CAP. III • DANTE ogni cantica è introdotta da un capitolo in terza rima che ne sunteggia il contenuto: l'operetta, nota come Brieve raccoglimento, deve attribuirsi allo stesso Boccaccio (vd. oltre, cap. VII par. 4). Anche nell'attività di copista della Commedia Boccaccio manifesta una spiccata propensione all'attività congetturale, che è possibile indagare nel suo progressivo esplicarsi nelle tre copie, benché tutte dipendenti dalla stessa fonte (sporadicamente collazionata con esemplari di altre tradizioni), e viene confermata dalle opzioni testuali risultanti dalle Esposizioni sopra la Comedfa di Dante (ferme peraltro al canto xvii dell'Inferno: vd. oltre, cap. VII par. 4). Il «gruppo Vaticano», al quale appartengono altri mss. trecenteschi (come Fi BR ror2), ha dato origine, per l'autorevolezza del copista Boccaccio, a un'ingente discendenza nel tardo Trecento e nell'intero Quattrocento, contribuendo a consolidare una «vulgata» tanto culturalmente significativa quanto nell'insieme poco affidabile. Altro esponente significativo della tradizione fiorentina trecentesca della Commedia è il ms. Fi BML S. Croce XXVI sin. r (LauSC), trascritto da Filippo Villani (ne fa fede l'attestazione di Tebaldo della Casa, a c. 215) nella seconda metà, e verosimilmente nell'ultimo quarto, del secolo.114 Anche LauSC è interprete di una tradizione che appare instabile: il restauro testuale che propone si fonda su un esemplare autorevole e antico, prossimo a Mart e Triv, messo tuttavia a confronto con la tradizione piu recente, nella fattispecie rappresentata da un collaterale di Vat. A questo codice, certamente significativo («il primo - ha scritto Folena -, e l'unico finora noto, dei recentiores non deteriores d'età umanistica, risalenti la corrente della tradizione verso acque limpide e meno contaminate, alla ricerca di antichi esemplari>>: La tradizione, p. 6o), un orientamento protratto della filologia dantesca, a partire da Witte, ha riconosciuto un ruolo preminente, al punto di promuoverlo a riferimento, prima dell'ed. Petrocchi, del testo vulgato. Tra gli altri mss. risalenti alla seconda metà del Trecento, hanno goduto, a torto o a ragione, di speciale notorietà il cod. Gaetani (Rm BFC s.s.); il cod. Bartoliniano (Ud BA Bartolini so); il cod. Cassinese (Montecassino BM 512); il cod. « Tempiano Maggiore>> (Fi BML Tempi r).11s 114. Non si può prestar fede alla data del 1343 leggibile, di mano quattrocentesca, all'interno del codice; sul Testo di Filippo Villani, vd. PETROCCHI, Introduz., pp. 47-55· 115. Per una caratterizzazione della tradizione settentrionale tardo-trecentesca (e partic. sull'importante ms. Phillipps 8881: Austin UTRHRC 35), vd. G. PETROCCHr, La tradizione settentrionale della 'Commedia 1 daWetà del Boccaccio a quella del Villani, in La Società Dantesca Italiana 1888-1g88, cit., pp. 357-434 (anticipato in Io., Itinerari danteschi, eit., pp. 171-221). Il cod. Caetani è stato edito r8s
VOL. X • LA TRADIZIONE DEI TESTI Numericamente ricchissima - rappresentando all'incirca i due terzi dell'intera tradizione - è la compagine dei codici quattrocenteschi, ancor oggi la meno esplorata. È dubbio che dai sedimenti di tale piu limacciosa tradizione possano emergere sorprese d'ordine testuale: ma è certo che la congerie delle copie quattrocentesche del poema rappresenta un giacimento incomparabile d'informazioni sulla diffusione, geografica e sociale, del poema; e al tempo stesso, per l'elevatissimo numero delle testimonianze interpellabili, uno strumento di verifica della fortuna del volgare attraverso l'esame dei copisti e dei centri di propagazione e copia.u6 Di scarso valore testuale, dipendendo in genere - come abitualmente accade - da mss. scelti accidentalmente, le prime edizioni della Commedia rivestono invece interesse notevole per la storia della fortuna del poema.117 La in fac-simile a cura di G. CAETANI, Sancasciano Val di Pesa 1930 (vd. ora P.O. KRISTELLBR, Marsi/io Fidno letterato e le glosse attribuite a lui nel codice Caetani di Dante, Roma, Fondaz. C. Caetani, 1981, e in versione inglese in<( Renaissance Quarterly »,vol. XXXVI 1983, pp. 1-44); per il cod. Bartoliniano, vd. La Divina Commedia di Dante Alighieri giusta la lezione del codice Bartoliniano, I-III, Udine, Mattiuzzi, 1823-1828 (e vd. C. CIOCIOLA, Da Montevarchi a Udi11e: vicende ottocmtesche dell"Esopo' Mocenigo-Bartolini, in I:73sopo' di Udine (cod. Bartolini 83 della Biblioteca Arcivescovile di Udine}, a cura di C. CIOCIOLA, Introduz. di C. FRuGONI, Nota paleogr. di A. PETRUCCI, Trascrizioni di C. CmciOLA e C. MoRo, Udine, Casamassima, 1996, pp. 313-335, partic. pp. 330-32); per il cod. Cassinese, vd. Il Codice Cassinese della Vivina Commedia' per la prima volta letteralmente messo a stampa, Montecassino, Ti p. di Montecassino, 1865; per il cod. Tempiano, v d. G. V ANDELLI, Descrizio11e del codice Tempiano maggiore, premessa a La Divina Commedia di Dante Alighieri, riproduz. fototipica a formato ridotto del codice Tempiano Maggiore della R. Biblioteca Mediceo-Laurenziana, fase. I, Inferno, canti I-XIV, Firenze, Soc. Dantesca Italiana, 1902 (la Descrizione poi in VANDELLI, Per il testo, cit.. pp. 260-7I). n6. In preparazione del previsto vol. v dell'ed. PETROCCHI (non pubblicato), nel quale dovevano trovare ospitalità le varianti della tradizione piO tarda {vd.l' Avvertenza alla 2a rist., vol. I p. v), sono apparsi alcuni significativi contributi dello stesso PETROCCHI: Codici umbri e iH Umbria della 'Commedia' di Dante, in <<Boli. della Deputaz. di Storia Patria per l'Umbria )), a. LXII 1965, pp. 21!