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Published by goroiamanuci, 2023-07-11 05:12:48

Dante_2001

Dante_2001

CLAUDIO C!OCIOLA DANTE Estratto, da: STORIA DELLA LETTERATURA ITALIANA Diretta da E11rko Malato Volume X LA TRADIZIONE DEI TESTI SALERNO,EDITRICE ROMA


STORIA DELLL4 LETTERATURA ITALIANA Volume I DALLE ORIGINI A DANTE Volume Il !L TRECENTO Volume lll IL QUATTROCENTO Volume IV IL PRIMO CINQUECENTO Volume V LA FINE DEL CINQUECENTO E IL SEICENTO Volume VI . IL SETTECENTO Volume Vll IL PRIMO OTTpCENTO Volume Vlll TRA l:OTTO E IL NOVECENTO Volumè1 IX ,[L NOVECENTO Appendice Volume X LA TRADIZIONE DEI TESTÌ (Coordinatdre: CLAymo CIOcroLA) Volume X! LA CRITICA LETTERARIA DAL DUE AL NOVECENTO {Coordinatore: PAoLo ORVIETo) Volume X!! . LA LETTERATURA ITALIANA FUORI D'ITALIA (Coordinatore: i.ucJANO fORMISANO) . Volume Xlll LA RICERCA BIBLIOGRAFICA. LE !ST!TUZ!ON! CULTURALI (Coordinatore: SAVERIO lliccr) Volume XlV BIBLIOGRAFIA DELLA LETI'ERATURÀ ITALIANA. INDICI Con ili patrocinio· di ENTE CASSA DI RISPARMIO DI RQMA m


CAPITOLO III DANTE di CLAUDIO CIOCIOLA I. LA TRADIZIONE DELLE OPERE DI DANTE r_; eccellenza artistica e culturale dell'opera di Dante ha determinato, nello sviluppo della tradizione, due effetti antitetici e, in qualche modo, contraddittori. Nella cospicua ricchezza della tradizione tre-quattrocentesca di tutte le opere maggiori (ove si eccettui il De vu/gari), addirittura esplosiva nel caso della Commedia, si riflette concretamente l'eco di un successo protratto, benché variato nelle epoche e in relazione alla tipologia e ai contenuti di ciascun testo: successo che ha precocemente stimolato i lettori piu vigili a esercitarsi sugli aspetti propri della lezione, e a sollevare insomma il problema dell' "edizione" di Dante. Basti ricordare, ancora nel Trecento, il ruolo del "dantista" Boccaccio, biografo del poeta nel Trattatello, ma anche autorevole "editore" di un fortunato corpus - al quale il Trattatello era premesso - composto dalla Vita nuova, da una scelta, divenuta canonica, di I5 «canzoni distese>>, e dalla Commedia; e anche filologo attento al recupero di testi latini minori, come le Epistole e le Egloghe. D'altra parte, la stessa ampiezza, talora sterminata, della tradizione e il suo complesso articolarsi, soprattutto nel caso della Commedia (piu di 8oo testimonianze manoscritte) ma anche in quello delle Rime (piu di 500, comprendendo i testimoni di testi attribuiti) - e, su altro ordine di grandezza, anche della Vita nuova, del Convivio e della Monarchia -, hanno di fatto reso improponibile, fino al tardo Ottocento, l'impostazione critica del problema dell'edizione di« tutto Dante >>.1 1. Sulla tradizione delle opere di Dante, resta esemplare e insuperato il saggio di FaLENA, La tradizione {versione tedesca in FaLENA, pp. 420-86): per il quadro generale, vd. partic. la Premessa, pp. 1-8 (vd. anche BoLOGNA, Tradizione, partic. vol. I pp. 157-99 e passim). Solo in parte utile, un primo orientamento bibliogr. (ma non può non citarsi per la sua storica importanza), la Bibliografia dantesca di P. CoLOMB DE BATINES, Prato, Tip. Aldina, 1845-1846 [ma 1848], 2 voll., con A. BACCHI DELLA LEGA, Indice generale [ ... ], Bologna, Romagnoli, 1883, e con le Giunte e correzioni [ ... ],pubblicate [ ... ] dal Dr. G. BIAGI, Firenze, Sansoni, 1888; ma vd. E. RAGNI-E. EsPOSITO, Bibliografia, in ED, vol. [v•] pp. 499-618 (partic. pp. 501-37, Opere diDante; 562-71, Tradizione delle opere), e ora, imprescindibile, la Bibliografia [internazionale] dantesca, che appare a puntate in SD: vol. LX r988, pp. 35-341 [anni 1972-1977]; vol. LXIV 1992-1994 [anni 1978-1984]. Per la tradizione manoscritta della Commedia vd. in sintesi RonnEWrG; per la tradizione a stampa, vd. {benché invecI37


VOL. X · LA TRADIZIONE DEI TESTI Molteplici sono le ragioni d'incertezza nel ricostruire le vicende piu antiche della tradizione. Problematica è ad esempio l'identificazione degli ambienti, dei luoghi e dei tempi d'irradiazione delle opere "non fiorentine": di origine "aretina" fu un tempo ritenuto, ma oggi non piu, l'archetipo del Convivio (testo di tradizione tarda e di segno fiorentino: vd. oltre, par. 3); mentre ha un fulcro certo di espansione settentrionale (con testimoni di estrazione prevalentemente padovana) la sparuta tradizione del De vulgari (vd. oltre, par. 4); bolognesi sono le prime attestazioni in vita delle Rime e della Commedia, per la quale si è d'altronde congetturato un archetipo emiliano-romagnolo (ma vd. oltre, par. 7). Rilevante, d'altra parte, è il precoce ramo veneto della tradizione delle Rime. La varietà delle condizioni di propagazione e ricezione delle opere delinea un quadro di valore emblematico. Opere in volgare e opere in latino si affidano in genere a tradizioni separate, tanto nei manoscritti quanto nelle stampe: ma una forma canonica di "edizione in serie" è quella, di largo successo, stabilita dalla successione Vita nuova-"canzoni distese" nella "forma Boccaccio". La fortuna immediatamente arrisa alla Commedia ha prodotto una tradizione affollatissima: idonea a studi di storia della scrittura, codicologia materiale, storia dell'illustrazione del libro, sociologia della ricezione; oltre che, s'intende, di critica testuale in senso stretto. Vita nuova e Convivio, prosimetri elaborati su Rime preesistenti, offrono l'opportunità d'indagare in parallelo le rispettive tradizioni «organica» e «inorganica>>. La storia della tradizione della Vita nuova, e in parte delle Rime, abilita allo studio di emblematici momenti della "filologia" antica del volgare: le "edizioni" dantesche di Boccaccio; la «Raccolta Aragonese», inaugurata da una sezione dantesca; la « Giuntina di rime antiche» (vd. oltre, par. 2). De vulgari eloquentia e Convivio documentano i percorsi diversi di dne opere inconcluse, circolanti post chlato) G. MAMBELLI, Gli annali delle edizioni dantesche. Contributo ad una bibliografia definitiva, Bologna, Zanichelli, 1931. Informano utilmente sulle caratteristiche di numerosi testimoni, principalmente a stampa, i cataloghi delle numerosissime "raccolte dantesche" (come, a solo titolo di esempio, G. ZANOTTI, La Biblioteca del<< Centro Dantesco 1> in Ravenna. Dai manoscritti alle edizioni del Settecento, Ravenna, Longo, 2001; ma, per un ricco elenco, vd. RA.GNI-ESPOSITO, Bibliogrcifìa, cit., pp. 542-47: Bibliografie e cataloghi). Utile, per le schede su mss. e stampe, è il catalogo Mostra di codici ed edizioni dantesche (20 apr.-31 ott. 1965), Firenze, Sandron, 1965. Fonte d'informazione, anche bibliogr., per i vari aspetti della tradizione dei testi è l'Enciclopedia Dantesca (ED): le voci pertinenti saranno di volta in volta citate (utili "schede" riassuntive sulle singole opere sono anche nei contributi che formano la terza parte del «Volume speciale» dantesco di« Cultura e Scuola», a. IV 1965, fase. 13-14 pp. 675-773).


CAP. III • DANTE mortem e a partire da originali di servizio e di ardua lettura: come documenta il notevole grado di corruttela del prolifico archetipo del Convivio. Nella tradizione della Monarchia, opera politicamente controversa e avversata dalla Chiesa, si apprezza la falcidie abbattutasi sulle generazioni piu alte dei testimoni: ma i tardi superstiti, riflesso di una reviviscenza d'interesse per il trattato in età umanistico-rinascimentale, rivelano spesso di dipendere direttamente da esemplari antichi, fraintesi per ragioni di ordine paleografico; e i due volgarizzamenti quattrocenteschi del trattato (uno dei quali redatto da Marsilio Ficino) costituiscono un istruttivo esempio di tradizione indiretta. Altre operette, come le Epistole o le Egloghe - appartenenti a rivoli peculiari della tradizione -, sono affidate a testimonianze sporadiche; la loro sopravvivenza si deve anzi, in genere, a iniziative individuali: come le trascrizioni da ascrivere a Boccaccio. E, infine, Fiore, Detto d'Amore e Questio; testi a tradizione unica di autenticità lungamente, e vivacemente, discussa, divergono significativamente per le modalità di trasmissione: manoscritta, testualmente assai autorevole e cronologicamente alta (si è parlato di << quasi-autografo»), nel caso del Fiore e del Detto (vd. oltre, par. 8); a stampa, testualmente malcerta e cronologicamente tarda, nel caso della Questio (vd. oltre, par. 6). Di Dante non si conserva alcun autografo (neanche una firma): circostanza che - risultando solo in parte riconducibile alle vicende biografiche dell'esilio, causa probabile, invece, della dispersione della "biblioteca" del poeta - ha senza dubbio influito negativamente sull'accertamento della lezione, e in particolare sull'accertamento della veste linguistica, dei testi.2 È questa, del resto, una causa probabile dell'apparente "omogeneità" della tradizione, indenne, salvo.casi rarissimi nelle Rime (uno, del tutto eccezionale, segnalato dallo stesso Dante: vd. oltre, par. 2), da tracce di rielaborazione "d'autore". Minimi, per quanto significativi, sono del resto i segnali di trascrizione dei testi danteschi prima del 1321: riducendosi alla registrazione, verosimilmente a memoria, di alcuni versi delle Rime e della Commedia nei << Memoriali bolognesi» (vd. oltre, parr. 2 e 7). Della fortuna orale subito arrisa al poema - fortuna presto intrecciatasi, diventandone un significativo para2. È un aneddoto l'attribuzione a Dante delle postille del canzoniere provenzale H (CV BAV Vat. lat. 3207): vd. C. DE Lows, Postille autografe di Dante, in GSLI, vol. rx r887, pp. 238-48 (ma ancora R.E.JoHN, Dantes Autographen, in «Anzeiger der Osterreichischen Akad. der Wissenschaften », Phil.-histor. K.lasse, vol. LXXXVII 1950, pp. 23-32). 139


VOL. X • LA TRADIZIONE DEI TESTI grafo, con la "leggenda di Dante"- si rintraccia del resto l'eco nei due episodi proverbiali, e certo di fantasia, narrati da Sacchetti (Trecentonovelle, cxrv e cxv): è istruttivo, perché addita la "popolarità" diffusa della Commedia, che il fabbro della novella cxrv cantasse <<il Dante come si canta uno cantare», ma anche, proprio in grazia del riscontro faceto, che l'asinaio della novella cxv andasse « drieto agli asini, cantando il libro di Dante >>.3 Gli ambienti della circolazione e della fortuna postuma delle opere, e in specie del poema, sono i piu vari: la diffusione non si circoscrive, come accadrà piu tardi al Decameron, a un ceto. Di questa "universalità" è un riflesso nell'estrazione dei copisti danteschi: notai, letterati (non soltanto Boccaccio: si pensi a un Filippò Villani), borghesi, aristocratici (attivi soprattutto nel Veneto). Costoro si affiancano ai copisti professionali (che operano a volte in serie: si ricordi il caso proverbiale dei "Danti del Cento"): in particolare, quelli al servizio delle facoltose ed esigenti committenze signorili padane, per le quali furono allestiti manufatti di pregio, membranacei e spesso miniati. Ma anche in àmbito ecclesiastico, sia pure con remore di vario colore, i testi danteschi suscitarono la piu viva curiosità: al punto di essere interdetti (nel 1335, ad esempio, il Capitolo provinciale dei Domenicani proibi ai confratelli piu giovani la lettura delle opere volgari). I:organico censimento e la descrizione capillare dei testimoni (tradizioni scrittorie e tipologie librarie, modalità di ornamentazione e d'illustrazione) e l'istituzione di un"'anagrafe" dei copisti (estrazione sociale e professionale, tempi e luoghi di attività) è uno dei compiti piu urgenti della filologia dantesca. Produttiva soprattutto se rivolta alla tradizione, a largo spettro, della Commedia, tale inchiesta comporterà ricadute essenziali nella ricostruzione della storia della cultura scritta nell'Italia del Basso Medioevo e del Rinascimento.• Precocissime furono le prime edizioni a stampa della Commedia, a partire 3· Su questi aspetti della "fortuna", da valutare equamente (e valga il monito di C. DIONISOTTI, Dante nel Quattrocento, in Atti del Congresso Internazionale di studi danteschi, 20-27 apr. 1965, Firenze, Sansoni, 1965, vol. I pp. 333-78, a p. 333), vd. ora E. MALATO, Il mito di Dante dal Tre al Novecento, in AA.VV., <r Per correr miglior acque ... J>. Bilanci e prospettive degli studi danteschi alle soglie del nuovo millennio, Atti del Convegno Internaz. (Verona-Ravenna, 25-29 ott. 1999), Roma, Salerno Editrice, 2001, to. I pp. 3-39, partic. pp. 16-17. 4· Per un progetto in tal senso, vd. F. MAzzoNI, Censimento dei manoscritti delle opere di Dante e di interesse dantesco in Italia e nel mondo, in AA.VV., La Società Dantesca ltalim1a 1888-1g88, Convegno Internaz. (Firenze, 24-26 nov. 1988, Palazzo Vecchio-Palazzo Medici Riccardi-Palagio dell'Arte della Lana), Atti a cura di R. AnARDO, Milano-Napoli, Ricciardi, 1995, pp. 469-74 {e, per lo stato dei lavori in relazione alla Commedia, vd. oltre, par. 7). I40


CAP. III · DANTE dal 147:i; e relativamente presto, nel 1490, sì stampò ìl Convivio. Ma altre opere furono divulgate tipograficamente soltanto pìu tardi, e in due casi fuori d'Italia: nel 1559, a Basilea, la Monarchia (il testo fu all'Indice, del resto, fino al 1881); nel 1577. a Parigi, il De vu/gari (già apparso a Vicenza, in versione italiana, nel 1529); nel 1576, a Firenze, la Vita nuova (ma nel 1527, nel 1 libro della Giuntina di rime antiche, ne erano state stampate le rime: vd. oltre, par. 2). Soltanto nel Settecento avanzato, a Venezia, comparvero le prime edizioni di «tutto Dante>>. Era del resto inevitabile -anche a tacere delle ragioni, di ordine storico e culturale, che avevano offuscato l'interesse per Dante tra Cinque e Settecento - che il problema dell'edizione delle Opere, rinato nel Veneto settecentesco ed erudito, non potesse proporsi, con organica e consapevole sistematicità, se non fuori d'Italia, laddove, come in Germania .e in Inghilterra, l'estensione dei metodi della critica testuale all'àmbito della filologia romanza e delle filologie nazionali maturò prima che da noi. Per quanto le inclinazioni nazionalistiche del dantismo ottocentesco impongano accorte distinzioni, non è d'altra parte un caso se i primi frutti della moderna filologia dantesca italiana siano germogliati nel clima postrisorgimentale della nuova Italia: tale fu ìl ruolo riconosciuto al poeta, nei decenni del processo di unificazione nazionale, di «padre>> della lingua e della letteratura italiana e dunque, anche per l'esemplarità del suo magistero civile (secondo lo schema desanctisiano), dell'identità nazionale.s Le prime edizioni complessive, tutte veneziane, furono l'ed. Pasquali (1739-1741, rist. 1751, 1772, 5 voll.), le edizioni Zatta (1757-1758, 4 voll. in 5 tomi; 1759-1760, 5 voll. in 7 tomi), e l'ed. Gatti (1793, 5 voll.); una piu tarda edizione delle opere complete apparve a Firenze, per l'editore Ciardetti, tra ìl 1830 e il 1841. Si dovrà tuttavia attendere la fine dell'Ottocento per assistere, con l'edizione del« Dante di Oxford>> (18941 ) a cura di Edward Moore (1835-1916), al primo esito ragguardevole della critica del testo applicata all'opera di Dante nel suo complesso.6 Soltanto piu tardi, in occasione del centenario del 1921, s. Per una sintesi illuminante vd. C. DIONISOTTI, Varia fortuna di Dante (1966), in Io., Geografia e storia della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 1967, pp. 205-42· 6. Per Moore dantista vd. da ultimo J. LINDO N, Gli apporti del metodo di Edward Moore nei primi decenni della Società Dantesca Italiana, in La Società Dantesca Italiana 1888-1g88, cit., pp. 37-53 (vd. anche E.R. VINCENT, s. v., in ED, vol. m p. 1025). !:ed. di Tutte le opere di D. ALIGHIERI, nuovamente rivedute nel testo da E. MooRE, Oxford, Stamp. dell'Università, r894 (r8972, 19043), fu ulteriormente aggiornata nel 1924, anche sulla scorta dell'ed. del Centenario, da Paget Toynbee (r8s5-1932: vd. E.R. VINCENT, s. v., in ED, vol. v pp. 674-75). Paget Toynbee rielaborò l'Indice·della prima edizione nel prezioso Dictionary ofProper Names and Notable Matters in the Works ofDante, 141


VOL. X · LA TRADIZIONE DEI TESTI sotto gli auspici della Società Dantesca Italiana - che si era costituita, nel 1888, anche nell'intento di promuovere l'edizione critica delle opere di Dante (e i primi frutti erano maturati nel 1896 con l'edizione Rajna del De vulgari e nel 1907 con l'edizione Barbi della Vita nuova) -, apparve, a cura di un gruppo di studiosi coordinato da Michele Barbi (I86ri94I), l'edizione fiorentina delle Opere di Dante (detta anche «del Centenario»), che fissò la vulgata novecentesca del testo dantesco:" Quel testo, riveduto e arricchito di London-Edinburgh-New York, Frowde, 1898, del quale ripropose nel 1914 un'edizione ridotta, e in parte corretta (Concise Dictionmy [ ... J, Oxford, Clarendon Press; dell'opera maggiore un'edizione riveduta ha curato CH. SINGLETON, ivi, id., 1968). In gran parte al testo di Oxford si rifanno d'altronde le concordanze dei testi danteschi approntate, in àmbito angloamericano, tra Otto e Novecento: strumenti pionieristici, che meritano di essere citati per il durevole ruolo svolto negli studi di filologia dantesca prima dell'avvento delle piti aggiornate tecnologie: E.A. FAY, Concordance to the 'Divine Comedy', Cambridge (Mass.), The Dante Society, 1888 (seguito piti tardi da L.H. SHELnoN, Supplementary Concordance to the Minor Italian JMJrks ofDante, Introd. by K. McKENZIE, Cambridge (Mass.), Harvard Univ. Press, 1936); E.S. SHELDON, Concordanza delle opere italiane in prosa e del 1Canzoniere' di Dante Alighieri, [ ... ] con l'aiuto di A.C. WHITE, Oxford, Stamp. dell'Università, 1905; E.K. RANn-E.H. WILKINS, Dantis Alagherii Opemm Latinomm Concordantiae, Oxford, Clarendon Press, 1912 (tra le concordanze cartacee piti recenti, deve ricordarsi almeno la Concordanza della (Commedia' di Dante Alighieri [ ... ],a cura di L. LovERA con la collaboraz. di R. BETTARINI e A. MAzzARELLO, Premessa di G. CONTINI, Torino, Einaudi, 1975, 4 voli., condotta sul testo dell'ed. PETROCCHI: vd. par. 7). Tutti i testi in volgare e il De vulgari si possono interrogare elettronicamente nella LIZ; i testi in volgare anche nel sito del Centro Studi Opera del Vocabolario Italiano (OVI: www.csovi.fi.cnr.it). 7· Per Barbi dantista, vd. F. MA.zzoNI, s. v., in DBI, vol. VI 1964, pp. 190-93 (anche in In., Contributi di filologia dantesca, I serie, Firenze, Sansoni, 1966, pp. 256-66); In., s. v., in ED, vol. I pp. 516- 18, e V. BRANCA, s.v., in DCLI, vol. I pp. 199-207. Videa di un'edizione critica delle opere è già, in nuce, in M. BARBI, Gli studi danteschi e il/oro avvenire in Italia (1893), in In., Problemi di critica dantesca, I serie (1893-1918), Firenze, Sansoni, 1934, pp. 1-27, parric. pp. J-11. Per le finalità della Società Dantesca Italiana (ultima nata dopo le consorelle Deutsche Dante-Gesellschaft: 1865, Oxford Dante Society: 1876, Dante Society of America: 188o), vd. F. MAzzONI, La Società Dantesca Italiana e la formazione delle Società Dantesche straniere (1962), in In., Contributi, cit., pp. 238-55, e ora i saggi in La Società Dantesca Italiana 1888-1g88, cit.: partic. F. MAzzONI, La Società Dantesca Italiana dalle origini ad oggi, pp. 13-35. I curatori dei testi accolti in Le Opere di Dante, Testo critico della Società Dantesca Italiana [ ... ], con indice analitico dei nomi e delle cose di M. CASELLA, Firenze, Soc. Dantesca Italiana (Bemporad), 1921 (ne esiste una rist., sempre a cura della Società, 19602, emendata in alcuni luoghi: vd. pp. xxix-xxx), sono: M. BARBI (Vita nuova e Rime), E. G. PARODI e F. PELLEGRINI (Convivio), P. RAJNA (De Vulgari eloquentia), E. RosTAGNO (Monarchia), E. PISTELLI (Epistole, Egloghe, Questio de aqua et terra), G. VANDELLI (La Divina Commedia); sui caratteri dell'edizione e in generale sulla storia del testo dantesco, vd. la Prefaz. di M. BARBI, pp. v-xxxi (e cfr. [E. G. PARODI], Il testo critico delle opere di Dante, in BSDI, n.s., a. XXVIII 1921, pp. 7-46); sui modi e le ragioni dell'esperienza maturata e confluita nell'ed. del Centenario è importante anche l'Introduzione alla Nuova filologia (BARBI, pp. vrr-xu, partic. pp. vrr-xrr). In append. all'edizione, l'anno seguente, fu pubblicato Il 'Fiore' e il 'Detto d'Amore', a cura di E.G. PARODI, Firenze, Bemporad, 1922. !42


