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_[riviste eurekaddl] Giallo N.16 - 24 Aprile 2024

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Published by Michele Pugliese, 2024-05-03 04:53:37

_[riviste eurekaddl] Giallo N.16 - 24 Aprile 2024

_[riviste eurekaddl] Giallo N.16 - 24 Aprile 2024

GIALLO STORIE - DELITTI - MISTERI SETTIMANALE ANNO XII - n. 16 - 24 APRILE 2024 € 1 (IN ITALIA) Diretto da ANDREA BIAVARDI Mario Frigerio, il testimone chiave: nella strage del 2006 perse la moglie. È morto nel 2014 Rosa Bazzi e Olindo Romano, condannati all’ergastolo nel 2011 O.J. SIMPSON INNOCENTE O FURBO? MORTO DI CANCRO IL CAMPIONE DI FOOTBALL CHE VENNE ASSOLTO DALL’ACCUSA DI AVER UCCISO LA EX MOGLIE ISSN 2282 4006 9 772282 400007 > 40016 ESPLODE UNA CENTRALE IDROELETTRICA E MUOIONO 7 PERSONE. SI INDAGA PER OMICIDIO IL DELITTO DI RIMINI Vincenzo Franchina, 36 anni, una delle vittime, era sposato da poco. La centrale idroelettrica di Bargi Manuela Bianchi, la nuora di Pierina Pierina Paganelli, accoltellata a morte nel garage di casa Sohaib Teima, 21 anni, il presunto assassino La chiesa dell’omicidio MANUELA, LA NUORA DI PIERINA DICE: “UNA LETTERA ANONIMA MI ACCUSA DI ESSERE LA MANDANTE DELL’OMICIDIO, MA È FALSO” GIOVANE FRANCESE UCCISA IN UNA CHIESA ABBANDONATA. GLI INQUIRENTI ARRESTANO IL SUO RAGAZZO: “È STATO LUI” SETTIMANALE - P.I. giovedì 18/4/24 - A. € 2,90 B. € 2,20 F. € 2,50 MC.€ 2,50 D. € 2,90 GR. € 2,20 M. € 1,80 Slo. € 2,10 P. (Cont.) € 1,80 E. € 2,20 CH. Chf 3,60 CHT. Chf 3,20 UK. £ 2,70 AL. Lek 290,00 S.Skr 45,00 NL € 3,30- Poste Italiane Spa - Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 art. 1, comma 1, LO/MI ORRORE AD AOSTA LA TRAGEDIA DI BOLOGNA ROSA E OLINDO COLPEVOLI? ECCO UNA DELLE PROVE MARIO FRIGERIO, L’UNICO SOPRAVVISSUTO, DISSE SUBITO: “L’HO VISTO, È STATO L’OLINDO...” DA UNA NUOVA PERIZIA SPUNTA QUESTA REGISTRAZIONE LA STRAGE DI ERBA O.J. Simpson venga su eurekaddl.motorcycles


SOMMARIO 3 LA LETTERA DELLA SETTIMANA C aro Andrea, ho da poco terminato di leggere l’articolo su Liliana e devo dire che mi lascia basita il comportamento “da comari” del marito, Visintin, e dell’amante, Sterpin! Che senso ha parlare di fatti molto intimi avvenuti 30 o 40 anni fa? A chi giova? Se tacessero entrambi farebbero miglior figura, specialmente Sterpin, al quale devo dare ragione su un fatto: nelle fotografie pubblicate sui giornali è sempre Sebastiano Visintin che “tiene” la moglie, lei non lo abbraccia mai. Buon lavoro a tutti voi del giornale. Sabrina M. (Via Mail) RISPONDE IL DIRETTORE Carissima Sabrina, in effetti fanno un po’ arrabbiare questi due uomini che si contendono Liliana. Sebastiano sembra voler dire: io ero il marito e ho più diritto di parlarne. Sterpin ribatte: io ero il suo amante, quindi lei amava me, ne ho più diritto io. In questa assurda contesa la povera Liliana !nisce quasi in secondo piano. Un oggetto di cronaca da esibire in tivù. E poi, ormai è chiaro, è anche un modo per scaricare le responsabilità l’uno sull’altro. Se davvero si è suicidata, pensa e dice il marito, è perché Sterpin la pressava e lei non ce l’ha fatta. L’amico “speciale”, come lo chiamano alcuni, pensa invece che sia stata uccisa perché voleva lasciare il marito e andare a vivere con lui. Ovvio che cosa insinua più o meno indirettamente: che l’assassino sia proprio il marito. In verità, niente di tutto ciò è stato dimostrato. Siamo ancora nel totale campo delle ipotesi. C’è una persona che potrebbe sciogliere almeno in parte l’enigma: la dottoressa Cristina Cattaneo. È l’anatomopatologa incaricata di eseguire la seconda autopsia. Conoscendo la sua professionalità e la sua serietà non sapremo niente !ntanto che non avrà davvero le idee chiare e le comunicherà agli inquirenti. La Procura di Trieste, dal canto suo, si è sempre ri!utata di dare credito ai gossip. Il più clamoroso dei quali è che Liliana venne accompagnata ad abortire proprio dal marito. E che il !glio lei lo aspettava da Sterpin. Qui i magistrati di Trieste sbagliano. Non è solo un gossip. Dimostra che Visintin sapeva molto bene che sua moglie aveva un legame, più che decennale, con Sterpin. Invece lo ha sempre negato. È una pista che varrebbe la pena di esplorare. Chissà che non lo stiano già facendo in riserbo. Per quel che dici tu sulle foto, cara lettrice, hai davvero ragione. È sempre Visintin che cinge con un braccio la moglie. Lei appare un po’ distratta, quasi annoiata, se non seccata. Ma in quale matrimonio la passione resta immutata dopo tanti anni? Marito e moglie !niscono talvolta per stare insieme per mutuo soccorso. Salvo che non ci siano di mezzo i !gli. Allora questa non è più una coppia, ma una famiglia e io credo sia un istituto da preservare il più possibile. Ecco, mi dispiace per Liliana che non abbia mai avuto !gli. Sarebbe stata meno sola da viva. È rimasto il fratello Sergio Resinovich a difendere la sua memoria. Lo fa con forza e dignità. Lui non ha mai creduto al suicidio. Chissà se i fatti gli daranno ragione. E chissà quanto tempo ci vorrà ancora. ALESSIA PIFFERI P. 24 18 20 24 27 28 30 31 5 6 10 14 17 IL PUNTO DI ROBERTA BRUZZONE La nota criminologa fa il punto sui casi più scottanti. NOTIZIE IN BREVE Dalle indagini sull’uomo colpito a morte al concerto dei Subsonica alle novità sullo studente che ferì l’insegnante. «L’HO VISTO, È STATO L’OLINDO» Lo disse Mario Frigerio, l’unico sopravvissuto alla Strage di Erba. PIERINA, UN’ALTRA LETTERA ANONIMA Accuse alla nuora: «Sei la mandante». Ma lei nega. LE RISPOSTE DI MICHELE GIUTTARI Il super poliziotto risponde alle domande dei lettori. AOSTA: UCCISA IN UNA CHIESA ABBANDONATA La vittima è una giovane francese: fermato il fidanzato. LA STRAGE DI BOLOGNA Esplode una centrale idroelettrica, muoiono sette persone. «DIANA È MORTA TRA PAURA E SOFFERENZE» I terribili dettagli sulla tragica fine della piccola Diana Pifferi. LE RISPOSTE DI VERA SLEPOJ La psicanalista fa luce sulla mente umana. «MORA E BAMBI SONO STATE LA MIA SALVEZZA» Due cagnette di Sanremo hanno dato conforto alla loro padrona colpita da un lutto. UCCISI DA UNA DONNA UBRIACA E DROGATA Due carabinieri e un anziano sono morti in un terribile incidente stradale. SETTE GIORNI IN TRIBUNALE Le sentenze più curiose. PIERINA PAGANELLI P. 14


I LETTORI CI HANNO SCRITTO SCRIVETE A GIALLO SETTIMANALE SOMMARIO O.J. SIMPSON P. 32 DORA LAGRECA È STATA UCCISA D ora Lagreca precipitò dalla mansarda che condivideva col !danzato Antonio Capasso a Potenza. L’uomo è indagato per istigazione al suicidio. A mio parere, così bella, intelligente e giovane aveva tutta la vita davanti a sé e non si sarebbe uccisa. Non si trattò di un suicidio, bensì di un femminicidio. Patrizio Pesce (Livorno) Carissimo Patrizio, l’inchiesta su Dora Lagreca continua. La Procura ha disposto ulteriori accertamenti proprio perché ci sono elementi che non tornano. Staremo a vedere. UOMINI, DOVETE ONORARE LE DONNE! V orrei che questo 2024 portasse un cambiamento negli uomini violenti. Che si mettessero nel cervello che li ha partoriti una donna, la loro madre, e che se rispettano lei devono rispettare tutte le donne. Non si alzano le mani se non per porgere una rosa. Che Dio metta il cervello a posto a questi uomini. Teresa S. (Milano) Carissima Teresa, molti assassini di donne sono !gli gentili e rispettosi. Il rapporto madre e !glio c’entra poco con quello con la moglie o la compagna. Non siamo psicologi o psichiatri. Dif!cile entrare nella testa di un assassino... se bastasse ricordargli della mamma che li ha cresciuti! VINCEREMO LA NOSTRA BATTAGLIA S ono sempre la bisnonna di 92 anni, Grazia Federici. Volevo solo ringraziarvi perché “Giallo” mi soddisfa molto. Adoro in particolare gli articoli della giornalista e scrittrice Silvana Giacobini e quelli della geniale dottoressa Bruzzone. Vi invio anche 14 tagliandi: alla !ne, come per l’omicidio stradale, otterremo quello per cui stiamo lottando. Grazia Federici (Reggio Calabria) Carissima Grazia, speriamo davvero di vincere la nostra battaglia, i dati dei femminicidi sono davvero preoccupanti e in crescita continua. Grazie dei complimenti. A PROPOSITO DI TAGLIANDI A cquisto sempre il “Settimanale Giallo”. In fondo alla rivista c’è un tagliando per aderire alla introduzione del reato di femminicidio. Come è possibile che ci siano signore che scrivono di aver inviato un numero considerevole di tagliandi? Intanto, complimenti per la rivista, che trovo sempre molto interessante. Mariele P. (Milano) Carissima Mariele, affezionati lettori comprano “Giallo” tutte le settimane per mesi e ogni settimana tagliano e compilano il tagliando. Quando raggiungono tanti tagliandi, ce li inviano. Chiariti i dubbi? Grazie dei complimenti. ADDIO A O.J. SIMPSON È morto l’ex campione di football americano che fu accusato di duplice omicidio. «GIULIA VOLEVA LASCIARE IMPAGNATIELLO» Altra udienza choc al processo per l’omicidio di Giulia Tramontano. «I KILLER DI WILLY MERITANO L’ERGASTOLO» Nuovo processo per i fratelli Bianchi, condannati a 24 anni. TROVATO MORTO IN UN BOSCO La misteriosa morte di Enrico Viggi, magazziniere di Bologna: doveva incontrare qualcuno? IL DETECTIVE TECNOLOGICO L’esperto risponde alle vostre curiosità su telefoni e computer. LILIANA, NUOVE PERIZIE Si torna nel bosco: solo così si potrà chiarire come è morta la donna. «CERCATE ANCORA LA MIA CRISTINA» I poveri resti della Golinucci sono in fondo a un pozzo? LA PAROLA ALL’AVVOCATO Il nostro esperto legale risponde ai lettori. SOS SCOMPARSI Massimo è sparito da Roma. INCREDIBILE MA VERO Fatti strani dall’Italia e dal mondo. DI GIORNO ANDAVA IN CHIESA MA DI NOTTE UCCIDEVA... La storia di BTK, uno dei più spietati serial killer americani. Sta scontando dieci ergastoli. I LIBRI DELLA SETTIMANA Una nostra selezione. UCCISA PERCHÉ AVEVA OSATO DIRGLI DI NO La battaglia di “Giallo” contro i femminicidi. GIOCA CON GIALLO Mettetevi alla prova con il crucifreccia e i sudoku. LA GRAFOLOGIA La grafologa Candida Livatino svela i segreti della vostra scrittura. DELITTI CELEBRI: ANNA GRIMALDI L’omicidio della moglie dell’armatore Ugo Grimaldi. L’OROSCOPO Segno per segno amore, lavoro e salute. LA TV DI GIALLO I programmi della settimana all’insegna dell’intrigo e del giallo: una nostra selezione. 32 34 38 40 41 42 44 45 46 48 50 53 54 56 57 58 61 62 SETTIMANALE GIALLO - VIA RIZZOLI 8, 20132 MILANO INDIRIZZO MAIL: [email protected]


di Roberta Quali sono le novità sui fatti più scottanti della cronaca Bruzzone Roberta Bruzzone La famosa criminologa fa il punto sulle indagini Giusy Ventimiglia, 35 anni. 5 Ci sono novità nel caso di Giusy Ventimiglia, 35 anni all’epoca dei fa"i, la donna scomparsa da Bagheria nel 2016. Solo recentemente la Procura di Palermo ha cambiato l’ipotesi investigativa e ora sta procedendo per omicidio e occultamento di cadavere. Il fratello della donna, Salvo, ha riferito una testimonianza importante. Un uomo avrebbe de"o di aver visto una persona in una zona ben precisa del paese mentre avvolgeva un indumento di colore rosso, un maglione o un mantello, per poi riporlo in una macchina amaranto. E il giorno della scomparsa Giusy indossava proprio un vistoso mantello rosso. L’ipotesi investigativa prevalente sembra puntare in una diversa direzione, ossia in ambito intrafamigliare. Indubbiamente tra Giusy e l’anziano padre i rapporti si era deteriorati negli ultimi tempi prima della scomparsa. GIUSY VENTIMIGLIA: LA PISTA FAMILIARE NON VA TRASCURATA KATA NON È USCITA VIVA DALL’EX ASTOR Sono trascorsi 10 mesi dalla scomparsa della piccola Kata e la vicenda non sembra destinata ad arrivare alla tanto a"esa svolta. Lo zio materno, Abel Alvarez Vasquez, è coinvolto in un’inchiesta per una lunga serie di taglieggiamenti e anche per un tentato omicidio, avvenuto due se"imane prima del sequestro della piccola Kata, quando un cittadino ecuadoriano si lanciò da una #nestra per sfuggire a un’aggressione. Si tra"a anche dell’ultima persona a vedere la nipotina quel giorno, anche se non è molto chiaro quando l’avrebbe persa di vista. Mi lascia perplessa il fa!o che, nel clima di violenza di cui tutti, inclusa la madre, erano a conoscenza, la piccola sia stata lasciata proprio a lui. Chi ha subìto le violenze, le minacce, le estorsioni per il pagamento delle camere non è rimasto inerme e ha reagito. Continuo a pensare che la piccola Kata non sia uscita viva dall’ex hotel Astor di Firenze. Kata Alvarez, 5 anni. MARCO PANTANI SI AUTODISTRUSSE PERCHÉ SI SENTÌ TRADITO DA TUTTI Torna ancora a far parlare di sé un caso che non sme"e di suscitare enormi perplessità nonostante i 20 anni trascorsi dal decesso di uno dei più amati e controversi campioni di sempre. Stiamo parlando del caso di Marco Pantani e delle circostanze, mai chiarite secondo molti, che hanno portato al suo decesso il 14 febbraio 2004. I legali della famiglia di Pantani si sono opposti in questi giorni alla terza richiesta di archiviazione del caso, chiesta dalla Procura di Rimini, e propongono nuovi interrogatori di eventuali testimoni. Arrivati a questo punto, in tu"a franchezza, non credo ci sia realistico spazio per ulteriori approfondimenti. Del resto, a mio avviso, ci sono elementi che depongono per uno scenario autodistru"ivo, se non propriamente suicidario. Sicuramente la condizione psicologica del campione in quel periodo era critica. La squali"ca per doping aveva segnato un punto di arresto della sua strepitosa carriera, che #no a quel momento sembrava inarrestabile, e aveva iniziato a sprofondare in una condizione sempre più critica e disperata. La sua carriera aveva conosciuto anche in passato delle ba"ute d’arresto, ma il “Pirata” si era sempre rimesso in piedi, più forte di prima. Ma stavolta era diverso. E Pantani portava su di sé il peso angoscioso di essersi sentito tradito proprio da quel mondo a cui aveva dato tu"o se stesso. Il tribunale mediatico l’aveva condannato senza appello. Lui sentiva su di sé il peso di una condizione da subito percepita come ingiusta e, proprio per questo, intollerabile. Era il 1999, l’anno in cui tu"o era cambiato per sempre. CHIESTE NUOVE INDAGINI Marco Pantani, morto a 34 anni nel 2004. La famiglia vorrebbe nuove indagini.


6 MUORE AL CONCERTO DEI SUBSONICA: AVEVA LITIGATO CON UN UOMO CHE LO HA PRESO A PUGNI IN TESTA A rriva dietro di lui e gli sferra un violento colpo alla nuca, che lo fa crollare a terra. Un video mostra i terribili attimi di quello che è accaduto al Mandela Forum di Firenze, alla fine del concerto dei Subsonica. L’aggressione sarebbe costata la vita ad Antonio Morra, un operaio di 47 anni di Pistoia. L’uomo è stato subito portato all’ospedale Careggi di Firenze, ma i soccorsi sono stati inutili. È arrivato al pronto soccorso già in arresto cardiaco: è morto pochi minuti dopo. Nella notte è stato fermato un uomo di 49 anni, Senad Ibrahimi, un italiano di origine straniera con una lunga lista di precedenti alle spalle. Stava lavorando lì come operaio addetto allo smontaggio del palco e deve ora rispondere all’accusa di omicidio L’uomo fermato è accusato di omicidio: sostiene di aver reagito a una provocazione. La vittima lascia moglie e tre figli. L’autopsia scioglierà tutti i dubbi sulla dinamica dei fatti LA VITTIMA Firenze. Antonio Morra, 47 anni, operaio di Pistoia. Sarebbe morto al culmine di una lite con un operaio addetto allo smontaggio del palco. Antonio Morra inizia a parlare con il gruppo, la moglie resta dietro, seduta sulle scale. All’improvviso un signore corpulento, con lo stesso giubbino catarifrangente, arriva alle spalle e gli sferra un pugno alla testa. L’uomo cade immediatamente a terra. La moglie accorre, capisce la gravità della situazione e chiama i soccorsi. Grazie ai filmati e alle testimonianze la polizia poco dopo ferma il presunto colpevole. I dieci addetti raccontano che l’aggressione sarebbe stata motivata dal comportamento di Morra che avrebbe tirato fuori dalla tasca un coltellino svizzero minacciandoli. Proseguono le indagini per stabilire le responsabilità. Intanto un’aiuola del Mandela Forum è stato trovato un tirapugni, finito sotto sequestro. C’entra con questa dolorosa vicenda? Si attende l’esito dell’autopsia per capire se Morra sia stato colpito da un pugno o proprio con quell’oggetto e che cosa abbia causato la morte. La vittima lascia la moglie e tre figli, il grande di 16 anni, una bambina di 9 e il più piccolo di 6. preterintenzionale. Non voleva uccidere Antonio Morra, ma il suo gesto potrebbe aver avuto conseguenze fatali. In base alle ricostruzioni, Antonio Morra in quel momento è al concerto con sua moglie. Esce con lei a fumare una sigaretta. Scendendo le scale urta probabilmente uno dei dieci addetti allo smontaggio del palco lì fuori a chiacchierare: tutti indossano i giubbotti catarifrangenti e sono ben identificati dalle telecamere di sicurezza. L’audio non c’è ma il video mostra quella che sembra una discussione. IL MOMENTO DELL’AGGRESSIONE Firenze. A sinistra, il concerto dei Subsonica. A destra, si vede nel cerchio giallo la vittima poco prima che cada a terra, dopo aver ricevuto un pugno in testa. È un fotogramma tratto dal video che ha permesso il fermo del presunto aggressore. L’uomo sostiene di essersi solamente difeso. Una settimana in venga su eurekaddl.motorcycles


