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Published by Matteo Belfiore, 2026-01-21 09:39:09

Ambasciata I menù 2021-2026 lowres

Ambasciata I menù 2021-2026 lowres

I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026 | 101 esplode la pubblicità e prende forma una nuova cultura del consumo.Anche in cucina si respira questo desiderio di abbondanza e novità. La nouvelle cuisine è ormai al tramonto: non è più il modello assoluto a cui g u a r d a r e , m a allo stesso tempo non si è ancora pronti per un ritorno pieno e consapevole alla tradizione. In mezzo, c’è uno spazio fertile fatto di sperimentazioni, influenze e contaminazioni. Dalla Francia arriva la panna, usata con generosità, quasi come simbolo di ricchezza e modernità. Dagli Stati Uniti giungono i fast food, i surgelati, i centri commerciali: nuovi modi di mangiare e di vivere il cibo entrano nella quotidianità.Eppure, gli anni ’80 non sono solo eccessi e mode passeggere. Sono anche gli anni di Gualtiero Marchesi, che compie un gesto rivoluzionario: toglie invece di aggiungere. Pulisce i piatti, elimina il superfluo e crea opere che segnano la storia della gastronomia italiana, come il risotto giallo con la foglia d’oro o il raviolo aperto. Con lui nascono le basi della moderna alta cucina italiana, una cucina che guarda avanti ma affonda profondamente le radici nella tradizione, preparandone il grande ritorno negli anni successivi.Questo fermento creativo non riguarda solo il cibo. È il periodo del boom del design Made in Italy, degli oggetti iconici, delle Il menù revival anni ’80 nasce proprio da questo intreccio di storia, cultura e gusto. Non è un’operazione nostalgica fine a se stessa, ma un rac- conto per piatti di un decennio complesso e vitale.


102 | I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026forme audaci. Milano diventa il nuovo centro della moda internazionale, scalzando Parigi e Londra. L’Italia conquista il mondo, Giappone compreso, diventando un vero e proprio status symbol. E insieme al design e alla moda, anche la cucina italiana – fino a quel momento meno presente e ancora fortemente influenzata dall’estero – inizia a farsi strada, a incuriosire, a conquistare.Il menu revival anni ’80 nasce proprio da questo intreccio di storia, cultura e gusto. Non è un’operazione nostalgica fine a se stessa, ma un racconto per piatti di un decennio complesso e vitale. Un modo per riscoprire sapori e atmosfere, filtrandoli con lo sguardo di oggi, e per ricordare che anche nei periodi di transizione, tra eccessi e intuizioni geniali, possono nascere le basi di una grande evoluzione culinaria.


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La cucina di montagna23 gennaio 202411


Un’idea affascinante che, a uno sguardo più attento, ha rivelato una profondità inattesa e una un’idea affascinante che, a uno sguardo più attento, ha rivelato una profondità inattesa e una sorprendente modernità.


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108 | I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026sorprendente modernità.La cucina di montagna, da nord a sud della penisola, nasce da condizioni complesse. La montagna non è generosa: i campi sono s t r a p p a t i alla roccia, le varietà coltiva -bili sono limitate, le m a n d r i e ridotte e costrette a pascolare all’aperto. Ne deriva una dispensa essenziale, costruita attorno a pochi ingredienti ricorrenti: latte, Dopo il grande s u c c e s s o d e l b u f f e t dell’anno precedente, individuare un tema altrettanto significativo non e r a u n c o m p i t o semplice. Ancora una volta, però, Sabina è riuscita a sorprendere, propo -nendo una cena dedic a t a a l l a cucina di montagna: un’idea affascinante che, a uno sguardo più attento, ha rivelato una profondità inattesa e una


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I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026 | 111 orzo, grano saraceno, formaggi, prodotti della raccolta spontanea come erbe e funghi, un po’ di cacciagione e, più raramente, suini allevati con grande cura.A rendere questa cucina ancora più interessante è la scarsità stessa delle risorse. Le quantità sono limitate e nulla può essere sprecato. Ogni ingrediente viene valorizzato, ogni parte utilizzata per creare piatti sostanziosi, pensati per nutrire e sostenere. Non è un caso che nella tradizione non esistano antipasti: la legna è preziosa, il pane si cuoce poche volte l’anno, gli scambi a v v e n g o n o a piedi o a dorso di mulo. Ogni gesto ha un peso, ogni scelta un costo.Il vero pregio della cucina di montagna risiede nella straordinaria varietà di preparazioni nate, nel corso dei secoli e nelle diverse regioni, a partire da una base di ingredienti ridotta all’essenziale. Ma la sua lezione più attuale è forse un’altra: la sostenibilità. Si cucina ciò che si coltiva, si alleva o si raccoglie; il “fuori stagione” è solo ciò che è stato conservato con pazienza nelle dispense. È una cucina che rispetta la natura, i suoi ritmi e la comunità che la abita.Come ha osservato uno dei più autorevoli chef stellati legati a questo mondo:«È necessaria una profonda comprensione dei cicli naturali. In questa filiera lo chef non è al centro: prima viene la natura, poi i produttori, e solo alla fine lo chef, che deve adattarsi a ciò che gli viene offerto».Un principio di grande valore, fatto proprio anche dall’Accademia Italiana della Cucina nel La cucina di mon- tagna, da nord a sud della penisola, nasce da condizioni complesse.


