Antologia Caposelese 150 in cemento armato. Un ipotetico terrorista potrebbe tranquillamente versare del veleno nell’acqua ed avvelenare città come Tel Aviv, Gerusalemme ed altre ancora. Ma nulla di ciò accade. L’acqua infatti qui affratella tutti e vige un sacro rispetto per questo elemento datore di vita. Ma ragionando per assurdo, qualora anche qui a Caposele ci fosse accesso libero alle sorgenti, beh, francamente, il turista rimarrebbe colpito certamente dalla massa d’acqua che sgorga, ma non certo (e questa è cosa detta e ridetta da tutti gli amici forestieri che ho portato alle sorgenti) dal brutto canale collettore e dalle paratoie mastodontiche che tra l’altro ostacolano la vista. Insomma, diciamocelo francamente: le opere di cento anni fa non sono, turisticamente parlando, granché, anzi! Oggi dappertutto, anche grazie all’Unione Europea che spinge in questa direzione, si assiste ad una lodevole opera di valorizzazione delle bellezze antropiche e naturali locali. Basti pensare al settecentesco borgo di Quaglietta, che sta ritornando al suo primitivo splendore. Proviamo solo ad immaginare cosa sarebbe l’area delle sorgenti se fosse possibile (e con le moderne tecnologie lo è, basta solo volerlo) ricreare il lago naturale com’era e dov’era. Magari protetto dalle intemperie e dall’uomo da una enorme, artistica cupola di vetro e, perché no, abbellito da opere d’arte. Cassano Irpino vanta una simile struttura in cemento, perché Caposele non dovrebbe impreziosirsene? A questo punto faccio mie le parole del film, perché cadono a pennello: “La sorgente se c’è deve vedersi, il fiume se c’è deve scorrere!”. Son passati solo cento anni, e le strutture di captazione non è che siano poi tanto antiche da non poter essere assolutamente toccate. Io penso che questo sia il sogno dei Caposelesi: di vedere, di sentire, di avvertire di nuovo la propria ricchezza, l’acqua. Di poterla salutare nel suo giusto viaggio verso le Puglie, di poter essere feri di poter contribuire al benessere di popolazioni che altrimenti rimarrebbero senza questa risorsa. Speriamo che l’Acquedotto pugliese, con tutti gli introiti che ha, si ricordi una volta per tutte di Caposele e contribuisca al rilancio turistico, con l’abbellimento delle sorgenti, di questo nostro paese. Stiamo ancora aspettando da cento anni un bellissimo monumento al Sele da erigersi nella zona delle sorgenti, monumento del quale una volta, anni fa, ho visto il progetto. Io ci credo al sogno che da sempre coltivo, di poter vedere cioè, in un giorno lontano, scintillare di nuovo alla luce del sole nel suo laghetto l’acqua, il più bel monumento che la natura ha dato a Caposele e che ora, a dispetto di altre sorgenti tutelate, visitate, valorizzate nella loro bellezza, qui nel nostro paese da cento anni giace sepolta. Speriamo di poter portare un giorno i nostri bambini al risorto lago delle MARIO SISTA LA SELETECA
151 Antologia Caposelese sorgenti e magari dire loro le stesse parole che Vincenzo Malanga ha lasciato in consegna a noi: “Guarda come scorre il fiume e come le gocce saltellano sulle pietre più chiare e rotonde, venute da lontano, chissà da quanti anni…” Purtroppo, per ora bisogna constatare, e il film lo sottolinea, che “è pugliese ormai quell’acqua”, soltanto pugliese, e non ancora, come è giusto che sia, caposelese. CAPOSELE SORGENTE di acqua e di Fede Giuseppe Palmieri – La Sorgente n.79 – Dic. 2009 Le sorgenti prima libere e poi forzatamente costrette in anguste gallerie. L’acqua, la sua limpidezza, la sua trasparenza, i suoi colori, il suo fluire. Immagini che colpiscono e lasciano una traccia indelebile nello spettatore attento. L’ultimo Ferragosto Caposelese, in ordine di tempo, ovvero quello del corrente 2009, sarà ricordato soprattutto per la presentazione al pubblico del film documentario Caposele, Città di Sorgente. Innanzitutto, per lo scenario che ha fatto da “sipario” alla manifestazione e poi per la qualità delle immagini ed i contenuti del filmato. Lo scenario è stato quello di piazzetta Castello (ndr, la denominazione è mia); angolo suggestivo e poco valorizzato del nostro Paese. I commenti sono stati arricchiti con poesie di nostri illustri concittadini. Prima di andare con la mente alle suggestioni che ho provato vedendo il filmato, una considerazione fatta a margine della serata: siamo stati capaci di ricacciare in un angolo (quasi inaccessibile) l’anima e il cuore pulsante del nostro Paese: l’acqua. Anziché farne risaltare la presenza, l’opera dell’uomo, negli anni, l’ha occultata. Il visitatore ignaro di questa nostra grande ricchezza, non si accorge che si trova nel Paese dell’acqua e fatica a credere nella centralità di questo elemento della natura per la nascita e lo sviluppo della nostra comunità. Anche il fiume (poco più che un rigagnolo, ormai), oggetto negli anni di oltraggio e scippo, scientificamente programmati, sembra svanito nel nulla; bisogna cercarlo per poterlo scorgere; bisogna impegnarsi per poterlo ammirare. Insomma, una antologia dell’incuria dell’uomo che non preserva e valorizza i luoghi simboli della propria storia. D’altra parte (e veniamo alle suggestioni del filmato), la lapide all’ingresso delle sorgenti e l’area adiacente le stesse, ne sono la prova tangibile. Io non credo che la bellezza del documentario sia (solo) frutto della bravura del reporter e del commento MARIO SISTA LA SELETECA
Antologia Caposelese 152 (molto ben curato) che lo accompagna. Penso per davvero che le immagini ritraggano luoghi incantevoli che non hanno nulla da invidiare a siti molto più rinomati e conosciuti. Per vero, la conformazione morfologica dell’abitato, com’è andato implementandosi negli anni, tradisce se non una vera e propria chiusura verso l’esterno di queste bellezze, quantomeno una certa gelosia nel preservarle e nasconderle agli altri. Questa ritrosia ad aprirsi all’esterno fa da contraltare alla natura propria del bene primario del nostro Paese, l’acqua, che per vocazione, è un’entità non chiusa ma aperta. Essa, naturalmente, dopo un lungo peregrinare va a morire in un luogo assolutamente diverso e distante da quello di nascita. L’acqua, quindi. Elemento fondante ed assolutamente caratterizzante il filmato. Le sorgenti prima libere e poi forzatamente costrette in anguste gallerie. L’acqua, la sua limpidezza, la sua trasparenza, i suoi colori, il suo fluire. Immagini che colpiscono e lasciano una traccia indelebile nello spettatore attento. Ma Caposele non è solo città di sorgente d’“acqua”. E’ anche sorgente di “fede”. La Basilica di San Gerardo e il Convento dei Padri Redentoristi ne sono una tangibile testimonianza. Il luogo dove sono ubicati ne esalta la funzione e la bellezza. Materdomini, scelta da Sant’Alfonso de’ Liguori come sito di una sua “casa” è situata su una collina che domina l’Alta Valle del Sele. Da un lato è dato scorgere il paese capoluogo, dall’altro, il sinuoso (e per certi tratti, tortuoso) cammino dell’alveo del fiume Sele che corre in direzione del mare Tirreno, verso l’antica Paestum. Posto incantevole, climaticamente favorito dall’influenza delle correnti del Golfo di Salerno. E’ qui che sorgono la vecchia e la nuova Basilica: due modi di concepire il luogo di culto (ovviamente condizionato dalla diversa epoca di realizzazione), oltre al convento. All’interno del complesso, la stanza di San Gerardo (ovviamente, riprodotta) con il necessario per la vita del Santo: un letto, un crocifisso, un teschio, un lavabo e gli strumenti per infiggersi penitenze corporali. La tomba di San Gerardo, nella Basilica vecchia, dove sono custodite le spoglie del Santo. E poi la processione di San Gerardo, con la statua del Santo preceduta dalle “Gerardine” e seguita dalla folla dei fedeli. La banda musicale. La Materdomini commerciale, ricca di ristoranti, alberghi ed altri esercizi commerciali con la mercanzia esposta, segno di una vivacità economica troppo spesso mortificata dalle istituzioni o comunque da queste non sufficientemente supportata. La chiesetta di San Vito che si inerpica su una roccia e rimarca l’anelito e la ricerca del Regno dei Cieli. Un’immagine quasi plastica della aspirazione dell’uomo verso l’Alto. E poi le immagini suggestive del Paese che fu col Castello e le vecchie costruzioni a farvi da corona. GIUSEPPE PALMIERI LA SELETECA
153 Antologia Caposelese Una struttura la cui impronta prima del terremoto era ben visibile e che invece oggi è ridotta a pochi ruderi. Una struttura e un sito che forse è il caso pensare di recuperare. La nuova Chiesa Madre, secondo alcuni un’opera d’arte, con la copertura che richiama i movimenti dell’acqua (e ad altri le lungaggini per averla). Le nuove costruzioni realizzate dopo il terremoto, con i portali in pietra recuperati dalle macerie, ma con le porte in alluminio. La Madonnina di Piazza Francesco Tedesco. Una piazza che andrebbe valorizzata perché è una delle poche di forma rettangolare e chiusa a tutti i lati. Insomma (il documentario) una bella opera d’arte frutto dell’amore profondo per il proprio paese. Un’ultima osservazione, rispetto alle tante frettolosamente messe insieme in precedenza. La presenza (nel filmato) di persone non più in vita induce ad una riflessione e ad un proponimento. La riflessione: la caducità degli esseri umani rispetto all’eternità di ciò che ci circonda. Il proponimento: preservare il nostro patrimonio ambientale alle future generazioni. BENVENUTI A CAPOSELE Gerardo Viscardi In un tempo non molto lontano, invece, anche se non mancavano gli scontri e i confitti individuali, ci si riconosceva per uguaglianza. C’era più esperienza condivisa da cui derivavano molte più possibilità di dire “noi siamo”. Ci si sentiva accomunati dal lavoro fianco a fianco, dal senso inequivocabile delle stagioni, dall’impronta fisica dei luoghi, dal frutto del lavoro nei campi. Semplicemente, ci si cercava per appartenenza. In un tempo non molto lontano essere caposelesi significava tutt’altra cosa rispetto a ciò che ciascuno di noi può sperimentare oggi. Era chiaro a ognuno cosa comportasse vivere nella stessa comunità perché tutti partecipavano, più o meno consapevolmente a un naturale progetto di grande condivisione sebbene non vi fosse la possibilità di stare in contatto, come avviene oggi, sempre e ovunque. Niente facebook, niente sms, niente di niente. Eppure, eravamo più vicini di quanto lo siamo oggi. Esisteva una ritualismo da cui nessuno poteva evadere. Una realtà fatta di momenti universali che travolgevano inevitabilmente tutti. Il lavoro dei campi, le feste comandate, i santi in processione. Momenti che, vuoi o non vuoi, si riversavano nel vissuto di tutti andando a costituire quel meraviglioso bagaglio che ogni individuo assorbe nel corso della propria esperienza di vita e da cui si origina la sua identità. Che GIUSEPPE PALMIERI LA SELETECA
Antologia Caposelese 154 cos’è, infatti, l’identità di una persona se non l’insieme delle sue esperienze di vita ? Un tempo, le possibilità che aveva un soggetto per definire la sua identità potevano essere immaginate come un curriculum che conteneva al massimo una decina di voci: età, residenza, sesso, professione, titolo di studio e poco altro. Oggi cento voci non basterebbero. Pensateci bene, quante cose in più può essere uno oggi ? Può essere un impiegato di terzo livello, fan di Claudio Baglioni, può essere stato in vacanza a Londra e a Madrid, milanista, abbonato a sky, membro facebook del gruppo di quelli che amano rompere il bicchiere di plastica dopo aver bevuto, azionista di minoranza, alle prese con l’istallazione del decoder del digitale terrestre, può conoscere il tedesco, può essere esperto d’informatica, dark, di tendenza e fuori corso all’Università. Una miriade di esperienze possibili che generano identità multiple e frammentate. Va da sé che è più facile rapportarsi l’un l’altro per differenze. Io sono più preparato di Tizio, ho un’auto meno spaziosa di Caio, suono meglio di Sempronio. Ed è così che ci si riconosce, per differenze. La partecipazione sociale, anzi, avviene proprio attraverso la loro ostentazione. Fino a non molto tempo fa “essere alla moda” era un complimento, oggi è un’offesa. Taluni si aspetterebbero addirittura che Armani metta in vendita un solo capo di quel pantalone perché hanno paura che, se dovessero indossarlo anche altri, il pantalone perderebbe di valore. Un tempo, invece, nel mese di ottobre c’era la vendemmia. Riguardava giovani e anziani, maschi e femmine, caposelesi e materdominesi, senza che nessuno si ponesse il problema di che tipo di pantaloni indossasse compare Nicola, con buona pace dello stilista … e di Nicola. Questo cambiamento alla base delle relazioni sociali non è certamente imputabile a un mutamento antropologico. Non siamo affatto più cattivi o più stupidi di un tempo, abbiamo solo più occasioni di auto-definizione, più opportunità di dire “io”. I sintomi della voglia di relazionarsi come io, sono evidenti nell’isterismo che esibiscono gli individui sulla scena pubblica, in una gara sfrenata che punta all’ostentazione di sé. Ecco, allora, spiegato il successo di youtube, di facebook, dei talk show e reality televisivi che fondano il loro successo sull’ostentazione delle identità più eccentriche. Non sono da meno le istituzioni, anch’esse adeguatesi alle esigenze di questo processo di moltiplicazione degli “io”: il sistema televisivo ha calibrato la propria offerta in base alla scomposizione del pubblico offrendo centinaia di canali adatti a ciascun tipo di audience. Lo ha dovuto fare dal momento in cui gli spettatori sono diventati troppo esigenti per essere riuniti sotto un unico canale. Anche i partiti politici hanno deciso di cavalcare l’onda e puntare sulle identità a discapito delle propensioni onnicomprensive dell’ideologia. La Lega Nord fonda la sua ragion GERARDO VISCARDI LA SELETECA
155 Antologia Caposelese d’essere sulle presunte peculiarità culturali delle genti padane. Il partito italiano più votato chiede il voto in nome delle capacità imprenditoriali del suo leader e ricorre all’affascinante storia personale di un uomo che si è fatto da sé che, all’occorrenza, può diventare operaio, pensionato, casalinga e chi più ne ha più ne metta. Insomma, il portato più subdolo della modernità, a cui non poteva essere immune nemmeno l’insieme delle persone che abitano alle pendici del Monte Plafagone, è la crescita delle possibilità di sentirci altro rispetto ad altri. E’ accaduto così che anche noi abbiamo, pian piano, imparato a riconoscerci per differenze. Lo spartiacque epocale di questa trasformazione, il momento che ha segnato “il prima e il dopo”, lo si potrebbe collocare in quella fatidica data del 23 novembre 1980. Dopo esserci sentiti accomunati dall’immane sciagura, dallo scherzo crudele del destino a cui nessuno poteva sottrarsi, abbiamo iniziato a costruire, a poco a poco, assieme alle case, delle strane barriere. Barriere immateriali che ci consegnano oggi un paese integro nelle abitazioni ma spaccato sul piano dei rapporti sociali, incapace di ragionare come comunità e pronto ad animarsi solamente ogni qual volta si presenta l’occasione buona per sentirsi opposti a qualcuno o diversi da qualcos’altro. Ne sono esempi l’animosità delle recenti dispute elettorali che si trascina per anni e che inasprisce i rapporti interpersonali, la rivalità spietata che anima le nostre imprese commerciali, la frattura tra Materdomini e Caposele, la separazione tra centro e periferia, la distanza tra generazioni, le rivalità tra gruppi all’interno della stessa generazione, sempre più concentrati, come accade, a definirsi punk piuttosto che reggae, buoni piuttosto che fessi. In un tempo non molto lontano, invece, anche se non mancavano gli scontri e i confitti individuali, ci si riconosceva per uguaglianza. C’era più esperienza condivisa da cui derivavano molte più possibilità di dire “noi siamo”. Ci si sentiva accomunati dal lavoro fianco a fianco, dal senso inequivocabile delle stagioni, dall’impronta fisica dei luoghi, dal frutto del lavoro nei campi. Semplicemente, ci si cercava per appartenenza. Che fare, allora? Ad aprile scorso, settantotto ragazzi caposelesi hanno fatto una scommessa, quella di provare ad animarsi per unire piuttosto che per dividere. Partecipare piuttosto che assistere. Condividere piuttosto che escludere. Creare un pretesto per dire “noi” piuttosto che “io”. Così è nata la Pro Loco Giovani, un movimento non politico che si pone come obiettivo primario la creazione di momenti di partecipazione e di promozione culturale disinteressata, nella speranza che l’insieme delle esperienze vissute in prima persona e condivise con la collettività possano essere riposte in quel magico fardello di esperienze a cui attingiamo per costruire la nostra identità. GERARDO VISCARDI LA SELETECA
