The words you are searching are inside this book. To get more targeted content, please make full-text search by clicking here.
Discover the best professional documents and content resources in AnyFlip Document Base.
Search
Published by Guarda Sempre Avanti, 2023-07-13 04:35:05

Guarda Sempre Avanti

Guarda Sempre Avanti

Guarda Sempre Avanti 100


Guarda Sempre Avanti 101 Due ricordi particolari (e un insegnamento) dei miei viaggi frenetici degli anni 70/80 Conto alla rovescia a Rio de Janeiro, dicembre 1985 Avevo il volo per Roma alle sera di un sabato. Al momento di lasciare l’Hotel Meridien di Copacabana non riuscii a trovare il passaporto: quindi rischio altissimo di restare a terra e non partire per diversi giorni. Ero in Brasile, in una città caotica come Rio (de Janeiro, non tu....), era sabato, non conoscevo nessuno, tutti gli uffici erano chiusi (pensai). Ero fottuto. E invece, successe l’incredibile. Chiamai il Consolato Italiano (dove trovai personale gentile che stava lavorando.....) che mi diede precise istruzioni di: - recarmi agli uffici di Avianca, la compagnia aerea con cui ero arrivato in Brasile, per ottenere una copia del biglietto comprovante il mio ingresso regolare nel paese - andare alla Polizia e richiedere copia della denuncia dello smarrimento/furto del passaporto - recarmi di persona al consolato italiano con i documenti di cui sopra e farmi rilasciare un documento temporaneo di espatrio (sostitutivo del passaporto). Tutto entro e non oltre la metà pomeriggio di sabato! Quindi, solo poche ore a disposizione per fare tutto! Assunsi un tassista a tempo pieno, gli diedi 100 dollari e cominciammo il conto alla rovescia, che si concluse con successo molto prima del previsto: nel primo pomeriggio avevamo già finito e mi feci portare sul Corcovado, andammo insieme con la funivia alla Statua di Cristo Redentore, pranzammo insieme, si dimostrò un ottimo interprete e guida turistica, mi attese e infine mi portò al terminal! Se fossi stato a Roma, di sabato, ci sarei mai riuscito? PS: Solo al mio arrivo a casa, mi resi conto di non avere mai perso il passaporto: era solo finito sotto una fodera di una tasca della valigia! Smarrimento bagagli (dal 1975 al 1982) Ti racconto di questo solo perché sono in vena di confidenze intime, voglio essere sincero, e soprattutto spero di lasciarti un messaggio importante: ma premetto che sono da codice penale e ti ammonisco a non imitarmi, perché fanno parte di quel mio passato “agitato” di cui ti ho già parlato. Durante un trasferimento aereo negli USA nel 1975, persi un collo (uno dei 35 che avevo spedito e assicurato via cargo) e, inaspettatamente, mi rimborsarono circa 2000 $. In realtà, era stato inserito dentro un altro scatolone e non era stato smarrito. Allora mi si accese una lampadina. Studiai bene come venivano gestiti i bagali in partenza e arrivo negli aeroporti. In uno dei miei viaggi successivi, assicurai per 10.000 $ il mio bagaglio personale (due valigie) al momento del check-in. All’arrivo, una risultò mancante (con un metodo difficile da spiegare in poche parole, ma allora infallibile). Dopo un reclamo reso lungo e complicato dal fatto che non potevo esibire ricevute comprovanti il danno effettivo, mi rimborsarono comunque i 10.000 $ che avevo assicurato. Forte dell’esperienza, raccolsi ad ogni occasione molte ricevute di acquisto di costosi capi di abbigliamento e di altri effetti personali, e ripetei i reclami con varie compagnie, esibendo sempre ricevute diverse per ogni viaggio. Fra il 1975 ed il 1981 incassai l’equivalente di circa 50 milioni di lire! Poi successe qualcosa: nel 1981 avevo presentato due denunce di smarrimento a breve distanza l’una dall’altra a due compagnie diverse, non sapendo che tutti gli smarrimenti venivano gestiti da una centrale unica a livello mondiale con sede ad Atlanta, dove notarono questa strana coincidenza. Vivevo ad Amsterdam ed agli inizi del 1982 ricevetti un invito a recarmi a Londra per chiudere il reclamo con l’Assicurazione. Mi mandarono il biglietto e andai: all’arrivo trovai .... un sergente di Scotland Yard, che mi scortò in una stazione di polizia (da Heathrow a Gatwick) e mi “invitò” ad attendere in un ufficio (leggi: cella). Passarono due/tre ore, poi mi sottoposero ad un vero terzo grado, contestandomi il fatto che avevo denunciato due volte la perdita degli stessi beni personali (nulla poterono obiettare circa gli smarrimenti, che dagli atti risultavano reali). Quindi, io avevo cercato di truffare le compagnie assicuratrici chiedendo un doppio rimborso. Sfortunatamente per loro, le mie spiegazioni furono molto “esaurienti” e le ricevute che avevo esibito (conservandone gli originali) furono la prova provata della regolarità – formale - della mia denuncia. Infatti da esse risultava che i beni smarriti e chiaramente elencati erano diversi per ciascun reclamo e quindi l’accusa era infondata. Il sergente di Scotland Yard abbozzò (pur convinto del contrario), si complimentò ironicamente con me, si scusò e mi prenotò una camera in hotel (avevo passato tutta la giornata in caserma!), dove Scotland Yard mi ospitò a sue spese. Me la cavai per il rotto della cuffia, ma rischiai grosso. Fu l’ultima volta: nessun bagaglio andò più smarrito da allora....... Che morale se ne può trarre? Se si sta facendo una cazzata, mai tirare troppo la corda e fermarsi prima che si rompa. Morale vera: non mettersi mai nella condizione di doversi fermare, l’imperativo è evitare di fare cazzate. Capito?


Guarda Sempre Avanti 102 32 Caro Nonno, Quali sono i musicisti, cantanti o canzoni che ami di più? Carissimo Rio, ti ringrazio molto per la tua domanda, che mi consente di riascoltare, dopo parecchio tempo, le canzoni e gli interpreti di brani musicali che più toccano le corde profonde del mio animo. Mi piacciono i loro contenuti, le melodie, le voci o gli arrangiamenti musicali e corali, i periodi storici cui fanno riferimento, i profili spesso straordinari dei loro cantanti o esecutori: una miscela unica, che crea atmosfere che trovo magiche e intime. Potrei elencare molti altri esempi, ma questi sono certamente al vertice delle mie preferenze. Li elenco qui di seguito, allegando anche qualche commento sui protagonisti che li hanno resi celebri per molti e speciali per me. Cat Stevens / Yusuf Islam Father & Son https://youtu.be/P6zaCV4niKk Biografia https://it.wikipedia.org/wiki/cat_stevens#:~:text=nel%201976%20suo%20fratello%2c%20di,adottando%20il%20nome%20yusuf%20islam Cat Stevens è una figura unica nel panorama musicale internazionale, per il suo stile, per le sue scelte di vita coraggiose, per lo spessore delle sue creazioni. Father & Son è un inno all’amore fra padre e figlio e sono sicuro che anche papà Neri lo condividerà con te! Al Bowlly and The Ray Noble Orchestra Midnight, The Stars and You https://www.youtube.com/watch?v=-fN-Xjpd-qE&ab_channel=IvanGordiyenko Biografia HTTPS://WIKIITA.COM/AL_BOWLLY Consiglio di vedere il film “Shining” in free streaming con il seguente link: https://streamingcommunity.love/watch/337 Al Bowlly non è stato certamente una grande celebrità, neppure ai suoi tempi, ed oggi è praticamente dimenticato. Resta comunque un bravo e garbato interprete di un brano melodico che rappresenta bene lo spirito della società negli anni fra le due guerre mondiali, che viene esaltato nel momento in cui diventa parte integrante della colonna sonora di un magnifico film, interpretato da un altrettanto superlativo Jack Nicholson. Un brano da riascoltare ed un film da rivedere, senza mai stancarsi. Frank Sinatra My Way https://youtu.be/qQzdAsjWGPg Biografia https://it.wikipedia.org/wiki/frank_sinatra Sinatra è Sinatra, punto. Qualsiasi definizione sarebbe riduttiva. Considerate le sue origini di figlio di immigrati siciliani, io trovo che la canzone My Way rappresenti il compendio della sua marmorea (e spregiudicata!) volontà di affermarsi, da uomo e da showman, seguendo il suo istinto e la sua volontà personale, come un navigatore che tiene la sua rotta, in quella società prevaricatrice che erano gli USA e nell’iper-competitivo show business del secolo scorso. Curiosamente, My Way è arrivata a essere immortalata da Frank Sinatra, vari anni dopo essere creata in Francia da Claude Francois, che ebbe scarso successo. Successivamente venne ripresa e stravolta nel testo da Paul Anka, un famoso (anche in Italia) cantante canadese ormai a fine carriera, che invece di tentare un rilancio in proprio, decise di proporlo a Sinatra, che stava anche attraversando una fase di oblio. Inizialmente Sinatra esitò, poi cambiò idea. Per fortuna sua e nostra.


Guarda Sempre Avanti 103 Israel “IZ” Kamakawiwo’ole Somewhere Over the Rainbow https://youtu.be/V1bFr2SWP1I Biografia https://it.wikipedia.org/wiki/israel_kamakawiwo%27ole Israel IZ è stato una meteora nel panorama musicale internazionale, per il suo carattere schivo, per la sua menomazione fisica, per la sua morte prematura, per il suo stile non commerciale. La canzone che meglio lo rappresenta (Somewhere over the rainbow) è stata oggetto di innumerevoli cover, dopo il suo lancio in un famoso film degli anni 30/40, ma la interpretazione di IZ resta unica, in quanto in essa si percepisce il suo desiderio (rimasto vano) di superare una condizione fisica drammatica trovando sollievo in un onirico arcobaleno, sopra le nuvole. Morì a 38 anni per crisi respiratoria, dovuta all’obesità (350 kg). Anton Karas The Third Man https://youtu.be/2oEsWi88Qv0 Biografia https://it.wikipedia.org/wiki/anton_karas#:~:text=anton%20karas%20%c3%a8%20il%20solista,romanzo%20del%201907%20di%20vamba. Ti consiglio di vedere il film “Il Terzo Uomo” in free streaming con questo link: https://www.youtube.com/watch?v=B7g8fuxtm1Q&ab_channel=TheMouthOfTruth Anton Karas era un musicista bravo ma sconosciuto che si esibiva nei locali pubblici di Vienna. La sua fortuna cambiò quando venne sentito e notato da un famoso regista, Carol Reed, che nel primo dopoguerra - 1949 - stava girando un film tratto da un romanzo di Graham Greene, con protagonista Orson Welles. Una squadra di Pezzi da Novanta, che avrebbe di lì a poco partorito un film di grande successo, da cineteca: Il Terzo Uomo. Karas impressionò Carol Reed al punto di ricevere l’incarico di scrivere l’intera colonna sonora del film, che contribuì in maniera decisiva al successo indelebile del film e fece di Anton Karas una celebrità fino alla sua morte nel 1985. Vera Lynn We’ll Meet Again https://www.youtube.com/watch?v=8Nzy1cfnKh4&ab_channel=VeraLynn-Topic Biografia https://it.wikipedia.org/wiki/vera_lynn#:~:text=vera%20lynn%20cominci%c3%b2%20a%20cantare,dell’italiano%20annunzio%20paolo%20mantovani. Questo brano è molto di più di una canzone. È un inno alla vita, alla libertà, alla certezza di un domani migliore, dopo l’esperienza terribile di una guerra infinita e disumana. Vera Lynn usa la sua voce come uno strumento magico, per convincere l’umanità ad andare avanti e ritrovarsi, non si sa dove e quando, ma succederà, in un giorno finalmente pieno di sole……Lo spirito forte e deciso di Vera è servito anche durante il corso della sua vita. È infatti morta solo due anni fa, alla età di 103 anni i!!!!! Charles Trenet La Mer https://music.youtube.com/watch?v=3E8NpkTRcVI Biografia https://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Trenet Scrisse oltre mille canzoni, molte sono rimaste memorabili, come La Mer, Que Restetil de nos Amours? e Douce France. Ebbe vita travagliata, sia per essere sospettato di essere ebreo durante la IIa guerra mondiale che per la sua omosessualità, a causa della quale ebbe anche problemi giudiziari. Fino alla fine mantenne comunque una grande popolarità e concluse la sua carriera con un grande concerto all’età di 86 anni, chiuso con una standing ovation di venti minuti.


Guarda Sempre Avanti 104 Fabrizio De André Quello che non ho https://www.youtube.com/watch?v=APehKENldMQ&ab_channel=FabrizioDeAndr%C3%A9-Topic Biografia https://it.wikipedia.org/wiki/Fabrizio_De_Andr%C3%A9 Senza dubbio il cantautore italiano per antonomasia, ribelle, controverso e introverso, originale e diverso, un menestrello poeta più che un cantante, pur se dotato di una voce morbida e suadente. Alcune sue opere rimarranno negli annali della musica italiana. Godette di una indesiderata popolarità per essere stato rapito e prigioniero per oltre 4 mesi assieme alla moglie nel 1979. Edith Piaf Non, je ne regrette rien https://www.youtube.com/watch?v=4r454dad7tc&ab_channel=EdithPiafOfficiel Biografia https://it.wikipedia.org/wiki/%C3%89dith_Piaf Cantante e interprete semplicemente straordinaria. Così come fuori dagli schemi la sua vita privata, la sua umoralità, le disgrazie, i suoi amori. Fu anche una mecenate e fu lei a lanciare la maggior parte degli artisti che verranno, in seguito, definiti "suoi successori", tra cui Yves Montand, Charles Aznavour, Eddie Constantine, Gilbert Bécaud, Georges Moustaki e Theo Sarapo. Le hanno intitolato, in sua memoria, un asteroide scoperto nel 1982: 3772 Piaf Gabriella Ferri Sempre https://www.youtube.com/watch?v=ILqUaUCv16k&ab_channel=AlfredoPortico Biografia https://it.wikipedia.org/wiki/Gabriella_Ferri Era l’equivalente italiano di Edith Piaf, sia per vocalità che per la sua personalità complessa e travagliata. Una voce che penetra nell’animo dell’ascoltatore, triste e appassionata. Come la sua vita, afflitta da sempre da depressione e conclusasi tragicamente cadendo dalla finestra: non se ne è mai capita la dinamica. Suicidio o incidente? Ed Sheeran Perfect Symphony https://www.youtube.com/watch?v=hnKtnhRV8nw&ab_channel=Victoria1861 Biografia https://it.wikipedia.org/wiki/Ed_Sheeran Voce splendida e personale, autore e compositore di brani anche per altri artisti. Memorabile il suo duetto con Andrea Bocelli. Carriera macchiata da alcune accuse (provate) di plagio, chiuse con accordi privati, i cui estremi non sono mai stati resi noti. Freddie Fender Before The Next Tear Drop Falls https://music.youtube.com/watch?v=VRdWEpCF5L4 Biografia https://it.wikipedia.org/wiki/Freddy_Fender Un emigrato messicano che è riuscito a sfondare negli USA, conquistandosi meritatamente un posto al sole, dopo aver superato problemi di droga e di inserimento nella società americana, prima di essere naturalizzato. Per un certo periodo gli fu persino proibito esibirsi, tanto erano marginalizzati gli immigrati messicani. Classico cantante country, ma con una indelebile musicalità latina. TVB Nonno Franco


Guarda Sempre Avanti 105 33 Caro Nonno, C’è stato, nella nostra famiglia, qualcuno che abbia avuto un ruolo importante nella Storia (quella con la S maiuscola)? Carissimo Rio, no, non abbiamo avuto personaggi che abbiano avuto ruoli importanti nella Storia (non che io conosca). Fino ad oggi……. Sta a Tuo papà Neri ed a Te Rio ed agli altri che verranno ... colmare questa lacuna. Avete il futuro davanti a Voi e, soprattutto, avete tutte le qualità per riuscire! TVB Nonno Franco PS: Voi due siete e sarete entrambi Grandi (con la G maiuscola), sempre e comunque per Nonna Gloria e per me! 34 Caro Nonno, di cosa sei particolarmente orgoglioso della tua vita? Carissimo Rio, la prima risposta è, senza dubbio questa: sono orgoglioso delle mie famiglie. Mi esprimo al plurale, perché io ho avuto tre famiglie. La prima è quella da cui discendo, cioè i bisnonni Pietro e Pina. Persone semplici, ma oneste, corrette, rispettose, generose. Due Premi Nobel per me, in tutti i sensi. La seconda è quella che abbiamo creato assieme Io, Gloria e tuo papà Neri. Vorrei esprimere con tre foto l’essenza più vera e intima del mio orgoglio, che testimoniano l’evoluzione della Famiglia Tollardo, da tuo bisnonno Pietro a tuo papà Neri. Bisnonno Pietro, anni ‘30 Nonno Franco, anni 2000 Papà Neri, 2011 La terza è quella di cui tu fai parte integrante, con Papà Neri e Mamma Ally, e non ci sono parole per esprimere l’orgoglio che voi tre generate in me (e non solo in me). Qualche spiegazione invece è necessaria per esporre qualche altro motivo di soddisfazione, certamente meno importante ma comunque significativo di alcune tappe (tre, in particolare) della mia vita professionale.


Guarda Sempre Avanti 106 La prima tappa in ordine temporale (1968) fu legata a …. due formule matematiche, che allego sotto.