112 | I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026manifesto per i suoi settant’anni, che pone al centro il rispetto della terra attraverso un’agricoltura, un allevamento e una pesca sostenibili.È all’interno di questa visione che Sabina e lo chef dell’Ambasciata, Lionel Ciambelli, hanno lavorato. Tra ricerca, sperimentazione e adattamento, hanno affrontato la scarsità e l’assenza di alcuni ingredienti, a c c o g l i e n d o i limiti come parte integrante del progetto. Il risultato, presentato in tavola questa sera, dimostra come il rispetto delle regole imposte dalla natura possa trasformarsi in una straordinaria fonte di creatività.In questa filiera lo chef non è al cen- tro: prima viene la natura, poi i pro- duttori, e solo alla fine lo chef, che deve adattarsi a ciò che gli viene offerto


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Il pranzo della domenica16 gennaio 2025.12


Il pranzo della domenica va ben oltre le singole ricette regionali o i ricordi personali: è un simbolo potente, capace di raccontare l’italianità e l’identità culinaria del nostro Paese meglio di mille definizioni teoriche.


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118 | I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026domenicale? E p p ure , a p p e n a s i comincia a riflettere, ci si rende conto che non è affatto un argomento scontato. Il pranzo della domenica va ben oltre le singole ricette regionali o i ricordi personali: è un simbolo potente, capace di raccontare l’italianità e l’identità culinaria del nostro Paese meglio di mille definizioni teoriche.Ho viaggiato molto, e continuerei a farlo se non dovessi occuparmi di due adolescenti – un’esperienza di sopravvivenza che meriterebbe un capitolo a parte. Preparando un viaggio in Mali, che poi non ho mai fatto, Og n i a n n o l a n o s t r a Accademica Onoraria Sabina ci propone un tema che diventa il filo conduttore di una serata speciale. Un’idea che, grazie alla sua sensibilità e alla collaborazione con Lionel Ciambelli, chef dell’Ambasciata, prende forma in un buffet ricco, studiato e mai banale. Un percorso di sapori che racconta qualcosa di più del semplice mangiare. Quest’anno il tema è il pranzo della domenica.A prima vista potrebbe sembrare una scelta “facile”. Chi di noi non ha almeno un ricordo legato a un pranzo


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I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026 | 121 mi capitò di leggere un libro di antropologia. Raccontava come alcune popolazioni indigene avessero preso piena coscienza di sé e della propria unicità solo dopo essere state descritte e studiate da un antropologo francese. Fino ad allora, in un certo senso, non si erano mai guardate dall’esterno.Ecco, il pranzo della domenica ha lo stesso effetto su di noi italiani. Ci costringe a r i s c o p r i r c i , anche attraverso lo sguardo degli altri. Non a caso, pochi mesi fa il New York Times ha dedicato un lungo editoriale proprio a questa tradizione. Una tradizione che non avevamo dimenticato, ma che avevamo un po’ messo da parte, schiacciati dalla voglia di riposare, dagli impegni dei figli, dalla partita, dalla dieta. Vederla raccontata con tanto entusiasmo da italiani eccellenti o da immigrati di seconda generazione ci ha risvegliati, ricordandoci quanto sia preziosa.Il pranzo della domenica è esattamente come ci vedono gli stranieri, vicini e lontani. È un atto quasi sacro, un momento di condivisione in cui il cibo diventa il collante sociale per celebrare i legami familiari. È un rifugio, un luogo simbolico dove si esorcizzano due paure antiche e universali: quella della fame e quella della solitudine. Ed è, non a caso, una delle tradizioni italiane più amate e invidiate all’estero.È una memoria del gusto alla quale mamme e nonne ci hanno educato per anni, spesso senza bisogno di parole. Noi italiani stiamo bene a tavola, sempre, non solo la domenica. È la nostra Perché, in fondo, sedersi insieme a tavola la domenica non è solo mangiare: è riconoscersi.


122 | I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026storia, la nostra cultura, il nostro DNA. Ma la domenica tutto questo si concentra, si amplifica, diventa rito.E allora, come si prepara un pranzo della domenica? Non basta seguire una ricetta. Servono cura, tempo, attenzione. Serve la collaborazione di tutti, anche solo per apparecchiare, assaggiare, dare un parere. Per questo motivo, accanto ai piatti ideati da Sabina e Lionel, questo menu accoglie anche alcune preparazioni degli Accademici di Tokyo, che hanno voluto dare il loro contributo personale. Un gesto che rafforza il senso di condivisione e dimostra come il pranzo della domenica, pur profondamente italiano, sappia parlare a tutti, ovunque nel mondo.Perché, in fondo, sedersi insieme a tavola la domenica non è solo mangiare: è riconoscersi.


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L’arte del legameLa tavola come spazio di dialogodi Gianluigi BenedettiAmbasciatore d’Italia in Giappone13


La diplomazia è fatta di parole, di incontri, di accordi. Ma accanto alle trattative ufficiali e al lavoro su documenti riservati, ne esiste un altro, altrettanto essenziale e complementare al primo: quello della rappresentanza.