-13 {=Dante e l'Umbria, VI Convegno storico regionale, Perugia-Assisi, 20-21 mar. 1965); Elementi sulla tradizione settentrionale della 'Commedia' nel Quattrocento (1966), in Io., Itinerari dameschi, cit., pp. 158-70; La tradizione recenziore della 1Commedia', in Atti del Convegno internazionale, cit., pp. 167-71; Vulgata e tradizioni regionali, in La critica del testo, pp. n3-26. Tra gli studi d'insieme, vd. anche G. CoNTINI, Manoscritti meridionali della 1Commedia', in AA.W., Dante e l'Italia meridionale, Firenze, Olschk.i, 1966, pp. 337-41 {mentre per un aggiornamento al 1984 della bibliogr. dei singoli individui vd.le schede in RooDEWIG). Tra gli esempi pill recenti del tipo di indagini "geografiche'', si può ricordare Testimonianze della divulgazione della Vivina Commedia' nelle Marche nei secoli XIV-XV, a cura di A. ALBANI, Ancona, Provincia di Ancona, 1990. Esemplare nel metodo d'indagine sul modus operandi dei copisti G. POMARO, I copisti e il testo. Quattro esempi dalla Biblioteca Riccardiana, in La Società Dautesca Italiana 1888-1988, cit., pp. 497-536. Per i continui incrementi alla receflSio vd. la Bibliognifìa internazionale dantesca 1978-1984, cit., pp. 1!5-17. II7· La prima registrazione a stampa di versi danteschi risale al 1468, quando due terzine delr86
CAP. III • DANTE princeps fu stampata a Foligno nel 1472 dal magontino Iohann Numeister (IGI n. 352: nel colophon, la data dell'n aprile): l'esame degli esemplari ha rivelato l'esistenza di numerose varianti di stato. Nello stesso anno apparvero gli incunaboli di Mantova: Georg e Pau! [di Butzbach] (IGI n. 353), e di Venezia (non lesi, come a lungo si è ritenuto: Federico de' Conti, 18 luglio 1472, IGI n. 354). Da esemplari dell'edizione di Foligno dipendono autonomamente due edizioni napoletane: quella del 12 aprile 1477 ([Mattia di Olomouc il Moravo]: IGI n. 355) e quella di Francesco del Tuppo ([1478-1479]: IGI n. 356). Tra le altre edizioni piu antiche tra le quattrocentesche, si ricorderanno quella di Venezia: Vindelino da Spira, 1477 (IGI n. 358); quella di Milano: Ludovico e Alberto Piemontesi, 1477-1478 (IGI n. 359), detta anche « Nidobeatina » perché a del novarese Martino Paolo Nibia (umanisticamente il Nidobeato), che aggiunse al testo dantesco il commento, da lui integrato e rimaneggiato, di Iacopo della Lana (vd. qui, avanti, cap. XI par. 7); e soprattutto lo splendido e fortunatissimo in-folio di Firenze: Nicolò di Lorenzo della Magna, 30 agosto 1481 (IGI n. 360), con il commento di Cristoforo Landino e le incisioni di Baccio Bandini da disegni attribuiti a Botticelli, allestito in polemica con la « Nidobeatina >> e ripetutamente riprodotto tra la fine del Quattro e l'inizio del Cinquecento (anche se, nelle cinquecentine, fu adottato il testo dell'Aldina del 1502: vd. cap. XI par. 7).118 l'Inferno (xxrv 106-rr) furono impresse in calce all'ed. romana del De divinis institutionibus di Lattanzio Firmiano stampata da Conrad Schwinheim (ICI, n. 5620). Per un approfondito panorama d'insieme sulla tradizione a stampa della Commedia, vd. L. COGLIEVINA, Lettori della rcommedia': le stampe, in <(Per correr miglior acque ... ''• cit., to. I pp. 325-70, con bibliogr. rr8. Per la cronologia delle edizioni, oltre a CoLOMB DE BATINES, Bibliografia, cit. (con le Giunte e correzioni), e ai consueti repertori (ad es., per gli incunaboli ICI nn. 352-66, e, anche se con criteri bibliografici troppo ellittici, per l'insieme delle edizioni RAGNI-ESPOSITO, Bibliogrqfia, pp. 503-23), può essere ancora utile La Raccolta Dantesca della Biblioteca Evan Mackenzie con la cronologia delle edizioni della 1Divina Commedia', prefaz. di U.L. MoRICHINI, Genova, Tip. del Risparmio, 1923; e vd. A. .MAruNELLI, La stampa della 1Divina Commedia 1 nel XV secolo, Firenze, Landi, 19n; A. ANGELINI, Le edizioni quattrocentesche della 'Divina Commedia', in ID., Due studi danteschi, I:Aquila, Del Romano, 1960, pp. 7-22; A. MARINELLI, Le stampe della 'Divina Commedia' nei secc. XVI e XVII, Città di Castello, Lapi, 1915. Indicazioni e aggiornamenti bibliogr., anche sulle pill antiche edizioni, in Dal torchio al computer, cit. Sulla princeps di Foligno e il suo ascendente, vd. partic. E. CASAMASSIMA, La prima edizione della 1Divina Commedia': Foligno 1472, Milano, Il Polifùo, 1972; vd. anche Le prime quattro edizioni della 1Divina Commedia 1 , letteralmente ristampate per cura di Lord G.G. WARREN Lord VERNON, Londra, Baone, 1858 (riproduce le tre del 1472 e la napoletana del 1479, che ritiene pill antica). Sulla <l Nidobeatina », vd. da ultimo L. C. Rossi, Per il commento di Martino Paolo Nibia alla 1Commedia; in AA.VV., Filologia umanistica. Per Gianvito Resta, a cura di V. PERA e G. FERRAÙ, Padova, Antenore, 1997, vol. m pp. 1677-716. Per la datazione dell'ed. Del Tuppo, vd. A. MAURO, Francesco Del Tuppo e il StiO 1Esopo', Città di Castello, Il Solco,
