Antologia Caposelese 200 IN MARGINE AD UN MARGINE DI... FERRAGOSTO CAPOSELESE. di Salvatore Ilaria Sorg. n. 35 - 1987 I n tempi in cui in ogni Comune o addirittura frazione di Comune si festeggia il Ferragosto, è impresa assai ardua trovare un distinguo che caratterizzi il XIII Ferragosto Caposelese. Ad una prima disanima superficiale e poco attenta parrebbe, per noi che l’abbiamo vissuto, come negli anni passati, che il tutto possa collocarsi in un ambito di giustezza e di totale soddisfazione nei confronti di un evento che, checché se ne dica, rimane l’unico sussulto percettibile in un paese che per altri undici mesi langue in maniera preoccupante. Ed infatti eideticamente il concorso spontaneo e policromatico dei Caposelesi, l’effetto socializzante e, direi, terapeutico della sagra dei fusilli, le ben note riconosciute capacità psico-stimolanti dell’evento festaiolo in sé, non debbono farci dire che tutto va bene se fatto in questa maniera. Mi sembra di avvertire, per la verità già da qualche anno, i segni di una stanca generale, di una formula che abbisogna di un rinnovamento nei contenuti e nei tempi, pena uno scadimento ulteriore ad una trita e stucchevole festa paesana. Ab assuetis non fit passio... ! È chiaro che determinati contenuti quali la sagra dei fusilli o il palio della cuccagna, o la corsa campestre o la gara dei murales, non vanno eliminati, tenendo conto della realtà sociale del nostro Comune, ma il tutto va rimescolato in maniera tale che si privilegi un contenuto a valenza culturale che solo in quanto tale può rivitalizzare una manifestazione e fare da richiamo per gente di oltre tenimento ed avere nel tempo una capacità di penetrazione oltre che di risonanza a livello regionale. In sostanza si tratta di dare ai nostri concittadini in pasto non soltanto dei fusilli intesi come glicidi o del vino inteso come alcool, ma anche e soprattutto dei contorni culturali, degli stimoli o dei momenti che facciano da volano sui nostri spiriti e sulle nostre coscienze. Bisogna, infatti, dire con tutta franchezza che per quanto attiene a codesti ultimi stimoli, Caposele è andata paurosamente peggiorando negli ultimi anni senza scusanti di sorta. E qui si deve citare l’evento terremoto nei confronti del quale se pur con soddisfazione stiamo risalendo la china per quanto riguarda la ricostruzione degli immobili devastati, non così si può dire per l’effetto di disgregazione sociale ed umana patito da noi tutti. Nei confronti di quest’ultimo dobbiamo francamente affermare, senza tema LA SELETECA
201 Antologia Caposelese di smentite, che siamo a zero o quasi. Se è vero che pecunia non olet, è altrettanto vero che il mero aspetto economico non deve essere a tutti i livelli considerato un cieco fine, ma un mezzo per diventare diversi e non uguali a prima. È qui il nocciolo delle mie modeste considerazioni: l’essere diversi e non uguali, di hegeliana memoria. La negazione diventa superamento della condizione precedente, continuo miglioramento della popolazione in senso non solo economico, ma soprattutto civile. Questo richiede, naturalmente, impegno da parte di tutti, ed il Ferragosto Caposelese può e deve essere, in questo senso, un tassello di questo mosaico che va nel tempo ad essere realizzato. Questo significa eliminare la mentalità dei “sì”, dei “mò subito”, dei circa, dei “non appena. ..”, dei denigratori ad ogni costo, dei sapientoni dell’ipse dixit... “Derideri...merito potest, qui sine virtute vanase exercet minas”. Bisogna che si formi una mentalità nel pensare e neh” agire che sia tassativa e non possibilistica; questo significa, in pratica, (caveant consules!) dare un campo sportivo degno di tale nome ai giovani (lo sport è l’unico iperstressante positivo), riattare o ricreare un ambiente da adibire a cinema o a centro di incontri o dibattiti nel più breve tempo possibile. Questo significa, per esempio, agganciare il discorso della sagra dei fusilli ad un convegno sulla dieta mediterranea di cui si trovano tracce negli scritti del nostro compaesano, patologo Prof. Nicola Santorelli; avviare uno studio sui nostri concittadini illustri, da portare in un pubblico convegno al quale invitare esperti, industriali alimentari e pastai, sponsors vari. Nel contempo si potrebbe fare uno studio sulle eccellenti qualità dell’olio di oliva di Caposele da inserire, il tutto, in un discorso turistico in senso lato, teso a valorizzare l’incantevole bellezzadei nostri luoghi, la dolcezza unica del nostro clima, la bontà delle nostre acque. Naturalmente si dovrebbero costruire dei vari momenti-polo da distribuire nell’arco dell’intiero anno con possibilità di incremento progressivo, con un intreccio tra avvenimenti sportivi, gastronomici e convegnistici. Credo che questa sia la direzione giusta per un Ferragosto serio e rispettabile, che questo debba costituire il senso ermeneutico dei fatti. Altrimenti rischiamo il pericoloso dualismo di una “marina asciutta”, aqquartierata ed isolata nei confronti di una “marina bagnata” lasciata al proprio ingiusto destino. Altrimenti ritorniamo al titolo di queste mie modeste note: in margine ad un margine di ... Ferragosto Caposelese. ...Homo sum, nihil humani a me alienum puto... SALVATORE ILARIA LA SELETECA
Antologia Caposelese 202 UNA VISITA A CAPOSELE, LA BOMBONIERA DELL’IRPINIA. Mario Sista romano- La Sorgente n.84 – Ag. 2012 Se tu, turista vuoi passare un week end oppure un’intera settimana a Caposele e Materdomini hai solo l’imbarazzo della scelta: oltre le bellezze naturali, l’aria buona, la calma, il verde, l’acqua fresca e pura, ottimi alberghi, dal più grande a quello a conduzione familiare, e ristoranti, agriturismi, pub dove potrai gustare alcune prelibatezze culinarie del luogo ancora fatte a mano. Carissimo Direttore, caro Nicola, non vedo l’ora che arrivi il mese di Agosto per passare i miei soliti quindici giorni a Caposele. Tu lo sai con quanto amore ogni anno torno al mio Paese, per ritrovare gli amici di sempre. Quando mi hai telefonato e mi hai detto che al Museo di Leonardo stanno affluendo numerosi visitatori, sono rimasto molto contento, perchè i nostri discorsi di puntare sul turismo per migliorare le sorti del paese incominciano a dare i primi frutti. Quando arrivo sarà la prima cosa che farò, la visita al Museo di Leonardo. Parlo spesso con i miei amici di Roma delle bellezze di Caposele, la Bomboniera dell’Irpinia, è così che la chiamo io e i miei amici romani che l’ hanno visitato mi danno ragione: spero di portarne altri. Adesso permettimi di rivolgermi ad un ipotetico turista che non conosce il nostro paese e fargli un po’ da Cicerone. Io vivo a Roma da oltre cinquant’anni e ho avuto modo di visitare molte città e paesi d’Arte, grandi e piccoli ma ti posso assicurare che sono pochi i paesi che con soli cinquemila abitanti vantano così numerosi luoghi degni da essere visitati. Se tu, turista vuoi passare un week end oppure un’intera settimana a Caposele e Materdomini hai solo l’imbarazzo della scelta: oltre le bellezze naturali, l’aria buona, la calma, il verde, l’acqua fresca e pura, ottimi alberghi, dal più grande a quello a conduzione familiare, e ristoranti, agriturismi, pub dove potrai gustare alcune prelibatezze culinarie del luogo ancora fatte a mano. Se sei un turista religioso, la prima cosa da fare appena arrivi a MaterdominiSan Gerardo è una passeggiata lungo la strada che porta alla vecchia entrata della Basilica di San Gerardo Maiella. Un milione di visitatori circa all’ anno. Vedrai tutta la strada piena di bancarelle con immagini del Santo ed altro genere di cose. Soffermati cinque minuti Dalla terrazza ammira il panorama una vasta vallata sempre verde, la fantasia un quadro ci ricama 2012 LA SELETECA
203 Antologia Caposelese la vista in lungo e in largo si disperde. Come un gabbiano pronto per volare che accompagna il Sele verso il mare . Pochi metri ancora e arrivi alla piazzetta dove c’è la vecchia scalinata che porta all’originale portale d’ingresso della Basilica scampato al terremoto dell’Ottanta. A proposito, fino agli anni Cinquanta e oltre alcuni fedeli salivano quella scalinata in ginocchio. Aspetta ancora un pò, sulla sinistra vedrai un altro panorama, le case in collina che arrivano fino al paese. Quello è Caposele, contornato da montagne sempre verdi, una fitta vegetazione verde scuro che si avvicina al blu, un polmone di ossigeno che ti vien voglia di saziarti d’aria pura. Dopo che hai visitato la Basilica, decidi tu se scendere subito giù al paese o riposarti e farlo più tardi. Sono solo due chilometri di strada, si possono fare anche a piedi per godere di più del panorama. Appena finita la discesa, pochi metri prima di arrivare al fiume, potrai visitare l’Oasi della Madonnina, così chiamata perché, durante dei lavori, venne trovata un’immagine somigliante la sagoma della Madonna sulla faccia di una grande pietra scavata. Un itinerario di tre quattrocento metri e rimarrai affascinato dalla vista, già da lontano, di una cascata d’acqua fresca e cristallina che esce da una roccia, scroscia rimbalza e scende a precipizio nel fiume Sele. Dal monte Paflagone va alla foce calando giù dai monti alla pianura, ti pare di sentire qualche voce che ti accarezza e poi ti rassicura. Sorgenti e ruscelletti fanno a gara che simili a vederne è cosa rara. Non puoi fare a meno di notare una fitta vegetazione di piante fluviali con foglie larghe e numerose trote che risalgono le acque. Una volta entrato al paese avrai ancora molti luoghi importanti da visitare, a partire dalla Chiesa di San Lorenzo, patrono del paese, ricostruita solo pochi anni fa dalla distruzione del terremoto del 1980, con un’architettura modernissima e avveniristica. Alla Proloco ti daranno tutte le indicazioni per visitare il Museo delle acque e il nuovo Museo Leonardo, aperto ad aprile 2012, che in pochi mesi ha avuto già cinquemila visitatori, mica male. Durante il tragitto per il paese vedrai molte fontane, ad ognuna fermati a sorseggiare l’ acqua fresca, ti si gelano i denti, è buonissima, io lo faccio sempre! A proposito di acqua, dall’anno scorso hai la possibilità di visitare, accompagnato da una guida, il grande Acquedotto Pugliese, il più lungo d’Europa, con i suoi 243 km, un’opera colossale che ha la capacità di dissetare tutta la Puglia. Oltre le cose già citate di notevole importanza potrai fare una scappatina al bosco a quattro chilometri di distanza attrezzato coi barbecue per una scampagnata con gli amici. In più se capiti d’estate potrai godere di numerosi giorni di feste con sagre paesane folkloristiche, con cibo di tradizione paesana fatto a mano come si faceva una volta. Fermati a parlare con i paesani, sono persone MARIO SISTA LA SELETECA
Antologia Caposelese 204 schiette semplici e sincere con il senso dell’ospitalità, c’è stato sempre un buon rapporto con il forestiero, lo ricordo da quando ero ragazzo. Ti accorgerai che Caposele non è solo un paese per vecchi, ci sono molti giovani che ci vivono, studiano e hanno tanta voglia di dar vita al paese. Non posso prolungarmi molto per questione di spazio però penso che dopo aver visitato quanto sopra descritto tornerai a casa soddisfatto per il cibo, l’acqua, l’aria buona e tutto il resto e porterai con te un po’ di cultura in più, il che non guasta, ed un buon ricordo per tutto il resto della tua vita, augurandoti di passare parola e perchè no di ritornarci. Caro Nicola, spero che questo invito a visitare Caposele lo leggeranno molte persone e che possa servire ad incrementare il flusso turistico al nostro tanto amato paese. Un ringraziamento lo voglio fare al Sindaco Pasquale Farina, perché, dopo tanti Sindaci che nel corso degli anni si sono succeduti, è stato il primo a capire ed a iniziare a dare un volto nuovo a Caposele. Alla Proloco e a te in particolare che attraverso la “Sorgente” fai avere a tutti i paesani sparsi nel mondo le notizie e gli avvenimenti di tutto il paese, un caloroso abbraccio e un arrivederci a presto. Cordialmente «IL SOGNO DEL PAESE CHE VORREI» LETTERA A CAPOSELE Di Concita Meo – La Sorgente n. 85 dicembre 2012 Vorrei che non vi sia nessuna discriminazione dettata dall’appartenenza politica. Vorrei che ognuno sia veramente libero di decidere da che parte stare, senza per questo essere additato e giudicato da chi la pensa diversamente. Vorrei che i toni che da oggi in avanti dovranno essere usati, siano pacati, ed educati. Vorrei che vi sia un rifiorire di valori quali l’amicizia, il rispetto, l’educazione, la solidarietà, da far scendere in piazza, dando la dimostrazione di essere degni figli tuoi. Caro Caposele, paese mio, ti scrivo questa lettera pensando a tutti coloro che per un istante nel tempo ti hanno condiviso, a quelli che oggi ti porti addosso, a tutte le persone che hai visto passare, a quelli che un giorno abbraccerai, come un tenero padre e da subito impareranno ad amarti. Anche a chi è stato solo di passaggio, hai lasciato un segno profondo e indelebile nella memoria e nel cuore. Penso a quante storie hai visto ed hai fatto vivere! A quanti amori hai visto sbocciare! A quanto dolore hai dovuto assistere? Quante volte hai dovuto rialzarti dalle macerie e tornare ad erigerti nel tuo splendore? Sì, paese mio, perché per me tu sei uno splendore, con le tue meraviglie naturali, sei la perla dell’Irpinia! Non si può non rimanere incantati quando ci si immerge nel verde delle tue MARIO SISTA LA SELETECA
205 Antologia Caposelese terre o nel lento scorrere dei caldi colori delle stagioni. I boschi, le montagne, la collina, silenzi, pace! Non si può restare impassibili sulle fresche sponde del tuo carissimo e preziosissimo fiume, ricco di acque pure, trasparenti, cristalline. Quanti hanno potuto dissetarsi, rinfrescarsi, nelle tue acque? Penso a tutti i fedeli, ai pellegrini che hai visto pregare presso il Santuario del Santo, Gerardo. Ognuno di loro ha lasciato una speranza, una preghiera, chiedendo un conforto, una possibilità. Io non sono in grado di descrivere l’orgoglio, la fierezza che ho ad essere nata qui, tra le tue braccia. Mi sento solo tanto fortunata, caro paese mio! In te ho realizzato tutti i miei sogni! Ed oggi, penso a te, alle tue aspettative, ai tuoi desideri, e mi chiedo… ma tu, li hai davvero realizzati i tuoi sogni? Se è vero che racchiudi in te tutti i canoni del paese ideale, non vedo altrettanto tra noi, i tuo figli! Vedo incomprensioni, divisioni, freddezza nei rapporti umani. Vedo capitale umano dalle altissime potenzialità attive e partecipative, che si scontra allontanandosi sempre di più, invece che unire queste forze per un unico e semplice obbiettivo: valorizzarti e renderti ancora più bello! Non si può dirti di amarti, di volerti bene, se si spreca il poco tempo che abbiamo, quest’ “attimo” di passaggio in questo mondo, solo a dibattere e a scontrarci su ciò che ci divide, invece di impegnarci e concentrarci in uno sforzo comune su tutto ciò che ci accomuna! “Se sognare un poco è pericoloso, la sua cura non è sognare meno, ma sognare di più, sognare tutto il tempo” (Marcel Proust), io voglio sognare e continuare a farlo. Caro paese mio, in questi periodi, in cui gli animi cominciano a scaldarsi per i prossimi impegni elettorali, io avrei una umile richiesta, un sogno che vorrei si realizzasse per me e per quelli, tanti, che ti amano veramente. Vorrei che tutti i tuoi figli, giovani, anziani, tutti, avessero la libertà e la possibilità di decidere della propria vita e delle proprie azioni, di dubitare, di sbagliare se necessario, senza essere limitati tranne che nel rispetto e nella inviolabilità delle altrui libertà. Vorrei che non vi sia nessuna discriminazione dettata dall’appartenenza politica. Vorrei che ognuno sia veramente libero di decidere da che parte stare, senza per questo essere additato e giudicato da chi la pensa diversamente. Vorrei che i toni che da oggi in avanti dovranno essere usati, siano pacati, ed educati. Vorrei che vi sia un rifiorire di valori quali l’amicizia, il rispetto, l’educazione, la solidarietà, da far scendere in piazza, dando la dimostrazione di essere degni figli tuoi. Gli ostacoli sono tanti, ma dobbiamo impegnarci a superarli avendo sempre in mente un unico scopo: il tuo benessere, e di conseguenza, quello nostro, tuoi CONCITA MEO LA SELETECA
