50 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Con il termine zaffera si intende una particolare tipologia di maiolica dal decoro in blu di cobalto a rilievo, affermatasi inizialmente nelle aree fiorentina-senese e romagnola, e poi nella Tuscia23. La zaffera viterbese si distingue per alcuni caratteri peculiari, come l’intenso colore blu, pastoso, dai riflessi vetrosi e dal rilievo accentuato, che crea un netto contrasto con il fondo bianco-perlaceo dello smalto stannifero. Gli ornati realizzati con questa tecnica presentano la caratteristica della bidimensionalità, poiché privi degli effetti plastici che si creano con le sfumature di colore, o con l’accostamento di colori differenti24. Il disegno è tracciato in forte manganese al fine di dare un particolare risalto alle campiture blu a rilievo. La struttura dell’impaginato è organizzata intorno a una figurazione principale posta al centro del manufatto, dove trovano posto solitamente i motivi animali, cani, leoni, uccelli, pesci, più raramente le figure umane. Attorno al soggetto principale si sviluppano i decori tipici del repertorio della scuola, come i serti floreali, i tralci vegetali, i labelli, i denti di lupo, i goccioloni e la foglia di quercia unita a ghiande o bacche. Questo tema secondo alcuni studiosi potrebbe avere una derivazione culturale da motivi decorativi orientali, veicolati in Italia dai commerci delle stoffe. Secondo altri il tema deriverebbe invece da soggetti simili presenti nelle stoffe prodotte nella penisola e in particolare a Firenze e a Lucca25. Le forme più frequentemente impiegate sono le tazze con corpo troncoconico e i boccali con corpo ovoidale e bocca tonda o trilobata (schede nn. 22 e 24). La Zaffera 23 Sull’argomento cfr: Zaffera et simila nella maiolica italiana, Catalogo mostra, Viterbo, Faul Edizioni artistiche, 1991. Per la zaffera prodotta nella Tuscia in particolare vedi: idem, LUZI, pp. 183-245. 24 ALINARI, Alessandro, BERTI, Fausto, Idem, pp. 40. 25 MOORE VALERI, Anna, Fiorentine “Zaffera a rilievo” maiolica: a new look at the “Oriental influente”, in: Archeologia Medievale, XI, 1984, pp. 477-500.
52 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Sin dall’inizio del XV secolo nella tradizionale produzione di manufatti nei colori di verde ramina e bruno manganese che aveva caratterizzato il XIV secolo si registra un significativo mutamento. Nei decori il disegno è sempre tracciato in manganese, ma per la campitura il verde diviene più intenso e corposo, assumendo un nuovo vigore. Si tratta di una fase sperimentale che anticipa la zaffera tradizionale, durante la quale gli artigiani si cimentano con una tecnica difficile, soprattutto per ciò che riguarda la definizione delle quantità e delle proporzioni degli ingredienti da usare per ottenere colore a rilievo. Uno dei momenti di maggiore criticità nell’esecuzione della tecnica è proprio la fase di cottura del manufatto, poiché il pigmento fonde con rischio, soprattutto nelle forme verticali, che fuoriesca dai contorni del disegno, rendendolo illeggibile e impossibile da vendere (scheda n. 20)26. Nel corso degli anni l’importanza assunta dal verde sarà sempre più apprezzabile, tanto da costituire un gruppo omogeneo che è stato definito “famiglia verde a rilievo”. Le forme più utilizzate sono ciotole piccole e grandi, catini, piatti, orci, boccali grandi e piccoli con la bocca trilobata o tonda. Dal punto di vista della decorazione i temi principali sono quelli animali, come uccelli, cani, pesci, quelli antropomorfi e gli elementi geometrico-floreali. Meno frequenti sono gli stemmi, le lettere alfabetiche e i volti maschili e femminili. Negli elementi decorativi di contorno appare anche la “foglia di quercia” mediata dalle produzioni a zaffera dell’area toscana, alla quale probabilmente i vasai viterbesi, come detto, tentano di avvicinarsi sperimentando la tecnica con l’uso del verde, meno dispendioso e di più facile approvvigionamento. In questa sezione tra i numerosi manufatti esposti si segnala il grande catino (scheda n. 23) che riporta la figura di un essere antropomorfo con il corpo di leone rampante e testa umana, circondato da rametti con foglie di quercia e bacche e goccioloni sulla parete. Il verde a rilievo 26 A questo proposito sono di notevole interesse alcuni manufatti in esposizione al Museo che mostrano evidenti colature del colore oltre il disegno. Vedi nn. 64, 83, 84, 88, 89.
RINASCIMENTO ≈ SALA 5
56 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Gli oggetti ascrivibili a questa fase mostrano il tipo di evoluzione che la produzione delle botteghe viterbesi e alto laziali subisce dalla fine del XV al XVIII secolo27. È chiara la tendenza a rifarsi a modalità espressive tipiche dell’Italia centrale e in particolare dei vicini centri umbri e toscani. La collezione è infatti arricchita da piattelli, ciotole e boccali provenienti dall’area romagnola, dalla vicina Deruta e da Montelupo Fiorentino. Nonostante le poche fonti documentarie, purtroppo andate perdute come lo Statuto del 1513, i numerosi materiali rinvenuti nella città attestano una ricca produzione locale, alla quale si affianca quella dei centri altolaziali di Bagnoregio, Ronciglione, Civita Castellana, Castro e Acquapendente, dove sono fiorite nuove botteghe. Tra le forme prodotte in generale si osserva una grande varietà di tipi, ciotole, piatti e piattelli, boccali, di cui il più frequente presenta la base larga, la bocca trilobata e l’ansa a nastro. Lo stesso nella decorazione si osserva un’ampia gamma di soggetti che va dagli stemmi gentilizi ai temi zoomorfi e vegetali, ai busti maschili e femminili, in genere inseriti all’interno di un ovale scalettato in blu con nastri svolazzanti ai lati. Interessante è la ciotola ove è stato individuato il ritratto del pontefice Callisto III, lo spagnolo di Valenza Alonso Borgia, pontefice dall’8 aprile 1455 al 6 agosto 1458 (scheda n. 28). Nella collezione museale sono frequenti gli stemmi della famiglia Orsini, posti indistintamente su boccali, orcioli e piatti. Altro tema diffuso è quello del monogramma bernardiniano, che nasce dalla particolare devozione al nome di Cristo da parte di San Bernardino da Siena. Il simbolo veniva posto in tutti i locali pubblici e privati ed era composto da un sole con dodici raggi serpeggianti e da otto raggi diretti, con sopra le lettere IHS, ovvero le prime tre del nome Gesù in greco (ΙΗΣΟΥΣ). L’interpretazione più diffusa è quella che scioglie le Pieno Rinascimento SECOLO XVI 27 Sull'argomento cfr.: SCONCI, Maria Selene, Rinascimento barocco, in: Il Museo della ceramica della Tuscia, Viterbo, Edizioni Sette Città, 2005, pp. 83-87.
