I menùdell’Ambasciata d’Italia a Tokyo2021–2026A cura dellaDelegazione di Tokyo, Accademia Italiana della Cucina
L’arte di scrivere un Menù.1
In fondo, un menù ben pensato non è mai solo cibo. È un linguaggio, una poesia da gustare, un racconto fatto di ingredienti, radici e gesti.
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6 | I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026anniversari da onorare, le emozioni da evocare.E sì, anche il budget, una parola forse un po’ ruvida, quasi stonata in un contesto così romantico, ma inevitabile, come una cornice che delimita la tela senza limitarne davvero la bellezza.Quando poi il menù è pensato per un pranzo o una cena presso la residenza di un Ambasciatore, la sfida si fa ancora più affascinante. Quel menù diventa molto più di una sequenza di portate: è un biglietto da visita, una narrazione gastronomica del Paese che rappresentiamo.Non si tratta semplice -m e n t e d i mettere insieme una lista di piatti: è un gesto di accoglienza, una forma di espressione culturale, un atto d’amore e, a volte, anche un sottile esercizio diplomatico.Nel comporre un menù entrano in gioco una molteplicità di fattori: le persone che siederanno al nostro tavolo, i loro gusti, le loro storie, le loro aspettative. C’è chi si aspetta un omaggio alle proprie origini, chi desidera sentirsi a casa, chi invece cerca qualcosa di nuovo, di sorprendente.E poi ci sono le occasioni da celebrare, gli
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I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026 | 11 Gli italiani cercheranno in ogni sapore un richiamo alla propria terra, agli affetti, alla memoria. Gli ospiti stranieri, invece, cercheranno di intuire qualcosa di noi, del nostro carattere, della nostra storia, attraverso i profumi e i sapori nel piatto.Le circostanze, a volte, impongono sobrietà o una certa ripetitività formale, ma anche questo può trasformarsi in stile, in misura, in eleganza. La sobrietà esteriore si bilancia con la ricchezza e la complessità dei sapori offerti: è un invito discreto a guardare oltre la superficie.In fondo, un menù ben pensato non è mai solo cibo. È un linguaggio, una poesia da gustare, un racconto fatto di ingredienti, radici e gesti. Scriverlo è un atto creativo, silenzioso e potente. E proprio come accade con l’arte, ciò che resta non è solo il ricordo del sapore, ma l’emozione che ha saputo evocare.C o n q u e s t o s p i r i t o l a Delegazione di Tokyo dell’Accademia Italiana della Cucina desidera inaugurare la raccolta dei menù dell’Ambasciata d’Italia in Giappone e rendere omaggio a chi, silenziosamente ma con rigore e passione, ha guidato chef, fornitori, ospiti e un’intera comunità di italiani all’estero. Una persona che ha saputo incarnare molti ruoli, privati e istituzionali, ma che la Delegazione di Tokyo dell’Accademia Italiana della Cucina desidera qui ricordare semplicemente come propria Accademica Onoraria: Sabina D’Antonio.E poi ci sono le occasioni da celebrare, gli anniversari da onorare, le emo- zioni da evocare.
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Da zeroa ventimila ospitiL’arte di ricevere l’Italia nel mondodi Sabina D’AntonioAccademica Onoraria Delegazione di Tokyo2
Una mattina mi sono resa conto di dover fare la spesa.Per 150 persone.Panico.
