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Published by federcaccia, 2021-12-18 09:17:15

FIDC - Materiale Corso per Selecontrollori

ZIPPILLI - SEZ. MOSCIANO SANT'ANGELO

Keywords: pdf,dispense,appunti,materiale

Morfologia

I palchi: sviluppo

In queste due immagini possiamo individuare uno sviluppo mediocre (a sinistra) ed un buono sviluppo ( a

28

destra) di un trofeo di classe 2.

Morfologia

I palchi: sviluppo

Esempio di trofeo che presenta una In questo caso più che di «terzo palco» 29
escrescenza ossea alla base dello stelo occorre parlare di «ulteriore punta» in
destro (accenno di «terzo palco»). quanto non si è sviluppato sugli steli ma
sul bordo della rosa

Morfologia

I palchi: sviluppo

Palco di maschio vecchio in vistoso
regresso

30

Morfologia

Valori demografici

31

Morfologia

Incremento ponderale

L’incremento ponderale nel capriolo è rapidissimo ed i piccoli, che alla nascita pesano
circa 1,5-2 kg, a sei mesi hanno già raggiunto circa l’80% del peso definitivo ed a 2 anni i
giovani pesano solo il 10% in meno degli adulti.

Le massime dimensioni corporee vengono di solito raggiunte entro il terzo anno di vita
e mantenute fino all’eventuale regresso senile.

Ne maschi il peso viene generalmente raggiunto attorno al 4° anno di età

Si rilevano comunque nel corso dell’anno sensibili variazioni di peso, soprattutto a
carico dei maschi adulti che accusano una forte diminuzione dopo il periodo degli
amori.

Modulo Censimento Capriolo 32

Morfologia

Orme

33

Morfologia

Fregoni e raspate

I fregoni sono lo scortecciamento di arbusti o piccoli alberi lasciati dal maschio di capriolo durante la
fase di marcatura del territorio; sono causati dallo sfregamento del palco e della fronte e costituiscono
messaggi sia visivi che olfattivi. Le marcature sembrano essere concentrate in luoghi «vantaggiosi»
all’interno del territorio e non sono necessariamente situate lungo i confini.

34

Morfologia

Fregoni e raspate

Sovente, in prossimità dei fregoni o in aree sopraelevate del territorio, si possono notare le tipiche
raspate effettuate dal maschio sia con le zampe anteriori (segnale visivo) che con quelle posteriori
(segnale visivo e olfattivo); Quando sono effettuate su suolo privo di vegetazione sono delle piccole ed
evidenti piazzole, mentre nel caso di cotico erboso vengono portati in superficie gli strati più secchi.

35

Modulo Operatore Censimento
(capriolo) – Parte 2

Abilitazione delle figure tecniche previste per la
gestione faunistico venatoria degli ungulati

Regolamento Regionale n.3/12 “Disciplina per la gestione degli ungulati nel territorio
regionale, in attuazione della Legge Regionale, 5 gennaio 1995, n.7” e ss.mm.ii.

Indice

! Dentatura e stima dell’età dalla dentatura (stato di eruzione ed usura)
! Mortalità, natalità ed incrementi annuale (valori demografici)
! Fonti di disturbo, competitori e predatori
! Ciclo biologico annuale, struttura di popolazione
! Danni e loro prevenzione: tipologie di danneggiamento, cause, prevenzione
! Interventi di miglioramento ambientale
! Tipologie e metodi di censimento
! Catture ed interventi di carattere limitativo
! Stima dell’età in base allo sviluppo delle corna
! Criteri di valutazione del trofeo

Modulo Censimento Capriolo 2

Morfologia

Habitat

Dal punto di vista ecologico il capriolo è un animale tipico degli ecotoni, cioè di ambienti di
transizione caratterizzati da condizioni intermedie tra 2 o più situazioni diverse. Si adatta
comunque molto bene a varie tipologie ambientali comprese le pianure intensamente coltivate
anche con scarsa presenza di vegetazione arborea.

