Eleonora Buratto Foto Dario Acosta
Soprano. Nata a Sustinente (MN), si è diplomata al Conservatorio “L. Campiani” di Mantova, per-
fezionandosi poi con Luciano Pavarotti, e ha debuttato nel 2007 come Musetta nella Bohème al
Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, vincendo il Concorso Adriano Belli. La sua carriera interna-
zionale è iniziata nel 2009 con il ruolo di Creusa nel Demofoonte di Jommelli diretto da Riccardo
Muti al Festival di Salisburgo, all’Opéra Garnier e al Ravenna Festival. Sempre con Muti ha poi
interpretato Susanna nei Due Figaro di Mercadante, Norina nel Don Pasquale, Amelia nel Simon
Boccanegra, Alice nel Falstaff e la Contessa nelle Nozze di Figaro. Nel 2015 è stata Corinna nel
Viaggio a Reims ad Amsterdam e Micaela nella Carmen con Mehta al San Carlo di Napoli. Dal
2016 a oggi ha debuttato in altri ruoli diventati poi distintivi del suo repertorio, come Mimì e Luisa
Miller a Barcellona, Donna Anna al Festival di Aix-en-Provence, Elettra nell’Idomeneo a Madrid.
Si esibisce regolarmente anche in sala da concerto; ha cantato, tra l’altro, la Seconda Sinfonia di
Mahler diretta da Daniele Gatti al Maggio Musicale Fiorentino, lo Stabat Mater di Rossini con
Ivor Bolton e il Requiem di Verdi con Daniel Oren a Santa Cecilia, i Vier letzte Lieder di Strauss
con Michele Mariotti a Napoli e la Petite messe solennelle di Rossini a Lussemburgo e a Vienna. Il
28 giugno ha partecipato al concerto di commemorazione delle vittime del Covid a Bergamo alla
presenza del Presidente della Repubblica. Nell’autunno 2020 ha debuttato a Parma come Elvira
nell’Ernani in forma di concerto diretto da Mariotti nell’ambito del Festival Verdi.
Tra i suoi futuri impegni, il debutto come Desdemona nell’Otello a Barcellona e come Cio-Cio-
San nella Madama Butterfly al Metropolitan.
www.eleonoraburatto.com
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Giuseppe Verdi
Un ballo in maschera
Renato
Alzati! Là, tuo figlio
a te concedo riveder. Nell’ombra
e nel silenzio, là,
il tuo rossore e l’onta mia nascondi.
Non è su lei, nel suo
fragile petto che colpir degg’io.
Altro, ben altro sangue a terger dessi
l’offesa... Il sangue tuo!
E lo trarrà il pugnale
dallo sleal tuo core:
delle lacrime mie vendicator!
Eri tu che macchiavi quell’anima,
la delizia dell’anima mia;
che m’affidi e d’un tratto esecrabile
l’universo avveleni per me!
Traditor! Che compensi in tal guisa
dell’amico tuo primo la fe’!
O dolcezze perdute! O memorie
d’un amplesso che l’essere india!
Quando Amelia sì bella, sì candida
sul mio seno brillava d’amor!
È finita: non siede che l’odio
e la morte nel vedovo cor!
Eri tu
Con l’imparzialità dei grandi drammaturghi,
Verdi ci spalanca così la sofferenza di chi si
crede tradito dalle persone che aveva più
care al mondo; ma di lì a poco ci porta nelle
stanze private del tenore e ce ne fa misurare
tutta la nobiltà d’animo.
E.F.
Alessandro Focosi. Vignetta del frontespizio
della riduzione per canto e pianoforte
di Un ballo in maschera. Litografia.
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George Petean Foto Florina Petean
Baritono. Nato a Cluj-Napoca, in Romania, si è diplomato in pianoforte e trombone al Conservato-
rio della sua città e ha studiato canto presso l’Accademia di musica Gheorghe Dima, perfezionando-
si poi con Vicente Sardinero e Giorgio Zancanaro. Nel 1997 ha debuttato come protagonista nel
Don Giovanni al Teatro dell’Opera di Timisoara e nel 1999 ha vinto il primo premio al Concorso
Hariclea Darclée, in Romania; al 2000 risale il suo debutto internazionale come Marcello nella
Bohème al Teatro dell’Opera di Roma. Dal 2002 al 2010 ha fatto parte dell’ensemble della Staatso-
per di Amburgo, dove continua a esibirsi regolarmente. Oltre ai grandi ruoli baritonali verdiani, co-
me Ezio (Attila), Miller (Luisa Miller), Rigoletto, Giorgio Germont (La traviata), il Conte di Luna
(Il trovatore), Anckarström (Un ballo in maschera), Guy de Montfort (Les Vêpres siciliennes), Don
Carlo di Vargas (La forza del destino), Posa (Don Carlo), Simone (Simon Boccanegra), Jago (Otel-
lo) e Ford (Falstaff), il suo repertorio comprende anche Belcore (L’elisir d’amore), Enrico Ashton
(Lucia di Lammermoor), Ernesto (Il pirata), Sir Riccardo Forth (I puritani), Malatesta (Don Pa-
squale), Silvio (Pagliacci), Figaro (Il barbiere di Siviglia), Valentin (Faust), il ruolo eponimo nel
Duc d’Albe di Donizetti, Sharpless (Madama Butterfly), Rabbi David (L’amico Fritz), Carlo Gérard
(Andrea Chénier). Recentemente ha cantato Il trovatore a Chicago, Les Vêpres siciliennes e Un bal-
lo in maschera a Monaco, Andrea Chénier, Lucia di Lammermoor, Pagliacci e Macbeth a Vienna,
Carmen a Muscat (Oman), La traviata a Zurigo e a Londra, Nabucco ad Amsterdam. Nel 2018 è
stato Ezio nell’Attila diretto da Chailly per la regia di Davide Livermore che ha inaugurato la sta-
gione scaligera.
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Giuseppe Verdi Forse la soglia attinse…
Un ballo in maschera Ma se m’è forza perderti
Riccardo Per soffocare il suo amore impossibile,
Riccardo ha deciso infatti di separarsene per
Forse la soglia attinse, sempre. In quest’aria, con cui si apre il
e posa alfin. L’onore finale dell’opera, lo vediamo nel momento
ed il dover fra i nostri petti han rotto in cui firma il documento che promuove di
l’abisso. Ah sì, Renato grado l’amico, rinviandolo oltreoceano, in
rivedrà l’Inghilterra... e la sua sposa Inghilterra; tra slanci e sconforti, scendendo
lo seguirà. Senza un addio, l’immenso a un filo di voce fino a un incredibile ppppp,
oceàn ne sepàri... e taccia il core. Riccardo si congeda così in cuor suo dalla
Esito ancor? Ma, o ciel, non lo degg’io? donna amata, in un’aria che termina sospesa
Ah, l’ho segnato il sacrifizio mio! e che va pensata come pienamente integrata
Ma se m’è forza perderti con la scena, alla maniera del Verdi maturo
per sempre, o luce mia, che ripensa le “vecchie” forme ogni volta in
a te verrà il mio palpito modo nuovo.
sotto qual ciel tu sia,
chiusa la tua memoria E.F.
nell’intimo del cor.
Ed or qual reo presagio
lo spirito m’assale,
che il rivederti annunzia
quasi un desio fatale...
come se fosse l’ultima
ora del nostro amor!
Filippo Peroni. Riccardo
Uno dei figurini per Un ballo in maschera
(Milano, Museo Teatrale alla Scala).
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Francesco Meli Foto Victor Santiago
Tenore. Nato a Genova, ha studiato con Norma Palacios al Conservatorio “N. Paganini” e poi con
Vittorio Terranova. Alla Scala ha esordito appena ventitreenne nel 2004 nei Dialogues des Carmé-
lites con Muti e vi è tornato per una ventina di diverse produzioni. Nel 2005 ha inaugurato la sta-
gione del ROF di Pesaro con Bianca e Falliero. Dal 2009 ha abbandonato progressivamente i ruoli
belcantistici in favore di ruoli più lirici e di quelli verdiani: dopo I Lombardi alla prima crociata,
Werther e Un ballo in maschera a Parma, ha interpretato Rigoletto al ROH e al Metropolitan, Si-
mon Boccanegra a Vienna, Il trovatore alla Fenice, al ROH, ad Amsterdam e a Monte-Carlo, I due
Foscari a Los Angeles e al ROH, Don Carlo alla Scala, Carmen a Londra e a Madrid. Con Muti
sul podio, ha cantato nel Simon Boccanegra a Roma e nel Nabucco a Salisburgo nell’anno verdia-
no 2013, e poi nel Macbeth a Chicago e nell’Aida a Salisburgo. Ha partecipato a tre inaugurazioni
scaligere (Idomeneo nel 2005, Giovanna d’Arco nel 2015, Tosca nel 2019), al concerto di apertura
delle Olimpiadi di Torino nel 2006 e a quello di EXPO 2015 a Milano. La ripresa dell’attività
nell’estate 2020 lo ha visto impegnato nel Ballo in maschera in forma di concerto al Maggio Musi-
cale Fiorentino, seguito da concerti a Piacenza, a Venezia, al Festival di Martina Franca e all’Are-
na di Verona. È stato solista nella Messa da Requiem di Verdi dedicata alle vittime del Covid-19
con l’Orchestra e il Coro della Scala diretti da Riccardo Chailly a Milano, Bergamo e Brescia. È
stato Radamès nell’Aida in forma di concerto alla Scala e a dicembre sarà Jacopo nei Due Foscari,
pure in forma di concerto, all’Opéra de Monte-Carlo.
Ha vinto numerosi premi, tra cui il Premio Abbiati nel 2013 per le sue interpretazioni verdiane.
www.francescomeli.it
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Laura Marinoni
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
Eugenio Montale, Ho sceso, dandoti il braccio,
almeno un milione di scale, 1967
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Jules Massenet dichiarazione finale), molto più represso in
Werther (1892) Goethe, compromette il caratteristico
isolamento esistenziale del protagonista.
(Libretto di Édouard Blau, Paul Milliet e Georges La critica ha contestato questo tradimento
Hartmann) del modello, ma il pubblico ha sempre
apprezzato la vena melodica,
Rappresentato per la prima volta nel l’orchestrazione avvolgente e il lirismo di
1892, a più di un secolo dalla Massenet. Debussy, con una punta di
pubblicazione dei Dolori del giovane disprezzo, scriveva: “Tutta Parigi, ogni
Werther di Goethe (1774), il drame giorno, si alza cantando le melodie
lyrique di Massenet divenne molto del Werther”.
popolare nella Parigi di fine Ottocento.
Werther e Charlotte, nonostante il A.M.
sentimento reciproco, si trovano separati
da una promessa di matrimonio
precedente al loro incontro; ma la
distanza è insostenibile e il giovane si
spara per mettere fine alle sue sofferenze.
Il testo simbolo dello Sturm und Drang,
nelle mani di Massenet e dei due librettisti
(Paul Milliet ed Édouard Blau), perde
molte caratteristiche distintive: in
particolare l’amore consapevole di
Charlotte (che culmina nella
Jules Massenet
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Jules Massenet Tradurre!