7 CONTINUA Due anni di “messa alla prova” per lo studente che a maggio aveva accoltellato la professoressa nell’istituto Emilio Alessandrini (a fianco) ad Abbiategrasso, nel Milanese. Lo ha deciso il Tribunale per i minorenni. Il giovane, oggi 17enne, sarà dunque affidato ai servizi sociali per un percorso educativo e psicologico. Il processo è sospeso: se la messa alla prova andrà a buon fine, il reato sarà estinto. A gennaio la professoressa Elisabetta Condò, 51 anni (nella foto grande), proprio davanti al giudice minorile aveva abbracciato lo studente, dicendo: «È giusto che abbia una seconda possibilità». ACCOLTELLÒ LA SUA PROFESSORESSA A SCUOLA: MA LEI LO HA PERDONATO LITIGA CON I VIGILANTES E MUORE: INDAGINE PER OMICIDIO RITROVATI I RESTI DI UN IMPRENDITORE SPARITO NEL 2000: FU FATTO A PEZZI IL FIGLIO DI UN ATTORE DI SOAP OPERA RISCHIA LA PENA DI MORTE IN ORIENTE Sarebbe morto dopo una violenta una lite con quattro guardie giurate e ora si indaga per omicidio preterintenzionale. La vittima, Francesco Vanacore, 62 anni, di Vico Equense, comune della Costiera sorrentina, è deceduto nel reparto di rianimazione del Policlinico di Napoli (nelle foto a destra), dov’era stato ricoverato dopo essere svenuto al culmine della discussione degenerata in aggressione. Secondo alcuni testimoni, Vanacore voleva raggiungere a bordo della sua auto il reparto di Cardiologia. Questa assurda pretesa ha innescato l’alterco con i vigilanti, poi il malore fatale. Intanto, anche l’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli ha costituito una commissione di indagine. I frammenti ossei recuperati a dicembre in un pozzo di Brindisi sono di Salvatore Cairo (a sinistra), imprenditore pugliese scomparso nel 2000. Sono terminate le analisi del Dna, che hanno tolto ogni dubbio. A far ritrovare i resti è stato Enrico Morleo, 57 anni, in carcere da un anno con l’accusa di avere ucciso, oltre a Cairo, anche un altro imprenditore, Sergio Spada. Gli facevano concorrenza nel commercio degli articoli per la casa. È imputato anche Cosimo Morleo, fratello di Enrico. Cairo fu fatto a pezzi con una motosega. Daniel Sancho, figlio del famosissimo attore spagnolo Rodolfo (sotto), rischia la pena di morte. Il 29enne è imputato sull’isola di Koh Samui, in Thailandia, con l’accusa di aver ucciso e smembrato il chirurgo colombiano Edwin Arrieta, 44 anni, lo scorso 2 agosto. Sancho è accusato di omicidio premeditato e di occultamento di cadavere, dopo averlo fatto a pezzi e disperso i resti. Lo spagnolo si è dichiarato non colpevole, ma secondo la polizia avrebbe ammesso il crimine e ci sarebbero prove inconfutabili. L’omicidio sarebbe avvenuto al culmine di un litigio tra i due che si erano incontrati proprio in Thailandia. Giallo notizie in breve


8 VIVEVA IN CASA CON LA MAMMA MORTA Una storia di disperazione arriva da Aprica (Sondrio). Una donna di 91 anni di Verona è stata trovata morta nel letto della sua casa di vacanza con il marito a !anco in gravissimo stato di denutrizione. C’era anche il !glio di 60 anni che ha provato a non fare entrare i carabinieri, allertati dai vicini che avevano avvertito un cattivo odore. L’uomo, che vive con i genitori grazie alla loro pensione, è stato indagato per abbandono di incapace e occultamento di cadavere. È stato ricoverato in Psichiatria dell’ospedale di Sondrio. AMMAZZÒ LA EX, 24 ANNI DI CARCERE Zakaria Atqaoui è stato condannato a 24 anni dalla Corte d’Assise di Monza per l’omicidio dell’ex !danzata, So!a Castelli, avvenuto a luglio. La ragazza aveva 20 anni. L’omicidio avvenne a Cinisello Balsamo (Milano). Il 23enne si era nascosto nell’armadio, in casa della vittima, mentre lei era a ballare con le amiche e l’aveva uccisa al suo rientro, mentre dormiva ignara. Gli sono state contestate le aggravanti della premeditazione e della crudeltà. La Procura aveva chiesto per l’uomo la pena dell’ergastolo. UCCIDE I FIGLI PER PUNIRE LA MOGLIE Ha ucciso i !gli di 3 anni e 19 mesi dopo una lite con la moglie, che lo aveva tradito. Orrore vicino a Parigi: l’uomo ha confessato il doppio infanticidio. I piccoli, eliminati a coltellate, sono stati ritrovati nel bagagliaio di un’auto. Salva la moglie. Ha detto l’uomo: «Ho scoperto che mi tradiva da sette anni». La polizia ha trovato i corpicini nell’auto del killer, che in fuga ha avuto un incidente. SI DROGA, UCCIDE A COLTELLATE LO ZIO E SI COSTITUISCE Una coltellata alla gola e altre al torace: così è morto Davide Conforto, 62 anni, che viveva a Poggiridenti, in Valtellina. A colpirlo il nipote, Luca Michele Iannello, di 24 anni (a sinistra), che poi, dopo aver vagato sconvolto per alcune ore, ha avvisato il 112, facendosi arrestare nel giardino della villetta teatro dell’omicidio. L’abitazione è stata sequestrata. I magistrati sono ora impegnati ad accertare la dinamica del delitto. Il giovane, in carcere a Sondrio, ha detto di aver preso funghi allucinogeni e di non ricordare nulla. Mentre la vittima aveva pessimi rapporti con la sorella, mamma dell’assassino, con il nipote continuava a vedersi. Spesso Luca Michele Iannello andava a trovarlo: non è escluso che consumassero insieme droga che potrebbe essere il movente della lite fatale. Un operaio di 24 anni, Domenico Oppedisano (sotto), è stato ucciso a colpi di fucile a pallettoni a San Pietro di Caridà, nel Reggino. L’uomo, che lascia una moglie, di 22 anni, e una figlia di uno, stava lavorando. Al momento non viene esclusa alcuna ipotesi ma per gli inquirenti potrebbe essersi trattato di un agguato di ’ndrangheta per il tipo di arma usata, appunto un fucile a pallettoni, e per le modalità. Stando alle ricostruzioni, il killer o forse i killer erano appostati al lato della strada che la vittima stava percorrendo in auto. I proiettili l’hanno raggiunta al collo e al torace. Al momento gli investigatori non si sbilanciano sul perché: Oppedisano era incensurato e non aveva frequentazioni con la criminalità organizzata. LITIGA CON IL VICINO PER IL PARCHEGGIO E GLI SPARA TRE VOLTE Èfinita in tragedia una lite tra condomini a Parete, nel Casertano (sopra): un uomo di 74 anni ha ucciso a colpi di pistola un vicino di casa di 60. E tutto per un parcheggio. Sembra, infatti, che a degenerare sia stata una lite tra i due per questioni legate a come posteggiare l’auto all’interno del caseggiato. A un certo punto il 74enne ha estratto la pistola, una calibro 9 detenuta legalmente, e ha fatto fuoco tre volte colpendo e uccidendo il vicino di casa. Poi è salito in casa ad aspettare i carabinieri. OMICIDIO DI MAFIA NELLE CAMPAGNE CALABRESI notizie in breve Una settimana in Giallo


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I GRANDI CASI Gli avvocati di Rosa e Olindo Romano, all’ergastolo per la strage di Erba, sostengono Quattro giorni dopo i fatti fu registrato mentre faceva il nome del killer. L’audio fu utilizzato nel primo grado del processo, MARIO FRIGERIO DISSE SUBITO: “Però ero io che l’ho visto... perché è stato l’Olindo”. Questa è la frase che Mario Frigerio, il supertestimone scampato alla strage di Erba, avrebbe pronunciato a qua!ro giorni dall’eccidio, in cui l’11 dicembre 2006 persero la vita sua moglie Valeria Cherubini, 57 anni, Ra#aella Castagna, 30, suo $glio Youssef, di 2, e la mamma di lei Paola Galli, 58. Era il 15 dicembre 2006. Mario Frigerio, 65 anni, stava rispondendo alle prime domande che gli poneva il pubblico ministero di turno Simone Pizzo!i accompagnato da un polizio!o. Era in ospedale, gravemente ferito, nel reparto di terapia intensiva del Sant’Anna di Como. Nelle prime 24 ore era stato sedato e per prudenza non era stato sentito, sebbene fosse già chiara l’importanza della sua testimonianza: era l’unico sopravvissuto. Quel giorno, il 15, nella stanza c’erano anche Mario Ce!i, il neurologo che l’aveva curato, il suo avvocato Manuel Gabrielli, oggi deceduto, e il $glio Andrea. Il magistrato non fece caso, in principio, a quelle parole, che divennero invece fondamentali dopo il 26 dicembre 2007. Allora, infa!i, Mario Frigerio riconobbe u&cialmente Olindo di Laura Marinaro Erba (Como) Romano come il suo aggressore. Da quel momento gli inquirenti iniziarono a considerare tra i sospe!ati qualcuno che non avevano mai neppure preso in considerazione: il vicino di casa di Ra#aella Castagna, il marito di Rosa Bazzi, con cui proprio la giovane donna aveva in corso una causa civile. DURA SOLO POCHI SECONDI Questo audio fu considerato una prova importantissima nel processo di primo grado. Condusse dri!i all’ergastolo i coniugi Romano. Eppure non fu più ammesso in secondo grado perché giudicato poco chiaro e troppo breve. Invece che “Olindo”, per la difesa dei Romano il super testimone aveva de!o “uscendo”. In realtà, si andava ad aggiungere ad altri video e audio e testimonianze ben più esaustive e meno controverse. Oggi gli avvocati difensori dei due ergastolani stanno cercando di o!enere la revisione del processo e, quindi, l’assoluzione e la libertà dei coniugi Romano. Ebbene quell’audio ritorna a essere fondamentale. Che cosa disse esa!amente Mario Frigerio a poche ore dalla strage, quando ancora nessuno gli aveva posto delle domande in merito all’inferno vissuto? Purtroppo lui non lo può riferire perché è morto nel 2014 a 73 anni. Vengono in aiuto le nuove tecnologie, che in questi 18 anni hanno fa!o passi da gigante. Marco Perino è un esperto del suono. Da anni me!e le sue speci$che competenze al servizio di studi legali, aziende, privati, enti pubblici, procure, tribunali e forze dell’ordine come perito fonico forense. Chiamato dalla trasmissione “Quarto grado”, ha lavorato su quel $- le con sistemi e apparecchiature diversi e modernissimi, «NON SIAMO DUE ASSASSINI» Erba (Como). Rosa Bazzi, 59 anni. Come il marito, ha ritrattato la confessione resa e sostiene la sua innocenza. Spera di tornare libera presto. 10


di aver smontato le accuse, ma rispunta un’intercettazione sconvolgente poi si disse che non era chiaro. Un perito l’ha riascoltato con nuove e moderne tecnologie: «Dice proprio così» “L’HO VISTO... È STATO L’OLINDO” ha !ltrato rumori e suoni, cercando proprio di fare chiarezza. Lui non ha dubbi: a suo parere la voce di Mario Frigerio risulta chiara. Secondo lui Frigerio disse: «È stato l’Olindo». Perino sostiene anche che la registrazione non sia mai stata manipolata, ma soltanto, ai tempi, registrata con le batterie scariche. Nello stesso audio, pochi minuti dopo, si sente infa"i il pubblico miMAMMA E FIGLIO Erba (Como). Raffaella Castagna, 30 anni, e il !glio Youssef, di 2, che fu ammazzato da Rosa Bazzi. LA VICINA Erba (Como). La vicina Valeria Cherubini, 57 anni. Intervenne perché sentì urlare in casa di Raffaella Castagna. LA NONNA Erba (Como). Paola Galli, 58 anni, mamma di Raffaella e nonna di Youssef. Era a casa della !glia per aiutarla. IL 2 GENNAIO 2007 DISSE: «L’HO VISTO IN FACCA POI HA RICHIUSO...» RISPOSE SENZA ESITAZIONE Como. Un fotogramma del video girato il 2 gennaio 2007 in ospedale. Mario Frigerio, 65 anni, ha un microfono al collarino. Il pm gli chiese se fosse stato il vicino e lui rispose senza esitazione con un !lo di voce: «Eh... sì». SOGNA DI TORNARE A VIVERE CON ROSA Erba (Como). Olindo Romano, 61 anni, oggi è detenuto a Opera e sente al telefono Rosa Bazzi. Sogna, ottenuta la revisione, di tornare a vivere insieme a lei. 11 continua a pag. 12 venga su eurekaddl.motorcycles


I GRANDI CASI nistero ordinare di sostituire le ba!erie. E nello stesso "- le Frigerio ripeté il nome di Olindo. È al minuto 6: «Per me stava uscendo, in quell’a"imo lì, e ha beccato l’Olindo». Stava forse parlando della moglie e di come fosse "nita nelle mani assassine della coppia diabolica? Dunque, grazie alla perizia dell’esperto Marco Perino, ora si può a$ermare che senza nessuna sollecitazione, qua!ro giorni dopo la strage, al pm di turno, Mario Frigerio fece il nome di Olindo Romano. Va de!o che lo ripeté molte altre volte. Per esempio c’è un altro video importantissimo girato sempre in ospedale il 2 gennaio 2007. Ecco che cosa si sentiva e si sente chiaramente ancora oggi in questo secondo "lmato, grazie a un microfono che era stato posizionato sul collarino del superstite. Un inquirente domanda a Frigerio: «Ed era il suo vicino di casa?». La risposta è immediata, senza esitazione. Frigerio ha solo un "lo di voce, ma annuisce con la testa: «Eh... sì». L’inquirente continua: «L’ha visto proprio in faccia?». Risposta: «Sì perché ero lì. Mi guardava in modo poco rassicurante. Quando mi ha visto così, poi ha richiuso. Ha aspe"ato che ero vicino e ha riaperto. Ed è stato lì che dopo mi ha picchiato». Mario Frigerio, sia chiaro, ripeté questa identica ricostruzione durante tu!i e tre i processi. Olindo, intenzionato a scappare dopo aver compiuto la strage, aprì un po’ la porta di casa di Ra$aella Castagna. Lì vide Mario Frigerio, i due si guardarono negli occhi, Olindo richiuse la porta e poi, pochi secondi dopo, la riaprì. Frigerio nel fra!empo si era avvicinato all’uscio, da cui usciva il fumo, rassicurato probabilmente dalla vista del vicino. Olindo Romano uscì armato, lo picchiò e lo sgozzò, lasciandolo a terra in una pozza di sangue. Credeva che Mario Frigerio fosse morto, ma l’uomo aveva una malformazione alla carotide che lo salvò. Bisogna ricordare che questa è l’esa!a ricostruzione dei fa!i che Olindo Romano fece nella confessione. Poi la ritra!ò e oggi sostiene gli sia stata estorta. Ecco le sue esa!e parole: «Allora io quando sono uscito, ho aperto un pochino la porta e ho visto lui (Frigerio) che scendeva dalle scale e poi dopo io istintivamente l’ho richiusa». Come è possibile che abbiano fornito tu!i e due la stessa ricostruzione? La difesa sostiene oggi che l’imputato fu manipolato. Va ribadito anche che agli inizi dell’indagine nessuno tra gli inquirenti aveva pensato a Olindo Romano come a un possibile colpevole. Avevano vagliato, e vagliarono anche in seguito, semmai la posizione del marito di Ra$aella, Azouz Marzouk. Si scoprì poi che era in Tunisia. Si concentrarono anche su alcuni suoi conoscenti. Era una possibile pista. L’uomo, infa!i, era uno spacciatore di droga. Erano, insomma, potenziali colpevoli, ben più del vicino di casa ne!urbino e di sua moglie, una donna delle pulizie analfabeta. Poi emerse che Rosa Bazzi aveva un contenzioso con Ra$aella Castagna. Due giorni doL’ESPERTO Erba (Como). Marco Perino, esperto del suono e perito audio forense. Ha esaminato il !le del 15 dicembre 2006: per lui Frigerio fece il nome di Olindo. AZOUZ MARZOUK Erba (Como). Azouz Marzouk, 44 anni, marito di Raffaella Castagna e padre di Youssef. Da accusatore di Rosa e Olindo, ora li difende. NON PUÒ RIBATTERE Como. Mario Frigerio in Tribunale. Non ha mai cambiato la sua testimonianza, accusando sempre Olindo Romano. Non può ribattere, è morto nel 2014. 12


po la strage, il 13 dicembre, i Romano e la Castagna si sarebbero visti davanti a un giudice di pace. I PROBLEMI DI VICINATO Ra!aella aveva fa"o causa alla vicina e le aveva chiesto un risarcimento. Sosteneva che Rosa Bazzi l’avesse picchiata durante l’ennesima lite per motivi di vicinato. Rosa e Olindo mal sopportavano anche il marito spacciatore della donna, già $nito in carcere, e persino il piccolo Youssef, troppo rumoroso. Gli altri inquilini confermarono ai carabinieri le liti tra le due famiglie. Rosa e Olindo divennero assassini per liberarsi di vicini sgraditi? La difesa dei due ergastolani sostiene di aver smontato questo impianto accusatorio. Ma c’è quell’audio del 15 dicembre 2006 in cui Frigerio accusa proprio Olindo, che ora torna a essere una prova di%cile da smontare o da ignorare. Gli avvocati della coppia puntano sul fa"o che, durante il ricovero in ospedale, Frigerio fosse confuso. In principio disse anche che l’assassino era «di carnagione olivastra, con tanti capelli corti e grosso di stazza e sopra!u!o che non l’aveva mai visto». Ci sono interce"azioni in cui parlando con i $gli, l’uomo dice: «Non ricordo un c...». Sono successive a quella del 15 dicembre in cui, invece, aveva fa"o il nome di Olindo. Per i legali di Rosa e Olindo l’uomo era a!e"o da una amneLA CONFESSIONE DI OLINDO: «HO APERTO UN POCHINO LA PORTA E HO VISTO FRIGERIO» NON SI PARLANO Erba (Como). Rosa e Olindo durante i processi. Sembravano in simbiosi, legatissimi. Durante l’ultima udienza della revisione non si sono rivolti parola. sia dovuta all’inalazione del monossido di carbonio scaturito dall’incendio dell’appartamento della Castagna. L’incendio servì agli assassini per cancellare le prove. Non avrebbe mai dovuto testimoniare perché per i carabinieri fu facile convincerlo che a compiere la strage fosse stato il suo vicino. In realtà, agli a"i c’è un documento del do"or Mario Ce"i, il neurologo che curava Frigerio in ospedale. Certi$cò che l’uomo non aveva «alterazioni della capacità di critica e di giudizio». La difesa insiste: manca il 61 per cento delle registrazioni audio e video. Sono state fa"e sparire? O scartate perché inutili? Per altro al processo di audio ne sono $nite oltre 2mila. LA CONFESSIONE DI OLINDO A PICOZZI Erba (Como). Olindo Romano ripreso durante la confessione, che poi ha ritrattato, allo psichiatra e criminologo Massimo Picozzi. 13 © RIPRODUZIONE RISERVATA


