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La_tradizione_e_il_testo_del_carme_Ytali

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Published by goroiamanuci, 2023-07-11 05:13:16

La_tradizione_e_il_testo_del_carme_Ytali

La_tradizione_e_il_testo_del_carme_Ytali

IL CARME YTALIE IAM CERTUS HONOS  197 Usuali invece le formule del tipo fronde coron. ad esempio di Verg. Aen. IV 506. 198 Ovviamente Augusta: l’ara fu consacrata nel Campo Marzio il 30 gennaio del 9 a.C. ed è qui ricordata. 199 Già segnalato da G. VELLI, Carmina…, cit., p. 477, senza apprezzamenti sulla consistenza di tale presenza. 200 Ed echi dalle Metamorfosi (in part. III 105) in relazione al mito di Cadmo sono presenti nel Buccolicum carmen (VIII 46 e ss.). niscenza. Tuttavia, l’immagine del poeta exul può aver suggerito a Boccaccio il ricordo di Ovidio, esule come Dante e malgré lui: ciò che spiega il parallelo ovidiano laddove di Dante, subito dopo, si dice frondibus ac nullis redimiti (v. 7). Non sarà forse un caso infatti che la iunctura si trovi solo in Fast. I 711 frondibus … redimita197 . La scelta ovidiana di frondibus col participio redimitus è cioè un unicum. Ma il richiamo ovidiano svela di più e meglio la propria significativa presenza e si giustifica come reminiscenza anziché come tessera alla luce del contesto del passo dei Fasti, in cui si descrivono i sacri riti carmentali. Nel contestuale elogio della Pax198 Ovidio propone una celebrazione di se stesso in quanto poeta: ipsum nos carmen deduxit Pacis ad aram. Appare possibile, dunque, che la ripresa ovidiana sia artatamente inserita. Nel carme di Boccaccio la pericope arricchita dalla reminiscenza di Ovidio procede, sempre ai vv. 7s., con un recupero dalle Metamorfosi (III 141 fortunae crimen in illo) 199, recupero che, a nostro avviso, non è solo funzionale al reperimento di un tassello adatto alla struttura metrica e adattabile − al di là del contesto d’origine − al nuovo testo. Piuttosto, parleremmo anche qui di vera e propria reminiscenza. Il verso ovidiano menzionato costituisce una sorta di sententia che conclude la brevissima evocazione della triste vicenda, sviluppata solo in séguito, di Atteone, secondo Ovidio caduto in atroce disgrazia per errore, non per premeditato dolo (vv. 141s.): at si bene quaeras, fortunae crimen in illo, / non scelus invenies: quod enim scelus error habebat? L’interlocutore fittizio di questa breve pericope che annuncia la narrazione della storia di Atteone è Cadmo200, di cui poco prima (v. 132) Ovidio aveva rimarcato la condizione di exul, per quanto felix. Stando al commento di Velli, meno meccanico sarebbe l’atteggiamento di Boccaccio quando si misura con la poesia latina medioevale, soprattutto col maestro Petrarca. E così ai vv. 12-17, là dove si tratteggia la formazione d’oltralpe di Dante, Velli rileva opportunamen-


 LEONARDO FIORENTINI 201 G. VELLI, Carmina…, cit., p. 477. 202 Di per sé vestirier è in Epigr. Bob. 16,1 S. (= L.), ignoto a Boccaccio. 203 Condivisibilmente, Bernardi Perini, G. BOCCACCIO, Buccolicum…, cit., p. 948, ritiene casuale la presenza del conio nel Carmen de resurrectione mortuorum (v. 209) non già a indicare i Fiorentini bensì nel senso di florens gignens. te come la scoperta ripresa di elementi desunti dalla produzione poetica di Petrarca restituisca un’immagine di Dante «in abiti petrarcheschi»201 . Non mancano elementi degni di nota per la loro rarità. È difficile, ad esempio, non notare l’infinito passivo arcaico vestirier, rarissimo nel latino medioevale presente tuttavia in Prud. Psych. 39 (regina Fides … / nunc fortes socios parta pro laude coronat / floribus ardentique iubet vestirier ostro) nella medesima posizione metrica, nonché nella forma convestirier in Trag. adesp. 137 R.3 (ap. Cic. Tusc. I 69, 8)202. Ma è altrettanto difficile capire se la scelta risenta con consapevolezza di Prudenzio, anche se il contesto del passo tardoantico può far dubitare di tutto ciò e orientare piuttosto verso l’idea che Boccaccio abbia confezionato suo Marte un infinito passivo arcaico. Del resto, tra le fonti predilette da Boccaccio si rilevano, com’è noto, autori tardoantichi, eruditi come Macrobio (su cui si veda l’apparatocommento), nelle cui opere ricorrono molte citazioni di autori arcaici. Invece è senz’altro un preziosismo Florigenum del v. 21 (rifatto su illustri precedenti classici come ad esempio Graiugenum di Verg. Aen. VIII 127 nella medesima posizione metrica) e di fatto hapax nella letteratura latina medioevale in quanto presente solo nel Buccolicum carmen dello stesso Boccaccio (IV, 25), sempre al genitivo plurale203 . In definitiva, non si direbbe che la tecnica di Boccaccio sia così banausicamente centonaria come talora si rimarca. Appare evidente, piuttosto, come almeno in questo carme esistano reminiscenze a nostro avviso probabili che, sebbene non vadano nel senso dell’allusività per così dire alessandrina per cui il nuovo testo si arricchisce del testo alluso e a sua volta lo illumina, non possono essere liquidate, tutte insieme, come tessere e prelievi utili alla versificazione. Del resto, risultano ancora poco sfruttate le suggestioni delle lettere che Petrarca scrisse a Boccaccio de imitandi lege, segnatamente Fam. XXII 2 e XXIII 19, da cui si possono ricavare le coordinate precise dell’estetica petrarchesca in materia di allusività, coordinate su cui è facilmente presumibile si sia concentrata l’attenzione di Boccaccio.


