Luca Salsi Foto Brescia-Amisano
Baritono. Nato a San Secondo Parmense, si è diplomato in canto presso il Conservatorio “Arrigo
Boito” di Parma con Lucetta Bizza, perfezionandosi poi con Carlo Meliciani. Nel corso della sua
carriera si è esibito nelle sedi più prestigiose, collaborando con i maggiori direttori d’orchestra e
con registi di fama quali Robert Carsen, Hugo De Ana, Antony Minghella, Werner Herzog, Franco
Zeffirelli e David McVicar. Nelle ultime stagioni è stato Macbeth nell’opera omonima diretta da
Muti a Chicago, ha debuttato come Carlo Gérard nell’Andrea Chénier alla Bayerische Staatsoper
e come Scarpia nella Tosca all’Opera di Roma, è stato protagonista del Rigoletto firmato da Da-
miano Michieletto ad Amsterdam e ha interpretato Amonasro nell’Aida con Muti a Salisburgo. Più
di recente, ha inaugurato la Stagione 2017-2018 alla Scala con Andrea Chénier, il Festival Verdi
2018 a Parma con Macbeth e la Stagione 2018-2019 del Teatro La Fenice ancora nel ruolo eponi-
mo del Macbeth con la regia di Damiano Michieletto e la direzione di Myung-whun Chung; è tor-
nato al Metropolitan per Il trovatore, Lucia di Lammermoor e Luisa Miller; è stato Macbeth con
Riccardo Muti a Firenze e Ravenna, Rodrigo nel Don Carlo a Bologna e a Madrid, Carlo nell’Er-
nani alla Scala, Germont nella Traviata all’Opéra di Parigi e a New York, Nabucco nell’opera
omonima e Gérard nell’Andrea Chénier alla Staatsoper di Vienna, Simon Boccanegra al Festival
di Salisburgo con Valery Gergiev alla testa dei Wiener Philharmoniker. È stato Scarpia nella Tosca
diretta da Chailly per la regia di Livermore che ha inaugurato la Stagione 2019-2020 alla Scala,
dove nel febbraio dello stesso anno aveva tenuto un recital di canto con un ampio programma in
cui la musica incontrava la grande poesia italiana. Nel novembre 2020 ha debuttato in Italia nella
parte di Jago in una nuova produzione di Otello del Maggio Musicale Fiorentino, sotto la direzio-
ne di Zubin Mehta.
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Giuseppe Verdi La donna è mobile
Rigoletto
Il duca di Mantova La canzone sulla volubilità femminile che il
La donna è mobile Duca di Mantova intona nel III Atto esprime
qual piuma al vento, tutta la vitale tracotanza e la vacuità umana
muta d’accento del personaggio: la triviale leggerezza del
e di pensiero. pezzo, articolato in due strofe e di
Sempre un amabile andamento simile a un ballabile, corrisponde
leggiadro viso all’ambiente sordido in cui il Duca fa la sua
in pianto o in riso apparizione, preparandosi all’incontro con
è menzognero. una prostituta, Maddalena, sorella di
La donna è mobil Sparafucile, il sicario incaricato da Rigoletto
qual piuma al vento, di ucciderlo. La canzone in due strofe
muta d’accento assumerà significato di pregnanza
e di pensier. drammaturgica e ironia tragica allorché
È sempre misero risuonerà ancora alla fine dell’opera,
chi a lei s’affida, rivelando a Rigoletto che il Duca è ancora
chi le confida vivo e che dunque Sparafucile ha ucciso per
mal cauto il core! errore al suo posto qualcun altro (ossia la
Pur mai non sentesi figlia del buffone, Gilda).
felice appieno
chi su quel seno C.F.
non liba amore!
La donna è mobil
qual piuma al vento,
muta d’accento
e di pensier.
Henriot (Henri Maigrot), Quatuor de Rigoletto,
vignetta nel periodico “L’Illustration” del 19
maggio 1894 (raccolta privata). Il Quartetto si
trasferisce nelle caricature: il Duca guida un tandem
a quattro posti sul quale i protagonisti pedalano
cantando verso la catastrofe.
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Vittorio Grigolo Foto Rudy Amisano
Tenore. Nato ad Arezzo, si trasferisce con la famiglia a Roma, dove studia alla Scuola della Cap-
pella Sistina, partecipando come solista alla tournée statunitense del Coro nel 1989, ed esordisce
appena tredicenne all’Opera di Roma come Pastorello nella Tosca con Luciano Pavarotti, prose-
guendo poi gli studi con Danilo Rigosa. Nel 2000 debutta alla Scala nel concerto di apertura del-
l’anno verdiano diretto da Muti. Nel 2010 debutta al Metropolitan come Rodolfo nella Bohème,
ruolo che diventerà uno dei suoi cavalli di battaglia. Domina un ampio repertorio che comprende i
ruoli principali dell’opera italiana e francese. Nel 2011 ha cantato “Nessun dorma” all’inaugura-
zione delle Olimpiadi di Atene e il 14 luglio 2013 ha eseguito “Che gelida manina” a Parigi davan-
ti a 200.000 persone. È stato protagonista della Traviata allestita alla stazione di Zurigo, dell’Elisir
d’amore all’aeroporto di Milano Malpensa e del film di Marco Bellocchio Rigoletto live trasmesso
da Mantova, nonché della Bohème in diretta satellitare dal Metropolitan. Numerose le sue incursio-
ni nella musica pop; nel 2015 si è esibito con Brian May all’Arena di Verona e nel 2016 con Sting,
Bruce Springsteen e James Taylor alla Carnegie Hall. Ha ottenuto numerosi premi, tra cui il Pre-
mio Caruso, il Premio Puccini, lo Special Achievement Award della NIAF e l’Opera News Award.
Tra i suoi recenti impegni, Lucia di Lammermoor a New York, Tosca a New York, Vienna, Londra
e Parigi, Gianni Schicchi a Parigi, L’elisir d’amore a Monaco, a Parigi e alla Scala, Rigoletto a
New York, La traviata all’Arena di Verona, Faust a Tokyo, Werther a Vienna. Nel gennaio 2020 è
tornato al Piermarini come protagonista del Roméo et Juliette diretto da Lorenzo Viotti per la regia
di Bartlett Sher.
www.vittoriogrigolo.com
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Giancarlo Judica Cordiglia
Tanti si sono sacrificati, molti sono morti per
un ideale. Un ideale può essere una cosa
bellissima. Uguaglianza, solidarietà, amicizia.
Che cosa è una comunità senza ideali
condivisi? Senza un ideale, come possiamo
pensare di appartenere
a qualcosa di più grande di noi?
Tutti possono provare questi sentimenti: in
questo siamo davvero tutti uguali. Anche
all’opera vanno tutti, possono andare tutti…
E sentono parlare di patria e di libertà,
di dignità e di amore. All’opera vive
l’entusiasmo, la passione: ecco il tenore che
combatte, il baritono che lo contrasta…
Non sempre le storie finiscono bene.
Eppure, anche nei momenti più dolorosi, più
brutti, il coro ricorda sempre
il bisogno di umanità, il senso profondo
di una coesione. Poi, spente le luci, finito lo
spettacolo, torni a casa ma quei pensieri
restano, vivono dentro noi tutti.
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Giuseppe Verdi private, conflitti religiosi e tensioni
Don Carlo (1867) familiari si intrecciano in modo
inestricabile. Tra i protagonisti, un grande
(Libretto di Joseph Méry e Camille du Locle, monarca, Filippo II, voce austera di basso,
traduzione italiana di Achille De Lauzières maneggia i destini del suo paese e dei suoi
e Angelo Zanardini) familiari, ma è al tempo stesso prigioniero
della ragion di Stato e dei dettami
Dopo Un ballo in maschera, Verdi si era implacabili della Chiesa cattolica. Lo
ripromesso di ritirarsi a vita privata e ritroviamo solo a meditare alla sua
archiviare definitivamente gli “anni di scrivania, in una notte insonne: è
galera” che dal Nabucco in poi lo avevano soprattutto il tarlo della gelosia a roderlo,
costretto a combattere contro scadenze e a farlo ripensare ai giorni in cui conobbe
lavori che si accavallavano. Ma un invito la sua sposa, tanto più giovane di lui.
dall’Opéra di Parigi, come già in
precedenza uno analogo dai Teatri E.F.
Imperiali di San Pietroburgo, lo fece
ricredere: il soggetto naturalmente doveva
essere di sua scelta, e la scelta cadde su
uno dei suoi autori più amati, Schiller, e su
un dramma dove storia pubblica e vicende
Doppio cammeo con le effigi di Filippo II
e dell’infante Don Carlos, figlio suo e di Maria
di Portogallo (Firenze, Museo degli Argenti).
A sinistra Don Carlos, a destra Filippo II.
17
Giuseppe Verdi
Don Carlo
Filippo II
Ella giammai m’amò!
No, quel cor chiuso è a me,
amor per me non ha!
Io la rivedo ancor
contemplar triste in volto
il mio crin bianco il dì
che qui di Francia venne.
No, amor per me non ha!
Ove son? Quei doppier presso a finir!
L’aurora imbianca il mio veron!
Già spunta il dì!
Passar veggo i miei giorni lenti!
Il sonno, o Dio, sparì
da’ miei occhi languenti!
Dormirò sol nel manto mio regal,
quando la mia giornata è giunta a sera,
dormirò sol sotto la volta nera,
là nell’avello dell’Escurial.
Se il serto regal a me desse il poter
di leggere nei cor, che Dio può sol veder!
Se dorme il prence, veglia il traditore;
il serto perde il re, il consorte l’onore!
Ella giammai m’amò!
No, quel cor chiuso è a me,
amor per me non ha!
Antonio Moro (Anthonius Mor van Dashorst, Ella giammai m’amò
detto), Ritratto di Filippo II in armi
(Madrid, Monastero di San Lorenzo dell’Escorial). Quel che non dice la voce, pudicamente
trattenuta su un memorabile declamato,
lo rivelano in questa scena gli strumenti:
un violoncello solo, quasi suo alter ego;
violini appannati dalla sordina; oboi che
piangono; e su tutto una frase ricorrente,
che gira su stessa, prigioniera e
claustrofobica, senza speranza.
E.F.
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Ildar Abdrazakov Foto Anton Welt
Basso. Nato a Ufa in una famiglia di artisti, dopo aver vinto numerosi concorsi, ha debuttato al
Teatro Mariinskij nel 1998 come Figaro nelle Nozze di Figaro. È salito alla ribalta internazionale
nel 2000, quando ha vinto il V Concorso Internazionale Maria Callas a Parma. Ha così iniziato una
brillante carriera che lo ha portato a debuttare alla Scala l’anno dopo, all’età di 25 anni, nella Son-
nambula e a cantare nei primi teatri del mondo con i più grandi direttori del nostro tempo. Attivo
anche come solista in concerto e in recital, si è esibito in sedi prestigiose quali i BBC Proms alla
Royal Albert Hall di Londra e la Carnegie Hall di New York. Ospite abituale del Metropolitan sin
dal suo debutto nel Don Giovanni diretto da Levine nel 2004, vi ha cantato, tra l’altro, Le nozze di
Figaro, Il principe Igor, Anna Bolena, Chovanščina, Carmen, Attila e Semiramide, e più di recente
Don Giovanni, Macbeth e La damnation de Faust. Nel 2009 ha debuttato al Festival di Salisburgo
nel Moïse et Pharaon di Rossini diretto da Muti. Altri suoi cavalli di battaglia sono Mefistofele nel
Faust, Oroveso nella Norma, Selim nel Turco in Italia, Walter nella Luisa Miller, Oberto in Oberto
conte di San Bonifacio e Banquo nel Macbeth. Recentemente ha cantato Don Carlos (versione
francese) e Boris Godunov all’Opéra di Parigi (trasmesso in diretta nei cinema di tutto il mondo),
L’italiana in Algeri al Festival di Salisburgo, Don Carlo al Bol’šoj. Tra le sue ultime interpretazio-
ni scaligere, Silva nell’Ernani (2018) e Attila nell’opera omonima che ha inaugurato la Stagione
2018-2019.
