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Published by urbanapneaedizioni, 2016-09-22 15:32:53

0-9. ZERONOVE | 16Ruelle - FreeVersion

0-9. Zeronove - 16Ruelle - FreeVersion

2013





REDAZIONE 2013
Dario Emanuele Russo – Editore
Dafne Munro – Redattrice
Giuseppe Bellomo – Foreign Copywriter
Maria Teresa Camarda – Ufficio Stampa
Angela Graci – Graphic Designer
Alessio Manna – Graphic Designer

IMPAGINAZIONE
Angela Graci

RESPONSABILI COLLANA URBAN SOUND
Simone Cappello, Manfredi Lamartina

AUTORI
Mario Bajardi e Alessandro Sanfilippo
Fabio Casano
Sergio Cataldi
Margherita Gioia Di Fiore
Manfredi Lamartina
Alessandro Lupo
Federico Diliberto Paulsen e Silvia Siano
Francesca Perricone
Vito Pompeo
Federico Zumpani

CONTATTI
Urban Apnea S.A.S
Via Libertà 129, 90143 Palermo
P.IVA 06153260820

Marzo 2016 – ISBN 9788894042092

Quest’opera è protetta dalla legge sul diritto d’autore.
È vietata ogni riproduzione, anche parziale, non autorizzata

Foto di copertina di Angela Graci. Grazie a Renato Pistorio e a Tania Messina

SPONSOR/PARTNER

2013

INTRODUZIONE
E ISTRUZIONI PER L’USO

Difficile stabilire il momento esatto in cui, nell’arte, nella let-
teratura, nell’immaginario collettivo, il futuro ha smesso di
rappresentare il sogno utopico di prosperità, pace e progres-
so, per capovolgersi in un incubo distopico e apocalittico.

Dal secondo dopoguerra, il nuovo millennio è stato orizzon-
te di grandi speranze, spesso ai limiti della fantascienza, e
quando negli anni novanta il mondo conobbe il WorldWideWeb,
fummo in molti a credere che la fantascienza fosse diventa-
ta realtà. I primi sintomi di frattura si avvertirono pochi anni
dopo, con la minaccia “Millennium Bug”: difetto informatico
che avrebbe mandato in tilt l’intero apparato tecnologico in
data 1 gennaio 2000. Il rischio si rivelò una bolla di sapone
ma, per la vera tragedia, si dovevano aspettare solo 20 mesi.

11 settembre 2001: un attacco terroristico al World Trade
Center di New York provoca la morte di 2974 persone man-
dando in frantumi i sogni di pace riposti nel nuovo millen-
nio. Complice la natura, la prima decade degli anni zero vie-
ne travolta da una nuvola oscura e catastrofica che ingloba
ogni cosa. 2002: inizio della guerra in Afghanistan, ancora
in corso. 2003: Epidemia SARS in Cina. 2004: Tsunami in
Thailandia, strage di Beslan e attacco terroristico alla me-
tropolitana di Madrid. 2005: Attacco terroristico alla metro-
politana di Londra e uragano Katrina. 2006: Epidemia in-
fluenza aviaria ed epidemia colera in Angola. 2007: Incendio
alla centrale nucleare giapponese di Kashiwazaki-Kariwa e
terremoto in Perù. 2008: Crollo finanziario Lehman Brother
e inizio della crisi economica globale ancora in corso 2009:
Vertice di Copenaghen sul surriscaldamento ambientale,
terremoto dell’Aquila.

Ma se il mondo si è trasformato in un posto invivibile, ades-
so esiste un spazio libero e sicuro, capace di dare voce a
tutti, con una potenza democratica senza precedenti: il
web. Nelle strade, nei bar, nei centri di aggregazione, ogni
aspetto del vivere sociale e politico sembra annichilito da
una depressione vitale, al contrario l’energia nel web è vi-
brante e incontenibile. Due schieramenti contrapposti dan-
no vita a uno scontro violento e agguerrito, paragonabile a
quello tra fascisti e comunisti: “i complottisti”, che accusa-
no presunti poteri occulti, lobby segrete, logge massoniche,
spietate multinazionali e politici corrotti, di orchestrare una
tela di connivenze con un piano ben preciso; dall’altro lato,
“i complottati”, seguaci fedeli del pensiero ufficiale, ricevi-
tori pedissequi del verbo massmediatico, acritici e ingenui
sostenitori del pensiero comune. Il tema del contendere è
semplice, il cosiddetto: Nuovo Ordine Mondiale.

A prescindere dalle personali convinzioni una cosa è certa,
numerosi artisti della decade 2000-2009 hanno saputo as-
sorbire e trasferire in musica questa frattura della storia, re-
stituendo agli ascoltatori quello che noi definiremo:
IL NUOVO ORDINE MUSICALE.

Questo è un e-book interattivo. Se stai pensando di sfogliar- ISTRUZIONI
lo progressivamente dalla pagina 1 alla 268 ci solleviamo da ALBUM
ogni responsabilità per le tue crisi extra-piramidali. Ti con-
sigliamo invece di addentrarti nella rete di ipertesti interni RECENSIONI
ed esterni lasciandoti guidare dalle “istruzioni per l’uso”, AUTORI
per una fruizione dinamica, agile e adimensionale del testo.

L’e-book segue tre canali principali indicati nella pagina
gialla di introduzione: album, recensioni, autori:

• Cliccando sull’icona album si accede all’indice dei dieci
autori, e da lì alla selezione di 10 album.