Werther Ah! Quante volte i miei sogni han preso
Werther
Traduire! [il volo
Ah! Bien souvent mon rêve s’envola sulle ali di questi versi...
sur l’aile de ces vers, Ed eri – sei tu, caro poeta,
et c’est toi, cher poète, a farti invece mio interprete!
qui bien plutôt était mon interprète! Lì c’è tutta l’anima mia!
Toute mon âme est là! Perché destarmi, o soffio di primavera?
Pourquoi me réveiller, ô souffle du Perché destarmi?
Sento sulla fronte la tua carezza,
[printemps? eppure è così vicino il tempo
Pourquoi me réveiller? delle tempeste e della tristezza!
Sur mon front, je sens tes caresses, Perché destarmi, o soffio di primavera?
Et pourtant bien proche est le temps Domani verrà il viandante nella valle,
Des orages et des tristesses! memore della mia antica gloria,
Demain dans le vallon viendra le e il suo sguardo cercherà invano il mio
[voyageur, [splendore:
Se souvenant de ma gloire première, non troverà che infelicità e dolore!
Et ses yeux vainement chercheront ma Ahimè!
[splendeur, (Traduzione di Arianna Ghilardotti)
Ils ne trouveront plus que deuil et que
Pourquoi me réveiller
[misère!
Hélas! (Perché destarmi)
È la canzone sui versi di Ossian che
La locandina disegnata da Eugène Grasset Werther intona a Charlotte nel terzo Atto
per la prima rappresentazione a Parigi, dell’opera. Lei gli porge il testo e lui prova
16 gennaio 1893. una violenta identificazione nei contenuti
dell’ode, che parlano di solitudine, di soffi
di primavera spazzati via dalla tempesta, di
dolore e miseria. Le didascalie accennano a
una “tristezza ispirata” che si tramuta in
“disperazione”. La presenza dell’arpa allude
vagamente ai toni leggendari della poesia
ossianica e degli antichi cantastorie; ma
l’orchestrazione esplode con corpulenta
fisicità sulla melodia principale, esprimendo
tutta l’incontenibile passione
del personaggio.
A.M.
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Benjamin Bernheim Foto Christian Clavadetcher
Tenore. Nato a Parigi, ha studiato con Gary Magby al Conservatorio di Losanna, si è perfezionato
con Giacomo Aragall e ha frequentato l’Accademia Verdiana di Carlo Bergonzi a Busseto. In se-
guito è entrato a far parte dell’Opernstudio e poi dell’ensemble dell’Opera di Zurigo, dove ha can-
tato, tra l’altro, in Salome, Les contes d’Hoffmann, Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Šo-
stakovič, Mathis der Maler di Hindemith, Peter Grimes di Britten. All’Opéra di Lione è stato Ed-
mondo in Manon Lescaut e Rinuccio in Gianni Schicchi; ha poi cantato Malcolm nel Macbeth al
Théâtre de La Monnaie di Bruxelles e Cassio nell’Otello a Bordeaux. Dopo il debutto a Salisburgo
nel 2012 come Spakos nella Cléopâtre di Massenet, ha partecipato a varie produzioni del Festival,
tra cui Il re pastore, Fierrabras, Manon Lescaut, Thaïs, Otello. È stato Tamino nella Zauberflöte,
Erik nel Fliegende Holländer e Matteo nell’Arabella di Richard Strauss alla Semperoper di Dre-
sda. Alla Scala ha debuttato nel 2016 nel Rosenkavalier diretto da Mehta, tornandovi nel 2019 per
La traviata diretta da Myung-whun Chung. Recentemente è stato Tebaldo nei Capuleti e i Montec-
chi di Bellini e Ismaele nel Nabucco a Zurigo, Lenskij nell’Evgenij Onegin a Berlino, Laerte
nell’Hamlet di Thomas a Losanna, Faust nell’opera omonima a Riga e a Chicago, Piquillo nella
Périchole di Offenbach e Nemorino nell’Elisir d’amore a Vienna, il Duca di Mantova nel Rigoletto
a Monaco, Des Grieux nella Manon di Massenet a Bordeaux e a Parigi; ha interpretato Rodolfo
nella Bohème a Zurigo, Londra, Vienna, Berlino e Parigi e Alfredo nella Traviata a Zurigo, Londra,
Parigi, Berlino e Bordeaux.
Nel 2020 è stato nominato “cantante lirico dell’anno” alle Victoires de la Musique Classique.
benjaminbernheim.com
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Maria Chiara Centorami
Alessandro Lussiana
Marouane Zotti
Era l’odore della mia pelle che cambiava, era
prepararsi prima della lezione, era fuggire da
scuola e dopo aver lavorato nei campi con
mio padre perché eravamo dieci fratelli, fare
quei due chilometri a piedi per raggiungere
la scuola di danza. […]
E quando ero lì, con l’odore di canfora,
legno, calzamaglie, ero un’aquila sul tetto
del mondo, ero il poeta tra i poeti, ero
ovunque ed ero ogni cosa. […] L’unica cosa
che mi accompagna è la mia danza, la mia
libertà di essere. Sono qui, ma io danzo con
la mente, volo oltre le mie parole ed il mio
dolore. […] Se compatiamo i nostri piedi
sanguinanti, se rincorriamo solo la meta e
non comprendiamo il pieno e unico piacere
di muoverci, non comprendiamo la profonda
essenza della vita, dove il significato è nel
suo divenire e non nell’apparire. Ogni uomo
dovrebbe danzare, per tutta la vita. Non
essere ballerino, ma danzare.
Rudolf Nureyev, Lettera alla danza, 1993
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Waves LA POESIA DEL CORPO
Coreografia di Massimiliano Volpini Magia fa rima con tecnologia
Musica di Davide Boosta Dileo
e Erik Satie Un braccio si alza; un cono verde e blu
Luci di Valerio Tiberi formato da mille raggi gira e, spostandosi
nello spazio, incontra uno statuario corpo
Massimiliano Volpini fermo; lo insegue, lo attraversa e lo
rinchiude in un cono ricolmo di fumo. Il
corpo apre le braccia cercando di allargare
quella morsa virtuale e dapprima ci riesce,
ma poi il cono diventa largo e obliquo.
Davanti a questa possente creatura a torso
nudo e in calzamaglia bianca, ora di spalle,
si intravedono le mille e fioche luci del
Teatro alla Scala. È un corpo libero? Non
ancora. Quando torna ad abbassare le
braccia è di nuovo prigioniero, questa volta
di un triangolo-piramide di luce che lo
segue in ogni suo spostamento e resiste al
suo spingerne i lati lontano da sé, ai suoi
piccoli passi veloci, ai suoi giri. E non
importa quanto giri: diventato cono, il
triangolo-piramide continuerà a contenere
persino i salti, le fughe in ginocchio e a
terra della sua “preda”, inseguita anche da
una musica che spesso si fa insistente
ticchettio. Vicino o lontano dall’occhio
dello spettatore virtuale, il danzatore sarà
costretto a lottare contro l’impalpabile
insistenza di raggi laser che a volte
sembrano ingannarlo, tanto che una
posizione in ginocchio e di preghiera
parrebbe necessaria al lottatore per
svincolarsi dal suo magico ma costrittivo
potere. Ed ecco che, in un’ideale seconda
parte della pièce, un unico raggio verde
tocca il corpo a terra; la musica cambia e
diventa l’inequivocabile Gymnopédie n. 1
di Erik Satie. Finalmente la lotta è
terminata, le luci si riscaldano; si notano i
palchi aggettanti sul palcoscenico del
Teatro alla Scala e questa volta è la danza
del ballerino a inseguire il suo ex
contenitore, dalla base ormai serpentina
oppure puntiforme. Il corpo è padrone dello
spazio, che attraversa in grandi salti oppure
restando in tendu croisé en demi plié con le
braccia in terza posizione, allungate e
slanciate in un piccolo cambré en arrière.
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La luce si è fatta tappeto e piccolo sipario evocativo, secondo Volpini, sia delle onde
di supporto a una danza leggiadra, non più elettromagnetiche di cui è composta la
a scatti e spinte feroci. Poeticamente il luce, sia del “mare” avvolgente nella
corpo ha conquistato la libertà e potrebbe seconda parte ‒ debuttò il 9 luglio 2019 alle
volteggiare all’infinito, ma un cono verde Terme di Caracalla; nello stesso mese
lo intrappola ancora nel tempo di un ottenne un trionfo con la “ola” per due
sospiro. Infatti vediamo subito e solo la sua giorni di fila in una gremita Arena di
mano, sulla quale il raggio verde si poserà Verona, per poi venire ripreso su schermo
e verrà definitivamente raccolto. È lui ad nel Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite in
aver creato i sette minuti di Waves, con occasione del suo 75° anniversario, il 22
l’allusione a quest’ultimo effetto ottico ottobre scorso. Curiosa la nascita del
rarissimo che si può osservare al sorgere o progetto, con una decisione presa
al tramontare del sole: è il maestoso all’improvviso e solo un week-end di
Roberto Bolle, il nostro divo più amato tempo per l’assemblaggio musicale. Per
anche nel mondo ad aver progettato fortuna Volpini, già ballerino del Teatro alla
quest’immersione in un futuro che è già Scala (sino al 2014) e dal 2000 assiduo
qui? Sì, certo, ma non da solo. Grazie collaboratore di Bolle, in quanto autore di
all’inventiva di Massimiliano Volpini e alla molte creazioni andate in scena in tutto il
colonna sonora di Davide “Boosta” Dileo, mondo e nei suoi programmi televisivi,
il tastierista dei Subsonica qui in aveva già preparato la sua coreografia laser
compagnia di Satie, Waves ‒ titolo light. Così per Davide “Boosta” Dileo,
amante della fantascienza e degli
organismi cibernetici, è stato
relativamente facile procedere in
perfetta sintonia con il movimento
del triangolo piramidale o del
cono, per lasciare a Satie l’onore
di consacrare il raggio verde in
mano a Bolle. A lui l’ultima
parola: “La tecnologia può portare
la danza accademica nella
contemporaneità. È un aiuto per
far sì che parli a un pubblico
molto ampio. Ogni volta cerco un
escamotage tecnologico per
donare qualcosa in più ma anche
per me, per sperimentare, per
continuare questo percorso di
ricerca in cui la danza, mai uguale
a se stessa, può andare oltre se
stessa”.
M.G.
Foto Andrej Uspenski Roberto Bolle in Waves, imprigionato nel
triangolo di raggi laser: prima parte della
suggestiva coreografia nata nel 2019.
74
Roberto Bolle Foto Brescia-Amisano
Formatosi alla Scuola del Teatro alla Scala di Milano, di cui è Étoile dal 2004, ha danzato in tutti i
maggiori teatri del mondo e con le compagnie più prestigiose, tra le quali l’ABT, il Royal Ballet, i
Balletti dell’Opéra di Parigi, del Bol’šoj e del Mariinskij-Kirov. Il 1° giugno 2002 si è esibito a
Buckingham Palace in occasione del Golden Jubilee della Regina Elisabetta; l’evento è stato tra-
smesso in mondovisione dalla BBC. Nel febbraio 2006 ha danzato durante la Cerimonia di apertu-
ra dei Giochi Olimpici Invernali di Torino, trasmessa in mondovisione.
