100 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Piatto a tesa obliqua con orlo rilevato, cavetto distinto esternamente ed emisferico all’interno, piede ad anello. Maiolica. Impasto rosato. Invetriato all’esterno. Disegno in blu, campiture in azzurro chiaro, giallo e arancio. All’interno di un tondo centrale decorato da una ricca bordatura a diversi colori con motivi scalettati ed archetti, è rappresentato uno stemma araldico quadripartito, con bande verticali a colori alternati e croci potentate di Gerusalemme, appartenente ad Alfonso d’Aragona, Duca di Calabria. Sulla tesa si dispone una decorazione a bande colorate, scalettate e puntinate. Ricomposto, con modeste integrazioni e ripristino pittorico. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 90; Mazza, Attività ceramiche nell’Alto Lazio (secc. XIIIXVII), Edizioni Cultura, Viterbo, 1979, tav. f.t., VII-VIII. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 97. 30 PIATTO RINASCIMENTO Alto Lazio, fine sec. XV - inizi sec. XVI h. cm 6 Ø cm 27 100
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Piatto a tesa obliqua con orlo rilevato, cavetto esternamente poco evidente ed emisferico all’interno, fondo paino e piede a disco. Maiolica. Impasto rosato. Invetriato all’esterno. Disegno in blu e arancio. All’interno di un medaglione a quattro fili compare il trigramma “IHS” di San Bernardino, attorniato da una fascia a raggi orizzontali e ciuffi a pennellate rade. Sulla tesa una raggiera di serpentine blu e arancio si alterna a monticelli realizzati con fitte pennellate. Il trigramma bernardiniano nasce dalla particolare devozione al nome di Cristo da parte di Bernardino che arriva in predicazione a Viterbo nel 1426, come attestano le cronache e l’ampia diffusione del trigramma negli edifici della città. Ricomposto, con integrazione e ripristino pittorico di due lacune sulla tesa. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 90. 31 PIATTO RINASCIMENTO Alto Lazio prima metà sec. XVI h. cm 5 Ø cm 26 101
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Piatto con orlo rilevato, ampia tesa e piede ad anello. Maiolica. Impasto di tonalità cromatica chiara. Invetriato all’esterno. Disegno in blu; campiture in giallo e arancio. Entro un tondo filettato, all’interno di una cornice a stella è rappresentato un cuore, simbolo per eccellenza della passione amorosa. In questo caso si è di fronte alla forma più semplice di rappresentazione del cuore, che può presentare un’ampia casistica, ad esempio trafitto da una o più frecce, che arde, martoriato, ferito che sanguina, assumendo così significati diversi. Sull’ampia tesa si dispone una ricca decorazione, composta da quattro tondi filettati contenenti losanghe con fiori. Il fondo, tra un tondo e l’altro, è campito a retino con elementi vegetali dati a pennello. Inedito. Ricomposto, con modeste integrazioni e ripristino pittorico. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 94. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 96. 32 PIATTO RINASCIMENTO Alto Lazio metà sec. XVI h. cm 5 Ø cm 23,5 102
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Ciotola con orlo indistinto, parete leggermente svasata, corpo carenato, profilo emisferico all’interno, fondo piano e piede a disco. Ceramica ingobbiata e graffita. Impasto di tonalità cromatica medio-chiara. Decoro in bruno manganese e verde ramina. Nel cavetto campeggia una grande lettera alfabetica “b”, contornata da una ricca decorazione vegetale a foglie incisa a crudo e dipinta con i colori di bruno e verde. Inedito. Ricomposto. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 79. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 99. 33 CIOTOLA RINASCIMENTO Alto Lazio (Viterbo?) seconda metà sec. XV h. cm 4,7 Ø cm 12 103