Guarda Sempre Avanti 107 Furono il frutto di un notevole sforzo intellettuale, per un problema di calcolo che dovevo risolvere assolutamente per aumentare sicurezza e produttività della fase progettuale degli impianti funiviari. Inizialmente, ritenni di non essere in grado di farlo da solo, e quindi interpellai vari ingegneri e professori, invano. Decisi quindi di procedere autonomamente e, dopo un paio di mesi di studio e ricerca, ne venni a capo. Sviluppai e memorizzai queste formule su schede magnetiche del Calcolatore Olivetti 203 (nel 1968 non esistevano i computer, questo ne fu il precursore). Feci molte verifiche, teoriche e pratiche ed infine con Nascivera sottoponemmo il tutto al Ministero dei Trasporti (competente in materia di Trasporto Pubblico), che approvò senza modifiche, dopo lunghi e rigorosi controlli. Da quel momento, con il mio nuovo e innovativo processo di calcolo (primo e unico nel settore funiviario), abbassai i tempi di progetto di un impianto completo da 20/30 gg a 2/3 gg e senza possibilità di errore umano. Non male, per me che avevo solo un diploma di perito e neppure 22 anni! Fra gli oltre 150 impianti che ho poi progettato, ho avuto la fortuna di ricevere l’incarico di realizzare la seggiovia biposto che collegava il Camping di Lido di Spina (Ferrara) alla spiaggia con un percorso rettilineo e pianeggiante di 1 Km, finanziata da Mario Dell'Eva e realizzata da Nascivera Impianti a Fune di Rovereto. Fu la prima ed unica del genere in Italia (e probabilmente nel mondo). Rimase in esercizio (solo estivo) purtroppo per pochi anni, poi dovette arrendersi alla salsedine ed alla corrosione dei materiali. Un progetto utile ed ecologico, troppo avanzato per quei tempi e per le scadenti tecnologie di manutenzione allora disponibili. Peccato! Mi rimane comunque la soddisfazione di essere stato il primo ed unico progettista di un simile impianto e di non essere mai stato seguito da altri! https://www.youtube.com/watch?v=PQfizrLxlPk&ab_channel=darmucccccia https://www.facebook.com/watch/?v=3474395579286786 https://giocopulito.it/lido-spina-spiaggia-si-andava-seggiovia/


Guarda Sempre Avanti 108 La successiva tappa fu iniziata come Segretario Generale della Fiera di Vicenza nell’estate del 1987. Il CdA aveva deciso la costruzione di un nuovo padiglione dedicato all’Orologeria, da inaugurare in settembre. Quando io fui assunto a maggio, gli espositori prenotati erano……zero. All’apertura del Salone a metà settembre il padiglione era…. pieno! Fu la prima palla di neve che si trasformò in slavina. Io continuai a organizzarlo personalmente ed in esclusiva, prima come direttore, poi organizzatore esterno: nell’ultima edizione da me gestita nel Settembre 1992, ci eravamo spostati nel Padiglione più nuovo, grande e prestigioso della Fiera (fino ad allora dominata dagli orafi), eravamo diventati i più importanti in Italia e le marche presenti erano oltre 250 (il 98% del mercato). Più di un motivo per essere orgoglioso, credo. Ma non finì lì. Io entrai in rotta di collisione (anzi lo ero già da anni) con la Fiera e, alla scadenza del mio contratto, mi proposi alla Fiera di Milano, per aprire una nuova Mostra dell’Orologeria nel Febbraio 1993. Fui ampiamente irriso da amministratori e operatori di Vicenza per la mia presunzione, ma i fatti mi diedero ragione. La Mostra di Milano fu la più grande, completa e prestigiosa che si sia mai tenuta in Italia: tutti gli espositori di Vicenza mi seguirono a Milano, il Salone di Vicenza chiuse e non fu mai più resuscitato. Secondo motivo per essere orgoglioso. Ma non finì lì. A Milano il successo della “mia” Mostra suscitò molti appetiti e si attivarono iniziative interne per “scipparmela”, convinti di aver trovato una nuova gallina dalle uova d’oro, in grado di fare concorrenza alla Fiera di Basilea in Svizzera (la prima in assoluto al mondo). La realtà era invece molto diversa e solo io lo avevo capito, grazie alla mia vicinanza ed amicizia personale con i principali operatori del settore, italiani e internazionali, ed alla conoscenza diretta del mercato. Capii che si era concluso un ciclo, anche a causa dello sfavorevole andamento del mercato, che non ci sarebbe stato un futuro in Italia e che la concorrenza con la Svizzera era insostenibile. Decisi quindi di abbandonare tutto (praticamente senza preavviso, dopo avere informato solo i principali operatori ed espositori). Sia Milano che Vicenza fecero carte false per rianimare il cadavere creato dalla mia partenza, ma invano. Il mercato italiano fu fagocitato dalle case madri di Svizzera, Giappone, Germania, Francia, USA che puntarono tutto su Basilea, quale vero ed unico hub internazionale. Da allora e sino ad oggi, non si è mai più avuta in Italia alcuna Mostra o Fiera o Salone dell’Orologeria, neppure simile. La terza ed ultima tappa si concretizza in Russia. Venni assunto da IKEA nel Marzo 2002 quale membro del “Dream Team” (così ci chiamavano i russi, quando ancora erano esseri civili!), incaricato di avviare, costruire, lanciare il primo grande MEGA MALL a Mosca. Eravamo in quattro: un inglese (direttore del centro), io (vicedirettore), uno spagnolo (direttore delle operazioni), un americano (direttore marketing). Nota: sembra l’inizio di una barzelletta e invece fu una cosa sera e grande! Tutti con contratto triennale, non rinnovabile. Nella realtà, le cose andarono così: - l’inglese fu rispedito a casa due mesi dopo l’inizio (anzi accompagnato, perché non era più autosufficiente: troppa vodka e troppe…donne russe) - l’americano fu licenziato dopo un anno e mezzo - allo spagnolo non venne rinnovato il contratto


Guarda Sempre Avanti 109 - io invece nel giugno 2002 fui promosso “acting center manager” del primo mall che aprì nel dicembre 2002 con un successo tale che IKEA decise di prolungare il mio contratto di altri tre anni e immediatamente di costruire un secondo mall a Mosca, di cui divenni direttore sin dalla fase di cantieramento, e poi dalla sua apertura nel dicembre 2004 fino a dicembre 2006. Nel frattempo, IKEA aveva deciso di costruire fino a 20 Mall nelle principali città russe, nell’arco di 5/6 anni e, dopo avere contribuito alla selezione dei candidati direttori dei nuovi centri ed avere curato la loro formazione, io nel 2007 fui incaricato della direzione di tutta la infrastruttura costituita dalla rete di Mall in costruzione o già operativi in Russia. Alla scadenza del mio contratto, nel Gennaio 2008, i MEGA erano già diventati 12 (tre a Mosca, due a St. Petersburg, uno a Kazan, uno a Ufa, uno a Rostov on Don, uno a Novosibirsk, uno a Ekaterinburg, uno a Nizhnji Novgorod, uno a Krasnodar). Quasi 2,5 milioni di metri quadri, 3 miliardi di US$ di investimenti, la più grande catena di Mall in Russia ed in Europa, 150 milioni di visitatori all’anno, oltre 3.000 negozi con un indice di “occupancy” superiore al 96%. Non male, credo! Erano altri tempi, oggi nulla di quanto sopra sarebbe anche solo lontanamente immaginabile. Io mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto: fortunato, impegnato, determinato e orgoglioso. TVB Nonno Franco https://www.ingkacentres.com/en/where-we-are/russian-federation


Guarda Sempre Avanti 110 35 Caro Nonno, Hai avuto sufficiente denaro durante la tua gioventù? Carissimo Rio, ti ringrazio molto di questa domanda, perché finalmente ti posso dare una risposta molto facilmente, e senza esitazioni. Sì, ho avuto sufficiente denaro. Quanto? Quasi zero. Eppure, quel poco che ho avuto è sempre stato sufficiente e quindi non me ne sono mai lamentato. Sembra una contraddizione, ma si spiega se il tutto viene inquadrato tenendo conto dei tempi della mia adolescenza e della mia giovinezza, della società e dei tempi in cui sono cresciuto: ossia dalla nascita fino al momento in cui ho cominciato a lavorare a 19 anni. Io sono nato subito dopo la guerra, nel 1946, in una Italia distrutta materialmente e moralmente dalla guerra (persa), in cui anche chi possedeva un po’ di denaro, aveva poche opportunità di spenderlo, perché non c’era quasi niente da comprare. Puoi immaginare cosa potessero fare le famiglie senza mezzi finanziari o addirittura povere (la maggioranza). Occorsero circa dieci anni perché cominciasse a realizzarsi il cosiddetto “miracolo italiano”, in cui le famiglie iniziarono - timidamente - a comprare appartamenti, automobili, elettrodomestici, scarpe e abiti intercambiabili, e beni volti a migliorare tangibilmente il proprio livello di vita. Per i figli giovani rimaneva molto poco denaro (o niente) e, comunque, per loro non esistevano beni voluttuari da comprare: neanche nella fantasia più fervida si poteva immaginare che un giorno i ragazzini avrebbero avuto a disposizione telefoni, play stations, computer, iPod e iPad, motorini e scooter, jeans firmati, collegamenti internet, discoteche, pub e bar, apericene ecc. ecc. Io ricordo che il mio massimo desiderio da ragazzo era quello di avere una bicicletta da corsa (anche non vera, solo con il manubrio). Sempre rimasto inevaso. Quindi la società stessa aveva poco da offrire, e non si sentiva il bisogno di spendere e quindi non si soffriva la mancanza del denaro. Poi, occorre considerare la situazione delle famiglie medie italiane, la cui ambizione prioritaria era quella di “fare studiare i figli”: tieni conto che molti italiani erano ancora analfabeti o sotto alfabetizzati. Lo studio però costava e ricordo che nel 1957, quando io mi iscrissi alle scuole medie, persi molti compagni di elementari, perché furono costretti ad andare a lavorare. Fu la prima volta che capii che io ero quasi un privilegiato (in realtà fu un pesante impegno per i miei genitori). La mia famiglia non ha mai conosciuto la povertà, i debiti, il ricorso ad aiuti esterni. Però non ha mai neppure potuto permettersi cose semplici e normali (oggi) come una casa propria o l’affitto di un appartamento di pregio, una automobile, le vacanze, le cene al ristorante, più di un vestito e più di un paio di scarpe per ogni stagione. Io fino al giorno in cui ho cominciato a lavorare nel 1965, non ho mai ricevuto la “paghetta” settimanale: nei giorni feriali, solo i soldi per l’autobus per andare a scuola (in estate, niente da Giugno a Settembre), la domenica quelli per il cinema di paese (ma non sempre), mai entrato in una discoteca (e abitavo a 10 minuti da Forte dei Marmi!!!! e in estate avevo anche una famosa balera all’aperto – la Grotta Verde – praticamente sotto casa) Le uniche vacanze di cui ho ricordo, furono 5 o 6 soggiorni in 15 anni presso nonni o zii in Liguria o in Francia, con i miei genitori. Non ero comunque una eccezione. Mi guardavo intorno e vedevo che la maggioranza dei miei coetanei aveva meno di me: a scuola si andava in autobus o al massimo in bicicletta, moltissimi a piedi facendo anche chilometri, molti andavano anche a lavorare per pochi soldi, pochi giravano in Lambretta o in Vespa, non ho ricordo di alcun compagno di scuola la cui famiglia avesse l’automobile. Come potevo sentire il bisogno di denaro? E con le ragazze, cosa bisognava inventarsi? Fortunatamente, anche loro avevano pochissime esigenze. Si usciva a piedi e, al massimo, si andava al cinema e ognuno pagava per sé! Così funzionava con me, non so con gli altri. Nota: La camporella era gratis! (e comunque era cosa rara) Come vedi, oggi si direbbe che si tirava la cinghia, ma in realtà si viveva sereni e si godeva anche del poco di cui si disponeva, senza ingordigia e non si pensava minimamente a ciò che eccedeva le strette necessità quotidiane. Una ottima scuola di vita. Ho quindi un ricordo in definitiva positivo del mio “scarso benessere economico” giovanile, che fu ampiamente compensato dalla armonia famigliare e amicale che mi ha sempre circondato, e addirittura molto positivo quando si riferisce allo studio, che è stato il mio vero ed unico interesse di quel periodo, e da cui ho tratto molte soddisfazioni e benefici, durante e dopo. Tu vivrai certamente esperienze molto diverse, in materia di “denaro” e non solo, ma spero tu possa trarre motivazioni positive anche dalle mie “ristrettezze economiche” giovanili. TVB Nonno Franco


Guarda Sempre Avanti 111 36 Caro Nonno, Ti piacevano auto e moto quando eri giovane (e anche meno giovane)? E quali? Carissimo Rio, negli anni 60/70 ci fu un fantastico giocatore di calcio, irlandese, che si chiamava George Best. Un vero fenomeno dello sport, ma una persona disgraziata e sfortunata, rovinato(si) nel fisico e nella vita personale. Morì a poco più di 50 anni e la spiegazione è tutta in queste sue parole: “Io nella vita ho speso una parte dei miei soldi in automobili, donne e alcol: tutti gli altri li ho sprecati !!!!” Da non prendere come esempio, ricordatelo, anche se era un fenomeno. Io non ho mai abusato di alcol, mi sono circondato spesso di donne (senza però esagerare), ma sicuramente mi sono fatto prendere un po’ la mano dalle auto e in parte dalle moto. Il bilancio però è comunque positivo, visto che mentre scrivo ho 76 anni, sto bene e anche io guardo ancora avanti. Con questa lettera, ti mostrerò il mio percorso di “collezionista” di auto/moto cui guardo con un po’ di rimpianto solo perché non ho conservato tutti gli esemplari che ho comprato nella mia vita. (n.d.r.: tutti veicoli acquistati nuovi, mai uno usato) Parto da un cimelio storico, che non ho comprato io ma che entrò nella mia famiglia, nell’anno 1962: il Galletto della Moto Guzzi. Lo comperò il tuo bisnonno Pietro quando abitavano a Montignoso e io lo guidavo di nascosto, non avendo né età né patente: una volta caddi andando a trovare un amico, fortunatamente senza danni a me e alla moto, e riuscii a nascondere l’incidente ai miei genitori. Questo fu il primo segnale della mia passione per i motori! Quella che segue è la collezione al momento in cui scrivo nel 2023: 29 auto e 3 moto! Fine della storia? Chi vivrà, vedrà……. TVB Nonno Franco 1962 MOTO GUZZI - GALLETTO, MONTIGNOSO (era di tuo bisnonno Pietro) 1966 FIAT 750 - La mia prima automobile, TRENTO 1968 LANCIA FULVIA GT, ROVERETO 1970 LANCIA FULVIA COUPE’, ROVERETO


Guarda Sempre Avanti 112 1970 LANCIA FULVIA COUPE’ 1,3 S 5 marce, ROVERETO 1972 ALFA ROMEO SPIDER 1600, ROVERETO 1972 MERCEDES BENZ 220D, ROVERETO 1973 MERCEDES BENZ 220D, ROVERETO (comprata il 29 Dicembre 1972 e rubata la mattina (ricomprata immediatamente il 3 Gennaio 1973 del 2 Gennaio 1973) e identica alla precedente) 1974 MOTO GUZZI CALIFORNIA 850 personalizzata con portasci, (moto)radio, fendinebbia, ROVERETO 1977 LANCIA BETA MONTECARLO, ROVERETO 1979 VW MAGGIOLINO, LOS ANGELES


Guarda Sempre Avanti 113 1982 VOLVO 240 DL, berlina, AMSTERDAM 1983 AUTOBIANCHI A112, TORINO 1984 PEUGEOT 205, TREVISO 1985 VOLVO 245 TURBO, TREVISO 1987 LANCIA DELTA HF 4WD, VICENZA 1988 HONDA TRANSALP 600, VICENZA 1988 LANCIA DELTA INTEGRALE, VICENZA 1989 LANCIA THEMA 2000, VICENZA


Guarda Sempre Avanti 114 1989 NISSAN PATROL 4WD GR 2.8, VICENZA 1991 LANCIA THEMA TURBO LX, VICENZA 1992 MITSUBISHI SPACE RUNNER GLX, VICENZA 1995 OPEL CORSA SPORT, TREVISO 1998 MERCEDES BENZ A160, TREVISO 2004 SKODA FABIA, MOSCA 2007 CHEVROLET CAPTIVA, MOSCA 2008 PIAGGIO BEVERLY TOURER 125, TREVISO


Guarda Sempre Avanti 115 2008 VOLKSWAGEN NEW BEETLE, TREVISO 2009 NUOVA FIAT 500D, TREVISO 2009 YAMAHA MIDNIGHT STAR, TREVISO 2014 AUDI QUATTRO Q5 TDI, MOSCA 2014 MINI COOPER D, TREVISO 2015 AUDI QUATTRO Q5 TDI S-line 2017 HARLEY DAVIDSON IRON 883, TREVISO (di tuo papà Neri) 2020 MINI COOPER 5P, TREVISO


Guarda Sempre Avanti 116 37 Caro Nonno, Quali sono i momenti storici del XX o XXI secolo che più ti hanno interessato e influenzato? Carissimo Rio, il secolo scorso (tutto il 1900) è stato contraddistinto da numerosissimi eventi, cambiamenti, innovazioni tecnologiche, rivoluzioni, guerre locali e planetarie, rivolgimenti sociali, miglioramenti e peggioramenti economici, come mai prima nella storia dell’umanità. Io sono stato spettatore e quindi apparentemente ininfluente: in realtà non è così. Assieme ad altri milioni di esseri umani, tutti siamo compartecipi e corresponsabili del mondo che ci circonda e di cosa avviene in esso. I miei primi 50 anni hanno coinciso esattamente con la seconda metà del XX secolo e quindi ho avuto modo di vedere e toccare, godere e subire, gioire e piangere, per i molti momenti vissuti intensamente, cercando di capire cosa mi stesse accadendo intorno. Non è facile fare una scelta fra i tanti, ma è inevitabile per ragioni di spazio e di tempo. Ti faccio quindi un succinto elenco di eventi non solo particolarmente significativi, ma che hanno attirato il mio interesse e influenzato la mia formazione morale e intellettuale (e conseguentemente anche alcuni comportamenti nella vita) Avvento della Televisione in Italia, 1954 https://it.wikipedia.org/wiki/rai#1954-1970:_la_rai_diventa_radiotelevisione_italiana Oggi la televisione viene considerata nulla più di un elettrodomestico e di un oggetto di arredamento: consideriamo secondario e scontato che ci informi e ci intrattenga. Il 90% dell’umanità odierna è nata e cresciuta con la televisione, che ormai fa parte del “contesto” che ci circonda, come fosse un albero o una casa. In realtà, a partire dal 3 Gennaio 1954, la TV ha rivoluzionato la nostra vita, la nostra formazione, i rapporti umani, il linguaggio, ci ha insegnato a parlare (n.d.r.: oggi non più…parlano tutti con accenti e grammatica da segno blu), ha cambiato le nostre abitudini, i ritmi di lavoro. Fino ad allora, piccoli e grandi avevano solo la radio quale strumento privato per ascoltare musica, notizie, discorsi, proclami, opere letterarie. L’arrivo della TV fu l’apertura di una grande finestra sul mondo, che suscitò un interesse enorme e immediato, ma che richiese alcuni anni prima di diventare un fenomeno di massa (diciamo fra 5 e 10 anni), a causa della limitata capacità economica della maggioranza degli italiani. Durante questo periodo, chi non poteva permettersi il televisore in casa, andava al bar mandando i bambini in avanscoperta a tenere occupati i posti a sedere: io ricordo la finale del Festival di Sanremo del 1958, con il trionfo di “Volare”, che vidi assieme ai miei genitori al Bar Corotti alla Piazza di Montignoso…). I Cinema, addirittura, installavano vari televisori nelle loro sale, per esempio in occasione di grandi eventi sportivi trasmessi in diretta, perché altrimenti sarebbero andati deserti. Per alcuni decenni la TV è stata una “droga” e con il passare degli anni è purtroppo diventata anche strumento di manipolazione culturale, sociale, politica, economica. Negli ultimi anni con l’avvento di internet è andata perdendo di importanza ed affluenza di pubblico, a beneficio dei social network che purtroppo si stanno rivelando strumenti ancora peggiori, subdoli e incontrollabili. La TV potrebbe essere in crisi irreversibile, ma non è detto che quello che abbiamo davanti sia migliore. Cattura, processo, condanna di Adolf Eichmann, 1960 https://it.wikipedia.org/wiki/adolf_eichmann Ricordo bene questo evento, che seguii con grande interesse, nonostante la mia età verde e soprattutto nonostante i limitati mezzi d’informazione che avevo a disposizione. Fortunatamente la cattura, la successiva condanna e l’esecuzione di Adolf Eichmann ebbero una enorme visibilità internazionale e mi consentirono di documentarmi sui crimini del nazismo, sulla caccia agli ex gerarchi tedeschi, sulla spregiudicata determinazione degli Israeliani nel perseguirli (spesso calpestando anche il diritto internazionale), sulla complicata ed a tutt’oggi irrisolta “questione palestinese”. Il link che allego dà una sufficiente spiegazione di cosa avvenne e più che una cronaca giornalistica di fatti reali, sembra una tragica storia partorita da uno scrittore horror.