Dal 2007 è ambasciatore del progetto filantropico Zegna & Music e dal 2014 è Direttore artistico
della Elena Obraztsova International Academy of Music.
ildarabdrazakov.com
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Giuseppe Verdi
Don Carlo
Rodrigo
Felice ancor io son se abbracciarti poss’io!
Io ti salvai!
Convien qui dirci addio. O mio Carlo!
Per me giunto è il dì supremo,
no, mai più ci rivedremo;
ci congiunga Iddio nel ciel,
ei che premia i suoi fedel.
Sul tuo ciglio il pianto io miro;
lagrimar così, perché?
No, fa’ cor, l’estremo spiro
lieto è a chi morrà per te.
O Carlo, ascolta, la madre t’aspetta
a San Giusto doman; tutto ella sa...
Ah! La terra mi manca... Carlo mio,
a me porgi la man!
Io morrò, ma lieto in core,
ché potei così serbar
alla Spagna un salvatore!
Ah! Di me non ti scordar!
Regnare tu dovevi, ed io morir per te.
Ah! La terra mi manca...
La mano a me... Ah!... Salva la Fiandra...
Carlo, addio, ah!... Ah!
Libretto di Don Carlo a Milano, Teatro alla Scala, Per me giunto è il dì supremo...
10 gennaio 1884 nella versione riformata Io morrò
da Verdi in quattro Atti.
(Milano, Museo Teatrale alla Scala). La speranza, invece, è la compagna fedele di
Rodrigo, uno dei rari baritoni “buoni” della
storia dell’opera: persino quando, nella
tetraggine di un carcere, confida all’amico
fraterno Don Carlo di dover presto morire al
posto suo, la sua voce è illuminata da un
senso positivo, che si deposita nella melodia
nobile, distesa, “cantabile”, come prescrive
Verdi Nella parte conclusiva, in cui Rodrigo
muore fra le braccia di Carlo, le sue parole
sono immerse in una luce ultraterrena, prima
di cornette, poi di flauti e persino di arpe
(“Io morrò, ma lieto in core”).
E.F.
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Ludovic Tézier Foto Cassandre Berthon
Baritono. Nato a Marsiglia, ha studiato all’École d’Art lyrique dell’Opéra di Parigi, debuttando
nel 1992 al Grand Théâtre di Ginevra come Pompeo nel Benvenuto Cellini di Berlioz, prima di en-
trare nell’ensemble dell’Opera di Lucerna e poi, nel 1994, in quello dell’Opéra di Lione, dove re-
sta tre anni, interpretando numerosi ruoli. Nel 1997 debutta all’Opéra Comique e a Glyndebourne,
dando inizio a una brillante carriera internazionale che lo ha portato a cantare nei festival e nei
teatri più prestigiosi sotto la guida di direttori del calibro di Myung-whun Chung, Antonio Pappa-
no, Riccardo Muti, Philippe Jordan e Zubin Mehta. Il suo repertorio comprendre i ruoli eponimi in
Hamlet, Evgenij Onegin, Don Giovanni, Simon Boccanegra, Werther (versione per baritono), il
Conte di Almaviva (Le nozze di Figaro), Renato (Un ballo in maschera), Ford (Falstaff), Eleckij
(La dama di picche), Enrico (Lucia di Lammermoor), Germont (La traviata), Chorèbe (Les
Troyens), Wolfram (Tannhäuser), Posa (Don Carlos), il Conte di Luna (Il trovatore), Don Carlo di
Vargas (La forza del destino), Amfortas (Parsifal), Athanaël (Thaïs). È stato Marc-Antoine nella
Cléopâtre di Massenet a Salisburgo e a Parigi, Alphonse XI (La favorite), Rigoletto e Jago (Otel-
lo) a Monaco e a Firenze, Don Carlo (Ernani) a Marsiglia, Scarpia (Tosca) a Dresda e a Salisbur-
go, Giorgio Germont, Scarpia, Simone e Lescaut (Manon) a Parigi, Sir Riccardo Forth (I puritani)
e Carlo Gérard (Andrea Chénier) all’Opera Australia di Sydney, Don Carlo di Vargas a Londra, il
Conte di Luna a Madrid, Scarpia a Berlino, Don Giovanni a Vienna.
I suoi futuri impegni comprendono Thaïs a Monte-Carlo, Aida e Tosca a Parigi, Parsifal a Vienna,
Le nozze di Figaro a Monaco, Don Carlos a Zurigo.
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Giuseppe Verdi O don fatale
Don Carlo
Un’esplosione di drammaticità
Principessa di Eboli inconsolabile, sulla grana scura della voce
di contralto, è invece l’aria di Eboli che
O don fatale, o don crudel maledice il “don fatale” della sua bellezza;
che in suo furor mi fece il ciel! delle tante maledizioni verdiane
Tu che ci fai sì vane, altere, sembrerebbe la più frivola, ma è forse
ti maledico, o mia beltà. invece la più umana e disperata. Segue
Versar, versar sol posso il pianto, il pianto sulla regina, che Eboli ha tradito;
speme non ho, soffrir dovrò! e infine lo scatto reattivo, la decisione
Il mio delitto è orribil tanto di rimediare al male fatto e salvare almeno
che cancellarlo mai non potrò! Carlo: l’invettiva, il canto frammentato e
O mia regina, io t’immolai convulso si trasforma così nell’esaltazione
al folle error di questo cor. del lungo arco melodico conclusivo.
Solo in un chiostro al mondo omai
dovrò celar il mio dolor! E.F.
Oh ciel! E Carlo? A morte, domani...
Gran Dio! A morte andar vedrò!
Ah! Un dì mi resta, la speme m’arride!
Sia benedetto il ciel! Lo salverò!
La Principessa d’Eboli. Illustrazione di Ferdinand
Keller per Don Carlos Infant von Spanien. Ein
dramatisches Gedicht, tratta dal volume Schillers
Werke illustriert von ersten deutschen Künstlern,
vol. II, Stuttgart und Leipzig 1877
(Milano, Museo Teatrale alla Scala).
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Elīna Garanča Foto Brescia-Amisano
Mezzosoprano. Nata a Riga in una famiglia di musicisti, ha studiato all’Accademia musicale della
Lettonia e nel 2001 è stata finalista al concorso BBC Cardiff Singer of the World. Ha iniziato la
sua carriera nell’ensemble del Südthüringischer Staatstheater, prima di passare a quello dell’Opera
di Francoforte. Recentemente è stata Dalila nel Samson et Dalila alla Staatsoper di Vienna, al Me-
tropolitan e alla Staatsoper di Berlino con Daniel Barenboim; ha debuttato come Eboli nel Don
Carlos all’Opéra di Parigi; ha interpretato La favorite alla Bayerische Staatsoper, Der Rosenkava-
lier e La damnation de Faust al Metropolitan. “Cantante dell’anno” 2007 del MIDEM e di ECHO
Klassik, nel 2010 è stata nominata “vocalista dell’anno” dalla rivista “Musical America”. Ha tenu-
to numerosi recital e concerti in sedi prestigiose quali la Carnegie Hall di New York e la Wigmore
Hall di Londra; è stata solista nella Terza Sinfonia di Mahler con i Berliner Philharmoniker diretti
da Yannick Nézet-Séguin e nel Requiem di Verdi diretto da Muti al Festspielhaus di Baden-Baden
e da Mehta al Maggio Musicale Fiorentino. Recentemente ha cantato Sea Pictures di Elgar con Ba-
renboim e la Staatskapelle Berlin e i Wesendonck-Lieder con Christian Thielemann al Festival di
Salisburgo. I suoi futuri impegni comprendono Aida (come Amneris) all’Opéra Bastille, Parsifal
(Kundry) a Vienna e Carmen nella prima nazionale di 7 Deaths of Maria Callas di Marina Abra-
mović che inaugurerà la Stagione 2020-2021 del Teatro di San Carlo a Napoli.
Nel maggio 2013 la Staatsoper di Vienna l’ha insignita del titolo di “Kammersängerin” a riconosci-
mento della sua dedizione al teatro, dove dal suo debutto nel 2003, come Lola in Cavalleria rustica-
na, ha cantato 18 ruoli in oltre 140 spettacoli.
elinagaranca.com
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Michela Murgia bambina venduta dalla famiglia e
innamorata dell’uomo di cui
L’opera è uno spettacolo ricco, ma scambia l’abuso per amore. Tosca
non è uno spettacolo per ricchi. anticipa il #metoo, mostrandoci
Sarebbe un errore lasciarsi l’arroganza del potere che pretende
ingannare dai costumi sontuosi, con la minaccia quello che si può
dall’imponenza della musica o dagli dare solo col consenso, ma anche
stucchi dorati dei palchi dei teatri: la Le nozze di Figaro cominciano con
musica lirica è un’arte per tutti e le una serva che confessa al fidanzato
classi popolari, anche se in le molestie del padrone. Lucia di
loggione, ci sono sempre andate. La Lammermoor evoca lo strazio di una
ragione è semplice: ci si ragazza a cui gli uomini pretendono
riconoscevano. di imporre chi deve amare e la
Nei secoli i libretti d’opera hanno crudeltà della vicenda della Traviata
raccontato infatti molto più le mette alla berlina l’ipocrisia
avventure degli emarginati che dei borghese che alle donne ancora
potenti e gli autori hanno spesso oggi perdona tutto, ma non la
preso le parti dei deboli, esponendo libertà. Nei libretti le eroine spesso
la prepotenza dei forti al giudizio muoiono, perché nelle società che
sociale. Ci sono tre categorie vengono messe in scena il solo
cosiddette deboli che devono molto posto di una donna che vuole
all’opera lirica: la servitù, i poveri e essere pienamente se stessa è la
le donne, persone a basso tasso di tomba. Perché tutti e tutte possano
diritti costrette a vivere in un vivere, di mondo bisogna
mondo dove solo l’uomo ricco immaginarne un altro e il
poteva dettar legge. Il Billy Budd di palcoscenico diventa allora un
Britten quando va in scena riapre il laboratorio di possibilità che fuori
dibattito sociale sulla pena di morte dal teatro ancora dovranno venire.
nel Regno Unito. Il precariato degli C’è un filo d’oro che attraversa i
artisti, ancora così attuale, nella libretti d’opera come un ricamo
Bohème ci appare in tutta la sua segreto: è l’eterna richiesta di
crudeltà e il rapporto tra i servi e i giustizia di chi non ha voce. Il teatro
padroni nelle opere di Mozart d’opera è il luogo in cui il silenzio
mostra l’inizio della crisi di una dei diseredati si è trasformato in un
società che fino a quel momento si acuto potente che ha vibrato nei
era retta solo sulla disuguaglianza secoli ininterrotto fino a spezzare le
dei diritti sociali. Ma è alle donne e certezze cristalline dei signori di
attraverso le donne che l’opera ogni tempo. Questo fa l’arte:
trasmette il suo messaggio più manda in frantumi il vecchio mondo
rivoluzionario. C’è una storia corale e ci costringe a immaginarne uno
di riscatto femminile nella musica dove le opportunità di essere felici
lirica che ancora dialoga col nostro appartengano finalmente a tutti.
presente, basta ascoltarla.
