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Published by Guarda Sempre Avanti, 2023-07-13 04:35:05

Guarda Sempre Avanti

Guarda Sempre Avanti

Guarda Sempre Avanti 50 4) Giuseppe Dal Maso, Presidente dell’Ente Fiera di Vicenza, 1987-1992 Ex senatore e deputato della Repubblica, avvocato, esponente di spicco della Democrazia Cristiana, quando questa era il “il partito egemone” della politica e dell’economia italiana, più volte Sottosegretario di Stato con vari governi presieduti da Andreotti, Cossiga e Forlani. Un pezzo da novanta: specialmente dopo la morte di Bisaglia (altro boss) ed il ritiro di Rumor, divenne il politico più influente del Veneto. Fu nominato Presidente della Fiera di Vicenza, dopo una stagione disgraziata, contraddistinta da intrallazzi e pesanti deficit di bilancio. Fu lui a decidere di assumermi come Segretario Generale per rilanciarla, dopo una selezione nazionale condotta da Spencer Stuart. La nostra convivenza fu improntata sul rispetto reciproco, ma non vi fu mai un vero “innamoramento”, perché io non mostrai mai nessuna accondiscendenza verso i poteri locali (Comune in primis, CCIAA, Associazioni di Categoria) che cercavano di mantenere vive le “consuetudini” della vecchia gestione. Dal Maso tendeva sempre a trovare compromessi ed a smussare gli angoli. Fortunatamente, la mia gestione fu segnata da ottimi risultati e quindi prevalsi sempre sui miei oppositori. Lui stesso fu poi vittima della caccia alle streghe scatenata da Mani Pulite e si dimise “spintaneamente”, quasi contemporaneamente al mio abbandono della Fiera. Alla fine, risultò essere il migliore e il più corretto fra tutti gli amministratori. Rimanemmo in ottimi rapporti. Anzi, di più: lo invitai anche al mio matrimonio! 5) Last but not least, Anders Binnmyr, IKEA Russia (2002-2006) e AviaPark (2014-2015) Anders non era professionalmente un granché, era solo un esperto di costruzioni e di cantieri, ma è stata la persona in cui ho scoperto una determinazione assoluta (che ho cercato di assimilare) e un totale “disprezzo”, abbinato a coraggio, per le regole irrazionali in vigore in Russia (che ho solo in parte condiviso, perché i rischi erano comunque alti): quest’ultimo non era un suo difetto o una colpa, ma anzi si rivelò la chiave vincente per superare ogni ostacolo e realizzare un progetto unico a livello mondiale: investire 3 miliardi di US$ e realizzare 12 Mega Mall per un totale di 3 milioni di mq in soli 6 anni, in un paese arretrato, rozzo, corrotto, irrazionale e contraddittorio come la Russia post-default del 1998. Tutto fu reso possibile anche da autorità allora condiscendenti (e ignoranti) con un colosso come IKEA, da un disperato bisogno di attirare investimenti esteri, dalla imperante anarchia dell’intera società. Qualche esempio delle “anomalie’ in essere in Russia in quegli anni?? • Non esisteva catasto immobiliare. • Non esisteva un PRA, Pubblico Registro Automobilistico. • Non esisteva l’assicurazione auto RCA obbligatoria. • Non esistevano elenchi telefonici. • Non esisteva (di fatto) un Codice della Strada, le regole venivano decise dai poliziotti a seconda della “vittima” fermata. • Non esistevano rotonde per snellire il traffico agli incroci. Quando vennero introdotte, installarono anche i semafori, vanificandone così l’utilità! • Non esisteva la rimozione forzata delle auto e neppure i carri attrezzi. • Non esisteva un sistema bancario normato e controllato. • Non esisteva una protezione legale dei piccoli imprenditori, che potevano essere impunemente espulsi dalle proprie aziende da “raiders” (praticamente: pirati) protetti da magistrati corrotti, che garantivano una parvenza di legalità (esistevano veri propri tariffari con cui si compravano i giudici). • Soprattutto: le leggi in Russia esistevano ma erano scritte sulla sabbia e, come tali, manipolabili a piacere (n.d.a.: a distanza di venti anni, le leggi oggi sono cambiate: sono scritte ..... sull’acqua!) Un esempio? Eravamo nell’anno 2002 o 2003 (non ai tempi di Stalin....), quando un commando di circa 15 uomini mascherati e armati di mitra che fecero irruzione in un noto hotel su Leningradsky Shosse (arteria di primaria importanza) di comproprietà russo-svedese, spinsero fuori “seduta stante” i soci ed il personale straniero e presero possesso della struttura. Per sempre: e non vi fu mai un processo di questi delinquenti. Questo fenomeno dei “raiders” ebbe una particolare recrudescenza nella prima decade degli anni 2.000 e colpì soprattutto piccole attività come ristoranti e negozi di abbigliamento, aventi come vittime molti italiani che furono coinvolti nell’avviamento dei locali (per la loro notoria abilità ed esperienza) e poi furono estromessi “forzosamente” dai soci russi, non appena si avviarono verso il successo ed il profitto. Potrei andare avanti….ma equivarrebbe a sparare sulla Croce Rossa! Pochi anni dopo, nel 2014, la situazione era notevolmente peggiorata e incontrammo molti ostacoli con la costruzione di AviaPark, nonostante uno dei maggiori azionisti fosse Arkady Rotenberg, ricco oligarca, ex istruttore di judo e amico di Putin. Il tutto oggi (purtroppo) sembra appartenere alla preistoria. Comunque, “chapeau” ad Anders. TVB Nonno Franco


Guarda Sempre Avanti 51 8 Caro Nonno, Quali sono i ricordi più vivi della tua infanzia? Carissimo Rio, mentre comincio a scrivere questa storia ho circa 76 anni, quindi la mia infanzia (che considero terminata a 12 anni) è lontana da talmente tanto tempo che dovrò fare un notevole sforzo mentale per ricordarmi almeno le cose più importanti. Comunque, gli argomenti di cui posso e voglio parlarti sono ……. La Famiglia Io sono nato subito dopo la fine della IIa Guerra Mondiale, in un paesino sperduto fra le Alpi Marittime, in Piemonte, ma in pratica non lontano dal Mare Ligure, dove i tuoi bisnonni Piero e Pina si erano rifugiati durante il conflitto per sfuggire ai bombardamenti. Nonostante le difficoltà economiche che hanno dovuto affrontare, ho un ricordo vivo della armonia che ha sempre regnato in famiglia. Non ho memoria di litigi o frizioni o cattivi rapporti, né all’interno né verso l’esterno. Bisnonno Piero aveva potuto studiare solo fino alla terza elementare, ma era molto specializzato nel montaggio di impianti funiviari e teleferiche, un lavoro caratterizzato da lunghi periodi di inattività che pregiudicavano la possibilità di avere un reddito costante ed una residenza permanente. Mia mamma ha sempre badato esclusivamente alla famiglia, con una gestione molto parsimoniosa del (magro) bilancio economico. Fra il 1946, mio anno di nascita, ed il 1956 ci siamo spostati da Briga (Cuneo) ad Arma di Taggia (Imperia), a Castelnuovo Nigra (Torino), a Montignoso (Massa Carrara), sempre costretti a rincorrere un lavoro per mio padre. Vita non facile, senza mai un conto in banca, senza risparmi, senza vacanze, auto, divertimenti, pochi amici, ma dignitosa e rispettabile, grazie alla onestà e reputazione di Piero e Pina. Una famiglia comunque unita e felice, assistita dalla salute, che non ha mai perso la fiducia di migliorare e di cui il primo e maggiore beneficiario sono stato io, per tutto il tempo che sono rimasto a carico dei miei genitori (che purtroppo, non ho mai ringraziato abbastanza durante la loro breve permanenza in vita). Leggi e pensa: siamo partiti da lontano e gradualmente siamo cresciuti - come Famiglia Tollardo - fisicamente, culturalmente ed economicamente: guarda sempre avanti, ma non dimenticarti mai delle tue origini (anzi, vanne fiero). Agisci in modo che un giorno - anche fra cento anni - i tuoi discendenti possano guardare indietro e ringraziarti orgogliosamente per quello che tu e i tuoi genitori Neri e Ally avrete fatto per loro. La Scuola e gli amici (pochi) Dovrei cominciare dall’asilo, ma non posso: ho fatto un solo giorno di frequenza e devo avere spaventato le maestre al punto che hanno consigliato bisnonna Pina di tenermi a casa. Non che fossi ribelle o aggressivo, semplicemente io volevo stare a casa. E così fu. Dalle elementari in su fino alle medie invece tutto filò via liscio, perché ho sempre frequentato volentieri e con profitto: pur non essendo un secchione, ho sempre avuto risultati di eccellenza. Il frequente cambio di scuola e di città mi ha procurato problemi di ambientamento e rapporti a volte non facili con i nuovi compagni, ma mi ha insegnato a rendermi indipendente e auto-determinato, con riflessi positivi sul prosieguo della mia vita da adolescente e poi da adulto. Come si viveva negli anni 50/60 Sebbene fossi molto piccolo, ricordo bene le condizioni in cui si viveva negli anni dopo la fine della guerra nel 1945. Ricordo le strade non asfaltate, le corriere sgangherate, i treni a carbone con tre classi, le estati passate scalzi o al massimo con un paio di zoccoli (a settembre era un problema rimettersi le scarpe per tornare a scuola), le serate passate in casa ascoltando la radio, mentre Piero leggeva il quotidiano e Pina rammendava gli abiti consumati, mentre io andavo a letto alle 21,00 categoricamente. Ricordo le macerie non ancora rimosse delle case bombardate e i segni delle mitragliatrici su quelle che erano rimaste in piedi, le frequenti notizie di gravi o mortali incidenti per lo scoppio di bombe/residuati bellici, di cui erano in gran parte vittime ragazzini che giocavano nei campi o nei fiumi. Ricordo la spensieratezza della gente, in particolare quella povera, che si riuniva in balere all’aperto (spesso in cortili e aie agricole) e passava pomeriggi e serate mangiando, bevendo, ballando e dimenticandosi per qualche ora dei problemi quotidiani. Ricordo anche il 3 Gennaio 1954 quando iniziarono i programmi della RAI TV che segnarono la prima rivoluzione della società post-bellica, e ricordo che per poterli vedere bisognava andare all’unico bar del paese che aveva l’apparecchio TV e noi ragazzini andavamo in avanscoperta alle 20,00 per tenere il posto ai genitori che arrivavano alle ore 21,00. Ho un ricordo vivissimo della serata del Festival di Sanremo del 1958, quando vinse un semi-sconosciuto Domenico Modugno con una canzone rivoluzionaria che diventò poi una hit mondiale: Nel blu dipinto di blu (ossia: Volare). Per non parlare di telefono, elettrodomestici, riscaldamento, aria condizionata, automobile (e persino acqua corrente e servizi in casa) che poche famiglie avevano……


Guarda Sempre Avanti 52 Quando leggerai queste righe, ritornerai indietro di secoli rispetto a quello che ti circonda e forse farai fatica a crederci. Ma per me è come se fosse ieri e mi sembra di rivedere un film (fortunatamente a lieto fine). Tutto grazie alla tua domanda. TVB Nonno Franco 9 Caro Nonno, Sei più simile a tuo padre o tua madre? Carissimo Rio, la tua domanda è molto difficile e, per quanto mi sforzi, non ho una risposta univoca. Secondo me, io sono stato simile prima a mia madre, poi a mio padre e infine dissimile da entrambi. Tre fasi distinte, legate all’età ed agli eventi che hanno condizionato la nostra vita famigliare. Fase 1, va dalla nascita nel 1946 fino al 1965 (anno della mia emancipazione economica). Sono nato cresciuto sotto l’ala protettiva di mia madre, cui assomigliavo molto anche fisicamente: stesso ovale del viso, stessa fronte. Caratterialmente sono stato condizionato dal fatto che ero figlio unico e quindi oggetto di tutte le attenzioni di mia madre, che pur essendo persona equilibrata e responsabile, tendeva a preoccuparsi eccessivamente del mio benessere psico-fisico e ad invadere un po’ i “miei territori” personali. Niente di esagerato o morboso, ma che mi procurava qualche fastidio cui non mi sono mai del tutto abituato, pur rispettandola. Gli argomenti erano i soliti per quei tempi: la salvaguardia della salute, la paura di compromettere qualche ragazza, la reputazione di fronte ad amici e conoscenti, l’obbedienza incondizionata, l’osservanza religiosa. Mio padre era osservatore neutrale e interveniva solo in casi rari (legati soprattutto alla mia vera o presunta disubbidienza denunciata da mia madre). Mai niente di grave e veramente “doloroso”, tranne le cinghiate che ogni tanto prendevo. Mia madre era una donna integerrima, madre di famiglia esemplare, un po’ impulsiva, con cui non sono mai stato in profonda e sincera sintonia, seppure molto affettuosa (che si è ulteriormente allentata con l’avvento della fase 2) Fase 2, dal 1965 al 5 Febbraio 1971 Ottenuto il diploma, ho cominciato immediatamente a lavorare prendendo come esempio mio padre, cui volevo assomigliare per la sua dedizione, l’impegno, il rispetto che sapeva conquistarsi, ma con il mio dichiarato obiettivo di essere meno ingenuo di lui nei rapporti di lavoro (che lo hanno sempre negativamente condizionato) e quindi di ottenere grandi risultati in poco tempo. I miei rapporti con entrambi erano tranquilli e corretti, io assolvevo i miei doveri di figlio che vive in famiglia, ma scalpitando in attesa “uscire dall’uovo” (che mia madre percepiva istintivamente e non condivideva). Fino a che arrivò il 5 Febbraio 1971……. Fase 3, dal 5 Febbraio 1971 fino al 6 Maggio 1976. In quel lasso di tempo crollò tutto e la mia famiglia si dissolse, privandomi degli unici punti di riferimento su cui avevo impostato la mia vita. Una malattia con la morte a breve termine di mia madre e in contemporanea un grave incidente sul lavoro e la sofferta sopravvivenza di qualche anno di mio padre, nel giro di pochi anni distrussero la mia famiglia, costringendomi a diventare adulto e indipendente, solo ed impreparato. Da quel momento smisi di assomigliare e diventai un individuo a sé, permeato purtroppo di una grande rabbia contro tutto e contro tutti, che ha caratterizzato e condizionato i seguenti 20 anni, durante i quali ho vissuto molto, ho conosciuto molto, ho realizzato molto, ho sbagliato molto ed ho fatto tutto da solo, egoisticamente e pervicacemente da solo. Fortunatamente il bilancio finale sì è rivelato in ogni caso positivo e mi ha consentito di gettare le basi per la Fase 4, iniziata il 29 Settembre 1991, che continua con successo ancora oggi (ne parleremo in un prossimo futuro) grazie a tua Nonna Gloria e tuo papà Neri, che hanno cambiato la mia vita dopo i miei primi 45 anni. Adesso spero di essere diventato io un punto di riferimento cui assomigliare. TVB Nonno Franco PS: Da un punto di vista fisico/somatico, lascio a te giudicare a chi assomiglio, sulla base di alcune foto “d’epoca” che ho conservato e che allego....


