e il turismo in genere, deve fare da pungono affinché si risponda a bandi provinciali, regionali e europei nell’ambito turistico a fine di moltiplicare le risorse economiche a disposizione. Si deve ricominciare a lavorare nell’ambito del circuito Unpli (Unione Nazionale delle Proloco Italiane) anche per reperire risorse umane grazie al servizio civile che tale circuito propone e mette in atto annualmente. Se si fa parte di un circuito perché non lo si utilizza? L’importante è avere le idee e le capacità progettuali, perché se i progetti sono validi, non c’ è parte politica che tenga, essi devono essere finanziati. Negli ultimi anni questi elementi sono davvero mancati alla nostra comunità. Di queste problematiche bisognerebbe iniziare a parlare con i giovani, con l’obiettivo di superare gli individualismi proponendosi sul mercato come una collettività e non come una somma di più operatori della filiera turistica, che agli occhi del turista appare sempre più divisa e non comunicante. I giovani a Caposele hanno iniziato questo processo inserendosi nel sistema Proloco, ma ora è tempo di dare una svolta al futuro di questa comunità se vogliamo avere tutti un futuro. Perché noi giovani semplicemente rivendichiamo spazio, il nostro spazio, perché questo nostro spazio negatoci oggi porta alla normale conseguenza della negazione del nostro futuro qui alle foci del Sele, perché questi giovani a settembre vorrebbero ripartire e non partire! CAPOSELE CITTA’ DI SORGENTE - Storia, poesia, folclore -Film Prof. Raffaele Loffa- La Sorgente n. 79 –dicembre 2009 Le immagini scorrono veloci, la voce del narratore è suadente, la colonna sonora che supporta il racconto è costituita da musiche scelte con estremo buon gusto: vieni rapito e portato in riva a quel che resta dell’antico fiume. Le bellezze naturali, il gorgoglìo delle limpide, freddissime acque, la cultura, l’arte, le tradizioni, il folclore, le processioni beano la tua vista ed accarezzano la tua anima. Egregio Ing. Conforti, ho molto apprezzato il DVD “Caposele città di sorgente”: l’ho guardato il giorno stesso in cui mi è arrivato e devo dirti che mi è piaciuto immensamente. Il Film Documentario rappresenta, senza ombra di dubbio, uno dei migliori momenti dell’attività della vostra Pro Loco, e corona degnamente gli sforzi che state facendo da tanti anni, soprattutto con la rivista “La Sorgente”, per valorizzare l’enorme patrimonio umano e culturale del vostro “natìo borgo selvaggio”. ERNESTO DONATIELLO 2009 LA SELETECA


145 Antologia Caposelese Ho ricevuto fn dagli Ottanta la vostra rivista, l’ho letta sempre con molto piacere e spesso vi ho trovato materia e spunti di riflessione assai interessanti: talora mi sono anche commosso leggendo la corrispondenza dei vostri lettori e non ho fatto fatica a sentirmi uno di voi. Ho sofferto per i vostri lutti, ho gioito per i matrimoni e per le nascite dei bambini, mi sono emozionato per i tanti vostri giovani che sono arrivati al prestigioso traguardo della laurea, ho letto racconti e poesie scritte da Caposelesi, ho visto foto dei ricordi, delle sagre, ho letto dei sentimenti dei vostri emigrati e spesso un brivido ha percorso le mie membra e mi è venuto un groppo alla gola (non solo perché ad una certa età si è più inclini alla commozione…del resto senectus ipsa morbus, dicevano i Latini). Il documentario, bellissimo per immagini, suoni e narrazione, costituisce una struggente dichiarazione d’amore per Caposele, il suo fume, il suo ambiente, la sua storia, la sua gente. Le “chiare fresche e dolci acque ove le membra pose” la vostra splendida cittadina oggi, purtroppo, sono solo un ricordo rivissuto attraverso la memoria degli anziani; le immagini del film suscitano sentimenti di malinconia e nostalgia, e non si fatica molto ad associarsi alla vostra rabbia per il vero e proprio furto patito dalla collettività caposelese. E’ anche vero però che la vera e propria mutilazione patita da Caposele, resa contemporaneamente vedova ed orfana della sua Sorgente e del suo fume, servì a dissetare una regione che era priva d’acqua. Davvero strano il destino della nostra Provincia: diamo acqua “umile, preziosa e casta” a tanta gente e a ben due Regioni ed ora vorrebbero riempirci