A partire dal 2008, ha portato con enorme successo il suo spettacolo “Roberto Bolle and Friends”
in luoghi fino ad allora mai raggiunti dalla danza. Inoltre ha realizzato spettacoli nella cornice del
Colosseo e delle Terme di Caracalla a Roma, nella Valle dei Templi di Agrigento, nella Certosa di
Capri, nel Giardino di Boboli a Firenze, a Torre del Lago Puccini e in Piazza San Marco a Venezia.
Dal 1999 è Ambasciatore di buona volontà per l’UNICEF, organizzazione che sostiene effettuando
diversi viaggi nel mondo. Dal 2007, inoltre, collabora con il FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) e
nel marzo 2009 è stato scelto come Young Global Leader per l’Italia dal World Economic Forum
di Davos. Nel 2009, due anni dopo il clamoroso successo al suo esordio al Metropolitan di New
York, è nominato Principal Dancer dell’American Ballet Theatre. Nel 2012 il Presidente Giorgio
Napolitano lo ha fatto Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, in virtù dei meriti
acquisiti verso il Paese in campo culturale. Del 2014 è invece la Medaglia dell’UNESCO, conferi-
tagli a Parigi come “riconoscimento del suo contributo alla promozione delle idee dell’UNESCO
attraverso la danza”.
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Verdi Suite Verdi Suite in brillante leggerezza
Estratti dai ballabili da Uno, due e cinque. Dopo un assolo e un
I Vespri siciliani, Jérusalem, passo a due la fastosa serata del 7 dicembre
Le Trouvère dal meraviglioso titolo “... a riveder le
Coreografia di Manuel Legris stelle” non poteva che concludere la sua
Musica di Giuseppe Verdi, sezione danzata con un numero maggiore
Costumi di Luisa Spinatelli di ballerini guidati da Manuel Legris, il
carismatico e futuro Direttore della
compagnia scaligera, che così si farà
conoscere in mondovisione come tale.
Dopo il balletto Sylvia, accolto al Teatro
alla Scala con un trionfo, e per volere di
Frédéric Olivieri, il suo predecessore,
proprio in apertura della Stagione 2019-
2020, colui che è stato una delle stelle
francesi e internazionali tecnicamente più
perfette, duttili e aperte a qualsiasi tipo di
repertorio della modernità accademica della
sua generazione, e subito dopo apprezzato
Direttore del Ballo alla Staatsoper di
Vienna, ha scelto di creare qualcosa di
energico, brillante, gioioso, per contrastare
‒ lo sottolinea lui stesso ‒ i tempi bui e
pestilenziali in cui siamo tutti immersi.
Verdi Suite è una sorta di divertissement.
Nel breve tempo di prova a disposizione,
Legris ha voluto abbracciare la musica di
Giuseppe Verdi, a lui cara, ma anche
emblema di un’italianità indiscussa. È noto
che il “cigno di Busseto” non amava
particolarmente la danza, perché pensava
che interrompesse il flusso drammatico
nelle sue opere; paradossalmente, invece,
ha scritto musica per il movimento di
grande bellezza. Legris l’ha tratta da Les
Vêpres siciliennes (I Vespri siciliani), grand
opéra che debuttò a Parigi nel 1855 con un
terzo Atto arricchito dal Ballo delle Quattro
Stagioni (e qui Legris ha scelto La
primavera), da Jérusalem, opera
confezionata nel 1847 sempre per la
capitale francese quale rifacimento dei
Lombardi alla prima Crociata, e ancora dai
ballabili di Le trouvère (la versione
francese del Trovatore, andata in scena a
Parigi nel 1857), con i canti e i balli degli
zingari che così rallegrano il loro lavoro nel
76
Foto Brescia/Amisano
Manuel Legris alla ribalta dopo il debutto di Sylvia,
allestito per il Balletto della Scala nel dicembre 2019.
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secondo Atto (“La gitana”) dell’opera. Con Solisti Marco Agostino e Nicola Del Freo
questo materiale vivo e scintillante, affidato avevano danzato per lui in Sylvia, mentre di
alla bacchetta di Michele Gamba, il Virna Toppi, Prima ballerina assente
Direttore del Balletto scaligero ha scartato durante l’allestimento di quel balletto,
subito l’idea di creare una narrazione, o Legris conosceva già le doti. Perciò eccoli
anche di aggrapparsi a un tema ispiratore. tutti in pista, seguendo l’ordine di un vero
Guai pure a richiamarsi a quei coreografi divertissement: una entrée collettiva
che a Verdi hanno pensato, come George (composta di un passo a due e un passo a
Balanchine o Kenneth MacMillan, per tre), una variazione femminile, una
citare solo i più famosi. Il primo allestì nel variazione per due uomini, una seconda
1978 per il suo New York City Ballet il variazione femminile, una variazione
Ballo della Regina, un insieme di maschile e un finale di gruppo, senza
variazioni impostate su musica da balletto scenografia se non il palcoscenico del
(intitolato La Peregrina) che il compositore Piermarini; anche i costumi sono stati
tagliò dal terzo Atto della versione recuperati nella “casa madre”, e non è certo
originale (1867) del suo Don Carlos. Il un peccato svelare che appartengono al
secondo creò, nel 1975, un balletto sulle secondo Atto del Sogno di una notte di
Quattro stagioni dai già citati Vespri mezza estate, visto poi che recano la firma
siciliani, poi, nel 1982, un prolungato pas più che collaudata di Luisa Spinatelli. I
de deux per Elisabetta Terabust e Peter colori, l’eleganza ricca ma mai sopra le
Schaufuss sul primo movimento del righe, la bellezza delle stoffe ben si
Quartetto in mi minore, che intitolò sarebbero adattati, secondo Legris, al suo
Variazioni Verdi per poi incorporarlo in progetto coreografico. E così è stato. Verdi
Quartet, destinato al Sadler’s Wells Royal Suite ha anche dovuto tener conto delle ben
Ballet. Per Legris, che si considera un note norme di sicurezza e dunque del
coreografo dal repertorio ancora assai distanziamento. I danzatori non si toccano
ridotto, la priorità assoluta, in mai, si girano attorno: solo un fugace lift è
quest’avventura di sette minuti, è stata la destinato alle coppie che nella vita sono già
valorizzazione dei suoi interpreti e il congiunte. Può essere che questa
dialogo per incitarli a donare tutto di se costrizione si trasformi in altro; ecco lo
stessi. Le qualità dei cinque danzatori ‒ spunto di fantasia, la nota diversa per un
bravura, disponibilità, resistenza nel lavorio gioiellino che vuol essere omaggio alla
delle prove ‒ erano già ben note al loro vita, danza che danza se stessa in brillante
nuovo Direttore: i due Primi ballerini leggerezza.
Martina Arduino e Claudio Coviello e i due
M.G.
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Martina Arduino Virna Toppi
Nata a Moncalieri (TO), inizia gli studi a Torino e nel Nata a Desio, dal 2003 studia presso la Scuola di
2007 viene ammessa alla Scuola di Ballo dell’Acca- Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala, partecipando
demia Teatro alla Scala, diplomandosi nel maggio agli spettacoli dell’Accademia e ad alcune produzioni
2015. Entra nel Corpo di Ballo della Scala e prende del Corpo di Ballo scaligero. Nel 2011, subito dopo il
parte a numerose produzioni, quali La bella addor- diploma, viene scritturata dal Corpo di Ballo della
mentata nel bosco (Fata dei Lillà e Diamante) e Il la- Semperoper di Dresda, dove prende parte a balletti di
go dei cigni (Odette/Odile) di Ratmansky, Cinderella George Balanchine, Aaron Watkin e William For-
(Fata madrina) e Progetto Händel di Mauro Bigon- sythe. Nel 2012 entra nel Corpo di Ballo del Teatro
zetti, Lo schiaccianoci (Colombina) di Nacho Duato, alla Scala e nel 2014 diventa solista, interpretando,
Don Chisciotte di Rudolf Nureyev, Il giardino degli tra l’altro, Odette/Odile nel Lago dei cigni di Rudolf
amanti (protagonista) di Massimiliano Volpini, Ro- Nureyev, Kitri e la regina delle Driadi nel Don Chi-
meo e Giulietta (protagonista) di Kenneth MacMil- sciotte, Clara nello Schiaccianoci di Nacho Duato, la
lan, Symphony in C e Un sogno di una notte di mezza Luce, la Civiltà e la Mora indiana in Excelsior, Cene-
estate di George Balanchine, Onegin (Ol’ga) di John rentola nella Cinderella di Mauro Bigonzetti. È pro-
Cranko, La Dame aux camélias di John Neumeier, tagonista del Giardino degli amanti di Massimiliano
Goldberg-Variationen di Heinz Spoerli, Petite Mort Volpini accanto a Roberto Bolle e Nicola Del Freo.
di Jirˇí Kylián e Boléro di Maurice Béjart. Nel 2018 Prende parte al Sacre du printemps di Glen Tetley, a
viene nominata Prima ballerina del Teatro alla Scala Goldberg-Variationen di Spoerli, Mahler 10 di Aszu-
e al suo repertorio aggiunge Le Corsaire (Gulnare e re Barton, Petite Mort di Jiří Kylián e debutta nel
Medora) di Anna-Marie Holmes, Apollo (Polimnia) e Boléro di Béjart. Nell’aprile 2018 diventa Prima bal-
Lo schiaccianoci di Balanchine, La Bella addormen- lerina, danzando nel Corsaire di Anna-Marie Hol-
tata nel bosco di Nureyev, Don Chisciotte (Kitri) di mes, nella Bella addormentata nel bosco di Nureyev
Rudolf Nureyev, L’histoire de Manon di Kenneth e in Woolf Works di Wayne McGregor (Becomings e
MacMillan, Woolf Works di Wayne McGregor, Ada- Tuesday). Nella stagione 2019-2020 è Prima balleri-
gio Hammerklavier e Sarcasmen di Hans van Manen. na del Bayerisches Staatsballett di Monaco, interpre-
Interpreta il ruolo eponimo in Sylvia di Manuel Le- tando da protagonista Spartacus di Grigorovič, Lo
gris, titolo inaugurale della Stagione 2019-2020. schiaccianoci e La Dame aux camélias di John Neu-
Nel settembre 2020 è tra i vincitori della 48ª edizione meier, Borderlands di Wayne McGregor e Coppélia
di “Positano premia la danza - Léonide Massine”. di Petit. Nel 2017 ha vinto il premio “Positano pre-
mia la danza - Léonide Massine” e nel 2018 il “Dan-
za&Danza”.