Antologia Caposelese 156 Abbiamo guardato alla riscoperta delle nostre tradizioni perché è lì che è radicato il senso di ciò che eravamo ed è li che bisogna attingere per capire ciò che saremo. Le abbiamo coniugate con lo spirito di innovazione che inevitabilmente contraddistingue le nuove generazioni con l’obiettivo di dare vita a delle esperienze condivise che ci facciano ricordare il passato e pensare al futuro come “noi”, perché siamo convinti che qualsiasi progetto di sviluppo turistico o culturale di un paese non può prescindere da un coinvolgimento pieno dei membri della sua comunità. E’ accaduto così che, per la prima volta, ci siamo ritrovati insieme alla generazione delle nostre nonne nel rito della preparazione dei fusilli e delle matasse nei giorni della sagra. E’ accaduto così che ci si è ritrovati a ingrassare il palo della cuccagna e che padri e figli abbiano ne abbiano tentato la scalata, rivivere sottoforma di Donkey Race la tradizionale “corsa dei ciucci”di cui ci hanno parlato i nostri genitori, ballare nella più grande quadriglia che Caposele abbia mai visto, appiccicare i manifesti per le strade di Battipaglia, ritrovare il nome di Caposele sulle pagine dei quotidiani non solo per fatti di cronaca ma per un evento musicale degno di essere riportato come è lo è stato Ammuìna Music Fest. E’ accaduto così che ci siamo sentiti molto più vicini di quanto lo fossimo mai stati, accomunati dalla stessa etichetta, quella “caposelesità” degna di essere esibita al di fuori dei nostri confini geografici, senza complessi d’inferiorità e senza divisioni di sorta. Non più destra o sinistra, giovani o anziani, maschi o femmine, Materdomini o Caposele, bensì parte attiva di uno stesso progetto, quello di restituire integro al nostro paese quello che il nostro paese ci distribuisce in pezzi. Lo abbiamo fatto con impegno, sacrificando ore di lavoro, di studio e rinunciando alle vacanze. Ricorrendo a mille peripezie per sopperire alle mancanze organiche che il nostro paese si trascina oramai da anni. Mi riferisco all’assenza di reali politiche di sviluppo sociale e alla carenza di risorse economiche e strutturali con le quali abbiamo dovuto fare i conti. Lo abbiamo fatto con l’aiuto di bar, ristoranti, pizzerie, imprese, officine e commercianti, perché la storia passata e recente ci insegna che “senza soldi non si cantano messe”. Lo abbiamo fatto con grosse difficoltà soprattutto perché fatichiamo a pensarci come comunità noncuranti del fatto che qualsiasi discorso sullo sviluppo passa attraverso il sostegno e la partecipazione di tutti gli attori che la abitano. Cittadini, imprese, istituzioni, associazioni, debbono prendere coscienza del fatto che è necessario recitare ciascuno la propria parte all’interno di uno stesso copione. Nessuno si senta escluso. Perché solo quando impareremo a superare le fratture che ci tengono divisi e a camminare fianco a fianco, potremo dire … benvenuti a Caposele”. GERARDO VISCARDI LA SELETECA
157 Antologia Caposelese LA SCRITTURA, LA PASSIONE, L’INDIGNAZIONE E IL CORAGGIO di Antonello Caporale Scrivere significa anche organizzare un pensiero, fargli imboccare una strada, delineare un percorso, suggerirgli un approdo. Scrivere significa organizzare le idee, affiancarle, sostenerle, difenderle. Un giornale contiene tanti pensieri e segna nel tempo un’idea di vita e comunità. La Sorgente, nei suoi ottanta numeri – parecchi dei quali ho sfogliato e anche amato – ha raccolto la vita di Caposele. Imperdibili per chi come me analizza la società anche e soprattutto attraverso i segni minimi che essa esibisce, gli spazi dedicati ai luoghi comuni, i detti e i contraddetti, il topos della nostra memoria, la saggezza forse banale ma sincera di una vita lenta e nascosta dai centri vitali e metropolitani dell’economia e della politica. Ogni comunità, per sentirsi tale, dovrebbe godere del suo punto di incontro, crocevia della memoria collettiva. Ogni paese dovrebbe avere un suo giornale, un suo diario. Invece non è così, purtroppo. Perciò è tanto più preziosa, da apparire ineguagliabile, la tenacia e la tempra che negli anni hanno portato Nicola Conforti a raccogliere, leggere, rileggere, e infine stampare. Ai disattenti questa dedizione verrà equiparata a un hobby personale, un modo singolare per sentirsi vivo e utile, centrale, determinante. Invece non sa che La Sorgente è un’opera che – si potesse – dovrebbe venire accompagnata da ogni riguardo, da ogni speciale attenzione. Io penso che le persone si dividano in due sole categorie: i talentuosi e i mediocri. Ho scritto un libro per approfondire la questione, e sono convinto che il mediocre non sia un fesso ma colui che sa stare in fila. Aspetta silente il suo turno, appoggia la sua mano su una corda e attende che qualcun altro, il capo cordata, la tiri. Il mediocre aspira all’immobilismo, evita ogni competizione, non approfondisce, non studia, non s’impegna. La mediocrità conserva e sclerotizza. Mentre il talento innova ed espande. Se ogni comunità avesse un suo giornale, come Caposele ha la sua Sorgente, ci sarebbero di sicuro meno mediocri in giro. Di sicuro la classe dirigente sarebbe meglio selezionata, verrebbe meglio sostenuta o anche (e per fortuna) compiutamente contestata. Noi tutti abbiamo la colpa di scambiare la cabina elettorale per una cabina da mare. Senza responsabilità votiamo. E spesso votiamo i peggiori. Non ci allarmiamo, non ci indigniamo, non ci battiamo. Ignavi e con la schiena sempre piegata. LA SELETECA
Antologia Caposelese 158 Lo facciamo perché siamo mediocri, perché non abbiamo passioni. Guardiamo alla Campania, al letamaio di comportamenti, alle biografe di chi dovrebbe organizzare la nostra vita, il nostro futuro. Sono profili spesso compiutamente criminali ai quali diamo appoggio e perfino plauso. Questa è la nostra responsabilità. Avesse avuto questa regione tante piccole sorgenti di pensiero, forse qualcosa di meglio, appena più potabile e civile, avrebbe generato. Sant’Agostino, se non erro, diceva che la speranza ha due piccoli figlioletti: lo sdegno e il coraggio. Sperare significa coltivare passioni, lottare, impegnarsi, avere senso e rispetto per il bene comune. Significa alzare la voce avanti l’Autorità costituita se essa si prostituisce ed emigra nei sottoscala della civiltà. Auguro a La Sorgente mille e mille altri numeri. Mille e mille altre parole. Una raccolta e sistemazione di ogni pensiero. Di destra e di sinistra. Alto e basso. Devoto o ateo. Un pensiero di passione, di denuncia, di indignazione. Di speranza. LA SORGENTE: LUCI ED OMBRE EDITORIALE- N. 80 – Agosto 2010 Nicola Conforti Sono alla guida di questo giornale da quasi quaranta anni. Solo qualche dato: ottanta numeri, migliaia di pagine e di immagini raccolte in cinque volumi raccontano la vita, la storia, le tradizioni e le esperienze del nostro popolo. In tanti anni abbiamo raggiunto molti obiettivi e accumulato un bagaglio di esperienze che ci consentono di guardare avanti con fiducia e con ottimismo. Tante soddisfazioni e qualche rammarico: luci ed ombre come in tutte le attività della vita. Le luci sono chiaramente visibili nelle 56 pagine di questo numero speciale, che rappresenta il “top” del nostro lavoro oltre che il traguardo che intendevamo raggiungere. Le ombre sono rappresentate dall’assenza di tante persone che purtroppo non ci sono più, e che hanno reso più arduo e difficile il nostro compito. Questa volta una ragione in più è venuta a rattristarci : un folto gruppo di giovani aveva bussato alle porte della nostra organizzazione. Erano entrati in punta di piedi e ne sono subito usciti sbattendo la porta. ANTONELLO CAPORALE 2010 LA SELETECA
159 Antologia Caposelese Avevano preteso “tutto e subito” incuranti delle regole che sono alla base di qualsiasi seria organizzazione. Io sono certo, o almeno me lo auguro, che da parte dei giovani ci sarà un ripensamento e che, con un piccolo sforzo di umiltà, sapranno ritornare sui loro passi e considerare con maggiore “obiettività” le motivazioni che sono state alla base di un “ assurdo” dissidio. Noi, fosse anche per forza d’inerzia, andremo ugualmente avanti. Non si è ancora spento l’entusiasmo e la volontà di produrre qualcosa a favore del nostro Paese, convinti come siamo che per essere utili alla comunità è necessario e sufficiente impegnarsi con o senza cariche di comando. ALMA TERRA NATIA La Sorgente n. 80 – Agosto 2010 Cettina Ciccone Le mie radici e la mia infanzia, sono rigorosamente caposelesi e siccome soltanto chi è lontano dal proprio paese di origine sente la nostalgia della terra d’origine, mi accingo quindi a manifestare, su queste pagine, il mio sentimento nell’intento di risvegliare ricordi sopiti in chi vi è nato ma che per scelta o per altri casi che la vita riserva a tutti noi, ha dovuto allontanarvisi. Con mia grande soddisfazione ho ricevuto dal Direttore Ing. Nicola Conforti l’invito a riportare, su queste pagine, alcuni miei pensieri da dedicare all’ottantesimo numero del pregevole periodico “LA SORGENTE ed a tutti i miei conterranei che, come me, vivono e lavorano lontani dal loro luogo di origine. Sono ben lieta di portare il mio modesto contributo nel segno della profonda stima e sincera amicizia che ci unisce. Ammirare, oggi, Caposele e la sua bella frazione di Materdomini, non può non ridestare in me un insieme di sensazioni e di sentimenti contrastanti: da un lato il rapido sviluppo che ha caratterizzato questo territorio negli ultimi anni con la presenza di apprezzabili alberghi, ristoranti, iniziative turistiche, culturali e manifestazioni religiose legate soprattutto al Santuario di San Gerardo Maiella, dall’altro lato il riportarmi ai più teneri ricordi dell’epoca della mia infanzia. ”LA SORGENTE” è ora compagna fedele, testimonianza precisa, puntuale ed inequivocabile di tali trasformazioni. E’ sufficiente osservarne la bellissima veste editoriale e tipografica, gli interessanti articoli, le memorie storiche e tutto ciò che colpisce l’animo del lettore, è genuina appassionante come solo lo sanno essere le storie vere, che riguarda2010 EDITORIALE LA SELETECA
Antologia Caposelese 160 no la vita quotidiana di tante persone, con le loro gioie ed i loro dolori, le scelte e le nostalgie. A tutto ciò si aggiunge lo stupendo DVD “Caposele città di Sorgente”, film documentario “CineFoto Archivio Conforti” dove, oltre alle bellissime vedute panoramiche e le zone urbane, si può apprezzare il commento realizzato con voce suadente e coinvolgente. Desidero quindi portare il mio pensiero, che spero sarà gradito ai lettori. Le mie radici e la mia infanzia, sono rigorosamente caposelesi e siccome soltanto chi è lontano dal proprio paese di origine sente la nostalgia della terra d’origine, mi accingo quindi a manifestare, su queste pagine, il mio sentimento nell’intento di risvegliare ricordi sopiti in chi vi è nato ma che per scelta o per altri casi che la vita riserva a tutti noi, ha dovuto allontanarvisi. La mia vita infatti mi ha portato lontana da questi nostri amati luoghi, quando ancora ero poco più di una bambina, per poter svolgere gli studi ai quali mi sono dedicata con continuità. Ho lasciato il capoluogo all’età di circa tre anni e mezzo per trasferirmi con i miei genitori a Materdomini. In quell’epoca erano molti gli abitanti di Caposele che lasciavano la loro terra in cerca di lavoro e di una vita che potesse fornire loro un futuro migliore, ma io mi ritengo fortunata poiché la mia famiglia è riuscita ad affrontare bene le difficoltà di quel tempo e poi, negli anni successivi, per ragioni di studio, ho dovuto trasferirmi altrove per diversi anni ed ho quindi potuto rivedere Caposele-Materdomini soltanto nei periodi delle vacanze scolastiche. Ricordo quando da piccola percorrevo a piedi il ripido sentiero del bosco ricco di rovi, unico percorso breve che dal piazzale antico del Santuario conduceva a Caposele, in compagnia della indimenticabile nonna Concetta che mi teneva per mano per evitarmi di cadere. Ogni tanto vedevo qualche serpentello nero probabilmente un orbettino, che mi spaventava. A quei tempi non esistevano brevi strade, agevoli e ben pavimentate, ma soltanto una lunga strada carreggiata di qualche chilometro, tuttora esistente, che dal colle di San Gerardo conduceva a Caposele. Ancora oggi, affacciandomi dal piazzale su questo versante mi ritornano alla mente le parole del Carducci: “...solenne, vestita di nero parvemi riveder” nonna Concetta che spesso mi raccontava favole entusiasmanti. “Deh come bella, o nonna, e com’è vera è la novella ancor! Proprio così e quello che cercai mattino e sera tanti e tanti anni in vano, è forse qui...” Nel tempo ho notato che l’aspetto della cittadina con la sua ridente frazione sita sulla collina stava lentamente iniziando il proprio sviluppo e ciò ha aumentato in me il desiderio di ritornare più spesso a Materdomini dove risiedeva la mia famiglia e quindi anche a Caposele, per incontrare le persone amiche. CETTINA CICCONE LA SELETECA
161 Antologia Caposelese Ogni volta ho sempre avuto modo di osservare e constatare il miglioramento urbanistico, la nascita di attività turistiche e di sviluppo commerciale, nonché le migliorie che man mano venivano apportate a tutte le strutture preesistenti. Terminati gli studi liceali a Sorrento non è mai venuto meno in me il desiderio di poter riscontrare periodicamente tali meravigliosi mutamenti anche se, sempre per motivi di studio, mi sono trovata a continuare, a completare presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bologna fino alla specializzazione esercitando poi ,sempre in tale città, l’attività che ancora adesso svolgo. Ho sempre sentito la nostalgia per la terra delle mie origini recandomi, ogni volta che gli impegni me lo hanno consentito, a respirare la dolce aria della Terra Irpina. Ho notato la crescita di quel territorio che, un tempo e con poche risorse, andava invece man mano progredendo in tutti i suoi aspetti. Purtroppo questa mia gioia è stata improvvisamente cancellata in una soleggiata giornata bolognese. Era il 24 novembre, un lunedì mattina non lo scorderò mai! Ecco il resoconto di quel giorno. Come tutte le mattine acquisto il quotidiano locale IL RESTO DEL CARLINO, che, a caratteri cubitali, riporta sulla prima pagina testuali parole: “Disastroso terremoto nel Sud, centinaia di morti fra le macerie”. Il terremoto? Ma dove? Leggo d’un fato con il cuore in gola, più sotto si parla di palazzi crollati a Napoli ed in Basilicata. Ma notizie particolari su Avellino non ne trovo. Cerco ripetutamente per telefono le persone della mia famiglia ma senza esito perché tutte le linee telefoniche sono interrotte. Raccontare oggi tale evento potrebbe apparire non credibile, i cellulari purtroppo all’epoca non esistevano. Via via notiziari drammatici continuano a citare Conza della Campania, Sant’Angelo dei Lombardi, Lioni, Caposele, Muro Lucano ecc. segnalando numeri imprecisi di morti. Viene comunicata anche l’impossibilità di raggiungere queste località: Ofantina bloccata, ponti crollati, strade interrotte. Telefono a Lorenzo Sozio a Bellinzona dove lavora chiedendo se ha notizie, ma anch’egli non è informato. Non rimane altro da fare che partire alla volta di Caposele. Lorenzo arriva in breve tempo a Bologna ed insieme a lui e mia sorella raggiungiamo Materdomini. A fatica superiamo una colonna di soccorritori in un paesaggio surreale di macerie fumanti che non riconoscevo più. Quando ho visto i miei genitori, la nonna Concetta ed i parenti tutti sani e salvi nel piazzale retrostante il Santuario, sono esplosa di gioia. Ritornandovi in quei giorni ho provato solo grande amarezza nel non trovare CETTINA CICCONE LA SELETECA
Antologia Caposelese 162 quelle cose con le quali avevo familiarizzato. Ahimè la Basilica di San Gerardo era un cumulo di macerie, a Caposele non esistevano più la Chiesa parrocchiale, il fabbricato delle scuole, le abitazioni di numerose persone conosciute e tutto quanto era rimasto impresso nei miei ricordi. Superata la commozione per la scomparsa delle persone e delle cose da me tanto amate, mi è rimasta la consolazione di constatare la presenza della mia mamma, che è ora quasi novantenne ed in buona salute, dei miei fratelli con le rispettive famiglie, gli altri parenti e gli amici più cari coi quali, tanto io quanto i miei genitori, abbiamo condiviso periodi felici. Indimenticabile è la carissima zia Elisa, personaggio di eccezionale originalità, sempre informata su tutti gli episodi della vita locale e sempre pronta ad elargire aiuti a chi ne ha bisogno. Non meno intensamente il mio pensiero va a coloro che in seguito al cataclisma del 23 novembre del 1980 hanno perso la vita. Penso però anche a chi ha dovuto lasciare forzatamente i nostri bellissimi monti Picentini e le armoniose sorgenti del Sele per emigrare verso terre sconosciute, soffrendo di nostalgia nel partire e vedere allontanarsi il paesaggio tanto amato che ha dato loro i natali. Ricordo in particolare con piacere il nostro conterraneo Umberto Gerardo Malanga che vive a San Paolo in Brasile, il quale nonostante il suo grande successo nell’ambito della propria attività lavorativa e nel personale percorso di vita, è sopraffatto continuamente dalla nostalgia per la sua terra natale, espressa nel suo ricco repertorio di poesie, dove, quasi alla maniera del grande maestro Virgilio, ne esalta la bellezza dell’ambiente campestre e boschivo. Alcuni dei suoi scritti sono comparsi su qualche numero de “La Sorgente”. A mia volta ho avuto modo di leggere ed ascoltare anche talune sue composizioni musicali che rendono ancora più struggenti le sue belle espressioni. Immagino infne quanti, non avendo avuto la possibilità di ritornare in Patria e rivedere i luoghi cari, giunti al termine della propria vita avrebbero voluto poter dire leopardianamente: “ALMA TERRA NATIA, LA VITA CHE MI DESTI ECCO TI RENDO” CETTINA CICCONE LA SELETECA