di discariche… E forse il simbolo più emblematico, più eloquente e più evidente del disagio e dello stato d’animo dei Caposelesi è dato proprio da quel campanile rimasto tristemente solo in prossimità della Sorgente: la sua deliziosa e preziosa chiesetta, compagna di tante cerimonie e ragione della sua stessa esistenza, fu smontata e ricostruita altrove per far posto alle opere di captazione. Gli Americani faranno ancora di peggio durante la seconda guerra mondiale: dopo aver completamente rasa al suolo la prestigiosa Abbazia benedettina di Montecassino, sganciando su di essa tonnellate e tonnellate di bombe, dopo di aver desertificato l’intero monte su cui essa da secoli si ergeva superba, per tacitare le loro coscienze la ricostruirono com’era, pezzo dopo pezzo, pensando di poter essere perdonati. E’ come proporre un matrimonio “riparatore” ad una donna, dopo averla violentata contro il suo volere… Purtroppo era mio compaesano l’Avv.to Vito Schirillo, un alto funzionario del Ministero dei Lavori Pubblici, che curò e seguì la pratica dell’Acquedotto Pugliese. Forse proprio al vostro splendido fiume pensava Silio Italico quando, nei suoi “Punica”, elencando le forze in campo con Annibale contro i Romani nella battaglia di Canne, scrisse: “... unaque ìuventus RAFFAELE LOFFA LA SELETECA


Antologia Caposelese 146 Lucanìs excìta ìugìs, Hìrpìnaque pubes horrebat telìs, et tergo irsuta ferarum. Hos venatus alìt. Lustra incolue-re, sìtimque avertunt fuvìo, somnìque labore parantur”. (Punica VIII, vv 569-572). I nostri antenati, che si procuravano il sonno lavorando duramente, placavano la sete bevendo direttamente dal fume. Non a caso poco più avanti, il poeta, che tanta ammirazione e rispetto nutriva per gli Hirpini, feri ed irriducibili nemici dei Romani, continua dicendo: “Nunc Sìlarus, quos nutrìt aquìs, quo gurgite tradunt Durìtìem lapìdum mersìs ino-lescere ramìs”. (Punica Vili, w. 580-581). (Silio Italico evidentemente riferisce quanto troviamo anche in Strabone (1, 6) e in Plinio (Naturalis Historia, 1. 2, C. 103), secondo i quali era peculiarità del Fiume Silarus (Sele) conferire la durezza delle pietre (pietrificare) ai rami che venivano immersi nelle sue acque, conservandone tuttavia colore e forma). Le immagini scorrono veloci, la voce del narratore è suadente, la colonna sonora che supporta il racconto è costituita da musiche scelte con estremo buon gusto: vieni rapito e portato in riva a quel che resta dell’antico fiume. Le bellezze naturali, il gorgoglìo delle limpide, freddissime acque, la cultura, l’arte, le tradizioni, il folclore, le processioni beano la tua vista ed accarezzano la tua anima. Sei affascinato ed ammaliato da quel mondo che scorre nelle immagini: insetti in cerca di nettare, un bombo si aggira su uno splendido fiore di campo e lo impollina fecondandolo, una trota aspetta la preda nell’acqua cristallina, gatti sonnecchiano sui muri, i rintocchi della campana, voce dell’anima, immediatamente riconoscibili da chi qui è nato ed è dovuto andar via per cercar fortuna altrove. E mentre le immagini scorrono man mano ti coglie un brivido di piacere, che ti entra fin nell’anima, ti tocca il cuore, ti fa venire la pelle d’oca… e ti fa sentire meglio. E provi invidia per un paese che è tanto amato dai suoi figli e pensi che tutti i nostri paesini, proprio tutti, dovrebbero avere cittadini che li amino allo stesso modo. E poi, come un triste ritornello, ritorna il rimpianto nostalgico per l’acqua che non c’è più e il disperato appello alla sua restituzione. Una delicata, elegante e variopinta farfalla vola e si posa intanto su un altro lussureggiante fiore di campo alla ricerca di nettare, in un paesaggio quasi del tutto intatto, fortunatamente. La fanno veramente da padrone la natura ed il paesaggio di Caposele, in tutti i loro aspetti: rigogliosi e ridenti in primavera o d’estate, un pò tristi, ma sempre bellissimi, con i colori d’autunno o imbiancati dalla neve d’inverno. Ti suscita emozioni particolari e procura sensazioni diverse. Anche quei gatti sornioni, che si godono il sole sonnecchiando sui muretti, RAFFAELE LOFFA LA SELETECA