VOL. X · LA TRADIZIONE DEI TESTI Notevole rilievo, per l'importanza del curatore e del tipografo piuttosto che per la qualità del testo, riveste l'edizione curata da Pietro Bembo e impressa da Aldo Manuzio nel 1502. Il ms. seguito da Bembo è Vat, codice donato ,a Petrarca da Boccaccio e poi appartenuto a Bernardo Bembo: l'esemplare di tipografia non fu, tuttavia, direttamente Vat, ma la copia trattane da Bembo nel ms. CV BAV Vat.lat. 3197, nella quale agli abituali interventi congetturali sul testo si affianca una sistematica attività di normalizzazione ortografica e metrica.119 I: Aldina del 1502 delle Terze rime di Dante, riedita nel 1515 (Dante col sito, et forma dell'Inferno tratta dalla istessa descrittione del Poeta, «nelle case d'Aldo e d'Andrea di Asola>>: su un esemplare di questa, si è detto, furono condotte le collazioni di Mart), fissò la vulgata cinquecentesca del poema, riprodotta senza innovazioni che non riguardassero gli autori del commento: tra i quali devono ricordarsi Alessandro Vellutello (prima edizione: Venezia, Marcolini, 1544) e Bernardino Daniello (Venezia, Pietro da Fino, 1568; per questi e altri vd. oltre, cap. XVI par. rr).12o Fa ancora riferimento al testo di Bembo il primo tentativo di "edizione critica" in accezione moderna: importante esito dei rinnovati orientamenti della filologia volgare sviluppatisi intorno all'Accademia della Crusca, a opera di personalità quali Benedetto Varchi, Vincenzio Borghini e Iacopo Salviati, fu edita a Firenze da Domenico Manzani nel 1595; il testo era costituito sulla scorta di collazioni di mss. antichi (alcuni dei quali ormai irreperibili), e registrava le lezioni rifiutate del1926, pp. 55-70 (e pp. 215-25 per la sua dipendenza dall'ed. folignate). Per l'ed. commentata da Landino (di cui è imminente l'ed. critica a cura di P. PRoCAc'ciOLI, nella serie <l Edizione Nazionale dei Commenti danteschi», Roma, Salerno Editrice, 2001), vd. P. PROCACCIO LI, Filologia ed esegesi dantesca nel Quattrocento. L: 'Inferno' nel 1Comento sopra la Comedid di Cristoforo Landino, Firenze, Olschki, 1989; per le sue ristampe, in genere "riviste", piU o meno approfonditamente, in tipografia, vd. P. TROVATO, Con ogni diligenza corretto. La stampa e le revisioni editoriali dei testi letterari italiani (1470-1570), Bologna, Il Mulino, 1991, pp. 124 e IJI-34· II9. V d. M. RoDDEWIG, Bembo und Boccacdo unter dem Diktat von Vat. 3199 (Qualitiit und Textabhiingigheit der Aldina-Ausgabe der 1CommediaJ, in« Deutsches Dante-Jahrbuch »,a. XLVII 1972, pp. 125-62. 120. Per l'Aldina del 1515, vd. L. DONATI, Nel quinto centenario daWintroduzione della stampa in Italia (Una nota sulla 'Divina Commedia' Aldina del1515), in Almanaao dei Bibliotecari Italiani, Roma, Palombi, 1965, pp. 29-38. È notevole che nello stesso 1515, o nel rsr6, si ebbe un'ed. toscolana dei Benacensi (Dante col sito et fonna dell'Inferno), direttamente collegata alla seconda Aldina: un esemplare di questa edizione (Fi BML Antinori 259) fu postillato da Luca Martini, il collazionatore di Mart: vd. V ANDELLI, Il piU antico testo critico, cit., p. u6. Per il commento di Daniello, vd. L:Espositione di B. Daniello da Luaa sopra la Comedia di Dante, Ed. by R. HoLLANDER and J. SCHNAPP, with K. BROWNLEE and N. VICKERS, Hanover-London, Univ. Press ofNew England, 1989. 188
CAP. III • DANTE l'Aldina.121 Dopo la vistosa stasi editoriale che caratterizzò il secolo seguente (tre sole edizioni, tutte venete e concentrate tra il 1613 e il 1629: le prime due con titolo mutato in La visione), una progressiva ripresa d'interesse nei confronti del testo della Commedia si avviò nel Settecento, attraverso la nuova edizione degli Accademici della Crusca (Napoli, Laino, 1716), la Cominiana del 1726-1727 (Padova, a cura di G.A. Volpi), e nell'àmbito dei primi tentativi di Opera omnia apparsi in quel secolo (vd. sopra, par. 1): ci si avviava ormai al- . la consapevolezza, propriamente filologica, che caratterizzerà nel séguito, pur con esiti incerti fino agli ultimi decenni dell'Ottocento, le attenzioni rivolte al testo del poema. Criteri di raggruppamento e di classificazione dei testimoni su base geografica e genealogica furono invocati, sulla scorta delle esperienze della filologia biblica di area germanica, e delle scuole modenese di L.A. Muratori e veronese di S. Maffei, dal prete veronese Bartolomeo Perazzini (r727-18oo), autore di innovative e precorritrici Correctiones et adnotationes in Dantis 'Comoediam' (Verona 1775), nelle quali, invitando a una nuova edizione del testo fondata su criteri "modernamente" filologici - l'esempio additato è quello dell'edizione di s. Girolamo procurata da Domenico Vallarsi -, l'autore polemizza con il criterio del « codex optimus >> (avallato, a suo dire, dagli Accademici della Crusca nell'edizione del 1595): acutamente sostenendo, fra l'altro, la maggiore fedeltà all'esemplare di trascrizione da parte dei copisti incolti o prezzolati (<<indoctum ve! pretio conductum amanuensem facilius fidelem invenias quam diligentem; contra vero in transcriptore erudito et libero cave ne forte diligentior fuerit quam fideli »: cit. da Folena, La tradizione, p. 55), e altrettanto lucidamente dimostrando piena consapevolezza dell'importanza di una corretta classificazione genealogica dei testimoni, anche sulla base di 121. V d. La 'Divina Commedia' di Dante Alighieri nobile fiorentino, ridotta a miglior lezione dagli Accademici della Crusca, Firenze, Accad. della Crusca, 2000, rist. anast. (e vd. L. DoNATI, Chi furono gli Accademici della Crusca che prepararono la 'Divina Commedia' de/1595, in <<Amor di libro)), a. I 1953, fase. I pp. 3-14; S. PARODI, Sugli autori della 1Divina.Commedia' di Crusca del1595, in SD, vol. XLIV 1967, pp. 2u-22). Per la "filologia" cinquecentesca applicata al testo della Commedia, vd. M. BARBI, DellafortutJa di Dante nel secolo XVI, Pisa, Nistri, 1890 {e anche ID., Degli studi di Vincenzo Borghini sopra la storia e la lingua di Firenze [1889], in append. a Vincenzio Borghitli dall'erudizione alla filologia. Una raccolta di testi, a cura di G. BELLONI, Pescara, Libr. dell'Univ., 1998, pp. 191-259; le Varie lezioni cavate da antichi codici della 'Divina Commedia' con osservazioni sulla loro bontà e scelta di Vincenzio Borghini furono stampate nell'Ottocento in Studi sulla 'Divina cit, pp. 269-96; cfr. anche J .R. WooDHOUSE, Vincenzio Borghini, Michele Barbi e la nuova filologia, in La Società Dantesca Italiana 1888-1988, cit., pp. 191-206).