Guarda Sempre Avanti 117 Fu da allora che imparai a studiare la storia, sforzandomi di essere freddo e analitico, cercando sempre di osservare entrambi i lati della medaglia (che a volte sono addirittura più di due…) Crisi USA-CUBA/URSS, 1962 https://it.wikipedia.org/wiki/crisi_dei_missili_di_cuba Fu il primo vero campanello d’allarme che ci svegliò bruscamente: l’umanità era sull’orlo di una nuova guerra mondiale. Avevo sedici anni e pensavo erroneamente che i tragici errori della ancora recente II Guerra Mondiale non si sarebbero mai più ripetuti. Ne rimasi molto colpito, anche se nulla di tragico era accaduto: nessuno scontro bellico, ma il rischio fu “palpabile” e spaventoso. Lo scontro nucleare fu evitato, ma le numerose guerre locali che si sono ripetute nei decenni seguenti (in quasi tutti i continenti, Australia esclusa…) mi hanno convinto che l’uomo nulla ha mai imparato dalla storia e che i suoi istinti irrazionali hanno e avranno sempre il sopravvento su quelli razionali e umanitari. APOLLO 11, prima missione sulla Luna, 1969 https://it.wikipedia.org/wiki/apollo_11 Il 20 Luglio 1969 era una domenica ed io alle ore 20,47 CET ero a Riva del Garda, in attesa dell’apertura della Spiaggia degli Ulivi (una discoteca in riva al lago), seduto al bar davanti ad un televisore e assorto nella telecronaca in diretta di Tito Stagno sulla RAI dell’allunaggio della Missione Apollo 11. La prima volta che un essere umano poneva piede fuori dal nostro Pianeta Terra. Fu veramente una grande emozione. Fu la dimostrazione anche delle capacità tecnologiche dell’uomo, capace di superare qualsiasi ostacolo, avendo determinazione e risorse (umane ed economiche). Fu quindi anche un grande stimolo ed una iniezione di fiducia per tutti noi (piccoli esseri umani non cosmonauti), nello sforzo quotidiano di migliorare la nostra vita, attraverso il raggiungimento di nuovi traguardi. Questa fu la reazione immediata e impulsiva: assestatasi la polvere e valutato l’evento a bocce ferme, mi resi poi conto che di epico e straordinario non c’era poi molto. La conquista della Luna fu il risultato di una sfida fra Russi e Americani, condotta senza esclusione di colpi, con un impiego smisurato di denaro, di uomini, di tentativi falliti, di perdite anche umane, di sotterranee guerre di spionaggio, di guerra fredda. Tutto ed esclusivamente per affermare il proprio dominio tecnologico e soprattutto politico sull’avversario. Uno sforzo enorme ed abnorme, che comportò certamente un avanzamento della scienza e della tecnica, ma che altrimenti fu inutile. Lo prova il fatto che le missioni spaziali sulla Luna ebbero breve seguito e poi furono abbandonate. E lo sono ancora al giorno d’oggi. Avvento del Personal Computer, anni 1970 https://it.wikipedia.org/wiki/personal_computer Questa nuova era tecnologica non fu percepita a livello di popolazioni di massa e di privati utilizzatori. Tuttavia, fu in questo periodo pionieristico che si gettarono le basi per la rivoluzione digitale che sarebbe esplosa nei successivi anni 80 e 90. È doveroso rimarcare che tutto ciò che nacque in quegli anni non fu solo grazie a menti illuminate come Bill Gates o Steve Jobs, che basarono le loro innovazioni sulle conquiste risalenti a 40 anni prima, frutto del genio dell’inventore del primo vero computer: Alan Turing, i cui meriti e crediti gli furono ufficialmente riconosciuti solo dopo 60 anni dalla sua morte. Leggere la biografia di Turing è un’esperienza che tutti dovrebbero fare e che ti consiglio caldamente, carissimo Rio. Guerra del Kippur israelo-araba,1973 https://it.wikipedia.org/wiki/guerra_del_kippur La Guerra del Kippur ebbe un impatto pesante e diretto sull’Italia (e l’Europa), molto più forte della lunghissima e ben più sanguinosa guerra del Vietnam. La prima ragione è che si svolgeva vicinissima a noi e la seconda, più importante, è che ebbe un impatto enorme sulle economie occidentali, provocando la peggiore crisi energetica dalla fine della guerra mondiale sia nel periodo immediato post-bellico, che per molti anni a seguire.


Guarda Sempre Avanti 118 Per milioni di italiani significò la impossibilità assoluta di guidare auto e moto nei fine settimana (oppure a targhe alterne), riduzione degli orari di apertura dei locali pubblici e degli spettacoli, un aumento fortissimo del prezzo della benzina, una crescente inflazione a due cifre (anche oltre il 20%) fino alla fine del decennio. Un vero shock per la maggioranza della popolazione, che vide interrompersi improvvisamente un lungo periodo di crescita e di miglioramento della vita quotidiana. Secondo la mia valutazione, provocò la fine definitiva del miracolo italiano. Ci fu ancora un periodo di sviluppo drogato per tutti gli anni Ottanta, sostenuto però solo da un vertiginoso aumento del debito pubblico. Dagli anni 90 in poi, l’Italia ha conosciuto un progressivo, lento, inesorabile declino, le cui cause potranno essere oggetto di una prossima epistola. Avvento del Macintosh/Apple, 1984 - Avvento di Internet, anni 1990 https://it.wikipedia.org/wiki/macintosh https://www.neureka.it/blog/l-avvento-del-computer-e-internet/ Io sono cresciuto nell’epoca dei telefoni pubblici, delle cabine, delle calcolatrici meccaniche, dei telex, dei fax, dei regoli calcolatori a mano (vedi allegato). Non è stato facile riconvertirmi alle nuove tecnologie legate all’introduzione di informatica e telecomunicazioni, e acquisire le conoscenze necessarie per poter lavorare e comunicare proficuamente. Adesso si parla di Metaverso, di AI, AR, e altre diavolerie: fortunatamente adesso posso anche farne a meno. Tu invece a pochi mesi di età mangi pane e iPAD, pane e Smartphone, whatsapp, video calls. Non riesco ad immaginare quali e quanti saranno gli sviluppi dei prossimi anni e cosa avrai a disposizione quando frequenterai la scuola e poi il lavoro. Sicuramente le influenze dell’High Tech (e anche del FinTech !!!! specialmente quello di tuo papà Neri) ti renderanno la vita molto diversa da oggi e auspicabilmente migliore. Ti auguro comunque che un giorno proverai anche il piacere di imparare qualche lavoro manuale (come meccanico, falegname, elettricista, aggiustatore) continuando una tradizione di famiglia che, purtroppo, tuo papà Neri ha da subito abbandonato :-(((( . Guerra in Bosnia ed Erzegovina,1992/1995 https://it.wikipedia.org/wiki/guerra_in_bosnia_ed_erzegovina Di questa guerra abbiamo quasi sentito le cannonate e l’esplosione delle mine e delle granate, tanto era vicina ai nostri confini orientali (da Treviso a Sarajevo la distanza è meno di 800 km!). Soprattutto questa guerra mi ha toccato da vicino come cittadino europeo, perché l’Europa ha avuto enormi responsabilità nel lasciare che scoppiasse (o addirittura nel favorirla?) e nel permettere che Serbi, Bosniaci e Croati si ammazzassero come bestie per anni, nonostante l’Europa avesse tutti gli strumenti politici, economici e militari (ONU e NATO) per fermare tutte le parti in causa. Poco dopo la fine del conflitto, ho avuto l’opportunità di vivere e lavorare a Sarajevo e di conoscere tutto il paese e la sua gente, e di toccare con mano i tragici segni della guerra fratricida: enormi cimiteri, campi minati, migliaia di amputati, mezzi bellici distrutti e abbandonati, interi villaggi bruciati, fosse comuni, segni indelebili nelle strade e nei palazzi delle granate, dei proiettili e del sangue, intere strutture industriali, ponti e strade demoliti e abbandonati, persone annichilite dal dolore e/o dall’odio. Dopo avere vissuto quasi tutta la vita nella pace generale, improvvisamente ho visto dal vivo quello che solo i freddi filmati di guerra mostrano. Ma la differenza è enorme e ti resta dentro per sempre. Tuo papà Neri è venuto a trovarmi e credo che ti possa raccontare i suoi sentimenti, anche se era ancora un “ceo” (tradotto: un bimbo). Si ricorda benissimo a memoria i miei indirizzi di casa e di lavoro a Sarajevo: senza dubbio rammenterà altre informazioni sui segni crudeli che la Guerra ha lasciato. Invasione russa dell’Ucraina, 2022 https://it.wikipedia.org/wiki/invasione_russa_dell%27ucraina_del_2022 Questa è storia odierna e purtroppo rischia di essere il momento più cupo e tragico dal 1945 ad oggi: sicuramente lo è per Russia e Ucraina, ma rischia di allargarsi a macchia d’olio. È presto per dire come influenzerà il nostro futuro, prossimo e lontano. Sebbene tu sia nato in Russia, per il momento è meglio che tu ne stia alla larga.


Guarda Sempre Avanti 119 Hai però molti anni davanti prima di diventare adulto e spero che le cose possano tornare normali: ti auguro che un giorno tu possa tornarci con gioia e fiducia, così come abbiamo fatto io e tuo papà Neri. Dopo tutto, il tuo certificato di nascita è scritto in cirillico! TVB Nonno Franco Qualche foto storica Il Mio Regolo Staedler anno 1970 MacIntosh 1984 LEM 1969 Macchina di Turing, anni '40


Guarda Sempre Avanti 120 38 Caro Nonno, Hai conservato amici fra i tuoi compagni della scuola superiore con cui ti sei diplomato? Carissimo Rio, facciamo un salto nel passato, a Luglio 1965. Ci presentammo davanti alla Commissione per l’Esame di Stato per il conseguimento del Diploma dell’Istituto Tecnico Superiore G. Meucci di Massa in 29 studenti/candidati: Angeloni, Baldi, Bassi, Bottari, Cappé, Desiderato, Fazzi, Gabbani, Gambirasio, Genovesi, Ianni, Lazzini, Losi, Manetti, Mannella, Marangon, Mazzi, Mussi, Panesi, Paolini, Polacci, Porta Scarta, Raffaetà, Raffi, Rossi, Scarinzi, Serio, Tollardo, Venturelli. Non ricordo se tutti lo superammo: forse solo un paio restarono indietro. Tutti gli altri si illusero di trovare il lavoro per il quale avevano frequentato la specializzazione (Perito Industriale Capotecnico, in Metal Meccanica e Tecnologia) ma, nonostante stessimo vivendo il “miracolo economico” italiano, le legittime aspettative di tutti furono soddisfatte solo dopo molto tempo e al prezzo di lunghi trasferimenti in altre città e regioni. Io fui il primo che cominciò a lavorare quasi subito (in ottobre), ma andando a vivere, da solo, da Massa a Trento. Altri impiegarono addirittura anni e si dovettero spostare a Milano, Ivrea, Torino, Firenze, Genova e anche all’estero. Una parte trovò rifugio nell’ “impiego pubblico” e vi rimase tutta la vita (Ferrovie, Comune, Catasto ecc.). Il nostro gruppo, numeroso e molto coeso, si sfaldò fisicamente ma rimase intatto il senso di comunità, che cercammo di conservare attraverso qualche improvvisato e occasionale incontro a Massa. Fu durante uno di questi, che nacque l’idea di trovarci sistematicamente ogni cinque anni, con la nostra partecipazione e, ove possibile, anche di qualche professore. L’onere e il piacere di tenere unito e informato il gruppo furono suddivisi sin dall’inizio fra due/tre “compagni trainanti” ed il primo “pranzo” si tenne nel 1970. Ricordo che, dopo cinque anni dalla fine degli studi, uno di noi non aveva ancora trovato lavoro (e fu mio ospite, perché non aveva i soldi per pagare la sua quota). Forte dei Marmi, Maggio 2015 I programmati incontri previsti nel 1975 e 1980 non credo che videro la luce (io in quegli anni, ero negli USA), o forse con partecipazione generale ridotta per la lontananza di molti, che riprese invece con vigore a partire dal 1985, dopo il mio rientro in Italia. Dal 1990, non abbiamo perso un colpo e ci siamo sempre ritrovati ogni cinque anni, in numero sempre superiore a venti partecipanti fino al 2005. Poi, purtroppo, sono iniziate le defezioni forzate di alcuni di noi, per ragioni di salute o per “assenza” definitiva! Abbiamo continuato a ritrovarci fino al 2015 (dopo cinquanta anni), quando decidemmo di programmare i nostri incontri con cadenza annuale (molti di noi veleggiavano già ben oltre i 70 anni …). E siamo arrivati sino al 2022 (saltando solo il 2020, a causa della Pandemia da Covid), pochi mesi fa, quando abbiamo raggiunto ancora i 12 partecipanti molto attivi e reattivi (con alcuni assenti giustificati, altri purtroppo vittime di incomprensibile assenteismo e/o di mogli possessive ed egoiste). L’obiettivo dichiarato è quello di festeggiare almeno fino al 2025, dopo sessanta anni: un traguardo cui guardiamo con fiducia e orgoglio. Senza nostalgie e patetici rimpianti del passato: i nostri incontri sono ancora oggi contrassegnati da vis polemica e politica (tipica del carattere toscano), rivolta al presente e poco al passato, e sempre schietta ed amichevole. Qualche caduta di memoria e qualche limitazione fisica nel mangiare e bere sono inevitabili (uno di noi ha già superato gli 80 anni), ma non ci scoraggiano dal guardare avanti. Credo che siamo un bell’esempio di unità e di amicizia! TVB Nonno Franco


Guarda Sempre Avanti 121 39 Caro Nonno, Come hai scelto la/le Università che hai frequentato? Carissimo Rio, la mia “carriera” accademica fu il frutto di un susseguirsi di scelte occasionali e impulsive, certamente non dettate da una programmazione ponderata, con obiettivi di seria affermazione professionale, di lungo periodo. Io sono stato iscritto a tre Università e tutte sono state per me uno strumento (non un fine) di cui mi sono servito per un periodo limitato di tempo e che poi ho “rottamato”. Io ho considerato terminati i miei studi nel 1965 con il conseguimento del Diploma di Perito Industriale ed ho cominciato a lavorare a Trento. Purtroppo, avevo solo 19 anni e incombeva su di me la spada di Damocle del Servizio Militare Obbligatorio, che mi avrebbe costretto a perdere il lavoro per ben due anni (cosa che in famiglia non potevamo permetterci). Fortunatamente la legge esentava gli studenti universitari dal servizio di leva, per tutti gli anni di frequenza e fino alla laurea. Quindi avevo la soluzione a portata di mano: bastava iscriversi e studicchiare il minimo indispensabile per non andare fuori corso e mantenere in vigore l’esenzione il più a lungo possibile. Esistevano però due grandi ostacoli: a Trento esisteva (solo da poco) l’Istituto Universitario di Scienze Sociali cui si poteva accedere solo arrivando dai Licei Scientifico o Classico, oppure dopo avere superato un severo esame di ammissione. Inoltre, per ottenere la borsa di studio e non pagare gli elevati costi di iscrizione e frequenza, era necessario avere voti molto alti al termine del suddetto esame. Non avevo comunque scelta: tentare l’esame o andare militare. Io mi ero trasferito a Trento a fine Ottobre 1965 ed era d’obbligo sostenere (e superare) l’esame entro il 31 dicembre. Mi iscrissi e fui l’ultimo degli ammessi alla sessione che si sarebbe tenuta proprio la mattina del 31 dicembre. Ricordo solo che fu un esame lunghissimo, di molte ore, che non avevo avuto neppure il tempo di preparare a fondo, stante il fatto che stavo anche lavorando (in quei tempi, 6 giorni su sette). Risultato: superai l’ostacolo e fui ammesso. https://www.cultura.trentino.it/Appuntamenti/DallIstituto-Superiore-di-Scienze-Sociali-all-Universita Non frequentai mai una lezione e non diedi mai un esame, ma continuai a lavorare senza problemi! Circa un anno dopo ottenni l’esenzione dal servizio militare ed ho conservato, sino ad oggi, il “prezioso” libretto universitario, a testimonianza dello scampato pericolo (vedi allegati). Dal 1965 passiamo al 1976, quando misi piede negli USA e cominciai a fare la spola fra Los Angeles, New York e (sempre meno) l’Italia. Quell’anno fu aperta proprio in California, a Glendale, la Kensington University con corsi per corrispondenza (oggi si definirebbe “remote learning”) e contestualmente io conobbi la mia “prima” futura moglie cinese, che si era laureata alla Georgia State University di Atlanta. Fu lei a suggerirmi di iscrivermi, perché studiare in USA avrebbe favorito l’ottenimento della Carta Verde e una eventuale futura richiesta di cittadinanza. Costava poco, non comportava frequenze, aveva sedi distaccate anche a NY e per un breve periodo, anche in Europa: decisi quindi di iscrivermi e impegnarmi (abbastanza…), nonostante i mezzi di comunicazione di allora fossero privi di internet, telecomunicazioni, video call, fax etc. etc.