57 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA abbreviazioni con Iesus Homini Salvator, ossia Gesù Salvatore degli Uomini (scheda n. 31). Di carattere profano i temi legati alla simbologia della passione amorosa. che si rilevano, ad esempio, nel piatto con il cuore posto all’interno di una cornice a stella (scheda n. 32). Si tratta di una versione semplificata del tema che, ampiamente diffuso nella penisola, si esprime attraverso una sorprendente casistica che va dal cuore ferito che sanguina, che arde, colpito da una freccia, al cuore martoriato etc.
CERAMICHE DA SPEZIERIA E D’AMORE ≈ SALA 6
60 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Ho sempre raffigurato un Museo come fosse il giardino immaginario della mia casa, ove il piccolo mistero delle piante che crescono e dei fiori che sbocciano sono come tanti momenti di scoperta, quasi come una sorpresa che segue un’altra. E in questo giardino il mio girovagare non trova mai che tutto sia come il giorno prima, eppure apparentemente, sembra che non sia cambiato nulla, che tutto sia immobile. A pensarci bene, invece, non è il giardino che cambia ma sono io ad essere diverso. Sembra che oggi abbia sentimenti che ieri non avevo provato e allora m’accorgo di quel racemo fiorito e avvolgente quel volto dipinto di donna, ricordo lo stemma araldico dei Medici di cui rammento le quattro “palle” dorate, ma quel giglio che appena si scorge tracciato sul fondo blu del globo posto in alto, non l’ho in mente, come non ricordo quella lettera “S” velata da una croce e quell’albero della vita che domina la campana di distillazione della fornace (scheda n. 36) Allora sento che sorge in me un senso di curiosità che non sempre segue i miei pensieri, e comprendo che, a saperli “vedere”, posso scoprire tanti particolari che non si notano a “prima vista”. Questo, viene da chiederci, non è il “Giardino” di ieri perché se tutto, in effetti è identico a quello del giorno precedente, è cambiata la mia condizione. È come fossi un osservatore diverso che riesce a ritenere questo mondo apparentemente inanimato e che invece ha tanti messaggi da trasmettere. Così si dovrebbe visitare un Museo o ammirare un’opera d’arte, ma il nostro modo convulso e impetuoso di “vedere” Vasi da spezieria e d’amore
61 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA non ci consente spesso nemmeno di riflettere e di comprendere ciò che abbiamo davanti agli occhi. Gli oggetti che sono mostrati dobbiamo ritenerli come tante pagine di un libro che vanno lette attentamente per scoprire messaggi anche arcani e sottintesi che la visione superficiale ci ha impedito di vedere. Sono preziose miniature da ammirare con la stessa attenzione e delicatezza con cui certe volte ammiriamo il bello e non riusciamo a comprenderlo. Il Museo, a ben vedere, è proprio quel giardino che abbiamo illustrato nelle premesse e così dobbiamo di ripercorrere con sapienza i viottoli che si snodano davanti a noi per cogliere il bello che ci si mostra e che dobbiamo ammirare e comprendere. Questo l’invito che rivolgo a quanti visitano il Museo della Ceramica della Tuscia di Palazzo Brugiotti, per ammirare la nuova collezione di terrecotte, ceramiche e maioliche che costituiscono l’ultima acquisizione di questa struttura artistico-culturale. Dobbiamo provare ad apprezzarli con occhi diversi perché i nuovi “arrivati” non siano classificati come aggiunta ad una raccolta di “reperti” (come odio questa parola che purtroppo è quella del linguaggio comune) ma ulteriori fasi di accrescimento delle nostre conoscenze culturali che alcuni vanno datati addirittura al 1494 al tempo della scoperta dell’America e questo “mondo nuovo” qui si può riscoprire, costituito sì di maioliche e di corredi apotecari, ma con il sapore già delle lontane Indie ove pensava di arrivare Colombo con le sue caravelle, quando invece, senza rendersene conto, aveva scoperto l’America e raccolto le famose “spezie” che gli specialisti del tempo usarono subito per medicamenti innovativi che avrebbero “sicuramente” soddisfatta quella clientela che veniva conquistata dagli “elettuari” composti da componenti “indiani”, come recita la scritta che lo “speziale” volle subito fosse riportata sull’albarello (il vaso per eccellenza di una spezieria): “Elettuario indiano di Mesuè”, praticamente omaggiando anche la memoria del grande medico egiziano, cui volle fosse aggiunto un ritratto di una graziosa giovane e la scritta “Memento” e, soprattutto, che fosse anche indicato l’anno “1499” (scheda n. 38), poco lontano dalla fatidica data della scoperta dell’America/India, ricordata anche in un piattello addirittura uscito da qualche bottega riminese, agli inizi del 1500, con la raffigurazione delle “tre caravelle” di colombiana memoria.