Così, nota dopo nota, apparirà Michela Murgia, 2020
chiaro che Madama Butterfly mette
in scena il dramma di una sposa
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LA VOCE AI DEBOLI
Gaetano Donizetti questi gli ingredienti di soggetti operistici
Lucia di Lammermoor (1835) che a Donizetti sono particolarmente
congeniali. Oltre alla veemenza infuocata
(Libretto di Salvatore Cammarano) dei personaggi maschili, sono anche il
languore malinconico di Lucia, la sua
Emblema del melodramma romantico allucinata follia a colpire
italiano, Lucia di Lammermoor corrisponde l’immaginazione degli spettatori, a far
a quell’ideale di opera seria a vocazione loro sentire come proprie le passioni
tragica che negli anni Trenta dell’Ottocento mostrate sulla scena, a far loro rivivere in
si era ormai imposto nei teatri di tutta la prima persona l’orrore della vicenda,
Penisola. Intrighi avventurosi, storie provando commozione e pietà.
ambientate – sulla scia di Walter Scott –
nella torbida storia inglese, passioni C.T.
incandescenti che irrompono con forza
devastante, eroi che muoiono disperati sulla
scena, schiacciati da un destino inesorabile:
Prina. Lucia e Edgardo alla
fontana. Vignetta di copertina
di Lucia di Lammermoor, opera
completa per pianoforte,
Ricordi, Milano ca. 1880
(raccolta privata).
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Gaetano Donizetti Regnava nel silenzio
Lucia di Lammermoor
Lucia Nella cavatina che costituisce l’esordio
Regnava nel silenzio della protagonista, Lucia è in attesa di
alta la notte e bruna, Edgardo presso la fontana della Sirena,
colpia la fonte un pallido all’imbrunire, in preda a una grande
raggio di tetra luna, agitazione. In quel luogo, un tempo, un
quando un sommesso gemito antenato di Edgardo aveva ucciso per
fra l’aure udir si fe’ gelosia la donna amata: Lucia confida
ed ecco, su quel margine alla sua damigella Alisa di averne visto il
l’ombra mostrarsi a me, ah! fantasma, che ha arrossato di sangue la
Qual chi favella, muoversi fontana. Alisa scongiura Lucia di
il labbro suo vedea, troncare il suo legame con Edgardo,
e con la mano esanime foriero di sventura, ma la fanciulla le
chiamarmi a sé parea; oppone il suo deciso rifiuto. Regnava nel
stette un momento immobile, silenzio segna l’inizio della rievocazione,
poi ratta dileguò... che si svolge dapprima con lunghe arcate
e l’onda pria sì limpida vocali distese e regolari; ma a misura che
di sangue rosseggiò. l’incubo si fa più angosciante, che la
Egli è luce a’ giorni miei, narrazione si fa più drammatica, il canto
e conforto al mio penar. di Lucia si increspa, rompe le sue
Quando rapito in estasi simmetrie, sino a sfociare in una serie
del più cocente amore, di colorature vocali che restituiscono
col favellar del core efficacemente lo stato di allucinazione
mi giura eterna fe’; del personaggio.
gli affanni miei dimentico,
gioia diviene il pianto... C.T.
parmi che a lui d’accanto
si schiuda il ciel per me!
Lo scambio degli anelli tra Lucia e Edgardo
presso la fontana della Sirena,
cromolitografia (Milano, Civica raccolta
delle stampe Achille Bertarelli).
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Lisette Oropesa Foto Crystal Green
Soprano. Nata a New Orleans (Louisiana), da genitori cubani, ha suonato il flauto per dieci anni
prima di intraprendere lo studio del canto alla Louisiana State University. A 22 anni ha debuttato
come Susanna nelle Nozze di Figaro al Metropolitan e da allora ha cantato in più di cento spettaco-
li nel teatro newyorkese, interpretando tra gli altri i ruoli di Gilda in Rigoletto, Manon nell’omoni-
ma opera di Massenet e nella Manon Lescaut di Puccini, Violetta nella Traviata. È stata Margheri-
ta di Valois negli Huguenots all’Opéra di Parigi, Lucia nella Lucia di Lammermoor alla Royal
Opera House di Londra e al Teatro Real di Madrid, Violetta all’Arena di Verona, a Madrid e ad
Atene, Rodelinda nell’opera omonima al Liceu di Barcellona, Gilda nel Rigoletto all’Opera di Ro-
ma, al Grand Théâtre di Ginevra e alla Nationale Opera di Amsterdam, Konstanze in Die Entfüh-
rung aus dem Serail a Monaco e Parigi, Adina nell’Elisir d’amore ancora a Parigi, Isabelle in Ro-
bert le diable al Théâtre de La Monnaie di Bruxelles, Ophélie in Hamlet all’Opéra di Losanna e a
Washington, Norina nel Don Pasquale al Festival di Glyndebourne e a Pittsburgh. Alla Scala ha
debuttato nel 2019 come Amalia nei Masnadieri per la regia di David McVicar, produzione ripresa
al Festival di Savonlinna. Molto richiesta anche in sala da concerto, ha cantato con direttori del ca-
libro di Riccardo Muti, Antonio Pappano, Daniele Gatti, Fabio Luisi, James Levine, Ivor Bolton,
Yannick Nézet-Séguin. Recentemente è stata Rosina nel Barbiere di Siviglia all’Opéra parigina e
ha debuttato come Konstanze alla Staatsoper di Vienna; presto rivestirà nuovamente i panni di Vio-
letta a Barcellona. Nel 2021 debutterà all’Opera di Zurigo in una nuova produzione di Lucia di
Lammermoor.
lisetteoropesa.com
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Giacomo Puccini Giacosa, caratterizzata da un’interazione
Madama Butterfly (1904) tra Occidente e Oriente che consente a
Puccini di esplorare nuovi territori
(Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa) musicali e di mettere a punto un raffinato
esotismo sonoro. Quando però, il 17
Cio-Cio-San, la protagonista di Madama febbraio 1904, Madama Butterfly va in
Butterfly, è la prima donna pucciniana a scena alla Scala viene accolta con
venirci incontro da un luogo situato oltre i freddezza e ostilità. Ritirata e
confini dell’Occidente. Le tragiche rimaneggiata dagli autori, rinasce il 28
conseguenze del matrimonio tra questa maggio al Teatro Grande di Brescia.
graziosa musmé (“ragazza”) giapponese e
il “tenente nella marina degli Stati Uniti” R.C.
Pinkerton, narrate da John Luther Long e
portate sulla scena da David Belasco,
sono il soggetto della terza e ultima opera
scritta in collaborazione con Illica e
Cio-Cio-San Tu? Tu? Piccolo Iddio!
Tu? Tu? Piccolo Iddio!
Amore, amore mio, L’aria occupa la parte centrale
fior di giglio e di rosa. dell’architettura calibratissima del suicidio
Non saperlo mai: rituale di Cio-Cio-San, che viene
per te, pei tuoi puri momentaneamente interrotto dall’irruzione
occhi, muor Butterfly nella camera del figlio, su una concitata
perché tu possa andar transizione orchestrale.
di là dal mare La comparsa del “piccolo Dolore” segna il
senza che ti rimorda ai dì maturi, passaggio dalla dimensione austera del rito
il materno abbandono. al calore emotivo della madre:
O a me, sceso dal trono Cio-Cio-San accoglie il bambino
dell’alto Paradiso, sull’accompagnamento secco e deciso
guarda ben fiso, fiso dell’orchestra, e poi si lancia nell’estremo
di tua madre la faccia, sfogo lirico (“O a me, sceso dal trono”), in
che ten’ resti una traccia! cui domanda “con esaltazione” a Dolore di
Addio! Addio, piccolo amor! serbare memoria del suo volto e gli dice
Va’! Gioca, gioca! addio, prima di invitarlo a giocare e
riprendere in solitudine il suo rito di morte.
R.P.
Adolf Hohenstein.
Manifesto per Madama Butterfly, 1904.
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Kristine Opolais Foto Polina Viljun
Soprano. Nata in Lettonia, ha studiato all’Accademia di Musica Jāzeps Vītols di Riga e ha iniziato
la sua carriera come membro del Coro dell’Opera Nazionale Lettone nel 2001, debuttando alla
Staatsoper Unter den Linden di Berlino nel 2006. Nel 2008 ha debuttato alla Staatsoper di Vienna
e poi alla Scala come Polina nel Giocatore di Prokof'ev, tornando a Milano nel 2011 come Nedda
in Pagliacci. Mantiene un forte legame con il Metropolitan fin dal suo debutto come Magda nella
Rondine, e negli ultimi anni le sue interpretazioni di Madama Butterfly, La bohème, Manon Le-
scaut, Rusalka sono state trasmesse nei cinema di tutto il mondo nell’ambito della serie “Met’s Li-
ve in HD”. Nel 2014 ha fatto storia la sua esibizione in due ruoli diversi in 18 ore: dopo avere in-
terpretato Madama Butterfly la sera del 4 aprile, il giorno dopo ha sostituito all’ultimo momento la
protagonista della matinée della Bohème, trasmessa in diretta in tutto il mondo. È stata Manon Le-
scaut, Madama Butterfly e Tosca al Royal Opera House Covent Garden e Jenůfa all’Opera di Zuri-
go. Ha un forte legame di collaborazione con la Bayerische Staatsoper fin dal suo debutto in Ru-
salka nel 2010; da allora ha cantato a Monaco di Baviera in Manon Lescaut, Madama Butterfly,
Evgenij Onegin (come Tatjana), Mefistofele (come Margherita) e La clemenza di Tito (come Vitel-
lia). Nella stagione 2020-2021 tornerà alla Semperoper di Dresda come Tosca, canterà Madama
Butterfly all’Opera Nazionale Greca di Atene e Rusalka, uno dei suoi cavalli di battaglia, alla
Bayerische Staatsoper e alla Staatsoper di Vienna. Molto richiesta anche in sala da concerto, si è
esibita, tra l’altro, al Festival di Salisburgo, ai BBC Proms, al Festival di Tanglewood e alla Carne-
gie Hall.
kristineopolais.com
29
Sax Nicosia
Chi è l’eroe? Chi era per il pubblico
dell’antica Atene? E chi è un eroe oggi?
L’eroe moderno vive in un mondo che non
riesce a comprendere: il mondo è un
enigma. Come Edipo, si trova di fronte alla
Sfinge. La parola stessa è ormai
un mistero.
Per Faust, per Amleto, per Otello il mondo è
illusione, inganno. È dolore.
Il sogno si muta in incubo, la realtà si muta
in apparenza fuggevole.
La storia dell’eroe moderno non è segnata
più da un destino lontano, ma dalla
profonda difficoltà dell’uomo di capire il
mondo. Gli eroi portano addosso la propria
tragica fine: la vita è attorno a loro, eppure
non vedono, non capiscono, si illudono di
capire. Restano soli.
“Sfortunato il paese che ha bisogno di
eroi”, diceva Brecht. Ma in questo mondo
buio, nell’oggi segnato dal dolore e dalla
malattia, emergono altri eroi. Non più
titanici sconfitti, ma persone, uomini e
donne del nostro tempo: eroi di una
quotidiana battaglia per la vita, che lottano
per sollevare il velo di una spaventevole
notte, aspettando la luce dell’alba.
30
L’EROE
Richard Wagner dove la malasorte gli fa ritrovare uno dei
Die Walküre (1870) suoi inseguitori, il prepotente Hunding.