VOL. X • LA TRADIZIONE DEI TESTI criteri geografici, e della possibilità di valutarne in conseguenza l'autorevolezza relativa (<<Si constaret [ ... ] textus omnes mss. qui Lucae ve! Florentiae asservantur ab uno eodemque exemplari transcriptos, non plurium sed unius codicis pondus haberent et auctoritatem >>: ibid. ). Tali acuti spunti non trovarono eco adeguata nella cerchia dei piu diretti sociali e continuatori di Perazzini, tra i quali si distinguono l'altro ecclesiastico veronese Gian Iacopo Dionisi e il francescano Baldassarre Lombardi.122 Novità sostanziali, sotto il profilo del metodo restitutivo, non giunsero nemmeno, nel primo Ottocento, dagli studi danteschi di Foscolo, autore in particolare di un Discorso sul testo della 'Divina Commedia', o, su altro versante, dalla nuova edizione degli Accademici della Crusca (r837).'23 Le novità maggiori, per quanto riguardava la filologia dantesca in generale, e la critica del testo della Commedia in particolare, dovevano maturare, nel corso dell'Ottocento, fuori d'Italia, e si riassumono nei nomi prima del tedesco Cari Witte, e piu tardi dell'inglese Edward Moore. A Cari Witte, storico del diritto e dantista (r8oo-r883), di cui già si sonoricordati gli importanti contributi alla defmizione del problema testuale delle opere minori, si deve la prima edizione critica in senso moderno della Commedia, apparsa nel r862 a Berlino (ed. Decker).124 Per qnanto il filologo avesse esaminato e parzialmente collazionato, per la prima volta, un numero altissimo di mss. (circa 450), convintosi dell'impossibilità, in ragione del progressivo corrompersi della lezione e del devastante diffondersi dei fenomeni di contaminazione, di pervenire a una classificazione che consentisse di ricostruire l'archetipo del testo, si orientò verso una soluzione che a suo modo 122. Le Correctiones di PERAZZINI, in append. all'opera In editionem Tractatuum ve! Sermonum S. Zenonis Ep. [ ... ], Verona, Moroni, 1775, pp. 55-86; su Perazzini ha richiamato autorevolmente l'attenzione FaLENA (La tradizione, pp. 67-69, e vd. QUAGLIO, s. v. Commedia, cit., p. 87); vd. anche A. AccAME BoBBIO, s. v., in ED, vol. IV pp. 396-97, con bibliogr. (e vd. il giudizio di S. TrMPANARO, La genesi del metodo del Lachmann, Padova, Liviana, 19812, p. 32 n. 43; vd. poi G. VARANINI, Una lettera di Bartolomeo Perazzini a Gian Giacomo Dionisi, in AA.W., La ragione e il dmento. Studi settecenteschi in onore di Fiorenzo Forti, Padova, Antenore, 1992, pp. 135-46). 123. Il Discorso di Foscolo, con gli altri saggi danteschi, in U. FoscoLo, Studi su Dante, parte I, a cura di G. DA Pozzo, Firenze, Le Monnier, 1979, pp. 147-764. 124. Su Witte dantista vd. TH.W. ELWERT, s.v., in ED, vol. v pp. n 58-59 (della bibliogr. ivi cit., v d. parti c. G. FaLENA, La filologia dantesca di Carlo Witte, in AA.W., Dante e la cultura tedesca, Convegno di Studi danteschi (Bressanone 1965), Atti raccolti a cura di L. LAZZERINI, Padova. Tip. Antoniana, 1967, pp. 109-39 (alle edizioni cit. di altre opere dantesche si aggiunga almeno C. WITTE, Cento e pUi correzioni al testo delle opere minori di Dante Allighieri, proposte agli illustri signori Accademici della Crusca da un loro socio corrispondente, Halle 1853). I90
CAP. III • DANTE adombra, anche se in maniera insufficiente, il criterio dell'« antica vulgata>>, ricostruendo il testo sulla scorta di 4 mss. trecenteschi da lui giudicati tra i piu autorevoli- LauSC, Vat, Berlin S Ital. 136 e Rm BFC s.s. (il cod. Caetani) - e concedendo adeguato rilievo all'applicazione del criterio della lectio d!ffidlior. !;apparato rende conto delle diverse, e a volta preferibili, opzioni offerte dalla restante tradizione, e documenta in parallelo le scelte della « vulgata» a stampa, con particolare riferimento all'Aldina del 1502 e alle edizioni della Crusca del 1595 e del 1837. Per quanto i mss. presi a fondamento dell'edizione non siano tra i piu antichi, è evidente che Witte ebbe buon occhio nell'individuare almeno due esponenti di filoni essenziali nella tradizione del testo, quali Vat, il codice appartenuto a Petrarca, già alla base dell'Aldina del 1502, e LauSC, l'autografo di Filippo Villani, che si era proposto come « editio variorum » di antiche tradizioni, e al quale Witte accordò il credito maggiore. Per queste ragioni, e per l'applicazione consapevole e sistematica di moderni criteri (esposti nei Prolegomeni), l'ed. Witte, pur fondandosi su una recensio tanto circoscritta, determinò un progresso fondamentale - il primo veramente significativo - nella costituzione del testo della Commedia. 125 In sé, l'ed. Witte riunisce anche, per la prima volta enunciandoli e praticandoli, i due orientamenti che domineranno, in una sorta di pendolo incessante, i successivi sforzi rivolti dai dantisti al problema dell'edizione critica della Commedia: da un lato, l'ambizione, tanto ardimentosa quanto votata a iterate delusioni, alla collazione e classificazione complessiva della sterminata tradizione, per potarne i rami e semplificarne drasticamente i contorni, di necessità ragionando sulla scorta di un numero selezionato di /od critid; dall'altro, il ripiegare verso recensioni motivatamente ristrette, limitate ai codici giudicati piu significativi tra i piu venerandi, per dedicarsi con agio maggiore alla collazione integrale delle lezioni e, in certo senso, alla soluzione "caso per caso" dei conflitti e delle cruces. Del primo orientamento furono sostenitori variamente autorevoli, tra gli altri, Adolfo Mussafia, Ernesto Monaci e infine Michele Barbi, che stabili per la Società Dantesca Italiana 396 /od critid sui quali eseguire, in progresso di tempo, la collazione dell'intera tradizione.126 Nel frattempo, sulla scorta di un centinaio di /od critid, aveva collazionato cir125. Della posizione ben piU attardata della "filologia" italiana intorno alla metà del secolo, è ad es. testimonianza nei saggi, comunque non privi di spunti d'interesse, raccolti in P. FANFANI, Studi ed osservazioni sopra il testo delle opere di Dante, Firenze, Tip. Cooperativa, 1874. 126. V d. A. BARTOLI-A. D'ANCONA-L DEL LuNGO, Perl'ediziotie critica della 'Divina Commedia', in BSDI, s. r, n. 5-6 1891, pp. 25-27 (e di séguito il Canone di luoghi scelti per lo spoglio dei mss. della
