L’ EREMITA
di Francesco Campana
C'era un eremita che viveva in delle grotte su
una sperdutissima montagna in una regione desertica
disabitata. L'eremita si era recato lì la prima volta
perché era in una fase di crisi spirituale.
Da quel giorno andava spesso nel deserto per
meditare perché in quel luogo si sentiva meglio che
nelle città e in mezzo alla gente.
Un giorno l'eremita si era spinto più avanti del
solito e ad un certo punto iniziò a sprofondare in delle
sabbie mobili. Venne trasportato dalle sabbie mobili in
un complesso sistema di grotte e, imprigionato in quel
posto, con molta pazienza, riuscì a procurarsi il
necessario per vivere.
L'eremita era cieco per questo usava un bastone
e aveva un viscido e rosso basilisco che lo guidava.
Aveva una lanterna che illuminava le grotte buie e
scure in cui viveva, anche se lui non vedeva, ma in
compenso comprendeva meglio le cose, le persone e
poteva osservare ciò che nessuno poteva vedere con
gli occhi.
Appena giunto a terra, sentì strisciare un
basilisco sulla sua gamba. Con il tempo riuscì ad
addomesticarlo. Il basilisco lo guidava nelle grotte, lo
proteggeva dai pericoli e gli procurava il cibo.
Con la meditazione cresceva sempre più di
animo. Arrivò un giorno in cui, grazie al potere dello
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spirito, riprese a vedere, ma non era l'unica cosa che
aveva imparato a fare infatti era riuscito anche a capire
come ringiovanire.
E allora prese la decisione di ringiovanire fino a
undici anni per vivere un'infanzia normale dato che non
era mai andato a scuola.
Avrebbe iniziato la prima media a settembre. e
per fortuna Mancava un mese così egli poté imparare
quanto di necessario per affrontare l’inizio della
scuola.
Il gran giorno arrivò e l'eremita entrò a scuola un
po' spaventato. La scuola gli sembrava enorme e i
professori gli facevano una gran paura, ma era
tranquillizzato dal fatto che i suoi compagni
sembrassero simpatici. Lui si sedette in banco con un
certo Marco con cui fece presto amicizia.
La prof. Fece l'appello, l'eremita si era dato il
nome di Matteo perché non conosceva il suo nome
originale.
All'eremita piaceva la scuola e in quel momento
gli sembrava che avrebbe potuto trascorrere
un'infanzia normale, ma subito dopo si accorse che non
sarebbe stato così perché aveva appena letto nella
mente del professore di italiano senza neanche farlo
apposta.
Il professore aveva appena pensato "Allora quello
lì mi sembra bravo, quello no e quello invece? Non lo
so vabbè...".
Matteo poteva leggere nella mente dei
professori!!!
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Ovviamente lui non voleva farlo perché voleva
avere un'infanzia più normale possibile. Però sapeva
che se lo avessero saputo i suoi compagni lo avrebbero
usato per i loro scopi.
Doveva tenerlo nascosto, ma non ci sarebbe
riuscito per tanto!
Intanto cercava di non usare questa abilità, ma
come i ragazzini della sua età, ogni tant,o si faceva
prendere dalla tentazione e usava il suo potere.
Un giorno però, mentre parlava con il suo ormai
migliore amico Marco, gli scappò qualche parola al
riguardo del suo potere e allora subito Marco ne volle
sapere di più.
Marco non avrebbe mai tradito Matteo, ma Nicolò
aveva sentito tutto e, dato che non andava molto bene
a scuola, decise di convincere il suo compagno a
leggere nella mente dei professori.
Così avrebbe potuto sapere in anticipo la data
delle verifiche, chi voleva interrogare il professore e
quali temi avrebbero affrontato in classe.
Nicolò allora nei giorni seguenti cercò di
diventare il più possibile amico di Matteo per sfruttare
i suoi poteri a suo favore. Inizialmente funzionò; dopo
un po' però Matteo comincio ad accorgersi che c'era
qualcosa che non andava; in fondo Nicolò non aveva
mai cercato di fare amicizia con lui e come con lui con
nessun altro; che fosse veramente cambiato?
No, Matteo non la pensava così, c'era qualcosa
che gli sembrava strano.
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Nei giorni successivi gli vennero una marea di
dubbi "E se avesse scoperto il mio potere? No
impossibile Marco non lo racconterebbe mai in giro! O
forse sì?", pensava Matteo.
Quindi Matteo decise di allontanarsi da Nicolò per
non rischiare.
Ma Nicolò sapeva un'altra cosa segreta su
Matteo: portava sempre a scuola un serpente tutto
rosso nello zaino, il serpente che Matteo o meglio
l'eremita aveva trovato nella grotta.
Nicolò sapendo questo prese la decisione di
ricattare Matteo minacciandolo di rivelare ai professori
il suo segreto.
Quando Matteo ricevette il bigliettino con le
condizioni del ricatto, lasciò la scuola e tornò nel
deserto non volendo far barare nessuno.
Matteo si svegliò di soprassalto dalla voce della
mamma che stava dicendo: "È ora di andare a scuola!!!
Dai, Matteo, muoviti!".
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X
LA RUOTA
DELLA FORTUNA
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LA RUOTA DELLA FORTUNA
di Alice Zinnato
C'erano una volta quattro ragazze: Margherita,
Serena, Samantha e Martina. Erano ragazze speciali,
ma non lo sapevano. Avevano tutte dodici anni ed
erano in classe insieme. Erano molto amiche!
