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Direttore Nicola Conforti - Agosto 2017

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Published by Seleteca Caposele, 2024-01-19 13:12:02

La Sorgente n. 94

Direttore Nicola Conforti - Agosto 2017

Keywords: Caposele,Nicola Conforti,La Sorgente

Reg.Trib. S.Angelo dei L. n.31 del 29.1.74 - Sp. in A.P. art.2 comma 20/c L.662/96 Dir. Comm. Avellino -sem.- Anno XLIV - AGOSTO 2017 -Direttore Nicola Conforti 94 facebook La Sorgente Caposele http://issuu.com/lasorgente [email protected] PERIODICO A CURA DELL'ASSOCIAZIONE TURISTICA PRO LOCO CAPOSELE FONDATO da NICOLA CONFORTI NEL 1973 EDITORIALE FOTO archivio CONFORTI L’editoriale di questo numero segna la fine di un lungo percorso. E’ con grande tristezza che annuncio il mio commiato da un giornale al quale ho dedicato molti anni di appassionato impegno e di affettuosa dedizione. Non è stato un cammino facile: spesso gli eventi, e non solo politici, ne hanno rallentato il percorso. Ma ha vinto sempre l’audacia e lo spirito di sacrificio mio e di quanti hanno creduto in questa iniziativa, rendendo possibile il raggiungimento di record di continuità e di longevità. Ha vinto la forte tenacia con cui sono stati affrontati e risolti i problemi di ogni ordine e grado, ivi compresi quelli di natura economica, di equidistanza tra le parti, di obbiettività e di rispetto per tutti. Un cammino lungo quasi mezzo secolo , percorso “senza fretta ma senza soste”, che speravo potesse raggiungere un grande traguardo, quello dei cento numeri . Un cammino che passo dopo passo ha tracciato la storia del nostro paese e che, spero, conserverà a lungo le impronte che ho lasciato nel suo percorso e che non resti soltanto l’illusione di un inutile viaggio. Credo, da buon docente, di aver dato qualcosa oltre che ai miei allievi, anche ai compagni di “avventura”: sicuramente l’esempio di un grande e forse smisurato amore per Caposele. Non rivendico la realizzazione di cose eccezionali o miracolistiche, ma solo la dimostrazione che con la volontà e l’impegno costante, è possibile raggiungere traguardi ragguardevoli. Alcuni risultati però, e lo dico senza falso orgoglio, li porto con me come fiori all’occhiello: aver portato la pubblicazione da 8 pagine iniziali alle 56 attuali, aver creato una rete di collaborazione che oscilla da 50 a 60 redattori, aver assicurato una continuità ultra quarantennale senza titubanze e senza interruzioni. La mia speranza è che “La Sorgente” conservi l’impostazione originaria e che resti sempre il “luogo vivo e vitale di dibattito, di confronto tra idee, di passione civile” Un ringraziamento particolare va a tutti i miei straordinari collaboratori. A loro affido la continuazione di questo viaggio e la responsabilità di mantenere in vita questo giornale per molti e molti anni ancora. Nicola Conforti


Anno XLIV - Agosto 2017 N.94 2 In seconda... Nicola Confo Direttore94rti Gentile ing Nicola , la mia idea per il n. 100 de LA SORGENTE: suggerisco di creare nel giornale una nuova rubrica (da ripetere in ogni successivo numero) che chiamerei AMARCORD CAPOSELE DA IERI A OGGI ; si tratta di estrapolare da tutti i numeri pubblicati,in particolare dai più' remoti, una o due interviste o bozzetti fatte a personaggi in ...,arrivati all'onore della carta stampata, noti e meno noti,da ripubblicare sistematicamente ed ovviamente ad intervistati diversi in ogni nuovo numero, (sindaci, professionisti, sacerdoti, imprenditori, gente comune etc) al fine di slatentizzare la Caposele di allora parametrandola con la Caposele di oggi in tutti i suoi aspetti (costumi di vita, mestieri ormai scomparsi, personaggi con verve comica o poetica, ideali, politica, iniziative culturali, sport ,calcio in particolare -vedi gli undici con la casacca dei leon del Sele-), momenti di gioia e di dolore , senso di forza e di emozione per le prime e importanti opere pubbliche realizzate e così' via e sottoporre il tutto al giudizio dei lettori de La SORGENTE che potranno esprimersi a mezzo lettera al Direttore o in qualsivoglia altra maniera. I giovani in particolare ,ma anche i meno giovani , potranno ritrovare le radici del nostro amato paese e ricollegarlo ai giorni di oggi in un continuum di storia ma financo di cultura (tante abitudini culinarie e di vita ormai quasi scomparse). Sic itur ad astra ! ...Parafrasando GIOVANNI PAOLO II direi "Prendete la Sorgente e fatene un capolavoro". Cari saluti Salvatore Ilaria _______________ In omaggio al dott. Ilaria, ideatore di questa rubrica, riportiamo a pag. 32, un articolo che rappresenta un punto importante nell’alimentazione dei caposelesi e che merita di essere tramandato ai posteri. La nuova rubrica prende il via da questo numero de La Sorgente. (n.d.r.) L’AMORE DÀ L’AMORE TOGLIE.. Cari compaesani, era doveroso per me scrivere due righe per spiegarvi, nel limite del possibile, la mia triste vicenda che purtroppo avete conosciuto solo attraverso i media. Non userò questo spazio per giustificare quanto accaduto, ma per sottoporre la vostra attenzione a qualche riflessione. Vorrei prima di ogni altra cosa evidenziare quanto io sia profondamente mortificata, amareggiata e fortemente addolorata per la onta che ha colpito Caposele attraverso le mie azioni, di certo non belle, ma di sicuro amplificate fino al punto di far sdegnare qualsiasi persona avrebbe letto o ascoltato. Ho avuto io stessa un senso di repulsione e collera. Chi ha avuto modo di conoscermi sa però che persona è Milena Ceres di certo ben lontana dagli epiteti cui è stata accostata; ma è pur vero che dinanzi a fatti così brutti e tristi spesso capita che ci si sofferma più su ciò che viene appreso da un articolo oppure da un servizio giornalistico. I giornalisti……… Persone senza scrupoli, che pur di far notizia sono disposti a calpestare il proprio codice etico e la dignità di chi si trova all’improvviso nei guai, non fanno altro che ingigantire anche il più banale degli avvenimenti per trasformarlo in scoop. Quanti scoop allora, dovevano saltar fuori, se ripensate a quando voi andavate a scuola. Ma qualcuno scioccamente ha detto che prima erano altri tempi, esisteva un’altra educazione, io dico semplicemente che c’era molto più rispetto per chi faceva questo lavoro, tanto bello quanto usurante e se una maestra o maestro ti tirava un ceffone gli stessi genitori sapendolo te ne tiravano altri due!!! In questi mesi non ho letto un articolo e dico uno, che abbia riportato ciò che realmente è successo, non un giornalista che abbia scritto o detto la verità ma piuttosto hanno aumentato, gonfiato e mentito senza ritegno alcuno. Quando leggevo o ascoltavo, mi sentivo come quando si guarda la propria immagine attraverso uno specchio deformato, senza avere il diritto o la forza di dire “Io non sono così, perché mi fate questo?” Cari caposelesi ma vi sembra logico e normale che le forze dell’ordine abbiamo aspettato (stando a ciò che i signori giornalisti hanno riportato) 115 giorni consecutivi di violenza, prima di intervenire? E ancora... Ma secondo voi una madre non si accorgerebbe che il proprio figlio subisce violenza? E ancora... Ma secondo voi se realmente avessi maltrattato quei bambini, così come dicono, prendendoli a calci, pugni, morsi e altre schifezze, che non sto qui ad elencare perchè mi viene la pelle d’oca e la nausea al solo pensiero, i lividi provocati non sarebbero stati visti dalle mamme? Vi ricordo che la mia era una struttura privata e non pubblica, quindi funzionava il detto “pago e pretendo” e vi posso garantire che le mamme passavano i propri figli ai raggi x quando venivano a riprenderli la sera e se si fossero accorte anche di un solo graffio sospetto l’avrebbero fatto presente o addirittura, conoscendole, ritirato senza riserva alcuno dal mio nido definitivamente. Ho mostrato sempre con orgoglio i video e le foto dei miei bambini, non facevo altro che parlare di loro e se fossi stata realmente un’aguzzina di certo non mostravo con orgoglio e amore quello che di buono avevo fatto per loro. Tutte menzogne e cattiverie gratuite dunque. Io avrò anche sbagliato e ho sbagliato a tirare uno schiaffo ma credetemi quello schiaffo ha fatto male più a me. Ho cercato di educare quei bambini come se fossero figli miei, ho dato loro tutte le attenzioni e competenze che avevo. Sono partita con 1 iscritto e sono arrivata ad averne 15 più 4 per l’anno successivo ed erano le stesse mamme, già mie clienti, a farmi pubblicità. Per chi non lo sapesse e per chi mi ha giudicato incompetente o altro, tengo a dire che chi mi ha denunciato non è stata una mamma ma un’ex educatrice che di punto in bianco (mossa evidentemente da cattiveria o invidia, altro che zelo, e di sicuro come Giuda venduta per 30 denari) mi ha lasciata sola a gestire 15 bambini e sfiderei chiunque a non avere un momento di forte stress e cadere inesorabilmente nell’errore. Ma vi avevo preannunciato che questo spazio non lo avrei utilizzato per giustificare ciò che ho fatto ma solo per farvi riflettere e non giudicarmi sull’impulso di ciò che quei maledetti giornalisti hanno scritto. Io ho risposto alla mia coscienza e ai miei principi morali, ammettendo nelle sedi opportune i miei errori. Chi sbaglia deve pagare e ho pagato e forse, anzi è così, continuerò a pagare. Porterò per sempre dentro di me questo trauma che ha annientato la mia persona, la mia dignità. “Il tempo guarirà tutte le ferite”, dicono, il mio solo e unico desiderio è quello di sperare che il tempo possa ridare serenità alla mia adorata famiglia che con me ha dovuto affrontare questa terribile vicenda. Gentile Direttore vi scrivo perchè mi farebbe molto piacere veder pubblicate,sul prossimo numero de la Sorgente, queste mie parole e soprattutto queste foto. Dopo il clamore mediatico che la mia triste vicenda ha generato credo sia il minimo poter parlare a tutti i caposelesi su quanto realmente sia accaduto. Grazie in anticipo per la possibilità che spero non mi negherete. Milena ceres Ringrazio tutte le persone, parenti e non, che dal primo momento hanno mostrato solidarietà stando vicino alla mia famiglia, ringrazio chi ha avuto rispetto del mio dolore, ringrazio chi ha scelto di tacere, ringrazio chi ha pianto con me, chi non mi mai abbandonata o voltato le spalle, chi mi ha difeso a spada tratta; per coloro invece che mi hanno giudicata per il semplice gusto di ergersi improvvisamente a psicologi, pedagogisti, giudici o avvocati dico “ Spero di cuore che nella vita non possiate mai sbagliare !!! “Peggio di chi giudica senza conoscerti, c’è chi ti giudica in base al giudizio riferito da chi non ti conosce” Con affetto Milena Ceres Il Santuario da un recente volo col drone IN COPERTINA Alcuni dei messaggi ricevuti a sostegno di una soddisfazione per le prestazioni effettuate


Anno XLIV - Agosto 2017 N. 94 Cultura 3 di Gerardo Ceres PARTE XIII Fin quando ci saranno storie da raccontare vorrà dire che la vita non trascorre, come mai è trascorsa, invano. Specie nelle piccole comunità, in un tempo che si arricchiva di conversazioni e di teatralità. Di questa ricchezza continuiamo a scandire questo viaggio, riportando alla memoria aneddoti e personaggi che hanno segnato la vita lungo le sponde del Sele e che qui riportiamo con le “volute” colorature per strappare un sorriso. Non me ne si vorrà, come sempre, per alcuni necessari adattamenti narrativi. (Il secolo del motore) Fu il primo motore a scoppio ad alzare la polvere per le strade di Caposele. Nei primi anni del 1900 fu considerata, dai più, una diavoleria che avrebbe provocato disastri e disavventure. D’altro canto lo stupore era giustificato dal fatto che la modernità, salvo che negli anni della costruzione dell’acquedotto, non si era mai palesata così direttamente e, cioè, che un indigeno fosse proprietario di un’automobile, che nel nostro caso era una sbuffante Fiat 509, costruita nelle prime officine torinesi di Giovanni Agnelli. Il proprietario di quell’automobile bombata era l’avvocato Petrucci, fratello del padre di Daniele, il dottore bolognese che, qualche decennio dopo, esattamente nel 1961, sarebbe divenuto famoso in Italia per essere stato il primo medico a sperimentare in Italia la fecondazione in vitro di un embrione umano. La famiglia Petrucci abitava all’angolo di Santa Lucia, in un dedalo di vicoli non facilmente raggiungibili da quella “carrozza di ferraglia”. Inoltre, l’avvocato Petrucci non si rivelò essere un abile ed ardito autista, tanto che mise in atto una serie di precauzioni, tali poi da essere degne di annotazioni tra gli aneddoti che hanno visto protagonisti alcuni silari del ventesimo secolo. Temendo improvvidi incidenti, Petrucci lasciava la sua Fiat 509 ben lontano dalla sua abitazione, esattamente nello slargo antistante la vecchia trattoria “La rosa”, sotto l’imponente palazzo Nisivoccia. Lì parcheggiata, l’automobile ci restava anche per lunghi periodi, segno che l’avvocato Petrucci ne faceva utilizzo solo per gli spostamenti “fuori terra”. E, quando questo avveniva, per non correre rischi provvedeva a farsi accompagnare sempre da qualcuno che aveva il compito preciso, prima di ogni curva, di scendere dall’automobile, osservare se – in senso contrario – caso mai stessero giungendo uomini e animali. Superato il potenziale ostacolo, l’accompagnatore di turno risaliva nell’abitacolo fino alla successiva curva. Così sarebbero stati tutti i viaggi dell’avvocato Petrucci, il primo caposelese possessore di un’automobile con il motore a scoppio. Ma tant’è. (L’albo degli chauffeurs) Col passare degli anni, il progresso avrebbe dettato le sue regole. Altri benestanti, negli anni, avrebbero avuto modo di possedere automobili, nelle loro successive evoluzioni tecnologiche e stilistiche. Ricordiamo, tuttavia, che ancora alla metà degli anni ’30, l’arrivo a Caposele, con una Balilla, di Giuseppe Ungaretti, destò stupore e sorpresa, a significare che non vi era ancora stata una diffusione larga delle “quattro ruote”. La successiva diffusione di massa fu preceduta ed intermediata da alcuni storici “chauffeurs” di professione, ovvero noleggiatori, al servizio delle esigenze di mobilità delle persone e delle famiglie. Ne ricordiamo, in modo non del tutto esaustivo, alcuni. Per i viaggi più brevi, di corto raggio, vi fu di certo “Falucciu r Battosc’”, Raffaele Russomanno, padre di Vitucciu lu tabaccaru. Battosc’, assicurava – per lo più - l’accompagnamento degli studenti alla scuola media inferiore di Calabritto, di qualche insegnante fuori sede, di giovinastri impegnati in sfide calcistiche nei paesi intorno. Sul punto si narra che era capace di infilare “a sardina” anche 8/10 ragazzi alla volta, pur di non doppiare il viaggio. Ma si ricordano anche figure come Alfonso Russomanno, Funzicchiu; come Lorenzo Ceres, lu scigliatu; Gerardo Cetrulo, lu scarparieddu. Di Gerardo Montanari conservo un ricordo personale per il solo fatto di aver usufruito del suo servizio in un giorno di febbraio del 1971, quando accompagnò me e mia madre alla stazione ferroviaria di Salerno, destinazione Torino, dove avremmo raggiunto mio padre e i miei tre fratelli. Il ricordo di Montanari l’ho sempre associato, suo malgrado, a quella giornata in cui mi distaccavo dai miei amici di infanzia e dalla mia terra natìa. (Caposele, città di automobili, non di sorgenti) A Caposele, solo nella seconda metà degli anni settanta avviene la prima e sostanziale diffusione di massa dell’automobile, grazie – in primo luogo - agli emigranti che tornavano con lucidissime utilitarie, segno di una conquistata emancipazione economica. Fino a quel tempo le stesse cartoline o fotografie di Caposele fissano immagini nelle quali le automobili risultano essere presenze rarefatte. Solo d’estate, provenienti dalle città del nord o dalla Svizzera e dalla Germania, si affollavano le vie di Caposele di Fiat 850 oppure 128 o 125, all’interno delle quali non mancavano arredi con il cagnolino con la testa flessibile e movente o le code di volpe o i cuscini ricamati. Anche in tema di automobili, occorre segnare – con il terremoto del novembre del 1980 – un prima e un dopo. Infatti, la costruzione dei villaggi prefabbricati e una certa ricchezza data dalla piena occupazione della ricostruzione, obbligarono per un verso e, dall’altro, permisero la diffusione (diciamo, spesso più per la necessità di muoversi in un contesto urbano allargato e parcellizzato) dell’automobile, consentendo a Caposele di essere classificata come la città con il più alto rapporto di automobili per numero di abitanti. Questa fase la possiamo ricordare come quella “delle auto usate”, grazie all’intermediazione di Gerardo Bruno, che le comprava ad Asti (dove aveva legami familiari) e le rivendeva a Caposele. Infatti, in quel periodo, la maggior parte delle automobili erano targate AT, tanto che persino nella popolare comunicazione gergale questa sigla di targa era sinonimo di “usata”, oppure “non vergine”: tanto per le auto che – non me se ne voglia – per le donne già consunte da esperienze sentimentali. Ma tant’è. Il pot-pourri di targhe e il loro aumento quantitativo, tuttavia, non provocò disorientamento in due amici miei, la cui caratteristica popolarmente riconosciuta era quella di ricordare tutte le targhe a memoria. Batore Rosania, ricordava anche quelle oramai rottamate da lungo tempo. Mimino Cibellis, lu furnaru, le ricordava anche al contrario. Entrambi, quando chiamati a dar prova della loro “autistica” bravura, destavano visibile stupore. Ricordare, con sintesi estrema, lo sviluppo delle automobili a Caposele, nasconde soltanto il profondo desiderio di immaginarne – illudendosi – il fenomeno opposto: una decrescita felice o, quanto meno, limitarne e regolarne la supremazia negli spazi urbani e fare di Caposele una città a misura d’uomo e non di lamiere. Per davvero “Città di sorgenti” e non città di automobili. La FIAT 509


Anno XLIV - Agosto 2017 N.94 4 eventi e... ...non solo GERARDO CERES ELETTO NUOVO SEGRETARIO CONFEDERAZIONE CISL SALERNO Si sa che ci fa sempre piacere quando possiamo dare notizia e condividere i successi dei nostri compaesani, ma ci fa particolarmente piacere quando questi sono amici storici e preziosi redattori di questo giornale. Siamo pertanto molto felici di informare della recente elezione del “nostro” Gerardo Ceres a segretario generale della CISL di Salerno. Tutto si è svolto durante il X congresso della Cisl di Salerno, che si è tenuto lo scorso marzo presso la sala convegni della Colonia San Giuseppe a Salerno, che ha impegnato 122 delegati, in rappresentanza di circa 50.000 iscritti e ha visto dibattere il tema “Per la persona, per il lavoro: obiettivo crescita” . Gerardo arriva a questo ennesimo e meritato traguardo dopo un impegno trentennale all’interno del sindacato! E da parte di tutta la redazione, ancora congratulazioni e i migliori auspici per il futuro! LA FONDAZIONE BENIGNI PREMIA L’AVV. PAOLO PALMIERI Premio Benigni al più giovane avvocato iscritto all’albo del Foro di Avellino che è di Caposele! Le congratulazioni sono d’obbligo per l’avv. Paolo Palmieri che ha ottenuto l’ambito riconoscimento. Le condividiamo volentieri con il presidente degli avvocati, il presidente del tribunale e l’avv. Fabio Benigni che gli ha consegnato il premio, commentando la validità della scelta ricaduta su un giovane laborioso e molto dotato tecnicamente. Anche il procuratore aggiunto, presente alla cerimonia, ha avuto parole di concreta soddisfazione. Bella la dedica a tutti gli altri giovani impegnati con lo studio e l’invito a continuare a sostenerli con programmi e appositi sostegni. Complimenti da tutta la nostra redazione con l’augurio di raggiungere sempre maggiori successi. FALO’ DI S. ANTONIO 2017 Una gran bella festa in tutto il paese e un grande successo, anche quest'anno per il PREMIO QUARTIERE DEL FUOCO in questa ultima versione, all'insegna della tradizione riscoperta dalle nuove generazioni! Infatti, è stata una giuria YOUNG, fatta di ragazzi della Pro Loco e di altre associazioni, che ha girato i quartieri del paese, tra fuoco, musica, ottimo cibo e riti della tradizione! "Un'esperienza bellissima e molto divertente che si tramanda da così tanto tempo! Da rifare assolutamente!" hanno detto i ragazzi della giuria, intenti a gustare, ridere, osservare, per poter dare un giudizio obiettivo. I quartieri sono stati tutti molto accoglienti e come associazione ringraziamo tutti quelli che, ogni anno, continuano questa tradizione con passione e perseveranza. A vincere, quest'anno, il PREMIO QUARTIERE DEL FUOCO, è stato il CONCORSO TOTALIFE: IL 1°PREMIO A RAFFAELLA AMENDOLA “il potere seduttivo delle immagini”, questo il titolo del concorso indetto dal Conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino giunto, lo scorso 26 maggio, alla sua seconda edizione. La comunicazione visiva rappresenta un valido strumento per trasmettere un concetto, un significato.Ma non basta un’immagine per conoscere gli altri. Si sta perdendo l’abitudine a stare insieme, a confrontarsi, a vivere la vita vera. Le foto sul web sono la nuova verità e l’utilizzo di un filtro presuppone la falsificazione della realtà. Chi siamo al di là di un’immagine in cui siamo ritratti sempre felici; chi siamo al di là del monitor e delle apparenze. Con questo tema, impegnativo quanto attuale, al lavoro di Raffaella Amendola, studentessa presso il nostro Istituto Comprensivo, intitolato “Io sono” è stato assegnato il 1° posto nella categoria “scuola secondaria di I grado”, ottenendo inoltre una borsa di studio di 500€ A Raffaella, dopo quelli di tutta la sua scuola, anche le migliori congratulazioni della nostra redazione, con la speranza che continui a coltivare questa sua passione artistica per la fotografia applicata per la quale è anche evidentemente molto dotata! Ad majora cara! quartiere PALLADINO, protagonista, ormai da tempo, di questa tradizione Caposelese. Sono state anche assegnate due fasce “speciali”, al quartiere PIANI BASSI il PREMIO RIVELAZIONE 2017 e al quartiere CANNAVALU il PREMIO AGGREGAZIONE. Sono stati tutti i quartieri, però, a vincere, mantenendo accesa la fiamma (...il falò, in questo caso) dell'amore per le belle tradizioni del nostro paese! Abbiamo il piacere di annunciare l’uscita dell’ultimo libro di Nino Lanzetta dal titolo “Caro Papà”. Viaggio nella memoria alla riscoperta del padre. Il libro sarà distribuito a cura del “Quotidiano del Sud” al prezzo di 4 Euro più il costo del giornale. S i concretizza un’altra bella idea grazie ad un progetto presentato dalla Pubblica Assistenza Caposele, approvato nell’ambito delle PROPOSTE DI MICROPROGETTAZIONE SOCIALE 2014 - 2015 del Centro Servizi per il Volontariato “Irpinia Solidale” di Avellino. Oltre al cofinanziamento dell'Amministrazione Comunale per un importo pari a € 2.150,00 vede anche il supporto dei ragazzi del Forum dei Giovani di Caposele che non solo divulgheranno l'iniziativa ma cureranno un loro palinsesto per rendere visibile sul territorio le loro iniziative. Il progetto denominato "Onde Arancioni" consiste nell'utilizzo consapevole di un mezzo di comunicazione, appunto la Web radio, che potrà essere uno strumento fortemente partecipativo ed aggregativo attraverso il quale i giovani potranno sperimentarsi in maniera libera e creativa ed essere così protagonisti di un processo, dove i filtri degli adulti dovranno essere ridotti all'essenziale. Il progetto prevederà un laboratorio di comunicazione radiofonica, attraverso il quale si potranno acquisire quelle competenze specifiche che, renderanno i partecipanti, maggiormente responsabili nella creazione di contenuti e nella diffusione di idee e nel contempo potranno conseguire competenze ed abilità tecniche attraverso la simulazione di prodotti radiofonici e di due stage all'interno di Radio Punto Nuovo. Dopo questa fase si partirà con la programmazione vera e propria di Onde Arancioni, attraverso l’individuazione e la creazione di palinsesti radiofonici. Per quando riguarda le iscrizioni al laboratorio di comunicazione funzionale alla gestione della web radio, entro il mese di agosto uscirà un manifesto con tutte le spiegazioni necessarie. Si spera di riuscire a decollare quanto prima con l’iniziativa e di avere tanti partecipanti, che aspettiamo tutti in Pubblica Assistenza!


Anno XLIV - Agosto 2017 N. 94 La pagina del Presidente 5 di Concetta Mattia PER UN RICORDO ATTIVO E COSTRUTTIVO DEL TERRITORIO E DEI SUOI PROTAGONISTI La Pro loco di Caposele, nel suo piccolo ma costantemente e sin dalla sua nascita, ha contribuito alla valorizzazione e alla sensibilizzazione verso le bellezze del territorio. Tante sono le persone, i personaggi, i collaboratori, le altre associazioni con le quali siamo venuti e veniamo ancora oggi in contatto e che hanno costruito la nostra storia, una storia fatta di ricordi, testimonianze, progetti, attività, crisi, errate valutazioni, nuovi percorsi, successi e tanto altro ma, soprattutto, dei contributi che nel tempo, l’hanno arricchita. Alcuni più di altri, ognuno a suo modo, ha lasciato un segno indelebile in questa storia, qualcuno più di altri ha segnato il nostro cammino e la nostra crescita degli ultimi anni: Sì, voglio parlare di Agostino Della Gatta, un amico, mio personale oltre che di tutta l’associazione, un riferimento, una delle persone più impegnate nelle attività legate alla valorizzazione del brand Irpinia, uno dei primi operatori a capire che serviva un progetto d’insieme che non fosse calato dall’alto o deciso in altri luoghi ma che, dal basso, dai paesi e dalle comunità, fosse capace di mettere a sistema le tante valenze specifiche già presenti per farle aumentare di valore, un uomo che per potersi dedicare correttamente a concretizzare questo progetto, ha cambiato vita, un uomo che aveva dimostrato, con fatti e continue battaglie, che era un percorso possibile, lavorando con ogni paese irpino che si è reso disponibile in progetti, iniziative, manifestazioni. Un uomo che ci ha lasciato improvvisamente lo scorso gennaio, rendendo davvero bisestile questo 2017. E così, da gennaio scorso, dopo un periodo di scoramento generale che si comprenderà, e date tutte le iniziative in corso, decidemmo di procedere e di farlo nel solco tracciato da lui, cercando di non arrenderci , di non venire meno agli impegni morali che abbiamo preso soprattutto con noi stessi, per il nostro territorio, per quello che crediamo ancora abbia da raccontare e da offrire, non solo ai visitatori ma agli abitanti, alle comunità che spesso perdono il loro senso profondo e non comprendono lo straordinario potenziale che avrebbero se operassero unite dagli obiettivi comuni e non settorializzate e divise - quindi indebolite – perchè incapaci di dialogare per definire migliori idee di sviluppo. Abbiamo deciso di non fare commemorazioni speciali ma di tenere sempre al centro delle nostre attività e pubblicamente, gli insegnamenti e gli obiettivi che con Agostino condividevamo. Con questo spirito abbiamo celebrato pochi mesi dopo la sua scomparsa, la giornata mondiale dell’acqua con una serie di iniziative curate dai ragazzi del progetto “Festival Art, giovani per il paese dell’acqua” di cui Agostino, con la sua “Irpinia Turismo” era partner operativo e a cui sono state dedicate. E’stata realizzata una cartolina speciale per la giornata distribuita ai visitatori a cui abbiamo chiesto di inviarla agli amici lontani per far riscoprire Caposele, paese dell'acqua in questa giornata speciale istituita per ricordare l'importanza di questa risorsa preziosa! Sono stati coinvolti gli studenti dell’Istituto Comprensivo De Sanctis con una passeggiata descrittiva lungo il fiume Sele e una serie di laboratori didattici con strumenti per le misurazioni chimiche dell’acqua del fiume realizzati con i docenti della scuola e con la gentile partecipazione di Domenico D’Alelio (lo scienziato a pedali) ed Emanuela Dattolo, ricercatori della stazione zoologica Anton Dhorne che poi si sono trattenuti per presentare un libro scritto a chiusura di un progetto di ricerca speciale, Mesothalassia, una ciclo-staffetta dalle dune del Molise al Golfo di Napoli, per raccontare l’acqua come fonte di cibo, energia e biodiversità, facendo incontrare scienza e territorio. Sono anche state realizzate visite guidate alle sorgenti del Sele e alle altre emergenze storico-architettoniche e la giornata si è poi conclusa con un buffet a km 0 degustato col sottofondo di buona musica jazz. Ma è il giorno prima dell’evento che ci è accaduta una cosa pazzesca! Mentre stavamo organizzando le ultime cose, cercando di risolvere gli ultimi problemi, arriva una chiamata di quelle che non puoi certo prevedere! Addirittura RAI Radio 1, per il programma “La radio ne parla” che, cercando sulla rete le diverse manifestazioni dedicate alla giornata, è stata colpita dalla nostra e avrebbe voluto realizzare un’intervista in diretta durante la manifestazione! Non riuscivamo quasi a crederci ed è stato emozionante anche solo avvisare tutti coi social, parlare, telefonare, poter dare questa opportunità di visibilità al progetto, ai ragazzi e a Caposele! Per non parlare della diretta dal fiume Sele, che rimarrà un ricordo indelebile legato a questo progetto, indelebile quanto il primo pensiero che tutti, abbiamo esternato dopo la notizia, davvero tutti: Io, gli altri del direttivo e i ragazzi del progetto non abbiamo avuto dubbi : Se Agostino ci fosse stato sarebbe stato contento e orgoglioso! Avrebbe detto qualcosa del tipo: quando le cose sono fatte bene, i risultati arrivano, anche quelli inaspettati, come vedete, c’è interesse verso le nostre realtà ma bisogna lavorare e insistere!” E per tutto il tempo, senza forzature, in grande naturalità, abbiamo continuato a parlare di lui come se ci fosse ancora, come sempre, mentre si allestiva o si riordinava, durante la presentazione, le visite, i laboratori, sempre insieme a noi. Ed così è ancora oggi…così continuerò a parlare con e di Agostino, attraverso le nostre attività, attraverso questo giornale, e con tutti coloro con cui verrò in contatto in futuro, parlerò delle cose che succedono a Caposele e nei dintorni, di ciò che si riesce a fare e di ciò che invece ancora stenta, cercherò e proporrò collaborazioni, cercherò (di più non penso di poter fare) di seguire il suo esempio in concreto, facendo in modo, egoisticamente, che non si disperdano i suoi insegnamenti e la sua memoria. Buona Estate a tutti! 5 AGOSTO Presentazione n.94 de “La Sorgente” 9 AGOSTO Sagra delle Matasse di Caposele 13 AGOSTO Corsa dei tre campanili 19 AGOSTO Premio Caposele Keep calm and live Caposele!ESTATE 2017


Anno XLIV - Agosto 2017 N.94 6 di Concetta Mattia L’OPERATO DELLA PUBBLICA ASSISTENZA CAPOSELE Come sempre molto attivi per la comunita’ di Caposele i volontari della pubblica assistenza. La loro classica Tombolata di Beneficenza di inizio anno è stata addirittura raddoppiata in virtù della raccolta fondi per l’acquisto di un nuovo pulmino attrezzato di pedana autocaricante per persone diversamente abili. Alla consueta serata del 01 gennaio tenutasi al Wake Up, si è aggiunta anche quella del 07 gennaio da Ale & Sal. Inoltre, come ogni anno l’associazione ha contribuito alle raccolte fondi per l’AIRC, per il Neuroblastoma, per l’UNICEF. Puntuale anche l’appuntamento con le Cure Termali; in collaborazione con gli stabilimenti di Contursi Terme è stato organizzato il servizio di accompagnamento dei cittadini che devono fare cure idroponiche, fanghi e altre terapie presso gli impianti. Grazie ragazzi e sempre avanti tutta! LE ATTIVITA’ TEATRALI DEL LICEO DI CAPOSELE I l 29 e 30 maggio scorso la nostra sala polifunzionale è stata trasformata in teatro, anche grazie al lavoro di allestimento scenico del gruppo "Gli amici del presepe" (molto, molto bravi!). In tantissimi hanno assistito alla messinscena di "Uomo e galantuomo" celebre commedia di E. De Filippo a conclusione del progetto teatrale del Liceo di Caposele. Ancora una volta complimenti ai ragazzi e ai registi/docenti Cinzia Malanga e Carmine Pirozzi! Un bel gruppo di ragazzi veramente molto bravi che hanno fatto passare due serate in allegria ai partecipanti. A tutti i nostri migliori auspici per il futuro. Applausi! LA FESTA PER IL CARNEVALE Per il secondo anno di fila i colori e l'originalità del Carnevale Made in Caposele hanno rallegrato le nostre strade! Bellissimi i carri realizzati e tante maschere che fanno oramai di questa manifestazione, un appuntamento imperdibile per grandi e piccini! Complimenti a chi si è messo in gioco nel mascherarsi e a tutti gli organizzatori/ artigiani appassionati che hanno realizzato carri allegorici divertenti e davvero pregevoli ! SARA’ AGGIORNATA LA MICROZONAZIONE SISMICA DI CAPOSELE È stata pubblicata sul Burc 53 del 3 luglio 2017 la graduatoria provvisoria per la concessione di contributi relativi ad indagini e studi di microzonazione sismica. Grazie all’erogazione di questi contributi, si potranno avviare analisi a scala locale sulla presenza di materiali che causano amplificazioni dell’onda sismica, la liquefazione dei terreni, o altre instabilità. In particolare figura in cima alla graduatoria con 260 mila euro il comune di Montella, capofila di un progetto che comprende, oltre che Caposele, anche i comuni di Morra De Sanctis, Rocca San Felice, Sant’Angelo dei Lombardi, Conza della Campania, Villamaina, Sant’Andrea di Conza, Lioni, Torella dei Lombardi, Teora, San Mango sul Calore, Castelfranci, Montemarano, Castelvetere sul Calore, Calabritto, Cassano Irpino, Senerchia, Bagnoli Irpino, Volturara Irpina, Acerno, Montecorvino Rovella. Gli studi di Microzonazione Sismica hanno l’obiettivo di razionalizzare la conoscenza sulle alterazioni che durante un terremoto, può subire la superficie del terreno, restituendo informazioni utili per il governo del territorio, per la progettazione, per la pianificazione dell’emergenza e per la ricostruzione post sisma. Sono di fondamentale importanza nella pianificazione al fine di: - orientare la scelta di aree per nuovi insediamenti - definire gli interventi ammissibili in una data area - programmare le indagini e i livelli di approfondimento - stabilire orientamenti e modalità di intervento nelle aree urbanizzate - definire priorità di intervento. Uno strumento che di certo migliorerà il governo del territorio e la protezione della nostra Comunità. Bene! LAVORI DI SISTEMAZIONE AL PARCO FLUVIALE DEL SELE Si aspettavano da tempo, per il fiume, per i cittadini e per i visitatori che spesso si fermano negli slarghi per una vivificante sosta o fanno la passeggiata lungo il corso del Sele. Finalmente, con un funzionale recupero di fondi comunali è stata realizzata una operazione complessiva di pulizia degli argini e dell’alveo del fiume, di sistemazione dei tracciati in terra battuta e delle balaustre di legno, di posizionamento di segnaletica e di correzione delle derivazioni idriche “aeree” che deturpavano non poco il paesaggio locale! Insomma una generale sistemata del tratto paesano del parco fluviale, dalle sorgenti di S.Lucia scendendo per via Lungosele e via IV novembre fino al quartiere del ponte. Finalmente è molto più fruibile e sicuro il tratto e mette in evidenza tutta la sua bellezza naturalistica. Ora però, starà anche a noi (ognuno per la sua competenza) fare in modo che questo bel posto rimanga tale: rispetto dei luoghi, del divieto di lasciare rifiuti ed eventuali segnalazioni, sono cose che tutti possiamo e dobbiamo fare, il fiume Sele è Caposele! CAPOSELE NELLA GIURIA JUNIOR DEL GIFFONI FILM FESTIVAL Anche Caposele avrà, tra ragazzi provenienti da tutto il mondo, la sua rappresentanza al Festival Internazionale del Cinema per Ragazzi di Giffoni! La “nostra” Chiara Fungaroli è stata selezionata, grazie ad un suo intervento di commento a un film, all'interno della Giuria +13. Facendo il giurato, avrà la possibilità di vedere film in anteprima e incontrare/intervistare attori e registi internazionali come l'attrice nominata all'Oscar Amy Adams, il regista Gabriele Muccino, l'attrice Margherita Buy, il regista premio Oscar Gabriele Salvatores e tante altre stelle internazionali, oltre a dare il suo contributo alla selezione delle produzioni. Complimenti a Chiara e buon divertimento! Aspetteremo con ansia un tuo reportage dell’esperienza! Piazza F. Tedesco, che bella riscoperta! La festa europea della musica a Caposele è veramente un bell’evento che negli anni sta testimoniando una tradizione positiva del nostro comune e che coinvolge molti cittadini di tutte le età ma, ancora più bello, della versione 2017 sempre più “in evolution” è stato riscoprire, e far riscoprire, la bellezza di alcuni luoghi che per svariati motivi, magari anche tutti giusti, era stata un po’ eclissata. La scelta di una street band (musicisti che suonano muovendosi e ballando lungo le strade) e la splendida e coinvolgente performance della Conturband a piazza Francesco Tedesco, hanno centrato in pieno questo obiettivo! Bravi, belli e divertenti, in una location che si è ben prestata anche all’esperimento “silent party”. Ancora complimenti al gruppo FDM che, giustamente, fa sempre più proseliti! NON SOLO CALCIO Giada Casale, anche quest'anno ottiene grandi risultati nel tennis. Rappresenta in svariati tornei, che vince, la Provincia di Avellino. Una promessa tutta caposelese da dover coltivare. Nella foto è con il fratello Gessi altro campiocino di uno sport difficile ed impegnativo.


Anno XLIV - Agosto 2017 N. 94 7 Piccola cronaca IL MINISTRO GRAZIANO DELRIO IN IRPINIA A PARLARE DI INFRASTRUTTURE E TERRITORIO Lo scorso 6 giugno, grazie ad un convegno organizzato dal comune di S. Angelo dei Lombardi sul tema delle infrastrutture in Irpinia, è tornato dalle nostre parti il ministro Graziano Delrio, accompagnato dal sottosegretario Umberto Del Basso De Caro. Dopo la mattinata, trascorsa ad inaugurare la nuova e molto bella megastazione di Afragola (Na) a servizio dei treni ad alta velocità, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha sorpreso la platea dell’Abbazia del Goleto con un intervento concentrato sulle ciclovie nazionali, in particolare quella che interessa il territorio altirpino, la ciclovia dell’Acquedotto Pugliese da Caposele a Santa Maria di Leuca, un progetto che, ha spiegato, “ha una valenza economica da non sottovalutare”. Secondo il ministro, va bene parlare di infrastrutture come l’Alta velocità, della Lioni-Grottaminarda o dell’Ofantina (ha lasciato intendere che c’è un impegno di Anas con nuovi fondi a rendere l’arteria meno pericolosa), tutte opere che cambieranno la storia dei territori interni, ma è anche importane cogliere le opportunità della cultura e del turismo. “L’industria serve e servono i treni", ha dichiarato Delrio, però “ferrovie turistiche e ciclovie possono rappresentare un’industria altrettanto fiorente, attrezzature, info-point, itinerari storici per la valorizzazione territoriale. Si tratta di opere che creano ricadute per centinaia di milioni di euro da collegare alle risorse architettoniche”. Non è mancato un riferimento alla risorsa acqua, non solo da valorizzare in ottica turistica, a proposito della quale, Delrio ha annunciato che Conza della Campania è tra le dighe interessate da un progetto del Governo per migliorarne il funzionamento. La Pro Loco Caposele, che è componente del” Coordinamento dal basso per la ciclovia dell’acquedotto pugliese” lo sostiene da tempo. Speriamo ma soprattutto, operiamo bene! FINANZIATO IL PROGETTO “LABORATORIO CAPOSELE”! E’ stato approvato, grazie al bando POR FSE Campania 2014/2020 “Benessere giovani - organizziamoci” (legge regionale n. 26 del 08/08/2016 - DGR N. 114 del 22/03/2016 – DD. n.527 del 30/11/2016 ) un altro bel progetto dedicato ai giovani del nostro comune; si chiama appunto"Laboratorio Caposele" promosso da un partenariato tra l'Ass. giovanile Promuovere (che è capofila e in cui è rappresentato il nostro Forum dei Giovani, promotore dell’iniziativa) il Comune di Caposele e le associazioni Pro loco Caposele, Pubblica Assistenza Caposele, Aleph, Legacoop e Asforin. Il Progetto, finanziato per 50.000 euro, riguarderà nello specifico, percorsi di formazione e laboratori relativi alla creazione di impresa, il social media marketing e digitale, con una prospettiva verso le attività di digitalizzazione delle imprese e del turismo. Altre opportunità concrete per i ragazzi interessati al settore che potranno fare esperienze qualificanti e spendibili in futuro! In bocca al lupo e andiamo avanti così! OPERATIVO IL PIANO DI PROTEZIONE CIVILE PER CAPOSELE Avevamo già dato notizia del finanziamento ottenuto grazie al bando POR Campania FERS 2007/2013 obiettivo operativo 1.6 - interventi finalizzati alla predisposizione, applicazione e diffusione dei piani di protezione civile – oggi però, possiamo informare i cittadini del suo completamento amministrativo e dell’iter in corso della fase di divulgazione. Il Piano denominato “Caposele in sicurezza” e la cartografia allegata restano, come previsto dalla normativa, a disposizione di quanti vogliano consultarli presso l’ufficio tecnico comunale, è stato quasi ultimato il posizionamento funzionale della cartellonistica tra Caposele e Materdomini e sono stati realizzati (dall’equipe di progetto formata dai tecnici consulenti, dall’ing. Luongo dell’UTC comunale e dal sindaco) due incontri con le comunità scolastiche locali, l’IC e l’IISS De Sanctis, nei quali, oltre a spiegare gli obiettivi e gli effetti della pianificazione, sono stati distribuiti a studenti e docenti materiali informativi predisposti dai tecnici per la sua diffusione. A breve saranno calendarizzati gli altri incontri con la cittadinanza, nei vari quartieri e nelle frazioni del paese. Una fase successiva sarà quella di realizzare una prima simulazione per testare le previsioni del piano e nel tempo, procedere agli aggiornamenti necessari ad esempio ad uniformare questo piano ad altri studi di carattere territoriale, come quelli di micro zonizzazione che verranno realizzati. E’ importante aver assolto a questa necessità per un territorio come il nostro e, ricordando a tutti che un piano non annulla certo l’emergenza ma aiuta amministratori e cittadini ad affrontarla meglio, speriamo, anche come associazione Pro loco, che si partecipi alle attività di prevenzione che saranno proposte, nell’interesse di ogni singolo cittadino e di tutta l’intera Comunità: Tutti siamo chiamati a collaborare, a informarci e ad evidenziare criticità, perchè sapere come comportarsi e applicare buone pratiche per migliorare la nostra sicurezza aiuta concretamente a difenderci dai rischi naturali! LA FESTA DI S.VITO Un'altra classica e bella festa della nostra tradizione. Una festa che, grazie alla costanza e alla capacità degli organizzatori (anche quest’anno la parrocchia di S.Gerardo, l’associazione Ambiente, Fede e Cultura S.Gerardo e il Crystal bar) riesce sempre ad essere divertente ed emozionante. Dalle tradizionali celebrazioni per il santo alla riscoperta dei giochi all’aperto, alle danze fino a tardi, si rinnova questo appuntamento sotto la chiesetta, molto particolare e gradito da tutti. Avanti così! REAL CAPOSELE, UN ANNO DI BEL CALCIO! In tempi in cui troppo spesso si confonde il campo in cui fare sport con un’arena dove “si regolano conti”, si è appena concluso l'anno sportivo di un nuovo gruppo molto affiatato che sta iniziando a costruire altre opportunità per il calcio locale, per tanti ragazzi impegnati in questo sport e di cui, visti anche i primi risultati, bisogna essere fieri! E’ stata portata a casa la vittoria del campionato di terza categoria, la vittoria del girone della categoria Allievi e la qualificazione alla fase play off della categoria Giovanissimi. Sicuramente un anno ricco di gioie e soddisfazioni, e per questo motivo i dirigenti lo hanno voluto concludere con una festa pubblica lo scorso 16 giugno al campo Palmenta, con i ragazzi di tutte le categorie della società REAL CAPOSELE. Una meritata festa per ringraziare, atleti, cittadini, tifosi e sponsor per l'impegno costante e la vicinanza che è stata dimostrata. Ad majora Real, e che sia sempre una festa quando sarete in campo! Un progetto per i bambini, per la sensibilità, la cività e il comportamento verso la natura e l'ambiente. "REGLIAMOCI UN MONDO PIU' PULITO" dell'Istituto Comprensivo di Caposele a cura della prof.ssa Gerardina Rosania. Un approfondimento a pagina 8.