Guarda Sempre Avanti 122 Lavorando su dispense e materiale didattico che in parte mi faceva avere in abbondanza la mia “tutor cinese” dalla sua università, potevo proficuamente studiare e superare le lacune che nel frattempo emergevano presso la Kensington. In maniera un po’ rocambolesca, ottenni finalmente nel 1981 il Bachelor of Business Administration la cui pergamena, segno del destino, andò persa nel trasloco che feci quando lasciai Los Angeles lo stesso anno. Persi comunque poco: una medaglia di latta (che in Italia non avrebbe avuto alcun valore legale), di cui però porto un ricordo piacevole e quasi divertente, come fosse stato un gioco che mi aveva comunque arricchito. La KU chiuse l’attività didattica nel 1996. Nel 1982 andai a lavorare ad Amsterdam con Yamaha Motors, ma per non farmi mancare nulla, decisi di prendere la residenza italiana a Torino, dove passavo quasi tutto il tempo libero dagli impegni in Olanda. Fu lì che fui preso dal vezzo di riprendere studi seri e mi iscrissi a Giurisprudenza, comprando anche una estesa biblioteca di codici e trattati di diritto (che in parte ho ancora, e che tua Nonna Gloria usa come piedistalli per vasi e quadri…). Le intenzioni erano buone, ma si scontrarono con le esigenze di lavoro che, dopo pochi mesi, mi portarono a Treviso per intraprendere nuove sfide professionali, dando l’addio a Torino. Chissà cosa avrei fatto se fossi diventato Avvocato! Forse avrei fatto concorrenza all’altro Avvocato (quello torinese doc). Meglio così! Gli è andata bene .... :-)))))) TVB Nonno Franco


Guarda Sempre Avanti 123 40 Caro Nonno, Cosa apprezzi di più della personalità di Nonna Gloria, al di fuori dell’ambito familiare? Carissimo Rio, Nonna Gloria è un compendio unico di altruismo, generosità, empatia, spontaneità, ingenuità. Nonna Gloria a più riprese è stata definita (e si è anche autodefinita) un “SOS Suicide”, ossia sempre pronta ad accorrere in soccorso di chi ha bisogno di aiuto, sul piano materiale o morale. Ne ho avuto un primo esempio che francamente mi sorprese nel 1995, a seguito di un evento accaduto a Montebelluna. Era una serata invernale in cui nevicava, era già calato il buio e stavamo avanzando in macchina, lentamente, in assenza di traffico lungo una strada affiancata da un canale. Improvvisamente da sinistra sbucò, uscendo dal buio e dal nevischio, una donna che attraversò la strada senza prestare attenzione, urtò violentemente contro il cofano, volò sopra e rotolò sul ciglio destro e cadde quindi nell’acqua. Io mi fermai in pochi metri, immediatamente Nonna Gloria scese e senza esitazione si buttò nel canale (che non era largo, ma non si vedeva quanto profondo fosse), afferrò la ragazza, la estrasse dall’acqua e la pose sul ciglio. Io chiamai carabinieri ed ambulanza, che provvide al suo immediato ricovero. Il giorno dopo andammo a trovarla in ospedale, dove era stata ricoverata solo a titolo precauzionale per smaltire lo shock e .... la sbronza (che era stata alla base della sua imprudenza). Ma non ho mai dimenticato lo spirito altruistico, spontaneo, autentico di Nonna Gloria, nei confronti di una sconosciuta in una situazione di emergenza e con alto rischio personale. Sulla sua generosità gli esempi sarebbero numerosi, voglio solo sottolineare come i suoi occhi si illuminino ogni qualvolta può aiutare amici, parenti ed anche estranei. Ti ho già parlato di come a Mosca aiutammo finanziariamente la vecchia portinaia del nostro palazzo staliniano di Kudrinskaya Ploschad ed un orfanotrofio russo: l’idea fu sua! Altro aspetto che da sempre apprezzo e che ancora mi sorprende, emerse quando, dopo essere stata “tenuta in naftalina” per un paio d’anni mentre io dirigevo la Fiera di Vicenza, finalmente la introdussi nel mio ambiente facendola entrare dalla porta principale, affiancandomi in occasione di feste e celebrazioni e serate di gala, a contatto con centinaia di autorità, ospiti d’onore, celebrità, imprenditori, giornalisti. Per nulla intimorita (pur giovane ed inesperta) dimostrò da subito grande spontaneità, empatia e disinvoltura verso questi sconosciuti, mettendoli a loro agio, conquistandone stima e simpatia e aiutando me nel compito di padrone di casa. Infine, l’ingenuità, che non considero affatto un difetto, ma una grande qualità. La sua ingenuità è lo strumento naturale, istintivo, quasi tangibile con cui riesce a mostrarsi naturale, aperta, sincera, amichevole e generosa verso gli altri, creando con facilità relazioni positive. In teoria l’ingenuità, se non razionalmente controllata, potrebbe portarla ad agire con troppa fiducia verso gli altri, senza rendersi conto dei possibili rischi o conseguenze negative delle proprie azioni, ed a renderla vulnerabile ed esposta ad inganni altrui. Nel caso di Nonna Gloria ciò non è mai avvenuto, sia perché si è dimostrata dotata di naturale autocontrollo, sia perché Nonno Franco ...... l’ha sempre affiancata, pronto a coprirle ovviamente le spalle ove fosse (stato) necessario. TVB Nonno Franco 41 Caro Nonno, Se tu potessi viaggiare indietro nel tempo, sapendo di poter tornare, dove vorresti andare? Carissimo Rio, vorrei tornare agli inizi del 1900 e ripercorrere come in un film la storia italiana fino al 6 Novembre 1946 e tornare poi a nascere lo stesso giorno e nello stesso paese, ricco di quanto ho imparato durante il viaggio a ritroso nel tempo. E ricominciare dall’inizio. Chiederei poco, tutto sommato ...... ma sono certo che poi mi servirebbe molto. TVB Nonno Franco


Guarda Sempre Avanti 124 42 Caro Nonno, Se tu potessi leggere il futuro, cosa vorresti vedere in anteprima? Carissimo Rio, Mi limiterei a leggere i prossimi 20 anni e prima di iniziare, proverei anche a formulare delle previsioni personali. Nel 2043 potrei essere ancora vivo – teoricamente – e sarebbe interessante fare un confronto tra predizione e realtà! Che fine farà quel bastardo di Putin? Quale che sia l’esito della guerra, ai Russi verrà imposta una versione trionfalistica dell’operato di Putin, che verrà incensato come salvatore della patria Tornerà il fascismo in Italia? Temo di sì, seppure in una versione meno truce e fanatica di quello mussoliniano, mediata dal fatto che andrà ad aggiungersi ad altri regimi fascisti o fascitoidi che si costituiranno in varie parti del mondo (Russia, Turchia, Ungheria, Polonia, forse gli stessi USA), in un mondo multipolare fatto di pesi e contrappesi Elon Musk fallirà? La mia non è una previsione, ma piuttosto una speranza. Considero Musk un geniale megalomane sopravvalutato come la sua creatura principale Tesla, il cui successo non è supportato da alcuna supremazia o vera innovazione tecnologica. Musk è stato bravo a lanciarsi per primo nel settore della motricità elettrica, ma credo/spero che non reggerà alla concorrenza. Non ne sopporto l’arroganza e spregiudicatezza Sparirà il Festival di Sanremo? Sembra una domanda frivola, ma in realtà, se succederà – come credo – sarà un importante segno di maturazione della società italiana, attaccata come una sanguisuga a tradizioni inconsistenti e fuori dal tempo Le energie alternative sostituiranno completamente i carburanti fossili? Non succederà entro i prossimi venti anni, ma tu, Caro Rio, vedrai realizzarsi più avanti questo cambiamento epocale, a beneficio tuo e della tua famiglia Avremo una prova inconfutabile dell’esistenza di extraterrestri? Non credo, se ci fossero ne avremmo già percepito la presenza in qualche angolo sperduto dell’universo, e occorrerebbero ben più di venti anni (luce) per averne ragionevole certezza (che, personalmente, accoglierei con grande piacere ed interesse già oggi) La Cina si annetterà Taiwan? Temo di sì, con conseguenze che preferisco non sondare, perché mi spaventano Trump ridiventerà Presidente degli USA? Gli USA hanno imboccato una involuzione sociale e politica perversa, che rende possibile qualsiasi soluzione. Temo che sarà rieletto, ma spero che trovino qualcuno più presentabile. Trump è un pagliaccio roboante, ma è pur sempre un pagliaccio e anche il GOP (il partito repubblicano) ne è consapevole I Social Networks spariranno da internet? Nella loro forma attuale, disgraziata e senza regole, è altamente augurabile. Il fenomeno è in rapida evoluzione e muterà come è successo per tutti i media precedenti. Il problema che lasceranno in eredità sarà: come rimediare ai danni che avranno provocato sul piano culturale, sociale, politico in tutto il mondo? Riusciremo ad aprire una base spaziale permanente su Marte? Credo di sì, ma sarà solo un piccolo passo verso una colonizzazione del tutto velleitaria e inutile per molti decenni a venire (come successe per la Luna) La scienza medica riuscirà a sconfiggere il cancro? Ne sono praticamente certo, almeno per il 90% dei casi. La medicina sarà una delle scienze che maggiormente beneficeranno delle nuove tecnologie (digitalizzazione, AI, VR, telcom, nuovi materiali, ecc. ecc.) per cui i progressi avverranno con progressione geometrica rispetto al recente passato Verranno inventati nuovi sport? Credo che sia inevitabile che nuovi attrezzi, strumenti, tecnologie, abitudini sociali, stimoli culturali portino a creare nuove occasioni di confronto, di agonismo, di competizione: d’altronde, è sempre avvenuto. Verrà rallentato il fenomeno del riscaldamento del nostro pianeta? Forse sì, ma in venti anni nessuno ne percepirà la portata. Personalmente credo che gli sforzi che l’uomo realizzerà faranno solo il solletico al problema e che saranno le forze inarrestabili della natura (di fronte alle quali siamo e rimarremo dei nani impotenti) ad avere il sopravvento per ricreare nuovi equilibri (a beneficio o danno dell’umanità, si vedrà) TVB Nonno Franco


Guarda Sempre Avanti 125 43 Caro Nonno, Quale è il bilancio della tua generazione, da quando eri ragazzo ad oggi? Carissimo Rio, Il bilancio della mia generazione? Un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Secondo me, mezzo vuoto e in fase di lento e progressivo svuotamento...... I sociologi ci definiscono la generazione dei “baby boomers”, quelli nati dopo il 1946. Dicono che la parola chiave che ci descrive meglio è “Ottimismo” e che con noi è nato il mito del “Self-made man”. Sono d’accordo. Rappresentiamo il primo gruppo generazionale che abbia vissuto i più grandi cambiamenti storico-sociali sul pianeta grazie alle innovazioni, paradossalmente portate nel mondo civile dall’industria bellica della IIa guerra mondiale. Abbiamo dato il via alle rivoluzioni sociali ed economiche del secolo scorso, che hanno profondamente mutato le convenzioni e le regole sociali, economiche e professionali della nostra società. Possiamo definirci la “generazione del cambiamento”: abbiamo imparato presto a darci da fare, a familiarizzare con tecnologie e innovazioni, a sfruttare la forza del singolo come del gruppo. Siamo figli di chi è tornato (vivo) dalla guerra, eravamo bambini quando abbiamo cominciato a capire che tutto (o quasi) era possibile e raggiungibile: ricostruzione, crescita, studio, cibo e lavoro per tutti, anche per le donne, consapevolezza (quasi certezza) del potenziale di sviluppo e miglioramento delle condizioni di vita. Abbiamo visto arrivare frigoriferi e televisori in casa, le donne si sono liberate dall’obbligo dei lavori domestici ed hanno cominciato a lavorare autonomamente oppure a fare studi avanzati. La nostra generazione ha cambiato tutte le regole, nella famiglia, nel lavoro, nella scuola, nella società. Lo ha sempre fatto in meglio? Nelle intenzioni forse sì, nella realtà le conseguenze sono controverse, a dir poco. Secondo Giorgio Gaber, un fine osservatore dell’Italia, la mia generazione ha perso***. Certamente, se analizziamo l’Italia degli anni 60/70 quando noi siamo diventati adulti e attori, e la confrontiamo con quella degli anni 80/90 dei nostri figli e degli anni 2000 dei nostri nipoti, si possono fare bilanci apparentemente positivi. Ma .... la mia generazione ha perso se consideriamo che: • Abbiamo ereditato dai nostri genitori un paese in forte crescita, ancora assai povero e poco istruito ma voglioso di migliorare, dinamico, entusiasta, fiducioso, che attirava investitori esteri, con bilanci pubblici dignitosamente in ordine, con una classe politica dirigente ragionevolmente onesta e responsabile, con regole di comportamento generale sufficientemente rispettate da tutti, senza conflitti sociali, con una malavita presente ma non pervasiva e sotto controllo. • Avevamo in mano uno strumento non perfetto ma funzionale per trasformare l’Italia non solo in una potenza industriale (cosa poi effettivamente avvenuta), ma soprattutto per creare una società più equilibrata, più equa e solidale, culturalmente evoluta ai livelli che la nostra tradizione ci assegna, basata su un benessere allargato a tutte le fasce della popolazione, rispettosa sia dei diritti altrui che dei nostri doveri, capace di creare e gestire con oculatezza servizi sociali efficienti e aperti a tutti. • Questo processo virtuoso andò avanti (+/-) fino al 1968, che fu l’anno della prima svolta, in negativo, della nostra generazione. Fu un fenomeno che influenzò tutto il mondo occidentale e segnò profondamente i decenni che ne seguirono, con esiti molto diversi da paese a paese. Per quanto riguarda l’Italia, determinò: • L’inizio del degrado della scuola, a tutti i livelli ed in tutte le sue componenti, con conseguenze nefaste sul livello di insegnanti, studenti, licenziati, diplomati, laureati. Qualche esempio? L’analfabetismo funzionale del 35% degli italiani di oggi, il basso livello medio di cultura generale o specifica (letteratura, storia, lingua italiana, matematica), l’anarchia ed il disordine che regnano nelle strutture scolastiche, il confronto impietoso con i paesi più evoluti (con cui invece riusciamo a competere ad armi pari sul piano industriale), la difficoltà a tenere il passo con l‘evoluzione culturale (i.e. lo studio delle lingue, delle nuove scienze) o con le nuove frontiere tecnologiche, il baratro fra preparazione scolastica e mondo del lavoro.


Guarda Sempre Avanti 126 • L’inizio dei conflitti sociali, prima quelli studenteschi, poi quelli sindacali, poi quelli terroristici, poi quelli politici. Si cominciò nel 1968^^^ e si andò avanti per alcuni decenni. Oggi siamo in pieno marasma politico ed economico, tutto il resto non è stato risolto, è solo stato nascosto sotto il tappeto. • L’inversione della tendenza alla crescita del paese, che passò dal miracolo economico alla “congiuntura” (anticamera della crisi), alla crisi economica vera innescata dallo shock petrolifero del 1973, all’esplosione dell’inflazione prima e poi del debito pubblico negli anni 80, alla quasi bancarotta del 1992, al continuo declino economico e sociale degli ultimi 30 anni. ^^^ Faccio una breve digressione personale. Io nel 1968 avevo 22 anni ed ero nel pieno della fase della mia vita focalizzata sul lavoro, sul miglioramento economico della mia famiglia. Non fui attratto da smanie “rivoluzionarie” tipiche della mia generazione, pur essendo politicamente di “sinistra” e quindi portato a cambiare lo status quo in direzione socialista***. A posteriori, mi sono più volte rimproverato di non aver partecipato più attivamente alla vita politica. E mi sono anche chiesto cosa avrei potuto fare e con quali esiti. Non ho una risposta alla prima domanda, ma sono certo che gli esiti della seconda sarebbero stati molto rischiosi, considerando il clima violento di quegli anni ed il temperamento tendenzialmente “estremista” che mi contraddistingueva allora. Sarei certamente andato incontro a guai seri. Perché la mia generazione ha perso, secondo me? • Perché siamo stati la classe dirigente che ha ereditato un’Italia ancora debole ma in buona salute, ma non ha saputo farla crescere in tutte le sue componenti (culturali, sociali, amministrative, politiche, economiche). • Ha privilegiato il benessere materiale, gli affari, il PIL, l’immagine, l’effimero, l’ego, l’egocentrismo. • Ha dimenticato le regole, il rispetto, la solidarietà verso tutti. • Ha dimostrato di essere incapace, incompetente, corrotta. • Ha perso la carica, la voglia, la fiducia, lo spirito di sacrificio. • Ha privilegiato “l’avere”, anzi il “pretendere” piuttosto che il “dare” • Ha dato vita ad una generazione di figli contaminata dai propri difetti, i quali figli la hanno consegnata in condizioni ancora peggiori agli attuali nipoti, che sono le vittime sacrificali dei disastri precedenti di cui, oggettivamente, non possono essere incolpati: i giovani di oggi pagano a caro prezzo gli errori dei loro nonni – cioè nostri - e dei loro padri – cioè dei nostri figli. Una catena di responsabilità, che purtroppo nessuno ammette e che nessuno sembra in grado di spezzare. • Ha consegnato alle nuove generazioni un corpo malato, non del tutto inguaribile, ma che richiederà “sudore, lacrime, fatica” per essere risanato (la frase originale di Churchill menziona anche la parola “sangue” che sembrava anacronistica. Oggi invece è tornata di attualità ....). In tutto questo e nonostante i miei errori, ritengo di essere stato lungimirante: io non ho vissuto il travaglio della involuzione dell’Italia, sia perché ho vissuto molti anni all’estero, sia perché ho saltato e “salvato” una generazione, procreando tuo papà Neri alla veneranda età di 45 anni e tu, di conseguenza, hai fortunatamente solo 19 mesi! I miei amici coetanei parlano oggi ai propri figli cinquantenni, ai nipoti trentenni, ai pronipoti in braghe corte. Tu invece sei nato – per me – “più” giovane, proiettato nel futuro e nel mondo! Tu - per me - sei avanti e appartieni veramente ad una nuova Generazione. Fanne buon uso! TVB Nonno Franco *** Giorgio Gaber: Qualcuno era comunista https://www.youtube.com/watch?v=07ljxAAimLY&ab_channel=CaroselloRecords Da ascoltare con molta attenzione, in particolare il finale.......