147 Antologia Caposelese sembrano parte integrante di un paesaggio, che non potrebbe fare a meno di loro. Chi va a Materdomini per incontrare San Gerardo e ritrovare la pace dell’anima, per ritrovare anche quella della mente non può non tuffarsi nella quiete dei vicoli puliti e delle viuzze eleganti, ordinate, armoniche di Caposele, disastrata dal terremoto del Novembre 1980, ma guarita e ricostruita bene. Ho avuto il piacere di farlo una sera e mi sono trovato a mio agio: una sagra bene organizzata e ben riuscita, attrezzi di una civiltà contadina che non c’è più, serenate con l’organetto, un’ottima cucina, persone cordiali e sorridenti, un mondo a misura d’uomo mi hanno incantato. Una parola a parte meritano gli splendidi portali in pietra, bellamente mostrati nel filmato. Guardando quei portali si è indotti a pensare a quanti hanno varcato quelle porte, magari portando nel cuore tanti sogni o speranze e poche certezze; si pensa a quelli che son partiti per terre lontane e non sono tornati più qui, a quelli che sono partiti per la guerra ed ora il loro nome è scritto su una lapide, a quelli che son tornati ed hanno visto realizzati i loro sogni, magari in una felice famiglia; si pensa a quelli che hanno varcato la soglia di casa in una bara, per finire “all’ombra dei cipressi”, per il riposo eterno. Quei portali insomma ne hanno viste di cotte e di crude, di belle e di brutte, hanno visto di tutto e di più: sogni riposti in un cassetto svanire nel nulla all’alba, speranze andare deluse, rientri a sera di gente distrutta da una giornata di duro lavoro, gioie infinite, dolori immensi ed inenarrabili, nastri rosa e nastri azzurri, barili colmi d’olio e di vino, sacchi di grano e di patate, derrate alimentari, valigie di cartone legate con lo spago…la vita insomma. Il documentario rende infine giustizia ed omaggio anche a tutti i luoghi (Ristoranti, trattorie, ecc. ) in cui è possibile trovare anche i prodotti tipici della cucina irpina, e trovare il benessere fisico. (Provo una grande invidia anche per quel cane che può tuffarsi indenne in quelle limpide e gelide acque…). La Comunità caposelese, defraudata, derubata, rapinata, privata della sua Sorgente e del suo Fiume dall’alto e dalla necessità di… dar da bere agli assetati non ha smesso insomma di lottare. Forse un giorno il rumoroso crosciare dell’acqua che correva precipitosamente a valle, per riposarsi nella piana di Eboli e trovar pace nel mare da cui proveniva, tornerà a farsi sentire con forza e a deliziare i discendenti di coloro che avevano scelto questo paradiso per costruirci un paese ed abitarci. Credo valga la pena citare, non certo per sfoggio di erudizione o per retorica, alcuni pezzi del bellissimo Cap. XVII de “I promessi sposi” del Manzoni: Renzo, per sfuggire ai guai che non è andato lui a cercare, deve raggiungere il Fiume Adda, oltrepassarlo e straregnare al sicuro. Molti sono i suoi pensieri, in RAFFAELE LOFFA LA SELETECA


Antologia Caposelese 148 cima ai quali c’è il Fiume e la salvezza che esso rappresenta: “L’Adda ha buona voce; e quando le sarò vicino, non ho più bisogno di chi me l’insegni…”. Il suo viaggio continua “nella strada fuor dell’abitato, si soffermava ogni tanto; stava in orecchi, per veder se sentiva quella benedetta voce dell’Adda… Tutto tacendo intorno a lui, cominciò a sentire un rumore, un mormorìo, un mormorìo d’acqua corrente…Fu il ritrovamento d’un amico, d’un fratello, d’un salvatore…La stanchezza quasi scomparve, gli tornò il polso, sentì il sangue scorrer libero e tepido per tutte le vene, sentì crescer la fiducia de’ pensieri, e svanire in gran parte quell’incertezza e gravità delle cose, e non esitò a internarsi sempre più nel bosco, dietro all’amico rumore… Arrivò in pochi momenti all’estremità del piano, sull’orlo di una riva profonda; e guardando in giù tra le macchie che tutta la rivestivano, vide l’acqua luccicare e correre”. Renzo è Caposele e il fiume è il Sele, che urge e scorre nelle vene e nel DNA di ciascuno dei cittadini di questo paese. Non c’è che dire: il documentario “Caposele città di sorgente” coglie pienamente nel segno ed è auspicabile che abbia ampia diffusione, soprattutto tra i Caposelesi sparsi nel mondo, per i quali potrebbe costituire un’ottima strenna natalizia. Complimenti davvero a tutto lo staff che ha curato la