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16 | I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026sconosciuti, con una lingua a me incomprensibile e prodotti che non mi parlavano, diversi o mancanti. Alla fine ho fatto, con molta buona volontà, un po’ di intuito, esperienze familiari e ricordi.Bene o male, ho gestito quello che di fatto è un ristorante, alle volte un albergo, con eventi di varia natura e ospiti, tanti.Ho calcolato che negli anni all’estero ho ospitato e, per la maggior parte di essi, sfamato più di 20.000 persone.Ho distinto gli eventi secondo alcuni criteri, e questo mi è stato utile per una gestione quasi Quando abbiamo lasciato l’Italia, a tutto pensavo tranne al fatto che mi sarei occupata, così intensamente e a tempo pieno, di cucina e di organizzazione di ricevimenti.Sono partita da zero. F a c e v o t u t t ’ a l t r o mestiere nella vita, ma che poi si è rivelato utile per un aspetto fondamentale: la pianificazione. Una mattina mi sono resa conto di dover fare la spesa.Per 150 persone.Panico.Non so nemmeno io come abbia fatto.In Paesi all’inizio
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18 | I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026automatizzata, man mano che miglioravo le mie competenze:Ricevimento: pranzo o cena a buffet, solitamente per un numero elevato di persone (sopra le 30).Prima colazione: ospiti seduti, con tipica colazione italiana (caffè, latte, tè, succo di frutta, brioche) e qualche alternativa salata con uova, prosciutto e formaggi.Pranzo o cena: ospiti seduti a tavola e servizio all’italiana – impiattato – fino a 24 personeAperitivo: offerto in piedi, solitamente a metà mattina, con piccoli stuzzichini.Cocktail: offerto nel tardo pomeriggio, con piccoli stuzzichini e qualche piatto caldo.In vari anni ho imparato l’arte dell’equilibrio tra i gusti delle persone e qualche capriccio, tra ingredienti difficili da trovare o da sostituire, differenze culturali e geografiche.Ho cercato di bilanciare sempre le proposte in modo che ci fossero alternative per tutti; non ho mai proposto piatti “difficili” (i miei veti: no crudi, no fave, no selvaggina, no esperimenti culinari…) e ho difeso sempre la cucina italiana nella sua forma più classica, all’insegna del rigore delle preparazioni e del “fatto in casa”.Ho attinto a mani basse dalle preparazioni della mia famiglia, nella quale tutti sapevano e si divertivano a cucinare, piene di sapori della Sicilia e della Campania, di colore e di calore.Mi sono anche spinta in territori a me meno usuali: dal pizzocchero alla Linzer, dall’erbazzone
I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026 | 19 emiliano alle piadine, i testaroli della Lunigiana, la lasagna di carasau e così via, su e giù per l’Italia, provando e prendendo qui e là.Un unico denominatore comune: proporre sempre una cucina del cuore, far sentire l’ospite coccolato, a casa, soprattutto trovandosi all’estero, o addirittura solleticare il ricordo gustativo della Madeleine di Proust, come quando ho proposto le patatine fritte per accompagnare un arrosto a un ricevimento formale o gli struffoli napoletani ai ricevimenti di Natale, rendendo molte persone felici.Ho avuto aiuto, ovviamente. Senza aiuto non avrei mai potuto fare nulla.E da tutti ho imparato. È stato un viaggio meraviglioso, soprattutto a livello umano.Ringrazio tutti coloro che mi hanno affiancato e sostenuto,
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I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026 | 21 in amicizia e divertendoci. Con stima e gratitudine vorrei ricordare coloro che più di tutti sono stati al mio fianco in questi anni avventurosi: Michele Bozzetto, Gigi Pahilan, Emanuela Panke, Lionel Ciambelli, Jahav Sedan e Giorgio Matera.Ho lavorato tanto, sì, ho imparato ancora di più. E ne sono felice. Due ultimi grazie li devo.A mio marito. Perché senza di lui nulla di tutto ciò sarebbe mai avvenuto, come molte altre cose essenziali e le più belle della mia vita.A Emanuela Orighi. Brillante delegata dell’Accademia Italiana della Cucina di Tokyo, compagna di questi miei anni in Giappone, che ha voluto questo progetto. Senza la sua dedizione e convinzione, non potremmo leggere queste pagine.
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Il menù,un piccolo teatro di carta.Storia e trasformazioni di un oggetto diplomatico.3
Un piccolo cartoncino stampato può ancora evocare l’arte, la memoria, la diplomazia culturale.
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26 | I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026Il menù, così come oggi lo conosciamo, affonda le radici nella Francia del XVIII secolo, quando i ristoranti parigini iniziarono a proporre scelte scritte ai propri clienti. Ma è nell’Ottocento, con la codificazione del galateo delle corti europee e l’intensificarsi delle relazioni diplomatiche internazionali, che il menù acquista un ruolo ufficiale. Stampato su carta pregiata, decorato con miniature, disegni e motivi araldici, il menù diventa un piccolo oggetto d’arte, Nella lunga e sfumata arte della diplomazia, ogni dettaglio è una parola non detta, un gesto che vale un discorso. A n c h e u n oggetto appar e n t e m e n t e semplice come il menù, piegato con cura e disposto a lato del piatto, ha rappresentato nei secoli molto più di un elenco di portate: è stato, e in certi casi continua a essere, una forma d’arte e uno strumento di rappresentanza culturale.
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I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026 | 29 capace di trasmettere raffinatezza, ospitalità e cultura.Durante la Belle Époque, il menù ragg i u n g e i l s u o a p i c e estetico: gli illustratori più celebri vengono chiamati a disegnarne le copertine; spesso i temi scelti richiamano l’identità nazionale del Paese ospitante oppure celebrano momenti storici, anniversari, incontri bilaterali. I n a m b i t o diplomatico, in particolare, il menù non è mai neutro: diventa un veicolo sottile, quasi simbolico, attraverso il quale lo Stato si presenta e si racconta.L’Ambasciata d’Italia a Tokyo incarna in modo emblematico Ogni dettaglio è una parola non detta, un gesto che vale un discorso.