Guarda Sempre Avanti 53 Ventimiglia 1940 Venezia 1950 Sanremo 1949 Sanremo 1949 Calabria 1942 Arma di Taggia 1952 1° Elementare Briga Marittima 1947


Guarda Sempre Avanti 54 10 Caro Nonno, Come hai conosciuto Nonna Gloria? Carissimo Rio, tua Nonna Gloria mi è carissima oggi, così come lo è stata sin dall’inizio. E quando dico “carissima” intendo sia sul piano sentimentale, che su quello economico! Anzi, all’inizio, soprattutto su quello economico. Partiamo dal lontano 1984. In quell’anno io e la mia prima moglie (Mao Lyn, cinese) ci trasferimmo da Torino a Treviso e prendemmo residenza in una bella villa con grande giardino, necessario per accogliere una coppia di bellissimi pastori tedeschi, che avevo fatto addestrare a Torino da un istruttore professionista e con cui avevo partecipato con successo a vari concorsi canini. Nonostante il trasferimento e la lontananza, mantenni contatti con l’istruttore, che si era dichiarato interessato ad acquistare dei cuccioli. Nella primavera del 1985 nacque una cucciolata e mi impegnai a vendergli due cuccioli (maschio e femmina, prima scelta) che in quel periodo valevano sul mercato un milione di lire ciascuno (nota: con quei soldi si comprava una piccola automobile). Finito il periodo di svezzamento, ci mettemmo d’accordo su prezzo e consegna ed il compratore arrivò a Treviso, con l’intento di fermarsi qualche giorno. Una sera ci demmo quindi appuntamento in centro città in Piazza dei Signori, dove in quegli anni esisteva un Piano Bar/Discoteca di moda (oggi sede della famosa Pizzeria Da Pino), cui mi presentai con mia moglie e all’interno trovammo l’istruttore/compratore che chiamerò Mister X (perché ne ho dimenticato il nome) in compagnia di una giovane pulzella (scoprii dopo che aveva 22 anni), carina, un po’ imbranata, con due spalle da gladiatore (ma era solo una imbottitura di cotone…) che aveva conosciuto da poco. Fu quella sera che vidi Nonna Gloria per la prima volta. Ci ritrovammo insieme ancora per un paio di giorni, dopodiché Mister X si profuse in molte promesse di ritornare presto a ritrovare Gloria (lungi dall’essere tua Nonna, ovviamente) ed a pagarmi i cuccioli. Normalmente non mi sarei fidato così ciecamente, ma vedendolo così interessato a tornare (!) mi fidai. In realtà, Mister X caricò in macchina i miei cuccioli, se li portò a Torino e ……. scomparve, assieme ai due milioni che avrebbe dovuto pagarmi. Quindi, in pratica, si può affermare che io abbia pagato a “carissimo prezzo” il primo incontro con Nonna Gloria che, fortunatamente, entrò nella simpatia di mia moglie (e poi anche nella mia…) e cominciò a frequentare casa nostra, prima saltuariamente poi semi-clandestinamente, poi ufficialmente, con esiti oggi noti a tutti. Morale. Se io non avessi avuto due pastori tedeschi (i cui nomi forse erano già una premonizione: Ras e Ria), io non avrei mai incontrato Nonna Gloria, non ci saremmo sposati, non sarebbe nato tuo papà Neri, Neri non avrebbe incontrato Ally e quindi non sarebbe nato quel miracolo della natura che sei tu, Rio! Viva i Pastori Tedeschi, anche quando non me li pagano! TVB Nonno Franco


Guarda Sempre Avanti 55 11 Caro Nonno, Cosa ricordi della prima volta che ti sei innamorato? Carissimo Rio, la risposta è: non me lo ricordo !!!!!! Ricordo però che la prima ragazzina che mi piacque si chiamava Flora e frequentava il cortile dove io giocavo, e su cui si affacciava un piccolo laboratorio artigiano in cui lavorava suo padre. Io facevo la prima elementare e lei era un po’ più grande di me. Era bellissima, mi pare. Non si può definire un innamoramento, ma certamente ha avuto un impatto notevole su di me, se me ne ricordo ancora dopo 70 anni. Al contrario di tutte quelle che sono venute dopo, di cui nessuna può vantare il titolo di essere stata la prima e/o di avere lasciato un segno indelebile. Fortunatamente, ciò che conta non è essere la prima, ma l’ultima…… Interpellare Nonna Gloria per conferme in merito. TVB Nonno Franco


Guarda Sempre Avanti 56 12 Caro Nonno, Quando hai deciso di avere un figlio e perché gli hai dato nome Neri? Carissimo Rio, io nel Maggio 1987 mi trasferii a Vicenza (da Treviso) chiamato a dirigere la Fiera di Vicenza, in qualità di Segretario Generale (si chiamava così la carica di Direttore Generale, perché era un Ente Pubblico). Pochi giorni dopo il mio insediamento, si tenne l’inaugurazione ufficiale di VicenzaOro, che tradizionalmente vedeva invitati molti notabili regionali ed anche nazionali, stante il fatto che si trattava di una manifestazione di risonanza mondiale che rifletteva la leadership della provincia di Vicenza quale primario distretto della produzione orafa e gioielliera. Quella edizione (per me la prima come responsabile organizzativo) fu aperta da uno dei potenti del partito democristiano al potere in Italia, Antonio Gava, allora Ministro delle Telecomunicazioni, alla guida di un codazzo infinito di politici e amministratori. Io ero ovviamente l’ultimo arrivato in mezzo ad un esercito di pescecani, sconosciuti e mediamente arroganti. Fra i tanti presenti invitati, ebbi l’occasione di fare la conoscenza con un signore anziano, con i capelli bianchi, riservato, elegante ed affabile. Fu un incontro formale e superficiale, ma fu l’unica persona che mi rimase impressa, fra i tanti “presenzialisti” in cerca di visibilità pubblica e mediatica. Poco tempo dopo venni a sapere che si chiamava Neri Pozza e che si trattava di un vicentino doc, letterato, poeta, scrittore e titolare di una piccola ma prestigiosa casa editrice, la omonima Neri Pozza Editore. Sia il nome patronimico, molto raro, che la sua figura di intellettuale/imprenditore lo resero ai miei occhi ancora più interessante. Pochi mesi dopo, Settembre 1987, si tenne l’inaugurazione della versione autunnale della Fiera dell’Oro, Orogemma, e alla sua inaugurazione mi ritrovai a fianco di Neri Pozza. Questa volta, volutamente, cercai di intrattenermi più a lungo e direttamente con lui: fu sufficiente per rendermi conto di avere di fronte un “numero uno”, per cultura, educazione, spessore intellettuale, arguzia e carisma personale. Un vero colpo di fulmine. In quel periodo si era fatto più stretto il mio rapporto affettivo con tua nonna Gloria, anche se era ancora quasi agli albori. Fu comunque in quel momento che cominciò a farsi largo nella mia mente l’idea di “mettere la testa a posto” con una vera famiglia (dopo il fallimento del mio primo pseudo-matrimonio italo-cinese), fatta di una moglie e di un erede. Fu anche allora che mi ripromisi che avrei sicuramente ed esclusivamente chiamato un figlio maschio “Neri”, augurandomi che potesse nascere con qualità personali, intellettuali e comportamentali simili a quelle di Neri Pozza. Ne informai nonna Gloria, facendo presente che la mia era una scelta ferma e insindacabile. Non so quanto le sia piaciuto inizialmente e quanto “spintaneamente” accettò: ma ciò che conta è che accettò, per poi divenirne e restarne entusiasta. Da allora passarono ancora circa quattro anni, prima che il progetto “famiglia” diventasse realtà, con la nascita di Papà Neri nel Settembre 1991 ed il nostro matrimonio celebrato un anno dopo (che ha girato felicemente la boa dei 30 anni). Con Neri è iniziata forse una dinastia di nomi originali, inusuali, impattanti, significativi e non banali, che continua con Rio Michelangelo. Starà a tuo papà Neri e poi anche a te continuare……. TVB Nonno Franco https://it.wikipedia.org/wiki/Neri_Pozza https://neripozza.it/storia PS: Non ebbi modo di ringraziare Neri Pozza per la sua ispirazione. Morì nel 1988.


Guarda Sempre Avanti 57 13 Caro Nonno, Cosa hai provato quando è nato mio papà Neri? Carissimo Rio, nascere è la cosa più naturale che contraddistingue la nostra vita di esseri umani da migliaia di anni, dovremmo essere abituati e, invece, rappresenta sempre un avvenimento straordinario. Raramente, e per pochi fortunati, la nascita del primo figlio diventa una esperienza incomparabile. Io sono uno di loro. La apparizione di tuo papà Neri nella nostra vita di genitori è stata unica in parte perché è stata da noi programmata, ma soprattutto grazie al fatto che si è rivelato subito un figlio con qualità fuori dal comune, facendo nascere in noi il dubbio se mai saremmo riusciti a farne altri anche solo simili. Noi ci siamo fermati, ma speriamo invece che papà Neri e mamma Ally vadano avanti con la certezza di generare altri straordinari eredi (i vostri “geni” sono giusti). Detto questo, desidero spiegarti il motivo per cui la nascita di tuo papà ha rappresentato la svolta unica, decisiva e più importante della mia vita. Tutto comincia il 5 Gennaio 1971 e si conclude - in gloria, di nome e di fatto - il 29 Settembre 1991. La prima data segna la distruzione di fatto della mia famiglia (te ne ho già parlato), intesa come quella da cui sono stato generato ed in cui sono cresciuto: pur essendo i miei genitori sopravvissuti ancora per qualche anno, la famiglia si è dissolta quel giorno traumaticamente e irrimediabilmente, senza che io potessi in alcun modo porvi rimedio o solo parziale sollievo per loro (e anche per me). Da questa situazione è nata una grande rabbia ed una frustrazione interiore, che mi hanno posto in rotta di collisione con tutto e tutti, non in maniera violenta o aggressiva, ma fredda, distaccata, asettica, senza slanci emotivi verso gli altri, priva di vere emozioni. Tutto questo non ha affatto condizionato o rallentato la mia voglia di vivere, di conoscere, di imparare, di creare ma, troppo spesso, il tutto è avvenuto in maniera irrazionale, disordinata, senza un traguardo prefissato: la rabbia latente per quello che avevo perso non mi ha con- sentito - per circa venti anni - di individuare dei valori che dessero un senso ad una vita intensissima, ma di fatto senza una meta, aldilà di tante esperienze, cono- scenze, soddisfazioni, riconoscimenti che provenivano tutti dall’esterno. Non ho mai potuto portare a casa nulla di tutto quello che ottenevo, a chi avrebbe potuto essere fiero di me e invece non c’era più. Anche il primo matrimonio fallimentare (di cui sono stato certamente il primo responsabile) è stato sia causa che effetto del mio vuoto interiore ed ha contribuito negativamente. Tutto questo è andato avanti per anni senza significativi miglioramenti, nonostante avessi da tempo superato i quaranta e avessi acquisito maggiore maturità e responsabilità. Sono certo che nulla sarebbe cambiato se non avessi incontrato quella “santa” (esagero un po’…) di tua nonna Gloria che, molto gradualmente, mi ha reso più umano e malleabile, sino al punto di convincermi a riunirci in un unico nucleo famigliare, fatto però inizialmente di solo due persone. Ci sono voluti altri cinque anni per arrivare a programmare la nascita di tuo papà Neri, con il ragionevole presupposto che io potessi diventare un papà sentimentalmente e affettivamente normale, finalmente ritornato in pace con il mondo! Ecco, questo è quello che ho provato il 29 Settembre 1991: mi sono reso conto che tuo papà Neri aveva fatto un doppio miracolo. Aveva dato - finalmente - un significato alla mia vita, a quella di Nonna Gloria ed aveva creato una nuova famiglia. Contemporaneamente, aveva contribuito a riunire spiritualmente quella costituita dai bisnonni Piero e Pina che, mi piace pensare e sperare, possano da lontano essere orgogliosi dei loro eredi Franco, Neri, Rio e …….di chi verrà! TVB Nonno Franco PS: Dopo la nascita di tuo papà a Bassano del Grappa, io sono andato tutte le sere a trovare in ospedale Gloria e Neri e per una settimana ho cenato al Ristorante Belvedere, pasteggiando - da solo - sempre con Champagne (Ruinart, of course). Questo ti dà un’idea di cosa ho provato?


Guarda Sempre Avanti 58 14 Caro Nonno, Quali sono i tuoi ricordi preferiti della infanzia/gioventù di mio papà Neri? Carissimo Rio, questa domanda è un invito a nozze. Potrei scrivere un intero libro, tanti sono i ricordi (e tanto intensi) che si accavallano nella memoria, al punto che devo fare un grande sforzo per sceglierne solo alcuni (per ragioni di spazio). Ne elenco quindi solo dieci, certamente significativi, ma che non rappresentano una classifica di gradimento (sono tutti commoventi, almeno per me) e che soprattutto non vogliono porre in secondo piano quelli esclusi (di cui parleremo spero un giorno a voce……). Li espongo pertanto in ordine vario e lascio alla tua sensibilità il piacere di percepirne la profondità. ASILO di CREAZZO Dobbiamo tornare indietro agli anni 1994-1995, quando tuo papà Neri aveva 3-4 anni e lo iscrivemmo all’asilo di Creazzo dove abitavamo, vicino a Vicenza. Un ambiente piccolo ma accogliente, al centro del paesino, a metà di una strada in salita, non lontano da casa ma che comportava la necessità di portarlo e riprenderlo in auto. Cosa che facevo io ogni mattina, prima e dopo il mio lavoro in ufficio in centro città. I primi giorni non furono facili, poiché era la prima volta che tuo papà Neri si staccava da noi genitori e ovviamente si sentiva sperduto. Fortunatamente ha amato da subito il nuovo ambiente e la compagnia, gli amici, il gioco, la curiosità hanno preso il sopravvento sulla nostalgia di casa e lo hanno reso felice della nuova esperienza. Ricordo, infatti, che quando lo portavo alla mattina, dopo un caldo abbraccio ed un bacio, si catapultava gioiosamente dentro e apparentemente si dimenticava di tutto il resto durante la sua permanenza in asilo. E questo mi sollevava dal latente rimorso di lasciarlo solo. Il momento però che ricordo in maniera indelebile era quello del mio ritorno alla fine del turno giornaliero, per riportarlo a casa. Senza eccezioni, quando io arrivavo tuo papà Neri non era dentro a giocare o esercitarsi, ma era con il naso incollato alla finestra che si affacciava sul cortile dove “sapeva” che io avrei parcheggiato, e da cui non si muoveva fino al mio arrivo. A volte succedeva che ritardassi qualche minuto e che le maestre lo stimolassero a ritornare con gli amici. Niente. Non ha mai saltato un giorno e mi ha sempre aspettato, con i suoi grandi occhi ansiosi ed i capelli ricci stampati sul vetro. TORNEO CEESA a VARSAVIA Siamo nell’anno scolastico 2003-2004 e tuo papà Neri fa parte della squadra di calcio della Anglo American School, e come sempre è il più piccolo e più giovane. La AAS fa parte del circuito CEESA (Central & Eastern European Schools Association), che organizza ogni anno un torneo europeo fra tutte le squadre associate e quell’anno viene scelta Varsavia come sede.