VOL. X • LA TRADIZIONE DEI TESTI ca 400 mss. del poema l'elvetico Carlo Tauber, pervenendo alla malcerta identificazione di 17 «capostipiti» della tradizione, dei quali non stabiliva i mutui rapporti. Può interpretarsi alla stregua di reazione a questi generosi, ma nel complesso e a vario titolo deludenti tentativi, la proposta coeva di Carlo Negroni, di concentrarsi sui codici anteriori al 1350.127 Erano intanto apparse, nel 1889, le importanti Contributions to the textual criticism of the 'Divine Comedy' di Edward Moore, sviluppate in preparazione dell'edizione del "Dante di Oxford" del 1894 (vd. par. 1), e che raccoglievano il piu ampio apparato di varianti fino allora, e per lungo tempo, disponibile: si fondavano infatti sulla collazione - integrale per l'Inferno, parziale (sempre sulla scorta del criterio dei foci selecti) per le altre due cantiche - dei 17 mss. della Commedia conservati a Oxford e Cambridge, e parziale di circa altri 250 mss. Pur consapevole dell'impossibilità di stabilire rapporti stabilmente determinati all'interno della tradizione, a causa dei problemi causati dalla contaminazione, Moore contribuiva tuttavia alla migliore definizione di alcuni gruppi (come il «Vaticano>>), e soprattutto esercitava con successo sul testo del poema, giungendo a soluzioni spesso soddisfacenti, i criteri della lectio dif .ficilior e dell'usus seri bendi. Particolarmente originale e acuta fu inoltre, da parte di Moore, l'applicazione alla critica testuale dello studio delle fonti dirette (vd. l'Append. 1 alle Contributions: riferences to classica/ authors as bearing upon textual criticism). In sintonia con i principi ispiratori del lavoro di Moore, che a sua volta esplicitamente dichiarava l'intenzione di procedere sulla strada aperta da Witre, muove fin dagli esordi la riflessione sul problema del testo della Commedia di Michele Barbi. Sostenitore dell'esigenza metodica di procedere al vaglio sistematico della tradizione, Barbi stabili, si è detto, nn elenco canonico di foci critici, che nell'ultimo decennio dell'Ottocento costituirono la guida di numerose indagini preparatorie, svolte da studiosi quali Morpurgo, Fiammazzo, Barbi stesso e soprattutto Giuseppe Vandelli (1865- 1937), al quale la Società Dantesca Italiana affidò l'incarico di una nuova edi- 'Divina Comedia', ivi, pp. 28-38);" e poi [M. BARBI], Nonne per la descriziotte e lo spoglio dei mss. della 'Divina Commedia', ivi, s. r, nn. 13-14 1893, pp. 16-18. Per le opinioni maturate da Barbi in quegli anni, e destinate in séguito a evolvere, vd. M. BARBI, Per il testo della 'DivitJa Commedia', Roma, Trevisini, 1891. 127. V d., nell'ordine: C. TXUBER, I capostipiti dei manoscritti della 'Divina Commedia', Winterthur, Ziegler, 1889, con le obiezioni dì V. Rossr, Un nuovo lavoro sui codid della 'Divina Commedia', in «Rivista delle Biblioteche)), a. II 1889, pp. 41-44; C. NEGRONI, Sul testo della 'Divina Commedia', in « Mem. della R. Accad. delle Scienze di Torino)), s. II, a. XL 1889. 192
CAP. III • DANTE zione critica. Ben presto, tnttavia, si manifestarono i limiti che anche quelle procedure recavano in sé, insufficienti e tali da rendere sempre piu evidenti le aporie di una tradizione intricatissima, resistente a ogni tentativo di razionalizzazione. Un lungo e capillare lavoro preparatorio persuase Vandelli- autore nel r892 di un'edizione dei Reali di Franda di Andrea da Barberino che rappresenta una delle prime rigorose applicazioni del metodo lachmanniano alla critica del testo di un'opera in lingua italiana- dell'impossibilità di giungere a una classificazione soddisfacente dei testimoni della Commedia: il testo che infine consegnò per l'edizione del Centenario (pp. 481-836), purtroppo privo di giustificazione, si propose dichiaratamente come «edizione provvisoria>>. La soluzione adottata- non priva di empirica efficacia, ma evidentemente opinabile sul piano del metodo -, fu di esaminare e trattare autonomamente le lezioni dei lod critid, tendendo in conseguenza a classificare e «interpretare>> non i testimoni nel loro insieme, ma, di volta in volta, le singole costellazioni di varianti (soluzione che, del resto, si ripropone spesso nei casi di tradizioni fortemente contaminate). Innovante, e variamente contestato, fu il comportamento tenuto da Vandelli nella ricostruzione della veste formale, restaurata, sulla scorta soprattutto di Triv, in armonia con l'usus fiorentino arcaico e propriamente dantesco, che era stato ricostruito attraverso una comparazione interna fondata in particolare sull'esame della documentazione degli usi linguistici in rima.I2S r28. Per il ruolo di Vandelli nella storia delle edizioni della Commedia, vd. F. MAzzoNr, Giuseppe Vandelli editore di Dante, in VANDELLI, Per il testo, cit., pp. xr-xvn (vd. anche N. MINEO, in ED, s. v., vol. v pp. 873-74, e soprattutto R . .ABARDO, Giuseppe Vandellifilologo dantesco, in La Sodetà Dantesca Italiana 1888-1988, cit., pp. 289-303). Il testo dell'ed. VANDELLI fu riproposto, con rilevante Prefoz., nel I927 (Firenze, Le Monnier), in cui il curatore risponde alle obiezioni sollevate dalla sua ricostruzione linguistica del testo; Vandelli aveva potuto soprattutto giovarsi di E.G. PARODI, La rima e i vocaboli in rima nella 1Divina Commedia' (1896), in Lingua e letteratura, cit., vol. n pp. 203-84. In favore delle opzioni formali operate .da Vandelli- il cui eccesso di "municipalismo" è contestato, ad es., ancora da S.A. CHIMENZ, Per il testo e la chiosa della 1Divina Commedia', in GSLI, vol. cxxxm 1956, pp. 161-88 -, vd. almeno A. ScHIAFFINI, Note sul colorito dialettale della 1Divina Commedia', in SD, vol. xm 1928, pp. 31-45. Sul piano dell'accertamento del testo, condivide le scelte di Vandelli, valorizzando però la funzione dell'intetpretatio, A. PAGLIARa, Il testo della Vivina Commedia' e l'esegesi, in Studi e problemi, pp. 307-33. Un'argomentata e agguerrita apologia delle scelte di Vandelli, tanto sul piano della forma quanto della sostanza, si legge in M. BARBI, Per il testo della Vivina Commedia' (1934, con il titolo Ancora sul testo della 'Divina Commedia'), significativamente ripubblicato come 1 capitolo della Nuova filologia (BARBI, pp. 1-34); Barbi vi discute, tra l'altro, le scelte operate in edizioni che meritano di essere ricordate: quelle a cura di D. GuERRI, in Sdlt, 1933, e di N. ZINGARELLI, Bergamo, 1st. Italiano d'arti grafiche, 1934. A fondamento "bédieriano" della lezione (nonostante il sottotitolo) Triv è ora promosso, anche sulla scorta di con193
VOL. X · LA TRADIZIONE DEI TESTI Nel frattempo, nel 1923, era apparsa, a cura di Mario Casella (1886-1956), con la collaborazione di E.G. Parodi, un'altra edizione critica della Commedia (Bologna, Zanichelli), anch'essa priva di apparato giustificativo, che affrontava la questione del testo in maniera sostanzialmente diversa, proponendo oltretutto il primo stemma del poema.129 Partendo da un'acquisizione da tempo condivisa, il ruolo autonomo e privilegiato di Triv (anche se Vandelli ne aveva già dimostrato la vicinanza a Mart, e l'appartenenza dunque a un ramo contaminato), Casella radicalizzava l'assunto, riconoscendo l'esistenza di due famiglie - a e p - di diversissima consistenza, della prima delle quali avrebbero fatto parte i soli Mart con Triv (da Casella giudicato descriptus da Mart) e LauSC, mentre tutti gli alrri si sarebbero dovuti ricondurre a p. A quest'ultimo subarchetipo, a sua volta bipartito, risalivano da un lato l'ascendente comune alle famiglie s (<<gruppo Strozziano ») e c (gruppo <<del Cento>>), dall'altro v(« gruppo Vaticano>>). Sul fondamento di pochi errori, o presunti errori, comuni ai due subarchetipi, e imputati a copisti settentrionali, Casella postulò altresf l'esistenza