L’ospite è sacro, e quindi Siegmund potrà
(Libretto di Richard Wagner) dormire lì per quella notte; ma l’indomani
dovrà battersi in duello con Hunding. La
Dopo quella sorta di prologo in cielo che è sposa di lui, però, spinta da invincibile
l’Oro del Reno, dove incontriamo nani, attrazione verso lo sconosciuto,
giganti, folletti, ondine e divinità, con La addormenta l’uomo a cui è stata maritata a
Valchiria Richard Wagner ci porta invece forza e si reca nottetempo dall’insonne,
sulla terra, proiettandoci nel cuore della infelicissimo e disarmato Siegmund per
lunga vicenda disegnata dalla tetralogia che mostrargli una spada infissa nel frassino
costituisce il suo Ring, la storia di come che troneggia in sala.
l’anello del Nibelungo segnò la rovina
dell’intero cosmo. Il primo Atto si apre con E.F.
una tempesta e termina con un duetto
d’amore: due classici momenti del teatro
d’opera, a cui vengono però dati qui risvolti
impensati. La tempesta ha spinto il
fuggiasco Siegmund a rifugiarsi in una casa
Joseph Bernhardt. Ritratto di
Richard Wagner a Monaco di
Baviera, 1868; da: Martin Geck,
Die Bildnisse Richard Wagners,
München, 1970.
31
Winterstürme wichen
dem Wonnemond
(Si è arreso il gelo al chiaro tepore)
Siegmund e Sieglinde si rivelano a
questo punto il loro amore reciproco: per
la sua forma relativamente tradizionale, il
duetto scandalizzò i “wagneriani
perfetti”, che lo considerarono una
ricaduta nelle vetuste forme
melodrammatiche, e adescò invece gli
italiani a superare i pregiudizi e
accostarsi a un’opera che resta tra le
favorite del repertorio. I due (in realtà
fratello e sorella, ma separati da tempo
immemore) stanno dialogando già da un
pezzo, mentre fuori la tempesta esaurisce
la sua violenza: un ultimo colpo di vento
spalanca di colpo la porta di casa e
Sieglinde sobbalza: “Chi è uscito?”.
“Nessuno è uscito”, replica Siegmund
con dolcezza: “è entrata la primavera”; e
avvia così una memorabile pagina a metà
strada fra Lied, duetto e melodia infinita,
sospinta in avanti dal mormorio degli
archi che evocano le brezze primaverili,
tutta irrorata di un’ispirazione tra estatica
e appassionata, in un intrecciarsi di
memorie passate e di passione presente.
Sul culmine del duetto, Siegmund, pieno
di speranza, impugna la spada e riesce a
svellerla, conquistando così arditamente
sposa e arma, in una conclusione tanto
emozionante quando illusoria.
E.F
Heinrich e Therese Vogl nei ruoli di Siegmund
e Sieglinde nell’Atto I della Walküre
allo Hoftheater di Monaco di Baviera,
26 giugno 1870. Fotografia.
32
Richard Wagner Si è arreso il gelo
Die Walküre al chiaro tepore,
Siegmund, Sieglinde in mite chiarore
maggio risplende;
Winterstürme wichen su soffi soavi
dem Wonnemond, lieve e mite,
in mildem Lichte creando prodigi
leuchtet der Lenz; egli si culla;
auf linden Lüften per prati e selve
leicht und lieblich, soffia il suo fiato,
Wunder webend e spalancato
er sich wiegt; l’occhio sorride.
durch Wald und Auen Nel canto di uccelli gioiosi
weht sein Atem, è la dolce sua voce,
weit geöffnet amabili aromi
lacht sein Aug’. egli espande;
Aus sel’ger Vöglein Sange fiori dal caldo suo sangue
süß er tönt, sbocciano ardenti,
holde Düfte a gemme e germogli
haucht er aus; la sua forza dà vita.
seinem warmen Blut entblühen Adorno di armi gentili
wonnige Blumen, egli domina il mondo;
Keim und Sproß cedono freddo e bufera
entspringt seiner Kraft. al suo fermo potere:
Mit zarter Waffen Zier e ai duri suoi colpi ha ceduto
bezwingt er die Welt; anche la solida porta,
Winter und Sturm wichen che tenace e ostinata
der starken Wehr: noi separava da lui.
wohl mußte den tapfern Streichen Verso sua sorella
die strenge Türe auch weichen, qui maggio irrompe,
die trotzig und starr da lei sedotto, dalla passione,
uns trennte von ihm. che prima nascosta
Zu seiner Schwester nel buio del cuore
schwang er sich her; oggi beata sorride alla luce.
die Liebe lockte den Lenz; Ha liberato il fratello
in unsrem Busen la sposa sorella;
barg sie sich tief: infranto giace
nun lacht sie selig dem Licht. ciò che li aveva divisi;
Die bräutliche Schwester si riconosce esultante
befreite der Bruder; la giovane coppia:
zertrümmert liegt, uniti sono la passione e il maggio!
was je sie getrennt;
jauchzend grüßt sich
das junge Paar:
vereint sind Liebe und Lenz!
33
Sieglinde Sieglinde
Du bist der Lenz, Maggio sei tu,
nach dem ich verlangte che anelante aspettavo,
in frostigen Winters Frist; costretta nel gelido inverno;
dich grüßte mein Herz te ha salutato il mio cuore
mit heiligem Grau’n, con brivido santo,
als dein Blick zuerst mir erblühte. quando su me si è dischiuso il tuo occhio.
Fremdes nur sah ich von je, Da sempre vedevo estraneo il mondo,
freudlos war mir das Nahe; e ostile ciò che m’era vicino;
als hätt’ ich nie es gekannt, quasi a me sconosciuta restava
war, was immer mir kam. ogni cosa che sempre incontravo.
Doch dich kannt’ ich Ma te, sì, riconobbi
deutlich und klar: sicuro e chiaro:
als mein Auge dich sah, come il mio occhio ti vide,
warst du mein Eigen; tu sei stato mio;
was im Busen ich barg, quello che nel mio cuore celavo,
was ich bin, quello che io sono,
hell wie der Tag raggiante come il giorno
taucht’ es mir auf, in me è risorto,
wie tönender Schall come eco sonora
schlug’s an mein Ohr, ha percosso il mio orecchio,
als in frostig öder Fremde subito quando nel desolato gelo
zuerst ich den Freund ersah. ho riconosciuto l’amico.
Siegmund
O suß̈ este Wonne! Siegmund
O seligstes Weib! O ebbrezza dolcissima!
Sieglinde O beatissima donna!
O laß in Nähe
zu dir mich neigen, Sieglinde
daß hell ich schaue O lascia che da presso
den hehren Schein, io verso te mi chini,
der dir aus Aug’ perché chiaro io contempli
und Antlitz bricht, il nobile fulgore
und so süß die Sinne mir zwingt! che ti si effonde
Siegmund dallo sguardo e dal volto,
Im Lenzesmond e che dolce lega i miei sensi!
leuchtest du hell;
hehr umwebt dich Siegmund
das Wellenhaar; Nella luna di maggio
was mich berückt, tu chiara splendi;
errat’ ich nun leicht, nobile ti circonda
denn wonnig weidet mein Blick. l’onda dei tuoi capelli;
ciò che mi abbaglia,
facilmente intendo,
perché rapito si incanta il mio sguardo.
34
Sieglinde Sieglinde
Wie dir die Stirn Come è larga
so offen steht, la tua fronte,
der Adern Geäst come si intreccia nelle tempie
in den Schläfen sich schlingt! la trama delle vene!
Mir zagt es vor der Wonne, In questo incanto io tremo,
die mich entzückt! e in rapimento!
Ein Wunder will mich gemahnen: Un prodigio vuole ch’io rammenti:
den heut’ zuerst ich erschaut, te che mai prima di oggi ho visto,
mein Auge sah dich schon! il mio sguardo un tempo già vide!
Siegmund Siegmund
Ein Minnetraum Un tenero sogno
gemahnt auch mich: rammento anche io:
in heißem Sehnen in un ardente anelito
sah ich dich schon! io già ti vidi!
Sieglinde Sieglinde
Im Bach erblickt’ ich Nel ruscello guardavo
mein eigen Bild l’immagine di me stessa
und jetzt gewahr’ ich es wieder: e ora di nuovo la osservo:
wie einst dem Teich es enttaucht, come un giorno emergeva dall’acqua,
bietest mein Bild mir nun du! la mia immagine ora tu mi porgi!
Siegmund Siegmund
Du bist das Bild, Tu sei l’immagine
das ich in mir barg. che io in me nascondevo.
Sieglinde Sieglinde
O still! Laß mich Aspetta! Lascia
der Stimme lauschen: che io ascolti la voce:
mich dünkt, ihren Klang il suo suono, mi sembra,
hört’ ich als Kind... udivo da bambina...
doch nein! Ich hörte sie neulich, ma no! Da poco l’ho udito
als meiner Stimme Schall quando il bosco mi rimandava
mir widerhallte der Wald. l’eco della mia voce.
Siegmund Siegmund
O lieblichste Laute, O suoni dolcissimi
denen ich lausche! che ora ascolto!
Sieglinde Sieglinde
Deines Auges Glut Il fuoco del tuo occhio
erglänzte mir schon: mi illuminò già un tempo:
so blickte der Greis questo era lo sguardo del vecchio
grüßend auf mich, quando mi salutò,
als der Traurigen Trost er gab. e offerse conforto all’afflitta.
35
An dem kühnen Blick Nel suo sguardo ardito
erkannt’ ihn sein Kind; lo riconobbe sua figlia;
schon wollt’ ich beim Namen ihn nennen! già volevo chiamarlo per nome!
Wehwalt heißt du fürwahr? Wehwalt davvero ti chiami?
Siegmund Siegmund
Nicht heiß’ ich so, No, non mi chiamo così
seit du mich liebst: da quando tu mi ami:
nun walt’ ich der hehrsten Wonnen! possiedo ora la più alta gioia!
Sieglinde Sieglinde
Und Friedmund darfst du E non potresti felice
froh dich nicht nennen? darti nome Friedmund?
Siegmund Siegmund
Nenne Heiße mich du, Dammi tu il nome,
wie du liebst, daß ich heiße: come vuoi che io mi chiami:
den Namen nehm’ ich von dir! il nome lo prendo da te!
Sieglinde Sieglinde
Doch nanntest du Wolfe den Vater? Ma Wolfe hai chiamato tuo padre?
Siegmund Siegmund
Ein Wolf war er feigen Füchsen! Per le pavide volpi era un lupo!
Doch dem so stolz Ma lui al quale l’occhio
strahlte das Auge, raggiava fierissimo,
wie, Herrliche, hehr dir es strahlt, quanto sublime il tuo raggia, o sovrana,
der war Wälse genannt. lui Wälse aveva nome.
Sieglinde Sieglinde
War Wälse dein Vater, Se era Wälse tuo padre,
und bist du ein Wälsung, e tu sei un Wälside,
stieß er für dich per te ha piantato
sein Schwert in den Stamm, la spada nel tronco,
so laß mich dich heißen, e lascia dunque che io ti chiami
wie ich dich liebe: al modo ch’io t’amo:
Siegmund, Siegmund,
so nenn’ ich dich! così ti chiamo!
Siegmund Siegmund
Siegmund heiß’ ich Siegmund ho nome
und Siegmund bin ich: e Siegmund io sono:
bezeug’ es dies Schwert, lo provi la spada
das zaglos ich halte! che impavido stringo!
Wälse verhieß mir, A me Wälse promise
in höchster Not che nel bisogno estremo
fänd’ ich es einst: l’avrei trovata un giorno:
ich faß’ es nun! e ora io l’afferro!