Guarda Sempre Avanti 127 44 Caro Nonno, Tu hai vissuto e viaggiato per molti anni all'estero: ti senti ancora Italiano? Carissimo Rio, Se essere “italiano” vuole semplicemente individuare il paese in cui nasciamo, viviamo tutta o parte della nostra vita e forse vi moriamo, ne accetto la definizione senza obiezioni. Sono anche contento di essere cresciuto in un paese libero, di avere radici ricche di grande tradizione culturale e storica, ma sono anche consapevole delle storture che lo affliggono. Talvolta ne sono fiero, altre volte me ne vergogno. Sono contestualmente contrario alle spinte isolazioniste che tendono a guardare agli interessi interni, illudendoci di poter chiudere i problemi fuori dal nostro orticello. Io sono un sostenitore convinto delle società aperte, della libera circolazione delle persone, delle idee, delle culture, delle diversità. La storia ci è maestra, ci fa capire da dove veniamo, ma soprattutto deve aiutarci a capire dove vogliamo andare attraverso l’apprendimento, la divulgazione, la condivisione delle nostre esperienze e conoscenze. Ti pare che questo avvenga oggi, fra Americani e Cinesi, Russi e Ucraini, Italiani e Arabi, Nigeriani e Finlandesi, fra i paesi del Corno d’Africa con quelli Asiatici? Se essere “italiano” (o di qualsiasi altra nazionalità) significa segnare con un “marchio” supremazie, distanze, differenziazioni di ceto, di cultura, di storia, di condizioni sociali fra persone che, non per loro scelta, sono nate separate solo da distanze geografiche ..... allora rifiuto questa etichetta. È innegabile che, purtroppo, il passaporto che portiamo in tasca ci renda diversi gli uni dagli altri, ma io rifiuto questa classifica. Il mondo fisico, reale, è privo di barriere o ostacoli fisici insormontabili e nulla dovrebbe vietare a chiunque il diritto di essere cittadino del mondo. Invece è l’uomo stesso a creare barriere. Le regolamentazioni sono necessarie sul piano amministrativo e burocratico per disciplinare l’organizzazione delle società che si sono sviluppate nei secoli in tutto il mondo, per dirigere i flussi, per monitorare gli equilibri sociali. Ma non possono e non devono essere categorie rigide, concepite e gestite come scatole chiuse, atte a privilegiare alcuni a scapito di altri. Per secoli questo è avvenuto con conseguenze disastrose e, in misura quantitativamente minore (per ora) ma non meno grave, si sta verificando anche nei giorni nostri. Basti pensare alle guerre in corso ed alle migrazioni di massa in atto. In particolare, non mi sento “italiano” se questa parola viene abbinata a “patriottismo”, quando tende a diventare fanatismo ideologico, cieco, irrazionale. Nel nome del “patriottismo”, così come in quello della “religione” o anche della “razza”, (o addirittura di tutti questi tre valori, singolarmente accettabili ma esplosivi se abbinati) l’umanità ha conosciuto guerre, sommosse, rivoluzioni, massacri, violenze inaudite, genocidi: in pratica ogni genere di nefandezze di cui è capace l’uomo. Secondo me, qualsiasi uomo nasce aperto, pulito, libero da pulsioni discriminatorie, razziali, prevaricatrici. Poi però cresce in un ambiente famigliare e sociale che lo plasma, lo condiziona, lo cambia e lo rende diverso da paese a paese (da passaporto a passaporto). Io mi sono spesso sforzato di reagire a questo “lavaggio del cervello” che ci inculca la errata convinzione che siamo diversi a seconda della storia che ci ha preceduto, della lingua, del clima, del paesaggio, del lavoro, dell’economia in cui viviamo. Io credo invece fermamente che noi veniamo da direzioni diverse, ma andiamo (anzi, dobbiamo andare) nella stessa direzione, uniti, solidali, rispettosi gli uni degli altri. Non perché siamo tutti uguali, anzi siamo estremamente diversificati per caratteristiche fisiche e intellettive: ma perché abbiamo tutti gli stessi diritti (e doveri), e a tutti deve essere data l’opportunità di vivere, conoscere, spostarsi per crescere e migliorare la propria vita. Ovunque. Non è con le guerre o con l’imperio delle regole che si ottiene questo: purtroppo la storia insegna ma l’uomo si rifiuta di imparare. Succede da quando l’Homo Erectus è comparso molte migliaia di anni fa, durante i quali ha fatto progressi straordinari. Però questa lezione non l’ha mai imparata! Forse non avverrà mai, ma io lo spero e mi comporto di conseguenza. Conclusione: sono italiano, ma potrei essere di qualsiasi nazionalità. Anzi, mi piacerebbe cambiarla in corsa, più volte. O, addirittura, vorrei vivere in un mondo senza passaporti! TVB Nonno Franco


Guarda Sempre Avanti 128 45 Caro Nonno, Se tu potessi scegliere nuovi talenti e capacità che non hai avuto nella vita, cosa sceglieresti? Carissimo Rio, nella mia vita attuale, ammetto di essere completamente digiuno di musica e ritengo questa una grave mancanza: la musica infatti è forse la forma di arte che più tocca la sensibilità umana ed è sicuramente il mezzo di espressione (e anche di comunicazione emotiva) più universale che l’uomo abbia sviluppato. Vorrei quindi avere sensibilità e capacità per suonare strumenti quali il pianoforte come Arturo Benedetti Michelangeli (!) o il violino come Isaac Stern (!). Oppure vorrei avere una voce da “crooner” simile a quella del mio quasi omonimo Frank (Sinatra), ma mi “accontenterei” anche di quella di Dean Martin! In entrambi i casi, utilizzerei queste capacità a titolo puramente personale e amatoriale, senza velleità artistiche. Per puro piacere personale e delle persone a me vicine. Parimenti, vorrei potermi dedicare, con impegno, allo Sport ed anche in questo caso vorrei sparare molto alto, a un traguardo grosso: diventare campione del mondo contemporaneamente, in due specialità agli antipodi ma compatibili fra di loro. Qualche esempio: Ciclismo e Nuoto, Atletica e Tennis, Sci e Calcio, Golf e Surf, Vela e Basket e così via. Mi piacerebbe quindi praticare sport ad alto livello, ma per un periodo breve della mia vita, direi fino a 25 anni, senza sacrificare niente dell’interesse principale: studiare. Dopodiché tornerei a perseguire i miei interessi personali e professionali. Questi sono desideri per me irreali e velleitari, ovviamente, che però potrebbero anche avverarsi se un giorno vorrai farli tuoi! Magari ci riuscirai! TVB Nonno Franco 46 Caro Nonno, Prenditi 10 minuti e delinea la tua storia di vita, dall'infanzia al presente Carissimo Rio, come sempre, cerco di essere sintetico e schematico. • Da 0 (1946) a 19 anni (1965) Ho vissuto sotto una campana di vetro, concentrato sulla mia famiglia e lo studio. Con limitata conoscenza del mondo e pochi strumenti per trovare la chiave di ingresso. • Da 20 (1966) a 25 anni (1971) Il mio primario interesse è stato il lavoro, la ricerca del miglioramento professionale e del benessere della famiglia. • Da 26 (1972) a 39 anni (1985) Anni contraddistinti da ritmi frenetici, a tratti convulsi, ricchi di tutto e di niente, di successi e qualche retromarcia. Un lungo carnevale (con relativa quaresima) quasi senza senso. • Da 40 (1986) a 56 anni (2002) Periodo segnato da una graduale ripresa del mio posto responsabile nel mondo, grazie al divorzio dalla mia prima moglie, all’incontro con Nonna Gloria ed alla nascita di tuo papà Neri. Prolifico sul piano professionale e famigliare, ma ancora penalizzato da qualche difficoltà contingente (lavoro) • Da 57 (2003) a 69 anni (2015) Proseguimento in crescendo della carriera professionale (quasi al 100% in Russia), della tranquillità famigliare, delle soddisfazioni legate alla crescita ed alla affermazione di Neri nella scuola e nella vita. • Da 70 anni ad oggi


Guarda Sempre Avanti 129 Rilassamento e rinuncia a impegni/progetti professionali (in parte, forzata) e avvio della mia nuova funzione di “osservatore” del mondo che mi circonda. Come posso aggiungere qualcosa? Facendomi qualche domanda e rispondendo con sincerità: • Ho rimpianti? No • Ho rimorsi? No, dormo tranquillo, ma avrei potuto evitare qualche scivolone • Avrei potuto fare di meglio? Sì • Avrei potuto fare di più? No, anzi: avrei dovuto fare di meno, ma meglio • Ho sfruttato al meglio le mie capacità? Solo parzialmente ed in maniera discontinua • Ho raggiunto gli obiettivi che mi ero prefissato? Quelli importanti sì, per altri ho sprecato tempo • Ho avuto una vita equilibrata e tranquilla? Non credo proprio • Ho mai odiato qualcuno? No • Ho mai avuto paura nell’affrontare la vita? No • Mi sono trovato in serie difficoltà? Sì • Ho mai avuto la tentazione di mollare? Mai • Sono felice? Ho e ho avuto molti “momenti” felici (la felicità permanente non esiste, per fortuna) • Sono soddisfatto/appagato? Molto • Ho dato o avuto in maggior misura? Certamente ho avuto più di quello che ho dato • Sono ottimista? No, sono sempre stato realista e pragmatico • Amo la gente? No, rispetto tutti ma tengo a distanza tutti • Ho sofferto di solitudine? Mai • Ho paura della morte? No • Mi pesa la vecchiaia? No, ma mi pesa il senso di inutilità che si porta dietro • Ho mai chiesto perdono? No • Avrei mai dovuto farlo? No • Credo nell’amicizia? Sì, quella molto selettiva • Mi piace l’Italia? No, ma è tardi per cambiare • Il mio errore più grave? Avere puntato troppe volte sull’Italia (professionalmente parlando) Mi fermo qui: ci sarebbe molto altro da dire: se me ne darai occasione, ne potrei fare oggetto di un altro libro. TVB Nonno Franco 47 Caro Nonno, Nutri particolare stima o, viceversa, disprezzo verso qualche personaggio pubblico, presente o passato? Carissimo Rio, io vengo considerato una persona che spesso emette giudizi “tranchant” (taglienti, perentori, categorici, severi). Mi riconosco in questa definizione. Detesto le ipocrisie, le mezze misure, l’opportunismo. Spesso mi è costato essere “franco”, ma mi fa star bene. Quindi inizio e parto da coloro verso i quali nutro un sincero, profondo, viscerale disprezzo e che manderei “dantescamente” all’inferno (nota: per giusta punizione, senza odio, che non fa parte della mia natura): Fra i viventi • Maurizio Belpietro, https://it.wikipedia.org/wiki/Maurizio_Belpietro • Silvio Berlusconi, https://it.wikipedia.org/wiki/Silvio_Berlusconi • Jair Bolsonaro, https://it.wikipedia.org/wiki/Jair_Bolsonaro • Renato Brunetta, https://it.wikipedia.org/wiki/Renato_Brunetta


Guarda Sempre Avanti 130 • Marcello Dell’Utri, https://it.wikipedia.org/wiki/Marcello_Dell%27Utri • Recep Tayyip Erdoğan, https://it.wikipedia.org/wiki/Recep_Tayyip_Erdo%C4%9Fan • Emilio Fede, https://it.wikipedia.org/wiki/Emilio_Fede • Vittorio Feltri, https://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Feltri • Diego Fusaro, https://it.wikipedia.org/wiki/Diego_Fusaro • Cirillo I° Vladimir Michajlovič Gundjaev, https://it.wikipedia.org/wiki/Cirillo_I • Matteo Renzi, https://it.wikipedia.org/wiki/Matteo_Renzi • Vittorio Sgarbi, https://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Sgarbi • Donald Trump, https://it.wikipedia.org/wiki/Donald_Trump Riservo una menzione particolare a o Flavio Briatore, https://it.wikipedia.org/wiki/Flavio_Briatore o Giuseppe Cruciani, https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Cruciani o Maria Giovanna Maglie, https://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Giovanna_Maglie o Irene Pivetti, https://it.wikipedia.org/wiki/Irene_Pivetti o Matteo Salvini, https://it.wikipedia.org/wiki/Matteo_Salvini o Daniela Santanchè, https://it.wikipedia.org/wiki/Daniela_Santanch%C3%A8 (per quanto siano solo dei quacquaraquà ..... vergognosamente incensati dalla nostra società bacata) Fra i defunti § Pietro Badoglio, https://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Badoglio § Gabriele D’Annunzio, https://it.wikipedia.org/wiki/Gabriele_D%27Annunzio § Luigi Cadorna, https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Cadorna § Rodolfo Graziani, https://it.wikipedia.org/wiki/Rodolfo_Graziani § Guglielmo Marconi, https://it.wikipedia.org/wiki/Guglielmo_Marconi § Filippo T. Marinetti, https://it.wikipedia.org/wiki/Filippo_Tommaso_Marinetti § Luciano Pavarotti, https://it.wikipedia.org/wiki/Luciano_Pavarotti § Vittorio Emanuele III di Savoia, https://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Emanuele_III_di_Savoia Categorie di persone che sono oggetto della mia disistima particolare: Þ Fascisti, voltagabbana, traditori Þ Negazionisti, terrapiattisti, evangelici pentecostali e tutti i seguaci di sette pseudo-religiose, Þ Tutti coloro che si contraddistinguono per opportunismo, cinismo, arrivismo, spudoratezza, viltà, protervia, arroganza, presunzione, disonestà, prepotenza, viltà, ipocrisia….. Þ Tutti quelli che si affermano nei rispettivi ambiti professionali o artistici, pur in presenza di modeste o nulle capacità, grazie alla loro spregiudicatezza e/o al loro servilismo. Non elenco espressamente tutti coloro che, nell’esercizio delle loro funzioni pubbliche, possono essere storicamente definiti “criminali” quali Putin, Stalin, Mussolini, Hitler, Mao Tse Tung, Ceausescu, Franco, Pinochet, Pol Pot etc. etc. (italiani o stranieri che siano), i quali meritano molto di peggio del mio personale disprezzo. Adesso passiamo a coloro che meritano la mia sincera stima o, in alcuni casi, ammirazione: ✌✌✌✌ Fra i viventi • Christiane Amanpour, https://it.wikipedia.org/wiki/Christiane_Amanpour • Julian Assange, https://it.wikipedia.org/wiki/Julian_Assange • Corrado Augias, https://it.wikipedia.org/wiki/Corrado_Augias • Pier Luigi Bersani, https://it.wikipedia.org/wiki/Pier_Luigi_Bersani • Luciano Canfora, https://it.wikipedia.org/wiki/Luciano_Canfora • Lucio Caracciolo, https://it.wikipedia.org/wiki/Lucio_Caracciolo • Gianrico Carofiglio, https://it.wikipedia.org/wiki/Gianrico_Carofiglio • Dario Fabbri, https://biografieonline.it/biografia-dario-fabbri