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Ciotola a breve tesa obliqua con orlo arrotondato, corpo emisferico e piede a disco su fondo piano. Maiolica. Impasto rosato ben depurato. Disegno in blu; campiture in giallo e arancio. Entro un medaglione dalla ricca bordatura a fascia con motivi a zig zag sulla quale trovano posto esternamente piccole semisfere alternate a triangoli, si trova la raffigurazione di un frate col capo tonsurato inginocchiato in preghiera davanti alla croce, vestito del saio con ampio cappuccio e recante in mano una corona di spine. Alle sue spalle una chiesa stilizzata dall’alto campanile. L’iconografia è quella di San Francesco in preghiera davanti alla croce della passione e alle sue spalle la Chiesa della Porziuncola di Assisi. La tesa mostra motivi ad archetti incrociati e all’esterno rade pennellate verticali. Inedito. Ricomposto, con integrazioni e ripristino pittorico. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 91. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 98. 34 CIOTOLA RINASCIMENTO Alto Lazio, prima metà sec. XVI h. cm 7 Ø cm 18,5 104
105 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Piatto a tesa ampia con orlo estroflesso, cavetto poco profondo tronco conico all’esterno, fondo piano e piede a disco. Maiolica. Impasto rosato. Disegno in blu; campiture in arancio, blu e verde. Il piatto è interamente occupato dalla rappresentazione di un putto alato che impugna una croce astile mentre cavalca un delfino, riconducibile all’iconografia religiosa della fede e dell’amore verso Dio. Inedito. Ricomposto, con integrazione e ripristino pittorico di modeste lacune. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 97. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 101. 35 PIATTO RINASCIMENTO Viterbo metà sec. XVI h. cm 2,7 Ø cm 24
Campana da fornace per distillazione di erbe officinali. Invetriatura esterna verde (aggiunta di ossido di rame), invetriato all’interno. La parte anteriore della campana presenta una decorazione stilizzata riconducibile all’albero della vita racchiuso in una cornice costituita da “nastri svolazzanti”. Assente il cannello distillatorio. Inedito. Ricomposto con varie integrazioni. Ceramiche da spezieria e d’amore, a cura di R. Luzi, C. Mancini, O. Mazzucato, M. Romagnoli, TusciArt editrice, 1992, pp. 107-112. 36 CAMPANA DA FORNACE CERAMICHE DA SPEZIERIA E D’AMORE Viterbo metà sec. XVI h. cm 34,5 Ø cm 25 106
107 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Piatto fondo con tesa lievemente obliqua, corpo emisferico e fondo umbonato apodo. Maiolica. Disegni e campiture realizzati in blu cobalto. Nel fondino è rappresentata una scena marinara con tre caravelle mentre la falda è decorata con fiori di brionia (tipici delle manifatture riminesi). Inedito. Parzialmente ricostruito; ripristino pittorico. Ceramiche da spezieria e d’amore, a cura di R. Luzi, C. Mancini, O. Mazzucato, M. Romagnoli, TusciArt editrice, 1992, pp. 13-14. 37 PIATTO CERAMICHE DA SPEZIERIA E D’AMORE Rimini, inizi sec. XVI h. cm 5,5 Ø cm 23,5
108 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Albarello con corpo cilindrico rastremato, orlo aggettante, base piana e piede a disco. Maiolica. Decorato con i toni del blu, dell’azzurro, dell’arancio e del giallo. Ricco l’apparato decorativo. Nella parte anteriore una ghirlanda floreale incornicia un busto femminile voltato verso sinistra, affiancato dalla scritta “MEMENTO” e da un cartiglio con la scritta “ELL. INDO. M.”. Nella parte posteriore nastri svolazzanti circondano la scritta “1499”. Sulla superficie della base d’appoggio si notano segni di misura di capacità graffiti a freddo. Inedito. Ricomposto con reintegrazioni pittoriche nella parte superiore della decorazione. Ceramiche da spezieria e d’amore, a cura di R. Luzi, C. Mancini, O. Mazzucato, M. Romagnoli, TusciArt editrice, 1992, pp. 13-14. 38 ALBARELLO CERAMICHE DA SPEZIERIA E D’AMORE Deruta 1499 h. cm 25,5 Ø bocca cm 11,5 Ø base cm 10
109 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Ciotola con orlo indistinto, corpo emisferico e fondo piano apodo. Il cavetto è circondato da una cornice a rilievo. Maiolica. Decorato in blu, ocra e verde. Notevolmente ricco l’apparato decorativo che, oltre al complesso tema “amatorio” del cavetto, si estende alla parete interna e a quella esterna. Nella parete verticale interna è presente una decorazione “a quartieri” con motivi ovoidali alternati a coppie di cornucopie intrecciate. Nel cavetto è rappresentato uno scudo araldico a testa di cavallo contenente una colomba recante in becco un ramoscello d’ulivo. Lo scudo è affiancato dalla scritta “VI--VA” e circondato da un cartiglio recante la dicitura “DIONORA B. MEME[N]TO MEI”; nel cartiglio sono rappresentati anche un cuore trafitto, una croce e una mano benedicente. Le pareti esterne del manufatto presentano una decorazione a “petali di fiore”. Sulla superficie della base d’appoggio appaiono decori costituiti da quattro gruppi di tre puntini posti ai lati di una “G”gotica di grandi dimensioni paraffata sulla base. Inedito. Ceramiche da spezieria e d’amore, a cura di R. Luzi, C. Mancini, O. Mazzucato, M. Romagnoli, TusciArt editrice, 1992, pp. 171-174-175. 