62 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Fu quello un momento fondamentale per il nostro attento speziale per rinnovare l’arredo della sua “spetiaria”. Così si recò sollecitamente nella bottega-laboratorio dell’amico “maestro vasaio” per ordinare nuovi e più attraenti contenitori da collocare sugli scaffali e far sì che la sua scelta clientela trovasse, con il ricercato medicamento, anche un ambiente più sfavillante e accogliente. Pensò a quali e quanti vasi far realizzare per contenere i suoi nuovi preparati provvedendo a scrivere in fogli di pergamena i nomi che doveva far dipingere sul “cartiglio” tracciato fra le decorazioni delle nuove forme maiolicate. Così, scrupoloso com’era, iniziò a compilare l’elenco scritto in gotico e in altri caratteri i “misteriosi” nomi delle varie specialità da vendere ben sapendo che, pur nella loro bravura di pittore di vascelleria e di maestro vasaio, questi erano praticamente illetterati, quindi si limitavano a ricopiare quanto lo speziale aveva riportato nei suoi elenchi. Ovviamente la presenza dello speziale nella bottega del vasaio era assolutamente necessaria quando si procedeva all’inserimento delle scritte perché i cartigli predisposti, spesso, non erano abbastanza grandi da contenere il nome completo del preparato e compito di dettare le giuste abbreviazioni era esperito dello speziale. Fra vasaio e speziale la collaborazione era intensa e, magari, oltre agli specifici contenitori della “farmacia”, ordinava anche qualche “gamelio” dipinto con il nome dell’amata e con simboli d’amore come un cuore trafitto dalle “frecce di Cupido”, o di un cuore con fiamma ardente, quindi amore acceso. Tra gli oggetti da ammirare necessita segnalare una splendida ciotola di scuola senese, “firmata dal vasaio” e dedicata a Dianora. In questo caso il pittore della bottega aveva dipinto nel poco spazio disponibile di una ciotola addirittura un romanzo d’amore. Al centro del cavetto centrale aveva rappresentato lo stemma araldico dell’amata con la scritta “VIVA” [evviva]. Tra i vari decori floreali, attorno allo stemma aveva trascritto, in forma circolare “DIONORA B[ELLA] MEMENTO MEI”, con tre precisi simboli: un cuore trafitto da una freccia (l’amore), una croce e una mano benedicente che certamente era stata donata al momento degli sponsali (scheda n. 39). Certe volte non mancava nemmeno il ritratto virile con la scritta “Memento Mei” o la raffigurazione del Cavaliere vestito di tutto punto con
63 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA l’indicazione dell’arme araldica per rappresentare un personaggio di grande rilievo e valore. C’erano pure simboli fallici di indiscussa valenza: un uccello alato, perché era necessario che volasse, con un piccolo muso, appena abbozzato; con orecchie, posteriore e zampe da coniglio per rappresentare la fertilità e, infine, sotto il glande era legata una piccola campanella (scheda n. 40). Si dice che, per la prima notte di matrimonio, sotto il letto degli sposi, veniva legato una piccola campana che, naturalmente, doveva suonare quando gli sposi avrebbero adempiuto al “dovere coniugale” e gli altri potevano percepirlo dal suono… e se questa non suonava? Tra le tante scelte e dediche d’amore terreno lo speziale aveva anche disposto che s’acquistassero oggetti con comandamenti cristiani (in un boccale, sul cartiglio, troviamo scritto “Ama Dio”) mentre in altre maioliche appaiono immagini sacre come due immagini di San Francesco orante, di un Sant’Antonio, e il trigramma “IHS” di San Bernardino. Medicamenti, amore sacro e profano: gli elementi presenti in un corredo particolarmente straordinario con strumenti e contenitori provenienti anche dal laboratorio di uno speziale che, a quando pare, non s’era fatto mancare nulla! Romualdo Luzi Ceramologo
TARDO RINASCIMENTO E BAROCCO ≈ SALA 7
66 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA La maggior parte dei materiali di questo periodo proviene da Acquapendente, Castro, Bagnoregio. Nell’area castrense si avvia una produzione che presenta schemi compositivi e motivi decorativi originali, come i paesaggi e le architetture di sapore popolaresco dalla fattura veloce e corsivi e dalle delicate cromie pastello (scheda n. 43). Particolarmente interessante è il centro di Acquapendente, che vede la presenza di numerose officine che risentono dell’influenza dei vicini centri umbri e toscani. Trovandosi lungo la via Cassia diviene quindi punto di collegamento e raccordo tra l’alto Lazio e le altre regioni. In collezione si segnala il piatto di Lionia Bella, datato 1579, che rientra nella produzione delle cosiddette “belle” (scheda n. 45). Si tratta di una tipologia decorativa derivata da produzioni rinascimentali faentine e durantine del gruppo di piatti amatori dedicati a giovani promesse spose. I manufatti sono realizzati con la tecnica della “mezza maiolica” che consiste nell’uso dell’ingobbio (ossia un rivestimento di materiale argilloso bianco o colorato coperto da vetrina piombifera), utilizzato al posto del costoso smalto stannifero. Accanto a questo si pone una coppia di piatti con busti femminili, uno dei quali con il nome di “Simona B” riportato a risparmio nel fondo verde (scheda n. 46). Sono inoltre da segnalare per la particolare tipologia formale le due borracce (o fiasche) con corpo schiacciato e le due prese per lato, nelle quali rispettivamente campeggiano il giglio farnesiano e l’arme dei Medici. Dalle botteghe dei centri di produzione dell’Italia centrale provengono il grande piatto da pompa con l’arme dei Re di Spagna Ferdinando di Castiglia e Isabella d’Aragona (scheda n. 47), eseguito a Deruta ai primi del ‘500. La rassegna si conclude con la piccola sezione dedicata alla ceramica da farmacia. La maggior parte dei manufatti appartenevano all’antica farmacia dell’Ospedale Grande degli Infermi di Viterbo. Si tratta di orcioli e albarelli a rocchetto decorati con il motivo “a foglia di prezzemolo” o alla “veneziana” (foglie polilobate bipartite longitudinalmente) su smalto berettino (dalla tonalità grigio-azzurra) di probabile produzione di Bagnoregio (schede nn. 4850). Alcuni di essi sono datati 1602 e 1608 e tutti riportano nella parte Tardo Rinascimento e Barocco SECOLI XVII-XVIII
67 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA frontale il cartiglio con il nome della sostanza da contenere, lo stemma della città e l’emblema dell’Ospedale con i tre monti sovrastati da altrettante croci.