Guarda Sempre Avanti 131 • Anthony Fauci, https://it.wikipedia.org/wiki/Anthony_Fauci • Stefano Feltri, https://it.wikipedia.org/wiki/Stefano_Feltri • Papa Francesco, https://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Francesco • Umberto Galimberti, https://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_Galimberti • Peter Gomez, https://it.wikipedia.org/wiki/Peter_Gomez • David Grossman, https://it.wikipedia.org/wiki/David_Grossman • Moni Ovadia, https://it.wikipedia.org/wiki/Moni_Ovadia • Renzo Piano, https://it.wikipedia.org/wiki/Renzo_Piano • Sigfrido Ranucci, https://it.wikipedia.org/wiki/Sigfrido_Ranucci Fra i defunti o Muhammad Alì, https://it.wikipedia.org/wiki/Muhammad_Ali o Hannah Arendt, https://it.wikipedia.org/wiki/Hannah_Arendt o Charlie Chaplin, https://it.wikipedia.org/wiki/Charlie_Chaplin o Winston Churchill, https://it.wikipedia.org/wiki/Winston_Churchill o Leonardo Del Vecchio, https://it.wikipedia.org/wiki/Leonardo_Del_Vecchio o Alcide De Gasperi, https://it.wikipedia.org/wiki/Alcide_De_Gasperi o Umberto Eco, https://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_Eco o Albert Einstein, https://it.wikipedia.org/wiki/Albert_Einstein o Enrico Fermi, https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Fermi o Dario Fo, https://it.wikipedia.org/wiki/Dario_Fo o Mahatma Ghandi, https://it.wikipedia.org/wiki/Mahatma_Gandhi o Amedeo Giannini, https://it.wikipedia.org/wiki/Amadeo_Giannini o Giorgio Gaber, https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Gaber o Tonino Guerra, https://it.wikipedia.org/wiki/Tonino_Guerra o Margherita Hack, https://it.wikipedia.org/wiki/Margherita_Hack o Enzo Iannacci, https://it.wikipedia.org/wiki/Enzo_Jannacci o Martin Luther King, https://it.wikipedia.org/wiki/Martin_Luther_King o Nelson Mandela, https://it.wikipedia.org/wiki/Nelson_Mandela o Enrico Mattei, https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Mattei o Ho Chi Min, https://it.wikipedia.org/wiki/Ho_Chi_Minh o Rita Levi Montalcini, https://it.wikipedia.org/wiki/Rita_Levi-Montalcini o Indro Montanelli, https://it.wikipedia.org/wiki/Indro_Montanelli o Adriano Olivetti, https://it.wikipedia.org/wiki/Adriano_Olivetti o Pier Paolo Pasolini, https://it.wikipedia.org/wiki/Pier_Paolo_Pasolini o Paolo Poli, https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Poli o Yitzhak Rabin, https://it.wikipedia.org/wiki/Yitzhak_Rabin o Albert Sabin, https://it.wikipedia.org/wiki/Albert_Sabin o Eugenio Scalfari, https://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Scalfari o Albert Schweitzer, https://it.wikipedia.org/wiki/Albert_Schweitzer o Gino Strada, https://it.wikipedia.org/wiki/Gino_Strada o Nikola Tesla, https://it.wikipedia.org/wiki/Nikola_Tesla o Alan Turing, https://it.wikipedia.org/wiki/Alan_Turing o Umberto Veronesi, https://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_Veronesi o Malcom X, https://it.wikipedia.org/wiki/Malcolm_X Apprezzo profondamente coloro che sanno o hanno saputo affrontare le conseguenze delle proprie convinzioni e dei propri comportamenti, pagando di persona (anche nei confronti di coloro con cui sono in totale contrasto ideologico). In ciascuna categoria potrei aggiungere decine di altri nomi, soprattutto nella lista dei condannati all’inferno! Invece, fra i viventi faccio fatica trovare persone meritevoli. Mala tempora currunt! Mi fermo qui, ma nel frattempo prendo appunti e poi ti aggiornerò! TVB Nonno Franco PS: Ti spiegherò a voce le mie motivazioni per cui ho mandato all’inferno alcuni personaggi famosi (leggi D’Annunzio, Marconi o Pavarotti)


Guarda Sempre Avanti 132 48 Caro Nonno, Se potessi improvvisamente avere grandi risorse economiche, che cosa ne faresti alla tua età? Carissimo Rio, tu formuli una domanda basata su una ipotesi divertente e stimolante, seppur molto remota, cui rispondo come se dovessi fare un puro “divertissement” o un esercizio accademico. In ogni caso, ne verrà fuori un documento utile, nella eventualità che la tua ipotesi si dovesse realizzare, che mi(ci) consentirebbe di non farmi(ci) prendere impreparato(i)...... Essere ottimisti non è peccato e non costa niente! Prendiamo quindi come punto di partenza la coincidenza che oggi, a metà Febbraio 2023, il montepremi di Superenalotto (lotteria nazionale) vale circa 375 milioni di euro, la cifra più alta in assoluto mai raggiunta in Italia e anche fra le più alte in Europa. La stessa, prima di venire erogata ad un vincitore unico, è tassabile al 20%, per cui la vincita netta pagabile è pari a circa 300 milioni! Cercherò di darti una piccolissima idea di cosa si può comprare oggi con questa montagna di soldi: 3.000 Porsche Cayenne oppure 600 appartamenti signorili di 100 mq ciascuno in centro a Treviso oppure 10.000 FIAT 500 elettriche oppure 200.000 iPhone 14 ProMax In caso di vincita, Sisal paga il vincitore entro 90 giorni, secondo le istruzioni che riceverà (non certo in contanti!). Il primo problema da affrontare e risolvere è la segretezza: nessuno deve venirne a conoscenza, inizialmente neppure i famigliari più intimi! Nel caso mio, farei una eccezione: previo impegno reciproco inviolabile, lo direi solo a tuo papà Neri, che ha maturità, responsabilità e le necessarie conoscenze finanziarie, oltre che essere l’unico futuro erede diretto. Assolutamente terrei fuori la nonna Gloria, perché sono certo che andrebbe “fuori di senno (!)”. Poi la informerei gradualmente, dopo abbondanti somministrazioni di Valium.... È tassativamente indispensabile tenere all’oscuro parenti e amici, perché la vita diventerebbe insostenibile: ogni cosa a suo tempo ed a piccole dosi, e solo dopo avere digerito il boccone! Ancora più tassativo è che la notizia non diventi di dominio pubblico, soprattutto per ovvie ragioni di sicurezza. Secondo problema: dove mettere inizialmente questi soldi? In banca, ovviamente. Ma dove? Quale Banca? Escludo l’Italia, che considero un paese ad alto rischio, alla pari del 95% dei cosiddetti paradisi fiscali, quasi tutti in paesi instabili e inaffidabili. Io punterei solo su due: • Principato di Monaco, completamente esentasse, sui redditi, sulle donazioni, sulle successioni fra padre e figlio, con elevato standard di sicurezza finanziaria e sociale. • Svizzera, con bassa tassazione sui redditi ed esenzione parziale o totale sulle successioni/donazioni. Con elevata e consolidata sicurezza, forse la più elevata. Anche la valuta nazionale è molto forte e stabile. Nota: La vincita che viene erogata (300 mln) è al netto di tasse, però – in Italia e nella quasi totalità dei paesi sviluppati – verranno tassati i redditi generati negli anni successivi. Questo non succede a Monaco, e solo in misura assai contenuta in Svizzera. In Italia, inoltre esiste il rischio reale di imposizione di tasse straordinarie sul patrimonio/capitale, per cui è da escludere. La scelta della/e banca(he) a Monaco o Svizzera non è un problema, perché sono presenti alcune delle migliori e solide istituzioni finanziarie al mondo. Resta da decidere in tempi brevi dove stabilire la propria residenza anagrafica e fiscale. Al momento in cui sto scrivendo questo “programma” e in base alle informazioni in mio possesso, penso che acquisterei subito un appartamento nel Borgo Medievale del Principato di Monaco: un perfetto connubio fra passato e presente, sicurezza ed alta qualità della vita, libertà e diritti, opportunità e benefici fiscali ai massimi livelli, posizione strategica e ambiente/clima ottimali. Apri questo link per farti un’idea:


Guarda Sempre Avanti 133 https://www.airpano.com/360photo/monaco/ Le Rocher (Villaggio Medievale) Trasferirei il capitale in loco e prenderei la residenza (con una somma simile a garanzia, si otterrebbe in pochissimo tempo). Con questo avrei concluso la fase iniziale, mirata soprattutto a tutelare la vincita da rischi sociali e oneri fiscali. La seconda domanda è: cosa fare di questa montagna di soldi? Una ipotesi realistica potrebbe essere (con qualche inevitabile aggiustamento in corso d’opera): • destinerei 150 Mln ad una cassaforte di famiglia, giuridicamente impostata in modo da evitare faide ereditarie interne, per investimenti diversificati di breve, medio e lungo termine, co-gestiti congiuntamente da me e da tuo papà Neri, con l’obiettivo di massimizzarne sia il rendimento che l’impatto sociale. Capitale che diventerà ovviamente oggetto di successione ereditaria diretta di tuo papà Neri. • darei anche disposizione che una quota parte (da definire) di questi investimenti venisse intestata immediatamente a te (ed ai tuoi futuri fratelli e sorelle), sin dalla nascita quali titolari/beneficiari sotto la tutela parentale, fino al raggiungimento della maggiore età, con una formula che renda i vostri beni non aggredibili fiscalmente e legalmente da terze parti. • destinerei 100 Mln alla creazione di una organizzazione no-profit (formula giuridica da definire: i.e. fondazione o trust o altro), il cui statuto preveda una oculata valorizzazione/conservazione del capitale, il reinvestimento degli utili in attività umanitarie, sociali, culturali, con apertura ad altri donatori, sostenitori, fornitori di beni e servizi anch’essi senza fini di lucro, da realizzarsi non con erogazione di sussidi, donazioni o elargizioni a pioggia, ma con progetti, beni materiali, strutture e infrastrutture fruibili direttamente dai beneficiari finali (gli intermediari dovranno essere banditi), gestita da tuo papà Neri e da me (fino a che mi sarà concesso ..... dall’età) • destinerei 30 Mln a capitale di riserva, a disposizione di tuo papà Neri per iniziative imprenditoriali, acquisizioni e/o compartecipazioni (e simili) • destinerei 10 Mln a tuo papà Neri, perché ne faccia strumento immediato e autonomo di crescita e di benessere per sé e per la sua famiglia • destinerei 10 Mln a me stesso e Nonna Gloria, per soddisfare le nostre legittime aspettative di godimento (una nuova casa, qualche vacanza, qualche sfizio, qualche aiuto a famigliari e amici più stretti), in misura sufficiente per consentirci un tranquillo, gratificante e solidale completamento del nostro percorso terreno. • Totale: 300 Mln Adesso è sufficiente vincere e realizzare il programma! Un “semplice gioco” da ragazzi, proprio come il Superenalotto! TVB Nonno Franco


Guarda Sempre Avanti 134 49 Caro Nonno, Quali sono i difetti che non sopporti ed i pregi che apprezzi nelle persone? E perché? Carissimo Rio, Difetti che non sopporto • Arroganza • Egoismo • Esibizionismo • Egocentrismo • Fanatismo • Egoismo • Ipocrisia • Prepotenza • Supponenza Perché non li sopporto? Perché non sono caratteristiche genetiche che le persone ereditano, bensì sono il risultato di scelte personali, maturate, volute e consapevoli che diventano intollerabili in coloro che rifiutano di correggersi. Numerosi altri difetti ci affliggono, ma fanno parte del carattere/natura delle persone: come tali sono facilmente individuabili e resi innocui da chi interagisce con cautela e prende le adeguate contromisure. Pregi che apprezzo • Altruismo • Autocritica • Rispetto • Senso dell’umorismo • Senso di responsabilità • Tenacia • Trasparenza La qualità principale (ribadisco quanto già scritto) e chiave di tutto è comunque il: RISPETTO! Perché? Le persone che hanno un alto senso del rispetto (sia verso gli altri, che verso le cose), generano automaticamente in sé molti altri pregi e riescono a ridurre al minimo o addirittura eliminare i propri difetti. Quindi, riflettiamo e ricordiamoci Rispettiamo e Facciamoci Rispettare! Leggi attentamente l’esempio che segue e che ha visto tuo papà Neri protagonista. TVB Nonno Franco


Guarda Sempre Avanti 135 Esempio di come farsi rispettare anche da Istituzioni grandi e prestigiose (l’UNIVERSITA’ BOCCONI di MILANO) Oggetto: Cerimonia di Laurea del 23 Settembre 2011 con discorso di commiato assegnato allo studente più giovane, laureato con 110 & Lode (Valedictorian) Estratto 1 Richiesta di informazioni di tuo papà Neri alla Bocconi Estratto 2 Risposta negativa della Bocconi Estratto 3 Contro-risposta di tuo papà Neri alla Bocconi, con copia indirizzata anche a: Prof. Angelo Cardani, Direttore di BIEM Bachelor of International Economics & Management! Estratto 4: Tentativo della Bocconi di “scippare” a tuo papà Neri il ruolo di “Valedictorian”


Guarda Sempre Avanti 136 Estratto 5 Intervento di tuo Nonno Franco Estratto 6 Retromarcia della Bocconi Tutto questo è stato ottenuto in sole 24 ore Le parole magiche “Farsi Rispettare” hanno funzionato! PS: Quella st.o.za di Barbara Lupis non si degnò neppure di chiedere scusa, ma dovette ingoiare il rospo. Da notare che il ruolo di “valedictorian” è molto ambito e tanti laureandi sono pronti a fare carte false per esserne protagonisti. Questo spiega il tentativo di scippo che tentarono ai danni di tuo papà Neri. Ma non sapevano che si chiamava Tollardo!


Guarda Sempre Avanti 137 50 Caro Nonno, Chi sono i pittori che prediligi? Carissimo Rio, in ordine strettamente casuale, rispondo alla tua stimolante domanda, che mi ha dato modo di rivedere alcune opere che avevo relegato da anni negli angoli della mia memoria. Ammira anche tu questi autori e le loro opere. TVB Nonno Franco Caravaggio Michelangelo Merisi https://it.wikipedia.org/wiki/Caravaggio Caravaggio supera lo stile manieristico influenzato dai protagonisti del Rinascimento, come Michelangelo, Raffaello, Tiziano, Correggio e ancor prima Leonardo, inaugurando il Naturalismo, dove la forma tridimensionale è raggiunta mediante lo sfruttamento di un'illuminazione teatrale, che sottolinea i volumi dei corpi improvvisamente emergenti dal buio della scena e soli protagonisti della sua opera, anche rispetto allo sfondo, spesso lasciato indistinto. Per la realizzazione dei suoi dipinti in studio, Caravaggio posizionava lanterne in modo che i modelli fossero illuminati solo in parte e a luce radente: con questo artificio, faceva emergere dall'oscurità solo specifiche porzioni della scena dipinta, che acquistano in tal modo un rilievo quasi scultoreo. La luce plasma quindi le figure, determina ambienti e situazioni ed è concepita o come apparizione simbolica o come fatto drammatico nell'intensità dei gesti dei personaggi Piet Mondrian https://it.wikipedia.org/wiki/Piet_Mondrian I quadri di Mondrian, molto famosi anche se spesso imitati e banalizzati, dimostrano una complessità che smentisce la loro apparente semplicità. I quadri "non rappresentativi" per cui è conosciuto, che consistono in linee perpendicolari e campiture di colore geometriche in colori primari (rosso, giallo, blu) con il bianco, il nero o il grigio, sono in effetti il risultato di una continua ricerca di equilibrio e perfezione formale evoluta stilisticamente nel corso di tutta la sua vita. L'apparente semplicità delle opere più conosciute di Mondrian porta molte persone a credere che chiunque, finanche un bambino, possa dipingerle. Invece, accurati studi sulla sua composizione neoplastica dimostrano che sono lavori completamente originali estremamente difficili da riprodurre con lo stesso effetto che lui fu in grado di ottenere. Inoltre, queste opere sono l'apice di un viaggio concettuale di decenni attraverso l'arte moderna, che comprese la sperimentazione con svariati stili e movimenti. Lo stile riduttivo, così spesso imitato, di Mondrian continua ad ispirare i mondi dell'arte, della moda, della pubblicità e del design. Anche se era un artista elevato (e non commerciale, come si sarebbe tentati di credere), Mondrian è considerato il padre del design pubblicitario, anche a causa della diffusione e della continua adozione del suo stile a griglia come struttura di base per il design grafico.


Guarda Sempre Avanti 138 Maurits Cornelis Escher https://it.wikipedia.org/wiki/Maurits_Cornelis_Escher Il suo nome è indissolubilmente legato alle sue incisioni su legno, litografie e mezzetinte che tendono a presentare costruzioni impossibili, esplorazioni dell'infinito, con tassellature del piano e dello spazio e motivi a geometrie interconnesse che cambiano gradualmente in forme via via differenti. Le sue opere sono infatti molto amate dagli scienziati, logici, matematici e fisici che apprezzano il suo uso razionale di poliedri, distorsioni geometriche ed interpretazioni originali di concetti appartenenti alla scienza, sovente per ottenere effetti paradossali. Altra cifra tematica fondamentale dell'arte escheriana è quella della compenetrazione tra due mondi differenti. In altre parole, Escher spesso si divertì a esplorare le possibilità della visione e a progettare composizioni che, nonostante i limiti fisici imposti dalle dimensioni del supporto, si dilatano ed evocano simultaneamente due mondi differenti. Nonostante l'iniziale diffidenza dei critici, le opere grafiche di Maurits Cornelis Escher hanno poi raggiunto un successo planetario che non ha mai accennato a subire flessioni. Dopo questa rivalutazione operata dal mondo della matematica, anche il pubblico e i critici d'arte si accorsero come Escher sia stato in realtà un artista profondo e innovativo, in grado di vivacizzare schemi estetici sedimentati da secoli e di proporne di nuovi. Jan Vermeer https://it.wikipedia.org/wiki/Jan_Vermeer Vermeer era in grado di ottenere colori trasparenti applicando sulle tele il colore a punti piccoli e ravvicinati, tecnica nota come pointillé, da non confondere con il puntinismo. La sua tecnica punta a una resa più vivida possibile, con effetti, soprattutto di colore, che egli ricerca con un interesse quasi scientifico, considerando il soggetto una sorta di espediente: "le pitture di Vermeer sono vere nature morte con esseri umani”. Non ci sono disegni attribuibili con certezza all'artista e i suoi quadri presentano pochi indizi dei suoi metodi preparatori. Il noto pittore inglese David Hockney sostiene che Vermeer, come molti altri pittori della sua epoca, facesse largo uso della camera oscura per definire l'esatta fisionomia dei personaggi raffigurati e la precisa posizione degli oggetti nella composizione dei dipinti. L'utilizzo di questo strumento ottico giustificherebbe ampiamente la mancanza di disegni preparatori precedenti ai dipinti proprio perché gli permetteva una straordinaria precisione "fotografica" e fisiognomica. Secondo tale tesi, l'uso della "camera oscura" spiegherebbe anche alcuni dei sorprendenti effetti di luce dei quadri di Vermeer, in particolare i curiosi effetti "fuori fuoco" che si riscontrano in taluni dei suoi capolavori, dove alcuni particolari sono perfettamente a fuoco e altri no, con un tipico effetto riscontrabile nella moderna tecnica fotografica. L'estrema vividezza e qualità dei colori nei dipinti di Vermeer è dovuta alla grande cura posta dall'artista nella preparazione dei colori a olio e nell'estrema ricercatezza dei migliori pigmenti rintracciabili all'epoca. Esempio di tale qualità è il largo uso che Vermeer fece del costosissimo blu oltremare, ottenuto dai lapislazzuli, utilizzato in tutti i suoi dipinti non solo in purezza, ma anche per ottenere sfumature di colore intermedie. Vermeer dipinge soprattutto donne, delle quali riesce a rappresentare l'intimità domestica femminile. Dipinge sempre nel suo studio, quindi la luce arriva sempre da sinistra, la parte del suo studio dove si trovano le finestre. Riesce incredibilmente, nei suoi dipinti, a rappresentare l'umidità dell'aria!