Guarda Sempre Avanti 59 La scuola chiede a noi genitori il benestare per la trasferta da Mosca, che ovviamente e orgogliosamente diamo e la squadra parte per diversi giorni, accompagnata da docenti e allenatore. Ma noi eravamo ansiosi e curiosi allo stesso tempo e quindi decidemmo, senza avvertirlo, di andare a Varsavia e fare il tifo per loro (e per lui). E fu una grande sorpresa rivederci tutti insieme, che purtroppo non fu coronata da un successo sportivo, in quanto AAS arrivò in finale ma perse di misura: ricordo ancora la delusione scritta in faccia a tuo papà. Delusione che fu dimenticata e superata nel torneo del 2007-2008, quando AAS vinse il “titolo” europeo” e Neri fu nominato MVP (miglior giocatore del torneo). CICLISMO In una famiglia che ha praticato ciclismo a livello agonistico per oltre venti anni (Nonna Gloria e due zii di Neri), anche tuo papà non poteva sfuggire alla tradizione e di sicuro non gli è dispiaciuto, sia perché si divertiva sia perché era bravo! Ricordo bene le tre gare cui ho assistito personalmente, credo nel 2000 e 2001. La prima gara corsa da Neri si tenne al Lago delle Bandie, vicino a Treviso, su un circuito molto bello intorno ad un lago artificiale, quasi tutto pianeggiante e con una sola rampa assai difficile, da percorrere più volte. Nella foto allegata vediamo Neri al centro tirare il gruppo proprio sulla salita; poco dopo cadde in curva (senza farsi male, ma perdendo un po’ di terreno), si rialzò furente e in poche centinaia di metri riprese la testa. Alla fine, si classificò terzo, quindi premiato sul podio con relativa coppa. Un grande risultato al suo esordio. La seconda gara cui ho assistito si tenne vicino a San Vendemiano, un circuito collinoso e impegnativo, percorso da Neri sempre nelle prime posizioni, per poi lanciarsi in uno scatto solitario all’ultimo giro e arrivo vincente in solitaria. Grande. La terza si tenne in notturna nella Bassa Padovana, ed era un circuito in cui si dovevano effettuare tre giri, con volate ad ogni passaggio ed assegnazione di punti ai primi tre classificati. Tuo papà arrivò Terzo, Secondo e Primo in ciascun passaggio e conquistò la vittoria. Un vincente nato. CLUB MED METAPONTO Correva l’anno 1998 e andammo a fare una vacanza al Club Med di Metaponto, sul Mar Ionio, in provincia di Matera. Villaggio turistico bellissimo, molto attrezzato, mare, piscina, giochi, intrattenimento per grandi e piccoli, alloggiamo in piccole villette a qualche minuto dal centro. Tutto recintato, sicuro, tranquillo, ideale per famiglie con bambini piccoli. Neri scorrazza tutto il giorno giocando e di sera si lancia sulla pista da ballo, al richiamo della musica e degli intrattenitori. Tutto fila liscio fino a che un giorno, a fine pomeriggio ed al momento di rientrare, Neri chiede di restare ancora un poco a giocare in piscina. Permesso accordato e rientro concordato per le ore 19.00. L’orario passa e non si vede nessuno, fino al punto che decido io di andare a cercarlo: e lo trovo ancora impegnato in salti e tuffi in piscina. Appena mi vede e soprattutto vede il mio sguardo, si avvia di corsa in costume da bagno verso il bungalow, mentre lo seguo con lo sguardo. Al mio rientro, capisce che tira aria di tempesta e cerca protezione presso la mamma, ovviamente.


Guarda Sempre Avanti 60 Senza dire una parola, io che non avevo mai dato una sberla a tuo papà (e mai gliene ne ho dato negli anni a seguire), gli ho letteralmente stampato tutto il palmo della mano sinistra (sono mancino) su una “chiappa”, praticamente a pelle, con tutta la rabbia che avevo. Il marchio della mano gli è rimasto impresso per tutta la vacanza come un timbro e da allora è tornato alla massima puntualità. Ho un ricordo indelebile di questo episodio e so per certo che anche Neri pensa la stessa cosa…. DIDATTICA A CASA Quando Neri aveva circa cinque anni, io passavo forzatamente giornate intere a casa, poiché attraversavo un periodo difficile per mancanza di lavoro. Nonna Gloria andava a lavorare presso la stireria di famiglia e quando Neri non andava all’asilo di Bavaria, restavamo soli a casa. È stato quasi spontaneo che decidessimo insieme di giocare con lettere e numeri. Nessuna intenzione di studiare ed imparare per forza, ma piacere di interpretare il tutto al pari di una sfida ed un gioco. Ciò che ricordo, e vedo ancora oggi, siamo io e Neri in braccio a me, seduti davanti alla grande scrivania di radica con computer, fax e telefono, e la mano di Neri che, prima guidata dalla mia e poi sempre più sicura, comincia a scrivere lunghe sequenze di “abcdefghilmnopqrstuvz” e di “12345678910”, poi brevi parole, poi semplici operazioni aritmetiche (con dimostrazioni pratiche che ne rendessero facile e divertente la logica). In pratica, in pochi mesi, Neri imparò a scrivere ed a “fare di conto” meglio che frequentando la scuola. Fortunatamente, la maestra d’asilo di Neri se ne accorse e ci raccomandò di iscriverlo direttamente alla seconda elementare (nel 1997, a sei anni), previo il superamento di un esame di ammissione (che saltò a piedi uniti e bendato…). Il primo di tanti traguardi raggiunti e superati da tuo papà nella sua carriera scolastica. DISCORSETTI FRA UOMINI…… Ho già menzionato che non ho mai usato le mani per correggere i (pochi) errori di Neri, tranne in un caso. Quando capitava che Neri uscisse un po’ dai binari, ho sempre però ritenuto necessario intervenire, sia in casa che fuori. Ed è qui che ho sempre cercato di evitare a Neri rimproveri e richiami (che spesso in Italia diventano urla, epiteti, sberle) di fronte a persone terze, esponendolo a situazioni che lo ferissero oltre misura. Non so come sia nata l’idea, ma ricordo dove. Eravamo in Austria ed eravamo a cena con vari amici, tutti adulti: inevitabilmente Neri era a disagio (avrà avuto 8-9 anni) e dopo qualche tempo cominciò a scalpitare, andando però un po’ oltre il dovuto. Invece di redarguirlo e farlo tacere di fronte a tutti, mi alzai, chiesi scusa agli astanti e uscii con Neri in giardino, lontano da orecchie ed occhi indiscreti. Premettendo che lo consideravo ormai un ometto e che non volevo metterlo a disagio in pubblico, cominciavo così: … e adesso facciamo un discorsetto fra “uomini” ... e concludevo ammonendolo a non ripetere il suo errore. Da quella volta, la lezione ha sempre funzionato le (poche) volte che si è resa necessaria e credo che tuo papà abbia sempre apprezzato. FACCIATE CONTRO MURI E ASFALTO Ne ricorderò solo tre, in ordine di gravità, tutte fra i due e quattro anni, anche a beneficio di Neri e di tua mamma, affinché stiano più attenti di quanto abbiamo fatto noi nonni. Caduta n. 1: nessuna conseguenza seria, ma mento, naso e fronte ridotti come un pomodoro maturo passato su una grattugia, a causa di una caduta mentre Neri correva sull’asfalto ruvido del parcheggio del mio ufficio a Vicenza. Caduto con faccia avanti, senza nemmeno tentare di proteggersi con le mani. Caduta n. 2: in casa, contro lo stipite di una porta, mentre correva a rotta di collo da una stanza all’altra. Ricovero al pronto soccorso e dimissione con sei punti di sutura alla fronte. La cicatrice si vede bene ancora oggi. Caduta n. 3: eravamo a Parma a casa di amici, in una villa di campagna e mentre eravamo seduti in giardino, abbiamo sentito un tonfo: era Neri che durante una delle sue solite corse sfrenate (a quattro anni) in casa, andò a sbattere con lo zigomo sinistro contro lo spigolo di un baule. Due settimane di faccia deformata dal gonfiore e sei mesi di cura a base di arnica per fare riassorbire un ematoma profondo ed evitare di dover intervenire chirurgicamente “sulla guancia” per rimuoverlo! Problema lungo da risolvere, ma risultato perfetto. PS: Ci sarebbe da parlare anche di una pentola di minestrone bollente rovesciatasi sul viso di Neri, ma lo faremo un’altra volta….


Guarda Sempre Avanti 61 RECITE TEATRALI Tuo papà avrebbe avuto qualità e predisposizione per fare l’attore o l’intrattenitore, così come anche l’atleta, e lo ha anche dimostrato nei suoi primi anni (e so che anche adesso ama divertirsi da adulto, con gli amici). Il primo ricordo risale al teatro delle Scuole Canossiane di Treviso, dove partecipò alla parodia di una famosa trasmissione televisiva (credo: Striscia la Notizia), davanti ad un folto pubblico di genitori, scolari, suore, dirigenti. Carriera artistica stroncata sul nascere dal suo trasferimento a Mosca: la Hall of Fame di Hollywood ha perso un possibile protagonista…… Il secondo ricordo salta alla Scuola Media Costanza Vinci di Mosca: anche qui il copione e l’ambientazione sono simili, ma i protagonisti sono tre “rapper” che sono riuscito ad immortalare nella foto allegata. Grande successo di pubblico e di critica (dei genitori). Il terzo è l’impegno teatrale più significativo, nel vero grande teatro della AAS con pubblico cosmopolita e competente, nella recita di una commedia (non ricordo il titolo) di un Maestro quale Anton Cechov, i cui contenuti erano però alquanto libertini. Neri impersonava un giovane adolescente che veniva iniziato ai piaceri del sesso, dal padre che lo accompagnava in una casa di tolleranza e lo affidava ad una “esperta della casa”!!!!! Ricordo bene le risate del pubblico e la “grande” recitazione di Neri, che sembrava molto a suo agio nel ruolo assegnatogli. STUDI Dopo avere accennato al traguardo della scuola elementare, menzionerò con ritmo di cronaca serrata le altre tre tappe degli studi di tuo papà (senza commentare, altrimenti mi commuovo): 2008: Graduation alla Anglo American School di Mosca e conseguimento dell’ International Baccalaureate


Guarda Sempre Avanti 62 2011: Laurea 110 cum Laude alla Università Bocconi di Milano e “Valedictorian” alla cerimonia di laurea, come miglior studente del corso (leggi la lettera n. 49 a pag. 135, vi troverai un interessante aneddoto in merito) https://www.youtube.com/watch?v=CyIxpITKOzo&ab_channel=TheMouthOfTruth (Key Time starts at 3'15") 2012: Master of Science alla London School of Economics & Management e premio Antoine Faure-Grimaud, assegnato al miglior studente del corso. https://www.youtube.com/watch?v=NmSS_58clvI&ab_channel=TheMouthOfTruth (Key time from 36'30" to 36'55") Tutto completato prima di avere compiuto 21 anni. Tanta roba!!!!!!! VOLATE Quando ci penso, sudo ancora e mi viene il fiatone. Partivamo da casa nostra a Postioma Neri ed io in bicicletta, e andavamo un po’ attraverso stradine di campagna e po’ su quelle trafficate, fino a casa dei bisnonni ad Arcade, passando per paesini come Santandrà e Povegliano. In totale una decina di chilometri, tutti in pianura. Una passeggiata (o forse no?) Credo che abbiamo cominciato intorno all’anno 1997/98 e continuato fino al 2000. All’inizio, quando Neri aveva 6/7 anni, succedeva spesso che io dovessi spingerlo affinché non rimanesse indietro anche se, sono certo, non gli piaceva (mi ricordo in particolare il rettilineo di Santandrà). Ci eravamo abituati a fare la volata in prossimità dell’arrivo ad Arcade e inevitabilmente vincevo io (e anche questo non gli piaceva…). Ogni volta però le spinte diminuivano, la velocità aumentava, le volate diventavano più lunghe ed impegnative. Fino a che le spinte sparirono, le volate diventarono proibitive (per me) ed io dovetti arrendermi. Fu allora che Neri decise di andare a correre come un “professionista” e ... mi salvò dall’infarto! TVB Nonno Franco


Guarda Sempre Avanti 63 15 Caro Nonno, Quale è stata la parte più difficile nel fare crescere mio papà Neri? Carissimo Rio, questa è la domanda più facile che tu mi potessi fare! Non ho ricordi di avere mai dovuto affrontare momenti difficili legati alla crescita di tuo papà Neri. Io invece ho avuto solo un momento di dubbio personale quando ho dovuto decidere se andare a lavorare in Russia, perché questo comportava il trasferimento a Mosca (da un paesino sconosciuto chiamato Postioma) per tutta la famiglia con tutte le problematiche (reali e ipotetiche) ad esso legate. Mi riferisco al cambio di scuola, amici, lingua, cultura, abitudini, clima, ritmi di vita. Tutte cose alle quali io ero da sempre abituato, ma che rappresentavano una incognita sia per Nonna Gloria, che soprattutto per tuo papà Neri, che allora aveva poco più di dieci anni. Fortunatamente i dubbi furono risolti di comune accordo e credo di poter affermare che qualche sacrificio da parte di entrambi sia stato ampiamente ripagato dai risultati che alla fine sono stati raggiunti. La Russia è stata una lunga tappa di passaggio, impegnativa per Neri e non solo, ma decisiva per quello che sta facendo oggi e soprattutto per il domani della Vostra Famiglia. Adesso … Guardiamo Avanti! TVB Nonno Franco 16 Caro Nonno, quale è il tuo consiglio su come impostare la crescita dei figli? Carissimo Rio, domanda complicata cui cercherò di rispondere in maniera semplice e molto sintetica: poche parole per stimolarti a meditare sul loro significato. Esistono alcuni principi tradizionali di base su cui impostare la crescita dei figli per accompagnarli alla loro maturità, quali: Educazione Comportamentale, Disciplina, Obbedienza, Severità, Equilibrio, Studio, Amicizia, Empatia, Impegno, Curiosità Intellettuale, Ricerca, Analisi, Spirito Competitivo ecc. ecc. Tutti sono validi, ma nessuno di loro ha una valenza universale, ossia valida in qualsiasi momento, occasione, ambiente. Secondo me, il valore assoluto su cui plasmare carattere e mente dei figli che crescono, si riassume in una sola parola: RISPETTO declinato in due varianti indispensabili e complementari: • RISPETTARE GLI ALTRI • FARSI RISPETTARE DAGLI ALTRI • RISPETTARE GLI ALTRI riguarda tutto ciò che è esterno a noi stessi: persone, amici, famigliari, colleghi, avversari, idee, regole, leggi, regolamenti, usi e consuetudini, lavoro, aziende, beni materiali, religioni, culture, società, popoli. Rispettare significa studiare, conoscere, ascoltare, osservare, imparare….. per poter alla fine agire verso gli altri senza pregiudizi e condizionamenti, con la propria testa, in base a conclusioni meditate e quanto più possibile obiettive. • FARSI RISPETTARE DAGLI ALTRI significa pretendere che gli altri ci riservino lo stesso RISPETTO che noi applichiamo a loro. Entrambe le posizioni sono difficili da assumere e possono comportare problemi o sacrifici: ma sono imprescindibili. Qualsiasi cosa tu farai, chiediti sempre: - Sto rispettando gli altri? - Io vengo ugualmente rispettato? Poi agisci con freddezza e coerentemente con le TUE convinzioni. TVB Nonno Franco