3

Morfologia

Preferenze ambientali

4

Morfologia

Preferenze ambientali

Il capriolo conduce vita prevalentemente notturna, anche se in inverno intensifica
l’attività diurna per la ricerca del cibo. Lo si può incontrare anche all’alba e al tramonto
quando più intensa è l’attività di brucatura che, generalmente si protrae dalle 2 alle 6
ore giornaliere.
La forma di gestione forestale che sembra essere ottimale è rappresentato dalle
formazioni governate a ceduo composto in cui lo strato arboreo dominante è
rappresentato da querce, mentre lo strato dominato p formato da latifoglie decidue.
Questo tipo di gestione forestale garantisce la maggiore produttività foraggiera in
autunno-inverno che, nelle nostre regioni, rappresenta la fase critica del ciclo biologico.

5

Morfologia

Alimentazione

Dal punto di vista alimentare il capriolo è un
tipico selettore di vegetali, cioè non pascola
indifferentemente ogni tipo di alimento ma lo
sceglie in base alle proprietà nutritive; anche le
caratteristiche anatomiche fisiologiche e
comportamentali rispecchiano la sua natura di
erbivoro brucatore.

Necessita quindi di una dieta molto variata e di
buona qualità e questo spiega la difficoltà di
allevamento in cattività; in quanto il comune
fieno utilizzato per altri ungulati (es. cervo e
daino) risulta del tutto insufficiente alle sue
necessità.

Modulo Censimento Capriolo 6

Morfologia

Fabbisogno alimentare

Modulo Censimento Capriolo 7

Morfologia

RFA

Modulo Censimento Capriolo 8

Morfologia

Capacità portante(ind/kmq)

Modulo Censimento Capriolo 9

Morfologia

Strategie alimentari

10

Morfologia 11
12
Dentatura

Morfologia

Dentatura

Morfologia 13
14
Dentatura

Morfologia

Dentatura

Morfologia 15
16
Dentatura

Morfologia

Dentatura

Morfologia

Dentatura

17

Ecologia

Fonti di disturbo, competitori e predatori

Il capriolo risulta sensibile a molte fonti di disturbo ed in particolare alla presenza di
cani vaganti o randagi, così come l’uso improprio di cani da seguita durante la caccia ad
altre specie. Contrariamente a quanto avviene nelle uccisioni effettuate dal lupo,
l’alimentazione dei vaganti è praticamente nulla mentre si nota uno scempio
puramente ludico nel collo e nel posteriore.
Le altre attività umane collegate alle tradizionali attività agro-silvo-pastorali o
escursionistiche risultano generalmente ben tollerate.
Un discorso a parte merita il problema degli sfalci eseguiti dopo l’epoca dei parti con
falciatrici meccaniche che possono provocare una vera e propria decimazione dei
caprioletti.

18

Ecologia

Fonti di disturbo, competitori e predatori

La competizione con gli altri ungulati selvatici vede il capriolo svantaggiato; la
competizione, però, si instaura solo in presenza di densità elevate di altre specie.
Sembra invece tollerare poco e male la competizione con il bestiame domestico.

19

Ecologia

Fonti di disturbo, competitori e predatori

Per quanto riguarda i predatori l’attuale situazione faunistica indica nel lupo il
predatore principale del capriolo; le ridotte dimensioni della specie la rendono
vulnerabile anche ad attacchi di singoli lupi, su tutte le classi sociali e durante tutto il
corso dell’anno.

20

Ecologia

Fonti di disturbo, competitori e predatori

Altri predatori la cui azione si rivolge quasi esclusivamente verso i piccoli, sono il
cinghiale (occasionalmente) e soprattutto la volpe.
In letteratura sono indicate due strategie di caccia messe in atto dalla volpe; la prima è
basata sulla ricerca attiva dei piccoli di capriolo; la seconda è costituita dalla caccia
all’aspetto da siti ad ampia visibilità
Talvolta si osserva una strategia predatoria di coppia messa in atto dalle volpi e rivolta
alle femmine con due o tre piccoli; maschi e femmina cacciano di concerto e mentre
uno tiene occupata la madre costringendola a difendere attivamente un piccolo, l’altra
si impossessa del secondo rimasto indifeso.
La volpe sembra essere un predatore di piccoli molto efficiente; in una AFV forlivese un
cane da tana ha portato all’aperto i dalla tana di volpe i resti di 11 piccoli di capriolo.
Occorre comunque ricordare che la volpe è un predatore generalista che non disdegna
certo le carcasse e che nello stesso periodo si verifica una elevata mortalità dei
caprioletti per sfalci e cause naturali.