IL DELITTO DI RIMINI È stata la stessa Manuela Bianchi, nuora della vittima, a rivelare il contenuto del messaggio anonimo. Mentre avanzano a fatica le indagini per dare un volto e un nome all’assassino di “MANUELA E VALERIA COMPLICI “Manuela, vorrei dirti solamente una cosa: conoscerti e incontrarti è stata la cosa peggiore che potesse capitarmi. Hai cercato di distruggere la mia famiglia, il mio matrimonio e, alla !ne, nonostante io ti difendessi strenuamente, nonostante io ti implorassi di dirmi la verità, tu non ti sei mai voluta assumere le responsabilità dei tuoi comportamenti”. Sono le parole di Valeria Bartolucci, 51 anni, la vicina di casa di Pierina Paganelli. Pierina è l’ex infermiera di 78 anni uccisa con 29 coltellate nei garage della sua abitazione di Rimini. Era il 3 o#obre del 2023. Sono già trascorsi più di sei mesi e lo spietato assassino non ha ancora un nome e un volto. E più passa il tempo più diventano tesi i rapporti fra le quattro persone che a vario titolo sono !nite in questa vicenda. Ad acuire gli animi anche una le#era anonima di cui parleremo più avanti. Per la morte della pensionata, a oggi, non di Angela Corica Rimini ci sono indagati. Ma le a#enzioni degli inquirenti si sono concentrate sin dall’inizio su qua#ro sogge#i molto “vicini” alla vi#ima. Tre di loro vivevano per!no sul suo stesso pianero#olo. Si tra#a di Manuela Bianchi, 52 anni, nuora di Pierina, di Valeria e di suo marito Louis Dassilva, senegalese di 33 anni. E poi c’è Loris Bianchi, 48 anni, fratello di Manuela. L’uomo abita a Riccione, ma la sera del deli#o era a cena dalla sorella. Durante le indagini si è scoperto che Manuela aveva una relazione extraconiugale con Louis. La cosa ha destato scalpore e ha portato inevitabilmente a ipotizzare che la povera Pierina fosse venuta a conoscenza della frequentazione della nuora e che per questo sia stata assassinata. Ma non ci sono prove. Inoltre, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Pierina sospe#ava che la nuora tradisse suo !glio ma non conosceva il nome dell’amante. Da parte loro, i qua#ro “a#enzionati” continuano ad accusarsi reciprocamente. Ma le accuse non riguardano l’omicidio, bensì questioni personali. Lo LA MOGLIE Rimini. Valeria Bartolucci, 51 anni, moglie di Louis. Lei e Manuela erano molto amiche, adesso sono ai ferri corti: «Hai cercato di distruggere la mia famiglia e il mio matrimonio». «SCIAGURATA, HAI TENTATO DI DISTRUGGERE LA MIA FAMIGLIA» L’UOMO “CONTESO” Rimini. Louis Dassilva, 33 anni, marito di Valeria e amante di Manuela. Si professa innocente e dice: «Sono stato tirato in mezzo perché senagalese». 14


Non c’è nessun riscontro nelle indagini, ma anche questo ha suscitato tensione tra le due donne DEL VERO ASSASSINO DI PIERINA” Pierina Paganelli, in una lettera anonima vengono messe sotto accusa le due “rivali” scontro più duro è tra Valeria e Manuela, prima amiche e poi rivali in amore. La Bartolucci è rimasta ovviamente delusa dal comportamento di Manuela, che aveva una storia clandestina con suo marito. Valeria non le manda a dire e, rivolgendosi dire!amente alla rivale, si sfoga così: «Liquidi questa faccenda personale con le parole “quello che è successo”. Eh no, gli incidenti stradali “succedono”, mentre le relazioni extraconiugali si “vogliono”. Le cose verranno chiarite a tempo debito. Non puoi so!rarti per sempre, devi acce!are le conseguenze di quello che hai fa!o!». «NON MI SENTO TRANQUILLA...» Manuela avrebbe chiesto un incontro faccia a faccia con Valeria alla presenza di un consulente. Ma lei avrebbe ri"utato. Manuela da mesi ripete di non c’entrare nulla con il deli!o. Eppure molti l’accusano e addiri!ura la minacciano. Nei giorni scorsi la donna ha ricevuto l’ennesima le!era anonima piena di insulti. Lei ha commentato categorica: «Non mi sento tranquilla...». Nella missiva si fa riferimento sia a lei che a Valeria, de"nite dall’autore anonimo come “complici” nel commissionare il deli!o. Ecco alcuni passaggi di questa le!era: «Mi sono formata questa opinione sulla morte di Pierina, giusta o sbagliata che sia. Voi due, donne, cioè tu e la moglie di Louis, non avete sferrato personalmente le coltellate sul corpo della vi!ima, però siete state complici del vero assassino. Cioè tu, principalmente, hai de!o a Loris o Louis “uccidi mia suocera perché sta diventando un personaggio scomodo”, in quanto puritana e moralista. Lei non sopportava che tu me!essi le corna al "glio». Non è la prima volta che Manuela riceve lettere come questa. E nei mesi scorsi erano comparse frasi o$ensive anche sulla sua auto e in giro per Rimini. Da parte sua, Manuela ha dichiarato UN MASSACRO Rimini. Pierina Paganelli, 78 anni, l’ex infermiera uccisa con 29 coltellate mentre rientrava a casa. L’assassino l’aspettava nei box. L’AMANTE Rimini. Manuela Bianchi, 52 anni, la nuora di Pierina. È stata nuovamente minacciata. In una lettera anonima viene accusata di essere la mandante del delitto proprio con Valeria. 15 continua a pag. 16


16 IL DELITTO DI RIMINI di avere dei sospe!i su chi si nasconda dietro i messaggi anonimi. Chiunque sia, non saranno queste le!ere a chiarire ciò che è accaduto la malede!a sera del 3 o!obre. Al momento tu!o sembra ruotare intorno all’adulterio della nuora, su cui Pierina stava “scavando” per risalire all’identità dell’amante. Peraltro, Manuela tradiva suo marito Giuliano, 53, mentre lui era ricoverato in ospedale in seguito a un incidente con la bici. Pierina aveva deciso di a#rontare di pe!o la questione e di portarla all’a!enzione dei confratelli della Sala del regno dei Testimoni di Geova. Sia lei che Manuela frequentavano il gruppo. Il 4 ottobre era in programma una riunione per discutere della questione. Cosa sarebbe successo? Manuela sarebbe stata espulsa dalla confraternita per adulterio? Ipotesi più che probabile. La reputazione della donna ne sarebbe uscita gravemente compromessa e a quel punto anche il marito avrebbe scoperto il tradimento. Con tu!e le conseguenze del caso sul loro matrimonio. E ci sarebbero state ripercussioni anche nei rapporti tra Manuela e i suoi amici e conoscenti. Tu!i elementi che, inevitabilmente, hanno acceso i ri$e!ori, sia mediatici che investigativi, sulla nuora della vi!ima. E sui suoi conta!i più stre!i, cioè il fratello e l’amante. Il primo era l’unico a conoscere la relazione tra la sorella e il senegalese, con il quale aveva stre!o amicizia. IL GIALLO DELLA MAGLIETTA SMARRITA Manuela sta facendo di tutto per allontanare i sospe!i da sé. E per farsi aiutare ha nominato un proprio consulente, Davide Barzan. Secondo l’esperto le indagini non sarebbero state fa!e in modo scrupoloso. Ha de!o Barzan: «C’è stato un pregiudizio iniziale innescato dalla relazione extraconiugale tra Louis e la mia cliente. Quando hanno trovato il cadavere di Pierina, la scena del crimine non è stata tutelata, ma sequestrata solo dopo 24 ore e dissequestrata dopo altre 72 ore». La prova scienti%ca che il killer di Pierina sia uno dei qua!ro sospe!ati al momento non c’è. Così come non vi è certezza che l’assassino venga da fuori. Ma non tu!o è perduto. Ci sono altri accertamenti importanti da fare. A cominciare dalla veri%ca degli alibi, in particolare di quelli dei fratelli Bianchi. Entrambi hanno dichiarato che mentre Pierina veniva uccisa loro erano a casa di Manuela insieme alla %glia di lei. L’analisi del telefono della ragazza potrà confermare o smentire questa versione. Poi c’è la questione dei vestiti che Louis non consegnò subito agli inquirenti, ma solo in un secondo momento. Perché? A tal proposito, dov’è %nita la maglie!a che indossava la sera del deli!o. Lui dice di averla persa: com’è possibile? Il giallo continua. IL FRATELLO Rimini. Loris Bianchi, 48 anni, fratello di Manuela. La sera dell’omicidio era a cena a casa della sorella. CON IL MARITO Rimini. Manuela con il marito Giuliano Saponi, 53. Mentre la mamma veniva uccisa, lui era ricoverato. È QUESTO IL MOVENTE? Rimini. Un’altra immagine di Pierina, qui durante una vacanza. La donna aveva scoperto che la nuora tradiva suo !glio. È il movente? STAVA CERCANDO DI SCOPRIRE IL NOME DELL’AMANTE © RIPRODUZIONE RISERVATA venga su eurekaddl.motorcycles


17 Tutte le settimane risponde alle vostre domande sulla cronaca Michele Giuttari Il super-poliziotto che ha risolto i casi più difficili di Michele Giu!ari IL CRANIO L’esame dello scheletro, in particolare del cranio, può fornire diversi elementi per risalire all’identità del soggetto. COME FA LA POLIZIA A RICOSTRUIRE LA TRAIETTORIA DEI PROIETTILI? Come fa la polizia a calcolare con una certa precisione la distanza dalla quale sono stati esplosi dei colpi di pistola contro la vittima di un omicidio? Esiste una tecnica particolare? Remo Recalcati Ci sono casi in cui l’accertamento balistico può presentarsi abbastanza semplice. Ad esempio, quando i colpi di pistola sono stati esplosi da una posizione molto ravvicinata rispe"o alla vi"ima ed è quindi possibile rilevare i residui dei componenti dei proie"ili sulla stessa vi"ima o nelle sue immediate vicinanze. Da colpi esplosi, invece, dalla lunga distanza, i tecnici della polizia scienti#ca, durante il sopralluogo, esaminano la scena del crimine anche per accertare la posizione di chi ha sparato e della vi"ima. Ed è un accertamento utile anche per ricostruire i fa"i nella maniera più completa possibile. Cosa che risulta più facile quando la scena del deli"o si trova in un ambiente chiuso. Durante l’esame balistico, i tecnici cercano di ricostruire la traiettoria dei proie"ili, l’impa"o sulle zone del corpo o, per i colpi andati a vuoto, sugli ogge"i presenti nell’ambiente. Tu"i elementi che vanno poi completati con i risultati della perizia autoptica, che grazie alla posizione dei proiettili nel corpo perme"erà di acquisire ulteriori elementi. Si tra"a, dunque, di accertamenti di natura balistica, mediante i quali è possibile #ssare, con una buona approssimazione, quanto è accaduto sulla scena del crimine una volta che i proie"ili sono usciti dall’arma. COME SI PUÒ RISALIRE A CHI APPARTIENE UNO SCHELETRO? Come si fa a identificare un cadavere non riconoscibile perché ormai ridotto a scheletro? Gianna Carta Su un cadavere irriconoscibile, sul quale sono già scomparsi i tessuti molli, l’esame dello scheletro può fornire diversi elementi per risalire all’identità del sogge"o. Si possono, infa"i, acquisire alcuni parametri di base che a$eriscono al sesso, all’età, alla statura e alla razza. E anche informazioni relative alla classe sociale. Lo si desume ad esempio dalla presenza di interventi terapeutici sulla dentatura, di eventuali fra"ure o lesioni, dello stato di nutrizione, di pregresse gravidanze o di interventi chirurgici. Sono tu"i indicatori utili per l’identi#- cazione, ma quello che può dare il maggior numero di informazioni è sicuramente il cranio, il quale non solo può fornire i parametri di base sopra citati, ma spesso risulta essenziale ai #- ni dell’identi#cazione individuale, essendo ormai disponibili tecniche che consentono esami molto so#sticati. PERCHÉ ALCUNI CASI SONO COSÌ LUNGHI E DIFFICILI DA RISOLVERE? Ci sono casi di cronaca giudiziaria che da notizie dei media sembrerebbero di facile soluzione, ma poi passano anni per conoscere il loro esito. Perché si verifica questa dilatazione dei tempi? Federico Limetti Ogni inchiesta ha i suoi tempi, che variano da caso a caso e devono essere rigorosamente rispe"ati da chi sta indagando. Nei casi di omicidio, ad esempio, possono essere compiuti diversi a"i di polizia giudiziaria e, in genere, anche a"ività di natura scienti#- ca, che necessariamente richiedono tempo. Si pensi alle a"ività da eseguire: il controllo di cellulari, celle telefoniche e tabulati; l’esame delle telecamere; la veri#ca dei possibili alibi e così via. Sono tu"i accertamenti necessari per acquisire le fonti di prova da produrre nell’eventuale processo. Il riscontro delle dichiarazioni acquisite, inoltre, richiede tempo. Anche nell’eventualità di una confessione da parte del possibile colpevole, i riscontri possono non essere così immediati come si potrebbe pensare. Inoltre, va considerato che le indagini preliminari – specialmente le più immediate – svolte dalla polizia giudiziaria con il coordinamento del pubblico ministero, per legge sono segrete. Pertanto le notizie di stampa, che possono riguardare solo indiscrezioni, non possono basarsi su quanto e$e"ivamente raccolto dagli inquirenti. Può capitare, dunque, che una notizia possa preludere a una veloce soluzione del caso, che poi, invece, richiede tanto tempo per le ragioni che abbiamo elencato.


18 ORRORE Per gli inquirenti lui aveva premeditato tutto. Il giovane era cresciuto a Fermo, nelle Marche. “HA UCCISO LA FIDANZATA IN CHIESA “Èstato un femminicidio, determinato dal movente del possesso e dall’annullamento della volontà della vi"ima”. È così che il procuratore di Aosta Luca Ceccanti ha descri"o l’omicidio di Auriane Nathalie Laisne, una ragazza francese di 22 anni, trovata senza vita in una chiese"a diroccata sopra La Salle, in Valle d’Aosta, lo scorso 5 aprile. La giovane, residente a Lione, è morta dissanguata a causa di alcune coltellate in#i"e al collo e all’addome che le hanno causato una grave emorragia. A ucciderla per gli inquirenti è stato un ragazzo di 21 anni, Sohaib Teima. Nato in Italia da padre egiziano e da madre marocchina, era originario di Fermo, nelle Marche. Nel 2009 era stato rapito dal padre insieme al fratello più piccolo e portato in Egi"o. Dopo un grande lavoro diplomatico della polizia, il padre e i $gli avevano però fa"o Ad Aosta è stata accoltellata a morte Auriane Nathalie Laisne, una ragazza ARRESTATO Aosta. Sohaib Teima, 21 anni, è il primo sospettato della morte della !danzata, la francese Auriane Nathalie Laisne, 22, IL RESTO DEL CARLINO morta dissanguata dopo varie coltellate. Il 10 aprile è sfato arrestato. IL RESTO DEL CARLINO di Angela Corica Aosta rientro in Italia. La madre e il padre si erano addiri"ura poi riconciliati ed erano nati altri due $gli. Il giovane si era poi trasferito in Francia per studiare odontoiatria all’università di Grenoble. Il 10 aprile è stato fermato dalla polizia a Lione, dove forse era fuggito dopo il deli"o con mezzi di trasporto pubblici. Ora è accusato di omiLA MADRE: «È BRAVO» Fermo. Atika, mamma di Sohaib: «Lui non ha mai dato problemi».


19 Nato in Italia da padre egiziano e madre marocchina, è stato arrestato in Francia, dove studia PER ANNIENTARLA COME DONNA” © RIPRODUZIONE RISERVATA francese di 22 anni: il principale sospettato è il suo fidanzato italo-egiziano IL LUOGO DEL DELITTO Aosta. In questa chiesa diroccata sopra La Salle l’ha accoltellata, poi ha messo il corpo in posizione fetale. IL GIORNO cidio premeditato e aggravato dall’annullamento della volontà della vi"ima. I giornali francesi hanno chiarito che il giovane era già in a"esa di un processo per violenza e maltra"amenti proprio nei confronti della vi"ima. La prima udienza del processo è anche già stata #ssata per il prossimo 3 maggio. Comunque i due ragazzi, forse dopo una riconciliazione, si erano recati insieme in Italia e poi proprio in quella chiese"a diroccata dove è avvenuto l’omicidio. Erano stati visti già qualche giorno prima. Il 25 marzo scorso erano stati fermati al Traforo del Monte Bianco per un controllo di routine. Alcuni testimoni l’hanno visto con la vi"ima nella zona di La Salle, nei pressi del villaggio abbandoSTA INDAGANDO Aosta. Il procuratore Luca Ceccanti: «Il movente è il possesso». NEL 2009 ERA STATO RAPITO E PORTATO IN EGITTO Fermo. Una momento della manifestazione a Fermo nel 2009, quando Sohaib e suo fratello furono rapiti dal padre e portati in Egitto. nato di Equilivaz, dove si trova la chiese"a teatro dell’omicidio. Alcune persone lo hanno descri"o in maniera precisa e hanno descri"o il suo abbigliamento, stravagante. La coppia, secondo quanto ricostruito, era già stata in Italia mesi prima. La madre del ragazzo ha de"o: «Sono disperata. Mio #glio non ha mai dato problemi, mai una lite. Con la sua ragazza era venuto l’anno scorso a trovarmi ed erano rimasti qua"ro mesi a casa mia, stava visitando borghi abbandonati per poi postare le foto online». Quello che è accaduto tra i due e il motivo vero dell’aggressione è tu"o da ricostruire. Chi conosce il giovane killer a Fermo è incredulo per l’accaduto. Gli amici lo descrivono come un bravo ragazzo, non aveva precedenti penali, ed era sempre al centro dell’attenzione con i suoi cappellini, gli abiti alla moda e gli occhiali stravaganti. Però, nonostante il viso da bravo ragazzo, per il procuratore quello di Auriane Nathalie è un femminicidio in piena regola, perpetrato con la volontà di «annullare la ragazza». Per il procuratore di Aosta non si può parlare di raptus, gelosia o di passione. Il movente è il «possesso», o meglio: «una manifestazione di potere nei confronti della ragazza». I TESTIMONI: «LEI ERA MAGRA E PALLIDA» Il presunto assassino, dopo averla uccisa, ha ricomposto il corpo della vi"ima, sistemandolo in posizione quasi fetale. L’intenzione per gli inquirenti era di farla trovare come se stesse dormendo. Ha persino posizionato una pietra dietro la schiena della vi"ima perché il corpo rimanesse in quella posizione. Ma i segni di arma da taglio hanno fa"o subito ipotizzare un altro scenario. L’arma del deli"o non è ancora stata ritrovata. Diverse le ipotesi ancora al vaglio. Fra queste ne è spuntata una agghiacciante: alla base del deli"o potrebbe esserci uno di quei giochi di s#da in voga tra i giovani sui siti social. I testimoni che hanno incrociato i due giovani prima dell’omicidio hanno descri"o la vi"ima “pallida e molto magra”, mentre l’amico, il killer, aveva capelli neri e carnagione olivastra. Dagli accertamenti del reparto operativo di Aosta i due ragazzi erano arrivati in Italia il 25 marzo a bordo di un bus di linea, il deli"o sarebbe avvenuto il giorno dopo. I DUE RAGAZZI ERANO AD AOSTA IN VACANZA