Guarda Sempre Avanti 139 Toulouse Lautrec https://it.wikipedia.org/wiki/Henri_de_Toulouse-Lautrec Toulouse-Lautrec fu l'astro di Montmartre. «Accade spesso che un destino capriccioso decida di deviare il corso di eventi che sembrano scontati»: è con questa frase che la critica d'arte Enrica Crispino commenta le vicende pittoriche e, soprattutto, esistenziali di Toulouse-Lautrec, uomo che sembrava dalla nascita destinato a una vita aristocratica e che invece condusse un'esistenza tormentosa e scapestrata, consumata non negli eleganti salotti borghesi, bensì nei bordelli del quartiere popolare di Montmartre. In fatto di arte come in fatto di vita, Toulouse-Lautrec non condivideva ideologie e modi di vita borghesi e si rivolgeva perciò a un'estrema libertà individuale e al rifiuto di qualsiasi norma e convenzione. La scelta di vivere a Montmartre, infatti, non fu affatto precipitosa, bensì ponderata, quasi autoimposta. Montmartre era un sobborgo che, nella sua parte alta (la Butte), era rimasta ancora di aspetto campestre e paesano, gremita com'era di mulini a vento, gineprai, giardini e casolari sparsi dove albergavano i ceti meno abbienti, attratti dagli affitti pochi costosi: ancora ai tempi di Lautrec, poi, questa zona era oppressa dal degrado e dal malaffare, e non era raro incrociarvi, soprattutto di notte, anarchici, criminali, malintenzionati e comunardi. Questo per quanto riguarda la Butte: nella parte bassa, quella a ridosso del boulevard de Clichy, vi era invece un fulgido proliferare di cabaret, trattorie, caffè concerto, sale da ballo, mescite, music-hall, circhi e altri locali e piccoli esercizi che mescolavano una folla eterogenea e variopinta di poeti, scrittori, attori, e ovviamente artisti. Toulouse-Lautrec adorò gravitare attorno al mondo vivace e gaudente di Montmartre, quartiere per il quale si era ormai consolidato lo status di fucina di nuove concezioni artistiche e di ardite trasgressioni. «La vera carica trasgressiva di Montmartre consisteva proprio nella osmosi tra le varie categorie, nel]lo scambio tra rappresentanti del bel mondo ed esponenti del cosiddetto demi-monde, tra artisti e gente del popolo: una varia umanità dove aristocratici in cerca di sensazioni forti si trovano gomito a gomito con borghesi e arrampicatori sociali di vario genere, procedono al fianco dell'uomo della strada e si mescolano alla folla degli artisti e delle donnine allegre» racconta ancora la Crispino. Pieter Bruegel il Vecchio https://it.wikipedia.org/wiki/Pieter_Bruegel_il_Vecchio Il tema fondamentale dell'opera di Bruegel è sicuramente la meditazione sull'umanità, soprattutto contadina, ritratta in episodi quotidiani. Portato in primo piano e spesso ritratto nei suoi istinti più bassi, l'uomo di Bruegel è una creatura goffa e viziosa, calata in un universo per niente idilliaco in cui neanche la fede offre un sicuro riparo, ma anzi è spesso derisa o ridotta a semplice superstizione. Paure, vizi, deformazioni fisiche e morali sono riprodotte con occhio lucido e, per quanto possibile, oggettivo, privo di compiacenze verso quel mondo, ma esente anche dal disprezzo del medesimo. Il grottesco e la caricatura appaiono usati in maniera non fine a se stessa, ma come simbolo di peccati e debolezze umane, spesso conditi da una garbata ironia. La sua arte si distingue per l'impeto fantastico e la capacità di penetrazione all'interno del magma delle passioni umane, ma se ne distacca per il lato realistico e l'aderenza ai fatti concreti. Bruegel aveva a sua disposizione una solida preparazione da disegnatore, maturata nell'arte incisoria e, per certi versi, simile a quella del cartografo, capace di descrivere i dettagli più minuti con pulizia di tracciato ed equilibrio dimensionale. Avvicinandosi all'apparente caos delle grandi opere si trovano uomini e oggetti rappresentati con cura e con una collocazione precisa, proprio come i nomi e i particolari su una cartina geografica. L'amore per il dettaglio, tipicamente fiammingo, andava così a esaltarsi con le aperture paesistiche, ad ampio respiro. La maestria tecnica permetteva al pittore anche di restituire l'impalpabile componente atmosferica dei suoi paesaggi, nonché la materia fisica e vibrante delle figure, con risultati che nessuno dei suoi seguaci, a partire proprio dal figlio, riuscì a eguagliare pienamente.


Guarda Sempre Avanti 140 Giorgio De Chirico https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_de_Chirico Le opere che de Chirico dipinse prima della nascita della metafisica erano definite enigmatiche. I suoi soggetti erano ispirati dalla luce del giorno delle città mediterranee, ma poi rivolse gradualmente la sua attenzione alle architetture classiche. I lavori realizzati dal 1915 al 1925 erano caratterizzati dalla ricorrenza di architetture essenziali, proposte in prospettive non realistiche immerse in un clima trascendente e spettrale. Nei vari interni metafisici furono dipinti in quegli anni oggetti totalmente incongrui rispetto al contesto (ad esempio una barca a remi in un salotto), rappresentati con una minuzia ossessiva, una definizione tanto precisa da sortire un effetto contrario a quello del realismo. Nella sua arte, infatti, si fece sempre più sentire un'originale e romantica interpretazione della classicità e un interesse per la tecnica dei grandi maestri rinascimentali. Dipinse, dunque, tele naturaliste ed eseguì numerosi ritratti, con colori caldi ma fermi. Continuò a dipingere contemporaneamente opere di atmosfera metafisica e di impianto tradizionale e i colori più usati erano il cobalto, l'oltremare, il vermiglio nelle tonalità squillanti, e svariate tonalità di verde. Ritornò periodicamente ai suoi temi metafisici, pur continuando a dipingere nature morte, paesaggi, ritratti ed interni in costante opposizione con le tendenze dell'arte contemporanea. Nel 1917 s'interessò nuovamente alla scenografia dedicandosi alla tecnica della scultura in bronzo che coltiverà per tutta la seconda metà degli anni sessanta. Inventò nuove illustrazioni per l'Apocalisse da realizzarsi, questa volta, con il metodo della litografia a colori. Continuò a dipingere contemporaneamente opere di atmosfera metafisica e di impianto tradizionale. Giambattista Piranesi https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Battista_Piranesi Le sue tavole incise, segnate da un'intonazione e una grafica drammatiche, appaiono improntate ad un'idea di dignità e magnificenza tutta romana, espressa attraverso la grandiosità e l'isolamento degli elementi architettonici, in modo da pervenire ad un sublime sentimento di grandezza del passato antico, pur segnato da inesorabile abbandono. La notorietà di cui Piranesi godeva venne velocemente accresciuta nel periodo intercorso tra gli anni di pubblicazione delle due Carceri, ovvero il 1745 e il 1761. In questo arco di tempo, infatti, iniziò a diffondersi il fenomeno del grand tour, ovvero un lungo viaggio per le principali città d'interesse artistico e culturale dell'Europa continentale, considerato quasi d'obbligo allora per le persone del gran mondo: tappa fondamentale di questo giro era ovviamente Roma, con i suoi monumenti della civiltà antica e le sue prestigiose gallerie d'arte. In questo modo nell'Urbe si formò una cospicua comunità internazionale, e Piranesi non tardò a diventare un punto di riferimento irrinunciabile della nuova vita artistica e intellettuale sorta in città. L'interesse per Piranesi non scemò neanche nel corso del XX secolo, quando la sua produzione grafica fu sottoposta per la prima volta a uno studio filologico sistematico e scientifico. Notevole fu in questo periodo l'influenza esercitata dalle tavole di Piranesi sulla produzione di Maurits Cornelis Escher (le cui costruzioni impossibili presentano un evidente debito alle Carceri) e sul Surrealismo. Giovan Battista Piranesi morì nel 1778, stroncato forse dalla malaria, nella sua casa romana. Fu sepolto nella chiesa di Santa Maria del Priorato, il cui sepolcro era adornato anche da un candelabro marmoreo predisposto dallo stesso artista, poi confiscato da Napoleone Bonaparte durante la campagna d'Italia e ricollocato nel Louvre, dove è tuttora esposto.


Guarda Sempre Avanti 141 Salvador Dalì https://it.wikipedia.org/wiki/Salvador_Dal%C3%AD “Salvador Domingo Felipe Jacinto Dalí i Domènech” è stato un pittore, scultore, scrittore, fotografo, cineasta, designer, sceneggiatore e mistico spagnolo. Nella vita reale, fu uno smisurato megalomane (lo ho conosciuto personalmente a New York). Abile pittore e virtuosissimo disegnatore, è celebre principalmente per le immagini suggestive e bizzarre delle sue opere surrealiste e dadaiste. Il suo peculiare tocco fu attribuito all'influenza che ebbero su di lui i maestri del Rinascimento. Il suo talento artistico trovò espressione in svariati ambiti, tra cui il cinema, la scultura e la fotografia, portandolo a collaborare con artisti di ogni settore; egli stesso faceva risalire il suo amore "per tutto ciò che è dorato ed eccessivo, la mia passione per il lusso e la mia predilezione per gli abiti orientali” ad una auto-attribuita discendenza araba, sostenendo che i suoi antenati discendessero dai Mori. Dotato di grande immaginazione e con il vezzo di assumere atteggiamenti stravaganti, irritò coloro che hanno amato la sua arte e infastidì i suoi detrattori, dal momento che i suoi modi eccentrici hanno in alcuni casi catturato l'attenzione più delle sue opere. Dalì in ogni caso fu un vero personaggio e la sua immagine, con l'onnipresente mantello, il bastone da passeggio, l'espressione altezzosa o con gli occhi spalancati nelle foto e i baffi fissati con la brillantina e spesso all'insù, permane nell'immaginario collettivo. Resta famosa la sua affermazione: “Ogni mattina, appena prima di alzarmi, provo un immenso piacere: quello di essere Salvador Dalì!” Francesco Guardi https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Guardi "Nel corso di una vecchiaia sapiente e visionaria l'artista, attraverso il sentimento del luogo e del tempo, coglie una Venezia appartata e solitaria, dove mare e cielo tendono a unirsi come condizione spirituale: liberatosi dai fenomeni per cogliere soltanto l'essenza, la sua relazione con la città diviene più intellettiva che sensibile. Egli interpreta la luce di Venezia come luce spaziale, cosicché senza luce non esistono né forme né colori. Tuttavia il Guardi non può essere considerato anticipatore degli impressionisti: l'impressionismo, prima di essere un mezzo di espressione, è un modo di vedere e di percepire; e il modo di vedere di Francesco si qualifica come naturale, non scientifico: l'oggetto non è reso obiettivamente, ma filtrato dallo spirito che misteriosamente indaga sulla linea dell'orizzonte, quasi come in una impercettibile fusione tra visione dell'occhio e visione sognante della fantasia, in un ritmo contemplativo assai vicino al sentire musicale manifesto nei concerti del contemporaneo Vivaldi. Ne deriva una pittura impalpabile, aerea, fatta di luce avvolgente, sorretta da una tavolozza di inafferrabile e preziosa gamma cromatica. “Il paesaggio non esiste più come tema, è pretesto per la ricerca pura di ritmi luminosi, di trasparenze, di pulviscoli argentei cilestrini..." Veneziano fino al midollo. «Spiritoso nell'inventare, sperto nell'architettura, nel contraffare i terreni, nell'espressione dell'aria e dell'orizzonte...lavora eziandio nell'età sua senile in Venezia, ch'ebbe per Patria fortunatamente.» (da un Catalogo di quadri di collezionista privato, 1790)


Guarda Sempre Avanti 142 Georges Seurat https://it.wikipedia.org/wiki/Georges_Seurat La sua pittura prese le mosse dalle ricerche sulle leggi ottiche della visione e dei colori complementari pubblicate dal chimico Michel Eugène Chevreul sul libro “Della legge dei contrasti simultanei dei colori” (1869), secondo cui se si affiancano due colori complementari le loro qualità cromatiche per contrasto si accentuano. Al contrario, se questi colori vengono mescolati tra loro tendono a smorzarsi a vicenda, riducendosi ad un tono acromatico come il grigio. Utilizzando queste scoperte secondo cui la ricomposizione dei colori direttamente nella retina produce una luminosità maggiore, Seurat sperimentò una nuova tecnica pittorica, definita puntinismo. La tecnica del puntinismo consiste nell’accostare sulla tela tanti piccoli punti di colore puro in modo da creare a distanza la mescolanza voluta e la vibrazione stessa dalla luce. Anche gli artisti impressionisti giustapponevano tante macchie di colore puro, ma Seurat invece di affidarsi all’istinto e abbandonarsi alla percezione immediata fondava il suo metodo su una rigorosa giustificazione scientifica con l’obiettivo di rappresentare secondo ragione. Seurat realizza “Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande-Jatte”, un dipinto a olio su tela che viene considerato il manifesto del neoimpressionismo. La prospettiva tradizionale è abbandonata e alcune incongruenze rivelano l’uso di due differenti punti di vista: il primo dal basso verso l’alto e il secondo a sinistra. Gli intervalli armonici, calcolati matematicamente, che separano una figura dall’altra e le proporzioni studiate per ogni oggetto rappresentato generano un effetto di calma e di ordine, suggerendo anche un’atmosfera di irreale sospensione. Vasilij Kandinskij https://it.wikipedia.org/wiki/Vasilij_Vasil%27evi%C4%8D_Kandinskij Kandinskij, nelle sue opere, espone le sue teorie sull'uso del colore, intravedendo un nesso stretto tra opera d'arte e dimensione spirituale. Il colore può avere due possibili effetti sullo spettatore: uno " fisico", superficiale e basato su sensazioni momentanee, determinato dalla registrazione da parte della retina di un colore piuttosto che di un altro; uno " psichico" dovuto alla vibrazione spirituale con cui il colore raggiunge l'anima. L'effetto psichico del colore è determinato dalle sue qualità sensibili: il colore ha un odore, un sapore, un suono. Il rosso, ad esempio, risveglia in noi l'emozione del dolore, per le sue proprie caratteristiche, per il suo "suono interiore". Kandinskij utilizza una metafora musicale per spiegare quest'effetto: il colore è il tasto, l'occhio è il martelletto, l'anima è un pianoforte con molte corde. Il colore può essere caldo o freddo, chiaro o scuro. Il punto di riferimento per i colori caldi è il giallo, quello dei colori freddi è l'azzurro. Il giallo è dotato di un movimento radiante che lo fa avanzare verso lo spettatore rispetto al piano in cui è fisicamente, inoltre è dotato di un movimento eccentrico-centrifugo perché si allarga verso l'esterno, abbaglia, respinge. L'azzurro è dotato di movimento orizzontale che lo fa indietreggiare dallo spettatore ed è dotato di un altro concentrico–centripeto che si avvolge su sé stesso, creando un effetto di immersione che attira lo spettatore. Kandinskij, sempre in base alla teoria secondo la quale il movimento del colore è una vibrazione che tocca le corde dell'interiorità, descrive i colori in base alle sensazioni e alle emozioni che suscitano nello spettatore, paragonandoli a strumenti musicali. Trovo questo abbinamento colore-musica affascinante!


Guarda Sempre Avanti 143 51 Caro Nonno, Quali sono gli animali che ami di più? Carissimo Rio, eccoti le mie assolute preferenze. Tigre siberiana https://it.wikipedia.org/wiki/Panthera_tigris_altaica Questa magnifica tigre è relegata in una ristretta area geografica della Russia siberiana. A partire dalla metà del XIX secolo, la sottospecie ha subito una drastica diminuzione del numero di esemplari causata da un insieme di fattori concorrenti, quali la distruzione dell'habitat, la caccia di frodo e la diminuzione delle prede tipiche. Il suo stato di conservazione la classifica come in serio pericolo di estinzione. Cavallo Frisone https://it.wikipedia.org/wiki/Frisone_(cavallo) Il Frisone è fra le razze equine più antiche in Europa. Ha il suo luogo di nascita in Frisia ed è famoso per i suoi folti crini spesso ondulati. Cavallo robusto, possente e infaticabile, è stato utilizzato in passato, soprattutto durante il Medioevo, come cavallo da guerra. Oggi è particolarmente apprezzato nel dressage, negli attacchi e negli spettacoli equestri. Si distinguono tre linee nella razza: "barocco", più robusto, "classico", imponente ma slanciato, "moderno", più leggero. Orso polare https://it.wikipedia.org/wiki/Ursus_maritimus Un bellissimo batuffolo di cotone, alto tre metri per 700 chili. Pericolosissimo, non addomesticabile e in via di estinzione come la tigre.