39 CIOTOLA CERAMICHE DA SPEZIERIA E D’AMORE Siena primo quarto sec. XVI h. cm 4 Ø cm 15,5
110 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA 40 ORCIUOLO CERAMICHE DA SPEZIERIA E D’AMORE Area romagnola metà sec. XVI h. cm 23 Ø bocca cm 8,5 Ø base cm 10 Orciuolo con orlo aggettante e collo a torretta svasato, corpo globulare con versatoio a cannello, ansa a nastro, base piana e piede a disco. Maiolica. Disegno e campiture sono realizzati in blu cobalto. Sulla parte anteriore, appena sotto il versatoio, è raffigurato un medaglione all’interno del quale campeggia un fallo alato con zampe da uccello, orecchie e coda da coniglio, cinto da un campanello (tintinnabulum). Il medaglione è circondato dal motivo decorativo dei fiori di brionia che ricopre il corpo il collo del manufatto. Integro. Ceramiche da spezieria e d’amore, a cura di R. Luzi, C. Mancini, O. Mazzucato, M. Romagnoli, TusciArt editrice, 1992, pp. 171-174-175; Semenzato 1986, scheda 82. ro
111 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Boccale con orlo indistinto e bocca trilobata, collo svasato, corpo ovoidale, ansa a nastro, fondo piano e piede a disco. Maiolica. Decorazione in blu e arancio. All’interno di un medaglione dal bordo scalettato è raffigurato un cartiglio recante la scritta “AMA DIO”. Al di sopra e al di sotto del cartiglio si notano elementi vegetali riempi-vuoto. Inedito. Ricomposto e parzialmente ricostruito. Ceramiche da spezieria e d’amore, a cura di R. Luzi, C. Mancini, O. Mazzucato, M. Romagnoli, TusciArt editrice, 1992, p. 164. 41 BOCCALE CERAMICHE DA SPEZIERIA E D’AMORE Viterbo fine sec. XV h. cm 22 Ø base cm 10,5
112 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Tondino con tesa lievemente obliqua, cavetto poco profondo e piede ad anello. Maiolica. La gamma cromatica della composizione comprende il blu, l’ocra e il verde. Nel cavetto, all’interno di uno spazio circolare creato da due fasce blu scalettate, è raffigurato il monogramma di San Bernardino (IHS) in lettere gotiche. IHS è l’acronimo di Iesus Hominum Salvator. Tale sigla, detta anche “Monogramma Bernardiniano”, è inserita di solito in un’immagine del sole con i raggi sfolgoranti. A Viterbo, dove San Bernardino venne nel 1426, tale monogramma fu scolpito sul pulpito da cui predicò. Sulla tesa del tondino corre una decorazione fitomorfa riproducente il motivo della “corona di spine”. Inedito. Parzialmente ricostruito; integrazioni pittoriche. Ceramiche da spezieria e d’amore, a cura di R. Luzi, C. Mancini, O. Mazzucato, M. Romagnoli, TusciArt editrice, 1992, p. 167. 42 TONDINO CERAMICHE DA SPEZIERIA E D’AMORE Deruta prima metà sec. XVI h. cm 2,5 Ø cm 20,5
113 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Borraccia con orlo fortemente angolato, alto collo cilindrico con listello applicato a rilievo, corpo ovoidale schiacciato con due prese per lato, scanalate e contrapposte. Fondo piano e piede a disco con profilo angolato. Ingobbio sotto vetrina. Impasto di tonalità rossastra. Invetriato all’interno. Decoro in verde, giallo, blu e bruno. La decorazione si dispone nelle due facce del corpo; in un lato, entro un medaglione scalettato, vi è un grande giglio stilizzato ed arricchito da elementi grafici di contorno; nell’altro lato una piccola chiesa, collocata in ambiente campestre, è racchiusa in un medaglione simile. Il paesaggio con casa (o Chiesa) campestre è un tema molto usato nell’iconografia ceramica campestre. Ricomposto con integrazione e ripristino pittorico di modeste lacune. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 106; Romagnoli, Schede, in Nel segno del giglio. Ceramiche per i Farnese, Catalogo mostra, FAUL Edizioni, Viterbo, 1993, fig. 74 a/b. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 107. 43 BORRACCIA TARDO RINASCIMENTO E BAROCCO Castro ultimi anni sec. XVI h. cm 29 Ø cm 15