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128 | I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026momento di autentica accoglienza.La diplomazia è fatta di parole, di incontri, di accordi. Ma accanto alle trattative ufficiali e al lavoro su documenti riservati, ne esiste un altro, altrettanto essenziale e complementare al primo: quello della rappresentanza. È in questo ambito che la dimensione umana della diplomazia si manifesta pienamente, aprendo spazi di dialogo e di fiducia che nessun negoziato da solo potrebbe garantire.N e l l e r e s i d e n z e e nelle ambasciate, l’arte dell’accoglienza diventa linguaggio diplomatico. Ho risposto con e n t u s i a s m o all’invito della delegata dell’Accademia italiana della Cucina a Tokyo Emanuela Orighi di scrivere un piccolo testo conclusivo di questo lavoro di illustrazione di numerosi eventi che si sono succeduti in Residenza negli anni in cui ho avuto il privilegio di essere Ambasciatore a Tokyo. Un lavoro di collezione fotografica e di spunti sulla cucina italiana che rende grazie all’impegno di tante persone, che con professionalità e spirito di squadra, spesso dietro le quinte, si sono impegnate per trasformare ogni ricevimento in un


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I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026 | 131 Un pranzo, una cena o anche un semplice caffè sono l’occasione per intrecciare relazioni, ascoltare, comprendere. Attorno a una tavola ben apparecchiata si incontrano persone che, in altri contesti, resterebbero forse distanti e spesso è proprio condividendo un piatto di pasta preparato con ingredienti di eccellenza o un calice di uno dei nostri superlativi vini che si costruisce la sintonia necessaria a parlare di progetti, di cooperazione, di futuro. In Giappone, questa dimensione assume un significato particolare perché si inserisce in una cultura che attribuisce grande valore all’ospitalità. La loro attenzione per la qualità dei prodotti, la cura del dettaglio, l’estetica dei piatti trovano un’eco naturale nella nostra tradizione gastronomica, fatta di infinite ricette, equilibrio, semplicità e gusto. La cucina italiana gode qui di un successo straordinario: è conosciuta, amata, studiata. Portarla in tavola non significa dunque soltanto offrire buon cibo, ma dare forma concreta all’immagine dell’Italia invitando gli ospiti g i a p p o n e s i a conoscere più da vicino la cultura dei nostri territori e richiamando in quelli italiani il senso di appartenenza, la memoria e il legame con il nostro Paese.Ogni anno, la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo rinnova questo messaggio, trasformando le nostre tavole in simboli di identità e di cultura, In fondo, la diplo- mazia - come la cucina - è l’arte del legame. Entrambe cer- cano armonia tra elementi diversi, entrambe parlano una lingua che tutti comprendono.


132 | I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026anche grazie alla proficua collaborazione con l’Accademia Italiana della Cucina. La recente iscrizione della nostra cucina nella Lista del Patrimonio Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO, accanto alla dieta mediterranea, ne conferma il valore universale: non solo un patrimonio culinario, ma un modo di vivere fondato sulla convivialità, la sostenibilità e la condivisione.In fondo, la diplomazia - come la cucina - è l’arte del legame. Entrambe cercano armonia tra elementi diversi, entrambe parlano una lingua che tutti comprendono. A Tokyo, come in ogni parte del mondo, far conoscere l’Italia significa anche invitare a tavola: con il profumo dell’olio nuovo, il calore del pane spezzato, il sapore dei nostri vini e il gusto inconfondibile dei piatti della nostra tradizione.


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I menù dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo 2021–2026 | 135 RingraziamentiLa Delegazione di Tokyo dell’Accademia Italiana della Cucina desidera esprimere un sincero e sentito ringraziamento all’Ambasciatore Gianluigi Benedetti e a sua moglie Sabina D’Antonio, che negli anni sono stati per la nostra Associazione un sostegno costante e discreto. Con la loro presenza, la loro attenzione e il loro esempio hanno rappresentato una fonte di ispirazione continua, stimolandoci a fare sempre meglio nella diffusione della cultura della tavola italiana e nel rafforzare il senso di appartenenza e di legame all’interno della comunità italiana.Un ringraziamento altrettanto sentito va a tutti coloro che, con generosità e spirito di servizio, non hanno mai fatto mancare il loro aiuto, anche nei momenti più inattesi e all’ultimo minuto: una presenza silenziosa ma fondamentale, senza la quale molte pagine della nostra storia non avrebbero potuto essere scritte.


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ColophonProgetto di Sabina D’Antonio e Emanuela Orighi su un’idea di Anna IeleTesti e realizzazione editoriale di Delegazione di TokyoFotografie di Silvia Cappellazzo, Sabina D’Antonio e degli Accademici di TokyoProgetto grafico e impaginazione di Matteo Belfiore - MBAA.comQuesto volume è stato realizzato dall’Accademia Italiana della Cucina - Delegazione di Tokyo©️ 2026 Accademia Italiana della Cucina - Delegazione di Tokyo


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