Antologia Caposelese 206 umili figli; abbiamo il dovere di guardare dentro di noi, riscoprire e difendere questo sogno di unione. Se possiamo, iniziamo da ora dimenticando vecchi rancori, chiarendo le incomprensioni, guardando con fiducia al futuro che dovremo lasciare ai nostri figli. Qualunque sia l’esito delle prossime amministrative, l’impegno comune da perseguire deve restare lo stesso: fare cerchio attorno all’idea di partecipazione per il miglioramento di questa eredità da tramandare. Più si persegue il sogno, più esso avrà la possibilità di essere realizzato. Uniamoci quindi nelle idee e nei propositi, perché se è vero il detto che quando le formiche si mettono d’accordo spostano un elefante, anche noi, paese mio, potremo fare di te “il sogno del paese che vorrei”! UN’IDEA DI CAPOSELE – La Sorgente n.85 Dicembre 2012 di Emilia Cirillo Ritorno volentieri a Nusco, Bagnoli, Montella, paesi ricchi di storia e di fascino. Ma amo, per motivi assolutamente sentimentali, il paese di Caposele, di cui ho ricordi indimenticabili per le estati trascorse tra le feste nei boschi con l’organetto e le danze popolari e per le iniziative che la proloco organizza tutt’ora, facendo conoscere a chi viene da fuori i sapori della tradizione Caposelese. La fila delle automobili fa sembrare l’uscita dell’autostrada AvellinoEst quella di una metropoli. Le auto provengono da Napoli e dal suo interland, una fuga domenicale ormai consueta verso la nostra Irpinia, che con la sua offerta gastronomica-paesaggistica attrae sensibilmente gli abitanti della grande città. A qualche chilometro dal casello comincia la grande magia delle nostre montagne e degli altipiani, dei nostri castagneti, dei paesi ormai ricostruiti e tutti da riscoprire. Perché possiamo dirlo, chi arriva in Irpinia e percorre l’Ofantina bis si trova immerso in una natura miracolosa, che procede incontaminata da Volturara fino a tutta la valle del Calore e dell’Ofanto e del Sele. L’offerta turistica è varia: ristoranti, nuovi agriturismi, bed and breakfast ai quali si aggiungono i musei locali, le chiese, i conventi e i palazzi restaurati o ricostruiti. Direi che siamo ad una svolta, perché ci siamo ormai quasi definitivamente lasciati alle spalle trent’anni di precarietà e di incertezze, l’Irpinia è stata quasi totalmente ricostruita e restituita al corso delle cose. Non c’è quindi più da lamentarsi, ma solo da fare i conti con le risorse disponibili e con quello che, politicamente voluto, è stato realizzato. Sembra assurdo che proprio ora, in questo nuovo interesse turistico nato per l’Irpinia, se pure mordi e fuggi, si sia deciso di chiudere il tratto ferroviario della Avellino- Rocchetta, che avrebbe potuto funzionare CONCITA MEO LA SELETECA
207 Antologia Caposelese egregiamente come percorso turistico su rotaie. Molte più persone avrebbe potuto raggiungere e conoscere i nostri paesi lasciando l’auto a casa ed evitando di perdersi nelle interminabili file al casello, perché molte sono le località da vedere e grande è l’imbarazzo della scelta. Ritorno volentieri a Nusco, Bagnoli, Montella, paesi ricchi di storia e di fascino. Ma amo, per motivi assolutamente sentimentali, il paese di Caposele, di cui ho ricordi indimenticabili per le estati trascorse tra le feste nei boschi con l’organetto e le danze popolari e per le iniziative che la proloco organizza tutt’ora, facendo conoscere a chi viene da fuori i sapori della tradizione Caposele ( pasta fatta a mano tra cui le matasse con i ceci, i fusilli rigorosamente caposelesi, i salumi, le braci di capretto, le trote del Sele, gli amaretti e i deliziosi tarallini all’olio). A Caposele si arriva finalmente con una bella strada a scorrimento veloce, che da Lioni raggiunge Contursi, offrendo a chi va in macchina un nuovo panorama del paese, situato in una valle dominata dal Santuario di San Gerardo Maiella e a ridosso delle sorgenti del Sele, tanto che si potrebbe dire che ci sono due Caposele: la città di Dio in alto e la città degli uomini in basso. E’ silenzio e tranquillità nel paese. Si siede fuori le porte delle case, d’estate, su curiose panchine di legno a chiacchierare la sera, d‘inverno l’odore della legna accesa nei camini impregna le strade. E’ la cupola neo barocca della chiesa di San di Lorenzo, ricostruita all’interno del centro storico su progetto degli architetti romani Portoghesi e Gigliotti, a delineare e configurare il nuovo paesaggio di Caposele. Una chiesa, di cui è valsa la pena l’attesa, per aver saputo introdurre un elemento di alta architettura in Irpinia e che sarebbe giusta meta di un itinerario turistico culturale per le suggestioni che evoca. Ma le sorprese di questo paese così irpino ma anche proiettato verso il salernitano, sono molte. Una visita alle sorgenti del Sele costituisce ancora e sempre un’ attrazione particolarissima per quanti arrivano a Caposele, definita giustamente città di sorgente. La quantità dell’acqua imbrigliata nelle condotte, unita al rumore possente, resta un’esperienza indimenticabile per quanti non conoscono la forza primitiva nascosta nelle viscere delle montagne irpine. Quest’acqua, che ha ispirato Ungaretti e tanti altri poeti e scrittori, disseta da oltre cento anni il tavoliere delle Puglie ed è ancora oggetto di una battaglia politica per il suo sfruttamento. Ma l’acqua è di Caposele, perché qui nasce e scorre, connota il territorio, diventa risorsa economica, resta nella memoria di chi è partito e di chi è rimasto. EMILIA CIRILLO LA SELETECA
Antologia Caposelese 208 LE DONNE DI CAPOSELE La Sorgente n.85 dic.2012 di Milena Soriano Il cielo rischiara, ed il paese prende vita. Il silenzio è rotto da colpi sordi di zoccoli di muli sul selciato. Due donne, con il capo ricoperto da un fazzoletto scuro, camminano mute affiancando gli animali. Dalle some sbucano vanghe e zappe, legate tra sacchi e fardelli di panno dalle cocche annodate. La piccola carovana scende verso i campi fuori porta, e l’eco sordo dello scalpiccio si disperde decrescendo. I l sole non è ancora all’orizzonte ed il paese, adagiato tra i due colli, dorme ancora. Ma, negli stretti vicoli lastricati in pietra, già si rincorrono le voci delle donne che preparano l’antico rito. Nella gialla e foca luce dei lampioni, dritte nel busto e con le mani posate ai fianchi, si avviano verso il forno del paese. Il nero e caldo antro le inghiotte una ad una e, dalle ceste in equilibrio sulle loro teste, emergono le pagnotte farinose e soffci che spariscono nella bocca infiammata. Al ripetersi del miracolo del pane, le vestali della casa ritornano ancora, e con amore e allegra confusione, si dividono il sacro carico dorato. In fine, ciarlando soddisfatte, rientrano nelle abitazioni, mentre “panelle” e muffetti, avvolti in candidi e fumanti panni, spandono per la via il dolce e stimolante effluvio. Il cielo rischiara, ed il paese prende vita. Il silenzio è rotto da colpi sordi di zoccoli di muli sul selciato. Due donne, con il capo ricoperto da un fazzoletto scuro, camminano mute affiancando gli animali. Dalle some sbucano vanghe e zappe, legate tra sacchi e fardelli di panno dalle cocche annodate. La piccola carovana scende verso i campi fuori porta, e l’eco sordo dello scalpiccio si disperde decrescendo. Nelle abitazioni si spengono le luci, si spalancano le finestre, e la mattinata fluisce nel consueto svolgere dei mestieri di casa. Ad un tratto, un gran vociare anima la piazza e le donne accorrono all’invito del banditore. Dalla strada principale giungono carretti e furgoni colmi di frutta e verdura. Nel mercanteggiare delle parti, si alza una voce, si ode una risata, il richiamo di un bambino…e, nella gaia baraonda, le donne, reggendo fagotti incartati, ritornano a casa soddisfatte. Sul greto del fiume, nel frattempo, Lorenza agita i panni nelle limpide acque. Prona, le gambe immerse fino alle caviglie, la sottana arrotolata sul davanti e fissata alla cintura - sbiancando e sterilizzando con la cenere - immerge ed eleva a galla la biancheria; l’arrotola, sgrondando l’acqua, e la distende sull’erba, sotto il sole ormai alto. Infine, raggiunge le comari, e divide con loro frutta, pane duro e vino. Da lontano giunge smorzato lo scrosciare di una cascata, ed una leggera brezza smuove gli angoli delle lenzuola, s’insinua al disotto di esse, le gonfa al centro, poi si ritira appiattendole al suolo, con un moto lieve e discontinuo. Oggi 2012 LA SELETECA
209 Antologia Caposelese le donne torneranno a casa presto! In paese, Gerardina è già da qualche tempo nella sua cucina. Il fuoco scoppietta nella “fornacella” rivestita di mattonelle bianche, e il ragù sobbolle nella pentola di rame affogata nei mattoni. Sul tavolo di servizio la spianatoia di legno offre all’aria le matasse di pasta, da asciugare. Sulla credenza “la ‘ngattinata” riposa in un piatto ovale; al suo fianco, fanno bella mostra di sé, la pizza di granuriniu , una forma di pecorino e, sotto una campana di vetro, una montagna di fragranti amaretti. Gerardina versa nell’acquaio una pentola d’acqua calda e soda, e si appresta a rigovernare le stoviglie. In soggiorno sua madre, seduta accanto alla finestra, con destrezza infila l’uncinetto nel suo lavoro, intrecciando il sottile filo di cotone nelle maglie della trama. Il serpente di filet si allunga, e il suo disegno prende forma sotto le sue veloci dita. Quando sarà terminato, quel prezioso pizzo guarnirà il corredo della nipotina e, quando essa sarà sposa, potrà essere sfoggiato anche al balcone, nel giorno della Santa Processione! Nelle case, dopo pranzo, le madri, stirando o rammendando biancheria, vigilano sui bambini chini su quaderni e libri. Lucia è una di loro, è la maestra del paese, ed i suoi figli sono davvero fortunati. Una gran parte delle donne non ha un’istruzione, ma nonostante ciò, la loro presenza costante è un gran conforto, e quando i loro piccoli saranno adulti, ricorderanno con infinita tenerezza quei momenti! Intanto un rotolare di ruote giunge dalla strada. Le massaie, che hanno portato olive ai frantoi e grano ai molini, tornano con carretti carichi d’olio e farina. L’orizzonte si è tinto di rosa, e sul sagrato della Chiesa Madre Maria sosta un attimo, poi, con un gran sospiro, riprende il cammino verso casa. In bilico sul cencio arrotolato sul suo capo, un’esagerata fascina di sterpi e rami secchi - ordinatamente legata in un ingannevole groviglio - resta immobile ad ogni passo. La legnaiola è fuori dalle prime luci dell’alba, ed è stanca e infreddolita, ma i suoi figli, l’indomani, avranno cibo per sfamarsi! La giornata dei paesi di montagna inizia presto, quando è ancora buio, ma termina, anche, presto. All’imbrunire, alcune donne si attardano alle fontane pubbliche con grandi conche di rame. Nelle cucine spirali di fumo s’innalzano dai fuochi accesi, le pietanze sfrigolano nelle pentole, e le famiglie sono nuovamente riunite dal convivio. Nella sua casa, nonna Rosina è seduta davanti al camino, e scuote la padella forata sul treppiedi. Sorridendo versa le castagne in un vassoio e il profumo dolce ed acre di caldarroste si spande per la stanza. Fra trilli d’allegria e timore di osare, i nipotini, soffiando sulle mani, fanno a gara nel divorare i bollenti frutti. Le donne rimettono ordine in cucina, poi sorvegliano i letti ingobbiti dai preti . Ed il tepore di brace e cenere s’irradia nei giacigli, approntando i nidi caldi per la notte. MILENA SORIANO LA SELETECA
Antologia Caposelese 210 Terra di Caposele - La Sorgente n. 85 – dicembre 2012 LA NOSTRA STORIA COME NON È STATA MAI RACCONTATA di Alfonso Sturchio Il libro si apre con un’ampia ricostruzione degli eventi che hanno caratterizzato il nostro territorio sin dall’epoca romana, approfondendo i fatti a mano a mano che ci avviciniamo alla nostra epoca grazie alla maggiore disponibilità di fonti scritte. Si apprende della prima diffusione degli opifici azionati con la forza dell’acqua sin dall’anno 1000 e della successiva presenza dei cavalieri normanni nelle nostre terre a ridosso della fine del periodo longobardo. La curiosità e la sete di conoscenza riguardo alle proprie origini è umana. E per origini non intendo semplicemente la ricerca genealogica dei propri ascendenti, ma anche la ricerca delle proprie radici culturali, di come gli eventi storici hanno forgiato il territorio ed il carattere della comunità in cui si vive. Chi ama Caposele e vuole provare a conoscere ed approfondire gli elementi che lo hanno reso, nel corso dei secoli, il paese che oggi si presenta ai nostri occhi, non può prescindere dal libro “Terra di Caposele” di Gerardo Monteverde. Il volume, pubblicato postumo quest’anno, colpisce subito per la cura dei dati raccolti e per l’enorme lavoro di ricerca che si intravede dietro la miriade di notizie ed osservazioni riportate. Si resta letteralmente sbalorditi dalla quantità di informazioni inedite trascritte sin dalle prime pagine e dall’estrema accuratezza con la quale si esaminano fonti finora ritenute attendibili, per sottoporle alla puntuale analisi della critica storica. Il libro si apre con un’ampia ricostruzione degli eventi che hanno caratterizzato il nostro territorio sin dall’epoca romana, approfondendo i fatti a mano a mano che ci avviciniamo alla nostra epoca grazie alla maggiore disponibilità di fonti scritte. Si apprende della prima diffusione degli opifici azionati con la forza dell’acqua sin dall’anno 1000 e della successiva presenza dei cavalieri normanni nelle nostre terre a ridosso della fine del periodo longobardo. Vengono individuati i Balbano (o Balvano) come i primi feudatari delle terre di Caposele dopo il periodo longobardo e la nostra appartenenza al Ducato di Puglia. Per la prima volta, per quanto mi è dato sapere, si afferma la partecipazione di militi caposelesi alle crociate, a seguito dell’invio in Terra Santa nel 1187, da parte del conte Filippo di Balbano, di uomini armati e fanti provenienti da Caposele. La precisione della narrazione è supportata da dati e fonti incontrovertibili, recuperate nei labirinti degli Archivi di Stato di Napoli e Salerno. Apprendiamo, per esempio, della condanna comminata nel 1416 dalla Gran Corte della Vicaria all’università di Caposele al pagamento di 100 once d’oro, ed al pagamento di 60 once d’oro per alcuni cittadini che avevano illecitamente occupato LA SELETECA
211 Antologia Caposelese le terre di Pasano. Vengono, altresì, elencati i signori che nel corso dei secoli sono entrati in possesso delle terre di Caposele e lo sviluppo della popolazione ed il suo decremento a seguito di malattie e catastrofi naturali. I circa 600 abitanti del 1494, diventavano 728 nel 1545, 1012 nel 1545 e 1284 nel 1561. La peste tuttavia colpì la nostra terra nel 1656, quando la popolazione aveva raggiunto il numero di 1200 abitanti, e ben 642 caposelesi ne perirono. Si legge che l’anno successivo, quando l’epidemia ebbe termine, i 500 superstiti eressero su un basamento una colonnina di pietra sormontata da una croce viaria in pietra: la Croce dell’Angelo che ancora oggi si trova in via Ogliara. Ma la vita ricomincia e, nonostante i vari terremoti, pestilenze e carestie puntualmente descritti (la carestia del 1764 provocò ben 329 morti), Caposele nel 1789 – l’anno della Rivoluzione Francese – contava ben 3512 abitanti. Molto interessante è anche la parte centrale del volume, quando l’autore – attraverso un’analisi delle fonti storiche – ricostruisce in maniera meticolosa le origini di Caposele, del suo nome e dei suoi simboli. Le attività dei suoi abitanti, la presenza dei greci sul territorio, l’evoluzione della comunità con la costruzione delle prime case nella zona Capo di fume e la prima lavorazione delle stoffe, la presenza dei primi pellegrini ed il miracoloso sviluppo di Materdomini. Chi è interessato massimamente alle origini della propria famiglia troverà nel libro una ricerca ed un’esposizione dei nomi e cognomi dei caposelesi iscritti nei registri parrocchiali ed in quelli dell’anagrafe civile dal 1748 al 1900 a dir poco eccezionale. Solo con un lavoro ciclopico si potevano sfogliare uno ad uno questi antichi registri, estrarne le singole informazioni riguardanti tutti gli iscritti e farne una statistica sui ceppi familiari. Qual era il nome femminile più diffuso a Caposele in quegli anni? Naturalmente Maria, il cui nome è stato attribuito alle neonate caposelesi – senza contare le sue numerose variazioni – 1912 volte. Con il nome del nostro Santo Patrono, Lorenzo, sono stati invece battezzati in quell’arco temporale ben 1308 caposelesi. Quali erano le famiglie caposelesi con più componenti in quei 250 anni? Ebbene dal 1748 al 1900, 571 neonati furono iscritti con il cognome Ceres, 573 Lo scopo che si è proposto è stato la ricerca del bene di tutti attraverso le idee ed i programmi di sviluppo da realizzare a Caposele rifuggendo dalle false promesse tese ad ingannare i cittadini. La vita di Gerardo è un esempio di altruismo e dedizione da seguire, gli scritti un dono per tutti ma in particolare per le nuove generazioni che ritroveranno in essi la storia del loro Paese, storia che grazie a Gerardo, non andrà più sicuramente perduta. ALFONSO STURCHIO LA SELETECA
Antologia Caposelese 212 EDITORIALE – La Sorgente n. 86 – Agosto 2013 Nicola Conforti Oltre cento studenti europei, hanno animato per due giorni le strade del nostro Paese, hanno gustato i piatti tipici della nostra cucina ed hanno ammirato e apprezzato la straordinaria bellezza del nostro territorio. Per una di quelle curiose coincidenze che fanno la “storia”, si sono verificati, in questa prima parte dell’anno in corso, una serie di eventi che hanno caratterizzato e movimentato la vita monotona e tranquilla del nostro piccolo paese. Non mi riferisco alla vittoria elettorale del Sindaco Farina, che pure ha segnato un record di consensi, quanto al successo di alcune iniziative che, per importanza, hanno varcato i confini provinciali e regionali. Tutto ciò che è avvenuto, è la sintesi di quanto è stato pensato e programmato in precedenza: una politica di salvaguardia dell’ambiente e del territorio, unitamente a tante iniziative di incentivazione in favore del settore turistico, hanno dato i frutti sperati. Oltre cento studenti europei, hanno animato per due giorni le strade del nostro Paese, hanno gustato i piatti tipici della nostra cucina ed hanno ammirato e apprezzato la straordinaria bellezza del nostro territorio. Un dipinto originale di Leonardo, esposto per alcuni giorni nei locali della mostra delle macchine del grande genio, ha attirato migliaia di turisti. La Festa Europea della Musica, ha mobilitato migliaia di giovani di ogni parte della regione e coinvolto decine di complessi musicali di ogni genere. A questi eventi ne sono seguiti altri che hanno avuto il loro epilogo o il loro inizio nello stesso arco di tempo: l’inaugurazione di via del Santuario, l’inizio dei lavori di piazza Sanità e della Cappella della Sanità, il ripristino della fontana di Santa Lucia, il completamento della toponomastica, i campetti playground e la sistemazione della zona Saure, sono le opere più significative messe in campo con entusiasmo, con passione e con amore. “Niente di importante è stato mai fatto al mondo senza passione!” Non è tutto, ma dal punto di vista turistico è tanto. Abbiamo lanciato nelle acque immobili di uno stagno un sassolino che continua a propagare le sue onde a cerchi concentrici. Ogni iniziativa, però, merita di essere potenziata e migliorata: mi riferisco in particolare all’oasi della Madonnina, alla cascata e all’intero parco fluviale. Il tutto rappresenta una grande attrazione oltre che l’inizio del meraviglioso percorso del Mini Tour. Siamo sulla buona strada. Il turismo tanto sognato in passato è a portata di mano. Sono certo che il futuro ci riserverà piacevoli sorprese. 2013 LA SELETECA