114 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Boccale con orlo indistinto, bocca trilobata, collo verticale, corpo ovoidale, fondo piano e piede a disco con profilo angolato. Ansa a nastro con attacco sotto l’orlo e nella massima espansione. Ingobbio sotto vetrina. Impasto di tonalità media. Invetriato all’interno. Decoro giallo, verde, arancio, bruno e blu. Entro un ovale scalettato è rappresentato un paesaggio campestre con casa. Ai lati dell’ansa si trovano motivi a nastro. L’ansa è decorata con fitte bande verdi oblique. Inedito. Ricomposto con integrazione di una lacuna nell’orlo. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 108. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 45. 44 BOCCALE TARDO RINASCIMENTO E BAROCCO Area Castrense inizi sec. XVII h. cm 16,5 Ø cm 12
115 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Piatto piano con orlo arrotondato ed evidente scanalatura, cavetto tronco conico all’interno e poco profondo, piede ad anello con due fori. Ingobbio sotto vetrina. Impasto rosato. Ingobbiato. Invetriato sul verso. Decoro in blu, bruno, verde ramina, arancio, giallo. Il piatto è decorato con busto di giovane donna dalla elegante acconciatura dei capelli, raccolti in un leggero copricapo annodato e dall’abbigliamento aristocratico. Sul fondo verde intenso si snoda il cartiglio dai margini ripiegati recante la scritta “LIONIA B.”, intervallata dal rombo augurale. Nella parte bassa della veste compare la data 1579. Ricomposto. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 104; Luzi, Le “Belle” nella ceramica di Acquapendente, in Le ceramiche medioevali e rinascimentali di Acquapendente, a c. di R. Chiovelli, Atti del I Convegno di Studi, Acquapendente 20 maggio 1995, pp. 63-64. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, pp. 45, 105. 45 PIATTO TARDO RINASCIMENTO E BAROCCO Acquapendente 1579 h. cm 6,5 Ø cm 32
116 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Piatto fondo con tesa obliqua e orlo arrotondato verso l’alto, cavetto emisferico, fondo piano e piede ad anello. Maiolica. Impasto di tonalità cromatica media. Invetriato sul verso. Decoro in giallo, verde, arancio e blu. Nel cavetto, entro un medaglione, è rappresentato un busto di giovane donna di profilo a sinistra. Secondo la moda del tempo, la donna presenta un’attaccatura dei capelli molto alta sulla fronte e l’acconciatura raccoglie i capelli sul capo con un nastro. Il collo appare ingentilito da un girocollo molto aderente e da una collana con una crocetta. Dal fondo verde, emerge la scritta dedicatoria “SIMONA B.” graffita a risparmio. Ricca la decorazione sulla tesa con motivi a fiori all’interno di archetti ed elementi riempi vuoto. Inedito. Ricomposto e integrato con ripristino pittorico di lacune. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 105. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 106. 46 PIATTO TARDO RINASCIMENTO E BAROCCO Alto Lazio, metà sec. XVI h. cm 7,2 Ø cm 30
117 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Piatto fondo a tesa obliqua con orlo rilevato, cavetto emisferico, piede ad anello con due fori. Maiolica. Impasto di tonalità media. Invetriato nel verso. Decoro in giallo, arancio, blu e verde. Nel cavetto è rappresentato lo stemma araldico di Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, i re cattolici di Spagna che sostennero l’impresa di Cristoforo Colombo. Lo scudo di fatti, sormontato dalla corona regale, è diviso in quattro parti che riportano gli emblemi di Ferdinando, con i pali e le aquile incoronate, e di Isabella con il leone rampante e il castello. Ai lati dello scudo si trovano due cornucopie, simbolo di abbondanza, e sotto la rappresentazione del melograno a ricordo della conquista di Granada. Sulla tesa una decorazione “a quartieri”, tipica della produzione derutese, con motivi a embricazioni e fogliami classici. Ricomposto con integrazione e ripristino pittorico di modeste lacune. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 107; Soler Ferrer, in El hogar de los Borja, Catalogo mostra, Xàtiva, 2000, p. 366, scheda n. 92; Ravanelli Guidotti, Tracce e ricordi di Cristoforo Colombo su antiche ceramiche italiane, in Atti XXV Convegno Internazionale della Ceramica di Albisola, 1992, p. 263; Luzi, Araldica e storia della Spagna da una pagina in maiolica, in Faul, n. 5, 1992, pp. 28-29. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, pp. 45, 108. 47 PIATTO TARDO RINASCIMENTO E BAROCCO Deruta prima metà sec. XVI h. cm 9,4 Ø cm 39,5
