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Le collaborazioni culinarie6
In questo continuo scambio, la cucina si è confermata come uno dei più efficaci strumenti di rappresentanza dell’Italia.
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64 | I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026da un grande talento e da una generosità autentica.In questo continuo scambio, la cucina si è confermata come uno dei più efficaci stru -menti di rappresentanza dell’Italia: un vero e prop r i o biglietto da visita, c a p a c e di mettere tutti a proprio agio e di creare, naturalmente, le condizioni per il dialogo.Le collaborazioni culinarie sono state numerosissime: così tante da rendere impossibile ricor -darle o c i t a r l e tutte.Ognuna, però, ha portato c o n s é una vent a t a d i n o v i t à , lasciando un segno c h e spesso è rimasto sulla tavola degli eventi successivi.Personalità diverse, stili differenti, accomunati
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Pasta al pomodoro Un piatto che racconta l’Italia.7
La pasta al pomodoro è la memoria di un popolo che ha trasformato la necessità in arte, l’ordinario in eccellenza. Un piatto che, ancora oggi, racconta l’Italia meglio di molte parole.
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74 | I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026La pasta esisteva ben prima del pomodoro. Nel Medioevo, soprattutto nel Sud Italia, si preparava e si essiccava al sole, condita con formaggi, spezie, burro, talvolta persino zucchero. Il gusto che oggi consideriamo “classico” era ancora lont a n o . T u t t o cambia con l’arrivo di un frutto esotico destinato a rivoluzionare la cucina mediterranea.I l p o m o d o r o , giunto dall’America nel XVI secolo, fu a lungo guardato con diffidenza e coltivato come semplice ornamento. Solo nel tardo Settecento, nel La pasta al pomod o r o n o n è s o l t a n t o u n piatto: è un racconto collettivo, un gesto quotidiano, un simbolo dell’identità italiana. Una storia relativamente recente, eppure così profondamente intrecciata alla vita sociale e culturale del Paese da sembrare senza tempo.
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76 | I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026Sud Italia, iniziò a entrare in cucina. Fu Napoli, città viva e affollata, a riconoscerne subito il potenziale: economico, saporito, facile da coltivare e da conservare. Un alleato perfetto per una cucina popolare, semplice e sostanziosa.Tra la fine del S e t t e c e n t o e l’inizio dell’Ottocento, la pasta al pomodoro si diffonde nei vicoli napoletani come cibo di strada: nutriente, accessibile, quotidiano. Con la nascita delle conserve e delle prime industrie conserviere, la salsa di pomodoro permette al piatto di viaggiare, seguendo gli emigranti italiani oltreoceano. Da cibo umile, diventa emblema nazionale.Nascono così miti e leggende: il piatto dai colori della bandiera italiana, il “cibo dell’amore”, il conforto delle tavole povere durante la guerra e il dopoguerra. Storie forse romanzate, ma capaci di raccontarne il valore simbolico.Oggi la pasta al pomodoro è ovunque: nelle case e nei ristoranti, nelle cucine stellate come nelle mense. Cambiano le interpretazioni, ma non l’essenza. Al di là delle varianti e delle discussioni sulla ricetta perfetta, il suo segreto resta immutato: semplicità, autenticità, condivisione.La pasta al pomodoro è la memoria di un popolo che ha trasformato la necessità in arte, l’ordinario in eccellenza. Un piatto che, ancora oggi, racconta l’Italia meglio di molte parole.