di un archetipo unico della tradizione, di colorito settentrionale, o meglio emiliano-romagnolo.13o l:ipotesi genealogica di Casella sollevò forti perplessità: per la sbrigatività, almeno apparente, della ricostruzione (fondata su un numero ridotto di /od critid, e mirante direttamente ai piani alti dello stemma); per la precarietà della dimostrazione - attuata in via sostanzialmente "negativa", e cioè in forza dell'assenza, al suo interno, di errori propri di p - della famiglia a; per l'interpretazione offerta, in servizio di conclusioni operative di ordine testuale ma discrepante rispetto a orientamenti affermati della filologia dantesca, di questioni metriche (in particolare, circa l'accettabilità di dieresi e dialefi eccezionali) e linguistiche.131 La questione del testo del poema fi.t in séguito riaperta da Giorgio Petrocchi, incaricato dalla Società Dantesca Italiana di approntarne, in vista del siderandi linguistici, a testo base in D. ALIGHIERI, La Commedia, Testo critico secondo i pili antichi manoscritti fiorentini, a cura di A. LANZA, Anzio, De Rubeis, 19962. 129. Per i presupposti critici vd., oltre all'Introduz. all'edizione, M. CASELLA, Studi sul testo della 'Divina Commedia', in SD, vol. vm 1924, pp. s-Bs. Al ricordo di Casella sono dedicati i saggi raccolti in SD, vol. ux 1987: vd. tra gli altri G. PETROCCHI, Mario Casella damista, pp. 33-41 (anche in Io., La selva del protonotario. Nuovi studi danteschi, Napoli, Morano, 1988, pp. 213-22). 130. Ma vd. G. PETROCCHI, La tradizione emiliano-romagnola del testo della 'Commedia' (1967), in Io., Itinerari danteschi, cit., pp. 150-57. Lo stemma di Casella è riprodotto e commentato da FoLENA, La tradizione, p. 75· 13!. In polemica con Casella scese soprattutto S. DEBENEDETTI, del quale vd. partic. Intorno ad alcuni versi di Dante, in GSLI, vol. LXXXVII 1926, pp. 74-99. 194
CAP. III • DANTE centenario del 1965, una nuova edizione critica (nell'àmbito della EN). I: assunto di partenza, esposto in alcuni saggi preparatori risalenti agli anni 'so, fu di limitare la recensio ai testimoni piu antichi: quelli datati o databili entro l'anno 1355 (testimoni dell'« antica vulgata>>); un'ipotesi di lavoro già avanzata, si è visto, ma con tutt'altra ingenuità, da Carlo Negroni.132 Fondamenti della scelta di Petrocchi sono: la constatazione della endemicità dei fenomeni di contaminazione, fin dalle origini della tradizione, e la convinzione che la editio boccacciana, a partire dal 1355 circa, abbia, per l'autorità del copista, determinato nna svolta, inducendo un inquinamento irreversibile della tradizione posteriore; la possibilità, grazie al ridotto numero delle testimonianze considerate, di procedere a collazioni integrali, e pertanto di allestire un "testo-base" credibile e fondato (ancorché "provvisorio"), con un apparato verosimilmente rappresentativo di tutti i filoni principali della tradizione: punto di avvio imprescindibile per ulteriori scandagli nelle testimonianze piu tarde. I rapporti dei 27 testimoni dell'« antica vulgata» (ma tre sono frammenti: vd. la tavola riassuntiva in Petrocchi, Introduz., pp. 57-58; in gran parte sono stati piu sopra citati), riscontrati con altri 6 mss. trecenteschi scelti tra quelli piu significativi per il confronto, dopo essere stati indagati da Petrocchi negli studi preliminari, sono descritti nell'ampia Introduzione che costituisce il vol. 1 della EN della Commedia (lo stemma che li sintetizza, in calce al volume, tenta di esplicitare anche la stratigrafia cronologica delle copie). Rispetto al precedente di Casella, e a quanto si era andato progressivamente precisando negli studi sulla tradizione, lo stemma di Petrocchi, confermando vari punti acquisiti, introduce sostanziali novità. Anche qui due sono i subar- ·chetipi (o meglio archetipi, perché non è dimostrata la loro parentela, e sono ricondotti direttamente all'originale): ex, fiorentino, e settentrionale. La prima novità consiste tuttavia nel raggruppare sotto ex il nucleo piu consistente della tradizione, e soltanto 4 mss. sotto invertendo, per dir cosi, i "rapporti di forza" dei due subarchetipi. Da ex si diramano tre fàmiglie, a b c (la prima costituita da Triv e Mart, di cui viene ribadita la stretta parentela: ma Triv è giudicato autonomo, e non descriptus, da Mart); dal subarchetipo dipendono 2 famiglie, d ed e, di cui la prima sarebbe in realtà soltanto un in132. V d. G. PETROCCHI, Proposte per un testo-base della 1Divina Commedia' (1955), in In., Ititterari danteschi, cit., pp. !04-33; I.:antica tradiziotte manoscritta della 1Commedia', in SD, vol. xxxrv 1957, pp. 7-126; Radiografia del Lattdiano, cit. Della opportunità di approdare a una scelta di questo genere sembrava essersi infine persuaso lo stesso Barbi (vd. In., Il codice di Francoforte e la critica del testo della 1Commedia', in SD, vol. xxm 1938, pp. r8o-82). 195
VOL. X · LA TRADIZIONE DEI TESTI terposito, dal quale deriva direttamente il solo La; da e dipenderebbero 3 mss., Mad, Urb, Rb. Pettocchi dimostra l'infondatezza della presunta autonomia del <<gruppo Strozziano »; mentre un ruolo nuovo, delicato e cruciale, è attribuito a La (il cod. Landiano: con Triv, si è detto, il piu antico dei mss. superstiti), collocato in posizione dominante all'interno del tutt'altro che affollato subarchetipo p, ma con segni di contaminazione con a.'33 Sotto il profilo testuale, lo stemma determina in definitiva un orientamento favorevole alla tradizione "settentrionale" (tenendo conto, oltretutto, che l'autorevole Urb concorda spesso, nella lezione buona o adiafora, con Triv); sotto il profilo linguistico, anche Petrocchi sancisce l'eccellenza di Triv, al quale si adegua, pur con oscillazioni.'34 Sulla scorta di una collazione sistematica del "canone" dei foci critici a suo tempo stabiliti dalla Società Dantesca Italiana, lo stemma della Commedia è stato ora ridisegnato da Federico Sanguineti: drastica è l'ulteriore riduzione del novero dei mss. fondamentali, che diventano 7 (LauSC, Mart, Triv, Ash, Ham, Rb, Urb).135 Lo stemma di Sanguineti (ed. cit., p. Lxv) comporta non poche, e sostanziali, divergenze rispetto alla classificazione dell'<< antica vulgata" di Petrocchi. È confermata la bipartizione dell'albero in due subarchetipi a e p (con archetipo w); di p, però, farebbe parte il solo Urb (diventando Rb un discendente di a). Esce di scena l'antico e prestigioso La, mentre ricompare nel subarchetipo a, dal quale discenderebbe recta via (e dunque in posizione di notevole rilievo), LauSC, non compreso, per ragioni cronologiche, nello stemma dell' "antica vulgata" ma, si è detto, da sempre decisivo I33· Per la famiglia a, e i rapporti reciproci di Mart e Triv, vd. PETROCCHI, Introduz., pp. 254-89; per La tradizione settentrionale (e quindi per la posizione di La, Urb, Mad, Rb), ivi, pp. 334-89. I34· V d. PETROCCHI, Introduz., pp. 413-77 (Note linguistiche e osseroazionifinail). Sui criteri dell'ed. PETROCCHI, oltre alla recens. di D'A.S. A vALLE, in SCr, a. 