SCHEDE Schede n. 150
71 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Vaso con orlo indistinto, collo tronco-conico, corpo globulare, fondo piano apodo. Beccuccio espanso, attaccato all’orlo; due anse a nastro contrapposte, complanari all’orlo. Ceramica di semplice impasto ben depurato di tonalità chiara. Questa forma in terracotta, che si trova a Viterbo in più esemplari di varie misure, va definita “panata” secondo la rubrica 147 dello Statuto del 1251, dove il Comune di Viterbo decreta che tale vaso debba essere fatto con due manici, come in passato. Inedita. Ricomposizione di vari frammenti ed integrazione dell’ansa e di lacune nel corpo. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo 2005, pp. 11-12; p. 17. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 48. 1 PANATA MEDIOEVO Viterbo seconda metà sec. XII primi anni sec. XIII h. cm 10,5 Ø cm 13,3
72 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Boccale con orlo indistinto, collo tronco conico poco distinto dal corpo ovoidale, fondo piano apodo. Il beccuccio è a “mandorla”, in sovrastruttura, pronunciato e schiacciato, attaccato all’orlo. Ansa a nastro piuttosto larga, complanare all’orlo. Terracotta invetriata. Impasto di tonalità cromatica chiara, ricoperto da un’invetriatura all’ossido di rame all’esterno ed in parte all’interno. Privo di decorazione. Inedito. Integrazione di una parte del beccuccio con ripristino pittorico. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo 2005, pp. 11-12; p. 18. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 18. 2 BOCCALE MEDIOEVO Alto Lazio (Viterbo?) prima meta’ sec. XIII h. cm 15,9 Ø cm 13,3
73 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Albarello piccolo, con orlo a fascia, corpo cilindrico rastremato al centro ed al collo, fondo piano apodo. Terracotta dipinta sotto vetrina. Impasto di tonalità cromatica chiara. Disegno in bruno manganese e campiture in verde ramina. Il corpo presenta, entro una fascia doppiamente filettata in bruno, un motivo ad archetti intrecciati su due registri, dove gli spazi di risulta sono campiti. Nel collo compare una decorazione a fasce verticali in verde e profilate in bruno. Inedito. Ricomposto con integrazione di lacune nel collo e ripristino pittorico. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo 2005, p. 11; p. 19. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 19. 3 ALBARELLO MEDIOEVO Alto Lazio prima metà sec. XIII h. cm 12,6 Ø cm 7,5
Boccale con orlo indistinto, collo tronco conico poco distinto dal corpo ovoidale, fondo piano apodo. Il beccuccio, attaccato all’orlo, è “a mandorla”; l’ansa a nastro con attacco nell’orlo e nella massima espansione. Terracotta dipinta sotto vetrina. Impasto di tonalità cromatica chiara. Disegno in bruno manganese e campiture in verde ramina. Nel corpo, entro pannelli filettati, sono raffigurati due uccelli con motivi floreali nel becco. Sotto il versatoio un fiore a tre petali, di cui quello centrale campito a retino. L’orlo è sottolineato da una fascia tratteggiata e il beccuccio da una banda orizzontale in verde e profilata in bruno. Ricomposto, integrato e ripristinato pittoricamente. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo 2005, p. 11; p. 21; La ceramica di Viterbo e dell’Alto Lazio, Mazza, Edizioni Libri d’Arte, Viterbo 1983, p. 16, fig. 5; Luzi, Romagnoli, Italia Centrale in Mediterraneum. Ceramica Medievale in Spagna e Italia, Catalogo Mostra, Viterbo, FAUL Edizioni, 1992, p. 215, fig. 93. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 53. 4 BOCCALE 74 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA MEDIOEVO Viterbo sec. XIII h. cm 22,7 Ø cm 17,5 74
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Boccale con orlo verticale a fascia, bocca trilobata, alto collo svasato, corpo tronco conico e fondo piano apodo. Ansa a nastro di restauro. Copertura a smalto stannifero. Impasto di tonalità rosata. Invetriato all’interno. Disegno in bruno manganese e campiture in verde ramina. Il corpo è ornato da un motivo a pesci affrontati che tengono in bocca elementi vegetali. Sul collo compare una fascia a foglie lanceolate e tratteggi orizzontali in bruno. Inedito. Ricomposto, con ricostruzione dell’ansa ed integrazione di ampie lacune con ripristino pittorico. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo 2005, p. 24. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 56. 5 BOCCALE MEDIOEVO Tuscania fine sec. XIII h. cm 21,5 Ø cm 12,8 75
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Boccale con orlo indistinto, collo cilindrico leggermente svasato, corpo ovoidale su fondo piano apodo. Beccuccio “a mandorla” fuso al collo; ansa a nastro con attacco al di sotto dell’orlo e nella massima espansione. Copertura a smalto stannifero. Impasto di tonalità gialla. Invetriato alla base e all’interno. Disegno in bruno manganese e verde ramina. Su due lati e sotto il beccuccio sono tracciati in manganese tre stemmi a bande orizzontali appartenenti alla famiglia viterbese dei Brettoni (poi Gatti), che ebbe una notevole importanza nelle vicende storiche della città di Viterbo. Ricomposto, con integrazione di piccole lacune e ripristino pittorico. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo 2005, p. 25; Luzi, Romagnoli, Italia Centrale in Mediterraneum. Ceramica medievale in Spagna e Italia, Catalogo mostra, Viterbo, FAUL Edizioni, 1992, p. 246, fig. 104. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 21. 6 BOCCALE PANATA MEDIOEVO Viterbo meta’ sec. XIV h. cm 21,4 Ø cm 14,2 76
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Boccale con bocca trilobata, collo svasato con rinforzo, corpo ovoidale, fondo piano, piede a disco. Ansa a tortiglione. Copertura a smalto stannifero. Impasto di tonalità medio-chiara. Invetriato all’interno. Disegno in bruno manganese e verde ramina. Entro un riquadro filettato che va da un lato all’altro dell’ansa, tra due pigne a rilievo, si trova una protome con volto umano posto al centro di un albero della vita su fondo retinato. Il Mazza sottolinea come i boccali ritrovati a Viterbo, appartenenti alla cosiddetta scuola orvietana delle applicazioni a rilievo, abbiano la caratteristica delle piccole dimensioni e della forma poco slanciata. Sul collo corre una fascia a catenella. Ricomposto, con integrazione dell’ansa e di ampie lacune. Ripristinato pittoricamente. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo 2005, p. 30; Mazza, La ceramica di Viterbo e dell’Alto Lazio, Edizioni Libri d’Arte, Viterbo, 1983, p. 57, fig. 66. 7 BOCCALE MEDIOEVO Viterbo metà sec. XIV h. cm 18,5 Ø cm 13,6 77