IL CARME YTALIE IAM CERTUS HONOS  Una differente valutazione della tecnica compositiva di Boccaccio può portare un contributo anche alla discussione sulla redazione del carme Ytalie iam certus honos: perché le tangenze formali e stilistiche col Buccolicum carmen (cfr. apparato) possono spiegarsi meglio qualora si accetti l’ipotesi dell’unica redazione dell’epistola esametrica e qualora se ne collochi l’invio a Petrarca nel 1359204, dopo il 10 aprile205. Nel soggiorno a Milano durato circa un mese, appunto tra il marzo e l’aprile del 1359 (come si ricava dall’annotazione di Petrarca nel Vat. lat. 2193)206, Boccaccio ebbe modo di lavorare sul Buccolicum carmen di Petrarca e di formare il progetto complessivo del proprio: come accennato sopra, alcune formule ricorrenti e similarità tra l’epistola e le egloghe, una volta ridimensionata l’idea di Boccaccio come poeta centonario alle prese col latino, si spiegano più agevolmente se si immagina una prossimità cronologica tra i due componimenti. Nonostante il comprovato impiego di fonti classiche, come si è visto riusate con una certa consapevolezza, andranno riconosciuti alcuni elementi tipicamente medioevali nel latino di Boccaccio, elementi che però non sono perfettamente circoscritti, perché, come osservava Bernardi Perini nel 1994, non è possibile ancora oggi «appurare con sicurezza gli effettivi confini tra koiné e uso individuale»207 . Sul piano ortografico, per cui sarebbe immetodica qualunque normalizzazione nel Chigiano, segnaliamo, tra gli aspetti più interessanti, cinsere del v. 2, sulla cui tipicità è molto difficile esprimersi208; senz’altro comune anche agli umanisti è l’impiego di ac seguito da vocale (v. 28 ac ordine) 209, sebbene vada rimarcato come Petrarca si sia 204 Cf. supra Tonello, p. 34. 205 Cf. Branca in V. BRANCA-P.G. RICCI, Notizie e documenti per la biografia di Boccaccio, [docc. 1-3], in «Studi sul Boccaccio», III, 1965, pp. 5-24: 9. 206 Su cui si veda M. VATTASSO, I codici petrarcheschi della Biblioteca Vaticana, seguono cinque appendici con testi inediti, poco conosciuti o mal pubblicati e due tavole doppie in fototipia, Città del Vaticano, Tipografia poliglotta vaticana, 1908, p. 233. 207 G. BOCCACCIO, Buccolicum…, cit., p. 701. 208 Nell’epistola esametrica di Zanobi da Strada a Boccaccio i codici hanno cinsit al v. 2. 209 18x ac + parola iniziante per o; 8x ac + parola iniziante per a; 1x ac + parola iniziante per e. Più difficili da valutare i casi in cui ci sia la presenza di h-: 2x ac + parola iniziante per he; 2x ac + parola iniziante per ho.