Guarda Sempre Avanti 64 17 Caro Nonno, Quale è il tuo miglior consiglio quando si tratta di lavoro? Carissimo Rio, quando si tratta di “lavoro”, il migliore - anzi l’unico - consiglio che mi sento di darti è… Studiare, Studiare e ancora Studiare Sono del tutto certo che lo studio sia lo strumento migliore per avere successo nel lavoro, quale esso sia! Per essere più preciso, ti consiglio di: - Studiare con curiosità, con umiltà, con determinazione, con perseveranza, con passione, con gioia, con divertimento: considera lo studio non un mezzo, ma un fine, anzi IL fine. Soprattutto non considerare lo studio come un obbligo, ma un dono che ti consentirà di trasformare il tuo cervello (un grande hard-disc vuoto) in un supercomputer mai obsoleto, che potrai utilizzare e aggiornare per tutta la vita - Studiare non per diventare egoisticamente colto, ma per creare nuova conoscenza e condividerla, attraverso l’insegnamento, la ricerca, la sperimentazione, la scoperta, l’invenzione, il management, le attività imprenditoriali, politiche, sociali, artistiche: i campi di applicazione dei frutti dello studio sono praticamente illimitati e altrettante sono le opportunità che ti verranno offerte - Studiare senza mai pensare se ti aiuterà a trovare un lavoro, con la certezza invece che, studiando, sarà il lavoro che troverà te (con tutte le soddisfazioni morali e materiali che ne deriveranno) e ti porrà nella condizione privilegiata di “scegliere” la tua strada invece di “accettare” strade proposte da altri - Studiare tutto quello che puoi, anche quello che non ti piace: si può allenare anche il cervello, così come si fa con un muscolo. - Non studiare solo una materia, un settore, una scienza, una storia, una religione, una popolazione: fare studi multidisciplinari sia umanistici che scientifici, anche diversissimi fra di loro, ti farà crescere e ti sarà sempre utile. Un esempio eclatante ma non unico. Il secolo scorso ha visto un grande protagonista della cultura mondiale - Bertrand Russell - che è stato contemporaneamente un grande filosofo ed altrettanto grande matematico; due discipline apparentemente agli antipodi, ma evidentemente anche complementari, che lo hanno fatto entrare fra i grandi della sua epoca e non solo (a suo merito - nella sua lunga vita di quasi cento anni - va ascritta anche la fondazione della London School of Economics, che ha contribuito alla formazione di tuo papà Neri). Con parole più povere, studia TANTO e di TUTTO! • Non studiare per sapere, ma per capire: Emanuele Kant - attraverso la filosofia - insegnava ai suoi allievi a “pensare”, non a imparare il suo pensiero. • Non studiare per essere il migliore: sarà automatico che tu lo diventi • Non studiare solo se sei hai un IQ alto (anche se probabilmente lo avrai, considerati i tuoi geni famigliari): la storia è costellata di persone che hanno raggiunto traguardi straordinari, pur essendo persone ordinarie (così come è vero il contrario: tanti talentuosi sprecano il proprio potenziale e falliscono o al massimo rimangono nell’anonimato). • Non studiare per imparare ad usare quello che ti circonda: studia per capire cosa c’è dentro e dietro a ciò che ti circonda • Studiare per dare un senso alto alla tua vita e, in molti casi, renderla utile anche agli altri. • Studiare per costruire una tua ricchezza personale che niente e nessuno ti potrà mai portare via. • Studiare per essere più avanti rispetto agli altri • Studiare per imparare a dirigere, organizzare, pianificare, risolvere, prevedere, insegnare, correggere • Studiare per conquistare rispetto, considerazione, seguito personale, ammirazione, credibilità • Studiare per capire le persone e farsi capire da loro e quindi migliorare i tuoi rapporti con chi ti circonda • Studiare non per avere successo nella società, ma soprattutto per scoprire una fonte inesauribile di orgoglio e intimo appagamento per te e per le persone che ti sono più vicine. Spero di averti dato sufficienti argomentazioni e motivazioni per seguire il mio consiglio: se non fossi convincente (stante il fatto che io non ho studiato molto, purtroppo), fai affidamento sui tuoi genitori, che sapranno certamente integrare ed ampliare il mio consiglio, che è anche un grande augurio per il tuo futuro. TVB Nonno Franco


Guarda Sempre Avanti 65 18 Caro Nonno, Quali persone si sono dimostrate più gentili con te nella vita? Carissimo Rio, ho pensato per vari giorni a come rispondere a questa domanda, solo apparentemente semplice. In realtà mi accingo a rispondere senza avere le idee chiare, non so se sia perché ci sono state tante persone gentili nella mia vita (di cui non mi ricordo) oppure perché non ne ho conosciuta neanche una (il che è ovviamente impossibile). Il fatto è che la gentilezza vera è un valore talmente intangibile e fragile, che è difficile distinguerla dal formalismo esteriore e dalla piaggeria. Di questa seconda specie siamo circondati quotidianamente e ci viene proposta da molte persone per convenienza, per secondi fini, per fredda educazione: personalmente scivola via senza lasciare traccia e me ne dimentico subito. Cercherò quindi nei miei ricordi qualche persona, amico, collega o anche sconosciuto (escludo deliberatamente genitori, parenti e amici, per non fare torto a nessuno) che si siano dimostrati naturalmente e spontaneamente gentili di animo, di carattere, di cuore. Il primo che mi viene in mente era il mio maestro di quarta elementare Silvio Carlevato, a Castelnuovo Nigra vicino a Torino nel 1954/55: era una persona molto sensibile e paziente, oltre che essere un fine letterato (ho saputo dopo anni che aveva acquisito una discreta fama anche come poeta). Io avevo predisposizione per aritmetica e scienze, mentre ero un po’ allergico a lettura, poesia e recitazione, e lui si impegnò molto per farmi capire - con tanta pazienza - che invece erano molto importanti. In particolare, ricordo che scelse me ed una bambina compagna di classe e ci insegnò molte poesie e brani di romanzi, che ci faceva recitare salendo sulla cattedra, per essere visti e sentiti da tutti (eravamo molti numerosi, quasi 40 alunni in un’aula molto grande). Inizialmente, almeno io, ero recalcitrante e timido, ma il maestro Silvio ci convinse con molta gentilezza a diventare quasi veri attori; nel mio caso, fu molto utile per farmi appassionare a materie e argomenti che poi diventarono parte integrante della mia cultura personale. La seconda persona molto gentile con me fu la mamma di un mio compagno di scuola e grande amico ancora oggi, Giovanni di Montignoso, che aveva un nome molto strano, Fernisia, ed a me sembrava quasi una vecchia, pur avendo solo circa 60 anni: in realtà era invecchiata precocemente per la vita pesante che faceva da madre, da contadina, da pastora (sì, hai capito bene, pastora: avevano un grosso gregge di pecore e capre, oltre maiali, galline, conigli: una vera fattoria). Lei apprezzava moltissimo l’aiuto che davo al figlio che era stato bocciato due volte e che, dopo che avevamo cominciato a studiare insieme, si era appassionato allo studio con ottimi risultati: e quindi sua madre non sapeva come sdebitarsi per il “miracolo”. Ricordo gesti e suoni della Fernisia quando andavo a casa loro ed ero sommerso dalle buone cose, semplici e genuine, che preparava personalmente: ricotta, formaggi, latte di capra, torte pasquali dolci e salate, costicine di agnello, stinchi di maiale, conigli arrosto…… Quando andai via da Montignoso a scuola terminata per cominciare a lavorare a Trento, credo che abbia pianto per il distacco. E veniamo alla terza ed ultima persona gentile, Ria Camarda. Lei fu la mia segretaria a New York, prima con Pancaldi nel 1976/77 e poi con Nazareno Gabrielli dal 1979 al 1981; era oriunda italiana, perfettamente bilingue, nata nel Queens e in quel periodo credo che avesse circa 55/60 anni, divorziata con una figlia studentessa all’università. Mi fu raccomandata da un famoso avvocato italo-americano, George Pavia, e il lavoro che le offrii le consentì di porre fine a molte difficoltà economiche legate al suo divorzio. Inoltre, apprezzò molto la possibilità di lavorare con gli Italiani e per di più nel settore moda. In pratica, si creò in lei un grande debito di riconoscenza nei miei confronti, che non dimenticò mai in tutto il periodo in cui lavorò per me, impegnandosi costantemente e personalmente nel rendermi il lavoro facile attraverso il suo aiuto solerte e gentile. Fortunatamente fra me e lei c’erano quasi trent’anni di differenza, perché sono certo che nei miei confronti avesse non solo stima e affetto…. Lo dimostrò comunque inducendo sua figlia a fare quello che a lei sarebbe sempre stato proibito: presentarsi e farsi conoscere personalmente per frequentarmi in privato……. (e non fu affatto un sacrificio, per entrambi). Più gentile di così!!!!!!! TVB Nonno Franco


Guarda Sempre Avanti 66 19 Caro Nonno, Se dovessi tornare indietro nel tempo e cominciare una nuova carriera, cosa faresti? Carissimo Rio, la risposta è: studierei tutta la vita! Ancora una volta, la parola chiave è: Studiare! Lo farei non per me stesso, non per il piacere egoista di aumentare la mia cultura professionale o accademica. Lo farei invece per trasformare la mia conoscenza in una missione, in un lavoro, in un impegno costante di divulgazione e di trasformazione del mio “sapere” in benefici tangibili per tutti. Innanzitutto, comincerei da giovanissimo a considerare lo studio come un fine e non un mezzo per trovare un posto nella società: con una simile visione, sono certo che apprenderei con molto maggiore profitto, con piacere e con divertimento, trasformando il periodo scolastico (almeno fino al liceo) in una palestra per la mente e per il cuore, eliminando ogni venatura di costrizione, di obbligo di cui tutti i giovani studenti soffrono (anche quando studiano senza problemi). Inoltre, cercherei di studiare di tutto, di spaziare in campi e materie anche molto diverse, partendo però dai due saperi che sono alla base della nostra esistenza: Fisica (corpo e materia) e Filosofia (mente e spirito), con l’obiettivo di ricercare, scavare, risolvere i misteri del mondo reale che ci circonda e di quello immateriale, che solo il nostro intelletto può tentare di approfondire, capire, applicare. Io rispetto la moderna tendenza alle specializzazioni, che sono anche utili per alcune persone ed alcuni contesti sociali, ma che considero limitative, negative e penalizzanti per spiriti e cervelli liberi. Mi sforzerei di imparare sia attraverso i canali tradizionali che alternativi e innovativi e, contemporaneamente, vorrei poter insegnare ciò che imparo e sviluppo alle persone che vengono a contatto con me. < Il Pensatore di Auguste Rodin Vorrei – di fatto - fare lo studente e l’insegnante per tutta la vita, frequentando giovani studenti così come intellettuali e scienziati. Vorrei conoscere e lavorare con scuole e università, imprese private e istituzioni pubbliche, sempre e solo considerando il tutto alla pari di traguardi di apprendimento e di insegnamento, non come obiettivi materiali da raggiungere. Imparerei tre o quattro lingue (ma veramente bene, a fondo) e cercherei di ampliare anche geograficamente la mia sfera personale e professionale, per rendermi il più utile possibile anche dove altrimenti non potrei arrivare. Soprattutto eviterei di orientare i miei studi, a qualsiasi età, in funzione di condizionamenti economici, famigliari, politici, ambientali: obiettivo molto difficile ma superabile a condizione di avere livelli adeguati di IQ, di volontà e costanza, spirito di adattamento, rispetto e dedizione e partecipazione attiva alla vita comune. Sono convinto che la vita così impostata su studio e insegnamento, ricerca e sviluppo, partecipazione al miglioramento sociale, sarebbe molto produttiva e gratificante, sia emotivamente che materialmente. In una società odierna fortemente orientata al materialismo tecnologico spinto e ottuso, la mia visione può apparire utopistica. Ma io ci credo e, essendo evidente che per me è ormai irrealizzabile, mi piace pensare che tu o altri/altre che si affiancheranno a te in famiglia, possiate raccogliere questo sogno e renderlo realtà. TVB Nonno Franco PS: Last but not least: Chi studia non ha comunque il problema di rimanere senza lavoro. Siamo talmente ignoranti.....


Guarda Sempre Avanti 67 20 Caro Nonno, Quali sport hai praticato da ragazzo e poi da adulto? E quali erano i tuoi giochi preferiti quando eri bambino? Carissimo Rio, la risposta è breve: nessuno sport da ragazzo, poco anche da adulto! Alla base di questa inattività sportiva c’è probabilmente una mancanza di interesse congenita per le attività fisiche, perlomeno quelle spinte e agonistiche. Forse anche perché ho sempre privilegiato usare la “mente” piuttosto che il “braccio”. Ma questa è teoria, la realtà è molto più pratica e semplice da capire e cercherò di spiegarmi, facendoti una semplice cronaca di cosa ho fatto. GLI SPORT PRATICATI DA RAGAZZO? Calcio? Quello con la C maiuscola, con allenatore, squadra, divisa, scarpette? Mai saputo cosa fosse…. L’unico campo di calcio che ho calcato - poco - da ragazzo è stato quello della scuola dove facevamo ginnastica un’ora alla settimana. Dove ho abitato io non ne esisteva uno oppure era irraggiungibile. Ricordo invece interminabili partite giocate nel cortile (in cemento e, in estate, scalzi) della chiesa parrocchiale, con grande incazzatura del “pievano” (il parroco), che erano più scontri di “wrestling” che esibizioni calcistiche, improvvisati e mirati solo a prevalere e schernire i perdenti. Vai al capitolo GIOCHI e capirai. Anche volendo, era impossibile esprimersi o imparare a giocare. Tennis? Mai calcato un campo da tennis e mai avuto i soldi per iscrivermi ad un Club. Roba da ricchi. Nuoto? Sarebbe stato abbordabile economicamente, ma non esistevano piscine e la stagione estiva (quando ho avuto il mare vicino) era del tutto insufficiente. Ciclismo? Ho sognato a lungo una bicicletta da corsa, ma l’ho sempre vista da lontano (in realtà non ho mai avuto una bicicletta). Atletica leggera? Non ho ricordi di avere mai avuto una pista di atletica vicina a casa mia. Sci? Non avevo sci e attrezzature, neve vicina, mezzi di trasporto, mezzi finanziari: come potevo andare a sciare? Sport di élite (scherma, arti marziali, equitazione, vela, nautica ecc. ecc.)? Peggio che andar di notte……. LO SPORT DA ADULTO Più che di sport, si può parlare di attività sportiva amatoriale. Ho iniziato molto tardi, intorno ai 40 anni, quando ho cominciato a frequentare SPA e palestre in Italia, USA, Austria, Slovenia, Ungheria, Russia ma soprattutto quando mi sono comprato due biciclette, mountain bike e da corsa. Con la prima, in particolare, mi sono tolto parecchie soddisfazioni, su percorsi assai impegnativi sulle Alpi Trentine ed anche in Francia e Austria. Poi ho pensato bene di fare meno fatica e nel 2009 mi sono ricomprato una moto (se vogliamo considerarla un attrezzo sportivo), una Yamaha 1000 Midnight Star, ultima di una serie iniziata nel 1974 con la Guzzi California 850, e proseguita con una Honda Transalp 600 nel 1988. Poi, per pigrizia e per ragioni anagrafiche, ho venduto moto e biciclette.


Guarda Sempre Avanti 68 I GIOCHI? Passiamo a descrivere i giochi, con i quali ho trascorso il tempo libero per giorni, mesi e anni, esposti in ordine sparso. Quali giochi da bambino e ragazzo? Tanti! Credo che farai fatica a comprendere come e con cosa giocassimo noi bambini negli anni ‘50, tu che stai crescendo e crescerai in un mondo dominato dalla high-tech sin dalla prima infanzia. Invece di fare lunghe descrizioni scritte, ti faccio vedere alcune foto d’epoca, accompagnate da una breve didascalia, che dimostrano quanto i nostri giochi fossero soprattutto “di gruppo” e “di strada” e cioè esattamente quello che purtroppo non accade più. Tutto questo aveva risvolti positivi sul piano dell’amicizia personale, in quanto ci conoscevamo tutti e non vedevamo l’ora di finire di studiare o mangiare per stare insieme, ma anche rischiosi perché spesso facevamo giochi pericolosi (senza rendercene conto). Sono sicuro che, se tu avessi potuto partecipare ai nostri giochi giovanili, avresti apprezzato il fatto che durante tutto il periodo estivo, quando non si andava a scuola, eravamo quasi sempre scalzi, persino quando giocavamo a calcio sul cemento. Tu saresti stato sicuramente in prima fila (con grande gioia di tua Mamma Ally che ti lascia scorrazzare sempre scalzo)! CORRERE Sembra ovvio e banale, ma correre era divertente, salutare e …. non costava niente. Tanta corsa, ma per strade, sentieri e campi, non su pista (che non esisteva), per rincorrersi fra amici o squadre contrapposte di “avversari” improvvisati (magari imitando eroi di film o giornalini, con pistole e spade fatte in casa) e talvolta “incattiviti” da rivalità di quartiere (capitava anche a volte di scontrarsi a suon di “sassate” vere, e allora correre forte diventava essenziale). Oppure per fare gare e sfide, senza niente in palio. IL SALTO DELLA CAVALLINA Era semplice, ingenuo, affaticante, più divertente quando giocavano anche le bambine! I CARRETTI DI LEGNO FATTI A MANO Con tavolette di legno e quattro cuscinetti recuperati da qualche rottamatore di auto o moto. Assai pericolosi quando li usavamo in discesa: non avevano freni e frenavamo con le …. scarpe, con grande arrabbiatura della mamma.