Foto Brescia/Amisano
Foto Brescia/Amisano
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Claudio Coviello Marco Agostino
Nato a Potenza, si trasferisce a Roma nel 2002, dove Nel 2007 si diploma alla Scuola di Ballo dell’Acca-
inizia gli studi presso la Scuola di Ballo del Teatro demia Teatro alla Scala e nel 2008 entra nel Corpo di
dell’Opera, diplomandosi nel 2009. Nel 2010 entra a Ballo. Tra i ruoli da lui interpretati, il passo a due dei
far parte del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala; nel contadini e Hilarion in Giselle (Yvette Chauviré),
dicembre 2012 è nominato Solista e nel dicembre l’Uccello di fuoco e la Fenice in L’oiseau de feu
2013, Primo ballerino. Il suo repertorio comprende (Béjart), Espada in Don Chisciotte (Nureyev), Ro-
Notre-Dame de Paris di Roland Petit, Il lago dei ci- meo in Romeo e Giulietta e Des Grieux nell’Histoire
gni di Nureyev, Romeo e Giulietta e L’histoire de de Manon (MacMillan), Bernard de Ventadour in
Manon di MacMillan. Prende parte come protagoni- Raymonda (Petipa), Lenskij in Onegin (Cranko) e
sta a Russian Seasons, La Bella addormentata nel Phoebus in Notre-Dame de Paris (Petit). Nominato
bosco e Il lago dei cigni di Ratmansky, Jewels (Eme- Solista nel 2013, aggiunge al suo repertorio Concerto
ralds e Rubies) e Symphony in C di Balanchine, Pink DSCH, La Bella addormentata nel bosco, Il lago dei
Floyd Ballet e Le Jeune Homme et la mort di Roland cigni di Ratmansky, Diamonds e Symphony in C di
Petit, Don Chisciotte e La Bella addormentata nel Balanchine, Il lago dei cigni, Don Chisciotte, La Bel-
bosco di Nureyev, Lo schiaccianoci di Nacho Duato,
Cello Suites e Goldberg-Variationen di Heinz Spoer- la addormentata di Nureyev, Lo schiaccianoci di Na-
li, Il giardino degli amanti di Massimiliano Volpini, cho Duato, Cello Suites e Goldberg-Variationen di
La Dame aux camélias di John Neumeier. È tra i pro- Heinz Spoerli. È l’Oscurantismo in Excelsior, il Prin-
tagonisti di Mahler 10 di Aszure Barton, di Woolf cipe in Cinderella di Bigonzetti, Ferrando nel Giardi-
Works di Wayne McGregor (I now, I then e Beco- no degli amanti di Volpini e Albrecht in Giselle. Dan-
mings) e del Corsaire di Anna-Marie Holmes. Inter- za anche nel Sacre du Printemps di Glen Tetley, in
preta da protagonista Sylvia di Manuel Legris, titolo Petruška di Fokin, Shéhérazade di Eugenio Sciglia-
inaugurale della Stagione scaligera 2019-2020 di no, Petite Mort di Jirˇí Kylián, Boléro di Béjart, Le
Balletto, Sarcasmen di Hans van Manen e Le combat Corsaire di Anna-Marie Holmes (Lankendem e Con-
des anges di Petit. rad), Don Chisciotte di Nureyev (Basilio), Winterrei-
Nel settembre 2013 è nominato “danzatore italiano se di Angelin Preljocaj e Woolf Works di Wayne Mc-
dell’anno” alla 41ª edizione di “Positano premia la Gregor (Becomings). Interpreta Aminta e Orione in
danza - Léonide Massine”. Unico italiano candidato Sylvia di Manuel Legris, titolo inaugurale della Sta-
al Premio Benois de la Danse 2014, si è esibito sul gione 2019-2020, e poi Adagio Hammerklavier di
palco del Teatro Bol’šoj. Hans van Manen e Le combat des anges di Petit.
Foto Marco Brescia
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Foto Brescia/Amisano Nicola Del Freo
Nato a Massa, dal 2005 al 2010 studia alla Ballett-
schule John Neumeier di Amburgo. Dal 2010 al 2014
fa parte dello Staatsballett di Berlino, danzando in
balletti di John Neumeier, John Cranko, Patrice Bart,
Mauro Bigonzetti, Itzik Galili, Vladimir Malakhov,
Heinz Spoerli, Maurice Béjart, Alexei Ratmansky,
Kevin Haigen, Vasilij Medvedev, Boris Eifman. Nel
2015 entra nel Corpo di Ballo del Teatro alla Scala e
nell’aprile 2018 diventa Solista, interpretando, tra
l’altro, Giselle, Cello Suites di Spoerli, Excelsior (lo
Schiavo), La Bella addormentata nel bosco e Il lago
dei cigni (Siegfried) di Ratmansky, L’histoire de Ma-
non e Romeo e Giulietta di Kenneth MacMillan, Cin-
derella e Progetto Händel di Bigonzetti, Lo schiac-
cianoci di Nacho Duato, Il giardino degli amanti di
Massimiliano Volpini, Le sacre du printemps di Glen
Tetley. Partecipa a Symphony in C, Sogno di una not-
te di mezza estate e Lo schiaccianoci di Balanchine;
è Lenskij in Onegin di Cranko e Des Grieux nella
Dame aux camélias di Neumeier. Interpreta La Bella
addormentata e Don Chisciotte di Nureyev, Gold-
berg-Variationen di Spoerli, Mahler 10 di Aszure
Barton, Petite Mort di Jiří Kylián, Boléro di Béjart,
Le Corsaire di Anna-Marie Holmes, Woolf Works di
Wayne McGregor (Becomings), Adagio Hammerla-
vier e Sarcasmen di Hans van Manen, Le Jeune
Homme et la Mort di Petit. È Eros e poi Aminta nella
Sylvia di Manuel Legris che inaugura la Stagione di
Balletto 2019-2020 alla Scala. Nel 2017 vince il il
premio “Positano premia la danza - Léonide Massi-
ne” e il “Danza&Danza”.
81
Giancarlo Judica Cordiglia
Copiare il vero può essere buona cosa, ma
inventare il vero è meglio, molto meglio.
Pare che vi sia contraddizione in queste tre
parole: inventare il vero. Domandatelo al
Papà, a William Shakespeare. Può darsi che
Egli, il Papà, si sia trovato con qualche
Falstaff, ma difficilmente avrà trovato uno
scellerato così scellerato come Jago. È
Shakespeare, è l’umanità; cioè, una parte
dell’umanità: il brutto […] Jago con la
faccia di galantuomo! Mi par di vederlo
questo prete! Cioè questo Jago con la
faccia di uomo giusto!
Giuseppe Verdi, Epistolario verdiano, 1876
82
Giuseppe Verdi L’ABIURA
Otello (1887) trasposizione molto fedele all’originale;
appena due sono le varianti di rilievo:
(Libretto di Arrigo Boito) l’eliminazione dell’atto veneziano, che
avrebbe reso l’opera troppo lunga per le
Non a tutti piace il lessico barocco e abitudini del tempo, e l’inserimento del
inusuale di Arrigo Boito; ma è grazie a Credo di Jago, che non ha corrispettivo nel
lui, alla sua abilità di librettista e dramma originario.
drammaturgo, che Verdi compose i suoi
due ultimi capolavori, Otello e Falstaff, E.F.
punto di approdo di una passione per
Shakespeare durata tutta la vita. Ultimato
nel 1887, Otello si basa su una
Verdi e l’Otello.
Numero Unico pubblicato
dalla Illustrazione Italiana.
83
Giuseppe Verdi Credo
Otello
Jago Boito aveva un passato di adepto della
Credo in un dio crudel che m’ha creato Scapigliatura, a cui doveva anche
simile a sé e che nell’ira io nomo. qualche eccesso verbale che l’aveva
Dalla viltà d’un germe o d’un atòmo posto per parecchi anni in dissidio con
vile son nato. Verdi; da tali radici gli era rimasta una
Son scellerato passione per quelle iperboli del male
perché son uomo; che risalivano allo Sturm und Drang e
e sento il fango originario in me. alla letteratura gotica. Verdi sta al
Sì, questa è la mia fe’! gioco, scrivendo una pagina
Credo con fermo cuor, siccome crede mefistofelica, con trilli beffardi, bassi
la vedovella al tempio, cupi, sonorità sporche, sibili di
che il mal ch’io penso e che da me ottavini: la voce domina imperiosa
questo magma, oscillando fra
[procede, declamazione e sbalzi interiettivi,
per mio destino adempio. quasi più recitando che cantando.
Credo che il giusto è un istrïon beffardo,
e nel viso e nel cuor, E.F.
che tutto è in lui bugiardo:
lagrima, bacio, sguardo,
sacrificio ed onor.
E credo l’uom gioco d’iniqua sorte
dal germe della culla
al verme dell’avel.
Vien dopo tanta irrisïon la morte.
E poi? La morte è il nulla
e vecchia fola il ciel.
Giuseppe Verdi con il primo interprete
di Jago, Victor Maurel.
84
Carlos Álvarez Foto Brescia-Amisano
Baritono. Nato a Malaga, ha debuttato al Teatro de la Zarzuela di Madrid nel 1990 e da allora canta
nei più importanti teatri e festival del mondo. Oltre a essere un acclamato interprete di zarzuelas, è
stato il Marchese di Posa nel Don Carlo con Lorin Maazel al Festival di Salisburgo nel 1998 e nel
1999 e all’Opéra Bastille nel 2002; Tonio in Pagliacci con Riccardo Chailly ad Amsterdam nel
1999; Rigoletto nell’opera omonima all’Arena di Verona nel 2003 e nel 2017; Jago nell’Otello a
Salisburgo con Riccardo Muti e Don Carlo di Vargas nella Forza del destino diretta da Zubin Meh-
ta a Vienna nel 2008. Al Metropolitan ha interpretato Un ballo in maschera, Luisa Miller e Rigolet-
to. Alla Scala è stato Sharpless nella Madama Butterfly nel 1996, Don Giovanni nel 1999 (con Ric-
cardo Muti) e con Dudamel nel 2006, il Conte d’Almaviva nelle Nozze di Figaro nel 2016 e ha
partecipato a due aperture di stagione dirette da Chailly, con Giovanna d’Arco nel 2015 e Madama
Butterfly nel 2016. Più di recente, ha cantato Andrea Chénier e Hamlet al Liceu di Barcellona, Si-
mon Boccanegra e Otello al Covent Garden, Gianni Schicchi al New National Theatre di Tokyo,
La bohème al Metropolitan, Carmen, Samson et Dalila, Tosca e La fille du régiment alla Staatsoper
di Vienna, Pagliacci al Carlo Felice di Genova e alla Deutsche Oper Berlin, Otello, La favorita e
Simon Boccanegra al Teatro Cervantes di Málaga, Un ballo in maschera al Maggio Musicale Fio-
rentino.
Ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui la Medalla de Oro de las Bellas Artes, il Pre-
mio Nacional de Música e il Premio Lírico Teatro Campoamor, per la sua interpretazione di Gérard
nell’Andrea Chénier. Nel 2007 gli è stato conferito il prestigioso titolo di “Kammersänger” della
Staatsoper di Vienna.
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Massimo Popolizio
Odio gli indifferenti […].
Chi vive veramente non può non essere
cittadino, e parteggiare. Indifferenza è
abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è
vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza
è il peso morto della storia. è la palla di
piombo per l’innovatore, è la materia inerte
in cui affogano spesso gli entusiasmi più
splendenti […]. L’indifferenza opera
potentemente nella storia. Opera
passivamente, ma opera. […] Ciò che
avviene, non avviene tanto perché alcuni
vogliono che avvenga, quanto perché la
massa degli uomini abdica alla sua volontà,
lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi
solo la spada potrà tagliare, lascia
promulgare le leggi che poi solo la rivolta
farà abrogare, lascia salire al potere gli
uomini che poi solo un ammutinamento
potrà rovesciare. La fatalità che sembra
dominare la storia non è altro appunto che
apparenza illusoria di questa indifferenza.