Anno XLIV - Agosto 2017 N.94 8 Scuola L’Ecomuseo, il futuro della memoria è un progetto promosso dalla soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino, con la finalità di sensibilizzare le giovani generazioni all’amore per il proprio patrimonio artistico e culturalee di favorire comportamenti di cittadinanza attiva. I lavori, realizzati dai ragazzi delle classi 1A e 1B della Secondaria di I° grado dell’Istituto Comprensivo F. De Sanctis,già presentati e premiati il giorno 25 giugno 2017 a Salerno presso la Sala Conferenze della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Salerno nel Palazzo Ruggi d’Aragona, sono stati raccontati ed espostiil giorno 8 giugno 2017 nell’Auditorium dell’Istituto durante la Manifestazione finale L’Ecomuseo, il futuro della memoria…e molto altro. Negli anni passati abbiamo partecipato alle diverse sezioni del concorso ed i ragazzi del nostro Istituto si sono sempre distinti. Nella sezione “Individuazione di percorsi ecomuseali,realizzazione di mappe di comunità” abbiamo prodotto quattro Mappe individuando e descrivendo tutto il patrimonio di beni culturali storico - artistico e paesaggistico ma anche etnoantropologico legato alle tradizioni e alla cultura della comunità di Caposele. Il percorso didattico progettato quest’anno, con la finalità di stimolare negli allievi senso critico e capacità progettuali ha portato alla costruzione di due Mappe: Progetto il mio Paese (I Design my country) e Il Paese dell’acqua (The water country) e alla realizzazione del videoclip “Progetto il mio paese”. Si è trattato di un‘operazione di progettazione partecipata dove il fanciullo è il soggetto che individua i bisogni e propone le soluzioni, suggerendo una propria visione del futuro assetto del suo paese. Il videoclip e la Mappa“Progetto il mio paese” descrivono il percorso didattico: gli allievi si sentono coinvolti e partecipano attivamente, non solo alla definizione dei luoghi del proprio paese che vanno preservarti, perché carichi di valore, ma anche all’indicazione degli interventi per abitare un paese a misura di ragazzi. Con la Mappa “Il paese dell’acqua”si è voluto approfondire un aspetto specifico ed identificativo del proprio territorio: “l’acqua”. Si è partiti da uno studio e da una riflessione di come nel passato l’acqua delle sorgenti del fiume Sele, le polle sorgive, il laghetto di Piazza Sanità, le rapide e la massa di acqua del corso del fiume che produceva energia per mulini e gualchiere, abbiano disegnato l’abitato di Caposele in una maniera diversa da come si presenta oggi dopo la costruzione dell’Acquedotto Pugliese. “Il paese dell’acqua” è “il paese che vorrei”, per i nostri ragazzi un luogo immaginifico, dove l’acqua è forza creativa, la principale risorsa economica nel passato ma anche la più significativa potenzialità per il futuro di Caposele. I ragazzi hanno ridisegnato alcuni luoghi del proprio paese dando spazio alla fantasia ed ecco chi ha immaginato un albergo dalle forme avveniristiche, “come un ponte fra le due sponde del fiume”, o una piazza con una grande piscina, un’acqua park con un Drago “Sputa acqua” e tante altre idee,espressione dei loro desideri. La creatività dei nostri ragazzi ci suggerisce delle proposte d’intervento per niente scontate, molti disegni rappresentano contributi originali alla definizione di uno sviluppo sostenibile del paese. L’Ecomuseo è dunque una nuova frontiera della musealizzazione. E’ l’intero territorio che con le mappe di Comunità diventa il BENE CULTURALE per eccellenza. Il territorio è un bene da conservare e proteggere. I ragazzi hanno compreso che questi luoghi, in quanto beni culturali e paesaggistici, vanno preservati e valorizzati per le future generazioni, un grande patrimonio di cui i nostri giovanisono le sentinelle. PROGETTO IL MIO PAESE Docenti: prof.sse Onidia Ciriello (Referente del progetto), Rosa Maria Ruglio, Luisa Trunfio Alunni: Caruso Lucrezia, Chirico Nicolò, Colatrella Mario, Corona Lorenzo Gerardo, D’Elia Donato, Esposito Gerardo, Gervasio Carmen, Grasso Gelsomino Rocco, Maglia Antonia, Malanga Alessia, Malanga Isabel, Merola Concetta, Rosamilia Patrizia, Salvatoriello Francesco, Sturchio Francesca, Ventre Carmine, Viscido Alessandra, Zarra Gerardo. IL PAESE DELL’ACQUA Docenti: prof.sseOnidia Ciriello, Luisa Trunfio, Maria Rosaria Coglianese. Alunni: Biondi Anna, Castagno Cristian, Ceres Francesca, Cetrulo Iris, Colatrella Mario, D’Alessio Antonietta, D’Elia Laura, Di Masi Angela Gerarda, Fanidi Nabila, Grasso Gerardo, Lenza Danilo Mattia, Malanga Francesco, Martino Rosy, Monteverde Gerardo, Paolercia Antonia, Sturchio Angelo, Tobia Gerarda, Zanca Michele. Istituto Comprensivo Francesco De Sanctis di Caposele con sezione associate in Calabritto e Senerchia. Dirigente Scolastico: prof. Gerardo Vespucci L’ECOMUSEO IL FUTURO DELLA MEMORIA di Onidia Ciriello Nel corso dell’anno scolastico, la nostra scuola si è impegnata in un progetto didattico per aiutare i bambini a diventare consapevole che l’ambiente che li circonda è un bene prezioso, per la cui conservazione è importante anche la loro collaborazione per il bene di tutti; a capire e ad educarli all’importanza del riciclaggio. Il progetto è stato articolato in attività didattiche di insegnamento per il raggiungimento dei seguenti obiettivi: - Educare al rispetto della vita - Sviluppare la capacità di osservare e comunicare - Sviluppare la capacità di trovare soluzioni e comportamenti adeguati - Sviluppare la capacità di cogliere le bellezze della natura Il progetto, inoltre, ha visto l’espletamento delle seguente attività: - VIAGGIO D’ISTRUZIONE: I bambini si sono divertiti a piantare, zappare e innaffiare, diventando contadini per un giorno. La gioia è stata immensa nel vedere i bambini impegnati in questa attività. - LIBRO INDIVIDUALE: “LE 10 AZIONI PER SALVARE LA MIA TERRA” Lavori di manipolazione con materiale riciclato I bambini si sono attivati nel portare a scuola straordinari lavori di gruppo il giorno della manifestazione, che sono stati esposti con una mostra. Allestimento giardino : Questa attività ha impegnato non soltanto i bambini ma anche i genitori che si sono divertiti in questa esperienza piena di emozioni e di gioia. In questa esperienza davvero emozionante nel corso dell’allestimento del giardino ci hanno fatto visita il Dirigente scolastico Vespucci Gerardo, il Sindaco Farina Pasquale e il vice sindaco Cifrodelli Donato, condividendo e complimendandosi con noi per il lavoro che stavamo effettuando. - Inaugurazione giardino : Il giorno dell’inaugurazione del nostro giardino il Sindaco insieme al Dirigente Scolastico hanno tagliato il nastro aprendo il cancello del nostro giardino; è stato un momento emozionante sia per i bambini che per tutta la comunità onorati della loro presenza e di quella del Parroco della nostra comunità Padre Gennaro Sorrentino. - Manifestestazione teatrale Il risultato di questo progetto è stato più che soddisfacente oltre le nostre aspettative, mettendo in campo un eccellente rapporto scuola famiglia E' stata un’esperienza bellissima che sicuramente continueremo a coltivare nel tempo. REGALIAMOCI UN MONDO PULITO


Anno XLIV - Agosto 2017 N. 94 9 Attualità Troppe cose brutte amareggiano la vita di tanti e poco si fa per debellarle. Gli organismi nazionali ed internazionali, non solo no svolgono la funzione per cui sono creati ma sembrano essere nati per tenere sotto controllo tutto ciò che accade nel mondo senza cambiare nulla. Si segue, ahimè, la politica di gattopardiana memoria secondo la quale i rinnovamenti non devono toccare la sostanza delle cose perché tutto deve rimanere così come è sempre stato. Le grandi potenze, da parte loro, guardano solo al proprio interesse e non collaborano tra di loro per cambiare la situazione. Il Presidente degli Stati Uniti non I l campanile svetta tra la roccia e il verde orfano della sua chiesetta, come un indice rivolto verso il cielo sembra indicare la strada da seguire. Quelle vecchie mura solitarie sono restate come monito della grande fede dei tanti che nei secoli si sono recati ad onorare l’affresco della Madre di Dio. L’effige, che meritò l’appellativo di “Santa Maria della Sanità” per le sue ripetute intercessioni durante gravi epidemie, è stata custodita nel suo piccolo tempio ma durante i lavori del nuovo acquedotto è stato necessario abbattere la chiesetta e quel pezzetto di muro fu più volte traslato in sedi consacrate. Ora finalmente continuano le antiche tradizioni dopo la benedizione della nuova chiesa ricostruita poco distante dal campanile. Da tutta l’Irpinia e finanche dall’America sono giunti oboli per le corone d’oro della Madonna e del suo Bambino e, nel tempo, i voti regalati hanno riempito più di una vetrina! Tutto il paese è in festa, le donne hanno indossato i vestiti più belli e, depredando i corredi, hanno ornato finestre e balconi con coperte e lenzuola ricamate. Per le strade abbellite da guarnizioni e luminarie un vociare allegro dei bambini copre l’aria. Capannelli di persone si formano accanto alle bancarelle degli ambudi Milena Soriano Decidere di Cambiare di Rodolfo Cozzarelli aderisce alle regole per la salvaguardia dell’ambiente sottoscritte, tra l’altro, dal suo predecessore perché non vuol e vincoli per le industrie del suo paese e si reca in Arabia Saudita per fornire armi per 110 miliardi di dollari. Il Presidente della Russia vuole riportare la Santa Madre Russia ai fasti del passato e si fa fautore di una politica aggressiva nei confronti di chi lo ostacola all'interno ’ all’esterno della sua nazione. Non è così che si risolvono i mali che affliggono il mondo. L’Europa, dopo le terribili esperienze delle due guerre mondiali, si è unita ed ha riconosciuto il diritto di tutte le nazioni alla libertà ed all’autogoverno. Non ha risolto tutti i suoi problemi ma ha ottenuto la pace e il suo esempio è servito a provare che i mali del mondo non sono ineluttabili né incurabili. La medicina per curarli esiste e consiste nel superamento delle disuguaglianze, delle prevaricazioni, della corruzione e di quant’altro opprime l’umanità. Al contrario, fino a quando esse continueranno ad esistere, i conflitti si susseguiranno senza soluzione di continuità. La nostra epoca ha la fortuna di avvalersi della parola del Santo Padre Francesco che chiede a tutti noi e a chi governa di superare le iniquità ponendo al centro di tutto il rispetto della dignità umana. Se vogliamo cambiare verso alle cose dobbiamo seguire il “suo invito” e dare il nostro consenso ad uomini che perseguono politiche in difesa dei valori “umani” e non a imbonitori che carpiscono la nostra buona fede per fini propri. L’informazione e l’istruzione, più diffuse di un tempo, possono darci una mano a riconoscere la pericolosità di certe idee anche quando esse si nascondono dietro una maschera di perbenismo ed a operare le scelte giuste per le sorti della condizione umana. SANTA MARIA DELLA SANITA’ Caposele, 21 agosto 1910 lanti che offrono la loro mercanzia: torroni, castagne e nocciole infilate allo spago, taralli ed amaretti, finimenti e sonagli, ceri e fiori… Pellegrini venuti da ogni parte dell’Irpinia hanno invaso Caposele per onorare Santa Maria della Sanità, la gran folla partecipa commossa all’incoronazione dell’affresco poi, annunciata dalla musica ed inni sacri, la colonna di persone si appresta a fare il giro del paese in processione. In testa alla fila le Gerardine, seguono le donne con i colori delle Congreghe, i Parroci, le Maestranze e la banda musicale. Tra l’ondeggiare di un piccolo trono, su cui sovrasta un quadro della Madonna giunto in dono e degli stendardi votivi, le banconote appuntate al velluto sventolano assieme ai dollari dei compaesani emigrati. La folla avanza, ingigantisce lungo il percorso, per poi svanire in sussurrii sempre più sommessi sperduti in lontananza. All’imbrunire, dal palco poligonale incorniciato da luci, gli ottoni mandano bagliori, e si libera baldanzosa la musica della banda. Per qualche giorno sacro e profano si mischieranno meravigliosamente, con preghiere, attrazioni e divertimento! Ma questa sera, tutto si fermerà e, con il naso all’insù, ognuno seguirà con meraviglia le girandole dei fuochi d’artificio!


Anno XLIV - Agosto 2017 N.94 10 Eventi letterari A partire dal 16 maggio fino al 28 luglio 2017 è entrata nel vivo la gara tra 52 autori di novità letterarie per l’assegnazione del „Premio Costadamalfilibri 2017“ nell’ambito dell’undicesima edizione di „incostieraamalfitana.it“, Festival del Libro in Mediterraneo. Gli autori erano affidati alle interviste di Alfonso Bottone, direttore organizzativo del festival. L’undicesima edizione del festival è stato dedicato ai bambini di Amatrice e di Aleppo. In quest’occasione, la scrittrice italosvizzera Sina Merino, ha presentato il suo romanzo „Nebbia su Durban“ pubblicato marzo scorso (edito da swiboo.ch). La trama della storia si divide tra il Piemonte e il Sudafrica, che parte da un misterioso “La Bellezza salverà il Mondo!” diceva Dostoevskij e anche oggi, come ai suoi tempi, ove il Caos sembra primeggiare, seppur in modo poco evidente… oserei dire quasi nascosto agli occhi di tanti, una voce femminile e delicata parla della sua terra e delle bellezze del territorio, portando con sé luoghi, paesaggi, racconti, castelli, statue e persone nei suoi lavori artistici, poesie e racconti fantasy . Usa da sempre uno sguardo differente, o per meglio dire Uno Sguardo D’Amore proprio come il titolo della sua poesia in vernacolo, rientrata nell’Antologia E chi di Poesia Dialettale 2015 - premiazione in Bonito con il patrocinio dell’Unesco; associato ai versi quasi surreali …racchiusi nel Messaggio della Grande Madre per parlare, in chiave femminile e di rinascita del Sisma del 1980. Tanti ne ricordano la distruzione e il dolore per un tratto di storia e cultura dell’Irpinia, che continua ancora oggi, invece lei l’ha fatto, impreziosendo il tutto con le immagini di quel paese fantasma ( Conza Della Campania - AV) che ancora oggi ne è testimone vivente, segnalando il suo cortometraggio anche al Laceno D’Oro per la sezione Nuovi Occhi sulla Città. Ebbene sì, forse il gioco, il caso, la passione e l’amore infinito, proprio come in una favola, hanno mosso a piccoli passi, colei che ha pensato ad una filastrocca dal titolo Io, Principessa (per l’evento Poesia nel Borgo 2014 nel Castello di Quaglietta), integrata e omaggiata di un bellissimo e preziosissimo scatto fotografico dei Carpazi dall’artista rumeno Arian e in seguito scelta insieme alla poesia In questa Notte D’Estate per la Rivista n.26 Liburni - Open Space Poesia - Attraverso I Sentieri Dell'Anima. In seguito si è trasformata anche in Fatina per dar vita al racconto fantasy della bellissima statua l’Angelo Hermes e la Fatina Iris in Valva (SA), suscitando l’interesse anche di storici d’arte visto la perdita della documentazione con il terremoto del 1980 e riuscendo così a segnalare, per la catalogazione del movimento artistico Italian Liberty, oltre alla statua in questione, (arrivata al 1° posto, come scatto amatoriale con stampa su tela, al Concorso Internazionale Avellino In Versi 2015 - per la La Vera Bellezza di Mirella Merino Fin Dalla Notte Dei Tempi... La Vera Bellezza E' l'Unica Forma Espressiva Capace di Portare Luce... Ristabilire l'Armonia, La Pace, La Gioia, Le Relazioni fra gli Esseri Umani, Gli Esseri Viventi, La Natura E L'Intero Universo. sezione Arte e Fotografia – per i Luoghi della Memoria e in seguito finalista con segnalazione di merito per il Premio Michelangelo Buonarroti 2015 a Seravezza - LU ) anche le bellissime Donne della Battaglia Dei Fiori dello scultore Donatello Gabrielli. La Grande Alda Merini l’ha scelta due anni fa, per iniziare questo cammino poetico e artistico (sezione speciale per la collana Sentire della casa editrice Pagine srl di Roma) e ne ha conclamato la sua sensibilità e dolcezza con la poesia Esisto per l'Antologia Alda Nel Cuore - Accademia Ursini- alla Cerimonia di Premiazione del 04/07/2015 in Catanzaro (RC) dalla regione Calabria. La stessa regione a marzo di quest’anno l’ha vista protagonista del suo primo racconto inedito, ma che descrive la delicata storia delle donne della sua famiglia e dell’Irpinia, della condizione sociale e dei limiti e dei soprusi raccolti nel Diario Segreto di Sara, classificandosi al terzo posto per il Premio Internazionale di Letteratura Corona e di recente ha conseguito attestato speciale per l’originalità poetica al Concorso Nazionale Poesia è Bellezza in Cosenza, con i versi ispirati a se stessa e racchiusi nel suo bellissimo Fiore Di Loto. Le sue idee e i suoi pensieri sono stati valorizzati nell’Antologia Dei Poeti Contemporanei premio Parnaso 2016 – dall’ accademia di Canicattì in Sicilia, conseguendo attestato di merito per i versi della poesia dal titolo E’ Davvero Sbagliato… e nell’Antologia Libera Verso per il Premio Nuovi Occhi sul Mugello, con le due poesie dai titoli Ascolta e Se Tu Avessi… Ovviamente la Vera Bellezza non ha limiti e nel campo artistico quella voce ha conseguito doppia segnalazione di merito per l’opera pittorica l’ Energia Dell’Amore, sia alla la Rassegna Internazionale D’Arte Visiva e Contemporanea - I Colori Dell’Arte 2015 - in Salerno e sia al primo Concorso Internazionale - Il Canto Delle Muse 2016 - in Bellizzi (SA); Ha dato voce, insieme ai ragazzi del Centro Storico di Avellino, in collaborazione con il Presidente dell’associazione - Social District - Antonio Chiummo e il referente del Forum Dei Giovani, Francesco Celli , al video di presentazione per il progetto Dogana Verde, avvenuto il 09 giugno 2016 al Teatro Comunale Carlo Gesualdo. Ragazzi che come i loro predecessori e in particolare, come la Principessa De Cardona amano il territorio, la cultura, la storia e l’arte a tal punto da essere la Vera Bellezza dell’Irpinia. Di questo viaggio intrapreso, ovviamente non poteva non “decantare” le sue origini: Caposele e le sue Acque; e vuoi anche per quell’incontro casuale dell’anno scorso con il Maestro Lello Gaudiosi (che ha rappresentato in opera il Sele) e i suoi complimenti che hanno valorizzato ancora di più le poesie sul tema dell’acqua di questa piccola e dolce voce, oggi, tutto ciò l’ha portata a rappresentare in chiave poetica, la Valle del Sele e dell’Ofanto, con la versione in vernacolo delle liriche: Le Onde Della Vita - per il VII Raduno Nazionale Dei Poeti Dialettali in Montemarano (AV) il 03 luglio, e la Dea Dell’Acqua - per l’Antologia Echi di Poesia Dialettale 2016 in Bonito (AV) il 24 luglio. La Vera Bellezza di Mirella Merino testamento. La scrittrice inoltre ha scritto anche una storia breve natalizia "Eazizi Baba Noel“, che appunto tratta di due bambini ad Aleppo che scrivono una letterina a Babbo Natale. Sina Merino


Anno XLIV - Agosto 2017 N. 94 11 Politica Sono molto dispiaciuto perchè approfitto del giornale per esporre alcune questioni politiche e non solo personali, ma devo assolutamente consegnare alla storia alcune verita' e la cronaca di una serie di atti contra- personam, che alcuni personaggi politici hanno promulgato nei miei confronti e sopratutto contro la nostra comunita'. il dialogo, la liberta' di parola, il confronto, sono le regole di ogni democrazia e tentare di bloccarle, e' oltre che un reato, una vergogna! di seguito, i fatti e i miei commenti. di Salvatore Conforti E' assolutamente indispensabile ripercorrere le tappe di una "manovra politica" che è stata posta in essere per la prima volta nella storia del nostro Paese e che deve essere riportata e raccontata nei fatti reali, affinchè ciò non si debba mai più ripetere, per evitare di inficiare l'immagine serena e pulita del nostro Paese. Un atto "cattivo", indegno, prepotente, per il quale ho intascato, però la solidarietà di TUTTI gli amministratori locali vicini e per i quali tale squallida operazione contra-personam, non è classificabile e giustificabile in nessun modo. Zittire un Consigliere, un cittadino, una persona che esprime un giudizio libero, è un'operazione ANTIDEMOCRATICA. Questa condizione di mancanza di libertà in tutti i Paesi anche ex comunisti, viene ritenuta un sopruso o una violenza, ma non solo nei confronti di un consigliere che rappresenta una parte di elettorato, ma di tutta una comunità che subisce una così meschina operazione di inciviltà! A maggiore comprensione, però di quanto è accaduto voglio ripercorrere alcune tappe degli ultimi periodi a chiarificare il mio percorso politico e l' abnorme reazione dei miei ex compagni di squadra: - aprile 2014 restituzione delle deleghe politiche in mano al Sindaco. Il motivo che ho riportato nella lettera che ha accompagnato il mio gesto politico riguarda l'impossibilità di continuare a viaggiare in una squadra disomogenea, e sopratutto che viaggia in contrapposizione ai principi proclamati in campagna elettorale. Pur rimannendo a disposizione e continuando il mio ruolo da consigliere, mi accorgo che nulla, nonstante il mio campanello d'allarme, cambia. Addirittura le mie dimissioni da assessore vengono esternate pubblicamente solo dopo alcuni mesi a dimostrazione che un atto politico così importante, non vuole essere considerato. - dicembre 2014 - le continue riunioni di giunta e di maggioranza nelle quali esprimo il mio disappunto per molte "incongruenze" amministrative, non fanno recedere di un passo il Sindaco da posizioni alquanto puerili e che con la politica del confronto e del dialogo non hanno nulla a che fare. - Febbraio 2015 - protocollo la mia dichiarazione di autonomia nel gruppo di maggioranza, esprimendo il mio più completo disappunto per le scelte, le programmazioni e la mancanza di confronto con partiti ed associazioni su questioni di vitale importanza per Caposele: la convenzione con l'A.Q.P., gli appalti, i fondi strutturali, le scelte autonome e poco trasparenti di qualche assessore, la gestione monocratica (e non del Sindaco) della macchina amministrativa. Da quel momento in poi, attesa l'assoluta mancanza di confronto, comincia la mia battaglia frontale a rivendicare quello che avevamo promesso all'elettorato e a noi Vi invito a seguire il mio blog su Facebook nel quale sono riportati interventi, comunicazioni, consigli e tentativi vari per riuscire a raddrizzare la barca amministrativa che secondo me, sta andando inevitabilmente alla deriva, purtroppo. Nel Consiglio Comunale del 10 novembre 2015, inoltre, sono state espresse tutte le mie motivazioni per le quali ritengo che la Politica (la P è maiuscola) debba essere confronto, coinvolgimento e dialogo, non la sua negazione. Nel blog anche contributi audio e iniziative varie a favore del mio Paese. CRONACA DI UN EPISODIO PREPOTENTE ED INGIUSTO stessi, per evitare gli "orrori" commessi nel passato anche non recente. - aprile 2015 - espongo all'interno della sede del PD le mie motivazioni di combattere dall'interno della maggioranza non perdendo di vista i valori per i quali mi ero ricandidato e sopratutto le motivazioni politiche con le quali è necessario accompagnare le scelte. Da questo momento in poi tra balletti e riunioni politiche nelle quali quello che si è deciso sulla possibilità di riproporsi tutti insieme ai nastri di partenza e con l'azzeramento delle deleghe, al fine di non creare ulteriori crisi, viene smentito dai fatti e ci si infila in un tunnel di opinioni contrastanti che servono solamente a perdere di vista quello che TUTTI desideravano. E nel mentre il PD, il "circolo del cuore", i "probi viri", la minoranza, offrono al Sindaco su un piatto d'argento la storica possibilità di ripartire insieme, ma senza squilibri sugli assessorati, lo stesso Sindaco baratta ingressi e deleghe con altri consiglieri sovvertendo tutto quello che era stato scritto su documenti ufficiali (manifesti, lettere e comunicazioni dei partiti). Da quel momento in poi la mia attività politica non si è mai fermata ed è sempre stata rivolta al bene del Paese. Ma questa autonomia non è andata giù alla Maggioranza che ha voluto risolvere la questione pensando di "cacciarmi" dal Consiglio, attraverso l'utilizzo di regole a proprio piacimento. Infatti con la delibera del 10 novembre 2015, con 4 voti a favore, 2 contrari e uno nullo, i Consiglieri di maggioranza decretano la mia fuoriuscita dal Consiglio con un atto illegittimo e vigliacco non approvando le mie giustificazioni di lavoro. Oggi, chi ha realizzato questa operazione, si scherma dietro la giustificazione del rispetto di un fantomatico "statuto comunale" per il quale molti articoli contenuti in esso, che riguardano trasparenza, partecipazione, promozione e salvaguardia del territorio, SONO STATI regolarmente DISATTESI! E allora LA BUGIA diventa GROSSA e si trasforma in una "buffonata" sapendo che il procedimento di decadenza per 3 assenze consecutive è stato rivolto esclusivamente al Consigliere Conforti e non ad altri che sono incappati nelle stesse manchevolezze facendo anche di peggio (vedi schema assenze dei consiglieri nell'epoca Farina). Penso che sia stato un gesto di politica sporca e che mi portato, necessariamente, a concludere il mio percorso con questo tipo di persone, inaffidabili, cattive e vendicative e per le quali ho speso tante energie negli ultimi anni. Un grande rammarico anche per il mio Paese che è costretto a subire, speriamo ancora per poco, questo genere di azioni. Un atto poco legittimo e vigliacco compiuto nei confronti della storia e dell'immagine di Caposele che, penso non meriti questa gente! Il ricorso al TAR di Salerno non ha un esito positivo per me anche perchè, pare che le carte non siano state nemmeno lette e le motivazioni addotte non abbiano fondamento rispetto alle vicende accadute, per cui ricorro al Consiglio di Stato che annulla la sentenza del TAR e di fatto, con la sentenza n. 1900 del febbraio 2017, mi reintegra nel Consiglio Comunale. Una piccola dose di soddisfazione nel assistere alle facce sconsolate di quelli che avevano voglia di giocare con le istituzioni e con le regole, ma la soddisfazione più grande è stata nel vedere tanta gente che ha sostenuto le mie posizioni affiancandomi in questa battaglia di Democrazia. Gente semplice, non partiti, non politici che si sono limitati invece a scrivere contro l'atto perpretato dalla Giunta comunale, solamente qualcosina su Facebook, tra un annuncio di festa e una augurio di qualche matrimonio. E' forse questa la delusione più grande che proviene da apparati politici che, oramai, non svolgono più il ruolo di difensori di regole e criteri di rispetto per una politica che è divenuta troppo superficiale e senza contenuti. La mia richiesta è stata e continuerà a riguardare la voglia di confronto, trasparenza, unità e armonia di una comunità che negli ultimi anni sta vivendo una frantumazione che non ci possiamo più permettere. La mia battaglia è utile a noi e ai nostri figli. E' utile alla politica che deve unire e non distruggere. E' utile a Caposele che ha voglia di riscatto e di progresso. Il Consiglio di Stato ha sentenziato su un proncipio fondamentle che riguarda il rispetto delle persone, dei propri ruoli e la responsabilità politica, che, con sommo dispiacere, devo dire che i nostri Amministratori hanno perso da un bel pò! Mi auguro che la vicenda possa essere di esempio per i prossimi amministratori che spero saranno più attenti alle vere regole di una comunità che non ha proprio bisogno di cocciutaggine ed ignoranza politica, ma di persone che possano proiettarsi nel futuro con la complicità di tutti, includendo dibattiti, confronti, scontri, ma non furbate e prepotenze. Caposele ha solo la impellente necessità di essere guidata da politici di animo buono, con intelligenza e passione ma sopratutto senza interessi personali. Vi chiedo acora scusa per aver approfittato del giornale, ma la storia aveva bisogno di scrivere l'ultimo capitolo di una vicenda che oramai le ho consegnato. LA CRONACA CONSEGNATAALLA STORIA


Anno XLIV - Agosto 2017 N.94 12 Acqua bene comune Arcidiocesi di sAnt’Angelo dei lombArdi-conzA-nusco-bisAcciA diocesi di AriAno irpino-lAcedoniA diocesi di Avellino comune di cAposele Caposele acqua, bene comune, e le sfide dell’inquinamento e della privatizzazione sabato 3 giugno 2017 ore 9.30 Aula Polifunzionale piazza 23 novembre Caposele (Av) chiamati a custodire la casa comune --------------------------------------------------------- stampato su carta riciclata Nell’ambito dell’iniziativa promossa dalla Conferenza Episcopale Campana riguardante la salvaguardia dell’ambiente e le sfide poste dalla globalizzazione e dai criteri di sfruttamento delle risorse naturali, Caposele è stata scelta come sede per l’organizzazione e la realizzazione del convegno dal titolo “Acqua, bene comune, e le sfide dell’inquinamento e della privatizzazione”. Questo momento di riflessione fa parte di un itinerario composto da tre tappe: la prima si è svolta a Morcone, diocesi di Benevento; la terza si terrà a Pagani, diocesi di Nocera Inferiore-Sarno. Tutto ciò prende le mosse dall’Enciclica di papa Francesco Laudato si’, pubblicata nel 2015 e dedicata proprio “alla cura della casa comune”. Per questo lo scorso sabato 3 giugno sono convenuti sei presuli, in rappresentanza delle rispettive diocesi. Insieme al parroco Mons. Vincenzo Malgieri essi sono stati accolti da Mons. Pasquale Cascio, Arcivescovo di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia, di cui la nostra parrocchia fa parte. Una bella giornata di sole ha fatto da sfondo all’evento. I pastori e gli altri partecipanti hanno avuto modo di apprezzare le nostre bellezze naturali: il verde dei boschi e la purezza dell’aria hanno reso l’esperienza ancora più autentica. Il programma prevedeva due parti: la prima si è svolta nell’aula polifunzionale, la seconda è stata vissuta all’aperto, in processione lungo il paese per raggiungere le sorgenti del Sele. L’incontro è stata occasione propizia per favorire la sensibilizzazione e la partecipazione attiva della cittadinanza, promuovendo il dialogo e il confronto delle varie istituzioni presenti sul territorio irpino. Infatti i lavori si sono svolti al cospetto delle Forze dell’Ordine, nella persona del dott. Pietro Insalata della Tenenza della Guardia di Finanza di Sant’Angelo dei Lombardi, del Vice-comandante della Stazione dei Carabinieri di Caposele Giovanni D’Angelo, dei sindaci di Sant’Angelo dei Lombardi, prof.ssa Rosa Anna Maria Repole, di Calitri, sig. Michele Di Maio, e di Cassano Irpino, Avv. Salvatore Vecchia, e dei direttori degli Uffici per la Salvaguardia del Creato di varie diocesi campane. I relatori, moderati da don Rino Morra, direttore dell’Ufficio per la Salvaguardia del Creato della nostra diocesi e Incaricato regionale CEC della Pastorale Sociale e Lavoro, Custodia del Creato, hanno portato con entusiasmo i propri contributi, dei quali se ne riporta qualche stralcio. Il saluto iniziale di benvenuto del nostro sindaco, dott. Pasquale Farina, ha dato il via ai lavori. Egli ha tracciato, per grandi linee, la storia del nostro paese e ha accennato all’importanza strategica delle sorgenti selerine. Inoltre ha evocato il miracolo operato dalla Madonna della Sanità del 1743, quando la nostra cittadina fu liberata dalla peste, così come testimoniano gli scritti dei fratelli Santorelli. L’Arcivescovo Mons. Antonio Di Donna, della diocesi di Acerra, ha richiamato l’attenzione, in particolare, sulla responsabilità dei cittadini a divenire “sentinelle del territorio”; attraverso lo strumento giuridico della denuncia, l’opinione pubblica segnali gli abusi perpetrati, facendo sentire la propria voce. Indi Tania Imparato oltre egli ha suggerito che queste attuali e urgenti tematiche vengano introdotte nei cammini catechistici, per formare le coscienze dei nuovi cristiani fin dai primi anni di vita. Nel suo intervento il Vescovo di Caserta, Mons. Giovanni D’Alise, ha sottolineato l’importante ruolo rivestito dalle istituzioni nella difesa del territorio e dei cittadini loro affidati. Egli ha invitato, altresì, ad avere lo sguardo lungo, a non lasciarsi sedurre da guadagni facili, facendosi “rubare l’acqua” “Bello il riferimento alla Madonna, si abbia, però, il coraggio di passare dalla Madonna alla Santa ecologia integrale” (cit. testuale), con chiaro riferimento all’Enciclica petrina. Il prof. Padre Pino Di Luccio, della Facoltà di Teologia dell’Italia Meridionale, ha disquisito sul significato simbolico dell’acqua nel linguaggio biblico. In tutte e tre le religioni rivelate, Ebraismo, Cristianesimo e Islam, praticate nel bacino del Mediterraneo, si riscontrano elementi comuni sull’importanza di questo indispensabile elemento della natura. La fede ebraica considera l’acqua come lavacro, purificazione, fecondità, vita, quindi dono di Dio. Per il Cristianesimo Gesù è l’Acqua pura, viva, sorgente di salvezza, capace di dissetare l’animo dell’uomo inquieto, riferimento esplicito alla parabola giovannea della donna samaritana. Anche nel Corano l’acqua assume significati di purezza, pulizia e, soprattutto, di vita legata alla fecondità della terra: senza di essa ci sono siccità e morte. La relazione del prof. Padre Giuseppe Salvati, della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino di Roma, ha preso in esame la già citata Laudato si’, cuore di tutta l’iniziativa. Egli ha dato la chiave di lettura del testo, individuandone le sfide e le proposte pastorali che il Sato Padre offre all’attenzione del mondo intero. Le provocazioni individuate, tra le più importanti, sono state: le logiche consumistiche e utilitaristiche che sono dietro allo sfruttamento delle risorse naturali, in particolare dell’acqua, a scapito delle popolazioni più povere; una interpretazione distorta del versetto 28 del capitolo primo del libro della Genesi, a proposito del “soggiogare la terra”. Per molto, troppo tempo si è considerato l’uomo dominatore e non anch’esso creatura, o, addirittura non custode del creato, capace di governare con intelligenza. L’uomo è chiamato, inoltre, a riscoprire l’universalità della creazione: la terra e le sue risorse appartengono a tutti, soprattutto alle generazioni future. Viene, altresì, auspicato un cambio di mentalità radicale, che tenga conto della persona, portatrice di diritti inalienabili, soggetto in relazione con l’altro, gli altri e l’ambiente. Si invoca una Nuova Alleanza, con attinenza al concetto biblico del termine, tra coloro che rivestono funzioni politiche, economiche e religiose. Il relatore invita a ritornare ai valori della bellezza, della gratuità, della solidarietà, del rispetto, non ultimo, della giustizia. L’ultima relazione dal linguaggio più tecnico, non per questo meno illuminante, è stata affidata al dott. Raffaello De Stefano, Presidente di Alto Calore Servizi. Questi, nella sua disamina, ha fornito alcuni dati allarmanti sull’uso dell’acqua, sugli sciupii e sulle inevitabili conseguenze che ne derivano, nonché sul numero di persone che, ancora oggi, non hanno accesso all’acqua potabile. Inoltre, ha affermato che, dalle ricerche effettuate, vi sono differenze enormi tra il Nord e il Sud Italia nella costruzione e nella manutenzione della rete idrica. A tal proposito, ha sottolineato come una privatizzazione della gestione dell’acqua possa diventare deleteria per la cittadinanza, provocando ulteriori sperequazioni. Alla fine del suo intervento, il dott. De Stefano ha declamato un brano tratto da un reportage di Giuseppe Ungaretti che evidenziava l’opera costruita dall’uomo, il nostro importante e imponente acquedotto, che disseta la regione Puglia senza dispendio alcuno di energia. Al nostro Arcivescovo Mons. Cascio è toccato tracciare le conclusioni. Egli ha ripreso proprio quest’ultima citazione, sottolineandone non solo la bellezza, quanto l’ingegno, la fantasia, la generosità e la laboriosità dell’uomo nel venire incontro ai bisogni della popolazione pugliese. Mons. Cascio, inoltre, ha sollecitato tutti a diventare sì “sentinelle del territorio”, come ricordato dagli interventi precedenti, ma a guardarsi bene dal diventare “cani che abbaiano”. Ha sottolineato la differenza tra le due evocative immagini: il ruolo delle sentinelle è chiaro, preciso, organizzato e pensato; di contro il cane che abbaia è solo, non sa se il padrone uscirà a controllare, non va oltre il segnalare l’estraneo, per questo l’azione di contrasto potrebbe risultare fine a se stessa. Egli conclude donandoci un’altra suggestione: “acqua come elemento che purifica, ma che si lascia anche purificare”, richiamando alla caratteristica dell’umiltà. Virtù, quest’ultima, decantata da San Francesco nel suo Cantico dei Cantici, alla quale fare riferimento come stile di vita. Alla fine del suo intervento, il nostro Arcivescovo ha invitato i presenti a condividere la preghiera presieduta da Mons. Sergio Melillo, Arcivescovo di Ariano Irpino-Lacedonia. La processione è stata caratterizzata dalla meditazione e dal silenzio. Il corteo è giunto davanti alle sorgenti, dove il Presidente della Proloco, Arch. Concetta Mattia, ha illustrato la morfologia del nostro territorio, le caratteristiche del fiume Sele e le notizie storico-culturali circa la struttura dell’Acquedotto Pugliese. I presenti hanno potuto gustare la nostra acqua nella sua freschezza e salubrità, hanno potuto innamorarsi dell’opera d’ingegneria che, alla fine del XIX secolo, fece parlare di sé quale infrastruttura mai costruita prima e, ancora oggi, ineguagliata. Ricordando con voi la splendida esperienza vissuta e, per certi versi, anche storica, mi piace soffermarmi su vari concetti esposti, condividendo alcune sensazioni provate. Durante l’intensa mattinata sono venute fuori parole come responsabilità, solidarietà, giustizia, persona. Credo fermamente che i contesti in cui viviamo e agiamo ci provochino e non poco. In altre sedi ho già manifestato la mia opinione sul rispetto dei valori sopra citati, e che qui volentieri vado a riprendere. Spesso ci si nasconde dietro generiche espressioni: “lo stato non fa nulla”, oppure “questo paese è al declino”, o, ancora, “chi dovrebbe fare non fa”, ecc. Sono convinta che tutto ciò non faccia altro che alimentare un qualunquismo becero e di facciata; susciti sentimenti di frustrazione e rassegnazione, soprattutto nelle nuove generazioni. Ritengo sia importante, anzi, urgente uscire dalle logiche circoscritte al nostro caro paese, alle nostre scorrette abitudini. Ai nostri giovani vanno offerte opportunità di vita migliori, non legate “all’accumulo di oggetti o piaceri che non bastano per dare senso e gioia al cuore umano” (cit. Laudato si’, p. 209). La sensibilità verso queste tematiche che riguardano rinnovati stili di vita, che tengono conto della sobrietà e dell’essenzialità, pervadono l’animo dei giovani. È fondamentale che il mondo degli adulti non spenga questi fermenti con il silenzio e le logiche dell’accomodamento. È appurato, ormai, che la crisi, che attanaglia da anni l’Occidente, è stata generata non solo e non tanto da aspetti strettamente legati all’economia e alla spregiudicatezza del mondo della finanza. Molti analisti, infatti, ne fissano le cause nello scadimento dei valori che promuovono la persona umana. Il puro guadagno, il materialismo sfrenato fanno sentire anche qui i loro morsi velenosi, condizionando i giovani ad espatriare per costruire una vita dignitosa. Il nostro sforzo deve tradursi in azioni e decisioni includenti, non individualistiche e, per questo, vantaggiose per pochi. La logica del “bene comune” (p. 159) deve essere posta di nuovo come priorità. Politiche ambientali sostenibili, un ritrovato senso civico e una più stretta ed efficace collaborazione tra le agenzie educative presenti sono alcune delle vie da prediligere, affinché i nostri territori, ancora incontaminati, possano attrarre giovani e famiglie. Un’ultima osservazione: la collaborazione, la pazienza e il sostegno di quanti hanno reso possibile la realizzazione di questo evento, unico per il nostro paese, mi hanno reso fiera di essere caposelese, fosse anche solo di adozione. Acqua, bene comune ACQUA


Anno XLIV - Agosto 2017 N. 94 13 Dialogando Di Luigi Nerio Fungaroli continua a pag 14 "MI RACCONTO A TUTTO TONDO" Cari amici de "La Sorgente", eccoci ad un altro "dialogo". La protagonista, questa volta, è Cesarina Alagia, la signora del "Per qualsiasi cosa, ci sono!", come amo simpaticamente definirla. Una donna che da più di vent'anni è riuscita a tenere alto il valore della solidarietà, urlandolo forte anche quando sembrava essere dimenticato. Ci ha resi orgogliosi di essere suoi compaesani, diventando, date le sue grandi capacità nell'ambito del volontariato e del sociale, presidente dell'ANPAS regionale. Cesarina è un' irrefrenabile sognatrice (molti di questi sogni realizzati per tutti noi), una donna coraggiosa, capace di entrare in storie fatte di tanta fragilità e difficoltà, allietando il dolore umano con la certezza che c'è sempre qualcosa che si può risolvere, nulla è perduto per sempre. Cesarina è, però, per me, soprattutto "ZIA CESARINA", modello di ispirazione e di riferimento familiare, sensibile protagonista di una (saranno i geni?) corrisposta "affinità elettiva". Colgo l'occasione, prima di rientrare nell'imparzialità che il ruolo mi impone, per ringraziarla pubblicamente per esserci sempre per tutti noi, per avermi trasmesso, con il suo costante esempio, l'importanza di esporsi e lottare nelle cose in cui si crede e la consapevolezza, preziosissima come mai prima d'ora, che non si può vivere soltanto per se stessi... DOMANDE IDENTIKIT: • Colore preferito: i colori caldi. • Film preferito: "La vita è bella" di Benigni. • Canzone preferita:"La canzone di Marinella" di De Andrè. • Libro preferito: "Intervista con la storia" di Oriana Fallaci. • Dolce o salato:dolce. • Quale personaggio del passato ti piacerebbe incontrare? Giovanna D'Arco, "la pulzella di Orléans", giovane arsa viva appena ventenne, simbolo del Coraggio, della Fede e dell'Indipendenza femminile. D. C'è una bellissima foto nel salotto di nonna Maria. Una simpatica bimba con la sua graziosa borsetta posa tra i fratelli, a penzoloni su una sedia, con espressione sorniona e allo stesso tempo stanca di essere così "imbambolata". Erano gli anni dell'Argentina. C'è un ricordo della bimba Cesarina che possa descriverti? R. Sei un ottimo osservatore, perché la foto che hai menzionato mi descrive efficacemente: ero una bambina non "bambolina" nel senso che rifuggivo (diventando scontrosa) dagli stereotipi che "ingabbiavano" le bambine a comportarsi nei modi predefiniti dagli adulti. A proposito di ciò, ricordo un episodio che connota questa mia peculiarità: eravamo in Argentina, tua nonna se lo ricorda bene perché essendo la più grande, aveva l'arduo compito di badare a noi tre fratelli. Ero intenta ai miei soliti DIALOGANDO CON... giochi, poco adatti ad una bambina, quando cercai di scavalcare la recinzione di un filo spinato perché mi affascinava scoprire cosa ci fosse "oltre quel filo". Improvvisamente mi trovai "infilzata" in quel filo spinato, provocandomi un enorme taglio. A ricordo perenne di quel volere andare troppo oltre, mi ritrovo, alla mia età, una bella cicatrice sulla gamba. Cesarina è una ragazza degli anni sessanta. Come ricordi quegli anni di "rivoluzione"? Cesarina era una ragazza che, per quanto ribelle, si portava dietro i condizionamenti del contesto in cui viveva, pertanto, i primi tempi della rivoluzione sessantottina, li vissi più da spettatrice, fino a quando compresi che alcune idee propugnate come l'egualitarismo, la partecipazione, la messa in discussione delle disuguaglianze e le distinzioni tra uomo e donna, queste ultime nate sull'onda del movimento contestativo, mi appartenevano. Non mi apparteneva, però, l'idea che l'uso delle droghe sintetiche e vegetali fosse anch'esso un'espressione naturale del dissenso socio-politico di quegli anni. Animata da queste considerazioni, un giorno feci la valigia e partii per Milano perché il contesto in cui vivevo mi sembrava troppo limitante e non abdicai nemmeno a ricatti affettivi di genitori e parenti. Appena arrivata dovetti rimboccarmi le maniche e fare, per andare avanti, diversi lavori come operaia in una fabbrica, venditrice porta a porta di enciclopedie, supplente postina ecc. .Frattanto in me maturava l'idea che l'essere partita dal paese equivaleva ad una sconfitta personale in quanto mi ero arresa, mentre era a Caposele che i giovani dovevano rimanere per cercare di cambiare le cose. Pertanto, rifeci la valigia e tornai. Gli anni che sono poi seguiti sono gli anni che hanno segnato la mia vita personale, lavorativa, familiare e anche il mio affacciarmi verso gli aspetti sociali che interessavano il contesto in cui vivevo. A conclusione di questo mio discorso posso affermare che il '68 continua ad esserci, almeno in parte, nella Cesarina di oggi perché alcuni ideali di allora vanno oltre il loro tempo. In fondo essi rappresentano gli ideali dell'uomo di sempre: libertà, voglia di autodeterminazione, pace e non discriminazione. Sei sicuramente conosciuta anche per essere stata maestra di tanti, avendo esercitato la professione di maestra elementare per quarant'anni. Cosa senti di consigliare alle nuove generazioni di insegnanti? Sono stata insegnante per quarant'anni ed il mio percorso è stato segnato da varie riforme, che hanno cambiato, a volte anche stravolto la Scuola. Senza peraltro entrare nel merito di queste varie ondate riformistiche, voglio, però, fare soltanto una constatazione: se oggi i ragazzi presentano problematiche abbastanza serie, quali bullismo, cyberbullismo, l'avvio precoce all'uso di alcol, di rapporti anch'essi precoci e non consapevoli, ripeto se tutto ciò è purtroppo una triste realtà, vuol dire che le varie agenzie educative e quindi anche la Scuola non riescono efficacemente a porre al centro della loro azione il fanciullo con i propri vissuti, a volte con storie molto difficili, che meritano, al contrario, un ascolto attivo e delle risposte adeguate. Molti componenti della nostra famiglia, purtroppo venuti a mancare, si sono distinti per capacità, impegno sociale, passione per il nostro paese. Cosa ti manca di loro e come pensi che il loro esempio possa spronare le nuove generazioni? L'attaccamento e l'orgoglio di essere caposelesi, che tu hai detto, è stata una componente molto forte della vita di molti nostri parenti, alcuni di loro purtroppo scomparsi. Qualcuno, come zio Alfredo, morto per un'assurda fatalità dopo essere tornato nel suo amato paese, in quel fiume anch'esso tanto amato. Oggi dobbiamo, purtroppo, constatare che l'orgoglio di essere caposelesi sta scomparendo, infatti molto spesso, invece di pensare al Bene Comune e a come migliorare il nostro contesto, ci si perde in comportamenti rancorosi e in sterili diatribe, che di certo non contribuiscono a migliorare il nostro paese e nemmeno noi stessi. Ebbene, caro Luigi, vorrei, se me lo consenti, sovvertire la metodologia dell'intervista "classica" ponendo a te una domanda, anche perché sei un giovane immerso, a pieno titolo, nel nostro contesto ed hai interessi a più livelli: come pensi che voi giovani possiate essere maggiormente motivati ad una partecipazione socio-politica che possa portare un' inversione di rotta e un cambiamento effettivo? Luigi: Bella domanda. È un quesito, questo, che mi sono posto più volte. Spesso penso che la voglia di fare per il paese debba partire prima di tutto da un personale e passionale innamoramento verso le proprie radici. Sono stato fortunato, personalmente, ad aver avuto te e tanti altri familiari innamorati di Caposele e legati ai suoi abitanti. Scrollare di dosso ai giovani il senso di impotenza, apatia e sconforto generale, condizioni, ahimè, "figlie del tempo" non è cosa ben facile! Personalmente, però, devo dire che quando i giovani si mettono insieme per arrivare ad uno scopo riescono a raggiungerlo con il brio e la bellezza dei nostri anni! Concludendo credo che bisogna avere il coraggio e il senso civico di non farsi sopraffare da personalismi e avere come obiettivo il bene per Caposele. Continuiamo, adesso, l'intervista: il tuo nome è strettamente legato ad un'Associazione che, come mi piace dire, "è il tuo sesto figlio". Ricordi esattamente quando hai sentito il bisogno di dar vita alla Pubblica Assistenza di Caposele? R. Una famiglia così allargata e numerosa è un bene inestimabile, bisogna, però, avere sempre come obiettivo il Bene di tutti ed avere il coraggio di fare delle scelte che vanno, a volte, anche contro corrente. Per quanto riguarda la nascita della Pubblica Assistenza posso affermare che la presenza e l'esempio dei tanti volontari accorsi in nostro aiuto durante il tremendo sisma del 1980, mi fecero scoprire un universo di solidarietà dove ogni gesto, ogni azione erano finalizzate a portare aiuto a chi viveva una situazione di estrema difficoltà. In quell'occasione divenni amica di Fabia, una giovane impegnata attivamente nel volontariato venuta da Mondovì, di una rappresentante della Croce Rossa Bavarese e di un'addetta ai servizi sociali del Comune di Milano. In me cominciava a gemmare l'idea di fare qualcosa per gli altri, qualcosa di strutturato, con il carattere della continuità e non che si riducesse solamente a sporadiche azioni caritatevoli ed assistenzialistiche. Passarono degli anni, nel frattempo conobbi una persona speciale del mondo del volontariato che aveva scelto come propria mission l'aiuto e l'agire per il Bene Comune animato in tutto il suo operare da una forte carica umanitaria congiunta ad una conoscenza e competenza che gli permettevano di realizzare progetti innovativi di cui si arricchiva il mondo del volontariato. Tutte queste situazioni mi fecero finalmente rompere gli indugi, determinati in gran parte dal timore, che per una donna, nel nostro paese, sarebbe stato abbastanza difficile tentare di realizzare qualcosa di nuovo che rompesse anche certi schemi consolidati. Su tutti questi timori e perplessità ebbe il sopravvento la mia innata determinazione ed iniziai, così, un percorso durante il quale ho avuto amici di viaggio, alcuni dei quali, purtroppo, se ne sono andati privandoci del loro affetto e di quell'amore viscerale per il nostro paese, amore che portavano nelle loro ostinate battaglie finalizzate a migliorare Caposele, coniugando questa loro passione con una particolare capacità di mediazione che nasceva dal rispetto per gli altri. Sono stati anche loro ad incoraggiarmi e a farmi superare quei momenti di scoraggiamento che, purtroppo, ci sono stati per poter poi riuscire ad abbattere il muro ostinato della diffidenza di tanti. Nasceva così la Pubblica Assistenza che oggi è diventata una realtà consolidata non solo nel nostro territorio, ma anche fuori dai confini di Caposele e della nostra provincia. Come dici tu, la Pubblica Assistenza è una creatura che ho visto nascere e crescere grazie all'apporto dei tanti volontari che si sono susseguiti, alCESARINA ALAGIA


Anno XLIV - Agosto 2017 N.94 14 Dialogando segue da pag 13 tri che continuano a farne parte ed altri ancora che spero, si avvicineranno all'Associazione e potranno realizzare tanto, forse anche di più e meglio. Sembra che a Caposele vi siano persone che credono nella Pubblica Assistenza e nelle tante attività da essa realizzate ma ve ne sono altre che continuano ad essere diffidenti e ne evidenziano limiti e difetti, veri o non veri che siano. Rispetto a tutto ciò cosa ti senti di dover dire? Sicuramente chi opera e lo fa quotidianamente "non tenendosi tranquillamente le mani in tasca" è soggetto a fare degli errori ma alla base di ogni nostra azione continua ad esserci l'obiettivo primario, costituito dall'aiutare e arricchire il nostro paese di nuove iniziative tese a migliorarlo e finalizzate anche a diminuire il disagio e la vulnerabilità sociale. Sicuramente la Pubblica Assistenza è costituita da persone ed ognuno di noi porta con sé vissuti, temperamenti che necessitano, a volte, di essere raccordati a ciò che deve necessariamente connotare ogni nostra azione: rispetto, altruismo, capacità di ascolto e di mediazione ed essere completamente scevri da pregiudizi o preconcetti. Una cosa importante che mi sento di aggiungere è che i volontari passano, i presidenti pure, lasciando così, il posto ad altri ma ciò che rimane, e nessuno lo può disconoscere, nemmeno "il più ostinato detrattore", è la realtà della Pubblica Assistenza che ha saputo portare nella nostra comunità una cultura diversa, una cultura che rimarrà comunque. Spero che molte persone riusciranno a capire il senso di tutto ciò e sceglieranno di far parte dell' Associazione, della Pubblica Assistenza. La sconfitta, altrimenti, che mi porterò dentro sarà estramente cocente perché una creatura che si è tanto amata la si vuole veder crescere e circondata dalla stima e dalla condivisione delle persone. In questa tua risposta sembrano aleggiare, o forse, mi sbaglio, sentimenti ed emozioni contrastanti: attaccamento alla Pubblica Assistenza, nostalgia di quello che è stato, voglia di esserci ancora ma noto soprattutto un senso di stanchezza. Aiutami a capire meglio. Sicuramente tutti noi attraversiamo dei momenti nei quali si alternano questi sentimenti ai quali fai riferimento, bisogna, però, capire quali di essi prevarrà. Posso dirti con tutta onestà che ho sempre creduto che nessuno di noi sia essenziale ma che tutti, con il dovuto rispetto verso il ruolo che abbiamo, possiamo dare il nostro modesto contributo in totale umiltà e consapevoli che la scelta "dell'essere volontari" è determinata non per esprimere il proprio "Io", inseguendo sterili personalismi, bensì per saper essere un "Noi" che si adopera sempre e comunque per gli altri. In vent'anni di volontariato sono successe tante cose importanti, alcune molto gratificanti, quali la realizzazione di progetti nel sociale, di S.C.V, il potenziamento di attività verso i più fragili, progetti sanitari sia di informazione che di prevenzione ecc. . Infatti, per poter elencare tutto quanto è stato realizzato e si continua a realizzare, sarei costretta a rubarti troppo spazio ma sono certa che agli occhi di un osservatore attento e non preconcetto, tutte le nostre attività sono visibili, come lo sono per le tantissime persone che quotidianamente cerchiamo di aiutare. Purtroppo in questi anni sono successi anche avvenimenti molto dolorosi: l'incendio che devastò la nostra sede, la scomparsa di persone che, come dicevo prima, credevano fortemente nella nostra associazione; la scomparsa di tanti amici del Centro "La nostra memoria vissuta" per i quali la Pubblica Assistenza era una seconda famiglia e altre persone che prematuramente ci hanno lasciato. Tutte queste cose ti segnano e ti fanno pensare o di fermarti o di andare comunque avanti, cercando sempre di migliorare noi stessi e il nostro operare. La cosa importante che mi sento di dire è che la Pubblica Assistenza è stata e continuerà ad essere una realtà della quale sarebbe difficile farne a meno e non dico questo per presunzione; lo affermo semplicemente perché i problemi del nostro paese, i bisogni si fanno sempre più diffusi ed una Associazione di Volontariato deve essere pronta ad intercettarli per cercare delle risposte o per stimolare le Istituzioni a farlo. In definitiva quello che voglio rimarcare è che le persone, i volontari, i presidenti passano, CIÒ CHE DEVE RIMANERE È LA PUBBLICA ASSISTENZA a difesa dei diritti dei cittadini, in modo particolare di quei cittadini che spesso sono "invisibili" e non hanno voce per reclamare quanto loro spetta. Durante questa nostra conversazione, lo ripeto ancora, a volte ti ho percepita stanca, a volte ancora pronta a lottare. Quale Cesarina prevarrà e quali programmi hai per cercare di andare "oltre", elemento ricorrente nella nostra intervista? In questo momento è difficile dare una risposta. Conoscendo la Cesarina che hai cercato di tratteggiare, però, penso che non riuscirei ancora a "mettermi le pantofole" e a dedicarmi ad una vita prettamente contemplativa. Sicuramente l'agire verso gli altri, nel modo che riterrò più giusto fare, rimarrà una costante della mia vita. Da giovane volevo partire per l'India a fare volontariato per le periferie di Calcutta. Ho compreso, poi, che tutto il mondo è una grande periferia ed ognuno di noi può contribuire a fare qualcosa anche rimanendo nel proprio ambiente e cercando là di eliminare le tante "periferie" fatte non solo di luoghi ma di indifferenza, di esclusione e di ingiustizie sociali. Termino, caro Luigi, con i versi di una canzone, inno del movimento per i diritti civili, "We shall overcome", resa celebre da Joan Baez. La canzone recita così:" We shall overcome... We'll walk hand in hand... We are not afraid... We shall overcome, some day."