Guarda Sempre Avanti 69 I MONOPATTINI IN LEGNO FATTI A MANO Vale quanto detto per i Carretti. LE BIGLIE DI VETRO Grande invenzione e grande divertimento, non solo per i collezionisti, ma soprattutto per chi le usava per gare varie di abilità. Le biglie più belle costavano e quindi per venirne in possesso occorreva vincerle su campo, colpendo quelle degli avversari con le proprie, proiettandole con un gioco di dita (pollice, indice, medio) e con buona mira. Ricordo di essere arrivato a possederne qualche centinaio, di cui alcune sembravano cristalli o pietre preziose. IL CERCHIO Ricavato da una vecchia bicicletta, veniva guidato con un bastone di legno e si usava per puro svago oppure per gare di velocità o di abilità su percorsi preparati. Semplice come la ruota!


Guarda Sempre Avanti 70 NASCONDINO Questo una volta era il gioco preferito dai giovani, fra cui si inseriva talvolta anche qualche adulto, perché era divertentissimo. In particolare, in estate e di sera: uno di noi doveva contare fino a 100, tutti gli altri si nascondevano. Stava al “cacciatore” allontanarsi dalla base, andare a cercarli, individuarli, tornare e toccare velocemente la base per farli prigionieri. Purtroppo per il cacciatore, se l’ultimo riusciva a non farsi scoprire e toccava la base per primo, il gioco ricominciava da zero, con grande scorno per il cacciatore. Si giocava per ore, sempre in strada: altro che TV, PC, play stations, FB e Twitter!!!! I TAPPI CORONA (della birra) ROVESCIATI E PERSONALIZZATI Si prendevano i tappi di birra o coca cola e si riempivano con sughero, stucco o altro per renderli più pesanti e stabili. In particolare, si personalizzavano con foto di sportivi e venivano sospinti con scatti delle dita su piste disegnate per terra, senza uscire di strada, senza tagliare il percorso (altrimenti si tornava indietro) e vinceva ovviamente chi arrivava primo, con meno colpi degli avversari. Si usava qualsiasi terreno che potesse assomigliare ad una pista obbligata. In estate ci si spostava sulla spiaggia, si disegnava una pista sulla sabbia trascinando un amico prendendolo per i piedi e si sostituivano i tappi con sfere di plastica. Pista diversa, divertimento uguale! GIOCARE A CARTE PER STRADA, SEDUTI PER TERRA Era adatto per i bambini più grandi, anche perché si cominciava a giocare non solo per divertirsi, ma per vincere qualcosa (se non erano soldi, erano biglie o figurine). Quando eravamo troppo giovani e non ci lasciavano entrare nei bar (anzi, nelle osterie), ci sedevamo sui marciapiedi o sui prati e giocavamo ovviamente come i grandi (scopa, scopone, tressette, briscola, tersilio cioè tressette in tre). Chi poteva permetterselo, giocava anche con soldi veri, magari a ramino ed a scala quaranta (roba da ricchi) ……


Guarda Sempre Avanti 71 LA CERBOTTANA Normalmente si prendeva il tubo di un vecchio lampadario, lungo circa 50 cm, vi si infilavano le frecce e poi si soffiava. Era una vera arma, con la quale facevamo la “guerra” (e qualcuno ne ricavava danni, specialmente agli occhi). Le frecce si facevano con ritagli di carta arrotolata a punta, che richiedevano una certa abilità per renderle aerodinamiche e veloci, sigillandole con la …. saliva! L’AUTOMOBILINA A PEDALI Un classico, tutti ne abbiamo avuto una, a volte anche usata. Ci faceva sentire quasi grandi…. IL MECCANO Un grande classico, non alla portata di tutti, anche se esistevano varie confezioni crescenti, numerate fino a 10, con cui si potevano assemblare costruzioni belle e impegnative. Io al massimo ho avuto il Meccano n. 4., con cui costruivo soprattutto camion e teleferiche….


Guarda Sempre Avanti 72 IL CALCIOBALILLA (o Biliardino) Ecco il gioco immortale, che piace ancora oggi dai 9 ai 90 anni. Anzi, è diventato oggi soprattutto per adulti, tanto che ne esistono campionati nazionali e internazionali. Io ero forte in porta, perché paravo tutto e facevo anche tanti gol. Al punto che i grandi mi chiamavano a giocare con loro. Non solo, quando capitava di mettere in palio soldi per il vincitore io, che non avevo mai una lira in tasca, partecipavo su invito e normalmente mi finanziavano i grandi, in caso di perdita. Ricordo che il gettone per avere accesso ai “palloni” di gioco costava 50 lire, che si giocava per ore (se non si perdeva) e che si facevano grandi sudate! IL CAVALLO A DONDOLO Un altro grande classico, sul quale abbiamo cavalcato tutti. Solitamente era il primo regalo importante che si faceva ad un bambino (maschio). Questo è di tuo papà Neri, è ancora qui, passa a prenderlo un giorno o l’altro! IL TRENINO ELETTRICO Anche questo veniva regalato ai figli, e poi usato soprattutto dai padri. Poteva diventare una vera passione, coinvolgente e…. molto costosa.


Guarda Sempre Avanti 73 SUONARE I CAMPANELLI Questa era una vera monelleria, più che un gioco. Consisteva nel suonare i campanelli di case sconosciute, aspettare che qualcuno rispondesse e poi scappare di corsa (senza farsi prendere e riconoscere, altrimenti a casa volavano sonori ceffoni). IL CALCIO “da” STRADA Altro che campi in erba, spogliatoi, docce, armadietti, scarpe chiodate, parastinchi, divise colorate. Si giocava ovunque, strade, piazze, prati, su sterrato o cemento, disturbando tutto il vicinato con il gran vociare e le pallonate. Segnavamo le porte con le cartelle, i libri, i cappotti, a volte le scarpe. Anche con una sola porta, se lo spazio era poco. Ore ed ore, senza interruzione, dimenticandoci di tornare a casa, fino a che arrivava la mamma con il frustino……


Guarda Sempre Avanti 74 RUBA FAZZOLETTO Gioco di riflessi pronti e movimenti veloci. Vinceva chi riusciva portare via il fazzoletto tenuto in mano da un arbitro, senza farsi toccare dall’avversario/a. IL SALTO DELLA CORDA Era facile e divertente, ma secondo me a adatto soprattutto alle ragazze. Non mi ha mai entusiasmato, ma serviva per stare insieme a loro! LA FIONDA Naturalmente era fatta a mano, dopo avere imparato la tecnica giusta: occorreva trovare un ramo perfettamente a forma di Y, tagliarlo con precisione, flettere i due rami, bloccarli con uno spago nella forma voluta, bagnarli e lasciarli essiccare perché diventassero rigidi, tagliare due strisce di gomma (da una camera d’aria di bicicletta), fissarle alle estremità della Y ed alla “sacca” dove si inseriva il sasso e voilà, la fionda era pronta. Per cosa? Per “sparare” a lucertole, rospi, uccelli, gatti, lepri, topi, ed a volte anche per fare guerra fra bande (pochi lo facevano, fortunatamente, perché era molto pericoloso). Eravamo un po’ crudeli? Forse, ma in quegli anni non esistevano animalisti, ecologisti, psicanalisti, e altri …isti misti! Esistevano invece molti poveri cristi ... basta guardare le foto!


Guarda Sempre Avanti 75 I TRAMPOLI Non erano alla portata di tutti, perché era difficile imparare (cosa che avveniva di solito dopo molte cadute). Ma una volta che sapevi come fare, era bello guardare gli amici dall’alto…. LE FIGURINE Last but not least! Le figurine erano ricercate da tutti, perché rappresentavano i nostri idoli del calcio o del ciclismo, si potevano collezionare comprandole, scambiandole o vincendole attraverso vari giochi. Ricordo in particolare “battimuro”: si tracciava una linea a 3-5 metri da un muro e, standole dietro, ciascuno lanciava la propria figurina verso il muro. Al termine dei lanci, chi si era avvicinato di più al muro si portava a casa tutte le figurine sul terreno. Quando si era in tanti, il bottino era grosso! Come vedi, Caro Rio, non ci mancava la fantasia: i giocattoli erano pochi, mentre i “giochi” erano tanti e coinvolgenti. Non occorrevano soldi, strutture, istruttori, attrezzi o divise. Se ci mancava qualcosa, ce lo costruivamo artigianalmente, a mano. E, soprattutto, ci divertivamo moltisssssssssimo! Ti auguro di impararne qualcuno anche tu… TVB Nonno Franco


Guarda Sempre Avanti 76 21 Caro Nonno, Quali sono cibi e bevande che preferisci? Quale sarebbe il tuo pasto preferito? Carissimo Rio, ho imparato con il tempo e le esperienze della vita che i cibi e le bevande che preferisco sono tutto ciò che mi toglie la fame e la sete. Tutto quello che eccede questa vitale necessità fa parte del superfluo che ci circonda e di cui non siamo più in grado di liberarci, prigionieri come siamo di consumismo esasperato. E non mi riferisco solo alla tavola ed al palato. In tutto ci vorrebbe maggiore equilibrio, fra ciò che è indispensabile e quello che invece è piacevole e gradevole, ma sostanzialmente inutile. Per quanto riguarda il pasto preferito, la risposta è: quello che farò domani……. TVB Nonno Franco PS: Detto questo, ammetto che esiste una cosa che preferisco di gran lunga sopra le altre: Nessuno è perfetto!


Guarda Sempre Avanti 77 22 Caro Nonno, Sei religioso? Sì o no, e perché? Carissimo Rio, domanda difficile, perché presuppone capire, credere e praticare una religione. Ho letto molte definizioni di essa, ma quella che mi ha colpito di più rimane quella famosa di Carlo Marx, di cui tutti ricordiamo solo il passo finale: …. «La religione è il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. È l’oppio dei popoli.» …. Ammetto che questa definizione mi affascina anche perché la spiegazione stessa è altrettanto difficile da capire quanto il suo oggetto, per la sua intrinseca profondità, ma la cui conclusione è limpida, semplice, univoca. Detto questo, non so da che parte cominciare a parlare di religione, e allora lo faccio in maniera dissacrante. All’attuale supermercato mondiale delle religioni si trova di tutto (fonte: ChatGPT) Religione Praticanti Origine Cristianesimo 2,4 miliardi Medio Oriente Confucianesimo 1,9 miliardi Cina Islam 1,8 miliardi Medio Oriente Induismo 1,2 miliardi India Buddhismo 500 milioni India Taoismo 170 milioni Cina Shintoismo 100 milioni Giappone Sikhismo 30 milioni India Mormonismo 16 milioni USA Sciamanesimo coreano 15 milioni Corea Spiritismo 15 milioni Francia Ebraismo 14 milioni Medio Oriente Caodaismo 9 milioni Vietnam Bahaismo (Fede Bahá'í) 7 milioni Iran Tenriismo 5 milioni Giappone Giainismo 4,2 milioni India Ceondoismo 4 milioni Corea Zoroastrismo 2,6 milioni Asia Centrale Hoahaoismo 1,3 milioni Vietnam Rastafarianesimo 1 milione Etiopia Wicca (neo-paganesimo) 800 mila (?) Gran Bretagna Scientology 500 mila (?) USA Druidismo (Modern Druidry) 30 mila (?) Gran Bretagna Come puoi capire, ci sono religioni per tutti i gusti e per tutte le stagioni (e quelle elencate non sono ovviamente tutte). E allora mi viene spontanea una prima domanda: Ma se esiste un Dio, ossia un essere soprannaturale che tutto può, tutto sa, tutto decide, tutto ha creato, perché l’uomo si affanna da millenni alla ricerca della sua comprensione e della sua misericordia ..... e invece di UNO, ne ha TROVATO (o INVENTATO) centinaia, anzi migliaia, tutti diversissimi l’uno dall’altro? Sono tutti sovrannaturali, onniscienti, onnipotenti? Tutti hanno creato l’Universo? Oppure esiste una classifica di merito? Oppure si valuta in base al numero di praticanti, come se fosse un partito politico? In questo caso, il Dio dei Cristiani è più Dio del Maometto degli Islamici? Ovviamente nessuno è in grado di dare una risposta sensata e spiegabile, che non sia: solo la Fede ti aiuta a credere! Ma questa non è una risposta: è un diktat! Io inoltre vorrei fare un distinguo fra praticare una Religione e Credere in un Dio: sono due cose distinte. Io posso considerare accettabile la pratica di una religione come esercizio costante nella vita dell’insieme delle qualità positive spirituali dell’uomo quali solidarietà, rispetto, pietà, perdono, generosità, compassione, fratellanza, gratitudine, carità, etc. etc.


Guarda Sempre Avanti 78 Ma se le religioni sono tutto questo, se sono tutte ispirate a qualità universali, allora potrei professarne una qualsiasi e non sbaglierei comunque. Nei fatti, io non pratico alcuna religione popolare e strutturata, né credo in alcun Dio: tuttavia io ho improntato la mia vita su principi e valori spirituali che, a buona ragione, mi rendono un “religioso” osservante. Nel mondo si sono susseguite migliaia di religioni, ognuna delle quali è sorta per ragioni storico-culturali. E migliaia di divinità diverse (dal dio antropomorfo a quello assolutamente astratto) sono state venerate negli ultimi millenni dagli esseri umani. In nessuna età storica una religione è stata praticata dalla maggioranza della popolazione mondiale. Se una religione fosse nel vero, il fatto di non essere diffusa in tutto il mondo ridurrebbe intere popolazioni a vivere nel peccato e le condannerebbe all’inferno per l’eternità: una tesi molto crudele e razzista. Inoltre, spesso le religioni si contraddicono l’una con l’altra e questo diminuisce ulteriormente la loro attendibilità. Io penso che l’esistenza di tante religioni e tante diverse divinità sia la dimostrazione OVVIA che nessuna di esse ha mai portato prove irrefutabili della loro credibilità e infallibilità. Potrebbe succedere in futuro? Forse, ma fino ad oggi non è successo. Molto diverso dall’essere religiosi, sarebbe credere nell’esistenza di un Dio creatore e regolatore dell’Universo, della vita, della morte, del post-mortem dell’umanità. Ma, se consideriamo i canoni del Cristianesimo (entro i quali siamo stati educati e allevati), nessuno hai mai dato spiegazione a queste incongruenze sull’esistenza di Dio: • Perché Dio non impedisce che si compia il male? • Se non lo fa perché non può, vuol dire che non è onnipotente? • Se non lo fa perché non vuole, vuol dire che non è sommamente buono? • Se non lo fa perché non sa come farlo, vuol dire che non è onnisciente? • Se Dio fosse onnisciente, saprebbe in anticipo come modificare il futuro usando la sua onnipotenza: se non può dunque mutare parere dunque non è onnipotente? • Se Dio ha dotato l’uomo di libero arbitrio, ben sapendo che lo può usare per fare del male, vuol dire che Dio ne è complice consapevole e quindi malvagio? • Se non può prevedere il male, vuol dire che non è onnisciente? • Se non fa nulla per evitarlo, è perfido e si prende gioco sia degli esseri umani che predestina a compiere il male? E sono solo alcune...... La materia si presta per discussioni all’infinito. Credo però che questa massima di Euclide vi possa porre un limite: “ciò che può essere affermato senza prove concrete, può essere anche rifiutato senza prove concrete” ovverosia: “affermare che Dio esiste senza portare prove concrete equivale ad affermare che Dio NON esiste senza portare prove concrete”. Quindi le mie convinzioni sono valide quanto quelle di altri milioni di uomini che dissentono da me sulla esistenza o meno di Dio. Nessuna convinzione può prevalere sull’altra. Ne traggo la conclusione che credere o meno in un Dio e praticarne il culto sia una scelta del tutto individuale, che nessuno può né imporre, né confutare. Io personalmente credo che l’Universo – che abbiamo sotto gli occhi e della cui esistenza siamo certi – ci sia sempre stato e sempre ci sarà, seppure in evoluzione naturale continua, come peraltro ci insegna e ci attesta la fondamentale legge fisica secondo cui è impossibile, in natura, creare o distruggere una pur infinitesimale porzione di materia. Legge fisica che nessuna religione ha saputo o potuto invalidare. Quindi io mi affido alla scienza, non alla fede cieca ed irrazionale, imposta da molte religioni. Non può essere che così, essendo le religioni volte a comprendere un mistero irrisolvibile per la nostra ragione: vedere oltre la nostra natura terrena e mortale e credere nel sovrannaturale. Impossibile per me. Io mi ritengo razionale, non religioso né credente in un Dio che dovrebbe aver creato tutto e che tutto governa, secondo quanto ci ha inculcato la nostra società cattolica. Bene ha scritto il sommo Bertrand Russell: “Se per credere in Dio bisogna rinunciare alla ragione e sostenere che la ragione umana è troppo presuntuosa, quando pretende di spiegare questioni che «la ragione stessa non può dimostrare», allora si può teoricamente credere a qualunque cosa”. Anzi, trovo semplicistico, utopistico e per molti versi anche ipocrita affidarsi alla religione ed alla fede, intese come ricerca di un analgesico per i dolori terreni e per le paure dell’aldilà. Una droga appunto, come l’oppio, che serve per nascondere debolezze e misfatti dell’animo umano.