163 Antologia Caposelese LA SORGENTE: il giornale di tutti Sorgente N.80 –Agosto 2010 di Rodolfo Cozzarelli Mi piace rammentare che questo giornale unisce nel ricordo tanti nostri concittadini che vivono altrove ma che hanno mantenuto un pezzo di cuore legato indissolubilmente al loro piccolo paese natio e lo ritrovano rappresentato, con grande emozione e commozione, nel giornale che non considerano più solo della Pro Loco ma espressione e proiezione della loro terra di origine. Riconosciamone come loro l’importanza e accompagniamone la crescita con suggerimenti e consigli. Fondata nell’ormai lontano 1973 da un gruppo di persone che ne previde l’importanza, essa ha conosciuto uno sviluppo ed un successo sempre crescenti nel tempo dovuti all’impegno costante e appassionato profuso dal suo Direttore. “La Sorgente” in quasi quaranta anni di vita e ottanta numeri di edizione, ha accompagnato la vita di tutti noi facendo informazione e da memoria storica di fatti e avvenimenti altrimenti perduti. Mi piace rammentare che questo giornale unisce nel ricordo tanti nostri concittadini che vivono altrove ma che hanno mantenuto un pezzo di cuore legato indissolubilmente al loro piccolo paese natio e lo ritrovano rappresentato, con grande emozione e commozione, nel giornale che non considerano più solo della Pro Loco ma espressione e proiezione della loro terra di origine. Riconosciamone come loro l’importanza e accompagniamone la crescita con suggerimenti e consigli. In un paese che offre poche possibilità di aggregazione e di comunicazione “La Sorgente” rappresenta un’occasione di progresso culturale e sociale da non perdere. Il numero notevole di laureati, di diplomati, di persone colte ed intelligenti, è un segno forte e tangibile delle potenzialità di sviluppo che può conseguire Caposele. Purtroppo ognuno corre da solo o contro gli altri. Occorre cambiare questo modo di pensare e di cercare invece di collaborare, di stare insieme nel rispetto reciproco e nell’accettazione dell’altro anche se diverso. Si può anche non essere d’accordo con le idee dell’altro ma questo non deve indurre nessuno a considerarlo un “nemico”. Dove finisce la democrazia e la tolleranza quando non accettiamo la diversità di idee di opinioni? Anche la competizione elettorale, che è il momento più infuocato dello scontro politico, rappresenta scelte diverse ma tutte volte a conseguire lo sviluppo del posto in cui siamo nati; una volta terminate le votazioni torniamo ad essere tutti cittadini della stessa comunità che vogliamo più vivibile e progredita. In qualunque modo la pensiamo tutti abbiamo un solo scopo il bene del nostro piccolo paese natio. Odi e rancori portano con sé divisioni e contrasti che avvelenano il luogo dove viviamo. Comprendiamo finalmente e con umiltà che le sole strade da per2010 LA SELETECA
Antologia Caposelese 164 seguire sono quelle del dialogo e dell’accettazione dell’altro. Avremo un paese migliore e più moderno. L’ultimo incontro promosso dai giovani di Caposele nella sala polifunzionale ha confermato la loro vivacità intellettuale, la loro volontà di fare e di partecipare alla formazione ed alla costruzione di un ambiente più proficuo per tutti. Impegniamoci a tradurre in fatti il loro desiderio di impegno e accompagniamo le loro aspirazioni di miglioramento senza contrastarle. Mi ha colpito un concetto espresso da un giovane partecipante e cioè che Caposele è un paese più pronto allo scontro che all’incontro. Più propenso alle divisioni piuttosto che all’unione. C’è molta parte di verità in questa affermazione, ma è proprio questo che ci deve spronare a cambiare tale mentalità considerando che essa ci frena ed impoverisce tutti. A chi giova lo scontro? Credo a nessuno. La pace acquieta gli animi e volge le menti a cose più utili e costruttive. “La Sorgente”, riconosciuto come il giornale di tutti, può assumere un ruolo fondamentale di trasformazione e crescita culturale e sociale del nostro piccolo mondo, ma deve diventare sempre più autonoma ed imparziale, espressione di tutte le idee in cui l’intera collettività si possa riconoscere ivi compresi quelli che la contestano ritenendola di parte. UNA NUOVA FASE PER IL TURISMO A CAPOSELE – Sorg. n. 80 Agosto 2010 di Alfonso Merola Il turismo è un’attività economica che consiste nella libera circolazione di persone per svago, per scopi istruttivi, per interessi spirituali. Questa attività, appunto economica implica che il sofisticato meccanismo della domanda intercetti quello dell’offerta ( e viceversa ) sulla base di un prodotto che è terzo rispetto al servizio negoziato . DIFENDERE IL TURISMO RELIGIOSO Fino a qualche decennio fa, era un’eresia parlare di turismo religioso, quasi che si trattasse di mettere insieme “diavolo e acqua santa”. In era globale, però, il moltiplicarsi di “ fenomeni epifanici” legati a figure di Santi e di Madonne che si rivelano con una certa assiduità, anche l’economia tenta di esplorare nuovi lidi. Sembra, così, insediarsi una sorta di industria della fede, la quale, miracolo nel miracolo, contribuisce ad alleviare antiche e moderne povertà di territori storicamente molto sfortunati. Deve, a questo punto, mutare l’atteggiamento di Comuni, sede di antichi santuari, i quali per una sorte di inerzia ma anche per il rispetto di RODOLFO COZZARELLI LA SELETECA
165 Antologia Caposelese un consolidato modello devozionale non si attivano abbastanza per evitare di essere stritolati da nuovissimi circuiti di pellegrinaggi, tra l’altro indotti e sostenuti pesantemente anche a livello mediatico. Ovviamente un piccolo o medio comune può fare ben poco, se le sue opportunità intese come “focolai di sviluppo” non sono ricondotte ad un’ammagliatura con enti territoriali di livello sovra comunale (comunità montane, province, regioni etc. ) soprattutto quando questi ultimi inseguono ipotesi poco realistiche. E’ esplosa la moda, ad esempio, di inventare percorsi virtualmente turistici, rispettabili quanto si vuole, ma che, in genere, si attestano su presenze turistiche molto discutibili, sottovalutando la portata dei territori in cui i fruitori ci sono già ed in modo rilevante, pronti a riversarsi oltre i siti devozionali. Come a dire che non è la stessa cosa se si semina in un terreno già dissodato o in un pascolo ancora da convertire alla coltivazione. Le istituzioni che presidiano il territorio non dovrebbero, quindi, sottovalutare questo aspetto se sono interessate a processi di crescita occupazionale “vera” e non a progettazioni / investimenti a “vocazione municipalistica”. Intanto questo peculiare settore turistico (in crescita a livello mondiale) ha numeri paragonabili a veri e propri budgets di multinazionali e di “questa torta ”almeno cinque miliardi di euro interessano l’Italia: è del tutto logico, allora, che si scatena un moto concorrenziale tra i big ( S.Giovanni Rotondo, Assisi, Padova, Pompei ), mentre i santuari minori sono condannati a “non crescere” anche per le politiche aggressive messe in campo dai più forti. E come si è detto, la lotta è impari : i piccoli santuari lasciati a se stessi subiscono la penalizzazione a livello provinciale ( perché ritenuti non degni di attenzione pubblica) e quella nazionale ( perché tivù pubbliche e private scatenano vere e proprie campagne “pubblicitarie” a favore dei luoghi di devozione più sponsorizzati). Le gerarchie ecclesiastiche, ovviamente, non amano contrapposizioni e forse per questo non si preoccupano eccessivamente di quanto sta accadendo, in base ad una tesi condivisibile ma incompleta. “Nel santuario il pellegrino è portato ad amare il fratello che vede per adorare il Dio che non vede” sostiene il teologo Gianni Gennari “ ed è per questa ragione che questi siti sopravviveranno comunque”. Ma è proprio questo che preoccupa di più un laico moderno. Se la tradizione e la devozione non muoiono ed i pellegrini non fanno eccezione tra i luoghi silenti della Fede e quelli in cui la fede è assediata da una confusa e frastornata modernità, dobbiamo attendere un lento logoramento dei santuari minori senza fare nulla? O piuttosto è necessario che le istituzioni ci aiutino a reagire con strumenti moderni che consentano di difendere presenze devozionali (e non solo), ancora interessate a luoghi evocativi e simbolici in cui l’uomo contemporaneo ricerca risposte alle sue domande? ALFONSO MEROLA LA SELETECA
Antologia Caposelese 166 CHE COS’È IL TURISMO? Il turismo è un’attività economica che consiste nella libera circolazione di persone per svago, per scopi istruttivi, per interessi spirituali. Questa attività, appunto economica implica che il sofisticato meccanismo della domanda intercetti quello dell’offerta ( e viceversa ) sulla base di un prodotto che è terzo rispetto al servizio negoziato . Firenze ( il Rinascimento), Cortina (la neve), Taormina (il mare), Assisi (S.Francesco), quindi, senza le loro peculiarità non avrebbero la spiccata vocazione turistica di cui godono. Questa vocazione, però, diventa realtà turistica se produce servizi che soddisfano l’utenza. Ecco perché il turismo è una attività umana classificata nel cosiddetto settore terziario. CAPOSELE HA VOCAZIONE TURISTICA Venendo alle nostre cose, possiamo sicuramente affermare che Caposele ha una sua vocazione turistica legata per lo più al fenomeno religioso che ormai da oltre mezzo secolo attrae centinaia di migliaia di persone alla tomba del santo nella frazione Materdomini. Quindi, è all’ombra del Santo e grazie al Santo che è nato quel complesso di attività ricettivo-ristorativo-commerciale di cui un “ turista di scorrimento” attratto dai circuiti direzionali non può fare a meno. Se ci riportiamo alla storia non tanto recente di Caposele, possiamo rilevare che a Materdomini, a ridosso di un romitorio, S.Alfonso Maria De’ Liguori fondò una “casa redentorista” presso cui dimorò e morì un umile fraticello di nome Gerardo prodigo di azioni caritatevoli in vita, acclamato beato fin da quando esalò l’ultimo respiro e più tardi elevato al rango di santo. Col passare del tempo i pellegrinaggi che all’inizio riguardavano comunità ristrette si irrobustirono fino a comprendere l’intera area meridionale-peninsulare. Le forti emigrazioni del Sud verso le Americhe, poi, completarono il quadro delle devozioni, nel senso che il culto del Santo divenne patrimonio comune di tanti italiani approdati nel Nuovo Mondo per “fame ed in cerca di fortuna”. I pellegrinaggi di devozione, però, cominciarono ad assumere una prima valenza economica negli anni cinquanta e sessanta: l’Italia, uscita da una guerra disastrosa, era impegnata nella difficile fase della ricostruzione post-bellica e di lì a poco sarebbe esploso il cosiddetto boom economico. Le prime “contaminazioni “ commerciali, però, non furono un fenomeno autoctono: ad impiantare una prima e precaria rete di consumo ci pensarono alcuni commercianti dell’hinterland avellinese, seguiti, poi, a ruota da qualche coraggioso ed intraprendente “contadino” pronto a riconvertirsi alle “nuove” occasioni offerte da quei flussi di devoti che accorrevano in periodi precisi dell’anno (luglio–ottobre). La frazione Materdomini, così, da borgo rurale pian piano si trasformò in piccolo centro turistico-religioso il cui nucleo fu rappresentato dal rilevante patrimonio spirituale e materiale dei Padri Liguorini che rappresentavano per la comunità caposelese un “vero e proprio focolaio di sviluppo”. ALFONSO MEROLA LA SELETECA
167 Antologia Caposelese EDITORIALE – La Sorgente n. 81 Dic. 2009 Nicola Conforti Caposele, Città di Sorgente, da sempre paese dell’acqua, ha rivendicato con forza i suoi diritti inalienabili su un bene offertoci generosamente da madre natura. L’ imminente scadenza della convenzione tra il Comune di Caposele e l’Acquedotto Pugliese, ha acceso un vivace dibattito a tutti i livelli, con incontri e convegni, cui sono seguite proposte e suggerimenti da ogni parte della società civile. Mentre è in corso la “guerra mondiale dell’acqua”, Caposele, città di sorgente, da sempre paese dell’acqua, ha rivendicato con forza i suoi diritti inalienabili su un bene offertoci generosamente da madre natura. Il nostro giornale non poteva rimanere indifferente, né poteva ignorare l’importanza e l’attualità del problema, atteso che la posta in gioco, oltre che di grande interesse, è di vitale utilità per il nostro piccolo Paese che, in tempi non lontani, traeva da questo bene non solo le risorse necessarie al sostentamento della popolazione, ma anche l’energia necessaria allo sviluppo dell’industria, dell’agricoltura e del turismo. E’ vero: l’acqua è un patrimonio dell’umanità, è fonte di vita per l’ecosistema: un bene che appartiene a tutti gli abitanti della terra. Ma è ugualmente vero che Caposele, che tanto ha donato alle popolazioni assetate della Puglia, nulla ha ottenuto in cambio. Le nostre ragioni sono state ampiamente espresse sulle pagine di questo periodico da amministratori, legali, politici, storici e da semplici cittadini. I lettori se ne faranno una ragione e, dal momento che i giochi sono ancora aperti, potranno, con cognizione di causa, portare doverosamente il loro contributo di idee nelle prossime assemblee, sicuramente aperte alla partecipazione di tutta la cittadinanza. EDITORIALE LA SELETECA
Antologia Caposelese 168 FRAMMENTI DI STORIA La sorgente n. 81 dic.2010 di Gerardo Ceres La storia non è un totem intorno al quale celebrare riti tribali. Le vicende della storia servono ad evocare il tema della continuità. Oggi infatti, mentre guardiamo al nuovo, al futuro della nostra comunità, dovremmo sapere che tutto ciò che faremo origina da quello che prima di noi è stato già fatto. La storia. Dannazione degli umani quando essa si cela in arcani mai risolti e non risolvibili. Oppure quando l’incuria e la non curanza degli uomini ne fa disperdere tracce essenziali per la narrazione delle vicende che segnano il divenire dei popoli o anche solo delle piccole comunità. Caposele è vittima di questo processo. Nei secoli non si è riusciti a preservare una struttura informativa sugli accadimenti più significati che hanno scandito la sua evoluzione. In molti sottolineano – ed è ovvio convenire - la condanna divina che si è abbattuta su Caposele attraverso i terremoti, le pestilenze, gli incendi che hanno colpito quei luoghi in cui generalmente si conservano gli archivi. L’esito sconsolante è che oggi siamo svuotati di quel bene prezioso che è la memoria collettiva. Privi, cioè, di memoria storica. Certo la ricerca storica è cosa complessa e delicata. Intanto ci sarebbe bisogno di una caparbia volontà di dedicare (anche solo per passione) parte del proprio tempo all’indagine e alla ricerca archivistica, con metodiche non estemporanee e casuali. Ma poi c’è un problema legato alla scarsità delle fonti. La Biblioteca Provinciale di Avellino, gli Archivi dello Stato di Salerno e Napoli non paiono offrire più di tanto. Se così fosse saremmo nell’impossibilità di volgere in qualche modo il nostro sguardo al passato. La storia non è un totem intorno al quale celebrare riti tribali. Le vicende della storia servono ad evocare il tema della continuità. Oggi infatti, mentre guardiamo al nuovo, al futuro della nostra comunità, dovremmo sapere che tutto ciò che faremo origina da quello che prima di noi è stato già fatto. E’ come girare intorno ad una boa: mentre viriamo per affrontare il nuovo tratto, l’occhio – e il pensiero – guardano al percorso già fatto. E questo genera grande forza e nuove motivazioni. Allora, come e, soprattutto, cosa fare? La risposta, anzi una delle risposte possibili, la troviamo sul web, nel grande corpo (babilonico) dei motori di ricerca. Dunque, internet. Dove con un poco di arguzia e tanta, tanta pazienza, si possono trovare frammenti di un possibile gioco di puzzle, tutto da comporre sotto il profilo almeno della consequenzialità cronologica. Per esempio se su Google si digita “Caposele + Regno di Napoli” ritroviaLA SELETECA