CAP. III · DANTE ampio commento, fu riproposto nella «Nuova Edizione» delle Opere di Dante, edita a Firenze, a partire dal 1934, sotto la direzione di Barbi.8 Era nel frattempo avviata, sempre a cura della Società Dantesca Italiana, l'impresa della Edizione Nazionale, che, inaugurata nel 1932 dalla Vita nuova di Barbi (ampliamento e aggiornamento dell'edizione del 1907), ha ritrovato nuova lena, dopo una protratta stasi, in occasione del centenario del 1965: quando apparvero il testo della Monarchia (Ricci, 1965) e della Commedia (Petrocchi, 1966-1967), oltre alla provvisoria ristampa del De vu/gari eloquentia secondo l'ed. Rajna del 1896; seguirono il Fiore e il Detto d'Amore (Contini, 1984) e il Convivio (Ageno, 1995). Con l'imminente edizione delle Rime (De Robertis), e con quella, in preparazione, delle opere latine minori (Mazzoni), l'Edizione Nazionale - frutto maturo della filologia dantesca italiana del Novecento - si avvia ormai a raggiungere il porto.9 8. Della <<Nuova Edizione)) (poi «sotto gli auspici della Fondazione Giorgio Cini)} e diretta da V. Branca, F. Maggini e B. Nardi) sono apparsi i seguenti voll.: II. Rime della 'Vita nuova' e dellagiovine.zza,.a cura di M. BARBI e F. MAGGINI, 1956; III. Rime della maturità e dell'esilio, a cura di M. BARBI e V. PERNICONE, 1969; Iv-v. Il Convivio, ridotto a miglior lezione e commentato da G. EuSNELLI c G. VANDELLI, con introduz. di M. BARBI, 1934-1937 (19642, con append. di aggiornamento di A.E. QUAGLia); VI. De Vu{g"ari Eloquentia, ridotto a miglior lezione, commentato e tradotto da A. MAruao [ ... ], 1938 (1957', con append. di aggiornamento a cura di P.G. Ricci); vm 3. De situ et forma aque et terre, a cura di G. PADOAN, 1968. 9· Della Edizione Nazionale (d'ora in poi EN) delle Opere di Dante sono apparsi i seguenti voli.: I. La Vita nuova, ed. critica per cura di M. BARBI, Firenze, Bemporad, 1932; m. Convivio, a cura di F. BRAMBILLA AGENo, Firenze,. Le Lettere, 1995, 2 voli. (il vol. I in 2 to.); rv (Append.). Il trattato Ve vu{g"ari eloquentia', per cura di P. RAJNA, Firenze, Successori Le Monnier, 1896 (rist. Milano, Mondadori, 1965); v. Monarchia, a cura di P.G. Rrccr, Milano, Mondadori, 1965; VII. La Commedia seccndo l'antica vu{g"ata, a cura di G. PETROCCHr, ivi, id.,1966-r967, 4 voli. (del vol. 2. Inferno esiste una rist. riveduta del 1975; ma si cita dalla seconda rist. riveduta, postuma: Firenze, Le Lettere, 1994. 4 voll.); vm. Il 1Fiore' e 1 Il Detto d'Amore' attribuibili a Dante Alighieri, a cura di G. CoNTINI, Milano, Mondadori, 1984; è annunciato come imminente il vol. 11. Rime, a cura di D. DE RoBERTis; è in preparazione il vol. VI. Epistole, Egloge, Questio de aqua et terra, a cura di F. M.AzzoNL Nelle Introduzioni ai voll. della EN si trovano i ragguagli piti diffusi, e (compatibilmente con le date di edizione) ·piU aggiornati, su tutti gli aspetti della tradizione dei singoli testi: ad esse pertanto fin d'ora tacitamente si rinvia per l'informazione di base (un aspetto caratteristico di questa edizione è di affiancare in genere all'apparato vero e proprio una fascia di annotazioni testuali). Sullo stato dei lavori della EN aggiornano i contributi raccolti negli Atti del Convegno internazionale di studi danteschi, a cura del Comune di Ravenna e della Società Dantesca Italiana (Ravenna, 10-12 sett. '1971), Ravenna, Longa, 1979, singolarmente cit. nei paragrafi seguenti (e v d. anche R. ABARDO, I:edizione critica d eli e opere di Dante, in ((Per corrèr miglior acque ... », ci t., to. I pp. 281-94). Tra le numerose altre raccolte spicca per importanza, ed è ormai completa, la serie delle Opere di Dante nella UR, ove, compatibilmente con la cronologia di edizione, sono accolti, ma anche ampiamente annotati, i testi piU aggiornati sotto il profilo filologico (è in genere presente anche un'utile Nota al testo, riassuntiva dei dati acquisiti): La Divina Commedia, a cura di 143


VOL. X • LA TRADIZIONE DEI TESTI 2. LE RIME E LA VITA NUOVA Risulterebbe problematico prescindére, nella descrizione della tradizione delle Rime, da quella della Vita nuova, e viceversa: nascendo il «libello>> in forma di razo prosastica, e in servizio di un' "esegesi" «sopraggiunta» (Contini), di una selezione di 3I componimenti lirici preesistenti, o dichiarati tali.rO In linea di principio, tali componimenti possono pertanto godere di tradizione individuale autonoma: prima e dopo la "pubblicazione" del presimetro. E infatti si usa distinguere, per le rime della Vita nuova, la tradizione "organica" (dei testi incorporati nel contesto prosastico) da quella "inorganica" (dei testi che hanno circolato autonomamente): ulteriormente distinguendo, nel secondo caso, tra l'ipotesi di tradizione estravagante (che attesta la diffusione dei componimenti nella forma antecedente il loro ingresso nel «libello») e di tradizione per estratto (derivante dal loro scorporo dal presimetro). Un caso di trasmissione tipologicamente analogo è rappresentato dalla tradizione delle canzoni del Convivio (vd. par. 3). Rime (r283 circa-r307 circa). Ricchissima per numero di testimonianze (intorno alle 350 unità, escludendo le attribuzioni indebite) e varietà dei referenti, la tradizione delle Rime è stata censita, in servizio dell'edizione critica nell'àmbito della EN, da Domenico De Robertis. 11 Al di fuori dei pochj testi N. SAPEGNO, 1957 {che si rifà, con ritocchi, al testo di Vandelli); Opere minori, to. I parte r, a cura · di D. DE RoBERTIS [Vita nuova] e G. CoNTINI [Rime, Fiore e Detto d'll.more]; 1984; to. r parte n, a cura di C. VASOLI e D. DE RoBERTIS [Convivio], 1988; to. n, a cura di P. V. MENGALDO [De vulgàri eloquentia], B. NARDI [Monatrhia], A. FRUGONI, G. BRUGNOLI [Epistole], E. CECCHINI [Egloghe], F. MA.zzoNr [ Questio· de a qua et terra], 1979. 10. Per le questioni di cronologia e per la descrizione dei contenuti si rimanda una volta per tutte al vol. r sez. m cap. n {aggiornato in E. MALATO, Dante, Roma, Salerno Editrice, 1999), con riepilogo e discussione della bibliogr. n. V d. DE RoBERTrs, Censimento (strumento di lavoro inestimabile per lo studio della tradizione volgare tre-quattrocentesca; per brevità, nel séguito non si farà esplicito riferimento alle singole schede, facilmente reperibili, peraltro, ricorrendo all'elenco complessivo in Io., I manoscritti di 'Rime' di Dante, in SD, vol. LXII 1990, pp. 335-47; qui anche le sigle che saranno adottate nella EN). Sulla tradizione delle Rime, vd. riassuntivamente FoLENA, La tradizione, pp. 8-14 {e FoLENA, pp. 426-31), e V. Rime, Tradizione de{ testo, in ED, vol. rv pp. 952-60, alle pp. 952-53; entrambi presuppongonO, oltre ai decisivi studi di Barbi pit1 oltre cit., la Nota al testo di G. CoNTINI, in calce al suo commento alle Rime {1939 1), prima organica, ancorché sintetica, descrizione della tradizione delle Rime, rist. anche in Opere minori, cit., to. 1 parte r, pp. 268-87, ma che qui si cita dall'ultima riedizione, con un saggio di M. PERUGI, Torino, Einaudi, 1995, pp. 281-304 (alle pp. 319-24 un Poscritto di aggiornamento bibliogr. fino al 1995; nel saggio di M. PERUGI, Un'idea delle rime di Dante, vd. partic. La tradizione delle rime, pp. XXXVII-XXXIx). Notizie sulI44


CAP. lii · DANTE dei quali - anche per testimonianza di Dante - sono note l'occasione e, in rari casi, le modalità di prima circolazione, nulla si sa, se non per via induttiva, del formarsi e del diffondersi del corpus (canzoni, ballate, sonetti, stanze di canzone e una sestina). I:occasionalità della diffusione e l'assenza di un ordine interno, o di un qualsiasi organico collegamento "d'autore", ha detenninato un'irradiazione delle Rime in genere estravagante, o al piu a "blocchi", a volte interferenti. Associazioni s'instaurano con tradizioni prossime, ancorché eterogenee: come quelle di Cavalcanti, Angiolieri, Cino. Escluse, anche per ragioni cronologiche, dai tre grandi canzonieri duecenteschi (V L P) - con l'eccezione di Donne ch'avete (Rime, XIv) -, le Rime allignano invece abitualmente nei testimoni canonici, piu recenti, della tradizione stilnovistica (per gli uni e per gli altri, vd. qui, rispettivamente, cap. I par. 5 e 7), costituendone di norma il fulcro portante (in abbinamento, a volte, con la prosa della Vita nuova). La fama crescente del poeta, per l'immediata risonanza della Commedia, ha comportato una diffusa moltiplicazione (e "infiltrazione") delle testimonianze, dalla metà del Trecento a tutto il secolo seguente, nelle piu svariate tipologie di codici, spesso inquinati anche da false, e non di rado pretestuose, attribuzioni.12 Tappe significative della tradizione - che hanno contribuito, con modalità e risultanze diverse, alla parziale riunificazione di tronconi autonomi - sono rappresentate: da un ramo precoce d'irradiazione "veneta"; dalla testimonianza del principale dei canzonieri stilnovistici, il Chigiano (CV BAV Chig. L VII 305: Ch); dalle selezioni antologiche promosse nel secondo Trecento da Boccaccio, nel secondo Quattrocento (1476) da Poliziano e Lorenzo per la scelta dantesca inclusa nella "Raccolta Aragonese" (Ar), e infine, nella terza decade del Cinquecento, dal curatore principale (identificato da De Robertis, sulla scorta di un'indicazione di Vincenzio Borghini, con Bardo Segni) della « Giuntina di rime antiche>>: piu precisamente, dei libri I-IV, interamente devoluti a Dante (con l'aggiunta, nel libro la tradizione delle singole rime sono anche nelle voci rispettive (secondo l'ordine alfabetico di indpit) della ED. Sulla nuova fisionomia del testo in preparazione per l'ED, vd. intanto il « punto» in D. DE RoBERTIS, I:edizione delle 'Rime', in Atti del Convegno internazionale, eit., pp. 25-42 (con dati relativi alla recensio alle pp. 25-29), e quindi in ID., I:edizione delle 'Rime1 , in La Sodetà Dtmtesca Italiana 1888-1988, cit., pp. 329-35. 12. Una rassegna in CoNTINI, Nota al testo, cit., pp. 297-300 {e vd.l'assai precoce Rime in testi antichi attribuite a Dante, ora per la prima volta pubblicate da K. W ITTE, in « Jahrbuch der deutschen vol. m 1871, pp. 257-302, 476-78). 145


VOL. X • LA TRADIZIONE DEI TESTI xr, di rime di corrispondenza e di una scelta di lezioni varianti), dei Sonetti e canzoni di diversi antichi autori toscani in died libri raccolti, impressi a Firenze dagli Eredi di Filippo di Giunta nel 1527 (Giunt).u La storia della tradizione delle Rime è stata per la prima volta criticamente ricostruita tra la fine dell'Otto e gli inizi del Novecento. Il suo carattere, pletorico e frammentato (anche se taluni componimenti sopravvivono in rari testimoni, talora assai tardi, e in qualche caso le testimonianze sono addirittura degli unica), ha implicato difficoltà rilevanti nella ricostruzione del testo e nella soluzione, non sempre raggiunta, delle numerose questioni attributive (il numero delle «rime dubbie» si è cristallizzato in 26: ma alcuni testi- a «forte presunzione di paternità dantesca» già per Contini - sono stati successivamente rivendicati a Dante).1 4 Il testo canonico, che ha rappresentato la 13. Per qur!ste sillogi vd. qui, cap. I par. 7 e cap. v par. r, con bibliogr. Su Ar, in partic., vd. almeno M. BARBI, La Raaclta Aragonese, in BARBI, Studi, pp. 215-326 (e anche, per una caratterizzazione differenziale in rapporto al ms. Fi ESDI 3, attestante un primo nucleo "aragonese", D. DE RoBERTIS, La Raccolta Aragonese primogenita [1970], in Io., Editi e rari. Studi sulla tradiziolle letteraria tra Tre e Ci11quecellto, Milano, Feltrinelli, 1978, pp. 50-65). Su Giunt, disponibile in rist. anast. con un vol. di Introduz. e i11dici a cura di D. DE RoBERTIS (Sonetti e catiZoni di diversi atitichi autori toscani, Firenze, Le Lettere, 1977, 2 voll.) vd. almeno l'introduz. di D. DE RoBERTis, Le rime della volgar lingua, vol. 1 pp. 5-94, con bibliogr.; per Bardo Segni, vd. partic. pp. 23-27); degli interventi successivi, vd. G. GoRNI, Di qua e di là dal dolce stile {In margine alla Giuntino) (1978), in lo., Il nodo della lingua e il verbo d'Amore. Studi su Dante e altri duecentisti, Firenze, Olschki, 1981, pp. 217-41; N. CANNATA SALAMONE, I:Antologia e il canone: la Giuntina delle Rime Antiche {Firenze, 1527), in <<Critica del testo», a. n 1999, pp. 221-47. Prima che in Giunt,la "petrosa" Cosi nel mio parlar (Rime, cm; già a stampa nel 1491), in, quanto cit. da Petrarca in RVF, LXX 30 (è del resto, in assoluto, la pit'i fortunata delle canzoni dantesche, e inaugura la silloge della "forma Boccaccio": vd. DE RoBERTIS, I:edizione delle 'Rime', in Atti, eit., p. 28), fu accolta nella cosiddetta Appendix Aldina al «Petrarca volgare 1> (1514, con ristampe e derivati): vd. D. DE ROBERTIS, I:Ylppendix Aldina' e le piU antiche stampe di rime dello stil novo (1954), in lo., Editi e rari, cit., pp. 27-49, partic. pp. 45-49. 14. Sulle «dubbie», e su altre rime certamente spurie, vd. CoNTINI, Nota al testo, cit., pp. 296- 300 (la citaz. da p. 296). Per la discussione di alcune attribuzioni vd. almeno: E. QuAGLIO, Intorno alla tenzone Dante-Forese, in <r Per correr miglior acque ... }>, ci t., to. 1 pp. 247-80 (per l'autenticità, da ultimo, della <J Tenzone con Forese )): Rime, LXXIII-LXXVIII, con escussione dell'ampia, e discorde, bibliogr.); M. CICCUTO, Il Dante giovane di l:l.more e manna Lagia', in SD, vol. LIV 1982, pp. 123-35 (per Rime, Append. r); M. BARBI, Una ballata da restituirsi a Da11te, in BARBI, Studi, pp. I-II7 (per Rime, Append. u); F. BRUGNOLO, Sulla canzone trilingue l:l.ifaux ris' attribuita a Dante (1978), in Io., Plurilinguismo e lirica medievale da Raimbaut de Vaqueiras a Dmtte, Roma, Bulzoni, 1983, pp. 105-65, e D. DE ROBERTIS, Dati sull'attribuzione a Ddiùe del discordo trilingue l:l.ifaux ris', in AA.VV., Studi di filologia medievale offerti a D'Arco Silvio Avalle, Milano-Napoli, Ricciardi, 1996, pp. 125-45 (per Rime, Append. v); G. INGLESE, Il sonetto pseudodantesco a Sennuccio del Bene (n. VI}, in <l La Cultura», a. XXXIII 1995, pp. 485-92 (per Rime, Append. vi); G. GaRNI, Iacopo (1997, con il titolo ''Nevicate alpi" tra Iacopo e Dante), in Io., Dante prima della 'Commedia', Fiesole, Cadmo, 2001, pp. 203-16 (per Rime, Append. vn); M. BARBI-V. PERNICONE, Sulla corrispondenza poetica fra Dante e Giovanni Quirini (1940),


CAP. III · DANTE vulgata novecentesca delle Rime, è stato costituito, per l'edizion.e del Centenario (pp. 55-144), da Michele Barbi, al quale si devono numerosi e fondamentali studi preparatori (in massima parte confluiti, nel 1915, in Barbi, Studi). La sua comprende u8 rime di certa attribuzione (incluse le 31 della Vita nuova e le 3 del Convivio, e anche, nella numerazione continua in romani, le rime di corrispondenti), e 30 dubbie (4 delle quali di corrispondenti). Le Rime di certa attribuzione, astraendo dalla Vita nuova e dal Convivio ed escludendo quelle dei corrispondenti, assommano dunque a 54· È certo che ad esse si aggiungessero in origine altri componimenti: se non altro quelli altrove ricordati dallo stesso Dante, come la «pistola sotto forma di serventese >> composta sopra« i nomi di sessanta le piu belle donne>> di Firenze (V. n., VI 2) e la canzone Tragemi de la mente Amor la stiva (De vulg. el., n 2 3).1s I.: ed. Barbi, oltre a metter ordine - giovandosi, tra l'altro, del lavoro condotto in vista dell'edizione critica della Vita nuova del 1907- nella selva di un'ardua tradizione manoscritta e a stampa, affrontando e risolvendo molte questioni attributive, propone un ordinamento cronologico-tematico (ancor piu che cronologicostilistico) dei testi. Frutto di un'astrazione- certo "invadente" nella determinazione, estranea alle ragioni delle "estravaganti" dantesche, delle parti-, tale ordinamento ripartisce le liriche in 7 «Libri»: I. «Rime della Vita nuova» (I-xxxviii: i 31 componimenti del« libello>>, piu 7 di corrispondenti); n. «Altre rime del tempo della Vita nuova» (composte approssimativamente nel periodo 1283-1293: XXXIX-LXXII, 9 delle quali di corrispondenti); III. « Tenzone con Forese Donati» (anteriore al 1296: LXXIII-LXXVIII); IV. «Rime allegoriche e dottrinali» (LXXIX-Lxxxv: le 3 canzoni del Convivio e altre rime); v. «Altre in V. PERNICONE, Studi danteschi e altri saggi, a cura di M. DILLON WANKE, lntroduz. di D. DE RoBERTIS, Genova, Univ. di Genova, 1984, pp. 7-43 (per Rime, Append. VIII-Ix); G. CAPOVILLA, Un sonetto da restituire a Dante: esercizio di microstilistica differenziale, e ipotesi sul quinto dell' 1 Inferno', in AA VV., Studi di filologia romanza e italiana c1ferti a G. Folena dagli allievi padovani, Modena, STEMMucchi, 1980 (= CN, a. XL 1980), pp. 243-60 (per Append. xu); G. CoNTINI, Postilla dantesca (1956), in lo., Un'idea di Dante. Saggi danteschi, Torino, Einaudi, 1976, pp. 225-33 (per Rime, Ap.:. p end. xxrx; e vd. M. MEsSINA, Due sonetti isolati, in SD, vol. XXXIV 1957, pp. 223-24); D. DE RoBERTIS, Riabilitazione di una cornacchia, in AA.VV., «Carmina semper et citharae cardi''· Etudes de philologie et de métrique c1Jertes à Aldo Menichetti, Editées par M.-C. GÉRARD-ZAr, P. GREsTI, S. PERRIN, PH. VERNAY, M. ZENARI, Genève, Slatkine, 2000, pp. 281-90 (per Rime, Append. xxx); M. BARBI-V. PERNICONE, Intorno all'attribuzione del sonetto 1E' non è legno' a Dante (1943), in PERNICONE, Studi, cit., pp. 45-66. 15. Sull'eventualità di doversi leggere, in questo indpit, spina in luogo di stiva, vd. da ultimo A. Rossi, Il Dante perduto, in Io., Da Dante a Leonardo. Un percorso di originali, [Firenze], SISMEL-Edizioni del Galluzzo, 1999, pp. 7-8, a p. 8. 147


VOL. X · LA TRADIZIONE DEI TESTI rime d'amore e di corrispondenza» (uaxvi-XCIX, 4 delle quali di corrispondenti); VI. «Rime per la Donna Pietra>>_ (le cosiddette «'petrose >>, riferibili agli anni 1296-1298: c-cm); VII. «Rime varie del tempo dell'esilio>> (riconducibili ai primi anni di esilio, fmo alla canzone « montanina >>: civ-cxvm, 7 delle quali di corrispondenti). Alle «Rime>> segue un'Appendice di «Rime di dubbia attribuzione>> (I-xxx). Lo stesso ordine(« che non sarà tale da raccogliere tutt'i suffragi>>) è rispettato, per le Rime certe- numerate 1-54 (sono escluse le liriche di Vita nuova e Convivio, e distinte con lettere dell'alfabeto quelle dei corrispondenti) -,nell'edizione commentata a cura di Gianfranco Contini, rivoluzionaria prova di esegesi «scientifica>> improntata ai canoni della filologia e della linguistica romanze, impostasi per originalità di metodo e rilevanza dei risultati.16 Pur con caratteristiche talora vistosamente peculiari, i modi della divulgazione delle Rime non discordano da quelli tipici di altri lirici antichi. La prima circolazione deve imputarsi all'iniziativa dell'esordiente autore. Il sonetto d'esordio della Vita nuova -A dascun'a/ma presa (Rime, I) - fu composto e inviato a molti <<famosi trovatori >>,perché potessero condividere l'esperienza dell'autore; e al sonetto due risposto da molti e di diverse sentenzie » (V.n., m 14). A un tipo affine di circolazione ristretta dovranno ascriversi le prime prove esplicite di corrispondenza poetica, e in particolare quelle, assegnate alla prima giovinezza, con Dante da Maiano (Rime, XXXIX-XLVII). Di un'altra modalità di divulgazione sporadica - in autografo e per iniziativa dell'autore - è documento, piu tardi (r307-I308), nell'Epistola IV, al marchese Moroello Malaspina (vd. par. 6), che accompagna la cosiddetta «canzone montanina >> (Amor, da che convien: Rime, cxvi). Che i testi piu antichi circolassero però anche all'esterno dei milieux piu esclusivi attesta la trascrizione, "a memoria", nella seconda metà ciel 1287, del sonetto della Garisenda (Rime, LI): registrato, benché adespoto - come d'ordinario in quel genere di testimonianze -, in uno dei «Memoriali>> della città, Bologna, che lo aveva visto nascere (Bo AS Mem. 69, 1287, 2° sem.). È r6. I.:ed. CoNTINI, cit., segue, nella BARBI {priva di apparato giustificativo), prescindendo, ahneno in diritto, dalla questione del testo: vd. però la Nota, cit., pp. 300-2, per una descrizione degli interventi, concernenti in genere questioni d'interpreta/io; per l'ordinamento dei testi, vd. pp. 302-3 (la citaz. da p. 302). Testo e ordinamento di Barbi sono riproposti nella «Nuova Edizione>> {postuma per quanto in essa spetti a Barbi): Rime della Vita nuova' e della giovinezza, cit. (r956, a cura di M. BARBI e F. MAGGINI), e Rime della maturità e dell'esilio, cit. (r969, a cura di M. BARBI e V. PERNICONE).