213 Antologia Caposelese PRESENTAZIONE V VOLUME DE LA SORGENTE – Agosto 2013 dì Alfonso Merola Questo giornale periodico, intanto, ha un suo primato a livello regionale, é il più longevo tra la stampa locale: non è un primato da poco conto, senza supporti finanziari significativi, garantire ininterrottamente l’uscita de “La Sorgente” per così tanto tempo. Quest ‘anno “La Sorgente” si avvia a festeggiare il suo quarantesimo compleanno da quando vide la luce nel settembre 1973. La pubblicazione di questo quinto volume rientra, quindi, a pieno titolo, nelle celebrazioni del quarantennale di questo giornale periodico per molti versi caro a tutti i Caposelesi, anche a quelli che ne parlano male, ma che in fondo provano tanta invidia per non essere stati parte di questa avventura culturale. Questo giornale periodico, intanto, ha un suo primato a livello regionale, é il più longevo tra la stampa locale: non è un primato da poco conto, senza supporti finanziari significativi, garantire ininterrottamente l’uscita de “La Sorgente” per così tanto tempo. Ma la cosa più strabiliante é il livello qualitativo della pubblicazione che, avendo trovato il suo tema centrale ineludibile in “Caposele”, questa piccola comunità che, riconoscendosi nel suo “genius loci “, si sente città di sorgente. Sicuramente “La Sorgente” ha risentito delle varie stagioni politiche locali di cui spesso é stata una protagonista battagliera, però non ha mai debordato dalla sua missione di promozione del territorio e dalla sua professione di amore per Caposele di cui ha sempre registrato in tanti lustri gli eventi più significativi, i suoi dibattiti appassionati, le contrapposizioni spesso esagerate.......momenti tristi accanto ad altri felici, appuntamenti istituzionali di tipo democratico o celebrativi, ma anche incontri popolari non meno interessanti ed intensi: le cifre, d’altra parte, parlano da sole: 85 numeri dati alle stampe tra il settembre 1973 ed il dicembre 2012, oltre 2000 pagine, racchiuse in 4 volumi già ‘pubblicati ai quali oggi se ne aggiunge un quinto. Ci si può non inorgoglire quando si constata che la raccolta di un periodico locale sia divenuto oggetto di consultazione da parte di tante persone vicine e lontane che mostrano un interesse. La Sorgente, ad esempio, é stata anche un sussidio per alcuni giovani alle prese con tesi universitarie e ricerche di vario genere, grazie al suo distendersi nel tempo delle microstorie locali, alla stregua di un almanacco che include e non esclude niente e nessuno. Da questo punto di vista il quinto volume che oggi é presentato, si offre come uno spaccato del quinquennio 2007/2012 e della complessità vissuta da una piccola comunità quando é stretta da una perniciosa crisi economica globale. Questo volume registra così timori, fobie ed attese, realtà e speranze, ascese e discese di classi sociali in movimento le quali in ogni caso si rifiutano di tornare indietro riformulando modelli di vita,......... 2013 LA SELETECA
Antologia Caposelese 214 un micromondo ormai orfano di riferimenti, costretto a fare i conti con se stesso e a proprio rischio e pericolo. Sempre questo volume, però, non registra solo la crudezza del fatalismo economico ma anche la positiva reattività dei Caposelesi, i quali abituati a confidare solo in se stessi riscoprono il valore delle loro “riserve auree “che altri non hanno .... Ecco allora come i cavalli di battaglia di tanti anni de “La Sorgente” ritornino in campo! Acqua e devozione al SANTO si fondono in un progetto non solo unico ma anche senza alternative : un progetto di rinascita su cui questa volta non si può sbagliare pena il declino, unità di intenti e concordia nelle azioni diventano decisive, nella misura in cui istituzioni e presenze sociali organizzate non si muovano come elefanti in una cristalliera... Ma se oggi noi possiamo parlare di tutto questo dobbiamo riconoscere che é merito di una sola persona che nell ‘arco di quarant ‘anni ha ricoperto il non tanto facile ruolo di direttore del giornale: Nicola Conforti é stato ed é il nocchiero accorto e convinto di questa avventura, nel senso che “La Sorgente” é Nicola Conforti e senza Nicola non sarebbe esistita. E Nicola di idee in cantiere per la sua Sorgente ne ha ancora tante, ma tutte le volte che le espone e se ne discute il suo realismo lo spinge a chiudere il confronto con una affermazione quasi stoica : “ Questo è l’ultimo volume dopo chissà.......” ed io gli rispondo prontamente :” questa frase te l ‘ho sentita dire sei anni fa ,caro ingegnere ...non poniamo limiti alla provvidenza! “ Vero é che chi come noi ha superato il giro di boa di ogni aspettativa di vita, conta le attese in anni e non in decenni ed allora è legittima la speranza di augurare tanti altri lustri di esistenza ad una creatura che chiede, per confermare la sua missione, un impegno corale di tanti giovani e meno giovani, i quali per fortuna a Caposele ci sono e sono in grado, se lo vogliono, di continuare una esperienza nata forse per caso e che per il prodotto offerto merita per davvero di continuare a vivere. ALFONSO MEROLA LA SELETECA
215 Antologia Caposelese CHE TIPO DI TURISMO VOGLIAMO? La Sorgente n.86 – dic.2013 di Giuseppe Caruso Oggi, nel mondo globalizzato, le persone scelgono le mete turistiche attraverso internet, attraverso la pubblicità, oppure con altri mezzi di comunicazione, il turista, attraverso le informazioni ricevute, può’ scegliere la località turistica anche in base alle esigenze ambientali, alla qualità dei servizi, i prodotti tipici locali e, in base alle esigenze economiche e altro. Se vogliamo crescere come paese e come attività turistica, prima dobbiamo chiederci che tipo di turismo vogliamo per la comunità come la nostra, vogliamo il turismo mordi e fuggi come è stato fino a oggi oppure il turismo permanente dove le persone possono rimanere qui per una settimana oppure 15 giorni. I nnanzitutto dobbiamo sapere che tipo di turismo vogliamo a Caposele. In ogni città o piccoli, grandi paesi del mondo c’è un turismo diverso: -turismo religioso -turismo culturale -turismo ambientale -turismo sportivo e tanti altri. Noi a Caposele abbiamo la fortuna di avere due realtà turistiche: quello religioso, dedicato al Santuario di San Gerardo a Materdomini e quello ambientale, cioè le sorgenti del Sele e tutto quello che ruota intorno all’acqua e al fiume Sele, Negli anni passati, in questo paese, abbiamo assistito alla crescita e allo sviluppo turistico di Materdomini, grazie alla presenza del santuario, che porta a Materdomini, ogni anno, migliaia di persone che provengono da tante regioni italiane ma, il tutto, ruotava intorno al Santuario di Materdomini, cioè la visita al santuario, la passeggiata sulle strade di Materdomini ad osservare gli oggetti dei ricordi del santo oppure i prodotti tipici locali, in Via del santuario e Corso Sant’Alfonso, e la degustazione di piatti tipici in uno dei ristoranti di Materdomini, poi di sera il ritorno a casa. Abbiamo avuto anche la presenza di alcune squadre di calcio che vengono in ritiro precampionato alloggiavano qui a Materdomini e si allenavano al campo sportivo Palmenta, ma tutto finiva qui. Quindi, abbiamo assistito, ad un turismo mordi e fuggi. Da un annetto, le cose sono migliorate perché si è iniziato a sviluppare una meta turistica anche a Caposele. Con l’ausilio del trenino che fece contento pure a mamma e a me quando siamo saliti per Materdomini senza prendere la macchina nella scorsa estate, grazie al trenino le persone hanno potuto scendere a Caposele per poter visitare le sorgenti, il museo delle acque e di Leonardo, Piazza Sanità ,Tredogge, Corso Europa e la Chiesa San Lorenzo Martire, accompagnate da guide turistiche preparate, cosa che negli anni precedenti non era mai accaduto. Tutto questo è stato possibile grazie all’attuale amministrazione comunale che ha saputo trovare le idee giuste nonostante qualche critica e dissenso da parte di alcune persone. Nel vocabolario Zanichelli la parola turismo significa: attività consistente nel fare gite, escursioni, viaggi, per svago oppure a scopo istruttivo. Oggi, nel mondo globalizzato, le persone scelgono le mete turistiche 2013 LA SELETECA
Antologia Caposelese 216 attraverso internet, attraverso la pubblicità, oppure con altri mezzi di comunicazione, il turista, attraverso le informazioni ricevute, può’ scegliere la località turistica anche in base alle esigenze ambientali, alla qualità dei servizi, i prodotti tipici locali e, in base alle esigenze economiche e altro. Se vogliamo crescere come paese e come attività turistica, prima dobbiamo chiederci che tipo di turismo vogliamo per la comunità come la nostra, vogliamo il turismo mordi e fuggi come è stato fino a oggi oppure il turismo permanente dove le persone possono rimanere qui per una settimana oppure 15 giorni. Secondo me noi dobbiamo cominciare a sviluppare il turismo permanente, ma per fare questo bisogna allargare l’attività turistica, non basta più la presenza del museo di Leonardo o il museo delle acque. A queste persone dobbiamo offrire di più. E qui ci vogliono idee e progetti nuovi; innanzitutto bisogna costruire parcheggi fuori dal centro abitato di Materdomini, perché non è giusto che i pullman debbano passare in mezzo alle persone che passeggiano, per la strada per andare a parcheggiare nel parcheggio del santuario; bisogna costruire un grande parcheggio in località fornaci, per pullman e intorno a questa struttura si costruisce un servizio igienico, servizio alimentare e un distributore di benzina, poi ci deve essere sempre un servizio navetta chiamato trenino per accompagnare le persone al centro abitato di Materdomini, evitando il traffico di pullman e automobili in Corso Sant’Alfonso. Oltre a questo, a Materdomini, vanno potenziati i servizi di centro permanente, oltre ai ristoranti e bar ci vuole una casa o un locale dove le persone possono mangiare il panino al riparo dal freddo e dalla pioggia con dovuti servizi igienici. Per una famiglia o un gruppo di persone che vogliono rimanere a lungo in questo paese, che non vogliono alloggiare nel ristorante, il comune deve dare a queste persone la possibilità di un alloggio prefabbricato vacante ubicato alle Dace. Così facendo, questo gruppo di persone oltre a visitare il santuario e le sorgenti del Sele, possono avere anche la possibilità di fare shopping sia Caposele e sìa a Materdomini, portando beneficio economico al nostro paese, soprattutto al settore alimentare e manifatturiero e facendo una bella pubblicità al nostro paese quando tornano nelle loro case. Per quanto riguarda Caposele, ci vogliono altre idee, se vogliamo potenziare e aumentare la presenza di persone che scendono da Materdomini per andare a Caposele e farli rimanere per tutta la giornata. Oltre al museo di Leonardo e il museo delle acque, bisogna costruire aeree di pic-nic e bar in via Aldo Moro, dove la gente quando scende da Materdomini, prima di arrivare a Caposele, può fermarsi in un posto per rinfrescarsi e riposarsi, lontano dal luogo affollato delle strade di Materdomini. Se fosse per me, nella zona Tredogge, allestirei il museo delle acque all’aperto, dove le persone possono visitare e ammirare le sorgenti del Sele, come se fossero in mezzo al fiume e con una passerella, farli camminare sull’acqua, GIUSEPPE CARUSO LA SELETECA
217 Antologia Caposelese senza mai toccarla, fino ad arrivare al museo di Leonardo, facendoli passare per la zona cantiere, dove oggi ci sono i capannoni inquinanti di proprietà dell’AQP. Oltre al museo delle acque e di Leonardo, farei qualcosa per sviluppare la zona Saure, facendola diventare una meta turistica vera e propria, sfruttando le cantine come luogo da poter visitare, soprattutto nel mese dedicato alla vendemmia, non per cantare o per ballare, come è stato fatto negli scorsi anni, ma per valorizzarle, attraverso una presenza turistica guidata da una persona o da un operatore turistico, che spieghi a queste persone tutte le cose che riguarda la vendemmia, da come si mancina l’uva fino a come si imbottiglia il vino e, inoltre a questo, le cantine devono essere valorizzate, perchè sono un patrimonio storico per Caposele, e attraverso filmati e documentari, raccontare la storia antica e tutto quello che è successo nel passato in questa zona che, era luogo di culto religioso per la presenza della chiesa della Madonna della Sanità, prima di trasferirsi nell’attuale destinazione. Oltre a questo, dobbiamo potenziare, l’informazione è la pubblicità: non solo attraverso i manifesti, le cartoline e internet per farci conoscere come paese, ma bisogna girare un film a Caposele, da proiettare, poi, nel cinema. In conclusione, come tutti sanno, Caposele è un paese turistico a tutti gli effetti e invidiabile ai paesi vicini, grazie alla presenza del Santuario di San Gerardo, alle sorgenti del Sele e, negli ultimi anni, si è aggiunto il museo di Leonardo. Se vogliamo crescere come paese, dobbiamo potenziare il turismo che è una grande risorsa economica, e tutto ciò che ruota intorno al turismo, creando occupazione, benessere e sviluppo; per fare questo bisogna che ognuno faccia la propria parte: il comune, la proloco, le associazioni e gli operatori turistici, per far si che Caposele possa crescere e competere con le altre realtà turistiche, basta una buona volontà di tutti e anche noi diventeremo una grande realtà turistica. GIUSEPPE CARUSO Caposele, centro storico 1977 LA SELETECA
Antologia Caposelese 218 EDITORIALE – La Sorgente 87 – dicembre 2013 Nicola Conforti L’entusiasmo ed il fervore che hanno animato le nostre esaltanti iniziative nella prima metà di questo anno, si sono alquanto affievolite. Un’aria di insoddisfazione e di diffuso malumore serpeggia nel nostro ambiente. Ho sempre sostenuto, dalle colonne di questo giornale, che per dare più forza alle iniziative e più vigore alle idee, fosse importante essere uniti e collaborativi oltre che concordi nel volere raggiungere importanti obiettivi. “Vis unita fortior”; è una locuzione latina di saggezza popolare, che ci invita ad unire le forze per essere più forti. Da sempre la sinergia ha dato i suoi buoni frutti. Questa è la premessa per fare qualche amara considerazione: nel nostro paese manca l’armonia tra le persone e di collaborazione nemmeno a parlarne. L’entusiasmo ed il fervore che hanno animato le nostre esaltanti iniziative nella prima metà di questo anno, si sono alquanto affievolite. Un’aria di insoddisfazione e di diffuso malumore serpeggia nel nostro ambiente: un’opera pubblica importante che aveva già preso il via, è stata bloccata sul nascere, creando sgomento e delusione in tutti i cittadini. Purtroppo quando qualcuno rema contro, rallenta, frena o addiritturannulla gli sforzi di quanti lavorano con passione e con impegno per il bene comune. E’ successo così in questo scorcio di anno, che era incominciato sotto i migliori auspici. L’appello all’unità, alla concordia ed alla comprensione reciproca, non vale, purtroppo, per chi non vede di buon occhio un paese che cresce e progredisce. Ma non è il caso di scoraggiarsi: il tempo è galantuomo e col tempo i buoni principi sono destinati ad affermarsi ad onta di false meschinerie e di ipocriti proclami. Caposele, non lo dimentichiamo mai, è un paese straordinario, ricco di risorse e di gente per bene; Caposele, nonostante tutto, andrà felicemente avanti. EDITORIALE 2013 LA SELETECA