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Pane, presenza silenziosa8
S’io facessi il fornaio vorrei cuocere un pane cosi grande da sfamare tutta, tutta la gente che non ha da mangiare.Un pane più grande del sole, dorato, profumato come le viole.Un pane così verrebbero a mangiarlo dall’India e dal Chilì i poveri, i bambini, i vecchietti e gli uccellini.(Gianni Rodari)
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82 | I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026non solo il corpo, ma anche l’idea stessa di condivisione e di casa.L’Italia è terra di pani straordinari, diversi per forme, farine e tradizioni. Ogni pane racconta un territorio, il suo clima, il lavoro delle mani che lo hanno impastato. Nei filoni, serviti a tavola in fette oblique che esaltano la crosta, il pane trova una sua discreta eleganza: non più semplice accompagnamento, ma segno di attenzione e cura verso l’ospite.È in questo spirito che, all’Ambasciata d’Italia di Tokyo, il pane viene preparato in casa ogni giorno, fresco, come Il pane si spezza con le mani, in piccoli bocconi, da riportare con garbo sul piattino. Non si gioca con la mollica, non si spargono briciole, non si lascia traccia sulla tovaglia. Sono gesti appresi presto, raccomandazioni materne che riaffiorano ogni volta che la mano si allunga verso il cestino del pane.Il pane è uno dei simboli più profondi della tavola italiana: quotidiano e familiare, ma carico di significati culturali e spirituali. Forse proprio per questo raramente compare nei menù. È dato per scontato, come l’aria che respiriamo. Eppure, da sempre, il pane nutre
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I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026 | 85 gesto concreto di rispetto per una tradizione profondamente italiana. Un atto silenzioso ma s i g n i f i c a t i v o , che restituisce al pane il suo valore autentico e lo riconsegna al centro della t a v o l a , s e n z a ostentazione.La sua forza sta proprio qui. Il pane non chiede di essere celebrato, ma condiviso. Nel gesto antico dello spezzarlo si rinnova il senso più autentico della convivialità, capace di unire persone, memorie e culture attorno alla stessa tavola.Il pane è uno dei simboli più profondi della tavola ita- liana: quotidiano e familiare, ma carico di significati cultu- rali e spirituali.
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Il tempo di un caffè9
Il caffè è un invito discreto alla condivisione. È l’occasione per fermarsi, incontrarsi, prendersi una pausa dalla routine.
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90 | I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026terminare una conversazione senza fretta.Arrivato in Italia nel XVI secolo grazie ai mercanti v e n e z i a n i , il caffè ha trovato rapidamente casa, fino a diventare un gesto quotidiano e identitario.Accompagna il ritmo delle giornate: c’è il caffè del mattino, quello dopo pranzo, quello della pausa. Un rito semplice, ripetuto, mai banale.Preparato in pochi secondi e bevuto in due sorsi, l’espresso Ta l v o l t a è indicato chiar a m e n t e s u l menù, altre volte è solo sottin -teso, ma a f i n e pasto il caffè non m a n c a m a i . N o n è soltanto una questione di gusto o di aroma: il caffè è u n a p a u s a , un tempo sospeso che segna la conclusione del pranzo e, insieme, ne prolunga il piacere, offrendo lo spazio per
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I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026 | 93 racchiude un’esperienza fatta di piccoli gesti: l’acqua che precede, il profumo che anticipa, il silenzio breve prima dell’as -saggio. E poi il dopo, quando la tazzina è vuota ma il tempo può continuare.Il caffè è un invito discreto alla condivisione. È l’occasione per fermarsi, incontrarsi, prendersi una pausa dalla routine. In quella tazzina si concentra una forma di convivialità essenziale e autentica, capace di creare vicinanza con naturalezza. Bastano pochi minuti e un caffè fumante per tras f o r m a r e u n momento qualunque in un incontro.Il caffè è una pausa, un tempo sospeso che segna la conclusione del pranzo e, insieme, ne prolunga il piacere,
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Un menù anni ’80Tra nostalgia e nuova leggerezza. 18 gennaio 202310
Gli anni ’80 rappresentano una vera e propria svolta, non solo in cucina ma nella società nel suo insieme.
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98 | I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026contemporanea, più equilibrati e rispettosi del gusto di oggi.Gli anni ’80 rappresentano una vera e propria svolta, non solo in cucina ma nella società nel suo insieme. Dopo il clima cupo del decennio precedente, segnato dal terrorismo e dall’incertezza, c’è una forte voglia di leggerezza, di colore, di movimento. Si balla, si esce, si consuma. L’economia non è al massimo, l’inflazione corre e l’indebitamento delle famiglie aumenta, ma l’Italia vince i Mondiali e l’entusiasmo collettivo sembra travolgere tutto. Nascono le prime televisioni commerciali, Quando Sabina, i n s i e m e a l l o c h e f dell’Ambasciata Lionel Ciambelli, decide di ideare un menu ispirato agli anni ’80, l’intento è chiaro fin dall’inizio: rendere omaggio a un decennio ricco di contrasti, senza cadere nella caricatura. Chi, leggendo “cucina anni ’80”, immagina immediatamente piatti grondanti panna e porzioni eccessive può stare tranquillo: il lavoro di rilettura, alleggerimento e attualizzazione è stato profondo e attento.Tutti i piatti iconici di quegli anni ci sono, ma rivisitati con sensibilità
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