CAP. III · DANTE questa la piu antica registrazione ad oggi nota di un testo dantesco. Negli stessi «Memoriali» sarà qualche anno piu tardi trascritto, sempre adespoto, un ampio frammento della canzone Donne ch'avete (Rime, xrv; Bo AS Mem. 82, notaio Pietro di Allegranza, 1292, 2° sem.): testimonianza inorganica ed estravagante di un testo destinato a far parte della Vita nuova.17 Le Rime, si è detto, risultano estranee ai tre canzonieri antichi. Soltanto V (CV BAV Vat. lat. 3793) accoglie, adespoto (ma con attribuzione di mano plu tarda), un testo dantesco: ancora Donne ch'avete, trascritta da una mano secondaria che aggiunge altre 5 canzoni (la prima delle quali risponde a Donne ch'avete) che furono indebitamente attribuite a Dante, e sono invece del cosiddetto «Amico di Dante », identificato da Garni in Lippo Pasci de' Bardi.lB La tradizione si fa corposa a partire dal Trecento. Precede cronologicamente un assai rilevante ramo settentrionale, o meglio "veneto", del quale esponenti significativi sono due importanti canzonieri trecenteschi: CV BAV Barb. lat. 3953 (B) - considerato in parte autografo del giurista (e giudice) e rimatore trevigiano Nicolò de' Rossi, per il quale fu scritto (vd. sopra, vol. n cap. vr par. 3) -,contenente una trentina di rime (9 della Vita nuova), e El Escorial RBSL e III 23 (il cosiddetto «Canzoniere Escorialense >>, di estrazione padovana: E). B, databile tra il 1325 e il 1335, costitnisce la piu antica silloge di rime dantesche: suo collaterale, di provenienza emiliana se non bolognese (indizio probabile, dunque, di un tramite di propagazione dalla Toscana verso il Veneto), è il piu tardo ms. Fi BSDI 2 (già Ginori Conti). 19 Da E, che alle rime dantesche - "estravaganti" o della Vita nuova- mescola numerose rime di Cino o a lui at17. Per queste, e per altre testimonianze piti tarde {del 1300, 1310, 1316), sempre nei « Memoriali JJ o in altri documenti notarili bolognesi (relative a Rime, xvn, cm, crv, Append. m), vd. CoNTINI, Nota al testo, cit, pp. 284-85 (e da ultimo Rime dei memoriali bolognesi. 1279-13DO, a cura di S. ORLANDO, Torino, Einaudi, 1981, con bibliogr.: pp. 47-48 per Rime, LI; vv. 76-78 per Rime, xrv; pp. 101-2 per Rime, xvn, con rimandi a p. 47 n. per gli altri testi); le attestazioni duecentesche sono edite anche in CLPIO, pp. ro, 13, rs. r.8. V d. M. BARBI, A proposito delle dnque canzoni del Vat. 3797 attribuite a Dante (1925), in Io., Problemi di critica dantesca, n serie (r920-1937), Firenze, Sansoni, 1941, pp. 277-304; e vd. Poeti del Duec., vol. n pp. 691-713, e poi G. GonNI, Lippo amico (1976), in Il t>odo della lit>gua, cit., pp. 71·98 {e vd. qui sopra, cap. I par. 6). Nel canzoniere P (Fi BNC B. R. 217) è erroneamente attribuita a Dante la ballata cavalcantiana Fresca rosa novella (vd. qui sopra, cap. I par. 8). rg. Edito diplomaticamente da P. GINORI CoNTI, Rime antiche secondo la lezione di un testo a petina del sec. XIV, Firenze, Fondaz. Ginori Conti, 1940 (e vd. G. BERTONI, Un canzo11ieretto dello Stil Novo, in AR, a. xx 1936, pp. 281-84); e vd. DE RoBERTIS, I:edizio11e delle 1Rime', in Atti, cit., pp. 30, 32, per l'affinità con B e con Fi BSDI 2 -anzi con il loro ascendente - del piU tardo, e toscano, Fi BM C 152. Ma sulla datazione, da abbassare, di Fi BSDI 2, vd. ora C. GIUNTA, Chi era ilfi' Alin «Nuova Rivista di Letteratura Italiana», a. n 1999, pp. 27-ISI, partic. pp. 86-88. 149


VOL. X • LA TRADIZIONE DEI TESTI tribuite, si è generata l'importante e numerosa famiglia "veneziana", della quale, benché tardo, è rappresentante autorevole il cod. Mezzabarba (Ve BNM It. IX 191: Mel, sec. XVI in.): al quale a loro volta si rifanno numerose altre sillogi cinquecentesche (tra cui il ms. al quale attinse, per la sua Poetica, Trissino), e in parte almeno anche Giunt.2o Con la famiglia di E denunciano interferenze piu tardi testimoni, o sezioni di testimoni (come, ad esempio, Fi BML Redi r84 e Mi BA O 63 sup.), trascritti da toscani e collegati anche ad altri rami della tradizione. Alla tradizione "veneta" si affianca una meno antica tradizione "toscana", che riconosce ai ranghi piu alti il canzoniere Chigiano (CV BAV Chig. L VII 305: Ch). Testimone a un tempo della Vita nuova e di un corpus significativo di Rime, il codice fu assegnato alla metà del Trecento e a copista fiorentino, identificato con il responsabile del cosiddetto <<gruppo Strozziano >> dei mss. della Commedia (vd. par. 7). Di Ch sono tra gli altri collaterali o discendenti, piu o meno diretti (nell'àmbito di una delle famiglie piu fortunate e influenti nella tradizione dell'antica lirica), i mss. Mi BT rosB (T'); CV BAV Vat.lat. 3214 (fatto trascrivere per Bembo da Giulio Camillo: V2); la «raccolta Aragonese» (Ar: ma, per la sezione dantesca, vd. oltre); i testi detti <<del Beccadelli » (imparentato con V2) e «del Bembo» (entrambi mss. non conservati, di cui si servi, con un terzo «testo del Brevio» di tradizione "aragonese", Lorenzo Bartolini nell'allestire l'integrazione a Giunt nota come <<Raccolta Bartoliniana », oggi ms. Fi BAC 53: Bart).21 Un ruolo significativo, in àmbito toscano, è quello del ms. Fi BML Martelli 12 (Mart), contenente, nel penultimo fascicolo, IO canzoni dantesche (con testi di Cavalcanti) e nell'ultimo la Vita nuova.22 Tale disposizione è no20. Per E, vd. almeno D. DE RoBERTIS, Il Canzoniere Escorialense e la tradizione "veneziana" delle rime dello Stil Novo, Torino, Loescher-Chiantore, 1954 {GSLI, Suppl. 27; in precedenza, M. BARBI, Un nuovo codice di rime antiche molto importante, in BARBI, Studi, pp. 5II-27); e anche G. FAVATI, Un codice perduto affine all'Escurialeme e.IILzJ, in LI, a. vn 1955, pp. 212-24, e Io., Ancora sull1Escurialense e.lll.ZJ e su un grnppo di sonetti di Nicolò de1 Rossi, in FR, a. IV 1957, pp. 176-90. A questa tradizione appartenne il codice delle Rime letto da Petrarca: vd. D. DE RoBERTrs, A quale tradizione appartenne il manoscritto delle rime di Dante letto dal Petrarca, in SP, n.s., a. rr 1985, pp. 131-57. 21. Per questi testimoni e i loro rapporti vd. qui sopra, cap. r par. 7, con bibliogr. {per Ch vd. da ultimo G. BoRRIERO, « Quantum_illos proximius imitemur, tantum rectius poetemur 1>. Note sul .Chigiano L. VIILJOS e sulle 11antologie d 1 autore", in « Anticomoderno ''· a. m 1997, pp. 259-86; per Bart, v d. partic. M. BARBI, La Raccolta Bartoliniana e le sue fonti, in BARBI, Studi, pp. II9-214). 22. Su Mart {ma la sigla corrente non è delle piU felici, perché coincide con quella di un celebre testimone della Commedia: vd. oltre, par. 7), vd. ora A. CASTELLANI, Sul codice Laurenziano Martelliano 12, in AA.W., Sotto il segno di Dante. Scritti in onore di Mazzoni, a cura di L. Co- !50


CAP. III · DANTE tevole perché almeno in parte anticipa un'iniziativa "editoriale" di capitale importanza per la tradizione delle Rime e della Vita nuova, attuata da Boccaccio: al quale si deve il modello, spesso replicato, di una silloge composta dal Trattate/lo in laude di Dante (o Vita di Dante, nella prima redazione o nel cosiddetto secondo compendio: vd. oltre, cap. vn par. 4), dalla Vita nuova, dalla Commedia (se presente) e da 15 «canzoni distese» (ro delle quali coincidono, anche se muta l'ordine di successione, con quelle presenti in Mart): Rime, CIII, LXXIX, LXXXI-LXXXII, XC-XCI, CI-CII, C, LXVII, LXXXIII, L, CIV, CVI, CXVI (LXXIX, LXXXI-LXXXII sono, nell'ordine, le canzoni del Convivio). Di tale "forma" editoriale si conservano due autografi, testualmente non coincidenti, di pugno di Boccaccio: i mss. Toledo BC 104 6 (To) e CV BAV Chig. L V 176 ( Ch2; un terzo autografo, contenente la Commedia e le canzoni, ma non la Vita nuova, è Fi BR 1035: Ri). DaTo, il piu antico, si propaga una folta discendenza, che, a norma degli studi di Barbi, e con semplificazione stemmatica notevole, si considera - per la tradizione tanto della Vita nuova che delle Rime- integralmente descripta,23 All'interno di tale famiglia, che si partisce in tre rami, si assiste spesso a variazioni e integrazioni al canone delle 15 canzoni, e all'estrapolazione per estratto, integrale o antologica, delle rime della Vita nuova. Numerosissimi sono i testimoni riconducibili, nella molteplicità delle varianti, al comune e prolifico ascendente; tracce contaminate del quale si riconoscono anche nell'importante cinquecentesco ms. Rm BC 433 (già d V s: Ca), di tradizione mista assai complessa (presentando, tra l'altro, tracce di affinità con la discendenza cinquecentesca di E: vd. Contini, Nota al testo, cit., pp. 292-93; la sua tradizione è studiata in Barbi, Studi, pp. 339-451). Esponente significativo della "forma Boccaccio" era considerato il trecentesco ms. Fi BR roso: ma da quando la sua mano è stata identificata in quella GLIEVINA e D. DE RoBERTrs [ ... ], Firenze, Le Lettere, 1998, pp. 85-97, con localizzazione in area umbra (probabilmente eugubina). Una scelta di canzoni che sembrerebbe anticipare quella canonica è del resto in B: vd. DE RoBERTIS, I:edizione delle 'Rime', in Atti, cit., p. 34· 23. Ma vd. D. DE RoBERTIS, La tradizione boccaccesca delle canzoni di Dante, in AA.VV., Giovanni Boccaccio editore e interprete di Dm1te, Atti del Convegno svoltosi a Firenze-Certaldo (19-20 apr. 1975), a cura della Soc. Dantesca Italiana, Firenze, Olschki, 1979, pp. 5-13 (partic. pp. 7-8 per i rapporti reciproci dei tre autografi: Ch2 discende direttamente da Ri, méntre quest'ultimo è collaterale diTo). Ch2 formava in origine un unico codice con l'attuale ms. CV BAV Chig. L VI 213, sempre autografo di Boccaccio e contenente la Commedia (vd. oltre, par. 7), come ha dimostrato D. DE RonERTIS, Il Vante e Petrarca' di Giovanni Boccaccio, in Il codice Chigiano L. V. 176 autografo di Giovanni Boccaccio. Edizione fototipica, Introduz. di D. DE RoBERTIS, Roma-Firenze, Archivi Edizioni-Alinari, 1974, pp. 7-72, alle pp. 18-27. 151


VOL. X · LA TRADIZIONE DEI TESTI di Antonio Pucci, è stato revocato in dubbio il ruolo stesso di Boccaccio nel costituirsi della "forma" a lui attribuita.24 Alla "forma Boccaccio", e in particolare alla genealogia dell'autografo Ch2, risalgono del resto, per la sezione dantesca (e con l'aggiunta delle rime di Buonaccorso da Montemagno), anche la cosiddetta "Raccolta Aragonese primogenita" (ms. Fi BSDI 3) e la "Raccolta Aragonese" vera e propria (Ar), fatta allestire nel 1476 da Lorenzo il Magnifico per Federico d'Aragona e nell'insieme riconducibile, si è detto, indirettamente o indirettamente, a Ch: non conservatosi l'originale, Ar è ricostruibile a partire da alcuni suoi derivati, e in particolare Fi BML XC inf. 37, BNC Pal. 204 e Paris BNF Ital. 554. Da Ar dipende un folto gruppo, denominato N&c da Barbi, di mss. cinquecenteschi (tra i quali si ricordi almeno N a BN XIII C 9, testimone anche della Vita nuova).25 A questa tradizione si riconduce anche Giunt (e derivati), che nella scia "antiquaria" di Ar si colloca, venendo a creare il nuovo punto di riferimento per la tradizione dei lirici antichi, e con loro di Dante.26 Caso a sé è quello dei testi di corrispondenza con Dante da Maiano (Rime, xxxrx-xvLn), presenti soltanto in Giunt (e a suo tempo considerati una falsificazione cinquecentesca) .V Grazie ai proficui e diffusi scavi nella tradizione, e soprattutto a Barbi, gli snodi fondamentali nella trasmissione delle Rime sono ormai chiari: ma la dispersione delle testimonianze, e il carattere fondamentalmente disaggregato della tradizione, non hanno fin qui permesso una recensio completa e il vaglio (succintamente avviato da Contini, Nota al testo, cit., pp. 293-96) della varia lectio. La moltiplicazione inarrestabile dei testimoni, l'estesa attività di collazione (con la "mobilità" stemmatica che ne consegue: e spesso si lavora con vere e proprie, e talora dichiarate, editiones variorum) e il carattere com24. V d. A. BETTARINI BRUNI, Notizia di un autografo di Antonio Pucci, in SFI, vol. XXXVI 1978, pp. 187-95, e DE RoBERTis, !.:edizione delle 'Rime', in La Società, cit., pp. 330-31. 25. V d. almeno BARBI, La Raccolta Aragonese, cit., pp. 232-47, e CoNTINI, Nota al testo, cit., pp. 290-91; ma anche DE RoBERTIS, La Raccolta Aragonese primogenita, cit. 26. V d. DE RoBERTIS, Le rime della volgar lingua, ci t.; per le edizioni derivate (e anche per un ms. secentesco), vd. partic. pp. 20-21 e nn.; per i postillati, pp. 21-23; per la tradizione dei libri "danteschi", pp. 27-48 (pp. 14-15 per la cernita di varianti, quasi esclusivamente dantesche, nel libro XI). 27. V d. DANTE DA MA.IANO, Rime, a cura di R. BETTARINI, Firenze, Le Monnier, 1969. V d. anche G. GoRNI, Notizia di un falso presunto: la Giumina di rime antiche, in Io., Il Dante perduto. Storia vera di un folso, Torino, Einaudi, 1994, pp. 56-96 (il vol. ricostruisce, negli altri capitoli, le circostanze della falsificazione del fantomatico ms. Bard era, un falso tardo-ottocentesco di rime antiche anche dantesche, sul quale si era già espresso M. BARBI, Il codice Bardera è una folsifìcaziolle, Append. a Una ballata da restituirsi a Dante, in BARBI, Studi, pp. 97-II7). 152


CAP. III • DANTE plessivamente "estravagante" della tradizione rendono infatti necessario valutare testo per testo le costellazioni stemmatiche. Novità importanti, anche e soprattutto in questa chiave, si attendono dall'ormai imminente edizione critica delle Rime a cura di Domenico De Robertis in servizio della EN.2B Vita nuova (1292-'93, oppure circa). Include liriche composte nell'arco di circa un decennio: 23 sonetti, 2 sonetti doppi, una ballata, 4 canzoni e una stanza di canzone.29 Di capitale interesse - anche se, in assenza di autografi, destinato a restare nel suo complesso indeterminato -, è l'iter variantistico dei testi lirici, prima o all'atto dell'inserimento nel prosimetro. Di un caso macroscopico di doppia redazione si rende testimone l'autore, laddove, nel cap. xxxiv, denuncia l'esistenza di due «cominciamenti>> del sonetto xx (Era venuta ne la mente mia), proponendo al lettore, in lezione divergente, due versioni della prima quartina. I: esame della tradizione estravagante del sonetto, emblematicamente rappresentata nel ricordato cod. Escorialense (E), sembra oltretutto denunciare un ulteriore livello nell'elaborazione della quartina, intermedio tra i due attestati nella Vita nuova (e si è discusso su quale delle due citate nel «libello>> debba considerarsi la redazione seriore ).30 Altri casi emergono dallo scrutinio della tradizione inorganica, come al v. 7 del sonetto xxu, Tanto gentile e tanto onesta pare.31 28. Per le novità attese nella lezione (numerose ma tali da non sovvertire la sostanza della vulgata barbiana), vd. almeno DE RoBERTIS, Eedizione delle 'Rime', in Atti, cit., pp. 32-41 (e PERUGI, Un'idea, cit., pp. XXXIX-XLI). 29. Sulla tradizione della Vita nuova, vd. riassuntivamente FoLENA, La tradizione, pp. 8-14 (e FoLENA, pp. 431-34, con stemma a p. 433); in breve M. PAZZAGLIA, s.v. Vita nuova. Testo, in ED, vol. v pp. 1086-96, alle pp. 1086-87. Per la datazione, tra i contributi piU sigrùficativi vd. almeno: P. RAJNA, Per la data della Vita nuova', in GSLI, vol. VI 1885, pp. 113-62; M. BARBI, La data della 'Vita nuova' e i primi germi della 'Commedia' (1903), in Io., Problemi, cit., I serie, pp. 99-112. Fa ora il punto G. GaRNI, 'Vita Nuova' di Dante Alighieri, in UE, Le Opere, vol. 1 1992, pp. 153-86, alle pp. 162-64. 30. Per una discussione vd. l'ed. DE RollERTis, in Opere minori, cit., vol. III pp. 213-15, e l'ed. GoRNI, piU oltre cit., pp. 193-94, e soprattutto 338-40: dei precedenti, vd. partic. DE RoBERTis, Il Canzoniere Escorialense, cit., pp. 22-43 (anche per altri casi di varianti redazionali), e U. LEo, Das Sonett mi t zwei Arifiingen, in ZrPh, a. LXX 1954, pp. 376-88 (ma ·cfr. FaLENA, La tradizione, p. 10). 31. Per un elenco dei testi con varianti redazionali vd. D. DE RoBERTIS, Sulla tradizione estravagante delle rime della 'Vita nuova', in SD, vol. XLIV 1967, pp. 5-84, partic. p. 44· Non gode ormai di alcun credito, invece, l'ipotesi di doppia redazione dell'intero "libello", a suo tempo avanzata da L. Pietrobono: vd. M. MARTI, Vita e morte della presunta doppia redazione della 'Vita nuova', in «Rivista di cultura classica e medioevale a. VII 1965 (=Studi in onore di Alfredo Schiaffim), pp. 657-69, e da ultimo S. SARTESCHI, Ancora a proposito della presunta doppia redazione della 'Vita nuova', in SD, vol. LXII 1990, pp. 249-88. 153


VOL. X · LA TRADIZIONE DEI TESTI La Vita nuova è tràdita da 43 mss., ai quali devono aggiungersi i testimoni, all'incirca altrettanti, della tradizione inorganica (quasi sempre del tipo "per estratto") e qualche postillato: un caso a parte è rappresentato dalla tradizione di Rime, VI e VII (V.n., vm), che in alcuni mss. strettamente imparentati appaiono unite a un frammento alterato della relativa razo prosastica.32 Esponenti per età rilevanti della tradizione inorganica ed estravagante sono, in documenti bolognesi del 1292 e del 1300, i testimoni di Rime, XIV, xvii (vd. sopra). Un ruolo essenziale, anche nella storia della tradizione della Vita nuova, è giocato nel Trecento da alcuni mss. già fondamentali per il testo delle Rime: il canzoniere Chigiano (CV BAV Chig. L VIII 305: Ch = K), il cod. Martelli (Mart =M), gli autografi di Boccaccio To e Ch2 (= K2); importante è anche la trascrizione, già ricordata a proposito delle Rime, di Antonio Pucci (Fi BR roso). Dell'impegno (ma si direbbe "invadenza") editoriale di Boccaccio è esempio vistoso e notevole nella decisione, documentata a partire dall'autografo To e motivata in una rilevantissima e autografa "nota al testo" (ripresa in altri mss.), di estrarre le "divisioni", e di trascriverle a margine e in modulo ridotto, in veste appunto di «chiosa>> (con la conseguenza che alcuni copisti giunsero ad ometterle).33 Culturalmente rilevante, nel secondo Quattrocento, è l'inclusioné del testo nella cosiddetta «Raccolta Aragonese primogenita>>, destinata da Lorenzo ad Alfonso d'Aragona (Fi BSDI 3, già Ginori Conti), contenente anche le<< canzoni distese>> e il Convivio (e le rime 32. Per il regesto. e la descrizione dei mss. vd. l'ed. BARBI 1932 cit., pp. XIX-LXXXVIII (alle pp. LXX-LXXI è descritta la tradizione per estratto del cap. vm; dall'ed. BARBI si ricavano le sigle, che talora divergono da quelle adottate negli studi sulla tradizione delle Rime, pit'i sopra seguite; il regesto della tradizione organica è da integrare con le segnalazioni di D. DE RoBERTIS, La 'Vita nuova' in un consanguineo dell'Ashburnhamiano 679: il Landau 172 della Biblioteca Nazionale di Firenze, in SD, vol. XXXVI 1959, pp. 213-20, e di G. TAMBURRINO, Un antico frammento della 'Vita nuova', in IMU, vol. x 1967, pp. 377-83 {su cui vd. G. CoNTINI, in SD, vol. XLVI 1969, pp. 359-63); A.E. QuAcuo, Un'antica reliquia della 'Vita nuova', in FeC, vol. IV 1979, pp. 169-87. Sui caratteri della tradizione estravagante, vd. D. DE RoBERTIS, Tradizione veneta e tradizione estravagante delle rime della 'Vita nuova', in AA.VV., Dante e la cultura veneta, Atti del Convegno di Studi, a cura di V. BRANCA e G. PADOAN, Firenze, Olschki, 1966, pp. 373-84, e In., Sulla tradizione estravagm1te, cit. 33· V d. almeno BARBI 1932, cit., pp. XVI-XVIII (e cfr. pp. CXLI-CXLn). La nota (conosciuta, dal suo inizio, come nota.<< Maraviglierannqsi è trascritta, secondo la lezione di T o, a p. xvi n. 1; se ne riporta almeno l'inizio (ma è testo, nella sua integrità, di eccezionale interesse): « Maraviglierannosi molti, per quello ch'io advisi, perché io le divisioni de' sonetti non ho nel testo poste, come l'autore del presente libretto le puose; ma a ciò rispondo due essere state le cagioni. La prima, per ciò che divisioni de' sonetti manifeStamente sono dichiarazioni di quegli: per che pit'i tosto chiosa appaiono dovere essere che testo; e però chiosa l'ho poste, non testo, non stando l'uno con l'altre bene mescolato>>. 154