Antonio Gramsci, Odio gli indifferenti, 1917
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L’INDIFFERENZA
Umberto Giordano di là di una generica eleganza o di una
Andrea Chénier (1896) sporadica evocazione di danze d’epoca;
ciò che realmente importa, in Andrea
(Libretto di Luigi Illica) Chénier, è un motivo romantico, una storia
che si configura come la celebrazione
Andrea Chénier è opera ispirata a una della forza metafisica dell’amore. L’aria
figura realmente vissuta, il poeta tenorile intonata dal protagonista nel
condannato a morte nelle fasi più truci del primo Atto dell’opera mostra il primo
Terrore e divenuto, nell’immaginario momento in cui questa forza si manifesta
romantico, alfiere degli ideali di giustizia e in tutta la sua potenza.
libertà, che difende a prezzo della vita.
L’opera di Giordano si colloca nel solco C.T.
dell’opera settecentista – lo stesso di
Manon Lescaut e di Adriana Lecouvreur –
in voga alla fin de siècle, senza però
concedere più di tanto a calchi stilistici, al
Manifesto pubblicitario della prima riproduzione fonografica integrale
di Andrea Chénier, edita da “La voce del padrone” nel 1921.
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Umberto Giordano Nemico della patria
Andrea Chénier
Carlo Gérard In una sezione del Tribunale
Nemico della patria?! rivoluzionario, su pressione
È vecchia fiaba dell’“Incredibile”, Carlo Gérard, che nel
che beatamente ancor la beve il popolo. frattempo è divenuto uno dei capi della
Nato a Costantinopoli? Rivoluzione, sta per scrivere l’atto
Straniero! d’accusa contro Andrea Chénier: Nemico
Studiò a Saint-Cyr?... Soldato! della patria. Ma l’infondatezza e la viltà
Traditore! Di Dumouriez un complice! dell’azione gli rimordono la coscienza.
È poeta? Sovvertitor di cuori e costumi! Prima d’inserire il nome del poeta nella
Un dì m’era di gioia passar lista degli accusati, Gérard riflette sulla
fra gli odii e le vendette, puro, innocente e forte! sua condizione: un tempo servitore di una
Gigante mi credea! famiglia aristocratica, ha soltanto
Son sempre un servo! Ho mutato padrone! cambiato padrone, mettendosi a
Un servo obbediente di violenta passione! disposizione di una macchina infernale –
Ah, peggio! Uccido e tremo, il Terrore – che lo costringe a mandare
e mentre uccido, io piango! innocenti al patibolo. Il suo declamato,
Io, della Redentrice figlio, pel primo ho udito sostenuto dal tessuto connettivo di
il grido suo pel mondo un’orchestra che aderisce strettamente alle
ed ho al suo il mio grido unito… immagini e agli stati emotivi evocati dalle
Or smarrita ho la fede nel sognato destino? sue parole, prorompe in una grande
Com’era irradiato di gloria il mio cammino! espansione lirica e sonora man mano che
La coscienza nei cuor ridestar de le genti, si fa più vivo il rimpianto dei puri ideali,
raccogliere le lagrime dei vinti e sofferenti! ormai traditi, che animavano la sua
Fare del mondo un Pantheon! gioventù.
Gli uomini in dii mutare
e in un sol bacio e abbraccio C.T.
tutte le genti amar!
Loui-Léopold Boilly. André Chénier. Disegno, 1790
(Angers, Musée des beaux-arts).
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Plácido Domingo Foto Pedro Walker
Baritono. Artista eclettico di fama mondiale, è riconosciuto come uno dei più grandi interpreti nel-
la storia della lirica. Il suo repertorio comprende oggi 151 ruoli ‒ un traguardo ineguagliato da
qualsiasi altro cantante ‒ con oltre 4.000 esibizioni. Ha al suo attivo più di un centinaio di registra-
zioni, che gli hanno permesso di vincere ben 12 Grammy Awards, nonché più di 50 video musicali.
È stato protagonista di tre film d’opera di grande successo: Carmen con la regia di Francesco Rosi,
La traviata e Otello con la regia di Franco Zeffirelli. Storica la sua interpretazione di Cavaradossi
nella diretta televisiva di Tosca, allestita a Roma nei luoghi e nelle ore del capolavoro pucciniano e
seguita da oltre un miliardo di persone. Per oltre dieci anni, dal 1990, Domingo si è esibito in tutto
il mondo nei concerti dei “Tre Tenori” con José Carreras e Luciano Pavarotti, attirando nuovo pub-
blico verso l’opera lirica. Dal 1993 presiede il prestigioso concorso internazionale di canto Opera-
lia, da lui fondato, e si prende cura dei giovani talenti attraverso il Centre de Perfeccionament Plá-
cido Domingo di Valencia. Ha ricevuto diverse lauree honoris causa e numerosi riconoscimenti
per il suo contributo alla musica e alle arti. Ha interpretato diverse opere in prima mondiale, tra cui
Goya di Gian Carlo Menotti e Il postino di Daniel Catán. Parallelamente all’attività di cantante, si
esibisce come direttore d’orchestra; ha diretto oltre 500 spettacoli d’opera e concerti sinfonici, de-
buttando recentemente al Festival di Bayreuth con Die Walküre. Negli ultimi anni si è dedicato
all’interpretazione dei grandi ruoli del repertorio baritonale, soprattutto verdiano. Nel 2017 ha fatto
ancora un’incursione nel repertorio tenorile come Bajazet nel Tamerlano alla Scala.
www.placidodomingo.com
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Umberto Giordano La mamma morta
Andrea Chénier Maddalena si è recata da Gérard, il suo
Maddalena di Coigny antico servitore che ora è divenuto un capo
dei rivoluzionari, per chiedergli di salvare
dalla condanna l’amato Chénier. Ma Gérard
La mamma morta le rivela d’averla sempre amata e di
m’hanno a la porta desiderarla ardentemente; le promette la
della stanza mia; salvezza del poeta in cambio del suo corpo.
moriva e mi salvava! Maddalena, disposta al sacrificio pur di
Poi a notte alta io con Bersi errava, sottrarre Chénier alla morte, gli racconta la
quando ad un tratto un livido bagliore sua tragica storia: la violenza dei
guizza e rischiara innanzi a’passi miei rivoluzionari, la madre uccisa sulla soglia
la cupa via! della sua stanza, il palazzo dato alle fiamme,
Guardo! Bruciava il loco di mia culla! la miseria, la fame, la malattia, il sacrificio
Così fui sola! E intorno il nulla! compiuto dalla compagna di sventura Bersi
Fame e miseria! per darle un sostegno. La linea vocale di
Il bisogno, il periglio! Maddalena rimane dapprima statica, quasi a
Caddi malata! tradurre l’allucinazione dell’incubo
E Bersi, buona e pura, rievocato. Ma quando la protagonista parla
di sua bellezza ha fatto dell’amore, sola luce in tanto orrore,
un mercato, un contratto per me! l’atmosfera si illumina: espansioni
Porto sventura a chi bene mi vuole! melodiche armoniose, sostenute da un suono
Fu in quel dolore orchestrale pieno, e un’effusiva cantabilità
che a me venne l’amor! accompagnano la perorazione appassionata
Voce piena d’armonia di Maddalena. Le sue parole avranno il
e dice: “Vivi ancora! Io son la vita! potere di far pentire e recedere dai suoi turpi
Ne’miei occhi è il tuo cielo! propositi Gérard, che difenderà – benché
Tu non sei sola! Le lagrime tue invano – Chénier davanti al tribunale
io le raccolgo! Io sto sul tuo cammino rivoluzionario.
e ti sorreggo!
Sorridi e spera! Io son l’amore! C.T.
Tutto intorno è sangue e fango?... Io son divino!
Io son l’oblio!
Io sono il dio
che sovra il mondo scende da l’empireo,
fa della terra un ciel! Ah!
Io son l’amore, io son l’amor!”
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L'INVOCAZIONE Foto Javier Del Real
Sonya Yoncheva
Soprano. Nata a Plovdiv (Bulgaria), ha studiato pianoforte e canto nella sua città con Nelly Koit-
cheva, conseguendo poi la laurea magistrale in canto al Conservatorio di Ginevra con Danielle
Borst. Ha vinto numerosi concorsi internazionali, fra cui il primo premio e il premio CulturArte al-
l’Operalia di Placido Domingo nel 2010. Tra i suoi ruoli d’elezione, Violetta (La traviata), che ha
interpretato al Metropolitan, a Berlino, Valencia, Monte-Carlo, Monaco, Zurigo e Parigi, dove ha
cantato anche La bohème, Iolanta e Lucia di Lammermoor; Norma, che ha interpretato al Covent
Garden di Londra, dove è stata anche Micaëla e Antonia (Les contes d’Hoffmann), e Tosca, che ha
interpretato in un nuovo allestimento al Metropolitan, a Berlino e a Monaco. Nel 2013 ha debutta-
to al Metropolitan come Gilda nel Rigoletto e da allora è invitata regolarmente a esibirsi nel presti-
gioso teatro newyorkese, dove, tra l’altro, ha inaugurato la Stagione 2015-2016 come Desdemona
nell’Otello e ha cantato Iolanta, Luisa Miller, La bohème. Nel 2017 ha debuttato alla Scala come
Mimì nella Bohème, tornandovi subito dopo come Imogene in una nuova produzione del Pirata.
Tra i suoi impegni recenti, L’incoronazione di Poppea al Festival di Salisburgo con William Chri-
stie e Les Arts Florissants, Iolanta e Otello a New York, ancora Il pirata al Teatro Real di Madrid,
Tosca e Médée a Berlino, La bohème a Londra, La traviata a Firenze. I suoi prossimi impegni
comprendono Siberia di Giordano (come Stephana) al Maggio Musicale Fiorentino, Tosca a Vien-
na, Aida e La traviata all’Arena di Verona e Don Carlos a New York, nonché numerosi concerti.
sonyayoncheva.com
91
Caterina Murino
Se il sangue scorrerà, quando la spada incontrerà la carne,
seccandosi al sole della sera,
la pioggia di domani laverà via le macchie
ma qualcosa rimarrà per sempre nelle nostre menti.
Forse questo ultimo atto è destinato
a ribadire una fondamentale verità:
che dalla violenza non può
e non è mai potuto nascere nulla
per tutti quelli nati sotto una stella arrabbiata
per paura che ci dimentichiamo quanto siamo fragili.
La pioggia continuerà a cadere su di noi
come lacrime da una stella,
la pioggia continuerà a dirci quanto siamo fragili,
la pioggia continuerà a cadere su di noi.