36
Heiligster Minne Di un sacro affetto
höchste Not, bisogno estremo,
sehnender Liebe di ardente amore
sehrende Not, aspro bisogno,
brennt mir hell in der Brust, in me brilla e brucia nel petto,
drängt zu Tat und Tod: costringe ad agire e a morire:
Notung! Notung! Notung! Notung!
So nenn’ ich dich, Schwert! Così, spada, io ti chiamo!
Notung! Notung! Notung! Notung!
Neidlicher Stahl! Nemico acciaio!
Zeig’ deiner Schärfe Del tuo rigido taglio
schneidenden Zahn: mostra l’artiglio:
heraus aus der Scheide zu mir! via dalla guaina, a me!
Siegmund, den Wälsung, Siegmund, il Wälside,
siehst du, Weib! donna, tu vedi!
Als Brautgabe In dono di nozze
bringt er dies Schwert: questa spada egli porta:
so freit er sich così egli si unisce
die seligste Frau; alla donna felice;
dem Feindeshaus dalla casa nemica
entführt er dich so. ti rapisce così.
Fern von hier Lontano da qui
folge mir nun, tu seguimi ora,
fort in des Lenzes via, nella casa
lachendes Haus: dove maggio sorride:
dort schützt dich Notung, das Schwert, lì ti protegge Notung, la spada,
wenn Siegmund dir liebend erlag! se Siegmund cade per amor tuo!
Sieglinde
Bist du Siegmund, Sieglinde
den ich hier sehe, Se tu sei Siegmund,
Sieglinde bin ich, chi io qui vedo,
die dich ersehnt: Sieglinde io sono
die eigne Schwester che a te anelava:
gewannst du zu eins mit dem Schwert! la tua vera sorella
Siegmund hai conquistato con la tua spada!
Braut und Schwester
bist du dem Bruder: Siegmund
so blühe denn Wälsungen-Blut! Sposa e sorella
sei tu al fratello:
fiorisca così il sangue dei Wälsidi!
(Traduzione di Franco Serpa)
37
Camilla Nylund
Soprano. Nata a Vaasa, in Finlandia, ha iniziato gli studi musicali con Eva Illes, proseguendoli poi
nel corso di opera e canto del Mozarteum di Salisburgo. Nel dicembre 1995 è stata premiata con la
Lilli-Lehmann-Medaille della Internationale Stiftung Mozarteum. Dopo impegni continuativi a
Hannover e alla Semperoper di Dresda, ora è regolarmente invitata a esibirsi in tutti i più impor-
tanti teatri lirici. Il suo repertorio comprende tutti i ruoli principali dell’opera classico-romantica,
ma si è affermata a livello internazionale soprattutto per le sue interpretazioni delle eroine wagne-
riane (Elisabeth nel Tannhäuser, Elsa nel Lohengrin, Eva nei Meistersinger, Sieglinde nella Walkü-
re, Senta nel Fliegende Holländer) e di Richard Strauss (la Marescialla nel Rosenkavalier, Arabel-
la e Salome nelle opera omonime, la Contessa in Capriccio, Chrysothemis nell’Elettra, l’Impera-
trice in Die Frau ohne Schatten, Ariadne in Ariadne auf Naxos). Per molti anni si è distinta al Fe-
stival di Bayreuth, dove ha debuttato nel 2011 come Elisabeth nel Tannhäuser. Attualmente vi can-
ta il Lohengrin e Die Meistersinger von Nürnberg. Nel 2017 ha aggiunto al proprio repertorio il
ruolo di Marie nel Wozzeck, che ha interpretato alla Deutsche Oper am Rhein di Düsseldorf. Parti-
colarmente attiva anche nel campo del recital, insieme a Helmut Deutsch sta dedicando programmi
ai Lieder romantici tedeschi e ai compositori della sua patria scandinava, in particolare a Jean Si-
belius. Prossimamente sarà Jenůfa nell’omonima opera di Janáček a Berlino.
In riconoscimento del suo lungo e fortunato sodalizio artistico con la Staatsoper di Vienna, nel
2019 il teatro l’ha nominata “Kammersängerin”; lo stesso prestigioso titolo le è stato conferito an-
che dalla Semperoper di Dresda.
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Andreas Schager Foto David Jerusalem
Tenore. Dopo gli studi alla Universität für Musik und darstellende Kunst di Vienna, ha iniziato la
sua carriera cantando ruoli lirici nell’operetta e nelle opere mozartiane, prima di passare alle parti
da Heldentenor di Wagner e Richard Strauss. Nell’estate 2009 ha debuttato come David nei Mei-
stersinger von Nürnberg ai Tiroler Festspiele di Erl; in seguito è stato Florestan nel Fidelio, Max
nel Freischütz, Rienzi e Tristan nelle opere omonime, nonché Siegfried nel Siegfried e nella Göt-
terdämmerung in teatri di media grandezza. È stata la sua interpretazione di questo ruolo alla
Staatsoper Unter den Linden di Berlino, ai BBC Proms e alla Scala, sempre con Barenboim, a lan-
ciarlo sul piano internazionale. Oggi si esibisce regolarmente nelle sedi più prestigiose con i più
grandi direttori, quali Christian Thielemann, Valery Gergiev, Daniele Gatti, Franz Welser-Möst e
Riccardo Chailly. Con Barenboim ha cantato anche Fidelio, Tristan und Isolde, Parsifal; ha poi in-
terpretato, tra l’altro, Tannhäuser a Berlino, Daphne, Lohengrin, Der Freischütz a Vienna, Parsifal
e Tristan all’Opéra Bastille, la Tetralogia con Kent Nagano ad Amburgo e con Philippe Jordan al
Metropolitan di New York, nonché Parsifal al Festival di Bayreuth. Alla Scala ha debuttato nella
Götterdämmerung nel 2013, tornandovi nel 2019 per Die ägyptische Helena. Molto richiesto an-
che in sala da concerto, ha cantato i Gurrelieder di Schönberg alla Philharmonie di Parigi, Das
Lied von der Erde con Gergiev alla Elbphilharmonie di Amburgo e l’Ottava di Mahler con Chailly
a Lucerna. I suoi recenti e prossimi impegni comprendono Daphne a Francoforte, Die Frau ohne
Schatten e Die Zauberflöte a Vienna, Fidelio a Zurigo e a Berlino, Siegfried a Madrid, Ariadne auf
Naxos a Berlino.
39
Massimo Popolizio
Si sono scambiati sguardi reciproci, hanno
giocato e si sono inseguiti, hanno tratto
ispirazione l’uno dall’altra. Il cinema e
l’opera sono due mondi da sempre così
vicini e così lontani. L’opera contemporanea
ha rubato molto dal cinema e il cinema ha
rubato dall’opera: le colonne sonore,
l’ibridazione dei temi, il repertorio e la
drammaturgia. E se l’opera ha insegnato al
mondo a fare teatro, il cinema italiano ha
regalato sogni indimenticabili. Federico
Fellini: ci ha emozionato,
ci ha stupito, ci ha commosso
con i suoi personaggi indimenticabili.
Opera e cinema: sono i luoghi in cui
ogni spettatore può sospendere la propria
incredulità e lasciarsi andare alla meraviglia.
40
L’OPERA, IL CINEMA
Gaetano Donizetti Pasquale utilizza sì un vecchio modello,
Don Pasquale (1843) ma lo modifica per raccontare una storia e
mostrare personaggi che non hanno nulla
(Libretto di Giovanni Ruffini e Gaetano Donizetti) di astratto: sottraendoli alla tradizionale
indifferenza emotiva dell’opera buffa,
Il vecchio avaro che, colto da pruriti connotandoli in modo realistico, Donizetti
amorosi, vorrebbe sposare una donna presenta i suoi personaggi in tutta la loro
molto più giovane; la ragazza che lo beffa calda umanità. Reinventa, in altri termini,
e se la intende col suo giovane un genere che era ormai alla fine della sua
innamorato; un contorno di maneggioni lunga tradizione, immettendo un soffio di
intriganti che pensano solo al proprio vitale aria nuova nei vecchi meccanismi
tornaconto: sono gli ingredienti classici del teatro comico.
di una storia rappresentata infinite volte
sulle scene del teatro comico di tutti i C.T.
tempi. Malgrado sembri costruita su un
intreccio tutt’altro che originale, l’opera
di Donizetti costituisce una sua personale
rielaborazione dello stile comico. Don
Don Pasquale illustrato su un calendarietto da barbiere, 1936.
41
Gaetano Donizetti So anch’io la virtù magica
Don Pasquale
Norina Nella sua cavatina d’esordio, Norina si
“Quel guardo il cavaliere presenta in scena leggendo un libro. È una
in mezzo al cor trafisse, storia romantica ambientata in tempi
piegò il ginocchio e disse: antichi, che narra di un cavaliere trafitto
Son vostro cavalier. dallo sguardo di una dama alla quale giura
E tanto era in quel guardo eterno amore. Ma le frasi liricamente
sapor di paradiso, trasognate che sostengono la rievocazione
che il cavalier Riccardo, della storia durano poco: la giovane offre
tutto d’amor conquiso, subito un ritratto più realistico di sé. “So
giurò che ad altra mai anch’io la virtù magica” di conquistare i
non volgeria il pensier.” cuori, dichiara Norina, conosco le astuzie
Ah, ah! Ah, ah! femminili e l’arte della seduzione. È
So anch’io la virtù magica allora che subentra un momento di
d’un guardo a tempo e loco, magistrale realismo rappresentativo: lo
so anch’io come si bruciano stile vocale muta e si fa più brillante,
i cori a lento foco; tradendo tutta la malizia e la giovanile
d’un breve sorrisetto vivacità della protagonista.
conosco anch’io l’effetto,
di menzognera lagrima, C.T.
d’un subito languor.
Conosco i mille modi Don Pasquale fu ripreso allo Her Majesty’s Theatre
dell’amorose frodi, di Londra, il 19 giugno 1843 con quasi tutti gli interpreti
i vezzi e l’arti facili di Parigi: nell’incisione sono raffigurati Giulia Grisi (Norina),
per adescare un cor. Mario (Ernesto) e Luigi Lablache (Don Pasquale).
D’un breve sorrisetto
conosco anch’io l’effetto,
conosco, conosco,
d’un subito languor;
so anch’io la virtù magica
per inspirare amor,
conosco l’effetto,
ah! Sì, ah sì,
per inspirare amor.
Ho testa bizzarra,
son pronta, vivace,
brillare mi piace,
mi piace scherzar.
Se monto in furore,
di rado sto al segno,
ma in riso lo sdegno
fo presto a cangiar.
Ho testa bizzarra,
ma core eccellente,
un core eccellente.
42
Rosa Feola Foto Todd Rosenberg
Soprano. Nata a San Nicola La Strada (Caserta), si è diplomata al Conservatorio “Giuseppe Mar-
tucci” di Salerno, perfezionandosi poi all’Opera Studio dell’Accademia di Santa Cecilia sotto la
guida di Renata Scotto. Nel 2009 ha debuttato nel ruolo di Corinna nel Viaggio a Reims all’Acca-
demia Nazionale di Santa Cecilia e l’anno successivo si è imposta all’attenzione internazionale
vincendo il Concorso Operalia di Plácido Domingo, tenutosi alla Scala di Milano.
È stata Ines nei Due Figaro di Mercadante diretti da Muti al Festival di Ravenna e Salisburgo, al
Teatro Real di Madrid e al Teatro Colón di Buenos Aires e Gilda nel Rigoletto a Ravenna, Zurigo,
Torino, Monaco di Baviera, Napoli, Chicago e al Metropolitan di New York. Il ruolo di Elvira nei
Puritani le è valso il Welsh Theatre Award e una nomination all’International Opera Award 2016.