118 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Albarello del tipo “a rocchetto”, con orlo ingrossato e piano, breve collo svasato, spalla e zona bassa del corpo arrotondati, piede a disco leggermente svasato con profilo angolato. Maiolica a smalto berettino. Smalto bianco all’interno. Decoro in blu, giallo, verde, arancio. Il corpo è decorato con motivi a foglia bipartita o “alla veneziana” su sottili tralci sinuosi che includono piccoli frutti e bacche. Al centro è posto un cartiglio contornato da una cornice a tralcio vegetale ondulato recante la scritta “TRIAFARMACON”. In alto, appena sotto l’orlo, è rappresentato l’emblema dell’Ospedale Grande degli Infermi di Viterbo costituito da tre monti sovrastati da altrettante croci. Al di sotto, appena sopra la base, è raffigurato lo stemma della città di Viterbo con il leone, la picca, la palma e il globo quadripartito con la sigla FAUL. Inedito. Intero. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 110. 48 ALBARELLO DA FARMACIA TARDO RINASCIMENTO E BAROCCO Alto Lazio metà sec. XVII h. cm 19,8 Ø cm 11,8
119 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Orciolo con orlo rilevato e piatto, collo svasato, corpo ovoidale su piede a disco svasato dal profilo angolato. Beccuccio cilindrico legato al corpo da reggetta e ansa a sezione ovale con depressione centrale, impostata sulla spalla e nella massima espansione. Maiolica a smalto berettino. Invetriato all’interno. Decoro in blu, arancio, verde e bruno. Il corpo è decorato con motivi a foglia su sottili tralci sinuosi che includono piccoli frutti e bacche. Al centro è posto un cartiglio recante la scritta “OL D MAIORANA”. Sotto il cartiglio è rappresentato lo stemma della città di Viterbo con il leone, la picca, la palma e il globo quadripartito con la sigla FAUL. Sotto il beccuccio compare l’emblema dell’Ospedale Grande degli Infermi di Viterbo costituito da tre monti sovrastati da altrettante croci. Alla base dell’ansa si trova la data del 1608. Inedito. Intero. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 111. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 110. 49 ORCIOLO DA FARMACIA TARDO RINASCIMENTO E BAROCCO Alto Lazio 1608 h. cm 19,5 Ø cm 10,5
120 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA Orciolo con orlo rilevato e piatto, collo tronco conico, corpo ovoidale su piede a disco svasato dal profilo angolato. Beccuccio cilindrico e ansa a doppia corda che termina in riccioli aperti e una piccola maschera con attacco al di sopra della spalla e sotto la massima espansione. Maiolica a smalto berettino. Decoro in blu, arancio, verde e bruno. Il corpo è decorato con motivi a foglia su sottili tralci sinuosi che includono piccoli frutti e bacche. Al centro è posto un cartiglio recante la scritta “A D GRAMEGNA”. Sotto il cartiglio è rappresentato lo stemma della città di Viterbo con il leone, la picca, la palma e il globo quadripartito con la sigla FAUL. Sotto il beccuccio compare l’emblema dell’Ospedale Grande degli Infermi di Viterbo costituito da tre monti sovrastati da altrettante croci. Alla base dell’ansa si trova la data del 1608. Inedito. Intero. AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 112. 50 ORCIOLO GRANDE DA FARMACIA TARDO RINASCIMENTO E BAROCCO Alto Lazio 1602 h. cm 31,5 Ø cm 26