Un giorno andarono al parco, dove incontrarono
una strana ragazza. Era alta, magra, con un vestito
nero con delle stelline argento che non sembrava
nuovo. I capelli erano di color castano ed erano
trasandati, gli occhi quasi grigi e la faccia era di uno
strano rosato. Non sembrava molto amichevole e non
si capiva quanti anni avesse. Si avvicinò alle ragazze e
iniziò a parlare:"Buon pomeriggio. Voi siete Margherita,
Serena, Samantha e Martina?".
Martina disse:" Sì, chi lo vuole sapere?".
"lo sono Angelica, detta LA RUOTA", rispose.
"LA RUOTA?", disse Samanta.
"Ora non posso spiegarvelo, dovete venire con me".
"Scusa ma come facciamo a sapere che non sei
pazza?", chiese Serena.
"Penso che dovrete solo fidarvi", rispose lei. Si
lanciarono sguardi preoccupati, ma alla fine la
seguirono.
Lei le portò in un posto molto strano; non si
capiva bene dove fosse, ma si capiva che era molto
diverso dalle nostre città. Era grande e non c'erano né
case, né macchine e nessun tipo di inquinamento. Era
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verde pieno di colline e prati pieni di animali. La cosa
più strana di quel posto era che gli animali vivevano in
habitat che non erano i loro. Per esempio un leone non
viveva nella savana, ma viveva nella foresta al posto di
un lupo che quindi viveva nella savana. Quel posto era
quasi un altro mondo. Le ragazze non si ricordavano
neanche come erano arrivate lì.
Ma LA RUOTA glielo spiegò:"Vi ho messo su una
macchina del teletrasporto per altri universi e siamo
arrivati!".
Serena la attaccò: "Tu sei pazza! Hai portato
quattro ragazze di dodici anni in un altro universo!".
LA RUOTA le disse:"Calmati Serena, voi non
siete solo ragazze di dodici anni, voi siete speciali!
Avete dei poteri straordinari!".
Serena disse rivolgendosi alle altre, parlando in
una lingua che avevano inventato loro, almeno così
credevano, e difficile da decifrare: "Dovremmo credere
a questa pazzoide?".
"Certo che dovete credermi!", disse LA RUOTA un
po' arrabbiata.
Serena disse:" Come hai fatto a decifrare la
nostra segretissima lingua?!"
Essa rispose:"Non l'avete inventata voi! Sono
stata io! Ci ho messo quasi dieci anni! Voi mi avete
rubato la lingua!".
Margherita disse:"Impossibile! Noi non ti
conoscevamo e non abbiamo usato niente per decidere
le lettere e le parole!".
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Samantha aggiunse:" Mi è venuta un'idea! Al via
diciamo il nome della lingua che abbiamo inventato!".
"Giusto!" esclamo Serena.
"Uno...due...tre...VIA!: FORTUNA!!", dissero tutte
insieme.
"Non posso crederci! Avevo ragione!", disse LA RUOTA!
"In che senso?", domandarono in coro le ragazze.
"Siete le prescelte!".
"Le prescelte?", dissero di nuovo in coro.
"Si! Vi spiego, ognuna di voi ha un potere! Vi
trasformerete in cose fantastiche! Non chiedetemi cosa
perché non lo so! Al più presto sapremo cosa
diventerete! So che in questo universo, che si chiama
FREEDOM, c'è un libro che ci darà degli indizi per
trovare dei simboli sparsi in questa città, che si chiama
REVERSA".
"Fantastico!", disse Margherita.
"Quanto è grande questa città?", chiese Serena. LA
RUOTA rispose timidamente:"181,8 km2".
"Cosa?!", domandarono le ragazze in coro.
"Lo so è un po' grande!".
"Solo un po' grande?!", disse Serena.
"Forse un po' troppo grande!!!".
"Da dove cominciamo a cercare? E quanti indizi ci
sono?".
"Ci sono quattro indizi. Potremmo cominciare dalla
biblioteca! Seguitemi!".
Tutte la seguirono. LA RUOTA le portò in una
biblioteca molto strana: c'era, al contrario delle nostre
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biblioteche, un sacco di rumore e gli scaffali erano
sollevati a qualche centimetro da terra. I libri erano
vecchi e tutti con le copertine sciupate, le pagine
ingiallite e.… volavano! Appena LA RUOTA ebbe battuto
le mani, i libri tornarono ai loro scaffali e apparvero
come nuovi. LA RUOTA allora urlò:"LA LEGGENDA!" e
un libro sbucò da uno scaffale a sinistra. Il libro era
azzurro chiaro con uno strano stemma sopra: c'era una
specie di tronco posizionato su una mezza luna, con
sopra quella che sembrava una ruota parabolica.
Angelica disse: "Questo libro ci dirà tutto! Questa è LA
RUOTA DELLA FORTUNA! lo mi trasformo nella RUOTA
e, come sapete già, la FORTUNA è la mia e la vostra
lingua. Ecco perché siete le prescelte! Qui ci
dovrebbero essere altre quattro cose che non sono
disegnate. Nessuno sa cosa o chi sono, ma noi lo
sapremo tra poco, perché queste cose sarete voi!".
"Come siamo noi?!" dissero in coro le ragazze.
"Sì! Siete voi! Vedo che vi piace parlare in coro, molto
bene, perfetta coordinazione, servirà!".