Anno XLIV - Agosto 2017 N. 94 15 Storie Non saprei dire con precisione quanti italiani ci siano a Londra, so solo che ce ne sono tanti. Li si può incontrare dappertutto: a lavoro, al supermercato, in metropolitana, in palestra, nei pub, a teatro, ovunque insomma. Ma quella che voglio raccontarvi non é una semplice storia di italiani all’estero, bensì un fatto che ha dell'incredibile. Era domenica. Me lo ricordo bene perché di solito la domenica mattina mi alzo presto per andare a correre ad Holland Park. È vicino casa e se ci vai prima delle dieci trovi poca gente, soprattutto sportivi che si godono l'aria fresca e l'atmosfera rilassante del parco. Di solito parto da casa correndo e lo raggiungo in una manciata di minuti. Quel giorno però, non so dire il perché, ho deciso di camminare e arrivare direttamente al parco prima di iniziare a correre. Arrivata davanti al cancello mi guardo intorno. Ci sono poche anime: un signore col cane, due ragazze che camminano, un paio di bambini che giocano sorvegliati dai genitori ed una signora anziana vestita di verde seduta su una panchina distante. Sono pronta, devo solo trovare la musica giusta sul cellulare e partire; ma proprio come nei film, mentre mi accingo a mettere le cuffie e a fare il primo passo, squilla il telefono: è mia madre. Rispondo. Cominciamo a parlare del più e del meno, dei programmi per la giornata, di alcune cose accadute nei giorni precedenti e così via. Intanto cerco di trovare un posticino tranquillo dove sedermi e chiacchierare con calma. Ecco, ci sono, c'è una panchina libera proprio vicino alla signora anziana vestita di verde. La telefonata va avanti per circa una quindicina di minuti. Intanto mi godo il timido sole che ogni tanto si affaccia dietro le nuvole. Provo un senso di pace e relax nel parlare con lei perché la temperatura è davvero piacevole e di fronte a me c'è un giardino pieno di fiori gialli e bianchi che mi ricorda un po' la casa di Mimma di fronte casa mia a Caposele. Dopo qualche minuto, quando ormai la conversazione è giunta al termine, decidiamo di attaccare promettendoci di risentirci più tardi. Bene, adesso posso rimettermi le cuffie e partire. Ancora una volta però, come nei film, il mio intento viene interrotto da una voce poco distante. È lei, la signora vestita di verde, che mi sorprende improvvisamente con un leggero e composto "Signurì". Mi giro gentilmente e le faccio un sorriso. Siccome non ricordo di averla mai vista, per non fare una figuraccia le chiedo come sta e lei, educatamente, mi risponde di stare bene, premurandosi poi di chiedermi scusa per avere interrotto il mio cammino. Non immaginavo nemmeno lontanamente il motivo che l’avesse spinta a fermarmi. Mi chiede inizialmente da dove vengo e confessa poi di aver ascoltato la mia telefonata perché aveva sentito nominare quel paese che le aveva fatto tornare alla mente mille ricordi. Avrà avuto una Una storia incredibile di Gerarda Nisivoccia settantina d'anni, o forse ottanta chissà (non gliel'ho chiesto per educazione). A vederla l'avrebbe scambiata chiunque per la Regina Elisabetta. Sarà stato il vestito verde pastello o la capigliatura bianca con un'acconciatura simile alla sovrana d'Inghilterra; fatto sta che tutto sembrava tranne che italiana e per di più che potesse essere capace di parlare con un accento tipico del sud Italia ancora vivo. In ogni caso mi stupisce e non poco. Decido di sedermi accanto a lei perché sono curiosa di scoprire come mai il paese che avevo nominato, il mio, le era rimasto nel cuore. Comincia così: "Maronna mia, signurì. Che mi hai fatto venire in mente! Saranno passati ormai quasi sessant'anni, ma quando hai nominato San Gerardo il mio cuore ha cominciato a battere forte per l'emozione". Nei suoi occhi leggo un filo di nostalgia. Intanto continua: "Mio marito è morto pochi mesi fa, ma se fosse stato qui sicuramente sarebbe stato felicissimo di parlare con te. Lui era stato solo due volte a Materdomini, ma ogni tanto, soprattutto negli ultimi tempi, esprimeva il desiderio di volerci andare di nuovo. Non ci è mai riuscito purtroppo". Quelle parole mi rendono triste perché si intravede tutta la fragilità e l'impotenza di una signora che avrebbe voluto vedere il proprio marito felice ma non ha potuto. Le chiedo di continuare. "C'eravamo conosciuti nel mio paese, un piccolo centro della provincia di Salerno. Lui abitava a qualche chilometro dal mio però veniva a vendere la frutta con suo padre al mercato, quindi lo vedevo ogni settimana. Io ero una ragazzina, avrò avuto quattordici o quindici anni. Lui ne aveva un paio più di me. Quando l'ho visto la prima volta mi sono innamorata perdutamente, lui invece faceva il cascamorto con tutte le ragazze del mio paese. All'inizio facevo finta di ignorarlo, ma poi se n'è accorto che mi piaceva e sai cos'ha fatto? Mi ha regalato di nascosto una vaschetta 'e strawberry. Le più buone che abbia mai mangiato in vita mia, creriteme signurì." Mi sono messa a ridere perchè parlando mescolava il dialetto, l'italiano e qualche parola d’inglese. Ero felice di ascoltarla, la storia era diventata intrigante e poi non vedevo l'ora di capire che cosa c'entrasse il mio paese in tutto ciò. "Non eravamo fidanzati, io avrei tanto voluto, ma i miei genitori non me lo avrebbero mai permesso perchè mio padre diceva sempre che il figlio del fruttivendolo non gli piaceva proprio. Non sia mai gli avessi detto che ogni tanto mi regalava pure le ciliegie m'accireva 'e mazzate." E qui mi feci un'altra risata. “La cosa è andata avanti così per un po’, ci vedevamo ogni volta al mercato e ci scambiavamo timidi sguardi tipici dei ragazzini di quell’età. Poi un giorno, per fartela breve, i miei genitori mi hanno dato la brutta notizia: nel giro di un paio di mesi ci saremmo trasferiti in Inghilterra. Ero disperata, sapevo che non l'avrei più rivisto ogni settimana e che si sarebbe di sicuro fidanzato con un'altra ragazza. A quei tempi non era come adesso, una volta partiti non si sapeva mai quando si sarebbe ritornati.” “Un paio di settimane più tardi, pochi giorni prima di partire, era stato organizzato un viaggio con la parrocchia per andare a San Gerardo. Non ero molto entusiasta perché quel giorno c’era il mercato e sarebbe stata l’ultima volta che l’avrei visto.” Mentre raccontava la storia, devo essere sincera, sentivo lo stesso magone al cuore che aveva provato quella ragazzina una cinquantina d’anni fa. “Quella mattina partimmo presto. Avevo pianto a casa, ma mia madre non se ne era accorta, altrimenti si sarebbe di sicuro arrabbiata. Per fortuna sull’autobus c’erano anche due mie compagne di classe, infatti il viaggio fu meno duro del previsto. A dire la verità passammo una bella giornata, ma io pensavo a lui continuamente, infatti feci anche una preghiera a San Gerardo chiedendogli di farmi tornare presto per rivederlo ancora una volta. Intanto si erano fatte le quattro del pomeriggio e dovevamo ripartire. All’improvviso, mentre ci stavamo avviando al pullman, vedo lui da lontano. Non credevo ai miei occhi, era proprio lui. Aveva saputo che ero lí e con una scusa inventata a suo padre mi aveva raggiunta subito dopo aver finito il mercato. Avrei voluto tanto abbracciarlo, dargli un bacio, ma i miei genitori erano poco distanti e non potevo assolutamente permettermi di farlo. Lui si limitò a darmi una lettera e a dirmi timidamente che era innamorato di me, aggiungendo che mi avrebbe aspettata e che San Gerardo ci avrebbe dato la forza per sopportare la lontananza. Mentre lo raccontava, immaginavo loro, due timidi ragazzini, vicino ad uno degli alberi che costeggia il viale del Santuario scambiarsi promesse d’amore. Nella mia mente l’immagine che ne conseguiva era bellissima: percepivo l’emozione legata al sentimento che avevano in comune accompagnata dalla paura di essere scoperti. “Quell’istante sarà durato più o meno due minuti, ma è stato intensissimo. Sono partita per Londra pochi giorni più tardi. Ho riletto la sua lettera mille volte prima di partire, diceva che avrebbe fatto di tutto per tenermi lí con lui, ma non fu cosí. Gli scrissi anch’io una lettera poco dopo dall’Inghilterra, ma già avevo perso tutte le speranze. Non ricevetti nessuna risposta ed erano passati già tre mesi ormai.” Immaginavo quanto dura potesse essere: innamorarsi di qualcuno, sapere che anche lui lo fosse di te e poi perdersi. “Passarono più di sei mesi dal mio arrivo in questa terra e di lui nessuna traccia. Poi, un bel giorno, me lo ritrovai qui a Londra, davanti casa. Fu una sorpresa bellissima, non ci potevo credere. Era arrivato fin qui da solo.” Cercavo di immaginare e capire come quel ragazzino avesse fatto a trovarla. “Le sue prime parole furono: San Gerardo mi ha fatto la grazia, ho pregato giorno e notte di poterti rivedere e lui alla fine mi ha accontentato.” “Poi lui é rimasto qui ed il resto è inutile raccontarlo. Però la cosa bella è che la sua fede è stata talmente grande che questo sentimento ci ha accompagnato per tutta la vita. Questo solo grazie a San Gerardo. Ecco perché quando ho sentito nominare il paese mi è saltato il cuore in gola.” Che storia speciale pensai, che cosa bella aver incontrato quella signora quella mattina ed aver ascoltato il suo racconto. Si erano fatte le dieci intanto ed io dovevo riprendere la mia corsa. La salutai gentilmente, ringraziandola per il tempo trascorso insieme, e mi allontanai. Intanto, mentre correvo, pensavo: “Certe volte è strana la vita: ti trovi a centinaia di chilometri di distanza da casa tua e per caso incontri qualcuno che ti racconta una storia bella ed emozionante che ha come sfondo e cornice il tuo paese. Incredibile, soprattutto scoprire che lí è nato qualcosa di speciale e qualcuno porta nel cuore ancora vivo il ricordo di quel posto”.


Anno XLIV - Agosto 2017 N.94 16 Turismo Ho risposto anche questa volta con slancio alla chiamata del direttore de La Sorgente, come faccio ormai da qualche anno e, come sempre, terminata la telefonata inizio a pensare a quale tema trattare con il mio articolo ma questa volta, mentre ci pensavo, una voce che chiama: "papà!" mi ha risolto la scelta. Perché non parlare di mia figlia, del mio essere diventato padre e della gioia che questo evento ci ha regalato come famiglia? Perchè non far conoscere e condividere, la nostra storia? Ma si, ci provo! Tutto ebbe inizio quando nel 2005 quando ho conosciuto quella che mi parve subito una splendida ragazza e che da subito mi face uno strano effetto, da subito provavo qualcosa che non capivo bene ma che, più passava il tempo e più da confuse, quelle sensazioni erano diventate sentimenti e sempre più una certezza cresceva in me, conoscendola, la certezza che quella donna sarebbe stata la donna della mia vita, la madre dei miei figli! Fortunatamente anche lei ha visto il suo futuro accanto a me, infatti, dopo pochi mesi ci fidanzammo e qualche anno dopo ci siamo sposati. Per carità, è pieno il mondo di storie d’amore come la nostra o certo anche più belle, ma per me è stato subito speciale, finalmente avevo trovato una donna che mi amava per come ero veramente, una donna che è riuscita ad entrarmi nel cuore e non ne è più uscita. E così come per tutte le coppie, iniziò anche per noi la voglia di creare una famiglia, di dare un ulteriore senso al nostro matrimonio. I primi anni però da questo punto di vista, non furono "incoraggianti", purtroppo la tanto desiderata gravidanza non arrivava. E’ stato un altro periodo per molti versi critico, ma anche di grande crescita emotiva, e così, dopo più di 5 anni d’amore il buon Dio e chi per lui, ha voluto regalarci questa nuova possibilità, questa gioia che è anche una delle più grandi responsabilità, nostra figlia Clara. Personalmente, fino al giorno in cui è nata, l’11 novembre 2015, ho sempre creduto che la vita mi avesse tolto, troppo e troppo presto, che fosse in debito per come si era accanita contro me e contro la mia nuova famiglia. Perdere un padre a 11 anni, una nonna (che consideravo come una madre) 20 giorni prima della promessa di matrimonio e affrontare anche il funerale del nonno di mia moglie 4 giorni prima del matrimonio, sono state prove dure da superare, che vuoi o no, ti segnano. Ma dopo aver tenuto in mano per la prima volta quell’esserino di quasi 3 kg tutto mi è sembrato diverso, tutto ha avuto un altro senso, la rabbia accumulata contro la vita si è trasformata solo in amore per quella creatura. Ma anche a quella data, si è arrivati in modo “particolare”, infatti, non potrò mai dimenticare quel 19 marzo 2015, quando ho ricevuto il più bel messaggio della mia vita ; E pensare che ero convinto che, come al solito, Tiziana volesse sgridarmi per un paio di calzini o qualche maglione lasciato in giro per casa. Non potevo certo immaginare che quel messaggio mi avrebbe cambiato per sempre la vita togliendomi il fiato e facendomi scoppiare di una gioia esagerata. Non c’erano parole ma una foto del test di gravidanza con due linee rosse parallele in evidenza. Istintivamente scrissi a Tiziana “che vuol dire?” e lei rispose solo “SI”. Immediatamente la chiamai e come due cretini abbiamo pianto al telefono senza dirci niente per diversi minuti, e solo il mio sussurrargli “Ti amo” interruppe quel silenzio. Appena poi fui capace di razionalizzare quello che stava succedendo, mi resi conto che era il 19 marzo, non un giorno qualunque ma il giorno della Festa del papà! Non so spiegare l’emozione che provai, ricordo solo che tutto fu una nuova sensazione bellissima, stupenda, meravigliosa. Da allora è passato un anno, Clara ha cambiato le nostre vite stravolgendole e migliorandole, ci ha già donato tanti sorrisi, tanti momenti bellissimi ma soprattutto ha dato di nuovo valore alla parola “papà” regalandomi la possibilità anche di “festeggiare” questo giorno, dopo molto tempo in cui aveva perso tanto del suo senso. E tutto grazie a nostra figlia, il nostro vero tesoro, la nostra gioia, la nostra responsabilità. Non potrò mai dimenticare le parole di nonna Elvira che, dopo aver visto per la prima volta Clara, appena nata, in una frase riuscì a dire tutto quello che io e Tiziana pensavamo: “tempo c’è voluto per averla, però avete fatto un capolavoro”. Come ho scritto, il mondo è pieno di storie d’amore, il nostro paese ne è pieno ma poche volte si raccontano e si condividono così, ho voluto raccontare la nostra, un bel modo credo, per augurare a tutti buone e serene feste! Michele Cuozzo P er essere una piccola realtà, è stata una bella sensazione essere contattati da diversi istituti scolastici per condividere, in parte o completamente, progetti relativi ai percorsi di alternanza scuola-lavoro. L' alternanza Scuola–Lavoro è un modello di apprendimento che permette ai ragazzi della scuola secondaria superiore, di età compresa tra i 15 e i 18 anni, di svolgere il proprio percorso di istruzione realizzando una parte della formazione presso un'Impresa o un Ente del territorio, una delle innovazioni più significative della legge 107 del 2015 (La Buona Scuola) in linea con il principio della scuola aperta. Abbiamo realizzato attività con il Liceo “E. Medi” Battipaglia, il Liceo Ginnasio “P.Colletta” di Avellino, L'IISS di Gottaminarda e il Liceo Linguistico “De Sanctis” di Sant’Angelo dei Lombardi (Av) col quale, grazie anche “al ponte” con la prof.ssa Paola Majorana abbiamo realizzato il percorso “Per imparare a leggere e divulgare il territorio: l’accoglienza turistica” del quale scriviamo più in dettaglio in quanto è stata l’esperienza più varia e testimoniale realizzata. Obbiettivo generale dell’esperienza fatta a Caposele è stato relativo al miglioramento della capacità dei ragazzi di leggere ed interpretare il territorio e le sue emergenze artistico-culturali attraverso l’illustrazione dell’esperienza concreta di un’associazione utile a trarre eventualmente spunto per un’impegno futuro nel settore che, con la base culturale acquisita grazie al percorso di studi del liceo linguistico, rappresenterebbe una valida opzione lavorativa. In particolare gli alunni sono stati coinvolti nelle attività di “accoglienza e divulgazione scientifica” avvicinandoli, nel contempo, a temi applicativi e scientifici tali da fargli acquisire le competenze di base sui mestieri di Guida Museale e di Divulgatore Scientifico-culturale che, eventualmente potranno intraprendere. Sono stati guidati in una sezione di tirocinio e, nell’ambito della descrizione del territorio, degli impianti e delle strutture dell’acquedotto pugliese, sono venuti inoltre a conoscenza delle attività di base svolte dal geologo, dall’architetto pianificatore del territorio, dall’ingegnere idraulico, strutturista, elettronico e dell’operatore idraulico. Una attività utilissima è stata quella di traduzione, nelle lingue inglese, francese e tedesco studiate a suola, di tutto il materiale descrittivo e divulgativo delle strutture del SIMU Caposele in modo da lasciare quale prodotto utile in futuro, la base per la realizzazione di materiali per i turisti/visitatori stranieri che pure spesso vengono accolti presso le strutture. Con questo gruppo, per chiudere il tema della storia delle sorgenti di Caposele abbiamo anche organizzato una visita guidata a Bari, presso la sede generale dell’Acquedotto Pugliese spa, alle collezioni grafiche /fotografiche e ai complementi d’arredo, opera di Duilio Cambellotti. Particolarmente gradita però è stata una proposta di attività integrativa, venuta proprio dai ragazzi e relativa all’abbellimento di una delle pareti del museo delle acque di Caposele. Volendo lasciare un segno che è anche un prodotto concreto dell’esperienza fatta, hanno disegnato e colorato una serie di scritte di benevenuto in tante lingue, nella struttura che in effetti, bisogna di una risistemata generale (e sarà anche oggetto di lavori previsti dal progetto Festivalart, giovani per il paese dell’acqua) e che dopo l’intervento artistico dei ragazzi, oltre a migliorare di fatto l’inIL SIMU CAPOSELE SCELTO PER PROGETTI DI ALTERNANZA SCUOLA - LAVORO gresso alla struttura museale, è diventato quasi immediatamente lo sfondo utile per foto/selfie dei visitatori, realizzando concretamente il miglioramento dell’area e del livello di accoglienza per il SIMU Caposele. Nel numero precedente de La Sorgente , per un errore di impaginazione , è saltata buona parte dell’articolo “La meraviglia di essere padre”. Ripubblichiamo l’articolo per intero, scusandoci con l’autore della banale omissione, sperando di non incorrere più in questi incidenti di percorso. Una voce che chiama papà


Anno XLIV - Agosto 2017 N. 94 17 Ricerche Un caro saluto a tutti i lettori del “La sorgente” ed un particolare ringraziamento a chi porta avanti con entusiasmo il progetto di questo periodico. La mia riflessione, per questa occasione, tratterà un tema centrale che ci chiama ad essere attivi e partecipi: le prossime elezioni amministrative. Premettendo che negli anni passati si è assistito ad una gestione disastrosa della cosa pubblica; non si è riusciti a far fronte nemmeno alla cosiddetta ordinaria amministrazione. E’ ora di ripartire, di ricostruire sulle macerie. Gli anni che verranno saranno anni cruciali per il nostro territorio, ci attendono scadenze importanti tra le quali la chiusura dei lavori della Pavoncelli bis, la centrale idroelettrica, la ciclovia, la questione acqua in tutte le sue sfumature, i tanti milioni dei fondi di sviluppo europeo da DOVER e SAPER sfruttare (FSE 2014-2020); e molto altro ancora. “… Or la vita degl’italiani è appunto tale, senza prospettiva di miglior sorte futura, senza occupazione, senza scopo, e ristretta al solo presente. … gl’italiani non bisognosi passano il loro tempo a deridersi scambievolmente, a pungersi fino al sangue. Come altrove è il maggior pregio il rispettar gli altri, il risparmiare il loro amor proprio, senza di che non si può aver società, il lusingarlo senza bassezza, il proccurar che gli altri sieno contenti di voi, così in Italia la principale e la più necessaria dote di chi vuol conversare, è il mostrar con le parole e coi modi ogni sorta di disprezzo verso altrui, l’offendere quanto più si possa il loro amor proprio, il lasciarli più che sia possibile mal soddisfatti di se stessi e per conseguenza di voi.” (“ Dei costumi degl’italiani”, Giacomo Leopardi). Quando osserviamo quanto avviene intorno a noi, sforzandoci di porre sempre un filtro per non perdere la lucidità di valutazione, di giudizio, di guida esistenziale, non possiamo non riflettere su queste giovanili osservazioni leopardiane. Mi auguro che le nuove generazioni, soprattutto in età scolare, acquisiscano strumenti di autonomia critica o forse è meglio dire non perI prossimi anni saranno fondamentali per il futuro del nostro paese, in un contesto dove lo spopolamento, la crisi economica, la disoccupazione di vecchie e nuove generazioni ci attanagliano senza sosta. Questa sfida la potrà vincere solo chi avrà una visione nel tempo, accompagnata da idee e progetti. Bisogna far rinascere Caposele, proiettarla nel futuro; immaginandola tra 10/20 anni ed agire di conseguenza, altrimenti cambieranno i nomi ma si riproporrà sempre la gestione del “tirare a campare”. In questi mesi, attraverso la mia piccola esperienza regionale, ho avuto modo di conoscere tanti comuni della nostra regione, Caposele, pur essendo piccolissimo rapportato agli altri, ha delle qualità senza eguali, ma qualità che bisogna coltivare con duro lavoro, non possiamo continuare a credere che tutto ci sia dovuto per un diritto divino, o meglio le fortune che Dio ci ha donato dobbiamo con orgoglio valorizzare mettendo in gioco tutto ciò che possiamo. In ultimo, credo che ci sia la necessità di raccogliere tutte le forze democratiche migliori che il paese possa offrire, logicamente tenendo conto delle posizioni assunte nel corso del tempo (non tutti sono incolpevoli dello stato delle cose!) e ricominciare a CAPOSELE PUO’ RINASCERE CON LA FORZA DELLE IDEE di Giuseppe Caruso coordinare, costruire, superare definitivamente il passato per svolgere lo sguardo verso un futuro migliore e prosperoso. Con la forza delle idee Caposele può RINASCERE. Buon ferragosto a tutti. DEI COSTUMI DEGL I ITALIANI di Ernesto Caprio dano quello stupore critico che solo un animo sgombro da sovrastrutture e pregiudizi sia in grado di esercitare. In tale ruolo la scuola è fondamentale, gli insegnanti che in essa operano sono fondamentali per il complesso educativo e formativo che sono in grado di trasmettere. Da una recente ricerca Leopardi è risultato essere il poeta più amato dai nostri studenti e questo ci segnala quanto i giovani, al di là delle apparenti omologazioni indotte da sempre nuovi mezzi di comunicazione, siano ricettivi ai segnali ed ai messaggi che involgono lo spirito della loro esistenza. Che gli italiani siano sempre stati come sono, e come il giovane Leopardi avverte con la sua sensibilità di poeta e con l’elaborazione del suo pensiero, trova conferma nell’uso prevalente e spregiudicato di una dialettica vuota ed offensiva, mai di contenuti, mai propositiva, oggi così diffusa a tutti i livelli. Tale costume politico e culturale ha indotto spesso a livello internazionale un’immagine di noi ridicola , per non dire macchiettistica. I sorrisi e qualche volta le aperte risate, che capi di governo europei o giornalisti della stampa internazionale hanno riservato a nostri capi di governo ne sono testimonianza. Ed è sbagliato pensare che questo sia un problema che riguarda solo gli uomini di “potere”, che noi siamo diversi: oggi è sempre più difficile affermarlo. Non posso non pensare ai toni critici, sarcastici, con i quali la stampa e quasi tutti i commentatori hanno raccontato la vicenda dei soccorsi in relazione agli eccezionali eventi meteorologici e sismici accaduti nel gennaio di quest’anno nell’Italia centrale. Io che ho vissuto quei giorni in quei luoghi posso dire di aver visto una situazione “apocalittica” e mi chiedo dove erano quei giornalisti che si stupivano della lentezza del ripristino della normalità, forse scossi dal tremore avvertito anche a Roma o dal termometro a 0 gradi hanno preferito il caldo delle redazioni. In quelle condizioni chiunque interviene con qualunque mezzo mette a rischio la propria vita, e tutti lo hanno fatto, compreso l’equipaggio dell’elicottero caduto. Caposele si caratterizza come un salotto a cielo aperto, un grande set cinematografico, all’interno del quale si svolge la vita dei singoli e della collettività; all’interno del quale si realizza una grande quantità di comunicazione, direi una comunicazione totale. La fisicità della persona che passeggia e si muove sul “set”, il frequente commento di chi lo osserva, l’incontro con una o più persone, lo scambio di informazioni, il commento sull’attualità internazionale o locale sono gli elementi costituenti tale comunicazione. Dunque ci sono i presupposti perché tale comunicazione non assuma quelle espressioni, così lucidamente colte da Leopardi, e che tanto ancora caratterizzano gli italiani. Certo spinte in tal senso non mancano, ma io mi auguro, pensando soprattutto ai giovani, che Caposele resista a queste tendenze e che possa vantare di essere testimonianza ed oasi di civiltà relazionale.


Anno XLIV - Agosto 2017 N.94 18 Storia “Cura” o “avere cura” è la parola che dovremmo imparare ad appuntare sui post-it e fissarli alle cose. Al territorio che calpestiamo ogni giorno, per esempio, alle tante ricchezze -per nulla scontate- del nostro ambiente; delle persone che incrociamo lungo il nostro cammino. L'ambizione però, è che questo semplice sostantivo, particolarmente abusato, divenisse un imperativo dilagante dell’attività politica ma anche amministrativa e sociale. Prendersi cura significa valorizzare, ma anche preservare, proteggere, accudire, amare, custodire, manutenere dall’usura del tempo. Mi limito a citare Don Milani con la pretesa di dare forma al motto “I care” e di trasformarlo in una bandiera da posizionare ovunque, scavata nella terra, in segno di posizionamento di un faro capace di indicare la rotta e segnalarne la presenza per chi si allontana. Non si tratta di un banale slogan ad alta efficacia comunicativa: non prevede chiusure, né barriere e contrapposizioni. “Mi importa” innanzitutto di costruire un edificio solido e ben radicato, contaminando tutti gli operai di buona volontà che vorranno puntellare strutture su questo adagio. “Ho a cuore” il sollecito di una presa di coscienza civile e sociale, che guardi all’interesse collettivo e non a quello personale; che garantisca una piena e totale partecipazione e condivisione dei cittadini, ma anche una collaborazione cooperativistica in grado di sollecitare il rispetto per gli altri, oltre che di se stessi. Buon senso, umiltà e speranza sono le coordinate che scaturiscono dalla “cura”, e richiederebbero un’adesione universale. Sono i principi fondamentali per costruire una società più giusta e robusta al punto tale da resistere alle intemperie e ai nubifragi. Se dovessi argomentare da medico, parlerei di “cura” come antidoto alla malattia, che pure è calzante. Malattia della desertificazione imperante, della crisi occupazionale, dell’abbandono e dell’isolamento. Ma anche malattia del personalismo, della costruzione delle clientele, degli interessi particolari a danno di quelli collettivi. Se non decidiamo di aderire a nuovi dettami non potremo mai cambiare le cose e continueremo a lagnarci “che le cose così non vanno bene”, e ad accompagnare i nostri figli alla stazione o all’aeroporto, con l’augurio di realizzare sogni e aspettative. CAMPO APERTO di Armando Sturchio La verità vera è che siamo ad un punto di svolta storico, in cui è divenuta cruciale, e non più rinviabile, la “questione territoriale” che prende in considerazione le comunità e spinge a valorizzarle e ad alimentarne i sentimenti positivi. Abitare i luoghi significa curarne gli aspetti urbanistici dando loro decoro, ma anche quelli economici, culturali e sociali: siamo chiamati a compiere delle scelte. Sono innumerevoli le sfide che ci attendono di qui a pochi mesi (non è questo il momento di elencarle) e innumerevoli vorrei che fossero le adesioni a questo nuovo vessillo, cartello, insegna, lavagna… a voi la definizione più opportuna. La “cura” non prevede il raggiungimento di compromessi, ma il suggello di alleanze; nessun carteggio per il raggiungimento di accordi, ma soltanto di intese. Quella del circolo che rappresento non vuole essere una chiamata alle armi del Pd, piuttosto il suono di una campana, (“E allora, non chiedere mai per chi suoni la campana. Essa suona per te”) che ci ricorda che ogni uomo non è un’isola, e non può considerarsi indipendente dal resto dell’umanità. Quindi o si percorrono speditamente nuove vie o si coltivano i vecchi e malconci contenitori. Tertium non datur. Il limbo non paga. Prendere schiaffi da tutte le parti, anche basta. Inutile sottolineare che io sono per metterci in marcia verso sfide non convenzionali, spediti e decisi, senza perdere un istante. Altrimenti, in questi anni, saremmo stati fermi ed in silenzio senza farci inimicizie con nessuno, ben nascosti ad attendere il possibile arrivo dell’occasione giusta. Così come tutti quelli che vogliono spiegarci la politica di oggi, e lo stato di salute del Pd con la geometria. Da un po’ di tempo gli architetti e gli ingegneri con i righelli sono diventati più degli allenatori in panchina. Si tratta di esponenti politici dell'ultima ora o dell’ultimo anno prima delle elezioni che, rifacendosi alla scienza matematica, mettono al centro la “P”, che non è purtroppo la Politica bensì il Perimetro. Calcolare il perimetro di una eventuale coalizione vincente, utilizzando formule più o meno discutibili, sembra essere diventato lo sport del lunedì. A dire il vero, lo stesso problema sta appassionando anche l’altro lato del campo. Campo, mi pare la parola giusta visto che il perimetro, in oculistica, è utilizzato per determinare l’ampiezza del campo visivo. Perché oltre all’errore di leggere la politica con la geometria ce n’è un altro ancora più grave: questa categoria di politici geometrici, che si esercita a misurare i perimetri, ha qualche problema alla vista e spera di risolverlo pensando di poter guardare al futuro con le vecchie lenti del passato. Guardano all’oggi con gli occhiali di ieri. E infatti vedono ancora Cuori, Arcobaleni, Strette di Mano, Sveglie e reperti archeologici di dubbia utilità. Troppo presi dai “calcoli”, dimenticano i “contenuti”. Non si accorgono che il mondo è cambiato, che la complessità va affrontata con nuovi occhi. Qualche giorno fa abbiamo partecipato alla FdM di Caposele. Tante ragazze e ragazzi con un bagaglio di sogni da realizzare. A fotografarli i genitori, i nonni. Felici ma preoccupati per il loro futuro. Quel bagaglio di sogni, temono, diventi il bagaglio che figli e nipoti prepareranno per andare via. Perché la generazione dell’altro ieri sapeva che i loro nipoti avrebbero vissuto meglio di loro. Oggi questa certezza le mamme e i papà l’hanno persa. Di questo oggi dobbiamo discutere, ma credo che se prevarranno i geometrici con i righelli per Caposele, sarà un problema. Non ritengo sia un bene per il nostro paese guardare al futuro con le lenti deformate del passato. Dobbiamo sfidare conservatorismi, recinti ideologici, miopie e dobbiamo darci una missione concreta, perché di concretezza i cittadini hanno bisogno. Di una politica che smetta di parlare per iniziare a fare. Perché questo è l’unico modo per cambiare. Oggi più che mai c’è bisogno che tutto ciò ritrovi nuova linfa, c’è bisogno di un nuovo patto (rispondendo favorevolmente all’ing. Monteverde che lo lanciava sul precedente numero de “La Sorgente”) che può farsi strada solo con una rottura dei perimetri ideologici ed una apertura alla società. E questo processo, inedito, nuovo, che non deve spaventare, lo si può innescare partendo da un Pd (anche perché è un luogo di discussione reale non solo nell’anno precedente le elezioni) che si apra a tutte le menti migliori. Ci vuole un Manifesto per un nuovo progetto che metta insieme le forze dell’innovazione su idee concrete e valori condivisi, che disegni il futuro di Caposele. È il momento di osare e il coraggio non ci manca. Dobbiamo farlo anche contro il cinismo dei numeri, dei calcoli politici, della matematica che non tiene conto delle persone. Questa è la “P” che mi piace, la Politica, non il Perimetro, il civismo e non il cinismo. Il nostro perimetro è il nostro paese in rete con gli altri. Il nostro partito è Caposele. Prendiamo carta e penna, non dimentichiamo la gomma per cancellare le forme geometriche che qualcuno vorrà disegnare e cominciamo a scrivere questo Manifesto.


Anno XLIV - Agosto 2017 N. 94 Storia 19 di Mario Sista La festa di Santa Lucia, a Caposele, è una delle ricorrenze più sentite. Essa è la prima che apre la serie delle feste di stampo religioso nel paese: dopo il lungo torpore invernale, infatti, l’intera comunità si ritrova a vivere il primo appuntamento di festa dell’anno nuovo. Il 13 maggio, quindi, è una data molto attesa dai caposelesi: gli ‘spari’ di primo mattino annunciano a tutto il paese che questo è un giorno di festa, fa eco a tale annuncio la banda musicale che, a seguire, semina graziose note musicali per le strade, concorrendo anch’essa a dare quel tono di allegria e di letizia a questo giorno dedicato alla Santa. Seguono la fiera e, in serata, la Messa con la processione con l’antica statua della Protettrice della vista, accompagnata dalle preghiere della comunità cristiana e dalle parole dell’inno che solo in questo giorno si canta: “O Lucia, il tuo nome non muore…”. Da quanto tempo si celebra Santa Lucia a Caposele e come mai la sua ricorrenza, nel nostro calendario liturgico locale, cade il 13 maggio, invece che il 13 dicembre? Molti caposelesi ignorano le origini del perché nel nostro paese la martire aretusea venga celebrata a maggio, come pure ignorano anche altre circostanze che ci accingiamo a narrare. Ma andiamo per ordine. Il culto per Santa Lucia a Caposele è molto antico: insieme a quello per il Patrono San Lorenzo, esso è il primo che le carte della storia ci attesta. La prima testimonianza scritta la troviamo in un documento papale. Correva il mese di novembre dell’anno 1200 allorquando papa Innocenzo III indirizzò “Venerabili fratri Pantaleoni Ecclesiae Compsanae Archiepiscopo” una bolla in cui stabiliva, una volta per tutte, i confini dell’Arcidiocesi di Conza, enumerandone le diocesi suffraganee, i paesi e, infine, le chiese di diretta proprietà della suddetta circoscrizione ecclesiastica. Ora, nell’elenco delle chiese che Innocenzo citava al vescovo Pantaleone, erano presenti anche due chiese situate a Caposele, ovvero la chiesa “S. Luciae de Capite Syleris” e la chiesa “Sanctae Mariae de Pasano” in località Pasano, quest’ultima, in carte più vicine a noi, designata con il nome di abbazia. Per l’anno 1200, LA FESTA DI SANTA LUCIA A CAPOSELE dunque, il culto di Lucia era così radicato a Caposele al punto che i nostri antenati le avevano dedicato una chiesa. L’ubicazione di questa chiesetta non era lì dove, fino al terremoto del 1980, sorgeva la cappella di Santa Lucia, che molti ancora ricordano (e dove oggi sorge una piazzetta dove solo un’immagine in maiolica della Santa, accompagnata da una epigrafe, purtroppo erronea, fa memoria del non più esistente luogo di culto). Essa, infatti, sorgeva lì dove ancora oggi vi è una fontana dedicata alla Santa, in località Tredogge. Le carte antiche, infatti, riportano che la chiesa di Santa Lucia era “extra moenia”, ovvero fuori dal centro abitato. Non solo, riferiscono anche che, accanto alla vetusta cappella, vi era una fontana. Nel corso dei secoli questo binomio chiesa/fontana si è scisso per motivi a noi ignoti, restando in piedi solo la fontana. Tale fontana era situata nel ‘cantiere’ dell’Acquedotto Pugliese e l’attuale “funtana r Santa Lucia” altro non è che il frutto dello ‘spostamento’ dell’antica dal sito originario, situato qualche decina di metri più verso l’interno, al di là del fiume. Sito che molti, a Caposele, ancora ricordano. Non sappiamo quando la cappella antica crollò, presumibilmente durante il terremoto del 9 aprile 1853, se non prima. Poi ne fu costruita un’altra e, difatti, la cappella di Santa Lucia, sita nei paraggi di piazza Francesco Tedesco e, quindi, in pieno centro abitato, crollata anch’essa a causa del sisma del 23 novembre 1980 era, nella sua semplicità, di origine e foggia ottocentesca. Dopo la perdita dell’antica cappella in località Tredogge, infatti, il popolo caposelese aveva voluto riedificarla in un luogo più vicino al centro abitato, “intra moenia”. Oggi la settecentesca statua della Santa, definitivamente privata di un suo proprio luogo sacro, viene ‘ospitata’ in chiesa madre, tra le statue dei Santi più cari alla pietà caposelese. Per quanto concerne la data della festa, bisogna dire che non solo Caposele festeggia Santa Lucia a maggio. La stessa Siracusa, città di origine della martire, dedica numerosi giorni di festa a Lucia in questo mese, oltre alla solennità propria che, com’è noto, cade il 13 dicembre. Il fulcro intorno a cui ruotano questi festeggiamenti siracusani è la data del 13, giorno in cui la città siciliana fa memoria di un miracolo accaduto quattrocento anni prima. Correva l’anno 1646: la città soffriva per una terribile carestia che stava mettendo in ginocchio i siracusani i quali, correndo seriamente il rischio di morire di fame, supplicarono la loro Santa Patrona affinché li soccorresse. Una domenica di maggio (la tradizione indica la domenica 13 maggio di quell’anno), diverse navi cariche di grano, non chiamate da nessuno, entrarono nel porto di Siracusa salvando così, la città affamata. Non solo, quel giorno, mentre la popolazione stava in preghiera in Cattedrale, durante la celebrazione della Messa ecco che una quaglia entrò da una finestra aperta del duomo e, con il suo verso ritmato ed intermittente ‘annunciò’ alla folla l’arrivo del grano. Da qui l’uso invalso, a Siracusa, di chiamare la festa di Santa Lucia di maggio col nome di “Santa Lucia delle quaglie”, o, anche, “Festa del Patrocinio”. Molto probabilmente anche Caposele, in antico, festeggiava Santa Lucia il 13 dicembre; tuttavia, l’eco del miracolo accaduto a Siracusa fu grande e, giunta anche nelle nostre contrade, dovette impressionare a tal punto i nostri antenati da convincerli a traslare la festa da dicembre a maggio, data anche la mitezza del clima e la possibilità di onorarla come si conviene allorquando la primavera compare con i suoi fiori e i suoi profumi. Una tale ipotesi sembra essere plausibile, dato che né a Siracusa, né altrove, prima del 1646, è attestata, in questo mese, una festività in onore della Santa. L'interno della cappella di Santa Lucia, distrutta completamente dal terremoto del 1980. Oggi a ricordo di quel luogo c'è un'effige e una semplice targa