Glossario Essenziale* ANTIMONIO Ossido di antimonio. Metallo di colore biancastro, che fonde a circa 680°C. Variamente combinato serve a preparare il colore giallo. ARGILLA L’argilla è il risultato della frantumazione e decomposizione delle rocce feldspatiche, durante milioni di anni, in particelle piccolissime. Le argille si possono raggruppare in sedimentarie e statiche. Le prime si sono formate attraverso spostamenti dovuti agli agenti atmosferici e tellurici in luoghi diversi da quello della loro origine e ad esse si sono aggiunti minerali e sostanze organiche differenti che donano maggiore plasticità e colore. A questa categoria appartengono le argille più plastiche. Le statiche si sono formate dalla decomposizione delle rocce nel luogo della loro formazione. Risultano più pure e meno plastiche proprio perché rimaste nello stesso luogo dove si sono formate. Sono di grana grossolana. A questa categoria appartengono i caolini, le argille bianche (ball clay) e le argille bianche per terraglie. BARBOTTINA Argilla allo stato liquido e cremoso, utilizzata per unire frammenti ceramici e eseguire decori a stampo. BERETTINO (SMALTO) Termine usato dai maiolicari per indicare uno smalto grigio-azzurro in uso dal XVI secolo come base per una decorazione prevalentemente in blu. BISCOTTO Oggetto in argilla sottoposto a prima cottura a circa 950-1000° C, privo di ogni decoro o copertura. BUTTO Nell’Alto Lazio e nella media Valle Tiberina si afferma, a partire dal Medioevo, l’uso di smaltire le immondizie domestiche gettandole entro pozzi (‘butti’) scavati nel tufo o nel masso, all’interno o fuori delle mura domestiche. A Todi il primo Statuto del 1275 vieta di abbandonare rifiuti nelle strade e nelle ripe, così come la Carta del Popolo di Orvieto del 1324. Anche lo Statuto di Viterbo del 1251 vieta il getto dei rifiuti nelle strade. La forma più frequente è quella a “fiasca”, ma non mancano testimonianze di modelli diversi. Il ritrovamento, in alcuni casi, di pozzi coperti da uno strato di calce indica che la chiusura era avvenuta in tempi afflitti da pestilenze, ove la calce impediva il propagarsi dei virus. Ad ogni modo i pozzi, una volta riempiti dei rifiuti quotidiani, venivano svuotati in maniera totale o parziale per un successivo riutilizzo. CARTOCCIO Motivo decorativo che si afferma nel XV secolo, noto anche col nome di “foglia accartocciata” o foglia “gotica”, e che si basa sull’elaborazione del motivo della classica foglia d’acanto dedotto dall’architettura e dalla miniatura. CERAMICA Il termine ceramica (dal greco Kéramos, argilla) indica un materiale inorganico, non metallico, ottenuto da materie prime minerali, foggiato a freddo e consolidato in modo irreversibile mediante cottura. COBALTO Ossido di Cobalto. Metallo bianco argentato, utilizzato per ottenere il colore blu. COLORI Composti di ossidi metallici in genere in polvere che, diluiti con acqua, vengono applicati sul biscotto o sopra lo smalto. COMPENDIARIO Stile decorativo che si afferma dalla seconda metà del XVI secolo fino al XVII secolo con vastissima diffusione in Italia e in Europa. Su di un corposo strato di smalto stannifero si poneva un essenziale decoro policromo schizzato rapidamente, costituito da stemmi, putti, guerrieri, santi, spesso circondati da una ghirlanda stilizzata. COTTURA Trattamento termico che provoca trasformazioni chimico-fisiche irreversibili, necessarie ad ottenere i re121
quisiti estetici e di resistenza meccanica e chimica sia dell’impasto che dell’eventuale rivestimento e decorazione. CRAQUELE’ Effetto costituito da una serie di piccole crepe sulla superficie dello smalto o dello strato coprente dell’ingobbio sotto vetrina, con effetti deleteri poiché, attraverso il craquelé, l’umidità penetra nel sottostante strato di terraglia bianca che, non formando un unico corpo fuso con la copertura, tende a rigonfiarsi con la conseguente perdita della copertura stessa. CRISTALLINA Vedi “VETRINA”. DAMASCHINA Lessico grafico-decorativo (detto anche “damaschino”), desunto dai motivi esemplati dalle produzioni, specialmente a lustro metallico (vedi), del Levante spagnolo e dalla sintassi decorativa di più ampia matrice islamica. FERRACCIA Con questo termine si indica il colore giallo ottenuto dalle scaglie (ferraccia) che cadevano quando il fabbro batteva il ferro incandescente per la foggiatura, o dai frammenti di ferro arrugginiti. FERRO Gli ossidi di questo metallo sono presenti nella composizione della maggior parte delle argille, determinandone la colorazione. Gli ossidi sono anche impiegati nella formazione dei