169 Antologia Caposelese mo un prezioso testo, estraibile dalla Biblioteca digitale di Google. book, scritto nel 1798 per mano di Giuseppe Maria Alfano e che ha come titolo: “Istorica descrizione del Regno di Napoli diviso in dodici province”. In questo libro “si fa menzione delle cose più rimarchevoli di tutte le Città, Terre, Casali, Villaggi, Fiumi, Laghi, Castelli, e Torri marittime in esse contenute con le Badie del Regno; Le di loro Giurisdizioni Ecclesiastiche e politiche; la qualità dell’aria d’ogni Paese; ed il numero delle rispettive Popolazioni”. Nonché “Vi è in fine la Serie cronologica di tutt’i Sovrani di Napoli; Ed un Elenco alfabetico degli Uomini Illustri del Regno colle di loro Patrie”. Di Caposele veniamo a sapere che nel 1798 faceva parte della Provincia del Principato Citra (attuale provincia di Salerno) e che, dunque, “Caposele, terra: al capo di essa vi sgorga il fiume Sele, onde prende tal nome, e forma moltissime bocche, che precipitandosi da rupi altissime, fa uno strepitoso fragore. Diocesi di Conza, Principato della casa Rota, d’aria mediocre, fa di popolazione 3414”. Null’altro si aggiunge in questo importante libro di circa duecento anni fa. Scorrendo l’elenco degli uomini illustri del Regno non ce n’è uno soltanto riconducibile alla nostra terra, a Caposele (così come pure dei paesi a noi limitrofi). Il nome di Caposele, per varie e diverse ragioni, ricorre in diversi documenti che vengono letteralmente “sputati”, seppure alla rinfusa, dalla bocca vulcanica dei diversi motori di ricerca. Tra quelli che hanno suscitato il mio interesse v’è un documento che, peraltro, risolve un antico dilemma circa la contraddittoria (a mio parere) attribuzione geopolitica di Caposele alla provincia di Avellino. Questo documento, relativo alle vie di comunicazioni nel Principato Citeriore, ci fa capire come Caposele (ma anche Calabritto, Quaglietta, Senerchia e, dall’altro versante dei Monti Picentini, Montoro) siano stati comuni soggetti a palleggiamenti nei diversi riassetti “giurisdizionali” intervenuti in date ben precise della storia del regno di Napoli. Con il regesto di Carlo II d’Angiò del 1299 Caposele è riportato nell’elenco dei comuni “a serris Montorii citra Salernum”. Con l’abolizione dell’antico sistema feudale avvenuto nel 1806, con l’arrivo dei francesi e l’avvio della parentesi “murattiana” Caposele, insieme agli anzidetti comuni dell’alta valle del Sele, passò al Principato Ultra. Soltanto nove anni dopo, nel 1815, con la restaurazione borbonica vennero restituiti al Principato Citra. Infine, nella seduta del 29 settembre 1861, cioè pochi mesi dopo l’avvenuta Unità d’Italia, il Consiglio provinciale del Principato Citra deliberò il definitivo passaggio alla Provincia di Avellino (che da quel momento acquisisce tale denominazione). Resta il giudizio di attribuzione istituzionale ed amministrativa poco armonica con l’assetto puramente geografico di Caposele, Calabritto e Senerchia ( il cui bacino idrografico di riferimento è per nove decimi tutto salernitano). GERARDO CERES LA SELETECA
Antologia Caposelese 170 Ma nel 1861 accade una vicenda che ancora oggi è elemento di forti polemiche storiche. Da qualche mese l’esercito borbonico di Francesco II è assediato nella città di Gaeta. Cento giorni di un assedio violento e cruento costringono i Borboni alla resa. Che viene firmata nel pomeriggio del 13 febbraio nel quartiere generale del Comando Piemontese, posto nella “Villa Reale di Caposele”, di proprietà dei Reali di Borbone che l’avevano espropriata alla Marchesa Olimpia De Mari, figlia di Don Carlo de Ligny, principe di Caposele. Si può segnalare che lo stesso Vittorio Emanuele II l’8 dicembre del 1860 aveva alloggiato nella stessa villa in occasione di una visita sul campo per rendersi conto di persona su come procedeva l’assedio della fortezza di Gaeta. Dunque, l’atto che metteva fine al Regno delle Due Sicilie e alla monarchia dei Borboni, viene suggellato in un luogo che richiama il nome di Caposele ed appartenuta a Carlo de Ligny che era succeduto nel titolo di Principe di Caposele alla famiglia dei Rota. Anche in questo caso segnaliamo soltanto una cosa nota a molti e che, forse sempre grazie ai de Ligny, vuole ancora oggi il porticciolo turistico di Formia portare il nome di Caposele. Completiamo questo “volo d’uccello” sulla documentazione che ci offre la rete con la sottolineatura di un altro riferimento a Caposele che non mi era per nulla noto. C’è un Palazzo storico nella città di Portici, da decenni sede della prestigiosa Facoltà di Agraria, che porta il nome “Principe di Caposele”. Anche in questo caso il riferimento è sicuramente a qualche titolo e ruolo avuto dalla Famiglia di Ligny nella città alle pendici del Vesuvio. Potremmo continuare con tanti altri richiami minimali che la rete ci offre. Ma il punto non facilmente risolvibile è come dare continuità, attraverso anche un rigore più scientifico, ad una ricerca che resta assolutamente indispensabile. Dovremmo pensare ad un luogo dove convogliare tutte queste informazioni, favorendo la costituzione di un team di appassionati ricercatori e curiosi della storia caposelese. Dovremmo sistematizzare le informazioni e trovare il modo più efficace per assicurarne la conservazione ma anche l’accesso e l’utilizzo. Il Comune di Caposele, la Pro Loco e le Istituzioni Scolastiche dovrebbero cooperare alla realizzazione di questo progetto. Lo stesso Acquedotto Pugliese deve poter assicurare l’accesso al suo archivio storico (ricchissimo di documenti e di fotografe) in modo da recuperare pezzi documentali di sicuro inediti) degli ultimi cento anni Questa è la prospettiva per la quale nascono queste righe. Questa è la prospettiva per dare senso, attraverso il passato, al nostro futuro. GERARDO CERES LA SELETECA
171 Antologia Caposelese LA NOSTRA MEMORIA La Sorgente n. 81 Dic. 2010 Salvatore Conforti Finalmente due generazioni unite dall’esigenza di dare uno slancio positivo e in avanti alla propria realtà, al proprio territorio, due generazioni che si uniscono per riuscire a farlo. Gli studenti hanno realizzato un filmato con alcune interviste a cittadini di Caposele sulla loro esperienza in quel periodo, composto un reportage di fotografe, raccolto articoli, scritti e letto commoventi diari di studenti che all’epoca del sisma avevano la loro stessa età. I l 2010 non poteva certo essere un anno come tutti gli altri, non per le comunità altirpine come la nostra, che si sono preparate, ognuna a suo modo, a celebrare la ricorrenza dei 30 anni dal terremoto che nel 1980 cambiò per sempre le sorti dei nostri paesi. A Caposele è stata fatta una scelta di campo condivisa e partecipata da tutta la comunità. Si è scelto di guardare alle pietre della memoria, un po’ come se fosse l’ultima volta, consapevoli del dovere civico di doversene distaccare per concretizzare il necessario rilancio del paese. Si è scelto di incontrarsi, prima di tutto come comunità, in maniera corale, per raccontarsi storie di vita ed esperienze passate ricordando i nostri cari amici e i parenti che il terremoto ci ha tolto ma che rimarranno vivi nel nostro cuore anche per farci tenere a mente sempre l’importanza della vita, di una vita piena, soddisfacente, impegnata. Grazie ad una serie di incontri coi rappresentanti delle istituzioni ed associazioni locali si è giunti alla definizione del palinsesto della manifestazioni previste per il giorno 23.11.2010 Apportando ognuno il suo contributo di idee ed opinioni, si è pensato di realizzare diverse attività che, nell’arco della giornata, potessero coinvolgere tutte le fasce di popolazione. Così è nato il nostro giorno della Memoria. E si è sviluppato seguendo un programma che, ha voluto contemplare e quasi analizzare i diversi aspetti di quell’esperienza terribile, esigenza questa avvertita quasi come imprescindibile da tutti, probabilmente perché dopo 30 anni si è capito quanto sia necessario decidere di chiudere i conti col passato e concentrarsi sul futuro e sul rilancio positivo delle nostre nuove realtà. Operazione non facile certo, ma necessaria proprio per costruire concretamente quella vita piena e soddisfacente che è stata concessa a chi è rimasto. Questo slancio civico lo dobbiamo non solo a chi non c’è più, ma soprattutto a noi stessi e a chi verrà dopo di noi. Le celebrazioni hanno avuto inizio con un incontro tra la comunità scolastica, l’amministrazione comunale, i volontari della Pubblica Assistenza Caposele e LA SELETECA
Antologia Caposelese 172 i rappresentanti del comune di Priverno (Lt), il comune, oggi anche gemellato con Caposele, che per primo portò soccorsi organizzati e coordinati al nostro paese, impiantando con personale volontario, oltre che un servizio tecnico amministrativo di supporto all’amministrazione dell’epoca, un centro socio-educativo per bambini nel villaggio a S.Caterina. Già, i volontari, forse l’unico aspetto positivo da ricordare di quel periodo, resero visibile e tangibile il significato della parola solidarietà, cercando con la loro disponibilità e sensibilità di ricostruire il senso di comunità che il terremoto aveva disgregato insieme alle case e che nella fase dell’emergenza, del dolore, delle mutate priorità, ha corso davvero il rischio di scomparire per sempre. Grazie al loro intervento, mosso allora solo dalla compassione, non tutto è andato perduto, e anzi qualcosa è stato riscoperto. Ci si è ritrovati a Materdomini, in un gremito ed attento auditorium del liceo scientifico e socio-psico-pedagogico, anche con i ragazzi e i docenti della scuola media che per oltre due ore hanno parlato, ascoltato, letto e guardato i materiali raccolti e proposti al pubblico dimostrando quanto fosse importante, se pur solo tradotto dai racconti, dalle testimonianze e dagli articoli trovati, recuperare il valore di questa memoria anche per loro e, oggi, a trent’anni da quell’evento, è stato curioso e confortante allo stesso tempo, verificare che per i ragazzi la memoria è importante per gli stessi motivi dei loro genitori. Finalmente due generazioni unite dall’esigenza di dare uno slancio positivo e in avanti alla propria realtà, al proprio territorio, due generazioni che si uniscono per riuscire a farlo. Gli studenti hanno realizzato un filmato con alcune interviste a cittadini di Caposele sulla loro esperienza in quel periodo, composto un reportage di fotografe, raccolto articoli, scritti e letto commoventi diari di studenti che all’epoca del sisma avevano la loro stessa età. C’è stato poi il confronto col presente, gli interventi delle Istituzioni, dei volontari e degli amministratori di Priverno che si sono abbandonati al ricordo della propria esperienza definita fondante anche per loro stessi e per la loro vita che è rimasta comunque segnata, e dei volontari di Caposele che sono nati, come gran parte delle associazioni in meridione, sull’onda di quell’esperienza. La manifestazione si è chiusa rimandando i presenti all’appuntamento del pomeriggio in aula polifunzionale. Dalle ore 16.30 la comunità si è ritrovata nella sala polifunzionale comunale dove era stata allestita con l’ausilio di alcuni video, una rassegna di immagini di Caposele prima, durante e dopo il terremoto che si sono susseguite durante tutta la serata. L’incontro, denominato “Caposele 1980/2010: come ci ha cambiato il terremoto” è iniziato ufficialmente alle 17.00 con la proiezione del i “Ricordi e pensieri” sul 1980. E’ stato infine distribuito un DVD realizzato per l’occasione contenente le immagini della mostra fotografica. Terminata questa fase narrativa, i convenuti si sono portati all’esterno, in piazza 23 novembre nei pressi del monumento dedicato ai caduti del terremoto, dove in memoria, sono state deposte da parte delle amministrazioni di Caposele SALVATORE CONFORTI LA SELETECA
173 Antologia Caposelese e di Priverno, due composizioni di fiori. La popolazione si è successivamente mossa con un corteo lungo via Roma, fino a piazza Dante, davanti alla casa comunale dove è stata scoperta una lapide commemorativa attendendo insieme lo scoccare del fatidico orario: le 19.34 che segnalano i trent’anni dalla disgrazia, scanditi nel silenzio sceso tra la folla, da 30 rintocchi della campana della chiesa di S. Lorenzo Martire. Dopo la sosta davanti alla lapide, a conclusione delle celebrazioni, è stata celebrata una messa in suffragio allietata dal canto della corale di S.Lorenzo. Una celebrazione collettiva dunque, intima, tutta locale, senza convegni, bilanci, statistiche per i quali ci sarà sempre tempo e spazio. In questa occasione è stata preferita la memoria tradotta dalla narrazione e dal confronto costante, un confronto dal quale è apparso evidente e necessario che si debba ripartire, come riportato nel manifesto dedicato alle celebrazioni…con l’auspicio che sulle pietre della memoria si mantenga ancorata e salda la volontà di tutti i caposelesi di crescere e di affermarsi positivamente come comunità educante, votata verso un prossimo futuro che dall’esperienza passata, costruisca concretamente una migliore qualità della vita per questo nostro paese. LA SORGENTE, compagna di viaggio – La Sorgente n. 81 - dic. 2010 di Tania Russomanno Il giornale, nei giorni che seguono la sua uscita, è presente pressoché in tutte le case dei caposelesi. Non è inconsueto, specialmente durante le visite che animano il periodo natalizio, trovare un numero del giornale in bella vista nel soggiorno dei nostri amici, ed approfittarne per dare un’occhiata, commentare le foto o approfondirne un argomento. Quale significato ha assunto La Sorgente nella nostra comunità? E quale ruolo può assumere negli anni a venire? Sono questi, in buona sostanza, gli interrogativi sui quali sono stati chiamati a rispondere i lettori del giornale per un sondaggio apparso sull’ultimo numero. La prima riflessione che viene in mente esaminando le risposte è felicemente scontata. La Sorgente ha conquistato una diffusa popolarità e desta curiosità in tutto il paese ed anche tra i nostri emigranti. I lettori più anziani ricordano esattamente l’uscita del primo numero e da allora non si sono persi un’edizione. Molti conservano ordinatamente (e gelosamente) le copie del giornale e, si presume, considerano la collezione un vero e proprio archivio di dati ed immagini del proprio paese. I lettori più giovani analogamente dichiarano di sfogliare il giornale da sempre, un pò come accade con i libri di scuola, inizialmente SALVATORE CONFORTI LA SELETECA
Antologia Caposelese 174 guardando le foto e poi, da grandi, addentrandosi negli articoli. Il giornale, nei giorni che seguono la sua uscita, è presente pressoché in tutte le case dei caposelesi. Non è inconsueto, specialmente durante le visite che animano il periodo natalizio, trovare un numero del giornale in bella vista nel soggiorno dei nostri amici, ed approfittarne per dare un’occhiata, commentare le foto o approfondirne un argomento. Quando è stato chiesto ai lettori di esprimere un giudizio sulla rivista le risposte sono state più variegate. Molti hanno giudicato positivamente la possibilità offerta dal giornale, attraverso foto o racconti, di far rivivere periodi felici del passato. Altri hanno sottolineato l’importanza, per gli emigrati, di mantenere un contatto con il proprio paese e di apprendere le novità che lo riguardano. Ma di tutte le opinioni voglio ricordare quella espressa da Armando Cione, il quale ritiene il giornale “importante perchè ci aiuta a conoscere come eravamo e come viviamo oggi”. Oggi viviamo un tempo in cui i mezzi di comunicazione, le tecnologie, il lavoro, gli svaghi, ci obbligano ad andare sempre più veloci ed a non soffermarci troppo su ciò che siamo e sulla realtà che ci circonda. Eppure solo una conoscenza profonda del proprio passato rende gli uomini consapevoli e capaci di affrontare le esperienze della vita. La Sorgente, in questo senso, ha da tempo assunto in maniera quasi esclusiva la funzione di raccontare la nostra storia, di consolidare un’identità comune che altrimenti rischierebbe di disperdersi e di divulgare ai caposelesi - attraverso volti, paesaggi, resoconti - il percorso che ci ha portato ad essere quello che siamo. Con le nostre tradizioni, le nostre abitudini, le nostre parole, il nostro comune sentire. In ultimo veniva richiesto ai lettori di formulare qualche suggerimento per migliorare il giornale. Molti si sono astenuti spronando la redazione a “continuare così”, sottintendendo una positiva valutazione della rivista. Altri hanno chiesto “uscite più frequenti” (Umberto Gerardo Malanga) o addirittura una funzione più squisitamente giornalistica con “interviste ai cittadini per quartieri e per zone rurali al fine di conoscere le loro problematiche e portarle a conoscenza dell’Amministrazione Comunale” (Claudio Russomanno). Ma una fetta importante degli intervistati ha suggerito una maggiore apertura del giornale all’esterno. “Aprirsi, ancora di più, al contributo di tutti, con la necessaria salvaguardia dei criteri di buon gusto e correttezza” (Ezio Maria Caprio). E soprattutto aprirsi dando “più voce ai giovani” (Rosaria Palumbo), “aprirsi di più al mondo giovanile” (Amerigo Malanga), “dare più spazio alle voci giovani” (Tania Imparato). Io credo che il suggerimento sarà preso nella dovuta considerazione dal direttore responsabile il quale, ad onor del vero, già da tempo chiede il contributo di nuove leve nella stesura degli articoli. Sarà questa nuova linfa a dare ulteriore vigore al giornale ed a renderlo nostro compagno di viaggio per tanti anni ancora TANIA RUSSOMANNO LA SELETECA