Anno XLIV - Agosto 2017 N.94 20 Sociale di Gelsomina Monteverde I n 150 anni, più di 24 milioni di italiani sono emigrati, portando nel mondo il nostro sapere, la nostra creatività, la nostra manodopera e la nostra delinquenza. Troppo spesso ci dimentichiamo che siamo un popolo di migranti e che come tale, abbiamo sofferto le umiliazioni della discriminazione. Togliamoci dalla testa l’idea che noi eravamo belli, bravi e stimati e che all’estero, fossimo accolti tra petali di rose e banda in festa. Eravamo considerati pezzenti, geneticamente pericolosi, violenti. Nixon, sosteneva addirittura, che avevamo un odore diverso. Il massacro di New Orleans, quello di Aigues-Mortes, la vicenda Sacco- Vanzetti, la copertina di Der Spiegel del 1977, le oppressioni in Svizzera, Australia, Canada e tante, tante altre ancora, sono solo alcune delle testimonianze di come eravamo trattati fuori dai nostri confini. - "Odio tutti i musulmani. Gli immigrati mi fanno schifo perché puzzano. Con Mussolini non ci sarebbe questo schifo (per questo schifo si intende i migranti che naufragano...si spera per umanità che in questo schifo, non ci siano le migliaia di persone che finiscono in fondo al mare, portandosi tutte le speranze di Il pregiudizio è figlio dell’ignoranza... una nuova vita). Vengono qui a rubarci il lavoro...ecc".- Come cavolo si fa a dire una roba del genere? Dette poi da "professionisti"... Mah! Vuoi vedere che questi "professionisti", hanno una mezza idea di andare a vendere le rose per le vie del centro o di piazzare il baldacchino fuori dal supermercato o, che ne so, di andare a lavorare in fonderia o magari di finire a raccogliere pomodori a cinque euro al giorno? Per non parlare di quando sui giornali appare la notizia di uno stupro commesso da uno straniero. Beh, lì sì che si assiste al meglio del meglio...Altro che genocidio! Tanto accanimento, quando poi, la violenza sessuale avviene per il 70% tra le mure domestiche, mentre solo un 10% è imputabile allo “straniero”. Cosa bisognerebbe fare in questi casi? Condannare tutti i papà, gli zii, i nonni? Castrarli tutti? Non riesco a spiegarmi tanto odio, tanta arroganza, tanta superiorità. È ovvio, tra tante persone ci saranno anche dei delinquenti, come tra l'altro ce ne sono tanti tra di noi... Ma è possibile vedere questi individui non come appartenenti ad una nazione o continente, ma come individui e come tali, giudicati dall’uomo e dalla legge? Non sono moralista, ma davvero non riesco a concepire come una persona più fortunata, si permetta di sentirsi migliore, come un essere umano, si possa considerare padrone della Terra e non suo ospite temporaneo. È una questione di intelligenza...Cosa pensereste se vi discriminassero (e in parte avviene) perché siete obesi, o pelati, o magri, o bassi, o con le orecchie a sventola, o con i brufoli, o strabici, o con le gambe storte, o con i piedi piatti, o col culo grosso, o con… sarebbe una lista infinita, meglio non dilungarmi troppo. Ma, al di là di queste “dovute” riflessioni, sarebbe utile, se non ritenuto necessario, affrontare con il giusto equilibrio, un' emergenza nazionale molto complessa. Dovremmo riflettere su come l’accoglienza costituisca un reale e concreto business, sulle enormi somme che vengono erogate dall’Unione Europea che spesso non raggiungono la finalità prefigurata. Si dovrebbe provare un senso di disgusto e di sdegno nell’apprendere che su queste tragedie dell’immigrazione, c’è chi fa affari e c’è chi continuamente ci specula, invece di assicurare la “giusta” accoglienza e il “giusto” controllo per quanti chiedono asilo. Sono sempre stata eticamente ostile alla discriminazione, in qualunque sua forma, ed ingenuamente coltivavo l’idea che il rispetto della libertà di pensiero fosse sinonimo di intelligenza, ma in questo caso mi sbagliavo. "...ma davvero la nostra storia non ci ha insegnato niente? Eravamo noi quelli dei barconi, ricordiamocene!" Vi saluto con questo inno al multiculturalismo: Cittadino del mondo Il tuo Cristo è ebreo e la tua democrazia è greca. La tua scrittura è latina e i tuoi numeri sono arabi… La tua auto è giapponese E il tuo caffè è brasiliano, il tuo orologio è svizzero e il tuo walkman è coreano… La tua pizza è italiana e la tua camicia è hawaiana. Le tue vacanze sono turche, tunisine o marocchine. Cittadino del mondo, non rimproverare il tuo vicino di essere… straniero. L'Istituto Comprensivo "De Sanctis" di Caposele ha sempre avuto una marcia in più nell'organizzare eventi e progetti per gli studenti. Già da qualche anno la struttura moderna del polo scolastico ha permesso di esercitare molte attività sia teatrali, musicale e sportive già al suo interno. Fondamentalmente, questa è una condizione necessaria, ma non sufficiente per raggiungere traguardi di qualità. Infatti si sono sempre alternati dirigenti di grande spessore che hanno saputo con stimoli ed iniziative mettere a loro agio professori e studenti per dare il meglio di loro stessi. Tra i Dirigenti con i quali anche noi de "La Sorgente" abbiamo collaborato ricordiamo il Preside Granese o anche il compianto Salvatore Di Napoli. E oggi Gerardo Vespucci che ci offre una serie di opportunità di mostrare con il suo cordinamento, le molteplici attività della scuola. Non solo recite di fine d'anno scolastico, ma progetti e nuovi percorsi didattici che trovano collaborazioni e stimoli anche nei genitori e oltre le mura scolastiche. Le immagini e gli interventi scritti che ci trasmette del Dirigente Vespucci, ne sono testimonianza. Un ringraziamento a lui e a tutto il corpo docente che sviluppa e propone attività di crescita della nostra piccola comunità. LA SCUOLA CHE CRESCE


Anno XLIV - Agosto 2017 N. 94 21 Tradizioni Sin dagli albori dell'umanità l'uomo ha sentito il bisogno di alleviare le proprie sofferenze. All'inizio vi fu il mistero, il sovrannaturale, il mito, la superstizione, ancora oggi il mito della Sibilla Cumana aleggia sui Campi Flegrei, qui si aprivano le porte dell'Ade. Ma poi l'uomo ha saputo superare tutto questo attraverso l'osservazione e l'analisi dei dati riuscendo a dare risposte certe e ripetibili, in particolare lo studio delle piante gli ha consentito di formulare prima semplici rimedi in seguito farmaci efficaci. Ma la nostra terra non è solo la terra della Sibilla, è anche la terra della Scuola Medica Salernitana che può essere definita la prima Università europea, famosa per il suo Antidotarium magnum con un elenco di 485 ricette e per L'Antidotarium Nicolai che era rivolto agli studenti di medicina, utilizzato come testo di studi a Parigi nel 1270. Questo a dimostrazione che le piante sono state utilizzate per la cura e la prevenzione delle malattie sin dall'antichità. Chi ci ha preceduto, pur non avendo le conoscenze scientifiche di oggi, le ha coltivate, raccolte e catalogate al fine di utilizzarle per alleviare varie condizioni di sofferenza. Nel tempo una parte di questa conoscenza è stata tramandata tra generazioni per via orale, finendo per attribuire talvolta ad alcune piante virtù terapeutiche in realtà più leggendarie che reali. Con amarezza va detto che nel ventiduesimo secolo ancora sopravvivono credenze popolari alimentate da praticone che, al pari di sciamane, esercitano i loro rituali, dispensando consigli, lozioni ed empiastri. Il fascino del soprannaturale, il fascino dell'esoterico sopravvive, purtroppo, fino ai giorni nostri e, come nelle migliori famiglie, la nostra comunità non è da meno. Caposele è terra d'acqua e pertanto non poteva non avere la sua pozione magica, la sua acqua miracolosa: “L'Acqua r teglia”. La tradizione popolare attribuisce a questa pozione magiche capacità curative in caso di scottature. Ancora oggi, dopo tanti anni di professione, rimango stupito dalla superficialità che accompagna l'utilizzo dell'Infuso di Tiglio, di come lo stesso venga proposto dalla comare di turno che ne vanta presunte qualità curative, ma, mi sia concesso, la vera meraviglia Miti e leggende caposelesi: “L'Acqua r teglia” di Raffaele Russomanno è per la facilità di come queste persone senza alcuna formazione scientifica e, a volte, neanche di base riescano ad essere ascoltate. Tutto questo ha, francamente, del paradossale tenuto conto che il nostro tempo si basa sul sapere, il secolo attuale è il secolo della conoscenza. A questo punto non possiamo che affrontare il mito caposelese de “L'Acqua r teglia” in modo scientifico e vedere se le sue vantate proprietà guaritrici siano vere. Partiamo dalla pianta: il Tiglio (Tilia) è un albero appartenente alla famiglia delle Tiliaceae, originario dell’emisfero boreale. Longevo e di notevoli dimensioni, possiede radici profonde e tronco robusto. La leggenda narra che sulla tomba di Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto, torturata e decapitata dall’imperatore Massimino Daia, siano spuntati germogli di Tiglio come simbolo della sua innocenza: da allora il Tiglio è noto come l’Albero dell’Innocenza’, un albero che può vivere sino a 250 anni. Noto da più di 2000 anni il nome ‘Tiglio’ deriva dalla parola greca ‘ptylon’ che significa ala, alludendo appunto alla lunga brattea fiorale che ricorda un’ala, un piccolo stratagemma della natura per consentire ai semi di ‘volare’ lontano. Albero di grandi dimensioni alto sino a 20-30 m. La sua chioma è rotonda e la corteccia grigia, liscia negli esemplari giovani, screpolata in quelli più adulti e sviluppati. I suoi fiori, molto amati dalle api e dolcemente profumati, crescono raggruppati in infiorescenze con una lunga brattea. Le foglie sono di colore verde scuro, a forma di cuore e con margine finemente seghettato. Lo si trova un po’ ovunque, spontaneo o coltivato sino ai 1000 m di altitudine. Per una corretta descrizione delle proprietà terapeutiche della pianta non posso che riportare quanto descritto nella letteratura scientifica, in modo particolare nella Farmacopea Europea Ed. IV dove le inflorescenze del Tiglio, nelle sue varietà, vengono descritte e ne vengono decretate le proprietà terapeutiche, dopo un'analisi attenta e verificata. Il Tiglio possiede proprietà diaforetiche (aumento della produzione del sudore) ed antispastiche che sono attribuite all'acido p-cumarico e ai flavonoidi. Mentre all'olio essenziale sono state attribuite proprietà diuretiche, sedative ed antispastiche. La pianta trae le sue proprietà curative dalle foglie e dai fiori, qui sono presenti flavonoidi, cumarine, oli essenziali, mucillaggini, tannini e zuccheri e sono utilizzate in fitoterapia per combattere l'insonnia, tachicardia, nervosismo e mal di testa, dovuto a stati d’ansia e di stress, perché svolgono azione rilassante sul sistema circolatorio, provocandone un abbassamento della pressione, ben tollerata in gravidanza, in fase di allattamento e dai bambini. Per la presenza delle mucillaggini, contenute soprattutto nei fiori, il tiglio è la pianta più indicata, secondo si sempre allestito in casa senza alcun grado di sterilità e non stabilizzato con conservanti che inibiscano lo sviluppo di batteri e parassiti, andrebbe evitata la sua applicazione sulla cute lesa perché la esporrebbe ad una possibile infezione a causa del non corretto metodo di preparazione e di conservazione. Per questo la nostra “Acqua r Teglia” non dovrebbe essere usata su ferite come le scottature . Oggi che il mondo della farmaceutica è in grado di formulare prodotti di origine vegetale efficaci, stabili e sicuri credo di poter concludere invitandovi a stare lontani da miti e leggende metropolitane e quindi anche dal mito caposelese de “L'Acqua r teglia” e dalla sapientona di turno, relegando praticone e sciamane solo nei nostri ricordi e non più nel nostro presente. la Commissione tedesca, anche in caso di disturbi alle vie aeree dei bambini e degli adulti, esse conferiscono proprietà mucolitica ed antinfiammatoria efficace in caso di tosse e catarro. Alcuni autori attribuiscono alla pianta una blanda azione antiinfiammatoria e lenitiva, per questo consigliano l’infuso per applicazioni sulla cute in caso di eruzioni cutanee e dermatiti, sul viso per depurare e tonificare la pelle, sugli occhi, in impacco, per calmare bruciori e arrossamenti. Al di là delle azioni farmacologiche fin qui descritte alla pianta non possiamo attribuire nessuna seria proprietà cicatriziale. Per di più va detto che trovandoci in presenza di un preparato acquoso, qua-


Anno XLIV - Agosto 2017 N.94 22 Attualità I l recente recapito della tassa sui rifiuti a Caposele – con molti nuclei familiari che si sono visti quasi raddoppiare l’importo versato negli anni precedenti – ha reso l’immondizia un trending topic nelle discussioni paesane. Non sempre queste discussioni sono servite a fare chiarezza perché – occorre dirlo – l’argomento “rifiuti” è trattato con poca chiarezza dallo stesso legislatore e questo ha reso necessari finanche interventi della Corte di Cassazione per interpretare una normativa scritta maluccio. A rischio di essere pedante, quindi, cerco di fare un ripasso. TARI è l’acronimo di “Tassa Rifiuti” e sostituisce la vecchia TARES. E’ quindi la tassa destinata a finanziare integralmente i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Qualcuno infatti ricorderà che la legge di stabilità 2014 ha introdotto la nuova Imposta Unica Comunale (I.U.C.) che comprende anche l’IMU (Imposta municipale propria) e la Tasi (Tributo per servizi indivisibili). La tassa è interamente comunale, vale a dire che lo Stato non interviene per stabilirne l’importo né per pagare i costi che un comune affronta per questo servizio. Se un comune è capace di affrontare nel modo giusto la questione dei rifiuti, l’importo della bolletta sarà basso, altrimenti il costo è destinato a crescere. E’ in faccende come questa che si realizza pienamente la tanto auspicata autonomia degli enti locali. L’importo della Tari, infatti, varia da comune a comune. La legge dice solo che la tassa comprende una parte fissa e una parte variabile: la prima è calcolata in base alla superficie dell’immobile oggetto di tassazione; la seconda in relazione alla quantità di spazzatura prodotta (per cui ci si basa sul numero dei componenti il nucleo familiare). E’ evidente, quindi, che la tassazione sui rifiuti offre una grossa discrezionalità agli amministratori locali sotto tutti i punti di vista. E’ loro compito individuare le politiche adeguate per contenere il costo del servizio. Ma è anche loro compito stabilire quale parte della tassazione debba essere calcolata in base alla superficie dell’immobile detenuto e quale parte in base al numero dei componenti di una famiglia. Ecco, quindi, il motivo dei clamorosi aumenti (ma anche delle clamorose riduzioni) di quest’anno. Spulciando le vecchie bollette possiamo intuire che, fino all’anno scorso, a Caposele il tributo veniva calcolato solo in base alla grandezza della propria casa. Il sistema non era affatto equo poiché capitava che una persona che viveva da sola in una grande abitazione subiva un’imposizione esagerata. Come se da sola producesse più rifiuti di una famiglia di quattro elementi che viveva in una casa più piccola. Quest’anno, in di Alfonso Sturchio aggiunta all’estensione del bene tassato, si è introdotto il criterio del numero dei componenti il nucleo familiare. Per ogni componente è stato chiesto un tributo in media di circa 90 euro. Dico “in media” perché non si capisce in base a quale criterio si è deciso che una famiglia di tre persone abbia un’attitudine a sporcare (91 euro ciascuno) superiore ad una di cinque (88 euro), ma inferiore ad una famiglia di due componenti (106 euro ciascuno), per esempio. E’ stata approvata un’altalena di variabili che non sembra avere alcuna logica. Pare evidente inoltre che la parte del tributo legata al numero dei componenti del nucleo familiare ha assunto una dimensione esorbitante rispetto a quella della superfice dell’immobile, con grande pregiudizio per le famiglie più numerose. Va detto, a parziale giustifica della scelta amministrativa, che è senz’altro vero che due persone sporcano più di una e che la legge non impone alcun criterio per la composizione del tributo (dice solo che una parte deve essere legata alla dimensione della casa e l’altra al numero dei componenti del nucleo). Tuttavia, nel sistema adottato a Caposele, la prima componente ha un valore irrisorio. In un periodo storico in cui le giovani coppie con figli hanno problemi di bilancio familiare persino superiori ai loro genitori ed ai loro nonni, in una società come la nostra, che almeno a chiacchiere incentiva la maternità e tutela la famiglia, un maggior equilibrio tra le due componenti avrebbe evitato di scaricare sui nuclei più deboli gran parte del costo del servizio. Altri errori sono emersi nell’individuazione delle superfici tassabili. Mentre altrove si discute sull’esenzione o meno del tributo per locali pertinenziali come i garage (quando si prova l’impossibilità a produrre rifiuti) da noi le autorimesse sono state equiparate ad abitazioni con tanto di occupanti virtuali. Un mancato aggiornamento dei dati ha poi prodotto numerosi errori nell’individuazione del numero di persone che occupano un immobile con pesanti aumenti della bolletta. Va detto che molti errori sono stati prontamente corretti su richiesta dei caposelesi più attenti, con conseguente storno dell’imposta non dovuta. Ma chi pagherà il costo di queste rettifiche in ribasso? I costi che dovranno essere comunque recuperati verranno spalmati nuovamente su tutte le famiglie caposelesi? E’ chiaro che l’unica via per evitare un nuovo salasso negli anni a venire è quella di ridurre i costi del servizio. In un mondo ideale i produttori di rifiuti riciclabili (cioè tutti noi) dovrebbero essere remunerati per il conferimento di vetro, plastica e carta alle aziende che li trasformano traendone un guadagno. Probabilmente tra quindici o venti anni sarà così, ma nel frattempo gli amministratori dovrebbero studiare politiche adeguate per ridurre i costi dello smaltimento dei rifiuti. La strada maestra, senza alcun dubbio, è quella che porta ad incentivare la raccolta differenziata. In comuni non dissimili dal nostro hanno trovato il modo di dimezzare la quantità di “umido” da smaltire, che costituisce una delle voci più gravose della nostra bolletta. Il comune di Modugno (Bari), per esempio, ha dato il via alle pratiche del compostaggio domestico con la pubblicazione del bando per l’assegnazione delle compostiere in comodato d’uso gratuito. Il compostaggio domestico (o autocompostaggio) consiste nella eliminazione dei rifiuti organici prodotti in casa (avanzi di cucina e scarti vegetali) mediante un’attrezzatura denominata “compostiera”. Questa è in grado di trasformare la frazione organica in una sostanza, il compost, utile per poi essere utilizzata direttamente dall’utente per fertilizzare giardini ed orti e nutrire al meglio fiori e piante. Questa sistema porterà ad una riduzione complessiva dei rifiuti urbani prodotti, con conseguente riduzione dei costi di raccolta, trasporto e conferimento degli stessi e gli abitanti di Modugno che ne usufruiranno avranno diritto a una riduzione non inferiore al 40% della parte variabile della Tari. Altri comuni virtuosi sono riusciti ad ottenere una riduzione delle tariffe adottando un sistema di tassazione incentivante che premia gli esercizi commerciali che producono meno rifiuti ed i cittadini che sanno diversificare i loro conferimenti. Insomma, i modi per ottenere in futuro importanti risparmi sulle nostre bollette ci sono. Sarà compito dei nostri amministratori – in questa, come in tutte le altre questioni che interessano lo sviluppo della nostra comunità – aprirsi verso soluzioni innovative, confrontarsi con i colleghi dei comuni più virtuosi ed adottare le soluzioni migliori per un servizio economico ed efficiente. La Tari, di norma, equivale al corrispettivo dovuto per un servizio effettivamente prestato, che in nessun caso può prevedere aumenti che vanno oltre la sopportabilità sociale. A Caposele, peró, essa sembra il veicolo per traghettare costi in parte estranei al servizio e palesi diseconomie dovute alla mancata istituzione della raccolta differenziata dei rifiuti mediante il servizio “porta a porta”. Si verifica, così, che ad una spesa costantemente in aumento e fuori controllo, non si trovi migliore rimedio che inasprire le tariffe, cogliendo alla cieca attività produttive e nuclei familiari bisognosi di tutela, senza un evidente miglioramento sia del servizio offerto che della pulizia ordinaria del paese. Il Circolo locale del Partito Democratico, riscontrato che taluni parametri applicati non trovano riscontro nella legge e che lo stesso regolamento relativo alla disciplina della Tari risulta scriteriato, oltre che estemporaneo nell’applicazione, suggerisce, cautelativamente, ai cittadini di versare la sola prima rata del tributo richiesto, in attesa che il Comune proceda all’eliminazione delle evidenti inesattezze e degli errori applicativi che, di fatto, fanno lievitare impropriamente l’importo della Tari. Propone all’Amministrazione Comunale di: -Impartire severe disposizioni agli uffici affinché aggiornino i dati relativi ai nuclei familiari, alla dimensione e destinazione d’uso degli immobili, alla tariffazione delle aree pertinenziali alle abitazioni (autorimesse, cantine e depositi per altri usi); -Istituire una Commissione Consiliare aperta, affinché valuti le variazioni opportune da apportare al regolamento vigente per garantire un maggior equilibrio nell’imposizione. Il Circolo del PD, come sempre, sostiene le giuste rivendicazioni dei cittadini e resta disponibile alla risoluzione dei problemi della comunità, in un’ottica di equità sociale, al riparo da gratuite strumentalizzazioni e facili populismi. Circolo locale PD Caposele CAPOSELE Il costo dei rifiuti a Caposele Un manifesto a cura della sezione locale del PD, uscito in occasione dell'arrivo delle "bollette pazze" nelle case dei Caposelesi


Anno XLIV - Agosto 2017 N. 94 23 Fatti di Paese Don Peppe, ha lasciato tracce indelebili della sua vita, non credo che qualcuno possa testimoniare un suo comportamento censurabile ,anche se l'aneddotica locale ce lo tramandi tra gli attori più tenaci della scena caposelese. Egli fu soprattutto un maestro dell'iperbole, nel senso che sapeva con piglio teatrale ingigantire o diminuire la realtà per rendere retoricamente più incisivo il suo discorso argomentativo. C'è chi giura che, nonostante la sua avversione per i libri, egli fosse un fine estimatore dei Gulliver's Travels di Daniel De Foe, del Gargantua et Pantagruel di Rabelais e che, quindi, la performance della sua vita fosse per così dire ispirata a personaggi fanta-mitici eccelsi nella tecnica dell'esagerazione. Si dà il caso che un giorno egli fu omaggiato da un paesano rientrato dall'estero di un tessuto di finissimo velluto liscio verde olivo e subito egli non ebbe dubbio alcuno sulla sua utilizzazione: un elegantissimo giaccone alla cacciatora. ..... Già se la immaginava addosso, quella giacca alla Falstaff, con due ampie tasche sul davanti, taschino in petto e paracolpi a lato e per finire un capiente tascone sul dietro con aperture laterali... Non perse tempo, arrotolò la stoffa nelle pagine di un vecchio giornale, diede un'occhiata al suo orologio a cipolla ed uscì, pensando che avrebbe potuto indossare il giaccone a Pasqua. Lungo il breve tragitto che lo separava dalla bottega del sarto, giù per via Pietraquaresima e poi per via Bovio fino a via Caprio, già costruiva mentalmente il discorso scarno e distaccato col quale si sarebbe rivolto al sarto ovvero a suo cognato. Come si può intuire, tra i due non scorreva buon sangue nel senso che era reciproca una cordiale indifferenza, ancorché si guardavano bene dal forzare la mano e dal dare esca a incandescenze . D'altronde due cognati, per quanti parenti affini, restavano sempre dei parenti. Per carattere i due , essendo agli antipodi, non lasciavano che una mosca si posasse sul loro naso e, quindi, quando si presentava l'occasione per un tiro mancino o per uno sgambetto , sicuramente non si tiravano indietro. Giunto alla sartoria di Don Rocco, si arrestò sulla porta in attesa di un saluto che in effetti arrivò dai soli garzoni di bottega perché il mastro non si scomodò per niente. Per tutta risposta Don Peppe entrò, si sedette su uno sgabello accanto al braciere, posò il rotolo di velluto sul bancone e tossì molto rumorosamente. A quel punto, come in un copione teatrale, il cognato alzò la testa dal lavoro che lo assorbiva almeno apparentemente e subito proruppe:" Come mai da queste parti, Don Pe'?" "Ti ho portato del velluto per un giacIL GIACCONE DI DON PEPPE di Alfonso Merola cone che vorrei indossare per la settimana di Pasqua" disse. "Siete diventato cattolico praticante ?" ribatte' il sarto "Cattolico, cattolico, sicuramente non sono saraceno. E poi ho detto Pasqua per dire quanto prima possibile. Mica posso indossarlo al Corpus Domini o alla Madonna delle Grazie ? Sarebbe un po' pesantuccio per l'estate. ...non ti pare? " aggiunse Don Peppe. " Faremo tutto il possibile, intanto fatevi prendere le misure dal garzone. Quelle che ho già sono un po'vecchiotte e voi di peso ne avete messo in questi anni." quasi a ricordargli che non era un cliente assiduo. Poi prese il velluto, lo srotolò, lo guardò e lo riguardò, lo tastò per valutarne la qualità e la consistenza ,ed annuendo col capo, espresse il suo giudizio positivo. Aggiunse, però, subito: "Ma qui manca la fodera. .." " Non credo che non avete fodera in questo negozio. "soggiunse Don Peppe " Sceglietemi la migliore, per essere chiari non di quella ordinaria che mollate ai zappatori, perché questo velluto merita il meglio che avete , non c'è dubbio ..... " Rispose il sarto :" Io non voglio responsabilità e nemmeno voglio poi litigare sul prezzo. Ora ti mostro il meglio di cui dispongo e poi sarete voi a scegliere, come si dice, patti chiari, amicizia lunga....." E così dicendo si diresse verso le scansie , trasse giù dei rotoli di fodera pregiata e li srotolò sul bancone, aggiungendo con enfasi: " Questa è vera seta, di quella finemente filata e ricamata, sul mercato di meglio non c'è, ....poi quanto al prezzo......" A quel punto tagliò subito a corto Don Peppe, tutt' altro che interessato al costo ed alla messa in opera della fodera : " Non ti stai proprio comportando da cognato, caro don Rocco. Dimmi una sola volta che ho battuto ciglia dinanzi a richieste di onorare debiti eventuali ! Tu sai ridurre ogni nocciolo di problemi importanti o futili sempre a questione di grana....quasi che si campasse solo di soldi ....." Subito intervenne il sarto:" La correttezza nel mio mestiere mi suggerisce di essere chiaro e trasparente coi clienti, per evitare che si creino equivoci. Accade spesso che il prezzo di un capo del vestiario è ascoltato con distrazione dall' acquirente, per cui al momento del dunque, spesso si finisce col tira e molla e si litiga. Figurarsi cosa può accadere quando addirittura il prezzo viene omesso o sorvolato ..." Don Peppe, a quel punto, divenne paonazzo e avrebbe assalito il cognato, se sulla scala non fosse comparsa la moglie del sarto, per cui riprendendosi disse con voce apparentemente calma : "Scelgo questa fodera qui, come d’intesa, ci rivedremo alla vigilia, ovviamente regolando i nostri conti, saluti a tutti ! " Uscì e giù per via Caprio si diresse al Caffè Romualdo per la solita partita a carte. Il sarto nei giorni successivi si mise al lavoro, riservando la confezione del giaccone a lui, per evitare che un minimo difetto potesse essere addossato ai suoi apprendisti ed in meno che si pensi l'elegante giacca alla cacciatora fu bella e pronta su una gruccia che ne faceva mostra a chiunque entrasse :la pubblicità, d'altronde era l'anima del commercio anche a quei tempi..... Il signor Rocco non si premurò di informare il cognato e lasciò correre il tempo fino a quando non giunse il giorno concordato ; Don Peppe, preciso come un orologio svizzero si presentò in sartoria. Appena furono scambiati dei convenevoli alquanto freddini, il sarto ordinò ad un apprendista di recuperare il giaccone dalla gruccia, di spolverarlo ben bene e di posarlo sul banco; poi chiese a Don Peppe di indossarlo per provarlo. Cosa che egli fece con una certa trepidazione , quasi col piglio di un bambino di fronte al suo primo abitino per la Comunione. Egli indossò il giaccone, lo guardò e lo riguardò ,lo palpò più volte, scorrendo le mani su e più sulle maniche e sul petto, lo abbottonò e sbottonò introdusse le mani nelle varie tasche e taschini e restò immobile. Istintivamente il sarto si precipitò verso di lui per aiutarlo a togliere l'indumento, quando con una gomitata il cliente molto speciale allontanò il sarto da lui dicendo : " Un momento, un momento, che diamine, che fretta c'è. ! Proprio ti pesa avere tra i piedi clienti come me? E poi un cliente ha il diritto di guardare la merce prima di pagare? Voglio dare un'occhiata allo specchio, ne ho pure il diritto , maledizione! " Il sarto che, per la verità aveva deciso di pagarsi la sola fodera, rinunciando al costo del suo lavoro, a quel punto si innervosì, anche se celava alla meglio il suo sentimento di riprovazione, nella sola speranza che egli non attaccasse briga e se ne andasse quanto prima possibile. Intanto Don Peppe che si crogiolava nel far innervosire un cognato serio oltre il dovuto, fece finta di nulla e si diresse verso lo specchio a muro, un enorme specchio che in genere non mancava mai in certe sartorie di una volta. La sua indubbia stazza inondò l'argentea superficie dello specchio che a fatica conteneva la sua figura di omaccione . Si mirò e rimirò ,sollevò e distese le braccia, si impatti come un galletto ruspante e poi curvò le spalle ed infine si ispezionò da capo a piedi, sotto l'occhio vigile del sarto, attento a cogliere un minimo segnale di soddisfazione... Indubbiamente gli stava addosso a pennello, ma mai e poi mai avrebbe trasmesso il suo punto di vista e con una sufficienza da dandy sovrappensiero , togliendosi il giaccone disse :" Incartamelo e consegnalo a mia figlia ovvero a tua nipote che subito verrà a ritirarlo. Intanto regoliamo i nostri conti, perché non sia mai detto che a Pasqua restino dei conti appesi. ....." " Vabbene " disse il sarto " passiamo al conto. Come al solito per il lavoro, nonostante la realizzazione di un giaccone non sia cosa da niente, mi darai cinque lire, quanto alla fodera, dato che hai scelto una seta bergamasca che è molto elegante ed anche costosa, mi darai trenta lire, che è quanto essa costa a me, quando la compro a Napoli; quindi , trenta più cinque fa trentacinque, Don Pe' " Don Peppe tossì con una serie di colletti a ripetizione, poi sgranò gli occhi e disse " ...E per il velluto ? " " Per il velluto ? Per il velluto non mi dovete niente. È vostro, l'avete portato voi “ribatte' il sarto . " Ah, è così ? Ecco a voi le trentacinque lire e ora fatemi un favore. Rivoltatemi il giaccone " borbottò l'omone. Anche se con una certa perplessità egli fu accontentato. A quel punto Don Peppe se lo infilò abbottonandolo alla rovescia , salutò i presenti e scese in strada, in direzione di casa sua. "Don Peppe, Don Peppe, che cosa avete fatto? Perché avete indossato quel bel giaccone a rovescio ? " gli diceva la gente, quando lo incontrava. E quel punto egli si esibiva da attore consumato, impastando ironia e realtà in una narrazione che lasciava le persone di stucco. Infatti egli esordiva dicendo : "Mio cognato Rocco mi ha cucito un giaccone da uno scampolo di velluto pregiatissimo che non mi è costato quasi niente ed ha preteso per la fodera, sentite e tremate, ben trentacinque lire. E, allora, come vi viene di dire che ho indossato il giaccone a rovescio? Se la fodera costa più della stoffa, vuol dire che è la fodera che deve stare bella in mostra e non il velluto? " Tutti scoppiavano a ridere per la versione esposta, considerato che a tutti era nota la ruggine che correva tra i due cognati. La storiella detta e ridotta tantissime volte, costituì la novità di quella Pasqua ed a nulla valsero gli sforzi del sarto di ripristinare un minimo di verità : la trovata di Don Peppe, ancorché suonasse alle orecchie di tutti come un modo bonario di vendicarsi . D'altronde la gente non sa che farsene delle verità Gli eventi sono , per così dire, letti con compiacenza secondo la lente interpretativa di cui ci si fornisce Ecco perché le verità, comode o scomode che siano vanno sempre prese con la pinzetta.


Anno XLIV - Agosto 2017 N.94 24 di Dora Garofalo Attualità I l 23 maggio, alle ore 11:00, si è tenuto presso l’auditorium dell’Istituto Comprensivo “N. Iannaccone” di Lioni il convegno su una tematica di grande rilevanza: Vaccini per agenti infettivi e per virus oncogeni. La problematica è stata trattata dal virologo di fama internazionale, Prof. Giulio Tarro. Sono intervenuti: Gerardo Cipriano, dirigente scolastico dell’I.C. “N. Iannaccone”, Gerardo Di Pietro, presidente pro tempore del Lions Club Morra De Sanctis, la scrivente lion coordinatrice distrettuale. Come ogni anno, tra le tante iniziative del club altirpino ci sono quelle che prediligono problematiche di impegno sociale nell’intento di dare un apporto fattivo alla risoluzione dei problemi della comunità. Il tema di studio sui vaccini è un argomento di elevato impatto sociale che merita la più grande attenzione da parte delle famiglie. Non si può negare che i bambini e gli adolescenti oggi sono sempre più a rischio nell’attuale società in cui si contesta spesso la valenza dei vaccini con teorie antiscientifiche e si parla poco di reali rischi per la loro salute, soprattutto al Sud dove, in alcune regioni, la percentuale dei ritardi nelle vaccinazioni supera il 50 per cento. I bambini sono il bene più prezioso per il futuro del Paese e i genitori hanno il dovere, per diritto naturale prima ancora che costituzionale, di tutelare la prole ricevendo risposte esaustive all’attuale dibattito sulle vaccinazioni. Il testo di legge proposto dalla ministra della salute Lorenzin e il successivo decreto del Consiglio dei ministri promuovono, per l’accesso alla scuola, l’obbligatorietà da O a 16 anni di un numero di vaccini da 4 a 12 secondo le fasce di età. Le misure del decreto entreranno in vigore dal prossimo anno scolastico. Una norma transitoria del decreto sui vaccini stabilisce - secondo quanto affermato dalla ministra dell’istruzione Valeria Fedeli - che è sufficiente aver fatto la richiesta di vaccinazione per poter essere iscritti a scuola. Il decreto prevede, inoltre, l’obbligo della scuola di segnalare alla ASL la mancata vaccinazione e il conseguente avviso della ASL al Tribunale dei Minorenni. Per i genitori inadempienti sono previste sanzioni amministrative pecuniarie da 500 a 7500 euro e potestà genitoriale a rischio. Questo per evitare, per il prossimo anno scolastico, che eventuali disfunzioni, non dipendenti dalla volontà dei genitori, penalizzino i bambini. Le novità vaccini, riportate in dieci punti del decreto, hanno suscitato non poche polemiche disorientando l’opinione pubblica. I Lions dell’Alta Irpinia a confronto sui vaccini Lo scopo fondamentale dell’incontro è stato, dunque, quello di trasmettere informazioni di base a discenti, docenti e genitori presso la scuola, luogo educativo e protettivo per eccellenza, affinché vengano adottate misure di sensibilizzazione sull’importanza di determinati vaccini che possono sconfiggere agenti capaci di infezioni, malattie trasmissibili, malattie ritenute un tempo inguaribili e virus tumorali. L'invito a non schierarsi in una specie di "guerra" tra fazioni pro e contro vaccini, ma ad approfondire laicamente la questione con anamnesi più mirate e test anticorpali è stato rivolto ai convenuti dal Prof. Giulio Tarro, presidente a vita della Fondazione De Beaumont Bonelli per le ricerche sul cancro. “ Si è soliti dire che il vaccino è una delle scoperte più importanti dopo l’acqua potabile e uno dei migliori casi di eradicazione di malattie, ma non bisogna dimenticare che il vaccino è un farmaco e come tale può avere effetti collaterali. Il problema sussiste se c’è un deficit immunologico di soggetti sottoposti a stress particolari, allergici, bambini o adolescenti raffreddati, persone che hanno qualche problema come anche un herpes. Per il resto si può stare sereni. La mancanza di documentazione adeguata circa i vaccini rende impossibile comprendere l’effettivo contributo delle vaccinazioni alla riduzione delle malattie infettive. Molte di queste malattie, per le quali non sono state introdotte vaccinazioni di massa, sono comunque diminuite grazie al generale miglioramento delle condizioni igieniche. Non deve, però, passare il messaggio che non ci possono essere dei problemi con la somministrazione delle vaccinazioni. Lo stesso vaccino orale Sabin contro la poliomielite, che è stato rivoluzionario per l’eradicazione della polio in Africa, Sud America e altre parti del mondo più disagiate, può dare un caso di paralisi su due milioni e quattrocentomila dosi. Tale statistica non si può negare, ma far passare in secondo piano la portata rivoluzionaria dei vaccini è un’operazione pericolosa. Una caratteristica peculiare dei vaccini in generale è di avere un elevato valore sociale, in quanto, oltre a proteggere la persona vaccinata, questi riducono il rischio di contagio a carico della restante popolazione. Le malattie naturali comportano rischi ben maggiori di quelli dei vaccini. Pensiamo all’Italia, per essere più chiari, dove il vaccino per l’epatite B, che è un virus precorritore del tumore del fegato, è stato reso obbligatorio dal 1990 per i neonati e per i bambini sotto i dieci anni d’età. Per quanto riguarda la meningite, poi, c’è tutta una serie di vaccinazione, soprattutto per il meningococco. La vaccinazione di tipo C va fatta ai bambini, invece per il tipo B il nuovo farmaco al di sotto dei 9 anni non è consigliabile perché le risposte che ci sono a livello neurologico non la giustificano. Alla fine del ’98 un medico inglese pubblicò dei lavori, che poi si scoprì essere falsi, in cui era evidenziato il rapporto tra il vaccino per il morbillo e l’autismo. Sono occorsi anni per smontare questa falsa tesi e mostrare che alla base di essa vi erano ben altri interessi! L’aprile dello scorso anno, un gruppo di studiosi molto valido sul Jornal of American Medical Association ha mostrato i risultati: su novantacinquemila casi di bambini secondogeniti nelle cui famiglie vi era un caso di autismo ha rilevato l’assoluta mancanza di correlazione tra vaccinazione e autismo”. A sostenere queste tesi in modo convinto è stato il professor Giulio Tarro, siciliano di origine e napoletano di adozione, uno dei massimi esperti di vaccini a livello mondiale. Virologo di fama internazionale, candidato al premio Nobel per medicina e fisiologia, Tarro è stato professore di Virologia Oncologica dell’Università di Napoli, è primario emerito dell’Ospedale “Cotugno” e presidente della Commissione sulle Biotecnologie della Virosfera, WABT (Accademia Mondiale di Tecnologie Biomediche) Unesco, Parigi. L’accademico siciliano, annoverato tra le più grandi menti scientifiche del nostro Paese, ha fatto parte del Comitato di Bioetica della Presidenza del Consiglio ed in merito all’eutanasia ha un’idea ben precisa: “Io sono un chirurgo e il mio obiettivo è stato sempre quello di salvare la gente. Sono decisamente contro l’eutanasia, ma sono anche contro l’accanimento terapeutico quando questo rende la vita peggiore di quella che è con la malattia”. Il Prof. Tarro ha condotto anche numerosi studi sul cancro ed ha scoperto la correlazione esistente tra i virus ed alcuni tumori che possono essere prevenuti proprio attraverso le vaccinazioni. “Io ed il professor Sabin siamo riusciti ad indicare l’esistenza di una correlazione tra il cancro ed alcuni virus come ad esempio gli herpetici ed il papilloma virus. Oggi ci sono due vaccini conosciuti contro i tumori e riguardano in particolare il papilloma virus legato al tumore del collo dell’utero nella donna e il vaccino per l’epatite b, al quale sono collegate alcune forme di tumore del fegato. Pertanto alcuni dei tumori collegati a questi virus, come ad esempio quelli del fegato, possono essere anticipati. In molti Stati c’è libertà di scelta sulla vaccinazione, in Italia è obbligatorio. Rendere facoltativo i vaccini non significa eliminarli, ma responsabilizzare. Quando più si è civicamente sviluppati, tanto più ci può essere libertà nelle vaccinazioni”. Il virologo si è soffermato anche sul grave fenomeno delle false certificazioni che non pochi pediatri compiacenti stilano a favore dei renitenti quando non sono addirittura i medici stessi a consigliare ai genitori di non vaccinare i figli. Un atteggiamento a dir poco grottesco da non condividere. Per i Lions è stato un grande privilegio ospitare a Lioni uno scienziato che ha speso una vita per la ricerca e che ha trasmesso ai presenti un forte messaggio: La medicina deve essere finalizzata a rompere le catene che ci rendono schiavi delle malattie, a migliorare la qualità della vita, aggiungendo non anni a questa, ma qualità agli anni. Il decreto sull’obbligo vaccinale per la scuola potrebbe, però, cambiare volto, secondo quanto appreso da un emendamento presentato il 30 giugno dalla Commissione Sanità del Senato presieduta dalla senatrice Emilia Grazia De Biase. Il decreto sembra avviarsi verso un “alleggerimento” che prevede la diminuzione del numero dei vaccini dichiarati obbligatori per l’iscrizione a scuola, dagli attuali 12 a 10- con l’antimeningite B e C che tornerebbero ad essere solo raccomandati con verifica dopo 3 anni. I vaccini raccomandati restano i 6 già previsti come tali nell’esavalente. A questi si aggiungono come obbligatori l’anti-morbillo, anti-rosolia, antiparotite e anti-varicella. In Commissione si è anche registrata una certa convergenza sulla cancellazione del rischio di perdita della patria potestà e sul ridimensionamento delle sanzioni. Dora Garofalo con questo articolo ripropone l’intervento di Giulio Tarro, virologo di fama internazionale, sulle problematiche dei vaccini. Noi abbiamo avuto l’onore ed il privilegio di ospitare questo grande scienziato a Caposele, in occasione del convegno su “I fattori di rischio del papilloma virus” nell’auditorium dell’Istituto Comprensivo F. de Sanctis l’11 aprile del 2013 Il 17 febbraio scorso, il Prof emerito Giulio Tarro, virologo di fama internazionale e candidato al premio Nobel ha incontrato gli studenti del liceo di Caposele nell’ambito di un incontro dibattito sulla meningite.


Anno XLIV - Agosto 2017 N. 94 25 Attualità L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa riconosce le lingue dei segni come espressione del patrimonio linguistico-culturale europeo perché forma completa e naturale di comunicazione per le persone Sorde e che favoriscono la pienezza dell’autonomia personale delle stesse (Raccomandazione di UE n. 1598/2003)”. Inoltre nella direttiva del Parlamento Europeo del 17/06/1988, nella premessa al punto C si legge che: “Il linguaggio gestuale, che può essere considerato un linguaggio a tutti gli effetti, è quello preferito (...) dalla maggior parte dei Sordi”. Intanto il punto D recita che: “... il linguaggio gestuale è uno dei mezzi mediante il quale i Sordi accedono alla comunicazione, per cui viene riconosciuto il diritto dei Sordi all’uso del linguaggio gestuale”. Nel momento in cui scrivo, oggi, nell’anno 2017, la Lingua Italiana dei Segni ancora non è riconosciuta come lingua ufficiale dei Sordi dalla nostra legislazione, la legislazione Italiana (!!!) mentre nella stragrande dei paesi membri UE, e non, hanno già completato o sono in via di completamento le procedure per il riconoscimento della Lingua dei Segni. Ma nonostante ciò ancora oggi la maggioranza dei Sordi italiani, come anche i SorLa dieta mediterranea è un modello nutrizionale ispirato ai modelli alimentari diffusi in alcuni paesi del bacino mediterraneo (come l'Italia, la Spagna, la Grecia e il Marocco) negli anni 50' del ventesimo secolo. Si fonda su alimenti tradizionalmente consumati in questi paesi in una proporzione che privilegia cereali, frutta, verdura, semi, olio di oliva (grassi insaturi), rispetto ad un più raro uso di carni rosse e grassi animali (grassi saturi), mentre presenta un consumo moderato di pesce, carne bianca (pollame), legumi, uova, latticini, vino rosso, dolci. Nel passato già diversi dietologi medici avevano compreso la necessità di limitare alcuni alimenti come latticini, carne e uova, ma la vera rivoluzione fu operata dal fisiologo statunitense Hancel Keys (1904-2004) il quale riconobbe la validità e la salubrità della dieta mediterranea. Molti popoli risiedono sulle coste del mediterraneo e tutti si differenziano per motivi etnici, culturali, religiosi, economici e politici. Nonostante ciò vi è una comunanza di abitudini alimentari, che li rendono simili. Le implicazioni storiche ed antropologiche hanno portato l'UNESCO ad includerPROGETTO FESTIVALART, A LEZIONE DI INCLUSIONE E ACCESSIBILITA’ di Giammarco Eletto di dei vari paesi dell’Europa e del mondo, continuano a utilizzare la LIS (acronimo della lingua segni). Si pensi che anche nelle scuole italiane sempre più classi in cui sono presenti bambini o ragazzi Sordi si adoperano figure di Assistenti alla Comunicazione che non sono altro che veri e propri interpreti ma specializzate in ambito scolastico. Non mi dilungo in questo articolo a spiegare le motivazioni del ritardato riconoscimento della LIS perché occuperei diverse colonne di questo giornale e non è l’oggetto di questo articolo, ma era giusto dirlo, oggi tant’è. In questo articolo vorrei invece più felicemente parlare dell’iniziativa realizzata a Caposele, il progetto Festivalart, giovani per il paese dell’acqua, iniziata mesi fa e in cui sono previste diverse attività di formazione finalizzate alla promozione del territorio attraverso programmi mirati e creati ad hoc per gli studenti. A queste attività stanno partecipato 40 ragazzi scelti tra gli iscritti delle associazioni partners. Tra i vari programmi proposti all’interno del progetto, il più innovativo ha riguardato proprio la sfera dell’accessibilità, orientato prettamente alle persone sorde, con la stesura di un programma contraddistinto da due punti che ho curato: ● apprendimento della Lingua dei Segni; ● realizzazione delle videoguide in Lingua dei Segni. Per il primo punto ho optato per la realizzazione di un breve corso di Lingua Italiana dei Segni (LIS) proponendo di far conoscere e apprendere i principali elementi di base della LIS nonché di far prendere consapevolezza circa l’uso comunicativo visuo-spaziale e questo corso era orientato ai volontari di cui ho accennato poco prima. Infatti la Lingua dei Segni è una lingua vera e propria con regole e strutture grammaticali proprie con la specificità di adottare il canale visivo-gestuale. E come per le lingue verbali (ad esempio la lingua italiana per intenderci), nel mondo ci sono diverse lingue dei segni con proprie regole e strutture grammaticali per esempio: British Sign Language BSL o Deutsch Gebärdensprache DGS o American Sign Language ASL. Per il secondo punto, invece, ho accolto la proposta di realizzare delle traduzioni in Lingua dei Segni dei vari luoghi turistici legati al SIMU Caposele, le chiese, il “Museo delle macchine di Leonardo”il museo delle acque di Caposele con le relative spiegazioni del funzionamento delle stesse riportando tutti i video realizzati nei Tablet (acquistati di proposito con il predetto progetto) in modo che i visitatori o i turisti o eventuali allievi Sordi presenti in alcune classi delle nostre scuole italiane possano “accedere” autonomamente alla Le lezioni sono state partecipate e i ragazzi, che ringrazio già per quanto faranno, mi sono parsi disponibili a caricarsi la responsabilità di questa nuova frontiera per l’accoglienza turistica integrata e questo, per un piccolo paese come Caposele, che sta iniziando ad implementare i suoi visitatori – sarebbe il caso di pensarci anche, e a maggior ragione, per l’accoglienza a Materdomini – è davvero una bella conquista di civiltà! Io spero in questi giovani. la nel 2010 nella lista dei patrimoni culturali immateriali dell'umanità di Italia, Marocco, Spagna e Grecia ed in seguito di Cipro, Croazia e Portogallo. Le caratteristiche della dieta mediterranea sono: abbondanti alimenti di origine vegetale (frutta, verdura, ortaggi, pane e cereali soprattutto integrali), patate, fagioli ed altri legumi, noci, semi, freschi, al naturale, di stagione, di origine locale; frutta fresca come dessert giornaliero, dolci contenenti zuccheri raffinati o miele poche volte a settimana; olio di oliva come principale fonte di grassi, latticini (principalmente formaggi e yogurt) consumati giornalmente in modesta- moderata quantità; pesce e pollame consumato in quantità modesta-moderata; da zero a quattro uova la settimana; carni rosse in modesta quantità; vino consumato in quantità modesta- moderata, generalmente durante il pasto. Questa dieta ha un contenuto basso in grassi saturi (inferiore al 7-8%) e un contenuto totale di grassi da meno del 25 a meno del 35 % a seconda delle zone. Inoltre originariamente era associata a regolare attività fisica lavorativa, ad esempio nei campi o in casa. Il contenuto calorico delle diete mediterranee nelle indagini di popolazione non superava le 2500 Kcal per uomo e le 2000 Kcal per la donna. Comunque l'introito calorico non andava oltre il consumo metabolico con l'attività fisica. In sostanza si trattava della dieta di una popolazione rurale povera e frugale. Lo studio di Keys fu fondamentale perché dimostrò incontrovertibilmente che il consumo dei su citati alimenti abbassava in modo marcato l'incidenza di malattie coronariche, di diabete, di tumori ed allungava la vita media, anche se recenti ricerche sostengono che l'assunzione massiccia di alimenti integrali potrebbe limitare l'assorbimento della vitamina D e pertanto favorire lo sviluppo di osteoporosi. Da ciò si desume che la dieta che si pratica a Caposele non si può definire propriamente mediterranea. Le ragioni di questa affermazione risiedono nel fatto che in alcuni ceppi familiari vi è abuso di olio di oliva, di carni rosse e di amidi complessi come le patate e di vino, che finiscono col diventare cibi ipercalorici e quindi predisponenti all'obesità. D'altro canto negli ultimi tempi si è assistito ad uno sviluppo ed a un progressivo aggravamento delle malattie cardiovascolari, nonché di diabete ed ipercolesterolemia in passato del tutto sconosciuti. La ratio che deriva da questo ragionamento consiste nel fatto che è auspicabile il raggiungimento di un equilibrio alimentare, favorendo altresì la modifica dello stile di vita e l'incremento dell'attività fisica, come facevano per necessità i nostri contadini nel passato. In definitiva è stato provato che gli effetti favorevoli sulla salute si ottengono quanto più il regime dietetico (oltre allo stile di vita, che è un'altra variabile indipendente) si avvicina alla dieta mediterranea. E' necessario, in sostanza, riscoprire le radici della nostra cultura e riappropriarci delle abitudini alimentari che favoriscono una vita serena e priva di malattie invalidanti e fastidiose. La dieta mediterranea: un mito? di Salvatore Russomanno