1 1967, pp. 199-202, vd. tra gli altri E. MALATo, Il testo della 'Commedia' secondo l'antica vulgata (1968), in Io., Lo fedele consiglio de la ragione. Studi e ricerche di letteratura italiana, Roma, Salerno Editrice, 1989, pp. 273-317; G. VARANINI, Le texte critique de la 'Commedia' selon l' Jtlntica vulgata' (1968-1970), in Io., I:acceso stra/e. Saggi e ricerche sulla 'Commedia', Napoli, Federico & Ardia, [1984], pp. 253-73· 135· V d. Dantis Alagherii Comedia, ed. critica per cura di F. SANGUINETI, Tavarnuzze-Firenze, Edizioni del Galluzzo, 2001 (il paragrafo dei Prolegomeni dedicato alla Classificazione dei testi, pp. XLII-LXV, era stato anticipato in F. SANGUINETI, Prolegomeni all'edizione critica della 'Comedfa', in Sotto il segno di Dante, cit., pp. 261-82; vd. anche Io., Per l'edizio11e critica della 'Comedfa' di Da11te, in RiLI, a. XII 1994, pp. 277-92: sulle modalità e sui risultati della classificazione, vd. i rilievi critici di ABARDO, I:edizione critica, cit., partic. pp. 290-93); i mss. recensiti, ripetendone le sigle dall'ed. PETROCCHI (salvo i 7 che entrano nello stemma, per i quali è proposta, al fianco di quella tradizionale, una sigla semplificata, che è l'iniziale dell'altra), sono elencati alle pp. XIII-XLII.
CAP. III • DANTE nell'orientare la fissazione del testo. Il subarchetipo ex è bipartito, e a LauSC si affianca x; bipartito a sua volta, x genera due famiglie, la prima delle quali (a) coincide con a di Petrocchi, confermando la parentela di Mart con Triv. Ne consegue l'altissimo credito riconosciuto, sul piano testuale (ma anche, «espungendone i tratti antifiorentini imputabili al copista», su quello della forma), a Urb- CV BAV Urb. lat. 366 -:manoscritto di estrazione erniliano-romagnola, o emiliana addirittura. Per l'eterogenesi dei fini, l'edizione verrebbe pertanto a conciliare le esigenze classificatorie del Lachmann con le ragioni di Bédier (vd. ed. cit., pp. LXV-LXIX; la citaz. da p. LXIx). È indubbio che la progressiva "disciplina" della tradizione della Commedia resti il problema cruciale, e ancora aperto, della frlologia italiana: un secolo d'intensa operosità ha mostrato a quali risultati, consistenti ancorché provvisori, sia possibile giungere; e l'incessante fiorire di progetti documenta la perdurante dedizione dei dantisti all'impresa. La trasformazione radicale che gli studi di filologia vivranno, nei decenni venturi, per l'evolversi delle tecnologie digitali troverà, sul terreno della descrizione della tradizione e della collazione del capolavoro dantesco, un banco di prova ineguagliabile.'36 8. LE OPERE "ATTRIBUIBILI": FIORE E DETTO Il Fiore è tràdito, adespoto e anepigrafo (l'intitolazione corrente si deve allo scopritore, e primo editore, del testo: Ferdinand Castets), dal ms. Montpellier BISM H 438, databile al sec. XIV in., pergamenaceo (fin dal sec. XV legato a un codice del Roman de la Rose); la prima quartina del sonetto xcvn (Chi della pelle del monton Jasdasse), talvolta ampliata in rifacimento integrale del componimento, è testimoniata anche altrove: estravagante o all'interno del commento alla Commedia detto del Falso-Boccaccio. Notevole, nel ms. unico, è la disposizione dei testi: 4 sonetti per facciata, 2 per colonna, a "imitazione" della disposizione corrente, in codici di piccolo formato e a due colonne, del Roman de la Rose, del quale la "corona" è una «stringata parafrasi» (Contini). m 136. Le prospettive dischiuse da un modello di "edizione aperta" in modalità ipertesntale risultano ad es. dal progetto CO MEDIA, descritto in V. Russo-A. lANNONE, La tradizione scritta della 'Commedia': progetto per un'edizione elettronica "in progress", in Testi, manoscritti, ipertesti, cit., pp. 173-90 {e già in FeC, a. xx I995, pp. 200-16). 137. Sulla tradizione del Fiore, e per un panorama complessivo delle questioni, vd. riassuntivamente G. CoNTINI, s. v., in ED, vol. n pp. 895-901, con ampia bibliogr. (la citaz. da p. 896). 197
VOL. X · LA TRADIZIONE DEI TESTI Il Detto d'amore è tràdito, anch'esso adespoto e anepigrafo (e anche in questo caso il titolo risale allo scopritore, e primo editore: Salomone Morpurgo), dal ms. Fi BML Ashb. 1234 bis. 138 Attraverso l'analisi paleografica e codicologica si dichiara l'appartenenza originaria delle 4 cc. del cod. Ashburnharniano al ms. di Montpellier: in particolare, a Firenze si conservano le ultime 2 carte del quarto fascicolo e la prima e un'altra carta (di ubicazione incerta) del quinto del codice originario. Del Detto sopravvivono 480 versi, ma il testo è frammentario: internamente lacunoso per un numero imprecisato di versi (da 120 a 6oo circa, a seconda della posizione da assegnare all'ultima carta superstite) e mutilo in fine. Il "progetto" dell'impaginato del codice, deferente al modello francese, sembra concepito, come ha osservato T. De Robertis, piuttosto in funzione del Detto, e ricorda l'impostazione del ms. piu antico - Fi BR 2908 -del Tesoretto e del Favolello del "maestro" di Dante. Per la datazione, e per la qualità elevata del testo tràdito, il codice smembrato di Montpellier-Firenze deve considerarsi prossimo all'originale."• Edizione di riferimento per i due poemetti è quella a cura di Gianfranco Contini, in servizio della EN (vol. VIII 1984). Per la fedeltà rigorosa alle caratteristiche grafico-fonetiche del ms. e per l'attenta revisione della veste testuale, nonché in virm dell'ampio apparato di riscontri con la tradizione del Roman de la Rose, l'ed. Contini innova notevolmente il testo vulgata, stabilito da E.G. Parodi nel volume di Appendice (1922) all'edizione del Centenario.'40 Nell'Introduzione all'edizione, Contini, assertore dell"'attribuibilità" a Dante dei poemetti, enuncia gli argomenti in favore della controversa ascrizione, e sottopone ad analitica rassegna le tesi dei precedenti studiosi. Convergenti sotto il profilo tematico-stilistico, i due testi, come si dimostra per ragioni "interne", risalgono allo stesso autore: con il corollario che a Dante, r38. Sulla tradizione del Detto, vd. riassuntivamente L. VANOSSI, s. v., in ED, vol. JI pp. 393-95 (vd. anche Io., La teologia poetica del Vetto d'amore' dantesco, Firenze, Olschki, I974, con riedizione del testo). I39· Del ms. esiste una riproduz. fototipica: Il Piore' e il Vetto d'amore' attribuiti a Dante Alighieri. Testo del secolo XIII, con Introduz. di G. MAzZONI, Firenze, Alinari, I923; ma vd. ora DE RoBERTIS BONIFORTI, Nota suf (()dice, cit. I40. Vd.Jl Fiore e il Detto d'Amore, ed. PARODI cit., per le prime edizioni dei poemetti vd., risp., 1 Il poème italien du Xflfe siècle [ ... J par Durante, Texte inédit publié avec fac-simile, Introduction et notes par F. CASTETS, Paris, Maisonneuve, r88r; S. MORPURGO, 'Detto antiche rime imitate dal de la Rose', in Prop, n.s., a. r r888, pp. r6-8r (e vd. A. MussAFIA, Proposta di (()rrezioni ai 1Detto d'Amore', ivi, pp. 4I9-27). Il testo della EN è riproposto, con commento, in Opere minori, cit., vol. I to. I pp. 555-798 (Fiore), 799,823 (Detto).