175 Antologia Caposelese CAPOSELE TURISTICA EDITORIALE – Agosto 2010 di Nicola Conforti A partire da questo numero della nostra rivista vogliamo impegnarci in una ricerca metodica e sistematica su quelle che sono le potenzialità insite nel nostro comune e che, opportunamente valorizzate, costituiranno grandi attrattive per un vero turismo a Caposele. Osservando questa meravigliosa cascata, (foto in prima pagina del n.82) il pensiero corre a paesaggi incantevoli di località turistiche lontane e di affascinante bellezza, a località amene ricche di una natura incontaminata. Questa località è a due passi da noi: è il tratto terminale dell’Oasi della Madonnina. A partire da questo numero della nostra rivista vogliamo impegnarci in una ricerca metodica e sistematica su quelle che sono le potenzialità insite nel nostro comune e che, opportunamente valorizzate, costituiranno grandi attrattive per un vero turismo a Caposele. Alcuni personaggi locali, interpellati a riguardo, si sono mostrati scettici oltre che critici sulle possibilità che ha il nostro Paese di assurgere al posto che merita nella graduatoria dei paesi più progrediti in questo settore. Altri hanno mostrato entusiasmo e grandi aspettative per la bellezza dei luoghi e per le attrattive che gli stessi offrono a chi visita il nostro Paese. Noi siamo certi che, partendo dalle piccole cose esistenti, si possa in tempi brevi pervenire a risultati ragguardevoli. E non si tratta, per la verità, di cose tanto piccole: Il Santuario di San Gerardo prima di tutto e poi le Sorgenti del Sele, la chiesa di San Lorenzo con la reliquia di San Gerardo, il Parco fluviale, il museo delle acque, il bosco Difesa, il museo delle macchine di Leonardo di prossima apertura, l’oasi della Madonnina con la meravigliosa cascata a monte, rappresentano un insieme di cultura, paesaggio, natura e fede che difficilmente si riscontra altrove. E’ un punto di partenza straordinario e strategico al tempo stesso, ma che ha bisogno di collaborazione, di passione e di impegno da parte di tutte le persone che credono in questo progetto turistico e che hanno a cuore le sorti del nostro paese. E’ un punto di partenza, sicuramente importante, ma che richiede unità di intenti e concordia generale, senza stupide divisioni e contrapposizioni, atteso che è in gioco l’interesse dell’intera collettività ed il progresso del nostro paese. 2010 EDITORIALE LA SELETECA
Antologia Caposelese 176 TURISMO: ACCENNI DI LIBERE RIFLESSIONI La Sorgente n.82 Agosto 2011 di Gerardo Ceres Il Comune di Caposele, seppure in una situazione economica pesantissima, aggravata da una peculiare condizione meridionale, riesce a fronteggiare meglio di altri la dinamica dello spopolamento e della moderna emigrazione verso altre aree della penisola. Non sfugge a nessuno che gran parte della ragione sta nella capacità di Materdomini di produrre reddito diffuso (pur diseguale nella sua distribuzione) per un numero consistente di famiglie del lavoro autonomo e di tanti prestatori d’opera. Non è difficile immaginare cosa sarebbe oggi Caposele senza il turismo religioso. I nnanzitutto cerchiamo di capire di cosa dobbiamo parlare. E, dunque, iniziamo a sfogliare un dizionario qualunque. Scopriremmo alla parola turismo che essa è un sostantivo maschile e che significa: ”viaggiare, per istruzione o per svago” (fare del turismo; il turismo all’estero, il turismo verde) e che nella sua forma estensiva è il “complesso delle attività e delle organizzazioni atte a favorire e a incrementare il turismo” (lo sviluppo del turismo in Italia, una rete di servizi per il turismo). Chiarito a me stesso a cosa ci si riferisca quando utilizziamo la parola turismo, vengo brevemente ad alcune riflessioni, complementari a tante altre che saranno ospitate in questo numero pressoché tematico. Turismo a Caposele e a Materdomini? A questa domanda verrebbe voglia di rispondere: passiamo ad altro. Nel senso che su questo tema ci si è esercitati per decenni, addirittura prima ancora del terremoto. Inoltre non sono un esperto e quindi non voglio avventurarmi in ragionamenti poco disciplinati dal punto di vista tecnico. Ho solo da basarmi su delle impressioni che si sono rafforzate e stratificate negli anni. Intanto credo vada sottolineato il fatto che la struttura della domanda (turistica) sia essenzialmente legata al richiamo religioso della figura di San Gerardo Majella. E che le presenze legate invece alle caratteristiche ambientali (l’acqua, le sorgenti, il fiume, i prodotti gastronomici) di Caposele sono talmente marginali nei suoi effetti economici che preferiamo sorvolare. Il vero nodo invece a mio giudizio risiede nella debolezza dell’offerta, sia nei suoi aspetti quantitativi sia in quelli qualitativi. La miopia sta nel fatto che si pensi (che tutti pensino, sciaguratamente) che solo la prossimità a via Santuario possa decretare il successo di un’iniziativa economica. Che sia la bancarella, il bar, il ristorante, l’albergo, non ha importanza: tutto racchiuso in quel chilometro quadrato, quasi fosse il miglio d’oro dell’Eldorado brasiliano. Ne consegue una sostanziale congestione nelle giornate di punta, ma oramai anche nelle domeniche di buona parte dell’anno. Tutto scaricato sulla dorsale di corso S.Alfonso e di via Santuario, a cominciare dal traffico e dai pochissimi 2011 LA SELETECA
177 Antologia Caposelese parcheggi. Sotto il profilo urbanistico Materdomini è una tragedia plastica, da proporla addirittura come caso di scuola per giovani urbanisti, su come non può essere concepita una città o solo un piccolo agglomerato urbano. La risposta poteva essere quella di prevedere sul piano della strumentazione urbanistica uno sviluppo oltre S. Michele, oltre lo svincolo delle Fornaci e lungo la fascia orientale di zona Duomo. Ma anche prevedendo uno sviluppo dell’offerta e dell’accoglienza orientando flussi lungo via Aldo Moro fin giù alle sorgenti di Caposele. L’idea, peraltro ripresa in tutti i programmi elettorali degli ultimi vent’anni, di congiungere le due risorse di pregio che possiede Caposele e farle divenire complementari l’una all’altra è la sola, unica possibilità per far crescere opportunità fino ad oggi inesplorate. Questa idea, tuttavia, non è stata mai nell’agenda degli amministratori di ieri e di oggi, ma temo anche di quelli che verranno in futuro. Chiarendo che non si intende attribuire agli amministratori responsabilità diverse da quelle della programmazione, della infrastrutturazione pubblica, della cura e del decoro urbano, forse dell’ideazione di un Piano di marketing. Il resto è responsabilità degli operatori economici che fermi nelle loro deboli certezze, vedono fumane di persone lasciare, ad una certa ora, Materdomini per andare a pranzo nei ristoranti di Scalo di Morra, del Goleto, di Nusco, di Montella, di Oliveto Citra e Contursi Terme. Da questo dato bisognerebbe ripartire per una riflessione più aggiornata ed attuale. L’offerta non riesce più a soddisfare, in quantità e qualità, la domanda. E se resta sempre vero che il richiamo religioso resti sempre alla base di chi sceglie di passare una giornata a Materdomini, va pure preso atto che non si è più in presenza del “pellegrino” stipato in pullman, costretto a muoversi sotto la guida del “capogruppo”. Oggi il pellegrino è autonomo, si muove con la propria autovettura. E’ un pellegrino maturo, che conosce, è informato, si guarda intorno, misura il rapporto costo-qualità, richiede confort. C’è, invece, in molti operatori economici di Materdomini l’idea del pellegrino-massa che affollava i fine settimana di settembre ed ottobre degli anni sessanta e settanta. L’altro storico ostacolo, mai affrontato e superato, è che tra i portatori di interessi economici (commercianti, ristoratori, albergatori) non si è mai riusciti a fare “rete, squadra, lobby”. Ciascuno corre per sé. Inguaribili solisti del proprio individuale destino. Da qui nasce anche la difficoltà a delineare e a far maturare una visione comune sulle cose necessarie da farsi, immaginando finanche l’apertura di una vertenza sugli aspetti di competenza pubblica (comunale, provinciale e regionale). Il Comune di Caposele, seppure in una situazione economica pesantissima, aggravata da una peculiare condizione meridionale, riesce a fronteggiare meglio di altri la dinamica dello spopolamento e della moderna emigrazione verso altre aree della penisola. Non sfugge a nessuno che gran parte della ragione sta nella capacità di Materdomini di produrre reddito diffuso GERARDO CERES LA SELETECA
Antologia Caposelese 178 (pur diseguale nella sua distribuzione) per un numero consistente di famiglie del lavoro autonomo e di tanti prestatori d’opera. Non è difficile immaginare cosa sarebbe oggi Caposele senza il turismo religioso. Ma sforziamoci solo un momento a pensare cosa potrebbe essere, se solo tutti fossero consapevoli della necessità di mettere in campo una strategia e un progetto per la qualificazione dell’offerta turistica. Aggiungo soltanto che, ogni fine settimana, dalle città (anche campane) decine di migliaia di persone scappano alla ricerca di luoghi e spazi dove ritrovare momenti di serenità e di svago, pernottando e mangiando. Caposele intercetta poco o nulla di questi flussi. Segnalo, infine, che l’Umbria di San Francesco d’Assisi, di Santa Chiara e di Santa Rita da Norcia, ha saputo sfruttare la misticità dei luoghi diversificando l’offerta e facendo leva su un patrimonio ambientale pareggiabile al nostro, alla buona cucina e ad una elevata capacità di accoglienza. Lo stesso, notiamo, stanno dimostrando di saper fare nella Pietrelcina di Padre Pio, con effetti positivi sull’intero Sannio. Siccome nessuno ha mai certificato il fatto che noi si sia figli di un dio minore, non resta che avviare una riflessione collettiva, fuori da ogni strumentalità, tipica della macelleria elettoralistica, e darsi da fare per indicare strade e percorrerle nell’interesse di chi investe e offre opportunità di lavoro e di reddito. Dunque nel più largo interesse della collettività. CAPOSELE e il SUO TURISMO - di Raffaele Russomanno – La Sorgente n.82 - Ag. 2011 La capacità attrattiva di un’area e l’apprezzamento di quanti ne fruiscono derivano dalla valorizzazione sinergica delle diverse risorse disponibili (religiose, paesaggistiche, naturali, gastronomiche, ecc.), il tutto garantito dalle competenze dei nostri operatori, i quali già oggi offrono un sistema qualità elevato, ma questo deve essere espresso in modo complessivo, quindi non solo più al solo livello aziendale ma anche e soprattutto a livello di sistema. Vista la richiesta del direttore di focalizzare la nostra attenzione per questo numero sulla questione turismo riparto da quanto già affrontato in precedenti miei articoli, in cui la mia attenzione si è posata sulla questione turismo e sviluppo per Caposele. Caposele, Materdomini e tutto il suo territorio, sono ormai da lungo tempo meta di un elevato numero di visitatori, perché le potenzialità del nostro territorio sono per una particolare coincidenza uniche: il Santuario di San Gerardo, le Sorgenti del Sele, la nuova Chiesa Madre, il parco fluviale, il Museo delle GERARDO CERES LA SELETECA
179 Antologia Caposelese Acque, il Bosco Difesa e speriamo a breve anche il centro fieristico, l’oasi della Madonnina ed il Museo delle macchine di Leonardo, il tutto incorniciato dalla bellezza del luogo, che fanno del nostro paese uno dei luoghi in Irpinia con le maggiori potenzialità di sviluppo turistico. Eppure solo in parte queste potenzialità sono espresse appieno. Solo Materdomini con il suo Santuario riesce a rispondere alla domanda di un turismo religioso, mentre, sono in essere tante potenzialità di sviluppo, e qui giova ricordarlo, la sperimentazione effettuata di convogliare una parte di tali presenze anche sul capoluogo attraverso l’organizzazione di visite guidate presso le sorgenti del Sele ha dato buoni risultati, anche se la mancanza di un accordo programmatico con la direzione dell’Acquedotto Pugliese non ci ha permesso di portare a regime quanto sperimentato. Penso che per Caposele valga quanto sostenuto in un recente convegno sul turismo a Napoli dall’assessore regionale al Turismo, Giuseppe De Mita, il quale sostiene che il rilancio del sistema turismo deve partire dalla base per finire con una sapiente gestione delle risorse. È giunto il momento di dar vita ad un “sistema locale del turismo”, è ora che tutti coloro che operano nel mondo del turismo locale e le istituzioni presenti sul territorio diano vita ad un tavolo di concertazione in cui programmare strategie ed eventi che possano ampliare e diversificare le presenze sul territorio. È ora di pensare di concepire un marketing che possa dare risultati soddisfacenti per Caposele, per questo tutti, indistintamente, dall’Amministrazione Comunale, alla Pro Loco, alle Associazioni presenti sul territorio, ma soprattutto agli operatori turistici, albergatori, ristoratori, pensino ad una politica turistica comune, a fare sistema e a non “vendersi” più ciascuno separatamente, ma questo richiede un lavoro di cooperazione che vada al di la delle nostre convinzioni politiche e personali, ma soprattutto delle nostre divisioni. Caposele in questo momento è un paese fortemente diviso, e per questo facile preda di quanti fanno del disfattismo la loro arte migliore, eppure qui sono in gioco gli interessi di un’intera collettività, non abbiamo più il tempo per temporeggiare, occorre pensare a strategie di marketing che possano incentivare le presenze, distribuendo l’offerta sull’intero territorio, ampliando e contemplando quando già esistente. Non a caso da un po’ di tempo sollecito che, nelle more della stipula della nuova convenzione tra il nostro Comune e l’Acquedotto Pugliese, si sottoscriva un accordo che disciplini la visita alle Sorgenti del Sele, permettendo una programmazione, ma soprattutto un’offerta, delle stesse nel mercato del turismo, sperando di riuscire ad offrire, un circuito in cui Sorgenti, museo delle macchine di Leonardo, museo delle Acque, parco fluviale e Chiesa Madre possano rappresentare RAFFAELE RUSSOMANNO LA SELETECA
Antologia Caposelese 180 un primo pacchetto da proporre a quanti vogliono accostarsi al mondo del turismo paesaggistico e naturalistico così da affiancare, completandola, l’offerta del turismo religioso già fortemente radicata. Per raggiungere questi obiettivi sarebbe opportuno che noi caposelesi anteponessimo il senso di appartenenza al nostro territorio alla faziosità dei vari gruppi, poiché ritengo che la base di partenza per creare una situazione ambientale favorevole allo sviluppo, da perseguire con strumenti come cooperazione, marketing e comunicazione, sia la pacificazione sociale. La capacità attrattiva di un’area e l’apprezzamento di quanti ne fruiscono derivano dalla valorizzazione sinergica delle diverse risorse disponibili (religiose, paesaggistiche, naturali, gastronomiche, ecc.), il tutto garantito dalle competenze dei nostri operatori, i quali già oggi offrono un sistema qualità elevato, ma questo deve essere espresso in modo complessivo, quindi non solo più al solo livello aziendale ma anche e soprattutto a livello di sistema. Pertanto è ora che a fronte di tante potenzialità, di un patrimonio turistico così ricco, si proceda al confronto ed alla cooperazione, e qui mi sento di invitare la nostra Amministrazione ad aprire, a breve, un tavolo in cui tutti i soggetti legati al mondo del turismo possano sedersi per cooperare e coordinare quelle iniziative che possano essere utili a favorire il turismo, facendo si che ognuno, nella propria specificità, faccia la sua parte, perché dove questo è avvenuto ha dato risultati positivi con ricadute occupazionali buone, basta guardare alle zone del centro e del nord Italia dove il numero delle presenze non solo si è consolidato ma è andato progressivamente crescendo nel tempo. / PELLEGRINI NEL MONDO – La Sorgente n. 82 - Agosto 2011 di Cettina Ciccone Una qualsiasi popolazione è sempre sopravvissuta salvando le proprie tradizioni, unendosi con lo spirito ai simboli religiosi tipici della cultura locale e che hanno simboleggiato eventi importanti della propria vita o di quella della comunità di appartenenza. E’ necessaria una riflessione su come sia oggi interpretato e praticato dal punto di vista della devozione religiosa, il pellegrinaggio. Occorre però risalire nel tempo per qualche millennio ed inoltrarci nelle motivazioni e nei luoghi che hanno successivamente tramandato tale fenomeno del pellegrinaggio. Fin dall’epoca degli antichi egizi era praticato, pur con le grandi difficoltà nell’effettuare spostamenti di persone, accessori e vettovaglie attraverso i vari territori, per raggiungere i luoghi che hanno attirato la devozione da parte di RAFFAELE RUSSOMANNO LA SELETECA