Guarda Sempre Avanti 144 Ragno https://it.wikipedia.org/wiki/Arachnida Fugaci predatori di tutti gli habitat terrestri e non, occasionali coinquilini nelle nostre case, i ragni hanno avuto da sempre una cattiva reputazione, ma in realtà sono fondamentali per l’equilibrio dei nostri ecosistemi, attori principali nella regolazione delle popolazioni di insetti, tra cui quelli dannosi in agricoltura. Ingiustamente bistrattati, estremamente affascinanti e poco conosciuti. Architetti creativi e inimitabili. Cane Terranova*** https://it.wikipedia.org/wiki/Terranova_(razza_canina) I Terranova sono giganti gentili. Sono grandi e pesanti sia per la struttura ossea sia per il pelo abbondante. Da cuccioli sembrano teneri orsacchiotti, ma questa fase non dura a lungo poiché crescono molto rapidamente. I Terranova sono docili, ubbidienti, tranquilli, vanno d'accordo sia con le persone che con gli altri animali. Hanno un naturale istinto al salvataggio, che può essere una seccatura quando cercano continuamente di trascinarti fuori dall'acqua! Sono cani pieni di energia e sono certamente una delle razze più amichevoli anche con i bambini. Pappagallo https://it.wikipedia.org/wiki/Ara_ararauna L'ara è senza dubbio la specie più nota e più diffusa: colore e dimensioni, docilità e tranquillità la rendono un eccellente animale da compagnia. Si tratta di un animale molto bello per forma e colori, longevo e molto robusto. Una meraviglia della natura. Noi abbiamo una Ara Militaris, di nome Matilda, che adesso ha 9 anni. Un giorno potrebbe essere tua se la vorrai, considerando che ne vivrà circa 60-70


Guarda Sempre Avanti 145 *** Noi non abbiamo mai avuto un Terranova, ma ci siamo andati vicini. Per anni abbiamo avuto vari pastori tedeschi, di cui RAS è stato l’esemplare più bello e intelligente (vedi lettera 10). Nel 2010 siamo andati in Friuli a visitare un allevamento appunto di Terranova e di Bovari del Bernese, con il solo scopo di informarci. In realtà ne siamo usciti con un sacchetto di pelo di due mesi, che crescendo diventò un magnifico esemplare di Bernese: il nostro Beniamino! Ben per amici e famigliari! Purtroppo, morì dopo solo 4 anni e mezzo, lasciando un vuoto incolmabile.


Guarda Sempre Avanti 146 52 Tu hai vissuto parecchi anni in Russia e la conosci bene. Cosa pensi della guerra con l'Ucraina? Carissimo Rio, non solo vi ho vissuto per quasi 13 anni dal 2002 al 2015, ma ho conosciuto bene anche l'Unione Sovietica che ho frequentato a partire dal 1975 fino alla sua caduta nel 1991, sia per impegni di lavoro che per interesse personale. Ho continuato a mantenere contatti fino al febbraio 2022, grazie al fatto che anche tuo papà Neri ne aveva fatto la base della sua attività e della sua famiglia (non è un caso che tu sia nato a Mosca!). Il mio stato d'animo nel parlare di Russia si incupisce, per sentimenti che prendono il sopravvento e sono fatti di: • Dispiacere per il tradimento, perpetrato dai russi dopo lunghi rapporti amicali • Rabbia per non avere capito in tanti anni la loro vera natura Quando parlo di Russi, credo di essere nel vero se mi riferisco alla loro grande maggioranza, e non solo a "qualche" cricca di autocrati, militari, oligarchi al potere capitanata da un singolo individuo, come molti pensano erroneamente. Le voci dissonanti rispetto alla (in)cultura oggi predominante sono purtroppo solo una minoranza, che io tendo a individuare, ovviamente a grandi linee, in questo modo: • 100 milioni di russi vivono in zone extraurbane, e quindi sono rimasti lontani dalle "contaminazioni materiali" delle modernità occidentali e non hanno visto il loro benessere personale migliorato significativamente dopo lo sfacelo dell’URSS • 45 milioni di russi vivono da sempre o si sono solo recentemente urbanizzati, vivendo nelle 20/25 città principali (sopra il milione di abitanti) e negli ultimi 30 anni si sono, consapevolmente o meno, occidentalizzati. All'interno di questi macro gruppi, esistono russi • fino ai trenta anni di età, nati e cresciuti dopo la caduta dell'Urss e tendenzialmente più liberi e indipendenti • fino ai quarantacinque/cinquanta anni, nati e cresciuti in URSS e in parte formati dopo la sua caduta, quindi divisi fra sentimenti contrastanti • le generazioni più vecchie delle precedenti, che sono rimaste ancorate al mito della Grande Madre Russia ed alla sua egemonia politica, ereditata dagli zar prima e dal comunismo dopo: vale anche per coloro che sono diventati ricchi e potenti, rubando o comunque perseguendo il mito occidentale del profitto e del potere (che oggi ipocritamente ripudiano), ma sono rimasti nostalgici dell’imperialismo russo. Quindi, a titolo indicativo, io vedo solo 20/30 milioni di persone che "guardano" avanti, i restanti sono reazionari conservatori, visceralmente nazionalisti e imperialisti. Troppo pochi e spesso impauriti e soggiogati, per poter influenzare il regime autocratico al potere! Tutti i russi - indistintamente - sono bombardati dalla paranoica propaganda del potere centrale (per pudore lo definiscono essi stessi "democratura" ben sapendo che si tratta di una dittatura semi-mascherata), che dovrebbe essere efficace in misura inversamente proporzionale alla cultura, alla maturità, alla responsabilità individuali, se queste qualità – ove esistenti - non fossero offuscate dal fanatismo ideologico. L'operazione speciale nel Donbass, nata per "de-nazificare" l'Ucraina, si è gradualmente trasformata in una Crociata (quasi una guerra santa) contro tutto il mondo occidentale. Putin impersona il sentimento prevalente, riassumibile in un "patriottismo" paranoico (affiancato dall’assurdo sostegno religioso-semiesoterico-satanico della chiesa ortodossa) che permea la grande maggioranza della popolazione e che viene spasmodicamente alimentato da massicce dosi di lavaggio del cervello, spinto in tutti i gangli della società, dagli asili agli ospizi, con tutti i possibili mezzi didattici e mediatici. Un esempio fra mille? Channel 1....... canale televisivo russo: https://www.1tv.ru/ Guardare per credere! Putin ne è interprete e maggiore responsabile, ma è solo il vertice di una piramide monolitica coltivata e consolidata in oltre venti anni di regime autoritario, ma subdolamente presentato come democratico e "amico del popolo". Un popolo, invece, secolarmente e passivamente prono, succube, servile e asservito, sottomesso alla oligarchia di turno, partendo da Ivan il Grande (vedi nota 1+++), e passando per i vari Romanov, Lenin, Stalin, Eltsin, Putin. Studiare i Russi di oggi ci aiuta anche a capire molti comportamenti paranoici dei Sovietici di ieri. E viceversa!


Guarda Sempre Avanti 147 Nota 1+++: Ivan il Grande è stato il precursore della arroganza, prepotenza e presunzione russa, confermate poi nei secoli. Per il solo fatto di avere sposato Sofia Paleologa, la nipote dell'ultimo Imperatore di Bisanzio Costantino XI Paleologo, si autonominò Erede dell'Impero Cristiano, Difensore e Capo della Chiesa Ortodossa e introdusse il falso mito di Mosca quale "Terza Roma", continuatrice di quella vera – italiana - e di Costantinopoli. Una vera bestemmia storica, di cui ancora oggi molti russi si (s)fregiano senza merito alcuno e senza vergogna. Fermare la guerra? Non osserviamo il dito, ma guardiamo la luna e cerchiamo di andare oltre i luoghi comuni sui russi e di capire come loro autentica natura li abbia portati a scatenare e sostenere la guerra attuale (lasciamo da parte l'ipocrisia della "operazione speciale".....). Premessa doverosa: i russi hanno una concezione del rispetto per la vita umana molto diversa dai parametri occidentali: bassa, a volte nulla. Il principio fondante della società russa e di cui gli stessi russi si fanno orgogliosi portatori è: "L'interesse generale del popolo russo prevale su quello individuale e delle minoranze, sempre e comunque". La conseguenza? La vita umana - nel sentimento generale - conta poco o niente, prima di tutto conta il destino generale del paese così come viene determinato dal dominus di turno (re, imperatore, rivoluzionario, dittatore, autocrate che sia). Il "popolo russo" a partire da Ivan il Grande (da inizio 1500 sino ai giorni nostri) non ha mai conosciuto una libertà ed una democrazia compiuta. Anzi, il popolo ha sempre vissuto in uno stato di sudditanza assoluta al potere centrale e di semischiavitù (la servitù della gleba fu abolita solo nel 1861) Conclusione: il popolo russo è antropologicamente portato al sacrificio finale, non essendo condizionato dalle conseguenze anche estreme di una guerra totale “contro i nemici esterni”. Teniamo tutto questo in seria considerazione nella ricerca di una soluzione alla guerra: la controparte russa ha una visione della vita e della morte (individuale e di massa) agli antipodi di quella occidentale ed è pronta ad affrontare scenari da incubo inconcepibili per noi italiani (e occidentali)! A riprova di quanto sopra, abbiamo sotto i nostri occhi gli stermini di massa (tutti endogeni alla Russia) perpetrati da russi su russi, in soli 35 anni del secolo scorso (dal 1918 al 1953): • La guerra civile post rivoluzione 1917 ha causato circa 7 milioni di morti, sommando combattimenti e carestie. • Le purghe staliniane hanno provocato circa 20 milioni di morti in periodi non bellici (anni 30). • La carestia imposta all'Ucraina (Holodomor, sempre inizio anni 30) uccise circa 5/6 milioni di persone. • Durante la IIa guerra mondiale, sono morti circa 26/28 milioni di russi di cui una significativa parte (40% è una stima realistica, di fonte storica russa) furono mandati al macello deliberatamente da Stalin sia durante le fasi di aggressione che di ritirata dei nazisti. Questo significa che il "popolo russo" ha subito tragedie enormi, generate al suo interno, ed allo stesso tempo ha fatto da spettatore passivo e/o complice di fronte alla morte di circa cinquanta milioni di compatrioti!!!!!! (nota: solo la rivoluzione cinese di Mao Tse Tung ha fatto peggio!) Questo è un fatto storico, documentato, reso pubblico da Kruschev a partire dal 1953, quando iniziò la de-stalinizzazione dell'URSS. Domandiamoci: Se il popolo russo ha sempre accettato di sacrificare tante vite di propri "confratelli" per "il proprio interesse comune", possiamo oggi pensare o sperare che possa essere più mite ed arrendevole nei confronti di quelli che considera "nemici"? La Russia ha dichiarato guerra il 24 Febbraio 2022, ma in realtà la data critica di svolta è stata il 22 Aprile 2020 e lo ha fatto contro tutto il mondo (e non solo contro l'Ucraina). La "crociata" in atto (quasi una guerra santa lanciata da Putin con la benedizione di Kirill e della Chiesa Ortodossa) non è un fatto episodico causato da rivendicazioni pretestuose (Donbass, Nato, Nazisti, Crimea......): è il frutto di una lunga programmazione, che Putin ha gradualmente e scientemente elaborato nel corso della sua ultraventennale democratura, i cui "valori fondanti" (sic) sono stati raccolti nella nuova costituzione approvata - ovviamente - a valanga con referendum pubblico in data 22 Aprile 2020 dal "popolo" russo. Guerra ideologica e religiosa, non solo economica o territoriale: quindi guerra della peggior specie. L'attuale costituzione russa rappresenta l'apoteosi della irrazionalità, della ipocrisia, della prepotenza che sono tratti distintivi e peculiari del genoma russo (e non gli unici). In essa, a partire dal 23 Aprile 2020, avremmo potuto e dovuto leggere in anteprima quello che sarebbe successo in Ucraina e, soprattutto, quello che la Russia si era preparata - per anni - a fare nei confronti dei suoi oppositori, veri o presunti che siano. Non ne siamo stati capaci, siamo stati ciechi e sordi, ed oggi ne vediamo le conseguenze. Aggiungo un aspetto volutamente provocatorio, ma non certo lontano dalla realtà. Secondo il Prof. Andrea Graziosi, riconosciuto studioso di Storia Sovietica e Russa,....."nel crollo dell’Unione Sovietica ha avuto un ruolo di primissimo piano


Guarda Sempre Avanti 148 anche la straordinaria diffusione dell’alcolismo, insieme sintomo e causa di un degrado sociale e demografico che contribuiva a rendere la situazione assolutamente insostenibile”...... Ebbene, l'alcolismo è ancora un problema endemico in Russia, rimasto inalterato dalla caduta del comunismo sino ad oggi. È una vera "malattia sociale" che colpisce prevalentemente gli uomini. La dimostrazione sta in un dato attuale e incontrovertibile: l'aspettativa di vita in Russia è di 78 anni per le donne e ..... di soli 68 anni per gli uomini. Non è quindi azzardato affermare che nella narrativa assurda e irrazionale di Putin e dei suoi corifei al potere, nelle loro decisioni, nei loro comportamenti....... la vodka abbia avuto, abbia e avrà un peso importante (se non determinante). Trovo tragico che la classe russa al potere, pesantemente sbilanciata in ragione di 9 uomini a 1 donna, sia statisticamente e storicamente composta da persone lobotomizzate dal fanatismo e dalla propaganda, e che possano “anche” essere annebbiate dall'alcol quando vengono chiamate a decidere del futuro di milioni di persone!!!!! Quali saranno le possibili ripercussioni interne alla Russia se il conflitto si dovesse protrarre nel tempo? • Uno Stato fallito. La guerra di Putin potrebbe trasformare la Russia in uno Stato fallito, con confini incontrollati, formazioni militari private, popolazione in fuga, decadenza morale e la possibilità di un conflitto civile. Potrebbe diventare ingovernabile e precipitare nel caos. • I confini in via di liquefazione. L’annessione farsa di 4 territori ucraini e il successivo, rapido ritiro da Kherson hanno stabilito un precedente devastante: la Russia perde territori che considera suoi, e dopo averli appena dichiarati tali. La fallita annessione potrebbe creare dei precedenti per le regioni russe in crisi, comprese le repubbliche del Caucaso settentrionale, che probabilmente si dirigeranno verso l’uscita se il governo centrale dovesse allentare la presa. • La fine del monopolio statale della forza. Da che Stato è Stato, la prima condizione è che detenga in modo esclusivo l’uso della forza, per garantire la sicurezza dei cittadini in cambio della loro obbedienza. In Russia, ora, è tutto un proliferare di milizie che rispondono solo ai loro capi, dai mercenari della Wagner di Evgeny Prigozhin ai «Kadyrovtsy», l’esercito privato del leader ceceno Ramzan Kadyrov, finora un alleato ferreo di Putin ma pronto a cavalcare il mai sopito irredentismo ceceno se a Mosca dovesse scoppiare il caos. Non solo: l’anarchia serpeggia proprio nella capitale, dove «anche le agenzie di sicurezza governative sono sempre più al servizio dei propri interessi aziendali». Una rivalità, quella tra i vari servizi segreti, che Putin ha usato per vent’anni pro domo sua ma che ora può scoppiargli in mano. • Il senso di minaccia per la gente comune. Questo è un fattore decisivo: Putin ha rotto il fragile consenso in base al quale la gente aveva accettato di non protestare contro la guerra e, in cambio, di essere lasciata in pace. Ora, dei trecentomila coscritti di settembre 2022 non si sa quanti siano morti né se saranno vivi tra pochi mesi. Altre trecentomila persone sono fuggite dopo l’ultima mobilitazione e si aggiungono alle altrettante trecentomila delle prime settimane di guerra. La maggior parte di loro sono giovani, istruiti e pieni di risorse. Il pieno impatto della loro partenza sull’economia e sulla demografia del Paese non si è ancora manifestato, ma la tensione sociale sta aumentando. • La strada senza uscita. Putin non può vincere, ma non può nemmeno permettersi di porre fine al conflitto. Conta su tre cose: propaganda, repressione e stanchezza delle opinioni pubbliche occidentali. • La profezia di Navalny. Ha detto il leader dell’opposizione durante una delle sue udienze in tribunale: «Non siamo stati in grado di prevenire la catastrofe e non stiamo più scivolando, ma volando verso di essa. L’unica domanda sarà quanto duramente la Russia toccherà il fondo e se cadrà a pezzi». Tutti questi ragionamenti, naturalmente, si incrociano con noi occidentali, con la nostra tenuta politica, morale ed economica nell’appoggio che da un anno assicuriamo agli ucraini. Ma come dobbiamo porci di fronte all’ipotesi del caos russo? È chiaro che la fine ideale della guerra sarebbe l’uscita di scena definitiva di Putin, la sua sostituzione con governanti in grado di assicurare stabilità interna e riallacciare un rapporto fecondo con il mondo libero, la restituzione del maltolto agli ucraini con l’aggiunta delle dovute riparazioni. È altrettanto chiaro, però, che tutto questo si colloca nell’improbabile, nell'utopistico, forse nell’impossibile. Uno che sconfisse il nazismo e tenne a freno l'URSS fu Dwight Eisenhower, generale e poi presidente degli USA, che disse allora una frase che si sposa perfettamente con la situazione odierna: «L’unica cosa peggiore di una vittoria russa sarebbe una sconfitta russa». Aveva certamente ragione, ma non esiste né prova né controprova. Toccherà a noi scoprirlo? Teniamo sempre presente cosa disse Churchill: la Russia è un rompicapo contenuto in un mistero, avvolto in un enigma! Personalmente, io non sono stato direttamente aggredito ma, come ho detto all'inizio, considero i russi fanatici traditori, che si porteranno il peso della vergogna per sempre. Ma io vorrei, anche e soprattutto, che pagassero per i loro crimini. E mi piacerebbe anche essere vivo e presente quando succederà. TVB Nonno Franco PS: Caro Nipote “Moscovita”, dimenticati della terra dove sei nato, resta in Messico, va in Australia, va in Sud America, va in Europa (Italia, se possibile), va ovunque tu non possa udire l'eco delle bombe russe. Lo dico con dolore, ma lo penso veramente.


Guarda Sempre Avanti 149 Qualche bel ricordo di una Russia che non esiste più........ 29 Settembre 2002, 1° compleanno di Neri a Mosca Ristorante ZDL Casa Centrale degli Scrittori https://restcdl.ru/#rec95346448 Hotel Praga/Ambasciata Italia Mosca, 4 Novembre 2003 Campana dello Zar Cremlino Novembre 2002 Piazza Rossa, 2003 Circo Nikulin Mosca Giugno 2002 (leoncino vero!) https://circusnikulin.ru/


Click to View FlipBook Version