21

Ecologia

Attività giornaliera

L’attività giornaliera comprende quattro tipologie principali:
1 – sonno: circa 4 ore nei mesi caldi e 2 in quelli freddi;
2 – riposo: circa 6 ore nei mesi caldi e 5 in quelli freddi;
3 – ruminazione;
4 – alimentazione;

Gli ultimi due comprendono circa 6-7 ore ciascuna con modeste variazioni stagionali.

22

Ecologia

Fasi annuali

Le fasi annuali vengono esaminate distinguendo i maschi dalle femmine.
Di particolare interesse il ciclo riproduttivo annuale delle femmine, che prevede un
pungo periodo di stasi nello sviluppo dell’embrione (diapausa embrionale) tra il
momento della fecondazione (luglio-agosto) e quello dell’impianto dell’ovulo fecondato
nella parete dell’utero (dicembre).
Tale periodo ha lo scopo di permettere ai piccoli di nascere nella buona stagione, dalla
metà di maggio alla metà di giugno, con massima frequenza attorno alla fine di maggio.
Durante questo periodo le femmine partoriscono da uno a tre piccoli, generalmente
due, che passano fino al 90% del tempo accovacciati in zone nascoste come erbe alte e
fitti cespugli.
Questo periodo precede l’epoca degli amori; le femmine riducono al minimo i contatti
con i maschi e con le altre femmine, manifestando a volte anche comportamenti
aggressivi nei loro confronti.
Le sottili non avendo piccoli da accudire, sono più propense a frequentare i maschi. 23

Ecologia

Fasi annuali nelle femmine

24

Ecologia

Fasi annuali nei maschi

25

Ecologia

Fasi annuali nei maschi: fase gerarchica

Nel mese di marzo-inizio aprile, in concomitanza con la pulitura del palco si assiste al progressivo
allontanamento dei maschi dal gruppo invernale. I maschi adulti formano dei piccoli gruppi di soli
riproduttori (3-7 individui) che si trovano nel territorio più ambito di una serie di territori limitrofi.
Inizia la fase gerarchica, una fase durante la quale i maschi eseguono confronti che iniziano con le
parate e, solo quando necessario, proseguono con imposizioni, minacce e lotte vere e proprie.

26

Ecologia

Fasi annuali nei maschi: fase territoriale

Al termine della fase gerarchica ogni maschio riproduttore avrà un territorio di dimensioni e
qualità proporzionale al rango sociale conquistato ed inizierà a «marcarlo» ed a difenderlo
attivamente dagli altri maschi.

Inizia così la fase territoriale (metà aprile-metà luglio) che si continua con il periodo degli amori
(15 luglio – 15 agosto), durante la quale peraltro non cessa la difesa del territorio.

I maschi mostrano nel corso degli anni, una notevole fedeltà al territorio che tuttavia deve
essere riconquistato ad ogni stagione.

Durante la fase territoriale si riscontrano tre tipologie di maschi:

1 – i territoriali: adulti che hanno stabilito il proprio territorio e lo difendono attivamente;

2 – i satelliti: subadulti associati a maschi territoriali e tollerati all’interno del territorio e che si
muovo ampiamente al di fuori di esso:

3 – i periferici: subadulti che occupano aree di buffer fra i territori adiacenti compiendo spesso
rapide incursioni in questi ultimi, alla ricerca di femmine non controllate.

I maschi vecchi spesso non detengono territori. 27

Ecologia

Fasi annuali nei maschi: fase indifferente

Dopo il periodo degli amori, all’incirca all’inizio di settembre, subentra un periodo di grande
tranquillità nella vita sociale dei caprioli maschi; è la fase indifferente, quando anche i maschi
territoriali perdono il loro temperamento rissoso e dedicano gran parte della giornata a recuperare
peso e forze.

28

Ecologia

Fasi annuali nei maschi: fase di raggruppamento

In seguito i maschi più giovani o comunque non vecchi si uniscono ai tipici gruppi invernali già
formati dalle femmine e dai caprioletti ormai abbastanza sviluppati. La composizione tipica di un
gruppo invernale è data da una femmine adulta con i piccoli dell’anno, una o due figlie sottili o
giovani ed uno o più maschi (di norma figli o compagni). L’organizzazione e matriarcale.