 LEONARDO FIORENTINI 210 Non ho verificato tutte le occorrenze prosastiche. 211 Cf. F. DI BENEDETTO, Considerazioni sullo Zibaldone Laurenziano del Boccaccio e restauro della prima redazione del “Faunus”, in «Italia Medioevale e Umanistica», XIV, 1971, pp. 91-129: 119 n. 4. 212 Cf. Egl. XII 10 (quamquam… dicarit) e V. ZACCARIA, Appunti…, cit., p. 242. 213 Forse sulla base di re#or del v. 4. A partire dagli interventi di Beccadelli, si trova putas in talune edizioni settecentesche. 214 G. BOCCACCIO, Buccolicum…, cit., pp. 700-703. sempre attenuto, almeno in poesia210, alla norma per cui ac è seguito da consonante. Sul piano morfologico-sintattico, è da notare, come di norma in Boccaccio (cfr. e.g. Egl. VI 60, XI 67s., 70s.), il possibile scambio tra il comparativo prior e il superlativo primus211, qui al v. 24. Al di là delle formule di passaggio reliquum (v. 8) o insuper et (v. 23), che sono diffuse nel latino medioevale, risulta quanto mai difficoltoso capire se l’impiego di quamquam col congiuntivo (v. 35)212 sia una consapevole scelta che contravviene all’uso classico o, per così dire, un casuale ‘errore’, un medievalismo. Sulla generale facies metrica non vi sono particolarità eclatanti da rilevare, in quanto la prosodia è essenzialmente corretta rispetto agli antecedenti classici, se si escludono casi come re#ris213 (v. 24) o comproba#(v. 38). Per lo iato in corrispondenza di cesura al v. 20, si veda quanto argomentato supra § 2. Là dove si attestano due possibili scansioni, Boccaccio sceglie sulla base della convenienza compositiva, ciò che spiega il pirrichio tibı# (v. 5), diffusissimo nella poesia esametrica classica, anziché il giambico tibı@più raro (ma cfr. e.g. Verg. Georg. I 343) e qui presente al v. 39. Sul piano della tecnica versificatoria, insomma, appare del tutto condivisibile quanto afferma Bernardi Perini, allorché osservava che, malgrado la sostanziale correttezza degli esametri, la loro classicità «è largamente velleitaria»214. Ad esempio la dispositio verborum sul piano ritmico risente talora del volgare e si appoggia a ripetizioni, come si ricava dal confronto tra il primo e il secondo verso. Il testo che presentiamo qui è, ovviamente, il Chigiano in quanto autografo. Pertanto non vi sono normalizzazioni sulla base dell’ortografia e, men che mai, della morfologia o della sintassi latine classiche. Talora invece abbiamo inserito segni di punteggiatura che aiutino a chiarire la lettura. L’apparato si articola in due mantisse: la prima è dedicata alle varianti, tra cui non compaiono, di norma, quelle ortografiche, a parte qualche caso utile per lo studio dell’ortografia di


Boccaccio a confronto con altre opere autografe del Certaldese; la seconda, più discorsiva, costituisce una sorta di embrionale commento e va intesa sia come illustrazione dei debiti contratti da Boccaccio con la tradizione latina classica e con quella medioevale, anche volgare, nonché come un regesto di formule peculiari. In tutte le rubriche che intendono raccogliere i loci similes di un componimento poetico, gli esempi potrebbero moltiplicarsi grazie ai moderni lessici, concordanze e indici, cartacei e no. Ci siamo limitati pertanto a quei riferimenti che a nostro avviso possono considerarsi sicuri o probabili omaggi e reminiscenze, col fine da un lato di mettere in luce gli elementi utili a comprendere la complessa fattura del carme, e dall’altro con lo scopo di evitare elenchi catastali che potrebbero risultare infine fuorvianti. I codici impiegati per l’apparato sono solo quelli principali e più rilevanti per la storia della tradizione del carme. Le sigle che si trovano in apparato per i codici e per le famiglie sono segnalate già nelle sezioni curate da Sandro Bertelli ed Elisabetta Tonello, cui rimandiamo. IL CARME YTALIE IAM CERTUS HONOS 