"Io non mi voglio trasformare in qualcosa!", esclamò
Martina.
"Io sì! Non vedo l'ora di sapere in cosa mi
trasformerò!", disse Samantha.
"Questo è lo spirito Samantha!", disse LA RUOTA. Poi
continuò:" Se non vuoi non importa Marti, però sappi
che ti perderai una esperienza magnifica! E,
soprattutto, non farai felici le tue amiche!".
Martina ci pensò. Samantha, ad un certo punto,
disse:"Chi ci sta allora?" "lo!" esclamarono tutte in
coro. Sì, anche Martina! LA RUOTA aprì il libro e tutte
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sobbalzarono, infatti era scritto nella la loro lingua! Era
incredibile!! Tutte iniziarono a leggerlo. C'era scritto:
"Per coloro che credono o sanno di essere speciali. Chi
riesce a leggere questo libro è la prescelta e saprà in cosa si
trasformerà". Sotto queste parole c'era scritto:
PRIMA PRESCELTA: ANGELICA DELL' ELICA
SECONDA PRECELTA: SERENA BOGI
TERZA PRESCELTA: SAMANTHA CRISTOFORETTO
QUARTA PRESCELTA: MARTINA STARE
QUINTA PRESCELTA: MARGHERITA LEONE”.
Le ragazze erano sbalordite perché ogni volta che
una leggeva un pezzo delle prime parole, il suo nome
compariva nell'elenco delle prescelte. Erano estasiate
anche dal fatto che Angelica fosse una prescelta! Tutte
pensavano che lei fosse nata in quel posto, ma
evidentemente no.
"Vuoi dire che tu sei una prescelta?!", esclamò
sorpresa Serena.
"Sì! Ormai sono in questo posto da sei anni!".
"Quindi hai sedici anni!", disse Margherita.
"Esatto!", rispose fiera Angelica.
"Ma i tuoi genitori non si sono preoccupati?", chiese
Martina.
"No. Il tempo qui scorre diversamente! Sei anni qui
sono sei ore nel nostro mondo. lo sono cambiata a
FREEDOM ma sono rimasta uguale sulla terra! Quindi
io, in realtà, ho dieci anni!".
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"Quindi sei più grande di noi ma più piccola?", chiese
perplessa Samantha.
"In un certo senso sì!", esclamò Angelica. Riaprirono il
libro e continuarono a leggere. Era appena apparso il
primo indizio! C'era scritto:
"Questo indizio è per la SECONDA PRESCELTA, SERENA:
“Ti dico che la tua trasformazione avverrà in un luogo dove il
fuoco prevale su tutto e dove l'amicizia e la coordinazione saranno
fondamentali".
Appena Serena ebbe finito di leggere urlò:"So
dov’è!".
"Cioè?”, chiesero tutte in coro.
"Angelica, tu vivi qui da sei anni, c'è un vulcano?",
chiese eccitatissima Serena.
"Sì! È il vulcano BONECRUSHER! È il vulcano più
pericoloso di FREEDOM!".
"Non importa! lo mi trasformerò lì! Il libro ha detto che
amicizia e coordinazione sono fondamentali e noi siamo
tutte super unite e, ovviamente, ci sappiamo
coordinare perfettamente!"
"Giusto!", esclamarono tutte insieme. Allora partirono.
Arrivarono a BONECRUSHER dopo qualche ora. Il
vulcano è pericoloso perché è molto ripido e pieno di
sfide. Per esempio bisognava aggrapparsi a un ramo
che le obbligava a salire in catena umana cosicché
nessuna potesse cadere.
E un'altra sfida dove si metteva in gioco la
coordinazione. Bisognava saltare insieme su dei tronchi
altrimenti si affondava nella lava. Una volta arrivate in
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cima, c'era una fiamma che galleggiava nell'aria. La
fiamma cominciò a parlare:" lo sono lo spirito del
fuoco. Appena mi toccherai ti trasformerai in una
creatura fantastica. Avrai il potere del fuoco".
Serena guardò con incertezza le amiche che la
incitarono ad andare avanti facendo un gesto con le
mani. Lei andò avanti e la fiamma iniziò a girare su se
stessa. Appena il suo dito la toccò, Serena si ritrovo
immersa tra le fiamme.
Le sue amiche si spaventarono un sacco, ma poi
il fuoco cessò e non ne emerse Serena, ma
DIAVOLESSA! Le altre si spaventarono, tranne LA
RUOTA che non si era affatto stupita. DIAVOLESSA
iniziò a parlare: "Troppo bello !!". Non aveva la sua
solita voce ma ne aveva una molto grossa. Aprirono di
nuovo il libro sul quale apparvero queste parole:
"Questo è l'indizio per la TERZA PRESCELTA, SAMANTHA:
“Tu ti trasformerai là dove il sole è più alto nel corso della
giornata”.
Tutte ci pensarono un attimo poi a Samantha
venne un'idea:"Bisogna andare più a sud possibile!".
Si avviarono. Arrivarono dopo circa una
settimana. Quel posto si trovava in un luogo sperduto.
Faceva molto caldo e di animali non se ne vedevano
più. A pelo d'acqua l'aspettava un piccolo sole che
iniziò a parlare: "lo sono lo spirito del sole. Tu hai il
potere di governarmi e io ti sarò fedele, toccami e
diventerai la mia sovrana."