219 Antologia Caposelese L’ULTIMA MUGNAIA DI CAPOSELE Mario Sista– La Sorgente n.87 – dic. 2013 Caposele, terra di acqua, è stata ab immemorabilis anche terra di mulini. E non solo di questi, ma anche di opifici per la lavorazione del ferro, di gualchiere, di tintorie, di oleifici, di tutte quelle attività, insomma, i cui macchinari traevano la propria energia dall’acqua. Le prime testimonianze scritte della presenza dei mulini a Caposele risalgono al 1557. I l 27 Dicembre 2011 è una data che in modo silenzioso ha lasciato il segno nella piccola storia di Caposele. In quel giorno di due anni fa, infatti, con la chiusura dell’ultimo mulino del paese, la Storia ha messo la parola fine ad una ininterrotta tradizione che aveva reso il nostro paese famoso in tutta la valle del Sele. Una tradizione, quella legata alla molitura del grano, le cui testimonianze risalgono a tanti secoli addietro. Non sappiamo i nomi di chi, anticamente, iniziò presso le rive del Sele la nobile arte della molitura; sappiamo, però, il nome degli ultimi cultori di quest’arte: quello del signor Ferdinando Mattia (01-01- 1948 / 29-09-2006), il cui ricordo è ancora vivo nella nostra comunità, e quello di sua moglie, la signora Elvira Cione che, pur non provenendo da una famiglia di mugnai come i Mattia - il papà di Elvira, infatti, era barilaio - ha mandato avanti con dedizione questa attività artigianale, distinguendosi per professionalità, premura e cortesia. La Storia ha voluto che proprio la signora Elvira fosse l’ultima mugnaia di Caposele. Passare per via San Gerardo e non vederla più, magari infarinata dalla testa ai piedi, che ti salutava con un sorriso, o i veicoli che scaricavano sacchi di grano e caricavano sacchi di farina beh, a dire il vero provoca il suo effetto. Percepisci che qualcosa manca al paese, ed è un qualcosa di caro, di antico, di familiare, di evocativo di epoche in cui dire la parola mulino significava dire Caposele. Elvira non voleva chiudere il suo mulino, se fosse stato per lei avrebbe continuato la sua attività che, lungi dall’essere in passivo, assicurava un equilibrato sostentamento alla sua famiglia. La chiusura è stata dettata dalla mancanza di spazio nei suoi locali, divenuti troppo angusti per poter stipare i duecento quintali e più di grano che si macinavano da lei. Questi locali, inoltre, soffrivano di quella umidità che è una seria minaccia per la farina la cui qualità è garantita dall’essere conservata in ambienti secchi e non umidi. Il lavoro di Elvira, come si dirà più avanti, si era trasformato nel tempo, e richiedeva nuovi spazi con nuove esigenze. Non potendo soddisfarle lei ha preferito chiudere l’attività invece che venire meno alla qualità. Ah, se fosse stata realizzata l’area artigianale di Santa Caterina di cui tanto si è parlato in passato! Ancora avremmo potuto usufruire di un’arte che, seppur perfezionata ed automatizzata dalla tecnologia, tuttavia aveva il suo fascino e la sua indiscussa genuinità in termini di prodotti. Non so quali siano stati i problemi, gli interessi e quant’altro che hanno portato alla non realizzazione dell’ope2013 LA SELETECA
Antologia Caposelese 220 ra, so solo che questo è stato un altro bersaglio mancato per il nostro paese. Se le cose fossero state fatte come si sarebbero dovute fare avremmo potuto ancora godere del lavoro della nostra amata mugnaia, oltre che della sua gentilezza e della sua cortesia. Ci sono rimaste le seconde, e non è poco, e non il primo. Ma così va il mondo, così va Caposele. Caposele, terra di acqua, è stata ab immemorabilis anche terra di mulini. E non solo di questi, ma anche di opifici per la lavorazione del ferro, di gualchiere, di tintorie, di oleifici, di tutte quelle attività, insomma, i cui macchinari traevano la propria energia dall’acqua. Le prime testimonianze scritte della presenza dei mulini a Caposele risalgono al 1557. Precisamente, nell’Inventario di tutti i beni del Venerabile Monastero di San Guglielmo al Goleto (Inventarium omnium bonorum Venerabilis Monasterii Sancti Gulielmi de Guglieto) redatto il 6 Gennaio di quell’anno, si legge che “In Capo ad Sele ge sono certe molina, barchere, ferrere che se dice che antichamente erano di Sancto Guglielmo, et lo Conte de Conza selle have pigliate e selle tene che non recognosce l’abatia de cosa nesciuna et have guastate quelle molina antiche e ce le have fatte più a basso”. Il documento lascia intendere che già da secoli addietro a Caposele si praticavano attività legate alla forza impetuosa dell’acqua. Queste attività, lungi dallo scemare, sono andate sempre più forendo nei secoli a venire, restando, però, appannaggio dei Signori feudali che nel corso del tempo hanno dominato il nostro paese. Bisognerà attendere l’eversione della feudalità, col decennio napoleonico, per veder sorgere i mulini privati a Caposele, con gran dispetto dell’ultimo principe Carlo di Ligny-Rota. Dall’inizio dell’Ottocento fino agli inizi del Novecento a Caposele il numero dei mulini andò sempre più aumentando. Poi, la captazione dell’acqua del Sele da parte dell’Acquedotto Pugliese segnò la progressiva diminuzione degli stessi. Ad ogni modo, intorno alla metà del secolo scorso, ancora diversi erano i mugnai a Caposele: scendendo dalle sorgenti del Sele, c’era il mulino di Funzicchio Russomanno, che a dire il vero non era un mulino, bensì un’agliara (oleificio); più giù, all’incirca di fronte all’attuale offcina dell’elettrauto, il signor Gerardo Vitale, c’era il mulino di Olindo Russomanno, alias Amatuccetta, uno dei più antichi. Qui avevano sede anche alcune gualchiere (i cui resti ancora si vedono). All’altezza della curva r Ginnarinu Casillu c’erano il mulino di Lorenzo Linarduccio e quello di Gerardo Russomanno alias Gilardieddu gestiti in comune da entrambi. Da questa zona fno alla Costa non c’erano più opifici. I mulini ricomparivano più a valle. Di fronte alla Costa, sulla sponda sinistra del Sele sorgeva l’antico mulino r Vardarieddu che negli anni Cinquanta era già diruto e le cui poche vestigia sono oggi totalmente occultate da rovi. Quasi di fronte, sulla sponda destra, sorgeva il mulino dei Mattia e, infne, passato il ponte, sorgeva il mulino r Paternu, ovvero di Raffaele Cleffi, al termine di una stradina che scendeva verso il fiume. MARIO SISTA LA SELETECA
221 Antologia Caposelese L’ultimo mulino ad acqua funzionante a Caposele è stato quello della famiglia Mattia. Decisamente il più famoso. Ad esso sono ispirati anche due proverbi della tradizione caposelese. I Mattia sono stati una famiglia di mugnai da secoli. La memoria familiare riesce ad andare indietro almeno di quattro generazioni: Antonio, Ferdinando, Antonio e infine Ferdinando, lo sposo di Elvira, l’ultima mugnaia. Il mulino Mattia, che sorgeva sotto via San Gerardo e si affacciava sul fiume Sele, era dotato di un canale largo quasi due metri (lu caminu r l’acqua) che, partendo dalla zona occupata dal Culto evangelico, portava l’acqua che serviva ad azionare le macine; l’acqua, aperto lu purt-llonu, con un grande vortice precipitava ind’a lu nfiernu (nell’inferno), ovvero nell’inghiottitoio che poi la indirizzava alle pale. Lungo questo canale, intere generazioni di donne caposelesi si sono recate a lavare i panni: quanti panni e quanti pezzi di sapone di maiale venivano risucchiati e poi recuperati più a valle! E quanti amori pure saranno nati, chissà… Il fabbricato che ospitava il mulino era ampio più di cento metri quadrati ed era sviluppato in lunghezza: al piano terra c’erano il mulino e l’oleificio, al primo piano un deposito e al terzo piano una pagliera, ovvero una soffitta coperta con embrici anch’essa a mo’ di deposito. All’interno del mulino, precisamente sulle presse dell’oleificio, c’era un piccolo angelo di legno intagliato che, secondo alcuni, ispirò il proverbio “arri arri ciucciu miu ca a l’abbaddi t’aiuta Diu e a l’ammondu Angiulu Mattia”. La versione più accreditata, però, riferisce che il nome “angelo” si riferisse ad un antenato dei Mattia di nome Angelo appunto. Non manca, però, la versione che si riferiva a “l’angiulu r li Mattia”, ovvero alla statua di legno. Ad ogni modo, il mulino cessò defnitivamente la sua attività verso gli anni ’50 - ’60 col mugnaio Antonio Mattia. Questo perché in quegli anni tutti i mugnai di Caposele decisero di consorziarsi, per cui dov’era il mulino di Linarduccio e di Gilardieddu fu creato un mulino unico a corrente elettrica (chiamato, per la novità, lu mulinu a currenta) che, però, non ebbe successo. Nel 1963 Antonio Mattia, scioltasi la società, decise di aprire un mulino elettrico per conto suo, l’attuale mulino gestito fino a poco tempo fa dalla signora Elvira. L’antico mulino rimase chiuso ed inattivo e si trasformò in un deposito. Non solo, il tempo gli diede gli ultimi colpi: nel 1971 il fabbricato, già fatiscente, con un solaio già sfunnatu, franò nel suo lato verso il Ponte in seguito ad una forte nevicata e, nel 1980, fu completamente disastrato dal sisma. Oggi di esso rimane solo un tratto di volta a lamia ed un pezzo di canale. Quel che resta del canale all’esterno è stato riempito da una colata di cemento e trasformato in viuocciulu. Una delle macine in granito francese di questo mulino antico la si può ammirare dinanzi alla pizzeria “La nuova Fornace” a Materdomini, donata dal signor Ferdinando al signor Lorenzo Bottiglieri proprietario del ristorante. Il ‘nuovo’ mulino Mattia ha funzionato, azionato dalla forza elettrica, ininterrottamente dal 1963 fino al 2011: quasi cinquant’anni di indefessa attività. La MARIO SISTA LA SELETECA
Antologia Caposelese 222 gestione del mulino passò alla signora Elvira e al signor Ferdinando nel 1974 i quali, in quell’anno, lo comprarono dai genitori di Ferdinando a prezzo di enormi sacrifici: Ferdinando dovette andare per un periodo a lavorare addirittura in Venezuela per raccogliere la somma necessaria. La signora Elvira iniziò a lavorarci nel 1978. C’era a servizio del mulino un operaio, il signor Malanga Giovanni, il quale il sabato con la sua lambretta girava per il paese raccogliendo il grano dai privati e riconsegnandoglielo, poi, una volta macinato. Il signor Giovanni restò al servizio del mulino fn dopo il terremoto. Molti portavano per proprio conto il grano al mulino, ripassando poi a prendere la farina non appena questa fosse pronta. Anche io ricordo di essere passato molte volte, con mia mamma o mio padre, a caricare i sacchi di farina di grano o di mais diligentemente prodotta nel mulino Mattia. Il mulino apriva alle sette del mattino e chiudeva a seconda del lavoro e delle consegne da effettuare. Una volta liberato dai sacchi, il grano cadeva in una tramoggia, una specie di bocca di legno leggermente rialzata da terra e, tramite un elevatore a tazze azionato con una cinghia, saliva nel pulitore dove veniva setacciato, cirnutu. Questo pulitore era a tre strati; la vezza, ovvero le prime impurità del grano, restava incastrata nei buchi che poi venivano puliti. Un’altra cinghia a tazze portava il grano ripulito nel mulino vero e proprio. La molitura era a tre passaggi, al primo passaggio sotto i quattro rulli di acciaio il chicco veniva schiacciato, poi di seguito ad altri passaggi, il macinato veniva raffinato. Esso passava nel cosiddetto planzister, un setaccio che lo setacciava: il macchinario era dotato di otto setacci e produceva quattro tipi di macinato: la crusca (caniglia), il fiore di farina, la farina più scura e il cruschetello (fartiellu). Ogni ora si macinavano dai tre ai quattro quintali di grano; per il grano duro si impiegava più tempo. Per il mais la produzione era di un quintale di farina ad ora. Da un quintale di grano si ricavavano sessanta, settanta chili di farina, tutto dipendeva dalla qualità del grano. Se questo era scarfatu, cioè con più scorza a discapito della parte bianca, la resa in farina era minore. I prezzi della macinazione erano abbastanza contenuti: sette euro a quintale se il grano da macinare era grano tenero, otto se era cappella, ovvero grano duro; nove euro a quintale se era mais. Il mais veniva molito in un mulino apposito dotato di macine di pietra. Ogni sera bisognava compilare il registro dei corrispettivi sul quale bisognava annotare la quantità di grano macinato. Dopo la parentesi disastrosa del terremoto il lavoro per il mulino Mattia aumentò, anche perché era crollato interamente il mulino di Lioni. Molti venivano dalla signora Elvira per comperare direttamente la farina. Anzi, dopo il terremoto sempre meno gente si recava al mulino a macinare il proprio grano, anche a causa della trasformazione in atto nella società, sempre meno rurale e contadina e più altro (su cui sorvolo), preferendo comprare MARIO SISTA LA SELETECA
223 Antologia Caposelese direttamente l’ottima farina a prezzi modici: 0,70 euro ogni chilo di farina di grano tenero, 0,80 se di grano duro, 0,80 euro al chilo per la farina di mais non setacciata, 1,40 euro per quella cirnuta. I prezzi ovviamente si riferiscono agli ultimi praticati prima della chiusura. Ogni anno il mulino Mattia vendeva non meno di duecento quintali di farina. Davvero tanti. I giorni della molitura si erano assottigliati a due: il mercoledì ed il sabato. Aumentando la richiesta diretta di farina, questa abbisognava di essere preparata e stipata: la mancanza di locali idonei a tale scopo, come si è detto, è stata la causa della chiusura dell’attività della signora Elvira. Non erano solo i Caposelesi coloro che si servivano del mulino Mattia per approvvigionarsi della farina necessaria alle proprie necessità. Venivano clienti anche da Castelnuovo di Conza, Lioni, qualcuno da Morra de Sanctis, tanti da Conza della Campania, e poi ancora da Santomenna, Valva, Calabritto, Senerchia. Un cliente addirittura veniva da Baronissi: ogni anno si recava a macinare a Caposele il grano comperato a Castelnuovo di Conza. Il bacino di utenza era molto ampio e davvero tanti i clienti. Purtroppo anche le cose belle finiscono, e se proprio devono finire almeno c’è la consolazione per il fatto che finiscono in bellezza, in termini di soddisfazione e di dignità del lavoro: l’ultimo cliente servito dalla signora Elvira è stato un signore che attualmente gestisce un agriturismo a Morra de Sanctis. Questi non era mai venuto al mulino di Caposele e, sentendo parlare dell’esistenza di esso, la mattina del 27 Dicembre 2011 ci portò a macinare due quintali di grano. Rimase talmente soddisfatto per la pulizia, la qualità del lavoro e la professionalità di Elvira che glielo manifestò dicendole soddisfatto: “E’ la prima volta che vengo qui” al che Elvira subito replicò: “Purtroppo è la prima ed ultima” e gli riferì che quello era l’ultimo giorno di attività. Il signore rimase molto male alla notizia, e tuttavia volle ritornare di nuovo a Caposele: nel pomeriggio di quello stesso giorno riapparì al mulino con altri due quintali di grano da macinare. Lo stesso giorno, all’atto di apprendere da parte di Elvira che l’attività sarebbe cessata il giorno dopo, un altro cliente di Teora si era emozionato al punto tale da mettersi quasi a piangere per il dispiacere. Aveva chiara la consapevolezza che il territorio si sarebbe impoverito di un’attività lavorativa che aveva dato lustro a Caposele. Le stesse lacrime di dispiacere dovrebbero velare i nostri occhi per la perdita di un’attività così antica e nobile che ha contraddistinto il nostro paese nei secoli passati, identificandolo non solo come il paese dell’acqua, ma anche dei mulini. Alla famiglia Mattia in generale ed alla signora Elvira in particolare, penso che davvero debba andare tutto il nostro grazie per aver fornito alle nostre tavoMARIO SISTA LA SELETECA
Antologia Caposelese 224 le, col proprio lavoro faticoso, tutte quelle tonnellate di buona farina che è stata trasformata poi, dalle mani magiche delle nostre nonne e delle nostre mamme, in pane, pasta, matasse, muffletti, p-zziddi, cavatieddi, pizz cu la pummarola e tante altre cose ancora. Abbiamo perso, quel 27 Dicembre 2011 non solo secoli di sana tradizione mugnaia ma anche la qualità di tanti nostri cibi. Riflettiamoci su queste cose in un’epoca in cui la qualità e la genuinità diventano sempre più un bene raro. FOTO RICORDO E L’ODORE DEL PASSATO Dora Garofalo – La Sorgente n. 87 – Dic. 2013 Lo scatto fotografico è un ricordo tanto bello quanto amaro, che ha il potere di raccontare una triste pagina del nostro vissuto. E’ il dicembre del 1980 e, con amici di Sant’Angelo e di Caposele, stiamo intorno ad un falò di sera, vestiti con abiti di fortuna forniti da associazioni umanitarie, le donne e i bambini seduti su tavole disposte a mo’ di sedili, io col più piccolo, a me avvinghiato, col braccino ed il busto ingessato. Tra le foto scattate alla fine degli anni Settanta e ai primi dell’Ottanta, che più volte rivedo volentieri perché mi sono care e mi ricordano la spensieratezza di una giovinezza vissuta in armonia con i figli ancora piccoli, con amici e parenti vari, mi sono capitate tra le mani due che mi richiamano alla memoria pensieri, visioni ed odori molto stridenti tra loro. La prima riguarda una pasquetta trascorsa nel Bosco Difesa di Caposele, che è un angolo di mondo nascosto tra gli alberi, terra di antica storia, punto d’incontro tra valli, montagne e pianura, dove trovano accoglienza tanti corsi d’acqua che generosamente attraversano il bosco. In quegli anni si era soliti trascorrere il lunedì di pasquetta in quel luogo che distava da Lioni e da Sant’Angelo solo pochi chilometri di strada non sempre asfaltata. La fotografia riporta sul retro la data del 23 aprile 1980. Fu una giornata bella perché condivisa da grandi e piccoli, gioiosa perché ci si poteva immergere nel verde brillante dei prati e dissetarsi presso la fontanella da cui scaturisce, da tempi immemori, un’acqua argentina, prezioso tesoro di quel territorio. Il pasto si consumava all’interno del bosco, appollaiati o distesi su tronchi nodosi caduti ad opera dell’usura del tempo. Il territorio offre emozioni indimenticabili. Il bosco racchiude nel suo grembo qualcosa di magico e di arcano: non si sente che la campana delle mucche, il canto degli uccelli e il fruscìo del vento tra quegli alberi secolari che alzano al cielo le robuste braccia. Poi, camminando, l’orizzonte si apre all’improvviso e si sente solo la musica dell’acqua che gorgoglia cercando il suo letto. Tutto, allora, aveva la cadenza di una danza e si svolgeva in allegria tra chiacchiere, canti e opinioni varie assaggiando biscottini MARIO SISTA 2013 LA SELETECA