Anno XLIV - Agosto 2017 N.94 26 Sociale Ebbene sì, è proprio una passione e tutto ciò che è passione lo si fa con piacere. Quest’anno festeggio i miei primi venticinque anni di teatro, lo farò con uno spettacolo insieme ad alcuni amici. Tutto questo lo devo ad un inizio, uno spettacolo che facemmo a Caposele negli anni ‘56- ’57 con degli amici. Si intitolava “Ridete con noi”, ci divertimmo veramente tanto. Era una rivista, con presentatore, scenette comiche, imitatore, cantante, un complessino con più strumenti organizzato per l’occasione, composto da Nicola Conforti, piano e fisarmonica, Rocco Freda batteria, Idio Vetromile maracas, Donato Conforti fisarmionica. Insomma un bello spettacolo che portammo in giro nei paesi poco distanti da noi, con molto successo. Ricordo che con il ricavato noi tutti della compagnia andammo a vedere la Fiera di Bari. Ogni anno, quando ad Agosto vengo in ferie a Caposele e incontro qualche amico che partecipò a quello spettacolo, lo ricordiamo sempre con piacere. Mi dispiace solo che questa volta non potrò vedere il mio amico Idiuccio Vetromile che pochi mesi fa ci ha lasciati, forse per un mondo migliore. Lui in quella occasione imitava con bravura Alberto Sordi e cantava la canzone Agata, portata al successo da Nino Taranto… Ciao Idio! Ancora oggi possiamo dire che in quegli anni, per il teatro e altre attività culturali, almeno per i paesi limitrofi, eravamo all’avanguardia. Questo mi fece venire la voglia di coltivare la mia passione anche come spettatore, infatti da TEATRO CHE PASSIONE di Mario Sista da Roma quando nel ’59 venni a vivere a Roma diventai un assiduo frequentatore di spettacoli teatrali. Proprio per questo ho avuto l’occasione di vedere i più grandi attori Italiani, a partire dal grande Eduardo. Ricordo una sua commedia: “Sabato domenica e lunedì” con la grande attrice Pupella Maggio. In una scena c’era lei in ginocchio per terra, che con uno straccio in mano lavava il pavimento, mentre arrabbiata inveiva col marito, ebbe dodici minuti di applausi a scena aperta, che emozione! Posso solo immaginare cosa abbia potuto provare lei in quel momento! Frequentai tre anni di scuola teatrale, con insegnanti allievi di Strehler e di Eduardo. Negli anni 90 con alcuni amici fondammo un’associazione culturale denominata ASS. CULT. AMICI SELVA NERA e qui demmo vita alla nostra compagnia teatrale avendo anche in sede un teatro. Sono ormai ventitrè anni che ci esibiamo lì e altrove. Ricordo quando al teatro Manzoni di Roma abbiamo portato in scena “Un turco napoletano” ripreso dal film con Totò. Un continuo di applausi e risate, tanto che la madre di un mio amico per più di un mese, ogni volta che mi vedeva, mi diceva nel suo dialetto: “Ti possino accide! m’hai fatto piscià sotto!”. E poi ho recitato con attori professionisti, ho scritto e diretto spettacoli, un continuo di studio e soddisfazioni. Spesso si inizia per gioco e poi ci si innamora. Il piacere di stare insieme e condividere la stessa passione, il calarsi nei panni di un’altra persona, inventare storie e infine gli applausi che il pubblico ci riserva. Tante sono le emozioni, sia per chi è sul palco che per lo spettatore. Questo è il teatro! I n data 15 luglio 2017 si sono svolte le Elezioni di Rinnovo del Forum dei Giovani di Caposele. Il nuovo direttivo sarà guidato da Vincenzo Russomanno, supportato dal vice-coordinatore Giovanni Viscardi, dal tesoriere Maria Russomanno, dal segretario Denis Ilaria e dai consiglieri del direttivo Italo Rosania, Gerardo Cione, Nicola Testa, Francesca Spatola, Rosamaria Spatola e Mariarita Cibellis. Giunto ormai all’ottavo mandato, il Forum dei Giovani di Caposele si ancora Si rinnova il direttivo del Forum dei Giovani di Caposele una volta di essere tra i Forum più attivi dell’Irpinia e della provincia di Avellino. Infatti, tra le ultime attività svolte, è stata rafforzata la collaborazione con l’Ass. Giovanile Festa Europea della Musica di Caposele per la realizzazione della sesta edizione dell'evento, che ha visto migliaia di giovani invadere le strade di Caposele. Inoltre, in merito al Bando regionale Benessere Giovani, è stato approvato il Progetto "Laboratorio Caposele" nato da un'idea progettuale del Forum dei Giovani di Caposele, in qualità di entità più vicina alle istanze e esigenze giovanili, e promossa mediante un partenariato tra il Comune di Caposele, l'Ass. giovanile Capofila Promuovere, la Pubblica Assistenza Caposele, la Pro loco Caposele, Aleph, Legacoop e Asforin. Il Progetto riguarderà percorsi di formazione e laboratori relativi alla creazione di impresa, alle startup, al social media marketing e al digitale, in una vision complessiva di digitalizzazione delle imprese e del turismo. Un ottimo risultato per dar un'opportunità concreta ai giovani, per la quale realizzazione il Forum dei Giovani, rappresentato nel partenariato dall'Ass. Giovanile capofila Promuovere, insieme alle associazioni partner, se ne è fatto forte e attento promotore. Con lo stesso impegno, di recente, il Forum dei Giovani di Caposele, al fine di ampliare la rete e le relazioni sul territorio sia sul lato Irpino sia sul versante della Valle del Sele, ha partecipato al bando “Verso Nuovi Orizzonti”, indetto dal Forum dei Giovani della Regione Campania, con due proposte progettuali, una prima incentrata sui temi della legalità e una seconda riguardante la questione della disoccupazione e del lavoro. L'auspicio del nuovo Coordinatore, Vincenzo Russomanno, è di garantire un cambio generazionale attraverso l'ingresso di nuove giovani e capaci leve e assicurare la continuità e l'impegno costante che da più di dieci anni contraddistingue la realtà del Forum giovanile di Caposele. Allo stesso tempo, obiettivo del Direttivo appena costituitosi sarà implementare e rafforzare le relazioni con le entità associative presenti sul territorio di riferimento e con i Forum dei giovani della provincia di Avellino, mediante confronti e attività, proponendosi come promotore della realizzazione di una rete provinciale dei Forum dei Giovani. Vincenzo Russomanno ER SARTO E L’AVVOCATO…….. (Poesia sceneggiata) Sarto:...... Ciao avvocà, me dichi ch’è finita? Avvocato:… E sì, la causa è chiusa e puro vinta. Sarto: ……….Finarmente è arivata ‘na schiarita! Avvocato:….Sta vorta è peddavvero e no pe finta, purtroppo c’è ‘n intoppo, quer tuo cliente se l’è svignata e nun se ne sa gnente. Sarto:….…….Dichi che ho vinto, ma che cacchio ho vinto? Li sordi nun li vedo manco morto. Avvocato:….Lo so, lo sò, pur’io ne so’ convinto…lui è fallito, ma cià sempre torto. Sarto:……… Cinque vestiti senza avè un baiocco, me l’ha fatta, m’ha preso pe ‘n allocco. Da oggi gnente credito, a nissuno, nimmanco si dovrò morì de fame. N’avanzo ancora sordi da quarcuno, sinnò che metto a coce ner tigame. Avvocà, io nun vojo fa er confronto, me fai er favore de sardamme er conto? So tre vestiti più ce sta un cappotto. Avvocato:…Sì, ma ce so’ le spese de giudizzio e t’assicuro, er conto s’è ridotto, anzi devi quarcosa. Sarto:………Questo è un vizzio! Certo che la fortuna è tutta tua, co’ causa vinta, io n’ho perse dua!!! Mario Sista Melody: il primo gruppo musicale di Caposele Da sinistra Donato Conforti fisarmonica - Emidio Vetromile maracas. Rocchino Freda batteria, Nicola Conforti pianoforte e fisarmonica


Anno XLIV - Agosto 2017 N. 94 27 Scuola I l 22 Marzo è stata la Giornata Mondiale dell’Acqua, istituita dalle Nazioni Unite, con l’obiettivo di sensibilizzare e promuovere azioni concrete per la tutela delle risorse idriche. Il tema proposto dalle Nazioni Unite per questo anno è stato WASTE WATER: tecnicamente con tale termine si indicano i reflui che vengono scaricati nei corpi d’acqua dagli impianti di depurazione civili e industriali, in senso più ampio tutte le acque inquinate che raggiungono le acque superficiali. Con la Goletta Verde 2016, la barca di Legambiente che monitora le acque marine, si sono avuti risultati piuttosto deludenti in prossimità di foci, fossi e canali, ma che purtroppo non sorprendono dal momento che il problema non riguarda solo le aree costiere ma interessa gran parte del territorio nazionale. Nonostante siano passati 11 anni dalle scadenze previste dalla direttiva europea sulla depurazione, l’Italia, infatti, è ancora in fortissimo ritardo. Circa il 25% della popolazione non è coperta da un adeguato servizio di depurazione e un terzo degli agglomerati urbani a livello nazionale è sottoposto a proceHa preso il via sabato 10 dicembre, alle ore 17,00 il Mercatino di Natale a Caposele, organizzato dall’Associazione culturale “Un Albero per Tutti” (www.unalberopertutti.org), col patrocinio del Comune di Caposele. La manifestazione, che si è svolta il 10 ed 11 dicembre, giunta alla sua quinta edizione, ha la finalità di favorire e valorizzare l’espressione artigianale, spaziando in ogni campo artistico. In aumento rispetto alle precedenti edizioni il numero di espositori che hanno avuto a disposizione una importante vetrina, dalla quale hanno potuto mettere in mostra e vendere quanto prodotto dalla propria creatività. Ma lo scopo del mercatino non è solo quello di promozione e valorizzazione dell’ artigianato e dell’”Home Made”, ma anche promuovere e far riscoprire il patrimonio delle risorse e dei prodotti tipici e le eccellenze delle nostre terre, attraverso i tanti e vari stand enogastronomici. Tramite i piatti dell’antica cucina tradizionale vanto od orgoglio della nostra cultura contadina, sono stati proposti sapori e profumi ormai dimenticati, tramite prodotti semplici, ma di altissima eccellenza, provenienti da aziende e LA TUTELA DELLE RISORSE IDRICHE di Angelo Ceres dure di infrazione della Commissione Europea. Oltre i costi ambientali, ci sono quelli economici a carico della collettività; il nostro Paese dovrà pagare 480 milioni di euro all’anno, fino al completamento degli interventi di adeguamento. Da questo scenario allarmante, quest’anno Legambiente dedica il percorso della campagna Goletta dei Fiumi Campani al tema della depurazione, analizzando lo stato dell’arte e gli sviluppi e i progetti messi in campo per colmare questo gap a livello territoriale dei bacini idrografici oggetto d’indagine. Goletta dei Fiumi Campani 2017 è una campagna di monitoraggio dei fiumi Sarno e Sele promossa da Legambiente Campania e realizzata in collaborazione con i circoli ricadenti nei rispettivi bacini idrografici. Goletta dei Fiumi Campani si ispira a “Goletta Verde”, la storica campagna di Legambiente, che dal 1986 ad oggi, ogni estate, compie il periplo delle coste italiane prelevando e analizzando circa 500 campioni d’acqua ed eseguendo su ognuno le analisi previste dalla legge. Gli ambienti fluviali costituiscono ambiti di eccezionale rilevanza ambientale, economica e sociale. Oltre infatti alla risorsa acqua, gli ambiti fluviali rappresentano scrigni di biodiversità e di servizi ecosistemici di cui l’uomo beneficia, spesso dimenticando di assicurarne la rinnovazione e la conservazione. Le azioni di monitoraggio messe in campo hanno lo scopo di acquisire maggiore consapevolezza di tali aspetti, ma anche di responsabilizzare e rendere partecipi dell’importanza e della necessità di un impegno di tutti rispetto a tali ambiti. A tal fine, durante la campagna verranno organizzati diversi momenti di confronto e animazioni per acquisire la giusta consapevolezza. Non è una sostituzione ai monitoraggi ufficiali delle Autorità di Controllo, ma si tratta di prendere cura, in maniera informata, dei nostri fiumi tenendo alta l’attenzione sul completamento delle infrastrutture depurative, sul controllo del territorio per impedire lo sversamento illecito di scarichi non depurati e sui rischi idrogeologici. I corsi d’acqua non rappresentano dunque delle emergenze, quanto piuttosto ambiti territoriali di straordinario valore paesaggistico e ambientale, connessi direttamente ai valori storico, culturale e agroalimentare dei contesti, da tutelare e riqualificare. La campagna di Legambiente giunge in un momento delicato per il fiume Sele, fosse arrivata qualche anno prima avrebbe messo in luce anche il fenomeno delle acque chiare. Depurazione, scarichi, minimo deflusso vitale, prelievi abusivi ed eccessivi per uso irriguo sono le maggiori criticità. Situazione, credo, nota agli addetti ai lavori a cui si continua a non dare risoluzione. Un altro tassello che contribuisce a peggiorare la qualità ambientale e, conseguentemente, le nostra condizione di vita. UNA OCCASIONE DI RITROVO per promuovere e riscoprire le nostre risorse produttori locali. Sabato 10/12, alle ore 20.00, si è svolta la cerimonia di accensione del mega abete greco, divenuto ormai simbolo di luce, speranza e ricordo di chi non potrà trascorrere con i propri cari, le prossime festività. L’Albero di Natale, addobbato a festa, da centinaia di lucine e Led, a voler simboleggiare la speranza che un giorno, si spera non troppo lontano, malattie ancora devastanti, possano essere sconfitte per sempre. Una due giorni di festa, ma anche di prevenzione, grazie alle visite mediche gratuite, organizzate grazie alla Pubblica Assistenza di Caposele. Grande soddisfazione per la gara di solidarietà partita già da qualche settimana, grazie ad una colletta tra cittadini, esercenti, strutture commerciali varie, per devolvere tutto il ricavato in beneficenza per la ricerca e prevenzione medico-scientifica. Ma in una festa che si rispetti, non è mancata la musica ed il divertimento. Tanti i gruppi musicali itineranti e quelli fissi siti sulle tre piazze del lungo percorso tra i vicoli del paese, gruppi di ballo tradizionale come i piccoli della scuola di Quadriglia-Batticulo, o dei suonatori di riganetto. Per i più piccoli non sono mancate le tante animazioni, il laboratorio e la postazione di Babbo Natale, dove realizzare piccoli oggetti, poi il teatrino dei burattini, lo spettacolo dei Clown e tante altre simpatiche sorprese. E’ stata senza dubbio, un’occasione di ritrovo per amici, parenti turisti e per tutti coloro che hanno voluto condividere con gioia e allegria l’attesa del Natale nel suggestivo comune Irpino e vivere con noi una magica atmosfera. L'Associazione “UN ALBERO PER TUTTI” ringrazia tutti coloro che hanno permesso la realizzazione della manifestazione e tutti coloro che hanno partecipato e aderito ad essa, contribuendo alla buona riuscita. Ringraziamo anche chi ha sollevato delle critiche costruttive, perché è grazie ad esse che cerchiamo di migliorare in modo da poter realizzare, nei prossimi anni, la manifestazione nel migliore dei modi e soddisfare più persone possibili. Un grazie immenso a tutti i commercianti di Caposele che hanno contribuito economicamente, sponsorizzando la manifestazione. Ci rende fieri ed orgogliosi il sapere che tante persone, hanno “voluto esserci” per amore del proprio Paese, contribuendo gratuitamente alla riuscita della festa. Quest'anno abbiamo voluto donare il ricavato della manifestazione all'AIRC contribuendo alla ricerca scientifica nel campo dei tumori per dare sempre maggiore opportunità ai pazienti affetti da neoplasie, alla Pubblica Assistenza di Caposele, all'Associazione Amdos Alta Irpinia. L'Associazione “Un Albero per tutti” visto il crescente della manifestazione è lieta di cogliere l'occasione per invitare tutti , associazioni comprese, a partecipare attivamente alla realizzazione della manifestazione del prossimo anno. Chiunque fosse interessato può contattarci sulla pagina facebook UnAlberoperTutti di Concita Meo


Anno XLIV - Agosto 2017 N.94 28 Attualità di Giovanni Viscardi S ono trascorse poche settimane dalla VI edizione della Festa Europea della Musica di Caposele, mi è sembrato quindi opportuno e doveroso esprimere delle considerazioni, tirare le somme di questa edizione e condividerle con voi cari lettori. Con il rinnovo del Direttivo, sono stato nominato dall’assemblea dei soci, nuovo Presidente dell’associazione, un’organizzazione dinamica quanto forte, che ha conservato l’esperienza apportata all’interno dai soci fondatori, ai quali vanno i miei ringraziamenti per la fiducia datami, e dall’altro ha visto l’ingresso con me di tanti giovani volenterosi e motivati. Nelle ultime edizioni si è assistito ad una graduale crescita della portata dell’evento, che ha visto negli anni tanti spettacoli e band emergenti esibirsi e migliaia di giovani e famiglie invadere le strade di Caposele. Su questa scia, l’obiettivo condiviso è stato di continuare con impegno disinteressato il lavoro fatto sinora, attraverso la collaborazione e il coinvolgimento dell’intero territorio Caposelese e dell’Irpinia, a partire dai giovani e dalle associazioni.È proprio grazie a questa capacità di sviluppare, solidificare e estenderela rete degli attori convolti in maniera sinergica e lungimirante che l’associazione Festa della Musica di Caposele ha potuto contare in questa edizione e negli anni addietro nel contributo di tanti giovani e produrre quel valore aggiunto necessario a garantire una crescita in termini di coinvolgimento, radicalizzazione, organizzazione e promozione. Non a caso anche la XI edizione ha visto il rinnovamento del partenariato di collaborazione con il Forum dei Giovani di Caposele e con l’associazione giovanile “Ambiente Turismo e Fede San. Gerardo” e ampliato il circuito delle associazioni coinvolte con l’ingresso della Pro loco Caposele. Il filo che unisce è la musica, l’impegno e la cultura. L’Edizione 2017 della Festa della Musica di Caposele si è svolta nei giorni del 21-23-24 giugno nelle location più caratteristiche del Comune di Caposele, con la finalità da un lato di riscoprire i borghi e le piazze storiche del luogo e dall’altro di dar vitalità agli spazi naturali del paese, tra cui il consueto Parco fluviale che fiancheggia il fiume Sele, in cui natura e musica entrano in perfetta simbiosi. Nella prima data della Festa, il 21 giugno, c’è stato grande entusiasmo nell’aver avuto l’intuito di riscoprire una piazza, Piazza Francesco Tedesco, in altri giorni abbandonata come semplice parcheggio. All’entusiasmo si è aggiunto di lì a poco anche la soddisfazione e la felicità degli abitanti del posto chehanno ben gradito questa nostra scelta. Nel centro A Caposele anche quest’anno scorre la musica storico di Piazza F. Tedesco la Festa della Musica di Caposele è stata aperta dall’aperitivo musicale con “The Doctor dance”, per poi continuare con un gruppo di giovanissimi promettenti Caposelesi che di sicuro rivedremo sul palco della FdM e altrove, coordinati da Benny Daniele, capitanati da Michele Gerardo Zanca, Francesco Malanga, Gelsomino Grasso e Michele Zanca, gli Early Times. A seguire si sono esibiti il Gianluca D’Elia Quartet, i Sonè con Donato Gervasio e un trio acustico del tutto originale con Ettore Spatola e Angelo Mariniello. Al calar del sole la prima Street Band del Sud direttamente dalla Puglia, la Conturband, ha invaso le strade di Caposele per poi esibirsi con tanta energia nel Centro Storico. La serata si è conclusa con il SilentParty a cura di “The Doctor dance” e Mela Godo event. Nelle date del 23 e 24 la Festa è continuata nel Parco Fluviale, tradizionale location della FdM, nel quale su due palchi in contemporanea si sono alternati gruppi emergenti e band già affermate, cover e inediti, dal rock al folk, passando per il jazz, il blues e lo ska, tra spettacoli di scuole di ballo e dj set. Nella serata del 23 per un pubblico soprattutto di adulti e famiglie si è assistito allo Spettacolo di ballo“Ballando sotto le stelle” a cura della Latin Art Academy,mentre sull’altro palco si è iniziati con l’esibizione di Ivano De Simone, seguita dagli Habemus Capa – Caparezza Tribute Band e dagli Evergreen. La serata si è conclusa con il Parco fluviale gremito di gente sotto le note dei Rewind e l’adrenalina pura di Ivan (Melillo). A seguire la Disco Music con “The Doctor dance” e Pasquale Pallante. Al dare il via alla giornata del 24 è stato lo spettacolo di ballo delle giovanissime e bravissime promesse della Scuola di Ballo Dancing Queen di Giusy Meo. Si è poi entrati subito nel vivo con la musica della tradizione Irpina degli Zeketam e il Blues di Giò Vescovi Blues band seguito dagli Early Times, SS 91, gli Amanita Rockband, El Besito de la Chinita, i CCR – Creedence Contursi Revolution e i Made in China. Non è potuta mancare fino a notte fonda la Disco Music con “The Doctor dance”, Pasquale Pallante e il ritorno di Sasà Malanga sul palcoscenico della FdM. Anche quest’anno si è riusciti dunque nell’obiettivo di dar costanza a questo appuntamento, che assume negli anni sempre più le forme di un vero e proprio progetto. Nelle tre giornate le strade di Caposele sono state invase da migliaia di persone, famiglie e giovani. Qualcuno ne ha approfittato per prendere parte alle visite guidate organizzate dagli operatori del nostro sistema museale (SIMU), qualcun altro per restare affascinato dalle bellezze naturali del Parco Fluviale o per degustare i prodotti tipici del nostro paese, altri ancora semplicemente per salutare qualche amico o passare una giornata di musica, cultura e divertimento. La Festa della Musica si è riaffermata anche quest’anno quindi come occasione per dare luce a Caposele, la luce che merita di avere. Di sicuro qualche errore è stato commesso e ce ne scusiamo, ma con altrettanta sicurezza sappiamo che la strada intrapresa èquella giusta, la strada che potrà portare a migliorarci, a far quel passo di qualità affinché la Festa Europea della Musica di Caposele possa diventare un appuntamento ineguagliabile e imperdibile per le province di Avellino e Salerno e per l’intera Regione Campania e accanto ad essa possa esser avviato qualche altro interessante progetto da sviluppare nell’arco dell’anno. Sarà necessario un ulteriore sforzo e un più forte investimento, anche economico, da parte delle istituzioni, accompagnato dal rafforzamento e ampliamento della rete dei soggetti coinvolti, cercando, come si è fatto anche quest’anno, di portar il nome della Festa della Musica di Caposele su tavoli di discussione importanti, provinciali e regionali, ma soprattutto servirà non smettere di creder in questo paese e in questo progetto, con la consapevolezza che anno dopo anno, passo dopo passo, si può davvero realizzare qualcosa di straordinario, come d’altronde sinora è stato fatto. Concludo rinnovando iringraziamenti, a nome dell’associazione tutta, a coloro che ci ha accompagnati in questa edizione con il proprio supporto e aiuto, ai quanti hanno collaborato con noi: le associazioni partner Pro loco Caposele, Forum dei giovani Caposele, Ambiente fede e Cultura, il Comune di Caposele, il Comando della Stazione dei Carabinieri di Caposele, gli operatori della Comunità Montana e dell’AQP, la Pubblica Assistenza Caposele, il Forum dei giovani della Campania, l'Assessore Regionale alle Politiche giovanili, Serena Angioli, gli stand, le attività commerciali, tutti i volontari e, in generale, a chi continua a credere in questa festa, a chi con un piccolo contributo, con un consiglio, con una critica costruttiva o semplicemente un "in bocca al lupo" ci ha dato un motivo in più per andare avanti e non smettere di impegnarci. Una foto ricordo con il gruppo cover di Vasco Rossi "Rewind" e parte degli organizzatori della festa Luigi e Clelia presentatori della manifestazione


Anno XLIV - Agosto 2017 N. 94 29 di Cettina Casale DETTI I proverbi costituiscono un bene culturale legato alla storia delle tradizioni popolari. Nei proverbi tutti possono identificarsi, scoprendo qualcosa di sé e rivisitare così, i propri pensieri e la propria esperienza di vita. continuiamo insieme ad arricchire il nostro catalogo Il vocabolario paesano di Agnese Malanga 1 Accucculatu Accovacciato 21 N'farnata Polenta 2 Alluccà Gridare 22 nN'gravugliatu A;orcigliato 3 Angiatu Gonfio 23 Nnoglia Stala>te 4 Canigliola Forfora 24 Nuzzu Sanza 5 Caraies'ma Quaresima 25 N'zuzà bere 6 Ci;u Silenzio 26 Ranogn'la Rana 7 Coccula Vaccino 27 Rugna Scabbia 8 Cùcciu Coniglio 28 Ruvacatu Svuotato 9 Cuccuvaia Gufo 29 Ruvìnnula Spicchio 10 Cupeta Torrone 30 Scarcagnatu Storpio 11 Cu;onu fincatu Jva;a 31 Sciuscella Carruba 12 Cuturni Scarponi 32 Sp'tazzà Rompere 13 Cuzze;u Cranio 33 Spurtusatu Bucato 14 Frècula Bricciola 34 SMvaltucci Tube>ni 15 F'rrazza Brina 35 Straulà Scivolare 16 Grasta Coccio 36 Subbe;a Neve e vino co;o 17 Gra;acasu Gra;ugia 37 Tagliola Trappola 18 Micciariellu Fiammifero 38 Vat'calu Contadino 19 Musciddu Ga>no 39 Vraccu Grido 20 Musciuliatu Sporco 40 Zanzanu Mediatore La vecchia coci la pizza ‘ncoppa a la gratiglia ***** A briscola si joca cu li soldi ***** La campana rici dongo e damme ***** L a capu r’ sotta fa perd’ la capu r’ coppa ***** Accussì va lu munnu: chi galleggia e chi va a funnu ***** La cipodda nu l’addor’n manco li cani ***** A chi nun fa pìriti nu li guardà lu culu ***** Addù mang’n’ ddui ponn’ mangià puru tre La Vòria Cch' bbellu ventarariellu c'a è la vòria , quannu mena friscu la matina . Tene lu saporu r la cicòria T' l 'add'frischi lu stentinu.. La funicella è corta e lu ruòciulu nu’ ruciulèia ***** A unu a la vota s’appar’n li fuossi Ammu ‘mmiscatu zimmiri e caprietti ***** Cani e cani s’addor’n’ ‘nculu ***** Ra la faccia si ver’ lu cor’ ***** R’ figlie femm’n hanna cresc’ sott’ a la pett’la r’ la mamma ***** R’ ghiàstem’ coglieno a chi r’ mmena ***** E’ megliu nu mal’ accordo ca’ na causa vinta ***** Esce lu sol’ e squaglia la nev’ ***** Faccia s’ccata e culu tuostu ***** Li viecchi so’ rusucaturi e rattusi ***** Chi rir’ senza p’cchè o è fessa o ‘nce la ten’ cu mme Roppu lu lambu ven’ lu tuonu ***** Na cosa è sapè parlà e na cosa è sapè fà ***** ‘Ncoppa a r’ spall’ r’ lati tutti facimu li mièrici **** Lu liettu è la meglia miricina ***** Lu megliu mastru è quiru ca porta li soldi a casa ***** Luu sol’ ammoscia r’ fiche e tu ammusci lu cazzu ***** Si pigli la via r’ miezzu, nun cari ***** Nu càuciu n’culu ti fa ffà nu passu ‘nnanzi ***** Puru nu capellu ten’ l’ombra soia ***** La munnezza cchiù l’arr’vuoti e cchiù puzza ***** Lu Patraternu accocchia l’aucieddi p’ l’aria e li fessa p’ terra ***** Lu culu ruttu e sei rucati r’ pena Nu panar' r' fic ri Capussela. da "sei di caposele se".... Pruvuluni stagionati


Anno XLIV - Agosto 2017 N.94 30 Libri La pace consegnò un’Italia vinta, prostrata, distrutta e immiserita. I vecchi problemi sussistevano indenni, ingigantiti negli animi e nella realtà dalle devastazioni della guerra. La demagogia, il pressappochismo e le deformazioni del passato regime avevano assopito le coscienze. Il risveglio fu brusco e amaro. Il 20% del patrimonio nazionale era andato distrutto. Grandi città erano state duramente provate: Milano, Torino, Genova, Napoli. Molti piccoli paesi erano stati sventrati o bruciati dal passaggio degli eserciti. La situazione alimentare era gravissima. Scarseggiavano le più importanti derrate alimentari, a cominciare dal pane. Disastrosa era la situazione dei trasporti: linee ferroviarie divelte, ponti distrutti dai bombardamenti o dalle truppe in ritirata; il 60% tra macchine e locomotive perdute; l’80% dei vagoni ferroviari inutilizzabile. Dal Nord al Sud si viaggiava nei primi tempi del dopoguerra con mezzi di fortuna, i più disparati. Ma una forte volontà di riscatto, prima sconosciuta, animava le coscienze, una volontà di rottura con il passato di una illusoria “grandeur”, che aveva portato il Paese alla rovina, una volontà proiettata verso un futuro diverso. Si diffuse, ben presto, un clima di operosità e di fiducia nell’avvenire del Paese, quale mai si era registrato nella storia politica e sociale della nostra Nazione. Il popolo partecipò attraverso i partiti democratici alla ripresa economica, con prontezza e grande spirito di sacrificio. Lo Stato che era nato dalle rovine della guerra e sull’onda dell’entusiasmo della Resistenza non era il vecchio Stato paternalista della tradizione liberale e moderata del Risorgimento. Le masse, che vi erano entrate di pieno diritto, non erano più oggetto ma soggetto della vita pubblica e della politica. I sindacati avevano acquisito una dimensione sconosciuta in precedenza. Iniziava una nuova era, l’età dell’“uomo senza miti”, come la definì un giovane filosofo cattolico, Felice Balbo, ossia l’età dell’uomo libero dalle aberranti ideologie irrazionalistiche e vitalistiche che erano state all’origine della più catastrofica delle guerre. Un modo nuovo di vedere le cose, che includeva il riequilibrio tra Nord e Sud in termini di sviluppo. Mentre procedeva celermente il ripristino del sistema dei trasporti, già in buona parte riattivato alla fine del 1946, il Nord, pur tra stridenti contraddizioni e non poche storture, tra cui una manodopera a buon mercato, cominciava a registrare una crescita dell’apparato industriale, la cui produzione, ben presto, superò i livelli dell’anteguerra. A un’organizzazione del lavoro disciplinata da un rigido autoritarismo, incarnato dal modello Valletta nella FIAT, ove tre operai su quattro erano addetti alle catene di montaggio, L’Italia del dopoguerra (tratto dal libro dalla neviera al frigorifero) di Michele Ceres si contrapponeva quello voluto e promosso da Adriano Olivetti, l’imprenditore italiano più illuminato del dopoguerra, che trasformò la sua azienda in “un successo a misura d’uomo”, convinto com’era che solidarietà e profitto non fossero in antitesi. Nel Mezzogiorno, invece, ove già nel dicembre del 1944 il Partito d’Azione aveva organizzato a Bari un convegno meridionalistico presieduto da Adolfo Omodeo e con relatori illustri, quali Guido Dorso e Manlio Rossi Doria, quanto mai urgente si presentava la soluzione del problema fondiario. Il movimento contadino, che aveva ormai acquisito capacità e sicurezza prima sconosciute nelle rivendicazioni dei propri diritti, iniziava una lunga serie di occupazioni dei feudi. De Gasperi, Presidente del Consiglio, avvertì la necessità di riequilibrare non solo i rapporti tra le classi, ma anche quelli tra le diverse regioni del Paese, pena l’acuirsi della tensione sociale a danno della stessa stabilità della formula governativa. Tra il 1949 e il 1951 fu, quindi, varata la riforma agraria. Gli enti di riforma espropriarono terreni incolti per oltre settecentomila ettari, assegnandoli a contadini poveri, affinché li mettessero a coltura. Nel 1950 nacque la Cassa per il Mezzogiorno, ente speciale con il compito di effettuare investimenti nel Sud, utilizzando gli ingenti capitali messi a disposizione da un apposito organismo di coordinamento e propulsione. Funzione programmatica della Cassa fu di superare il vecchio sistema dei frammentari e insufficienti interventi statali, coordinando i propri lavori in una visione che configurava la realtà meridionale come un insieme di necessità interdipendenti e connesse. Ci fu, dunque, nel secondo dopoguerra un innegabile sforzo da parte dei vari governi di integrare compiutamente il Meridione nella società nazionale, onde completare con l’unificazione economica e morale quella politica di circa novant’anni addietro. I risultati, nel loro complesso, non furono, però, quelli preventivati. Disagi e speranze Nel 1946, al tempo del Referendum istituzionale e dell’elezione dell’Assemblea Costituente, avevo soltanto quattro anni. Tuttavia qualcosa ricordo, sia pure sotto forma di immagini sbiadite. Era stato indetto il referendum istituzionale per il 2 giugno. Gli Italiani dovevano scegliere tra monarchia e repubblica. Qualche giorno prima delle votazioni accompagnavo una mia cugina più grande di me di circa dieci anni, che bagnava un pennello in un barattolo, in cui aveva sciolto della calce, per scrivere sui muri “viva il re”. Sì, la mia famiglia, almeno in apparenza, era monarchica. Mio nonno, che era un patriarca, era forse il monarchico più determinato del paese, ma non penso che i suoi tre figli lo seguissero nella sua appassionata riverenza per la dinastia dei Savoia. Un’altra immagine, che spesso mi torna in mente, risale al momento della proclamazione dei risultati del Referendum. Stavo giocando in piazza con alcuni compagni. Non molto distante da noi, un signore teneva per mano suo figlio, più piccolo di me. Alla notizia della vittoria della Repubblica, sollevò in alto il bambino ed esclamò: “Gioisci figlio mio, perché un giorno potrai essere presidente della Repubblica”. Quel ragazzo non è mai diventato presidente della Repubblica, ma l’auspicio del padre era il segno tangibile dello stato di esaltazione di una generazione desiderosa di mettersi alle spalle le angustie di un ventennio di dittatura e la tragedia di una guerra disastrosa e non voluta. Una generazione per la quale la ricostruzione del Paese, devastato dai bombardamenti, costituiva l’esigenza primaria, una ricostruzione che non riguardava soltanto l’aspetto materiale, ma anche la rigenerazione delle coscienze offuscate da vent’anni di oblio della ragione, in cui la parola “libertà” era stata come cancellata dal vocabolario della lingua italiana. Mio nonno, dopo la partenza di Umberto II per l’esilio in Portogallo a Cascais, spesso riuniva i nipoti più piccoli e ci faceva declamare una filastrocca da lui composta, che così diceva: “Viva l’Italia, eterna gloria, si chiama Umberto ritornerà…”.Erano anni di miseria, quelli del dopoguerra. Mia madre, per assicurare ai figli una ciotola di latte ogni mattina, comprò una capra e la consegnò, affinché la facesse pascolare, a una nostra mezzadra, verso la quale noi piccoli nutrivamo un affetto quasi filiale. Altre volte scioglieva in acqua del latte in polvere di provenienza americana, che aveva un sapore particolare che a me piaceva molto. Nel 1946 il popolo italiano votò anche per l’Assemblea Costituente. Per la prima volta nella storia d’Italia, un partito di cattolici, la Democrazia Cristiana, ebbe la maggioranza relativa con il 35,2% dei voti e 207 seggi su 556. Fiorentino Sullo, allora giovane di talento di sicuro successo, candidato alla Costituente, votò a Caposele, ove s’intrattenne per qualche giorno in attesa del giorno della votazione e dei risultati elettorali. Un giovane, Fiorentino Sullo che, alla pari degli altri, subiva le ristrettezze economiche dei tempi, se è vero, come mi fu detto, che indossava sempre lo stesso vestito, per giunta rivoltato. Nei giorni di permanenza a Caposele, Sullo ebbe modo di intrattenersi con amici e avversari. Un neolaureato di sinistra volle confrontarsi con lui in un bar, ma il confronto si risolse, com’era prevedibile, in maniera non positiva per il neodottore del posto. I bar del posto ancora non erano attrezzati della macchina per la produzione del gelato. Raramente e particolarmente in occasione di importanti festività, come il giorno di San Lorenzo, patrono di Caposele, arrivava un gelataio ambulante, che posizionava la sua gelatiera davanti al “Caffè di Romualdo”, con la quale faceva un gelato che a noi ragazzi faceva venire “l’acquolina in bocca”. La macchina era costituita, semplicemente, da un tino di legno a doppia parete, al cui interno si trovava una sorbettiera in rame, che il gelataio faceva ruotare con una manovella posta verticalmente sull’asse del recipiente. Poi, verso la fine degli anni quaranta, finalmente, i bar si attrezzarono con moderne gelatiere e il gelato divenne, anche in paese, un prodotto di facile consumo. Un cono piccolo di gelato costava cinque lire, quello più grande dieci. Erano anni di disagi quelli del dopoguerra.Le strade che, tra l’altro, erano semplicemente brecciate, in gran parte erano state dissestate dai bombardamenti aerei e dai colpi di artiglieria. I mezzi di trasporto erano scarsi e ove esistevano non offrivano alcuna comodità. Una camionetta militare americana, che faceva capolinea a Laviano (SA), nera con due panche sul cassone, collegava il paese con Salerno. A Caposele vi erano soltanto tre auto, tutte Fiat Balilla, di proprietà di tre noleggiatori, di cui uno era un mio zio. Lascio immaginare in quali condizioni si viaggiava. Sarebbe stata una grave negligenza mettersi in viaggio senza l’occorrente per riparare le sicure e ricorrenti forature delle camere d’aria e senza il gonfiatoio. Un viaggio fino a Napoli era nei fatti un’avventura. Sulla "SELETECA" on line è pubblicato l'intero libro


Anno XLIV - Agosto 2017 N. 94 31 Politica I l 10 Ottobre 2016 ho iniziato il mio percorso di Servizio Civile Nazionale Volontario presso la Pubblica assistenza di Caposele. Prima di quel giorno la parola “VOLONTARIATO” era molto lontana da me, non avevo mai interpretato il significato profondo di questo termine e con esso anche il grande mondo che vi è intorno. CONDIVISIONE, è un termine al quale ho imparato ad attribuire un altro significato. Se volessi parlare di parole chiave sarebbe la prima incontrata. Ho imparato a condividere gli stessi spazi tutti i giorni con persone che per me prima erano completi estranei, ad eccezione di qualcuno, ho imparato a capire che il bello del mondo è proprio perché siamo tutti diversi, ho imparato ad aprirmi senza paure e vergogna e a mostrare i miei lati peggiori cercando di migliorarli , ho imparato a capire di più gli atri e soprattutto a non giudicare perché non sempre quello che si vede ma soprattutto si sente è quello che è, ho imparato a condividere le mie idee e a confrontarle, ho imparato a sbagliare e rimediare, ho imparato, sto imparando e spero di imparare ancora.. con un unico scopo quello di aiutare. Voglio condividere con voi lettori de La Sorgente un pensiero del tutto personale, che inviai ad amici caposelesi, durante un periodo sconfortante, di studio intenso, rinchiuso nelle già afose aule delle biblioteche universitarie del centro di Napoli. Pensavo, inizialmente, di tenerlo per me e per quei pochi amici a cui fu scritto, ma con l’approssimarsi dell’agosto, ritengo possa essere condiviso anche da chi, ogni anno, si prepara a tornare a Caposele per le vacanze, consapevole, però, di dover nuovamente andare via fino alla prossima vacanza. Maggio, 2017 “Ogni anno, a Caposele, queste settimane di maggio rappresentano l'inizio di un periodo di grande entusiasmo per gli appuntamenti estivi, e più o meno prossimi, che si stanno programmando. Mi riferisco, certo, alla Festa della Musica (N.d.A.: che è andata benissimo), ma quest'anno anche alle prime discussioni politiche SCEGLIERE CAPOSELE di Francesco Ceres per l'approssimarsi delle elezioni amministrative. Ora, poiché ciò che lega chi sta scrivendo a voi che leggete (i lettori del messaggio) è uno stesso senso di appartenenza che si manifesta in un “superattivismo” e in un impegno civico che certo meriterebbe più rispetto di quanto gliene viene dato, sono sicuro possiate immaginare quanto sia difficile, per me, dover spesso rinunciare a quelle passioni per cui spendo tanto tempo. Questo è il periodo in cui, da quattro anni ormai, dovendo rimanere spesso a Napoli per studiare, più mi sento di fottere (mi perdonerete il linguaggio volgare). Non immaginate quanto. Tutto questo, però, che spesso sfociava anche in invidia per chi quei momenti poteva viverli, mi ha fatto capire che tutti gli anni fuori da Caposele, che siano altri 5, 10 o 15, saranno solo una parentesi. Fondamentale, senza dubbio, ma pur sempre una parentesi. Perché il fine dovrebbe essere sempre questo! Ho scoperto nuove realtà, prima molto lontane da me, come quella del centro disabili e anziani. Ho scelto di impegnare anche ore che vanno oltre il mio orario “lavorativo”, e ho scelto di farlo per l’interesse, la solidarietà, e il rispetto nei confronti del prossimo, ma soprattutto per la gioia che vedo negli occhi di chi avrebbe tutti i motivi per odiare il mondo ma ha scelto di amare la vita. A volte, mi perdo nei loro sorrisi contagiosi anche per una semplice giornata di sole, o per l’aria che entra dal finestrino della macchina e scompiglia i capelli, mi perdo nel loro essere così entusiasti per una carezza, per il loro modo di apprezzare le cose semplici, ma vere della vita. Vedo nei miei altri sette colleghi la mia stessa voglia, quella di dare senza chiedere nulla in cambio. Apprezzo qualcosa in ognuno di loro, in chi di più e in chi di meno, ma in tutti. Perché la cosa che ho capito che tra di noi c’è una grande voglia di AIUTARE. Vedo Juli, ad esempio, cercare con ironia di creare sempre un clima sereno, o Gerarda sempre precisa e attenta ad ogni situazione, o Pietro puntiglioso ma amante della verità e delle cose giuste. Tante altre qualità sono quelle che apprezzo anche in Angelo, Emanuela, Paola e Nunzia. La Pubblica Assistenza è proprio come una grande famiglia, e si sa che come ogni grande famiglia vive dei momenti di difficoltà, che a volte sono dovuti agli sbagli di qualcuno, ma la soluzione non è scappare o criticare (Cosa che a volte ho fatto anch’io in maniera sbagliata e superficiale,sbagliando.), la critica se costruttiva è utile e aiuta a capire come poter affrontare e correggere una determinata azione. Bisogna rimanere, fermi a cercare il cambiamento perché solo credendoci e impegnandosi vi è la possibilità di asIL MONDO DEL VOLONTARIATO di Gelsomina Corona sistere al successo. Solo cambiando noi stessi per primi possiamo avere più SPERANZA nel futuro, la stessa di chi frequenta le mura della struttura di via Aldo Moro, 8. Credo che il volontariato non sia solo un modo per fare del bene agli altri, ma è soprattutto un’attività che forma la personalità a dare un contributo attivo alla nostra vita sociale. Fatevi una vostra reale opinione basata sui fatti , scegliete senza sensi di colpa, provate! “AMA IL PROSSIMO COME TE STESSO” E se è vero, come è vero, che la vita non si programma, se avrò, un giorno, la possibilità di scegliere, indubbiamente sceglierò di vivere a Caposele.” Il contributo che ognuno di noi che attualmente vive fuori, può essere fondamentale per l’accrescimento della nostra comunità. Sono certo che tanti, come me, se messi nelle condizioni di poter scegliere, sceglieranno sempre Caposele. La Chiesa Madre in Piazza Di Masi Vicolo degli Aragonesi (nuova toponomastica)


Anno XLIV - Agosto 2017 N.94 32 Culinaria e tradizioni Sport Da un punto di vista scientifico è da dire che il pataniello è il tubero non giunto a completa maturazione, appartenente alla varietà detta Bohms Allerfruheste della patata tonda di Berlino, a polpa gialla, fiore bianco, molto coltivata nel meridione d'Italia. Di contro i peperoni, della famiglia delle Solanacee, trovano nella varietà peperone lungo rosso o varietà "cornetto", di sapore molto forte e bruciante (volgarmente detto peperone pepe di Cajenna) o ancora nella varietà peperone arboscello (Capsicum frutuscens L.) volgarmente appellato "pap'r'lec-chia a cirasedda", l'ideale per quella intima e splendida commistione con i patanielli. Storicamente è da ricordare che un piatto simile, almeno per quanto attiene ai componenti, è rintracciabile nella "Practica" di Pietro Clerico (circa 1035 d.C), monaco medico, col titolo di clericus e presbi-ter, dello studium Hippocraticum salernitanum. Rimane evidente come questi monaci medici curavano gli ammalati preparando essi stessi i medicamenti. coltivando nell'orto del convento piante medicinali o attingendo alle droghe conservate nel-rArmarium pigmentorum. E veniamo al discorso più propriamente dietetico alla luce delle più recenti acquisizioni in tema di alimentazione. In primis devo dire che i "patanieddi e pap'r'nola" sono un piatto altamente energetico ma, fatto importante, non costituiscono affatto un pasto ipercalorico. Questa pietanza affonda le sue radici in una tradizione storica che incardina le ragioni nel contesto socioeconomico di povertà vissuto dalla popolazione di Caposele nei secoli passati e all'inizio di questo nostro secolo. Era prassi consolidata allora (oggi, purtroppo, quasi estinta) della nostra gente recarsi in montagna a piantare delle patate in terreni spesso di proprietà del comune o del demanio per poter sopravvivere. La cattiva stagione, spesso, impediva la completa maturazione del tubero per cui ci si doveva accontentare "Patanieddi e pap'r'nola" di Salvatore Ilaria Siamo ad un punto fermo nell'alimentazione dei caposelesi. Questo cibo nostrum che, checché se ne dica, è cultura, forma autentica di comunicazione, di messaggio di vita e di colore vero, è da coltivarsi con amore e da trasmettere (memoriam prodere!) doverosamente alle future generazioni. di un prodotto di "scarto" da utilizzare per l'alimentazione propria e del maiale che consuetudinariamente era parte della magra economia familiare di allora. La presenza di peperoni essiccati e fuligginosi permetteva in breve tempo di preparare un piatto gustoso e nutriente. Infatti, una porzione media di questa delizia assomma intorno alle 1330 calorie che per un uomo di peso medio di 70 Kg. costituiscono l'ideale per conservare il peso forma. Tutto questo alla luce del concetto dietologico ormai acquisito (R. Walker, Guilford, Surrey. 1984) secondo il quale se si molti- .plica il numero del proprio peso corporeo per 20 (70x20=1400) si ottiene il numero delle calorie di cui abbisogna il nostro organismo per mantenere il peso forma, laddove se si moltiplica il peso corporeo per 30 o più abbiamo sicuramente un piatto ipercalorico con conseguente aumento di peso nel tempo fino ad arrivare a veri e propri quadri di obesità conclamata. Rimane evidente che il coefficiente 20 di moltiplicazione significa anche un lievissimo calo ponderale nel tempo per quei soggetti che presentano sovrappeso con benefico, generale risentimento positivo per l'intero organismo. In quanto ai patanielli, essi contengono sostanze amidacee (zuccheri complessi) che come tali sono meno dannosi per gli obesi e i diabetici in quanto vengono solo successivamente degradati al bisogno a zuccheri semplici i quali - dice L. Arrigo di Genova - sono noressici (eccitano la secrezione psichica digestiva indotta dal piacere gustativo). Da un punto di vista strettamente pratico si lessano i patanielli, si scorticciano e si affettano molto sottili, quindi si friggono peperoni secchi e pap'r'nola (polvere di peperoni essiccati al fumo e macinati) in olio abbondante e il tutto si versa, fra lo schioppettio dell'olio bollente e del sale sui patanielli che diventano una bontà profumatissima per il palato di intenditori... Non è trascurabile il fatto, inoltre, che gli zuccheri semplici degradati dagli amidi sono convertibili in grassi e in composti azotati, inducendo un risparmio nei relativi fabbisogni e, pertanto, divenendo anti-acidogeni, anti-chetogeni ed anti-ammoniogenetici. È ipotizzabile, inoltre, un'azione amidacea antiradicale idrossido (OH) nel senso di una riduzione di quest'ultimo per cui il discorso di queste sostanze diventa futuribile nel senso che si dovrà e potrà negli anni venturi individuare delle sostanze alimentari antiradicali liberi e quindi anticancro se è vero che i radicali liberi sono prodotti endogeni del nostro organismo genotos-sici e quindi implicati nel meccanismo complesso della genesi tumorale. Per quanto riguarda la pap'r'nola è da ricordare oltre all'esaltazione del gusto del piatto anche la sua azione eupeptica di droga che favorisce la ipersecrezione gastrica e quella digestiva con miglioramento della digestione e dell'appetito. È da ricordare ancora la sua azione modicamente congestionante sulle papille gustative e sulle mucose con aumento dell'afflusso ematico e di conseguenza dello stato di cenestesi e di calore, particolarmente gradito nella stagione invernale. Non è trascurabile, infine, la sua azione (Capsicum) lievissimamente disinfettante e quindi in senso lato antisettica. E per tornare al discorso dei caposelesi poveri del secolo passato o degli inizi di questo ventesimo secolo, dobbiamo ammettere che la loro indigenza ma anche il loro intuito li portarono ad architettare un piatto splendido sia sotto il profilo del gusto che sotto l'aspetto più strettamente scientifico-dietologico. Ed oggi che si è alla ricerca di modelli di vita, di status-simbols duraturi abbiamo ancora un ulteriore insegnamento dai nostri avi nel senso che il loro tipo e modello di vita era sicuramente quello che oggi si definisce "l'estroverso istintivo", dove intuizione non è quella condizione indefinita e indefinibile, ma la "reale capacità di prevedere i fatti attraverso un computer mentale dove si è immagazzinata l'esperienza vissuta e appresa dai libri e dai fatti e dove si è passata al vaglio di una analisi razionale non disgiunta da quella carica emotiva che è presente in tutte le vicende della vita". Tutto questo trova oggi anche un substrato biochimico nel senso che si sono individuati in questi estroversi-istintivi gli istoni ed i metili che sono capaci di "ampliare o ridurre l'espressività ed entrambi hanno la stessa azione di apertura". In pratica il tempo e gli studi ci insegnano come tante strade maestre, ma anche tanti viottoli erano già stati tracciati dai nostri avi che si erano adeguati a certi comportamenti di vita di cui noi oggi cominciamo a capire le ragioni "vere" e le motivazioni più segrete, a volte a livello cellulare. "Omne tulit punctum, qui mi-scuit utile dulci" (Orazio, Arte Poet.,343). Matasse e ceci, specialità caposelese


Anno XLIV - Agosto 2017 N. 94 33 di Pasquale Ceres STORIA DELLE FAMIGLIE CAPOSELESI Michele Conforti Nicola Conforti (1864) Nicolino Conforti (1903) Salvatore Conforti (1906) Antonetta Conforti (1897) Caterina Conforti (1867) Teresita Conforti (1914) Gerardino Conforti (1893) Clelia Spatola (1875) Antonio Conforti (1919) Americo Conforti (1911) Angiolino Conforti (1909) LA STORIA DEI CONFORTI Dallo stemma estratto dal crollanza, dizionario storico blasonico, si rilevano le seguenti notizie: Patriottica, antichissima e nobile famiglia di Calvanico. Si divise in diversi rami che fin dal XII secolo fiorirono in Campania e in altre ragioni. Gian Francesco Conforti, nato nel 1743. professore di storia sacra e profana e di diritto canonico presso l’Università di Napoli. Nicola Conforti, avvocato, scrittore ed oratore, membro del Consiglio Generale della Provincia di Salerno. Gian Francesco Conforti, avvocato e giurista appartenente al decurionato salernitano nel secolo XIX. Un ramo è rappresentato da Amerigo, in Nicola, quondam Michele. _______________ Le note che seguono sono state tratte da una registrazione effettuata da Amerigo Conforti, non vedente, il 12 Aprile 1993 all’età di 82 anni. La riproduciamo in sintesi, per ragioni di spazio, ma ci ripromettiamo di pubblicarla per intero prossimamente. Verso la metà del secolo scorso, (850 ndr) incaricato per la costruzione del ponte sul fiume Sele, da Calvanico arrivò qui a Caposele Michele Conforti. Sposò Maria Antonia Caprio ed ebbe otto figli di cui Nicola e Caterina (di cui all’albero genealogico allegato). Successivamente fu incaricato di allargare e allungare la Chiesa Madre e poi della ricostruzione della Chiesetta della Sanità.. Curò i lavori di decorazione delle facciate del Palazzo Nisivoccia e del Palazzo Bozio ed altri lavori sempre di tipo decorativo. Il figlio Nicola ed il nipote Salvatore continuarono l’attività estendendola a tutti i paesi del circondario. Tra le opere più importanti si ricorda: la ricostruzione della facciata, della cupola centrale e dei voltini delle navate laterali della Chiesa Madre di Caposele, la facciata del collegio dei Redentoristi di Materdomini, le chiese di Montemarano, di Nusco, di Ponteromito, di Quaglietta, di Calabritto e di tanti altri paesi delle province di Avellino e Salerno. Specialisti nella costruzione di volte e cupole e nella decorazione di interni, conoscitori profondi degli ordini architettonici, hanno lasciato un segno indelebile ed incancellabile della loro arte decorativa e costruttiva.