181 Antologia Caposelese ogni ceto sociale e secondo il proprio credo religioso verso i simboli più significativi dedicati ai loro dei. Nell’antica Grecia erano numerosi i santuari, spesso meta di pellegrini verso luoghi ed in periodi dell’anno ben definiti, per onorare le numerose divinità protettrici. Spesso il raggruppamento delle popolazioni in tali centri ed in quei periodi esigeva ovviamente, da parte di ogni partecipante, un comportamento improntato alla massima devozione. Celebri i pellegrinaggi che tuttora si svolgono nell’ambito di religioni induiste e che sono fra quelli maggiormente frequentati, con immersioni nelle acque del Gange e dove il canto comunitario si eleva con grande esternazione di folla. Sarebbe interminabile la citazione di altri rituali dei quali la storia passata e recente è ricca di notizie. Occorrerebbe invece inoltrarci nel nostro tempo e nei territori nei quali viviamo, esaminare il sentimento sublime che pervade l’animo del pellegrino di fede cattolica. Questo infatti si ispira ad una spiritualità indispensabile a mitigare le umane difficoltà. Una qualsiasi popolazione è sempre sopravvissuta salvando le proprie tradizioni, unendosi con lo spirito ai simboli religiosi tipici della cultura locale e che hanno simboleggiato eventi importanti della propria vita o di quella della comunità di appartenenza. Pellegrinaggio è un termine che, com’è noto, deriva dall’abbinamento di due vocaboli di origine latina e precisamente: “per” (al di là) e “ager” (inteso come territorio), stando così ad indicare un fenomeno di provenienza da altre zone allo scopo di onorare chi o qualcosa che, nel passato, ha rappresentato eventi straordinari di carattere prevalentemente religioso. La Basilica di MATERDOMINI, con tutta la sua storia, rientra fra le mete prescelte da fedeli dediti a tale forma di devozione. Nel trascorrere degli anni sono mutate le modalità di svolgimento, le strutture organizzative e di ricettività, i mezzi di trasporto adeguandosi ai tempi ed ai desideri sempre più manifestati dagli aspiranti pellegrini ma purtroppo, per alcuni di questi è andata scemando la vera funzione del pellegrinaggio fatta anche di sacrificio. Nei secoli trascorsi questi fedeli, pur di meritarsi ciò che per un cattolico osservante rappresenta un meritato premio, percorrevano, “pedibus calcantibus”,grandi distanze carichi di vettovaglie, pernottando in luoghi improvvisati e quasi mai confortevoli, pur di riprendere il faticoso viaggio alle prime luci dell’alba, come si racconta sia accaduto al piccolo ed esile GERARDO MAIELLA,accompagnato dalla madre nell’anno 1740. I meno poveri potevano permettersi di viaggiare a dorso di mulo trascorrendo poi la notte in qualche modestissima locanda. I fedeli benestanti, che erano pochissimi, viaggiavano invece in carrozza o servendosi di comode diligenze (la “freccia rossa”dell’epoca) e comunque semCETTINA CICCONE LA SELETECA
Antologia Caposelese 182 pre assistiti da assidua servitù, ma il premio Divino (indulgenza o altro) era meritatamente riservato ai poveri. Oggi tutto è mutato e qualche sedicente pellegrino non intende sottoporsi a fatiche estenuanti, sofferenze e privazioni; pretende invece, in alcuni casi, di essere inserito nello splendido mondo dei vacanzieri che praticano il turismo religioso patrocinato spesso da strutture ben organizzate. Codeste sono in grado di offrire viaggi in partenza da numerose città d’Italia ed alla portata di tante possibilità economiche. E’ stato calcolato che ogni anno partecipano ai suddetti viaggi, dotati dei più moderni e confortevoli mezzi di trasporto, circa 7 milioni di persone alle quali vengono somministrati vitto ed alloggio in rinomati alberghi e ristoranti del luogo di destinazione. Tutto ciò, ovviamente ha un costo non trascurabile ed il soggiorno potrebbe distogliere il pellegrino da un comportamento consono allo scopo che ha animato una così lodevole iniziativa. Anche MATERDOMINI è meta di pellegrinaggio, meno sfarzosa ed economicamente più accessibile sia per quanto riguarda il viaggio per potervi accedere, sia per i costi delle strutture ricettive contenuti nella giusta misura. Ricordo che a Materdomini negli anni 50, oltre ad un unico albergo denominato “ Casa del Pellegrino”, apprezzabile opera architettonica annessa al Santuario, esisteva anche una locanda, il cui proprietario mi risulta essere stato un certo Pietro Malanga. Anche in questa piccola struttura convergevano pellegrini che portavano al loro seguito alcune cibarie e si accontentavano oltre ad un modesto pernottamento anche la possibilità di poter acquistare un bicchiere di vino per arricchire il frugalissimo pasto. Lo sviluppo ha favorito successivamente il sorgere di ottime strutture alberghiere e di rinomati ristoranti senza però alterare, se non in misura adeguata ai tempi, la spiritualità del luogo. Vi convergono infatti tante persone provenienti principalmente da località limitrofe ma anche da altre più lontane. Il Santuario di MATERDOMINI si eleva in una posizione incantevolmente panoramica, viene ivi venerata una statua alta meno di un metro raffIgurante la Madonna genuflessa in preghiera ed in questo luogo operò, in veste di collaboratore, Gerardo Maiella per accogliere e per incrementare la ricettività dei pellegrini di quell’epoca. Vi dimorò fino all’ultimo giorno della sua vita 16 ottobre 1755 e venne canonizzato nel 1904. A leggere la storia di questo Grande Santo, molto noto per il famoso dono dell’ubiquità, la scienza infusa, le estasi, le visioni ed i numerosi miracoli effettuati con la sua intercessione, sembra un racconto avvincente soprattutto per bambini. CETTINA CICCONE LA SELETECA
183 Antologia Caposelese Infinite erano le sorprese che avvenivano per mezzo di Lui, ad esempio un Arcangelo che gli porta la Santa Comunione, una statua che improvvisamente si anima, ceste vuote che si riempiono immediatamente di pane, un uccello che sfreccia nell’aria per posarsi sul suo dito e cantare per un bambino in pianto ecc. Mi sono sempre state impresse nella mente le “gesta” di San Gerardo Maiella denominato “il Pazzerello dell’Eucaristia”, che rappresenta un sostegno morale notevole, considerate i grandi dolori patiti nel corso della sua brevissima vita. Durante le prove più difficili chi si rivolge al Santo ha la sensazione di sentirsi guidato come se Egli volesse dire: ”non temere io proteggerò il tuo cammino”. Oggi in un mondo contrassegnato da stress, morti, violenze e paure di vivere, ritengo ci si possa rivolgere a questo Santo, che, morto giovanissimo all’età di 29 anni di Tubercolosi, provato inoltre da sofferenze di ogni tipo, resta un faro di luce contro le tenebre della vita. San Gerardo MAIELLA è riconosciuto quale protettore delle mamme, dei bambini e di tutti i poveri. Una visita a MATERDOMINI è raccomandabile ... ..ma da VERI PELLEGRINI! Ricordi, riflessioni e qualche proposta – La Sorgente n. 82 dicembre 2011 di Ezio Caprio Carissimi allievi, Vi riconosco tutti, ad uno ad uno, e Vi sono grato per l’arricchimento umano e personale che mi avete inconsapevolmente trasmesso in anni per me difficilissimi e che hanno poi segnato i successivi sviluppi della mia esperienza di vita. Tu, Battista di Quaglietta e tu Pasquale Farina (ora impresario teatrale, nipote del compianto D.Alfonso Maria Farina) e tu Ceres (detto anche Sivori, di recente premiato per la fedeltà al lavoro in Fiat) e tu Competiello Antonio, emigrato in Canada, e tu Tobia Montanari, emigrato in Bologna e tu Lardieri Bonaventura (che venivi a piedi da Buoninventre, dotato di superiore quoziente intellettivo), tu Fortunato (da Materdomini) e tu Mario Feleppa (anzitempo trasmigrato all’altro mondo ma, prima, emigrato a Londra, dove, per caso ti incontrai in un ristorante nei pressi del Tamigi e dove non volesti farmi saldare il conto) e tu Rocky, ora rinomato acconciatore in Patria, con settimanali escursioni nella vicina Teora! L’invito, esteso agli abituali collaboratori, del “nostro” Direttore Ing. Nicola Conforti a voler inviare in redazione “un articolo su Caposele” mi ha provocato un benefico effetto, come l’ossigeno in chi ha fame d’aria. Questa volta ho voluto chiedermi il perché ed ho cercato scavarne le motivazioni, rileggendo a ritroso il mio “vissuto” caposelese. Partendo dall’infanzia, intensamente trascorsa nelle campagne e nel tessuto urbano caposelese, allora concentrato nella Piazza, in stretta connessione con i quartieri satelliti (non periferici). CETTINA CICCONE LA SELETECA
Antologia Caposelese 184 La prima (e sola) palestra di vita era allora la strada, non ancora asfaltata; le rive del fiume Sele, sino al Ponte Minuto. La prima assemblea , la più eterogenea, era la Scuola Elementare, arroccata al Castello, in aule affollatissime, con il solo guardiano Gennaro, intento anche a preparar la legna per alimentare le stufe in ferro, sulla cui piastra si abbrustolivano castagne. Poi, a dieci anni, arrivava il primo bivio. Si varcava, spesso per la prima volta, il confine di paese salpando per paesi più fortunati, dotati di Scuola Media, ove si sosteneva il primo vero esame: quello di “ammissione”. Ed era quello il primo passaporto. Poi iniziava la diaspora, per lo più presso parenti “cittadini” o, più spesso, presso Collegi laici e religiosi, più o meno severi, più o meno ortodossi, sempre molto costosi e, a volte, troppo selettivi. Ognuno di noi si lasciava alle spalle “un piccolo mondo antico”, fatto di cose semplici ed essenziali, di usanze comuni, di frequentazioni socialmente “aperte”. I rientri, natalizi, pasquali ed estivi, segnavano e scandivano momenti di incontro e confronto. Per i più fortunati e/o più dotati vi era un prosieguo universitario più o meno tortuoso, più o meno impegnativo, scandito da successi condivisi o da naufragi solitari. Sempre, la regia di ogni passaggio era sottoposta al vaglio finale ed implacabile dell’intera collettività paesana: la vox populi, sussurrata o conclamata, spesso cattiva e/o approssimativa, a volte però anche corrispondente alla realtà consolidata e verificata. Poi venne la prima riforma della Scuola Secondaria: ovvero la istituzione della “Scuola Media Unica”, nell’anno scolastico 1962-63. Le foto che documentano questo significativo evento epocale (dal punto di vista scolastico e sociale) e ne segnano il passaggio – e che sono a corredo di questo mio intervento – ritraggono appunto le due classi “ad esaurimento” della seconda e terza Avviamento dell’anno scolastico 1962-63. Carissimi allievi ivi rappresentati, Vi riconosco tutti, ad uno ad uno, e Vi sono grato per l’arricchimento umano e personale che mi avete inconsapevolmente trasmesso in anni per me difficilissimi e che hanno poi segnato i successivi sviluppi della mia esperienza di vita. Tu, Battista di Quaglietta e tu Pasquale Farina (ora impresario teatrale, nipote del compianto D.Alfonso Maria Farina) e tu Ceres (detto anche Sivori, di recente premiato per la fedeltà al lavoro in Fiat) e tu Competiello Antonio, emigrato in Canada, e tu Tobia Montanari, emigrato in Bologna e tu Lardieri Bonaventura (che venivi a piedi da Buoninventre, dotato di superiore quozienEZIO CAPRIO LA SELETECA
185 Antologia Caposelese te intellettivo), tu Fortunato (da Materdomini) e tu Mario Feleppa (anzitempo trasmigrato all’altro mondo ma, prima, emigrato a Londra, dove, per caso ti incontrai in un ristorante nei pressi del Tamigi e dove non volesti farmi saldare il conto) e tu Rocky, ora rinomato acconciatore in Patria, con settimanali escursioni nella vicina Teora! Senza dire, infine, delle grandi qualità umane e professionali dei Colleghi: nelle foto è riconoscibile il dott. Pasquale Russomanno, Docente di Scienze Naturali e Matematiche, che con la Sua sola distaccata e signorile presenza conferiva autorità e prestigio alla Cattedra che ricopriva. Naturalmente, quanto sopra succintamente esposto (volutamente evitando eccessivi riferimenti autobiografici) rende conto a me stesso della domanda iniziale che mi ero posto. Ma, ovviamente, non è tutto! Caposele, ora, non è più la stessa ed è forse un bene che sia diversa: importante, però, è ritrovarne l’anima! A questa ricerca ed a questa riscoperta occorre dedicarsi, toto corde: senza distinzioni di ceto, di censo e di cultura ma con un solo massimo comune denominatore: Amore incondizionato, irrazionale (come tutti gli amori) per la propria fonte, sorgente di vita: Caposele! Fatte le suesposte divagazioni introspettive, per conferire maggior concretezza a questo mio contributo, vorrei accennare a qualche considerazione, pur senza avere la pretesa di elargire pseudo-analisi socio-pedagogiche. Ma – mi domando – non sarebbe meglio ritornare al vecchio sistema di scuola Media “selettiva”? Mi piacerebbe, su questo argomento, aprire un dibattito-confronto, con il qualificato contributo del Mondo della Scuola. Magari, potrebbe ravvisarsi la opportunità di convertire la tendenza sin qui mantenuta ed optare per la istituzione di un Istituto tecnico agrario, specialistico nelle colture da noi più praticate! Invito, all’uopo, il Consiglio Comunale di Caposele a manifestare una precisa volontà in tal senso, previo uno Studio qualificato, ad iniziativa del competente Assessorato alla Pubblica Istruzione. Ma vogliamo o no riconoscere che il Liceo Scientifico risulta troppo spesso una fabbrica di disoccupati, se non, peggio, di illusi da effimeri traguardi, non più al passo con i tempi? Se ciò non è vero, me ne compiaccio e chiedo scusa agli illustri concittadini. Ma temo di non essermi troppo allontanato dalla realtà! E, comunque, ho detto ciò che penso. Si potrebbe cominciare, a mò di esempio, con la valorizzazione di beni disponibili ma del tutto abbandonati ad un triste destino. È sotto gli occhi di tutti, infatti, (anche dell’ignaro turista o pellegrino che sia) lo “scempio” – è proprio il caso di affermarlo – di quello che è stato luogo EZIO CAPRIO LA SELETECA
Antologia Caposelese 186 sacro, ovvero il “vecchio Cimitero”, poi divenuto Campo Didattico con entrostante ed elegante fabbricato, ora ridotto a ricovero occasionale o di fortuna, con esposizione frequente di bucato abbandonato ed offerto, senza pudore, allo sguardo dei passanti che attraversano la panoramica variante S.S., che collega cioè le Sorgenti al Santuario e viceversa. Si potrebbe (ma sono tentato di dire “si dovrebbe”) recuperare quel bene al patrimonio Comunale (invero già lo è!) ed adibirlo magari a museo delle attività rurali ed artigianali perché, infatti, non di sola acqua ha vissuto e vive Caposele! Museo, ristoro antico con caffetteria immersa nel verde ed avvolta nell’aria antica, con obbligo al gerente di turno di manutenzione rigorosa, con il rispetto dell’ambiente e dei canoni estetici del buon gusto. Ed ora mi impongo uno stop alle riflessioni (che andrebbero oltre i limiti) ed attendo risposte attuative e non solo meramente dichiarative. IL TURISMO NATURALISTICO…E NON SOLO Sorg. n. 82 Agosto 2011 di Michele Ceres Un’avveduta programmazione dei flussi turistici dovrebbe essere finalizzata all’integrazione del turismo religioso di Materdomini con quello vacanziero dell’altopiano di Laceno o, estendendo il discorso all’alto Sele, con quello termale di Contursi Terme. Si tratta in buona sostanza di creare un percorso dell’accoglienza che favorisca il collegamento e l’integrazione dei vari aspetti dei flussi turistici interessanti mete diverse. Il concetto di turismo negli ultimi anni si è ampliato. Alle antiche forme di turismo culturale, religioso e prettamente “vacanziero” si è aggiunto il turismo enogastronomico, il turismo terminale o della salute, il turismo musicale ed infine quello ambientale o naturalistico. Di qui il marketing del territorio attraverso iniziative di vario genere, tutte tendenti a valorizzare le attrattive locali tramite l’organizzazione di festival musicali, spettacoli teatrali, sagre di prodotti tipici, escursioni naturalistiche. Di qui l’adozione da parte di Comuni ed altri Enti di progetti finanziati con fondi che l’Europa destina alla aree comunitarie più svantaggiate per facilitarne la crescita e, quindi, l’inserimento tra quelle progredite. Quanti progetti relativi a “vie del grano” e a “tratturi delle transumanze”, quanti interventi riguardanti sistemazioni di piazze, fontane ed altre elementi dei centri storici sono stati realizzati senza che gli stessi abbiano determinato sviluppo economico e crescita culturale! Il contrario è, invece, avvenuto in altri paesi europei, che hanno avuto una maggiore e migliore capacità di spesa EZIO CAPRIO LA SELETECA
187 Antologia Caposelese rispetto alle nostre regioni. Limitando il discorso alla sola Campania, mi è difficile comprendere come, per esempio, un tedesco, dopo aver visitato gli scavi archeologici di Pompei, possa pensare di percorrere un tratturo, ripristinato con fondi europei, solo perché una volta vi transitavano carriaggi, mandrie e greggi, invece di andare a visitare i monumenti di Napoli o trascorrere in serenità qualche giorno in costiera o nelle isole. Questo non significa che l’Irpinia e le altre zone interne non debbano beneficiare dei flussi turistici in entrata nella nostra Regione o del turismo interno alla Regione stessa, significa, invece, che la Regione Campania deve cambiare strategia, destinando ai Comuni, già poli di destinazione di correnti turistiche, i fondi necessari a potenziare e migliorare la qualità dell’accoglienza, più che impiegarli per opere che non innescano alcun processo di crescita. Occorre che Regione ed Enti locali abbiano la capacità di programmare dei circuiti turistici che, partendo dall’esistente, coinvolgano anche le località che si trovano lunghe le direttrici di transito. Occorre, in altri termini, pensare ad un turismo integrato che, effettivamente, riesca a coniugare i vari aspetti che costituiscono, ad esempio, la forza attrattiva del contesto territoriale dell’Irpinia e dell’Alto Sele. Per rendere comprensibile il concetto, ritengo esemplificativo calare il discorso nel particolare di Caposele, così rispondo pure alle domande formulate dal Direttore de “La Sorgente”. Caposele, in ambito provinciale e regionale, costituisce un notevole polo attrattivo di turismo religioso. Un’avveduta programmazione dei flussi turistici dovrebbe essere finalizzata all’integrazione del turismo religioso di Materdomini con quello vacanziero dell’altopiano di Laceno o, estendendo il discorso all’alto Sele, con quello termale di Contursi Terme. Si tratta in buona sostanza di creare un percorso dell’accoglienza che favorisca il collegamento e l’integrazione dei vari aspetti dei flussi turistici interessanti mete diverse. Da questo interscambio si avvantaggerebbero di sicuro i paesi già mete di turismo, ma anche le località situate lungo le vie di percorrenza. L’esempio di Quaglietta, prima della costruzione della Fondo Valle Sele, chiarisce perfettamente il concetto. Una politica di tal genere finirebbe col privilegiare Caposele, perché le sue potenzialità, come ho avuto modo di illustrare ne “La Sorgente” di agosto 2009, potrebbero interessare non solo il turismo di natura religiosa, ma anche quello culturale ed ambientale. Quanto ho detto innanzi in merito al turismo integrato, può essere esteso “sic et simpliciter”, a Caposele. In tal senso, il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di favorire l’incremento delle presenze in loco di visitatori con l’offerta di un pacchetto turistico costituito dall’integrazione del turismo prettamente religioso con quello ambientale e naturalistico incentrato sulle Sorgenti del Sele. Nel concreto andrebbe progettato e realizzato un percorso capace di agevolaMICHELE CERES LA SELETECA