225 Antologia Caposelese e leccornie olezzanti di buona cucina. Ricordo ancora quel soave profumo del bosco in primavera e il discorso accattivante di un contadino del posto, che si era avvicinato per curiosare, sull’acqua di Caposele quale fattore di ricchezza e di depauperamento. Ricchezza perché la natura aveva voluto beneficiarli di una risorsa di cui in altri luoghi si avvertiva drammaticamente la mancanza, depauperamento perché solo qualche rudere era rimasto degli opifici artigianali ed industriali (frantoi, mulini, gualchiere, tintorie) che, prima della captazione delle sorgenti, assicuravano agli esercenti del posto un reddito di tutto rispetto. Poiché la storia, raccontata con tanta dovizia di particolari, era piaciuta anche ai bambini che avevano smesso di rincorrersi, il fotografo dell’allegra brigata volle immortalarci insieme al gradito ospite. Quel giorno, nel bosco, c’era il sole negli occhi di tutti, quel sole che brillava anche a Paestum quando ho conosciuto Nicola Conforti, persona gentile, disponibile, sensibile, autore di preziosissimi scatti, immagini simbolo di storia paesana e di ritratti dal valore altamente emotivo. Una di queste immagini era la seconda foto che mi ritrovavo fra le mani, sbiadita e rovinata un po’ dal tempo e dall’uso, regalatami di recente proprio da Nicola. Lo scatto fotografico è un ricordo tanto bello quanto amaro, che ha il potere di raccontare una triste pagina del nostro vissuto. E’ il dicembre del 1980 e, con amici di Sant’Angelo e di Caposele, stiamo intorno ad un falò di sera, vestiti con abiti di fortuna forniti da associazioni umanitarie, le donne e i bambini seduti su tavole disposte a mo’ di sedili, io col più piccolo, a me avvinghiato, col braccino ed il busto ingessato. Ci apprestavamo a passare un Natale opaco e scolorito, illuminato solo dalle fiamme del fuoco, nei prefabbricati del villaggio Bosco, cosiddetto dal nome del costruttore che ci aveva ospitato, lontani da persone care, da parenti ed amici, molti dei quali non c’erano più. Nonostante lo scintillio del fuoco, un brivido freddo correva nelle nostre ossa. Le cose materiali, l’impegno di chi svolgeva un mestiere, una professione o, comunque, un’esistenza dignitosa, erano cose e gesti che in quel momento non ci appartenevano. Si era rotta la normalità della vita fatta di cose semplici, di lavoro quotidiano, di ritorno a casa, di incontri con amici. Di notte le casette messe a nostra disposizione diventavano un frigorifero per l’umidità che scendeva e veniva dal mare. Eravamo tutti ancora così impauriti, soprattutto i piccoli, che la notte non chiudevamo la porta esterna e dormivamo vestiti perché qualsiasi cosa sarebbe potuta diventare un impedimento ad una eventuale fuga. Tra noi terremotati nacque a Paestum, in quel triste dicembre, un’amicizia bella, leale e rassicurante perché si diffuse subito un sentimento meraviglioso di solidarietà e di speranza. Quella foto è un ricordo di un momento difficile che riporta alla memoria quel fatidico 23 novembre dell’80. Quella foto è un lacerante solco di dolore dal sapore amaro, ma anche un inno alla vita; non ritrae il prato verde del Bosco Difesa, dove piacevolmente ci si può distendere d’estate, ma la fiamma che fa sperare anche quando il buio ci attanaglia. La foto, anche se evoca la paura che incute ancora oggi lo sciame sismico, può insegnare DORA GAROFALO LA SELETECA
Antologia Caposelese 226 che nella tragedia l’uomo può essere messaggero di fiducia. La memoria corre inevitabilmente alle tante persone che persero la vita in quella calda notte di una domenica che ha seminato morte e distruzione per 90 secondi a Lioni, Sant’Angelo, Caposele, Calabritto, Conza, quando i cadaveri in mezzo alle strade non si contavano, quando grida di aiuto arrivavano da sotto montagne di pietre. Erano grida che, purtroppo, sentiremo per sempre. Ma, grazie a Nicola, ogni qualvolta guardo quella foto di amici e familiari accanto al fuoco, penso che al mondo possono crollare tutte le strutture ma mai i valori. Penso che pur nel fondo tenebroso di una calamità non bisogna mai dimenticare che oltre le nubi fosche le stelle continuano a scintillare. Anche se non ci sono più le gioie di un tempo, abbiamo il dovere, per i figli, per i nipoti, per le nuove generazioni, di non sprofondare nel dolore nel giorno del 33esimo anniversario del sisma, ma dobbiamo continuare ad essere portatori di pace e serenità per impedire che la speranza muoia e per credere sempre in un’alba e in una meta migliori. PICCOLI PASSI VERSO LA CRESCITA DEL TURISMO LOCALE –Sorg. n 87 – Dic. 2013 di Gerarda Nisivoccia Le aspettative di coloro che scoprono per la prima volta il nostro paese sono sicuramente ben ripagate dallo spettacolo che gli viene offerto dalla natura e dalla cordialità di chi li accompagna. Motivo per cui chi saluta questo paesino lo fa con soddisfazione e gratitudine, per aver potuto ammirare ed apprezzare cose che per molti sono ancora sconosciute. Chi conosce il termine turismo sa bene che ci troviamo di fronte ad un concetto tanto interessante quanto complicato. Interessante perché il turismo suscita sempre delle belle sensazioni, come il desiderio di scoperta, la voglia di conoscenza, il piacere di sapori nuovi. Allo stesso tempo complicato, sia per chi lo fa, sia che per chi lo riceve. Chi fa turismo programma il viaggio in base alle sue esigenze, ai suoi sogni, alle sue aspettative. E sono proprio le aspettative quelle che contano di più in questo settore. Il motivo viene subito spiegato dal fatto che quando l’esperienza risulta essere pari o addirittura superiore alle proprie aspettative si ha un livello di soddisfazione che porta con sé tutti i suoi benefici, non solo per il turista ma anche per il luogo che lo ha accolto, e viceversa sotto il punto di vista negativo, poiché un turista non soddisfatto non spenderà di certo belle parole. Chi riceve turismo, quindi, si trova a dover soddisfare nella maniera più completa possibile tali esigenze e tali aspettative. DORA GAROFALO LA SELETECA
227 Antologia Caposelese Per Caposele, così come per Materdomini, il nodo della questione è anche questo. Non è facile portare un piccolo centro ad alti livelli di fruibilità, in quanto le barriere che si incontrano sono sempre troppe e molto spesso difficili da superare. C’è da dire però che negli ultimi anni sono cambiate tante cose, sia in maniera positiva che in maniera negativa, e chi vive a Caposele conosce bene certi cambiamenti, che vanno sicuramente letti sotto un punto di vista oggettivo e mai soggettivo. Io preferisco guardare il bicchiere mezzo pieno anziché mezzo vuoto, ed è per questo che penso che ogni passo, anche se spesso compiuto in maniera impercettibile, possa servire in qualche modo, non a riempire quel bicchiere -cosa decisamente poco realistica e molto utopica - ma a far crescere di valore il liquido al suo interno e a rendere le aspettative di chi visita il nostro paese sempre più soddisfacenti. A questo punto mi sembra doveroso fare riferimento ad uno di quei passi di cui poc’anzi accennavo: il sistema museale, che integrando l’offerta turistica presente al momento, riesce a proporre cultura, natura e tradizione, tutti elementi ricercatissimi dal turista attuale. Si è lavorato tanto intorno a questi elementi per ottenere risultati concreti e c’è da dire che in soli 18 mesi il riscontro è stato positivo, soprattutto se pensiamo che per i primi 12 l’ingresso alle strutture era libero e solo da maggio scorso si è passati al sistema con un contributo d’ingresso: c’è stato un incremento delle visite dall’anno scorso ad oggi che fa ben sperare. Nel citato periodo Maggio-Novembre sono stati contati poco più di 2000 ingressi di diversa natura (studenti di vario ordine, gruppi organizzati, singoli cittadini, scolaresche, associazioni, enti) Sicuramente c’è ancora tanto da fare, i progetti in corso sono molteplici, ma le soddisfazioni e un indotto concreto cominciano a venir fuori a piccole dosi. Tutto ciò è stato possibile grazie al contributo di tanti ragazzi, che con passione e in maniera del tutto volontaria, hanno reso possibile la crescita di questa piccola realtà. Le aspettative di coloro che scoprono per la prima volta il nostro paese sono sicuramente ben ripagate dallo spettacolo che gli viene offerto dalla natura e dalla cordialità di chi li accompagna. Motivo per cui chi saluta questo paesino lo fa con soddisfazione e gratitudine, per aver potuto ammirare ed apprezzare cose che per molti sono ancora sconosciute. Ed è proprio questo ciò che intendo quando dico che il bicchiere va osservato con ottimismo, poiché alla base dei successi ci sono sempre certe piccole soddisfazioni. E poi anche perché, se chi ha creduto di poter creare un piccolo turismo a Caposele ci è riuscito, vuol dire che è possibile fare tanto altro. E con tanto altro intendo un sistema più ampio, che possa far crescere ed abbracciare non solo le attrattive di Caposele e il turismo religioso di Materdomini, ma anche le bellezze dei paesi a noi vicini. GERARDA NISIVOCCIA LA SELETECA
Antologia Caposelese 228 NOI, LA GENERAZIONE PERDUTA? di Gelsomina Monteverde – La Sorgente n.87 – Dic. 2013 La verità è che si è creata una generazione disoccupata, o al più precarizzata e sottopagata, sotto gli occhi compiacenti o indifferenti delle generazioni precedenti. Forse, se non cambiano le cose, quando moriranno i padri, c’è il rischio che questa generazione affonderà perché non sarà in grado di sopravvivere. L’ex premier Monti riferendosi alla mia generazione, ha detto: «Abbiamo creato una generazione perduta». Sostanzialmente una generazione per la quale non c’è soluzione. Il pensiero corre subito all’importante precedente letterario. Generazione perduta (Lost Generation) è la definizione resa da Ernest Hemingway, nel suo primo romanzo “Fiesta”, per riferirsi alla generazione che, nel superare il ricordo degli orrori della guerra di trincea, oppose alla disciplina e al rigore l’egoismo e la pigrizia mentale, godendosi il benessere e il divertimento, all’insegna di edonismo e materialismo. Parafrasando una canzone, sarebbe come dire: una generazione che fa l’amore ma non lavora! E c’è addirittura chi eccelle per banalità e demagogia, liquidando il problema dei giovani senza lavoro con un “vadano a scaricare le cassette al mercato” (Renato Brunetta). Ma andiamo con ordine: di cosa parliamo? La disoccupazione giovanile è oltre il 38%. Il precariato è la costante: non c’è altro che contratti atipici per il 53% dei giovani (fonte Ocse). Ma di contro i dati parlano pure del fatto che il 71% dei giovani under 35 è disponibile ad accettare qualsiasi lavoro, purché remunerato(fonte Cisl), mentre il 25% dei laureati si è adattato benissimo a svolgere un’occupazione con bassa o nessuna qualifica, e oltre il 30% svolge un’occupazione del tutto diversa da quella per la quale ha studiato (fonte Bankitalia). La verità è che si è creata una generazione disoccupata, o al più precarizzata e sottopagata, sotto gli occhi compiacenti o indifferenti delle generazioni precedenti. Forse, se non cambiano le cose, quando moriranno i padri, c’è il rischio che questa generazione affonderà perché non sarà in grado di sopravvivere. Chiedere quantomeno d’essere pagati, fosse anche per il più umile mestiere, vuol forse dire esser “choosy”, schizzinosi, come ci ha definiti la Fornero? In questo clima di incertezza di crisi globale, non solo economica, è sempre più difficile vedersi in prospettiva, dare una direzione chiara al proprio futuro. Noi, “la generazione perduta”, siamo invitati velatamente - di fatto e a volte con scherno - ad accettare con rassegnazione un destino senza speranze, senza futuro, salvo addossare a noi ogni responsabilità. Sarebbe colpa nostra il fallimento delle politiche del lavoro, e per venire al no2013 LA SELETECA
229 Antologia Caposelese stro territorio, il fallimento delle politiche di industrializzazione post-sisma che oltre a consumare risorse e territorio hanno disarcionato definitivamente un modello economico ancorato alle risorse territoriali, nel segno dello sviluppo? Dobbiamo rigettare questa tesi. Dobbiamo cominciare da qui, dalle nostre comunità prima che sia davvero troppo tardi. Prima che la desertificazione demografica, non ci renda troppo aridi. Dobbiamo ritrovarci, contarci, aggregarci e non delegare ancora ad altri il compito di scrivere il nostro futuro. Dobbiamo impegnarci a scrivere per noi e per il paese un destino diverso, perché siamo una risorsa per il nostro paese, e non un peso come vogliono farci credere. Ma dobbiamo fare i conti anche con il fatto che il livore della precarietà ha compromesso il sistema di solidarietà. Io credo che recuperare la comunità della solidarietà e del bene comune sia la chiave per dare futuro a generazioni come la nostra, che fa di tutto per “tenersi” legata al proprio paese. Serve però una rivoluzione culturale, serve mixare tradizione e innovazione, serve ridare dignità a luoghi straordinari come i nostri paesi e puntare a nuovi modelli di sviluppo sostenibile, partendo dalla valorizzazione delle risorse locali, e abbandonando l’idea di trapiantare modelli di sviluppo che aggrediscono e consumano il territorio. Penso a un modello di sviluppo locale basato essenzialmente sul “rispetto” di noi e del territorio, a partire da: turismo (nel nostro caso: eco-turismo, turismo enogastronomico e turismo religioso); manutenzione del territorio secondo i principi dell’ingegneria naturalistica (con materiali che possono essere reperiti e lavorati dal e nel territorio); politiche di “vantaggio fiscale” (imposte statali e locali modulate per avvantaggiare i giovani, le nuove coppie, chi decide di intraprendere specie nel campo delle produzioni locali, del turismo, e del cosiddetto “ciclo corto” (ovvero qui produco e qui consumo); e svantaggiare chi detiene patrimonio evitando di metterlo “in rete”, tenendolo quiescente). E tanto altro ci sarebbe da mettere in campo. Invece, spesso la politica è assente, è solo il contenitore per rincorrere ambizioni personali, in contrapposizione agli obiettivi di collettività. Ma noi bisogna osare, reagire, non fermarsi di fronte alle sole promesse. Dobbiamo costruire una comunità che accoglie le nuove intelligenze, che sappia far crescere il seme di una pianta che si chiama futuro. Ma dobbiamo farlo dettando - e non facendoci dettare - l’agenda politica, e soprattutto decidendo noi altri il nuovo codice di struttura di società. Un codice fatto di rispetto, merito, impegno, fiducia. Il rispetto per le nostre idee, e l’innovazione che siamo capaci di portare. Il merito e l’impegno come strumento di selezione e modello di dimensione di vita. E infine la fiducia in noi altri che anche noi stessi dobbiamo recuperare. Noi non dobbiamo starci a essere trattati come il boccale che gli altri possono colmare a piacimento; perché noi siamo la “sorgente” che deve portare alla luce un flusso vitale di acqua, che deve rinascere fresca, chiara, dinamica e rigogliosa, per togliere al nostro paese la sete di progresso! GELSOMINA MONTEVERDE LA SELETECA
Antologia Caposelese 230 EDITORIALE – La Sorgente n. 88 – Dic. 2014 Nicola Conforti Tanti giovani e meno giovani hanno reso possibile la realizzazione di questo “miracolo” dell’editoria: 56 pagine dedicate quasi esclusivamente a Caposele, senza alcun contributo da parte di enti o associazioni e senza l’apporto economico della pubblicità. “Nulla Dies sine linea” è la frase che Plinio il vecchio riferiva ad un celebre pittore che non lasciava passare un giorno senza una pennellata, con il significato della necessità dell’esercizio quotidiano per raggiungere i risultati prefissati. Mi sono ispirato a questo “principio” fin dal lontano 1973, anno di fondazione de La Sorgente. In oltre 40 anni di impegno costante, continuativo e senza interruzioni, la Sorgente ha raggiunto un livello di tutto rispetto, sia per la qualità dei servizi forniti e sia per il livello tecnologico della stampa. Questo risultato è stato raggiunto con meticolosità, con passione, ma con tanta fatica: ogni pagina richiama un ricordo, suscita un’emozione, esprime una soddisfazione. Ogni foto, ogni evento passato, ogni racconto, rappresenta una ricerca prodotta giorno dopo giorno, instancabilmente. Tanti giovani e meno giovani hanno reso possibile la realizzazione di questo “miracolo” dell’editoria: 56 pagine dedicate quasi esclusivamente a Caposele, senza alcun contributo da parte di enti o associazioni e senza l’apporto economico della pubblicità. Questa lunga premessa ha l’unico scopo di incitare i giovani ad adottare lo stesso “principio” che, in sostanza significa impegno paziente, certosino, minuzioso e costante. E’ la chiave di volta per la soluzione di tutti i problemi. E’ l’ augurio che faccio a me stesso ed a questa gloriosa testata, che ho avuto l’onore di portare avanti per quasi mezzo secolo. L’augurio perché una luce, accesa tanti anni fa, possa continuare a brillare per molti e molti anni ancora. EDITORIALE 2014 LA SELETECA