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Boccale piccolo con orlo indistinto, bocca trilobata, collo svasato, corpo ovoidale, fondo piano con piede a disco, ansa a sezione ovale con attacco sotto l’orlo e nella massima espansione. Copertura a smalto stannifero. Impasto giallo-rosato. Invetriato all’interno. Disegno e campiture in bruno manganese e verde ramina. Applicazioni a rilievo e campitura “a retino” dello sfondo. Tra due pigne a rilievo, è posta una protome con un personaggio maschile nell’atto di incedere a sinistra e caratterizzato da cappuccio e bastone. Secondo Satolli si tratta della rappresentazione della figura dello “bizocone” ovvero uno dei numerosi liberi predicatori, vestiti del saio con un lungo cappuccio, che vagavano in povertà nella penisola e che vennero colpiti da anatema da Bonifacio VIII nel 1297 (A. Satolli, 1988, p. 150). Sul collo corre una fascia a catenella. Ricomposto e integrato pittoricamente. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo 2005, p. 29; Luzi, Romagnoli, Italia Centrale in Mediterraneum. Ceramica medievale in Spagna e Italia, Catalogo mostra, FAUL Edizioni, Viterbo, 1992, p. 218, fig. 98; Satolli, Fortuna e sfortune della ceramica medievale orvietana in Ceramiche medievali dell’Umbria, Assisi, Orvieto, Todi, Catalogo mostra, Firenze, 1981, pp. 34-78. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, pp. 23, 62. 8 BOCCALE MEDIOEVO Orvieto prima metà sec. XIV h. cm 14,3 Ø cm 9,5 78
79 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Piatto con orlo rilevato, tesa leggermente inclinata verso l’alto, sagomatura all’esterno nel punto di congiunzione con il corpo tronco conico, fondo piano e piede a disco. Maiolica. Invetriato all’esterno. Impasto di colore cuoio chiaro. Disegno e campiture in bruno manganese e verde ramina. Il cavetto è decorato dalla figura di un’aquila con ali dispiegate e la testa girata all’indietro, circondata da motivi fitomorfi stilizzati su fondo campito a retino. Sulla tesa si snoda un motivo a catenella stilizzata. Inedito. Ampiamente restaurato, ricomposto e integrato con ripristino pittorico. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo 2005, p. 32. 9 PIATTO MEDIOEVO Alto Lazio, metà sec. XIV h. cm 4,2 Ø cm 25
80 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Ciotola con orlo sottile, carenatura sagomata all’esterno, cavetto emisferico all’interno, fondo piano con piede a disco, due anse a sezione ovale. Maiolica. Impasto giallo rosato. Invetriato all’interno e alla base. Disegno in bruno manganese e campiture in verde ramina e bruno. Al centro del cavetto, entro medaglione filettato, compare l’immagine di un agnello con la testa rivolta verso l’alto, il nimbo crociato ed una croce astile. Sulla parete esterna corre una fascia ondulata. Si tratta della rappresentazione dell’Agnus Dei. Con questo termine si definiva, nella Chiesa Cattolica, un oggetto devozionale benedetto dal pontefice, costituito da un ovale di cera bianca su cui veniva impressa l’impronta dell’agnello pasquale, simbolo del Cristo. Tale consuetudine, risalente al IX secolo, venne poi ripresa su alcune monete, e specialmente in area umbra, su piccole ciotole e tazze in maiolica ( per il tema dell’Agnus Dei cfr. Satolli, 1995, p. 82, n. 41; Sconci, 1999, pp. 158-164, nn. 117-123). Intero, ma mancante di un’ansa integrata con ripristino pittorico. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo 2005, p.14; p. 34; Luzi, Romagnoli, Italia Centrale in Mediterraneum. Ceramica medievale in Spagna e Italia, Catalogo mostra, FAUL Edizioni, Viterbo, 1992, p. 222; Mazza, La ceramica di Viterbo e dell’Alto Lazio, Edizioni Libri d’Arte, Viterbo, 1983, p. 80; per il tema dell’Agnus Dei cfr. Satolli,Tradizione ceramica a Orvieto, Catalogo mostra, Orvieto, 1995, pag. 82, n. 41; Sconci, Oltre il frammento. Forme e decori della maiolica medievale orvietana. Il recupero della collezione del Pelo Pardi, Catalogo mostra, Ed. De Luca , Roma, 1999, pp. 158-164, nn. 117-123. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, pp. 23, 65. 10 CIOTOLA MEDIOEVO Viterbo o Orvieto, metà sec. XIV h. cm 3,5 Ø cm 10,5
81 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Ciotola con orlo indistinto, carenatura alta, profilo emisferico all’interno, fondo piano con piede a disco. Due anse a sezione ovale. Copertura a smalto stannifero. Impasto di tonalità cromatica chiara. Disegno e campiture in bruno manganese e verde ramina. Nel cavetto, entro un medaglione filettato, è raffigurato un profilo femminile coronato che il fondo campito a retino fa emergere ponendolo in rilievo. All’esterno e sul bordo corre un decoro filettato in verde. Ricomposto, integrato e ripristinato pittoricamente. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo 2005, p. 13; p. 15; p. 36; Satolli, La maiolica arcaica: il caso di Orvieto in Artigianato in Umbria. Il lavoro ceramico. Sintesi dell’arte, a cura di G.C. Bojani, Milano, Electa, 1998, p. 149; fig. 31. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, pp. 25, 69. 11 CIOTOLA MEDIOEVO Viterbo seconda metà sec. XIV h. cm 4 Ø cm 10,4
82 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Piatto a tesa orizzontale con orlo ingrossato e foro per appendere, sagomatura esterna appena accennata nel punto di congiunzione con il corpo troncoconico con piede a disco, fondo piano. Copertura a smalto stannifero. Impasto giallo-rosato. Invetriato all’esterno. Disegno in bruno manganese e campiture in verde ramina. Nel cavetto, entro un ampio medaglione filettato è posta la figura di un drago alato, dal corpo sinuoso e coda ritorta, elaborato con sicurezza e forza espressiva. La figura è circondata da elementi floreali polilobati, in parte campiti a retino, che la riquadrano, armonizzandola alla forma rotonda dell’oggetto. Sulla tesa si trova una fascia con motivo a catenella. Ricomposto con modeste integrazioni e ripristino pittorico. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo 2005, p. 37; Luzi, Romagnoli, Italia Centrale in Mediterraneum. Ceramica medievale in Spagna e Italia, Catalogo mostra, FAUL Edizioni, Viterbo, 1992, p. 222, fig. 105. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 71. 12 PIATTO MEDIOEVO Orvieto prima metà sec. XIV h. cm 6 Ø cm 27,5