 LEONARDO FIORENTINI Illustri viro Francisco Petrarce laureato Ytalie iam certus honos, cui tempora lauro Romulei cinsere duces, hoc suscipe gratum Dantis opus doctis, vulgo mirabile, nullis ante, reor, simili compactum carmine seclis; 1 Per l’attacco si veda Bocc. Carm. IX 1 (su Petrarca) Ytalie sublimis honor, v. 39 Ytalie renovatus honor Museque Latine, nonché Id. Egl. IX 81 Smirneus pastor, venetusque et grandis etruscus (cioè Omero, Virgilio, Petrarca su cui Bernardi Perini, Buccolicum…, cit., p. 991), cfr. Id. Carm. VII 1s. vatum / iam decus et patrie fulgor (per Zanobi da Strada), nonché, per la iunctura, Mogg. Carm. 19a,90s. omnis / Italie sublime decus; l’impiego di honor al posto di decus è piuttosto usuale nel Medioevo. Per la grafia Ytalia cfr. Zaccaria, Appunti…, cit., p. 233 | 1s. Per modi simili di segnalare l’incoronazione si veda Bocc. Egl. VII 69 Iusserit ut lauro tua cingas tempora sacra (su cui G. Velli, A proposito di una recente edizione del Buccolicum Carmen del Boccaccio, in «Modern Languages Notes», CV, 1990, pp. 33-49: 40), IX 89, sulla laurea di Petrarca cfr. e.g. Bocc. Carm. II 27s. Mopso relinquamus, cui frontem nectere lauro / vidimus | per la formula cfr. Verg. Aen. V 539 cingit viridanti tempora lauro, Drac. Romul. VI 7 tempora iam lauro vel myrto cingite frontes (v.l. fronde), VII 8 laurea serta comis religans et tempora myrto; per le piante impiegate nell’incoronazione si veda quanto prescritto in Serv. ad. Verg. Ecl. VIII 12s. victores imperatores lauro, hedera coronantur poetae; da segnalare anche Muss. Ep. I 15 nonché IV 19 et 29, e lo stesso Petr. ap. Coll. laur. (Chart. B 1047 su cui M. Feo, La prima corrispondenza poetica fra Rinaldo da Villafranca e Francesco Petrarca, in «Quaderni petrarcheschi» IV, 1987, pp. 1-29: 20-25) nunc tamen et lauri / mirtusque hedereque silentur || 2 Romulei duces si trova in Petr. Ep. metr. III 9,25 Romuleos dum dura duces fortuna premebat (a Zanobi da Strada), ma cfr. anche Stat. Silv. V 1,87 (in incipit e Sil. It. Pun. 17,526) | l’impiego di suscipe in relazione a un’opera letteraria (per cui cfr. anche v. 38) è ben presente in Petr. Ep. metr. III 17,39s. (a Boccaccio stesso: voti compos breve suscipe carmen / et fesse lege signa manus) e, su un piano diverso, in Ep. metr. I 7a,1 (suscipe funereum, genetrix sanctissima, cantum) | si veda Giovanni del Virgilio ap. Bocc. Trattatello § 91 (su Dante) gloria musarum, vulgo gratissimus auctor || 3 Ps.-Petr. Carm. 8,2 (su Dante) hic Tuscae gloria gentis || 4 Cf. Hor. Carm. III 1,1-4 odi profanum volgus et arceo / favete linguis: carmina non prius / audita Musarum sacerdos / … canto || Inscriptio Illustri viro Domino Francisco Petrarce Laureato, Joannes Boccatius, certaldi S.D. Magl.VI.30, Francisco Petrarce poete unico atque illustri vs, super Dantis opere add. S 2 cinsere Chig, Pal. 561, dur : cinxere vs, Magl. VI 30, Magl. VII 1040 || 3 doctis Chig, vs, fd, bm : datis fm, deest ap. Dur. 16 || 4 reor] reo Magl. VI 30 | carmine] carminem Magl. VI 30 | seclis] sedis dur ||