CAP. III · DANTE dei Buonaccorso da Montemagno), e poi nella Raccolta Aragonese vera e propria (Ar): entrambe dipendenti, per questa parte, da K2_34 La Giuntina del 1527 (Giunt) accolse esclusivamente i testi poetici (da un ms. non noto, forse prossimo al ricordato cod. Mezzabarba); la princeps fu impressa a Firenze da Bartolomeo Sermartelli nel 1576 (esemplata su Giunt per le rime, sul ms. Fi BML XL 42 per la parte in prosa e per un'appendice contenente le 15 « canzoni distese>>), ed esibisce una sorprendente _«rassettatura >> linguistica, con espunzione sistematica o sostituzione dei termini di ancorché vaga pertinenza all'àmbito sacro. V edizione successiva fu stampata soltanto nel 1723 (Firenze, Tartini e Franchi): il curatore, Anton Maria Biscioni, si servi di un codice di sua proprietà, da identificare nell'odierno ms. Ve BNM It. IX 26.35 Edizione di riferimento per la Vita nuova è quella magistralmente elaborata nel 1907, e ampliata nel 1932, da Michele Barbi: tappa essenziale nella storia della filologia italiana e volume inaugurale, nella versione ampliata del 1932, della EN (nell'edizione del Centenario, pp. 1-53, fu riprodotto, con qualche variazione, il testo del 1907).36 Secondo la classifica"fione di Barbi, l'archetipo (alquanto labile, e comunque prossimo all'originale) si suddivide in due famiglie, ex e p. Entrambi i subarchetipi si bipartono a loro volta (ex in k e b, P in s ed x). A k appartengono, fra gli altri, i già ricordati, a proposito delle Rime, codici Ch (qui K) e T' (qui T). La famiglia b, assai piu folta (e, in generale, la piu ricca in testimonianze) è costituita dal gruppo di mss. risalenti alla "tradizione Boccaccio" (vd. qui sopra). Vintero gruppo, secondo la ricostruzione di Barbi, può anzi considerarsi descriptus, con notevole sempli34· V d. ora Società Dantesca Italiana, Manoscritto n. J, Città di Castello, Edimond, 1997, con studi introduttivi di D. DE RoBERTis, R. BEssi, T. DE RoBERTis, A. DILLO N Bussi, K MIGLIORINI FISSI, e' riproduz. integrale (vd. anche qui sopra, cap. I par. 7): a proposito del copista, si fa il nome di Tommaso Baldinotti. Per la posizione del ms. nella tradizione della Vita nuova e delle Rime, vd. DE RoBERTIS, La Raccolta Aragonese primogenita, cit. 35· Per l'elenco delle edizioni e lo studio delle relative fonti vd. l'ed. BARBI 1932, cit., pp. LXXXIx-cxxxtx; per la fonte di Giunt, vd. DE RoBERTIS, Le rime della volgar lingua, cit., pp. 28-3r. 36. V d. La Vita nuova, per cura di M. BARBI, Firenze, Soc. Dantesca Italiana, 1907 (altri esemplari: Milano, Hoepli); delle edizioni precedenti si ricordano, benché variamente insoddisfacenti, quelle a cura di A. D'ANCONA (con la collaborazione, per il testo, di P. RAJNA: Pisa, Libr. Galileo già Nistri, 1872, 18842), K. WITTE (Leipzig, Brockhaus, 1876), T. CAsiNI (Firenze, Sansoni, 1885; rist. anast. con Presentaz. di C. SEGRE, ivi, id., 1962), E. MooRE (in Tutte le Opere, cit.), F. BEcK (Miinchen, Piloty-Loehle, 1896: primo tentativo, insoddisfacente, di vera e propria ed. critica, fondata su ampia recensio); e vd. anche F. BECK, Textkritische und grammatisch-exegetische Bemerkungen zu Dantes 'Vita nova', in ZRPh, a. XL 1920, pp. 257-85 (per Beck e i suoi contributi al testo della 'Vita nuova'vd. G. GoRNI, Lacuna e interpolazione [1994], in Dante prima della 'Commedia', cit., pp. 83-IIO). 155


VOL. X • LA TRADIZIONE DEI TESTI ficazione dello stemma, da un codice conservato: il già ricordato autografo Toledano di Boccaccio (To). Delle ramificazioni principali di b, la piu ricca e complessa è costituita da b3 (ne fa parte, tra l'altro, per le rime della Vita nuova contenute nel libro I, anche Giunt), cui appartiene anche K2, l'autografo Chigiano di Boccaccio. Per l'analitica dimostrazione dei rapporti dei testimoni - in particolare ai piani bassi della tradizione, ai quali si collocano i numerosissimi testimoni di b, e soprattutto di b3 -,si rimanda all'ed. Barbi, e allo stemma in essa tracciato.37 Grazie al capillare scrutinio delle varianti operato da Barbi, è risultato agevole sistemare all'interno dello stemma i non numerosi codici sfuggiti alle maglie della sua recensione: come Fi BNC Landau-Finaly 172 (della stessa mano di Fi BML Ashb. 679), descriptus, con il cod. Ashburnhamiano, da un altro cod. Fiorentino, Fi BNC Pal. 561, e discendente, per il suo tramite, di K2 (vd. De Robertis, La 'Vita nuova', cit.). Molto meno numerosi i testimoni del subarchetipo la famiglia s si compone di due mss. soltanto, Fi BNC Magi. VI 143 (S) e Vr BC 445 (V); di x fanno parte 8 mss., dei quali si deve citare almeno M.3s Il processo di bipartizione successiva, caratteristico dello stemma Barbi della Vita nuova, si conferma in x, ramificato in y e z. A differenza di Parodi, il quale, in sede recensoria all'edizione del 1907 (in BSDI, n.s., XIV 1907, pp. 81-97), s'interrogò sulla possibilità che Boccaccio avesse contaminato il suo esemplare con lezioni di un testimone di Barbi affermò la piena autonomia di b, sostenendo che le concordanze con si riferiscono a lezioni non erronee, e dunque non possono giudicarsi significative (vd. ed. cit., pp. CCLxx-ccuam). Un'edizione che riforma vistosamente la vulgata barbiana- nella scansiane del testo (i 42 "paragrafi" dell'ed. Barbi sono ridotti a 31, sulla scorta di un esame della tradizione che valorizza la "paragrafatura" della "tradizione Boccaccio": subarchetipo a, rincalzata dal confronto con M: subarchetipo nella lezione e, in maniera ancor piu appariscente, nella forma grafico-linguistica -, è stata di recente proposta da Guglielmo Garni (Torino, Einaudi, 1996).39 Piuttosto che "rifare" il testo canonico, Garni lo sottopone a revisio37· Gli stemmi sono a rigore due, il se_conélo dei quali descrive lo sviluppo della famiglia bJ: figurano in 2 tavv. f.t. dopo p. CCLXXII (lo stemma principale è riprodotto anche in Folena1 La tradizione, p. 17); fondamentali sono, naturalmente, gli studi preparatori raccolti in BARBI, Studi. 38. Su S, autorevole per età, fu condotta (in maniera inadeguata) l'ed. La 1Vita nuova' di D. ALIGHIERI secondo la del cod. Strozziano VI.143 [ ... ],a cura di G.L. PASSERINI, Torino, Paravia, 1897. 39· Sugli aspetti tesruali e sulla paragrafatura, vd. anche G. GORNI, Per il testo della Vita nuova', !56


CAP. III · DANTE ne, discutendo «caso per caso» le lezioni innovate in un'ampia Nota al testo (pp. 287-349). Le opzioni di Gorni hanno sollevato riserve, talora accese, anche per l'autorevolezza paradigmatica dell'ed. Barbi: ne è nata una vivace, e spesso proficua, discussione che, investendo i fondamenti del metodo, ha di fatto riaperto e alimentato la riflessione su aspetti costitutivi del testo della Vita nuova e della sua restituzione.40 3· IL CONviVIO Il disegno e l'inizio della composizione del Convivio risalgono ai primi anni dell'esilio (1303-1304 circa); la composizione si ritiene interrotta verso il 1307. Dei 15 libri previsti furono composti i primi 4 (proemio e commento alle Rime, LXXIX, LXXXI, Lxxxn).41 La divulgazione dell'originale sembra da ascrivere a epoca tarda, posteriore alla morte dell'autore. Il che renderebbe ragione della qualità, scadentissima, dell'archetipo: derivante, verosimilmente, da una copia di servizio, di ardua lettura (vd. Folena, La tradizione, p. 19). Il tardo avvio della circolazione del trattato - a partire, all'incirca, dal quarto decennio del Trecento - è confermato dalle sporadiche citazioni nella prima esegesi della Commedia (l'Ottimo lo cita solo solo nella seconda e terza redazione del suo commento), ma anche dal novero ridottissimo (2, secondo la piu recente ricognizione) delle testimonianze ancora trecentesche: nella quasi totalità, i mss. del Convivio si riconducono al sec. XV (e molti alla seconda metà del secolo ).42 Dalla metà del secolo in poi, i testimoni denunciano un'attiva stratificazione di "revisioni editoriali", tutte imputabili a lettoricopisti fiorentini. in SFI, vol. u 1993, pp. 5-38; 11Paragrajì" e titolo della 'Vita nova' (1995), in Dante prima della 'Commedia', cit., pp. III-132; Ancora sui 'paragrafi" della 'Vita nova1 , in RiLI, a. XIII 1995, pp. 537-62. 40. Per le obiezioni (soprattutto quelle che investono il trattamento, delicato e cruciale, della grafia e delle forme), vd. partic. gli studi raccolti nella prima parte (Il testo della 'Vita nuova') di P. TROVATO, Il testo della 'Vita nuova' e altra filologia dantesca, Roma, Salerno Editrice, 2000, pp. 21-92; e vd. G. GaRNI, Restituzione formale dei testi volgari a tradizione plurima (1998), in Dante prima della 'Commedia 1 , cit., pp. 149-76; un elenco di recensioni all'edizione nella Postilla a GaRNI, 'Paragrafi1 ' e titolo, cit., p. 132; una replica ragionata in Io., Per la 'Vita nova', in SFI, vol. LVIII 2000, pp. 29-48. 41. Sulla tradizione del Convivio, vd. riassuntivamente FaLENA, La tradizione, pp. 18-24 (e FaLENA, pp. 434-40); e anche M. StMONELLt, s.v. Convivio, Tradizione manoscritta e fortuna, in ED, vol. n pp. 193-204, alle pp. 203-4. 42· Quanto alla prima circolazione del testo, Falena rileva che alcuni passi sarebbero imitati nell' accessus al volgarizzamento di Boezio di Alberto della Piagentina, del 1332 (FaLENA, La tradizione, p. 24). ' 157


VOL. X · LA TRADIZIONE DEI TESTI Di difficile vaglio, la tradizione del Convivio è stata sottoposta, negli ultimi decenni, ad approfondito esame da Franca Ageno, curatrice dell'edizione critica in servizio della EN (vol. III 1995).43 I mss. noti sono 45: la consistenza della tradizione organica è dunque paragonabile a quella della Vita nuova (deve aggiungersi, si è detto, la testimonianza indiretta, ma assai circoscritta,' dell'Ottimo).44 E tuttavia, pur se affine, sotto il profilo tipologico, a quella del «libello>> (anche in questo caso si tratta di prosimetro, i cui testi lirici, preesistenti, sono interpretati da un'autoesegesi prosastica), la tradizione del Convivio si distingue vistosamente da quella del «libello>>, avvinta alla tradizione della poesia lirica due-trecentesca. Anche le canzoni del Convivio godono, naturalmente, di un'ampia tradizione inorganica, e soprattutto è significativa (per l'ampiezza della famiglia), la loro presenza nella silloge delle «canzoni distese» di Boccaccio (che peraltro non trascrisse mai il trattato, e si dubita che ne avesse diretta conoscenza): vi fu anzi chi, già in antico- sottraendo al gruppo l'inaugurale Cosi nel mio parlar (Rime, cm) -volle identificare quella silloge con le 14 canzoni destinate all'opera rimasta incompiuta (vi sono di fatto commentati, nell'ordine, i testi 2-4 della "forma Boccaccio").45 Né mancano i mss. - come Fi BSDI 3 (già Ginori Conti: Sd, per cui vd. par. z); Oxford BL Canon. it. U4 (Can); Strasbourg BNU r8o8 (già L it. 7: St) - in cui il testo della Vita nuova precede quello del Convivio (in questi 3 43· Nel vol. r/* pp. 3-43, il regesto pit.i aggiornato e completo dei testimoni (alle pp. xm-xv la Tavola delle sigle dei_ codia}. Dei numerosi studi preparatori, vd. almeno F. BRAMBILLA AGENO, Riflessioni sul testo del 1Convivio', in SD, vol. XLIV 1967, pp. 85-n4; Nuove proposte per il 'Convivio', ivi, vol. XLVIII 1971, pp. 121-36; Per l'edizione critica del 1Convivio', in Atti del Convegno internazionale, cit., pp. 43-78; La funzione delle fonti e dei luoghi paralleli nella fissazione del testo critico: esperienze di un editore del 'Convivio', in SD, vol. LVIII 1986, pp. 239-73. Per un primo riesame ragionato dell'edizione vd. G. GaRNI, Appunti sulla tradizione del 'Convivio'. A proposito dell'archetipo e dell'originale dell'opera (1997), in Dante prima della 'Commedia', cit., pp. 239-51 (alle pp. 239-43 una ricapitolazione delle caratteristiche "esterne" della tradizione; ne risulta, tra l'altro, che i mss. datati, tra il 1440 e il 1474- 1482, sono 14). 44· V d. F. BRAMBILLA AGENO, Passi del 'Convivio' inseriti nell"Ottimo Commento', in SD, vol. uv 1982, pp. 138-56, e l'ed. cit., vol. ,; .. pp. 969-87. 45· Lo stesso Boccaccio, nel Trattate/lo, sembra suggerire il conguaglio: << Compuose ancora uno commento in prosa in fiorentino volgare sopra tre delle sue canzoni distese, come che egli appaia lui avere avuto intendimento, quando il cominciò, di commentarle tutte» (G. BoccAcCIO, Trattatello in laude di Dante, in Io., Tutte le Opere, in ClM, vol. m, a cura di P.G. Rrccr, 1974, pp. 423-538, I" redaz. 199, p. 488; e cfr. 2' redaz. 199, p. 530). Il testo continuo delle canzoni non sempre collima con-la lezione richiamata nella glossa (con interferenze con la tradizione estravagante): vd. ora D. DE RoBERTIS, Sul testo delle canzoni del 'Convivio', in Sotto il segno di Dante, cit., pp. 105-12. 158


CAP. 'III · DANTE mss., come in non pochi altri, il Convivio si abbina - secondo formule però differenziate- anche ad altre rime dantesche, e in particolare alle 15 "canzoni distese"; in altri mss. ricorre invece l'abbinamento, notevole, con il volgarizzamento anonimo della Monarchia: vd. par. 5). Ma diversa è, in genere, l'estrazione delle testimonianze (e .un'alta percentuale dei mss. del Convivio contiene il trattato isolato) e diversi gli ambienti e i tempi in cui le due opere mostrano di aver circolato; e cosi la vicenda dell'approdo alla stampa delle due opere: sorprendentemente tardivo, si è visto, quello della Vita nuova, relativamente precoce quello del Convivio, la cui princeps è datata 20 settembre 1490 (Firenze, Francesco Bonaccorsi: ICI n. 367), ed è all'origine di tre edizioni, tutte veneziane, del Cinquecento (Giovanni Antonio e fratelli da Sabio, 1521; Nicolò di Aristotile detto Zappino, 1529; Marchio Sessa, 1531). Per una nuova edizione si dovrà attendere, nel rifiorire settecentesco dell'interesse per Dante, il 1723, quando il trattato ricomparve nella stessa edizione delle Prose di Dante e Boccaccio (Firenze, Tartini e Franchi) già ricordata a proposito della Vita nuova. {;edizione che, pur priva di apparato giustificativo, documenta il primo tentativo scientificamente condotto di un'edizione critica del Convivio è quella elaborata da E.G. Parodi e F. Pellegrini per l'edizione del Centenario (pp. 143-315).4 6 Parodi, a cui si deve la prima dimostrazione dell'esistenza dell'archetipo (x), ne sostenne la localizzazione in area aretina, sulla scorta di una serie di errori spiegabili come corruttele di aretinismi (ad esempio, il tipo ello, ecc., della preposizione articolata 'nello', analizzato come e lo cong. + art.: vd. ed. del Centenario, pp. xv-xvi). Anche in questo caso, dall'archetipo derivano due subarchetipi, a e p: a si diramerebbe in due famiglie, a e b, delle quali a (fondamento della vulgata a stampa fino al primo Ottocento), per ulteriore bipartizione, genererebbe d ef(ed. cit., p. XIv). La maggioranza dei testimoni conservati si raggruppa in a, mentre pochissimi sono i mss. di p: tra questi, assai autorevole, Fi BML XC sup. 134 (L4, alla base delle edizioni Flamini: Livorno, Giusti, 19ro, e Passerini: Firenze, Sansoni, 1914, e anche di quella Parodi-Pellegrini). Dei numerosi rappresentanti del subarchetipo a si ricorderanno, tra gli altri, CV BAV Barb. lat. 4086 (Vb), «il piu antico e pregevole fra tutri i codici» del trattato (ed. Ageno, cit., vol. Il** p. 899), e Fi BR 46. È importante, sui caratteri dell'edizione, quanto ne scrive lo stesso PARODI, Il testo critico, cit., pp. 16-29. In precedenza, vd. E. MooRE, Textual Criticism of the 1Convivio', in In., Studies in Dante, Oxford, Clarendon Press, vol. IV 1917, pp. 1-133. 159


VOL. X • LA TRADIZIONE DEI TESTI I044 (R>), di mano di Marabottino e di Antonio di Tuccio Manetti, al quale è imputabile un'importante attività congetturale (lo stemma ricavabile dalle ipotesi di Parodi-Pellegrini, riassunte nella Prifazione di Barbi all'edizione del Centenario, cit., pp. xm-xvu, è riscostruito da Folena, La tradizione, p. 20; si sono qui adottate le sigle dell'ed. Ageno).47 Il testo della« Nuova Edizione» (voli. rv-v 1934-1937), a cura di G. Busnelli e G. Vandelli, si fondava sull'edizione del Centenario, proponendo nuove lezioni in un numero limitato di luoghi.4B La posizione dijfu in séguito valutata in maniera sostanzialmente diversa da V. Pernicone, il quale ne sostenne l'indipendenza da a e e suggeri di promuoverlo a terzo subarchetipo (ma la dimostrazione dell'autonomia di f y è prospettata sulla scorta di lezioni <<buone>> assenti in il che, a prescindere da ovvie considerazioni di metodo, dovrebbe comunque comportare un ascendente comune di contrapposto a y).49 Si è in ségnito occupata della classificazione dei testimoni, in funzione di una nuova edizione critica del trattato, M. Simonelli, che ha proposto un'ipotesi stemmatica ancora diversa (ma fondata su criteri difficilmente condivisibili). La studiosa riafferma l'indipendenza di c, prospettata da Pernicone, mentre fa scadere (il suo b) a consanguineo di a (stemma in Folena, La tradizione, p. 22). È evidente che le conseguenze operative ditale sovvertono la situazione rappresentata dall'ipotesi genealogica di Parodi-Pellegrini. 5° Ancora all'altezza del centenario del 1965, in definitiva, tutt'altro che assodati risultano i rapporti tra le famiglie, alloro interno e in relazione all'archetipo: «l'edificio della tradizione» appare a Folena 47· Di Vb esiste una riproduz. fototipica: vd. Il 'Convivio' di Dante Alighieri, riprodotto in fototipia dal Codice Barberiniano latino 4086 [ ... ], con Introduz. di F. ScHNEIDER, Città del Vaticano, Bibl. Apostolica Vaticana, 1932. I.:appartenenza di R3 allo scrittoio di Antonio Manetti è stata dimostrata da D. DE ROBERTIS, Un 'Convivio' copiato dal Manetti {1971, con titolo Altre notizie sul Riccardiano 1044), in Editi e rari, cit., pp. 216-20. 48. Utile è l'aggiornamento di A.E. QuAGLio, nella seconda ed. (1964), comprendente un'Appendice sugli studi intorno al 'Convivio' pubblicati da/1935 al1g61, con Nuove proposte per il testo e Nuove proposte per il commento (pp. 415-576). 49. V d. V. PERNICONE, Per il testo critico del'Convivio', in SD, vol. XXVIII 1949, pp. 145-82. so. V d. M. SAMPOLI SIMONELLI, Contributi al testo critico del'Convivio', in SD, vol. xxx 1951, pp. 23-127; vol. xxxr 1953, fase. I pp. 59-161;_vol. XXXII 1954, fase. II pp. 5-205; i materiali sono stati in séguito rifusi e rielaborati in EAn., Materiali per un'edizione critica del'Convivio' di Dante, Roma, Edizioni dell'Ateneo, 1970 (la gran parte del volume è dedicata a un'indagine su errori e lacune dei quattro trattati, e cioè a una discussione e a una proposta di emendazione dell'archetipo); vd. anche EAD., Ancora sttl del 'Convivio' e su alcune questioni metodologiche. in «Dante Studies», a. LXXXVIII 1970, pp. 79-101. Gli studi della Sampoli Simonelli sono approdati alla proposta di una nuova edizione critica del Convivio (Bologna, Pàtron, 1966). 160