• Cliccando sull’icona recensioni si accede all’indice dei
dieci anni, dal 2000 al 2009, e da lì a tutte le 100 recensioni.

• Cliccando sull’icona autori si accede a una breve biografia
del recensore e alla sua selezione.

• Cliccando sull’icona I ritorni alla pagina “Istruzioni”.

• A ogni piè di pagina trovi le icone delle tre sezioni, per ri-
tornare al punto di partenza.

• L’e-book è collegato alla piattaforma Spotify: cliccando su
ogni copertina e sull’icona “disco” nella sezione Autori, puoi
passare all’ascolto dell’album.

• In qualsiasi momento, da ogni parte del testo, per trova-
re qualcosa, puoi sempre utilizzare il buon vecchio CTRL+F
e inserire nella “finestra” il nome del gruppo o dell’autore
che stai cercando.

• Le recensioni sono divise in due parti: nella prima un
micro-schema di presentazione con l’immagine di coper-
tina collegata a Spotify, nella seconda la recensione vera
e propria.

Redazione Urban Apnea

ALBUM

RECENSIONI

AUTORI

2013

ALBUM

ALBUM

MARIO BAJARDI
E ALESSANDRO SANFILIPPO
FABIO CASANO
SERGIO CATALDI
MARGHERITA GIOIA DI FIORE
FEDERICO DILIBERTO PAULSEN
E SILVIA SIANO
MANFREDI LAMARTINA
ALESSANDRO LUPO
FRANCESCA PERRICONE
VITO POMPEO
FEDERICO ZUMPANI

M. BAJARDI
A. SANFILIPPO

BIOGRAFIA

THE FLAMING LIPS
At War with the Mystics
(2006)

SON LUX
At War with Walls and Mazes
(2008)

AMON TOBIN
Chaos Theory: Splinter Cell 3
Soundtrack (2005)

GOLDFRAPP
Felt Mountain
(2000)

BOARDS OF CANADA
Geogaddi
(2002)

JON HOPKINS
Insides
(2009)

MARILLION
Marbles
(2004)

BLONDE REDHEAD
Misery is a Butterfly
(2004)

MODERAT
Moderat
(2009)

APPARAT
Walls
(2007)

FABIO
CASANO

BIOGRAFIA

JOHNNY CASH
American IV:
The Man Comes Around (2002)

THE NATIONAL
Boxer
(2007)

BELLE & SEBASTIAN
Fold Your Hands Child,
You Walk Like a Peasant (2000)

ANTONY AND THE JOHNSONS
I Am a Bird Now
(2005)

SPARKLEHORSE
It’s a Wonderful Life
(2001)

DAMIEN RICE
O
(2002)

BECK
Sea Change
(2002)

PJ HARVEY
Stories from the City,
Stories from the Sea (2000)

AIR
Talkie Walkie
(2004)

THE DECEMBERISTS
The Crane Wife
(2006)

SERGIO non presente su spotify
CATALDI
non presente su spotify
BIOGRAFIA

THE CURE
Bloodflowers
(2000)

DAFT PUNK
Discovery
(2001)

VERDENA
Requiem
(2007)

SCISSOR SISTERS
Scissor Sisters
(2004)

OFFLAGA DISCO PAX
Socialismo Tascabile
(2005)

SAINT ETIENNE
Sound of Water
(2000)

GIULIANO PALMA & THE BLUEBEATERS
The Album
(2000)

THE LIBERTINES
The Libertines
(2004)

BLUR
Think Tank
(2003)

NEW ORDER
Waiting for the Sirens’ Call
(2005)

MARGHERITA G. non presente su spotify
DI FIORE

BIOGRAFIA

M83
Dead Cities, Red Seas
& Lost Ghosts (2003)

IL TEATRO DEGLI ORRORI
Dell’Impero delle Tenebre
(2007)

ARCTIC MONKEYS
Favourite Worst Nightmare
(2007)

VANESSA VAN BASTEN
La Stanza di Swedenborg
(2006)

LCD SOUNDSYSTEM
LCD Soundsystem
(2005)

RÖYKSOPP
Melody A. M.
(2001)

NON VOGLIO CHE CLARA
Non Voglio Che Clara
(2006)

EXPLOSIONS IN THE SKY
The Earth Is Not
a Cold Dead Place (2003)

DEATH CAB FOR CUTIE
Transatlanticism
(2003)

VAMPIRE WEEKEND
Vampire Weekend
(2008)

F. DILIBERTO non presente su spotify
PAULSEN / S. SIANO non presente su spotify

BIOGRAFIA

AMY WINEHOUSE
Back to Black
(2006)

MORGAN
Canzoni dell’Appartamento
(2003)

ELLIOT SMITH
Figure 8
(2000)

THE ORGAN
Grab That Gun
(2004)

TOOL
Lateralus
(2001)

NICK CAVE
No More Shall We Part
(2001)

THE DRESDEN DOLLS
The Dresden Dolls
(2003)

THOM YORKE
The Eraser
(2006)

THE GOOD THE BAD & THE QUEEN
The Good the Bad
& the Queen (2007)

THE XX
The XX
(2009)

MANFREDI
LAMARTINA

BIOGRAFIA

SIGUR RÓS
()
(2002)

NATHAN FAKE
Drowning in a Sea of love
(2006)

BAUSTELLE
La Malavita
(2005)

THE RADIO DEPT.
Lesser Matters
(2003)

ANIMAL COLLECTIVE
Merriweather Post Pavilion
(2009)

BATTLES
Mirrored
(2007)