TRAGEDIA Sono le parole dei sopravvissuti alla strage. I tecnici stavano lavorando nell’impianto a oltre 40 metri di L’Italia è stata sconvolta dalla terribile tragedia avvenuta il 9 aprile scorso “HO SENTITO UNO STRANO RUMORE “Ho sentito uno strano rumore provenire dalla turbina, poi è stato il buio”. Disperazione, smarrimento, panico. Nelle parole degli operai sopravvissuti al disastro si sente ancora il terrore che hanno provato in quei momenti. Fuori dall’incubo, il loro pensiero è andato subito ai colleghi che non ce l’hanno fa"a. Le immagini e le parole legate alla tragedia avvenuta nei giorni scorsi alla centrale idroele"rica di Bargi, sul versante bolognese dell’Appennino, saranno impossibili da dimenticare. Erano le 14.30 di martedì 9 aprile, quando una violenta esplosione avvertita in tutto il territorio circostante ha devastato la stru"ura che si estende per ben dieci piani in profondità sulle sponde del lago di Suviana. All’interno c’erano 15 persone al lavoro. Per una parte di loro, purtroppo, l’enorme edi#cio sommerso si è trasformato in una trappola mortale. Le vittime estra"e dai vigili del fuoco sono se"e: Mario Pisani, 73 anni, Pavel Petronel Tanase, 45, Vincenzo Franchina, 36, Adriano Scandellari, 57, Paolo Casiraghi, 58, Alessandro D’Andrea, 37, e Vincenzo Garzillo, 68 anni. Erano lavoratori esperti, persone scelte per la loro competenza. Di fronte alla catastrofe, però, non hanno potuto fare nulla. È stato un inferno. Chi ne è uscito indenne ha prodi Paolo Ferrari Bargi (Bologna) STAVA PER RIENTRARE Bargi (Bologna). Adriano Scandellari, 57 anni. Il 12 aprile sarebbe dovuto tornare a casa sua in provincia di Padova. ERA UN ESPERTO Bargi (Bologna). Alessandro D’Andrea, 37 anni, pisano. Era noto per le sue abilità nel muoversi in situazioni dif!cili. LAVORAVA DA 30 ANNI Bargi (Bologna). Paolo Casiraghi, milanese, tecnico manutentore da oltre 30 anni. Stava per compiere 59 anni. 7 VITE SPEZZATE 20


profondità: un’esplosione ha provocato l’allagamento dei locali. Omicidio colposo? Si indaga sulle cause DALLA TURBINA, POI IL BUIO...” alla grande centrale idroelettrica di Bargi, in provincia di Bologna IL PIÙ ANZIANO Bargi (Bologna). Mario Pisani, 73 anni, tarantino d’origine. Aveva un’azienda di ingegneria con sede in provincia di Genova. PAPÀ DI DUE GEMELLI Bargi (Bologna). Pavel Petronel Tanase, romeno, 45 anni, papà di due gemelli, era in Italia per avere un futuro. APPENA SPOSATO Bargi (Bologna). Vincenzo Franchina, 36 anni, originario della provincia di Messina. Si era sposato nel maggio del 2023. FACEVA IL CONSULENTE Bargi (Bologna). Vincenzo Garzillo, napoletano di 68 anni, era in pensione da un anno ma continuava a fare il consulente. vato a raccontare l’accaduto. «Ho visto la "ammata e poi il fumo. Ho sentito lo scoppio», ha spiegato il superstite Pierfrancesco Firenze. Sul posto si sono presentate subito decine di soccorritori. Ambulanze, mezzi delle forze dell’ordine e dei pompieri. Uno dei primi a entrare nella centrale per veri"care la situazione è tornato in super"- cie con lo sguardo incredulo: «Ragazzi, è un disastro. C’è stata un’esplosione all’o#avo piano. Sono arrivato "no al se#imo, ma non sono riuscito a scendere più giù. Ci sono continue esplosioni. È terribile, impressionante. Mi tremano ancora le mani». A ricostruire con esa#ezza la dinamica ci penseranno gli inquirenti. La Procura di Bologna ha aperto un’inchiesta per disastro e omicidio colposo. Ha già iniziato a raccogliere i documenti utili. Quanto prima ascolterà in via u$ciale i testimoni oculari. Di$cile, per il momento, spiegare le cause dell’esplosione. È stato un malfunzionamento? Un dife#o dell’impianto? Oppure un errore umano? LE PARETI SONO STATE SFONDATE Per provare a capire che cosa è successo, è utile innanzitutto conoscere il luogo e il funzionamento della stru#ura. Siamo nella frazione di Bargi, comune di Camugnano. Qui si trova una delle qua#ro centrali idroele#riche di un sistema di laghi che coinvolge, oltre a quello di Suviana, il Brasimone, Santa Maria e Pavana. Una centrale strategica di Enel Green Power. La più potente dell’Emilia Romagna, orgoglio dell’intera regione. Da qui partì la spinta per ria#ivare l’ele#ricità in tu#a Italia dopo il blackout SUL LAGO DI SUVIANA Bargi (Bologna). I vigili del fuoco intorno alla centrale idroelettrica Enel Green Power in cui il 9 aprile scorso è avvenuta la tragedia. La struttura si estende in profondità per dieci piani, sul lago di Suviana. 21 continua a pag. 22 venga su eurekaddl.motorcycles


22 TRAGEDIA del 2003. L’impianto può essere immaginato come un gra"acielo al contrario, che si estende in profondità. Dal primo piano so"erraneo partono i pozzi verticali, che arrivano sul fondo della centrale. Per produrre energia, la centrale scambia enormi volumi d’acqua da un bacino all’altro. La caduta dell’acqua fa ruotare una turbina, alla quale è collegato un alternatore che trasforma l’energia meccanica in energia ele"rica. Nei giorni scorsi nell’edi#cio erano in corso alcuni lavori. Un intervento programmato da tempo e a$dato a società esterne considerate esperte. In poche parole, avrebbero dovuto collaudare una turbina dopo un precedente lavoro di manutenzione. A provocare l’esplosione sarebbe stato appunto uno scoppio tra la turbina e l’alternatore. Lo schianto ha fa"o collassare il solaio tra l’o"avo e il nono piano, provocando la ro"ura dei condo"i di refrigerazione. Per questo si è allagato l’intero nono piano, che si trova a più di 40 metri di profondità. Acqua, fuoco, macerie e tanto fumo. I soccorritori, con grande coraggio e altre"anta di$coltà, hanno raggiunto il fondo della centrale con le tute speciali e le bombole d’ossigeno. I sommozzatori hanno cercato i dispersi immergendosi al buio con le torce, facendosi largo tra i rottami. Giuseppe Petrone, responsabile del servizio sommozzatori, ha raccontato: «È stato uno degli interventi più di$cili che sia stato chiamato a gestire nella mia carriera». Le condizioni, ha aggiunto, sono «simili alle a"ività che abbiamo sviluppato nell’ambito della Costa Concordia, perché l’ambiente è di$cile, la visibilità è praticamente nulla». Giovanni Cirmi, comandante dei sommozzatori della guardia di #nanza di Rimini, ha provato a descrivere la situazione dopo lo scoppio: «Ho visto pareti spesse un metro e 80 le"eralmente sfondate, come fossero di cartongesso. L’esplosione deve essere stata tremenda. Le parti metalliche della turbina sono state proie"ate in ogni direzione. Non avevo mai visto una cosa del genere, deve essere stato spaventoso». HANNO PROVATO A SCAPPARE È probabile che i tecnici al lavoro abbiano avvertito qualcosa poco prima del disastro. Un rumore sospe"o che li avrebbe convinti a fuggire. Qualcuno è stato più rapido ed è riuscito a me"ersi in salvo. Altri, purtroppo, sono stati travolti dall’esplosione. I primi tre corpi recuperati sono stati quelli di Mario Pisani, Pavel Petronel Tanase e Vincenzo Franchina. Pisani, ex dipendente Enel, tarantino d’origine, avrebbe compiuto 74 anni il prossimo 8 magHA DIRETTO I SOCCORSI Bargi (Bologna). Il responsabile dei sommozzatori, Giuseppe Petrone. Ha detto: «È stato uno degli interventi più dif!cili della mia carriera». IN CERCA DEI CORPI Bargi (Bologna). Un sommozzatore dei vigili del fuoco viene calato nell’acqua in una sorta di gabbia durante le complicate ricerche delle persone scomparse. «COME PER LA COSTA CONCORDIA» Isola del Giglio (Grosseto). La Costa Concordia inabissata nel 2012. I soccorritori intervenuti alla centrale dicono di aver operato in condizioni simili.


23 gio. Era un lavoratore instancabile. Da pensionato aveva messo in piedi un’azienda di ingegneria con sede in provincia di Genova. Tanase, 45 anni, abitava a Se"imo Torinese. Aveva lasciato la Romania per cercare un futuro migliore. Era sposato e padre di due gemelli. Lavorava con la supervisione di Pisani, il collega più esperto. Vincenzo Franchina era il più giovane. Aveva 36 anni ed era nato a Pa"i, in provincia di Messina. Era un ele"ricista industriale. Si era sposato nel maggio 2023. Non ha nemmeno fa"o in tempo a festeggiare un anno di matrimonio. Dopo un sarebbe dovuto tornare a casa a Roncaglia di Ponte San Nicolò, in provincia di Padova. Ad aspe"arlo c’erano la moglie, le #glie di 14 e 16 anni e l’anziano padre. Paolo Casiraghi, milanese, era un tecnico manutentore da oltre 30 anni. Il 15 aprile avrebbe compiuto 59 anni. Viaggiava tanto per lavoro. Il portiere del suo palazzo gli aveva telefonato proprio quella ma"ina per avvisarlo che era arrivata della posta per lui. Casiraghi lo aveva richiamato: «Ero 40 metri so"o terra, ora torno giù». Non è mai più riemerso vivo. Le ultime due vi"ime sono Alessandro D’Andrea e Vincenzo Garzillo. Il primo, 37 anni, era originario della provincia di Pisa, ma si era trasferito con la compagna nell’hinterland milanese. Tu"i lo conoscevano per la sua grande abilità nel muoversi nelle situazioni complicate. Garzillo, napoletano di 68 anni, era un esperto nella ria"ivazione di macchinari delle centrali idroele"riche. Era in pensione da un anno, ma grazie al suo pro#lo altamente professionale continuava a lavorare come consulente. Per questo si trovava a Bargi. Ora all’interno non ci sarebbe più nessuno. La fase più dolorosa, quella del recupero dei dispersi, si è dunque conclusa. L’inchiesta per scoprire la verità sui motivi del disastro, invece, proseguirà ancora a lungo. Se dovessero emergere delle colpe, i responsabili verranno puniti. Ma serviranno ulteriori analisi e veri#che, anche su appalti ed eventuali subappalti. I sindacati hanno sollevato una polemica sulle condizioni di sicurezza. L’amministratore delegato di Enel Green Power, Salvatore Bernabei, ha respinto le accuse: «Non c’erano problemi». Il lavoro degli inquirenti è solo all’inizio. paio di giorni di estenuanti ricerche è stato trovato morto anche Adriano Scandellari, 57 anni. Lavorava nella centrale idroele"rica dal febbraio scorso per eseguire una serie di collaudi in qualità di dirigente. Aveva da poco ricevuto la stella al merito per il lavoro dal capo dello Stato, Sergio Ma"arella. Il 12 aprile, due giorni dopo la tragedia, «SPAVENTOSO» Bargi (Bologna). Giovanni Cirmi, comandante dei sommozzatori della guardia di !nanza di Rimini. RESPINGE LE ACCUSE Bargi (Bologna). Salvatore Bernabei, amministratore delegato di Enel Green Power, difende la società. IL PIANO ALLAGATO Bargi (Bologna). Il piano allagato fotografato dall’alto durante le operazioni di soccorso. Era completamente buio, pieno di macerie e rottami di ogni tipo. LA PIÙ GRANDE DELLA REGIONE Bargi (Bologna). Un’altra foto della centrale idroelettrica, la più grande e potente dell’Emilia Romagna. ERA BUIO, PIENO D’ACQUA, TRA ROTTAMI E MACERIE © RIPRODUZIONE RISERVATA


24 ATROCE Il pubblico ministero ha descritto per cinque ore le sofferenze patite dalla piccola e le bugie dette dalla Udienza choc al processo ad Alessia Pifferi, la mamma accusata di aver fatto “DIANA È MORTA TRA SOFFERENZE “La maglie!ina le copriva il bacino, gli occhi erano chiusi, il le!o era disfa!o e la piccola aveva i segni di una morte già avvenuta... Punta dei piedi e naso gialli, segni di necrosi, mani annerite, annerimento della pelle vicino al pannolino che la piccola si è mangiata: si era tolta il pannolino e l’aveva preso a morsi”. Così il pubblico ministero Francesco De Tommasi, che ha coordinato le indagini sulla mamma di Milano, Alessia Pi#eri, accusata di aver fa!o morire di stenti la $glia Diana. Nell’ultima udienza del processo, durante la sua requisitoria, ha descri!o come è stata trovata la piccola dai primi soccorritori. Nell’aula del Tribunale è calato un doloroso silenzio: impossibile non pensare alle atroci so#erenze patite da Diana, abbandonata sola in casa. Il pm, mentre parlava, si è visibilmente commosso e così anche la sorella dell’imputata, Viviana Pi#eri. La requisitoria di Francesco De Tommasi è durata cinque ore ed è stata durissima. Il pm ha incalzato la giuria: «Lo scopo di Alessia Pi#eri è eludere le conseguenze delle sue azioni di cui è perfe!amente consapevole. Allora, il suo scopo era di stare con il compagno. Non c’è disperazione, né angoscia profonda, né malore $sico. C’è solo la preoccupazione di scrollarsi di dosso le di Laura Marinaro Milano «SONO DEPRESSA» Milano. Alessia Pifferi, 39 anni, durante la sua testimonianza in aula. Ha spiegato che la situazione in carcere è dif!cile e che per questo soffre di depressione. HA DETTO: «STO GIÀ PAGANDO IL MIO ERGASTOLO AVENDO PERSO MIA FIGLIA»


25 madre. Lei aveva detto in aula: «Non l’ho uccisa, non è stata una cosa premeditata». Chiesto l’ergastolo E PAURA: MANGIÒ IL PANNOLINO” morire di stenti la figlia Diana di 18 mesi a Milano nel luglio di due anni fa proprie responsabilità». E quindi ha chiesto per la donna il massimo della pena: ergastolo. E ha invitato i giudici a essere severi, sventolando i documenti della perizia psichiatrica: «Vi verrà chiesto di essere clementi, di considerare tu!e le circostanze, io vi chiedo di considerare questa presa in giro». Lo psichiatra Elvezio Pirfo, infa!i, ha certi"cato che la donna è perfe!amente in grado di intendere e volere, ma l’avvocatessa della difesa, Alessia Pontenani, ha domandato un’integrazione della perizia psichiatrica, poi ri"utata, sostenendo ancora che avrebbe un grave ritardo mentale. «NON C’È PENTIMENTO» Il pm ha invitato anche a non concedere alcuna a!enuante: «Non merita a!enuanti generiche perché non c’è stato pentimento, ha sempre mentito recitando una parte con arroganza. Lo ha fa!o anche oggi, anziché rivolgersi alle persone che sono chiamate a decidere si è rivolta a tu!i gli italiani, probabilmente tradendo il suo desiderio più recondito, quello di essere una diva, al centro dell’a!enzione, come dice di non essere stata da bambina. E oggi suo malgrado ci è riuscita». Francesco De Tommasi si riferiva alla testimonianza che, poche ore prima della sua requisitoria, Alessia Pi$eri aveva fa!o in aula. Un lunghissimo intervento in cui la donna aveva cercato di toccare il cuore, non solo dei giudici. Ecco le sue parole: «Non ho mai voluto far del male a mia "glia, non l’ho mai ammazzata, non ci ho mai pensato, non ho mai voluto farlo, non ho mai pensato che a Diana poteva succedere una cosa del genere, non è stata una cosa premeditata». Aveva quindi proseguito: «Voglio ribadire a tu!a Italia che non ho mai premeditato una cosa del genere, non ho mai voluto farle del male, sto già pagando il mio ergastolo avendo perso la mia bambina», con quel riferimento agli italiani che ha mandato su tu!e le furie l’accusa. Per convincere tu!i della bontà delle sue dichiarazioni, Alessia Pi$eri aveva raccontato della sua vita. Era partita dalla sua infanzia «di «NON MERITA ATTENUANTI» Milano. Il pubblico ministero Francesco De Tommasi durante la sua requisitoria. Ha sollecitato i giudici a non concedere attenuanti. UNA MORTE TREMENDA Milano. Diana Pifferi, 18 mesi: i soccorritori la trovarono ormai morta nel lettino. Per placare i morsi della fame, la bimba si slacciò il pannolino e lo mangiò. continua a pag. 26


26 ATROCE © RIPRODUZIONE RISERVATA bambina sempre isolata, senza amici, con l’insegnante di sostegno». Aveva ammesso, dunque, di aver avuto un insegnante di sostegno, cosa che invece oggi la madre e la sorella negano fermamente. Poi aveva parlato del padre che «aveva un cara"ere violento e spesso picchiava anche mia mamma». Aveva spiegato: «Io assistevo a queste sceneggiate e ho subìto anche un abuso sessuale verso i 10 anni, ma non l’ho mai de"o alla mia famiglia perché temevo di non essere creduta». Poiché la veridicità di questo abuso è controversa, aveva fa"o anche il nome della persona che avrebbe abusato di lei. Poi aveva a"accato la sua famiglia, so"olineando che non fu mai considerata. Ecco alcuni stralci della sua lunga dichiarazione: «Mi hanno tolto da scuola mentre frequentavo un corso di operatrice sanitaria, perché dovevo accudire mia madre che stava male». E ancora: «Io vivevo con pochissimi soldi. Tu"i gli uomini che ho avuto mi prendevano in giro e giocavano con me». E in#ne: «I miei familiari sapevano delle mie problematiche e se fossero intervenuti non ci troveremmo in questa situazione». Quindi aveva raccontato della sua vita oggi. In carcere è complicata perché le altre detenute non vogliono stare con lei: «Ora mi trovo in una situazione umiliante, delicata e mi trovo sempre chiusa in cella e non mi fanno fare niente e questa cosa mi manda in depressione. Non c’è giorno o minuto che io non penso a Diana». Quanto a Diana, l’aveva de#- nita «il regalo più bello della mia vita», anche se è tornata a ribadire che non sapeva di essere incinta: «Quand’è nata, l’ho acce"ata. Non ho mai voluto far del male a mia #glia, non l’ho mai ammazzata, non ci ho mai pensato, non ho mai voluto farlo, non ho mai pensato che a Diana poteva succedere una cosa del genere, non è stata una cosa premeditata». La requisitoria del pubblico ministero è cominciata subito dopo la testimonianza di Alessia Pi$eri. LA BUGIA SULLA BABY SITTER Torniamo, dunque, alle parole di Francesco De Tommasi perché, per smentire il fa"o che questa mamma non volesse uccidere sua #glia, il giudice ha ricordato tu"e le menzogne raccontate dalla 38enne. Quelle de"e al suo compagno, per nascondere il suo comportamento prima e dopo la morte di Diana, e quelle che raccontò alla vicina di casa, quando trovò la #glia morta. Raccontò che l’aveva lasciata con una baby si"er, che era misteriosamente scomparsa. Ecco le parole del pm: «Oggi ci è venuta a dire che non è un’assassina, ma allora perché ha voluto sempre giusti#care con tu"i che la bimba non era sola in casa? Sapeva benissimo che era una cosa che non si fa, lo sa anche un bambino che è un comportamento gravissimo. Alessia Pi$eri ha sempre saputo mentire per o$rire la giusta versione. Altro che incapacità di intendere e volere». La prossima udienza è il 13 maggio. Prenderà la parola l’avvocato di parte civile e la difesa dell’imputata, prima della sentenza. Prevarrà la linea del pubblico ministero o le parole di Alessia Pi$eri hanno trovato una via nei cuori e nelle menti dei magistrati? È MORTA QUI Milano. La casa, nella immediata periferia di Milano, dove è morta Diana Pifferi: alcuni vicini lasciarono sul cancello peluche e lettere in memoria della bimba. Nessuno la udì piangere. «L’HO ACCETTATA SUBITO» Milano. Alessia Pifferi, 38 anni, con la sua bimba. Durante la sua testimonianza ha sostenuto che non sapeva di essere incinta, ma di aver accettato subito Diana. venga su eurekaddl.motorcycles