colori rossi e neri. FONDENTE Elemento che abbassa il punto di fusione degli smalti e delle argille. Sono elementi fondenti il piombo, la soda, il borace, il calcio, i feldspati potassici e sodici. FORNO Struttura per la cottura dei manufatti ceramici. All’interno è collocata la muffola (vera e propria camera di cottura) ove vengono impilati i manufatti. GAMELIO Solitamente piatto “d’amore”, realizzato cioè con i simboli amorosi (cuori accesi e trafitti, nomi delle donne amate cui, di solito, si faceva seguire l’appellativo di “Bella”, dediche amorose, ecc.) e che veniva destinato in dono alla donna amata (sposa o fidanzata). GRAFFITA Tecnica solitamente utilizzata in area ferrarese, anche se non mancano botteghe fino all’Alto Lazio. L’argilla, una volta modellata e sottoposta ad una fase di leggero ingobbio, viene incisa (graffita), quindi dipinta e coperta da vetrina piombifera. In alcuni casi il graffito è eseguito direttamente sull’oggetto allo stato crudo, con o senza ingobbiatura. La stessa tecnica può essere eseguita ingobbiando con terraglia bianca il biscotto e incidendo l’ingobbio stesso per realizzare il disegno. Il tutto si completa con una decorazione policroma coperta da vetrina piombifera. INCISIONE Decorazione ottenuta incidendo la superficie di un manufatto con uno strumento appuntito. INGOBBIO SOTTO VETRINA Tecnica cosiddetta povera, utilizzata al posto del più costoso smalto stannifero, l’ingobbio è uno strato sottile di materiale argilloso, bianco o colorato, che nasconde il colore dell’impasto e che viene applicato sull’oggetto crudo, in minima parte essiccato; poiché non conferisce impermeabilità all’oggetto si rende necessaria l’applicazione di un rivestimento vetroso. Il vasellame dunque dipinto in policromia veniva ricoperto con l’invetriatura. Particolarmente diffusa nell’area delle botteghe comprese tra Acquapendente e Castro, questa tecnica è usata tra la seconda metà del sec. XVI e il secolo seguente, e conosce una vasta produzione. Questa tecnica viene definita anche “mezza maiolica” (in qualche caso alcuni affermano che la “mezza maiolica” si ottiene con una sola cottura, anche se nel caso delle produzioni altolaziali, è sempre ottenuta con doppia cottura). LUSTRO Tecnica decorativa che consente di ottenere sull’oggetto già decorato, coperture a iridescenza dorata (famoso quello color rosso rubino ottenuto da Mastro Giorgio a Gubblio e quindi dai vasai di questa città o 122
123 MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA color giallo-oro prerogativa dei vasai di Deruta). Questo effetto di iridescenza si otteneva sottoponendo, con particolari attenzioni, la maiolica ad una terza cottura (detta per l’appunto a terzo fuoco, a circa 750° C), eseguita in atmosfera riducente. MAIOLICA Tipologia ceramica a struttura porosa e colorata, avente quale caratteristica il rivestimento esterno in smalto coprente. Possono essere presenti uno strato di ingobbio e/o uno strato di vetrina sopra lo smalto che ne valorizza gli effetti estetici. La fabbricazione della maiolica prevede almeno due cotture: la prima a una temperatura di circa 950°C per la forma in argilla; la seconda, destinata alla maturazione del rivestimento, è eseguita a circa 920°C. Il termine maiolica avrebbe una sua derivazione dall’isola di Majorca da cui, nel sec. XV, venivano importate questi particolari manufatti chiamati “maioriche”. MANGANESE Metallo color bianco-grigio lucente, diffuso in natura sotto forma di minerali. Dall’ossido di manganese si ottiene il colore bruno/nero, bruno/marrone. MEZZA MAIOLICA Vedi “INGOBBIO SOTTO VETRINA”. OCCHIO DI PENNA DI PAVONE Motivo decorativo che si sviluppa dopo la metà del XV secolo in Italia centrale. Nelle botteghe dei vasai il tema dell’occhio di penna di pavone è in uso sia come soggetto iconografico principale, sia come motivo decorativo secondario. Si tratta di un tema di antica origine, diffuso in ambito medio-orientale, alludente al sole che nasce. Nell’occidente cristiano il motivo del pavone si diffonde ampiamente. legandosi a una serie di valori simbolici, tra quali la Resurrezione di Cristo. OSSIDAZIONE La combustione che avviene nella camera di cottura del forno in presenza di