Sting, Fragile, 1987
92
Giacomo Puccini (Giacosa), che ruota attorno alla cantante
Tosca (1900) Floria Tosca, amata dal pittore libertario
Mario Cavaradossi e concupita dal barone
(Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa) Scarpia (reggente di polizia e “bigotto
satiro”), copre circa sedici ore a ridosso
Seconda opera scritta da Puccini in della battaglia di Marengo (14 giugno
collaborazione con Illica e Giacosa, 1800) e si svolge interamente tra gli edifici
dall’omonima pièce del drammaturgo vicini della chiesa di Sant’Andrea della
francese Victorien Sardou, Tosca debutta Valle, di palazzo Farnese e di Castel
al teatro Costanzi di Roma il 14 gennaio Sant’Angelo, simboli del potere clericale e
1900. E proprio la Città Eterna, soggetta temporale.
allo strapotere della polizia borbonica
mentre infuria la guerra tra Napoleone e R.P.
la coalizione antifrancese, è il luogo
dell’azione di questo melodramma storico
in tre Atti, nel quale tempo e spazio sono
insolitamente precisi, documentati e
circoscritti: il “congegno dei fatti”
Tosca di Giacomo Puccini.
La copertina del libretto
disegnata da Alfredo
Montalti, editore
G. Ricordi & C, Milano
1899 (Milano, Museo
Teatrale alla Scala).
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Giacomo Puccini E lucevan le stelle
Tosca
Cavaradossi canta E lucevan le stelle sullo
Cavaradossi spiazzo di Castel Sant’Angelo all’inizio
dell’Atto terzo, mentre si prepara
E lucevan le stelle... all’esecuzione imminente. “Invaso dalle
e olezzava la terra, rimembranze” di Tosca e coadiuvato dal
stridea l’uscio dell’orto timbro del clarinetto, il pittore rievoca in
e un passo sfiorava la rena. un crescendo di commozione le luci e i
Entrava ella, fragrante, profumi di una notte d’amore, passando in
mi cadea fra le braccia... rassegna i passi, la fragranza, i baci, le
O dolci baci, o languide carezze, carezze e infine le “belle forme”
mentr’io fremente dell’amata, con la disperazione e
le belle forme disciogliea dai veli! l’attaccamento alla terra del non credente
Svanì per sempre il sogno mio d’amore... che ha rifiutato i conforti religiosi e che
L’ora è fuggita... celebra per l’ultima volta quella vita cui
e muoio disperato! sta per essere strappato per sempre.
E non ho amato mai tanto la vita!
R.P.
Leopoldo Metlicovitz. Tosca e Cavaradossi.
Cartolina pubblicitaria di Tosca
edita da Ricordi, 1900 (Raccolta privata).
94
Roberto Alagna Foto Simon Fowler
Tenore. Nato a Clichy-sur-Bois da genitori siciliani, ha cominciato a cantare da autodidatta, esi-
bendosi nei cabaret parigini. Nel 1988, dopo aver vinto il Concorso Pavarotti, debutta come Alfre-
do nella Traviata: è l’inizio di una brillante carriera internazionale, nel corso della quale ha arric-
chito il suo repertorio di oltre sessanta ruoli. Oltre a interpretare i personaggi tenorili più amati co-
me Alfredo (che ha cantato più di 150 volte), Cavaradossi, Turiddu, Canio, Don José, Manrico e
Calaf, ama riscoprire opere francesi poco note o dimenticate, come Cyrano de Bergerac di Franco
Alfano, Le jongleur de Notre-Dame di Massenet, Le Roi Arthus di Ernest Chausson, Fiesque di
Édouard Lalo. Due opere contemporanee sono state composte appositamente per lui: Marius et
Fanny di Vladimir Cosma e Le dernier jour d’un condamné del fratello David Alagna. Vanta una
discografia sterminata che testimonia l’eclettismo della sua carriera e comprende opere complete,
duetti, oratori, antologie, musica sacra e canzoni. I suoi album più recenti sono Caruso 1873, un
omaggio a Caruso, e Le Chanteur, dedicato alla grande chanson francese. Interessato a ogni aspet-
to del canto, ha fatto regolarmente incursioni nella musica popolare; il suo successo in questo cam-
po ha fatto di lui un artista amato da un pubblico sempre più vasto. Ultimamente ha aggiunto al
suo repertorio i ruoli di Des Grieux, Éléazar (nella Juive di Halévy) e Samson. Nel 2019 ha cantato
per la centesima volta sia all’Opéra (in una rappresentazione di Otello) sia al Covent Garden (An-
drea Chénier). Nel dicembre 2020 affronterà per la prima volta un’opera di lingua tedesca, debut-
tando nel Lohengrin alla Staatsoper Unter den Linden a Berlino.
Nel 2008 è stato nominato Cavaliere della Legion d’onore.
95
Maria Chiara Centorami
Alessandro Lussiana
Marouane Zotti
“Che cos’è la speranza?”
Si dice fosse stato chiesto
ad Aristotele.
“La speranza? La speranza è il sogno
di un uomo, sveglio.”
96
Giacomo Puccini LA SPERANZA
Turandot
Piotr Beczała Tenore
Calaf
Nessun dorma!
Tu pure, o principessa,
nella tua fredda stanza
guardi le stelle
che tremano d’amore e di speranza!
Ma il mio mistero è chiuso in me,
il nome mio nessun saprà!
No, no, sulla tua bocca lo dirò,
quando la luce splenderà!
Ed il mio bacio scioglierà il silenzio
che ti fa mia!
Dilegua, o notte! Tramontate, stelle!
All’alba vincerò!
Nessun dorma Caramba. Studio per il costume di Calaf.
Nessun dorma, l’aria notturna che Calaf
intona nel primo quadro dell’atto terzo,
inizia con le parole del comando
minaccioso di Turandot, diffuso dai suoi
araldi per tutti gli angoli di una Pechino
terrorizzata: il sonno è proibito finché non
sarà svelata l’identità del principe ignoto
che, pur avendo trionfato alla prova dei tre
enigmi, ha messo generosamente la sua
vita nelle mani della principessa
sfidandola a scoprirne il nome. Immerso
nelle sonorità languide dell’orchestra, il
tenore canta “come se quasi più non
vivesse nella realtà”; e mentre montano in
lui la certezza della vittoria (“Ma il mio
mistero è chiuso in me”) e il desiderio
fremente del bacio di Turandot, la voce si
impossessa del tema strumentale che
aveva sottolineato la sua proposta alla
principessa alla fine dell’atto precedente,
trasformandolo in una melodia
appassionata che viene in ultimo restituita
all’orchestra in una perorazione in
fortissimo.
R.P.
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Giacomo Puccini Un bel dì, vedremo
Madama Butterfly
Cio-Cio-San È la scena con la quale Cio-Cio-San
Un bel dì, vedremo afferma la sua fede incrollabile nel ritorno
levarsi un fil di fumo sull’estremo di Pinkerton e respinge l’incredulità della
confin del mare. servente Suzuki.
E poi la nave appare. È una strana aria, un po’ profezia, un po’
Poi la nave bianca esperienza estatica, un po’ performance
entra nel porto, romba il suo saluto. attoriale, un po’ rito propiziatorio:
Vedi? È venuto! Butterfly vi narra in dettaglio il “bel dì”
Io non gli scendo incontro, io no. Mi metto tanto bramato nel quale rivedrà il suo
là sul ciglio del colle e aspetto, e aspetto tenente di marina, dalla comparsa
gran tempo e non mi pesa “sull’estremo confin del mare” del
la lunga attesa. fumaiolo della nave da guerra, fino alle
E uscito dalla folla cittadina prime parole affettuose proferite dall’uomo
un uomo, un picciol punto in cima alla collina. L’epilogo dell’aria è
s’avvia per la collina. occupato dalla “sicura fede” di Cio-Cio-
Chi sarà? Chi sarà? San, e dall’apice dinamico di tutto il pezzo
E come sarà giunto (un si bemolle in fortissimo): “l’aspetto”
che dirà? Che dirà?
Chiamerà Butterfly dalla lontana. R.P.
Io senza dar risposta
me ne starò nascosta
un po’per celia... e un po’per non morire
al primo incontro, ed egli alquanto in pena
chiamerà, chiamerà:
Piccina mogliettina,
olezzo di verbena,
i nomi che mi dava al suo venire.
Tutto questo avverrà, te lo prometto.
Tienti la tua paura: io con sicura
fede lo aspetto.
Leopoldo Metlicovitz. Manifesto per Madama Butterfly
(Milano, Museo Teatrale alla Scala).
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Marina Rebeka Foto CDari Acosta
Soprano. Nata a Riga, in Lettonia, ha iniziato gli studi di canto nella sua città, per poi proseguirli al
Conservatorio “Santa Cecilia” a Roma, dove si è diplomata; inoltre ha partecipato alla Internatio-
nale Sommerakademie di Salisburgo e all’Accademia Rossiniana del ROF di Pesaro. Dal debutto
al Festival di Salisburgo nel 2009 sotto la direzione di Riccardo Muti, si è esibita nei teatri e nelle
sale più importanti del mondo, collaborando con i più grandi direttori. Domina un ampio repertorio
che spazia dal Barocco al belcanto, comprendendo anche Verdi, Čajkovskij, Massenet, Gounod,
Bizet. Molto richiesta come Violetta, ha cantato La traviata alla Staatsoper di Vienna, all’Opéra di
Parigi, al Metropolitan di New York, alla Scala, al Covent Garden di Londra, a Valencia, Madrid,
Chicago, Tokyo e Osaka. È stata Luisa nella Luisa Miller a Monaco, Amelia nel Simon Boccanegra
a Vienna e al Festival di Salisburgo, Giovanna nella Giovanna d’Arco a Dortmund, Leila nei Pê-
cheurs de perles a Chicago, Thais nell’opera omonima a Salisburgo; ha interpretato Marguerite nel
Faust a Monte-Carlo e a Madrid e Norma nell’opera omonima al Metropolitan, a Tolosa e ad Am-
burgo. Alla Scala ha debuttato nel 2009 nel Viaggio a Reims, tornandovi nel 2019 e nel settembre
2020 per La traviata. Assai attiva anche come solista, ha cantato il War Requiem di Britten, Ein
Deutsches Requiem di Brahms, lo Stabat Mater e la Petite messe solennelle di Rossini e, più di re-
cente, la Nona di Beethoven a Barcellona con la Mahler Chamber Orchestra. I suoi futuri impegni
comprendono Otello (Desdemona) con Mehta al Maggio Musicale Fiorentino, Thais a Monte-Car-
lo, Il trovatore (Leonora) a Parigi, Anna Bolena in una nuova produzione ad Amsterdam e Pagliac-
ci (Nedda) all’Arena di Verona.
marinarebeka.com
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Davide Livermore
1946: Toscanini riapre il teatro
La Scala, ricostruito a tempi di record, con il
concerto della liberazione.
Era l’11 maggio. Tutti volevano esserci,
i milanesi si erano messi in fila fin dal mattino
per conquistarsi un posto. L’ovazione del
pubblico scoppiò
al comparire del Maestro, molti avevano
il volto rigato di lacrime.
L’Italia finalmente usciva dalla guerra e si
ricominciava a vivere. Passata la paura,
il terrore ed il dolore, ci si ritrovava insieme a
teatro.
Perché quello era il concerto di tutti.