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Samantha lo fece e dopo poco fu trasformata
nella DEA RA. Era stupenda! Lo dissero anche le sue
amiche! Dopo aver ammirato per l'ultima volta la DEA
RA, le ragazze riaprirono il libro. Questa volta c'era
scritto:
“MARTINA, QUARTA PRESCELTA, questo indizio è per te:
Vai dove il caldo è soffocante".
Non ci volle tanto che Martina si avviò lasciando
in dietro le altre. "Marti dove vai?", le urlò dietro
DIAVOLESSA.
"Vado nel deserto!".
"Nel deserto? Sei pazza?!", le chiese Margherita.
"É lì che mi trasformerò”, rispose spazientita Martina.
"Bisogna girare sempre a destra!", disse LA RUOTA.
"Ok".
Arrivarono nel deserto dopo quelli che
sembrarono solo venti giorni. Erano tutte molto
stanche ed assetate, quando ad un certo punto videro
una luce quasi accecante. Le andarono in contro.
Quando la raggiunsero videro che era una spada che
brillava alla luce del sole. Martina la toccò e, anche lei,
venne abbagliata da un raggio luminoso. Si trasformò
in una SFINGE con un turbante in testa. Poi disse:" Mi
manca qualcosa". Prese la spada ed esclamò: "Ora sì
che va bene!".
Tutte si misero a ridere e riaprirono il libro e
lessero queste parole:
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"MARGHERITA, QUINTA PRESCELTA, questo è l’indizio per
te:“Dovrai superare una prova che si svolgerà nella casa dei rettili
più spaventosi e pericolosi”.
Iniziarono a camminare senza meta.
"C'è uno zoo a REVERSA?", chiese Margherita.
"Sì! È distante da qui solo pochi chilometri", rispose
l'esperta. "Ok, allora portaci!".
Arrivarono in uno zoo molto strano, infatti gli
animali uscivano dalle loro gabbie e si procuravano il
cibo da soli. Margherita si avviò verso un rettilario dove
si trova un simbolo galleggiante nell'aria. Quello era il
simbolo dell'ambulanza.
Il simbolo iniziò a parlare:" Tu avrai il potere
della guarigione". Sì, disse solo questo. L'ultima
prescelta toccò il simbolo e si trasformò in DUE
SERPENTI che formavano il simbolo della guarigione.
"Finalmente ci siamo trasformate tutte! Ora
dovete seguirmi!", disse LA RUOTA.
Arrivarono su una spiaggia e in quel momento la
DIAVOLESSA pensò:"Ma quanto cavolo è strano questo
posto?!!!!".
Angelica si trasformò nella RUOTA e andò in
acqua. "Salite!", urlò.
La FINGE salì all'apice della RUOTA, la
DIAVOLESSA andò alla sua destra, la DEA RA alla sua
sinistra e i DUE SERPENTI andarono nella parte più
bassa. LA RUOTA partì e le portò in un'isola che si
chiamava TAROCCLANDIA dove si trovavano tutti i
tarocchi possibili immaginabili.
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Fecero un giro panoramico, presto si alzò la luna
e LA RUOTA DELLA FORTUNA si avviò a riva. LA RUOTA
e le amiche si ritrasformarono in ragazze. Era il
momento di tornare nel mondo reale.
"Dono a ciascuna di voi un pezzo di specchio" disse
Angelica”, e continuò – “così potremo, in un momento
di necessità, ricomporre lo specchio e tornare qui a
REVERSA per aiutarci reciprocamente. Sullo specchio
apparirà il simbolo dell'amica che avrà necessità".
Si abbracciarono, unirono i frammenti specchio e
improvvisamente si ritrovarono tutte nel parco, tranne
Angelica, un po' frastornate ma sicure della loro
amicizia e del rapporto costruito con LA RUOTA.
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XI
LA FORZA
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LA FORZA
di Giulia Donati
Due amici andarono in montagna per rilassarsi
durante un fine settimana lungo. Ad un certo punto
iniziò a piovere in modo torrenziale. Cercarono di
montare le tende ma arrivò una violentissima raffica di
vento che le portò via.
Non potendo trovare rifugio, dovettero
costruirsene uno in cui passare la notte. Erano però in
disaccordo sul come. Il primo, molto forte, sollevò
alcuni tronchi, alcuni sassi pesanti e con essi si costruì
il suo rifugio, ma questo non resistette alle intemperie
violentissime e crollò, poiché era troppo rigido.
Il secondo amico, più intelligente, pensò a come
avrebbe potuto costruire un rifugio più resistente e
adatto a quella pessima situazione. Prese delle larghe
foglie e le legò tra loro per formare una rete; prese poi
dei rami ancora verdi e alcuni più secchi, li sovrappose,
intrecciandoli uno all'altro e li ricoprì con altre foglie. Il
suo rifugio, così costruito, resistette nonostante la furia
delle intemperie fosse notevolmente aumentata.
Questo ci svela il significato dell’arcano:
l'intelligenza, nella vita e negli imprevisti, vince sempre
sulla forza.
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XII
L’APPESO
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L’APPESO
di Matteo Broccoli
"Drinnn" la sveglia squillò. Era una giornata
normale come tutte le altre: andai a fare la mia solita
colazione, salutai mia madre e uscii di casa.