Anno XLIV - Agosto 2017 N.94 Politica - La foto dei ricordi 34 Tra i pesanti balzelli che gravano sulla casa, certamente uno dei meno amati è la Tari, acronimo di Tassa sui Rifiuti. Essa è applicata a chiunque possieda o detenga, a qualunque titolo, locali o aree esterne, che possono produrre rifiuti urbani . Lo scopo della tassa è coprire i costi del servizio di igiene urbana . Le tariffe variano a seconda del comune (dipendono dall’organizzazione, dalla capacità di differenziare e soprattutto dalla minor spesa per il servizio). E’ un dovere morale di ogni cittadino versare la propria quota. E’ un diritto sacrosanto di ogni cittadino pretendere che chi è preposto alla gestione si adoperi in tutti i modi possibili per rendere meno oneroso il dovere. D’altronde una qualsiasi impresa oculata si rende efficiente e si aggiorna gestendo sanamente i propri bilanci, non aumentando le tariffe della sua produzione. E’ un diritto pretendere il rispetto della L.R. N° 14 del 26/05/2016 e in particolar modo l’ art. N° 1. E’ un diritto richiamare ad una maggiore attenzione a cogliere e sfruttare le occasioni che si offrono da parte della Regione Campania per la localizzazione sul proprio territorio di impianti di compostaggio di comunità per il trattamento della frazione organica dei rifiuti urbani. E’ bene sapere che secondo gli ultimi dati ISPRA, il rifiuto organico rappresenta in Italia il 40,2% sul totale delle raccolte differenziate. La gestione e la valorizzazione di questo rifiuto rappresentano quindi due elementi fondamentali nella complessa ricerca dell’equilibrio fra sostenibilità ambientale ed aumento della raccolta differenziata E’ bene che i cittadini che hanno disponibilità di uno spazio verde sono incentivati a compostare autonomamente gli scarti biodegradabili da cucina e da sfalci verdi. In questo modo il Comune riuscirà a trattare in loco tutto il rifiuto organico prodotto con l’azzeramento dei relativi costi di trasporto e smaltimento. Il compostaggio consente, invece, di trasformare questo materiale in compost, riutilizzandolo in loco e attivando un ciclo virtuoso, sostenibile e perfettamente naturale. E’ un diritto di tutti i cittadini pretendere che il riciclo crei ricchezza come si verifica ormai in molti comuni: la raccolta differenziata di packaging, quali imballi alimentari, con specifico interesse per PET, HDPE, PP, PS, LDPE, alluminio e banda stagna, flaconi in HDPE, lattine in alluminio e bicchieri in PP genera ampi margini di guadagno sulla vendita del materiale generato dal riciclo di plastica e alluminio. La raccolta specifica dei tappi è, infatti, fondamentale per il riutilizzo della plastica in oggetti di uso comune. E’ un diritto chiedere una oculata programmazione delle risorse e individuare gli obiettivi minimi perché il servizio possa migliorare e con esso diminuire anche i costi. E’ un diritto pretendere tutte le varie soluzioni che possono offrire risultati adeguati, purché siano presenti i fattori chiave di successo: chiarezza degli obiettivi, volontà "politica", coinvolgimento e responsabilizzazione degli utenti e degli "attori" coinvolti , grande attenzione alla conduzione del processo, assistenza tecnica qualificata, comunicazione efficace, monitoraggio costante. E’ un diritto avere riconosciuta e premiata la capacità nell’applicare con costanza la differenziata. E’ un diritto essere pienamente informato ed istruito. I Caposelesi, purtroppo, sono stati privati , grazie all’incapacità degli attuali amministratori, di tutti questi diritti , resta loro solo il dovere tra l’altro di anno in anno sempre più oneroso ( più del 90% in pochi anni) . Bisogna convincersi che non è moralmente corretto ridursi alla semplice operazione di divisione che, tra l’altro, la si potrebbe chiedere ad uno scolaretto della scuola elementare con risultati senza dubbio migliori e soprattutto priva di errori . Non è corretto continuare a non fare prevenzione, quale insieme degli interventi volti a ridurre all'origine la produzione di rifiuti; Non è moralmente corretto non considerare la preparazione per il riutilizzo, volta a favorire il reimpiego di prodotti o componenti da non considerarsi rifiuti; Non è moralmente corretto non considerare lo smaltimento, quale sistema residuale e minimale per i rifiuti non trattabili. Non è moralmente corretto continuare ad usare pannolini caldi, mentre la ferita diventa sempre più purulenta e quasi incancrenita. Non è altrettanto corretto costruire steccati. Gli steccati servono per dividere e non certamente per unire . Questi costruttori lo fanno al solo scopo di poter salvaguardare il proprio orticello a scapito degli interessi della comunità di cui poco si interessano. E da tutto questo che scaturisce il manifesto del circolo Arcobaleno che vi invito a leggere. SCANDALOSO AUMENTO DELLA TARI IN ARRIVO! ARCircolo Politico Culturale OBALENO VERSO NUOVI ORIZZONTI In questi giorni stanno arrivando nelle case dei cittadini di Caposele i bollettini per la riscossione della tassa sui rifiuti. L'Amministrazione Farina, dal 2008 ad oggi HA FATTO LIEVITARE LA TASSA SUI RIFIUTI DI OLTRE I Si, avete letto bene! OL L 90%!! I COMUNI TRE IL 90% VIRTUOSI, la tassa sui rifiuti LA RIDUCONO!!! Per colpa di questi improvvisati amministratori subiamo una Raccolta dif - Cassonetti, Isole-«discariche» ecologiche etc ferenziata di tipo medievale: - Nessun posto di lavoro - Sporcizia e incuria generalizzata Oltretutto dobbiamo subire la mortificazione di ritrovarci agli ultimi posti in provincia di Avellino (107° su 118!!) come PERCENTUALE DI RACCOLTA DIFFERENZIATA. Grazie all’incapacità dei nostri amministratori, in pochi anni, siamo passati da un cos circa 265.000,00Eur to del servizio di , a 507.000,00Eur per avere la peggior raccolta rifiuti della provincia. I CITTADINI DI CAPOSELE P Tutto questo i nostri amministratori tentano di nasconderlo racc AGANO TANTO E RICEVONO NIENTE!! ontando le solite frottole a noi cittadini. Tra le tante, la più ricorrente e bizzarra, è quella che Caposele paga di più di altri comuni PERCHE' HA IL "PROBLEMA" DEI TURISTI DI MA Ebbene è arrivato il momento di smascherarli ed inchiodarli a TERDOMINI lle loro menzogne , altrimenti può sembrare che il problema sia il turista che arriva a Caposele e Materdomini. Caposele con i suoi 3521 abitanti produce meno rifiuti di Bagnoli Irpino che di abitanti ne ha 3261, o di Lauro, che ha gli stessi abitanti di Caposele ma produce 400.000kg di rifiuti in più (solo per fare qualche esempio). E ALLORA CARI CONCITT E’ARRIVA ADINI TO IL MOMENTO DI DIRCI LA BAST VERITA’, IL PROBLEMA C'E', E NON E' MA A FROTTOLE TERDOMINI MA SONO I NOSTRI AMMINISTRATORI CHE IN 10 ANNI nulla hanno fatto per ridurre i costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti determinando ENORMI AUMENTI delle bollette dei cittadini, gravando fortemente sul benessere delle nostre famiglie. AMMINISTRAZIONE FARINA, RIENTRATE DALLE FERIE CHE DURANO ORMAI DA 10 ANNI! Anziché litigare tra di voi e curare solo i vostri orticelli, in questi anni avreste dovuto pensare ai cittadini che non ne possono più saccheggiate le proprie tasche. di essere moralmente violentati e di vedere LA TARI A CAPOSELE di Raffaele Monteverde UN'OPERAZIONE NON MORALMENTE CORRETTA Caposele, Piazza Verdura oggi piazza Dante - cartolina degli anni '50 Dall'archivio del com.te Eliseo Damiano CIRCOLO ARCOBALENO Dall'archivio di Agnese Malanga


Anno XLIV - Agosto 2017 N. 94 Fatti Quando l’ho conosciuto, negli anni sessanta, era già in un’età nella quale non si distinguono i settanta dagli ottanta perché allora si invecchiava più in fretta e si rimaneva costanti più a lungo. A me, che venivo in paese dal collegio per passare le vacanze, la sua età mi sembrava indefinita perché ogni anno lo rivedevo uguale all’anno passato, solo con lineamenti leggermente più marcati. Per il resto eguale portamento ed eguale andatura ciondolante. Persino i vestiti erano quelli dell’anno prima e gli stessi d’inverno e d’estate. I soliti calzoni di fustagno, un po’ larghi nella cintura, che gli cadevano lungo le gambe e che terminavano con un risvolto sulle scarpe. I paesani dicevano che gli andavano“flaudianti” . La solita camicia di flanella ( chissà perché, ancora adesso, i vecchi vestono sempre di lana, anche d’estate, come se avessero paura del freddo ) con le maniche arrotolate fino al gomito e sopra l’usuale gilet di stoffa nera con quattro taschini sul davanti e la fodera sul dietro, che si modellava al corpo con una fettuccia ed una fibbia, per allargarlo o stringerlo per l’occasione, o più frequentemente, per il cambio del proprietario. Portava la giacca arrotolata sulla spalla, che spostava sul braccio quando, per i movimenti del corpo, non si reggeva e rischiava di finire a terra. Di statura era piuttosto alto per quei tempi ed in un paese nel quale la maggior parte aveva un’altezza inferiore al metro e settanta e molti non raggiungevano neanche il metro e sessanta. Aveva una leggera gobba che si sagomava dolcemente fra le spalle, per nulla appariscente, se non perché lo faceva camminare leggermente incurvato. Sarà stato per la gobba, sarà stato per l’età avanzata, la sua camminatura proseguiva a larghe e lente falcate e con la testa leggermente abbassata come se guardasse dove mettesse i piedi. Il viso lo aveva lungo e scavato, e senza alcun filo di grasso. I movimenti sciolti e lineari. Si vedeva che in gioventù era stato un grande camminatore. I capelli, di un grigio anonimo che andava sul biancastro, piuttosto lunghi, rivolti all’indietro ogni tanto venivano risistemati con un pettine lungo che cacciava dal taschino e che, dopo il servizio, ripulito con IN QUESTA RUBRICA INTENDIAMO FAR RIVIVERE VECCHI TEMI DELLA VITA DEL PAESE, RICCHI DI FASCINO E SUGGESTIONE. RACCONTEREMO FATTI, LEGGENDE, USANZE, COSTUMI POPOLARI, CANTI PAESANI E POPOLARI, COMUNI A TANTI PAESI DEL NOSTRO CIRCONDARIO. RINGRAZIAMO NINO LANZETTA CHE CI HA TRASMESSO UN SERIE DI “QUADRETTI” MOLTO INTERESSANTI SULLA VITA DEI NOSTRI PAESI. MARITIELLO di Nino Lanzetta le dita di una mano, veniva rimesso a posto, con un gesto abituale ed uguale. Non si fermava mai al bar, né a prendere un bicchierino d’anice o un caffè, come erano soliti fare gli altri vecchi, o a fare una partita a tressette o a briscola. Passava di gran carriera lungo il marciapiede e davanti al bar della piazza, dove d’estate erano posizionati i tavoli occupati dai giocatori di briscola, mentre altri guardavano o erano seduti al fresco lungo il muro o sotto uno sgualcito ombrellone, apostrofandoli con il solito saluto che era divenuto il suo slogan rituale: “ Mariuoli! mariuoli!”. Non si fermava e passava diritto, con la sua andatura ciondolante e con il respiro affannoso e caratteristico dell’asmatico. Forse aveva contratto un’asma bronchiale in Africa, dove era stato da giovane seguendo l’invito di Mussolini e che gli si era diventata cronica e lo perseguitava d’estate e d’inverno. Ed anche per questo, forse, indossava abiti di lana anche d’estate. Solo quando venivano a passare le vacanze in paese i suoi amici che vivevano a Milano o Torino, faceva qualche passeggiata con loro. Non dava retta ai ragazzini che giocavano alle “stacce “ lungo la strada e, quando li incrociava, li scansava ripetendo la solita invettiva: “Mariuoli, Mariuoli!” ripetuto sempre due volte, quasi a voler rafforzare il concetto. Nessuno più ci faceva caso. L’espressione era diventata il suo biglietto da visita, un modo per connotare il suo modo di essere e, nello stesso tempo, la sua diversità. L’invettiva aveva una genesi, per così dire, “storica”, ed una spiegazione. In gioventù era stato, in paese, uno tra i primi ad aderire al fascismo ed era stato un fascista di ferro, un mussoliniano puro e duro. La sua non era un’adesione inconscia ma convinta: una fede. Credeva nel fascismo come il cristiano crede in Dio e nel dogma dello Spirito Santo. Per lui il fascismo era ordine e disciplina: uno solo al comando e tutti gli altri ad obbedire e a chi sgarrava, olio di ricino. Non tentava di spiegarselo diversamente né capiva le ragioni di chi si opponeva, per quello, poi, che ne veniva a conoscenza se non per qualche “confinato” che viveva in paese o in quelli vicini. A lui bastava la parola del Duce. Ci credeva e basta: gli altri…. erano tutti “mariuoli” . Avrebbe fatto qualunque cosa gli avesse chiesto il Duce. Con questa fede politica si era arruolato nella milizia dove era rimasto fino al suo scioglimento. Poi era tornato in paese. Non si era mai ricreduto sulla sua fede politica né pentito e al fascismo – inteso come ordine e disciplina, aveva continuato a credere, come altri nostalgici in paese. Ormai la democrazia aveva portatosecondo lui- rilassatezza, scarsa voglia di lavorare, pretese e critiche. Ed erano tantissimi gli scansafatiche ed i criticoni anche in paese. Ragione per la quale aveva allargato a tutti questi ultimi il sua impietoso epiteto di “ mariuoli”, che, poi, con il tempo era divenuto il suo nuovo credo. Si era chiuso in se stesso e, a poco a poco, si era allontanato inconsapevolmente dal resto della comunità che allora era ancora viva. Era rimasto convinto che gli italiani avessero subito una profonda ingiustizia e i politici che erano arrivati dopo fossero tutti “mariuoli”. Da ciò l’invettiva che ripeteva ad ogni piè sospinto. Non era raro, infatti, sentire la solita invettiva anche quando stava nel chiuso delle mura domestiche o quando si affacciava alla finestra per zittire le comari che “inciuciavano” a voce alta o si accapigliavano vicino alla fontana. All’improvviso risuonava tonante il grido: ”Mariuoli, mariuoli!” e le malcapitate sloggiavano immantinente. Un’estate, d’agosto, verso le tre del pomeriggio, quando i raggi del sole erano ancora infuocati, gli amici milanesi, che facevano la siesta davanti al bar, al suo passare, non gli diedero il tempo di salutarli con il solito epiteto e lo invitarono ad una passeggiata in macchina fino alle porte di Chiusano “ a farsi una bevuta di acqua fresca”. Alle porte di Chiusano, in località detta “Acqualemme” c’è ancora adesso una fontana di acqua incanalata da una sorgente della vicina montagna. L’acqua è fresca e leggera e molti chiusanesi, passeggiando per passare il tempo si allungano i fino all’acqualemme per farsi una bevuta e tornare, poi, “locchi locchi” (piano piano) a continuare le infinite partite di briscola davanti ai bar al fresco ed in attesa della cena. Da Castelvetere bisogna arrivarci in macchina, lungo la carrozzabile che porta ad Avellino e percorrere almeno cinque o sei chilometri. Quando si torna da Avellino si è soliti fermarsi a bere, prima di proseguire per la propria destinazione. E non è raro che anche l’autista del pullman di linea che transita di là, si fermi anche lui per rinfrescarsi. I nostri amici si misero in macchina, erano in cinque, ed in un batter baleno furono all’acqualemme. Prima di scendere girarono la macchina nello spiazzo antistante alla fontana, in direzione del ritorno. Poi scesero a bere: uno alla volta perché il “boccaglio” era uno solo e l’acqua scorreva lentamente. L’ultimo a bere fu il nostro eroe, che si attardò un secondo in più e non si accorse che gli altri erano già in macchina. Ad un cenno d’intesa, come se la mossa fosse stata preordinata, la macchina partì di slancio. Quando Maritiello si volse e non vide più la macchina gli uscì dalle labbra, non gridate questa volta, le solite parole: “Mariuoli, mariuoli” convinti, però, che lo scherzo sarebbe durato poco e la macchina sarebbe tornata nel giro di qualche minuto. Di minuti, invece, ne passarono diversi senza l’ombra di una macchina che comparisse da dietro la gran curva di fronte. Allora Maritiello s’incamminò per il ritorno con la segreta speranza di trovarla ferma dietro la curva, che l’aspettava. Ma di curve ne fece moltissime e della macchina neanche l’ombra e man mano che il tempo passava e la distanza si accorciava il dubbio della “carognata” diventava certezza. Arrivò in paese due ore dopo, sudato e più ansimante del solito. Davanti al bar gli amici stavano stravaccati sulle sdraio godendosi una limonata. Maritiello allungò il passo e, senza fermarsi o degnarli di uno sguardo, sibilò, con voce un po’ roca per la stanchezza, ma chiara e forte, la fatidica invettiva: “Mariuoli, mariuoli”, stavolta con un senso di disprezzo, quasi a voler significare:“Non ti curar di lor, ma guarda e passa”. 35


Anno XLIV - Agosto 2017 N.94 Ricerche 36 ABAVUS vavu vavonu TRISAVOLO ABDUCO -IS adduci PORTARE ABLAQUEO-IS abblacco SCASSARE ABUTOR-ERIS abbutta' USARE MOLTO ACCIPIO-IS accipisci ACCETTARE ACCISUS accisu UCCISO CON TAGLI ACCUBO-IS accuva' GIACERE NASCOSTO ADAQUO-IS arraccua' RIFORNIRSI DI ACQUA ADSCISCO-IS ascia' TROVARE ADUNO-AS arruna' RACCOGLIERE ADVOLO-AS abbula' ALLONTANARSI IN VOLO AESTUS iesta BOLLORE AMAROR amaroru SAPORE AMARO ANGO-IS angia' GONFIARE ,OPPRIMERE ANGULATUS ' ngulatu PIEGATO AD ANGOLO ANTICUS anticu SETTENTRIONALE APPARO-AS appara' PREPARARE ARENA rena SABBIA ADRAPEO-ES arrapa' RAPIRE MENTALMENTE ASSERO-IS assitu PORRE VICINO ASSUO-IS assuglia CUCIRE INSIEME ATTANGO-IS attanta' TOCCARE ATTONDO-IS attunna' TAGLIARE IN FORMA TONDA AUDIENTIA aurienza ASCOLTO, ATTENZIONE. BASIUM vasu BACIO BOARIUM Biara MERCATO DI BOVINI BOCCULA vucculu BOCCUCCIA CACCABUS caccuvu PENTOLONE CADUS catu ORCIO DA VINO CAMISIA cammisa CAMICIA CANALIS canalu ABBEVERATOIO CANISTRUM canistru CESTA CAPUT capu SORGENTE CARBUNCULUS. carvugnu CARBONCELLO CARPATI carpatu CUOIAIO CASEUS casu FORMAGGIO CERASUM cirasu CILIEGIO CEREBELLUM ciuluvrieddu CERVELLO CERNO-IS cerne SEPARARE CISTELLA cistedda CESTELLA COMMEATUS cummitu VETTOVAGLIE, CONVITO CONCHA conca VASCA CONSOBRINA cunsuprina CUGINA. COMMODUS commutu RECIPIENTE PER MISURARE CRAS crai DOMANI POST CRAS p’scrai DOPO DOMANI DERUMPO-IS d'rrupa' PRECIPITARE (DE)TORQUEO torci SPAVENTARSI DISCINCTUS scintu SEMINUDO DISCIPULUS riscibbulu ALLIEVO DIVINO-AS nduvina' PROFETIZZARE DREPANUS trappanu TRAPANESE, STRANIERO EFFRICO-IS sfrecu SFREGARE EJECTO-AS jecti ! SPUTARE EMPLASTRUM mbiastru MASCHERA DI BELLEZZA EXCLAMO-AS shkama' GRIDARE EXSARCIO-IS sarchia' COMPENSARE EXTRICO-AS str' ca' SFREGARE FAGUS fau FAGGIO FARFARUM farfaru ERBACCIA FAVONIUS faugnu ZEFIRO FILICTUM felittu FERA fera BELVA FERO- FERS firu SOPPORTARE (MO)FERATUM muff'lettu FOCACCIA FISCELLA fiscedda CESTELLO FISCINA fescina CESTA FOETO-AS feta PUZZARE FORUM fore IN PIAZZA FRESSULUM fresella SCHIACCIATA Non c'è molto da dire sul Latino , salvo che esso sopravviva nella sua genuinità più nei dialetti meridionali che nella lingua bagnata in Arno. I dialetti, d'altra parte, tendono di più ad ancorarsi al passato, diventando custodi di memorie stratificate .Accade così che un dialetto apparentemente insignificante possa prima veicolare il Greco Dorico e poi attestarsi su una parlata latina che non era proprio quella di Cicerone o Virgilio , trattandosi di lingua scarna utilizzata da militari, commercianti e coloni di Roma imperiale. Permangono, però, nei nostri dialetti le ardimentose strutture orto-morfo-sintattiche del Latino classico che tanti grattacapi hanno dato agli studenti liceali di un tempo. Oggi lo studio del latino deliberatamente è stato mandato al macello per una sua presunta inutilità. Tutto ciò accade mentre nelle scuole tedesche e baltiche, oltre che in Cina, lo studio del Latino è rafforzato. Sarà una bizzarria di Oltralpe? Non credo. Da quelle parti hanno compreso che lo studio del latino è una formidabile palestra per la Logica, utile ad esercitare la mente nell’era del post-modernismo. Questa lingua apparentemente morta non è, quindi, solo un veicolo di cultura e di valori universali, ma anche uno strumento da start up per le innovazioni tecnologiche e multimediali. Non meravigliamoci, perciò, se il futuro è in Cina e la guida europea è quella tedesca. Non Lamentiamoci, infine, se nel Paese dei più grandi giacimenti culturali al mondo, la direzione di musei, biblioteche nazionali, pinacoteche e scavi archeologici, è affidata a svedesi, francesi e tedeschi. SALVIAMO IL LATINO FRICO-AS sfreculu SBRICIOLARE FRIO-IS sfrii POLVERIZZARE FRUX frucidi MESSE FUTUO -IS fotte FOTTERE GLOMUS gliummeru GOMITOLO GRAMEA gramegna ERBACCIA GRUIS gruoi GRU GUBERNO-AS guverna' CIBARE HALO -AS hala' ESALARE HAMAXUM ammasonu ALLOGGIO HARIOLA urriola MAGA HERES reru EREDE HODIE oi OGGI HOMO homm' nu UOMO HERI aieri IERI IACULUM iacculu FRECCIA IERMITUM iermutu MIETUTO ILICINUS licinu LECCIO ITUS iutu ANDATO IMBREX irmici TEGOLA INFERNUM nfiernu SOTTERRANEO INGENITUS ngienutu SEME INGIGNO-IS ngegnu INIZIARE INSTREPUO -IS strupp'nia DISERBARE INTUS intu DENTRO IOCA iuochi GIOCHI ISICIUM sauzicchiu SALSICCIA IUDICIUM iuriziu GIUDIZIO IUGUM iugu GIOGO IUMENTUM iumenta GIUMENTA IUS iussu DIRITTO LACERTA lacerta LUCERTOLA LACERTUS laciertu MUSCOLO LAGANUM lagana FRITTELLA LAXUS lascu ALLENTATO LIPPUS lippu COLLOSO LUSCINIOLA ruscignuolu USIGNOLO LUSTRO-AS lustra' LUCIDARE LUTUM lota FANGO MACERIES preta macera MURICCIOLO A SECCO MACHINA machina MACCHINA MALO-MAVIS nu male NON PREFERIBILE MALUM malu MALATTIA MANCUS mancusu MANCANTE MAPPULA mappina TOVAGLIOLO MARITA marita' MOGLIE MATELLA matrella MADIA MATUTINUS matutinu DI MATTINO MERX mercu SEGNO METO-IS metu MIETERE MIROR-ARIS miru GUARDARSI MOLA mola MOLARE MOX mo' SUBITO MUCOSUS muccusu MOCCIOSO MACCUS maccatrieddu FAZZOLETTO maccaturu FOULARD MUSSUS mussu MUSO MOLETRINA mulutra' ROTOLARSI NARTUS nnartu RECIPIENTE NUCETUM nucitu NOCETO NUX nuzzu NOCCIOLO PRAESUS prisu AVVOLTO PRAESUTUS pr'suttu PROSCIUTTO PRAECISA pricessa FERITA PUPA pupa BAMBOLA RAMALES FRASCHE RAPISTRUM rapesta RAPA SELVATICA RASULA ras' la TERRENO DISERBATO RECEPTUS ricettu RASSETTATO IL NOSTRO DIALETTO CAPOSELESE SIGNIFICATO ORIGINE DAL LATINO AL CAPOSELESE CAPOSELESE SIGNIFICATO ORIGINE di Alfonso Merola DAL LATINO AL CAPOSELESE


Anno XLIV - Agosto 2017 N. 94 37 Ricerche Ormai ci siamo, manca meno di un anno al compimento del rito democratico delle elezioni (cui tutti siamo chiamati a partecipare) per il rinnovo della compagine amministrativa che dovrà guidare Caposele nei prossimi cinque anni. Al riguardo, non più tardi di qualche settimana fa, un mio amico che evidentemente ha in programma di candidarsi in prima persona mi ha chiesto se fosse opportuno muoversi adesso magari facendo già qualche buona proposta o piuttosto fosse più intelligente aspettare gli ultimi mesi o settimane per scoprire le carte. La cosa che più mi ha colpito non è stata la domanda in sé del tutto legittima e comprensibile quanto piuttosto il fatto che venisse da qualcuno che in teoria avrebbe dovuto rappresentare il nuovo e in prospettiva la nuova classe dirigente. Per chi rappresenta il nuovo o aspira a farlo dovrebbe essere naturale immaginare qualcosa di autenticamente rivoluzionario anziché porsi in continuità con qualcosa che si ritiene superato; dovrebbe risultare naturale immaginare di rompere gli schemi, presentarsi alla gente a viso aperto rinunciando fin da subito alla logica dei “caminetti” e degli incontri clandestini di vario tipo; dovrebbe risultare naturale presentarsi all’opinione pubblica focalizzando l’attenzione su pochi punti programmatici prospettando soluzioni il più possibile credibili e concrete. Sarebbe questa io credo una buona mossa per introdurre nel dibattito politico una reale ventata di ottimismo. La verità però rischia di essere un’altra. Le cosiddette “nuove generazioni”, fatte le dovute eccezioni, sembrano volersi appropriare di tutto quello che di negativo e sconveniente c’era nei comportamenti politici di chi li ha preceduti tralasciando colpevolmente quello che di buono c’era allora soprattutto in termini di passione, impegno e senso della comunità. E’ L’ORA DEL “CASTING” Non c’è esperienza civile e politica degna di questo nome che possa fare a meno del contributo di tutti, vecchio e nuovo insieme, senza la pretesa degli uni di continuare a dettare in esclusiva le regole del gioco e senza la pretesa degli altri di essere in quanto nuovi depositari della verità assoluta. Questa riflessione che forse meriterebbe un approfondimento serio lascia il campo al cosiddetto “casting” che a lungo andare dovrà portare all’assegnazione delle parti e alla scelta degli attori in vista del grande evento. La partita ha inizio, si moltiplicano gli approcci, si animano le discussioni e tutti in teoria diventiamo candidabili e tali resteremo per quasi un anno a meno che non succeda qualcosa di imponderabile. Certo, avrei preferito che i partiti politici, o almeno quelli esistenti a Caposele, avessero provveduto già da qualche mese a mettere in piedi una campagna di ascolto tra la gente e sulla base delle indicazioni ricevute avessero messo a punto qualche buona idea, individuato un nome, una squadra, intorno alla quale far crescere il consenso e l’avessero fatto alla luce del sole senza timori e ritrosie. Ma così non è stato e allora ci toccherà prendere quello che passa il convento senza tante storie. Se il gioco è cominciato proviamo insieme a giocare anche noi e cerchiamo per quanto possibile di tracciare l’identikit del prossimo candidato ideale. Innanzitutto, ci sono alcuni pre-requisiti fondamentali che per comodità ci limitiamo ad elencare. Forte attaccamento alla propria Terra. Un minimo di competenza. Tempo sufficiente da poter dedicare all’impegno politico. Voglia di fare. Com’è facile intuire questo è il minimo sindacale per chiunque voglia candidarsi e comunque non è sufficiente per identificare il profilo giusto. Ci sono infatti almeno tre requisiti che non possono mai mancare, la loro presenza è richiesta in blocco, in maniera vincolante. Il primo requisito è la credibilità. Il termine in sé implica tante cose, onestà innanzitutto, dirittura morale, correttezza nei comportamenti, rispetto per le persone, tutto questo rende una persona credibile. Ma in politica per essere credibili occorre avere anche l’autorevolezza che ti consente di parlare e dire quello che pensi sapendo di essere creduto; per essere presentabili occorre aver dato nei fatti dimostrazione di coerenza con le proprie idee, risultare attendibili agli occhi di chiunque, dal primo all’ultimo dei cittadini, è la migliore garanzia di un risultato dignitoso. Il secondo requisito è la chiarezza d’intenti. Insomma, chi voglia competere seriamente deve avere chiaro in mente cosa intende fare per il bene della comunità. In realtà basterebbero tre o quattro idee capaci di incidere sulla gestione dei servizi per esempio, sullo sviluppo locale, sulla tutela del territorio, sulla scuola e la formazione in generale. Ma non basterebbe semplicemente enunciarle e non avrebbero alcun valore se contestualmente non venisse spiegato chiaramente come realizzarle. Le proposte e le idee dovrebbero essere il frutto di un’esperienza variegata e composita meglio se maturata altrove in contesti diversi dal nostro che renderebbero possibili soluzioni innovative destinate a durare nel tempo. Sarebbe anche questo il modo migliore per togliere spazio a chi ancora oggi si ostina a considerare Caposele l’ombelico del mondo. In definitiva, non basta dire quello che si vuole fare ma dimostrare nei fatti di esserne pienamente consapevoli. Infine, il terzo requisito è la capacità di aggregazione. Chi vuole creare qualcosa d’importante in politica dev’essere in RECITO-AS ricita' PARLARE AD ALTA VOCE REDUCO-IS riduci RIDURRE REMOTUS demotu RIPARATO RIGEO-ES rigiola RESA DURA RISCUS isculu DISCO DI VIMINI RUTILUS rutulu ROSSEGGIANTE QUADRIARTUS quatraru BAMBINO PANDO-IS spapanda' SPALANCARE PARRA parredda UPUPA PASTIO-INIS pasconu ROVESCIO PERCOQUO PICA pica GAZZA PILA pila MUCCHIO PIRUS piru PERO PLENA prena GRAVIDA SABUCUS savucu SAMBUCO SACRAMENTUM sacramentu DISTRETTO MILITARE SALEBRATUS scelebratu ACCIDENTATO SARMENTUM salumente FASCINE SCANDO-IS sc anta' SOBBALZARE SAEPES sepa SIEPE SCISCO-IS sciscu NOTIZIA SCISCILIS scisciulu COSA INUTILE SECUS secu SEQUESTRA sequestra MEZZANA SERENA a la sirena AL SERENO SERTUS nzerta INTRECCIO SOREX-ICIS soruciu TOPO SOROR-IS sosora SORELLA SUPPILO -IS supp ' la' STURARE grado di unire non dividere, dev’essere predisposto all’inclusione piuttosto che all’esclusione, dev’essere pronto e disponibile ad accogliere qualsiasi contributo di idee e di proposta che possa giungergli dall’interno e dall’esterno perché è così che si crea e si cementa un gruppo. Dopo aver fatto questo diventa fondamentale riuscire a elaborare una sintesi costruttiva che sia in grado di tenere tutti insieme e tutelare la sensibilità di ciascuno. Mi rendo perfettamente conto che dopo aver parlato di queste cose qualcuno potrebbe accusarmi di essere ingenuo e sprovveduto tanto più che la realtà appare molto diversa rispetto a quanto auspicato. Tuttavia, ricordo prima di tutto a me stesso che so perfettamente quali possono essere le ragioni, quelle vere, che spingono le persone a mettersi in politica così come so per certo che il criterio prescelto per le candidature non è nessuno di quelli indicati quanto piuttosto la “capacità elettorale” del soggetto. E’ una vecchia storia non c’è che dire ma sempre attuale. Cambiare i termini del discorso e ragionare con criteri diversi potrebbe essere la vera novità della prossima consultazione elettorale, probabilmente sarebbe maggiore il rischio della sconfitta per chiunque se ne facesse interprete e garante ma chissà a volte le scommesse si vincono molto dipende dalle idee e dalla forza con la quale si difendono. Per fortuna che come ci siamo detti prima è solo un gioco e noi stiamo giocando ma credetemi, c’è poco da ridere, e in ballo c’è molto più di quel che sembra. UPPILO -IS upp ' la' OTTURARE SPORTUS spurtedda PANIERE TAURUS tauru TORO TECUM ticu CON TE TEMETUM temm' ta VINO AROMATICO TEMPERATUS temprato INDURITO TINEA tigna TARLO TITILLUS titillu SOLLETICO TORTUM torta CORDA VEGETALE TRANSTANATUS ntrastanatu BARRICATO DI TRAVERSO TRAPETUS trappetu FRANTOIO TREMULUS triemulu SABBIA MOBILE TRIBULA trivuli COCCI DI TEGOLE TRICO-AS tr' ca' RITARDARE TRIPEDES trepputu TREPPIEDI TROCLEA trocchi PULEGGIA TRUCTA trotta TROTA TRIBLIUM tribli CIOTOLA TUTULUS tutulu SPATOLA VACANS vacantu VUOTO VADUS vaddonu GUADO VESSICA v'ssica VESCICA VESPERA vespru CENA VATECA vatecali AMBULANTE VICULUS viculu VILLAGGIO VETUS vietta VECCHIO VETTUS vettu SECCO VINCIO-IS vinchii LEGACCI VOCULA voch ' la VOCINA ZEMA,ZUMA nzeuma BRODAGLIA di Antonio Ruglio DAL LATINO AL CAPOSELESE


Anno XLIV - Agosto 2017 N.94 38 Storie di emigrazione Cap. XII di Giuseppe Ceres ITALIANI EMIGRATI IN AUSTRALIA STORIE DI EMIGRAZIONE Ogni tipo di attività fisica fa bene a chi la pratica. Fermo restando le specifiche controindicazioni relative allo stato di salute di ogni singolo soggetto, stare in movimento, allenarsi, fare sport aiuta a mantenere in forma corpo e spirito. Il nostro corpo riceve benefici dal punto di vista del tono muscolare, del controllo del peso, della circolazione, in pratica di qualsiasi suo apparato; una regolare attività fisica fa bene anche all'umore, aiuta a "depotenziare" lo stress e a scaricare tensione. Le possibilità di praticare esercizio fisico sono tantissime, che si scelgano sport in acqua o in palestra, individuali o a squadre. Ma il più semplice da fare, perché del tutto libero da imposizioni di orari e strutture, e il meno costoso, perché non necessita né di un'iscrizione in palestra né di attrezzatura particolarAMATORI RUNNING SELE E…CORRERE Sterzata populista del Primo Ministro liberale Federale Australiano Malcom TURNBUL (per TURNBUL leggi: ternbol) simpatetico col Presidente Americano Trump, decide per una limitazione della residenza permanente i residenza temporale dei lavoratori stranieri che arrivano oggigiorno In Australia. Il Primo Ministro Federale Australiano con un Video pubblicato su Face Book per annunciare che il Governo abolirá i ‘Visti 457’ concessi ai lavoatori pecializzati esteri. I Visti 457 saranno sostituiti da altri tipi di ‘Visti’ a carattere temporaneo. I nuovi Visti permetteranno al personale estero specializzato di rimanere in Australisa con la propria famiglia per un periodo di tempo di quattro anni. I nuovi Visti verranno elaborati specificatamente per reclutate i migliori talenti nell’interesse nazionale australiano. L’annuncio fa seguito al giro di vite del Governo australiano sui ‘Visti 457’, con l’intervento del Ministro dell’Immigrazione per abolire la corsía prefernziale per il lavoratori esteri delle grandi catene di ristoranti. Lo scorso anno il Governo australiano promise che avrebbe rivisto il sistema di visti , di cui sopra e la lista di posizioni, per le quali i lavoratori esteri potevano inoltrare domanda di lavorare in Australia. Oltre al novo sistema di visti provvisori, che includerá una serie di prerequisiti, tra i quali una miglior conoscenza della lingua inglese, le precedenti esperienze professionali del candidato e un esame del mercato del lavoro. Il Primo Ministro: Malcom Turnbul (Leggi: Ternbol) ha ventilato anche delle modifiche circa le procedure per l’ottenimento della CITTADINANZA austrliana. Il Ministro dell’Immigrazione in una itervista televisiva ha spiegato che sono state elaborate delle misure, per accelerare il processo d’integrazione prima di concedere la cittadinanza australiana. Circa ‘Visti 457’ il ministro ha detto che i visti introdotti dal Governo Howord ( leggi: ‘ Hauord) nel 1996-7, sono stati utilissimi, ma hanno fatto il loro corso. Commento. Gli emigranti esteri nel mondo anglosassone sono stati sempre considerati soltanto come ATTREZZI DI LAVORO, per avvantagiare l' economia della propria nazione. di Donato Ceres mente complessa, è la corsa. Correre fa bene: aiuta a tenere sotto controllo il peso e gli zuccheri nel sangue, migliora lo stato della circolazione sanguigna, dà una mano anche all'umore. È comunque un'attività fisica, e in quanto tale ci sono delle regole da seguire, un abbigliamento adatto da utilizzare, non bisogna esagerare, soprattutto all'inizio, e come ogni altro sport, prima è necessario chiedere il parere del medico. Dopodiché, bastano le scarpe giuste, qualche accortezza e la voglia di inziare a correre… A tal proposito la nostra Associazione oltre al gruppo sportivo agonistico (composto da ben 23 atleti Tesserati, partecipa regolarmente a competizioni Provinciali/Regionali / Nazionali fino a quelle internazionali con buone prestazioni) propone da diversi anni con cadenza mensile degli allenamenti/Camminate Collettive; presentando ai partecipanti (non pochi) percorsi sempre diversi sia nella distanza che nel tracciato, cercando di toccare i luoghi più suggestivi del nostro Comune, tutto questo per incentivare i nostri concittadini a “muoversi” e a scoprire la gioia del correre …e viste le adesioni (soprattutto femminili) c’e tanta voglia muoversi, di stare insieme facendo sano sport Amatoriale… Gli Amatori Running Sele vi aspettano sempre di più al prossimo allenamento/Camminata…buona Corsa a tutti.