THE NOTWIST
Neon Golden
(2002)

GIARDINI DI MIRÒ
Rise and Fall of Academic Drifting
(2001)

PORTISHEAD
Third
(2008)

BROKEN SOCIAL SCENE
You Forgot It in People
(2002)

ALESSANDRO
LUPO

BIOGRAFIA

AIR
10000 Hz Legend
(2001)

BON IVER
For Emma, Forever Ago
(2008)

TÉLÉPOPMUSIK
Genetic World
(2001)

RADIOHEAD
Kid A
(2000)

KINGS OF CONVENIENCE
Riot On an Empty Street
(2004)

WILCO
Sky Blue Sky
(2007)

TORTOISE
Standards
(2001)

LOW
Trust
(2002)

BURIAL
Untrue
(2007)

BJÖRK
Vespertine
(2001)

FRANCESCA non presente su spotify
PERRICONE

BIOGRAFIA

MASSIVE ATTACK
100th Window
(2003)

YO LA TENGO
And Then Nothing Turned Itself
Inside Out (2000)

THE CHEMICAL BROTHERS
Come with Us
(2002)

SHARON JONES & THE DAP-KINGS
Dap Dippin’ with Sharon Jones
and The Dap-Kings (2002)

RADIOHEAD
In Rainbows
(2007)

99POSSE
La Vida Que Vendrá
(2000)

ZERO7
Simple Things
(2001)

FELA KUTI
The Best of the Black President
(2000)

THE BLACK KEYS
Thickfreakness
(2003)

THE HIVES
Veni Vidi Vicious
(2000)

VITO non presente su spotify
POMPEO

BIOGRAFIA

MERCURY REV
All Is Dream
(2001)

OKKERVIL RIVER
Down the River of Golden Dreams
(2003)

SUFJAN STEVENS
Illinois
(2005)

PATRICK WOLF
The Bachelor
(2009)

BONNIE ‘PRINCE’ BILLY
The Letting Go
(2006)

ELBOW
The Seldom Seen Kid
(2008)

WILCO
Yankee Hotel Foxtrot
(2002)

CAT POWER
You Are Free
(2003)

MORRISSEY
You Are the Quarry
(2004)

MY MORNING JACKET
Z
(2005)

FEDERICO non presente su spotify
ZUMPANI

BIOGRAFIA

RADIOHEAD
Amnesiac
(2001)

THE (INTERNATIONAL) NOISE CONSPIRACY
Armed Love
(2004)

ARCADE FIRE
Funeral
(2004)

THE STROKES
Is This It
(2001)

BLOC PARTY
Silent Alarm
(2005)

CAT POWER
The Greatest
(2006)

KING KHAN AND THE SHRINES
The Supreme Genius of King Khan
and The Shrines (2008)

INTERPOL
Turn On the Bright Lights
(2002)

THE FLAMING LIPS
Yoshimi Battles the Pink Robots
(2002)

THE SHINS
Wincing the Night Away
(2007)



RECENSIONI

RECENSIONI

2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009

2000
DUEMILA

RECENSIONI 2000

PERRICONE: Yo La Tengo – And Then Nothing Turned Itself Inside Out
CATALDI: The Cure – Bloodflowers
BAJARDI: Goldfrapp – Felt Mountain
PAULSEN: Elliot Smith – Figure 8
CASANO: Belle & Sebastian –
Fold Your Hands Child, You Walk Like a Peasant
LUPO: Radiohead – Kid A
PERRICONE: 99Posse – La Vida Que Vendrá
CATALDI: Saint Etienne – Sound of Water
CASANO: PJ Harvey – Stories from the City, Stories from the Sea
CATALDI: Giuliano Palma & The Bluebeaters – The Album
PERRICONE: Fela Kuti – The Best of the Black President
PERRICONE: The Hives – Veni Vidi Vicious

di FRANCESCA PERRICONE

YO LA TENGO
And Then Nothing
Turned Itself
Inside Out
2000

ETICHETTA: Matador Records
NAZIONALITÀ: Stati Uniti
GENERE: Lo-Fi, Indie Rock
BRANI MIGLIORI: Tears Are in Your
Eyes, Our Way to Fall, Saturday
DOVE ASCOLTARLO: In un rifugio di
montagna davanti al camino
SE FOSSE UN COLORE: Viola
SE TI PIACE ASCOLTA: Luna, Pavement,
Stereolab

2000

YO LA TENGO
And Then Nothing Turned Itself
Inside Out

Yo La Tengo è una famiglia piccola, composta da una coppia,
Ira e Georgia, e un amico di vecchia data, James. Mi piace
immaginare che la loro casa sia simile a quella della coper-
tina di And Then Nothing Turned Itself Inside-Out: un mode-
sto prefabbricato nel New Jersey avvolto nell’oscurità da alti
pini e dalla quiete di un cortile isolato. La loro è una dimora
semplice e discreta, al cui interno si intravedono delle luci
calde che ti invitano ad entrare. Ricorda un po’ la casa de
L’Impero delle Luci di Magritte. Uno di quei quadri che po-
tremmo restare a guardare incuriositi per ore, immaginan-
do di perderci dentro per scoprirne lentamente ogni angolo
nascosto. C’è un non so che di riservato e trasparente anche
in quest’album degli Yo La Tengo. Ira e Georgia condividono
infatti senza imbarazzo i racconti del loro vissuto quotidia-
no, ma lo fanno con un ritegno impeccabile. Si avvicinano
in punta di piedi e ti sussurrano vicissitudini ed emozioni
nell’orecchio, come dei timidi menestrelli. Ascoltate la dol-
cissima Our Way to Fall e poi la serenata You Can Have It
All, resterete colpiti dal sound rock delicato, le voci rassi-
curanti e i testi genuini, senza fronzoli. Ira, Georgia e James
hanno il pregio di essere onesti e affettuosi come degli amici
di infanzia, dei confidenti con cui poter condividere anche le
emozioni più banali. Con quest’album di Yo La Tengo, starete
in una botta di ferro e potrete sentirvi davvero a casa.