Prima di prendere l’autobus vidi sul Led Wall del
palazzo, lungo la via, un giornalista che stava parlando
del mio supereroe preferito: Wall Street. Diceva che
aveva salvato, da un palazzo in fiamme, un’intera
famiglia. Wall Street riusciva ad arrampicarsi sui muri e
aveva un’abilità pazzesca anche nel combattere con la
spada, che era indistruttibile. Presi l’autobus e mi
sedetti vicino a Timber.
Quel giorno aveva un’aria strana. Timber era un
mio compagno, ma non era esattamente un mio amico.
Lo guardai dal basso verso l’alto. Aveva delle scarpe
usurate, di un rosso sbiadito, i pantaloni erano tutti
bucati con qualche toppa, la sua maglia sembrava di
seconda mano ed era molto larga per lui come i
pantaloni e le scarpe. Aveva anche un grande zaino,
che però sembrava semi vuoto; Timber lo portava
sempre con sé e non si staccava mai da quello zaino.
Avrei tanto voluto sapere cosa ci fosse dentro!
La sua faccia sembrava quadrata ed il suo naso aveva
la forma di un uncino. Timber mi guardava sereno con
quegli occhi verdi brillanti; sembrava capire quel che
pensavo di lui. Dopo qualche altra occhiata, cercai di
rompere quel silenzio inquietante e gli chiesi se anche
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lui conoscesse Wall Street, visto che più o meno lo
conoscevano tutti ma lui mi rispose con un secco no.
Rimasi turbato per tutto il resto del viaggio; forse
avrei dovuto aspettarmelo, quel ragazzo era diverso.
Stava sempre in disparte da tutti; a volte usciva dalla
classe senza preavviso; non parlava mai con nessuno;
forse non aveva una famiglia. Ad ogni modo, c’era
qualcosa di strano in lui. Quella mattina era la prima
volta che gli parlavo.
Arrivammo a scuola, mi sedetti al mio banco, da
solo, e osservai Timber attentamente per tutto il
tempo. Sentii una vibrazione e lui proprio in quel
momento si precipitò fuori dalla classe. Faceva così più
o meno ogni giorno: usciva dall’aula e non ritornava.
Finito l’orario scolastico uscii da scuola e lo vidi
che stava camminando vicino al cancello. Decisi di
seguirlo e, in mezzo al rumore di San Francisco, riuscii
a sentire ancora quella vibrazione come in classe. Lui si
mise a correre. Facevo fatica a stargli dietro, poi girò in
un vicolo deserto.
Lo seguii e lo vidi togliere dallo zaino una spada;
la tolse dal fodero. Vidi una luce bianca intorno a lui. In
un attimo Timber era già in cima ad un palazzo e in
quel momento capii che Timber era Wall Street.
Ero sconvolto, non potevo credere che un
ragazzino delle superiori e mio compagno di classe
fosse Wall Street! Decisi di continuare a pedinarlo. Ero
molto stanco. Stavo per finire le mie forze quando lui si
buttò giù da un palazzo e s’ infilò dritto in un tombino.
Con qualche esitazione lo seguii.
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Finimmo entrambi all’interno di una fognatura
molto buia. Camminammo per un paio di chilometri,
poi Timber scivolò dentro a un tubo e ci ritrovammo
entrambi nel suo rifugio. C’era uno studio, una piccola
palestra illuminata da un lampadario molto grande a
due metri da terra e, al centro del covo, vidi un
manichino molto vecchio e lacerato in tutte le sue
parti.
Timber a quel punto si accorse di me; ne fu
dapprima stupito, poi mi scrutò a fondo e infine mi
diede una pacca sulla spalla. Mi disse: “Bene bene
Jack! Benvenuto nella mia piccola dimora. Mi hai
seguito e hai scoperto cosa faccio ogni volta che
sparisco dalla classe. La vibrazione che ricevo proviene
da un sensore collegato alla radio della polizia e mi
avvisa ogni volta che è segnalato un pericolo. Ora ho
due possibilità: o ti uccido, oppure tu mi devi aiutare a
combattere il crimine se riuscirai a superare una prova.
Dovrai sopravvivere contro di me combattendo con
la spada almeno per un minuto”.
Ero sconvolto, come potevo a riuscire a resistere
per un minuto in una battaglia con la spada contro un
supereroe ? Lui la utilizzava come se fosse un suo arto
per combattere nemici pericolosissimi ed io non l’avevo
mai nemmeno presa in mano!
Ma cosa potevo fare ? Accettai la sfida.
Mi diede una delle sue spade di allenamento e
iniziammo a combattere.
Iniziai a correre all’impazzata per tutto il covo e mi
cadde la spada. Timber era sempre dietro di me,
vicinissimo. Mi ritrovai sotto al lampadario e decisi di
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aggrapparmi. Lui mi vide e come un’aquila, che
adocchia a chilometri di distanza la sua preda e si
lancia in picchiata per prenderla, così fece Timber.
Appena mi vide rannicchiato sul lampadario fece
un balzo di oltre due metri, si lanciò e tagliò il filo di
ferro che lo collegava alla parete.
Naturalmente caddi a terra e il lampadario sopra
di me mi colpì in pieno; non riuscivo a rialzarmi, lui mi
atterrò di fianco mi guardò con disgusto, prese la sua
spada e preparò il colpo ma lo fermò poco prima che
mi colpisse. Lo guardai stupito e vidi che si mise a
ridere. Era una risata sincera, io mi alzai lo guardai e
lui mi disse divertito: “Davvero pensavi che ti avrei
ucciso? Volevo solo metterti alla prova, hai una certa
buona abilità nella fuga quindi saresti perfetto nell’
attirare e distrarre i nemici”.