Anno XLIV - Agosto 2017 N. 94 39 Dal Brasile


Anno XLIV - Agosto 2017 N.94 40 I l periodico “La Sorgente” edito dell'associazione turistica pro loco di Caposele ,non è il solito giornalino di paese, dove vengono argomentati solo e soltanto fatti relegati a Caposele, ma molto di più. Il mio ricordo lampante, risale alla primavera del 2011,quando trovandomi a fare delle ricerche iconografiche su internet ,mi sono trovato così per caso sulla home page del citato periodico, nel giro di pochi giorni prendevo contatti telefonici con la redazione, chiedendo loro se era possibile avere un piccolo spazio per poter argomentare un evento storico ,risalente al secondo conflitto mondiale consumatosi nel loro territorio. Ebbi subito il consenso di poter collaborare con loro, difatti il mio primo articolo fu: ”ATTACCO ALL'ORO BLU” che venne pubblicato sul numero “82” con la consueta presentazione in Agosto 2011 all'interno della sala polifunzionale di Caposele. L'avvincente storia di guerra venne suddivisa in puntate, creando così una sorta di interesse da parte del lettore, dal momento che questo evento storico non era molto conosciuto, ma il mio obbiettivo primario non era tanto questo, ma di far creare un IN MORTE DI UMBERTO ROSANIA di Gerardo Ceres Domenica siamo stati a Matera. Una gita molto gioiosa ed allegra. Umberto lo era più di tutti: aveva con sé i due nipotini, figli di Mariangela. Tuttavia al ritorno non si è sentito bene, ma tutti abbiamo pensato ad un virus intestinale. Quando ci siamo salutati in piazza Sanità sembrava tutto risolto. È stata l'ultima volta che l'ho visto. Stamane il colpo seguito alla notizia della sua morte. In un solo istante si sono sommate le immagini di una lunga amicizia, nonostante i 15 anni di distanza anagrafica. Ricordo quando, io piccolo, veniva a Torino dalla Svizzera, dove era immigrato, a vedere i "partitoni" della Juventus, prima a pranzo a casa mia e poi tutti insieme al vecchio comunale; ricordo la sua migrazione in Venezuela, per raggiungere i fratelli più adulti; ricordo il suo ritorno a Caposele; ricordo il suo lavoro - io sindacalista degli edili - al cantiere della Ferrocemento; ricordo gli anni in cui ci divertivamo ad editare "il periodico di agitazione culturale permanente"; ricordo il lungo periodo di inoccupazione; ricordo le sue letture sudamericane, con le quali rafforzò il suo amore "anarchico e romantico" per la figura di Che Guevara; ricordo le nostre scalate da viaggiatori del dharma per le cime dei nostri Picentini; ricordo l'arrapatezza di quando acquistava la Settimana Enigmistica; ricordo le pagine che di tanto in tanto mi rifilava per un incompiuto dizionario della "lingua caposelese"; ricordo le sue passeggiata lungo le rive del Tredogge, dove meditare ed ascoltare, in silenzio, le voci delle acque che formano il Sele. Poi c'è un destino che neppure la cabala o, se preferiamo, la numerologia riuscirà mai a spiegarci: Umberto si è spento, oggi, il 10 giugno, lo stesso giorno di 13 anni fa, quando ci lasciò il comune amico Antonio Sena. Maledetto questo giorno, dunque, che accomuna due abbandoni di due figure non comuni di silari a tutto tondo. Idealmente, mi piace pensare che Umberto ed Antonio si siano già ritrovati e con sorriso grasso se la spasseranno ad "agitare in modo permanente" quello spazio di cielo da loro occupato. È il solo modo che ci aiuta a non versare lacrime per un amico che non sarà più tra noi e a cui non potremo più chiedere: "hombre, que pasa? Todo bien?"... “RICORDI & DISPIACERI” di Vincenzo Ciccone percorso storico culturale, là dove avvenne la cattura degli albionici ed il luogo esatto dove vennero posizionati gli esplosivi per far brillare i piloni dell'acquedotto a Caposele nei pressi della vecchia galleria “PAVONCELLI”. La storia del mio articolo si concludeva con l'ottava puntata, però in me restava sempre vivo il desiderio del percorso storico, che oltre a me solo una persona non più tra noi disse: ”l'idea non è male”. Il tempo passa, ma io cacciatore indefesso di notizie, ricordo che nella vicenda storica veniva citato anche Laviano, a questo punto dopo aver preso le dovute informazioni, il 13.di Gennaio del 2016 mi sono recato in Laviano presso l'abitazione della signora Angela Pennimpede in Cifrodelli, classe 1920. Una nonnina di quelle sveglie ed arzille, la domanda che Le pongo in modo rapido e diretto è molto semplice da focalizzare nei suoi ricordi di un passato non bello da ricordare. Zia Angelina, così chiamata e conosciuta in Laviano inizia il suo breve racconto, dice testualmente di ricordare in modo chiaro la vicenda dei paracadutisti inglesi, che piombarono anche su Laviano, come fulmini a ciel sereno in quel Febbraio del 1941,ed aggiunge dicendo che con il tessuto dei paracaduti, che era di una resistentissima tela bianca, lei ed altre due sarte di Caposele ,riuscirono a creare diverse camiciole per i loro paesani contadini. Sono circa le ore 20:00 di questo stupendo 13.Gennaio.2016 sono costretto a lasciare questa piacevole conversazione, proponendomi di ritornare quanto prima. Il dispiacere fu forte quando seppi che la “nonnina arzilla” il 23.Luglio.2016 aveva lasciato per sempre questa terra. Per me, questa sua testimonianza dal vivo, ebbe un grande valore storico da non sottovalutare, con i suoi 96 anni e 6 mesi di vita vissuta. Mi trovavo in auto sul tratto Sella di Conza, per alcune verifiche, suppellettili in abbandono lungo il margine strada provinciale ,nel mentre la mia compagna di vita residente in Svizzera, mi allerta con un SMS dicendomi: “Enzo, ho letto che Agostino Della Gatta è morto” resto in silenzio ammutolito, paralizzato non riesco più a terminare ciò che stavo facendo, la notizia si espande rapidamente, tutti increduli smarriti ,in me si accendono tanti ricordi del voler fare con Agostino per l'Irpinia per Caposele, il progetto che sarebbe dovuto decollare con lui, svanisce tutto con la sua perdita. Agostino, non sarai dimenticato ,molto hai fatto in breve tempo, resterai testimone del nostro tempo. L’ Istituto comprensivo “F. De Sanctis” dedica ogni anno una giornata alla letteraturain cui celebra il libro e lo spirito creativo in genere. Festeggiamo così la “Giornata del libro e del diritto d’autore” che ricorre ogni anno, in tutto il mondo il 23 aprile, un’esperienza che è stata inaugurata per la prima volta dalla scrittrice Dacia Maraini e che ha visto la presenza di altre figure importanti del mondo culturale – Paola Gassman, Gherardo Colombo, Pino Aprile, Marco Lodoli e altri ospiti carissimi, raggiungendo quest’anno la settima edizione. Protagonista di quest’anno è stata la figura di Francesco De Sanctis e alla sua testimonianza sul territorio dell’Alta Irpinia in occasione dei 200 anni dalla morte. Gli alunni hanno conosciuto il grande critico irpino attraverso la lettura di un “Un viaggio elettorale”e la presentazione che ne ha fatto il Dirigente scolastico Prof. Gerardo Vespucci, appassionato del nostro territorio e della letteratura in genere, autore di qualità egli stesso. La manifestazione ha avuto il piacere di ospitare un autore contemporaneo Pasquale Gallicchio che ci ha regalato con il romanzo “Terra” una storia appassionata e sincera di amore per la terra d’origine e per il valore della testimonianza scritta. Avendo toccato momenti storici importanti come il fenomeno del Brigantaggio abbiamo scelto le musiche dell’autore Eugenio Bennato, interpretate dai nostri alunni e balli popolari come la Tammurriata e la Montemaranese che hanno reso una festa un evento culturale che è stato gestito con grande competenza dagli alunni del nostro Istituto. Sono state coinvolte tutte le classi ed è stata l’occasioGIORNATA DEL LIBRO 2017 ne ideale per scoprire talenti e creatività ed esibire le competenze che la didattica quotidiana sacrifica. Gli alunni hanno saputo destreggiarsi tra letture, canzoni, immagini, gestione tecnica della manifestazione rendendoci fieri delle loro potenzialità e della loro competenza. Ricordi


Anno XLIV - Agosto 2017 N. 94 41 Storia Politica di Michele Ceres I l Consiglio comunale, come organo amministrativo e come assemblea rappresentativa della volontà popolare, nacque con la Rivoluzione francese e trovò un suo primo inserimento nella legislazione del Regno di Sardegna durante la Prima guerra di indipendenza con la Legge del 2 agosto 1848, modificata poi dalla successiva n. 2248 del 20 marzo 1865. I comuni erano obbligati a dotarsi di un consiglio e di una giunta. Il consiglio comunale era costituito da un minimo di 15 ad un massimo di 80 consiglieri, in relazione al numero degli abitanti. I consiglieri restavano in carica per cinque anni, ma dovevano rinnovarsi per un quinto ogni anno, pur essendo sempre eleggibili. Gli elettori erano i cittadini maschi che avessero compiuto i 21 anni, che godessero dei diritti civili e che pagassero da almeno sei mesi un tributo rapportato alla classe del comune. Era, quindi, come per le elezioni politiche, un sistema elettorale che escludeva le donne dall’esercizio attivo e passivo del voto e che si basava sul censo. Il che significava che la stragrande parte della popolazione non poteva né votare né essere votata. Il sindaco non era elettivo, ma nominato per decreto regio ogni tre anni e veniva scelto fra i consiglieri comunali dal Ministro dell’interno, su suggerimento del Prefetto, il quale presiedeva anche la deputazione provinciale, ossia la giunta provinciale, costituita a sua volta da consiglieri provinciali eletti in seno al consiglio provinciale. Il sindaco, come tale, rappresentava un evidente paradosso giuridico, giacché era rappresentante del potere locale autonomo e, allo stesso tempo, ufficiale di governo nominato dall’alto. Un complesso sistema di controlli facenti capo al prefetto e alla deputazione provinciale ne limitava fortemente l’autonomia complessiva. In pratica era il prefetto a dominare la scena politica di comuni e province, cui la legge conferiva poteri enormi. Centralizzando i poteri, il legislatore pensava di porre un argine alle tendenze centrifughe che minacciavano di rimettere in discussione l’unità nazionale da poco conseguita e non ancora compiutamente condivisa specie nelle regioni meridionali del Regno. Il Testo Unico del 10 febbraio 1889 n.5921 introdusse almeno cinque varianti rivoluzionarie. La prima fu l’istituzione della giunta provinciale amministrativa, che avrebbe deciso nel merito circa le deliberazioni di maggior rilievo in materia finanziaria adottate da provincie, comuni e opere pie e avrebbe inoltre avuto facoltà di porre il veto all’esecuzione delle delibere. La seconda novità riguardava l’estensione del diritto di voto amministrativo, che raggiunse l’11% della popolazione (nel 1865 l’elettorato era invece del 4%). La terza novità fu invece l’elettività del sindaco nei comuni capoluoghi di provinELEZIONI AMMINISTRTIVE LOCALI DAL DOPOGUERRA AD OGGI anno Sindaco 1944 Pasquale Ilaria (nomina prefettizia) 1945 Amerigo Del Tufo (nomina prefettizia) 1946 Amerigo Del Tufo. Nel 1951 gli subentra Vincenzo Russomanno 1952 Michele Farina 1956 Michele Farina 1960 Donato D’Auria 1964 Francesco Caprio 1970 Francesco Caprio 1975 Francesco Caprio 1980 Antonio Corona 1985 Alfonso Merola 1990 Alfonso Merola, surrogato dall’ ottobre1992 al gennaio 1994 da Agostino Montanari 1995 Antonio Corona 1999 Giuseppe Melillo 2004 Giuseppe Melillo. Gli succede nel 2006 Gerardo Monteverde 2008 Pasquale Farina 2013 Pasquale Farina Le elezioni amministrative dall’Unità ai nostri giorni cia o con più di 10.000 abitanti, che con successiva legge del 1896 fu estesa a tutti i comuni del Regno indistintamente. La quarta fu la regolamentazione della figura del segretario comunale. La quinta novità fu che il prefetto cessò di essere presidente della deputazione provinciale, che a sua volta cessò di esercitare il controllo su comuni e opere pie. La deputazione restava, ma con il nuovo nome di giunta provinciale, organo eletto dal consiglio provinciale rispetto al quale acquisiva funzioni di esecuzione politica, e con un suo presidente ugualmente eletto.Nel complesso le cinque novità tracciarono uno scossone di portata storica nell’assetto dei poteri locali. La nuova legge stabiliva, infatti, che sindaco e giunta fossero eletti dal consiglio comunale nel proprio seno. S’incominciava così a introdurre un concetto totalmente diverso di intendere l’amministrazione comunale, concetto che mirava ad ampliare la partecipazione democratica di fette consistenti di popolazioni fino ad allora ai margini delle scelte politiche locali. L’estensione dell’elettorato fino al suffragio universale maschile in campo, sia politico sia amministrativo, fu progressivamente attuata e raggiunta nel primo ventennio del nuovo secolo, ma l’avvento del fascismo mutò radicalmente la struttura amministrativa del Regno. Il fascismo segnò, infatti, la fine del consiglio comunale e il ritorno della nomina regia dell'autorità municipale: non più sindaco, ma podestà. Il podestà durava in carica 5 anni con possibilità di conferma ed eventuale revoca da parte del prefetto. Accanto al podestà operava la consulta municipale, organo secondario con funzioni meramente consultive e composta di cittadini nominati dal prefetto per 1/3 e per 2/3 dagli enti economici, sindacati e associazioni locali. Nel 1928 si provvide a una riforma analoga a quella podestarile anche per le province. A guerra non ancora terminata, con Regio Decreto Luogotenenziale del 4 aprile 1944 n.111, fu ripristinata la figura del sindaco, affidando ai prefetti, e quindi al CLN (Comitato Liberazione Nazionale), il compito di provvedere alla nomina temporanea dei sindaci e degli assessori, nell’attesa di poter indire le elezioni amministrative. Fu allora che fu nominato sindaco di Caposele don Pasquale Ilaria che, per avere difeso nel 1939 i diritti dei Caposelesi sulle acque di competenza del Comune, fu condannato al confino alle isole Tremiti. Precedute dal Decreto Legislativo Luogotenenziale 2 febbraio 1945 n. 23, che estese il diritto di voto alle donne, e dal Decreto Legislativo Luogotenenziale 7 gennaio 1946 n. 1, che sancì la ricostituzione delle Amministrazioni Comunali su base elettiva, tra la primavera e l’autunno del 1946 si svolsero le prime votazioni amministrative libere a pieno suffragio universale maschile e femminile. A causa dello stato di devastazione in cui si trovava il territorio nazionale, la data di svolgimento fu demandata alla determinazione dei singoli prefetti. A Caposele si votò il 7 aprile. Vinse la lista con il simbolo scudo crociato, Democrazia Cristiana, guidata dal dott. Amerigo Del Tufo, che fu eletto sindaco. Negli anni Cinquanta varie disposizioni definirono la composizione degli organi delle amministrazioni comunali e le modalità di elezione e la durata dei consigli che trovarono un coordinamento nel Testo Unico n. 570, 16 maggio 1960. Vi si stabiliva il numero dei consiglieri e degli assessori sulla base della popolazione del comune rilevata all'ultimo censimento; l'elezione del sindaco e della giunta in seno al consiglio comunale; il sistema elettorale: maggioritario nei comuni con voto limitato fino a 10.000 abitati; a scrutinio di lista con rappresentanza proporzionale nei comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti che diventarono poi a 5.000 con legge 10 agosto 1964 n. 663. A Caposele, essendo un comune con popolazione compresa tra tremila e cinquemila abitanti, si è sempre votato, fino alla riforma del 1993, con un sistema maggioritario. I consiglieri da eleggere erano 20 sulla base dei voti riportati dai singoli candidati. Ogni lista era costituita di un massimo di sedici candidati. L’elettore, conseguentemente, aveva la possibilità di esprimere un massimo di sedici preferenze scelte nell’ambito della stessa lista (il famoso colpo in testa) oppure tra liste diverse. Il sindaco e la giunta municipale erano eletti dal consiglio comunale, che, tranne qualche eccezione, era composto di una solida maggioranza di sedici consiglieri su venti. In ultimo, la legge n. 81 del 25 marzo 1993, ha introdotto l'elezione diretta del sindaco al quale compete la nomina dei componenti della giunta. In questo modo la forma di governo del comune, in precedenza riconducibile, in qualche modo, al modello parlamentare, è stata avvicinata al modello cosiddetto presidenziale. Allo stesso tempo, cosa per noi veramente demagogica e dannosa per la correttezza degli atti amministrativi e l’efficienza stessa dell’amministrazione comunale, è stata la soppressione del CORECO (Comitato Regionale di Controllo), organo che era preposto all’esame della legittimità delle delibere. Risultato: protervia e contenziosi schizzati alle stelle.


Anno XLIV - Agosto 2017 N.94 42 Eventi Ritengo che “La Sorgente” non possa rimanere insensibile di fronte a sostanziali trasformazioni verificatesi nell’ambito di importanti Istituzioni dello Stato che, tra l’altro, prevedono il coinvolgimento di un nostro illustre caposelese : il Direttore Generale della Forestale ing. Cesare Patrone. In attuazione del decreto legislativo n. 177 del 2016, il Corpo Forestale dello Stato è stato assorbito nell’arma dei carabinieri. La stessa si arricchisce di una vasta esperienza di uomini e mezzi di una vecchia Istituzione nata nel 1822 con denominazione “Reale”. L’ing. Cesare Patrone da oltre un decennio è a capo del Corpo Forestale dello Stato. Rappresenta un vanto per il nostro Paese, orgoglio dei genitori Michele e Sisina, punto di riferimento dello zio Emidio Alagia e di tanti amici caposelesi. Nel 2002 la Pro Loco gli ha assegnato l’ambito “Premio Caposele” con significative motivazioni esposte dal prof. Agostino Montanari, già Sindaco di Caposele, riportate integralmente nel n. 68 della “Sorgente”, e che si trascrivono testualmente come di seguito: “E’ stato, per me, un immenso piacere quest’estate presentare e consegnare il “Premio Caposelese dell’Anno”, un riconoscimento che la Pro Loco, come oramai da consuetudine, a chiusura delle attività per il Ferragosto, attribuisce ad un nostro compaesano emigrato e distintosi nel campo sociale e professionale. Il premio quest’anno è stato attribuito a Cesare Patrone, per i grandi riconoscimenti professionali che sta ottenendo nel settore delle attività forestali. Prima ancora che un professionista serio ed estremamente competente, Cesare è, per me, e per tutti noi della Pro Loco di Caposele, un vecchio amico, una persona amabile, la cui vita merita certamente di essere presa a modello, soprattutto dai più giovani, specie in un periodo incerto e difficile come quello che stiamo vivendo. La prima parte della vita di Cesare di Antimo Pirozzi è stata un continuo viaggiare insieme ai genitori, il papà Michele e la mamma Sisina, a suo fratello Amato ed alle sue due sorelle Enza ed Olimpia. Cesare nacque, infatti, a Buenos Aires, alla fne degli anni ’50, in una terra, l’Argentina, allora meta di sogni e di speranze ed oggi terscerlo, divenendo suoi amici, gli amici d’infanzia, quelli che inevitabilmente ti rimangono sempre nel cuore. Poi, in età adolescenziale, Cesare è emigrato una seconda volta, spostandosi con la sua famiglia a Roma. Credo che per nessuno, men che meno scito ad eliminare in breve tempo il gap ambientale, tuffandosi a pieno nella sua nuova vita. A 25 anni Cesare era già brillantemente laureato in ingegneria idraulica, dopo qualche anno ha vinto il concorso in Forestale, dove nell’arco di poco più di un decennio ha letteralmente bruciato le tappe, alcune fra le tante, dirigente del Parco regionale della Maiella e Comandante della Scuola Allievi della regione meridionale, divenendo uno dei massimi graduati del corpo Forestale, nonché consulente del Ministro per le Politiche Agricole e Forestali, Alemanno. Una grande carriera, non c’è che dire, impreziosita e resa ancora più importante dal grande bagaglio di esperienza e di umanità che Cesare porta con sé. Perciò, come ho ribadito all’inizio, credo che il premio di quest’anno dato a Cesare Patrone debba essere un modello, un esempio di vita e di abnegazione per i nostri giovani, nel momento in cui essi dovranno cimentarsi con le importanti sfide che il futuro gli riserva”. Altri riconoscimenti prestigiosi gli sono stati attribuiti nel corso della sua carriera. Ricordiamo in particolare la premiazione con MEDAGLIA D’ORO al Corpo Forestale assegnatagli personalmente dal Presidente della Repubblica on. Giorgio Napolitano in data 5 ottobre 2009. Il nostro illustre concittadino Patrone nel discorso del passaggio di consegna con il Comandante Generale dell’arma dei Carabinieri Del Sette e generale di C. d’armata Antonio Ricciardi, rivolgendosi con emozione e con un sottile velo di tristezza agli astanti pronunciò :”un forte abbraccio ai miei forestali, che dovranno dimostrare carattere, serieta’ e dedizione. Siamo entrati nella struttura piu’ importante e prestigiosa dello stato.” Sicuramente il nostro illustre concittadino nel nuovo ordinamento dello stato, saprà dare lustro alla sua Forestale. ra di fame e di miseria per molti nostri sfortunati connazionali. Ma la famiglia di Cesare, dopo pochi anni rientrò in patria, trasferendosi a Caposele, dove Cesare trascorse la sua infanzia ed i primi anni dell’adolescenza. In questo periodo, molti di noi, suoi coetanei, hanno avuto modo di conoche per un ragazzino, sia stato facile riambientarsi per una seconda volta, nel giro di pochi anni, passando da una realtà ad un’altra e poi ad un’altra ancora, l’una completamente diversa dall’altra, senza trovare alcuna difficoltà. Eppure Cesare, con un carattere forte e con una grande perseveranza, è riu- CORPO FORESTALE E ARMA DEI CARABINIERI LA SORGENTE SUGGERISCE Durante la forte nevicata dello scorso inverno, molti danni sono stati causati dal peso eccessivo di una neve molto pesante. Tra questi un albero secolare di piazza Sanità è stato spezzato irrimediabilmente. La nostra preoccupazione si riferisce al fatto che anche gli altri alberi della piazza, piantati per ricordare i caduti della guerra, possano sviluppare qualche malattia che li possa debilitare e non resistere alle successive stagioni fredde. Il nostro suggerimento è che si faccia immediatamente una verifica ed un intervento di cura se ci dovessero essere tali presupposti. Nel frattempo il leccio spezzato ha lasciato un vuoto notevole nella catena circolare a corona della piazza, per cui suggeriamo che si possa ripristinare quel luogo con una sorta di scultura che ricordi un evento importante legato alla piazza o al Paese. Tra gli esempi potrebbe risultare una buona idea quella di collocare sull'area circolare un ricordo a mezzo busto di Giacomo Leopardi che ha avuto un legame stretto con il nostro medico Santorelli; oppure una stele turistica che indichi gli itinerari di culto e di visita, o ancora un monumento che ricordi l'inizio del percorso della famosa "ciclovia dell'acqua" che dovrà, necessariamente partire da Caposele e da quella piazza. Tutto questo, però dovrebbe passare attraverso un buon coinvolgimento delle associazioni turistiche e sociali del Paese, affinche si possa, almeno una volta, decidere in democrazia. Ci siamo permessi di suggerire, nel tempo, altro e di alto spessore, ma assistiamo, troppo spesso ad una indifferenza completa di chi gestisce la "cosa pubblica" e magari fa trascorre non congliendole occasioni importanti di finanziamenti e che riguardano il futuro delle nonstre nuove generazioni. Auspichiamo che possa risolversi immediatamente l'empasse in cui ci siamo trovati, in modo da evitare altre brusche frenate al progresso della nostra comunità. L'ing. Patrone, Capo del Corpo Forestale, con il Ministro Martina, con il Comamndante Generale dei Carabilieri e con Comandanteil per la tutela forestale e ambientale L'ing. Cesare Patrone, Capo del Corpo Forestale, tra il Ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina ed il Comandante Generale dei Carabinieri Gen. Tullio Del Sette


Anno XLIV - Agosto 2017 N. 94 43 Politica Manca meno di un anno dal rinnovo del consiglio comunale. La primavera del 2018 sarà il teatro delle elezioni amministrative a Caposele e, quasi sicuramente, anche delle elezioni politiche nazionali. Una Election Day? Molto improbabile. Sicuramente le elezioni amministrative anticiperanno quelle politiche. E’ tempo quindi di avviare una serena discussione su questa prossima tappa. Siamo coinvolti tutti, volenti o nolenti, perché la gestione dell’attività amministrativa coinvolge i nostri interessi, piccoli o grandi che siano. Ma prima di affrontare il tema di cosa fare per il prossimo futuro è necessario fare una disamina approfondita di quanto sia accaduto in questo ultimo quinquennio. E’ opinione diffusa, purtroppo, di valutare negativamente il lavoro fatto da questa attuale amministrazione. Troppe sono state le defaillance amministrative. Un primo problema è stato quello di non aver saputo creare una amalgama nella squadra amministrativa. Quindi possiamo dire che il difetto è di fabbrica, cioè è nato con la stessa formulazione della squadra amministrativa nell’anno 2013. Era compito del sindaco, primus inter pares, quello di saper mantenere compatta la compagine, cosa che non gli è riuscita o meglio non ha saputo fare. Pure i consiglieri avrebbero dovuto sapere che entrando a far parte di una squadra di governo si aveva il dovere di collaborare. Così non è stato. Facciamone tesoro per il futuro. Le squadre per amministrare non devono rispondere solo all’obiettivo di vincere la competizione ma devono tendere a formare un gruppo omogeneo, capace di mandare avanti la macchina amministrativa. La mancanza di questa amalgama e di disponibilità a collaborare ha determinato lo scollamento totale della squadra che oggi risulta essere fortemente azzoppata e vive un’alta litigiosità interna, anche se non appare perché latente. Questo un aspetto ma c’è ne sono altri non meno importanti. Uno di questi è la pochezza dei risultati raggiunti, gli obiettivi prefissati sulla carta sono rimasti per lo più lettera morta. Questo per dire che non basta scrivere un bel programma, necessita che gli uomini che devono realizzare questo programma devono essere credibili. “Le idee camminano con le gambe degli uomini”, dice un vecchio aforisma di Pietro Nenni. Quindi è necessario valutare non solo il programma che viene presentato ma anche coloro che si propongono di attuarlo. Gli obiettivi mancati, dicevo, sono tanti ma alcuni di essi vanno ricordati per capire cosa fare per il futuro per un evitare ulteriori errori. Iniziamo col dire che è mancato un progetto, il tutto si è limitato alla mera gestione del potere. Fare quel minimo sindacale per sopravvivere giorno per giorno. Quasi sempre sono stati gli eventi esterni che hanno governato la vita amministrativa. Mai gli di Giuseppe Grasso amministratori sono stati gli artefici del proprio tempo. E’ successo pertanto che tutte quelle potenzialità economiche e sociali, che pure il nostro paese offre, sono state completamente disattese. Finanche l’ordinario è stato abbandonato per cui abbiamo assistito al degrado generale del vivere quotidiano. Strade dissestate, traffico selvaggio, raccolta dei rifiuti in maniera inadeguata. Non un intervento di rilievo nella frazione Materdomini, centro turistico di rilevante interesse. Basti pensare che una struttura importante come il centro fieristico, realizzato nella zona Caselle con fondi pubblici, che doveva diventare una importante infrastruttura per il rilancio del turismo locale e di zona è diventata, invece, la classica cattedrale nel deserto. Da questa breve premessa, sullo stato dell’arte, ne conseguono i seguenti punti su cui ragionare. Un primo punto è quello di verificare se, allo stato, sussistono i presupposti per immaginare una soluzione adeguata per il futuro prossimo. Prima domanda da porci è: esiste oggi una soluzione a questa situazione? Risposta: Per avere un’amministrazione efficiente, a mio modesto parere, è necessario che il prossimo capo dell’amministrazione sia una persona che sia in grado di prendere in mano le redini del paese ed abbia capacità di amministrare la cosa pubblica, quindi esperienza amministrativa. Non si può e non si deve ricorrere a persona che, pur apparendo una “brava persona”, non conosca poi la macchina amministrativa, si corre il rischio che diventi un fantoccio in mano a funzionari comunali scaltri che, spinti da interessi e motivazioni che non corrispondono all’interesse generale, agiscono in maniera da non far girare la macchina amministrativa nel giusto verso. Chi amministra deve essere un conoscitore della macchina amministrativa e deve imporre la propria linea, facendo allineare gli altri sugli obiettivi da lui prefissati. Questa voce forte deve essere in grado anche di essere determinante negli organismi sovracomunali, laddove si decidono scelte, programmi e finanziamenti per il territorio. In buona sostanza non essere comparse ininfluenti nei momenti di decisione a livello sovra comunale. Cito ad esempio il “progetto pilota” della c.d. Città dell’Alta Irpinia, che rappresenta una grossa occasione per il rilancio economico – sociale delle nostre zone, in cui non mi pare che la nostra Amministrazione abbia assunto un ruolo determinante. Un secondo aspetto è quello che il sindaco deve essere il “primus inter pares”. Non soggetto autoritario ma autorevole, capace di suscitare negli altri amministratori un sentimento di rispetto e di collaborazione. In buona sostanza nel formare una squadra questo soggetto deve avere le idee chiare, deve rivolgersi a persone che, oltre ad essere anch’esse capaci di gestire la macchina amministrativa, siano disposte ad accettare un ruolo di sincera collaborazione. Inutile pensare alle solite liste formate da “portatori di voti perché appartenenti a famiglia numerose”, bisogna individuare persone competenti. Serve, per esempio, un buon assessore all’urbanistica che sappia proporre, salvaguardando l’ambiente lo sviluppo urbanistico del territorio. Caposele, sul punto, è rimasto fermo agli anni di inizio secolo, idee nuove non ne sono giunte, anzi c’è stato un arretramento per cui quelle scelte che furono fatte all’epoca sono state disattese nella loro globalità. I settori produttivi sono rimasti al nastro di partenza, PIP senza futuro, agricoltura abbandonata, turismo vacuo. Si pensi alla sistemazione di via Santuario a Materdomini, dopo tanti anni quel vecchio progetto di sistemazione è stato deposto in maniera definitiva in un cassetto. Dopo qualche piccolo vagito di inizio consiliatura, con la defenestrazione dell’assessore Conforti, tutto si è definitivamente bloccato, né sviluppo del turismo a Materdomini, né sviluppo del turismo a Caposele. Su questo necessita l’elaborazione di un progetto generale su cui bisogna lavorare per intercettare risorse, che non mancano, basti guardare ai flussi finanziari che beneficiano i comuni a noi vicini. Un problema ulteriore che non si può far finta che non esista è il problema della gestione delle risorse idriche. Sappiamo tutti che su questo tema c’è una ipocrisia generale. Parlare di gestione razionale della risorsa idrica a Caposele si rischia di diventare impopolare e quindi tutti dobbiamo far finta di niente. E questo è un danno incommensurabile per il nostro comune. Si è soliti tornare sempre sulla consumata litania della errata soluzione data all’argomento con la convenzione con l’AQP nel 2013. Questo, per la verità, è il leitmotiv dell’attuale minoranza consiliare che a distanza di anni torna sempre su questo tasto, dimenticando che, invece, oggi è tempo di guardare al futuro e trovare la giusta soluzione a questo annoso problema. E’ solo il caso di ricordare a chi legge che allo stato attuale, se è vero che in un mese il comune di Caposele ha speso la cospicua somma di euro 125.000,00 per la bolletta dell’acqua all’AQP, moltiplicato detto consumo per 12 mesi, anche se negli altri mesi volessimo considerare un consumo più ridotto, il totale in un anno supererebbe il milione di euro. Quindi noi cittadini di Caposele più che avere l’acqua gratis diciamo che la paghiamo in maniera collettiva e la sprechiamo perché ognuno di noi consuma (e spesso spreca) l’acqua a carico della collettività. L’eccesso di consumo si dice è dovuto agli acquedotti colabrodo ma io non credo che ciò sia dovuto solo alle perdite delle reti idriche pubbliche ma ci sono pure tante perdite su reti domestiche e sprechi di acqua. La politica come risponde a questo importante problema? Col silenzio assoluto. Caposele se gestisse in maniera oculata l’uso dell’acqua avrebbe un risparmio di parecchie centinaia di migliaia di euro che potrebbero essere utilizzati in miglioramenti dei servizi collettivi. Invece no. Chi si propone di voler governare il paese non può limitarsi a fare vacue promesse, deve dire, con chiarezza, come vuole affrontare questo drammatico problema. I cittadini, per essere cittadini responsabili, devono valutare il comportamento obiettivo di coloro che vogliono proporsi ad amministrare il paese e non dire solo: “io voto tizio perché è mio parente o perché mi ha promesso… ecc.. ecc”. Quindi il confronto politico si deve sviluppare su queste premesse e non sulla simpatia del personaggio di turno. In questo articolo ho volontariamente evitato di evidenziare un ulteriore aspetto, anch’esso molto importante, perché già l’ho affrontato in maniera approfondita in un articolo di un passato numero della Sorgente. Mi riferisco al fatto che a Caposele le liste amministrative vengono elaborate solitamente con criteri di civismo. Mai si è pensato di fare delle liste facenti capo ad un partito politico o ad un’alleanza tra partiti. E questo è un fatto positivo in quanto in un piccolo paese bisogna mettere assieme persone oneste e capaci che non sempre fanno capo ad un partito politico. Tuttavia questa metodologia ha pure dei lati negativi in quanto, spesso, i componenti delle liste, non avendo una formazione politica, mancando di collegamenti sovra comunali con altri amministratori o gruppi politici, si limitano ad amministrare il proprio comune divenendo dei veri e propri capi-ufficio. Mi riferisco alla c.d. gestione diretta degli amministratori. La legge eccezionalmente permette questo modo di amministrare ma solo, appunto, in casi eccezionali. Basti pensare che nella provincia di Avellino si avvalgono di questa modalità solo 2-3 comuni. Tra questi c’è Caposele. Cosa avviene lo sappiamo. Gli amministratori anziché pensare a intercettare fondi presso gli organismi sovra comunali, si limitano a frequentare la casa comunale per apporre le loro firme sugli atti amministrativi. In buona sostanza sostituiscono i dipendenti per il piacere di apporre le loro firme sugli atti. La politica deve fare altro: fare scelte di lungo respiro, elaborare programmi e dare indirizzi precisi ai funzionari, controllando, in tempi prestabiliti, l’attuazione dei programmi forniti. Tutto qui. VERSO LE AMMINISTRATIVE DEL 2018


Anno XLIV - Agosto 2017 N.94 44 Storia Premessa: Anno 1973 Note storiche generali In Italia governa il Centro - sinistra: Presidente del Consiglio Mariano Rumor - A Caposele amministra una giunta civica denominata “Stretta di mano”: Il Sindaco è Francesco Caprio. Caposele vive gli ultimi giorni di spensierata e monotona vacanza ferragostana. A Napoli, in una situazione di atavica miseria e di grande arretratezza, in condizioni igieniche disastrose, scoppia il colera. La notizia rimbalza in un lampo sulle prime pagine di tutti i giornali. A Caposele si vivono giorni di panico: gli studenti non rientrano a Napoli : i villeggianti, in vacanza a Caposele, sono costretti a prolungare, forzatamente, il loro soggiorno malgrado gli impegni di lavoro e di studio. In una delle consuete passeggiate serali, unico passatempo disponibile all’epoca, alla scoperta dei suoni e dei colori della notte, tra un aneddoto ed un detto paesano raccontato o inventato per trascorrere qualche ora di svago, nasce l’idea di organizzare l’Associazione Turistica Pro Loco Caposele. Con Fernando Cozzarelli, uno dei tanti obbligato al prolungamento della vacanza, mettiamo a punto l’iniziativa. Detto fatto: parte l’invito per una riunione organizzativa da tenersi nel salone della Scuola Materna. Partecipano molte persone. Alcuni dei presenti, intervenuti forse con il solo scopo di ostacolare i lavori, contestano vivacemente. Motivazione: non avevano ricevuto l’invito da parte degli organizzatori. Dopo i dovuti chiarimenti, iniziano i lavori. La relazione introduttiva viene tenuta dal sottoscritto: l’intero intervento, dal titolo “Atto di nascita della Pro Loco Caposele” è riportato sul primo numero de “La Sorgente” uscito qualche mese dopo. Mi limito a riportare alcuni stralci, i più significativi, anche perché ancora attuali. “La Pro Loco è un’Associazione che riunisce intorno a sé tutti coloro che hanno interesse allo sviluppo turistico della località. La Pro loco si occupa in particolare di tutte quelle iniziative che servono a facilitare ed a incrementare il flusso turistico, studiando il miglioramento dei sevizi e promuovendo festeggiamenti, gare, sagre, convegni e spettacoli. Esistono certamente a Caposele attrattive turistiche che bisogna opportunamente valorizzare, esistono zone di notevole adattabilità all’espansione di una concreta attività turistica estiva, ed esiste la capacità e la volontà di utilizzare il territorio in funzione del turismo. Il Comune di Caposele è incluso nel comprensorio turistico del Terminio e dei Monti Picentini ed è uno dei quattro comuni della Provincia di Avellino insieme ai Comuni di Bagnoli Irpino, Ariano Irpino e Mercogliano, ufficialmente considerato di particolare interesse turistico. Inoltre Caposele occupa geograficamente una posizione di equidistanza tra due località già affermate di Nicola Conforti turisticamente come Laceno e Contursi Terme. Ciò naturalmente faciliterà il compito di convogliamento del traffico turistico nella nostra zona sempre che sapremo offrire qualcosa di genuino e di originale e sapremo adeguatamente organizzare ed attrezzare il nostro Paese. Ma vediamo ora concretamente su quali attrattive possiamo far leva per iniziare un’azione promozionale in questo senso. A parer mio, tre sono i poli che dovremo adeguatamente sfruttare: 1. Materdomini, che già da molti anni richiama migliaia di pellegrini e devoti non solo per motivi religiosi ma anche per la eccezionale bellezza della collina e per lo stupendo panorama che offre. 2. Le sorgenti del Sele, naturalmente per quel poco che rimane, e l’acquedotto per l’importanza che riveste in campo mondiale come opera idraulica; 3. Il Bosco Difesa che è una nuova realtà, tutta da scoprire”. La relazione offre inoltre notevoli spunti per la discussione proponendo alcuni temi di particolare interesse come: a) il verde a Materdomini; b) la sistemazione del Bosco Difesa; c) il problema delle attrezzature ricettive a Caposele, ed ogni altra iniziativa che sia capace di richiamare e di soddisfare la domanda turistica in tutte le molteplici articolazioni di cui essa si compone. Dopo un acceso e costruttivo dibattito, viene formulata la proposta di iscrizione alla costituenda associazione con una quota concordata in lire Cinquemila. Scoppia una nuova polemica da parte degli stessi contestatori di prima che pretendono sia fissata una quota “popolare” non superiore alle mille lire. Quest’ultima proposta, respinta a larghissima maggioranza, determina l’allontanamento spontaneo dall’aula dei “contestatori”. Gli stessi, dopo alcuni giorni, indicono una riunione presso il Cinema Sele (attuale sala polifunzionale) per la costituzione di una seconda Pro Loco. Ma il tentativo fallisce miseramente, come miseramente fallisce tutto ciò che nasce “contro “. E a questi fallimenti ne seguirono altri, tutti con le stesse finalità. Avremo modo di parlarne in seguito. L’atto costitutivo della Pro Loco Caposele redatto dal notaio Adolfo Cannavale e registrato a S.Angelo dei Lombardi il 17 settembre 1973, riporta in allegato lo statuto sociale firmato dai soci fondatori: Nicola Conforti, Americo Del Tufo, Michele Ceres, Donato D’Auria e Fernando Cozzarelli. La prima assemblea generale dei soci ha luogo nella sede della Scuola Materna in data 21 settembre 1973. Ritengo utile ed importante riportare l’elenco dei primi 55 iscritti, soci fondatori a tutti gli effetti, che hanno dato vita ad un sodalizio che ancora oggi, a distanza di 36 anni, vive una vita tranquilla ed operosa. Scorrendo l’elenco riportato di seguito un senso di sgomento e di malinconia mi assale nel constatare tante assenze importanti, tante persone non più in mezzo a noi (oltre la metà). Segue l’elenco in ordine di iscrizione: Caprio Rocco / Caprio Giuseppe / Farina Domenico / Conforti Nicola / D’Auria Donato + / Sturchio Angelo / Casillo Gennaro + / Sica Gerardo / Russomanno Salvatore di Aless. / Zarra Carmine / Conforti Donato + / Cozzarelli Ferdinando + /Cetrulo Gerardo / Manzillo Giuseppe / Testa Salvatore + / Conforti Fiorenzo + / Melillo Giuseppe + / Curcio Giuseppe / Melchiorre Giuseppe + / Alagia Emidio +/ Russomanno Gerardo / Caprio Alfonso / Biondi Vincenzo + / Caprio Francesco + / Del Tufo Amerigo + / Russomanno Pasquale / Di Masi Gelsomino / Casillo Girolamo / Caprio Manfredi / Ceres Michele / Caprio Ezio + / Nesta Mario / Russomanno Salvatore di Ang. Montanari Pasquale + / Sozio Salvatore + / Majorana Gennaro + / Ceres Vincenzo Pallante Pietro + / Aiello Giovanni / Curcio Salvatore /Russomanno Vincenzo + / Malgieri Vincenzo / Caprio Salvatore + / Mazzariello Donato + / Cozzarelli Franco Daniele Angelo + / Sozio Arturo + / Vetromile Emidio + / Mattia Matteo + / Spatola Pino + / Conforti Amerigo + / Cibellis Gerardo + / Russomanno Nicola + Farina Angelo + / Testa Nicola. Il primo consiglio di amministrazione registra le seguenti cariche sociali: Avv. Ferdinando Cozzarelli Presidente Ing. Nicola Conforti Vice Presidente Rev. Don Vincenzo Malgieri – cons. Ins. Michele Ceres – cons. Geom. Salvatore Caprio delegato del Sindaco Sig. Matteo Mattia – cons. Sig. Gerardo Russomanno – cons. Il Consiglio dell’Ente Provinciale per il Turismo presieduto dall’avv. Ernesto Amatucci, con atto n. 31 del 8.11-1973 all’unanimità delibera di approvare la costituzione dell’Associazione Turistica Pro Loco Caposele e di ratificare la nomina del Consiglio di Amministrazione. Il programma di attività, predisposto dal primo Consiglio di Amministrazione prevede una serie di iniziative molte delle quali saranno felicemente portate a termine nel corso dell’anno successivo. Il programma prevede tra l’altro: - Sagra di prodotti locali - Costruzione di un invaso (piccolo laghetto) per lo svolgimento di giochi vari - Fontana zampillante artistica in piazza XXIII Novembre (già p.zza D’Auria) - Vincolo di pesca per il ripopolamento del tratto di fiume dalle Sorgenti al Ponte - Realizzazione del giornale periodico ”La Sorgente” - Gara di Pittura estemporanea - Intervento presso l’EEAAP per la eliminazione del muro di cinta delle Sorgenti - Festa dell’Emigrante - Veglione di Capodanno. Il 23 dicembre 1973, a soli tre mesi dalla nascita dell’Associazione si realizza il primo importante traguardo: esce il primo numero de “La Sorgente”. Non è molto, ma siamo certi che questo traguardo è il primo gradino per i successi di domani. La sua fondazione nasce sotto i migliori auspici: sarà destinata a vivere a lungo. Molti pronosticano per la Pro Loco un vita molto breve, data la eterogeneità della composizione del gruppo dirigente e le finalità “poco credibili” che l’Associazione si ripromette di raggiungere. Ma a dimostrazione che La Pro Loco e “La Sorgente” sono nate non “contro” qualcuno o qualcosa, ma a vantaggio delle cose belle e buone del nostro Paese, parlano i risultati raggiunti, la resistenza a tutte le “intemperie”, (politicamente parlando) la longevità e la grande vitalità dimostrata in tanti anni di attività. Inizia così un “meraviglioso e affascinante viaggio” che ci porterà molto lontano. E’ il caso di dire: “Il tempo è galantuomo”. Ristabilisce la verità e ripaga dei sacrifici e degli sforzi sostenuti. Anno 1974 - E’ un anno pieno di entusiasmanti iniziative alcune delle quali, molto contestate, come avremo modo di spiegare, avranno una durata, nostro malgrado, limitata nel tempo. Il nuovo clima di armonia e di collaborazione apporta notevoli vantaggi al nostro piccolo Comune: fervono una serie di iniziative amministrative tendenti alla realizzazione di varie opere pubbliche. Il risultato più significativo viene raggiunto con l’istituzione del Liceo scientifico. Una delle prime realizzazioni promosse dalla Pro Loco è la costruzione del laghetto artificiale nei pressi del campo sportivo. Vi si svolgono manifestazioni di vario genere: gare di nuoto, gare di pesca, partite di pallanuoto, e divertentissimi giochi sull’acqua. A laghetto svuotato, si svolgono partite di pallacanestro, dimostrazioni di arte marziale, pattinaggio e altro. Il notevole successo di questa iniziativa è dimostrato, in un filmato sui giochi di Ferragosto, dalla grande partecipazione di folla assiepata ai bordi del laghetto. Purtroppo quest’opera, frutto di impegno e di sacrifico di tante persone di buona volontà, verrà “barbaramente” distrutta nel gennaio del 1981 dall’amministrazione Corona insediata da appena qualche mese. Bisognava cancellare in qualche modo i fastidiosi segni di un passato glorioso. Restano i filmati; e tanto ci basta. Nell’anno 1974 si verificano altri eventi ed altre iniziative molto prestigiose: Il primo Rallye Automobilistico su un percorso di 84 chilometri e Gimkana automobilistica fnale sul campo sportivo. Gara molto prestigiosa che mette a dura prova le capacità organizzative dei nuovi dirigenti. La prima mostra di Pittura Estemporanea richiama pittori da tutta la Regione. La prima Festa dell’Emigrante con la presenza di artisti di fama . Festa contestata dai soliti ignoti. Altro importante traguardo: la costruzione in Piazza D’Auria (ora XXIII Novembre) dell’artistica fontana zampillante. Anche quest’opera verrà distrutta nel 2006 dall’Amministrazione Melillo e sostituita con una discutibile piramide con appiccicata, in maniera poco rispettosa e poco decorosa, la lapide dei morti del terremoto. Anche questo segno del passato bisognava cancellare, Anno 1975 Note storiche generali Elezioni Amministrative. A Caposele vince nuovamente la lista della “Stretta di Mano”. Francesco Caprio è eletto per la terza volta Sindaco. In Italia grande Nel lontano 1973 fui tra i fondatori dall’Associazione Turistica Pro Loco Caposele. Da allora sono stato ininterrottamente presente nel Consiglio di Amministrazione o come Presidente o come semplice consigliere. Come tale mi ritengo legittimato a tracciare, sia pure per grosse lenee, la storia di questo glorioso sodalizio. Lo faccio partendo dall’anno della sua fondazione fino agli anni del terremoto. Queste note sono state già pubblicate in un recente passato. Le ripubblico per … non dimenticare LA STORIA