2000

di SERGIO CATALDI

THE CURE
Bloodflowers
2000

ETICHETTA: Fiction Records 2000
NAZIONALITÀ: Regno Unito
GENERE: New Wave,
Gothic Rock, Alt-Rock
BRANI MIGLIORI: Watching Me Fall,
The Last Day of Summer,
The Loudest Sound
DOVE ASCOLTARLO: Chiuso in una
stanza dopo una feroce litigata col
proprio partner
SE FOSSE UN COLORE: Viola
SE TI PIACE ASCOLTA: Depeche Mode,
Bauhaus, Siouxsie & The Banshess

THE CURE
Bloodflowers

Nel 2000 lavoravo in un negozio di dischi e ricordo, come
fosse oggi, il pomeriggio in cui arrivò il pacco che contene-
va Bloodflowers. Aprii con foga lo scatolone che conteneva
la ventina di copie ordinate per tirarne fuori subito una e
assicurarmela prima di chiunque altro. C’era stata tanta
attesa per quest’album che idealmente chiudeva una tri-
logia cominciata nel lontano 1982 con Pornography e pro-
seguita con il best-seller Disintegration del 1989. La gran
parte dei critici diffidava che il super chiacchierato capitolo
conclusivo della triade potesse essere all’altezza dei dischi
precedenti, ma quel pomeriggio, il lettore cd del negozio in
poco più di un’ora sfatò ogni dubbio in merito: capolavoro.
Oggi, a distanza di ben quindici anni, rimango dello stesso
avviso aggiungendo anche che Bloodflowers è l’ultimo disco
degno di nota partorito dalle fervide menti dei Cure (ad oggi
ne sono seguiti altri due), perché è riuscito ad ereditare le
caratteristiche migliori degli altri due (Disintegration in par-
ticolare) risultandone la perfetta summa. L’unico dubbio che
ho, a differenza del passato, è se questo eccellente risul-
tato sia stato raggiunto come “esperimento da laboratorio”
nella ricerca puntigliosa di Roberth Smith di voler ricreare
certe atmosfere e sonorità, o sia stata genuina ispirazione.
Nell’incertezza ascoltatelo. È struggente ed emozionante
come pochi.

2000

di MARIO BAJARDI e ALESSANDRO SANFILIPPO

GOLDFRAPP
Felt Mountain
2000

ETICHETTA: Mute Records
NAZIONALITÀ: Regno Unito
GENERE: Più Trip che Hop
BRANI MIGLIORI: Lovely Head,
Pilots, Utopia
DOVE ASCOLTARLO: In cima a una
montagna, o in ogni caso lontani
dal resto del mondo
SE FOSSE UN COLORE: Blu notte
SE TI PIACE ASCOLTA: Portishead, Tricky,
Massive Attack

2000

GOLDFRAPP
Felt Mountain

I Goldfrapp nascono dalla collaborazione di Alison Goldfrapp, 2000
soprano british dalle forti influenze trip-hop, e Will Grogory,
produttore e compositore di colonne sonore.
Felt Mountain è il frutto della profonda fusione fra le anime
di questo duo, capeggiato dalla misteriosa bionda sirena, o
fata dei boschi, che dir si voglia. Per creare qualcosa di pro-
fondo, mistico e onirico, decidono di allontanarsi dal caos
cittadino e ritirarsi per sei mesi in un bungalow nella contea
del Wiltshire, fra boschi e vallate. L’atmosfera e l’ambiente
creano ispirazione. Ne viene fuori un’opera che trasuda pas-
sione e desiderio, sogno e malinconia. Ascoltando le varie
tracce si scorgono vallate lontane, animali fatati del sottobo-
sco e si è immersi in un’altra dimensione. Lovely Head, trac-
cia d’apertura, nonché soundtrack di uno spot Bmw, esor-
disce con fischi lontani, quasi magico richiamo della nostra
bella folletta, per poi proseguire con il suo cantato alternato
a chitarre distorte e synth. L’atmosfera misteriosa continua
con Paper Bag per farsi più tetra in Human, dove la scena è
arricchita da un gelido violino, accompagnato da trombe e
una sezione ritmica affidata ad angoscianti percussioni.
La scena diventa serafica con Pilots e con il brano che dà il
nome all’album.
Altro brano degno di nota è Utopia, che sembra figurare il
culmine di un amore, si avverte spazio, luce, armonia. Felt
Mountain è un album che unisce il vecchio al nuovo, sonori-
tà trip-hop, frutto della collaborazione con Tricky e altri della
scena bristoliana, che poggiano l’accento più sul lato trip-oni-
rico che su quello ritmico e hip-hop e si uniscono ad arrangia-
menti Morriconiani. L’intento dei due, di trasmettere atmo-
sfere e paesaggi misteriosi che ci immergono in una natura
magica, misteriosa, oscura e nostalgica è più che riuscito.