nec tibi sit durum versus vidisse poete 5 exulis et patrio tantum sermone sonoros frondibus ac nullis redimiti. Crimen inique fortune exilium; reliquum voluisse futuris quid metrum vulgare queat monstrare modernum causa fuit vati: non, quod persepe frementes 10 invidia dixere truces, quod nescius olim egerit hoc auctor. Novisti forsan et ipse: traxerit hunc iuvenem studiis per celsa nivosi Cirreos mediosque sinus tacitosque recessus nature celique vias terreque marisque 15 aonios fontes, Parnasi culmen et antra, Iulia Pariseos dudum serusque Britannus. IL CARME YTALIE IAM CERTUS HONOS  5s. Si può ricordare Petr. Ep. metr. II 11,25s. parce poetis / exulibus iam parce tuis || 6 Cf. Hor. Ars 57 sermonem patrium, Petr. Egl. X 336 nil patrii sermonis habens | Petr. Fam. XXIII 19,9 itaque sepe illi carmen excidit non sonorum modo | 7 Reminiscenza di Ov. Fast. I 711 frondibus … redimita | reminiscenza di Ov. Met. III 141 fortunae crimen in illo || 10 Per frementes cfr. Petr. Ep. metr. II 10,54 (quo iure fremunt?) e 148 (tela fremens Elicone rapsi) || 11 Cf. Stat. Th. II 300s. trucem … invidiam || 13 Cf. Verg. Georg. III 291 sed me Parnasi deserta per ardua dulcis / raptat amor; iuvat ire iugis, qua nulla priorum / Castaliam molli devertitur orbita clivo, passo da cui notoriamente muove la Collatio laureationis di Petrarca, nonché Ep. metr. I 3,1 || 14 Cirreos è genitivo greco (vd. Di Benedetto, Considerazioni…, cit., p. 123 n. 3), forma inattestata nella poesia latina classica. Da sottolineare come normalmente i nomi propri greci in Boccaccio siano totalmente eslege sul piano prosodico. Cirra è l’altra cima del Parnaso oltre a Nisa, per cui cfr. anche Bocc. Vita Petr. § 31, Petr. Ep. metr. II 11,3 | cfr. Stat. Silv. I 2,217 tacito natura recessu || 16 Per gli Aonios fontes cfr. Ov. Pont. IV 2,47, Drac. Rom. VIII 14 || 17 Bocc. Carm. IX 110 Inclita Pariseos optatam pluribus annis, nonché Geneal. XV 6 (a proposito di Dante) et, ut adhuc Iulia fatetur Parisius, in eadem sepissime etc. segnalato da Velli, Carmina…, cit., p. 477, e vd. anche Petr. Ep. metr. II 10, 30s. concivis meus egregius, quem Iulia nostro / tempore Pariseos, Id. Sen. X 2 ubi est enim illa Pariseos. Per questo non c’è ragione di legare in enjambement ad antra il successivo Iulia. Per il senso attribuito qui a dudum cfr. OLD s.v. nr. 3: si può forse tener presente Bocc. Egl. VII 66, ma soprattutto e di nuovo il passo citato delle Genealogie (ut adhuc Iulia fatetur Parisius) oltre che a quello di Petrarca dalle Metriche citato sopra | in relazione ai Britanni intendo la iunctura nel sen5 nec] ne Magl. VI 30 | vidisse] dixisse Dur. 16 sed vid super lineam habet || 7 crimen] carmen Magl. VI 30 || 9 metrum ch : metris vs || 10 quod] quid Pal. 323 || 12 auctor ch : autor vs || 13 nivosi in marg. ap. Magl. VI 30 || 14 cirreos Chig, fm : Cyrreos ceteri || 15 celique vias terreque ch : celique vias celique vs, sed Vat terreque in marg. habet || 17 Pariseos] Parisea Magl. VI 30 | serusque] serasque fm ||


Hinc illi egregium sacro moderamine virtus theologi vatisque dedit, simul atque sophye agnomen, factusque fere est gloria gentis 20 altera Florigenum; meritis tamen improba lauris mors properata nimis vetuit vincire capillos.  LEONARDO FIORENTINI so tradizionale, come dire che i Britanni vivono lontani e separati dal resto del mondo civile, classicamente: Catul. 11,11s. (su cui D. McKie, The horrible and ultimate Britans: Catullus 11,11, in «Proceedings of Cambridge Philological Society», n.s XXX, 1984, 74-78), Id. 29,4, Hor. Carm. I 35,29s., Claud. Ruf. II 149, ma soprattutto cfr. Verg. Ecl. I 66 et penitus toto divisos orbe Britannos, da cui ha tratto Bocc. Egl. XI 217 serosque Britannos, nonché Id. Cas. vir. ill. (a Mainardo Cavalcanti 9 Z.) inde Hyspani, semibarbari et efferati homines, affuere post et serus Britannus, elatus novis successibus. Sulla base dei citati passi riteniamo insomma che serusque Britannus vada considerato come extremus Britannus, secondo quanto si legge nella ‘versione Beccadelli’ con una glossa intrusiva. Velli, Carmina…, cit., p. 431 interpreta invece come «tardo» e rimanda a Carm. IX 155 studiis tardusque Britannus; tuttavia, a parte il citato carme, altrove Boccaccio intende nel senso tradizionale (in quanto classico) di «lontano», «remoto», ed è forse per questo che in Carm. IX 155, volendo esprimere un diverso concetto, impiega tardus || 18 Per moderamine sacro cfr. Anth. Lat. 25 Z. ars laudanda nimis, cuius moderamine sacro / unum ex diversis vox digitique canunt (dei poeti antichissimi Anfione e Orfeo) || 19s. Su Dante teologo cfr. Bocc. Geneal. XV 6 (phylosophicis atque theologicis doctrinis imbutus) e in generale sui poetiteologi 8 (eosque primos fuisse theologizantes testatur Aristotiles); vd. anche Giovanni del Virgilio ap. Bocc. Trattatello § 191 (vv. 1s.) Theologus Dantes nullius dogmatis expers / quod foveat claro phylosophia sinu, ripreso nella parte in volgare (§ 63) come segnalato da Velli, Carmina…, cit., p. 478 (sul problema almeno R. Hollander, Dantes “Theologus-poeta”, in «Dantes Studies» CXVIII, 2000, pp. 261-302) | per il significato attribuito qui a vatis da Boccaccio cfr. Id. Ep. VII 8 (a Petrarca) ut non immerito sacer ille Emnius ausus sit … sanctos appellare poetas, quod et vates, a vi mentis, vd. anche Serv. in Verg. Aen. III 443 vates a vi mentis appellatos Varro auctor est, nonché la nota marginale conservata nello Zibaldone Laurenziano in relazione a Dante, Egl. I 31 (f. 66v) vates dicitur a vi mentis | 20s. Si tratta di Claudiano, cfr. supra § 2; per il neoconio Florigenum cfr. Bocc. Egl. IV 25 modellato su Graiugenum di Verg. Aen. VIII 127. Per il tema della gloria poetica cfr. Egl. I 93s. est reditura dies qua dicas, non tibi primus / pastorum silvis sit (R) ma in L si legge est — dicas nemo secundum / pastorum tibi sit || 22 Per le ragioni, differenti nelle varie opere di Boccaccio (cfr. e.g. Geneal. XV 6), della mancata laurea poetica di Dante cfr. A. Rossi, Dante, Boccaccio e la laurea poetica, in «Paragone», XIII, 1962, pp. 3-41 | per il nesso lauro (-is) vincire capillos (vel sim. quid) cfr. Egl. III 19, VIII 53, IX 27 || 18 sacro ch: sacre vs sed o legitur apud Vat super lineam ut recte sacro scribatur || 20 est gloria ch : est par gloria vs || 21 altera Florigenum ch : inque datura fuit vs | meritis tamen] meritas quas vs, mentis tamen Magl. VI.30 | lauris Chig, fm : lauros vs, laurus dur (lauros Barb) || 22 vetuit] venit Pal. 561 ||