Anno XLIV - Agosto 2017 N. 94 45 Storia avanzata del Partito Comunista. In arretramento la Democrazia Cristiana. La Pro Loco avverte un piccolo scossone: a seguito di una delusione elettorale alcuni soci, tra cui Michele Ceres, escono dalla Pro Loco e dal giornale. Ci dispiace molto per quest’ultimo: Vi rientrerà, con grande soddisfazione di tutti, dopo circa trenta anni. Di altri se ne sono perse definitivamente le tracce. Tutto sommato, non è stata una grossa perdita. Ciononostante l’Associazione va regolarmente avanti come pure “La Sorgente”. L’Associazione raggiunge le 158 iscrizioni: una punta molto alta a dimostrazione del notevole gradimento dimostrato da parte della popolazione attiva e operosa. Continua il successo delle mille iniziative sempre nuove e sempre interessanti: è l’anno di Peppino Bruno, detto Graziella, che vince alla grande la corsa campestre del 15 agosto e che stabilisce un record sul percorso destinato a durare molti anni. La corsa dei ciucci, la corsa nei sacchi, il palio della cuccagna, il tiro alla fune dalle piattaforme galleggianti e tanti altri giochi rendono l’estate caposelese interessante, divertente e spensierata. Sono lontani ormai i tempi dell’apatia, della noia e dell’assenza più assoluta di turisti e di nostri concittadini, vacanzieri altrove, e quasi dimentichi del loro paese di origine. Nasce, tra l’entusiasmo generale, “Radio Caposele” inizialmente in un’aula della scuola elementare, successivamente, ospitata da Angelo Petrucci, nell’agenzia “Max in Tour”, poi in un locale di Donato D’Auria in Piazza Dante e dopo altre dispendiose peregrinazioni, (in un prefabbricato prima ed in un locale del Comune poi) a venti anni suonati chiude i battenti. Anni 76-78 Gli anni 76-78 vedono la conferma di tutte le iniziative di successo con l’aggiunta di altre non meno interessanti: programmi di tutto rispetto che abbracciano la cultura, l’arte, il folklore, la musica e lo sport. Voglio ricordare in particolare le estemporanee di pittura con la partecipazione dei pittori più affermati della Regione ed i concorsi di fotografa su temi che riguardano gli aspetti tipici e paesistici di Caposele, le mostre di artigianato locale, il teatro all’aperto, il piccolo Conservatorio di musica di pianoforte e chitarra, il ripopolamento del tratto interno del fiume Sele. Tantissimi nostri concittadini residenti in Italia o all’estero, sensibili al richiamo de “La Sorgente” e delle tante iniziative estive, riprendono contatto con il loro paese di origine e nel periodo di ferragosto affollano le vie del centro. Tra gli ospiti d’onore che in questi anni visitano il nostro Paese, registriamo una presenza di grande prestigio: il campione olimpionico Sante Marsili che, con la modestia tipica dei “grandi” dà a noi tutti un saggio di nuoto nel laghetto artificiale. Ospite sempre molto gradito è il cantante napoletano Amedeo Pariante: le sue frequenti visite a Caposele riempiono piacevolmente le serate ferragostane. Il 1978 è l’anno in cui una equipe di appassionati di storia locale guidata dal sottoscritto e composta da Nicola Conforti junior, Donato Conforti e Vincenzo Malanga mette a punto le scene del film “ Un Anno a Caposele”. Un film destinato a diventare patrimonio storico del nostro Paese e come tale fiore all’occhiello della Pro Loco. Sarà ripetutamente proiettato all’aperto nel 1979 e, maggiormente, dopo il terremoto del 1980 suscitando sempre grandi emozioni. Anno 1979 Note storiche generali Il 20 gennaio del 1979, all’età di 74 anni, muore il sindaco Francesco Caprio. Gli succede, per poco più di un anno, l’avv. Fernando Cozzarelli. La presidenza della Pro Loco viene assunta all’ing. Nicola Conforti. La Pro Loco, subisce un brutto colpo: viene meno la persona che più di tutti ha sostenuto moralmente e materialmente l’Associazione. La “Sorgente”, listata a lutto, esce in edizione straordinaria Si chiude un ciclo importante; vengono meno come vedremo in seguito, oltre che l’incoraggiamento ed il sostegno morale, i contributi del comune. Anno 1980 Note storiche generali In Italia governa il Centro-Sinistra con a capo Cossiga e poi Forlani. Un’ondata di attentati terroristici e tragedie senza precedenti affligge l’Italia. A Caposele le nuove elezioni assegnano la vittoria alla lista della “Sveglia”. Il nuovo sindaco è l’avv. Antonio Corona. Il 23 Novembre un tragico avvenimento sconvolge il nostro Paese procurando oltre 70 morti. Il terremoto semina lutti e dolore in tutte le famiglie di Caposele. L’anno 1980 non nasce sotto i migliori auspici: da ogni punto di vista. Tutto comincia ad andare storto. Due episodi in rapida successione (ne seguiranno presto altri), ci riportano ad una triste realtà: tutto ciò che fino ad oggi era sembrato facile, possibile e condiviso, diventa improvvisamente difficile, incomprensibile, ingiusto. Andiamo per ordine: 1) Dopo un mese dall’insediamento della nuova Amministrazione un gruppo di ragazzi, alcuni dei quali minorenni, senza l’autorizzazione del Sindaco, come solitamente facevano non appena il caldo diventava insopportabile,” si permettono” di forzare una piccola paratoia per riempire, a scopo di balneazione e di gioco, il laghetto artificiale. Piombano come furie due guardie accompagnate da un consigliere comunale e, rilevata la “grossolana infrazione” elevano verbale a danno dei malcapitati giovani, cui segue una denuncia all’autorità giudiziaria. Non ci fu modo da parte di alcuni genitori di indurre il Sindaco a ritirare la denuncia. Ma, data la ridicola inconsistenza delle motivazioni poste a base della denuncia, la stessa viene archiviata di ufficio. Però da quel momento il laghetto non avrà più ragione di esistere: se ne impedirà l’uso per l’estate in corso ed entro qualche mese sarà definitivamente distrutto. Tanto lavoro e tanto impegno svaniscono in un attimo. A pensarci bene c’era da aspettarselo. 2) Ci avviciniamo frattanto alle vacanze ferragostane e, come ogni anno, il Presidente della Pro loco fa richiesta al Comune del contributo annuale che fn dalla fondazione dell’Associazione era stato fissato in lire 1.200.000 all’anno. Il Sindaco molto “cortesemente” ci comunica, per iscritto, che la Pro Loco è da considerare alla stregua degli altri comitati festa locali e che pertanto il contributo non può che limitarsi a lire 300.000. Il Sindaco, pensammo, o non conosce i compiti di istituto della Pro Loco o è in mala fede. Una cosa sembra certa: persiste ancora, dopo tanti anni dalla costituzione della Pro Loco, tanta animosità e tanto antico e risentito livore verso un’Associazione che opera in nome e per conto del luogo. Ma non è tutto: l’Amministrazione comunale nel corso dell’Estate si sostituisce anche ai comitati festa e organizza, in concorrenza con la Pro Loco, manifestazioni in Piazza Sanità consistenti in un incontro di box ed in uno spettacolo musicale con il famoso complesso dei “Romans”. Questi ultimi,per ironia della sorte, arrivano dopo mezzanotte, quando oramai la gente aveva abbandonato la piazza. Un vero FLOP Anche questa voleva essere una manifestazione “contro”e quindi destinata a fallire. La Pro Loco, pur accusando il colpo dovuto al diniego del contributo ed alla concorrenza sleale ,non fosse altro che per la disparità enorme dei mezzi a disposizione, riesce ugualmente e dignitosamente a portare avanti le manifestazioni previste dal programma di attività per il 1980. I due avvenimenti descritti determinano però un clima di tensione e di contrapposizione tra l’Associazione ed il Comune. La cosa non giova al Paese, e di tanto ne siamo davvero rammaricati. Passa l’estate e, con l’autunno, arriva il terremoto. Il tragico avvenimento porta lutti e distruzione in tutte le case di Caposele. Il clima di disperazione e di lutto imperante ci fa dimenticare i dissapori ed i contrasti di qualche mese prima. La parola d’ordine diventa “volemose bene”. Ed è in questo clima che, nella qualità di tecnico più anziano, vengo chiamato dall’Amministrazione con l’incarico di accertare la pericolosità delle poche case rimaste in piedi e, di conseguenza, decidere se proporre o meno la demolizione. Eravamo ancora accampati tra piazza Sanità e Cantiere EAAP quando arriva un pulmanino attrezzato ad ospedale da campo: serve uno spazio adatto allo scopo. Il Sindaco, non trova di meglio che ordinare la demolizione della Chiesa della Sanità e creare così lo spazio adatto allo svolgimento del compito sanitario cui l’Ospedale da Campo era destinato. Avvertito di quanto stava succedendo, nella qualità di responsabile del settore, mi precipito in Piazza Sanità: le ruspe stavano per “aggredire” l’edificio. Don Vincenzo era lì a supplicare i pompieri di salvargli almeno il quadro della Madonna. In effetti non si trattava di un quadro ma di una preziosa immagine scolpita su una pietra incastonata nella muratura. Segue uno scontro violento con il Sindaco sulla inopportunità di demolire una Chiesa non gravemente danneggiata. Riesco nell’intento di salvare la Chiesa ma ne pago lo scotto. Il giorno successivo sarò esonerato dall’incarico ricevuto in quel clima di apparente e falsa concordia. Ma, tutto sommato, mi sta bene. Comincia l’era della ruspa selvaggia: si ruspano finanche le fondazioni dei fabbricati gravemente danneggiati, tanto che in alcuni casi non si riescono più ad individuare nemmeno le delimitazioni delle aree di sedime. I soldati tedeschi eseguono con molto scrupolo tutto ciò che viene chiesto loro di demolire. Nessuno, però, difende quello che c’è da recuperare della vecchia Chiesa Madre. I tre portali, una parte del soffitto e l’intero altare maggiore, tutte opere di grande valore storico ed architettonico, sono barbaramente ruspate e trasportate a rifuto. Purtroppo l’Amministrazione è assente e don Vincenzo pure. Si chiude così, in maniera molto malinconica l’anno 1980. E si torna al clima di contestazione e di contrasto di prima del terremoto. Solamente molti anni dopo, grazie al Sindaco Melillo si tornerà a rapporti civili di collaborazione e di reciproca stima. La Pro Loco e “La Sorgente” verranno presi nella giusta considerazione: inizierà finalmente la pacificazione del Paese. Ed è un merito che riconosceremo pubblicamente al Sindaco Melillo. Anno 1981 Note storiche generali La sede della Pro Loco in via Roma risulta gravemente danneggiata. I soci tutti hanno perduto un importante punto di riferimento. Gli sforzi del direttivo si concentra in una unica direzione: ridare al più presto una sede all’Associazione. In tempi record viene presentato il progetto di ristrutturazione e dopo alcuni mesi, esattamente il 9 agosto, viene inaugurata la sede rimessa a nuovo. Per l’anno in corso la Pro Loco decide di non organizzare alcuna manifestazione: il clima di lutto e di disperazione diffuso in tutte le famiglie, consigliano il più decoroso silenzio. Una foto storica: i festeggiamenti per il 25° anno di attività


Anno XLIV - Agosto 2017 N.94 46 Politica Caro Direttore, condividendo la tua analisi sul turismo, fonte di produzione economica, occupazionale e sociale, mi sono anch’io, sempre chiesto, se ci sarà prima o poi un’Amministrazione sensibile alle esigenze del popolo che crede utopisticamente e inutilmente a programmi pre-elettorali . Non sappiamo quali siano le ragioni per cui dette Amministrazioni non attuano i programmi promessi mentre vanno sicuramente alla ricerca di consenso per altri scopi. Abbiamo due realtà che potrebbero arricchire la nostra Comunità: le Sorgenti del Sele ed il Santuario di San Gerardo. Mentre abbiamo un turismo solo religioso che attira migliaia e migliaia di pellegrini; non abbiamo un analogo flusso turistico in visita alle Sorgenti ed alle altre nostre bellezze incontaminate. Perché non riusciamo ad essere attrattivi ed a creare di conseguenza economia e occupazione per i nostri concittadini? La risposta è una sola: manca la volontà di rimboccarsi le maniche e lavorare per creare le condizioni adatte ad uno sviluppo sostenibile. A Materdomini, per esempio, non si è mai riusciti ad individuare forme e idee per una ricezione più marcatamente turistica. Mancano le cose più essenziali: bagni pubblici, parcheggi, illuminazione adeguata, una farmacia ( almeno nei giorni di affollamento), una strada di circumvallazione da nord a sud , chioschi più decenti e più idonei all’attrazione turistica. E per continuare aggiungo: il ripristino della strada pedonale dal ponte sul Sele fino alla zona sud del Santuario (ora in completo abbandono ed in forte degrado) ed infine l’apertura del centro fieristico con la utile esposizione di prodotti gastronomici locali e non solo. Sono le cose più elementari, eppure mancano. Ma più in generale manca un progetto di grande respiro redatto da specialisti del settore. E che dire del nostro Sele? Un tema questo che merita grande attenzione ed uno studio di approfondimento. Un parco fluviale da valorizzare e completare, a partire da quella bruttura del deposito di materiali, fino alla vecchia cascata della Madonnina (da ripristinare) e oltre, ivi compreso il collegamento con il parco Tredogge. Intorno al fiume Sele possono sorgere tante attività di attrazione turistica sportiva ed ambientale. Ad esempio, durante i tre giorni del ripristino della galleria le nostre acque vengono versate nell’alveo del fiume; in quella occasione possono esserci tre tipi di sviluppo economico: Gara di canottaggio, Festa dell’acqua ed esposizione e vendita con chioschi dei nostri prodotti gastronomici ed artigianali in Piazza Sanità. Un altro grande progetto intorno al Fiume potrebbe essere l’illuminazione natalizia di grande dimensioni (tipo la città di Salerno) Attraverso questi due obiettivi le Aziende agricole ed artigianali potrebbero avere un ritorno economico con la vendita dei loro prodotti genuini. Parliamo ora del CASTELLO. I cittadini, e non solo quelli della zona, attendevano da anni la realizzazione di un anfiteatro, più volte promesso, a ricordo e memoria storica del ruolo che ha ricoperto nei secoli. Purtroppo i cittadini sono stati vergognosamente beffati. Altro che anfiteatro: l’area è stata recintata con inferriata, tra l’altro a spese del Comune e quindi di tutti noi. Oggi arbusti ed erbacce invadono l’intera area. In ultimo la CICLOVIA: un percorso, per amanti del ciclismo, che partendo da Caposele raggiunge Santa Maria di Leuca. Un grande progetto ed una grande opportunità per il nostro paese. Ma fino ad oggi non abbiamo notato un minimo di interesse a sostegno di questa grande occasione di sviluppo. Altre idee per lo sviluppo della nostra comunità: 1. Un progetto per l’imbottigliamento dell’acqua 2. Assegnazione dei lotti a Santa Caterina per la trasformazione del pomodoro. . Creando queste due opportunità di lavoro il nostro Comune non è costretto ad espletare nuove convenzioni sui 365 lt che oggi ne usufruisce la Puglia senza un dignitoso ristoro ai Caposelesi. Alla fine dei cinque anni, da quando è iniziata la convenzione, i cittadini Caposelesi si renderanno conto che l’incasso pattuito con l’AQP di Euro 1.350.000,00 non è sufficiente al pagamento dell’acqua che utilizziamo a Caposele). MONDO RURALE. Il settore che potrebbe soddisfare di più l’utenza turistica è l’agricoltura con i suoi prodotti gastronomici di eccellenza, in modo particolare le matasse, lu mufletto e gli amaretti di Caposele (prodotti agroalimentari tradizionali) che in data 17 Giugno 2011 con decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e dalla Commissione della Comunità Europea sono stati riconosciuti. Oserei aggiungere altri prodotti di pregio come il fiorone e l’Olio di oliva (da considerare che, proprio per la sua specificità è sorta la Cooperativa AIPO con oltre 100 soci produttori di olio di qualità certificata). Un altro tassello positivo è L’ORTICULTURA. Si potrebbero costruire laghetti collinari per l’irrigazione degli orti e costruire gli orti sociali, oltre alle fattorie sociali, in base alla Legge Regionale del 30 Marzo 2012 n° 5. Migliorare la viabilità rurale, inserire la toponomastica rurale con l’indicazione delle aziende che producono prodotti aziendali. Si innesca in tal modo il sistema dal produttore al consumatore a Km. 0.- inoltre il consumatore ha anche l’occasione di constatare con mano le capacità del produttore a produrre prodotti di eccellente qualità. L’ARTIGIANATO. La cultura dell’artigianato a Caposele è ben nota sia per la lavorazione della pietra sia per la produzioni di botti, tini, barili: attrezzi per la trasformazione dell’uva e conservazione del vino, altro tipico prodotto di eccellente qualità (tanto che ogni anno è programmata “le vie del vino”) in zona saure (zona di interesse storico-culturale per la presenza di cantine a ridosso del monte paflagone, dove il fruscio delle acque delle sorgenti del Sele si tocca con mano). Anche la zona Saure, oggi in condizioni di abbandono, potrebbe essere un polo di attrazione turistica. IL TERRITORIO in sintesi: Il Territorio ha bisogno di interventi di riqualificazione e di recupero di alcune realtà: • Riqualificare la zona Saure come precisato in precedenza; • Restauro dell’immobile della Famiglia Russomanno nella zona Ogliara dove insiste un mulino ad acqua, per un percorso storico degli anni 1905; • Recupero e ristrutturazione del Castello come già si è avuto modo di argomentare; • Ristrutturazione e recupero della strada pedonale Caposele-ponte fino a Materdomini per una esposizione della nostra civiltà contadina. • Ripristino delle strade di montagna, Mauta, San Biagio, Profossi. AMBIENTE In primo luogo: • raccolta differenziata: con un progetto finalizzato alla raccolta differenziata i nostri concittadini pagherebbero molto meno la tassa sull’immondizia in quanto il costo del trasporto avverrebbe solo ed esclusivamente per la raccolta indifferenziata; •eliminazione dell’amianto in tute le di Mimino Grasso strutture di proprietà o comproprietà comunale: l’ex stalla sociale, la scuola a Buoninventre Alto; i Box assegnati nel periodo post-sisma 80 hanno la tettoia in eternit da oltre 30 anni con il pericolo di inquinamento del territorio. E’ d’obbligo ed urgente eliminare tale pericolo. CONCLUSIONE Da quanto è stato esposto, sia pure in maniera sintetica, si evince che per la realizzazione di questo programma c’è bisogno della massima partecipazione e collaborazione di tutti, per cui all’Assessore al ramo andrebbe aggregato un gruppo di lavoro formato da esperti e conoscitori della materia, dalle associazioni di categoria, dalle forze politiche, da cittadini particolarmente sensibili alle problematiche citate e, naturalmente, senza escludere le forze di opposizione. E’ un programma utopistico? Forse. Ma sarebbe stato il mio programma se fossi stato un primo cittadino. Se le cose rimarranno così come sono, le nuove generazioni non avranno futuro e continueranno, purtroppo, ad emigrare. Un cordiale saluto. IDEE PER UNA NUOVA POLITICA L'area del Castello, recentemente recintata a spese del Comune


Anno XLIV - Agosto 2017 N. 94 47 L'acqua è la nostra vita L'acqua benedetta anche quando è cotta. Non solo un bene fondamentale per la vita, l'acqua aiuta anche a vivere meglio. Diarrea? Bevi acqua di cottura del rìso. Problemi di fegato? Consigliata quella del Tarassaco, degli asparagi o del carciofo. Mani screpolate? L'acqua della patata. Sì, avete capito bene, della patata. Non dimentichiamo che gli ortaggi e le verdure, se cotte, perdono parte delle loro proprietà nutrizionali; motivo per cui i nutrizionisti generalmente consigliano di consumare, se possibile, anche l'acqua di cottura. Per non parlare dei vantaggi derivanti dalla cottura al vapore: preserva le caratteristiche organolettiche dei cibi; sciogliendo i grassi, offre alimenti più digeribili e meno calorici; e poi scongiura la formazione di sostanze nocive, in alcuni casi addirittura tossiche o cancerogene derivanti dalla cottura ad alte temperature, come accade per per la grigliatura o la frittura. L'acqua di cottura della pasta (ma il rimedio può efficacemente sposarsi con l'acqua di riso), ricca dì amidi e di sali minerali, può finanche essere utilizzata per un pediluvio serale, emolliente e rigenerante. Consigliato specialmente per chi soffre di gambe gonfie. Aggiungendo poi alcune gocce di olio essenziale alla lavanda, si ottiene un effetto rilassante, rinfrescante con l'eucalipto. Chi lo avrebbe mai detto? Una SPA in casa comoda e low cost. Testimonial d'eccezione Papa Francesco che, a proposito dell'acqua di cottura della cicoria ha detto: «Mi raccomando non la buttate via. lo la bevo volentieri. È buona e fa bene». Non sarà acqua benedetta ma... poco ci manca. Da "La voce dell'acqua, pubblicazione a cura dell'AQP, traiamo un inserto dedicato all'acqua...calda! LA CICLOVIA DELL'ACQUA la mobilità sostenibile ciclovia - Caposele- S. Maria di Leuca idee e sperimentazioni x un ITINERARIO NARRATIVO TRATTO 2 IRPINO 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 A B C D E CAPOSELE percorso definito Sorgenti del Sele - Caposele Caposele, Bosco Difesa Lago di Conza Cairano Santuario San Gerardo Calitri GRUPPO OPERATIVO CILSI IRPINO Teora Bella e incolore Spolverata di bianco vellutata ti affacci racchiusa dal verde custodisci la storia. Sbocciata dall’acqua galleggi nei ricordi spremuta e umiliata nascondi ciance colorate. Un volo planare ti presenta selvaggia vivi l’estate di ricordi sbiaditi nelle sfumature ombreggiate gli amori fugaci. Festosa! mostri la vita con getti luminosi e zampilli a tempo ventosa da sempre reale come la sorgente accogli la tua gente. Trapassata dal tempo Custodisci l’altare è l’amata…. Santa Regina. Merola Michele di Mario Salzarulo - Coordinatore CISLI Il "Gruppo operativo Ciclovia" in visita al Ministero delle infrastrutture: da sx Michele Policano, Mario Salzarulo, Michele Di Maio, Lucia Vece, Umberto Del Basso De Caro, sottosegretario ale infrastrutture; Salvatore Conforti P uò nascere dalla rete, in particolare da un incontro occasionale sul pianerottolo di quel grande condominio virtuale che è Facebook, una intesa coinvolgente che ti mette in gioco e ti convince ad “Investire del tempo”? Ebbene si, è esattamente quello che è successo dopo il primo incontro con il mio inquilino, Salvatore Conforti, architetto caposelese, persona impegnata nel sociale, in politica e con dentro una grande passione per la sua terra, che lo vede quotidianamente impegnato in attività volte alla tutela della risorse naturali che dall’acqua traggono la linfa vitale. Un messaggio su Messenger, lo scambio dei recapiti telefonici e un incontro a Lioni, presso la sede del CILSI mettono in moto un percorso condiviso con altri attori istituzionali e tecnici dell’area. Poi la scommessa, basata sull’esperienza del Contratto di Fiume Alto Ofanto, di avviare un processo di partecipazione per l’attuazione del progetto “Ciclovia dell’Aquedotto pugliese”, che amiamo definire, semplicemente, la “Ciclovia dell’Acqua” (Caposele – Santa Maria di Leuca). Il percorso, avviato con il coinvolgimento attivo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e fortemente sostenuto dal Sottosegretario di Stato On. Umberto Del Basso De Caro, è teso a garantire il consenso e l’attuabilità della proposta centrata sulla definizione del tracciato, sulla valorizzazione delle risorse ambientali, dei beni culturali e delle produzioni di pregio. L’azione, fondata su un approccio interattivo, dovrà configurarsi come un accordo tra soggetti pubblici e privati ed è volta a proporre obiettivi e strategie d’intervento che, necessariamente, dovranno basarsi sulla tutela dell’ambiente e del paesaggio, innescando un processo di sviluppo turistico ecocompatibile e socialmente sostenibile, rispettoso della natura e delle persone, di tutte le persone! Purtroppo, i tempi redazionali non consentono di riportare ai lettori del periodico “La sorgente” i risultati del Forum, che si svolgerà il 28 luglio a Caposele. In compenso, però, posso testimoniare l’entusiasmo e la passione che in queste ore animano tutte le persone e le istituzioni coinvolte nell’organizzazione dell’incontro. Questo, a mio avviso, rappresenta un primo ed importante risultato! Di seguito riportiamo la locandina con il programma dei lavori, augurandoci di costruire insieme un percorso condiviso per la realizzazione di un’opera strategica che guardi al futuro delle nostre popolazioni, dei nostri giovani. TRATTO IRPINO idee e sperimentazioni un ITINERARIO NARRATIVO PER WWW.G.I.O.IT REL.1.1 CICLOVIA ciclovia - Caposele - S. Maria di Leuca CAMMINI E PERCORSI – VALORE PAESE GRUPPO OPERATIVO IRPINO CILSI ciclovia - Caposele- S. Maria di Leuca 12 idee e sperimentazioni x un ITINERARIO NARRATIVO TRATTO IRPINO GRUPPO OPERATIVO CILSI IRPINO attrattori A2 analisi del territorio BOSCO DIFESA - CAPOSELE-LIONI San Gerardo Fornaci Bivio per Bosco T Bosco eora 550 m/slm 600 m/slm 554 m/slm 0,500 Km 3,00 Km 0,9 Km 1,00 Km 1,5 Km 2,5 Km A1 A2 700 m/slm SAN GERARDO - CAPOSELE LIONI TEORA i1 A1b ciclovia - Caposele- S. Maria di Leuca 6 TRATTO IRPINO idee e sperimentazioni x un ITINERARIO NARRATIVO GRUPPO OPERATIVO CILSI IRPINO attrattori A1 analisi del territorio PARTENZA CICLOVIA PARCO FLUVIALE SANTUARIO DI SAN GERARDO inizio itinerario A1 417 m/slm parco fluviale Bivio per A2 420 m/slm 500 m/slm 554 m/slm 1,800 Km 0,25 Km 1 Km 0,5 Km 0,75 Km 1,5 Km per attrattore 2 A1 p1


Anno XLIV - Agosto 2017 N.94 48 Storia I n data 18 settembre 2015, nel giardino della mia casa, si è tenuta, alla presenza del Sindaco di Montoro, dott. Mario Bianchino e del Provinciale dei Frati Minori, Padre Emanuele Bochicchio, la presentazione del volume di Vito Donniacuo: (Padre Salvatore da Caposele. Il “santo” di Montoro) Ed. Comune di Montoro - giugno 2015. Nell’occasione il Sindaco ha espresso a nome della Comunità i ringraziamenti al dott. Vito Donniacuo, in quanto la figura di padre Salvatore "costituisce per tutti noi un riferimento in questo periodo di difficoltà ". Il Provinciale dei Francescani, padre Bochicchio, poi, ha manifestato il proprio apprezzamento per l’evento che ha costituito un rinnovo del ricordo di padre Salvatore, e ha puntato l’accento sui concetti importanti emersi da questa giornata, primo fra tutti quello sulla preghiera da farsi nel modo suggerito dal frate francescano. Inoltre, la maniera di annullare i contrasti con l’umiltà e, soprattutto, la grande imitazione di Cristo sono state le riflessioni fondamentali che padre Bochicchio ha raccolto dagli interventi e ha “portato con sè” in seguito alla manifestazione. Agli interventi suddetti si sono affiancate le mie parole che riproduco di seguito, perché le ritengo utili per ricercare i rapporti di Padre Salvatore con lo studio delle opere teologiche di Mons. Gervasio, illustre montorese e con gli eventi della seconda metà del milleottocento. “Il volume su Padre Salvatore da Caposele ci mostra l’agire terreno del frate francescano, fatto di opere di beneficienza e di eroiche virtù. Penso che mia madre, Anna Pia Pironti Galiani (morta nel novembre 2011 ) sarebbe stata lieta per questa manifestazione, in quanto apprezzava molto le doti di santità del Padre francescano, di cui mi raccontava le molte opere benefiche, come ad esempio quella consistente nel sottrarre, durante il proprio desinare in convento, porzioni di cibo, quali la minestra di fagioli, per darle ai poveri. Il dott. Vito Donniacuo ha messo insieme tutte le testimonianze della santa vita del Padre francescano, per cui l’opera è meritevole, in quanto vale a ravvivarne il ricordo. Il volume è corredato da molti documenti, allegati in copia, come gli “attestati giurati” vale a dire le testimonianze dei contemporanei, laici e sacerdoti, sulle eroiche virtù di Padre Salvatore e il manoscritto di suo pugno, donato alla mia bisnonna, Anna Galiani Buonfiglio, (n. 1842-m. 1915), sul " modo di fare l’orazione mentale " fatto di preghiere fisse in una forma determinata e ripetute, ma con la particolarità che nel recitarle, concentrandosi sul concetto da esse espresso, lo si comprende e assimila pienamente. Ma ancor più questa maniera di pregare è significativa per le letture, tratte soprattutto dai vangeli e per i momenti di meditazione, proposti dal frate. Un particolare che emerge dal volume e da altre biografie di padre Salvatore 1 è costituito dal Commento alle opere teologiche di Mons. Agostino Gervasio, pubblicate nella seconda metà del millesettecento. Mi propongo in questa sede di individuare, attraverso le opere del Gervasio, alcuni motivi informatori del pensiero di padre Salvatore. Il commento fu effettuato negli anni giovanili e forse è andato perduto. L’opera del Gervasio è costituita da due trattati di teologia scritti per gli studenti dell’Università di Vienna nella quale il Gervasio insegnò e poterono servire a P. Salvatore da base su cui costruire la propria formazione. Immagine di Padre Salvatore da Caposele, riprodotta in zincotipia e molto divulgata nel 1868 La concezione della Fede in Padre Salvatore da Caposele (1788-1868) e il suo rapporto intellettuale con la teologia di Mons. Agostino Gervasio (1730-1806). Mons. Agostino Gervasio fu un illustre montorese, nato nel 1730 a S. Pietro, tra S. Pietro e Torchiati, nel luogo detto “casa Gervasio”, di fronte a casa Pepe. Fu chiamato intorno al 1764 a Vienna dall’Imperatrice Maria Teresa d’Asburgo-Austria per occupare la cattedra di Teologia in quella Università. Al ritorno nel Regno di Napoli, dove sul trono sedeva la regina Maria Carolina, figlia di Maria Teresa, fu nominato nel 1770 vescovo di Gallipoli, nel 1780 amministratore apostolico di Melfi e Rapolla, nel 1792, arcivescovo di Capua e, nel 1797, Cappellano Maggiore, carica che comprendeva le funzioni di alta giurisdizione ecclesiastica e di Prefetto degli Studi. La prima delle sue opere che passiamo ad esaminare si intitola: “De legibus, peccatis et peccatorum poenis ” ( Le leggi, i peccati e le pene per i peccati). Agostino Gervasio dimostra di aver ben chiara la distinzione della legge in legge civile e legge della Chiesa. E questo anche per l’aria che si respirava alla corte della Imperatrice Maria Teresa d’Asburgo caratterizzata da importanti riforme in campo amministrativo e giuridico, basti pensare al Codex Theresianus, compilato tra il 1752 e il 1766. La legge umana, asserisce il Gervasio, è l’insieme dei precetti giusti emanati dai Principi secolari (cioè dallo Stato Civile, potremmo dire oggi) o dalle autorità ecclesiastiche, per l’utilità dei sudditi: “lex humana est praeceptum iustum ab ecclesiae rectoribus,vel a saecularibus principibus, emanatum ad comunem subditorum utilitatem ”. Il concetto di utilità comune corrisponde ad un valore molto divulgato dalla monarchia asburgica. Cosi infatti il re Filippo II d’Asburgo-Spagna faceva coniare monete con il motto "commoditati publicae" per la pubblica comodità, ad affermare l’importanza dei contatti umani, che trovano, tra l’altro, espressione nel commercio. Viene identificata, da Gervasio, anche la funzione del Popolo nella formazione della legge, in quanto nel Regime Democratico, come egli dice “Democratica dominatione”, “dominio Democratico” “potestas legum lationis Populo inest”, cioè la presentazione della proposta di legge, la legislazione, appartiene al popolo. E mette in relazione queste parole con un particolare passo che si legge nelle Istituzioni di Giustiniano, la grande compilazione con cui venne riordinato il Diritto Romano, base delle leggi successive, su cui si fonda anche il nostro diritto: “lex est quod populus romanus senatorio magistratu interrogante vel consulente constituebat”. “La legge è ciò che il Popolo Romano istituisce, mediante la richiesta e il consiglio della Magistratura Senatoria”. Quindi dal discorso del Gervasio deriva una precisa distinzione tra legge civile (quella dello Stato), legge ecclesiastica (formata dal diritto canonico, cioè la legge interna alla Chiesa e dal diritto ecclesiastico, relativo ai rapporti internazionali della Chiesa con gli Stati) e Popolo con funzione propulsiva nella legislazione. Però, a questa definizione circa le leggi civili, si aggiunge la argomentazione: "quaenam sit civilis potestas circa sacra" quale sia la potestà civile nei confronti delle cose sacre . E il discorso è tutto indirizzato a mostrare l’indipedenza del “sacro” dal potere civile. Ed è proprio su questa distinzione che padre Salvatore da Caposele fonda il suo rifiuto ad abbandonare il Convento quando ne viene decretata la abolizione. Padre Salvatore non lascia il luogo “sacro” reso ancora più sacro dalla preghiera e dalla beneficenza dei frati. Bisogna dire che anche da parte liberale padre Salvatore fu molto apprezzato, come dimostra la poesia, compresa tra gli attestati, scritta da Nicola Pepe, di Torchiati, poeta, pittore e patriota montorese. Erano ormai i tempi, nella seconda metà dell’ottocento, in cui si affermava lo Stato Nazionale Italiano, non senza contrasti con la Chiesa. Per rimanere nell’ambito di cittadini legati a Montoro, il conte Michele Pironti nel suo celebre discorso sui rapporti tra Stato e Chiesa affermò: " A nessun sincero cattolico può essere dubbio che la cessazione della sovranità temporale del Pontefice favorirà ed assicurerà gli spirituali interessi della Chiesa e del Papato". Ma lo stesso Michele Pironti, nel 1869, intervenne come Ministro di Grazia e Giustizia, per la riapertura del Santuario dell’Incoronata in Torchiati. Questo perché diversa era la realtà locale da quella Nazionale. Il Santuario, luogo di preghiera dei pellegrini provenienti da ogni parte e soprattutto dall’Irpinia e dal salernitano, non doveva essere chiuso. Il 12 maggio 1865 il Consiglio Comunale di Montoro Superiore discusse intorno all’abolizione del Convento Francescano di Torchiati. Allora la legge di abolizione era solo allo stato di proposta e non di attuazione. Il barone Giovan Leonardo Galiani venne a Montoro appositamente da Napoli per opporsi alla proposta del Sindaco. Il viaggio da Napoli, allora, alla metà dell’ottocento, era costellato di pericoli, come quello costituito da una rilevante presenza di briganti, a cui bisognava pagare un pedaggio. Vicino Mercato Sanseverino, a poca distanza da Montoro, esisteva un luogo detto la Cupa di Catavate, che era, appunto, una base di appostamento delle bande. Quindi, ferma fu la volontà del barone di intraprendere il viaggio verso Montoro dove, giunto, affermò in Consiglio che era una "mostruosa ingratitudine la espulsione di Monaci, che da tanti anni tanto bene avevano fatto a Montoro ". La proposta del Sindaco, circa la abolizione, fu respinta, ma dopo ricorso al Prefetto, il Convento fu soppresso nel 1866. Padre Salvatore da Caposele al momento della soppressione, proprio ad affermare l’indipendenza del “sacro” rimase al suo posto e fu trovato "in ginocchio davanti al Crocefisso". I funzionari comunali, giunti per chiudere il Convento, gli dissero: " Voi potete restare" . A farci conoscere la concezione religiosa di P. Salvatore da Caposele contribuisce l’altro tema teologico di Mons. Agostino Gervasio, espresso nell’opera “De Verbo Dei incarnato” (“L’incarnazione del Verbo di Dio”). Questa opera, come si è detto, fu commentata dal nostro frate e quindi fu oggetto del suo pensiero. Ritengo che abbia avuto influenza sul sentimento di Padre Salvatore il passo in cui il Gervasio parla della morte di Cristo per i peccati del genere umano. "Voluit ille semetipsum loco nostri substituere". Cristo volle sostituire se stesso in luogo nostro, al fine della nostra redenzione. Il Gervasio rivolge una forte critica ai protestanti più radicali, in particolare ai Sociniani, affermando che il loro punto di vista rischia di dare alla crocefissione un significato metaforico. Al di là di questo dibattito, Padre Salvatore procede con molta mansuetudine e senza nessuna polemica ad una estrema mortificazione della propria carne e, professando di continuo la propria inadeguatezza, rinunciando ad ogni pur lieve comodità, si sforza sempre, come uomo, d’avvicinarsi a Dio, offrendo le proprie sofferenze ad imitazione di Gesù Cristo”. Aurelio Pironti Anche una Delibera di Consiglio Comunale di Caposele di qualche mese fa e approvata all'unanimità, ha fatto voti affinchè la figura di Padre Salvatore potesse essere proposta al Vaticano per una solenne beatificazione. L'intera publicazione la trovate, on line, sulla nostra SELETECA PADRE SALVATORE DA CAPOSELE


Anno XLIV - Agosto 2017 N. 94 49 Associazionismo Vi voglio raccontare la storia della nostra provincia di Avellino che ha momenti di storia molto interessanti da raccontare attraverso una personale ricerca su vari libri e con l’aiuto del portale internet della provincia di Avellino. Nell’epoca dell’impero romano Avellino si sottrasse al dominio dei Sanniti nella sanguinosa battaglia di Aquilonia, nelle guerre sannitiche dove i romani stessi la conquistarono e la portarono sotto il dominio di Roma. Negli anni in cui Avellino fu sotto il dominio dei romani cambiò più volte il suo nome, nell’ordine, da Veneria, Livia, Augusta, Alexandria e infine Abellium, fino a quando l’imperatore romano Silla si impegnò a gestirla favorendone lo sviluppo economico e sociale insieme alle vicine Pompei ed Ercolano. Dopo la caduta dell’impero romano, nel periodo del medioevo, la città di Avellino passò al principato di Salerno e perse gran parte delle risorse economiche e sociali che aveva ottenuto durante l’impero romano; Nel principato di Salerno rimase fino alla scoperta dell’America avvenuta nel 1492, e purtroppo non ho nessun elemento per dirvi il perché di questa decisione, ma posso immaginare per motivi economici e sociali, così come oggi che alcuni politici parlano di riunire la nostra provincia con quella di Benevento, un progetto politico che ancora non si è realizzato e spero che non si realizzerà mai. Passando all’era moderna, Avellino per quasi trecento anni fece parte del feudo dei Caracciolo e nel 1656 la città fu semidiAVELLINO: LA MIA PROVINCIA strutta dalla peste e poi fu di nuovo ricostruita, poi all’inizio del XXI secolo con l’abolizione del feudalesimo il capoluogo della provincia del principato, viene riportato dalla vicina Montefusco ad Avellino, poi qualche anno dopo, la città fu sede dei moti. Nella notte di san Teobaldo, cioè il 1e il 2 luglio del 1820, i carbonari diedero al via la loro cospirazione verso Avellino sotto il comando del generale Guglielmo Pepe. Con l’istituzione della provincia di Avellino avvenuta nel 1860 e con l’unificazione dell’Italia dell’anno successivo, il territorio della provincia di Avellino subisce varie modifiche con l’ingresso dei comuni che facevano parte del circondario della provincia di Salerno che sono Caposele, Calabritto, Quaglietta che in quegli anni era il comune autonomo e Senerchia, insieme alle due Montoro superiore e inferiore, passarono dalla provincia di Salerno a quella di Avellino; Inoltre, in quella fase, la nostra provincia ha dovuto cedere i comuni di Accadia, Orsaro Irpinia, Anzano, Monteleone di Puglia e Rocchetta sant’Antonio, che nel 1940 passarono alla provincia di Foggia. Nel 1978 passa anche alla provincia di Benevento il comune di Sant’Arcangelo Trimonte. La storia della nostra provincia è fatta anche di altri avvenimenti che meritano di essere ricordati come, ad esempio, negli anni del nazismo al potere in Germania, la sacra Sindone fu nascosta dietro il quadro della Madonna di Montevergine per evitare che Hitler ne venisse in possesso e la portasse in Germania. La nostra provincia fu distrutta dal sisma del 23 novembre dell’80 e poi ricostruita con modalità diverse, infatti, in ogni comune c’è chi ha preferito ricostruire le case fuori dal territorio come a Conza della Campania lasciando il vecchio paese alla memoria storica e chi come a Caposele, ha ricostruito le case al posto di quelle che c’erano prima. Nel corso degli anni c’è stato anche un forte insediamento industriale da parte delle aziende del nord che hanno creato posti di lavoro e benessere economico però per poco e infatti non basta tutto questo e alla nostra provincia mancano le offerte e l’opportunità di lavoro per i giovani che troppo spesso si nominano solo in campagna elettorale, ma poi tutto finisce lì . La nostra provincia ha dato i natali a diversi personaggi illustri che poi hanno fatto storia, mi riferisco ad esempio a Perlasca, Gesualdo, Caracciolo, De Sanctis e altri personaggi che vengono dalla politica, ma anche dallo sport, come dalla storica squadra biancoverde che quando giocava in serie A, negli anni 80, aveva il capitano Lombardi, che fu un idolo per i nostri tifosi famoso per quanto incitava la nostra squadra, ogni domenica nei vari campi di calcio per raggiungere la salvezza fino all’ultima giornata di campionato e anche oggi, anche se la squadra è nel campionato di serie B è rimasta importante e a nessuno di noi sfugge, anche se tifiamo altre squadre, di informarci del risultato dell’Avellino ! Di recente, nuovamente qualcuno parla dell’unificazione della nostra provincia con quella di Salerno a vantaggio di quest’ultimo, se ne parlava molto fino a due anni fa, oggi per fortuna se ne parla di meno anche perché è un’idea che non avvantaggia nessuna delle due provincie ma c’è sempre qualche cattivo politico di turno al quale voglio dire che io sono Avellinese e Irpino per sempre, non ho nulla contro nessuno ma amo il verde, e credo che le nostre montagne nulla c’entrano con il mare di Salerno e con le zone del golfo di Policastro. Il territorio è bello tutto ma sempre FORZA IRPINIA E FORZA AVELLINO!!!! L’ho chiamata così sin dalla fase di Programmazione, Stagione Trenta più uno, per trasmettere un messaggio semplice: l’Olimpia Caposele c’è ancora una volta, ma in maniera diversa. Più uno appunto, dalla nostra prima affiliazione….31 anni fa, storico traguardo festeggiato questa estate insieme a tanti nostri tesserati, tifosi ed amici. Voglio scandire questo articolo dividendolo in 7 punti: 1)La Stagione 2016/2017 2)La situazione Palmenta 3)La nuova affiliazione 4)Il Premio Fair Play al Presidente 5) La manifestazione #NoiConVoi 6)L’almanacco dell’Olimpia 7)Progetti Futuri La Stagione 2016/2017: dopo trent’anni di calcio (16 anni consecutivi di Categoria ed oltre 50 Campioni Giovanili…) l’Olimpia ha deciso di fare un passo al lato. Questa scelta è stata dettata da diversi fattori (uno dei quali descritto al punto successivo), ma anche da una scelta programmatica che maturavamo da un poco di tempo, seppur pensata in maniera diversa. Da anni ci dedicavamo al puro Settore Giovanile (dal 2005), nel quale abbiamo cresciuto tanti ragazzi che ci hanno dato soddisfazioni immense. Hanno portato il nome dell’Olimpia, ma soprattutto di Caposele, ai vertici della Provincia e della Regione, raggiungendo anche lo scorso anno la Finalissima: la TERZA IN 9 ANNI! Traguardo incredibile per un piccolo paese come il nostro, soprattutto perché da sempre l’Olimpia punta solo su ragazzi locali. In questi anni, inoltre, ci siamo distinti alla grande in Campo Disciplinare (ne parleremo nello specifico più in avanti) ed abbiamo disputato uno storico Campionato Regionale ed una Coppa Campania grazie al titolo di Campioni Provinciali, comportandoci benissimo (4° posto su 15 squadre, qualificazione alla Coppa Campania e trionfo in Coppa Disciplina…primi su 130 squadre!). La sensazione era che, avendo portato alla soglia dell’attività giovanile l’ennesimo gruppo (parliamo di 15 generazioni circa), vinto tutto ciò che ci fosse da vincere e, raggiunto il massimo più volte, fosse giunto il momento di lasciare spazio. Lo abbiamo fatto, anche perché tranquilli e consapevoli di lasciare per quest’anno i ragazzi in ottime mani, la Real Caposele con cui mi complimento per la bella stagione sportiva. La situazione Palmenta: nell’estate 2015 l’Olimpia si è aggiudicata la gara per la gestione degli impianti Palmenta che versavano in condizioni critiche. L’applicazione del terreno sintetico al calcetto (come tante volte da me auspicato anche in queste pagine) ha dato un motore all’economia dell’impianto e si è creata la necessità di una custodia dello stesso. Ovviamente in questo contesto, mi risulta difficile riassumere il tutto e non lo farò. Ciò che aggiungo, è che la nostra gestione si è chiusa dopo tre mesi rispetto ai tre anni banditi (non prima però di aver messo in sicurezza il calcetto ed il campo da tennis sostituendone le reti fatiscenti e bonificando tutta la zona circostante). Tale gestione purtroppo si è interrotta perché pochi, ma molti per il mio punto di vista, si sono presi la libertà di insinuare il seme del dubbio su questa vicenda. Non entro qui nei meriti tecnici della cosa e non critico chi abbia voluto sottolinearne la procedura di assegnazione. Ciò che ho ritenuto inaccettabile è che si sia dubitato che l’Olimpia fosse degna di questa gestione e che fosse mossa da motivi economici. Parliamo di una struttura che, in maniera assolutamente volontaria, abbiamo tenuto in vita per almeno quindici anni! Ora, una cosa chiara va detta, perché su questo non si può transigere. Prima della mia decennale guida tecnica, per oltre vent’anni Generoso con i dirigenti-amici della società ha fatto calcio senza chiedere una lira a nessuno, mettendoci tempo, macchine ed anche risorse personali, oltre che un lavoro competente. Tentare di macchiare una vita, delle vite, dedicate volontariamente al calcio, al sociale ed al proprio paese è stato un tentativo banale e poco credibile a dire il vero, ma pur sempre un tentativo. Sulla questione vi è stato troppo accanimento, anche perché se è vero come dicevo in apertura, che pochi hanno apertamente contestato la procedura e l’assegnazione della gestione, è altrettanto vero che in pochi hanno speso le parole giuste, sia nelle sedi opportune, che nei bar, che nelle piazze virtuali in nostro favore (un abbraccio a quei pochi che lo hanno fatto). Cito a riguardo una frase tratta dal libro “Tra il dire e il fare…ho scelto il mare” (che uscirà prima o poi ☺ …o forse no): “Io non ho mai detto nulla contro di te, non ti ho acG.S. OLIMPIA CAPOSELE - STAGIONE SPORTIVA 30+1 di Roberto Notaro di Giuseppe Casale


Anno XLIII - Agosto 2016 N.92 50 Volti cusato… - Sì, ma non mi hai neanche mai difeso. Non prendere le difese di qualcuno che è attaccato, restarsene in silenzio, non è che poi sia tanto meglio”. Il nostro punto di vista sulla situazione era ed è molto personale, interrompere la gestione, una cosa a cui tenevamo, è stato per noi un doveroso segnale di coerenza. A settembre 2015, quindi, lasciammo la gestione, nella quale ci ha succeduto la società Real Caposele, la cui bontà dei lavori e di manutenzione dell’impianto è sotto gli occhi di tutti. La nuova affiliazione: purtroppo la nostra decisione portò delle conseguenze anche sportive che, mio malgrado, avevo messo in conto. Tornando ad inizio stagione, ora la nostra priorità era di fare qualcosa di nuovo rispetto al nostro percorso: per questo motivo abbiamo deciso di affiliarci all’AICS Associazione Italiana Cultura e Sport. Allo stato attuale l’Olimpia Caposele è una delle sole 4 società locali affiliate al CONI (sul registro CONI potrete vedere le altre 3 Associazioni) e con AICS abbiamo preparato numerose manifestazioni: progetti scolastici, culturali e ricreativi, culminati poi nel Progetto #NoiConVoi di cui parleremo più avanti. Attualmente ricopro l’incarico di Responsabile Provinciale Calcio dell’AICS. Il Premio Fair Play al Presidente: alla fine di maggio l’Olimpia Caposele, nella persona del Presidente, è stata premiata con un importante riconoscimento per l’impegno “Sociale, culturale e sportivo” dal Comitato Regionale Fair Play, dal CONI, dal Presidente del Forum dei giovani Regionale Giuseppe Caruso, per i 30 anni di attività, ma soprattutto per le ben 11 Coppe Disciplina vinte, delle quali 4 Regionali! Alla conferenza abbiamo, inoltre, presentato un nostro progetto attraverso il quale dal prossimo anno la squadra vincitrice del premio Disciplina Provinciale Allievi e Giovanissimi sarà premiata direttamente sul campo, dando così visibilità alle squadre ed ai dirigenti più corretti del campionato. La Manifestazione #NoiConVoi: dopo il tragico sisma nell’Italia centrale, abbiamo pensato ad un gesto di vicinanza verso i paesi colpiti dal terremoto. Attraverso una sottoscrizione al volontaria il cui ricavato è andato al 100% per il progetto benefico, abbiamo preso contatti con la Dirigente Scolastica dell’I.C. di Amatrice che ci ha comunicato il numero degli alunni; quindi abbiamo acquistato con tutto il ricavato, 90 divise da calcio complete e 90 zaini: un kit per ciascun alunno. Successivamente abbiamo organizzato un Quadrangolare con gli amici di Castelnuovo, Lioni e Teora recuperando un’altra somma attraverso la quale abbiamo riempito ciascuno zainetto con cancelleria scolastica (penne, quaderni, matite, colori…) a cui si è aggiunto un pacco di pasticcett a testa offerto dal nostro socio ed amico Massimo Chiaravallo Biscotti San Gerardo. Il momento della consegna, avvenuto personalmente è stato bellissimo: con me sono venuti ad Amatrice il VicePresidente Angelo Caruso, i Consiglieri ed amici Antonio D’Elia, Giuseppe Russomanno e Michele Cuozzo il quale per conto dell’ANPAS Caposele ha guidato il mezzo messo a disposizione gratuitamente della Pubblica Assistenza (grazie ancora Cesarina). Siamo andati aula per aula ed abbiamo dato a ciascun bambino il proprio zaino…un momento toccante. Vedere per un attimo la gioia negli occhi di quei bambini è stato meraviglioso. Successivamente il Sindaco Pirozzi ci ha aperto le porte del suo Ufficio accogliendoci con grande ospitalità. Una giornata bellissima. L’almanacco dell’Olimpia Caposele: È in stampa l’almanacco dell’Olimpia Caposele “Trent’anni di calcio, di gioco….di vita” in cui troverete tutti i campionati di Categoria svolti, gli oltre 50 Campionati Giovanili, tutti i nomi, le presenze, i gol, dei circa 1.000 ragazzi che hanno indossato la maglia della nostra società in questa fetta di vita. L’almanacco sarà presentato in una serata pubblica, una sorta di Oscar del calcio locale, nel corso della quale saranno premiati i giocatori con particolari meriti sportivi, legati soprattutto alle presenze. Progetti Futuri. Come anticipato, è nostra intenzione di riaffilarci alla FIGC e tornare in campo, continuando a dare una mano e stare al fianco dei giovani di Caposele; nelle prossime settimane valuteremo insieme il tutto. Inoltre, manterremo l’affiliazione all’AICS che tante soddisfazioni ci ha dato quest’anno, essendo certamente tra gli Enti di Promozione Sportiva più importanti d’Italia; AICS ci ha aperto ed aprirà ulteriori porte ed orizzonti nello sport e nella cultura cosicché continueremo a proporre i nostri progetti non solo sportivi, ma anche e soprattutto socio culturali e cercheremo di essere complementari alle altre società che fanno calcio. Rocco: questo appena finito è stato un anno triste. Ci ha lasciati Rocco Sista, un amico, un tifoso di tutte le squadre di Caposele e di tutti i giocatori di Caposele. Rocco con la sua sconfinata passione sportiva seguiva tutte le categorie, dai Pulcini agli Allievi, alla Categoria e non si limitava a questo, andando a tifare per tutti i caposelesi che giocavano fuori. Ovvio che resterà per sempre nei nostri cuori ed in tutte le partite che giocheremo volgeremo uno sguardo alla tribuna sicuri di avvertirne la presenza lì sugli spalti a tifare per noi. Ho scritto un po troppo forse, vorrà dire, Caro Ingegnere che ridurremo i caratteri…. anche perché ci tengo molto pure alla pubblicazione di diverse foto a colori, una per ogni fase descritta. Ne approfitto per ringraziarla di questo spazio a nostra disposizione. Per quanto mi riguarda, scrivendo e pensando, ho notato che sono già vent’anni che scrivo degli articoli sulla Sorgente. Un piacere per me. Notaro Generoso con Rocco Sista, un grande appassionato di calcio, scomparso prematuramente La società che incontra la comunità terremotata di Amatrice rappresentata dal sindaco Pirozzi


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