Guarda Sempre Avanti 79 Ancora meno credo nelle impalcature storiche, letterarie e liturgiche che sono state costruite nei secoli intorno alle varie confessioni religiose disseminate nel mondo, che nulla hanno di spirituale o extra terreno, ma sono anzi il frutto di riti, tradizioni, leggende tribali, pulsioni materiali e crudeli conflitti fra i popoli. Io credo che noi esseri umani siamo parte integrante, particelle intelligenti ma infinitesimali, di una realtà fisica, materiale, tangibile, che ci domina e ci sovrasta. Noi siamo chiamati dalle leggi della Natura (quelle che conosciamo e quelle ancora ignote che scopriremo) a farne parte per una frazione di tempo anch’essa quasi impercettibile, quali attori destinati a recitare e poi uscire di scena, come succede a miliardi di altre entità materiali, che appaiono, esistono e scompaiono. Se accettiamo la teoria di Einstein che nulla si crea e nulla si distrugge (ed io credo sia plausibile), non abbiamo bisogno di sapere da dove veniamo e dove andremo. Siamo, e basta. Io mi ritengo molto fortunato della mia seppur fugace apparizione in questo contesto affascinante e misterioso e per nulla condizionato dall’assenza di fede nella mia vita. I valori che contano non hanno bisogno di timbri confessionali: devono essere appresi, sviluppati, insegnati ed applicati da noi stessi (utilizzando sincerità, volontà e intelligenza). La religione non fa per me, non ne sento il bisogno, non mi interessa. Io detesto il tabacco, figuriamoci l’oppio! TVB Nonno Franco 23 Caro Nonno, Quali sono le cose di cui non puoi fare a meno? Carissimo Rio, le cose di cui non posso fare a meno sono quelle che……non ho! E quello che non ho è quello che non mi manca! (n.d.r.: autore Fabrizio De André …) Per dirla in maniera più semplice, a me non manca niente e non esistono cose di cui non posso fare a meno! Sono così adesso e così sono sempre stato. Sono stato abituato per molti anni ad avere solo lo stretto necessario, poi sono passato ad avere molto più di quanto avessi bisogno, per poi tornare indietro e ricominciare nuovamente. Alti e bassi, secondo una regola comune forse a tutti, ma nel mio caso vissuti senza frustrazioni, rimpianti, ansie, recriminazioni e anche senza esaltazioni, trionfalismi, esibizionismi. Questione di carattere, piuttosto che di scelte consapevoli. Io non conosco invidia, gelosia, rivalità astiosa, mania di protagonismo, ostentazione sfacciata ed altre motivazioni “distorte” che normalmente portano a cercare quello che in realtà è superfluo, inutile, eccessivo. Mi sono trovato diverse volte a vivere anche periodi di spicco sia nel lavoro che nella vita privata, ma ho scelto di assumere un basso profilo e riservato (che talvolta è stato erroneamente scambiato per arroganza), senza mai rincorrere obiettivi effimeri. Forse ho perso qualche opportunità, ma sono certo di avere percorso strade sicure e gratificanti per me e per chi mi è stato vicino. Una precisazione è doverosa, comunque: nella domanda mi si chiede quali siano le “cose” di cui si presume io possa fare a meno. Io ho interpretato la parola “cose” in senso strettamente razionale, materiale, venale, professionale e le risposte sono limitate a questo ambito. Se dovessi affrontare lo stesso argomento in chiave sentimentale, affettivo, emotivo le risposte sarebbero poche, semplici e immediate: non potrei fare a meno della Famiglia, degli Amici, della mia Indipendenza. Le ho avute tutte e sono molto fortunato. Tre “cose” soltanto ma irrinunciabili, spiegabili solo avendo a disposizione tempi e spazi molto più ampi di quelli concessi da questa lettera. Spero che mi darai la possibilità di parlarne personalmente e spiegarci con un “discorso fra uomini” non appena lo riterrai utile (spero in tempi brevi …… stante la tua precoce capacità di apprendimento). TVB Nonno Franco


Guarda Sempre Avanti 80 24 Caro Nonno, Quali sono state le peggiori esperienze nella tua vita e come le hai gestite? Carissimo Rio, innanzitutto, desidero chiarire che nella definizione “brutte esperienze” io includo disgrazie, avversità, calamità, fallimenti ed in generale quegli eventi negativi che, sia per responsabilità proprie sia per fattori esterni (o entrambi), possono costringerti a ricominciare, reimpostare radicalmente la tua vita professionale, personale, famigliare. Cominciamo e subito eliminiamo la parte professionale della mia vita. Con oggettività posso affermare che la parola fallimento non è mai comparsa sulla mia strada: qualche incidente di percorso, qualche errore, qualche imprevisto non hanno mai compromesso la mia carriera e la mia reputazione personale. Nell’ambito personale famigliare, invece, sono tre le “sberle” che hanno avuto pesanti ripercussioni sulla mia vita. La prima sberla. Ti ho già raccontato che nell’estate del 1961 andai a lavorare come cameriere, e che fu un periodo di pesante carico fisico. Nello stesso autunno, dopo il rientro a scuola, cominciai a non stare bene: inappetenza, debolezza, dimagramento. Sembravano i sintomi tipici della crescita, non erano gravi ma persistenti e resistenti alle terapie di routine. Passai comunque l’inverno ed in primavera decidemmo di approfondire il malessere generale. Andai a fare raggi ed esami: dopo qualche settimana di attesa e senza preavviso, ricevemmo una lettera dal Sistema Sanitario INAM (la “mutua”, si chiamava allora), che ci avvertiva che la diagnosi era....”tubercolosi”. Fu un trauma per tutti, anche perché la diagnosi prevedeva.... il ricovero nel Sanatorio di Sondalo, in provincia di Sondrio, per un tempo indeterminato. Fu mia madre a reagire, quasi con violenza, contro questa “imposizione”. Dopo una serie di incontri con le autorità sanitarie, riuscì ad ottenere il mio affidamento e l’applicazione delle terapie a casa nostra, con l’obbligo di osservare rigide regole comportamentali (la malattia non era in stato molto avanzato, ma era pur sempre contagiosa). Riuscii a stento a finire l’anno scolastico e da Giugno a fine Settembre mi sottoposi ad una cura “da cavallo” di antibiotici e altri medicinali complementari, abbinati a sostegni proteici e vitaminici. Non ho mai dimenticato le iniezioni quotidiane di Streptomicina, un potente antibiotico, con aghi grossi e dolorosi. In poco più di tre mesi trascorsi praticamente chiuso in casa, passai da 50 kg di peso a 85 kg, ripresi forza ed ottenni il via libera per tornare a scuola ed alla vita quasi normale, dopo avere accertato che l’infezione polmonare era stata completamente eliminata. Sottolineo il “quasi” normale, perché mi fu proibito di fare sforzi fisici violenti e prolungati (fui esentato dalle attività fisiche a scuola per tutti gli anni a seguire) e soprattutto mi imposero di non sudare ed espormi a rischi di polmoniti. In pratica mi occorsero quasi quattro anni per tornare ad un peso normale, ad una vita di relazioni normali, a fare in pratica quello che volevo. La guarigione fu comunque perfetta: mi fu detto che i miei polmoni erano diventati d’acciaio ed infatti in tutta la mia vita successiva non mi hanno più provocato problemi. Ma furono anni difficili. La seconda sberla. Ne ho già accennato in memorie precedenti. Nel 1971 l’incidente sul lavoro di tuo bisnonno Pietro sconvolse tutti gli equilibri (raggiunti con fatica dopo anni di problemi e vita non facile), che provocò lo smembramento prima e il dissolvimento della nostra famiglia poi, nel giro di soli cinque anni. Dal Febbraio 1971 al maggio 1976 noi tre (Bisnonna Pina, Bisnonno Pietro ed io), non abbiamo mai più passato un giorno assieme a casa. Pietro diventò un paziente vagante fra vari ospedali e ospizi per inva-


Guarda Sempre Avanti 81 lidi, del tutto privo di autonomia motoria e bisognoso di assistenza fisica e morale, che il personale sanitario poteva fornire solo marginalmente. Conseguentemente, Pina di fatto abbandonò la nostra casa (dove ritornava saltuariamente) e cominciò a trasferirsi al seguito di Pietro, dormendo quasi sempre al suo fianco in una camera di ospedale o in albergo, trascurando tutti gli altri interessi e soprattutto sé stessa, al punto che si ammalò, non si curò e morì solo dopo due anni. Io, quindi, sono diventato forzatamente “single” e indipendente: ho continuato ovviamente a lavorare (anzi cambiando più volte sede nel tempo), ma attivo come sostituto di Pina nei fine settimana e nelle vacanze (finché è rimasta in vita), per stare vicino a Pietro. Poi da fine 1973 in poi sono diventato per lui l’unico riferimento (anche se saltuario e insufficiente per colmare il vuoto in cui viveva, anzi vegetava): ogni domenica mattina per circa tre anni (quando ero in Italia) ho fatto la spola fra Rovereto e Santorso (vicino a Bassano), per andare a trovarlo e stare insieme qualche ora. Purtroppo, nell’Aprile 1976 io dovetti andare negli USA per circa un mese, sentendolo solo al telefono ogni tanto. Il 6 maggio sono rientrato, sono andato a trovarlo a Milano dove era ricoverato, ho passato con lui qualche ora e poi sono andato a casa a Rovereto. La sera stessa è morto. Solo, in un ospedale di Sesto San Giovanni...... Mi aveva aspettato per vedermi un’ultima volta? Non me lo sono mai perdonato, né mai potrò farlo. Come ho fatto a superare questa caduta? Con la rabbia, con la determinazione, con la ricerca di riavere almeno parte di quello che mi era stato portato via, anche se non sapevo bene cosa. Ne sono uscito solo nel 1991, quando è nato tuo papà Neri. La terza sberla. Non ne ho mai parlato, sia perché appartiene ad un passato remoto contraddistinto soprattutto da quella “cattiveria” di cui sopra (e di cui non vado particolarmente fiero), sia perché nel giro di pochi anni quello che allora considerai un fallimento, si concluse con una vittoria. Io sono stato sposato dal 1979 (di fatto, quasi dal 1976) con una ragazza cinese, conosciuta a New York, con cui ho vissuto una storia intensa in cui credevo, ma fatta di realtà effimere e superficiali che rendevano la nostra vita più simile ad una lunga luna di miele (sarebbe meglio definirla “una corsa a tappe”) fra New York, Beverly Hills, San Francisco, Amsterdam, Costa Azzurra, Torino, Treviso. Fu proprio grazie a Treviso ed alla sua vita noiosa e provinciale che il castello di carte su cui galleggiavamo, crollò. Nel 1986 ci separammo legalmente e nel 1989 divorziammo. Senza che me rendessi conto consapevolmente, presi una “sberla” che non mi aspettavo e che ferì il mio ego, perché andava in fumo l’unico progetto “mio” che avevo in atto, al di fuori del lavoro. Aggiungiamo che, pur di evitare strascichi legali con la mia ex moglie, lasciai tutto a lei: nella sentenza del tribunale si legge ancora oggi che a me restavano solo “i libri, i quadri ed …. i cani”. In pratica ricominciai da zero. Le conseguenze sul morale furono apparentemente superate (io non smisi mai di impegnarmi con successo nel mio lavoro), ma somatizzai tutto lo stress accumulato. Per alcuni anni ho dovuto fronteggiare un nemico subdolo e allora semi sconosciuto, chiamato Sindrome di Ménière, che fu risolto “empiricamente” grazie ad un dottore illuminato dell’Università di Padova (con dosi massicce di glucosio 33% per via endovenosa!). Ma la ricetta vincente per passare dal fallimento alla vittoria porta il nome di tua Nonna Gloria, che era comparsa all’orizzonte (senza più uscirne) già nel 1985 e che aveva avuto anche qualche …… responsabilità nella crisi del mio primo matrimonio (!). Non è un rimprovero, anzi un ringraziamento che le porgo: dal mio divorzio nel 1989 sono passato alla nascita di tuo papà Neri nel 1991 ed al nostro matrimonio, Franco e Gloria, nel 1992. Più di trenta anni da allora e siamo ancora qui, felici e vincenti! TVB Nonno Franco


Guarda Sempre Avanti 82 25 Caro Nonno, Cosa avresti voluto sapere, prima di diventare genitore? Carissimo Rio, essere genitori è il “mestiere” più vecchio del mondo, il più spontaneo, il più entusiasmante, il più eccitante, il più gratificante, il più esaltante, il più trascinante, il più appassionante, il più stimolante, il più avvincente, il più emozionante, il più elettrizzante, il più gratificante, e potrei andare avanti per pagine …… Morale? Non serve sapere, ciò che serve è voler diventare genitore! E sai perché? Perché diventare Genitori è la più naturale e spontanea “missione” nella vita dell’essere umano ed anche la più facile da imparare. All’inizio non sappiamo niente, ma siamo motivati dall’istinto primordiale di procreare, dal desiderio di generare nuova vita, dall’amore per i figli che verranno, ma anche dalla preoccupazione di essere all’altezza del compito che ci aspetta. In realtà, non occorre studiare e conoscere preventivamente, per diventare genitori: si impara strada facendo, applicando giorno dopo giorno senso di responsabilità, impegno, pazienza, dedizione, entusiasmo, spirito di sacrificio, umiltà, rispetto…. Tutti valori che non si imparano sui libri, ma sono innati o si acquisiscono con la maturità e la condivisione con l’altro genitore/genitrice. Dare la vita e aiutare i figli a crescere, migliorarsi, svilupparsi, emanciparsi, è e deve essere un divenire continuo e responsabile ma naturale, emotivo, affettivo, istintivo, quasi primitivo, senza essere influenzati (oltre misura) dai fattori materiali, culturali, scientifici, tecnici, pratici della vita quotidiana. Il rapporto genitori/figli e la simbiosi affettiva e spirituale che ne deriva, trascendono le conoscenze (vere o presunte o inutili) che la società pretende di inculcarci. Quando sarà il tuo turno, ricordatene, mettici tutto quello che hai e vedrai! Tanta roba! TVB Nonno Franco PS: Tuo papà Neri non ha mai studiato per prenderti in braccio! Eppure, guarda che bravo che era! ❤