di FEDERICO DILIBERTO PAULSEN e SILVIA SIANO

ELLIOT SMITH
Figure 8
2000

ETICHETTA: DreamWorks Records
NAZIONALITÀ: Stati Uniti
GENERE: Indie Pop, Cantautorale
BRANI MIGLIORI:
Son of Sam, Happiness,
Wouldn’t Mama Be Proud
DOVE ASCOLTARLO: In pullman o in
treno, iniziando un viaggio da soli
SE FOSSE UN COLORE: Azzurro cielo
SE TI PIACE ASCOLTA: Nick Drake,
Sufjan Stevens, Sun Kil Moon

2000

ELLIOT SMITH
Figure 8

Noi, adolescenti negli anni novanta, reduci da un decennio di 2000
disillusione grunge e spensieratezza britpop, siamo arrivati
al 2000 un po’ spiazzati. Privi di punti di riferimento sociali
e musicali precisi, dotati di una capacità di tener conto delle
sfumature, acquisita inconsapevolmente con la maturità, ci
siamo trovati a definire la nostra identità senza altri mezzi
che lo sguardo su noi stessi. Specchio di questo mutamento
generale, gran parte della musica degli anni zero è domina-
ta dall’introspezione, da un carattere intimo e riflessivo, da
un’assenza di aggressività esplicita. Tutto, forse, è comin-
ciato con Elliot Smith. Sebbene la maggior parte della sua
produzione si collochi negli ultimi anni del secondo millen-
nio, essa è frutto di una sensibilità che preannuncia un’al-
tra epoca. Smith è un genio più tormentato che ribelle, la
cui capacità di mettersi a nudo trova massima espressione
nel suo canto del cigno, Figure 8. Uomo di musica e non di
spettacolo, l’artista cerca di fare il punto su se stesso dopo
la traumatica collisione con la fama, con l’universo hollywo-
odiano e con l’industria discografica. Stranamente, è l’abba-
gliante Los Angeles, regno dello star system per antonoma-
sia, a essere scelta come rifugio in cui prendere le distanze
dalla vorticosa routine del palcoscenico. Forse, in virtù di
questo paradosso, Figure 8 ci restituisce un Elliot Smith in
bilico tra luce e tenebre, che denuncia la sua fragilità, can-
tando con voce d’angelo il pessimismo e la rassegnazione.
Musicalmente Smith continua a perseguire una strada al-
ternativa rispetto alla ruvidezza degli inizi, ma non perde
l’efficacia dell’essenzialità e la sua sofferta delicatezza. Tri-
ste ironia della sorte, Figure 8 si chiude con un saluto, Bye,
quasi a sancire il suo ruolo di prezioso testamento artistico
che vanterà poi infiniti tentativi di emulazione.

di FABIO CASANO

BELLE & SEBASTIAN
Fold Your Hands
Child, You Walk Like
a Peasant
2000

ETICHETTA: Jeepster Records 2000
NAZIONALITÀ: Regno Unito
GENERE: Chamber Pop (ma non ne
sono troppo convinto…)
BRANI MIGLIORI:
Don’t Leave the Light On, Baby,
The Wrong Girl, I Fought in a War
DOVE ASCOLTARLO: A Oxford, nella vostra
stanzetta di Exchange Student
SE FOSSE UN COLORE: Arancione (non mi
chiedete perché, tanto non lo so.)
SE TI PIACE ASCOLTA: Kinks,
Isobel Campbell, The Smiths

BELLE & SEBASTIAN
Fold Your Hands Child,
You Walk Like a Peasant

Nella sezione Mix Genius di iTunes, i Belle & Sebastian ven-
gono classificati come chamber pop, pop da camera. Non
so, quasi alla stregua della versione ye-ye dei quartetti d’ar-
chi di Mozart o la versione disco delle Quattro Stagioni di
Vivaldi.
Però, io ne so molto meno di iTunes e quindi mi fido di lui,
anche se non sono troppo convinto.
Ma sappiamo come le classificazioni lascino a desiderare,
perché proprio nel caso di Fold Your Hands Child, il consiglio
migliore che posso dare è quello di ascoltarlo senza alcun
pregiudizio, ma con l’entusiasmo puro e semplice di un bam-
bino che inizia a camminare.
Solo così si può apprezzare la leggerezza di una canzone
come The Wrong Girl (Morrissey si sta ancora chiedendo
quando l’abbia incisa con gli Smiths) o una ballad in stile
sixties di I Fought in a War, quasi un Nick Drake che mani-
festa contro la guerra in Vietnam.
Il mio brano preferito rimane Don’t Leave the Light On,
Baby, il miglior commento a tutte le giornate nere della no-
stra vita, che viviamo, che abbiamo vissuto e che vivremo
in futuro.
Anzi, rilancio: quasi quasi spero che oggi sia una di queste,
così avrò una nuova scusa stasera quando sarò a casa per
andare a godermela ancora.