Lo guardai incredulo, gli dissi che mi aveva
terrorizzato e che non doveva farlo mai più. Ma cosa
intendeva per “attirare i nemici?”
I mesi successivi furono fantastici. Io e Timber
sconfiggemmo un sacco di criminali e, anche se la
scuola non andava molto bene, adoravo il mio “lavoro”.
A mia madre avevo detto che ero stato assunto
per pulire le fognature. In fondo era vero perché oltre a
“attirare i nemici” per Timber, dovevo anche fare un
po’ pulizie nel suo rifugio, mettere un po’ di ordine. Lui
era davvero un disastro!
Anche io ero diventato come lui; qualche bugia
serviva a nascondere quello che facevamo perché
nessuno doveva scoprire chi eravamo!
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XIII
LA MORTE
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LA MORTE
di Maria Dembech
Quando noi pensiamo alla morte, pensiamo alla
mancanza, al dolore, alla tristezza e a volte anche alla
rabbia. Io immagino sia così: chiudiamo gli occhi e
vediamo il vuoto. All’inizio non capiamo poi arriva un
vento freddo forte che penetra nelle ossa. Vorremmo
che una coperta calda ci avvolgesse.
Il vento pian piano diminuisce la sua potenza.
Questo vento si chiama morte. Ormai c’è solo un
leggero venticello piacevole. Finalmente apriamo gli
occhi e vediamo un mare o un lago calmo, piatto e
tranquillo che mette inquietudine.
In questo mare o lago galleggiano delle mani che
sembrano chiedere aiuto e dei piedi rosei e pallidi. Poi
ci sono due visi, uno con espressione seria, mento
sporgente. Sembra essere un re o un principe perché
ha una corona preziosa in testa che schiaccia i capelli
ondulati. L’altro viso è quello di una donna con
sopracciglia, occhi grandi e un naso importante. C’è
anche un grosso scheletro dalle ossa grigiastre, lucide.
La sua faccia sembra essere contenta. In mano
tiene una falce dal tronco sottile e una lama tagliente e
appuntita. La morte, però, è una felicità per il defunto
perché le sue sofferenze sono finite. Ora si sente
meglio ed è sereno. Certo, di sicuro gli mancano i suoi
cari, ma tanto si è costruito una casa nei loro cuori.
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XIV
LA TEMPERANZA
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LA TEMPERANZA
di Damaris Verazumba
La temperanza ci fa sentire tranquillità, pace e
serenità. Il suo significato è quello che ci suggerisce la
capacità di controllare e mantenere nei giusti limiti il
soddisfacimento degli aspetti naturali.
La temperanza sul capo ha una pietra preziosa,
ha delle ali con ricami colorati, indossa un vestito rosso
lungo e pieno di perle; porta tra le mani due vasi pieni
d'acqua.
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XV
IL DIAVOLO
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IL DIAVOLO
di Sofiia Boyarchuk
C’era una volta una ragazza di nome Ludovica.
Un giorno decise di raggiungere un suo posto speciale
che si trovava in un bosco abbandonato. A lei piaceva
quel posto perché poteva stare un po' con se stessa,
riflettere, pensare, disegnare o scrivere le poesie. Il
più delle volte andava lì per nutrire degli animali
bisognosi di cibo o di acqua.
Un giorno, mentre stava finendo di nutrire alcuni
piccoli scoiattolini, notò dentro ad un albero un’animale
diverso da tutti gli altri, ma non si spaventò, perché
sapeva che ogni animale era bello nel suo genere.
Durante la settimana quell’animale veniva da Ludovica
tutti i giorni per aiutarla un po'.
Lui era simile ad un uomo, aveva un bel fisico,
era alto di statura e aveva lo sguardo molto
affascinante però aveva anche degli zoccoli ed era
molto peloso. Un giorno, durante uno dei loro incontri,
Ludovica, parlando, aveva scoperto che lui era un
DIAVOLO, cioè aveva lo spirito del male, il nemico di
Dio. Ludovica si spaventò così tanto che decise di non
vederlo più e così cominciò ad evitarlo.
Erano passati diversi giorni da quella decisione e
Ludovica conduceva tranquillamente la sua vita
quotidiana, quando all’improvviso lo incontrò
nuovamente. La ragazza si meravigliò quando,
avvicinatasi a lui, si accorse che stava piangendo…
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Diavolo le si avvicinò piano piano e le disse: “Tu
mi hai insegnato a vivere e ad amare la natura, il sole
e tutto ciò che ha creato Dio. Voglio anch’io godere
questa vita con te piena di colori e amore; voglio
abbandonare il mio io malvagio nel passato e andare
avanti solo con la luce”.
Ludovica lo abbracciò e dall’ora stettero per
sempre insieme.
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XVI
LA TORRE
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LA TORRE
di Samuele Torella
La torre di Fantastilandia era molto speciale per il
semplice fatto che in essa viveva il Re ed anche molto
importante a livello culturale perché era la torre più
antica del mondo.
Essa veniva considerata sacra perché aveva
ospitato i Re, che avevano cambiato la storia della città
tra cui il Re Andrews grazie al quale, la città era
riuscita a vincere la battaglia più importante che
avesse mai combattuto Fantastilandia contro
Zaiilandia.