Insuper et nudas coram quas ire Camenas forte reris primo intuito, si claustra Plutonis mente quidem reseres tota, montemque superbum 25 atque Iovis solium, sacris vestirier umbris, sublimes sensus, cernes, et vertice Nyse plectra movere Dei Musas ac ordine miro IL CARME YTALIE IAM CERTUS HONOS  23 Camena, come era da attendersi, è più raro di Musa anche in Boccaccio: appare 6x nella produzione poetica latina, di cui solo 2x nel Buccolicum Carmen, e, secondo l’uso classico, in ultima posizione || 24 Ci si aspetterebbe priore intuito, ma per gli scambi tra superlativo e comparativo cfr. e.g. Egl. XI 71; intuitus è attestato solo qui nella poesia latina di Boccaccio e non può considerarsi ripreso da una fonte classica, perché assente nei poeti latini augustei e comunque generalmente piuttosto raro || 26 L’altra cima del Parnaso insieme a Cirra, cfr. Egl. III 76 Nyse … summa, XII 176 celsum … Nyse, Carm. IX 119s. Nyse / culmina, cfr. anche Verg. Aen. VI 805 || 26s. Nel trattare il sistema allegorico dantesco, come è stato felicemente rilevato da Velli (Carmina…, cit., p. 479), Boccaccio reimpiega Macrobio Somn. I 3,17, ricordato anche in Geneal. I 3: sic ut reliqua hominum studia sinam, poeta delectatus est tegere fabulis veritatem, cuius delectionis Macrobius super Somnio Scipionis scribens satis apte causam videtur ostendere dum dicit: de diis autem dixi ceteris, et de anima non frustra se, nec ut oblectent ad fabulosa convertunt, sed quia sciunt inimicam esse nature apertam undique expositionem sui, que sicut vulgaribus hominum sensibus intellectum sui vario rerum tegmine operimento subtraxit, ita a prudentibus arcana sua voluit per fabulosa tractari. Sic ipsa misteria fabularum cuniculis operiuntur, ne vel hoc adeptis nudam rerum talium natura se prebeat, sed summatibus tantum viris sapientia interprete, veri archani consciis contenti sunt reliqui. Si tratta della necessità per i poeti di comunicare contenuti filosofici sotto forme differenti (cfr. del resto Dante, Conv. II 1). Velli contesta alla chiarezza del passo, al di là delle torsioni sintattiche, il fatto che la «veste esterna […] non dovrebbe essere chiamata sacra […] ma bella o leggiadra» (Velli, Carmina…, cit., p. 479), il che è perfettamente condivisibile, ma si potrebbe perlomeno segnalare che in Bocc. Egl. VIII 96, il significato dell’aggettivo sacer non sarà propriamente «sacro», come normalmente e anche nel nostro carme al v. 18, bensì «incantatore»; inoltre, non è da scartare l’ipotesi dell’ipallage || 28 Ritengo Dei genitivo di Musas e non di plectra, come generalmente inteso (cfr. da ultimo Velli, Carmina…, cit., p. 431: «le Muse muovono il plettro di Dio»), sulla base sia del senso che della posizione: a dimostrazione di ciò si può richiamare Bocc. Egl. VIII 100s. silvasque movere / castalias et plectra dei sacrasque sorores. Lì il nesso movere plectra dei è possibile perché le Muse non sono soggetto, sicché la vicinanza al nostro passo è solo formale || 28s. Per il tema di una poesia di carattere universale cfr. Bocc. Egl. XI 61-72, pericope che si conclude mediante un richiamo all’Orfeo dell’Eneide (Aen. VI 646s. obloquitur numeris septem discrimina uocum, / iamque eadem digitis, iam pec23 coram] curam Dur. 16 | ire ch, Vat : ille S || 25 montemque ch, Vat : mentemque S || 28 movere] movera Pal. 561 ||