231 Antologia Caposelese ALLA DIREZIONE DEL GIORNALE La Sorgente” n.89- Agosto 2014 Antimo Pirozzi Egregio e caro Direttore, il 27 marzo scorso hai compiuto silenziosamente 80 anni. Casualmente ne sono venuto a conoscenza perché in tale data venni a consegnarti del materiale per il giornale e notai il clima di festa che circondava la tua casa. Nel ripensare l’avvenimento, ho ripercorso i tanti anni da che mi onoro della tua amicizia affettuosa. Nel 1972 mi trovavo in servizio ai seggi elettorali a Battipaglia quando lessi il tuo nome quale candidato alla Camera dei Deputati e divenni da allora tuo simpatizzante politico. Fui tra i primi iscritti alla costituenda Pro Loco Caposele, malgrado abitassi a S.Angelo dei Lombardi. Nel corso di oltre 40 anni di attività si sono avvicendati una infinità di avvenimenti in cui sei stato sempre il “trainer” di tutte le manifestazioni. Della tua carriera di docente ricordo tanti episodi, alcuni sono raccontati come aneddoti come quello che recita che tu da insegnante non sapevi bocciare, tanto amavi i tuoi allievi. Chi ti ha conosciuto ha avuto modo di apprezzare la tua saggezza, la tua elevata professionalità, la tua modestia. Solo con la tua tenacia si poteva far vivere un giornale come “La Sorgente” per tanti anni. So bene quali e quanti sacrifici si sopportano per portare a compimento ogni numero di giornale: fino ad oggi ne sono usciti 87e non ti sei mai arreso di fronte a difficoltà di ogni tipo. So che, per reticenza, a malincuore forse, pubblicherai questo mio scritto, ma ti prego vivamente di farlo. Non intendo con questo farti un elogio di maniera, ma soltanto esternarti tanta amicizia e tanto affetto e riconoscimento per le tante cose che hai realizzato e non solo nella professione di ingegnere, ormai Senatore dell’Ordine, di cui ricordo lavori molto prestigiosi come la Prefettura di Avellino e le tantissime case rimaste in piedi dopo il terremoto. Altri si occuperanno di scrivere una tua biografia completa; a me preme farti giungere un augurio speciale e particolare: che tu possa continuare per molti anni ancora a trasmettere alle nuove generazioni la storia vissuta, scritta e fotografata di Caposele e principalmente il tuo amore per il Paese. Auguri di cuore. LA SELETECA
Antologia Caposelese 232 IL CUORE… OLTRE L’INFINITO di Tania Imparato Sorg. n 98 Agosto 2019 Quanta bellezza! Contemplandola, poggiandosi sul parapetto, è possibile quasi poter afferrare con le mani il paesaggio antistante. Seguire il corso del fiume fino alla sua foce… 2 8 maggio 1819-28 maggio 2019, duecento anni dalla pubblicazione de l’Idillio perfetto a cui Giacomo Leopardi diede il titolo de “L’infinito”. Riecheggiano i versi declamati nel film “Il giovane favoloso”, grazie ai quali il cuore e la mente spiccano il volo. Si va oltre la siepe, si va oltre il medesimo infinito, fino all’orizzonte. Il vento e lo stormire delle foglie consentono al poeta, ma anche a chi, con umiltà e un po’ di timore, si accosta al testo, di immaginare mondi sconosciuti e irraggiungibili. Dal luogo natìo, caro perché amato e vissuto, si prende il largo fino ad avvertire una sensazione che sa di paura. Confine sottile tra brivido e piacere: attimo in cui si respira il senso di eternità. Rileggendo queste rime superbe, a distanza di anni, ho ritrovato alcune similitudini tra il colle Tabor, facente parte delle proprietà dei conti Leopardi, e la terrazza, meno famosa, ma non per questo egualmente suggestiva, dalla quale il nostro caro santo protettore Gerardo soleva contemplare il Creato. Sì, mi riferisco proprio alla camminata adiacente alla Basilica dedicata alla Mater Domini, mèta di passeggiatori e pellegrini. Durante le sere d’estate, e non solo, è facile farsi rapire dalla profondità della valle che ospita il fiume Sele. Questo spettacolo mi consente di andare indietro nel tempo e, con l’immaginazione, giungere all’epoca del caro nostro grande santo, quando dalla sua umile celletta osservava il panorama che si spalancava davanti a lui. Mi piace pensare che tutto ciò gli provocasse il desiderio di conoscere, di andare incontro ai bisognosi, alle famiglie in difficoltà, ai poveri della valle. Quindi spinto ad andare oltre il proprio spazio, la propria delimitata realtà. Quanta bellezza! Contemplandola, poggiandosi sul parapetto, è possibile quasi poter afferrare con le mani il paesaggio antistante. Seguire il corso del fiume fino alla sua foce… E qui si fa avanti il mio cuore; i ricordi così affiorano lenti, dolci, sereni di quando con la mia famiglia si decideva di risalirne il corso e raggiungere questi luoghi, dove poter rigenerare lo Spirito. I miei genitori e i miei zii pianificavano settimane prima l’andata a San Gerardo. Questi con la sua semplicità, l’amore verso i suoi simili, aveva conquistato il nostro cuore, facendolo diventare uno di noi, uno di famiglia. Per cui risultava piacevole prendere l’auto e affrontare in pellegrinaggio la LA SELETECA
233 Antologia Caposelese strada lunga e tortuosa. Una volta giunti, si posava l’auto, facendo attenzione a non lasciare la mano dei bimbi (la mia, di mio fratello, dei miei cuginetti) che potevano perdersi tra la folla e, tra bancarelle e negozi, attraverso il corso principale, si arrivava, finalmente, alla famosa camminata. C’erano, allora, due archi e la gioia dei più piccoli colmava quando vedevamo venirci incontro un cavallino che ci avrebbe portato in groppa per fare un giro. Mio padre, memore delle mie lamentele durante il viaggio, mi portava per mano e mi indicava la strada che avevamo percorso per salire fin quassù, proprio dal parapetto proteso sulla valle. Gli occhi diventavano curiosi e voraci, facevano imprimere nel cuore immagini mai più rimosse. Avrà pietà di me, tapina, il grande poeta caro compagno dell’età mia nova. Avrà pietà anche dell’azzardo perpetrato alla sua memoria. Il desiderio di mettere per iscritto queste mie emozioni era così forte, da farmi andare oltre, per giungere anch’io a quei mondi sconosciuti “ove per poco il cor non si spaura”. DIECI ANNI DI FORUM DEI GIOVANI di Francesco CeresLa Sorgente n. 88 – dicembre 2014 NUOVO Coordinatore Vincenzo Iannuzzi Consiglio direttivo: Ceres Emanuele, Viscardi Giovanni, Ceres Francesco, Ceres Giuseppe In questi dieci anni di vita del Forum ho apprezzato la dinamicità con cui tanti ragazzi, nonostante le grandi difficoltà che costantemente una comunità giovanile trova sul proprio percorso, hanno pensato e poi portato avanti le loro iniziative, fatte di sacrificio ma certo, anche di passione. Cosa c’è di più attrattivo, per un giovane, del divertimento? Io direi un “divertimento alternativo”, che miri a raggiungere obiettivi importanti, il cui scopo finale è l’aggregazione sociale. Questo fa il Forum dei Giovani di Caposele da ben dieci anni. Era infatti il lontano 2004, quando anche a Caposele si decise di costituire un organo che avvicinasse i giovani alle istituzioni, promuovendo il dialogo e il confronto tra essi. Dell’ inizio di questa esperienza, io e gli altri amici del direttivo ricordiamo ben poco, vista la nostra età all’epoca, ma qualcosa di quegli anni è rimasta. Mi riferisco a quelle attività che, come una consuetudine, ci ritroviamo a riproporre 2014 TANIA IMPARATO LA SELETECA
Antologia Caposelese 234 ogni anno: “CineForum”, “Caccia al tesoro”, “campagna Telethon”. Ma anche altro è stato fatto in questo primo decennio, e vorrei citare la partecipazione alla prima Scuola di Cittadinanza provinciale e l’organizzazione delle tante rappresentazioni teatrali. In questi dieci anni di vita del Forum ho apprezzato la dinamicità con cui tanti ragazzi, nonostante le grandi difficoltà che costantemente una comunità giovanile trova sul proprio percorso, hanno pensato e poi portato avanti le loro iniziative, fatte di sacrificio ma certo, anche di passione. Nello scorso maggio, il Consiglio Comunale ha modificato il nostro Statuto, portandoci alle elezioni per il rinnovamento delle varie cariche che compongono il Forum. Ricordo con piacere questi ultimi due anni in cui, grazie al lavoro del coordinatore e amico Giuseppe Caruso, il Forum di Caposele è emerso a livello provinciale con l’assegnazione di vari progetti che, con i finanziamenti ricevuti, ci hanno permesso di svolgere al meglio le attività in programma. Ci ritroviamo ad affrontare questo nuovo ciclo con tanti nuovi amici e sotto il coordinamento di Vincenzo Iannuzzi, oramai veterano del Forum. Proviamo a partire in quarta poiché la stagione estiva è da sempre il nostro periodo più florido. Oltre agli appuntamenti consolidati già citati prima, l’intenzione per quest’anno è di organizzare una giornata di festeggiamenti per il decimo compleanno. Per fare questo, però, speriamo nell’aiuto economico da parte del Comune, di cui noi, e lo voglio ricordare a chi se ne fosse dimenticato, facciamo parte cosi come previsto dalla Carta europea della partecipazione dei giovani alla vita locale e regionale. A nome del Forum dei Giovani di Caposele, vi invito a partecipare, ad intervenire, a contribuire con idee e proposte a tutte le attività in programma per questi mesi, che sono in continuo aggiornamento. Vi aspettiamo, dunque, alla nostra festa per spegnere tutti insieme le dieci candeline e accendere, ancora di più, la vostra voglia di fare. FRANCESCO CERES Caposele, via Castello 1977 LA SELETECA
235 Antologia Caposelese FORZA E CORAGGIO.... E UN PO’ DI STABILITA’ NON GUASTEREBBE Concetta Mattia –Presidente Pro Loco Caposele La Sorgente n. 88 Agosto 2014 . Non è solo un “appello energetico” il mio ma l’esigenza di scrivere per esternare e fissare quello che ultimamente, e sempre in più occasioni si sta dibattendo anche nella nostra o attraverso la nostra associazione, cosa che ritengo utile non solo al dibattito, che pure è necessario, ma a tutto il percorso socioculturale da affrontare. Nel mio scorso articolo, che riprendo per una forma di tradizione che si sta consolidando, scrivevo dei tempi e dei modi nuovi che dovremmo implementare come Comunità per non perdere la sfida del miglioramento della qualità della nostra vita a Caposele, obiettivo da condividere responsabilmente e al quale concorrere, ognuno per sua competenza, e che non certo può o vuole essere perseguito solo dalle associazioni come la nostra, anche se questa sfida è parte integrante della nostra missione. Scrivevo, affrontando il discorso genericamente, che “alle decisioni e alle azioni utili si arriverà, ci si dovrà arrivare solo insieme, in modo solidale”. E ne sono ancora profondamente convinta, ma certo non posso dire, oggi, che non ci serva almeno un pò d’incoraggiamento. Voglio ancora metterla così, non per una forma malsana di buonismo di maniera, ma per una (altrettanto malsana?) profonda convinzione rispetto al riscatto sociale che si concretizza solo “dal basso” da chi per primo avverte certe necessità, quotidianamente. Spero di tradurre correttamente il mio pensiero, intendendo questo incoraggiamento, come collettivo, di comunità. Non è solo un “appello energetico” il mio ma l’esigenza di scrivere per esternare e fissare quello che ultimamente, e sempre in più occasioni si sta dibattendo anche nella nostra o attraverso la nostra associazione, cosa che ritengo utile non solo al dibattito, che pure è necessario, ma a tutto il percorso socioculturale da affrontare. E allora, visto che il “quanto di competenza” della Proloco Caposele è fatto fondamentalmente di iniziative diverse, di progetti realizzati anche a scopo divulgativo, di collaborazioni ma anche di tentativi, di prove tecniche, di lanci che, si può obiettare, non sempre danno il risultato sperato ma, altrettanto onestamente, di dovrà ammettere che sono sempre fatti con le migliori intenzioni, vorrei aggiornare i lettori sulle nostre attività recenti, sempre nella speranza e con l’intento, dichiaratissimo, di avvicinare e integrare altre opinioni, supporto, idee e proposte da rilanciare e mettere a disposizione della nostra collettività, sempre rivendicando il nostro ruolo sociale che, anche se non sempre si riesce ad assolvere esclusivamente (ci stiamo lavorando, non dipende solo da noi!) sappiamo non dovrebbe essere di tipo sostitutivo rispetto ad operatori, enti od esercenti ma sempre più 2014 LA SELETECA
Antologia Caposelese 236 promozionale, di coordinamento e valorizzazione della realtà locale. Innanzitutto il nostro contributo alla gestione del SIMU Caposele, sistema museale che lo scorso aprile ha compiuto il suo primo anno di attività sperimentale e che ha, pur con alcuni suoi, speriamo solo temporanei, limiti (burocratici, logistici) superato con discreti risultati le aspettative iniziali. In generale posso testimoniare che il mini-tour ha continuato, anche dopo l’immissione del contributo d’ingresso, a riscuotere consensi e grande successo, tanto che si è rilevato un forte incremento delle visite rispetto al 2012. Infatti le presenze registrate da maggio 2013 a marzo 2014 sono state circa 3000, a fronte di oltre 120 visite guidate (in genere prenotate per tutto il mini tour). I gruppi organizzati, provenienti principalmente dalle regioni limitrofe (Puglia in primis, ma anche Campania, Calabria e altre zone con pacchetti turistici integrati a cui hanno associato anche la nostra offerta) sono stati composti spesso minimo da 50 unità mentre i gruppi scolastici spesse volte sono stati anche più numerosi. Ricordo per correttezza e completezza, che il servizio, si basa su visite guidate da soggetti formati a tale scopo, che su base volontaria prestano la loro opera e su prenotazione (obbligatoria, per il momento) accompagnano i visitatori. E’ tutt’ora in corso il terzo corso di formazione che cercherà di garantire un turn-over migliore per il servizio. Colgo nuovamente e con piacere l’occasione per ringraziare i ragazzi che ci stanno supportando con reale abnegazione e passione anche in questo percorso, gli operatori di Materdomini che con pazienza, valutandolo positivamente, stanno integrando nei loro servizi anche questa proposta, e gli operatori locali di AQP, che nei confronti di questo servizio (e dei ragazzi in particolare) stanno sperimentando un senso di vera e propria cura! Grazie davvero. Bisogna però che tutti sostengano questa attività, ognuno per quanto di sua competenza ma, soprattutto, non solo nelle fasi di start-up, quando l’entusiasmo è tanto e magari ci sono più risorse, ma nel tempo, per farle radicare utilmente, istituzioni ma anche cittadini informati, che, ad esempio, possono supportare questo sistema ancora (per sua natura) non ordinatissimo, con la corretta informazione riguardo alle possibilità e modalità di visita, diventando tutti, moltiplicatori di buona accoglienza e promozione di tutte le possibilità offerte al visitatore che viene nel nostro comune, ma anche da fruitori locali di queste possibilità, che pertanto aiutano a curarle e le difendono perché avranno inteso profondamente che sono davvero patrimonio di tutti. Un nuovo risultato che segnalo con piacere è l’inizio del progetto “Meno è Meglio” realizzato grazie a diversi partners in tutta la provincia e ad un bando di Fondazione con il Sud dedicato alla buone pratiche in materia di educazione promozione ambientale i cui obiettivi generali sono: 1. Avviare processi virtuosi di riduzione della produzione di rifiuti, sensibilizzando le nuove generazioni di cittadini verso comportamenti che puntino alla valorizzazione del “rifiuto” e al rispetto delle ricchezze ambientali del territorio interessato; CONCETTA MATTIA LA SELETECA
237 Antologia Caposelese 2. Ridurre i quantitativi di rifiuti indifferenziati nei Comuni partecipanti al progetto, grazie alla diffusione di buone pratiche di differenziazione e di sistemi di premialità; 3. Valorizzare le risorse naturali, con particolare attenzione alle risorse idriche, patrimonio naturale del territorio interessato, facilitando nel contempo buone pratiche di riduzione degli imballaggi. Il percorso vedrà, a Caposele, in collaborazione con l’Amministrazione comunale e i ragazzi della Pubblica Assistenza (ma anche di quanti altri vorranno partecipare) l’attivazione del Centro per il riuso dove si farà attività di recupero, riparazione e risistemazione di vari beni e oggetti come vestiti, mobili, elettrodomestici e materiale elettronico, evitando di mandarli a discarica e mettendoli a disposizione delle famiglie più bisognose, delle associazioni e della comunità del territorio. Ancora però, come pure dicevo qualche tempo fa, non si è abbandonata del tutto la tendenza a dare più importanza a chi pianta la bandierina che non alla bandierina stessa, a chi fa la cosa e non a cosa, a come o a per chi la fa… e questo, ripeto, è controproducente e deleterio. Riconoscere e sostenere la bontà di un’iniziativa o, di contro, evidenziarne i limiti ma preventivamente (e non solo dopo il fallimento, per trarne non si sa quale compiacimento) sarà il livello etico da raggiungere… .proviamoci almeno! Per quanto ci riguarda, stiamo continuatamente cercando di adoperare tutti gli strumenti a nostra disposizione oltre la vita associativa: “La Sorgente” innanzitutto, con elementi aggiuntivi sempre nuovi, come l’ultima evoluzione che presentiamo in occasione di questo 88° numero, la “Seletèca”, riferimento informatico per approfondire ricerca e cultura locale, ma anche la diffusione di materiale promozionale (eventi, social ecc.) le feste stagionali, la presentazione di progetti che coinvolgessero diverse realtà locali e comprensoriali per la gestione e la valorizzazione territoriale, le altre iniziative puntuali. La Proloco Caposele, senza manie di grandezza e in piena disponibilità verso tutti coloro che sposeranno questa causa, continuerà ad operare, come e quando potrà, coi suoi limiti ma anche con le sue tante competenze, capacità, lo slancio e la sua naturale propensione alla valorizzazione del territorio e del paese. Ritengo e riteniamo che avere a disposizione, da mostrare, ma anche da vivere e condividere, spazi, storie, tradizioni, produzioni, strutture e luoghi, sia elemento positivo e da incentivare e non solo con l’obiettivo di favorire il turismo locale - che rimane comunque una opzione reale e una potenzialità da sfruttare al meglio - ma con l’idea costante di migliorare la qualità della vita nelle nostre realtà, un’idea per la quale credo che ognuno possa e debba spendersi senza il timore di avere sprecato il suo tempo. Insisto, la vera rivoluzione oggi è fare squadra, essere solidali, partecipare, confrontarsi e riuscire a mediare costantemente per la migliore soluzione per tutti senza offendere o svilire il contributo di nessuno! E allora: forza, coraggio e, certo, un po’ di stabilità non guasterebbe! Buona estate Irpina a tutti ! CONCETTA MATTIA LA SELETECA