2000

di ALESSANDRO LUPO

RADIOHEAD
Kid A
2000

ETICHETTA: Parlophone, Capitol 2000
NAZIONALITÀ: Regno Unito
GENERE: Elettronica, Avant-Rock
BRANI MIGLIORI:
The National Anthem, How to
Disappear Completely, Idioteque
DOVE ASCOLTARLO: Indietro nel tempo
sulle Twin Towers
SE FOSSE UN COLORE: Vetro scheggiato
in un collage futurista
SE TI PIACE ASCOLTA: Aphex Twin,
The Notwist, Tortoise

RADIOHEAD
Kid A

Negli anni novanta la Thatcher e Reagan erano stati archiviati, 2000
il Muro era crollato e la musica suonava di nuovo con chitarre
rock. All’inizio del Terzo Millennio, Bush jr è alla Casa Bian-
ca, la globalizzazione è subentrata al Terzo Mondo, la pecora
Dolly ha già quattro anni ed è partita la corsa esasperata alla
tecnologia. Escono romanzi come Fight Club (Palahniuk,
1996), Infinite Jest (Wallace, 1996), Underworld (DeLillo,
1997) e film come The Truman Show (Weir, 1998), Matrix
(Wachowskis, 1999), Essere John Malkovich (Jonze, 1999) e
American Beauty (Mendes, 1999). Nell’ottobre del 2000 esce
lo spiazzante Kid A: delle chitarre di Ok Computer rimane ben
poco, la musica è elettronica, i testi parlano di ossessioni, ca-
tastrofi imminenti, bunker antiatomici, alienazione e disuma-
nizzazione. La sarcastica Everything In the Right Place è un
giro di accordi al synth-piano con le frasi ossessive di Thom
Yorke risucchiate nei nastri. The National Anthem rende il
senso di claustrofobia: il giro di basso che involve in sé stesso
fa da base a ogni sorta di sample musicale fino a un’apoteosi
di fiati impazziti che sarebbe piaciuta a Miles Davis.
L’esperienza di spersonalizzazione di How to Disappear Com-
pletely è da brividi, tra splendidi arrangiamenti d’archi, hook
riverberati dell’onde martenot di Johnny Greenwood e la su-
perlativa performance vocale di Yorke. In Idioteque un loop
iper-compresso di percussioni acide e parole martellanti
delineano uno scenario apocalittico. Neanche le campane
del mattino (Morning Bell) o il quadro triste di Motion Pictu-
re Soundtrack offrono una minima speranza di salvezza. Il
mondo non è ancora finito, ma dal 2001 complotti e paure si
sono moltiplicate a dismisura. L’escatologia dei Radiohead
forse non era poi così esagerata, siamo già degli androidi
paranoici ma è tutto ok, tutto quanto al posto giusto.

di FRANCESCA PERRICONE

99POSSE
La Vida Que Vendrá
2000

ETICHETTA: Musica Posse
NAZIONALITÀ: Italia
GENERE: Rap, Dub, Breakbeat
BRANI MIGLIORI:
Comuntwist, L’Anguilla
DOVE ASCOLTARLO: Con gli amici
di vecchia data ricordando le
occupazioni al liceo
SE FOSSE UN COLORE: Nero, Rosso
SE TI PIACE ASCOLTA: Assalti Frontali,
Almamegretta, Sud Sound System

2000

99POSSE
La Vita Que Vendrá

Sovversivi, arrabbiati, conflittuali. Instancabili idealisti dalle 2000
lame affilate. Negli anni novanta hanno fatto della musica un
mezzo per riflettere su temi come la giustizia sociale e l’an-
tifascismo. Reggae muffin e rap in napoletano sono allegre
costanti nella loro discografia così come i testi ironici, incisi-
vi e ribelli in grado di arrivare anche alle orecchie di ascolta-
tori meno “compagni” ma sensibili alle contraddizioni della
politica italiana. Durante l’oscura decade pre-millennare la
musica antagonista dei 99 Posse ha accompagnato manife-
stazioni politiche, scolastiche, pacifiste, antiproibizioniste e
il moltiplicarsi di occupazioni di centri sociali in tutta Italia.
È nel 2000 che la band pubblica l’inedito capolavoro, La Vida
Que Vendrà, in cui il sound diventa più sperimentale, dub,
elettronico e danzereccio (Sub) avvicinandosi maggiormente
ad un pubblico giovane. Il disco risulta allegro, ironico e di
facile comprensione grazie anche al rap a tratti spensierato
della cantante Meg (Sfumature). Un album molto pop dal
ritmo incalzante in cui le lucide analisi sociologiche e poli-
tiche spesso sono descritte con sarcasmo (Communtwist,
All’Antimafia) e senza perdere l’obiettivo: sensibilizzare,
scuotere, ribellarsi (L’Anguilla, Comincia Adesso).
I 99 Posse sono stati un fenomeno di massa che ha agita-
to le giovani coscienze e ne ha intimorite altrettante. Basti
ricordare che più volte al gruppo è stato vietato di esibirsi
per motivi di ordine pubblico poiché ritenuti “socialmente
pericolosi”.
Anche a Palermo nel 2001 gli è stato impedito di suonare ma
gli intrepidi uagliòni sono riusciti lo stesso a organizzare un
concerto “arrangiato” in un angolo buio del Velodromo (e qui
posso ritenermi fiera di dire “io c’ero”)!

di SERGIO CATALDI

SAINT ETIENNE
Sound of Water
2000

non presente su spotify

ETICHETTA: Mantra Recordings 2000
NAZIONALITÀ: Regno Unito
GENERE: Alternative Pop, Trip-Hop,
Alternative Dance
BRANI MIGLIORI: Heart Failed (In the
Back of a Taxi), Boy Is Crying,
How We Used to Live
DOVE ASCOLTARLO: In una terrazza
durante una colazione primaverile
SE FOSSE UN COLORE: Verde bosco
SE TI PIACE ASCOLTA: Stereolab,
Broadcast, Air