Il concerto della rinascita della città e della
nazione intera. Il concerto della speranza.
Perché ieri, come oggi, la Scala è un simbolo:
il simbolo dell’Arte, del Teatro e della Cultura
che ci fa uscire a riveder le stelle.
100
LA RINASCITA
Gioachino Rossini importanza nella storia del teatro musicale
Guglielmo Tell (1829) francese ed europeo. Compendio e
coronamento dell’intera produzione
(Libretto di Victor-Joseph-Étienne de Jouy rossiniana nel segno di una commedia di
e Hippolyte-Louis-Florent Bis, soggetto serio ed eroico, l’opera inserisce
traduzione italiana di Calisto Bassi) la pacifica rivendicazione di indipendenza
da parte di un popolo conservatore e la
Basata sul dramma di Friedrich Schiller psicologia dei rapporti tra padre e figlio in
Wilhelm Tell, l’opera in quattro Atti una dimensione aperta alla natura, al
Guillaume Tell su libretto di Étienne de folklore e al pittoresco.
Jouy e Hippolyte-Louis-Florent Bis
(Parigi, Opéra, 3 agosto 1829) è l’ultima C.F.
di Gioachino Rossini. L’opera, di
concezione grandiosa, ricca di scene
spettacolari, episodi corali e azioni
coreografiche, segna di fatto il prototipo
del nuovo genere del grand opéra che nel
corso dell’Ottocento avrà enorme
Gioachino Rossini
in un ritratto del 1820
101
Gioachino Rossini Tutto cangia, il ciel s’abbella
Guglielmo Tell
Guglielmo Il finale di Guglielmo Tell conclude
Edwige l’opera con una sorta di inno, imponente e
Jemmy maestoso, a un nuovo mondo di pace e
Arnoldo serenità nel segno della conquistata
Matilde libertà, di cui sono specchio nella vicenda
Gualtiero il rasserenarsi del cielo e l’armonia degli
Leutoldo uomini con la natura. Alle frasi di
Coro di Svizzeri Guglielmo, Edwige, Jemmy e Arnoldo
che via via si succedono s’aggiunge
Tutto cangia, il ciel s’abbella, quindi l’intervento del coro, in un
l’aria è pura, il dì raggiante, possente crescendo su motivi di ostinato
la natura è lieta anch’ella. che fanno lievitare la trama vocale e
Può allo sguardo un solo istante orchestrale in un effetto di olimpica e
or nuovo il mondo rivelare! vaporosa grandiosità, tanto più
E in ogni cor pel santo evento impressionante per l’economia dei mezzi
alzi un grido al ciel tonante: compositivi utilizzati per ottenerlo.
di tuo regno fia l’avvento
sulla terra libertà, o libertà. C.F.
Guglielmo Tell
in una incisione xilografica
di Ruff, Zurigo, 1545
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Elena Buratto, Rosa Feola, Marianne Crebassa,
Juan Diego Flórez, Luca Salsi, Carlos Álvarez
Mirco Palazzi
Basso. Nato a Rimini, inizia giovanissimo lo studio del pianoforte per poi dedicarsi al canto e si
diploma al Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro sotto la guida di Robleto Merolla, perfezionan-
dosi poi con Bonaldo Giaiotti. Raffinato interprete del repertorio belcantistico italiano e di quello
mozartiano, dal suo debutto come Don Giovanni 2001 è invitato a esibirsi nelle sedi più prestigio-
se, tra cui la Scala, il Covent Garden e il Barbican di Londra, La Fenice di Venezia, l’Accademia
Nazionale di Santa Cecilia e l’Opera di Roma, la Philharmonie di Colonia, il Gewandhaus di Li-
psia, la Suntory Hall di Tokyo, la Sala Čajkovskij di Mosca, il Liceu di Barcellona, l’Opera di Wa-
shington, e nei festival di maggior richiamo, quali il ROF di Pesaro e il Festival Rossini in Wild-
bad, i Festival di Edimburgo e di Wexford, il Festival dei Due Mondi di Spoleto. Durante la sua
carriera ha collaborato con direttori del calibro di Claudio Abbado, Riccardo Chailly, Myung-
whun Chung, Valerij Gergiev, Antonio Pappano, Gianandrea Noseda, Alberto Zedda, e con registi
quali Luca Ronconi, Pier Luigi Pizzi, David Alden, Denis Krief, John Pascoe, Robert Carsen. Il
suo repertorio comprende Figaro (Le nozze di Figaro), Don Giovanni e Leporello (Don Giovan-
ni), Don Basilio (Il barbiere di Siviglia), Alidoro (La Cenerentola), Maometto II nell’opera omo-
nima, Lord Sidney (Il viaggio a Reims), Assur (Semiramide), Raimondo (Lucia di Lammermoor),
Alfonso (Lucrezia Borgia), Giorgio Talbot (Maria Stuarda), Enrico VIII (Anna Bolena), Sir Gior-
gio (I puritani), il Conte Rodolfo (La sonnambula), Roger (Jérusalem) e Banquo (Macbeth). In
sala da concerto ha interpretato il Requiem di Mozart e quello di Verdi, lo Stabat Mater e la Petite
messe solennelle di Rossini.
www.mircopalazzi.it
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Orchestra e Coro del Teatro alla Scala.
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Foto Marco Brescia
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Foto Brescia - Amisano
Riccardo Chailly
Direttore musicale del Teatro alla Scala dal gennaio 2017, dal novembre
2015 è Direttore principale della Filarmonica della Scala, con cui ha pro-
grammato un denso calendario di tournée internazionali e incisioni disco-
grafiche.
Nato a Milano, ha compiuto gli studi musicali nei Conservatori di Peru-
gia, Roma e Milano, perfezionandosi all’Accademia Chigiana di Siena ai
corsi di Franco Ferrara. Il primo incarico da Direttore musicale gli è stato
conferito dalla Radio-Symphonie-Orchester di Berlino dal 1980 al 1988.
Nel 1988 ha assunto la carica di Direttore principale dell’Orchestra del
Royal Concertgebouw di Amsterdam, che ha mantenuto per sedici anni.
Nello stesso tempo è stato Direttore musicale del Teatro Comunale di Bo-
logna e dell’Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi di Milano.
Nel 2016 si è concluso, dopo 11 anni, il suo impegno come Kapellmeister
del Gewandhausorchester di Lipsia, la compagine sinfonica più antica
d’Europa.
Dall’agosto 2016 ha assunto l'incarico di Direttore musicale dell’Orche-
stra del Festival di Lucerna, succedendo a Claudio Abbado.
Dirige regolarmente le maggiori orchestre sinfoniche europee: Wiener
Philharmoniker, Berliner Philharmoniker, Symphonieorchester des Baye-
rischen Rundfunks, London Symphony Orchestra, Orchestre de Paris. Ne-
gli Stati Uniti ha collaborato con la New York Philharmonic, la Cleveland
Orchestra, la Philadelphia Orchestra e la Chicago Symphony Orchestra.
In campo operistico ha collaborato regolarmente con i maggiori teatri, ol-
tre alla Scala: il Metropolitan di New York, la Lyric Opera di Chicago,
l’Opera di San Francisco, il Covent Garden di Londra, la Bayerische
Staatsoper di Monaco, la Staatsoper di Vienna, l’Opera di Zurigo. È pre-
sente con regolarità nei principali festival internazionali, tra cui Salisbur-
go, Lucerna e i Proms di Londra.
Da trent’anni è artista esclusivo della casa discografica Decca. La rivolu-
zionaria incisione delle Nove Sinfonie di Beethoven con il Gewandhaus
gli è valsa il prestigioso premio ECHO Klassik come miglior direttore del
2012. Nel 2013 sono stati pubblicati, tra l’altro, l’integrale delle Sinfonie
di Brahms con il Gewandhaus, che ha vinto il Gramophone Award come
Disco dell’Anno, e Viva Verdi, realizzato con la Filarmonica della Scala in
occasione del bicentenario verdiano. È stato premiato come “Artista
dell’anno” 2019 dalla rivista francese Diapason in aggiunta ai “Diapason
d’or de l’année” per le sue due ultime registrazioni: The Fellini Album,
dedicato a Nino Rota, con la Filarmonica della Scala e The Strauss Album
con la Lucerne Festival Orchestra.
È Grand’Ufficiale della Repubblica Italiana e membro della Royal Aca-
demy of Music di Londra. Nel 1998 è stato nominato Cavaliere di Gran
Croce della Repubblica Italiana; nello stesso anno la Regina dei Paesi
Bassi lo ha insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine del Leone d’Olan-
da. Nel 2011 è stato nominato Officier de l’Ordre des Arts et des Lettres
dal Ministro della Cultura francese Frédéric Mitterrand.
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Foto Matteo Carassale
Michele Gamba
Nato a Milano, ha studiato pianoforte e composizione al Conservatorio “Giuseppe
Verdi” e si è laureato in filosofia all’Università statale, perfezionandosi poi in ac-
compagnamento vocale e direzione d’orchestra alla Musikhochschule di Vienna,
all’Accademia Chigiana di Siena e alla Royal Academy di Londra. Dopo avere
iniziato una brillante carriera di pianista, che lo ha portato a esibirsi come solista,
tra l’altro, alla Wigmore Hall di Londra e al Gasteig di Monaco di Baviera, nel
2009 ha debuttato come direttore alla Royal Festival Hall nell’ambito del pro-
gramma “Foyle Future Firsts” della London Philharmonic Orchestra; in seguito è
stato assistente musicale alla Staatsoper di Amburgo.
Nel 2012 ha iniziato a collaborare con la Royal Opera House Covent Garden di
Londra diventando poi assistente di Antonio Pappano e Jette Parker Associate
Conductor; a Londra ha diretto, tra l’altro, Bastien und Bastienne e i Folk Songs di
Berio. Nel 2015 è stato invitato da Daniel Barenboim come Kapellmeister e suo
assistente alla Staatsoper di Berlino, dove ha collaborato a numerose produzioni e
diretto Le nozze di Figaro per la regia di Jürgen Flimm. Dopo il debutto alla Scala
nel 2016 con I due Foscari, è tornato sul podio scaligero per Le nozze di Figaro, Il
ratto dal serraglio per i bambini e L’elisir d’amore. Nelle stagioni successive ha
diretto Le nozze di Figaro alla Staatsoper di Amburgo, l’Armida di Rossini al-
l’Opéra di Montpellier, L’occasione fa il ladro alla Fenice di Venezia, La sonnam-
bula alla Staatsoper di Stoccarda, Norma allo Sferisterio di Macerata, Andrea
Chénier al Petruzzelli di Bari, il Requiem di Mozart al Filarmonico di Verona, Ri-
goletto all’Opera di Roma.
In campo sinfonico, ha diretto orchestre importanti quali la Tokyo Symphony Or-
chestra, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, l’Orchestra del Maggio Musi-
cale Fiorentino e quella dei Pomeriggi Musicali, la Verdi, i Duisburger Philharmo-
niker, la Staatskapelle Berlin, l’Orchestre National de Montpellier, l’Orchestre
National du Capitole de Toulouse.
Sempre attivo come pianista, ha recentemente eseguito a Milano le Variazioni Dia-
belli di Beethoven e si esibirà il prossimo inverno alla Staatsoper di Vienna.