Antologia Caposelese 238 … NON DIMENTICARE CAPOSELE Di Luisida Caprio – La Sorgente n.88 Agosto 2014 Il pensiero torna al primo documentario “Un anno a Caposele” del 1979, anch’esso molto bello ed apprezzato, il cui filo conduttore era il trascorrere delle stagioni illustrato con immagini suggestive, commentate da Donato Conforti, voce indimenticabile, a cui è dedicata questa pellicola. Caposele com’era: un’onda di ricordi che ciascuno si conserva nel cuore. “ ........ ma soprattutto non dimenticare Caposele” è la frase di chiusura di un bel flm-documento che ancora una volta Nicola Conforti, regista e soggettista, ha voluto offrire al suo paese. Credo che pochi paesi siano oggetto di così grande affetto come Caposele e l’accorato appello finale è significativo. Come significativi sono stati il successo ed il gradimento manifestati dal pubblico al termine della proiezione avvenuta sulla terrazza alle spalle della Chiesa Madre in una sera di Agosto. Ciò che emerge dall’opera è amore, profondo attaccamento, un tributo di riconoscenza nei confronti di questo sito ameno che l’autore del film sente e vuole trasmettere a tutti: Caposele si deve amare comunque e dovunque, perché é il proprio paese, la culla delle proprie radici e tradizioni. Peraltro, è stato anche graziato da Madre Natura che benevolmente l’ha dotato di un tesoro immenso: l’acqua. Ed è lei la grande protagonista di questo film, girato dalle mani esperte di Nicola Conforti junior e Carmela Caruso. Inizia così una sorta di viaggio intorno al fiume Sele, la sua dimensione storica, paesaggistica, funzionale; un viaggio colorato, emozionante, a volte nostalgico, dolente, che fa riflettere. Il pensiero torna al primo documentario “Un anno a Caposele” del 1979, anch’esso molto bello ed apprezzato, il cui filo conduttore era il trascorrere delle stagioni illustrato con immagini suggestive, commentate da Donato Conforti, voce indimenticabile, a cui è dedicata questa pellicola. Caposele com’era: un’onda di ricordi che ciascuno si conserva nel cuore. In mezzo l’immane tragedia del sisma che ha inciso in modo doloroso su tutto e su tutti. Caposele oggi, narrato in questo film da Andrea De Nisco, con una selezione di testi belli ed efficaci di ottimi autori già apprezzati attraverso le pagine del periodico “La Sorgente”, punteggiati dalle toccanti poesie di Vincenzo Malanga, che più di tutti ha saputo interpretare la sua terra descrivendone sentimenti ed impressioni con parole di amore filiale. Anche in questa nuova opera grande spazio è dato alla vita del paese, alla sua fisionomia dopo la ricostruzione, ai ritmi, alle tradizioni, alla gente. Caposele paese di fede, con la processione di S. Gerardo che dal Santuario di Materdomini scende ed è portato in religioso trionfo per le vie, il culto della 2014 LA SELETECA
239 Antologia Caposelese Madonna della Sanità, la devozione a S. Lorenzo nella nuova imponente Chiesa Madre, la suggestione della cappella di S. Vito. Caposele paese di tradizioni gastronomiche e di ospitalità: soppressate, matasse, fusilli e tante altre golosità offerte da alberghi, ristoranti, trattorie, negozi e bancarelle, caratteristici piatti sfiziosi che trovano grande apprezzamento nel classico, attesissimo Ferragosto, festeggiato dai caposelesi e da tanti turisti. Caposele e la sua veste architettonica: quella storica e quella attuale. Ciò che di significativo è rimasto dell’antico tessuto urbano, che viene con curiosità cercato dai turisti: un patrimonio da tutelare ed esaltare maggiormente con iniziative adeguate e ciò che è stato ricostruito, senz’altro più razionale e comodo, ma come tutte le cose rifatte, quasi sempre perdente rispetto alle immagini del passato. Ma soprattutto “Caposele città di sorgente”. Qui il film si esprime con ampio respiro, inquadrature che ricordano pregevoli tele di impressionisti e si alternano a nostalgiche foto d’epoca in bianco e nero. Le immagini a volte galleggiano, a volte si adagiano su una colonna sonora che si sposa armoniosamente, con brani musicali scelti tra modernità e classicità. Cascate, rifessi luminosi, trasparenze, crepacci. La cinepresa scruta tra la vegetazione, cerca l’acqua tra i tronchi ed i sassi, la rincorre attraverso fitte cortine di rami, voli di farfalle, macchie coloratissime di fiori, in realtà semplici, che sullo schermo acquistano un grande fascino. In forte contrasto con la leggerezza delle immagini, la voce narrante diventa la voce di Caposele che esprime il profondo rimpianto di quando il fiume scorreva impetuoso, abbondante, libero ed era “tutto” del paese, fonte di vita quotidiana e motore di attività operose ormai scomparse. Grande imputato è l’Acquedotto Pugliese, la cui colossale opera di captazione e trasporto delle sorgenti, ha in parte sottratto il prezioso tesoro a chi aveva diritto di goderlo, ma che ha fatto diventare Caposele, fin dal lontano 1906, forse anche contro la sua volontà, un paese tra i più generosi al mondo per la sua offerta a terre all’epoca assetate. Nel film si parla di un bene legittimamente posseduto di cui desiderare in qualche modo la restituzione, uno sfogo di sentimenti espressi con parole di profondo affetto verso questo fiume nascosto, non cosa ma persona, le cui sorgenti “chiuse tra lamine” non vedono più la luce del Sole, ma viaggiano imbrigliate verso altri lidi. Solo una piccola parte di quell’acqua fresca e cristallina è lasciata andare alla sua naturale “corsa di vita” verso il mare, animando così il paesaggio con il suo protagonismo e facendo ricordare che Caposele è terra di fiume. Certamente il dono dell’acqua, questo atto di grande generosità, andrebbe più conosciuto a tutti i livelli e soprattutto più riconosciuto dai maggiori beneficiari di tanto bene, al di là di ogni considerazione materialistica, come sempre soggetta a valutazioni personali e quindi opinabili. E certamente sarebbe bello, giuLUISIDA CAPRIO LA SELETECA
Antologia Caposelese 240 sto, gratificante leggere nelle pagine che illustrano le grandi opere dell’uomo’ “Acquedotto Caposelese” in omaggio alla sua indiscussa origine. Tuttavia, sarebbe mai possibile immaginare oggi la non esistenza di questa colossale opera? O che un bene così indispensabile, vitale, non sia condiviso con chi ne ha veramente bisogno? Caposele ha ancora il suo fiume, se pur “ferito” nel portamento, ma non nell’orgoglio e nella consapevolezza del suo mandato altamente umanitario. Ne sono testimoni le splendide sequenze del film. Valorizziamo maggiormente quello che è ancora un grande patrimonio, rispettiamolo, proteggiamolo, incrementiamo la sua fruibilità con progetti mirati. Molto è stato fatto in merito, ma c’è troppo affetto intorno a questo Sele perché non si pensi di esaltarne ulteriormente le bellezze e la peculiarità di attrazione, sia come habitat, sia come meta turistica. Facciamo dell’Acquedotto e della sua presenza ingombrante un vanto e sfruttiamo la sua unicità. Il viaggio termina, la voce narrante tace; sulla base musicale che sfuma rimane unico protagonista il mormorio del fiume, lieve, riposante, evocativo. UNA GIORNATA ECCEZIONALE A CAPOSELE di Milena Soriano – La Sorgente n.87 dic. 2013 Quell’acqua che nei secoli ha dato vita ad un piccolo grande paese industriale, ricco di mulini, frantoi ed opifici, oggi rinnova la sua generosità continuando a scorrere verso paesi lontani e domani produrrà energia elettrica per il benessere del paese. Giungendo alle sorgenti del Sele, la prima cosa a catturare lo sguardo sulla collina è un campanile senza la sua chiesetta: S. Maria della Sanità, che doveva il nome ad un affresco della Vergine dipinta, secondo la tradizione, da un monaco di nome Paolo. Durante l’epidemia di peste del 1743 e di colera del 1839, il popolo di Caposele scampò miracolosamente ai morbi per intercessione della Vergine, e fu tale la venerazione per la Madre di Dio da far accorrere pellegrini da ogni paese dell’Irpinia. La chiesa fu sacrificata durante i primi scavi dell’Acquedotto Pugliese, e nel 1910 fu ricostruita nelle vicinanze, più grande e ricca, dalla stessa Società responsabile dei lavori: ma quel campanile solitario, che ancora svetta nel verde verso il cielo, rimane baluardo della fede e dell’antico amore. Dalla strada, il sentiero si snoda verso destra, lungo il corso dell’acqua, protetto da una staccionata in tronchi di castagno, mentre, dal lato opposto s’inerpica verso la sorgente. A quota più bassa, le limpide acque scorrono con un mormorio rilassante; a tratti, nell’aria, lo stormire del fogliame, smosso da una lieve e piacevole brezza, rompe il rumore del silenzio. Più avanti, dipinti sulla LUISIDA CAPRIO LA SELETECA
241 Antologia Caposelese roccia, si indovinano i lineamenti di una Madonnina che saluta augurando ogni bene. Intorno a Lei, un restauro conservativo, costruisce una piccola abside in pietra sotto il cielo terso. Dei gradini scavati nella nuda terra introducono ad una sorpresa. All’improvviso sovrasta il fragore delle acque e dall’alto sperone di roccia una cascata sgorga spumeggiando e disperdendo l’esubero del fiume. Questo è un paese magico, mentre in altri luoghi fluviali, l’estate porta siccità, e gli alvei nudi mostrano tutte le loro rughe, qui rami diversi dell’acqua piovana, dello scioglimento delle nevi e condensazione di vapori, scivolando silenziosi nelle cavità, si ricongiungono abbondanti per dissetare la terra! Quell’acqua che nei secoli ha dato vita ad un piccolo grande paese industriale, ricco di mulini, frantoi ed opifici, oggi rinnova la sua generosità continuando a scorrere verso paesi lontani e domani produrrà energia elettrica per il benessere del paese. Ci allontaniamo a malincuore da un posto incantato per comprendere meglio come la mano dell’uomo possa piegare la natura rispettandola. Nell’antica costruzione, ristrutturata nel rispetto dell’ambiente, sotto la guida di un vero esperto, che ha dedicato molti anni al suo lavoro presso l’acquedotto, ammiriamo grandi ingranaggi che regolano le chiuse ed il flusso dell’acqua. Spesse lastre di vetro offrono uno spettacolo elettrizzante, e vorrei essere una barchetta di carta, e veleggiare sospinta per tre giorni necessari a ritrovarmi sulle rive pugliesi! Dal pavimento e dalle pareti di vetro, si ammira lo scorrere delle acque. Notevole opera di ingegneria meccanica, dalla sorgente il fiume - alla velocità di 4000 l/s, con una pendenza lieve, tipica degli antichi acquedotti romani -convogliato dalle vecchie condotte in due nuovi rami, regala quel bene necessario a Caposele e alla terra di Puglia. Ed un filo sottile lega gli artefici della rinascita del paese al personaggio scelto come emblema di genialità e osservazione della natura. Un intero padiglione, il “Museo delle Macchine di Leonardo”, è allestito per esporre riproduzioni di studi del corpo umano ed una ventina di prototipi realizzati dai disegni di Leonardo in scala, in legno e materiali naturali. Ingranaggi, leve e macchinari - tra cui “il mulino”, “la prova d’ala”, “il cuscinetto a sfere”, “il cambio di velocità” - mostrano la poliedricità di un genio vissuto troppo avanti per i suoi tempi. Pittore, ingegnere, anatomista, scienziato ed inventore, ha lasciato ai posteri un patrimonio notevole e diversificato. Qui tutto affascina, ed ho avuto il privilegio di avere come cicerone la Direttrice del Museo Gerarda Nisivoccia, giovane e brillante. Grande cura è stata data al progetto di formazione giovanile per l’incremento del turismo culturale, ambientale e religioso. Le guide sono tutte gentili e preparate. L’idea di istituire un corso per volontari, ha dato i suoi frutti, ed i turisti sono MILENA SORIANO LA SELETECA
Antologia Caposelese 242 accolti all’ingresso della struttura con sorrisi e competenza. Ma dopo aver appagato mente e cuore, non si può fare a meno di onorare la tradizione culinaria del luogo. “Matasse e ciciri” e una fresca trota alla griglia, sono il perfetto epilogo di una giornata eccezionale. Con dispiacere si lascia un luogo rilassante che mette pace tra uomo e natura. Ci saluta il centro del paese gentile ed accogliente “Agorà” che presto sarà provvisto di nuove zone di parcheggio. Le case tutte linde, seguono il disegno del territorio tra salite, scale in pietra e piazzali. Caposele si distende, sotto un cielo azzurro, tra picchi e colline: paese di fiume, paese di vita! Qui si è scoperta la “pietra filosofale” e, con determinazione e tanta volontà, in questo nostro odierno deludente panorama storico, si attua ciò che l’Italia tutta, a partire dal Meridione, dovrebbe fare: valorizzare il territorio, sfruttare le risorse naturali, amare i propri luoghi rivisitando le antiche tradizioni. EDITORIALE – La Sorgente n. 90 – Agosto 2015 Nicola Conforti “Amare Caposele” è il titolo del film-documentario in uscita a corredo del numero 90 de “La Sorgente”. Ed è significativa la contemporaneità dei due eventi: entrambi dimostrano un grande amore per il paese ed una “inossidabile” volontà di resistere. Novanta numeri in oltre quaranta anni di impegno sono davvero tanti! Le più ottimistiche previsioni non prevedevano una tale “longevità” quando, nel 1973, con un entusiasmo tipicamente giovanile, intrapresi questa meravigliosa avventura. “Da un Anno a Caposele ad una vita per Caposele”, è la sintesi, riportata nelle pagine di facebook, di quattro filmati che raccontano in tempi diversi l’attaccamento, l’amore, l’entusiasmo e la tenacia dedicati, senza risparmio di tempo e di lavoro, al Paese. Con questa importante e significativa pubblicazione, scusate il tono quasi trionfalistico, ho voluto dimostrare che la volontà e la passione superano anche le difficoltà legate all’età, agli acciacchi che ne conseguono ed alle energie che tendono, inesorabilmente, ad esaurirsi. Ed è questo l’unico rimpianto perché, malgrado la ferrea volontà di “resistere”, ritengo sia arrivato il momento di consegnare questo prezioso “testimone” a chi ha dimostrato lo stesso amore per il giornale e per il Paese e che sarà sicuramente in grado di proseguire un percorso iniziato alcuni decenni fa e che non farà spegnere quella fiammella accesa, con entusiasmo e passione in tempi MILENA SORIANO 2015 LA SELETECA
243 Antologia Caposelese molto lontani, e che ancora oggi brilla di luce propria. La redazione, che conta ad oggi oltre 50 collaboratori, sarà in grado di portare avanti questo discorso e saprà farlo con la dovuta dovizia di argomenti di attualità e di storia, con il necessario equilibrio ed obiettività nel mantenimento di scelte in linea con la continuità e la tradizione. E’ tutto quello che oggi riesco a esprimere, sia pure con una punta di malinconia e di nostalgia per un passato ricco di eventi a volte lieti e spesso tristi, ma mai dimenticati. IL NUMERO 90 DELLA RIVISTA / TRAGUARDO IMPORTANTE PER CONTINUARNE LA DIVULGAZIONE. di Cettina Ciccone Mi auguro che i contenuti della rivista siano diffusi tra i giovani con benefici effetti e che in un domani potranno riconoscere le origini della nostra terra. I n passato sono stata una modesta articolista, avendo avuto il piacere oltre che l’onore di con qualche mia riflessione riguardante la pubblicazione de “La Sorgente”. Ho sempre apprezzato la qualità di espressione di molti collaboratori i quali con lodevole impegno hanno saputo mantenere vivo l’interesse dei lettori residenti in altre regioni d’Italia, in Europa e talvolta oltreoceano. Il merito maggiore va principalmente al direttore Ing. Nicola Conforti che, sapientemente ha saputo coinvolgere i caposelesi lontani dal loro luogo d’origine, i quali hanno sempre apprezzato gli entusiastici contenuti anche se caratterizzati qualche volta da amichevole critica. Mi auguro che i contenuti della rivista siano diffusi tra i giovani con benefici effetti e che in un domani potranno riconoscere le origini della nostra terra. Esprimo pertanto il mio rallegramento per il raggiungimento del N. 90 della rivista, traguardo importante per continuarne la divulgazione. Poiché è prossimo il raggiungimento del numero 100, altamente esemplare tanto per i contenuti quanto per la direzione, auspico fortemente un prosieguo di notizie e di tutto quanto fino ad ora ho avuto modo di costatare in particolare sugli interessanti brani di storia e di vita locale. Ad maiora! EDITORIALE LA SELETECA