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I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026 | 31 questo intreccio tra forma e sostanza. In un Paese come il Giappone, dove l’estetica del cibo e la cura del dettaglio sono parte integrante della cultura, il menù italiano – che unisce tradizione gastronomica e arte tipografica – acquista un significato profondo.Negli anni, l’Ambasciata è stata teatro di numerosi eventi dove la cucina italiana è stata protagonista di un dialogo silenzioso ma potente con la cultura giapponese.Si pensi, ad esempio, a certe serate dedicate alla promozione del Made in Italy: menù costruiti attorno a ingredienti specifici – come l’olio extravergine d’oliva o il tartufo bianco – vengono proposti in abbinamento a vini selezionati e illustrati su supporti grafici curati nei minimi dettagli. In alcuni casi, sono stati coinvolti artisti e designer italiani residenti in Giappone, chiamati a interpretare graficamente
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I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026 | 33 l’incontro tra estetica giapponese e italianità gastronomica.Il menù stampato resta come ricordo tangibile della serata – spesso conservato, firmato, o persino incorniciato – restituisce profondità all’evento e rimanda a un passato in cui forma e contenuto erano indissolubili.Così, nel cuore di una delle capitali più tecnologicamente avanzate del mondo, un piccolo cartoncino stampato può ancora evocare l’arte, la memoria, la diplomazia culturale. Perché, in fondo, i n d i p l o m a z i a come in cucina, ogni dettaglio conta. E un menù non smette mai di parlare.In diplomazia come in cucina, ogni dettaglio conta.
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Il menù come il Sabato del Villaggio.L’attesa che nutre il desiderio.4
È l’invito a lasciarsi guidare, a immaginare sapori, consistenze, armonie prima ancora di viverle realmente. Un esercizio di fiducia e curiosità che prepara la mente e il palato.
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40 | I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026culinaria che si prepara ad accadere.In questo senso, il menù non è solo un elenco di portate, ma un racconto in potenza, un viaggio annun -c i a t o attraverso ingre -d i e n t i , sugge -s t i o n i , territori e stagioni. È l’invito a lasciarsi guidare, a immagi -nare sapori, consistenze, armonie prima ancora di viverle realmente. Un esercizio di fiducia e curiosità che prepara la mente e il palato.C’è un momento, prima ancora dell’esperienza, in cui il gusto si fa pensiero, immaginazione, desiderio. È quel tempo s o s p e s o in cui si pregusta c i ò c h e a n c o r a non c’è, ma che già vibra nelle aspet -t a t i v e . Come nel c e l e b r e “ S a b a t o del villaggio” leopardiano, il menù diventa il preludio di una festa, la promessa di una scoperta, il segnale tangibile di un’esperienza
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I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026 | 43 Come il sabato per i protagonisti della poesia, il menù accende l’aspettativa, rende già vivo il piacere dell’esperienza a n c o r p r i m a che cominci. È un rito d’introduzione che valorizza l’intera proposta gastronomica, elevandola a percorso emotivo oltre che sensoriale.In un’epoca in cui l’esperienza conta quanto, se non più, del prodotto, il menù diventa così un atto culturale e narrativo. Un ponte tra chi cucina e chi si appresta a gustare, tra intenzione e percezione, tra la realtà del piatto e l’immaginazione del commensale.Ed è in questo spazio di attesa e di promessa che nasce il vero gusto: quello della possibilità.Il menù diventa il preludio di una festa, la promessa di una scoperta.
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Ospiti illustri presso l’Ambasciata d’Italia a Tokyo.5
L’Ambasciata ha ospitato innumerevoli personalità di rilievo: politici, attori, scienziati e imprenditori, ciascuno coinvolto in progetti speciali.
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48 | I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026citarli tutti in modo esaustivo; tuttavia, attraverso le immagini possiamo ricordarne molti. A rappresentarli idealmente tutti, ricordiamo il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, in visita uffi -ciale in Giappone nel marzo 2025, a c c o m p a g n a t o dalla figlia, la Signora Laura M a t t a r e l l a . Ospite presso la Residenza, ha potuto degustare i celebri tortellini alla crema di Parmigiano preparati da Raffaella De Vita, head chef di Gucci Osteria da Massimo Bottura Tokyo.Nel corso degli anni, l’Ambasciata ha ospitato innumerevoli personalità di rilievo: politici, attori, scienziati e imprenditori, ciascuno coinvolto in progetti speciali che hanno spaziato dalle collaborazioni universitarie agli accordi economici, dagli scambi culturali alla costruzione di autentici ponti di conoscenza.Sarebbe impossibile
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