83 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Forma con cavetto centrale, ampia tesa con orlo rinforzato. Base cercinata. Argilla rosata. Ricoperto all’interno con smalto stannifero e con vetrinatura all’esterno. Decorazione in bruno manganese, blu-cobalto, verde ramina, giallo d’antimonio e ranciato. Il cavetto è decorato con la rappresentazione della dea Venere, nuda, con scettro nella mano destra e con quella sinistra poggiata su di uno scudo ovale su cui è inserita una colonna. In primo piano e attorno alla figura femminile sono posti elementi vegetali e floreali di varia foggia tanto da rappresentare un “giardino dei semplici”, cioè un giardino per erbe medicinali. Sullo sfondo appare delineato un paesaggio. Sulla tesa, decorata con girali a foglie d’acanto, si alternano una serie di tondi con un curioso motivo a sfera, posto all’interno, alla maniera di una palla da gioco. Sotto il cercine e sull’esterno sono dipinti tre segni a spirale. Ricomposizione di 25 frammenti, integrazione di modestissime lacune con ripristino pittorico. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo 2005, p. 124; Mazzucato, La ceramica da farmacia a Viterbo in Speziali e Spezierie a Viterbo nel ‘400, Viterbo, Edizioni Libri d’arte, 1988, pp. 81-83. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 114. 13 PIATTO DA PARATA SPEZIERIA Deruta (Viterbo a quella maniera?) terzo quarto sec. XV h. cm 7,5 Ø cm 39,5
84 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Il frammento, di argilla di tonalità rosata, con copertura esterna a smalto stannifero ed invetriatura all’interno, porta incise a freddo la misura delle libre e delle once “2 e 11”. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo 2005, p. 125; Mazzucato, La ceramica da farmacia a Viterbo in Speziali e Spezierie a Viterbo nel ‘400, Viterbo, Edizioni Libri d’arte, 1988, p. 30; p. 40, p. 49. 14 ALBARELLO DA SPEZIERIA, BASE SPEZIERIA Viterbo sec. XV, terzo quarto Ø cm 10,3
85 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Corpo globulare, collo a torretta con orlo aggettante, base piana leggermente sporgente. Alto collo con collare e orlo versatoio rinforzato. Argilla rosata. Copertura esterna a smalto stannifero su base piana con leggero orlo. Invetriato all’interno. Sul davanti, in blu cobalto, è dipinto un monogramma di tipo mercantile con probabile lettera “B” sormontata da una stella stile, stilizzata. Sotto la base, incise a secco, le misure di capacità (libre e once). Ricomposizione di 43 frammenti, integrazioni di lacune, ripristino pittorico. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo 2005, p. 127; Mazzucato, La ceramica da farmacia a Viterbo in Speziali e Spezierie a Viterbo nel ‘400, Viterbo, Edizioni Libri d’arte, 1988, pp. 42-44; pp. 46- 47; p. 49. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 112. 15 FIASCA DA SPEZIERIA SPEZIERIA Viterbo sec. XV, terzo quarto h. cm 39 Ø cm 24,3
86 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Corpo cilindrico rastremato, orlo bocca aggettante, base piana. Argilla rosata. Copertura esterna a smalto stannifero. Invetriato all’interno. Sul corpo, in manganese, è tracciato un monogramma, parzialmente ricostruito, di tipo mercantile, forse una lettera “b” o “h” gotica all’interno di un tondo tagliato in alto con superiore doppia croce. Ricomposizione di 4 frammenti, vaste integrazioni delle parti mancanti. Ripristino pittorico. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo 2005, p. 127; Mazzucato, La ceramica da farmacia a Viterbo in Speziali e Spezierie a Viterbo nel ‘400, Viterbo, Edizioni Libri d’arte, 1988, p. 30; p. 33; pp. 42-44. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 111. 16 ALBARELLO DA SPEZIERIA SPEZIERIA Viterbo, sec. XV, terzo quarto h. cm 20 Ø cm 13
87 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA 17 VASO BIANSATO DA SPEZIERIA Corpo globulare, collo a torretta con orlo bocca aggettante, base piana, anse a nastro scanalate, contrapposte. Argilla rosata. Copertura esterna a smalto stannifero. Invetriato all’interno. Le due facce del vaso, delimitate dalle anse, presentano due riquadri entro fasce con motivi vegetali. Su di una parete, con fondo a paesaggio costituito da elementi floreali e steli, è dipinta una figura di angelo con spada sulla mano destra e globo crocifero sull’altra. Sulla veste, sia nella parte del petto che sull’orlo, si nota il simbolo augurale del rombo tagliato, stilizzato. Sulla parete contrapposta, fra due fasce con melograno e motivi floreali, è delineato il cartiglio con la scritta “M.ROSATO.CO”. Sulla torretta è posta una fascia a foglie d’acanto e, sulle anse, serie di trattini orizzontali. Il medicamento, molto comune, a base di miele, entrava in molte preparazioni come melliti o mieli medicati (Mancini, 1988, p. 118). Sotto la base, graffiti a freddo, i soliti segni di misura. Ricomposizione di vari frammenti. Integrazione di lacune con ripristino pittorico sottotono. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo 2005, p. 131; Mazzucato, La ceramica da farmacia a Viterbo in Speziali e Spezierie a Viterbo nel ‘400, Viterbo, Edizioni Libri d’arte, 1988, pp. 78-79. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 113. SPEZIERIA Deruta (o Viterbo a quella maniera), fine sec. XV h. cm 30 Ø cm 26,5
88 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Corpo tronco conico rovesciato, bocca svasata, piede dentellato. Vetro giallino. La decorazione della parete esterna, dalla base fino al filo posto sotto la bocca, è realizzata con l’applicazione a caldo di grandi gocce o bugne ovoidali appuntite. Lacunoso, parzialmente ricomposto. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo 2005, p. 133; Luzi, I vetri della Farmacia. Note sul recupero di Viterbo in Speziali e Spezierie a Viterbo nel ‘400, Viterbo, Edizioni Libri d’arte, 1988, pp. 103-105; Stiaffini, Contributo ad una prima sistemazione tipologica dei materiali vitrei medievali, in Archeologia e storia della produzione del vetro preindustriale, Firenze, All’Insegna del Giglio, 1991, pp. 248-249. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 115. 18 BICCHIERE SPEZIERIA Murano sec. XV, seconda metà h. cm 10,6 Ø cm 7,4
89 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Scatola inferiore con corpo cilindrico e superiore coperchio. Argilla rosata. Copertura a smalto stannifero. Decoro in blu cobalto, giallo di antimonio e ranciato. Appare decorata la parte superiore del coperchio con fasce all’esterno e elemento floreale al centro. Ricostituiti vari frammenti della scatola. Il coperchio è stato integrato per due ampie lacune con ripristino pittorico sotto tono. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo 2005, p. 119; Mazzucato, Viterbo, Edizioni Libri d’arte, 1988, pp. 73-74. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 32. 19 SCATOLA PILLOLIERE DA SPEZIERIA SPEZIERIA Viterbo sec. XV, terzo quarto h. cm 4,7 Ø corpo cm 14,2