ossigeno. OSSIDO METALLICO Ossido basico, formato da un metallo e dall’ossigeno. E’ utilizzato come base per la preparazione dei colori e come colorante degli smalti, delle vetrine e delle argille. PORCELLANA Prodotto ceramico compatto bianco, e a volte traslucido se gli spessori sono sottili. L’impasto è costituito in gran parte da un’argilla purissima, il caolino, da argille plastiche bianche (ball-day, 5-15%) e da feldspati. La cottura avviene tra i 1250°C e i 1400°C. PORCELLANA (decoro alla) Tipologia di decorazione a leggeri ed eleganti elementi floreali a tralcio con piccole foglie ricurve e puntini in monocromia blu su fondo bianco, che si afferma dal XVI secolo, traendo ispirazione dal repertorio iconografico della porcellana cinese. PIOMBO Metallo pesante, duttile e malleabile. I carbonati e gli ossidi di piombo sono utilizzati come fondenti nella preparazione degli smalti (punto di fusione a 327°C). RAMINA Ossido di rame. E’ il più usato per ottenere il colore verde. Se cotto in atmosfera riducente diventa di colore rosso. RIDUZIONE La combustione che avviene nella camera di cottura del forno in un’atmosfera con limitata o nulla quantità di ossigeno. SMALTO Prodotto utilizzato per rivestire il corpo di un oggetto in terracotta. E’ vetroso, impermeabile, coprente, e a seconda della composizione può essere di diversi colori. SMALTO STANNIFERO Si ottiene aggiungendo una percentuale compresa tra il 4% e 15% di ossido di stagno alla cristallina, che diviene bianca e molto consistente. Lo si utilizza per la copertura dei biscotti. SPOLVERO Tecnica di trasferimento del disegno eseguito su supporto forato con tampone.
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA STAMPAGGIO Riproduzione di modelli con pressione dell’argilla in stampi predisposti (fornelli di pipa, statuine, fischietti, ecc.) sia ad una o due “valve”. TERRACOTTA Materiale colorato e poroso ottenuto dalla cottura dell’argilla a una temperatura in genere inferiore ai 1000°C. Il materiale cotto, detto anche biscotto (vedi), assume una colorazione rossa se l’impasto di argilla contiene minerali di ferro e la cottura è realizzata in atmosfera ossidante. L’eventuale presenza di calcio e la sua reazione fanno virare il colore verso tonalità chiare. TERRACOTTA INVETRIATA Tipologia di terracotta con rivestimento completamente vetroso, incolore o colorato. Il rivestimento si definisce vetrina ed è applicato per lo più dopo la cottura del biscotto. TERRAGLIA Argilla tenera, di solito di colore bianco, (caolino). Vedi: INGOBBIO SOTTO VETRINA. TERZO FUOCO Vedi “LUSTRO”. TORNIO Macchina composta da due ruote, una inferiore più grande e una superiore più piccola, unite da un asse centrale. Il vasaio lavora il blocco d’argilla posto sulla ruota superiore e imprime il movimento rotatorio alla ruota inferiore con la spinta del piede. TORNITURA L’atto della foggiatura a tornio. VERDE A RILIEVO Decorazione caratteristica della città di Viterbo, che si afferma nella prima metà del sec. XV, dove il decoro è eseguito con un forte strato di pigmento in verde ramina che, dopo la cottura risulta particolarmente rilevato. E’ possibile che si tratti di una imitazione locale della “Zaffera” (vedi). VETRINA La vetrina si otteneva mischiando una sostanza vetrificante, la silice, a sostanze fondenti come l’ossido di piombo, che doveva essere cotto e unito a una piccola percentuale di sale comune e di feccia di vino; il tutto era poi diluito con acqua. Si otteneva così una sostanza lattiginosa nella quale si immergeva l’oggetto. A 800-900°C la vetrina fondeva aderendo completamente alla superfice del biscotto. Una variante consisteva nel rivestire il biscotto con vetrina colorata son ossidi. ZAFFERA Tecnica decorativa utilizzata nell’area di Viterbo, in Toscana, a Faenza e Pesaro tra la fine del sec. XIV e la metà del sec. XV. Si tratta di oggetti con disegno in manganese e campitura in blu cobalto, particolarmente rilevato e che ha costituito la scuola della cosiddetta “Zaffera” (il cui termine pare provenga dall’arabo “Al safra” o, forse, dal colore dello “Zaffiro”). 124 * AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, pp. 137-139.
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