Nel 2017 ha debuttato alla Scala nella Gazza ladra diretta da Chailly, tornandovi nel 2018 per Don
Pasquale, nel 2019 per L’elisir d’amore e nel 2020 per Il turco in Italia. È stata Susanna nelle ri-
prese dello storico allestimento delle Nozze di Figaro di Giorgio Strehler a Roma e di quello di
Jean-Pierre Ponnelle a Yokohama. Muti l’ha accompagnata nel suo debutto americano (2012), nei
Carmina Burana a Chicago, e sempre con la CSO diretta da Muti ha cantato la Messa n. 5 di
Schubert, il Requiem di Mozart, la Quarta Sinfonia di Mahler e il Falstaff. Recentemente è stata
Lauretta nel Gianni Schicchi, Musetta nella Bohème e Gilda nel Rigoletto a Monaco, Dircé nella
Médée di Cherubini a Salisburgo, Ilia nell’Idomeneo a Roma, Sandrina nella Finta giardiniera e
Fiorilla nel Turco in Italia a Zurigo. Tra i suoi prossimi impegni, L’elisir d’amore e Don Pasquale
a Vienna, La traviata e Le nozze di Figaro a Monaco.
43
Gaetano Donizetti Una furtiva lagrima
L’elisir d’amore (1832)
Nemorino vede spuntare “una furtiva
(Libretto di Felice Romani) lagrima” negli occhi della bella Adina,
comprende che la ragazza non è così
Con L’elisir d’amore Donizetti insensibile come sembra e intona, perduto
raccoglie la sfida lanciata dal nuovo nel suo sogno d’amore, una romanza dalla
genere, mostrando la via di un dolcezza struggente.
rinnovamento anche per l’opera buffa – È la pagina più famosa dell’Elisir
un genere che all’epoca poteva apparire d’amore, quella che con la sua sottile e
ormai obsoleto – grazie a una penetrante vena malinconica – la cifra
raffigurazione meno stilizzata delle forse più caratteristica dello stile
emozioni: un processo che porta a donizettiano – commuove da sempre
uscire dalle secche il pubblico dei teatri di tutto il mondo.
dell’inverosimiglianza, È la pagina che nella sua felice vena
a raccontare storie e a mostrare melodica fa scattare l’empatia, quella
personaggi molto più realistici di quelli che ci fa percepire Nemorino non come
del tradizionale teatro comico. un’astrazione – il tradizionale sempliciotto
C.T. dell’opera comica, che esprime le sue
emozioni in forma stilizzata – ma come un
Nemorino personaggio umanissimo, che esprime un
Una furtiva lagrima pathos reale. Dunque non si tratta delle
negli occhi suoi spuntò... smancerie di maniera né dei sospiri
Quelle festose giovani stilizzati dei tenori d’opera buffa: nella
invidiar sembrò. sua romanza Nemorino dà voce a una
Che più cercando io vo? tenerezza autentica, che il malinconico
M’ama, sì, m’ama, lo vedo. timbro del fagotto sottolinea
Un solo istante i palpiti opportunamente, e a un sentimento che
del suo bel cor sentir! sgorga direttamente dal cuore.
I miei sospir confondere I segni del rinnovamento promosso
per poco a’ suoi sospir! dal melodramma romantico, a questo
I palpiti, i palpiti sentir, proposito, sono più che evidenti.
confondere i miei coi suoi sospir!
Cielo, si può morir...! C.T.
Di più non chiedo.
Ah! Cielo, si può, si può morir...!
Di più non chiedo.
Si può morir... si può morir d’amor!
L’elisir d’amore al Théâtre-Italien di Parigi, 1839.
Litografie di D. Valentini.
Luigi Lablache (Dulcamara)
e Mario de Candia (Nemorino).
44
Juan Diego Flórez Foto Manfred Baumann
Tenore. Nato a Lima nel 1973, ha iniziato da bambino a cantare e a suonare rock e musica popola-
re peruviana e in seguito ha studiato al Conservatorio Nazionale del Perù, prima di ottenere una
borsa di studio al Curtis Institute of Music di Philadelphia. Nel 1996 ha esordito al Rossini Opera
Festival di Pesaro come Corradino nella Matilde di Shabran. A soli 23 anni ha debuttato al Teatro
alla Scala nell’Armide diretta da Riccardo Muti che ha inaugurato la Stagione 1996-1997, e da al-
lora è stato chiamato a esibirsi nei teatri più prestigiosi del mondo con i direttori d’orchestra più ri-
nomati. Nel 2007 ha segnato un momento storico alla Scala, offrendo – cosa che non accadeva dal
1933 – il bis di “Ah! Mes amis”, la famosa aria della Fille du régiment di Donizetti che contiene
nove do di petto: tale bis in seguito è stato invocato al Metropolitan di New York nel 2008 e al-
l’Opéra di Parigi nel 2012. Recentemente ha cantato La traviata al Metropolitan, Manon a Parigi e
a Vienna, Werther a Londra, La bohème a Zurigo e ha tenuto recital al ROF di Pesaro, al Festival
di Salisburgo e al Liceu di Barcellona. I suoi futuri impegni comprendono L’elisir d’amore, Faust
e Les contes d’Hoffmann alla Staatsoper di Vienna.
Ha ottenuto numerosi riconoscimenti, fra cui la Gran Cruz de la Orden El Sol del Perù, massima
onorificenza del suo Paese, e il titolo di “Österreichischer Kammersänger”. Nel 2011 ha fondato
“Sinfonía por el Perú”, un importante progetto sociale ispirato a “El Sistema” venezuelano, per fa-
vorire lo sviluppo artistico e individuale dei bambini e dei ragazzi attraverso la musica. Per questa
iniziativa l’UNESCO lo ha nominato Goodwill Ambassador nel 2012 e nel 2014 ha ricevuto il
Crystal Award dal World Economic Forum.
www.juandiegoflorez.com - www.sinfoniaporelperu.org
45
Caterina Murino
Mi vesto, mi travesto e mi invento – ed
è solo inventandomi che mi riconosco.
Mi celo davanti allo specchio,
affacciandomi in una vertigine che sono
io: mi cerco addosso la rabbia di
Medea; calzo il desiderio degli occhi di
Desdemona; indosso la guerra di
Giovanna, il coraggioso amore di Tosca,
la disperata solitudine di Violetta, e il
suo respiro; l’attesa di Rosina durante il
temporale: ricoprendomi della sua
paura, la capisco e mi comprendo.
Mi infilo in bugie che sanno di poter
essere vere. Mi trovo autentica nelle
menzogne, di una vita che non è mia,
ma potrebbe.
È solo in questo tentare che mi
incontro. Nel divenire, che divento
anche me.
46
Lo schiaccianoci LA FABBRICA DEI SOGNI
Adagio dal Grand pas de deux, Il volo di Clara sulle spalle
Atto II del Principe
Coreografia di Rudolf Nureyev
Musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij L’armoniosa grazia che pervade l’intera
Costumi di Nicholas Georgiadis partitura dello Schiaccianoci ‒ il balletto
natalizio per eccellenza ‒ ha contribuito a
eternarla anche nel repertorio sinfonico,
insieme ai suoi aspetti sfuggenti, alla sua
riposta magia, all’incantesimo del bianco
della neve che si stende su ogni cosa con
ovattata morbidezza, ma anche con il gelo
dell’inquietudine. Il mondo poetico dello
Schiaccianoci di Pëtr Il’ič Čajkovskij è
diviso tra la nostalgia per un’infanzia che
volge alla fine e l’incertezza di una
adolescenziale felicità del cuore che resta
una vaga promessa. Tutto ciò ha a che fare
con il pas de deux dal secondo Atto del
balletto, affidato in questa serata speciale
del 7 dicembre 2020 a Nicoletta Manni e
Timofej Andrijashenko, i due preziosi
Primi ballerini del Teatro alla Scala.
Tra le molteplici riedizioni di classici del
repertorio firmate da Rudolf Nureyev,
coreografo sui generis, proprio Lo
schiaccianoci spicca per la profonda
comprensione dell’ambiguità della musica,
della sua smarrita sincerità, che ricalca la
paradossale vicinanza del mondo infantile
alla memoria di quello adulto. Nureyev
concepì il suo balletto in due Atti e tre
Scene nel 1967, ma lo allestì due anni dopo
per il Balletto della Scala e subito si capì
come e perché fosse riuscito a darci una
traccia dell’evoluzione del capolavoro
musicale e coreutico di Marius Petipa e Lev
Ivanov, che aveva visto la luce al Teatro
Mariinskij di San Pietroburgo il 17 o 18
dicembre 1892 (anche se alcune fonti
anticipano al 5 dicembre dello stesso anno
la data del debutto), pur creando uno
spettacolo che respirava con i polmoni
della tradizione. L’interesse per la
reinterpretazione in chiave psicologico-
introspettiva e/o sociologica delle fiabe su
cui poggiano i classici del balletto, che
sempre animò il grande ballerino in veste di
coreografo, trovò nello Schiaccianoci il suo
47
esito forse più felice e completo. Foto Piccagliani deux all’unisono. In sogno Clara diventa
Concepirlo come un onirico viaggio adolescente, cioè comincia a “invecchiare”
iniziatico per una bambina (Clara) che sta e ad assomigliare alla Fata Confetto, di cui
diventando adolescente e affiancarle un lei stessa in questa versione del balletto
Principe che è lo stesso misterioso sarà l’incarnazione finale, in un luccicante
personaggio (Drosselmeyer) che le ha fatto e sontuoso tutù, mentre Drosselmeyer,
dono di un vincente schiaccianoci-soldatino claudicante nel primo Atto anche se non
fa sì che in scena si ritrovino due doppi proprio anziano, nel sogno ringiovanisce:
personaggi, speculari e opposti, che diviene infatti il Principe, pur mantenendo
procedono su due binari paralleli; e in sé qualcosa di maturo e di vissuto,
attenzione a questo termine “paralleli”, ovvero quella natura di aiutante magico che
poiché servirà a decodificare la danza di scaccia i fantasmi inconsci e le paure della
Clara e del suo Principe, cioè i movimenti piccola creatura di sesso femminile nel
che essi eseguono anche nel nostro pas de tumultuoso passaggio dall’infanzia
all’adolescenza ‒ e dunque poco ha a che
Carla Fracci e Rudolf Nureyev in Lo schiaccianoci fare con lo status dei principi di altri balletti
al Teatro alla Scala, stagione 1970-71. del repertorio.
Chi pensa che nei classici del repertorio
accademico i passi a due si assomiglino
tutti trova qui una netta smentita. Anche se
Manni e Andrijashenko non hanno alle
spalle l’intero balletto (noto per i suoi tre
Valzer ma anche per i suoi tre passi a due),
essi ci appaiono chiaramente nel vero
centro magico e poetico del balletto, che
segue il Valzer dei fiori e precede il Valzer
finale o Apoteosi. Su una tonalità di
Andante maestoso spiccano gli iniziali
equilibri dei due partner in arabesque e il
rigoroso gioco delle loro linee ben separate
e parallele, che si confà alle esigenze del
distanziamento. Ma qui le linee parallele
hanno, come si è già detto, una necessità di
esistere. Il pas de deux, o meglio il grand
pas de deux a cui assistiamo solo nella sua
prima parte (l’Adagio, senza le Variazioni e
la Coda), è un incontro particolare e
dimostrativo, non è un vero appuntamento
amoroso tra due personaggi equipollenti. I
lifts e le prese aeree terminano con pose
spettacolari come il poisson, oppure con il
partner maschile in arabesque che sorregge
la ballerina su una spalla e un braccio solo,
come fosse una farfalla che si è posata su di
lui: ovvero come un’adolescente pronta a
spiccare il volo dalle spalle salde di un
Principe-tutor.