CAP. III • DANTE non «ben disegnato né nei piani alti, sempre di struttura piu delicata, né in quelli piu bassi>>, dando luogo <<ad ipotesi piuttosto che a soluzioni sicure>> (Falena; La tradizione, pp. r9-20). l:accidentata fisionomia dell'archetipo, gravemente lacunoso (spesso per sauts du mème au mème) e guasto, impone un'intensa attività divinatoria. In numerosi casi l'ampiezza delle lacune è anzi tale da non autorizzare risarcimenti attendibili, come rileva Franca Ageno, che alla caratterizzazione dell'archetipo dedica il secondo capitolo dell'Introduzione al testo critico allestito per la EN (vol. Il* pp. 49-260).51 l:Ageno ribadisce, con Parodi-Pellegrini, la bipartizione dello stemma nei subarchetipi a (articolato però in tre sottogruppi) e p, dei quali sostanzialmente conferma le consistenze complessive (v d. il cap. m. Le grandi linee della tradizione, i vi, pp. 259-60, e lo stemma riassuntivo, vol. Il** p. 585): ma sottolinea l'elevato grado di contaminazione e di attività congetturale rilevabili all'interno di a. I rapporti dei sotto gruppi, e talora dei singoli individui, risultano meno stabili, e talora non agevolmente razionalizzabili (notevole è la ricostruzione genealogica che l'Ageno propone del folto e ramificato gruppo - piu di un terzo dell'intera recensione - dei codici interpolati: f, al quale dedica quasi per intero il secondo tomo dell'Introduzione). Perplessità circa la posizione, relativa e assoluta, del gruppo di mss. (tra i quali R', per cui v d. anche Ageno, I: edizione del 'Convivio', cit., pp. 69-77) che avevano sollecitato l'ipotesi di Pernicone- mss. che l'Ageno stima sostanzialmente infidi per attività congetturale, ma radicati in a (costituiscono il suo gruppo b, di classificazione problematica: vd. partic. vol. Il* pp. 43I32) -,ha di recente sollevato Garni (Appunti sulla tradizione, cit.): riproponendo il dubbio che tali codici possano discendere dal «vessatissimo >> originale per una via che non sia quella dell'archetipo (o, comunque, dell'archetipo secondo la ricostruzione della Ageno).sz sr. Sulla "aretinità" dell'archetipo, ipotesi formulata da Parodi, vd. G. BER TONI, Per la tradizione manoscritta del 1Convivio', in GSLI, vol. LXXXVI 1925, pp. 202-4. Di altro avviso PERNICONE, Per il testo critico, cit., pp. 171-76 (e c&. l'ed. AGENO, vol. 1/** p. 896). Sugli eccessi dell'attività congetturale e sulla possibilità di rivalutare, in numerosi casi, la lezione tràdita, vd. anche M. CASELLA, Per il testo critico del 'Convivio' e della Vivina in SFI, a. vn 1944, pp. 29-77, alle pp. 29-64; è in ogni caso da notare il numero davvero imponente di errori imputati all'archetipo dalla Ageno: per cui vd. GaRNI, Appunti sulla tradizione, cit., pp. 250-SI. 52. La complessità dottrinale del trattato comporta la stretta interazione di critica del testo ed esegesi; di nttto rilievo, in tale prospettiva, sono i commenti novecenteschi di BusNBLLI-VANDELLI nella« Nuova cit., e di C. VAsou, in Opere minori, cit., to. I p. n (che segue il testo base di PARODI-PELLEGRINI). r6r


VOL. X · LA TRADIZIONE DBI TBSTI 4· IL DE VULGARI ELOQUENTIA Composto contemporaneamente al Convivio (probabilmente intorno al 1304-1305), anche il De vulgari rimase incompiuto: s'interrompe infatti al cap. xrv del libro n (doveva comporsi di 4libri).53 Conservatosi a sua volta in un autografo provvisorio, non privo di ripensamenti e di altri segni di elaborazione, circolò soltanto dopo la morte dell'autore: ma non conobbe la diffusione, pur tardiva, del Convivio. Non mostra di esserne a conoscenza il metricista padovano Antonio da Tempo: circostanza notevole, in quanto due dei tre testimoni antichi del De vu/gari risultano trascritti, nel tardo Trecento, a Padova. La tradizione diretta si riduce a 4 mss. (piu un frammento), acquisiti agli studi, e in due casi eseguiti, nel corso del Cinquecento (un quinto ms., Strasbourg BNU 206: S, è copia di un'edizione settecentesca): le loro relazioni si definiscono in maniera netta. Il primo ms., Mi BT ro88 (T), trascritto a Padova alla fine del Trecento (si conoscono i nomi di almeno due possessori padovani), fu acquistato ai primi del '500 da Giovan Giorgio Trissino, che lo trasferf in un primo tempo a Firenze, dove ne divulgò le teorie linguistiche (con importanti conseguenze nella genesi della cosiddetta « questione della lingua>>), e poi a Roma, dove fu studiato e fatto trascrivere da Pietro Bembo e da Angelo Colocci.54 Il codice esemplato per Bembo è l'odierno ms. CV BAV Reg. lat. 1370 (V1); il breve estratto postillato da Colocci è nello zibaldone CV BAV Vat.lat. 4817 (vz): sia V'che V2 sono pertanto descripti da T.S5 Da T deriva anche l'esponente principale della tradizione indiretta: la versione italiana eseguita da Trissino e stampata a Vicenza, da Tolomeo Gianicolo da Brescia, nel 1529. Un secondo testimone antico del De vulgari, trascritto anch'esso a Padova e piu o meno coevo di T, è l'odierno ms. Grenoble BM 580 (G), appartenuto, nella seconda metà del sec. XVI, a Iacopo 53· Sulla tradizione del De vulgari, v d. riassuntivamente FOLENA, La tradizione, pp. 26-29 {e FoLENA, pp. 441-43); e anche P. V. MENGALno, s.v. De vulgari Eloquentìa. Tradizione manoscritta, in ED, vol. n pp. 399-415, alle pp: 399-401. Su Luoghi e tempi della composizione vd. anche M. CORTI, 'De Vu(gari E/oquentia' di Dante Alighieri, in LIE, Le Opere, vol. r I992, pp. r87-209, alle pp. r87-89. 54· V d. G. PAnOAN, Vicende veneziane del codice Trivulzìano del 'De vulgari eloquentia', in Dante e la cultura veneta, cit., pp. 385-93. 55· Per V2 , vd. S. DEBENEnETTI, Intorno ad alcune postille di Angelo Colocci {1904), in In., Studi filologici, con una nota di C. SeGRE, Milano, Angeli, 1986, pp. 169-208; per la storia di T vd. anche Gms. BrLLANOvrcH, Nella tradizione del 'De Vulgari Eloquentia', in In., Prime ricerche dantesche, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1947, pp. 13-19. 162


CAP. III · DANTE Corbinelli. Da questo testimone fu ricavata l' editio princeps del testo, stampata a Parigi da Jean Corbon nel rsn,s6 Di lezione piti accurata di T, G se ne rivela tuttavia un collaterale: l'ascendente comune è siglato y. Si ipotizza che y, per aver ricollazionato il proprio esemplare, recasse integrazioni a margine, trascritte in G ma non in T (le integrazioni di y potrebbero tuttavia essere intervenute in epoca posteriore alla trascrizione di T). Sui testimoni T e G, strettamente imparentati, è condotta l'edizione critica a cura di Pio Rajna (Firenze, Le Monnier, r896; segui, nel r897, un'edizione «minore»). Monumento della filologia tardopositivistica applicata ai testi mediolatini, l'ed. Rajna si raccomanda per l'approfondita, e originale, discussione delle questioni ortografiche (nell'edizione <<minore>> si discutono le obiezioni sollevate dalla maior).57 Nel I9I7, tuttavia, Ludwig Bertalot produsse una nuova edizione del trattato che teneva conto dell'esistenza di un terzo testimone, il ms. Berlin S Lat. fol. 437 (B), esemplato, forse a Bologna (e comunque non a Firenze), intorno alla metà del Trecento (Bertalot ne propose una datazione piti alta, non condivisa dai piti recenti studiosi). Appartenuto forse a un «dominus Binus de Florentia>>, il nome del quale appare nell'explidt del De vulgari e in un'annotazione premessa al testo della Monarchia, che nel ms. precede (anepigrafa), B, noto anche come «codice Bini», è di gran lunga il codice piti autorevole ·della tradizione del De vu/gari.S8 Grazie al suo intervento, è stato 56. Di G esiste una riproduz. fototipica: D. ALIGHIERI, Traité de ['Eloquence Vulgaire. Manuscrit de Grenoble, publié par [E.] MAGNIEN et le dr. [P.-I.] PRoMPT, Venise, Olschki, r892; per la sua storia v d. anche BrLLANOVICH, Nella tradizione, ci t. Per l'ed. Corbinelli v d. C.S. GuTKIND, Di e handschriftlichen Glossen d es Jacopo Corbinelli zu seiner Ausgabe der 'De V ulgari Paris, 1577, in AR, a. XVIII 1934, pp. 19-120. Corbinelli fu anche possessore dei due Chigiani di contenuto dantesco autografi di Boccaccio: vd. DE RoBERTIS, Il 1Dante e cit., pp. 29-34. 57· Per la discussione dei criteri ortografici adottati nell'ed. RAJNA, vd. ad es. le recens. diE.G. PARODI, in RBLI, a. IV 1896, pp. 252-62, e di P. ToYNBEE, in Rom, a. xxvr 1897, pp. rr6-26 {e vd. anche il cap. I:ortografia nell'ed. Rrccr cit., della Monarchia, pp. II3-25). Per Rajna dantista vd. F. MAzzONI, Pio Rajna dantista, in AA.VV., Pio Rajna e le letterature neolatine, Atti del Convegno Internaz. di Studi {Sondrio, 24-25 sett. 1983), a cura di R. AnARDo, Firenze, Le Lettere, 1993, pp. s25i per Rajna mediolatinista vd. A. RoNCAGLIA, Pio Rajna:gli studi di latinità medievale e di critica testuale, in La Società Dantesca Italiana 1888-1g88, cit., pp. 155-75. 58. V d. Dantis Alagherii de vulgari eloquentia libri II, récensuit L. BERTALOT, Friedrichsdorf apud Francofortum ad M., 1917 {poi Gebennae, Olschki, 1920; e vd. la recens. di P. RAJNA, in BSDI, n.s., a. xxv 1918, pp. 136-66). Le carte di B contenenti il De Vulgari furono riprodotte a cura di L. BERTALOT, Il codice B del 'De Vulgari Eloquentia', in Bibl, a. XXIV 1922, pp. 261-64 {ora in lo., Studien zum italienischen un d deutschen Humanismus, herausgegeben von P. O. KRrsTELLER, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1975, vol. I pp. 303-6): vd. la recens. di P. RAJNA, in SD, vol. VIII 1923, pp. 110-20.


VOL. X · LA TRADIZIONE DEI TESTI possibile sanare in molti luoghi la lezione corrotta di y, o avvalorare la bontà di lezioni congetturali di Rajna e di altri. 5 9 È d'altronde dimostrabile la comune dipendenza di B e di y da un comune archetipo (x): compito dell'editore è dunque di scegliere, a parità di condizioni, tra le lezioni divergenti di B e di y, e di congetturare quando l'archetipo risulti guasto. È rilevante che, nel caso del De vulgari come delle altre opere latine di Dante, sia stata applicata con sistematicità d'intenti, e risultati importanti, l'analisi del cursus ai fini della restituzione del testo.60 Sulla scorta dell'ingente lavoro preparatorio proprio, e dei risultati dei predecessori, una nuova edizione annotata del De vulgari apparve nel 1938, a cura di Aristide Marigo, nell'àmbito della «Nuova Edizione>> di Le Monnier.61 In séguito, è ritornato sul testo Pier Vincenzo Mengaldo: l'edizione commentata a sua cura costituisce, al momento, il piu aggiornato punto di riferimento anche sotto il profilo testuale.62 5· LA MONARCHIA Non c'è accordo sulla datazione della Monarchia (una delle opere dantesche cronologicamente piu discusse: posteriore, comunque, al Convivio).63 Mag59· Nell'ed. del Centenario, Rajna riprodusse in sostanza il testo stabilito prima che fosse noto B (vd. Le Opere di Dante, cit., pp. 317-52); la discussione testuale fu riaperta da A. MARIGO, Il testo critico del 'De Vulgari Il codice Berlinese e le recenti edizioni, in GSLI, vol. LXXXVI 1925, pp. 289-338; Io., Per il testo critico del 'De vulgari eloquentia', ivi, vol. xcrx 1932, pp. 1-55; nel frattempo era intervenuto P. RAJNA, Approcci per una nuova edizione del Ve vulgari eloquentia', in SD, vol. XIV 1930, pp. 5-78. Disordinate considerazioni su B si leggono ora in A. Rossr, Il codice "Bini" di Berlino è il 'De vulgari', in Da Dante a Leonardo, cit., pp. 84-119; vd. anche Descrizione di B, ivi, pp. r20-32. 6o. Basti rinviare a P. V. MENGALDO, s.v. cursus, in ED, vol. n pp. 290-95 (ripreso in In., Dante e il "cursus", in Linguistica e retorica di Dante, Pisa, Nistri-Lischi, 1978, pp. 263-80), con ampia bibliogr. 6r. V d. D. ALIGHIERI, De Vulgari Eloquentia, ridotto a miglior lezione, commentato e tradotto da A. MARIGO, Firenze, Le Monnier, 1938 (19573, con Append. di aggiornamento di P.G. Rrccr); vd. la recens. di G. CoNTINI, in GSLI, vol. cxnr 1939, pp. 283-93, e anche D. BrGONGIARI, Notes on the Text ofDonte (1950), in lo., Essays an Dante and Mediaeval Firenze, Olschki, 1964, pp. 35-63. 62. V d. D. ALIGHIERI, De vulgari eloquentia, a cura di P.V. MENGALDO, vol. r. Introduzione e testo (unico uscito), Padova, Antenore, 1968, con Nota al testo alle pp. cm-cxxr (l'Introduzione, con ritocchi ma senza la Nota al testo, anche in MENGALDO, Lingùistica e retorica, cit., pp. 11-123); il testo è riproposto, con ampia annotazione, in Opere minori, cit., to. n pp. 1-237 (con una pill sintetica Nota al testo alle pp. rB-21). 63. Sulla tradizione della Monarchia, vd. riassuntivamente FaLENA, La tradizione, pp. 29-34 {e· FaLENA, pp. 443-47); e P. G. Rrccr, s.v. Monarchia. Tradizione manoscritta e a stampa, in ED, vol. III pp. 993-1004, alle pp. 994-96 (lo stemma a p. 997). V d. anche M. PASTORE STaCcHI, Monarchia. Testo e cronologia, in <<Cultura e Scuola)}, a. IV 1965, fase. 13-14 pp. 714-21.


CAP. III · DANTE gior credito sembra ricevere la tesi (Rostagno, Vinay) che riconduce la composizione del trattato - opera conclusa in 3 libri - alla presenza in Italia di Arrigo VII, destinatario dell'Epistola vn (!7 aprile 13n: vd. oltre, par. 6). La stesura si situerebbe, in particolare, tra l'incoronazione imperiale (Roma, 29 giugno 1312) e la morte di Arrigo (Buonconvento, 24 agosto 1313). I.:ipotesi di una datazione piu alta è propugnata da altri (Nardi); altri ancora (Ricci), non trascurando un'esplicita allusione, di autenticità e cronologia discusse, al canto v del Paradiso (libro 1 12 6), propendono infine per anni piu tardi (verso il 1317). Al pari dell'archetipo del Convivio e del De vulgari, anche l'archetipo della Monarchia sembra d'altra parte originare da un manoscritto divulgato dopo la morte dell'autore: e soltanto in occasione dell'incoronazione del Bavaro (1328), secondo la testimonianza di Boccaccio, «il libro, il quale fmo allora appena era saputo, divenne molto famoso>> (Trattatello, ed. cit., I' redaz. 196, p. 488). Non è da escludere che il provvedimento di condanna per eresia del trattato (Bologna 1329) ne abbia negativamente condizionato la prima circolazione. Nel codice piu antico, il ricordato ms. B del De vulgari (Berlin S Lat. fol. 437), esemplato forse a Bologna intorno alla metà del Trecento, l'identità del testo risulta mascherata.64 Anche nell'appellativo << christianus », aggiunto al nome dell'autore nelle rubriche del trecentesco ms. London BL Add. 28804 (N) e del piu tardo Lu BC Feliniano 224 (F), si può riconoscere un'allusione indirettamente polemica alla censura della Chiesa.65 Non mancano del resto i documenti, anche polemici, della diffusione del testo nella prima metà del Trecento: e alla metà del secolo risale un esponente della tradizione indiretta, il commento latino attribuito a Cola di Rienzo.66 Se la tradizione antica risulta quantitativamente ridotta (solo un paio i mss. databili alla metà del sec. XIV) e qualitativarnente poco affidabile, un 64. Si è ritenuto che l'indpit del De vulgari {«Incipit Rectorica Dantis [ ... ]))),premesso in realtà al testo della Monarchia, e d'altra mano, fosse inteso a occultarne la vera identità; e certo è comunque che l' explicit della Monarchia suona: « Explicit endivinalo se 'l vòy sapere» (v d. FaLENA, La tradizione, p. 27). Della parte di B contenente il trattato esiste una riproduz. fototipica: Die 'Monarchia' Dantes aus der Berliner Handschrift Cod. Lat. folio 437 als Faksimile-Druck, eingeleitet und herausgegeben von F. ScHNEIDER, Wcimar, BOhlaus, 1930 (considerazioni testuali in A. Rossi, Analisi testuali della Monarchia' e il Berlinese, in Da Dante a Leonardo, cit., pp. 136-75). 65. Su F v d. G. LERA, Il manoscritto "lucchese" della Feliniana nel quadro dei p iii antichi codici della Monarchia', Lucca, Tip. Quirici e Paoli, 1965. 66. V d. P.G. RICCI, Il rommento di Cola di Rienzo alla Monarchia' di Dante. in SM, s. m, vol. VI 1965, fase. II pp. 665-708, con edizione del testo. 165


VOL. X • LA TRADIZIONE DEI TESTI rinvigorito e diffuso interesse per il trattato prende corpo in età umanistica e tardo-umanistica: buona parte dei testimoni sopravvissuti - spesso direttamente derivanti ( «recentiores non deteriores >>) da ascendenti trecenteschi non conservati - risale al tardo Quattrocento e al primo Cinquecento (2 di questi mss., strettamente imparentati, documentano la circolazione del testo in area ungaro-boema). Soprattutto in questi testimoni è riscontrabile un'intensa attività correttoria e glossatoria.67 Al secondo Quattrocento risalgono d'altronde, significativi esponenti della tradizione indiretta, due volgarizzamenti fiorentini. Il primo, anonimo, è attestato in 3 mss., che sono anche testimoni del Convivio: Fi BNC II III 210 (del 1456, di mano di Bernardo del Nero), BR 1043 (del 1461) e Paris BNF Ital. 536 (sec. XVI in.). Il secondo, al quale prestò un credito superiore ai meriti la filologia ottocentesca, reca la firma prestigiosa di Marsiho Ficino: redatto a istanza di Antonio di Tuccio Manetti e di Bernardo del Nero (il copista del testimone piu antico del volgarizzamento vetus), fu concluso nel 1467; è attestato in una dozzina di mss., dei quah il piu importante è Fi BML XLIV 36 ( esemplato da uno dei dedicatari, Antonio Manetti, direttamente sull'originale).6S Edizione di riferimento per la Monarchia è quella a cura di Pier Giorgio Ricci, in servizio della EN (vol. v 1965).69 Il quadro dei testimoni contempla, 67. V d. P. SHAW, Le correzioni di copista nei manoscritti della 'Monarchia', in SD, vol. LXIII 1991, pp. 281-312. 68. Per il volgarizzamento vetus vd. P. SHAW, Il volgarizzametÙo inedito della 'Monarchia', in SD, vol. XLII 1970, pp. 59-224, con edizione del testo {è direttamente imparentato con la lezione del cod. M della famiglia P4 dell'ed. RICCI cit., pp. 99-wz); per il volgarizzamento fìciniano, vd. EAD., La versione ficiniana della 'Monarchia', in SD, vol. LI 1978, pp. 289-408, con edizione del testo (dipendente da un ms. prossimo a P3 e P4; e v d. anche EAD., Per l'edizione del volgarizzamento ficim'ano della 'Monarchia', in Testi e interpretazioni. Studi del seminario di Filologia romanza dell'Università di Firenze, Milano-Napoli, Ricciardi, 1978, pp. 926-39); per il ms. Fi BML XLIV 36 vd. anche Marsi/io Ficino e il ritorno di Platone, Mostra di manoscritti, stampe e documenti (17 mag.-16 giu. 1984), catalogo a cura di S. GENTILE, S. NICCOLI e P. VITI, Firenze, Le Lettere, 1984, pp. 52-53, con bibliogr. (alle pp. 50-51 una scheda di Fi BNC II III ziO). Un nuovo frammento è stato segnalato da M. RoDDEWIG, Ein zusiitzliches Fragment der Ficino-Tkrsion der 'Monarchia' in New York, in SD, vol. LIII 1981, pp. 219-40; un altro ancora da S. Niccou, Note filologiche su testi volgari di Marsilio Ficino, in AA.VV., Marsilio Ficino e il ritorno di Platone: Studi e documenti, a cura di G.C. GARFAGNINI, Firenze, Olschki, 1986, vol. 1 pp. 239-50, partic. pp. 247'50. 69. Le edizioni precedenti piti significative sono a cura di K. WITTE {Halle, Hendel, r863- 1871, poi Vindobonae, Braumtiller, 18742; testo sostanzialmente ripreso nell'ed. MooRE cit., di Tutte le Opere); di L. BERTALOT (Friedrichsdorf in monte Tauno apud Francofortum 1918; rist.: Gebennae, Olschki, 1920); di E. RosTAGNO (in Le Opere di Dante, ed. del Centenario cit., pp. 353-412). r66