SAINT ETIENNE
Sound of Water

I Saint Etienne sono un gruppo poco conosciuto in Italia,
tranne forse che per gli addetti ai lavori e i grandi onnivori
musicali. Li ho scoperti per caso nel lontano 1995 durante il
viaggio d’istruzione dell’ultimo anno di liceo in Spagna. Ero
in un locale notturno e a un tratto ho sentito un’ invasione
piacevole alle orecchie di un brano di cui mi sono innamora-
to al primo istante. Chiesi al dj che lo suonava e ho scoperto
che si chiamava Filthy e che la band si chiamava Saint Etien-
ne. Da quel momento in poi non li ho mai più abbandonati.
Nella loro madrepatria, l’Inghilterra, sono parecchio famosi
e hanno contato molto all’interno della scena brit-pop degli
anni novanta con il loro sound a metà tra il cosiddetto filone
“baggy” e l’alternative pop. Nel 2000 esce Sound of Water,
il loro quinto album in studio, dove virano verso un misto di
soft lounge e raffinatissima elettronica. Tutto il disco è per-
corso da un’atmosfera leggera e dal cantato appena sussur-
rato della eccellente Sarah Cracknell, che rende le armonie
ancora più “jazzy” e delicate. Segnalo su tutte la splendida
How to Used to Live. Per chi non lo avesse mai fatto è l’oc-
casione giusta per ascoltare uno dei momenti discografici di
massima ispirazione di questa band.

2000

di FABIO CASANO

PJ HARVEY
Stories from the City,
Stories from the Sea
2000

ETICHETTA: Island Records 2000
NAZIONALITÀ: Regno Unito
GENERE: Rock Femminino
BRANI MIGLIORI: This Mess We’re In,
Big Exit, Good Fortune
DOVE ASCOLTARLO: A New York, durante
la prossima vacanza, mentre
passeggiate per 5th Avenue. Attenti
al portafogli, mi raccomando…
SE FOSSE UN COLORE: Rosso Fuoco
SE TI PIACE ASCOLTA: Throwing Muses,
Liz Phair, Patti Smith

PJ HARVEY
Stories from the City,
Stories from the Sea

PJ Goes to Town: sarebbe questo il titolo alternativo al disco
di PJ Harvey.
La ragazza di Yeovil abbandona il trucco pesante alla Dia-
manda Galas, si allontana dalle atmosfere brumose di Is
This Desire, suo album precedente, con un nuovo make up e
un nuovo taglio di capelli, indossa una vertiginosa minigon-
na e si imbarca da Heathrow con il primo volo per New York.
Eccola qui, con il suo passo da conquistatrice, aggirarsi pro-
vocante per Broadway, non alla ricerca di agnelli sdraiati,
ma bramosa di un nuovo amore da pugnalare o di un nuovo
cuore da spezzare. Chi può fermarla? La chitarra elettri-
ca sferza insolente, la voce incanta, le nuove canzoni sono
schegge di vetro disseminate per strada, tranelli da evitare
per gli animi più sensibili. Nei suoi giri, forse dentro a un
bar vicino al Chelsea Hotel che le ha consigliato Patti Smith,
si trova di fronte a un compatriota, Thom Yorke, anche lui
in fuga dalla madrepatria. Come accade agli esuli in terra
straniera, anche loro si riconoscono, si amano, si lasciano,
ma prima di separare le loro strade ci regalano una canzo-
ne, This Mess We’re In. Un edificio perfetto, un pezzo che
dovrebbe trovare sempre posto nelle vostre playlist, pena
l’ascolto perpetuo, nell’inferno che vi aspetta, della disco-
grafia completa dei Take That.
Parliamone. Anzi no. Meglio ascoltare e basta.

2000

di SERGIO CATALDI

GIULIANO PALMA
& THE BLUEBEATERS
The Album
2000

ETICHETTA: King Size Records
NAZIONALITÀ: Italia
GENERE: Ska, Rocksteady
BRANI MIGLIORI: Wonderful Life,
Gimme a Little Sign, See You Tonite
DOVE ASCOLTARLO:
Ad un barbecue di Pasquetta
SE FOSSE UN COLORE: Ovviamente blu!
SE TI PIACE ASCOLTA: The Skatalites,
Hepcat, The Slackers

2000

GIULIANO PALMA
& THE BLUEBEATERS
The Album

Dietro la stesura di questo disco ci sono dietro ben sei anni
di attività live di quella che può essere considerata a tutti gli
effetti una “superband”. Ebbene sì, Mr. Giuliano Palma, ex
frontman dei Casino Royale, ci ha visto bene nel 1994 quan-
do ha coinvolto membri dei Fratelli Di Soledad, Africa Unite,
Reggae National Tickets per l’esplosivo progetto cover che
ha fatto da apripista a tutti gli analoghi successivi degli anni
zero, come ad esempio i Nouvelle Vague o Sagi Rei. Qui però
la chiave di lettura degli arrangiamenti è la Giamaica degli
anni sessanta con le sue sonorità embrionali dello ska: puro
rocksteady eseguito in maniera impeccabile e fedele alla
tradizione cui fa riferimento. Era ovvio che dopo un bel muc-
chio di concerti si dovesse lasciare ai posteri una testimo-
nianza fisica di cotanta allegria musicale, ed è così che vede
la luce nel 1999 The Album, per essere ripubblicato l’anno
dopo, nel 2000, con due brani in più, Che Cosa C’è e Doma-
ni, entrambi di Gino Paoli che li duetta insieme a Giuliano.
Le due bonus track di questa seconda edizione si rivelano il
segreto del grande successo di questo splendido album di
raffinatissime cover che, nelle versioni originali, attingono
tanto al reggae quanto al rock e al pop da classifica.
The Album è uno di quei dischi che fanno tornare il sereno
dentro al cuore anche in una grigia giornata d’inverno. È an-
che un regalo perfetto per una donna che, come risaputo,
apprezza tanto la simpatia. E questo disco è parecchio sim-
patico e romantico q.b.