Boccale con orlo indistinto, ampia bocca trilobata, corpo ovoidale allungato, collo svasato, fondo piano con piede a disco, ansa a nastro con attacco sotto l’orlo e nella massima espansione. Maiolica. Zaffera verde a rilievo. Impasto di tonalità cromatica chiara. Invetriato all’interno. Disegno in bruno manganese e campiture in verde ramina a rilievo. Entro dodici riquadri filettati suddivisi in tre registri sovrapposti sono inseriti motivi vegetali stilizzati in verde a rilievo di tonalità scura, che in cottura è andato oltre i contorni del disegno. La direzione delle colature del pigmento verso l’alto indica che il manufatto sia stato impilato nella fornace capovolto. Nel collo corre una fascia con bacche e crocette alternate. Ansa a trattini orizzontali. Ricomposto, con integrazione e ripristino pittorico di parte dell’ansa e di un’ampia lacuna nel collo e nell’orlo. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo 2005, p. 52; Luzi Romualdo, La zaffera a Viterbo e nella Tuscia, in Zaffera et similia nella maiolica italiana, Catalogo mostra, FAUL Edizioni, Viterbo, 1992, p. 211, fig. 13. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 76. 20 BOCCALE ZAFFERA E PRIMO RINASCIMENTO Viterbo secondo quarto sec. XV h. cm 28 Ø cm 14,5 90
91 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Esemplare a tesa orizzontale con orlo fortemente rilevato, cavetto tronco-conico, fondo piano apodo. Maiolica. Impasto di tonalità rosata. Invetriato all’esterno. Disegno in bruno manganese e campiture in verde a rilievo e bruno. All’interno di un tondo doppiamente filettato è raffigurato un animale dal corpo slanciato, la testa forse di cane e un lungo collo su cui è rappresentato un collare a fermaglio. Attorno racemi con foglie di quercia. Anche in questo caso il soggetto è campito in bruno manganese, con piccoli interventi in verde. Curiosa anche la campitura in verde della sola zampa posteriore destra. La parete è decorata con rombi e puntini; sulla tesa è posta invece la classica doppia archettatura in manganese e verde. Ricomposto, con integrazione e ripristino pittorico di ampie lacune nella tesa e nel corpo. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 61; Luzi Romualdo, La zaffera a Viterbo e nella Tuscia, in Zaffera et similia nella maiolica italiana, Catalogo mostra, FAUL Edizioni, Viterbo, 1991, p. 214, fig. 16; Gardelli, Ceramiche del Medioevo e del Rinascimento, Edizioni Belriguardo, Ferrara, 1986, fig. 12. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 88. 21 CATINO ZAFFERA E PRIMO RINASCIMENTO Tuscania, 1425 – 1440 h. cm 5 Ø cm 29
92 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Boccale con orlo indistinto, bocca trilobata, collo svasato con rinforzo, corpo ovoidale allungato, fondo piano, piede a disco ed ansa a nastro con attacco sotto l’orlo e nella massima espansione. Maiolica. Zaffera. Impasto rosato. Invetriato all’interno. Disegno in bruno manganese, campiture in blu cobalto a rilievo. Entro un riquadro filettato, sono raffigurati un essere antropomorfo con il corpo di anomale e la testa umana coperta da un singolare copricapo, unitamente ad una ricca decorazione a foglie di quercia, bacche ed elementi riempi vuoto. Una fascia a goccioloni corre sul collo, ai lati delle anse riquadri verticali con motivi a trattini. Ricomposto, integrazione e ripristino pittorico di buona parte dell’ansa e del collo. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo 2005, p. 66; Luzi Romualdo, La zaffera a Viterbo e nella Tuscia, in Zaffera et similia nella maiolica italiana, Catalogo mostra, FAUL Edizioni, Viterbo, 1991, p. 233, fig. 34; Luzi, Romagnoli, Italia Centrale in Mediterraneum. Ceramica medievale in Spagna e Italia, Catalogo mostra, FAUL Edizioni, Viterbo, 1992, p. 234, fig. 122; Gardelli Ceramiche del Medioevo e del Rinascimento, Ed. Belriguardo, Ferrara, 1986, fig. 14; Gardelli, 1989, fig. 46, tav. 6; AA:VV:, Ai confini della maiolica ed oltre, Faenza, Palazzo delle esposizioni, 15 settembre-28 ottobre 1990, p. 92. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, pp. 37, 90. 22 BOCCALE ZAFFERA E PRIMO RINASCIMENTO Viterbo secondo quarto sec. XV h. cm 25 Ø cm 14
93 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Catino a tesa orizzontale con orlo rilevato, cavetto tronco conico e fondo piano apodo. Maiolica. Zaffera verde a rilievo. Impasto rosato. Invetriato all’esterno. Disegno in bruno manganese, campiture in verde a rilievo. Entro un medaglione circolare è raffigurazione di un essere antropomorfo con testa umana su corpo di leone rampante. Presente nel corredo iconografico del vasaio viterbese, la figura è una riproduzione particolarmente incisiva di un essere antropozoomorfo tratto dal bestiario medievale. Il decoro è completato sulla parete da bacche e foglie di quercia con goccioloni sulla parete e da un filo ondulato con elementi floreali sulla tesa. Ricomposto, con integrazione e ripristino pittorico di modeste lacune. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo 2005, p. 59; Luzi Romualdo, La zaffera a Viterbo e nella Tuscia, in Zaffera et similia nella maiolica italiana, Catalogo mostra, FAUL Edizioni, Viterbo, 1991, p. 206, fig. 9. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, pp. 38, 91. 23 CATINO ZAFFERA E PRIMO RINASCIMENTO Viterbo prima metà sec. XV h. cm 5 Ø cm 31
94 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Ciotola con orlo leggermente estroflesso e polilobato, parete verticale distinta dal corpo carenato da uno spigolo ad incisioni oblique, fondo piano, piede a disco e due anse a sezione ovale. Maiolica. Zaffera. Impasto rosato. Disegno in bruno manganese, campiture in blu cobalto a rilievo. Nel fondo campeggia la figurazione stilizzata del fiordaliso, e a salire nella parete corrono due bande, una con serto vegetale e l’altra con foglie polilobate. All’esterno, sotto l’orlo, si snoda una fascia con elementi floreali e bacche. Ricomposto, con integrazione e ripristino pittorico una modesta lacuna nella parete. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo 2005, p. 68; Luzi Romualdo, La zaffera a Viterbo e nella Tuscia, in Zaffera et similia nella maiolica italiana, Catalogo mostra, FAUL Edizioni, Viterbo, 1991, p. 227, fig. 29; Mazza, La ceramica di Viterbo e dell’Alto Lazio, Edizioni Libri d’Arte, Viterbo, 1983, fig. 114; AA:VV:, Ai confini della maiolica ed oltre, Faenza, Palazzo delle esposizioni, 15 settembre-28 ottobre 1990, p. 90. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 36. 24 CIOTOLA ZAFFERA E PRIMO RINASCIMENTO Viterbo metà sec. XV h. cm 7 Ø cm 15