CAP. III • DANTE in quella recensio, r8 mss., ai quali si aggiunge di diritto, in quanto dipendente da un ms. non conservato e autorevole, la princeps di Basilea (in appendice al De formula Romani Imperii di Andrea Alciato, Giovanni Oporino, ottobre 1559: K).7° Cari Witte, che conobbe 8 mss., dimostrò, sulla base del riconoscimento di numerosi errori comuni, l'esistenza dell'archetipo, confermata dai successivi editori. Bertalot- scopritore, si è detto, di B - incrementò la recensio e riconobbe, al suo interno, 4 famiglie: una <<milanese», composta dai mss. Mi BA D II9 inf. (A) e BT 642 (T); una «fiorentina>>, composta da B e dal ms. FiBML LXXVIII r (L); una «toscana>>, composta da F e dal ms. CV BAV Pal.lat. 1729 (P), testimone importante anche per le Epistole; e una piu ampia, costituita dai restanti testimoni.71 Ma i rapporti tta le famiglie non furono determinati, e dall'editore fu accordato il maggior credito alla famiglia «milanese>>, e in particolare aB: la lezione da lui stabilita migliorò comunque in piu luoghi l'ed. Witte. Rostagno, del quale è arduo giudicare l'operato per l'assenza di giustificazione,del testo, accentuò la sfiducia, già propria dei predecessori, nei confronti dell'archetipo (vd. ed. del Centenario cit., p. xvm). I successivi studi di Ricci, preliminari all'edizione critica, nel precisare con maggior cura la fisionomia testuale di testimonianze vecchie e nuove, hanno contribuito a una parziale rivalutazione della qualità dell'archetipo.72 Anche nella tradizione della Monarchia lo stemma si biforca in due su barchetipi, a e p, assai diversi per composizione. Il primo, piu autorevole e meno 70. Per l'elenco e la descrizione dei testimoni (con le traduzioni, a partire dai volgarizzamenti pit1 antichi), vd. l'ed. RICCI cit., pp. 7-28; a p. 5 n. 6 sono elencati alcuni descripti. Si è ipotizzato che fosse il curatore del testo dantesco della princeps l'umanista BJ. Heroldt, che nello stesso 1559 a Basilea pubblicò una traduzione in tedesco della Monarchia. Per la prima edizione italiana si dovrà attendere l'ed. Zatta delle Opere, cit., 1757-1758 {ma del 1740 è un'edizione clandestina del veneziano Pasquali, con falso luogo di Ginevra). Sulla princeps vd. ora anche A. RoSSI, Collaboratori all'edizione di Basilea: da Erasmo a Faldo e Herold, in Da Dante a Leonardo, cit., pp. 180-94 {e vd. anche pp. 175-80). 71. Anche di P, codice del tardo Trecento, esiste una riproduz. fototipica: vd. Dantis Alagherii Monarchiae liber' et 1Epistolae' ex codice Vaticano Palatino latif1o 1729 phototypice expressa, praefatus est F. SCHNEIDER, Romae, Bibl. Apostolica Vaticana, 1930. 72. V d. P.G. RICCI, Primi approcci per l'Edizione Nazionale della 1Monarchia', in SD, vol. XXXI 1953, fase. I pp. 31-58; Un codice della Monarchia' mai utilizzato, ivi, pp. 163-71 {sul cod. N e la sua classificazione); Il manosaitto Trivulziano della 1Monarchia', ivi, vol. XXXII 1954, fase. I pp. 51-63 {sul cod. T: notevole l'imbarazzo, ma anche lo scrupolo, del copista di fronte alle frequenti abbreviazioni dell'esemplare trecentesco: vd. pp. 55-56, e cfr. l'ed. cit., pp. 42, 55-56); Earchetipo della Monarchia',, in SD, vol. XXXIV 1957, pp. 127-62; Io., Restauro di un luogo della 1Monarchia', in IMU, vol. II 1959, pp . . 441-42. Sulla tradizione, è importante anche D. BIGONGIARI, The Text ofDante's Monarchia' {1927), in Io., Essays on Dante, cit., pp. 27-34.


VOL. X • LA TRADIZIONE DEI TESTI affollato, si ramifica a sua volte in due: alla princeps di Basilea (K) si contrappone l'antigrafo (a sua volta presumibilmente trecentesco) della famiglia «milanese>> di Bertalot (mss. A T, o meglio, la prima parte di A, siglata A 1: la seconda, A2, rientra infatti in una diramazione secondaria di folta progenie di subarchetipo di qualità decisamente deteriore rispetto ad u, è rappresentata dalla restante tradizione, cui partecipa anche la tradizione indiretta dei volgarizzamenti. All'interno di Ricci ha riconosciuto 4 famiglie, la prima delle quali coincide con la "fiorentina" di Bertalot (BL), con l'aggiunta di un testimone settecentesco; la seconda include la "toscana" (PF), con l'aggiunta di un notevole trecentesco, London BL Add. 28804 (N), piu prossimo a F; degli altri due, piu affollati sotto gruppi, merita di essere citato, in il ms. Ve BNM Lat. XIV 204, trecentesco e di notevole valore testuale. Posteriormente all'uscita dell'ed. Ricci è stato segnalato un nuovo testimone nel ms. Uppsala U P 133 (U), appartenente al gruppo con tracce di contaminazione con e con u; è stato altresf studiato il ms. Phillipps citato ma non ritrovato da Ricci.73 È fenomeno appariscente nella tradizione del trattato l'alto numero di errori imputabili a ragioni paleografiche: per imperizia nello scioglimento delle abbreviazioni e per altre difficoltà collegate al "cambio di scrittura", in ragione della distanza, cronologica e tipologica, dei testimoni conservati nei confronti dei rispettivi ascendenti diretti. Endemica, d'altra parte, è la tendenza congetturale rilevabile a carico dei copisti di età umanistica; mentre meno vistosi, almeno a giudicare dallo stemma di Ricci, sembrano in questo testo i fenomeni di trasmissione orizzontale.74 73· V d. P. SHAW, Il codice Uppsalense della Monarchia 1 , in SD, vol. XLVI 1969, pp. 293-331, e F. BRAMBILLA AGENO, Il codice già Phillipps della 'Monarchia', in SD, vol. LIII 1981, pp. 291-334. La posizione di U è analiticamente valutata anche da P. G. RICCI, A sette anni daWEdizione Nazionale del 1Monarchia 1 , in Atti del Convegno internazionale, cit., pp. 79-114, che discute nell'occasione le obiezioni allo stemma della sua edizione mosse da G. FAVATI, Sul testo della 'Monarchia' di Dante: proposta di nuove lezioni (1970), in AA.VV., Psicoanalisi e strutturalismo difronte a Dante, Firenze, Olschki, 1972, vol. I pp. 3-42. E successivamente intervenuta sulla questione testuale, in parte confermando i dubbi di Favati circa la consistenza della famiglia a:, P. SHAW, Sul testo della 'Monarchia 1 , in SD, vol. LIII 1981, pp. 187-217; e ancora EAD., Per un nuovo testo critico della 1Monarchia', in La Società Dantesca Italiana 1888-1g88, cit., pp. 435-44 (vd. anche l'ed. a sua cura: Cambridge, Cambridge Univ. Press, 1995, che per il testo prende a fondamento l'ed. Ricci). 74· Importanti per occasionali discussioni testuali sono, anche nel caso della Monarchia, i maggiori interventi esegetici, tra i quali si devono ricordare soprattutto quelli di G. Vinay (DANTE ALIGHIERI, Monarchia, Testo, introduz., traduz. e commento, In append.le epistole politiche tradotte, a cura di G. VINAY, Firenze, Sansoni, 1950) e di B. NARDI (in Opere minori, cit., to. n pp. r68


CAP. III · DANTE 6. LE OPERE LATINE MINORI: EPISTOLE, EGLOGHE, QuESTIO DE AQUA ET TERRA Epistole. Le Epistole conservate sono 13, comprese le tre, giudicate a suo tempo apocrife, scritte in nome e per conto della contessa di Batrifolle: risalgono tutte al periodo dell'esilio.75 I destinatari e le date di composizione sono i seguenti: I: in nome e per conto di un << Consilium et Universitas partis Alborum de Florentia >> a Niccolò da Prato, marzo-aprile 1304; n: ai conti Oberto e Guido di Romena, forse del 1304; m: a Cino da Pistoia, tra il 1305 e il 1306 (?);IV: al marchese Moroello Malaspina, tra il 1307 e il 1308; v: ai re, ai senatori della città di Roma, ai duchi, marchesi, conti e popoli d'Italia, tra il settembre e l'ottobre 13ro; VI: ai concittadini fiorentini, 31 marzo I3II; vu: all'imperatore Arrigo VII, 17 aprile 13n; vm-x: in nome della contessa Gherardesca della Gherardesca, moglie di Guido da Battifolle, a Margherita di Brabante, moglie di Arrigo VII, primavera del 13n; XI: ai cardinali italiani, dopo ilzo aprile 1314; xn: a un amico fiorentino, 1315; xm: a Cangrande della Scala (di autenticità controversa), forse intorno al 1316. Di un'epistola latina diretta, in morte di Beatrice, «a li principi de la terra» parla lo stesso Dante nella Vita nuova (xxx), citandone l'indpit non ne rimane traccia (posto che sia mai esistita). Dell'esistenza di un'Epistola, anch'essa non conservata, relativa alla battaglia di Campaldino (n giugno 1289) informa il biografo Leonardo Bruni, che altrove, sempre nella Vita di Dante, volgarizza un passo di altro testo posteriore al priorato (r3oo.): potrebbe trattarsi della stessa Epistola di cui piti oltre riferisce l'incipit: << Popule mi, quid feci cibi?>>. Ed è a quest'ultima che sembra accennare, nella Nuova cronica (x 136), Giovanni Villani.76 Ad altre lettere non note allude Biondo Flavio (e ad altre ancora, ma non gli si può prestar credito, Filelfo). Non poche, in ogni modo, dovranno giudicarsi le Epistole perdute. Controverso è infine il caso dell'epistola a Guido da Polenta (sulla presunta ambasceria a Venezia del 239-503, ma con Nota al testo e bibliogr. di P. MAzzANTINr: adotta il testo dell'ed. Rrccr, discostandosene nella traduzione in piU luoghi, e motivando nel commento le diverse scelte). 75· Sulla tradizione delle Epistole, vd. riassuntivamente FaLENA, La tradizione, pp. 34-36 (e FaLENA, pp. 447-49); M. PASTORE SroccHI, s. v. Epistole. Il testo, in ED, vol. n pp. 703-10, alle pp. 705- 6 (una bibliogr. insolitamente folta si è sviluppata intorno al testo dell'Epistola xr). E cfr. F. MA.zzoNr, I:edizione delle opere latine minori, in Atti del Convegno internazionale, cit., pp. 129-66, partic. pp. 129-4S· 76. V d., nell'ordine, L. BRUNI ARETINO, Humanistisch-philosophische Schriften mit einer Cronologie seiner Werke und Briefe, herausgegeben und erlautert von Dr. H.BARON, Leipzig-Berlin, Teubner, 1928, pp. 52, 54, 57; G. VILLANI, Nuova cronica, ed. critica a cura di G. PoRTA, [Milano-]Parma, Fondaz. Pietro Bembo-Guancia, vol. II 1991, p. 336.


VOL. X • LA TRADIZIONE DEI TESTI 1314), tràdita solo indirettamente, in un volgarizzamento tardo-quattrocentesco.77 La memoria delÌe Epistole in autori quali Villani e Bruni testimonia della loro non effimera risonanza. Avendo accesso ad alcune lettere autografe dell'esule (probabilmente in virru del suo ufficio di cancelliere della Repubblica), Bruni poté anzi dare diretta- e unica- testimonianza dell'aspetto della grafia di Dante: «era la lettera sua magra e lunga e molto corretta, secondo io ho veduto in alcune epistole di sua mano propria scritte» (ed. cit., p. 59).78 Ma la tradizione delle Epistole è assai ridotta. Nove lettere - vn, VI, IX, x, vm, n, IV, I, v- sono presenti, nell'ordine, nel tardo-ttecentesco ms. CV BAV Pal. lat. 1729 (P), già ricordato perché reca anche la Monarchia, e indirettamente riconducibile all'ambiente di Coluccia Salutati: è il testimone di gran lunga piu ric.co.79 Due di queste lettere -v e vn - sono anche nel ms. Rrn BNC S. Pantaleo 8, tardo-trecentesco, che di VII include anche, d'altra mano e di tradizione diversa, un volgarizzamento (lo stesso che compare anche nel tardo ms. Fi BNC Magi. VII rro3); vii è d'altronde anche in Ve BNM Lat. XIV IIS e, incompleta, in Si BC F V 9.so Tre epistole non presenti in P- m, XI, XII - sono tràdite nello « Zibaldone Laurenziano » Fi BML XXIX 8, autografo di Boccaccio. s' Piu ricca la tradizione della discussa epistola xm, importante per 77· Su quest'ultima vd. R. MIGLI ORINI FISSI, La lettera pseudo-dantesca a Guido da Polenta. Edizione critica e ricerche attributive, in SD, vol. XLVI I969, pp. IOI-272; per nuove testimonianze, vd. EAD., Carlo Marucelli e un nuovo codice della lettera a Guido da Polenta, ivi, vol. L I973, pp. I77-94; Un codice ravennate della lettera a Guido da Polenta, in Atti del Convegno internazionale, cit., pp. 26I-74; La lettera a Guido da Polenta, in Società Dantesca Italiana, Manoscritto n.], cit., pp. xxvrr-xxvm. 78. Sulle ipotizzapili caratteristiche degli autografi danteschi vd. ora G. SAVINO, I.:autografo virtuale della 'Commedia', in <<Per correr miglior acque .. ,,>, cit., to. n pp. I099-no (anche in autonomo opuscolo: Firenze, Soc. Dantesca Italiana, 2000). 79· Ne esiste una riproduz. in facsimile: vd. Dantis Alagherii 'Monarchiae li ber, cit. Bo. Riproduz. di 2 mss. in Dantes Brùfe an die FUrsten und Vi:ilker Italiens und an Kaiser Heinrich VII, [ ... ] aus dem Cod. IDI S. Pantaleo 8 der Bibliothek Vittorio Emanuele in Rom und aus dem Cod. Marcianus latinus XIV IIS der Bibliothek von S. Marco in Venedig, nebst einer Obersichtstafel zur handschriftlichen Oberlieferung der Dantebriefe im Faksimile-Druck, eingeleitet und herausgegeben von F. ScHNEIDER, Zwickau, Ullmann, [I930]. Su S, vd. F. MAzZONI, Il codice S{enese) dell"Epistola' dantesca ad Arrigo, in SD, vol. LVII 1985, pp. 347"53· Per i volgarizzamenti di v e di VII, vd. MAzzONI, I.:edizione delle opere latine, cit., pp. 143-44 (e già il suo saggio Le 'Epistole' di Dante, in Conferenze aretine 1965, Arezzo, Tip. Zelli, 1966, pp. 47-100). 8r. V d. Lo' Zibaldone Boccaccesco Mediceo Laurenziano Plut. XXIX, 8, riprodotto in facsimile [ ... ] con prefaz. di G. BIAGI, Firenze, Olschki, I915; per la testimonianza della epistola xu, vd. P. TOYNBEE, The Laurentian Text cifDante's Letters to a Friend in Florence, in «The Modern Language Review>>, vol. xi I9I6, pp. 61-68. Sul ms. vd. ora AA.W., Gli Zibaldoni di Boccacdo. Memoria1 scrittura1 riscrittura, Atti del Seminario internaz. di Firenze-Certaldo (26-28 apr. 1996), a cura di M. !70


CAP. III • DANTE l'esegesi della Commedia.B2 Nota ad alcuni commentatori antichi, come Iacopo della Lana e l'Ottimo, è tràdita in codici piu tardi, che mostrano tuttavia di derivare da esemplari antichi. Lo studio della tradizione denuncia pertanto l'antichità dell'eventuale falsificazione, integrale o parziale. Il «saggio» di edizione (epistole r-v) a cura di Francesco Mazzoni, circolante in rari esemplari (Milano, Mondadori, 1967), anticipa l'edizione critica in preparazione per la EN, aggiornando quella integrale di Paget Toynbee ( Oxford, Clarendon Press, 1920 ), a sua volta preceduta da numerosi studi preliminari, in specie sulla tradizione manoscritta. Sull'ed. Toynbee si fonda il testo, a cura di Ermenegildo Pistelli (subentrato allo scomparso Francesco Novati), dell'edizione del Centenario (pp. 414-51). Emendamenti e modifiche sono introdotti nell'edizione commentata di A. Frugoni (epistole r-xn) e G. Brugnoli (xm), che ne dipende.83 Anche nella critica del testo delle Epistole si è rivelato fruttuoso lo studio del "cursus".B4 PreoNE e C. CAZALÉ BÉRARD, Firenze, Cesari, 1998 (partic. F. MAzzONI, Moderni errori di trascrizione nelle epistole dantesche conseroate nello Zibaldone Laurenziano, pp. 315-25). 82. I mss. noti sono descritti e classificati nell'Introduz. all'ed. critica piU recente: D. ALIGHIERI, Epistola a Cangrande, a cura di E. CECcÉ-IINI, Firenze, Giunti, 1995 (stemma, bipartito, a p. xxxrx). Sulla questione del testo vd. anche E. CECCHINI, Per una nuova edizione critica dell11Epistola a Cangrande', in AA.W., Miscellanea Augusto Campana, Padova, Antenore, 1981, vol. I pp. 213-29 (riproduz. di 8 mss. in Die Handschriften des Briefes Dantes an Can Grande della Scala, mit den bisher unbekannten, zum ersten Male verOffentlichten Handschriften der Bibl. Nazionale Centrale in Florenz Magliabechiano CL VII, 1028 und Filza Rinuccini 19 in Faksimile-Druck, herausgegeben und eingeleitet von F. SCHNEIDER, Zwickau, Ullmann, 1933; si è poi aggiunto il ms. Bg BC !J. 5 25, segnalato da A. MANCINI, Un nuovo codice deWEpistola a Can Grande, in SD, vol. XXIV 1939, pp. III-22). A proposito dell'autenticità dell'Epistola la bibliogr. è folta (una rassegna ragionata nell'ed. CECCHINI cit., pp. vm-xxv); tra i rappresentanti piU recenti dei due punti di vista si devono citare almeno: a favore, F. MAzzoNr, del quale vd. ad es. Per luEpistola a Cangrande' (1959), in In., Contributi, cit., pp. 7-37; contro, B. NARDI, del quale vd. Osseroazioni sul medievale 1 'accessus ad auctores" in rapporto all'epistola a Cangrande (1961), in In., Saggi e note di critica dantesca, Milano-Napoli, Ricciardi, 1966, pp. 268-305 (e già Il punto sull' 1Epistola a Cangrande' (r96o), ora in In., <(Lecturae '' e altri studi danteschi, a cura di R. ABARDO, Firenze, Le Lettere, 1990, pp. 205-25). Da ultimo vd. anche i saggi nella sezione Dante e la tradizione esegetica: l'r:Bpistola a Cangrande', in Seminario dantesco internazionale. International Dante Seminar 1, Atti del primo convegno tenutosi al Chauncey Conference Center, Princeton, 21-23 ott. 1994, a cura di Z.G. BARANSKI, Firenze, Le Lettere, 1997 (partic. G. BRUGNOLI, pp. 353-65). 83. In Opere minori, cit., to. n pp. 505-643: nell'Introduz. e nelle note ai singoli testi notizie sulla tradizione e sulla storia editoriale (alle pp. 514-21 un'ampia rassegna ragionata degli interventi sull'attribuzione di xm). 84. V d. partic. E. G. PARODI, Intorno al testo delle r:Bpistole' di Dante e al 1 'cursus" (1912, 1915), in Io., Lingua e letteratura. Studi di teoria linguistica e di storia dell'italiano antico, a cura di G. FoLENA, con un saggio introduttivo di A. ScHIAFFINI, Venezia, Pozza, 1957, vol. n pp. 399-442 {e la bibliogr. cit. nell'ed. FRUGONI-BRUGNOLI, partic. pp. 511-12). 171


VOL. X • LA TRADIZIONE DEI TESTI Egloghe (I320, I320-'2I). Rispondono a due egloghe del retore bolognese Giovanni del Virgilio.ss La loro tradizione piu significativa si collega quasi esclusivamente all'attività di studioso e "filologo" dantesco, nonché di divulgatore e autore di poesia bucolica, esercitata da Boccaccio. Esponente di riguardo della tradizione delle due Egloghe è infatti il ricordato « Zibaldone Laurenziano >> (L), contenente, autografo di Boccaccio, un corpus eglogistico nel quale hanno luogo, insieme alla corrispondenza dantesca, l' Argus di Petrarca e un'altra egloga di Giovanni del Virgilio, ad Albertino Mussato; il testo reca varianti e note autografe di Boccaccio, probabilmente derivanti da collazione con altro esemplare. Testualmente prossimo a L sembra il tardo ms. Wien ÒN Pal. lat. 3I98 (W). Imparentati sono i mss. Mo BE Lat. 676 (ex X 2 I6: E) e N a BOG MCF I I6 (0), da ricollegare all'insegnamento bolognese di Pietro da Moglio (successore, dal I368, di Giovanni del Virgilio); tale tradizione sembra da riconnettere alla prima, e appena ricordata, "edizione" di Boccaccio.86 In séguito alla composizione del Buaolicum carmen (autografo nel ms. Fi BR I232, trascritto nel I367-I368 e ulteriormente sottoposto a revisione: vd. avanti, cap. vn par. 5), Boccaccio progettò una nuova e piu organica "edizione" dei bucolici, che riunisse ai testi canonici di Virgilio i piu recenti, di Dante, Giovanni del Virgilio, Petrarca, Checco di Meletto Rossi e suoi propri. Di un autografo perduto di tale "edizione", approdato, con altri codici di Boccaccio, alla « parva libraria>> degli Eremitani di S. Spirito di Firenze (della quale faceva parte anche L), derivano testimoni autorevoli, risalenti alla fine del sec: XIV o al principio del XV: Fi BML XXXIX 26 (1), trascritto da fra Iacopo Martini da Volterra (presente a S. Spirito nel I388); Kynzvart SZK 2 D 4 I (K), di mano di Giovanni di Iacopo, nipote di Boccaccio (aprile del I403); Si BC H VI 33 (S), silloge umanistica dell'inizio del sec. XV. Notevole per l'autorevolezza del copista, Marsilio Ficino, anche se di modesto valore testuale, il ms. Paris BNF Nouv. Acqu.lat. 650 (P), prossimo a S e forse derivante da un esemplare di Leonardo Bruni.B7 85. Sulla tradizione dellC Egloghe vd. riassuntivamente FaLENA, La tradizione, pp. 36-39 (e FaLENA, pp. 449-51); e G. MARTELLOTTI, s.v. Ecloghe, in ED, vol. n pp. 644-46. E cfr. F. MAzzoNI, !.:edizione delle opere latine minori, cit., partic. pp. 145-50. 86. V d. Grus. BILLANOVICH, Giovanni del Virgilio, Pietro da Maglio, Francesco da Fiano, in IMU, vol. VI 1963, pp. 203-34; vd. anche A. CAMPANA, Guido Vacchetta e Giovmmi del Virgilio {e Dante), in «Rivista di cultura classica e medioevale», a. VII 1965 (= Studi in onore di Alfredo Schiaffini), pp. zsz-65. 87. Su L, di cui esiste l'ed. in facsimile a cura di G. BIAGI, già cit. a proposito delle Epistole, vd. Mostra di manoscritti, cit., vol. 1 p. 76; su K, rimasto ignoto ai precedenti studiosi, Grus. BILLANOI72