2000

di FRANCESCA PERRICONE

FELA KUTI
The Best
of the Black President
2000

ETICHETTA: Knitting Factory Records
NAZIONALITÀ: Nigeria
GENERE: Afrobeat, Highlife, Funk
BRANI MIGLIORI:
Zombie, Gentleman, Shakara
DOVE ASCOLTARLO: A casa, in
macchina, in viaggio, in loop
SE FOSSE UN COLORE: Giallo, Rosso,
Arancio, Verde, Nero
SE TI PIACE ASCOLTA: Ebo Taylor, Tony
Allen, Femi Kuti

2000

FELA KUTI
The Best of the Black President

Fino a tre anni fa non avevo idea di chi fosse Fela Kuti. Mi 2000
è bastato ascoltare in radio Water No Get Enemy per rea-
lizzare quello che mi ero persa. La storia di quest’uomo ha
dell’incredibile, la sua musica ne è la massima espressione.
Classe 1938, figlio della borghesia Nigeriana (di madre in-
segnante e attivista politica e padre sindacalista scolastico),
al conservatorio si diploma nel corso di tromba a Londra
dove collabora con varie formazioni musicali e intraprende
la prima delle sue ventisei avventure matrimoniali. Durante
un soggiorno in Usa si interessa al movimento delle Pante-
re Nere da cui prende spunto per i nuovi brani e per il rien-
tro in Nigeria nei primi settanta. In patria fonda una comune
che accoglie artisti, amici e dissidenti dello stato Nigeriano.
Conia il termine Afrobeat per la sua musica: l’incontro tra
fiati jazz, funk, highlife ghanese, cori africani e testi di lotta
in lingua pidgin (inglese coloniale).
Gli costa caro l’album Zombie (1977) dove denuncia le bru-
talità dei militari nigeriani. La comune viene incendiata,
Fela e gli amici brutalmente picchiati. La sua mamma muo-
re spinta dalla finestra (ascoltate Coffin for Head of State).
Fela resiste e mette in piedi un partito politico per correre
alla Presidenza del suo paese, un’idea che paga con la pri-
gione e l’isolamento. Muore di Aids il grande Kuti nel 1997
non senza aver dato alla luce un numero non ben precisa-
to di prole dalle sue ventisette mogli e vissuto una vita al
massimo delle sue potenzialità, lasciando ai posteri una
bibbia colma di brani densi di significato e incredibilmente
apotropaici. A noi apostoli tocca il grande compito di diffon-
derne il verbo nei secoli dei secoli.
Amen Fela.

di FRANCESCA PERRICONE

THE HIVES
Veni Vidi Vicious
2000

ETICHETTA: Burning Heart 2000
NAZIONALITÀ: Svezia
GENERE: Garage Rock, Punk
BRANI MIGLIORI:
Here to Say I Told You So,
Main Offender, Die All Right
DOVE ASCOLTARLO:
Ad una bella festa danzereccia, in
macchina con gli amici
SE FOSSE UN COLORE: Giallo
SE TI PIACE ASCOLTA: The Black
Tambourines, Meatbodies, Black
Rebel Motorcycle Club

THE HIVES
Veni Vidi Vicious

«Ehi Mick, chi è che canta sto pezzo?»
«Acca, I, Vi, E, Esse! Hives!», urla Michele sfondandomi
un timpano. Un centinaio di ragazzi irlandesi ballano sfre-
nati attorno a noi, gli Italians dall’inglese povero appena
arrivati in quel lercio locale di Dublino. Cantano a squar-
ciagola, si strusciano, saltano con le pinte piene in mano,
inondano il pavimento del Whelen’s rendendolo schifo-
samente appiccicaticcio. “Se cado, mi prendo la scabbia”
penso stizzita. In realtà aspetto solo il ritornello di Here
to Say I told You So per tuffarmi a bomba nella mischia.
Parte il pogo e i meno audaci si scansano, il locale puzza
di legno e sidro, sudore, fumo. Michele prende in braccio
una ragazza, le dà un bacio a stampo. Li perdo tra la folla,
rimpiango di non essere single ma poco conta, è con gli
Hives che sto slinguazzando, sarà mica un peccato? «...Be-
cause I wannaaa», canta la folla a squarciagola, partono
sputazze e pugni al cielo, “It’s all rock’n’roll”, rido tra me
e me. Siamo giovani, carini e precari. Sì ascoltiamo Elvis,
gli Stones, Kurt Cobain, i fratelli Ramones e i 13th Floors
Elevators, conosciamo la bibbia della musica a memoria,
ma non prendetevela a male, lasciateci appassionare an-
che a questi svedesetti, rockettari del 21esimo secolo, la
nostra generazione ha ancora troppa stoffa da vendere. Ve
lo stiamo urlando in faccia, ci sentite vecchietti? Siamo qui
per dirvi proprio questo, urleremo il nostro nome forte e
chiaro perché oggi ci gira così, ok? La scabbia quella sera
non l’ho presa ma ricordo ancora gli effetti della sbornia
il giorno dopo, il ritardo di due ore e la cazziata dal team
leader... Yeah, lunga vita al rock'n'roll.. finché dura!

2000


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