95 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Boccale con orlo leggermente estroflesso, bocca trilobata, collo svasato, corpo ovoidale, fondo piano, piede a disco ed ansa a nastro con attacco sotto l’orlo e nella massima espansione. Maiolica. Impasto chiaro ben depurato. Disegno in blu cobalto, campiture in bruno manganese, giallo ferraccia e blu. Entro un riquadro filettato è posto un ovale con busto maschile di profilo a sinistra. Sulla testa dai capelli corti e ben ordinati poggia un copricapo alla moda del tempo. Ai lati dell’ovale un decoro con foglie a cartoccio. Fasce con decorazione retinata si dispongono sul collo e ai lati dell’ansa, ornata da tre bande filettate e da un monogramma alla base, forse la sigla del vasaio. Inedito. Ricomposto, con integrazione e ripristino pittorico di una lacuna nell’orlo. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 72. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 92. 25 BOCCALE ZAFFERA E PRIMO RINASCIMENTO Viterbo, seconda metà sec. XV h. cm 22,5 Ø cm 15,5
96 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Boccale con orlo indistinto, bocca trilobata, collo svasato, corpo ovoidale, fondo piano, piede a disco; ansa a nastro impostata sotto l’orlo e nella massima espansione. Maiolica. Impasto chiaro. Invetriato all’interno. Disegno in blu cobalto, campiture in bruno manganese, ocra e blu. Entro un riquadro doppiamente filettato si trova un busto femminile posto di profilo a sinistra, dalla ricca acconciatura, contornato da elementi vegetali di fiori e foglie. Ai lati dell’ansa, che presenta entro bande orizzontali la lettera alfabetica “B” sormontata da un asterisco (sull’argomento, Romagnoli, 1988, p. 93), sono fasce verticali con decoro a freccia. Sul collo, sei piccoli pannelli filettati inquadrano losanghe. Inedito. Ricomposto, con integrazione e ripristino pittorico di ampie lacune nell’orlo e nel corpo. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 73. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 93. 26 BOCCALE ZAFFERA E PRIMO RINASCIMENTO Alto Lazio seconda metà sec. XV h. cm 23 Ø cm 16
97 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Ciotola con orlo svasato, profilo tronco conico, fondo piano a ventosa. Maiolica. Argilla giallo-rosata. Copertura integrale di smalto stannifero e lustratura. Disegno in blu cobalto; campiture in arancio, blu e lustro metallico. Entro un medaglione con cornice cordonata, è posto un cartiglio con la scritta “AVE” a lettere capitali. Il medaglione è arricchito da motivi a stella che si allungano sulla parete in forma di elementi stilizzati in blu, cui si alternano motivi vegetali a lustro, ormai sbiadito, e piccole losanghe con sfere puntinate sui lati. La parete esterna presenta un ricco decoro a riquadri che ospitano rametti con foglie a lustro. Nella base appare una decorazione a stella con sfere. Il Luzi sottolinea la singolarità di questo oggetto, affermando che si tratta di un pezzo unico per la rarità del decoro a lustro di matrice ispanica, eseguito in una fase successiva a quella della prima maiolica. Per questo motivo si potrebbe ipotizzare l’intervento, nella stessa bottega viterbese, di una maestranza spagnola per l’esecuzione di una tecnica all’epoca ancora sconosciuta a Viterbo. Ricomposto, con modeste integrazioni e ripristino pittorico. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 78; Luzi, Romagnoli, Italia Centrale in Mediterraneum. Ceramica medievale in Spagna e Italia, Catalogo mostra, FAUL Edizioni, Viterbo, 1992, p. 239, fig. 128a/b. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p.95. 27 CIOTOLA RINASCIMENTO Viterbo fine sec. XV h. cm 5 Ø cm 14,5
98 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Ciotola con orlo indistinto, corpo carenato con spigolo fortemente arrotondato, profilo interno tronco conico, fondo piano e piede a disco. Maiolica. Impasto rosato. Disegno in blu; campiture in bruno manganese e giallo di antimonio. Nel fondo, entro un tondo, è rappresentato un busto virile, voltato a sinistra, con piviale e capo coperto dal camauro; ai lati del ritratto si dispongono due palmette. Motivi a raggi sfolgoranti, monticelli e filo ondulato completano l’insieme decorativo della parete. L’oggetto acquista un alto valore per la rarità della raffigurazione di un pontefice su un oggetto in maiolica. Secondo Luzi sono possibili riscontri iconografici fra l’immagine della ciotola e quella presente in diverse fonti come i repertori dei ritratti dei pontefici, alcune incisioni, un dipinto su tavola di Sano di Pietro, e diverse medaglie del suo tempo, che consentono di attribuire il ritratto della ceramica di papa Callisto III, lo spagnolo di Valenza Alonso Borgia, pontefice dall’8 aprile 1455 al 6 agosto 1458. Ricomposto, con modeste integrazioni e ripristino pittorico. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 77; Luzi, Romagnoli, Italia Centrale in Mediterraneum. Ceramica medievale in Spagna e Italia, Catalogo mostra, FAUL Edizioni, Viterbo, 1992, p. 236, fig. 126; Luzi Un ritratto in maiolica per sua Santità, in Faul, n. 5, 19912, pp.24-26 riproposto in Ceramicantica, n. 5 p. 42 e segg.; Soler Ferrer, M. Pax, in El hogar de los Borja, Catalogo mostra Xàtiva, 2000; p. 367, scheda n. 93; Mazzucato, in I Borgia, Catalogo mostra, Milano, Electa, 2002, p. 62, scheda n. 1.6. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 94. 28 CIOTOLA RINASCIMENTO Viterbo metà sec. XV h. cm 7 Ø cm 20
99 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Ciotola con orlo indistinto, corpo emisferico, pareti sottili e fondo umbonato apodo. Maiolica. Impasto di tonalità media. Disegno in blu cobalto e campiture in lustro dorato. Entro un medaglione centrale campeggia il busto, di profilo a destra, di un giovane coronato dai lunghi capelli ricadenti ordinatamente sulle spalle. La decorazione prosegue con una fascia che presenta una simmetrica composizione ad archetti gotici contenenti foglie, alla quale si alternano elementi vegetali stilizzati. Inedito. Ricomposto, con integrazione e ripristino pittorico di ampie lacune. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 92. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, pp. 43, 100. 29 CIOTOLA RINASCIMENTO Deruta, prima metà sec. XVI h. cm 2,5 Ø cm 16,5