cuncta trahi; dicesque libens: “Erit alter ab illo quem laudas meritoque colis, per secula, Dantes, 30 quem genuit grandis vatum Florentia mater atque veretur ovans; nomen celebrisque per urbes ingentes fert grande suum duce nomine nati”. Nunc, oro, mi care nimis spesque unica nostrum, ingenio quanquam valeas celosque penetres, 35 nec Latium solum fama sed sydera pulses,  LEONARDO FIORENTINI tine pulsat eburno), però con una variatio (dallo strumento a corde allo strumento a fiato). Nel passo del carme in esame si tratterà probabilmente della musica delle sfere e dell’immagine di Dio come musicista, per cui cfr. Dante, Par. XV 1-6: Benigna volontade in che si liqua / sempre l’amor che drittamente spira, / come cupidità fa ne la iniqua, / silenzio puose a quella dolce lira, / e fece quietar le sante corde / che la destra del cielo allenta e tira. Il tema è notoriamente antichissimo, ma il passo del Buccolicum carmen col suo scoperto ascendente virgiliano lascia supporre che l’immagine della musica delle sfere arrivi a Boccaccio da Macrobio nella sostanza, ma nella forma da Virgilio. Nell’interpretazione del Somnium Scipionis (presente in filigrana anche sopra, ai vv. 26s.), Macrobio, a proposito del ciceroniano septem … distinctos intervallis sonos, aveva osservato (II 4,8s.) come due degli otto pianeti sonori, Mercurio e Venere, avessero la medesima intonazione || 29 Velli, Boccaccio…, cit., p. 479 rimanda (sulla scia di E.G. Parodi, Rec., in «Giornale Dantesco», X, 1902, pp. 51- 63: 60) a Giovanni del Virgilio «che in III 33 parla di Dante come di un altro Virgilio (A, divine Senex, a sic eris alter ab illo), il che è possibile, ma si dovrà segnalare come prima reminiscenza più probabilmente Virgilio stesso (Ecl. V 45-49), che, puntualmente richiamato qui, avrà ricordato a Boccaccio il passo di Giovanni del Virgilio. Così dunque Virgilio bucolico: tale tuum carmen nobis , divine poeta, / quale sopor fessis in gramine, quale per aestum / dulcis aquae saliente sitim restinguere rivo. / Nec calamis solum aequiparas, sed voce magistrum: / fortunate puer, tu nunc eris alter ab illo.E proprio il passo delle Bucoliche virgiliane prosegue con una dichiarazione che avvicina di molto, nel senso, quello che si legge nel passo del carme laudatorio composto da Boccaccio (vv. 50-52): nos tamen haec quocumque modo tibi nostra vicissim / dicemus, Daphninque tuum tollemus ad astra; / Daphnin ad astra feremus || 31 cfr. supra al v. 19 || 34 cfr. Bocc. Ep. VII 7 (a Petrarca) nos vero tibi, quem nostra presens etas nobis accomodat, etc., e § 12 carissime civis || 35 cfr. Bocc. Ep. VII 8 e 12 || 29 trahi] tibi Magl. VII 1040 || 30 totum versum post v. 33 exhibet S ubi meritosque legitur | secula] secla Vat || 31 grandis vatum ch : vatum grandis vs || 32 urbes] orbes S || 33 fert] fere Magl. VII 1040, ter Magl. VI 30 | suum] fauum vel favum Magl. VI 30 || 34 nunc] hunc Magl. VI 30 | spesque] spes S || 35 penetres] penates Magl. VI 30 || 36 nec Latium] hec Latium Magl. VI.30 | sed sydera] si sidera S ||