Guarda Sempre Avanti 83 26 Caro Nonno, Hai perso qualche bene cui tenevi in particolare? Di cosa si trattava? Carissimo Rio, sicuramente ho perso molti oggetti nel corso della mia vita, ma non me ne ricordo neanche uno in particolare: ciò significa che non si trattava di cose importanti, materialmente o affettivamente. Sono comunque stato privato di alcune cose di valore, non per sbadataggine o dimenticanza personale (per questo, devi chiedere a tuo papà Neri, che se ne intende più di me…), bensì perché mi sono state rubate (o sono finite in cenere)! La prima volta è successo nel dicembre 1972. In quel momento, avevo una Alfa Romeo Spider, rossa, decappottabile, due posti, potente e veloce: la macchina perfetta per un giovane rampante di 26 anni. Purtroppo (o per fortuna), ricevetti una proposta di lavoro da una multinazionale americana, che richiedeva una automobile di rappresentanza, da dirigente ed io decisi di comprare una Mercedes Benz 220 Diesel, tipica per commendatori e maturi professionisti. Pensa che in quel momento esistevano sul mercato solo due auto con motore diesel, la Mercedes di cui sopra e la Peugeot 404, che compravano solo gli ultracinquantenni, ricchi e tranquilli. Costava circa tre milioni di lire (con sei si comprava un appartamento). Il prezzo comprendeva l’IGE (imposta generale sulle entrate pari al 4%), non esisteva ancora l’IVA, che sarebbe stata introdotta dal 1° gennaio 1973 con un’aliquota del 14%. Per evitare questo drastico aumento del prezzo finale, feci il giro di molte concessionarie Mercedes del Nord Italia e finalmente ne trovai una a Mantova, che mi avrebbe consegnato l’auto entro il 31.12.1972. E così fu. Il venerdì 29 dicembre tornai a casa con la nuova e fiammante Mercedes 220 D, lenta e rumorosa, ma di lusso e di prestigio come richiesto. Passai la festa di fine anno e la sera del 1° Gennaio andai a dormire a Brescia (dove avevo un piccolo appartamento in affitto) per assolvere ad un impegno di lavoro il mattino dopo. Parcheggiai in strada e verso le tre di notte sentii il rumore di un motore diesel che faticava a partire per il freddo, mi precipitai alla finestra in tempo solo per vedere la Mercedes allontanarsi nella notte, seguita dal fumo della marmitta. Chiamai la polizia, andai di persona al commissariato dando tutti gli estremi e poi me ne tornai mestamente a casa a Rovereto (in treno). Della Mercedes non fu mai trovata traccia, in tutti gli anni che seguirono. Tutto questo avvenne mentre i miei genitori erano entrambi ricoverati in ospedale (addirittura nella stessa stanza) ed avevano saputo del mio acquisto: non potevo dire loro che dopo tre giorni me lo avevano rubato, sarebbe stato un trauma che si sarebbe aggiunto alla loro situazione già difficile. Tornai quindi dal concessionario Mercedes di Mantova e ordinai una seconda Mercedes, identica alla prima ma più cara del 10%, che mi fu consegnata nel giro di pochi giorni. I miei genitori non seppero mai nulla del furto! Variazione sul tema. Sempre nel 1972, e precisamente in aprile, io vendetti al mio amico Francesco la mia Lancia Fulvia Coupé e comprai la Alfa Romeo Spider di cui sopra. In attesa che mi venisse consegnata, gli lasciai la macchina con la promessa che me l’avrebbe pagata il mese successivo. Purtroppo, il 26 Aprile, mentre guidava lui, facemmo un pauroso incidente alle due di notte, da cui io uscii indenne e lo aiutai ad uscire dall’auto rovesciata ed in fiamme (vedi foto allegate). Lui invece ebbe il cuoio capelluto quasi sradicato dal cranio, che gli fu riattaccato con circa 150 punti di sutura. L’auto, formalmente ancora mia, andò alla rottamazione e teoricamente persi tutto il valore. Naturalmente il mio amico onorò l’impegno preso con me, mi pagò tutto quanto pattuito e non persi niente! Tutto è bene quel che finisce bene (e siamo anche finiti sui giornali, come due nottambuli qualsiasi, al rientro da notti brave). Ed era proprio vero!


Guarda Sempre Avanti 84 n.d.a.: non è vero che ci salvarono i vigili, io uscii incolume e trascinai il mio amico fuori dall’auto! La seconda volta che persi qualcosa veramente fu nel 1981. Io e la mia prima moglie lasciammo Beverly Hills e la California e, prima di rientrare in Italia per soggiornarvi, decidemmo di fare una vacanza attraverso Europa. Da Los Angeles volammo a Londra, per fare un po’ di turismo e di shopping all’inglese, allora di moda, con l’intenzione di rientrare con il treno via Francia, Olanda, Germania, e Svizzera. Il tutto secondo un programma di circa due settimane. Appena arrivati a Londra, decisi a metà giornata di andare in banca a ritirare contanti, che allora servivano anche in paesi evoluti e incassai 5.000 dollari, che misi nel borsello a tracolla che allora portavano anche gli uomini. All’ora di cena andammo al ristorante, elegante e tranquillo, ci sedemmo e appesi il borsello sulla sedia alla mia destra del nostro tavolo. Durante la cena, arrivò gente, che si soffermò parlottando educatamente con il cameriere vicino al tavolo a noi adiacente e poi si allontanò con discrezione. Il borsello era sparito! Professionisti, sicuramente (e forse con il cameriere complice). Ho sempre pensato che mi avessero seguito sin dall’uscita dalla banca fino al ristorante, per ore, sapendo che io avevo certamente denaro contante. Per fortuna la mia ex moglie aveva le sue carte di credito, con cui pagammo il conto e rientrammo subito in Italia, cancellando l’agognata vacanza. Ho poi pensato anche di essere stato un vero idiota: da allora ho abbandonato l’uso del contante, anche in minima quantità e non ho più perso nulla (o meglio, non mi hanno più rubato nulla). La terza perdita è più recente e risale al 2015 e non fu dovuta ad un furto, ma ad un incendio. Eravamo rientrati da Mosca, guidando una AUDI Q5 seminuova, che, per ragioni lunghe da spiegare ma imputabili ad un mio errore, prese fuoco e finì distrutta. Da un valore di circa 35.000 euro, passai ad un rottame che (s)vendetti quasi a peso: 1.000 euro. Come già avevo fatto nel 1972, andai da un concessionario e ne comprai una gemella! Attento quindi, Caro Rio, fai tesoro dei miei errori. TVB Nonno Franco


Guarda Sempre Avanti 85 27 Caro Nonno, Hai ricordi particolarmente vivi dei tuoi nonni? Carissimo Rio, purtroppo, io ho conosciuto poco i miei nonni (i tuoi tris-nonni), sia paterni che materni. Cominciamo dai primi, Luigi Tollardo e Giulia Da Rugna. Mio nonno Luigi Tollardo nacque nel 1890 nel Veneto, in un paese sperso nel basso bellunese che povero era e povero è rimasto, non avendo nulla delle caratteristiche turistiche che hanno reso la provincia di Belluno meta ambita e benestante. È rimasto “famoso” solo per i suoi fagioli (di Lamon), che nessuno coltiva, ma incomprensibilmente si trovano in abbondanza nei supermercati! Dopo avere fatto dieci (!) figli di cui solo cinque sopravvissuti, si rese conto che non c’era abbastanza da mangiare per tutti e andò, da solo e sul finire degli anni ‘20 colpiti dalla grande depressione mondiale, a lavorare come boscaiolo (tradotto: tagliare alberi e trasportarli a valle con teleferiche), al confine con la Francia vicino a Ventimiglia. Nota: Nonno Luigi era piccolo al punto che non aveva fatto il militare ed era analfabeta: mai andato a scuola, ma disponeva di una innata intelligenza, grande volontà e spirito di sacrificio. Subito dopo chiamò anche tuo bisnonno Pietro - all’incirca quattordicenne - ad aiutarlo nei boschi delle Alpi Marittime. Questo rese possibile il ricongiungimento di tutta la famiglia (genitori, due maschi e 3 femmine) ed il definitivo trasferimento a Ventimiglia verso i primi anni 30. Una vita comunque fatta di pochi soldi e tanto lavoro. Per darti un’idea, la loro giornata di boscaioli era questa: sveglia alle 4 di mattina (se andava bene alle 5), spostamento a piedi di 2-3 ore per arrivare al bosco, tagliare alberi o montare teleferiche per 8-10 ore, ripercorrere a ritroso la strada di casa, a piedi per altre 2- 3 ore, mangiare e dormire fino all’alba del giorno dopo. Sei giorni alla settimana, tutte le settimane, tutti i mesi. Quando in inverno era necessario scaldarsi durante il lavoro per contrastare il freddo, Nonno Luigi si beveva una bottiglia di grappa in un giorno! Fino allo scoppio della guerra questa fu la vita sua e della famiglia: poi dovettero scappare dalla furia dei nazisti e dei loro rastrellamenti, e si rifugiarono tutti nell’entroterra appenninico, a Briga Marittima, da cui non si mossero mai più, anche dopo la fine della guerra. Tutti, tranne mio padre e mia madre che rifiutarono di diventare francesi (Briga cambiò in La Brigue) e ritornarono in Liguria prima, poi in Piemonte e infine in Toscana. Le distanze oggi sembrano ridicole, ma allora nessuno aveva l’auto, pochi la moto, ed esistevano scarsi e disagevoli mezzi pubblici di trasporto, tutti avevano poco tempo libero e poco denaro per le vacanze, per cui le nostre famiglie si incontravano molto raramente. Fu a causa di questo che io vidi poco entrambi i nonni paterni, Luigi e Giulia, di cui ho inevitabilmente ricordi molto sfumati, nonostante io avessi circa 14 anni quando sono morti. Di Nonno Luigi ricordo bene solo che una volta mi fece salire su una vecchia Jeep militare, un ex residuato americano della guerra, senza tetto e senza portiere: avrò avuto 5 o 6 anni, ma mi sentii in cima al mondo.


Guarda Sempre Avanti 86 A questo punto mi sento in dovere di dare a Nonno Luigi quello che si merita, a dimostrazione della sua intelligenza e capacità nel suo lavoro, nonostante fosse analfabeta. Sulle Alpi Marittime francesi vicino a La Brigue c’è una località chiamata Casterino, dove negli anni ‘40 dopo la guerra fu costruita una lunga teleferica (circa 2 km) per portare a valle i tronchi d’albero tagliati dai boscaioli. Non avendo a disposizione energia elettrica o motrice, i carichi scendevano a valle solo per gravità (ossia sfruttando il proprio peso). Purtroppo, i progettisti avevano posizionato male i sostegni intermedi, per cui i tronchi si fermavano lungo il percorso, per effetto delle ampie “pance’ della fune portante. Nessuno riusciva a porvi rimedio. Mio Nonno Luigi si propose di riposizionare i sostegni secondo la sua esperienza pratica, fra lo stupore e lo scetticismo di tecnici e ingegneri. Non avendo alternative, gli diedero carta bianca e …… la teleferica finalmente cominciò a funzionare regolarmente. L’episodio diventò famoso in tutta la vallata e fra gli addetti ai lavori, ed il ricordo si è mantenuto vivo per molti anni. Di Nonna Giulia invece ricordo l’aspetto austero, magra, segaligna, mai sorridente, alta più del nonno, un vero sergente di ferro in famiglia. Morirono a distanza di un anno fra l’uno e l’altra, a 70 anni, non molto vecchi ma consumati da una vita di stenti (e di grappa nel caso di Nonno Luigi, e forse un po’ anche nel caso di Nonna Giulia……spero che non mi possa leggere o sentire dall’aldilà, R.I.P). Mi è sempre stato detto che però furono sempre legatissimi e sereni. E passiamo agli altri nonni materni. Non ho mai conosciuto il nonno, che morì prima della II guerra mondiale, causa alcolismo (non causato dal freddo …. ma in questo caso dal vizio di bere). Mi pare che il suo nome di battesimo fosse Tobia e che la sua famiglia (Galperti) fosse originaria della Lombardia. Faceva il calzolaio o meglio, faceva scarpe su misura e dicono fosse anche bravo. Purtroppo, gli tremava troppo la mano quando non reggeva il fiasco e se ne andò presto lasciando la responsabilità della famiglia al primo figlio maschio ancora giovane, causando la decadenza un discreto patrimonio di campagne e oliveti a Ventimiglia. La Nonna (anche di lei ricordo con certezza solo il cognome, Aicardi) era una bella signora con tutti i capelli bianchi, gentile e affettuosa, che vidi solo poche volte perché morì prima che io crescessi. Mi ricordo che mi faceva il bagnetto tutto nudo in cucina davanti a tutti i parenti in una bacinella con l’acqua sempre troppo calda e facendomi vergognare (dovevo essere già grandino per ricordarmene ancora oggi). Una famiglia percorsa da situazioni spesso negative causate da un padre-padrone-beone, culminate nella morte prematura di un figlio (che sarebbe stato mio zio), fulminato da una scarica elettrica mentre lavorava. Caro Rio, come capirai, i nostri antenati non hanno particolari medaglie d’oro da appendere al collo, o fatti eclatanti da tramandare ai posteri. Sono un esempio dell’Italia e delle ultime generazioni, che ha attraversato il secolo più disgraziato della storia dell’umanità: anche grazie a loro siamo riusciti ad emergere comunque migliori fisicamente, culturalmente, socialmente. Purtroppo, la mia generazione ha compromesso molto di quanto era stato costruito e quelli che sono seguiti stanno facendo (forse) anche peggio. Conto sulla generazione di tuo papà Neri e sulla tua, per migliorare la situazione! Mi farete sapere? TVB Nonno Franco