Recentemente ha diretto Idomeneo a Tel Aviv, La bohème a Stoccarda, L’elisir
d’amore a Torino, Rigoletto a Berlino, Il barbiere di Siviglia al Maggio Musicale
Fiorentino e all’Opéra National du Rhin di Strasburgo, Macbeth a Tolosa, La tra-
viata a Lisbona. I suoi futuri impegni comprendono Il barbiere di Siviglia a Firen-
ze e a Savonlinna, Carmen a Hong Kong, concerti sinfonici a Torino con l’Orche-
stra Sinfonica della RAI e a Firenze con l’Orchestra Regionale Toscana, Cavalle-
ria rusticana e Aleko a Tel Aviv, Rigoletto a Dresda, Die Zauberflöte ancora a
Dresda e a Tolosa.
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Davide Livermore
Torinese di nascita, è attivo come regista d’opera e di prosa dal 1999; nella sua
brillante ed eclettica carriera ha lavorato inoltre come scenografo, costumista,
light designer, coreografo, sceneggiatore, attore e insegnante, oltre a esibirsi come
cantante nei più importanti teatri del mondo accanto ad artisti del calibro di Lucia-
no Pavarotti, Plácido Domingo, José Carreras, Mirella Freni o Zubin Mehta, con
registi quali Luca Ronconi, Andrei Tarkovskij o Zhang Yimou. Ha lavorato per la
Televisione della Svizzera Italiana come attore, sceneggiatore e regista per il
film W Verdi, Giuseppe e nella serie Livermore sciò, in concorso per la Rosa d’oro
di Montreux nel 1998. Dal 2002 è Direttore artistico del Teatro Baretti di Torino,
avamposto di militanza culturale. Allievo di Carlo Majer, è un convinto sostenito-
re del teatro pubblico e della funzione di promozione sociale della cultura.
Nel 2013 è stato nominato Direttore artistico del Centre de Perfeccionament Pláci-
do Domingo al Palau de Les Arts di Valencia, teatro di cui è divenuto, nel gennaio
2015, Sovrintendente e Direttore artistico. È creatore e realizzatore di Les Arts Vo-
lant, un teatro mobile in tour su un camion che ha portato gratuitamente l’opera
nella Comunidad Valenciana a oltre 50.000 persone.
Tra le sue regie più significative, Billy Budd di Britten per il Teatro Regio di Tori-
no, il Don Giovanni che ha inaugurato la stagione 2005-2006 del Teatro Carlo Fe-
lice di Genova, I quatro rusteghi di Wolf-Ferrari alla Fenice di Venezia, La Cene-
rentola per l’Opera di Philadelphia, La gazza ladra al Bunka Kaikan di
Tokyo, Mefistofele di Arrigo Boito per il Seoul Arts Center; per il Teatro Regio di
Torino in coproduzione con il Teatro Baretti: Bure baruta di Dejan Dukovski, La
vergine della tangenziale, favola in musica di Silvio Cocco, e Canti dall’Inferno
di Ramón Sampedro (da Lettere dall’Inferno), Beatriz de Dia (XII sec.), Luigi
Chiarella e Roberta Cortese; Peter Pan di James M. Barrie al Teatro Due di Parma
e L’Impresario delle Smirne di Carlo Goldoni per lo Stabile di Torino. Nel 2009
ha inaugurato la Biennale di Venezia Teatro con Le Sorelle Brönte.
Al Palau de les Arts ha allestito, tra l’altro, La bohème diretta da Riccardo Chailly
in coproduzione con la Academy of Music di Philadelphia (2012), Otello (2013)
e La forza del destino (2014, Premio Campoamor), entrambe dirette da Zubin
Mehta per l’inaugurazione del Festival del Mediterraneo. Sempre nel 2014 ha fir-
mato Carmen per il Carlo Felice di Genova, Falstaff per il Teatro Municipal de
São Paulo e Narciso di Scarlatti diretto da Fabio Biondi per le Festwochen der Al-
ten Musik di Innsbruck.
In Spagna ha collaborato con il Teatro Real di Madrid, il Gran Teatro del Liceu di
Barcelona, l’Ópera de La Coruña, il Teatro Arriaga di Bilbao e il Teatro de la Zar-
zuela di Madrid. Il suo allestimento dei Vespri siciliani al Regio di Torino, che ha
inaugurato le celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia alla presenza
del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è entrato nella classifica dei
Top Ten Musical Events del 2011 per la rivista “Musical America”. Con La forza
del destino, diretta da Zubin Mehta, ha vinto nel 2015 il Premio Lírico Teatro
Campoamor come migliore spettacolo dell’anno.
Sua anche la regia dello spettacolo per il bicentenario della prima del Barbiere di
Siviglia, allestito nel 2016 all’Opera di Roma e trasmesso in diretta su Rai 5. Ha
inaugurato il Rossini Opera Festival nel 2013 con Ciro in Babilonia, nel 2014
con L’italiana in Algeri e nel 2016 con Il turco in Italia.
Tra i suoi lavori più recenti: Idomeneo diretto da Fabio Biondi al Palau de les
Arts, Un ballo in maschera al Teatro Bol’šoj di Mosca e Manon Lescaut al San
Carlo di Napoli. Nel 2017 ha firmato una nuova produzione di Tamerlano, la sua
prima regia per la Scala, a cui è seguita quella di Don Pasquale, diretta da Riccar-
do Chailly, nel marzo 2018; mentre la produzione di Aida sempre nel 2018 alla
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Sydney Opera House ha dato inizio a una collaborazione con il teatro australiano. Foto Francesco Maria Colombo
Con Adriana Lecouvreur ha inaugurato la stagione 2017-2018 dell’Opéra de Mon-
te-Carlo, vincendo il Prix de la Critique de l’Europe francophone. Per il Teatro alla
Scala ha firmato Attila e Tosca, allestimenti che hanno rispettivamente inaugurato
la stagione 2018-2019 e la stagione 2019-2020. Tra le prossime produzioni, Rigo-
letto a Firenze, Otello a Bari, Manon Lescaut a Genova, Maria Stuarda a Sydney,
Lakmé di Léo Delibes a Pechino, Aida e La bohème a Roma.Nel 2017 crea e firma
la regia per la Royal Opera House Muscat (Oman) di The Opera!, il primo musical
sull’opera. L’11 ottobre 2018 è uscito il suo primo romanzo scritto a quattro mani
con Rosa Mogliasso: 1791. Mozart e il violino di Lucifero.
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Manuel Legris
Nato a Parigi, ha studiato alla Scuola di Danza dell’Opéra ed è entrato nel Corpo
di Ballo del Teatro nel 1980. Nel 1986 è stato nominato étoile da Rudolf Nureyev,
all’epoca Direttore del Balletto dell’Opéra. Ha interpretato tutti i grandi ruoli del
repertorio classico e di quello moderno. Nel maggio 2009 ha dato il suo addio
all’Opéra come étoile con una rappresentazione dell’Onegin di John Cranko. Il
suo repertorio all’Opéra Ballet comprendeva i ruoli da protagonista nei grandi bal-
letti classici e in lavori di Frederick Ashton, George Balanchine, John Cranko, Na-
cho Duato, Mats Ek, Michail Fokin, Harald Lander, Serge Lifar, Kenneth Mac-
Millan, Rudolf Nureyev, Roland Petit, Angelin Preljocaj, Jerome Robbins, Antony
Tudor, Rudi van Dantzig e altri coreografi di rilievo.
Illustri coreografi hanno creato per lui: Twyla Tharp (Rules of the game), Pierre
Lacotte (Paquita), Maurice Béjart (Arepo, Phrases de quatuor), Trisha Brown (O
Złożony / O Composite) William Forsythe (In the Middle, Somewhat Elevated,
Woundwork), Jiří Kylián (Doux Mensonges, Il faut qu’une porte), John Neumeier
(Magnificat, Sylvia, Spring and Fall, Cinderella Story), Patrice Bart (Coppélia).
Più recentemente si è esibito in Die Fledermaus a Pechino con il National Ballet
of China e in Giappone e nel pas de deux dall’Onegin a Tokyo durante la serata di
gala per il cinquantenario del Tokyo Ballet; inoltre ha danzato al Grand Theatre di
Shanghai e a Vienna nel Nureyev Gala del 2011, 2012, 2013, 2014, 2015, 2016 e
2018 interpretando balletti di Roland Petit Petit, John Cranko, John Neumeier, An-
gelin Preljocaj e creazioni di Patrick De Bana.
È stato Direttore dello Staatsballett di Vienna nonché Direttore artistico dell’Acca-
demia di danza della Staatsoper dal 2010 al 2020. A Vienna ha curato la ripresa
coreografica della Sylphide di Pierre Lacotte e di diversi balletti di Nureyev: Il la-
go dei cigni, Lo schiaccianoci, Raymonda e Don Chisciotte, che ha poi ripreso an-
che per il National Ballet of China e per lo Hamburg Ballett. Nel marzo 2016 ha
presentato alla Staatsoper il suo primo balletto a serata intera, Le Corsaire, che è
stato successivamente portato in tournée al Teatro Real di Madrid e in Giappone
ed è entrato nel repertorio anche del Teatro Nazionale Lituano di Opera e Balletto
di Vilnius e del Balletto Nazionale Polacco di Varsavia. Nel 2018 firma per la
Staatsoper la sua versione di Sylvia, nata in coproduzione con il Teatro alla Scala,
dove verrà presentata nel dicembre 2019 come titolo inaugurale della Stagione di
Balletto, ottenendo un grandissimo successo e il Premio Danza&Danza come mi-
gliore produzione classica dell’anno.
Dal dicembre 2020 è Direttore del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala, dove si è
spesso esibito nel corso della sua carriera, a partire dal 1987, anno in cui ha inter-
pretato il ruolo di Basilio nel Don Chisciotte di Rudolf Nureyev accanto a Elisa-
betta Armiato. Nel 1989 è stato James nella Sylphide di Pierre Lacotte con il
Tokyo Ballet accanto a Monique Loudières. È stato protagonista della Bella ad-
dormentata di Nureyev (nel 1994 con Viviana Durante, poi con Alessandra Ferri
nel 1995 in tournée a Tokyo e nel 1996 alla Scala) e dell’Histoire de Manon (nel
1994 e nel 1998), sempre con Alessandra Ferri, con la quale ha danzato anche Ro-
meo e Giulietta di MacMillan (nel 1996 in tournée al Teatro Regio di Torino),
Carmen e Notre Dame de Paris di Roland Petit (rispettivamente nel 2001 e nel
2002).
Ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui la medaglia d’oro al Concor-
so di Osaka (1984), il Premio Nijinsky (1988), il Benois de la Danse (1998), il
Nijinsky Award (2000), il Prix Léonide Massine (2001); è Chevalier des Arts et
Lettres dal 1993, Officier des Arts et Lettres dal 1998, Chevalier de l’Ordre Natio-
nal du Mérite dal 2002, Chevalier de la Légion d’honneur dal 2006, Commandeur
des Arts et Lettres dal 2009. Nel 2016 ha ricevuto il premio del pubblico per la
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