realizzazione dello splendido film documentario! UN NUOVO FILM-DOCUMENTARIO Mario prof. Sista Sorgente n. 79 Dicembre 2009 Ecco che ora una nuova, fresca valanga di colori e di sensazioni ci attende in questo nuovo video: “Caposele, città di sorgente”. Fresca perché la protagonista indiscussa di questo film è l’acqua. A distanza di trent’anni un nuovo video documentario su Caposele entra nelle nostre case. Eravamo abituati, ma in effetti non ci si abitua mai, alle belle immagini di “Un anno a Caposele”, un viaggio tra i vicoli, i volti, le tradizioni e gli appuntamenti annuali di una Caposele di prima del sisma del 1980. Ecco che ora una nuova, fresca valanga di colori e di sensazioni ci attende in questo nuovo video: “Caposele, città di sorgente”. Fresca perché la protagonista indiscussa di questo film è l’acqua. Un susseguirsi vivo di scintillii, di particolari, di cascate, di rivoli narrano, in questo video, come tutto ciò che il nostro paese è, lo si deve alla presenza di questo prezioso elemento. È proprio grazie al fiume Sele che il paese è nato, ha RAFFAELE LOFFA LA SELETECA


149 Antologia Caposelese conosciuto una precisa conformazione strutturale (belle le riprese della Sanità e del Castello, nonché delle strade del paese) ha una storia da raccontare (vedi i primi piani di Palazzo Cozzarelli, del Castello, della Chiesa Madre, di San Vito, di Materdomini) ed un futuro da vivere. Tutto, qui, porta il sigillo dell’acqua. Acqua, però, che è quasi dimenticata perché imbrigliata, captata, sottratta alla vista. Il fume vive però, nel cuore dei caposelesi, nelle bellissime liriche di Vincenzo Malanga, il poeta di Caposele che, con Lorenzo e Nicola Santorelli tramanda, nella delicatezza dei suoi versi, non solo l’amenità di questo luogo, ma anche e soprattutto il mai assopito amore per la nostra piccola città, “piccola per l’umanità, ma grande nel cuore di chi la ama”. Fa dunque riflettere e non poco questo affascinante viaggio che Nicola Conforti ed i suoi collaboratori ci hanno proposto. Nel film anche quando le scene sembrano discostarsi dal fiume (ad esempio quando hanno come soggetto Materdomini o le strade del paese o gli edifici pubblici) pur tuttavia sono in qualche modo legate ad esso: il fiume ritorna sempre interrompendo con forza quasi in alcuni punti le riprese legate agli spazi creati dall’uomo. Perché? Sembra quasi che ci sia negli autori del film il voler ricordare allo spettatore che tutto ciò che si vede qui lo dobbiamo al freddo e bellissimo Sele che generosamente dalle viscere del Paflagone e che da cento anni purtroppo una cupa ed oscura galleria inghiotte e porta in Puglia dove viene bevuto “goccia a goccia come il rosolio di un tempo” come poeticamente afferma in una sua poesia Vincenzo Malanga. Il film non vuole assolutamente fomentare polemiche con l’Acquedotto circa la gestione dell’acqua ma vuole rinfocolare questo mai assopito dei caposelesi nei confronti di queste sorgenti che inutile dirlo non solo sono nascoste ma come ho scritto in un mio componimento in dialetto addirittura ‘carcerate’. I Caposelesi, infatti, non contestano l’invio delle acque del Sele in Puglia, bensì il fatto che la sorgente, da luogo di spettacolo naturale, qui a Caposele è in realtà un carcere oscuro di deturpata bellezza, la cui fruizione turistica poi è semplicemente assurda. Fa rabbia infatti, pensare che in Israele, dove il terrorismo è una minaccia costante, si possono visitare le sorgenti del fiume Giordano nella più assoluta libertà, senza permessi e autorizzazioni, nel loro incantevole scenario naturale, e che a Caposele invece tutto questo è assolutamente impensabile. Le sorgenti del Giordano, contese tra Siria e Israele, ben più imponenti ed importanti di quelle del Sele, sgorgano infatti naturalmente in una sorta di parco ai piedi dell’Hermon dove tutti, Israeliani, Palestinesi, Siriani, possono passeggiare per vialetti ed assistere sotto i loro piedi all’erompere dell’acqua dalle viscere della terra. II parco è dotato inoltre di aree pic nic, di giochi per bambini, di opere d’arte; a valle, a circa due chilometri dalle sorgenti, ci sono poi le opere di captazione MARIO SISTA LA SELETECA


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