M.G.
48
Nicoletta Manni Timofej Andrijashenko
Nata in provincia di Lecce, a 13 anni è ammessa al Nato a Riga, in Lettonia, ha studiato all’Accademia
quarto corso alla Scuola di Ballo dell’Accademia Statale della sua città. Nel 2009, grazie a una borsa di
Teatro alla Scala. Nel 2009, dopo essersi diplomata, è studio vinta al Concorso Internazionale di Danza
ingaggiata dallo Staatsballett di Berlino, dove lavora Città di Spoleto, frequenta il Russian Ballet College
per tre stagioni. Nel 2013 entra a far parte del Corpo di Genova diretto da Irina Kashkova, diplomandosi
di Ballo della Scala e dall’aprile 2014 è Prima balle- nel 2013. Ha vinto numerosi premi, tra cui la meda-
rina. Il suo repertorio comprende i ruoli da protagoni- glia d’oro al XII Concorso Internazionale di Danza di
sta in numerose produzioni, tra cui Il lago dei cigni, Mosca. Nel 2014 è ingaggiato come ballerino ag-
Don Chisciotte e La Bella addormentata di Nureyev; giunto presso il Corpo di Ballo dell’Opera di Roma,
Jewels (Diamonds e Rubies), Symphony in C, Un so- ove danza ruoli da primo ballerino e solista. Nel no-
gno di una notte di mezza estate, Apollon Musagète vembre 2014 entra a far parte del Corpo di Ballo del
di Balanchine; Russian Seasons, Concerto DSCH, La Teatro alla Scala, dove interpreta da protagonista
bella addormentata e Il lago dei cigni di Ratmansky; Cello Suites e Goldberg-Variationen di Heinz Spoer-
Pink Floyd Ballet di Petit; Romeo e Giulietta e L’hi- li, La bella addormentata nel bosco e Il lago dei ci-
stoire de Manon di MacMillan; Cello Suites e Gold- gni di Ratmansky, Romeo e Giulietta di MacMillan,
berg-Variationen di Heinz Spoerli; Cinderella e Pro- Giselle, Excelsior, Symphony in C, Un sogno di una
getto Händel di Bigonzetti; Onegin di Cranko; La notte di mezza estate e Lo schiaccianoci di Balanchi-
Dame aux camélias di John Neumeier, Giselle di ne, Shéhérazade di Eugenio Scigliano, Onegin di
Yvette Chauviré, Lo schiaccianoci di Nacho Duato, Cranko, La Dame aux camélias di Neumeier, Petite
Excelsior, Petruška, Le Corsaire di Anna-Marie Hol- Mort di Jirˇí Kylián. Nell’aprile 2018 è nominato Pri-
mes, nonché Petite Mort di Jirˇí Kylián, Woolf Works mo ballerino. Interpreta Le Corsaire di Anna-Marie
di Wayne McGregor (Becomings), Sylvia di Manuel Holmes, Serata Nureyev, Don Chisciotte, Woolf
Legris, Sarcasmen di Hans van Manen. Works di McGregor (I now, I then e Becomings), La
Unica italiana candidata al Benois de la Danse 2015, Bella addormentata di Nureyev. È protagonista del
si è esibita al Teatro Bol’šoj. Ha danzato come ospite Romeo e Giulietta di MacMillan come artista ospite
in numerosi gala e teatri in tutto il mondo e dal 2014 al Royal Ballet.
si esibisce con “Roberto Bolle & Friends”. Nel set- Ha ricevuto il premio “Danza&Danza” come inter-
tembre 2020 è tra i vincitori della 48ª edizione di prete dell’anno per la stagione 2016. Nel settembre
“Positano premia la danza - Léonide Massine”. 2020 è tra i vincitori della 48ª edizione di “Positano
premia la danza - Léonide Massine”.
Foto Brescia/Amisano
Foto Brescia/Amisano
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Laura Marinoni
L’ho visto, sono arrossita, impallidita nel solo vederlo.
Un tremore si è impossessato della mia anima confusa.
I miei occhi non vedevano più, non potevo parlare.
Ho sentito il mio corpo bruciare e raggelarsi.
Racine, Phèdre, 1677
50
Giacomo Puccini L’AMORE, L’OSSESSIONE
Turandot (1926) dell’ardente principe Calaf e della
“principessa di gelo” Turandot, di cui
(Libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni) tuttavia Puccini non riuscì a portare a
termine il duetto risolutivo. Scomparso il
Ambientata “in Pekino, al tempo delle compositore, il 25 aprile 1926 l’opera
favole”, Turandot rivela l’interesse di ricevette alla Scala il battesimo dalle
Puccini per quel teatro novecentesco di mani del direttore voluto da Puccini,
maschere e travestimenti (in scena e nella Arturo Toscanini.
musica) che aveva già prodotto capolavori
come l’Ariadne auf Naxos di Hofmannsthal R.P.
e Strauss. I librettisti Giuseppe Adami e
Renato Simoni ricavarono dalla fiaba
teatrale settecentesca di Carlo Gozzi
(riscritta da Schiller e Maffei) la vicenda
Giacomo Puccini
intorno al 1920.
51
Giacomo Puccini Signore, ascolta
Turandot
Signore, ascolta!, la prima, breve aria della
Liù schiava Liù che inaugura il vasto finale del
primo Atto di Turandot, è innescata dalla
Signore, ascolta! Ah, signore, ascolta! decisione di Calaf di rischiare la vita nella
Liù non regge più! prova degli enigmi pur di conquistare la
Si spezza il cuor! Ahimè, quanto cammino “divina bellezza” della principessa. A nulla
col tuo nome nell’anima, valgono le parole del padre Timur e dei tre
col nome tuo sulle labbra! ministri Ping, Pong e Pang: quando ormai
Ma se il tuo destino, sembra che nessuna “voce umana” possa
doman, sarà deciso, ricondurre il principe alla ragione, si fa
noi morrem sulla strada dell’esilio! avanti Liù, che “supplicante, piangente” lo
Ei perderà suo figlio... implora di non abbandonare Timur e lei
io l’ombra d’un sorriso! stessa, rivelando a Calaf come non abbia
Liù non regge più! mai dimenticato il suo sorriso. Il canto
Ah, pietà! sommesso della schiava innamorata
accarezza le note dei tasti neri del
pianoforte tracciando una melodia dalla
delicata tinta esotica, che tocca l’apice alla
fine (“Liù non regge più! Ah, pietà!”) sulle
armonie preziose degli archi solcate dai
glissando dell’arpa, un attimo prima che la
donna crolli a terra singhiozzando.
R.P.
Maria Zamboni, la prima Liù (Milano, Museo Teatrale
alla Scala). Sulla fotografia, conservata nell’album
donato dalla cantante al Museo Teatrale alla Scala,
è applicato il ritaglio di una recensione giornalistica
della prima di Turandot con un giudizio favorevole sulla
interpretazione di Liù.
52
Aleksandra Kurzak Foto Gregor Hohenberg
Soprano. Nata a Brzeg Dolny, in Polonia, dopo il diploma in violino ha studiato canto all’Accade-
mia Karol Lipínski di Breslavia, perfezionandosi poi alla Hochschule für Musik und Theater di
Amburgo. A ventun anni ha debuttato all’Opera di Breslavia come Susanna nelle Nozze di Figaro,
nel cui cast figurava anche la madre Jolanta Żmurko ‒ sua prima insegnante ‒ nel ruolo della Con-
tessa. Dal 2001 al 2007 ha fatto parte prima dell’Opernstudio e poi dell’ensemble della Staatsoper
di Amburgo, interpretando, tra l’altro, Marzelline (Fidelio), Nannetta (Falstaff), Ännchen (Der
Freischütz), Gretel (Hänsel und Gretel), Musetta (La bohème), Adele (Le Comte Ory), Marie (La
fille du régiment) e numerosi ruoli mozartiani. Di recente vi è tornata come Desdemona nell’Otel-
lo. Nel 2004 ha debuttato come Olympia nei Contes d’Hoffmann al Metropolitan, dove in seguito
ha cantato anche Adina (L’elisir d’amore), Nedda (Pagliacci) e Micaela (Carmen). Nella stessa
stagione ha debuttato come Aspasia in Mitridate, re di Ponto al Covent Garden, dove poi è stata
Norina (Don Pasquale), Matilde (Matilde di Shabran), Fiorilla (Il turco in Italia), Rosina, Gilda,
Lucia e Liù. Nel febbraio 2010 ha esordito nel Rigoletto alla Scala, tornandovi per Le nozze di Fi-
garo nel 2012 e per Le Comte Ory nel 2014. Il suo repertorio comprende anche Rachel (La Juive),
Violetta (La traviata), Juliette (Roméo et Juliette), Fiordiligi (Così fan tutte), Amenaide (Tancre-
di), Alice Ford (Falstaff), Luisa (Luisa Miller). Recentemente ha interpretato La traviata a New
York e a Londra, Pagliacci a Berlino, a Barcellona, a Londra e all’Arena di Verona, Falstaff a Mo-
naco; ha debuttato come Elisabetta nel Don Carlo all’Opéra parigina e come Santuzza in Cavalle-
ria rusticana all’Arena.
aleksandrakurzak.com
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Georges Bizet imprigionata tra le sbarre di una relazione
Carmen (1875) amorosa, e Don José riesce a possederla
davvero solo estraendo il coltello, per
(Libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy) ucciderla davanti all’arena di Siviglia,
mentre impazza la corrida. I parigini non
Il 3 marzo 1875 all’Opéra-Comique di erano ancora pronti per vedere tanta
Parigi andava in scena Carmen. Era violenza primordiale su un palcoscenico.
l’epoca in cui il teatro francese Ma quell’evento segnava una linea di non
cominciava a riempirsi di uomini deboli, ritorno per il melodramma, condensando in
manipolati da femmes fatales maliarde e un personaggio solo tutte le contraddizioni
insensibili. Bizet con Carmen dava il suo brutali del sentimento amoroso: “l’odio
contributo portando in scena una gitana mortale dei sessi”, come avrebbe detto
(la fonte letteraria è una novella di Prosper Nietzsche.
Mérimée) sinistra tanto quanto
affascinante. Questo il suo autoritratto: A.M.
“Jamais Carmen ne cédera! Libre elle est
née et libre elle mourra”. Il brigadiere
Don José cade nella sua rete: abbandona
tutto, l’esercito e la pia fidanzata Micaëla,
per lei. Ma Carmen non può essere
Georges Bizet
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Prélude
Il Preludio è un piccolo microcosmo
dell’intera opera. Si ascoltano in
successione alcuni temi portanti della
partitura: il frenetico ritmo della
corrida, il virile inno al toreador
Escamillo e un fatalistico tema che i
commentatori hanno associato ora alla
morte, ora all’amore, ora a Carmen
stessa.
La fotografia del dramma è già
perfettamente nitida a sipario chiuso.
Le scene successive racconteranno una
tragedia individuale in continua
dialettica con l’euforia collettiva.
L’allusione al gioioso folklore spagnolo,
tanto caro alla Parigi di fine
Ottocento, si mescola al
presentimento del sangue e del
femminicidio.
A.M.
Maggy Monier. Illustrazioni per Carmen
di Prosper Mérimée, Parigi, 1928
(Milano, Museo Teatrale alla Scala).
La copertina.
55
Georges Bizet L’amore è un uccello selvatico
Carmen che nessuno può addomesticare,
e invano lo si chiama,
Carmen se gli va di rifiutare.