CAP. III • DANTE Per le Egloghe non si dispone di un'edizione critica vera e propria, in preparazione per la EN a cura di Francesco Mazzoni .. Un testo criticamente fondato fu proposto, all'inizio del Novecento, dagli inglesi P.H. Wicksteed e E.G. Gardner (Westminster, Constable, I902). Dall'edizione a cura di G. Albini, di poco posteriore (Firenze, Sansoni, r903), dipende invece il testo di Ermenegildo Pistelli per l'edizione del Centenario (pp. 453-63).88 La storia dei principali testimoni è stata tra gli altri indagata da Aldo Rossi e da Giuseppe Billanovich, che ne hanno illuminato i rapporti. Dall'archetipo, probabilmente da ricondursi allo stesso Boccaccio, si dipartono due famiglie, a e la prima delle quali, rappresentata dai testimoni E e O, corrisponde alla "recensione" di Pietro da Moglio. Tutta riconducibile a Boccaccio è la famiglia in cui da un lato si colloca l'ascendente dei collegati L e W, dall'altro l'ascendente del "gruppo" di S. Spirito, e cioè K da un lato e dall'altro l e PS ( congiunti).89 Questio de aqua et terra. Rappresenta, nel quadro della tradizione delle opere dantesche, un caso peculiare: la princeps veneziana del rso8, impressa dal tipografo Manfredo da Monferrato, è a un tempo il testimone piu antico dell'operetta e l'unico testualmente significativo: ne dipendono infatti le ulteriori stampe (dall'edizione di Napoli, Orazio Salviano, I576, a cura di Francesco· VICH-F. èAnA, Testi bucolici nella biblioteca del Boa:aaio, in IMU, a. IV 1961, pp. 201-21; su S, S. IAcoMETTI, Manoscritti ed edizioni dantesche della Biblioteca Comunale di Siena, in AA.VV., Dante e Siena, Siena, Tip. Lazzeri, 1921, pp. 223-28; su P (e la sua posizione all'interno della tradizione), A. RosSI, Un autografo ficiniano delle 'Egloghe' alla Nazionale di Parigi, in SD, vol. XXXVII 1960, pp. 291-98. 88. Ced. ALBINI è riproposta, con integrazioni, in La corrispondenza poetica di Dante e Giovanni del Virgilio e l'ecloga di Giovanni al Mussato, Testo, versione, commento a cura di G. ALBINI, Nuova ed. a cura di G.B. PIGHI, Bologna, Zanichelli, 1965. 89. Sull'ed. PISTELLI si fonda in sostanza l'ed. commentata a cura di E. CECCHINI, in Opere minori, cit., to. n pp. 645-89; immediatamente seguita da D. ALIGHIERI, Le Egloghe, Testo, traduz. e note a cura di G. BRUGNOLI e R. SCARCIA, Milano-Napoli, Ricciardi, 1980, con ricco commento e bibliogr. (nell'Introduz., pp.1x-:xxu, un riepilogo della situazione testuale e delle altre questioni: la ricostruzione dei rapporti tra i testimoni, e in minori dettagli anche le sigle, divergono in parte da quanto proposto in FaLENA, La tradizione, cit., e qui riassunto). La stretta dipendenza della tradizione delle Egloghe dall'iniziativa "editoriale" di Boccaccio è all'origine di dubbi sull'attribuzione, negata in particolare, in una serie nutrita di saggi, da Aldo Rossi (del quale vd. almeno "Dossier" di un'attribuzione, in ParL, n. zr6 1968, pp. 130-72, con bibliogr.); a suo giudizio, anzi, nell'intero scambio deve riconoscersi una falsificazione di Boccaccio; ma l'ipotesi non ha riscosso consensi: vd. almeno E. CECCHINI, Giovanni del Vilgilio, Dante, Boa:aaio. Appunti su un'attribuzione controversa, in IMU, a. XIV 1971, pp. 25-56; G. PAOOAN, Sulla presunta falsifìcazione delle 1Egloghe' dantesche da parte del Boa:aaio (1964), in Io., Il pio Enea, l'empio Ulisse. Tradizione classica e intendimento medievale in Dante, Ravenna, Longa, 1977, pp. 223-51 (e ancora Io., Giovanni Boa:aaio e la rinascita dello stile bucolico, in Giovanni Boaaaio editore, cit., pp. 25-72, con nuovo stemma a p. 71 n. 148). I73


VOL. X • LA TRADIZIONE DEI TESTI Storella, alla serie ottocentesca, inaugurata dall'edizione a cura di Alessandro Torri: Livorno, Tip. Vannini, 1842).90 Promossa da Giovan Benedetto Moncetti, teologo e rettore dello studio degli Eremitani di Padova, la princeps si fonda su un manoscritto del quale si sono perse in séguito le tracce. Le modalità della trasmissione e i caratteri, tematici e stilistici, del testo hanno fatto dubitare della sua autenticità: secondo alcuni si sarebbe trattato di un falso perpetrato dallo stesso Moncetti, secondo altri, e in particolare Giuseppe Boffito, di un falso quattrocentesco (per cui fu avanzato il nome di Paolo Veneto). Ma l'antichità dell'antigrafo è stata piu tardi dimostrata, per la presenza di errori imputabili nell'edizione a inadeguato scioglimento di segni abbreviativi desueti; l'esistenza della « disputatio » è del resto nota, verso il 1358, a Pietro di Dante, che vi allude nella terza redazione del commento alla Commedia (come segnalò nel 1957 Francesco Mazzoni). Nella lezione fissata da Ermenegildo Pistelli, la Questio fu accolta nell'edizione del Centenario (pp. 465-80). Nell'àmbito della« Nuova Edizione» (vol. VIII 3) è stata edita con commento a cura di Giorgio Padoan (1968). I:annotazione piu ampia si deve a Francesco Mazzoni, incaricato dell'edizione critica in servizio della EN (in preparazione) e autore di numerosi studi sull'argomento. I sostenitori dell'attribuzione, da Parodi a Toynbee, si sono valsi tra l'altro dell'esame del« cursus >>.91 7· LA CoMMEDIA Le circostanze e i termini della composizione e della divulgazione del poema sono dibattuti (vd. sopra, vol. r sez. m cap. n par. 12).92 Piu verosimile 90. Sulla tradizione della Questio vd. riassuntivamente FaLENA, La tradizione, pp. 39-40 (e FaLENA, pp. 451-52); e M. PAsTORE STaCCHI, s. v. Quaestio de aqua et terra. Tradizione testuale e attribuzione, in ED, vol. rv pp. 761-65, alle pp. 763-64. E cfr. F. MAzzoNr, L:edizione delle opere latine, cit., partic. pp. 150-52. Della princeps si hanno tre facsimili: a cura di G.BaFFITO (Firenze, Olschki, 1905), di V. BrAGI (Modena, Vincenzi, 1907), e, pit1 di recente, di S. RAGAZZINI e L. PESCASIO (Mantova, Padus, [1978]). 91. Su Moncetti, vd. G. PADOAN, s.v., in ED, vol. m pp. I004-5· Ved. annotata di Mazzoni, che per il testo si fonda sull'ed. PrsTELLI, si legge in Opere minori, cit., to. n pp. 69r-88o (con ampia Introduz. e bibliogr.). Per l'argomento del "cursus" vd. E. G. P[ ARo m], La (Quaestio de aqua et terra' e il 'blrsus", in BSDI, n.s., a. xxrv 1917, pp. r68-69, e P. TavNBEE, Dante and the ucursus». A new argument in favour of the authenticity oJ the (Quaestio de aqua et terra', in « The Modern Language Review », a. xm 1918, pp. 420-30 (e vd.l'append. alla sua ed. delle Epistole, cit.). Per la questione attributiva, vd. almeno, su posizioni contrapposte, F. MAZzoNr, Il punto sulla tQuestio de aqua et terra' (1962), in In., Contributi, cit., pp. 80-125, e B. NARDI, La caduta di Lucifero e l'autenticità della 'Questio de aqua et terra' (1959), ora in In., «Lecturae», cit., pp. 227-65. 92. Sulla tradizione della Commedia, vd. riassuntivamente FaLENA, La tradizione, pp. 40-78 (e 174


CAP. III • DANTE la teoria che assegna l'avvio della composizione a un momento prossimo al 1306-1307 (secondo la ricostruzione di Petrocchi, la stesura dell'Inferno risalirebbe all'incirca al 1304-1308, quella del Purgatorio al 1308-1312). Agli anni 1314- '15 si ritiene databile la "pubblicazione", quasi certamente indipendente, delle due cantiche, soggette a revisione negli anni che precedono: intorno alla metà del I3I4 (se non prima) quella dell'Inferno, all'autunno del 1315 quella del Purgatorio; poco probabile - a differenza di quanto l'autore stesso lascerà intendere a proposito del Paradiso, e riferirà Boccaccio nel Trattatello -, l'ipotesi di "pubblicazione" progressiva (per singoli canti, o gruppi di canti).93 Inferno e Purgatorio erano circolanti mentre il poeta era intento al Paradiso (1316- 1321 circa): nei registri dei «Memoriali>> bolognesi, già ricordati a proposito della prima diffusione delle Rime (yd. sopra, par. 2), versi dell'Inferno - dai canti m e v- compaiono a partire dal 1317, mentre l'indpit del Purgatorio è riferito in un «Memoriale» del 1319.94 Le modalità, come si è visto diversificate, della prima diffusione delle tre cantiche, comunque rese pubbliche in tempi e modi autonomi e diversi, sono d'interesse primario nella valutazione del problema, filologicamente capitale, dell'esistenza, e delle eventuali caratteristiche, dell'archetipo del poema. I piu antichi documenti superstiti della tradizione della Commedia sono dunque trascrizioni, verosimilmente a memoria - alcune delle quali realizzate vivente il poeta e anzi in data anteriore al compimento dell'opera- alFaLENA, pp. 452-86); e QuAGLIO, s. v. Commedia. Tradizione del testo e Le edizioni del poema, cit., pp. 83-86, 86-91. Un'efficace sintesi in G. PETROCCHI, Il testo della 'Commedia', nota introduttiva a D. ALIGHIERI, La Divina Commedia, Testo critico stabilito da G. PETROCCHI, Torino, Einaudi, 1975 (la nota è rist. in G. PETROCCHI, I.:ultima dea, Roma, Bonacci, 1977, pp. Sr-96); l'ed. PETROCCHI 1975 riproduce, con lievi interventi e senza apparati, il testo stabilito nell'EN, cit. Per la questione della datazione, e degli argomenti connessi (epistola di frate Ilare, "argomento barberiniano", ecc.), vd. qui sopra, vol. I pp. 924-34 {e almeno G. PETROCCHI, Intorno alla pubblicazione dell''Infemo' e del 'Purgatorio' [1957], in Io., Itinerari danteschi, nuova ed. ampliata con Premessa e a cura di C. OssoLA, Milano, Franco Angeli, 1994, pp. 63-87, e G. PADOAN, Il lungo cammino del poema sacro. Studi danteschi, Firenze, Olschki, 1993, parte r. Momenti nella stesura e vicende della pubblicazione del <t poema sacro», pp. 5-123). 93· <<Egli era suo costume, quale ora sei o otto o piU o meno canti fatti n'avea, quegli, prima che alcuno altro gli vedesse, donde che egli fosse, mandare a messer Cane della Scala, il quale egli oltre ad ogni altro uomo avea in reverenza; e, poi che da lui eran veduti, ne facea copia a chi la ne volea »: Trattatello, ed. cit., P redaz. 183, p. 484; e cfr. 2a redaz. 122, p. 527. 94· Per un elenco analitico vd. RoooEWIG, n. 25. La piU antica citazione databile con certezza del Paradiso {xxxm 1-3) risale invece agli anni 1332-1335, e spetta al cancelliere del Comune di Pistoia pro tempore, ser Ugolino Landi: vd. G. SAVINO, Due antichi frammenti di divulgazione della 'Commedia', in SD, vol. uv 1982, pp. 195-98. 175


VOL. X · LA TRADIZIONE DEI TESTI l'interno dei «Memoriali» bolognesi (Bo). In un ms. perduto, databile intorno al 1325, inclusi versi del Purgatorio e, in numero anche maggiore, del Paradiso, traslitterati nell'alfabeto ebraico.95 La tendenza alla citazione, quasi sempre a memoria, di versi e di terzine significative nei vivagni di codici non danteschi, con valore di glossa o di commento o come luoghi paralleli, si consoliderà nel tempo, contribuendo a incrementare il novero delle testimonianze frammentarie del poema nel Tre e soprattutto nel Quattrocento. Si tratterà in genere di documenti irrilevanti sotto il profilo tesnrale, ma preziosi nella ricostruzione di ambienti, luoghi e tempi della lettura partecipe del poema (un caso per nrtti, significativo per età ed eccentricità geografica: le «glosse cassinesi » rinvenute da I. Baldelli nel ms. Montecassino BM 190, della prima metà del sec. XIV).96 La testimonianze manoscritte della tradizione diretta della Commedia si caratterizzano non soltanto per il numero elevatissimo (piu di 8oo, si è detto), ma anche per la notevole escursione qualitativa, merceologica e tipologica: dalla quarta decade del Trecento a nrtto il Quattrocento la riproduzione del testo procede a ritmo impenroso, testimoniando, nella varietà dei materiali, delle scritture, delle tecniche di impaginazione e di ornamentazione, nelle scelte "editoriali" l'interesse incessante di lettori eterogenei. A prodotti destinati all'uso privato, eseguiti in proprio e in genere di pregio andante, si affiancano mss. di alta committenza, di mano professionale e lussuosi: sopratnrtto, ma non esclusivamente, in questi ultimi si assiste al dispiegarsi, nell'apparato illustrativo, che può essere affidato tanto a disegni bonari quanto a preziose rninianrre, della "visualizzazione" del poema e della sua esegesi "figurativa" (in proposito si è suggestivamente parlato di « pictorial commentary»: Brieger, o di« glosse visive>>: Battaglia Ricci).97 95· Per le testimonianze bolognesi, v d. G. Lrvr, Dante: suoi primi cultori, sua gente in Bologna, Bologna, Cappelli, 1818 (ma 1918), e In., Dante e Bologna: nuovi studi e documenti, Bologna, Zanichelli, 1921; per i frammenti traslitterati, vd. C. BERNHEIMER, Una trascrizione ebraica della Vivina Commedia' sugli inizi del sec. XlV, in GSLI, vol. LXVI 1915, pp. 122-27 {non si tratta di un caso isolato: vd. anche J.B. SERMONETA, Una trascrizione in caratteri ebraici di alami brani filosofici della 1Commedia', in AA.VV., Romanica et Oaidentalia. Études dédiées à la mémoire de Hiram Péri, Gerusalemme, Université HébraYque, 1971, pp. 23-42; A. FREEnMAN, Passages from the Vivine Comedy' in a fourteenth-century Hebrew manuscript, in AA.VV., Collected essays on Italian language and literature presented lo Kathleen Speight, Manchester, Manchester Univ. Press, 1971, pp. 9-21). 96. V d. I. BALnELLI, Citazioni dantesche in glosse cass[nesi (1960), in In., Medioevo Bari, Adriatica, 19832, pp. 179-81. 1 97· V d. L. BATTAGLIA Riccr, Il commento illustrato alla 1Commedia': schede di iconografia trecentesca, in


CAP. III • DANTE Ma elementi utili alla ricostruzione della tradizione sono forniti anche dalla tradizione indiretta: costituita principalmente dalle traduzioni e, soprattutto, dalla secolare e in particolare da quella piu antica (per un quadro della tradizione dei commenti trecenteschi, vd. oltre, cap. viii par. 7; per gli sviluppi quattro-cinquecenteschi, vd. rispettivamente cap. IX par. 7 e cap. XVI par. n). La traduzione in esametri, completa di commento, dell'olivetano Matteo Ronto, ritenuta già di fme Trecento, è relativamente tarda, risalendo, come è stato di recente dimostrato, agli anni tra il 1427 e il 1431. È pertanto posteriore all'altra, di Giovanni Bertoldi da Serravalle, nata nel periodo del concilio di Basilea (r4I6-I4I7).9s Immediatamente posteriori alla morte del poeta sono invece i primi commenti alla Commedia, dalla Divisione (1322) in versi e dalle Chiose all'Injèrno di Iacopo Alighieri al commento latino all'Inferno di Graziolo Bambaglioli (circa 1324), al primo commento complessivo alle tre cantiche, redatto in volgare dal bolognese Iacopo della Lana tra il 1324 e il 1328 circa: a ridosso, insomma, della prima divulgazione integrale del poema. I:aspetto rilevante, quanto al problema testuale della Com- <r Per correr miglior acque ... 1>, eit., to. I pp. 601-39, con bibliogr. Ai Manoscritti miniati del poema dedica un importante panorama d'insieme L. MIGLio, s.v. Dante Alighieri, in Endclopedia dell'arte medievale, Roma, !st. della Enciclop. !tal., vol. v 1994, pp. 627-35 (la prima parte della voce, di G. PETROCCHI, pp. 625-27, è dedicata ai rapporti di Dante con le arti figurative). L'opera di riferimento, per ora, è P. BruEGER-M. M.Eiss-CH.S. SINGLETON, Illuminated Manuscripts of the 'Divine CoPrinceton, Princeton Univ. Press, 1969, 2 voli.; utili le "monografìe" codicografìche come I Danti Riccardiani. Parole e figure, a cura di G. LAZZI e G. SAVINO, Firenze, Polistampa, 1996. Per una tipologia delle caratteristiche materiali dei codici della Commedia (e delle eventuali "tracce" di interventi attivi), con deduzioni sull'estrazione sociale e culturale dei loro committenti/possessori/lettori, v d. L. MIGLIO, Lettori della 1Commedia': i manoscritti, in <r Per correr miglior acque ... 1>, cit., to. I pp. 295-323. 98. Sulla datazione della traduzione latina di Ronto, vd. M. TAGLIABUE, Contributo alla biogrqfia di Matteo Ronto traduttore di Dante, in IMU, vol. xxvi 1983, pp. 151-88, e M. ZAGGIA, Sulla datazione della versione dantesca di Matteo Ronto: l':A.postropha ad urbem Pistoriensem', in AA.VV., Studi offerti a Gianfranco Contini dagli allievi pisani, Firenze, Le Lettere-LI COSA, 1984, pp. 197-215, con bibliogr.; vd. poi M. TAGLIABUE, Matteo Ronto (1370!8o-1442) tra studi recenti e nuove prospettive di ricerca, in AA.VV., Medioevo e latinità in memoria di Ezio Franceschini, Milano, Vita e Pensiero, 1993, pp. 455- 78, e M. ZA.GGIA, Il 1Prologu/ della versione dantesca di Matteo Ronto, in SD, vol. LXV 2000, pp. 203-21. Per la versione di Giov. Bertoldi, vd. FRATRIS IOHANNIS E SERRAVALLE Translatio et comentum totius libri Dantis Aldigherii cum textU italico Fratn's Bartholomaei a Colle, Prato, Offic. libr. Giachetti, r891, e G. FERRAù, s.v., in ED, vol. I pp. 6o8-9 (altri rimandi in ZA.GGIA, Il Prologus', cit., p. 2II e n. 32). PiU antico il frammento anonimo di versione esametrica (fino a Inf, vn 69) nel ms. San Daniele del Friuli BC 200, sul quale v d. G. CoNTINI, Il manoscritto Guarneriano della 1Divina Commedia' {Codice Fontaninlj, in Mostra di codici umanistici di Biblioteche friulane, Catalogo a cura di E. CASAMASSIMA, M. D'ANGELO, C. ScALON, L. MARTINELLI, Firenze, Bibl. Medicea Laurenziana, 1978 (pagina n.n. e non rilegata). 177


VOL. X · LA TRADIZIONE DEI TESTI media, è l'intervento verosimilmente attuato dai primi esegeti, con intenti propriamente "editoriali", sulla lezione del testo interpretato. Uno studio sistematico delle lezioni ricostruibili dai "lemmi" dei commenti - e dalle opzioni testuali documentate nell'esegesi- è reso arduo dall'alto numero dei testi e dalle rispettive tradizioni, spesso complicate dal sedimentarsi di "strati" redazionali; e ancor piu dalla differente tradizione, che spesso si ha modo di accertare, del testo dantesco della chiosa rispetto al testo continuo. Restano tuttavia evidenti l'interesse storico e l'importanza filologica di tali attestazioni indirette, e soprattutto di quelle cronologicamente prossime alla stesura e alla divulgazione del poema.99 La recensio dei mss. e delle edizioni della Commedia si è incrementata di continuo nel corso degli ultimi due secoli (i primi, pionieristici ma ancora consultati, elenchi risalgono a Colomb de Batines); di recente, la tradizione manoscritta è stata elencata da Petrocchi (nel volume introduttivo alla EN) e poi riepilogata, con intenti propriamente catalografici, da Marcella Roddewig, il cui inventario, che censisce anche la tradizione dei commenti, costituisce il punto di avvio per ogni ulteriore indagine.100 Manca tuttavia un esame codicologico d'insieme che, ahneno per la tradizione piu antica, stabilisca con sufficiente approssimazione la datazione e la provenienza dei mss., e, almeno di quelli trecenteschi, studi con organicità, sotto il profilo paleografi99· È in corso di attuazione il progetto di « Censimento» e di «Edizione Nazionale dei Commenti danteschi», promosso dal Centro Pio Rajna. La prima parte del Censimento, con la descrizione di oltre 500 mss., è disponibile nel sito del Centro (http:/ /www.centropiorajna.it!), mentre è annunciata come imminente la pubblicazione del progetto complessivo: vd. intanto S. BELLOMO, Il progetto di (<Censimento e Edizione dei Commenti danteschi 1>, in «Per correr miglior acque ... 1>, cit., to. r pp. 7II-26 {per un'analisi specifica, vd. A. MAzzuCCHI, La discussione della "varia lectio 11 nel commento di Benvenuto da Imola e nell'antica esegesi dantesca, ivi, to. n pp. 955-82). 100. V d., nell'ordine: COLOMB DE BATINES, Bibliografia dantesca, cit. {con BrAGI, Giunte e correzioni, cit.); E. MooRE, Contributions to the textual critidsm cfthe 1Divine Comeqy', including the complete collation throughout the 'Inferno' of ali the mss. at Ox}òrd and Cambridge, Cambridge Univ. Press, 1889, pp. 5ro-691 (Account cf the mss.); l'ed. PETROCCHI, cit., vol. I (d'ora in poi PETROCCHI, Introduz.), pp. 481-563, che ospita un aggiornato Regesto dei codici della 'Commedia' {ai mss. si attribuisce una sigla, poi entrata nell'uso), con in calce una Tavola delle variazioni relative alla 'Bibliografia dantesca' di Colomb de Batines {nel vol. rv pp. 561-63, un Supplemento, che nella rist. 1994 è stato spostato al vol. I pp. 565-67); RoooEwrG (inventario utilissimo anche per l'aggiornato riepilogo bibliogr., anche se non esente da imperfezioni: vd. la recens. di L. PETRUCCI, in SMV, a. XXXIII 1987, pp. 257-78). Per la tradizione a stampa, oltre alla bibliogr. generale indicata nel par. r, è utile il catalogo Pagine di Dante. Le edizioni della 1Divina Commedia' dal torchio al computer, catalogo della mostra {Foligno-Ravenna-Firenze, 1989-1990), Perugia, Electa-Editori Umbri Associati, 1989.