Antologia Caposelese 188 re lo spostamento dei forestieri dal Santuario di Materdomini alle Sorgenti della Sanità e viceversa, ovvero tra due diverse forme di turismo che si completano vicendevolmente. L’offerta potrebbe ulteriormente essere rafforzata con gli altri elementi di attrazione turistica che il nostro Paese può offrire al forestiero. La piscina comunale, il “parco della Madonnina” in costruzione, il museo Leonardo di prossimo allestimento, il Museo delle Acque in funzione da circa due anni, il Tempio di S. Lorenzo, una migliore e più produttiva utilizzazione del Bosco Difesa, la creazione di una rete di sentieri sulle nostre montagne, già progettata e probabilmente di prossima realizzazione, unitamente ad altri fattori attrattivi già esistenti sono punti di forza della nostra economia che, come tali, andrebbero necessariamente potenziati. Esistono, però, anche dei punti di debolezza, rappresentati massimamente da una strada di collegamento del Santuario con le Sorgenti della Sanità poco agevole per il transito dei pullman, dalla disagevole strada di accesso agli impianti sportivi in località “Pietra di Cola”, dall’assenza di una zona commerciale a Materdomini, dalla eternamente procrastinata sistemazione della bancarelle in via del Santuario, dalla carenza di strutture di accoglienza nel centro di Caposele, dalla pulizia delle strade urbane poco curata, dall’inesistenza di parcheggi e dal traffico a dir poco disordinato. Sono questi gli elementi che ostacolano il turismo nei suoi vari aspetti, da quello “mordi e fuggi”, che oggi interessa prevalentemente Materdomini, a quello relativo a più giorni di permanenza. Eppure basterebbe poco per ovviare quanto meno ad alcuni di tali inconvenienti. Non me ne voglia nessuno, se mi ripeto, riportando uno stralcio del mio articolo dell’agosto 2009. “Un paese sporco viene inevitabilmente disertato dai turisti. È questa una verità lapalissiana, che dovrebbe essere comprensibile anche ai meno accorti. Nondimeno, se volgiamo lo sguardo verso i cassonetti di conferimento della spazzatura assistiamo spesso allo spettacolo poco edificante di cassonetti vuoti e rifiuti posti per terra. Eppure la normativa in materia è piuttosto severa. Il D.L. 172/08 prevede, ad esempio, che “chiunque in modo incontrollato o presso siti non autorizzati abbandona, scarica, deposita sul suolo o nel sottosuolo o immette nelle acque superficiali o sotterranee rifiuti pericolosi, speciali ovvero rifiuti ingombranti domestici e non, di volume pari ad almeno 0.5 metri cubi e con almeno due delle dimensioni di altezza, lunghezza o larghezza superiori a cinquanta centimetri, e’ punito con la reclusione fno a tre anni e sei mesi; se l’abbandono, lo sversamento, il deposito o l’immissione nelle acque superficiali o sotterranee riguarda rifiuti diversi, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da cento euro a seicento euro”. Basta poco, tuttavia, per evitare queste pesanti sanzioni. In tal senso, è sufficiente che tutti, Amministrazione e MICHELE CERES LA SELETECA
189 Antologia Caposelese Cittadini, siano coscienti dell’importanza del problema. Faccio solo un esempio di come si potrebbe ridurre l’entità del disagio nelle more che, in tempi piuttosto brevi, il Comune elimini i cassonetti dalle strade ed organizzi la raccolta differenziata “porta a porta”. La plastica, la carta ed il vetro vengono smaltiti dal Consorzio rifiuti in un giorno stabilito della settimana. E, poiché la plastica, il vetro e la carta non emanano cattivi odori e non deperiscono nello spazio di qualche giorno, Il Comune può stabilire che gli stessi siano conferiti nei cassonetti solo il giorno antecedente a quello stabilito per il prelievo. Se poi qualche reprobo impenitente dovesse persistere in comportamenti incivili, è bene che lo stesso sia sanzionato secondo le norme vigenti. Si tratta, come si vede, di piccole ma utili iniziative. Per concludere, Caposele ha in sé la possibilità di crescere civilmente e di sviluppare la sua economia. Basta solo l’adozione di un’efficiente politica del turismo da parte del Comune, un sensibile miglioramento della qualità dell’accoglienza da parte degli operatori economici del turismo, un po’ di coscienza civica e di buon senso da parte dei Cittadini. Occorre scongiurare che si possa ripetere un caso analogo alla vicenda delle “Dacie”, ove l’interesse generale della collettività, rappresentato da un complesso di costruzioni destinate ai turisti e, quindi, alla crescita economica, è stato sacrificato sull’altare del più becero clientelismo. È necessario, altresì, che il Caposelese acquisisca un diverso abito mentale, affinché non si verifichi l’incomprensione, sfociata spesso in aperta avversione, che in un passato abbastanza lontano si verificò a proposito della piscina, del villaggio dacie, della zona commerciale di Materdomini, dell’allargamento della strada di collegamento del Capoluogo con la Frazione e della valorizzazione ambientale, in termini di vivibilità ed accoglienza, del centro storico. VENITE A CAPOSELE, CITTA’ DI SORGENTE EDITORIALE – dicembre 2011 Nicola Conforti Una piccola “città di sorgente” ricca di storia, di religiosità e di tradizioni è qui ad attendervi: una piccola “oasi” di acqua e di verde, una natura incontaminata, un Santuario di fede e di spiritualità attendono da sempre visitatori da ogni parte d’Italia. Dopo la visita a San Gerardo, doverosa quanto obbligatoria, una miriade di piccoli negozi di ricordi e tante attrezzature di ristorazione attendono di essere visitate. E poi lo svago, la cultura ed il relax. A circa un chilometro di distanza trovate l’elemento centrale della storia di Caposele e di tutto il territorio circostante: le meravigliose Sorgenti del Sele con tutte le grandi risorse ad esse MICHELE CERES LA SELETECA
Antologia Caposelese 190 collegate. E’ qui che trovate di tutto: storia, cultura, ambiente, gastronomia. Il museo dell’acqua vi racconta tutto del Sele e delle sue implicazioni di ordine sociale e storico. Il museo di Leonardo (in fase di allestimento) con la riproduzione in scala di tutte le macchine inventate da questo grande scienziato soddisfa gli amanti della cultura. La Chiesa della Sanità con la sua storia ultracentenaria e la Chiesa di San Lorenzo, ricostruita dopo il sisma del 1980, con le sue caratteristiche architettoniche di grande opera moderna sono l’ideale per chi predilige l’arte e la fede. Ed infine, il parco fluviale e l’Oasi della Madonnina con la meravigliosa cascata a monte, per chi ama il fresco, la natura e l’aria pulita e salubre. Tante testimonianze, alcune delle quali riportate all’interno di questa pubblicazione, esprimono con franchezza ed entusiasmo il convincimento che spettacoli naturali come questi è difficile trovare altrove. Infine un invito: venite a Caposele, ”città di sorgente”, dove l’atmosfera di grande ospitalità e di cordiale amicizia saprà trasformare un breve soggiorno in una esperienza indimenticabile. LA DONNA CAPOSELESE NELLA STORIA di Tania Russomanno Tante sono le donne che – in questa fase storica – emigrano per andare a lavorare nelle fabbriche del nord Italia. Altre ragazze con coraggio tentano la fortuna all’estero, scegliendo destinazioni lontane, quali la Svizzera, l’Argentina, gli Stati Uniti, luoghi in cui una volta trovato un lavoro ed una buona sistemazione faranno per sempre abbandonare la speranza di ritornare a Caposele se non da emigrate in vacanza. La conquista della parità giuridica tra l’uomo e la donna passa attraverso due tappe fondamentali, distanti quasi trent’anni l’una dall’altra: la prima è costituita dall’articolo 3 della Costituzione repubblicana, insieme alla conquista del suffragio universale; la seconda tappa è costituita dal Nuovo diritto di famiglia (1975). Negli anni sessanta emerge il contenuto più autentico del femminismo e si compie la piena affermazione della donna nel mondo del lavoro, sancita in Italia ufficialmente nel 1971 con l’entrata in vigore della legge che tutela le lavoratrici madri. In seguito a tali riforme si avverte l’esigenza di riorganizzare la società in chiave femminile, basti pensare che negli anni cinquanta le donne occupano la fetta più grande della manodopera nelle fabbriche e sono molto richieste per svolgere la professione di impiegate nel pubblico. Verso la fine degli anni sessanta anche Caposele, seppur in maniera più lenta, NICOLA CONFORTI LA SELETECA
191 Antologia Caposelese avverte i primi segnali di tali cambiamenti che si rintracciano soprattutto nella sfera dell’educazione familiare, della formazione scolastica, del lavoro e persino nei comportamenti e nelle abitudini sociali delle caposelesi. Il primo grande cambiamento è la conquista del diritto a un’istruzione completa, obiettivo perseguito con forza e determinazione da molte ragazze di Caposele proprio durante la fine degli anni sessanta. Per le fanciulle di paese fralmente si concretizza il sogno di intraprendere una carriera professionale e di aspirare a vivere un futuro diverso da quello che finora veniva pianificato dai propri padri o dalla realtà sociale e territoriale che si presentava. In passato la donna che conseguiva un titolo di studi superiore rappresentava l’eccezione in una società locale tutta strutturata intorno ai professionisti maschi. Invece, negli anni sessanta, aumenta sensibilmente il numero delle giovani caposelesi che fanno le valigie per spingersi oltre i confini locali e andare a vivere in una città dove è possibile conseguire un diploma – non essendoci scuole superiori a Caposele almeno fino agli anni settanta – o per frequentare l’Università. Le Facoltà di studio verso le quali le ragazze si indirizzano sono generalmente quelle di lettere e filosofia, essendo l’insegnamento la professione più ambita dalle donne poiché si concilia bene con la gestione della famiglia. Le studentesse caposelesi di solito si trasferiscono a Salerno, o a Napoli, le città universitarie più vicine al nostro territorio. Tuttavia, rispetto ai maschi, poche vanno a vivere da sole. Di solito trovano una sistemazione presso abitazioni di amici e parenti, o presso le case di studio gestite da suore: insomma si cerca una formula di alloggio più appropriata all’esigenze della fanciulla di provincia, che ancora paga una condizione di inferiorità rispetto ai ragazzi. Se nel passato la consuetudine dei piccoli centri imponeva alle donne di stare in casa con i propri genitori fino all’età matrimoniale, in seguito alle rivoluzioni sociali degli anni sessanta anche Caposele vede la scelta di molte ragazze di abbandonare il proprio paese per andare a conquistare le metropoli, che di sicuro offrono maggiori possibilità di lavoro. Tante sono le donne che – in questa fase storica – emigrano per andare a lavorare nelle fabbriche del nord Italia. Altre ragazze con coraggio tentano la fortuna all’estero, scegliendo destinazioni lontane, quali la Svizzera, l’Argentina, gli Stati Uniti, luoghi in cui una volta trovato un lavoro ed una buona sistemazione faranno per sempre abbandonare la speranza di ritornare a Caposele se non da emigrate in vacanza. Attualmente come si presenta la condizione femminile nel nostro paese? Ebbene è uno scenario completamente rivoluzionato in cui la società e persino la politica locale, si tingono spesso di rosa. L’inserimento della donna nel mondo del lavoro avviene a trecentosessanta gradi. Non ci sono più professioni esclusive degli uomini, nè pubblici uffici, cariche politiche o altro. Oggi le giovani caposelesi diventano medici, avvocati, biologi, commerciaTANIA RUSSOMANNO LA SELETECA
Antologia Caposelese 192 listi, ingegneri, infermiere, ostetriche ed altro. Scelgono le città di tutta l’Italia per frequentare le Università di ogni tipo e seguono i corsi di studi all’estero con il progetto Erasmus. Girano il mondo da sole o in compagnia, fanno esperienze di lavoro e master nelle grandi città europee, conseguono borse di studio, si specializzano ed organizzano la loro vita in funzione della propria carriera. Anche i modelli di comportamento sono completamente uniformati a quelli dei ragazzi. La dimostrazione più evidente sono i bar del paese – che prima erano una prerogativa degli uomini – e che oggi rappresentano il punto di ritrovo di tutti i giovani. Molte donne di Caposele sono protagoniste della vita locale, sono moderne ed emancipate, piene di idee: si inventano i giochi estivi all’aperto, le giornate della pulizia del fiume, le rappresentazioni teatrali e tanto altro. Molte di loro sono impegnate attivamente nel sociale, organizzano attività culturali dentro o fuori la scuola, tengono lezioni di catechismo e sono promotrici di eventi politici e culturali. Passeggiando lungo le strade principali di Caposele si può notare che molte attività commerciali sono gestite dalle donne, ereditate dai propri genitori o sorte grazie alla propria iniziativa. In definitiva oggi la donna di Caposele vive al passo con i tempi tra le acrobazie della famiglia e del lavoro e incarna perfettamente gli aspetti e le qualità della donna moderna. TRAGUARDI DI GRANDE INTERESSE - Editoriale / La Sorgente n. 84 – Ag. 2012 Abbiamo tanto insistito, sulle colonne di questo giornale, sui punti di forza del nostro turismo, ed i risultati si incominciano ad intravvedere in maniera tangibile ed incontestabile. E’ il caso di dire “tanto tuonò che piovve” e che sempre si vince quando non ci si arrende. L’anno quarantesimo de “La Sorgente” non poteva avere un esordio più importante e significativo dal punto di vista storico: due eventi, entrambi verificatisi ad inizio estate, rappresentano traguardi di grande interesse per lo sviluppo economico e sociale del nostro piccolo Paese. L’accordo con l’Acquedotto Pugliese e l’inaugurazione della mostra permanente delle macchine di Leonardo, hanno aperto nuovi orizzonti in prospettiva economica e turistica di un territorio, povero di risorse economiche ma molto ricco di attrattive naturali e ambientali. Oltre cinquemila persone in poco più di tre mesi hanno visitato la Mostra di Leonardo, le Sorgenti del Sele e la Chiesa TANIA RUSSOMANNO 2012 LA SELETECA
193 Antologia Caposelese di San Lorenzo: è solo l’inizio di un percorso che dovrà portarci sicuramente verso cime molto alte di popolarità e di successo. Le notevoli risorse maturate a seguito dell’accordo con l’Acquedotto Pugliese ci mettono in grado di progredire sul piano delle conquiste sociali e del lavoro. Abbiamo tanto insistito, sulle colonne di questo giornale, sui punti di forza del nostro turismo, ed i risultati si incominciano ad intravvedere in maniera tangibile ed incontestabile. E’ il caso di dire “tanto tuonò che piovve” e che sempre si vince quando non ci si arrende. La Sorgente, come una goccia d’acqua che scava la pietra, da quarant’anni batte il chiodo del turismo e di altri problemi sociali e finalmente gli effetti positivi sono a portata di mano, ad onta di chi, da sempre, cerca di frenare il naturale sviluppo di queste iniziative. “Chi ha sete venga” dice il manifesto dell’Amministrazione: L’acqua che un tempo muoveva l’intera economia del nostro piccolo Paese, adesso può restituire un futuro prospero a tutti i Caposelesi. IL SELE NELLA STORIA- La Sorgente n. 83 – dicembre 2011 di Gerardo Monteverde La denominazione più antica sembra sia ( Seila ) come si legge in una medaglia di Paestum e come pressappoco si pronuncia ancor oggi, ma i Greci dissero ( Silaris ) e i Romani Silarus o Siler 3. Gli antichi gli attribuirono la proprietà di mutare in pietra qualunque oggetto ligneo che restasse immerso nelle sue acque per qualche tempo. Rinomatissimo è stato sempre questo fiume presso gli antichi scrittori; sulle sue rive varie pagine vi ha scritto la storia. Lievemente deformato nelle lingue dei vari popoli che si sono succeduti nella regione, il nome ha avuto pressoché sempre il suono di quello attuale. Probabilmente glielo imposero i Siculi, in tempi protostorici, allorché furono costretti ad abbandonare il Lazio per trasferirsi nelle più sicure terre del Sud , in ricordo di altro fiume omonimo del loro paese di origine . La denominazione più antica sembra sia ( Seila ) come si legge in una medaglia di Paestum e come pressappoco si pronuncia ancor oggi, ma i Greci dissero ( Silaris ) e i Romani Silarus o Siler 3. Gli antichi gli attribuirono la proprietà di mutare in pietra qualunque oggetto ligneo che restasse immerso nelle sue acque per qualche tempo. Cominciò Aristotele, il sommo filosofo greco fiorito nel IV sec. A.C. , che però lo chiamò Ceto : “ dicono che questi luoghi siano tenuti dai Lucani e che 2011 EDITORIALE LA SELETECA