Un altro Re importante, vissuto nella torre, era il
Re Ngolo, che aveva fatto ricostruire tutta la città,
aggiungendo i luoghi pubblici dove ci si poteva
incontrare e i bambini potevano giocare insieme. Il Re
Ngolo è stato anche il Re costruttore della torre, per
questo nel cortile centrale era situata una sua statua.
La torre era così grande che, per vederla tutta
nei minimi dettagli, ci si impiegava un giorno intero; si
pensi che il Re Ngolo, che visse nella torre per 50 anni,
non si ricordava tutte le stanze a memoria.
La stanza principale della torre era il salotto, la
più grande e all’interno si svolgevano tutte le cerimonie
reali (come l’incoronazione di un nuovo Re) e le
assemblee militari che si riunivano prima di partire per
la guerra. Altro luogo di rilievo era il giardino, dove si
celebravano tutte le feste importanti per la città di
Fantastilandia.
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Se qualcuno non aveva rispetto nei confronti
della torre, veniva punito con una multa salatissima e
con minimo di dieci anni di prigione, perché la torre era
un luogo sacro per gli abitanti di Fantastilandia e
quindi era come picchiare un Dio.
Un giorno si presentò davanti alla torre un uomo
di nome Fankstain, uno scienziato mal intenzionato,
(qualcuno nutre dubbi su come si sia potuto laureare),
che era stato invitato a uno dei banchetti come tutti gli
altri abitanti di Fantastilandia.
Arrivò con un kit completo per scienziati con
l’intenzione di mostrare il suo talento; sbagliò di
proposito l’esperimento e fece così esplodere la torre e
l’intera città di Fantastilandia. Sperava nella morte del
Re Arthur perché gli stava antipatico.
Arrivò il momento dell’esibizione di Fankstain;
prese il suo kit da scienziato, si mise la tunica e la
mascherina, allestì il tavolino con tutti i suoi strumenti
ed era tutto pronto per “l’attentato”.
Fankstain prese tre provette; in una mise il nitrato di
potassio, in un’altra il carbonio e nell’ultima lo zolfo
creando così la polvere da sparo.
Successivamente Fankstain unì la polvere da
sparo con la nitroglicerina, provocando così un vasto
incendio, che rase al suolo l’intera città di
Fantastilandia e causò molti morti tra cui il Re Arthur
odiato nemico di Fankstain.
Lo scienziato fu uno dei pochi sopravvissuti (ma
feriti); infatti conosceva la potenzialità distruttiva
dell’incendio e quindi indossò le protezioni appropriate.
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La torre cadde tra le alte fiamme, e il dottor
Fankstain venne messo in prigione per quindici anni.
Gli inoltre venne data una multa da dieci miliardi di
euro; per pagarla fu costretto a vendere tutta la sua
attrezzatura da scienziato.
I soldi della multa furono utilizzati per ricostruire
la città e fare di essa un museo a cielo aperto. Anche
oggi sui muri ci sono dei murales, che raccontano la
storia della città.
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XVII
LA STELLA
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LA STELLA
di Filippo Monaci
Samanta era la schiava del Faraone Cheope,
nonostante ciò riusciva a vivere una vita in serenità.
Non aveva un marito e dei figli; aveva una passione
per la scrittura nonostante non potesse praticarla e
viveva in una piccola casetta vicino alla residenza del
faraone a cui era molto legata perché proveniente da
una famiglia di schiavi famosi per la loro devozione nei
confronti dei faraoni.
Il suo lavoro consisteva nell’assistere il faraone
nelle sue attività più importanti. Era molto brava in ciò,
tanto che Cheope aveva deciso di farla passare dalla
classe degli schiavi a quella degli scribi conoscendo la
sua passione, nonostante tutto questo non si potesse
fare.
Il giorno deciso per il segreto passaggio di classe
sociale di Samanta venne celebrato con una piccola
cerimonia di invocazione agli dei benigni e di
benedizione da parte di Cheope.
Il pomeriggio seguente però terminò
tragicamente con la morte del faraone Cheope dovuta
ad una grave malattia, che si portava dietro da tempo
e di cui nessuno era a conoscenza in quanto non vi era
una cura adatta.
Samanta, quando venne a conoscenza
dell’accaduto, scoppiò in un enorme pianto di
disperazione e pensò che la sua morte fosse stata
voluta dagli dei per aver celebrato il suo passaggio di
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classe, rito proibito e contro la morale egizia; la
ragazza si sentì colpevole e decise di omaggiare al
meglio il faraone.
Samanta trascorse la stessa notte al fiume dove
era nata, riempì due brocche d’acqua come era suo
solito fare ogni sera per Cheope e celebrò un rito sacro
per lui che prevedeva l’immersione nel fiume; trascorse
l’intera nottata a pensare a lui e guardare il cielo cupo
ma contornato di stelle luminose.
Il giorno dopo si celebrò la morte del faraone con
un corteo funebre e la mummificazione del corpo per
conservare la sua anima per l’Aldilà.
Successivamente iniziarono i lavori nella necropoli di
Giza per la costruzione della piramide dedicata a
Cheope che serviva per celebrarlo e custodire il suo
corpo, i suoi organi e i suoi beni.
Samanta, devota a Cheope, decise di aiutare gli
schiavi nel portare il materiale necessario nel luogo di
realizzazione della piramide ma soprattutto si occupò di
abbellire la futura piramide con tutti i beni del faraone
lucidandoli e radunando anche gli oggetti appartenenti
ai suoi predecessori come il padre per ricordare tutta la
sua vita.