CAP, III • DANTE co, linguistico e testuale, la fisionomia dei manufatti e dei copisti.101 A questa lacuna si propone di ovviare il progetto di Censimento dei codici danteschi e d'interesse dantesco in Italia e nel mondo, promosso dalla Società Dantesca Italiana a partire dal 1982 e destinato a inventariare non soltanto i testimoni del poema (dei quali è prevista la trascrizione integrale), ma l'intero patrimonio manoscritto dell'opera di Dante.102 I documenti della piu antica circolazione della Commedia, si è detto, sono marginali o indiretti. Nonostante tale vistosa e irreparabile lacuna documentale, l'attività di copia si deve supporre immediatamente febbrile, per la curiosità suscitata dalla novità del testo e per l'universalità dei suoi contenuti; e d'altra parte l'ardua tessitura, anche linguistica, del dettato, la lunghezza dell'opera, la frequente eterogeneità linguistica dei copisti avranno cooperato a introdurre ben presto, nella tradizione verticale del poema, un ingente manipolo di corruttele. La diffusa esigenza - documentata dal rapido propagarsi di chiose e commenti - di accertare la lezione corretta e di risolvere dubbi interpretativi, linguistici ed esegetici, e l'accessibilità di copie molteplici, avranno del resto alimentato, altrettanto precocemente, una tendenza diffusa alla collazione, a volte anche multipla, che si è resa responsabile, fin dalle prime ramificazioni della tradizione, di un fenomeno generalizzato di trasmissione orizzontale. La contaminazione, piaga inquinante di ogni tradizione congestionata, è fenomeno endemico nella tradizione della Commedia: oltretutto non esente, in ragione dell'universale popolarità del testo, 101. Per le indicazioni di ordine testuale ricavabili da un'indagine codicologica orientata, vd. G. PoMARO, Analisi codicologica e valutaziolti testuali nella tradizione della 'Commedia', in <r Per correr miglioracque ... », cit., to. n pp. mss-68. 102. V d. MAzzoNr, Censimento dei manoscritti, ci t.; sulle modalità del censimento, v d. L. Mosncr-G. SAVINO, Per WJ censimento dei manoscritti danteschi, in SD, vol. LVII 1985, pp. 337-46; G. SAVINO, Protocollo di un censimento dantesco, in La Società Dantesca Italiana 1888-1g88, cit., pp. 475-96; F. MAzzoNr, Per un censimento dei codici della 'Commedia: in AA VV., ipertesti. Compatibilità informatica e letteratura medievale, Atti del Convegno Internaz. {Firenze, Certosa del Galluzzo, 31 mag.-r giu. 1996), a cura di L. LEO NARDI, Firenze, SrsMEL-Edizioni del Galluzzo, 1998, pp. 145-72. I risultati del censimento, con le trascrizioni dei testimoni e la loro riproduzione, saranno resi disponibili nel sito www.danteonline.it: al momento, vi sono elencati 827 testimoni della Commedia {17 integralmente trascritti; di alcuni è consultabile anche la riproduzione fotografica integrale). I risultati a stampa del Censimento confluiranno nella collana «Manoscritti danteschi e di interesse dantesco)), di cui è per ora uscito un solo vol.: B. BANCHI-A. STEFANIN, La 'Commedia': i codici della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Firenze, Soc. Dantesca Italiana, 1998. Numerosi sono naturalmente gli studi disponibili relativi a singoli mss., o gruppi di mss., eventualmente raccolti per biblioteche o per aree geografiche di conservazione {o di produzione): vd.la bibliogr. di FaLENA, La tradizione, pp. 48-49, e soprattutto quella in RoDDEWIG. I79


VOL. X · LA TRADIZIONE DEI TESTI da ulteriori condizionamenti di tipo mnemonico (è del resto accertato che molti copisti trascrissero il testo piu e piu volte). A fronte di questo allarmante fenomeno, di per sé destinato a ridurre significativamente le possibilità di una classificazione rigorosamente lachmanniana dei testimoni, si deve constatare la ridotta applicabilità di altri criteri, generalmente fruttuosi nel riordino di tradizioni estese: è stato rilevato, ad esempio, che la rigorosa e incalzante struttura metrica della Commedia ha limitato l'evenienza di lacune non risarcibili (vd. Falena, La tradizione, pp. 47'-48). Altrettanto vale per le rarissime interpolazioni, non piu di episodi curiosi e tutt'altro che significativi ai fini della ricostruzione stemmatica: cosi l'interpolazione, che caratterizza un assai ristretto gruppo di mss., in prevalenza veneti, di sei terzine in Inf, XXXIII, e l'interpolazione isolata di due canti apocrifi nel ms. Rm BNC S. Pantaleo 8.103 Fin dalle sue piu remote radici, la tradizione del poema presenta in conclusione le tracce di un'operosa e attiva, benché in genere occasionale, prassi di collazione e congettura, che determina - sicuro indizio di trasmissione contaminata - l'incessante "inquietudine" dei testimoni (non di rado vere e proprie editiones variorum) all'interno delle costellazioni e l'incerta definizione dei raggruppamenti che ne consegue. Né a priori è da escludere, anche se si tratta di questione delicatissima, l'eventualità che varianti concorrenti ai piani alti della tradizione possano, almeno in qualche caso, celare il persistere, nell'alveo apparentemente unitario, di superstiti varianti d'autore.10 4 Del p ili antico ms. datato della Commedia, di origine fiorentina e risalente al 1330-'31, si ha notizia indiretta, attraverso la collazione, presumibilmente accurata, che Luca Martini ne fece nel 1548 su un esemplare dell'ed. Aldina della Commedia del 1515 (Mi BNB AP XVI 25: Mart). Gli intenti di Martini erano di tipo "filologico": in quegli anni, infatti, con altri studiosi fiorentini, era dedito al riscontro di mss. antichi della Commedia, in preparazione di una nuova edizione del poema. Già nel 1546, sotto la guida di Benedetto Varchi, lo stesso Martini e altri studiosi avevano annotato, su un altro esemplare dell' Aldina del 1515 (purtroppo perduto), le varianti di 7 mss.: condotta nella pie- !03. Per le terzine interpolate, vd. bibliogr. in RoooEWIG, n. 683 {ms. CV BAV Ross. 463); per i canti apocrifi nel ms. Rm BNC S. Pantaleo 8, vd. bibliogr. in RoooEWIG, n. 721. Notizie di ulteriori episodiche interpolazioni (in genere, di pochi versi) si reperiscono sempre in RoDDEWIG {vd. ad es. il n. 535). 104. Ne ammette la possibilità, fra gli altri, G. CoNTINI, Un1 interpretazione di Dante, in CoNTINI, Var., pp. 369-405, a p. 373· 180


CAP. III · DANTE ve di S. Gavino in Mugello, la collazione aveva fra l'altro interessato due rilevanti codici posseduti da Martini, notevoli per antichità e autorevolezza testuale, e a loro volta irreperibili: un pergamenaceo del 1329 (siglato A) e un cartaceo giudicato antichissimo (siglato D).105 Se tale era il laboratorio della filologia dantesca verso la metà del Cinquecento, le collazioni di Mart consentono di ricostruire, in via indiretta, il modus operandi di uno scriba fiorentino della Commedia attivo a un decennio dalla scomparsa del poeta. Luca Martini, oltre a collazionare il codice del 1330-'31, ha infatti trascritto una nota del suo copista - un Forese, forse appartenente alla consorteria dei Donati - che allude inequivocabilmente a un'attività di collazione e di emendazione: « defectu et imperitia vulgarium scriptorum li ber lapsus est quam plurimum in verborum alteratione et mendacitate. Ego autem ex diversis aliis respuendo que falsa et colligendo que vera ve! sensui videbantur concinna, in hunc quarn sobrius potui fideliter exemplando redegi » (il testo dell'intera postilla in Folena, La tradizione, p. so). Uimmagine riflessa in Mart è in effetti quella di un'autorevole editio variornm - per quanto sfugga l'incidenza delle opzioni testuali imputabili al gusto di Forese, che a tale criterio esplicita- · mente si appella -, che ha fatto ipotizzare, per la rarità, e a volte l'unicità delle sue lezioni, l'esistenza di una famiglia ex (il suo ruolo sarà in séguito confermato ma in parte ridimensionato), ricostruibile intorno alle caratteristiche di questo singolarissimo testimone. È stata peraltro dimostrata la stretta parentela di Mart con uno dei mss. piu antichi e autorevoli della Commedia: Mi BT roSo (Triv: il « Trivulziano >>), anch'esso di mano fiorentina, trascritto nel 1337 da Francesco di ser Nardo da Barberino.l06 Tradizioni incrociate confluiscono anche nel piu antico codice datato della Commedia, il ms. Pc BC Landi 190 (La: il« Landiano >> ), trascritto a Genova nel 1336 da un copista marchigiano, Antonio da Fermo (per il podestà pa105. V d. Riscontro e scelta delle varianti di sette manoscritti della 'Divina Commedia 1 , fatto sopra il testo d'Aldo 1515 nel 1546 nella Pieve di s. Gavino in Mugello da B. VALORI, B. VARCHI, L. MARTIN!, A. MENCHI, C. MALPIGLI e G. m NoFERI MARTINI, in Studi sulla Vivina Commedia' di G. Galilei1 V. Borghini ed altri, pubblicati per cura ed opera di O. GIGLI, Firenze, Le Monnier, 1855, pp. 321-sS. 106. Per l'attività di Martini e per Mart, vd. almeno G. VANDELLI, Il piU antico testo critico della Vivina Commedia' (1922), in In., Per il testo della 'Divina Commedia', a cura di R. AnAnno, con un saggio introduttivo di F. MAzzoNI, Firenze, Le Lettere, 1989, pp. III-44; e vd. la bibliogr. in RonnEWIG, n. 465. Per Triv, vd. almeno la bibliogr. in RonnEWIG, n. 451; ne esiste una ed. fototipica: Il Codice Trivulziano 1080 della Vivina Commedia', riprodotto in eliocromia [ ... ] con cenni storici e descrittivi di L. RoccA, Milano, Hoepli, 1921. 181


VOL. X · LA TRADIZIONE DEI TESTI vese della città). A distanza di uno, o al massimo di due decenni, il ms. fu collazionato ed emendato, sulla scorta di un esemplare di altra e piu tarda tradizione, da una mano linguisticamente eterogenea, che introdusse le varianti di collazione direttamente nel testo, su rasura (ma la scriptio inferior è stata in genere recuperata). La seconda mano corregge evidenti ma al tempo stesso, tendendo a uniformare, "smussa" o elide lezioni arcaiche e poziori.107 Nei testimoni piu antichi sembra dunque intravedersi la contrapposizione di due filoni fondamentali: con Mart e Triv da un lato, La dall'altro; anche se si è visto che entrambi i filoni nascono intimamente caratterizzati da fenomeni di contaminazione. Altri mss. rilevanti per età, in quanto datati o databili con buona approssimazione a epoca anteriore al 1355 (limite prescelto da Petrocchi per individuare l'« antica vulgata>> del poema), sono: Berlin S Hamilton 203 (Ham), trascritto a Pisa da Tommaso Benetti nel 1347 (nota d'altra mano); Chantilly MC 597 (Cha), fiorentino, trascritto entro la metà del secolo; Cortona BCAE 88 (Co), trascritto dal fiorentino Romolo Lodovici (ma del quale indagini pili recenti abbassano la datazione); CV V Urb. lat. 366 (Urb), emiliano, del 1352; Fi BGVL 46 (Gv), datato al 1338 (ma la data non sembra potersi confermare; contiene il solo Paradiso); BML Ashb. 828 (Ash), recante, di mano secondaria, la data del 1335 (si ipotizza che possa riflettere un esemplare riconducibile a quella data); BML XL 22 (Laur), forse marchigiano, del 1355; BNC Pal. 313 (P o: «cod. Poggiali >>,in quanto appartenuto a Gaetano Poggiali, che volle indebitamente identificarlo con il cod. A di Luca Martini); BR I005 (Inferno e Purgatorio) e Mi BNB AG XII 2 (Paradiso), spezzoni oggi smembrati di un codice trascritto intorno al 1340 dal bolognese maestro Galvano (Rh); London BL Egerton 943 (Eg); Madrid BN ro186 (Mad), di mano ligure, del 1354; Paris BNF It. 538 (Pa), trascritto da Bettino de' Pili (forse padovano, e copista piu tardi di altri due mss. della Commedia), nel 1351; It. 539 (Pr), non datato ma prossimo al precedente; Pr BP Parm. 3285 (Parrn).ws 107. V d. M. CASELLA, Sei canti della 'Divina Commedia' {Inferno I-VI} riprodotti diplomaticamente secondo il codice Landimw, Piacenza, Tip. Del Maino, 1912; Comoedia Dantis. Codex La11dianus a. MCccxxxvi, a cura di G. BERTDNI, con descriz. del codice di A. BALsAMO, Florentiae, Olschki, MCMxxr; Bertoni ritiene la seconda mano identica a quella del copista principale, ma, su questo e su altri aspetti della duplice tradizione attestata in La, vd. G. PETROCCHI, Radiografia del Landiaflo (1958), in Io., Itinerari danteschi, cit., pp. 134-49. E vd.la bibliogr. in RoDDEWIG, n. 607. 108. Per la lista completa e le sigle dei «Manoscritti dell'antica vulgata», vd. PETROCCHI, Intro182


CAP. III • DANTE N e i decenni centrali del Trecento si andò stabilizzando una "vulgata" testuale tendente a imporre una sorta di omogeneizzazione anche linguistica alla jàdes del testo. I prodotti fiorentini di questo àmbito, frutto a un tempo di un progetto culturale egemonico e di una diffusa domanda del mercato librario, si caratterizzano per la notevolissima somiglianza merceologica: ariosi codici, in genere membranacei, a due colonne, scritti con eleganza da mani tanto simili che tendono a confondersi e adottano, in genere, una cancelleresca libraria estremamente tipizzata. È noto, a questo proposito, l'aneddoto raccolto nel Cinquecento da Vincenzio Borghini, esperto dantista: «si conta d'uno che con cento Danti che gli scrisse maritò non so quante sue figliuole, et di questo se ne trova ancora qualchuno che si chiamano di que' del cento, et sono ragionevoli ma non però ottimi >>.109 La notizia, avallata dalla stretta somiglianza dei codici di una ben identificabile famiglia, indusse non solo ad attribuire quei mss. a un'unica mano, ma a proporre di considerarli autografi di Francesco di ser Nardo, il copista di Triv.110 Ricerche piu accurate hanno dimostrato che numerosi esemplari «del Cento» (quelli superstiti sono una cinquantina) devono attribuirsi a mani distinte, anche se forse operanti nell'orbita di un atelier unico, probabilmente influenzato dallo stesso Francesco. Al quale vanno comunque direttamente ascritti, oltre a Triv, altri codici, danteschi e non: e in particolare il ms. Fi BML XC sup. 125 ( Ga), sottoscritto nel 1347 e contenente un testo ampiamente mutilo della Commedia.111 È significativo che la lezione di Ga si allontanti considerevolduz., pp. 57-58; per la descrizione, ivi, pp. ·59-91, con una prima caratterizzazione dei dati linguistici e testuali pill significativi (poi escussi nel corpo del vol.); aggiornamento bibliogr. nelle schede di RoDDEWIG. Un regesto dei mss. trecenteschi della Commedia aveva in precedenza allestito FaLENA, La tradizione, pp. 61-64 (per la caratterizzazione dei codici e la bibliogr., vd. pp. 46-61), assegnando ai mss., anche sulla scorta della tradizione precedente, un sistema di sigle ormai superato da quelle di Petrocchi. 109. V d. V. BoRGHINI, Lettera intorno a' manoscritti antichi, a cura di G. BELLONI, Roma, Salerno Editrice, 1995, p. 21 e n. 39· no. Su Francesco di ser Nardo, vd. la voce redazionale in ED, vol. m p. 27; sui Danti «del Cento», vd. in breve, G. PETROCCHJ, s.v. Cento {Danti del Cento), ivi, vol. 1 p. 910, e in genere PETROCCHI, Introduz., pp. 289-313 (per una nuova testimonianza, vd. R. ABARDO, Un nuovo frammento dei Danti del Cento, in SD, vol. LIII 1981, pp. 273-82). III. Per la definitiva attribuzione alla mano di Francesco di uno almeno dei frammenti dell'Arch. di Stato di Modena, vd. PETROCCHI, Introduz., pp. 78, 289-91. Sulla questione, e sull'attribuzione, a Francesco e all' "officina", di mss. danteschi e non, vd. da ultimo T. DE ROBERTIS BoNIFORTI, Nota sul codice e la sua scrittura, in AA.VV., The Piore' in Context. Dante, France, Tuscany, edited by Z.G. BARANsxr and P. BoYDE, N otre Dame-London, Univ. of Notte Dame Press, 1997, pp. 49-86, partic. pp. 6o-6r, con bibliogr.


VOL. X · LA TRADIZIONE DEI TESTI mente dalla lezione di Triv, trascritto un decennio prima: confermando che, addirittura all'interno della privata officina di uno stesso scriba, i filoni della tradizione ai quali attingere potevano essere molteplici e, di necessità, tendevano a mescolarsi. All'interno della popolosa famiglia dei Danti «del Cento» (siglata un tempo c) fu individuata una diramazione nota come «gruppo Strozziano » (s), costituita da una dozzina di mss., tra i quali Fi BML Strozz. 149, 150, 151, 152, 153 (onde il nome del sottogruppo ), riferibili tutti alla stessa mano, che si è proposto d'indentificare in quella del copista del canzoniere CV BAV Chig. L VIII 305 = Ch (vd. sopra, par. 2, e cap. 1 par. 7): ma Petrocchi ha contestato l'autonomia del gruppo.'12 Posteriore rispetto alla famiglia «del Cento>>, e incentrata intorno all'attività "editoriale" del dantista Boccaccio, è l'altra cospicua famiglia fiorentina, denominata, dopo Moore, <<gruppo Vaticano>> (tradizionalmente v). Il piu autorevole (e noto) esponente della famiglia è il ms. CV BAV Vat.lat. 3199 (Vat), l'esemplare inviato da Boccaccio a Petrarca probabilmente nel 1359 (cfr. Fam., XXI r5): il codice fu in séguito utilizzato da Bembo per allestire il testo dell'Aldina del 1502.'13 Direttamente da Vat, o da un suo collaterale, Boccaccio trasse le sue tre copie autografe del poema: Toledo BC 104 6 (To), già ricordato a proposito dell' "edizione" della Vita nuova e delle <<canzoni distese>> (vd. sopra, par. 2); Fi BR I035 (Ri) (che ha anche le 15 <<canzoni distese»); CV BAV Chig. L VI 213 (Chig), che è la copia piu tarda, forse di poco anteriore all'inizio della lectura in S. Stefano (23 ottobre 1373), e in origine era collegato all'altro autografo Chig. L V 176 (vd. sopra, par. 2). Nei 3 autografi II2. I mss. del «gruppo Strozziano » {ricostruito in particolare da Casella) sono elencati in FaLENA, La tradizione, p. 56; ma vd. soprattutto PETROCCHI, Introduz., pp. 307-9· II3. Sulle caratteristiche del «gruppo Vaticano JJ vd. PETROCCHr, Introduz., pp. 313-17. Ampia la bibliogr. su Vat: vd. almeno A. FORESTI, Il 'Trattatello in laude di Dante' di G. Boccaccio e la lettera del Petrarca 'Fam. XXI, 5', in« Convivium »,a. 1 1929, pp. 710-19; Gms. BILLANOVICH, Petrarca letterato, r. Lo scrittoio del Petrarca, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1947, pp. 124 n. r, 147-48, 236-38, 269-72. Secondo Billanovich, Vat sarebbe stato consegnato a Petrarca ad A vignone nel 1351 da Forese Donati, copista di Mart. Per la posizione stemmatica di Vat in rapporto agli autografi di Boccaccio, vd. anche G. PETROCCHI, Dal Vaticano lat. 3199 ai codici del Boccaccio: chiosa aggiuntiva, in Giovanni Boccaccio editore, cit., pp. 15-24 {anticipato in ID., I.:ultima dea, cit., pp. 187-98); su Vat e codici direttamente correlati, vd. G. PoMARO, Codicologia dantesca, I. Ec?flìcina di Vat, in SD, vol. LVIII 1986, pp. 343-74. Per Boccaccio copista della Commedia, v d. almeno G. V ANDELLI, Giovanni Boccaccio editore di Dante (1921-1922), in ID., Per il testo, cit., pp. 145-61; I testi del Boccaccio in PETROCCHI, Introduz., pp. 17-47; PETROCCHI, Dal Vaticauo lat.J199. cit. {qui si conferma la successione cronologica tradizionalmente accettata per i tre autografi, e la comune dipendenza da Vat, confrontato con testimonianze di altra tradizione, affini a Triv e Urb).


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