Guarda Sempre Avanti 87 28 Caro Nonno, Quali sono le cose più altruiste che hai fatto nella tua vita? Carissimo Rio, Io non ho tenuto un registro delle mie buone azioni, sia perché sono state forse tante (e certamente superiori a quelle cattive) ma ordinarie, e soprattutto perché non sono stato protagonista di fatti o comportamenti eccezionali, meritevoli di medaglie da esibire a futura memoria. Inoltre, io ho sempre preferito guardare avanti, senza crogiolarmi su cose e fatti appartenenti al passato, per cui di tante cose mi sono di fatto dimenticato (e con gli anni vanno aumentando). Solo grazie a queste lettere che ti sto scrivendo, mi stimoli a tornare indietro con la memoria e mi procuri il piacere di riportare in superficie frammenti della mia vita, che avevo del tutto abbandonato. La prima azione altruista (ma soprattutto ispirata ad amicizia fra compagni) che ricordo risale ai tempi della scuola superiore, i primi anni: in classe erano confluiti studenti di varie estrazioni e molti non avevano mai studiato inglese. Io invece lo avevo praticato già alle scuole medie ed anche lavorando come cameriere e quindi ero uno o anche due gradini sopra tutti gli altri. Lo spauracchio erano le prove scritte in classe, in cui eravamo chiamati a tradurre un testo che ci veniva dettato a voce, e che dovevamo trascrivere assieme e poi tradurre individualmente. In realtà i testi erano due, diversi ciascuno per file di banco, alternate, affinché non fosse possibile copiare l’un l’altro. I primi test scritti furono un disastro per la maggioranza, mentre io finivo sempre con grande anticipo e ottimi risultati. Facemmo quindi un consulto fra di noi (eravamo circa 15 + 15) ed io elaborai un sistema con cui mentre scrivevo testo e traduzione, li copiavo in tempo reale con carta carbone su vari fogli sottostanti che, appena finito, smistavo alle varie file a me associate (con molta cura nel non farmi scoprire dal professore). Grazie alla velocità con cui operavo, in pratica nel tempo assegnato quasi tutti i 15 miei “complici” riuscivano a completare positivamente il “compito in classe”. Molti miei compagni superarono quasi tutte le prove e rifiutai sempre compensi materiali, che invece erano pratica comune con altri studenti e in altre classi. Nota: a lungo termine il trucco fu “quasi” scoperto, ma senza le prove che fossi io il responsabile e non fui mai punito; comunque, da allora divenni un sorvegliato speciale. Non era infatti comprensibile come gli stessi 15 studenti facessero sempre bene i test, che si assomigliavano persino negli errori (che talvolta mi sfuggivano), mentre gli altri 15, delle altre file, erano quasi tutti insufficienti. Risultato: durante gli ultimi test, io venni “precauzionalmente” isolato dagli altri, ma ormai i risultati acquisiti non si poterono più cambiare! Il secondo esempio di altruismo è già stato raccontato in un’altra lettera, e fu dettato soprattutto dall’istinto di sopravvivenza, naturale e spontaneo, che mi indusse a tirare fuori dalla macchina in fiamme il mio amico che era rimasto intrappolato a seguito del rovesciamento a ruote all’aria e schiacciamento del tetto. Altruista e fortunato. Per trovare un altro fatto veramente generoso nella mia vita, occorre fare un salto fisico (da Massa a Mosca) e temporale (dagli anni ‘60/’70 al 2008), quando decidemmo di lasciare temporaneamente la Russia (cosa che poi abbiamo ripetuto altre due volte, nel 2011 e 2015). Era abitudine allora che gli espatriati italiani in partenza offrissero un pranzo ai conterranei più conosciuti, che erano sempre tanti (troppi) e spesso veri e propri “portoghesi” in cerca di inviti “a sbafo”! In pratica, un costo inutile di varie migliaia di euro, per satollare gente che al 90% non avrei mai più rivisto. Decidemmo quindi Nonna Gloria ed io di accantonare un budget di 5.000 euro, da utilizzare così: 500 euro ad una vecchia signora che lavorava nella portineria del nostro palazzo in Kudrinskaya Ploschad: sembra insignificante, ma tale somma rappresentava quasi un anno della sua misera pensione ex-sovietica. Non l’abbiamo mai più rivista, ma certamente non ci ha mai dimenticato. Il grosso della somma - 4.500 euro - venne invece utilizzato per acquistare direttamente (non regalando soldi contanti a sconosciuti) beni indispensabili per un orfanotrofio russo, quali letti, cibo, medicinali. Era noto che allora ed anche oggi gli orfani vengano “detenuti” in condizioni molto precarie negli orfanotrofi pubblici. La nostra fu una goccia nel mare, ma non sprecata.


Guarda Sempre Avanti 88 E infine un doveroso atto di generosità e di riconoscenza, reso possibile anche e soprattutto grazie a tuo papà Neri. Nel 2011 si laureò, lasciando la Bocconi e l’Italia, per andare alla LSE di Londra. Insieme decidemmo allora di regalare la sua semi-nuova e bellissima FIAT 500 (che io gli avevo comprato poco tempo prima) alla bisnonna Anna. Un regalo inatteso, infiocchettato e consegnato nel corso di una festa di famiglia, che ancora oggi rappresenta il giocattolo dei bisnonni. Un piccolo esempio di altruismo per noi, un grande regalo per loro! TVB Nonno Franco


Guarda Sempre Avanti 89 29 Caro Nonno, Che cosa salveresti se la tua casa andasse in fiamme? Carissimo Rio, in tutta sincerità, non prenderei nessun rischio per salvare beni materiali contenuti nella casa che dovesse incendiarsi. Penserei solo a porre in salvo le persone che si trovassero all’interno, famigliari e non. Se non ci fosse nessuno in pericolo e il fuoco fosse fuori controllo, penso che mi siederei davanti alla casa, a distanza di sicurezza, e cercherei di godermi lo spettacolo. *** Senza preoccuparmi dei danni che subirei: mi è già successo di restare “in braghe di tela” ed ho capito che, nella nostra vita quotidiana, tutto si può creare così come tutto si può distruggere, al contrario delle teorie della fisica enunciate da Einstein. E penso che sia stimolante: ci aiuta ad essere proattivi e cauti allo stesso tempo. Riuscire a restare distaccati dai beni terreni e materiali rende la vita serena, senza ansie e timori, e ci aiuta a vedere il futuro in modo più obiettivo e lungimirante. A qualsiasi età! TVB Nonno Franco *** Ho già vissuto una simile esperienza nella vita reale, anche se si trattava solo di una automobile. Te ne ho già parlato in una lettera precedente, con foto allegate. 30 Caro Nonno, Quale consideri il miglior risultato della tua vita? Carissimo Rio, la risposta è: il prossimo! Anche se il tempo gioca a mio sfavore, sono fiducioso di ottenere ancora qualcosa di significativo per me, per la mia famiglia e forse anche per altri. Nonostante le acque agitate che ci circondano. Looking forward, confidently! TVB Nonno Franco


Guarda Sempre Avanti 90 31 Caro Nonno, Quali sono stati i viaggi più lunghi che hai fatto? Carissimo Rio, per rispondere alla tua domanda ho dovuto ricorrere ad un notevole sforzo di memoria, sia per la complessità dei viaggi in oggetto, sia perché sono passati molti anni ed alcuni ricordi sono ormai sfocati. Curiosamente, i tre viaggi più lunghi ed importanti che ho fatto cadono nel 1975, nel 1985 e nel 1995 e si possono così riassumere. 1 Primo viaggio intorno al mondo: 1975 (misto: business + turismo, assieme ad un collega di lavoro presso Bonser di Roma) partenza fine ottobre 1975 ritorno circa metà dicembre 1975 Km percorsi (auto propria + aereo): 38.600 km Itinerario: Rovereto - Roma (auto), 600 km Roma - New York, km 6900 New York - Miami, km 1800 Miami - Houston, km 1550 Houston - Los Angeles, km 2250 Los Angeles - San Francisco, km 600 San Francisco - Honolulu, km 3900 Honolulu - Tokyo, km 6200 Tokyo - Bangkok, km 4650 Bangkok - New Delhi, km 3000 New Delhi - Dubai, km 2200 Dubai - Roma, km 4350 Roma - Rovereto (auto), 600 km Di fatto, fui assunto “in prova” dalla Bonser di Roma, in quanto le credenziali a mio favore erano poche. Te ne ho già accennato in altra lettera, ma qui sarò un po’ più esaustivo. Si trattava di fare un viaggio di presentazione dell’azienda e delle sue collezioni (leader in Italia nella camiceria e sportswear di fascia alta) in Nord America ed Estremo Oriente, studiare il mercato, la concorrenza, i gusti dei consumatori, le normative doganali e soprattutto ricercare clienti e “vendere”. Io nella selezione finale ero stato posposto ad uno sborone che veniva dalla Ermenegildo Zegna, che aveva esperienza ma non aveva palle e si spaventò dopo due settimane, di fronte alle difficoltà dell’incarico. Fui quindi ripescato, anche se non avevo conoscenza di moda, di vendita, di export. Però avevo “le physique du rôle”, parlavo l’inglese (presuntuosamente), mi muovevo con disinvoltura ed eleganza, avevo una ferrea determinazione e molto entusiasmo. Mi fu affiancato un manager esperto, ultrasessantenne, e partimmo con… 35 valigie e bauli di campionario (oltre ai nostri bagagli personali), nessun nominativo di buyers o retailers (se non superficiale) ed un itinerario studiato sulla carta geografica in base all’importanza delle città da visitare. Fu un’esperienza soprattutto massacrante sul piano fisico: ci spostavamo in aereo imbarcando la sera prima delle partenze i campionari nelle stive “cargo” degli aerei di linea su cui il giorno dopo viaggiavamo anche come passeggeri, a terra ci spostavamo con grandi autobus o furgoni a noleggio, facendo impazzire i facchini degli aeroporti e degli hotel. Affittavamo grandi suites che adibivamo ad alloggi, uffici, showrooms, alcove per gentili assistenti “femminili”, negli alberghi più lussuosi (Plaza di New York, Beverly Wilshire di Beverly Hills, Sir Francis Drake di San Francisco, Imperial di Tokyo), in un continuo e frenetico imballare, sballare ed esporre, telefonare, fissare appuntamenti, negoziare contratti, trascorrendo mediamente una settimana in ogni città. Quando andava di lusso, riuscivamo a ritagliarci un giorno alla settimana di svago e turismo, oltre a tutte le sere e le notti, ovviamente…… In quegli anni i costi erano abbordabili anche per noi italiani e ciononostante rimanemmo diverse volte senza soldi (allora


Guarda Sempre Avanti 91 si usava il contante anche negli USA!!!!) e dovemmo ricorrere a pesanti rimesse via banca dall’Italia. L’unica tappa veramente di riposo fu Honolulu dopo oltre un mese sul continente USA, dove ci concedemmo di “scendere” al Kahala Hilton, il più bello dell’isola. Alla partenza da Tokyo, ci imbarcammo su un volo Alitalia, in classe economica, il cui capitano-pilota era conosciuto dal mio collega-tutor: con alcune camicie in omaggio, fu automatico per noi passare in prima classe (eravamo gli unici). Tutto in puro “roman style” (nota: non a caso la Compagnia è poi fallita e rifallita e rifallita ancora, sino ai nostri giorni). Ma quando si dice “il fattore C.! Sulla tratta Tokyo-Bangkok, ci fu annunciato che tutto il personale, su tutte le rotte, era entrato in sciopero e avremmo dovuto atterrare e “pernottare/soggiornare” sino alla sera dopo. Ci fu un coro di proteste, cui ci unimmo, salvo poi essere informati che essendo passeggeri di “prima classe”, avremmo avuto a disposizione autista, auto, hotel 5 stelle e ristoranti a scelta per tutto il soggiorno. Per due giorni vivemmo come due boss alla scoperta e conquista di Bangkok! Detto questo, il viaggio si rivelò un grande successo di immagine e di vendita, che mi consentì di superare la “prova”, di essere riconfermato per la stagione successiva, e di assumere io il ruolo di Area Manager titolare con un assistente a mia disposizione. Fointainebleu Hotel Miami Beach Beverly Wilshire Hotel Beverly Hills Imperial Hotel Tokyo Parklane Hotel New York St. Francis Hotel San Francisco Dusit Thani Hotel Bangkok – Kahala Hilton Hotel Honolulu


Guarda Sempre Avanti 92 2 Secondo viaggio intorno al mondo: 1985 (misto: business + turismo, effettuato da solo) partenza fine ottobre 1985 ritorno circa metà dicembre (auto propria + aereo): 59.200 km percorsi Itinerario: Treviso - Roma (auto), 600 km Roma - Mosca, 2400 km Mosca - Roma, 2400 km Roma - Hong Kong, 9300 km Hong Kong - Bangkok, 1750 km Bangkok - Kuala Lumpur, 1500 km Kuala Lumpur - Singapore, 350 km Singapore - Jakarta, 900 km Jakarta - Bali, 1000 km Bali - Melbourne, 4500 km Melbourne - Sydney, 700 km Sydney - Los Angeles, 12050 km Los Angeles - Miami, 3800 km Miami - Caracas, 3600 km Caracas - Rio de Janeiro, 4550 km Rio de Janeiro - Roma, 9200 km Roma - Treviso (auto), 600 km Questo fu certamente il viaggio più lungo e particolare che abbia mai fatto. Partii da Treviso in macchina, destinazione Roma, con tre valigie: due con abbigliamento estivo, adatto al Sud-Est Asiatico, una con abbigliamento invernale, adatto a …. Mosca. Parcheggiai la mia Mercedes in un “long term park”, misi in deposito due valigie e partii per Mosca, dove passai la prima settimana di novembre (periodo di grandi feste per l’anniversario della Rivoluzione del 1917). Tornai quindi a Roma, scambiai le valigie e iniziai un viaggio di lavoro, programmato, insieme ad una delegazione della Associazione Industriali e della Camera di Commercio di Treviso, che era già partita da alcuni giorni. Li raggiunsi a Hong Kong e proseguimmo sino a Jakarta insieme, con soggiorni a Kuala Lumpur e Singapore. Da quel punto proseguii da solo, fermandomi a Bali per un po’ di “siesta”, avendo come successive destinazioni programmate Australia (Melbourne) e Venezuela (Caracas), con scali a Los Angeles e Miami (che furono seguite da un ulteriore e finale “riposino” a Rio de Janeiro, prima di rientrare in Italia). Al ritorno a Roma, recuperai auto e valigie e tornai a casa! Ciò che ricordo di entrambi i viaggi di cui sopra (ed in generale) è che viaggiare era uno spasso, anche in classe economica: rari i ritardi, pochissimi gli smarrimenti dei bagagli, gli aerei semivuoti che consentivano di sdraiarsi e dormire come in prima classe, i prezzi bassi, free drinks con alcolici, toilette con i profumi a disposizione. Leggermente diverso rispetto ad oggi. Solo il jet-lag era lo stesso!!!!! Cosmos Hotel Mosca Shangri-la Hotel Hong Kong


Guarda Sempre Avanti 93 Shangri-la Hotel Bangkok Holiday Inn Kuala Lumpur Shangri-la Singapore Hilton Hotel Jakarta Hilton Hotel Melbourne Oberoi Hotel Bali


Guarda Sempre Avanti 94 Le Meridien Copacabana Hotel Rio De Janeiro (oggi Hilton) Hilton Hotel Caracas 3 Viaggio più lungo a scopo esclusivamente turistico (assieme a Nonna Gloria e tuo papà Neri): 1995 partenza fine aprile 1995 ritorno circa primi giugno 1995 Km percorsi (Aereo + Camper + Nave): Km 27.500 Itinerario aereo: Venezia - Toronto, km 5650 Toronto - Vancouver, km 4350 Vancouver - Toronto, km 4350 Toronto - Venezia, km 5650 Itinerario stradale (con Camper da 10 metri e tratto in nave): Vancouver > Seattle > Portland > Sacramento > San Francisco > Yosemite Park > Sequoia Park > Los Angeles > San Diego > San Bernardino > Las Vegas > Grand Canyon > Bryce Canyon > Salt Lake City > Boise > Seattle > Vancouver > Port Hardy (Vancouver Island) > Prince Rupert (by boat) > Port Hardy (by boat) > Vancouver, km 7500 Viaggio straordinario, in completa libertà, in un camper enorme (per i nostri standard), attrezzatissimo, con cui abbiamo percorso 7.500 km in poco più di un mese, arrivando all’estremo sud della California ed all’estremo nord della British Columbia canadese, con divagazioni interne in Nevada, Arizona, Idaho, Oregon, Utah, Washington.. Tuo papà Neri aveva solo quattro anni e quindi potrà dirti poco dei suoi ricordi. Chiedi, comunque: forse si ricorderà qualcosa di Disneyland o degli Universal Studios. Io chiudo raccontandoti un aneddoto che mi è venuto in mente ascoltando le tue esilaranti ed incomprensibili (per ora) esercitazioni labiali fatte di tanti borbottii del tipo ……brbnn ntrrennebn atwnfgtt ……. e così via. Quando eravamo a Prince Rupert ospiti di Zio Francesco, le sue bambine erano poco più grandi di tuo papà Neri e parlavano solo inglese. Lui ovviamente non capiva niente, tranne che era qualcosa di sconosciuto e, forse, inventato. E allora, per reazione, ha smesso di parlare italiano ed ha cominciato a esprimersi proprio come fai tu oggi, con tanti …. brbnn ntrrennebn atwnfgtt…. Il bello è che sembrava che si capissero. Ahahahaha TVB Nonno Franco


Guarda Sempre Avanti 95 Ricordi fotografici del viaggio N. 3


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