27 L‘incubo Scrivete le vostre lettere a: Settimanale GIALLO Cairo Editore, via Rizzoli 8, 20132 Milano. Mail: [email protected] La psicanalista Vera Slepoj risponde alle vostre domande e spiega i vostri sogni La posta di Vera Slepoj Settimanale GIALLO fa luce sulla mente umana di Vera Slepoj RESTO BLOCCATA IN ASCENSORE, HO UN ATTACCO DI PANICO H o sognato di restare bloccata per ore in ascensore. A me comincia a mancare il respiro e ho una crisi di panico. Andreina Mantegazza Questo sogno pre!gura una situazione che, nella realtà, è una fobia: la paura di essere bloccati in un luogo ristre"o, con conseguente a"acco di panico. Lei non dice se so#re di claustrofobia perché, in tal caso, si tra"erebbe di una riproposizione in sogno di un malessere che già lamenta. In caso contrario, ricordi che i sogni sono la trasposizione di ciò che percepiamo, anche se non ancora consapevolmente. Forse sta a"raversando un momento di tensione, di accumulo di stress che, se non gestito, si può trasformare in un a"acco di panico. In altri termini, lei non so#re di a"acchi di panico, ma ha paura che, se non ritrova un equilibrio, questi si presenteranno. MIA MOGLIE HA SCATTI D’IRA PERCHÉ STERILE: È PREOCCUPANTE? Mia moglie non riesce a rimanere incinta e questa cosa la rende nervosa e intrattabile. Ha scatti d’ira, a volte mi fa perfino paura. Cosa posso fare? Dario B. Gentile le"ore, non so se voi stiate a#rontando un percorso di cura o se sia già stata diagnosticata una sterilità di coppia irreversibile. In ogni caso il problema di sua moglie è legato alla frustrazione, ossia sua moglie non riesce ad acce"are di non poter fare od o"enere quello che desidera. Non saper gestire in maniera adeguata il senso di insoddisfazione e di scon!"a provocato, nel vostro caso, dall’impossibilità di avere !gli, la manda in crisi perché non acce"a la realtà. Capisco che è un grande dolore, ma bisogna sapersi rassegnare se non esistono alternative. L’unica possibilità che ha è farla ragionare, proponendole delle alternative, ad esempio ado"are un bambino abbandonato. Il problema di sua moglie ha radici nell’infanzia, ciò tu"avia non signi!ca che non si possa correggere. MIO FIGLIO VUOLE ARRUOLARSI NELLE FORZE ARMATE: COSA DEVO FARE? Mio figlio vuole arruolarsi nelle forze armate. Dice di essere pronto ad andare in guerra. Io, come mamma, ho fatto il possibile per fargli cambiare idea, ma lui lo desidera. Devo accettare la cosa? Maria D. Un impiego nelle forze armate ha la stessa pericolosità di molti altri impieghi. Pensi solo a quanti morti sul lavoro ci sono in Italia: ultima la tragedia alla centrale ele"rica nel bolognese. Anche uscire di casa è pericoloso: si può essere investiti a"raversando sulle strisce pedonali. Non è che facendo l’impiegato ci si garantisca una vita senza rischi, perché anche il cassiere di una banca ha motivo di temere per la sua vita a causa di una rapina. Questo per dirle che deve lasciare libertà a suo !- glio di realizzare i suoi proge"i, mettendo da parte le sue paure. È il suo atteggiamento prote"ivo a farle immaginare scenari tragici. Non mi sembra che ci siano probabilità che il nostro Paese entri in guerra. Dovrebbe essere orgogliosa di avere un !glio maturo. PER QUALE MOTIVO ALCUNE PERSONE HANNO PAURA AD ADDORMENTARSI? È vero che ci sono persone che hanno paura di addormentarsi o è una bufala? Maria Concetta Ravaglia La psiche umana elabora le paure de"ando al sogge"o comportamenti che a prima vista sembrano inusuali, ma nella sua logica contorta hanno una loro coerenza. La paura di addormentarsi dà forma infa"i alla paura di dormire per sempre, ossia alla paura di morire. Va fa"a una premessa: a volte ci sono motivazioni razionali per non volersi addormentare. Pensiamo a chi ha subìto un furto e teme che i ladri ritornino; a chi è incorso in un incidente provocato da una fuga di gas. Si tra"a in questi casi di timori conseguenti a un trauma, che con il tempo svaniscono. Nei restanti casi siamo nel campo della fobia, che ha anche un nome: clinofobia. In senso lato, oltre alla paura della morte, è cruciale la personalità del soggetto, che ha un’eccessiva tendenza al controllo, controllo che ovviamente svanisce quando ci si addormenta.


28 Sanremo (Imperia) di Paola Strocchio ANIMALI Racconta Simona Pangallo: «Mio marito è morto all’improvviso: se sono riuscita a rialzarmi e A Sanremo due cani con un passato difficile si sono trasformati in eroi a ERO DISTRUTTA DA UN LUTTO: MORA per ado!are un cane adulto. È lì che Bambi e io ci siamo incontrati. Mi hanno colpito le sue orecchie, che sembrano quelle di un koala. Mio marito mi diceva sempre che ero la sua “koalina”, in modo a"e!uoso, e così ho deciso che saremmo stati insieme per sempre. La sua dolcezza e la sua mitezza mi hanno colpito moltissimo e dopo poco tempo ho capito che da cane di nessuno, da animale ospite di un canile, Bambi, che a giugno compirà dieci “Qualche anno fa mi sono trovata a fare i conti con un lu!o terribile, al quale non ero pronta. Mio marito, un uomo giovane e in salute, che peraltro avevo conosciuto proprio grazie all’amore che entrambi avevamo per i cani, è morto per una mala!ia rara, in pochissimi giorni. Mi è le!eralmente crollato il mondo addosso. E se sono riuscita a rialzarmi e a ritrovare la spinta per andare avanti in quella che è sempre stata una mia grande passione il merito è anche loro. Di chi sto parlando? Naturalmente dei miei due meravigliosi cani con cui condivido la mia quotidianità”. A parlare con iGiallo è Simona Pangallo, 38 anni, di Sanremo, in provincia di Imperia, psicologa, psicoterapeuta e operatrice di Terapie Assistite con gli Animali, mentre accarezza dolcemente i suoi adorati amici a quattro zampe. VENIVA USATA PER CHIEDERE LA CARITÀ Continua a raccontarci la do!oressa Pangallo: «Subito dopo la morte di mio marito ho deciso di ado!are un cane. Ho accolto un cucciolo che purtroppo era ammalato e che è morto dopo pochissimo tempo, andando ad aggiungere dolore su dolore. A quel punto ho deciso di rivolgermi al canile dell’Enpa SEMPRE INSIEME Sanremo (Imperia). Bambi e Mora a passeggio con la loro inseparabile padrona. Sono sempre insieme. «SIAMO TUTTI TERAPEUTI» Sanremo (Imperia). Simona Pangallo, psicologa di 38 anni, tra Bambi e Mora, di 9 e 5 anni. Sono tutti e tre dei... terapeuti. «ORA MI AFFIANCANO NEL MIO LAVORO DI TERAPEUTA: AIUTANO I PAZIENTI DEBOLI»


IN BREVE MANDATECI LE STORIE DEI VOSTRI AMICI A 4 ZAMPE Potete inviare le vostre storie con le foto in una busta a: Settimanale GIALLO Cairo Editore Via Rizzoli 8, 20132 Milano O per mail: settimanalegiallo@ cairoeditore.it IL MATERIALE INVIATO IN REDAZIONE NON VERRÀ RESTITUITO 29 RITROVAMENTO MIRACOLOSO! Scomparsa a luglio 2023, è stata ritrovata a quasi 4.000 km di distanza! La storia di Mishka è un mistero: la cagnolina era sparita dalla casa di famiglia a San Diego ed è stata recuperata in Michigan, a 3.770 chilometri. IN UNIVERSITÀ CON IL CANE O CON IL GATTO! All’università Bicocca di Milano il personale amministrativo, i ricercatori e i docenti potranno lavorare con il proprio cane o gatto. L’ateneo ha varato un nuovo regolamento che consente ai dipendenti di portare in uf!cio l’animale da affezione, a patto che abbia determinati requisiti, come il microchip. Mira, la Labrador che negli anni scorsi ha salvato la vita a tantissimi bagnanti. ADDIO A MIRA: SALVÒ DECINE DI BAGNANTI Un brutto male si è portato via Mira, la Labrador di 8 anni della Sics. Il cane-bagnino è stato protagonista negli anni di numerose imprese spettacolari. La più celebre nell’estate del 2021 quando a Sperlonga, in provincia di Latina, riportò a riva otto bambini in dif!coltà tra le onde del mare. A questo Labrador-eroe è stato dato l’ultimo tributo sui social. Il primo a piangerla è stato Luigi, suo storico conduttore, che ha scritto: «Grazie di tutto Mira». a ritrovare la spinta per andare avanti il merito è soprattutto dei cani» quattro zampe, restituendo il sorriso alla loro padrona E BAMBI MI HANNO CURATA © RIPRODUZIONE RISERVATA cuccioli nel so!opasso della stazione. Dopo numerose segnalazioni dei passanti, lei e i suoi piccoli sono stati prelevati dall’Asl e dalla polizia municipale e poi a#dati all’Enpa, che gestisce lo stesso canile in cui ci eravamo incontrati Bambi e io. Anche lei, che invece ha cinque anni, ha subito mostrato una dolcezza eccezionale. Così ho deciso di coinvolgerla assieme a Bambi nei proge!i di terapia assistita con gli animali di cui mi occupo. Ho iniziato prima nel mio studio, con sedute organizzate all’interno del “nostro” ambiente. Toccando con mano le loro capacità straordinarie, abbiamo deciso di allargare l’ambito di intervento. Ora Bambi e Mora operano all’interno di strutture in cui sono ospiti anziani o persone con di#coltà di diverso tipo. Loro non conoscono giudizio e sono capaci di abba!ere qualunque barriera di comunicazione. La loro è una storia che regala coraggio e serenità a tu!e le persone che hanno la possibilità di incontrare sulla loro strada, e al tempo stesso è l’ennesima conferma di come i cani siano capaci di compiere imprese meravigliose, che sanno cambiare la vita del prossimo, indipendentemente dai dolori grandi che entrambi hanno dovuto elaborare nel loro passato. Eppure, a dispe!o dell’abbandono e di una vita priva delle a!enzioni che ogni cane del mondo invece merita, sono riusciti a diventare splendidi eroi a qua!ro zampe, semplicemente insostituibili. Senza mai dimenticare tu!o quello che hanno fa!o con me e per me, con la loro sola presenza. Sono stati e sono tu!ora un raggio di luce in un momento di buio pesto. Mi hanno insegnato che bisogna andare avanti, sempre e comunque, che in fondo è quello che cerco di trasme!ere anche a tu!i i miei pazienti, indipendentemente dalla loro età e dalle di#coltà che ciascuno purtroppo incontra nella propria vita». anni, si sarebbe potuto trasformare in uno splendido cane eroe». Così come Mora, che alle spalle ha una storia di#cile proprio come il suo compagno di avventura Bambi, che era stato abbandonato dal suo proprietario perché aveva il vizie!o di scappare di casa. Continua a raccontarci Simona: «Mora era il cane di un clochard, usato per chiedere l’elemosina in strada. A giugno dell’anno scorso ha partorito e ha dato alla luce sei


30 “Ho appreso con profonda tristezza la notizia del grave incidente stradale veri!catosi in provincia di Salerno in cui, durante lo svolgimento di a"ività di servizio, hanno perso la vita il maresciallo Francesco Pastore e il carabiniere Francesco Ferraro, ed è rimasto ferito un altro militare dell’Arma, nonché le persone a bordo degli altri veicoli coinvolti. In questa dolorosa circostanza desidero esprimere a lei, signor Comandante Generale, e all’Arma dei carabinieri la mia solidale vicinanza. La prego di far pervenire ai familiari le espressioni della mia commossa partecipazione al loro cordoglio e al carabiniere rimasto ferito gli auguri di pronta guarigione”. Questo è il messaggio di cordoglio inviato dal presidente della Repubblica, Sergio Ma"arella, al comandante generale dei carabinieri, Teo Luzzi, subito dopo il drammatico incidente avvenuto nella no"e tra il 6 e il 7 aprile scorso a Campagna, in provincia di Salerno. Nello schianto sono morti il maresciallo Francesco Pastore, 24, e l’appuntato Francesco Ferraro, 27, oltre a Cosimo Filantropia, un 75enne che era alla guida di un’altra ve"ura ed è stato coinvolto nella carambola. IMPARENTATA CON I MALVIVENTI I due militari stavano svolgendo un servizio di pa"uglia lungo la Strada Statale 19, che collega Campagna con Eboli. Viaggiavano su una Fiat Punto dei carabinieri guidata da un altro collega, il maresciallo Paolo Volpe, anche lui pugliese, di Terlizzi (Bari). Giunta a un incrocio, di Agata Vanossi Campagna (Salerno) la macchina dei carabinieri avrebbe fa"o inversione per raggiungere una piazzola dove probabilmente i tre militari volevano organizzare un posto di blocco. Durante la manovra, però, è arrivata improvvisamente una Range Rover guidata da una donna. La macchina ha travolto la gazzella dei carabinieri, schiantandosi contro la !ancata destra. Pastore e Ferraro sono morti sul colpo, prima ancora dell’arrivo dei soccorsi. Volpe, che si trovava al volante sul lato opposto rispetto a quello dell’impa"o, è sopravvissuto. Alla guida della Range Rover c’era Nancy Liliano, 31 anni, originaria di Campagna. È rimasta ferita insieme a una dicio"enne che viaggiava con lei. Liliano è stata so"oposta ai test di alcol e droga. È risultata positiva a entrambi. La donna, difesa dall’avvocato Antonio Bo$a, è ora accusata di omicidio stradale e lesioni gravissime. Gli accertamenti hanno portato alla luce il suo importante curriculum criminale. La donna ha preceCON LORO IN AUTO C’ERA UN TERZO CARABINIERE: L’UNICO SOPRAVVISSUTO ALLA TRAGEDIA L’IMPATTO MORTALE Campagna (Salerno). Quello che resta della macchina dei carabinieri dopo lo schianto. L’unico sopravvissuto è il militare che era al volante. Lo schianto durante una manovra su una Statale. La conducente, Nancy Liliano, positiva ai test, era già stata condannata per traffico di stupefacenti. Morto anche un anziano che era su un’altra auto Un tremendo incidente stradale avvenuto a Salerno è costato la vita ai carabinieri ERANO IN SERVIZIO: TRAVOLTI DA UNA DONNA UBRIACA E DROGATA TRAGEDIA


© RIPRODUZIONE RISERVATA denti per spaccio e una condanna pa!eggiata a tre anni per droga. In particolare era stata coinvolta in un’inchiesta sul tra#co di stupefacenti tra la Calabria e la piana del Sele (Salerno). Era una delle 15 persone alle quali, nel giugno del 2019, i carabinieri di Eboli noti$carono una misura cautelare. In mane!e $nirono esponenti di spicco della famiglia Del Giorno. La famiglia, secondo gli inquirenti, comprava la droga dalla ’ndrangheta per poi rivenderla. In base all’accusa, Nancy Liliano era entrata a far parte del gruppo di spacciatori di cui lo zio, Luigi Del Giorno, anche lui di Campagna, era ritenuto il capo. Fu accusata di detenzione e spaccio di marijuana, amnesia e cocaina. Dopo la condanna, tornò libera nel 2020. Gli accertamenti hanno anche svelato che la sua macchina era da poco stata sequestrata per mancanza di assicurazione e poi dissequestrata cinque giorni dopo. Il padre di Nancy, inoltre, si trova a sua volta so!o processo per un altro omicidio stradale. Durante i funerali del carabiniere Ferraro, celebrati nella chiesa Maria Santissima Immacolata a Montesano Salentino, ha parlato la sua $danzata Carmela. Ha de!o la ragazza dal pulpito della chiesa: «Non sme!erò mai di parlare con te, anche se non ci sei più e non ti vedo». La giovane ha inoltre ricordato che lei e Francesco erano uniti «da un amore sincero, incondizionato, che ci ha portato a donarci l’uno all’altra. Lasci un vuoto incolmabile, amore mio, ma sappiamo che la tua anima ci sarà sempre perché vivrà accanto a ognuno di noi». L’anziano, invece, è morto dopo una se!imana di agonia. STIMATI DA TUTTI Campagna (Salerno). Da sinistra, il maresciallo Francesco Pastore, 24 anni, e l’appuntato Francesco Ferraro, 27 anni. Erano entrambi pugliesi. Sono morti sul colpo. SOTTO ACCUSA Campagna (Salerno). Nancy Liliano, 31 anni, la donna che ha travolto i due carabinieri. Ha precedenti per droga. È accusata di omicidio stradale e lesioni gravissime. Francesco Pastore e Francesco Ferraro 31 7 giorni in tribunale LA SENTENZA DELLA SETTIMANA Dire al partner “Dammi i soldi o ti lascio” è estorsione Un uomo è stato condannato per estorsione perché chiedeva continuamente soldi alla propria compagna, che minacciava di lasciare qualora lei non lo avesse accontentato. La donna, esasperata dalle continue richieste, è andata alla polizia e ha denunciato il compagno, allegando anche gli screenshot dei suoi messaggi minacciosi. L’uomo è stato condannato per il reato di estorsione dal giudice di primo grado, dalla Corte d’Appello e ora anche dalla Cassazione. R.V. Le spese condominiali dell’ex proprietario vanno sempre pagate Chi acquista una nuova abitazione non può rifiutarsi di pagare le spese condominiali non versate dal venditore, cioè dal precedente proprietario. Il pagamento va effettuato, limitatamente all’anno in corso e a quello successivo, anche quando l’amministratore non rilascia l’attestazione relativa al debito pendente e anche se non è stato consentito di prendere visione dei documenti giustificativi di spesa. R.V. Una sentenza del Tar blocca gli aumenti delle rette delle Rsa — Una sentenza del Tar Puglia ha annullato gli aumenti delle rette nelle Rsa, stabiliti dalla deliberazione di Giunta della Regione. Niente rette più salate per i parenti degli anziani ospiti: hanno vinto la loro battaglia. Spacciare vino cartonato per pregiato è frode: condannati — Confermata l’associazione a delinquere !nalizzata alla frode per i falsi!catori di vino toscano. Spacciavano vino cartonato per Sassicaia: processati e condannati. Il dipendente va risarcito... se il posto di lavoro è stressante — Il datore di lavoro è colpevole nel caso in cui tolleri un ambiente stressante, ovvero non faccia nulla per migliorare le condizioni di lavoro. Un dipendente ha vinto la causa e dovrà essere risarcito. venga su eurekaddl.motorcycles


32 MISTERO Nel 1994, all’apice del successo, finì a processo per l’omicidio dell’ex moglie e del suo amante. È morto a 76 anni l’ex campione di football americano e star del cinema: O.J. SIMPSON: INNOCENTE O SOLO “Il 10 aprile nostro padre, Orenthal James Simpson, ha perso la ba!aglia contro il cancro. È morto circondato dai suoi "gli e dai suoi nipoti”. Orenthal James Simpson, conosciuto in tu!o il mondo come O.J. Simpson, se n’è andato a 76 anni. Lo hanno annunciato sui social, con queste poche parole, i familiari. O.J. è morto da uomo libero, ucciso da un male incurabile nella sua villa di Las Vegas, la ci!à del gioco e dell’azzardo. Così come è stata la sua vita: una scommessa continua. Un viaggio sulle montagne russe. È stato leggenda dello sport e poi del cinema, ma il suo nome resterà per sempre legato a doppio "lo a una vicenda di cronaca nera che ha sconvolto il pianeta e di cui si parla ancora oggi, dopo 30 anni. O.J. Simpson ha portato con sé nella tomba uno dei più grandi misteri dell’America di "ne millennio: il duplice omicidio di Nicole Brown, 35 anni, e di Ronald Goldman, 25, rispe!ivamente ex moglie del campione e amico intimo di lei. FURONO ASCOLTATI 126 TESTIMONI Era il 1994 quando centinaia di milioni di telespe!atori in tu!o il mondo assiste!ero in dire!a a quello che è diventato l’inseguimento più famoso e iconico della storia. La star dello sport e del cinema di Roberto Vergani Las Vegas (Stati Uniti) cercava disperatamente di so!rarsi all’arresto fuggendo a bordo di un fuoristrada bianco. Immagini ancora nitide nella memoria colle!iva. Simpson fuggì per cento chilometri, inseguito come ombre da decine di auto della polizia e sorvegliato da un elico!ero che sorvolò la California e regalò agli spe!atori una sequenza da "lm. L’ultima della carriera cinematogra"ca di O.J. Simp son, che fu ca!urato e "nì alla sbarra con l’accusa di duplice omicidio. Memorabile e controverso fu il processo. Vennero ascoltati 126 testimoni e analizzate migliaia di reperti. L’impianto accusatorio era solido, le prove schiaccianti: O.J., già accusato di violenza IL PROCESSO Los Angeles (Stati Uniti). O.J. Simpson, morto in questi giorni a 76 anni, indossa i guanti trovati sulla scena del crimine e a casa sua. È riuscito a dimostrare che erano troppo stretti per le sue mani. E così la giuria lo ha assolto. domestica e con alle spalle un divorzio turbolento e un’altra tragedia famigliare, avrebbe massacrato a coltellate la moglie e il cameriere, suo amante, sulla soglia della casa di lei, a Los Angeles. Nella villa della star furono ritrovate macchie di sangue ovunque, sui vestiti e per"no su un guanto identico a quello rinvenuto sulla scena del I GUANTI CHE LO HANNO FATTO ASSOLVERE FU UN MASSACRO Los Angeles (Stati Uniti). Il cadavere di Nicole Brown nel giardino del condominio dove era andata a vivere dopo la separazione da O.J. Simpson. Fu massacrata con 12 fendenti al collo.