La ragazza chiese poi alla sua nuova classe
sociale, quella degli scribi, di realizzare delle tavolette
decorative nelle quali si narrava la storia del faraone
ma soprattutto le sue opere e battaglie più importanti.
Dopo alcuni giorni la piramide fu terminata grazie
al lavoro di migliaia di schiavi che lavorarono giorno e
notte e a Samanta per la decorazione dell’interno; ella
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decise poi di recarsi al fiume per onorare ancora il
defunto faraone.
Quella notte il cielo era illuminato da una stella
enorme e splendente, la ragazza dopo aver celebrato il
faraone osservò la stella sorridendo per la sua bellezza
e comprendendo che era la stella di Cheope illuminata
dalla sua anima giunta nell’Aldilà.
Da quella notte Samanta si reca spesso al fiume
per onorare il faraone e osservare la sua stella ma
soprattutto per ringraziarlo in quanto era riuscito a
farle realizzare il suo sogno di essere uno scriba.
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XVIII
LA LUNA
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LA LUNA
di Mattia Catania
Un giorno d' estate in una valle, c'erano due
castelli dove abitavano due re, Carlo e Augusto, che
erano molto amici ma avevano un qualcosa di speciale:
grazie alla luce della luna, da uomini potevano
diventare animali e viceversa; oltre a questo quando
erano animali erano praticamente imbattibili.
Carlo e Augusto andavano molto spesso in giro e
proteggevano i loro popoli dagli spiriti maligni: persone
cattive con i loro stessi poteri, che però potevano
anche controllare i fenomeni atmosferici.
Un giorno uno di questi cattivi, Frax, si presentò
con l'intento di sconfiggere ed eliminare Carlo ed
Augusto. Il piano di Frax era quello di spostare le
nuvole affinché coprissero la luna.
Frax ragionò tra sé: coprire la luna sarebbe stato
inutile visto che alle persone che si possono
trasformare da uomo ad animale e viceversa, quando
nascono, viene dato un frammento lunare. Questo gli
permette di trasformarsi anche di giorno, senza la
presenza della luna.
Frax ragionò ancora un po' e poi gli venne in
mente che avrebbe potuto rubare le pietre ma come
avrebbe potuto fare a prenderle? Pensò ancora un po' e
poi gli venne in mente che avrebbe potuto far piovere
in modo tale da formare un lago. Si sarebbe potuto
trasformare in una talpa e avrebbe potuto scavando
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seguire lateralmente dalla riva gli spostamenti e agire
di conseguenza.
Quest' idea convinse Frax che la mise in atto. Il
giorno dopo quando Carlo e Augusto si svegliarono,
videro il laghetto e, approfittando della giornata con il
sole alto decisero, di farsi un bagno.
Frax però pensò che stare sotto l'acqua sarebbe
stato pericoloso allora ricoprì il tunnel e decise di
trasformarsi in un’aragosta. Il giorno dopo Carlo e
Augusto tornarono al laghetto e videro l'aragosta, Carlo
capì dopo un po' che si trattava di Frax perché durante
il bagno volle fare un tuffo spericolato e si trasformò in
aquila andò in alto e scese in picchiata e durante la
discesa con la vista dell'aquila vide una cicatrice
sull'aragosta che riconobbe subito; era quella che lui e
il suo amico Augusto avevano inferto a Frax l'ultima
volta che si erano scontrati.
Carlo disse ad Augusto che l'aragosta che
avevano visto durante il bagno era Frax e che
conosceva il motivo della sua presenza. Voleva
distruggerli una volta per tutte. Era necessario
conoscere i piani di Frax . Il giorno dopo, finito il
bagno, per non insospettirlo, si sarebbero trasformati
in lombrichi e sarebbero andati da Frax senza farsi
vedere con lo scopo di scoprire quello che stava
tramando. Quando seppero tutto, tornarono a casa e
fabbricarono delle finte pietre lunari che il giorno dopo
fecero cadere durante il bagno.
Quando Frax se ne accorse, le prese subito e la
notte mise in atto il piano. Si ritrasformò e coprì la luna
con delle nuvole scure come la pece in modo tale da
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non far passare nemmeno il più piccolo dei raggi lunari
e poi urlò a Carlo e ad Augusto di scendere e aggiunse
che aveva anche le loro pietre lunari.
Carlo e Augusto si erano preparati una grossa
corda all'ingresso e poi in coro urlarono: “Ne sei
sicuro?”
Le porte si aprirono di scatto e ne uscirono due
levrieri con in bocca un'estremità della corda. Frax si
accorse che erano Carlo e Augusto e si mise a correre
nel tentativo di scappare, ma i due levrieri, Carlo e
Augusto, corsero intorno a Frax e riuscirono a
prenderlo, intrappolandolo. Si ritrasformarono e Frax
ancora a bocca aperta perché non capiva come
avessero fatto, avendo rubato loro pietre lunari. Le
pietre rubate da Frax erano false.
Carlo e Augusto dissero a Frax che, per essere
liberato avrebbe dovuto firmare un giuramento. Frax
avrebbe potuto utilizzare la pietra solo per scopi
benefici e nel caso il popolo di Carlo o Augusto si fosse
trovato in guerra Frax avrebbe dovuto affiancarli. Frax
accettò e firmò.
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