Nulla vale, minaccia o preghiera;
L’amour est un oiseau rebelle l’uno parla bene, l’altro tace;
Que nul ne peut apprivoiser, ed è l’altro che preferisco,
Et c’est bien en vain qu’on l’appelle, non ha detto niente; ma mi piace.
S’il lui convient de refuser. L’amore è zingaro,
Rien n’y fait, menace ou prière, non ha mai, mai conosciuto legge,
L’un parle bien, l’autre se tait; se tu non m’ami, io ti amo;
Et c’est l’autre que je préfère, se t’amo, sta’ attento a te!
Il n’a rien dit; mais il me plaît. L’uccello che credevi di sorprendere
L’amour est enfant de bohème, batté le ali e volò via;
Il n’a jamais, jamais connu de loi, l’amore è lontano, lo puoi attendere;
Si tu ne m’aimes pas, je t’aime; non lo attendi più, ed eccolo!
Si je t’aime, prends garde à toi! Intorno a te in fretta, in fretta,
L’oiseau que tu croyais surprendre viene, se ne va, poi ritorna;
Battit de l’aile et s’envola; credi di averlo, ti evita;
L’amour est loin, tu peux l’attendre; credi evitarlo, ti ha preso!
Tu ne l’attends plus, il est là!
Tout autour de toi vite, vite,
Il vient, s’en va, puis il revient;
Tu crois le tenir, il t’évite;
Tu crois l’éviter, il te tient!
Célestine Galli-Marié L’amour est un oiseau rebelle
de l’Isle, la prima
Carmen, nella scena (L’amore è un uccello selvatico)
della Taverna di Lillas
Pastia, Atto II. L’amour et un oiseau rebelle è la pagina
con cui Carmen si presenta in scena.
Musicalmente si tratta di un’habanera,
una danza spagnola dal ritmo zoppicante,
già ampiamente nota nella Parigi
dell’Ottocento. Il modello esplicito è
quello di un’analoga composizione di
Sebastián Yradier, ma sotto le mani di
Bizet la canzone si carica
di sensualità, generando un’animalesca
tentazione erotica nell’ufficiale Don José.
Il testo instaura un parallelismo tra amore
e ribellione, offrendo un perfetto ritratto
di Carmen, capace di andare incontro
alla morte pur di garantire la libertà
ai suoi sentimenti.
A.M.
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Marianne Crebassa
Mezzosoprano. Nata a Montpellier, ha studiato musicologia, canto e pianoforte al Conservatorio
della sua città. Nel 2008, appena ventunenne, ha debuttato all’Opéra di Montpellier nel Manfred di
Schumann diretto da Hervé Niquet; ha poi cantato per il Festival di Radio France in Fedra di Piz-
zetti, Le Martyre de Saint Sébastien di Debussy, Zaira di Bellini, Friederike di Lehár, Wuthering
Heights di Bernard Herrmann, La Magicienne di Halévy. Nel 2010 è entrata a far parte dell’Atelier
Lyrique dell’Opéra, interpretando anche produzioni dell’Opéra stessa come Lulu, Rigoletto e Ma-
dama Butterfly. Nel 2012 ha debuttato a Salisburgo nel Tamerlano di Händel, tornandovi l’anno
dopo per Lucio Silla e nel 2014 come protagonista di una nuova opera di Marc-André Dalbavie
sulla vita di Charlotte Salomon. Ha debuttato alla Scala nel Lucio Silla nel 2015, ritornandovi nel
2016 per L’Enfant et les sortilèges e Le nozze di Figaro, nel 2017 per Tamerlano e nel 2019 per La
Cenerentola. Nel 2016 ha debuttato negli USA come Stéphano nel Roméo et Juliette alla Lyric
Opera di Chicago ed è stata una delle soliste della serata inaugurale del 50° Mostly Mozart Festi-
val a New York. Nel 2017 è stata nominata “cantante lirica dell’anno” alle Victoires de la musique
classique e ha interpretato Fantasio di Offenbach all’Opéra Comique, dove ha poi inaugurato la
Stagione 2018-2019 con Orphée et Eurydice. È stata Sesto nella Clemenza di Tito a Parigi, Dora-
bella in Così fan tutte a Chicago, Mélisande nel Pelléas et Mélisande e Rosina nel Barbiere di Sivi-
glia a Berlino, Cherubino nelle Nozze di Figaro al Metropolitan e Ariodante nell’opera omonima
di Händel a Grenoble e a Bordeaux. Tra i suoi futuri impegni, La damnation de Faust a Firenze e
La Cenerentola a Vienna.
www.mariannecrebassa.com
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Georges Bizet Il fiore che mi avevi gettato
Carmen nella prigione mi era rimasto;
secco e appassito, questo fiore
Don José sempre serbava il suo dolce profumo;
La fleur que tu m’avais jetée e durante lunghe ore,
Dans ma prison m’était restée, chiudendo sugli occhi le palpebre,
Flétrie et sèche, cette fleur di questo profumo mi inebriavo
Gardait toujours sa douce odeur; e ti vedevo nella notte!
Et pendant des heures entières, Mi mettevo a maledirti,
Sur mes yeux, fermant mes paupières, a detestarti, a dirmi:
De cette odeur je m’enivrais perché mai il destino
Et dans la nuit je te voyais! l’ha messa là sul mio cammino!
Je me prenais à te maudire, Poi mi dicevo blasfemo,
À te détester, à me dire: e non sentivo in me,
Pourquoi faut-il que le destin che un desiderio solo, una sola speranza:
L’ait mise là sur mon chemin! di rivederti, o Carmen, sì, rivederti!
Puis je m’accusais de blasphème, poiché ti era bastato apparire,
Et je ne sentais en moi-même, e gettare uno sguardo su me,
Qu’un seul désir, un seul espoir: per prendere tutto il mio essere,
Te revoir, ô Carmen, oui, te revoir! o mia Carmen, e appartenevo a te!
Car tu n’avais eu qu’à paraître, Carmen, ti amo!
Qu’à jeter un regard sur moi,
Pour t’emparer de tout mon être, (Traduzione di Maria Teresa Giaveri)
Ô ma Carmen, et j’étais une chose à toi!
Carmen, je t’aime!
La fleur que tu m’avais jetée
(Il fiore che mi avevi gettato)
È la romanza con cui Don José dichiara il
suo amore a Carmen. Siamo nel secondo
Atto, nella movimentata taverna di Lillas
Pastia. Don José giunge nel bel mezzo di
una disinibita riunione tra malviventi, dopo
aver scontato qualche giorno di carcere per
colpa di Carmen. In prigione si è trovato in
tasca il fiore che la gitana gli ha lanciato al
primo incontro, e proprio quel bocciolo
avvizzito ha alimentato la fiamma di una
passione, che tuttavia si mescola
continuamente a pensieri sinistri (“Pourquoi
faut-il que le destin l’ait mise là, sur mon
chemin?”).
A.M.
Giuseppe Palanti. Figurino di Don José per Carmen
al Teatro alla Scala, 27 marzo 1913.
58
Piotr Beczala Foto Brescia-Amisano
Tenore. Nato a Czechowice-Dziedzice in Polonia, ha studiato all’Accademia musicale di Katowice
con Pavel Lisitsian e Sena Jurinac. Dopo un primo ingaggio al Landestheater di Linz, nel 1997 è
entrato a far parte dell’ensemble dell’Opera di Zurigo, interpretandovi numerose opere da protago-
nista. Dal suo debutto come Duca di Mantova nel Rigoletto nel 2006, si esibisce regolarmente al
Metropolitan di New York, dove ha interpretato Lenskij nell’Onegin, il Principe nella Rusalka di
Dvořák, Edgardo nella Lucia di Lammermoor, Rodolfo nella Bohème, Des Grieux nella Manon di
Massenet, Vaudémont nella Iolanta di Čajkovskij, Riccardo nel Ballo in maschera nonché i ruoli
eponimi nel Roméo et Juliette e nel Faust di Gounod. Anche alla Scala ha debuttato nel 2006 nel
Rigoletto, ritornandovi per nel 2012 La bohème e nel 2013, come Alfredo, per La traviata che ha
inaugurato la stagione. Si esibisce regolarmente alla Bayerische Staatsoper di Monaco e alla Staat-
soper di Vienna. Dal suo debutto come Tamino nel 1997 è ospite regolare del Festival di Salisbur-
go. I suoi impegni per la Stagione 2020-2021 comprendono un recital con Sondra Radvanovsky al
Liceu di Barcellona, una tournée in Spagna con la pianista Sarah Tysman, concerti al Musikverein
di Graz, al Konzerthaus di Vienna, alla Semperoper di Dresda, al Teatr Wielki di Varsavia, alla
Philharmonie am Gasteig di Monaco e alla Sala Čajkovskij di Mosca, nonché la Messa da Re-
quiem verdiana al Festival di Grafenegg. Sulle scene dell’opera canterà Werther a Varsavia e a
Vienna, Der Rosenkavalier e Rusalka ancora a Vienna, Lucia di Lammermoor a Zurigo e Lohen-
grin al Festival di Bayreuth.
Nel 2014 ha ottenuto l’ECHO Klassik come “cantante dell’anno” e nel 2019 è stato nominato
“Österreichischer Kammersänger”.
piotrbeczala.com
59
Sax Nicosia
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.
Cesare Pavese, Verrà la morte e avrà
i tuoi occhi, 1950
60
L’AMORE, LA MORTE
Giuseppe Verdi consigliare per l’appunto dalla fattucchiera,
Un ballo in maschera (1859) che la manda nottetempo a cogliere
un’erba magica in un posto da lupi.
(Libretto di Antonio Somma) Pessima idea: lui (il tenore) la segue e quel
che è peggio il marito di lei (il baritono)
È un capolavoro di mescolanza degli segue lui per proteggerlo dai due sicari.
stili, alto e basso, drammatico e brillante, Risultato: il marito furibondo sta quasi per
come piaceva fare a Verdi ispirandosi al uccidere la moglie, che lo supplica di poter
suo nume Shakespeare persino quando i almeno rivedere un’ultima volta il
soggetti derivavano da altre fonti. Due figlioletto.
sicari da operetta, una fattucchiera, un
giovane paggio che sprizza allegria; e poi E.F.
due innamorati che tutto divide, lui è il
Conte Riccardo, governatore del
Massachusetts, lei è sposata al migliore
amico di lui, Renato. Per tentare di
toglierselo dalla testa, lei va a farsi
Calendario per l’anno 1859
con Il Veglione del Teatro
alla Scala
(Milano, Civica Raccolta delle
Stampe “Achille Bertarelli”).
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Giuseppe Verdi
Un ballo in maschera
Amelia
Morrò, ma prima in grazia
deh, mi consenti almeno
l’unico figlio mio
avvincere al mio seno.
E se alla moglie nieghi
quest’ultimo favor,
non rifiutarlo ai prieghi
del mio materno cor.
Morrò, ma queste viscere
consolino i suoi baci,
or che l’estrema è giunta
dell’ore mie fugaci.
Spenta per man del padre,
la mano ei stenderà
sugl’occhi d’una madre,
che mai più non vedrà!
Amelia
Morrò, ma prima in grazia
Il canto angosciato, conciso di Amelia,
colmo di quell’eloquenza che solo i dolori
veri sanno dare, ha qualche effetto
sull’animo del consorte: perlomeno gli fa
decidere di non uccidere lei, ma il reo
seduttore che gli ha tolto la sua amata
Amelia, macchiandone l’anima.
E.F.
Filippo Peroni.
Uno dei figurini per Un ballo in maschera
(Milano, Museo Teatrale alla Scala).
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