33 Le prove sembravano schiaccianti e invece fu scagionato. La sua storia ha diviso l’America FURBO? NON LO SAPREMO MAI... il suo nome resterà per sempre legato a un duplice omicidio mai risolto crimine. Ancora non si sapeva, ma proprio quei guanti sarebbero stati la “salvezza” di O.J. I test del Dna fornirono la prova de!nitiva della colpevolezza del campione, ma nel fra"empo scoppiò il caos a causa dei metodi brutali usati dalla polizia di Los Angeles contro i ci"adini di colore. In aula accadde l’impensabile: la difesa riuscì a dimostrare che i guanti sequestrati erano troppo piccoli per O.J. E la Corte non considerò l’eventualità che si fossero ristre"i a causa del tempo trascorso e dell’usura. La giuria, formata quasi interamente da giurati afroamericani, dopo appena tre ore in camera di consiglio emise il suo verde"o-farsa: assoluzione per insu$cienza di prove. O.J. restò libero. Ma continuò a far parlare di sé e a “giocare” con l’opinione pubblica. Scrisse un libro e rilasciò un’intervista nei quali amme"eva tu"o, utilizzando la scusa che si tra"ava solo di un’ipotesi. Nel frattempo, fu condannato in sede civile a risarcire i parenti delle vi"ime. Un paradosso. I ri%e"ori si spensero !no al 2007, quando Simpson, ormai 60enne, fu condannato per rapina a mano armata e per sequestro. Restò in carcere dieci anni, !no al 2017, quando gli fu concessa la libertà vigilata. Da allora ha fa"o parlare di sé solo per qualche “scaramuccia” con il Fisco. Il tramonto di un uomo che ha diviso l’America. Di lui rimangono le imprese sportive e le performance davanti alla cinepresa. Fu fenomeno in campo e sui set cinematogra!ci. Il più grande e venerato giocatore di football americano di tutti i tempi che riuscì a restare sulla cresta dell’onda anche una volta appeso il casco al chiodo. Fu apprezzato a"ore in !lm quali L’inferno di Cristallo, Radici e Cassandra Crossing. Pellicole drammatiche e di successo, come la sua storia. Sulla quale è calato per sempre il sipario. LE DUE VITTIME Los Angeles (Stati Uniti). Nicole Brown, 35 anni, e Ronald “Ron” Goldman, 25: sono le due vittime. Per lei O.J. aveva lasciato la sua prima moglie. Si sposarono nel 1985 ma il loro matrimonio !nì dopo sette anni e due !gli. Conobbe Ronald nel ristorante in cui faceva il cameriere. © RIPRODUZIONE RISERVATA ECCOLO IN FUGA Los Angeles (Stati Uniti). O.J. in fuga con il Suv bianco per tutta la California. Un inseguimento seguito da milioni di telespettatori.


34 ORRORE Queste le ultime parole che la donna pronunciò in un messaggio vocale alla migliore amica dopo Atroce udienza al processo ad Alessandro Impagnatiello che a Milano uccise GIULIA DISSE: “BASTA, LO LASCIO E Sabato 27 maggio L’HA MASSACRATA Milano. Giulia Tramontano, 29 anni. La donna fu colpita con 37 coltellate, di cui due letali nella zona del collo. Alessandro Impagnatiello in!erì su di lei anche quand’era già morta. Fatti trovare 18.30 «Sono curiosa di sapere cosa ti inventerai ora. E gran pezzo di m… che non sei altro, quella è casa MIA e tu non devi farci entrare nessuno, hai capito?!... Hai fallito nella vita. Due !gli con 2 madri diverse...». 18.26 L’AMICA: «ERA INFELICE CON LUI, MA PRONTA A DIVENTARE MAMMA» «DUE FIGLI DA DUE MADRI» Milano. Giulia Tramontano scrisse l’ultimo messaggio al suo assassino. Erano alle 18.30 del 27 maggio: «Hai fallito nella vita. Due !gli da due madri diverse». VOLEVA LASCIARLO Milano. Alessandro Impagnatiello, 30 anni, al lavoro. Giulia voleva lasciarlo da mesi.


35 l’incontro con l’amante. Poi scrisse al compagno: «Fatti trovare a casa». Mezz’ora dopo era morta VADO AVANTI SOLA CON THIAGO” Giulia Tramontano, incinta di suo figlio: la voce della vittima è risuonata in aula “Sto tornando a casa, fa!i trovare”. Erano le 18.30 del 27 maggio quando Giulia Tramontano inviò questo messaggio ad Alessandro Impagnatiello, il padre di suo "glio, che di lì a pochi minuti l’avrebbe uccisa. Furono queste le sue ultime parole all’assassino. Due minuti prima gli aveva scri!o: «Sono curiosa di sapere cosa ti inventerai ora. E gran pezzo di m… che non sei altro, quella è casa MIA e tu non devi farci entrare nessuno, hai capito?!... Hai fallito nella vita. Due "gli con 2 madri diverse...». Probabilmente la donna era in metropolitana e aveva appena lasciato Allegra C., l’amante, che le aveva raccontato tu!o. Dopo aver ascoltato del tradimento subìto e delle tante bugie che il compagno le aveva de!o per mesi, la donna aveva deciso che la misura era colma e che una volta a casa lo avrebbe lasciato per sempre. Non immaginava neppure che lui aveva già deciso di ucciderla, che non le avrebbe mai permesso di me!erlo da parte. Tra gli ultimi messaggi della donna c’è anche quello all’amica del cuore Sara. È un messaggio vocale che porta come orario le 18.39 del 27 maggio. La voce di Giulia è risuonata in aula, facendo scoppiare a piangere i suoi genitori, Loredana e Franco. Ecco le parole della donna: «Sto tornando dopo che ho visto questa sua collega, mi ha raccontato tu!o di tu!o e tu!i i suoi colleghi sono coalizzati contro di lui. Mi ha detto cose assurde, che sul lavoro lo hanno soprannominato “il lurido”, mi ha de!o che sul lavoro era stato sospeso perché sospe!ato di aver fa!o sparire i soldi dal bancone, praticamente lo sapevano tu!i, anche i colleghi. Poi oggi lui è andato via prima dal lavoro di Laura Marinaro Milano per non vedere me e Allegra insieme, dicendo che la mamma stava in ospedale… Sono scioccata dalla vita che ha fatto. Scioccata! Mi ha rovinato la vita, me ne dovrò tornare in Meridione, con tu!i i sacri"ci che ho fa!o a venire qui. Ma adesso basta, appena arrivo a casa lo lascio, andrò avanti sola con $iago». La sua voce era sicura, non lamentosa, neppure addolorata. Era la voce di chi ormai aveva preso una ferma decisione. Come hanno ricostruito i carabinieri, mezz’ora dopo Giulia Tramontano entrò in casa a Senago e fu assalita alle spalle dal padre di suo "glio. La accoltellò a morte senza nemmeno guardarla in viso. Il medico legale nella scorsa udienza ha spiegato bene l’orrore di quei minuti: bastarono nove coltellate a ucciderla, ma Impagnatiello si accanì altre 17 volte su di lei, mentre il suo bimbo $iago, moriva per via dell’emorragia che aveva fermato il cuore della sua mamma. Continua, dunque, il processo in Corte d’Assise in cui Alessandro Impagnatiello è imputato per omicidio volontario aggravato da premeditazione, crudeltà, futili motivi e vincolo di convivenza, nonché distruzione e occultamento di cadavere e interruzione volontaria di gravidanza. E ogni udienza porta con sé nuovi orrori e sconvolgenti retroscena. La testimonianza dell’amica Sara, destinataria di quell’ultimo messaggio, è stata utile a delineare chi era davvero Giulia Tramontano e quanto avesse so%erto negli ultimi mesi. Ecco le parole della donna: «Quando mi parlava del suo rapporto di coppia, diceva spesso che aveva discussioni con il suo compagno perché era molto assente. Non era contenta di lui, non si sentiva abbastanza sostenuta dal padre di suo "glio, ma era pronta a essere mamma». L’amica ha dato prova di ciò che i carabinieri hanno sempre sostenuto, ossia che dopo l’omicidio l’assassino si impadronì del telefono della vi!ima e spedì una serie di messaggi per tranquillizzare tu!i e far credere che Giulia Tramontano se ne fosse andata via volontariamente. L’AVEVA UCCISA E FINGEVA DI CERCARLA Proprio a Sara, dal momento che la giovane dalle 20.30, preoccupata, sollecitava una telefonata o un messaggio di Giulia, scrisse: «Ciao zia, sono esausta. Vado a riposarmi». È stato il capitano Luca Belo!i, comandante della sezione telematica dei carabinieri di Milano, a raccontare tu!i gli altri messaggi che ha trovato nel telefono della povera vi!ima e poi in quello del suo assassino. Me!ono i brividi quelli che l’omicida inviò al cellulare a Giulia, per crearsi un alibi. Il giorno dopo il deli!o, con le mani sporche del suo sangue, le scrisse: «Ehi io sono arrivato al lavoro scendo a fare colazione a cambiarmi DOPO IL DELITTO Senago (Milano). Alessandro Impagnatiello dopo il delitto. Era il 28 maggio, erano le 3 mattino. Probabilmente Impagnatiello cercava un posto dove gettare il cadavere di Giulia. continua a pag. 36


36 ORRORE e a!acco, tu riposati». E ancora, nel corso della giornata: «Mi chiami per favore?». E poi verso sera: «Ci stiamo preoccupando tu!i!». Il 29 maggio, quando ormai gli inquirenti non avevano più dubbi sulla sua colpevolezza, si superò in qua!ro distinti messaggi, che oggi sconvolgono per la loro freddezza e crudeltà: «Ciao, prima in casa continuavo a guardare la nostra foto di Ibiza, che abbiamo fa!o, so che non sono stato un "danzato ideale negli ultimi mesi… Ti ho mancato di rispe!o, a te che sei stata l’unica ragazza che ha accolto mio "glio dopo che mi sono lasciato con A… Ci ho messo un po’ ad acce!are un altro "glio. Mi hai fa!o esplodere il cuore, non volevo spezzare il tuo, invece hai il pieno delle ragioni, ma voglio chiederti un favore dicci solo che stai bene. Dicci che sei fuggita in qualche paese lontano». Ha spiegato, quindi, l’u$ciale dei carabinieri: «Giulia era stanca, era arrabbiata. Voleva troncare la relazione». Soltanto due giorni prima del deli!o, la 29enne, incinta al se!imo mese, aveva scri!o al compagno che non aveva più intenzione di «comba!ere e vivere una vita non soddisfa!a al "anco della persona sbagliata. Non ho "ducia in te e non ne avrò mai. Saluta %iago, lo vedrai col binocolo». Il 9 maggio, dopo aver trovato un rosse!o sull’auto di Impagnatiello, gli aveva scri!o: «È stato un piacere, mi vedi col binocolo, quindi tronchiamo». E ancora provò a troncare il 25 maggio, due giorni prima di essere uccisa: «Acce!a la mia decisione e chiudiamo il discorso, non voglio altre discussioni, frustrazioni, ansia continua, non sono felice e vorrei ritrovare la mia tranquillità… non voglio più sapere che tu sia mio compagno per trovare la mia pace, condividiamo la casa per lo stre!o necessario». Ma lui riuscì sempre a instillarle il senso di colpa: «Veramente prima di far nascere il bambino tu vuoi già dividerci, ma che madre sei…». «ERA FREDDO E COLLABORATIVO» Quanto a Impagnatiello, l’u$ciale dei carabinieri ha spiegato: «All’inizio delle indagini era freddo e molto collaborativo». Pensava forse di averla fa!a franca? Il crollo ci fu solo dopo che i carabinieri passarono con il luminol la sua auto. Ha de!o ancora il capitano Luca Belo!i: «Gli abbiamo consegnato l’avviso di garanzia, ho avuto contezza di un piccolo crollo nelle sue espressioni, come se avesse capito che noi sapevamo la realtà, e la calma ha vacillato». Quanto al cellulare di Impagnatiello, l’u$ciale ha trovato ricerche che confermano che l’uomo stava meditando di uccidere la mamma di suo "glio da tempo. Ecco le sue parole: «Il 26 maggio cercò “Alberto Stasi Bollate” (ne abbiamo parlato nel numero scorso di Giallo, ndr), il 27, il giorno del deli!o, l’ultimo in cui vide Giulia, “Ceramica bruciata vasca da bagno”. Il 29, a omicidio compiuto, cercò “ragazza ritrovata dopo 23 anni” e digitò più volte “Giulia Tramontano”. Il 31 maggio, invece, «rimuovere macchie sudore, candeggina, olio, ruggine, erba». Bastano a commentare tu!o l’orrore andato in scena in Tribunale le parole del padre di Giulia Tramontano sui social. Ha scri!o papà Franco: «Con il sorriso e la bontà d’animo hai illuminato la vita di chi ti era vicino. Il tuo ricordo vivrà sempre nei nostri cuori, la tua luce continuerà a brillare nel cielo e il vento ci porterà il tuo profumo. Giulia, chiederemo giustizia per voi senza mai arrenderci. Il vostro assassino deve marcire in galera». Si torna in aula il 23 maggio e il 27, anniversario del deli!o, deporrà l’assassino. Le sue avvocatesse hanno annunciato di aver fa!o eseguire una perizia psichiatrica. © RIPRODUZIONE RISERVATA «MARCISCA IN GALERA» Milano. L’ultimo messaggio di Franco Tramontano, 59 anni, papà di Giulia e nonno di Thiago, in occasione dell’udienza. È tornato a chiedere giustizia. IL PAPÀ Milano. Franco Tramontano, 59 anni, in aula. Non ha retto e a un certo punto in aula, insieme alla moglie, si è commosso. A TESTA BASSA Milano. Alessandro Impagnatiello in Tribunale. Testimonierà il 27 maggio, anniversario del delitto della compagna. venga su eurekaddl.motorcycles


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38 I GRANDI CASI In Appello i giudici avevano cancellato l’ergastolo a Gabriele e Marco Bianchi e ridotto la pena Si terrà un nuovo processo per l’omicidio di Willy Monteiro, massacrato “NIENTE SCONTI DI PENA: I KILLER “Sì a un nuovo processo per i fratelli Bianchi. Bisogna rivalutare le attenuanti”. Questa in sintesi la decisione dei giudici della Corte di Cassazione che hanno ordinato un nuovo processo di Appello per i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, 27 e 29 anni, che la sera del 6 settembre del 2020 hanno picchiato a morte Willy Monteiro Duarte a Colleferro, centro in provincia di Roma. Invece sono de!nitive le condanne a 23 anni per Francesco Belleggia e a 21 anni per Mario Pincarelli, gli altri due poco più che ventenni del branco che uccise Willy, intervenuto a difesa di un amico. ERANO IN QUATTRO CONTRO UNO Tu"i gli imputati sono stati riconosciuti responsabili per omicidio volontario. A luglio scorso, la pena all’ergastolo in$i"a in primo grado ai fratelli Bianchi è stata ridotta a 24 anni: i giudici hanno riconosciuto le a"enuanti. Il sostituto procuratore generale della Cassazione Marco Dall’Olio ha però ora chiesto un processo di Appello bis contestando la concessione delle a"enuanti perché, ha de"o, «gli imputati erano consapevoli delle conseguenze dei loro colpi, estremamente violenti, inferti con tecniche di lo"a Mma ai punti vitali, su un corpo esile di Agata Vanossi Frosinone come quello di Willy». Nel pestaggio, ha so"olineato il sostituto procuratore generale della Cassazione, «Willy riceve almeno due colpi potenzialmente mortali. Dopo il primo colpo riesce ad alzarsi ma viene colpito ancora per 40-50 secondi “di follia”». Nel corso dell’udienza in Cassazione gli avvocati Ippolita Naso e Valerio Spigarelli, difensori di Gabriele Bianchi, hanno a%ermato che «è escluso che il loro assistito sia sceso dall’auto per uccidere Willy. È arrivato sul PRATICAVANO ARTI MARZIALI Colleferro (Roma). Da sinistra Marco e Gabriele Bianchi, 27 e 29 anni, lottatori di arti marziali. Erano già stati condannati all’ergastolo, poi la pena era stata ridotta a 24 anni. E adesso? LO HANNO PICCHIATO A MORTE IN 50 SECONDI posto convinto erroneamente di dover intervenire in difesa dei propri amici, infa"i appena arriva dice: “Qua si stanno menando”». Dal canto loro i difensori di Marco Bianchi, gli avvocati Leonardo Bianchini e Vannina Zaru, hanno chiesto di alleggerire l’accusa in omicidio preterintenzionale. Ora, nel nuovo processo di Appello bis, se i giudici non dovessero riconoscere le attenuanti, i fratelli Bianchi rischiano l’ergastolo. I giudici nelle motivazioni del verdetto di primo grado, quando i fratelli Bianchi sono stati condannati all’ergastolo, avevano so"olineato che i due fratelli «sapevano che potevano uccidere». Inoltre, nella sentenza i magistrati so"olineano che «l’irruzio-


a 24 anni. Ma per l’accusa non ci sono le attenuanti: «Loro sapevano di poter uccidere Willy» DI WILLY MERITANO L’ERGASTOLO” di botte nel 2020 a Colleferro dai fratelli Bianchi insieme a due complici ne dei fratelli Bianchi sulla scena di una disputa sino ad allora solo verbale, e comunque in fase di spontanea risoluzione, fungeva da detonatore di una cieca furia» e aggiunge: «L’azione violenta, in verità già in a"o in quanto i due fratelli si erano fa"i largo fra la folla a spintoni e manate, a quel punto o"eneva ulteriore impulso. I qua"ro si compa"avano a falange e avanzavano in modo sincrono, impa"ando contro il corpo del povero Willy che si era appena intromesso per capire cosa stesse accadendo». In Appello, pur individuando la responsabilità e «i micidiali colpi» inferti alla vittima, i giudici avevano riconosciuto le a"enuanti poiché i fratelli Bianchi non avevano partecipato alla lite iniziale. Nell’a"o con cui hanno motivato il riconoscimento delle a"enuanti, i giudici a#ermano inoltre: «Deve ritenersi accertato che l’aggressione inizia con il violento calcio sferrato da Gabriele Bianchi al pe"o di Willy con tecnica d’arti marziali e con potenza tale da sospingerlo di schiena contro un’autove"ura e al quale segue un pugno sferrato sempre da Gabriele al momento in cui il giovane tenta di rialzarsi. A sua volta Marco Bianchi, in sinergia con il fratello, colpisce con un calcio al livello del collo e poi con un pugno in pancia un amico di Willy intervenuto a sua difesa e poi la stessa vi"ima con calci e pugni». Gli altri due imputati «si a$ancano da subito ai fratelli Bianchi e colpiscono Willy con un violento calcio alla testa e con calci e pugni quando ormai il ragazzo è a terra inerme». Per questo, concludono i giudici, «deve ritenersi accertato che tu"i gli imputati hanno partecipato al brutale pestaggio di Willy colpendolo ripetutamente con calci e pugni». Lucia Duarte, 56 anni, mamma di Willy, ha commentato così: «Non ho visto ancora nessun segno di pentimento da parte di questi ragazzi, un segno che dimostri che hanno capito il male che hanno fa"o a mio %glio». E uno dei qua"ro del branco, Mario Pincarelli, condannato a 21 anni, in questi giorni persino si sposa. Una ragazza si è innamorata di lui vedendolo al telegiornale. Si sono incontrati solo una volta e ora convolano a nozze. VOLEVA SOLTANTO DIFENDERE UN AMICO Colleferro (Roma). Willy Monteiro Duarte, 21 anni, è stato massacrato nel 2020 per aver provato a difendere un amico. È stato colpito nei punti vitali e non è riuscito neppure a reagire. UN COMPLICE SI SPOSA Colleferro (Roma). Mario Pincarelli, 25 anni, uno dei due complici, è stato condannato a 21 anni. In questi giorni si sposa con una sua ammiratrice. Lei si è innamorata di lui vedendolo al telegiornale. © RIPRODUZIONE RISERVATA L’AVVOCATO: «ECCO PERCHÉ POTREBBERO RESTARE IN CARCERE A VITA» Si era concluso con una decisione a sorpresa il processo d’Appello per l’omicidio di Willy Monteiro, ucciso a botte nel 2020 a Colleferro dai fratelli Gabriele e Marco Bianchi e da due complici. Infatti il 12 luglio i giudici avevano cancellato l’ergastolo per i fratelli Bianchi e per loro la pena era stata ridotta a 24 anni. Secondo i giudici d’Appello, che avevano concesso le attenuanti, i fratelli Bianchi non volevano uccidere. La sentenza aveva riconosciuto che il calcio iniziale al torace non era stato sferrato da Gabriele Bianchi «con il proposito di uccidere». Però secondo l’accusa i colpi furono in!itti «accettando il rischio che Willy potesse morire». Per questo la Procura Generale e le parti civili avevano invece chiesto di annullare la sentenza d’Appello e di non riconoscere nessuna attenuante e nessuno sconto di pena. Lo stesso procuratore generale della Cassazione aveva ribadito che gli imputati «erano consapevoli delle conseguenze dei loro colpi, violenti, inferti con tecniche di lotta Mma contro punti vitali, su un corpo esile come quello di Willy». La Cassazione ha annullato la sentenza d’Appello. Ora si terrà un processo bis dinanzi a una sezione diversa della Corte di Assise d’Appello. In pratica i giudici, alla luce delle indicazioni della Cassazione, dovranno valutare nuovamente se concedere o meno le attenuanti generiche. Quindi sono de"nitive le condanne per i complici: 23 anni a Belleggia e 21 per Pincarelli, mentre i fratelli Bianchi rischiano di nuovo l’ergastolo. L’avvocato Daniele Bocciolini - [email protected]