concivem doctumque satis pariterque poetam suscipe, perlege, iunge tuis, cole, comproba: nam si feceris, ipse tibi facies multumque favoris exquires; et, magne, vale, decus Urbis et orbis215 . 40 Iohannes Boccaccius de Certaldo Florentinus LEONARDO FIORENTINI IL CARME YTALIE IAM CERTUS HONOS 40 cfr. Bocc. Ep. VII 8 virum non urbi sue tantum sed orbi, e 22 tu tandem vale decus patrie 215 All’illustre Francesco Petrarca poeta laureato Vanto ormai sicuro dell’Italia, tu, a cui incoronarono d’alloro le tempie i senatori di Roma, ricevi questo lavoro di Dante ai sapienti gradito, dalla gente ammirato, fatto con uno stile, credo, mai visto prima in nessun tempo; e non ti dispiaccia veder i versi dell’esule poeta di nessuna corona cinto risonanti solo della lingua natale. L’esilio fu delitto dell’ingiusto destino; e poi il vate volle mostrare ai posteri che cosa possa fare la moderna poesia in volgare: non perché il poeta per ignoranza, come troppo spesso han detto d’invidia tremanti i nemici, fosse in difetto. E forse tu stesso l’hai saputo: la giulia Parigi ora e persino il lontano Britanno l’attrassero giovane agli studi per le vette del nevoso Cirra, e per i seni e i recessi silenziosi della natura, e le vie del cielo e della terra e del mare, le sorgenti aonie, la cima e le grotte del Parnaso. La virtù con la sua sacra guida gli diede il nome di teologo e di vate e insieme il segno della sapienza; e divenne quasi gloria seconda della gente fiorentina. Ma la morte feroce e prematura vietò di cingere dei meritati allori i capelli. Inoltre vedrai quelle Camene, che probabilmente a un primo approccio credi se ne vadano in giro nude, da significati sublimi rivestirsi di ombre sacre, se saprai schiudere con la mente intera i penetrali di Plutone, il monte altissimo e il trono di Giove, vedrai le Muse di Dio che suonano i plettri, e l’universo tutto mosso in un ordine perfetto; dirai consentendo: «Lui sarà il successore nei secoli, quel Dante che tu elogi e giustamente veneri, che fece Firenze la gran madre di poeti e nel plauso onora; porta alto il suo nome, nota per le grandi città sotto la guida del nome del figlio. E ora ti prego amatissimo, sola speranza per noi, per quanto tu puoi ed entri fin nei cieli con tutta la tua mente e con la fama tocchi non solo l’Italia ma le stelle, accogli il dono, leggilo e rileggilo, aggiungilo ai tuoi, abbine cura, approvalo; perché, se lo farai, anche tu avrai alto merito; addio grande onore della città e del mondo. Giovanni Boccaccio da Certaldo, fiorentino 38 suscipe perlege iunge tuis cole comproba nam si Chig, vs, fm : suscipe iunge tuis cole perlege comproba nam si dur Subscriptio Iohannes Boccaccius de Certaldo Florentinus Chig, Pal. 561 : Iohannes de Certaldo tuus vs


TAVOLE


TRADUZIONE E TESTO DEL CARME YTALIE IAM CERTUS HONOS Fig. 1 - Città del Vaticano, BAV, Vat. lat. 3199 (Vat): f. dv.


TRADUZIONE E TESTO DEL CARME YTALIE IAM CERTUS HONOS Fig. 2 - Città del Vaticano, BAV, Barb. lat. 2082 (Barb): f. 38r (part.). Fig. 3 - Firenze, BNC, Magl. VI.30 (Magl. VI 30): f. 64r (part.).


TRADUZIONE E TESTO DEL CARME YTALIE IAM CERTUS HONOS Fig. 4 - Città del Vaticano, BAV, Chigiano L.V.176 (Chig): f. 34r.


TRADUZIONE E TESTO DEL CARME YTALIE IAM CERTUS HONOS Fig. 5 - Firenze, BML, Strozzi 22 (S): f. 50r.


TRADUZIONE E TESTO DEL CARME YTALIE IAM CERTUS HONOS Fig. 6 - Firenze, BNC, Magl. VII.1040 (Magl. VII 1040): f. 22r (part.). Fig. 7 - Firenze, BNC, Pal. 561 (Pal. 561): f. 51v (part.).


TRADUZIONE E TESTO DEL CARME YTALIE IAM CERTUS HONOS Fig. 8 - Firenze, BNC, Pal. 323 (Pal. 323): f. 270r.


TRADUZIONE E TESTO DEL CARME YTALIE IAM CERTUS HONOS Fig. 9. Genova, Biblioteca Durazzo- Giustiniani, A IV 7 (Dur. 13): f. 267r Fig. 10 - Genova, Biblioteca Durazzo-Giustiniani, A IV 9 (Dur. 16): f. 244r.


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