CAP. III • DANTE se di Dante è il Fiore, deve attribuirsi anche il Detto. Da Contini strettamente avvinti ai modi danteschi soprattutto in virru di ragioni "interne", i testi « attribuibili» costituirebbero, quanto alla datazione, prove precoci (intorno al 1285-'90) della sperimentazione linguistica e stilistica di Dante.141 141. Per la storia dell'attribuzione e i suoi argomenti, esterni e interni, vd. l'ed. CoNTINI cit., pp. LXXI-xcv (e vd.la bibliogr. ragionata alle pp. xxm-xuv); sugli aspetti testuali, in precedenza, vd. partic. G. CONTINI, Sul testo del 'Fiore', in Atti del Convegno internazionale, cit., pp. 5-23. Su luoghi singoli intervengono i recensori dell'ed. CoNTINI (vd. l'elenco in Bibliografia internazionale dantesca 1978-1984, cit., p. 107); e vd. L. CASSATA, Sul testo del 'Fiore', in SD, vol. LVIII 1986, pp. 187- 237; A. CASTELLANI, Le "cmces" del 'Fiore', in SLI, a. xv 1989, pp. 100-5; G. GaRNI, Sul 'Fiore'. Punti critici del testo, in The 'Fiore' in Context, cit., pp. 87-108 (ne accoglie talune proposte l'ed. a cura di L. C. Rossi, Milano, Mondadori, 1996); G. BRESCHI, Ancora su 'Fiore' ccxi 13, in Sotto il segno di Dante, cit., pp. 65-74. Per l'autonoma tradizione del sonetto xcvn, vd.l'ed. CoNTINI cit., pp. 475-81; e L. CoGLIEVINA, Un frammento estravagante: 'Fiore' xcvu 1-4, in SD, vol. LVI 1984, pp. 213-16. Un'inedita ipotesi attributiva (al giurista Guillaume Durand), di necessità fondata, questa volta, su argomenti "esterni", è stata avanzata di recente da M. PALMA, Un Durante francese? Proposta per il 'Fiore', in <(Per correr miglior acque ... ,>, ci t., to. n pp. 1007-23. 199
INDICE DEL VOLUME Premessa, di ENRICO Glossario filologico IX XIU Indice delle biblioteche dtate Tavola delle LXIII LVII LA TRAL?IZIONE DEI TESTI I. Il. III. IV. v. VI. VII. VIII. IX. x. XI. XII. XIII. XIV. xv. XVI. ·XVII. XVIII. XIX. xx. XXI.· XXII. XXIII. XXIV. xxv. XXVI. XXVII. XXVIII. La poesia aelle Origini e del Duecento, di LINO LEONARDI 5 La prosa delle Gri.g!ni e del di ALFONSO D/AGOSTINO 91 Dante, di CLAuDio CmcJoLA 137 La produzione latina fra Due e Trecento, di GIAN CARLO ALESSIO 201 La pOesia .del Trecento, cij FURIO BRUGNOLO 223 ' Fr.ancesco Petrarca, di MICHELE FEo 271 Giovanni Boccaccio, di EMILIO LIPPr 331 La prosa del di RrcCARDO GuALDO e MAssrMo PALERMO 359 La produzione latina dell'età umanistica, di DoNATELLA CoPPINI e PAoLO VrTI 415 poes(a del Quattrocento, di MARCO BERISSO 493 La prosa del Quattrocento, di VITTORIO FmtMENTIN 545 LoretlZo, Poliziano, Baiardo, di PAqLo VrTr e CRISTJNA MoNTAGNANr· 6or I nuovi modi della tradizione: la stathpafra Quattro•e Cinquecento, di GI6'RGH) MoNTECCHI e ANTONIO SORELLA 633 La produzione latina del Cinquecetito, di DAVIDE CANFORA 675 La poesia del di StMONE ALBONrco 693 La prosa volgare del Cinquecento. Il teatro, di RE11zo BRAGANTINI 741 Ariosto 'e Tasso, di ALBERTO CAsADEI e BRUNO BASILE 817 Machiavelll'e Guicdarditti, di MARIO MARTELLI e FRAN.CEsco BAUSI 841 La poesia del Seicento; di Guroo ARBIZZONI 871 La prosa del Seicento, di RosA CASAPULLO 913 La poesia del Settecento, di GIUSEPPE ANTONELLI 963 La prosa del Settecento. Il teatro, di GrAN PAOL,O MARCHI 995 Parini, Goldoni, A!fieri, di RoBERTO LEPORATTI, ANNA ScANNAPIECO, CLEMENTE MAzzeTTA . 1039 La poesia dell'OttbcetttO, V ALERIO MARUCCI 1087 FosColo, Leopardi, MatJZoni, di CHRISTIÀN DEL VENTO, FRANCO D INTINO, IsABELLA BECHERUCCI 1105 La prosa dell'Ottocento. Il teatro, di DoNATELLA e SrMONE CASINI 1169 Poeti e scrittori tra Otto e Novecento, di DoMENICO DE 1207 Ld letteratura del Novecento, di CLAUDIO VELA· · 1261
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