40 MISTERO Il giubbotto di Enrico è stato scoperto nella stessa zona pochi giorni dopo il ritrovamento del corpo da parte di un inviato di “Chi l’ha visto?”. Ma altri oggetti della vittima non si trovano e restano tanti dubbi Enrico Viggi è il magazziniere di 48 anni scomparso il 5 febbraio a Bologna e TROVATO MORTO IN UN PARCO: DOVEVA INCONTRARE QUALCUNO? “Abbiamo ritrovato il giubbo!o di Enrico Viggi in una zona impervia del parco dei Trecento Scalini. Probabilmente era lì da diverso tempo, incastrato nella vegetazione che nel fra!empo è cresciuta”. Si aggiunge un altro tassello per ricostruire il puzzle della misteriosa morte di Enrico Viggi, l’uomo di 48 anni, bolognese, scomparso il 5 febbraio scorso e ritrovato senza vita in una zona impervia di un bosco il 15 marzo. È USCITO SENZA SOLDI E SENZA CELLULARE A trovare il suo giubbo!o, a cento metri da dove era stato rinvenuto il corpo senza vita, è stato l’inviato della trasmissione Chi l’ha visto? che dall’inizio ha seguito il caso di Enrico Viggi. Quello che è accaduto a Enrico al momento è ancora poco chiaro e tu!e le piste sono aperte. A oggi non si trovano ancora altri ogge!i personali di Enrico: il cappuccio del giubbo!o, lo zaino nero, i pantaloni neri da lavoro, le scarpe nere e gli occhiali da vista. Come è possibile? Questi ogge!i sarebbero dovuti rimanere accanto al corpo, invece non ci sono. Fabio, il fratello di Enrico, a proposito degli occhiali da vista ha de!o: «È davvero strano perché gli occhiali non se li toglieva mai, soprattu!o quando c’era poca luce. Essendo miope li portava sempre». Enrico, la ma!ina in cui scompare, prima di uscire di casa prepara il pranzo che avrebbe consumato in ma!inata, ma lascia tutto sul le!o ed esce come se andasse di fre!a. Si me!e in sella alla sua bici e pedalando raggiunge una meta che probabilmente ha già in mente. Nel tragi!o incontra il fratello Fabio. Enrico tira dri!o e Fabio pensa stia andando a lavorare. Invece no. Ha forse un appuntamento? Con la bici si dirige in via del Meloncino, a Bologna, e poi varca l’ingresso del parco dei Trecento Scalini. La scena è ripresa dalle telecamere che lo vedono entrare alle 7.01 del 5 febbraio, il giorno della scomparsa. Il corpo di Enrico viene ritrovato quaranta giorni dopo la sua scomparsa. In quel bosco viene ritrovato per caso, da due persone a spasso con il cane. Enrico è senza scarpe e senza giubbo!o. Passano altri quindici giorni e viene ritrovata adagiata a un albero anche la sua bicicle!a elettrica. La bici era lontana dal sentiero, tra la vegetazione, di Agata Vanossi Bologna VIVEVA CON IL FRATELLO Bologna. Sopra, la vittima, Enrico Viggi, 48 anni. A sinistra, il fratello Fabio, 52 anni. Da quando i genitori erano morti i due vivevano insieme.


41 Scrivete a: GIALLO Cairo Editore, via Rizzoli 8, 20132 Milano. Mail: [email protected] o [email protected] Risponde Andrea Rossetti, professore di informatica giuridica all’Università Bicocca Cosa nascondono telefoni e pc Il detective tecnologico di Andrea Rosse!i ritrovato senza vita dopo quaranta giorni come se fosse stata nascosta. Ma da chi? Il fratello Fabio a!erma: «Non era un posto dove immaginavo che potesse andare. La sorpresa è stata proprio quella di trovarlo lì, vicino alla casa dei nostri genitori». Enrico era legato ai suoi genitori e da quando erano morti lui aveva so!erto tanto. Aveva trovato sollievo e consolazione nell’a!e#o del fratello Fabio, con cui era andato a vivere. Enrico appariva tranquillo: aveva un lavoro e degli amici su cui contare. Nessun segnale che lasciasse pensare a un gesto estremo. Infa#i è proprio questo il dilemma: come è morto Enrico? L’autopsia chiarirà ogni dubbio, ma al momento è di$cile ipotizzare una pista o un’altra. Il fa#o strano è che, come accennato in precedenza, alcuni suoi ogge#i personali non sono stati trovati. La bicicle#a e il giubbotto non erano vicino al suo cadavere. Una circostanza davvero insolita. Per giunta con la bicicle#a sarebbe stato di$cile, se non addiri#ura impossibile, raggiungere il punto in cui è stato ritrovato il corpo senza vita. Quella, infa#i, è una zona boschiva impervia, a tra#i inaccessibile. La Procura di Bologna nel fra#empo ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di omicidio colposo. Per ora non vi sono indagati. Il fratello Fabio si rivolge a tu#i: «Con l’approssimarsi della bella stagione, chiedo a chiunque si incammini in questo parco dei Trecento Scalini di fare subito una telefonata alle forze dell’ordine se trova degli ogge#i». A oggi i telefonini di Enrico non sono stati ancora analizzati e forse proprio dai dispositivi ele#ronici si potrà comprendere se prima di sparire e di morire ha sentito qualcuno. Fabio conclude: «Chiedo solo di sapere quello che è successo a Enrico. Penso che questa sia una cosa dovuta a lui, che era un bravo ragazzo, e a me, così riesco a fargli il funerale e a portarlo insieme ai suoi genitori per chiudere un cerchio. Si conclude così un capitolo, ma il suo ricordo resterà». © RIPRODUZIONE RISERVATA LA BICI E IL GIUBBOTTO Bologna. A sinistra, la bici nera elettrica di Enrico e, a destra, il suo giubbotto. Sono stati ritrovati lontani dal sentiero, tra la vegetazione. Qualcuno li aveva nascosti? MINACCE ANONIME ONLINE AI COLLEGHI: SMASCHERATO L e polizie dei vari Stati collaborano per risolvere reati commessi online? E come sono organizzate? Paolo S. Sì. Per esempio, la polizia postale di Torino ha denunciato un giovane universitario accusato di inviare email minatorie anonime a colleghi e personale universitario. Le indagini hanno utilizzato le tracce informatiche presenti nei metadati delle email ed è stata necessaria la cooperazione con le forze di polizia di altri Stati per o#enere prove dai provider di servizi Internet situati al di fuori dell’Italia. Nonostante la mancanza di collaborazione dell’indagato, la polizia è riuscita a raccogliere prove su$cienti per o#enere un mandato di perquisizione personale, locale e informatico che ha permesso l’individuazione di ulteriori prove. Pochi giorni dopo, alcuni degli account bersagliati dall’autore hanno ricevuto messaggi anonimi, questa volta però contenenti scuse per gli eventi recenti. VIRUS TRAMITE LINK, ATTACCATE BANCHE E INPS Continuano ad arrivarmi sul telefonino richieste di accedere a vari link. Io ormai non apro nulla, ma qualcuno ci casca? Rosaria A. Il Cert-Agid (il team di risposta rapida dell’Agenzia per l’Italia digitale) ha rilevato questa se#imana 30 campagne malevole sul suolo nazionale. Di queste, 24 erano mirate a obie#ivi italiani e 6 a larga scala. Tra i temi sfru#ati per di!ondere malware e phishing vi sono “Banking”, “Ordine” ed “Erogazioni”, con a#acchi verso utenti di banche italiane e dell’Inps. Molto a#ive sono state le famiglie di malware come AgentTesla, Irata e SpyNote. AgentTesla si è distinta in tre campagne, due nazionali, veicolate via email con allegati pericolosi. Irata ha colpito con Sms truffaldini che indirizzavano al download di app malevole. SpyNote è stata mascherata da app Inps, mirando a comprome#ere dispositivi Android. Ci sono inoltre state minacce email con tentativi di phishing, tra cui una campagna che utilizzava credenziali Pec per manipolare i destinatari a#raverso un bot di Telegram. venga su eurekaddl.motorcycles


42 IL GIALLO DI TRIESTE Sono stati fatti dei rilievi sulla temperatura del luogo e verranno studiati gli insetti presenti sul In attesa dei risultati della nuova autopsia, gli esperti stanno facendo altri SI TORNA NEL BOSCO: SOLO COSÌ SI “Sul volto di Liliana, al momento del ritrovamento del suo cadavere, c’erano delle formiche cosidde"e ‘a"ive’, cioè che si muovevano. Però il corpo non presentava le tipiche lesioni da formiche. Ciò apre a due ipotesi: o Liliana era in quel posto da poco tempo oppure la cute, avendo subìto delle modi#che, tipo da ra$reddamento termico, non era più a"ra"iva per questo tipo di inse"i”. È quanto diceva a Giallo nei mesi scorsi l’entomologa forense Fabiola Giusti. L’entomologia è quel ramo delle scienze biologiche che si occupa dello studio degli inse"i. L’esperta aveva realizzato una consulenza di parte sul caso di Liliana Resinovich. Liliana è la pensionata 63enne sparita da Trieste il 14 dicembre 2021 e ritrovata cadavere il 5 gennaio 2022 in un bosche"o a un chilometro da casa sua. Ebbene, nei giorni scorsi un altro entomologo forense, Stefano Vanin, questa volta nominato dalla Procura di Trieste, si è recato nello stesso bosche"o. Ha misurato la temperatura del luogo per cercare di risalire a quella che c’era, nel punto in cui giaceva Liliana, a metà gennaio 2022. Si tra"a di un accertamento molto importante per gli inquirenti, che stanno tentando di rispondere a una delle tante domande che ruotano intorno al misterioso caso: di Angela Corica Trieste MARITO E AMANTE Trieste. A sinistra: Sebastiano Visintin, 74 anni. A destra: Claudio Sterpin, 85. Sono rispettivamente il marito e l’amante di Liliana. Si scambiano accuse. UN OMICIDIO O UN SUICIDIO? Trieste. Liliana Resinovich, 63 anni, scomparsa il 14 dicembre 2021 e trovata il 5 gennaio 2022. Dopo due anni e mezzo di indagini, ancora non si sa se la pensionata si è suicidata oppure se è stata assassinata. «È STATA UCCISA IL GIORNO DELLA SCOMPARSA E POI CONGELATA»


43 cadavere. Un’esperta: «Le formiche non “mangiarono” il corpo: significa che era lì da poco...» POTRÀ CAPIRE QUANDO È MORTA accertamenti per risalire all’epoca della tragica fine di Liliana Resinovich © RIPRODUZIONE RISERVATA com’è possibile che il cadavere fosse ben conservato se la donna sarebbe morta tre settimane prima? Proprio constatando che il corpo non era in avanzato stato di decomposizione, il primo medico legale datò il decesso a due o tre giorni prima del ritrovamento. Ma se così fosse, dove è stata Liliana per 20 giorni? Era senza soldi, cellulare, documenti e vestiti di ricambio. E nessuno l’ha vista in giro. «DOVRÒ ANALIZZARE ANCHE GLI ABITI» Entro l’estate arriveranno i risultati della nuova autopsia che sta svolgendo la do"oressa Cristina Ca"aneo. Nel fra"empo, vengono compiute altre indagini. A cominciare da quelle entomologiche e relative alla temperatura. A riguardo dice il consulente Vanin: «Ho rilevato la temperatura per se"e giorni di #la. Ora confronterò i valori con quelli registrati dalle stazioni meteorologiche nei giorni in cui il cadavere della signora Resinovich era nel bosco». Vanin ha già lavorato su altri casi celebri utilizzando la stessa tecnica. Lo fece con Melania Rea, 28 anni, uccisa dal marito Salvatore Parolisi il 18 aprile 2011. Anche il corpo di Melania fu trovato in un bosche"o, in provincia di Teramo. Per il professor Vanin il rilevamento della temperatura del luogo è fondamentale in un’indagine. Spiega: «All’epoca dell’omicidio di Melania Rea era importante de#nire una “#nestra” molto stre"a sulla data della morte. Questo metodo ha permesso di capire come si era trasformato il corpo e come si erano sviluppati gli inse"i. E quindi ha consentito di stabilire il momento del decesso». Nel caso di Liliana, però, l’unico studio sugli inse"i e sulla temperatura del posto è stato fa"o dalla Giusti, consulente dell’avvocato Nicodemo Gentile, il legale che assiste Sergio Resinovich, 66 anni, fratello di Lilly. Ora, come de"o, ci sarà una seconda “valutazione” da parte della Procura. Il lavoro di Vanin, però, non si limiterà a questo. Dice: «Dovrò analizzare anche i vestiti, perché delle risposte potrebbero arrivare anche da lì». Per determinare da quanto tempo il cadavere fosse nel bosco, è importante stabilire l’eventuale presenza di inse"i sugli abiti. Riguardo ancora alle formiche sulla pelle, la do"oressa Giusti le aveva notate analizzando alcuni video fa"i poco dopo il ritrovamento del cadavere. Nei #lmati si notava, in maniera piu"osto evidente, che le formiche camminavano sulla cute senza “cibarsi”, quindi senza lasciare lesioni sulla pelle. Ci aveva spiegato la Giusti: «Dall’a"ività delle formiche emerge che Liliana si trovava in quel posto da poco tempo perché non hanno lasciato lesioni. Gli inse"i che si osservano sul corpo e sugli indumenti rappresentano i primi esemplari che hanno raggiunto il cadavere». A meno che, come accennato all’inizio di questo articolo, il corpo non sia stato congelato e abbandonato nel bosco poco prima del ritrovamento. Essendo ancora ghiacciato, le formiche potrebbero non averlo ritenuto “appetibile”. In conclusione, siamo ancora nel campo delle ipotesi. Ogni de"aglio contribuisce a completare il puzzle, ma l’impressione è che solo i risultati dell’autopsia potranno rispondere una volta per tu"e alla domanda: Liliana si è suicidata o è stata assassinata? L’AUTOPSIA ENTRO L’ESTATE Trieste. L’anatomopatologa Cristina Cattaneo, la dottoressa nominata dalla Procura per eseguire la nuova autopsia sul cadavere riesumato. Gli esiti in estate. ANCHE MELANIA REA TROVATA NEL BOSCO Ripe di Civitella (Teramo). Melania Rea, uccisa nel 2011 a 28 anni. Fu trovata cadavere in un bosco. «NESSUNA LESIONE DA INSETTI» Trieste. Il punto del bosco in cui fu trovato il cadavere. Un entomologo ha rilevato la temperatura del luogo e studierà gli insetti presenti sul cadavere.


44 Dice la donna: «I termini per continuare a indagare sono scaduti, ma ci sono nuove piste da seguire e testimoni da ascoltare». Uno di loro ha ricordato che nel luogo in cui sparì, c’era un cantiere per lavori all’acquedotto Cristina Golinucci sparì 32 anni fa da un convento di Cesena: la mamma vuole ritrovarla “CERCATE ANCORA CRISTINA”: I SUOI RESTI SONO IN FONDO A UN POZZO? “Anche se il giudice disporrà nuovamente l’archiviazione del procedimento sulla scomparsa di mia "glia, io e i miei legali andremo avanti per scoprire la verità. Non si può negare la verità a una mamma”. Parla così Marisa Degli Angeli, la madre di Cristina Golinucci, 21 anni, sparita il primo settembre del 1992 da Cesena. Di recente la famiglia si era opposta alla richiesta di archiviazione e aveva o#enuto una proroga delle indagini. Ebbene, i tre mesi di proroga sono scaduti. A questo punto, in assenza di nuovi elementi, l’inchiesta potrebbe chiudersi de"nitivamente oppure si potrebbe decidere per una ulteriore proroga. La Procura in questi mesi ha continuato a di Angela Corica Cesena indagare per omicidio. Sono stati svolti numerosi accertamenti e gli inquirenti hanno fa#o nuovi sopralluoghi nel convento dei Frati Cappuccini, da dove la giovane sparì dopo aver parcheggiato la sua auto. Aveva appuntamento con il suo padre spirituale, Lino Ruscelli. Continua mamma Marisa: «Continuerò a lo#are. Voglio la verità su Cristina, andrò avanti "nché avrò vita. Mia "glia era una ragazza solare e allegra, aveva tanti interessi e tanti amici. Desidero trovare almeno le sue ossa per me#erle accanto a quelle di suo padre». Mamma Marisa lo#a come una guerriera da decenni ormai. È anche a lei che si deve la nascita dell’associazione Penelope. All’epoca della sparizione di sua "glia, infa#i, casi del genere non venivano presi in seria considerazione dalle forze dell’ordine. La prima ipotesi degli inquirenti era sempre quella di un allontanamento volontario. Fu così anche per Cristina Golinucci e si perse tempo prezioso. La sua mamma è convinta che il giorno stesso della scomparsa qualcuno le fece del male e che anche quando le indagini partirono, furono commessi molti errori. Negli ultimi tempi, però, l’inchiesta sembrava essere ripresa con più vigore. Si era ipotizzato anche un collegamento con STAVA ANDANDO A CONFESSARSI LA MAMMA Cesena. Marisa Degli Angeli, 79 anni, la mamma di Cristina: cerca ancora la verità su sua !glia. 32 ANNI DI MISTERO Cesena. In alto, Cristina Golinucci, 21 anni, sparita nel 1992. Parcheggiò l’auto al convento dei frati Cappuccini (sopra): aveva appuntamento con il padre spirituale. L'APPELLO