Antologia Caposelese 194 vi sia in questi posti un fiume di nome Ceto, nel quale le cose che vi si gettano, in un primo momento galleggiano e poi si induriscono come pietre “Anche il geografo Strabone dice quasi la stessa cosa, chiamando il fiume col suo vero nome: “i virgulti (ramoscelli) immersi nelle sue acque sassificano pur conservando la forma e il colore primitivo“. Il naturalista Plinio è più dettagliato nella sua pur breve notizia: “similmente nel fiume Sele oltre Salerno , si trasformano in pietra non solo i rami che vi si immergono, ma anche le foglie. Con due bellissimi versi Silvio Italico volle trasmettere ai posteri questo singolare fenomeno : “ con quei che beon del Silaro che i rami , / come si narra , entro a suoi gorghi impietra “. E l’ultimo grande poeta nostro del Rinascimento, così cantò : Quivi insiem venia la gente esperta del suol che abbonda di vermiglie rose, là ove, come si narra e rami e fronde Silaro impetra con mirabil onde Il geografo Raffaele Valaterrano riferisce che il fiume Sele, scorrendo dai monti Sanniti (voleva dir forse lucani) ha questa proprietà , che i rami in esso immersi, pietrificano . Agli inizi del 700 un ecclesiastico capaccese scrisse : Il fiume Sele è quello, che dagli antichi, sia Greci che Latini fu chiamato Silaro, di cui ha esperienza che cangi in pietra ciocché in esso si gitta, avverandosi quello che da Plinio, da Silio Italico , e da Aristotele sotto il nome di Ceto si riferisce; che ne dica in contrario il Cliverio . L’ottimo barone Antonini non si accontentò della notizia e volle sperimentare personalmente la cosa, venticinque anni dopo. Riuscì a spiegare, in termini scientificamente validi per i suoi tempi le reali dimensioni del fenomeno. Non trovo di meglio che riferir per intero qui il suo discorso: Ho voluto in varie maniere sperimentare , se ancora duri nelle acque del Silaro quella qualità , che da tanti attribuita gli viene di pietrificare i legni; ed ho in ciascuna volta trovato non già pietrificarsi , ma che intorno ad essi attacchi una certa scorza, o sia crosta , che facendo più grosso il legno , niente al didentro cangia la natura di quello . Ecco quel che in ciò io ho potuto riflettere : L’acqua del Silaro è sempre alquanto torbida; onde che seco trae un certo loto glutinoso, che attaccandosi al legno, quando poi e asciutto, lo fa parere come se fosse di pietra. Aggiungesi che un bastone stando nel fiume un mese di inverno (allorchè l’acque sogliano essere torbide) fa assai più che per tre mesi d’està. Ho provato ancora a far in un luogo stesso stare uniti due bastoni , uno liscio e senza scorza , e l’altro noderoso , crespo e non levigato: Levatoli dopo alcun tempo dall’acGERARDO MONTEVERDE LA SELETECA
195 Antologia Caposelese qua, ho trovato , che al liscio s’era attaccata meno crosta dell’altro. L’acqua di questo fiume presa in tempo d’està, e quanto per pioggia non siasi intorbidata, posta in un vaso con un pezzo di legno dentro appena v’imprime il segno di corteccia. Quella fatta torbida per pioggia ve n’imprime moltissima, e quando depone nel fondo del vaso è cosi pesante e duro, che eguaglia i sassi, e il ferro. Ho similmente osservato, che questi legni stati nel fiume, e cosi pietrificati, tanto più duri diventano , quanto più s’asciugano, e l’acqua con l’umido si dissipa. LA PRO LOCO, UNA TAPPA DELLA MIA VITA. di Raffaele Russomanno –La Sorgente n.84 – Agosto 2012 Il mio primo obiettivo, come Presidente, è stato quello di avviare nella Pro Loco un cambio generazionale, sperando in una transizione graduale basata su un comune intento: la crescita della nostra Associazione e con essa del nostro Paese. La nostra vita è costellata da eventi che come tappe, a volte obbligate, altre volte scelte, ne segnano il percorso. Sei anni fa, nell’accettare la carica di Presidente della Pro Loco, iniziava per me un’avventura entusiasmante da condividere con vecchi e nuovi amici, intrapresa, sinceramente, fra mille incognite e doverosi dubbi, ma tutti sicuramente inferiori alla passione che mi animava. Non mi aspettavo di incamminarmi per una strada in discesa, ma francamente non sarei mai stato in grado di immaginarla così impervia, come si è rivelata in alcuni momenti. Ma sono proprio le asperità della vita a farci da stimolo e a non farci demordere dal realizzare le cose in cui più crediamo. Il mio primo obiettivo, come Presidente, è stato quello di avviare nella Pro Loco un cambio generazionale, sperando in una transizione graduale basata su un comune intento: la crescita della nostra Associazione e con essa del nostro Paese. Ho creduto in questo e ho lavorato affinché tutto ciò si realizzasse: tanta gioia nel vedere arrivare i giovani nella Pro Loco, ma indicibile amarezza nel vederli andare via senza che si riuscisse ad arrivare ad una soluzione di comuni intenti. Questo è il passato. La vita della Pro Loco è continuata con le forze e le energie di quelli di sempre ma anche con la linfa vitale di pochi giovani. Fortunatamente lo scorrere del tempo e gli eventi che si susseguono ci obbligano ad andare avanti e guardare oltre. Durante quest’inverno, dopo un periodo di calma, ho cercato di riprovare a dare una nuova svolta alla nostra Pro Loco proponendo al consiglio direttivo di rimettere il mandato per facilitare e agevolare il cammino 2012 GERARDO MONTEVERDE LA SELETECA
Antologia Caposelese 196 del rinnovamento e riprendere, così, il dialogo con i giovani. Questo era il mio obiettivo quando ho incominciato, lo stesso rimane attualmente per me e la Pro Loco tutta. Tutte le esperienze della vita, analizzate nella loro interezza, riservano sempre delle positività. L’esperienza “presidenza della Pro Loco” ha rappresentato per me una grande palestra di vita che mi ha permesso di capire a fondo gli animi umani. Quante delusioni per aver sopravvalutato alcuni non comprendendone da subito l’animosità, solo perché ben celata, ma anche tante soddisfazioni nel toccare con mano il sostegno materiale e la condivisione di idee di tanti. Non potrò ringraziare mai abbastanza quei soci che, all’indomani delle infinite polemiche con i giovani, mi aspettavano di buon mattino vicino alla sede della Pro Loco pronti per lavorare, come d’altronde avevano sempre fatto per l’allestimento della sagra, non rivendicando per questo titoli e posizioni in consiglio. Mi sembra doveroso ringraziare Emidio Alagia, che sin dall’inizio del mio mandato mi ha incoraggiato con affetto, dimostrandomi stima e sostegno in ogni momento difficile, ma soprattutto per avermi insegnato, insieme a tutti quei soci armati di chiodi, martello e tavoloni, che non si è giovani per età anagrafica ma che si è giovani quando lo spirito d’iniziativa e la passione animano la nostra vita. E come non ringraziare tutte le donne, che sotto la sapiente guida di Anna Casale ed Agnese Malanga, senza richiedere onori e glorie hanno sempre permesso, e spero sempre permetteranno, alla Pro Loco di portare avanti la tradizione della cucina caposelese. Ringrazio, inoltre, quanti in questi anni hanno condiviso con me nel consiglio direttivo i momenti di gioia, sostenendomi in quelli di difficoltà . Al nuovo Presidente, l’arch. Concetta Mattia, a cui so di lasciare un compito gravoso, va il mio augurio affinché con la vitalità, la capacità organizzativa e la professionalità che la contraddistinguono possa traghettare l’associazione verso quel passaggio generazionale in cui avevo riposto tutte le mie aspettative e di andare oltre. A noi tutti il lavoro di portare a compimento quanto appena iniziato: il museo leonardiano, le visite alle Sorgenti del Sele ed al parco fluviale, l’arricchimento e l’approfondimento della formazione dei giovani che hanno partecipato al primo corso di guide turistiche locali, ragazzi a cui va tutto il nostro ringraziamento per l’impegno e la passione che hanno profuso per far partire il museo stesso. Se oggi gruppi di turisti attraversano Caposele centro lo dobbiamo anche all’opera di questi giovani. Mi permetto di suggerire a voi, giovani guide locali, di non dare ascolto a quanti, con insulsi e velenosi commenti, cercano di delegittimare il vostro imRAFFAELE RUSSOMANNO LA SELETECA
197 Antologia Caposelese pegno: vi ricordo che offrire il proprio tempo al servizio della collettività è il più alto gesto di civiltà per l’uomo. Al neo Presidente ed al nuovo Direttivo attendono, come sempre, nuove e più avvincenti sfide, che sicuramente verranno affrontate con impegno, ben consci che la crescita della nostra Pro Loco viaggia di pari passo con la crescita civile e sociale del nostro paese, cosa, mai come ora, necessaria per superare tutte le difficoltà del momento. FIRMA DELLA CONVENZIONE La Sorgente n. 84 - Agosto 2012 Pasquale Farina – Sindaco Oggi, questa Convenzione raccoglie una sfida in cui le parti stipulanti, si dichiarano reciproco impegno, da onorare sulla base della riformulazione di comportamenti, prima verso l’Acqua, e poi verso le legittime attese dei relativi amministrati. Buona sera a conclusione di questa giornata che noi tutti Caposelesi ricorderemo. Intanto, un saluto e un sincero benvenuto al dott. Massimiliano Bianco direttore generale dell’Acquedotto Pugliese, all’ing. Ivo Monteforte amministratore unico dell’Acquedotto Pugliese, all’avv. on. Fabiano Amati assessore opere pubbliche, lavori pubblici della Regione Puglia, all’avv. on. Giuseppe De Mita vicepresidente della Regione Campania e, ovviamente al Presidente della regione Puglia l’on. Nichi Vendola. Un saluto e un sincero benvenuto ancora, alle autorità a vario titolo presenti, ai cittadini irpini e pugliesi che ci hanno voluto onorare, partecipando da testimoni ad un evento significativo per i Caposelesi, evento che suggella un antico legame, ormai secolare, tra il Comune di Caposele e la Regione Puglia, stretto in nome della solidarietà, di quella solidarietà, per capirci, che si esterna con atti concreti e non semplicemente con parole o con impegni vaghi. Noi innanzitutto apprezziamo che per la prima volta, nelle consolidate relazioni con l’EAAP di ieri e l’AQP di oggi, la sottoscrizione della Nuova Convenzione avvenga a Caposele e di questa sensibilità istituzionale noi ringraziamo l’ass. Fabiano Amati e il presidente Nichi Vendola, che hanno autonomamente saputo cogliere il valore simbolico di un atto, la cui forma è anche sostanza. Non ci saremmo doluti se la firma di questa convenzione con l’AQP e quella non meno importante dell’Accordo Morale con la Regione Puglia, fosse stata apposta a Bari; di certo questa opzione ci è gradita per due ordini di motivi. Trattandosi di acqua, cioè di un bene comune dell’Umanità, da amministrare in nome e per conto delle generazioni attuali e future; rifuggire dai palazzi per privilegiare i luoghi “alla luce del sole” consegna un messaggio inequivoca2012 RAFFAELE RUSSOMANNO LA SELETECA
Antologia Caposelese 198 bile di chiarezza e di coraggio sugli usi di questa risorsa naturale, refrattaria, ribadisco refrattaria intimamente alla nozione di proprietà e di padronanza. In secondo luogo, la presenza dell’on. Vendola, presidente dei pugliesi oltre che della Regione Puglia, testimonia un elemento di discontinuità col passato, in quanto, dà un valore al dialogo con i territori, riconoscendo ad essi una dignità ed un ruolo da esaltare, proprio nel momento in cui avanza con incertezza la stagione politica del federalismo regionale. Questa discontinuità, vorrei dire a tutti gli Irpini, è una traccia utile a tutti, quando sono in ballo “Risorse Territoriali” intimamente legate a “comunità di destino”, ormai in caduta demografica, comunità che in ogni caso sono un presidio umano necessario alla tutela degli stessi interessi delle città. Un euro speso ed investito qui, è un euro speso ed investito bene, è un contributo al risparmio di tanti euro necessari alla complessa gestione di un Servizio Idrico Integrato pianificato altrove. Ecco perché c’è bisogno che la politica rinnovi i suoi approcci, riscoprendo le funzioni ed i ruoli dei territori che non vanno mai frettolosamente sacrificati in nome di emergenze altrove, anche se vere ed incontestabili a nessuno venga in mente che a Caposele oggi si sottoscrive un atto di vendita delle acque. L’acqua non è, e non sarà mai una merce, essa resta un valore, e se ha un valore, questo resta implicito nei costi di gestione e nei doveri di investimento e di comportamenti a tutela, che ne derivano. Questa Convenzione, che ci ha impegnati per alcuni anni in un confronto leale con l’AQP, mediato dalle energie profuse dall’ass. Regionale Fabiano Amati, cui va il mio ringraziamento, unitamente al dott. Massimiliano Bianco, dicevo questa Convenzione ha dovuto correre sui binari stretti concessi a noi dalla complicata e spesso esuberante legislazione di settore, del tutto assente negli anni ’70 quando l’EAAP riparò, con un’altra convenzione, ad un’ingiustizia perpetrata dal Fascismo, ingiustizia che aveva provocato rivolte, arresti e lacerazioni tra Caposele e la Puglia. Oggi, questa Convenzione raccoglie una sfida in cui le parti stipulanti, si dichiarano reciproco impegno, da onorare sulla base della riformulazione di comportamenti, prima verso l’Acqua, e poi verso le legittime attese dei relativi amministrati. Sapere che l’acqua sarà disponibile al criteriato uso delle famiglie di Caposele e a sostegno del nostro sviluppo con l’aggiunta di entrate da investire nella salvaguardia delle aree di protezione delle sorgenti, il che significa, per la conformazione urbana, Caposele centro e dintorni, non può che far piacere ai Caposelesi. Prendere atto, inoltre che AQP si apre con concessioni in comodato d’uso di suoi beni patrimoniali a sostegno del Progetto Turistico in un Comune che è già una realtà col suo Santuario, al quale aggiungeremmo le potenzialità Ambientali, nonché la realizzazione di un’area museale-laboratoriale di cui PASQUALE FARINA LA SELETECA
199 Antologia Caposelese l’acqua è il genius loci, va oltre le nostre aspettative ed anche in questo caso traccia il solco di un futuro da costruire, magari in sinergia con la Regione Puglia e la Regione Campania. Strappare, infine, un impegno comune della Regione Puglia e della Regione Campania, il cui vicepresidente on. Giuseppe De Mita saluto affettuosamente, e ringrazio per la presenza, un impegno, dicevo, affinché la fragilità di questo territorio che nelle sue viscere protegge il più strategico accumulo idrico dell’intero bacino Mediterraneo, sia attenzionata con mirati interventi di riforestazione e di risanamenti idrogeologici, di più non potremmo sperare. In quest’ottica, e proprio a tal proposito, l’Accordo Morale di cui si rende oggi garante la più alta carica della Regione Puglia con la sottoscrizione, rappresenta non solo l’impegno della Regione Puglia alla tutela del nostro territorio, ma anche l’adesione ad un comune progetto a difesa dell’acqua, sia che scorra nell’alveo, sia che venga destinata a dissetare comunità pugliesi che riteniamo sorelle. Noi siamo convinti, e lo sono tutti i Caposelesi da sempre, che solo l’ascolto e il dialogo sono in grado di risolvere problemi che a prima vista, sembrano insormontabili, perché con l’ascolto cresce la fiducia e si vince la diffidenza, perché con il dialogo si costruisce la condivisione e l’empatia, senza le quali nessuno potrà mai fare troppa strada. Noi ci siamo sempre inorgogliti quando i pugliesi attraverso le parole di un vecchio avvocato di Trani, l’indimenticabile Vincenzo Caruso, definirono Caposele “il più generoso paese d’Italia”; di ciò andava fiero anche un compianto sindaco di Caposele, Francesco Caprio. E noi ci rallegriamo ancora di più quando Caposele è visitata dai Pugliesi che numerosi accorrono al Santuario di S. Gerardo, lucano di nascita e irpino d’adozione e frequente visitatore della Capitanata. Per così dire, i Pugliesi sia che siano chiamati qui per realizzare le loro opere acquedottistiche, sia che vengano da turisti, si devono sentire a casa, perché l’Irpinia è terra di accoglienza e di autentica solidarietà. Da questo punto di vista, ci auguriamo che l’evento di cui è protagonista in prima persona, oggi, l’on. Nichi Vendola, sia accolto nella sua terra eccezionale, come un invito ai suoi conterranei a conoscere questi luoghi di sorgente che cent’anni fa ed oltre, vincendo le asperità delle dorsali appenniniche, contribuirono con l’acqua al riscatto, alla rinascita e allo sviluppo della Puglia. Ancora grazie … a tutti … a nome dei cittadini di Caposele per questa giornata. PASQUALE FARINA LA SELETECA