Antologia Caposelese 244 IL TEMPO SCORRE INESORABILE di Luigi Fungaroli – La Sorgente n. 90 dic. 2015 È difficile raccontare la meraviglia di questo momento. Si tratta della bellezza dei discorsi tipici di Caposele tra personaggi che, ahimè, non vediamo più lungo la nostra stessa strada. Voglio iniziare con questa frase sperando che, soltanto dopo aver letto fino all’ultima parola, la memoria ma soprattutto il cuore riecheggi gente, volti, parole che il tempo, illusionista, cerca di far scomparire. Una notte a colpi di tamburello, di chitarra elettrica. Una notte a ritmo di musica tra la natura che, immobile, sembra essere spettatrice di tutta quella magnificenza di inizio estate. Inizio estate anomalo, però. Un venticello freddo e insistente sembra volermi svegliare dal sogno di questa estate appena arrivata. Chiudo gli occhi stringendomi tra le mie stesse braccia, lo faccio sempre quando sono infreddolito. Guardo l’iPhone che insistente, vibra più volte. Mi guardo intorno spaesato. Sono solo. Devo aver proprio esagerato! Devo tornare a casa, di corsa! Cammino velocemente per un paese deserto, c’è solo il buio a farmi compagnia. Sono all’affannosa ricerca di qualcosa di vivo che possa accompagnarmi in questo slalom innaturale che mi porterà a casa il prima possibile, almeno spero. Comincio ad avere davvero paura. Un bagliore improvviso illumina Piazza Dante. Sono quasi a casa. “Uaglio’!”. Un brivido scorre dentro le mie vene. Chi sarà mai? Non voltarti, penso. Sarà qualche ubriaco che vuole scherzare, corri. “Nun ti mett’ a fùi! Vieni qua! “. Inquieto, decido di voltarmi. Quest’uomo è lontano, seduto dove, anni prima, c’era la sezione storica della Pro Loco. Mi muovo a passi lenti e cauti. In un cappotto beige, quella che sembrava essere una figura indefinita, comincia a prendere forma. Capelli bianchi, alto, davvero un bel vecchietto. Mi avvicino. No, non può essere. Comincio ad agitarmi. È Emidio Alagia, il mio bisnonno. “Ma è possibile ca nummi viri mai?!? Vuò nu gilato ra Giuliu?” mi chiede. “Grazie ma penso che a quest’ora il bar sia chiuso...” rispondo basito. Ma che cosa dico?!? Non lo so, è tutto così assurdo. Ci fissiamo per un secondo senza fiatare. Noto una sottile somiglianza. Si alza dicendo “Facimuci na camm’nata!”. Si mette sottobraccio e cominciamo a camminare “a’ mmondu”. “In questi giorni sono stato molto impegnato. Sai, è il 90esimo numero!” dice con gli occhi emozionati e curiosi di chi sta parlando di una delle sue passioni più forti. Capisco a cosa si riferisce. Il 90esimo numero de “La Sorgente”. “Abbiamo sempre aiutato io e Donato Conforti il nostro caro ingegnere e continuiamo a farlo anche adesso. È grazie a “La Sorgente” se i caposelesi sparsi nel mondo si sentono sempre “miezzu a lu chianu”, si rivedono giovani alle prese con i primi 2015 LA SELETECA
245 Antologia Caposelese amori, rivedono quello che erano e quello che sono, una vita intera è raccolta all’interno delle sue pagine. Uagliò, tu non sai cosa significa stare lontano dal proprio paese. La nostra famiglia questo lo sa bene, purtroppo.” dice commosso. Stringo forte la sua mano sottile e tremante. “L’ingegnere non mi vede ma lo sa che la passione verso questo giornale, l’amicizia, non viene interrotta da un “chiudere gli occhi”...” aggiunge. Si ferma. Mi fa cenno di guardare avanti. Una delle scene più belle che io abbia mai visto! Li conosco bene quei due. Il maestro Cenzino, alto, imponente nel suo cappotto color cammello, disserta su chissà quale argomento con un altro uomo più basso dall’aria di chi sa ascoltare, Pasquale Montanari, mio nonno. C’è una complicità unica nei loro sguardi, la complicità dell’amicizia vera, disinteressata. Corro verso di loro. Ci dividono pochi centimetri. Quante cose avrei voluto dire, chiedere, avrei voluto sentirmi rassicurato, guardato negli occhi. Continuano a parlare. Osservo i loro occhi completamente presi dai discorsi, dalle risate che a turno rompevano il silenzio di una Via Roma notturna. “Perché non mi vedono?” chiedo commosso a nonno Emidio che sorride dandomi una pacca sulla spalla. “Non possono vederti. Ti hanno donato, però, una scena bellissima: la loro amicizia. Vale più di mille parole, credimi! Scrivulu n’ gimma a lu giurnalu pcchè vi stati scurdann ch’ vol rici ess’ amicu r’ quaccurunu!” risponde. Sorrido. Mi volto per l’ultima volta. Non ci sono più, sono diventati ricordo... Proseguiamo la nostra lenta camminata quando nonno Emidio si ferma di scatto. “Guarda lì attentamente! Ca quistu puru e scriv’ indu a lu giurnalu! Li conosci?” chiede ansioso della mia risposta. “Quei due che sono intenti a leggere “Il Manifesto” sono Ferdinando e suo fratello Matuccio” rispondo sorridendo. “ Il terzo invece, è Mazzariello. Vedi, con che passione parlano di politica! Voi giovani dovete prendere esempio da questi personaggi che hanno dedicato una vita per le proprie idee e per la comunità. Nun v’ n’ assiti che è tutto funutu perché è proprio da voi che deve continuare tutto!” sbotta. Noto che il suo carattere, a tratti burbero, non è cambiato. Il corso del paese si sta animando in questa notte di inizio estate... “Ngiamma rà na mossa! Avima vrè ch’ s’adda fà p’ Austu”. Delle voci si distinguono tra un chiacchierio che man mano sta diventando sempre più insistente. Le conosco bene le donne che hanno appena parlato: Gerardina Cione e Gerardina Malanga. Due donne che hanno fatto del garbo, della dolcezza e dell’attivismo, elementi che hanno contraddistinto la loro esistenza. Le stesse donne che osservavo incantato per la loro passione nella preparazione delle feste dell’Agosto caposelese. LUIGI FUNGAROLI LA SELETECA
Antologia Caposelese 246 “Sono belle, dolci, materne. Non si smette mai di essere madri, neanche qui...” penso guardandole. È difficile raccontare la meraviglia di questo momento. Si tratta della bellezza dei discorsi tipici di Caposele tra personaggi che, ahimè, non vediamo più lungo la nostra stessa strada. “Uagliò, mò tè ne jè...” dice nonno Emidio. Avrei voluto dire, come quando ero bambino “Ti prego, altri due minuti!” ma nonno è categorico e non vorrei farlo arrabbiare. Ci abbracciamo forte, un abbraccio che racchiude in sé le mie radici. “Vai, scappa! E scrivi l’articolo! Ca pò lu leggu!” dice fiero mentre annuisco con la tristezza di chi vorrebbe rimanere. Il tempo, però, non cancellerà ciò che nel cuore è stato impresso per sempre... Mentre corro verso casa mi faccio spazio tra visi conosciuti, visi notati in qualche foto in bianco e nero e visi che non ho mai visto prima. Sono quasi arrivato. Mi fermo un attimo. Ho il fiatone. Avverto la strana sensazione che qualcosa sta svanendo e sfocando nell’immagine di una splendida ragazza dai capelli rossi. Tutto in lei è dolce e leggero: un’immagine soave ferma lì, in quell’attimo di eternità... TRE EVENTI IMPORTANTI di Giuseppe Grasso – La sorgente n. 86 – Ag. 2013 … finalmente Caposele è salito agli onori della cronaca per queste belle iniziative culturali. Io che opero spesso fuori dal contesto locale ho potuto constatare di persona il diverso giudizio che si ha di Caposele da persone esterne al nostro comune e me ne compiaccio. Questo sta a significare che spesso non servono assemblee o convegni su tematiche sociali scottanti, quali per esempio il degrado sociale e giovanile per fenomeni di droga o altro, ma fa molto di più l’impegno sociale diretto. Chi si è impegnato e continua ad impegnarsi per i giovani per stimolarli a partecipare a questi eventi rende un servizio prezioso all’intera collettività locale. L’anno 2013 fino a questo momento, a Caposele, è stato segnato da tre eventi importanti: le elezioni politiche di febbraio, le elezioni amministrative di maggio e la Festa della Musica Europea di giugno. Partiamo dall’evento che ritengo più importante: l’ampio successo della Festa della Musica Europea al “Lontra Park”. L’appuntamento di quest’anno ha seguito quello dell’anno scorso. Può ritenersi, oramai, un appuntamento annuale che vede coinvolti i giovani di Caposele. L’iniziativa è partita dall’Associazione Radio Lontra e ha coinvolto il Forum dei Giovani di Caposele, l’Associazione Luciano Grasso, la Proloco, il gruppo Silaris e con il patrocinio del LUIGI FUNGAROLI LA SELETECA
247 Antologia Caposelese Comune di Caposele. Tanti giovani coinvolti: tutti disposti a dare il loro contributo sia in termini di idee che in termini di contributo materiale; tutto per un grande obiettivo: favorire la conoscenza delle realtà artistiche musicali, far partecipare intere collettività, sia in maniera diretta, attraverso esibizioni musicali, sia in maniera indiretta, con l’ascolto della musica come interscambio culturale. L’evento è eccezionale perché nasce da un contesto di dimensioni europee (nel giorno del solstizio d’estate – 21 giugno – in tutta Europa si svolgono concerti musicali), ma vede Caposele quale unico appuntamento della provincia di Avellino e uno fra i pochi in Campania. Bisogna veramente dire grazie a tutti gli organizzatori, principalmente per il significato sociale della manifestazione. Dico questo perché Caposele, da qualche tempo, a mio modesto parere, sta dimostrando di avere imboccato la strada giusta sul tema dell’impegno sociale. Non va sottaciuto che Caposele, tempo addietro era, purtroppo, spesso segnalato sulla cronaca provinciale più per i suoi casi di droga che per buone iniziative sociali e culturali. Oggi è cambiato il registro, finalmente Caposele è salito agli onori della cronaca per queste belle iniziative culturali. Io che opero spesso fuori dal contesto locale ho potuto constatare di persona il diverso giudizio che si ha di Caposele da persone esterne al nostro comune e me ne compiaccio. Questo sta a significare che spesso non servono assemblee o convegni su tematiche sociali scottanti, quali per esempio il degrado sociale e giovanile per fenomeni di droga o altro, ma fa molto di più l’impegno sociale diretto. Chi si è impegnato e continua ad impegnarsi per i giovani per stimolarli a partecipare a questi eventi rende un servizio prezioso all’intera collettività locale. Quest’anno la Festa della Musica Europea è stata più bella ed interessante di quella dell’anno scorso, la prossima deve essere ancora più importante, deve coinvolgere ancora più giovani, deve salire ancora di più il livello musicale. Un grande plauso agli organizzatori. Per chiudere questo mio intervento, faccio un breve passaggio sugli altri due eventi: le elezioni politiche e le elezioni amministrative. Le elezioni politiche hanno scontato quello che è stato un fenomeno nazionale: il successo del Movimento 5 Stelle, anche se a Caposele è stato abbastanza contenuto. A mio parere questo sta a significare che i cittadini sono stanchi della politica così come oggi viene percepita. Sul punto andrebbe fatto un approfondimento che non può essere certamente affrontato in queste poche righe. Le elezioni amministrative, invece, hanno assunto un significato diverso, vi è stata una grande partecipazione popolare ed in particolare dei giovani. Questo cosa sta a significare? Che i giovani vogliono partecipare GIUSEPPE GRASSO LA SELETECA
Antologia Caposelese 248 CAPOSELE, IVOLUZIONARE… ALMENO I NOSTRI TEMPI E I MODI NOSTRI Concetta Mattia – La Sorgente n.87 dic. 2013 A Caposele credo servirebbe una maggiore chiarezza di intenti e, senza offesa per nessuno, a tutti i livelli: il cittadino (giovane, pensionato, donna, uomo, bambino, diversabile ecc.) deve potersi riconoscere, non in qualcuno ma in un progetto che lo comprende, lo considera e per il quale essere corresponsabilmente impegnato, deve perlomeno intravedere un obiettivo comune sia esso il lavoro, lo sviluppo, il territorio, lo svago, e decidere di testimoniare il suo contributo insieme al resto della Comunità. Cambiare, nel senso di evolvere, è sempre un processo complesso, che dipende da una serie numerosa di fattori da gestire e controllare, anche e soprattutto in tema di valorizzazione e sviluppo territoriale, dove molte delle variabili devono essere condivise dall’intera comunità. Si capisce facilmente cosa comporta il fenomeno e quanto incide, volente o nolente, su ognuno di noi. Ad esempio, solo restando al mio articolo per questo giornale, tempo fa, avrei scritto perentoriamente e usando formule che traducessero bene l’esigenza di cambiamento e di rivoluzione (culturale soprattutto) che credo necessaria. Avrei scritto qualcosa di simile a: “è arrivato il momento di decidere, di scegliere e di fare, adesso, e con tutti quelli che condividono le scelte!” Oggi, pur essendo sempre fermamente convinta della necessità di operare, non posso fare a meno di mediare con la mia realtà locale, dopo le esperienze accumulate, le cose viste e quelle perse, gli atteggiamenti assunti e subiti, dopo tante persone più o meno “umane” dopo insomma, tanta disgrazia ma anche tanta meraviglia, opto altrettanto perentoriamente, attivando una forma preventiva di preoccupazione generale, per una locuzione credo più adatta: “alle decisioni e alle azioni utili si arriverà, ci si dovrà arrivare solo insieme, in modo solidale”. Ma non posso parlare più solo di questioni legate allo sviluppo territoriale o turistico…questo modo vale per tutto e dunque facciamola questa riflessione generale: Si dà ancora troppa importanza a chi pianta la bandierina e non alla bandierina stessa, a chi fa la cosa e non a cosa, a come o a per chi la fa…e questo è controproducente e, col tempo è diventato deleterio. A Caposele credo servirebbe una maggiore chiarezza di intenti e, senza offesa per nessuno, a tutti i livelli: il cittadino (giovane, pensionato, donna, uomo, bambino, diversabile ecc.) deve potersi riconoscere, non in qualcuno ma in un progetto che lo comprende, lo considera e per il quale essere corresponsabilmente impegnato, deve perlomeno intravedere un obiettivo comune sia esso il lavoro, lo sviluppo, il territorio, lo svago, e decidere di testimoniare il suo contributo insieme al resto della Comunità. LA SELETECA
249 Antologia Caposelese Ma non ci si fida, non ci si applica, sempre di più si crede che non ne valga la pena, che ci siano interessi subdoli, sempre più spesso ci si appoggia a quei pochi che tentano di sviluppare un’idea o un progetto (che poi, per la logica della bandierina, viene sempre avversato da qualcuno, così per partito preso e mai per fare critica costruttiva o migliorarlo/integrarlo, solo e sempre perché non ci piace chi lo ha proposto) e si trova sempre una giustificazione per non mettersi alla prova…spesso non si tenta nemmeno più di cambiare le cose, tanto…no? Sempre più spesso si sentono frasi (che scavano voragini tra l’individuo e la società anche a Caposele) tipo: Sono tutti uguali, o sono sempre gli stessi (con la variante, fanno tutti schifo), tutti raccomandati, non cambierà mai nulla, decide sempre qualcun altro ecc. e non parlo solo di politica ma di scuola, di lavoro, di ambiente, di società. Quante occasioni preziose si sono perse e si perderanno! Passi per gli anziani una punta di rassegnazione e di paranoia, ma non posso tollerarla negli altri, in noi altri. Non si può fare i rivoluzionari, chiedere solidarietà quando poi non si è disposti a darne o a praticarla: Sono francamente un po’ abbattuta dalla pochezza di argomenti dei detrattori di questa o quella associazione o gruppo: Più chiaramente, se mi avessero dato 1 euro per ogni volta che ho letto o sentito parlar male della Proloco, del gruppo attivo “L. Grasso”, della Pubblica Assistenza, dell’associazione Silaris, piuttosto che di RadioAttiva o RadioLontra, e solo per fare i nomi più gettonati, bè, di sicuro avrei avuto bei soldi da spendere! Ma dico io, non sarebbe meglio che tutta questa energia venisse canalizzata all’interno di queste realtà di fondamentale importanza per un paese -che paradossalmente avrebbero bisogno di supporto e comunque di sostegno? Ma perché non la si smette e magari si inaugura una nuova stagione di partecipazione e di cambiamento? O si preferisce solo gridarlo ogni tanto e in maniera più o meno forte a seconda delle occasioni? Se si crede vero quanto si va blaterando (spessissimo in modo subdolo), perché non ci si assume la responsabilità di quanto si denuncia e per cambiare le cose si lavora in prima persona, facendo qualcosa, chiarendo la propria criticità, proponendo francamente soluzioni senza esigerle dagli altri? D’altro canto, se ogni realtà (e a Caposele sono diverse fortunatamente) preferisce tenersi stretta la sua opinione, il suo gruppo di riferimento, la sua nicchia e non coinvolge (non intendo fare una telefonata per invitare ad un’iniziativa qualcuno, ma spingerlo al confronto e alla discussione sulle questioni per prendere insieme una decisione) tutta la Comunità, non si faranno grandi cose. Bisogna insistere, provare e anche sbagliare, per poi riprendersi e ricominciare cambiando prospettiva, imparando dagli errori commessi, con responsabilità, etica e franchezza, senza farsi limitare dalle circostanze e, men che meno, dai catastrofisti, dai seminatori funzionali di dubbi o dalle “eminenze grigie” CONCETTA MATTIA LA SELETECA