e avere giustizia la morte di Chiara Bolognesi, 18 anni, trovata cadavere nel !ume Savio il 31 o"obre 1992. Il caso era stato chiuso come suicidio, ma gli investigatori hanno riesumato la salma ipotizzando che anche a Chiara, come a Cristina, qualcuno avesse fa"o del male. Magari un predatore sessuale. Ma non sono stati trovati elementi utili. Secondo mamma Marisa, però, ci sono altre strade, altre possibilità che possono essere approfondite, altri testimoni da ascoltare. Nelle scorse se"imane si era fa"o avanti un ex dipendente di Romagna Acque, di 69 anni. L’uomo frequentava il convento dei Frati Cappuccini. Ha rivelato che in quel periodo erano in corso degli scavi per un pozzo e dei lavori per lo smistamento dell’acquedo"o comunale, praticamente sull’altro lato della via rispe"o a dove Cristina aveva parcheggiato. Il de"aglio è importante: nel 1997 in Procura arrivò un biglie"ino anonimo in cui c’era scri"o: «Cercate nel convento e dove l’Amga e l’Enel hanno scavato, nei pressi della cisterna, tu"o in quel tempo». Forse il corpo di Cristina Golinucci fu nascosto in quel cantiere? La mamma vorrebbe che si continuasse a cercare. © RIPRODUZIONE RISERVATA UN ALTRO CASO Cesena. Chiara Bolognesi, 18 anni, sparì nello stesso periodo di Chiara: si sarebbe suicidata. 45 Scrivete i vostri dubbi legali a: Settimanale GIALLO Cairo Editore, via Rizzoli 8, 20132 Milano Mail: [email protected] Le risposte ai vostri dubbi legali Parola all’avvocato Risponde l’avvocato penalista Lara Pellegrini di Lara Pellegrini COME CALCOLARE LA PENSIONE ONLINE? C ome funziona “Pensami”, il simulatore dell’Inps che calcola la pensione senza bisogno di registrazione? L.F. Sul sito www.inps.it si trovano i de"agli del simulatore “pensami”. Inserendo pochi dati anagra!ci e relativi alla contribuzione, il simulatore fornisce informazioni sulle pensioni cui è possibile accedere sia nelle singole gestioni previdenziali, sia cumulando tu"a la contribuzione. Si legge nel sito che il simulatore consente anche di scoprire se, avvalendosi di alcuni istituti (risca"o laurea, periodi esteri, maternità), si può anticipare l’accesso alla pensione. SEPARAZIONE: QUANDO SI PUÒ CHIEDERE? U n unico episodio di violenza domestica è “su"ciente” a chiedere la separazione? F.R. Per chiedere la separazione è su$ciente che la convivenza sia divenuta insostenibile, non è necessario dimostrare nulla di più. In materia di addebito della separazione, ossia l’accertamento che la !ne dell’unione sia derivata dalla condo"a di uno dei due coniugi, occorre dimostrare che uno dei due abbia violato uno o più doveri coniugali (fedeltà, convivenza, assistenza e collaborazione). In questo senso la violenza, anche se espressa in un singolo episodio, è stata ritenuta dalla Cassazione una violazione tanto grave da giusti!care l’addebito nei confronti del coniuge. QUANDO C’È REATO DI PEDOPORNOGRAFIA? È vero che la Cassazione ha criminalizzato la detenzione di materiale che dia allo spe#atore l’idea che l’ogge#o della rappresentazione pornogra$ca sia un minorenne? S.F. In poche parole, sì. Nel 2023 la Cassazione era stata chiamata a decidere se la detenzione di fume"i, e quindi opere di fantasia, che rappresentano minorenni in contesti sessualmente espliciti possa costituire il reato di detenzione di materiale pedopornogra!co. L’imputato si era difeso sostenendo che, tra"andosi di opere di fantasia, il reato non poteva essere integrato. La Corte, però, ha a%ermato che non è tanto rilevante che le persone ritra"e siano reali o personaggi di fantasia, ma che la rilevanza penale sta nella rappresentazione di situazioni in cui i minori sono rido"i al rango di ogge"i sessuali. QUANTE MULTE POSSONO DARMI? S e mi scade il ticket del parcheggio, quante multe possono darmi? Antonio B. Secondo la Cassazione, “il periodo di protrazione della violazione, che consente la reiterazione della sanzione, non si riferisce alla sosta autorizzata per il periodo determinato dal pagamento e%e"uato dall’utente o indicato nel disco orario esposto, bensì alla protrazione della sosta oltre la fascia di vigenza giornaliera – o infragiornaliera – della sosta, non del disco orario né della regolamentazione tari%aria selezionata dall’utente”. Quindi per il divieto di sosta permanente può essere elevata una multa ogni 24 ore, nel caso di sosta limitata dal pagamento, la multa è irrogabile al termine di ogni fascia oraria.


scomparsi SOS 46 Paola Strocchio “Èpassato un anno, eppure a oggi ci ritroviamo ancora con un nulla di fatto. Il caso della sua scomparsa non è stato archiviato, le indagini per fortuna sono ancora aperte, ma nonostante questo non abbiamo idea di cosa possa essere successo quel giorno”. A parlare con Giallo è Rocco Micale, vicepresidente per la regione Lazio di Penelope onlus, l’associazione alla quale hanno scelto di appoggiarsi i familiari di Massimo Sapienti, un uomo di 53 anni di cui non si hanno più notizie dal 25 marzo 2023. Quel giorno, in tarda mattinata, l’uomo è salito sulla sua automobile e ha dato un passaggio alla figlia, che vive con la sua ex compagna, per poi salutarla. Nel primo pomeriggio sarebbe dovuto tornare nella sua casa a Cave, in provincia di Roma, dove vive da solo, ma così non è stato. Da allora, soltanto il silenzio. Al momento del suo allontanamento, Massimo indossava una felpa, un paio di jeans e scarpe da ginnastica. HA LASCIATO I CONTANTI A CASA Continua a raccontarci Rocco Micale: «Non è stata ritrovata nemmeno la sua automobile, una Nissan Qashqai nera del 2010, targata DZ587PM. L’abbiamo cercata ovunque, anche con le videocamere stradali, ma è come se fosse stata inghiottita nel nulla. Massimo ha portato con sé i documenti e il cellulare, che ora risulta spento: l’ultima cella telefonica agganciata è quella di Tivoli, sempre in provincia di Roma. I contanti che aveva a disposizione li ha lasciati inspiegabilmente a casa, mentre non risultano movimenti bancari sul suo conto. Anche per questo la preoccupazione è grande: come fa a vivere senza un soldo? Aveva chiuso la sua attività di macelleria, ma pochi giorni dopo la sua scomparsa avrebbe dovuto iniziare un nuovo lavoro come muratore. Anche per questo, dunque, non ci sono ragioni apparenti che potrebbero averlo spinto ad allontanarsi da casa senza dire nulla. Ancora una volta chiediamo a chi dovesse avere informazioni o a chi dovesse incontrarlo e riconoscerlo per strada di mettersi immediatamente in contatto con le forze dell’ordine o con noi. I suoi familiari stanno vivendo in un incubo fatto di sole, terribili incertezze». MASSIMO SAPIENTI Scomparso da: Cave (ROMA), il 25/03/2023 Età: 53 anni Statura: 165 cm Occhi: castani Capelli: castani MASSIMO DOVEVA INIZIARE UN NUOVO LAVORO, MA POI È SPARITO DA ROMA VIVE DA SOLO Cave (Roma). Massimo Sapienti, 53 anni, abita da solo. È scomparso il 25 marzo 2023, dopo aver accompagnato la !glia dalla ex compagna. Non è mai più tornato a casa. A cura di Paolo Ferrari venga su eurekaddl.motorcycles


...e ritrovati VOLETE SEGNALARE LA SCOMPARSA DI QUALCUNO? Scrivete alla redazione di GIALLO Cairo Editore, via Rizzoli 8, 20132 Milano Tel. 02/43313720, oppure 02/43313717 Mail [email protected] RITA TREVISAN Scomparsa da: Baranzate (MILANO), il 04/02/2024 Età: 86 anni Ritrovata il: 02/04/2024 Il ritrovamento: è stato purtroppo ritrovato il corpo senza vita di Rita Trevisan, l’anziana di 86 anni scomparsa il 4 febbraio scorso da Baranzate, in provincia di Milano. Il suo cadavere si trovava in un campo, in un canale ingrossato dalle piogge, a meno di due chilometri da casa sua, nella frazione di Ospiate di Bollate. A notarlo è stato un operaio, mentre si trovava sul retro di una fabbrica. Secondo una prima ipotesi, la donna, vedova, si sarebbe persa nei campi dopo essere andata a trovare una cugina. DIEGO MATRAIA Scomparso da: Borgo a Mozzano (LUCCA), il 30/03/2024 Età: 21 anni Ritrovato il: 05/04/2024 Il ritrovamento: si è conclusa con un grosso sospiro di sollievo la vicenda della scomparsa di Diego Matraia, un giovane volontario del servizio civile allontanatosi il 30 marzo scorso dalla sua casa di Cune, frazione di Borgo a Mozzano, in provincia di Lucca. Il ragazzo era uscito con l’auto del nonno, una Fiat Panda bianca, e da allora nessuno lo aveva più visto né sentito. Fino al 5 aprile, quando Diego è stato rintracciato, in buone condizioni di salute, in una località fuori provincia. GIACOMO SCHIAVO Scomparso da: TORINO, il 18/03/2024 Età: 41 anni Ritrovato il: 04/04/2024 Il ritrovamento: è stato per fortuna ritrovato Giacomo Schiavo, un uomo di 41 anni scomparso il 18 marzo scorso. L’uomo, residente in provincia di Isernia, si sarebbe recato a Torino a trovare i quattro !gli, che vivono con l’ex moglie. Da quel momento, però, non si avevano più sue notizie. In realtà si trovava a Brescia, ospite di una mensa per i poveri. A riconoscerlo è stata una volontaria della struttura, grazie a una foto. Una delle sorelle di Giacomo ha poi confermato la bella notizia del ritrovamento. GAETANO CREA Scomparso da: Marinella di Catona (REGGIO CALABRIA), il 19/06/2023 Età: 48 anni Statura: 160 cm Occhi: verdi Capelli: castani Ultimo avvistamento: Gaetano Crea ha 48 anni e vive a Rosalì, in provincia di Reggio Calabria. Di lui non si hanno più notizie da lunedì 19 giugno 2023, quando è stato visto alla guida della sua macchina all’altezza di Marinella di Catona (Reggio Calabria). Durante le ricerche la sua auto è stata ritrovata vicino a un’abitazione che si affaccia sul mare. Era parcheggiata e chiusa a chiave, ma di Gaetano non c’era nessuna traccia. Il suo cellulare, inoltre, risulta sempre spento. DANIELE INGEGNERI Scomparso da: Bottrighe (ROVIGO), il 01/05/2023 Età: 65 anni Statura: 175 cm Occhi: azzurri Capelli: brizzolati Ultimo avvistamento: è ormai un anno che non si hanno più notizie di Daniele Ingegneri, 65enne di Bottrighe, svanito nel nulla alla !ne di aprile del 2023. L’uomo viveva da solo e i famigliari hanno lanciato l’allarme il primo maggio. È stato cercato per giorni senza sosta !no alla foce del delta del Po. In casa, ha spiegato la sorella, era tutto chiuso e in perfetto ordine, il frigo era vuoto e la macchina in garage, così come la sua amata bici da corsa, con cui faceva lunghe uscite in solitaria. GIANFRANCO BONZI Scomparso da: MILANO, il 23/03/2024 Età: 59 anni Statura: 160 cm Occhi: azzurri Capelli: rasato Ultimo avvistamento: è un mistero la scomparsa di Gianfranco Bonzi, 59 anni, custode di un palazzo nel quartiere Brera a Milano. L’uomo è stato visto l’ultima volta il 23 marzo scorso mentre usciva dal portone della sua abitazione, che coincide con il luogo di lavoro. Con sé aveva solo un trolley. Ha lasciato a casa cellulare, carte di credito e carta d’identità. Le indagini al momento propendono per l’allontanamento volontario. Dietro la scomparsa potrebbe anche esserci un tentativo di raggiro subito dall’uomo.


48 TIR BRUCIA, INTERVENTO DA BRIVIDI NELLA GALLERIA È un miracolo, come testimoniano le foto qui sopra scattate dai vigili del fuoco, che non ci siano stati feriti nell’incidente avvenuto nella galleria Prapontin, sull’autostrada Torino-Bardonecchia-Frejus, tra Susa e Bussoleno. Un tir carico di rotoballe ha preso fuoco nel tunnel, mentre viaggiava in direzione di Torino. La tratta è stata chiusa, consentendo ai vigili del fuoco di Susa di entrare all’interno per domare le !amme. Intanto, una colonna di fumo nero usciva dalla galleria. Il conducente, un cittadino bulgaro, è riuscito a uscire e a mettersi in salvo. È stato trasportato in ambulanza all’ospedale di Susa ma a scopo precauzionale. I vigili del fuoco si dirigono nella galleria... ...ormai invasa dal fumo: un tir è in fiamme. L’autista si è miracolosamente messo in salvo. RIMANGONO BLOCCATI SU UNA ROCCIA A PICCO SUL MARE, SALVATI DALL’ELICOTTERO Le foto qui sotto raccontano un difficile salvataggio avvenuto a Capo Noli, sulla costa del Savonese, a opera dei vigili del fuoco. Due escursionisti erano rimasti bloccati su una parete a strapiombo sul mare durante un’arrampicata e avevano allertato i soccorsi. Immediato l’intervento dei mezzi di soccorso che, grazie all’elicottero, hanno raggiunto i due fermi su una roccia. I vigili del fuoco si sono calati !no a raggiungerli con un verricello e li hanno portati in salvo. RISSA DA FAR WEST: “IL RISO ERA CATTIVO” I l risotto servito era cattivo e il conto eccessivo. Per questa ragione in un ristorante a Campolongo Maggiore (Venezia) è scoppiata una rissa da Far West tra due clienti insoddisfatti e i titolari del locale: sono volati pugni, calci, tavoli e piatti. È stata distrutta anche una porta a vetri e il proprietario avrebbe addirittura rotto un vaso in testa a un cliente. Sul posto sono intervenuti i carabinieri. IL SECONDO UOMO PIÙ RICCO D’ITALIA HA 25 MILIARDI DI EURO, MA CHI LO CONOSCE? Andrea Pignataro (nel tondo) è entrato a sorpresa nella classifica degli uomini più ricchi d’Italia e del mondo stilata da “Forbes”: è dopo Giovanni Ferrero, re del cioccolato, e davanti allo stilista Giorgio Armani. Ma chi è? Perché l’imprenditore è davvero riservato ed era !nora sconosciuto ai più. Base a Londra, residenza in Svizzera, domicilio a Milano, liceo e laurea in Economia a Bologna. Ha un patrimonio da capogiro: 25 miliardi di euro. Incredibile ma vero!


MIRACOLO IN INDIA: BIMBO DI 2 ANNI CADE IN UN POZZO, ESTRATTO VIVO DOPO 17 ORE Le immagini qui sotto raccontano la gioia dei soccorritori indiani che hanno salvato un bimbo di 2 anni caduto in un pozzo dopo ben 17 ore di duro lavoro. Satwik Mujagonda era rimasto intrappolato a sei metri di profondità e si temeva che quel buco, nel villaggio di Lachchana, in Karnataka, potesse diventare la sua tomba. Invece, il miracolo si è compiuto. Le autorità hanno spiegato che per rendere possibile il recupero è stato scavato un pozzo parallelo. Successivamente, è stato realizzato un foro orizzontale per raggiungere il bambino. Le sue condizioni, nel frattempo, erano monitorate da una videocamera calata all’interno. La foto qui a sinistra è stata scattata sull’Etna, protagonista di un suggestivo spettacolo naturale nei cieli siciliani sopra Catania. Il vulcano siciliano è tornato a eruttare, ma questa volta non lava bensì degli incredibili anelli di fumo. Si tratta di un fenomeno dovuto all’apertura di una bocca del Cratere Sud-Est, che ha sprigionato il gas caldo nella peculiare forma di cerchio di fumo, a causa dell’attrito con le pareti strette e dell’esplosione del gas stesso durante la risalita dalla camera magmatica !no all’uscita. L’ETNA ERUTTA SUGGESTIVI ANELLI DI FUMO: CHE SPETTACOLO! L’ITALIA IN ANSIA PER LA FAMOSA CONDUTTRICE SIMONA VENTURA VA IN ONDA CON LA FACCIA SEMIPARALIZZATA: “IO NON MOLLO MAI” UN NERVO SI È INFIAMMATO Roma. Simona Ventura, 59 anni, con il compagno Giovanni Terzi, 60. La conduttrice ha avuto un’in!ammazione a un nervo cranico facciale (sopra), niente di particolarmente grave. Si sta curando con cortisone e anti virali. “Sono ogni giorno che passa più onorato di essere il tuo fidanzato. Ti amo”. A scrivere sui social questa dolce dedica è stato Giovanni Terzi alla sua Simona Ventura, andata in onda nella trasmissione “Citofonare Rai2” con metà del viso bloccato. Il guaio di salute della famosissima presentatrice non poteva passare inosservato e milioni di telespettatori si sono chiesti che cosa le stesse accadendo. Così la stessa Ventura ha tranquillizzato tutti spiegando che non si trattava di niente di grave. Ha scritto sui social: «Mi sono svegliata con la parte sinistra bloccata. Ero a Roma con Giovanni e mi sono spaventata, ma i medici mi hanno tranquillizzata». Si è trattato di una paralisi del settimo nervo cranico facciale. Simona Ventura è andata in onda lo stesso: «Non è nulla di neurologico, ci vuole solo tempo e una cura a base di cortisone». La presentatrice ha poi deciso di prendersi una pausa dalla Tv per guarire completamente. Ma tornerà presto!


50 Dennis Rader, noto come lo “strangolatore BTK”, tra il 1974 e il 1991 uccise negli Stati Uniti almeno 10 persone, tra cui donne e bambini. Oggi ha 79 anni e sta scontando dieci ergastoli Come agiscono i più spietati assassini seriali, che cosa scatena la loro furia? DI GIORNO ANDAVA IN CHIESA, DI NOTTE LEGAVA, TORTURAVA E AMMAZZAVA LE SUE VITTIME I SERIAL KILLER “Lega, tortura e uccidi”, così il serial killer americano Dennis Rader aveva sintetizzato in tre parole il suo modo di agire. E infa!i veniva chiamato anche dalla stampa il “BTK killer”, riprendendo proprio le iniziali di queste tre parole in inglese (bind, torture and kill). DA RAGAZZO UCCIDEVA IN SEGRETO CANI E GATTI La vita di Dennis Rader sembra normale: si laurea, si sposa, diventa padre di due "gli e lavora. Installa antifurti e per questo sa disa!ivarli e introdursi nelle case delle vi!ime di nascosto. È il periodo in cui a Wichita, nel Kansas, dove abita, la gente è sempre più preoccupata per gli omicidi nella zona. Poi Rader lavora in Comune e censisce la popolazione. Questa a!ività gli consente di controllare chi gli sta a!orno e di avere l’indirizzo privato di tu!i. Ma è anche un fervente luterano, a!ivo in chiesa. Insomma, a de!a di tu!i è una brava persona. Eppure Dennis Rader, già da ragazzino, aveva un lato oscuro: appariva timido e studioso, ma subiva già un fascino morboso per la violenza. Nel tempo libero uccideva cani e ga!i in segreto, lavorava anche come accalappiacani. Inoltre da adulto Rader si sforzava di risultare “cortese ed educato”. La scia di morte inizia nel 1974, quando Rader ha quasi 30 anni. Ha una moglie, Paula, e due "gli piccoli, Kerri e Brian. Un giorno vede Julie Otero, di Cristina Brondoni Wichita (Stati Uniti) 30 anni, madre di cinque "gli sposata con il quarantenne Joseph. La conosce a scuola, mentre accompagna i bambini, e ne è folgorato e ossessionato. Studia le sue mosse per mesi, prima di agire. Il 15 gennaio si presenta sul retro della casa Otero. Uno dei due bambini, Joey, nove anni, ha appena fa!o uscire il cane e la porta è aperta. Così Rader ne appro- "!a per entrare. In casa, oltre al bimbo, ci sono anche Julie, il marito e un’altra "glia, Josie, undici anni. Rader dice loro di essere un ricercato, li minaccia con una pistola, li lega e poi li uccide uno a uno. So$oca il «UN UOMO PER BENE» Wichita (Stati Uniti). A detta di tutti Dennis Rader, oggi 79 anni, era «un uomo per bene». Volontario in chiesa, elegante, censiva la popolazione e per questo aveva l’indirizzo delle vittime.


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