29

Ecologia

Strategie riproduttiva

La strategia riproduttiva del capriolo è di tipo territoriale e debolmente poliginica: un maschio x
più femmine con un rapporto sessi solo leggermente sbilanciato a favore delle femmine.

Il territorio del maschi ha dimensioni variabili da 7-8 a 15-20 ettari.

Durante il periodo riproduttivo il maschi o perlustra il suo territorio alla ricerca delle femmine più
vicine all’estro; una volta individuata una di queste femmine inizia il corteggiamento.

Di norma all’inizio della fase riproduttiva le femmine più disponibili sono quelle più giovani,
perché non impegnate nelle cure parentali, ma sono quelle che richiedo un corteggiamento più
lungo rispetto alle femmine più anziane.

Il corteggiamento consiste in una serie di inseguimenti ritualizzati, normalmente in cerchio
(giostre), alternati a fasi di riposo ed alimentazione comuni. In questi inseguimenti la femmina
precede il maschio che la segue con il collo proteso in avanti e la testa bassa ad annusare la
disponibilità della femmina.

Le giostre diventano sempre più piccole mano a mano che ci si avvicina al culmine dell’estro
femminile e quindi alla copula..

Le femmine sono mono-estro. Se non vengono fecondate, l’estro non si ripete. Risultano

pertanto ricettive in una stretta finestra temporale. 30

Ecologia

Strategie riproduttiva

La copula è piuttosto breve. Dura alcuni secondi e viene ripetuta più volte durante il giorno,
sempre intervallata da momenti di riposo ed alimentazione. Durante il corteggiamento di una
femmina con prole, il piccolo (o i piccoli) non vengono cacciati dal maschio ma restano ad
osservare le giostre e si riuniscono alla madre durante le fasi di riposo ed alimentazione.

31

Ecologia

Ciclo biologico

Maschio

Gerarchica febbraio-aprile confronto fra maschi x territorio
Territoriale maggio-luglio delimitazione del territorio
Amori luglio-agosto accoppiamenti
Gregaria agosto-febbraio raggruppamenti di più individui

Femmina

Scioglimento marzo-aprile scioglimento dei gruppi 32
Parentale maggio-luglio parti-allattamento e cura piccoli
Amori luglio-agosto corteggiamento e accoppiamenti
Gregaria agosto-marzo raggruppamenti di più individui

Ecologia Maschio Femmina
crescita palchi impianto embrione
Ciclo biologico caduta velluto gestazione
palchi puliti parti e allattamento
Dicembre accoppiamento accoppiamento
Febbraio
Marzo caduta palchi 33
Aprile crescita palchi
Maggio
Giugno
Luglio
Agosto
Settembre
Ottobre
Novembre

Ecologia

Danni

34

Ecologia

Definizione di piani di prelievo

La regola fondamentale del prelievo venatorio è quello della programmazione in modo da non
danneggiare le capacità riproduttive della popolazione.
Per ottenere ciò è necessario:
1 – Adeguare le densità della popolazione alle risorse dell’ambiente, cioè fare in modo che la
densità sia il più possibile vicino a quella ottimale;
2 – Adeguare il prelievo all’incremento utile annuo;
3 – Effettuare un prelievo equilibrato tra i sessi: 50% maschi, 50% femmine;
4 – Effettuare un prelievo ben ripartito nelle classi di età: prelevare i giovani e lasciare invecchiare
gli adulti in quanto l’età riproduttiva è quella che garantisce il perpetuarsi della specie.
Normalmente la ripartizione dovrebbe rappresentare il 55-65% dei giovani e 35-45% di adulti e
vecchi.

35

Ecologia

Lunghezza stanghe

36

Ecologia

Divaricazione stanghe

37

Morfologia

Indizi utili

38

Morfologia

Indizi utili

39

Censimento Ungulati

Abilitazione delle figure tecniche previste per la
gestione faunistico venatoria degli ungulati

Regolamento Regionale n.3/12 “Disciplina per la gestione degli ungulati nel territorio
regionale, in attuazione della Legge Regionale, 5 gennaio 1995, n.7” e ss.mm.ii.

Principi generali di gestione 2

Censimenti applicabili agli ungulati

! Censimenti in battuta
! Conteggio su percorso lineare
! Conteggi delle impronte
! Conteggi notturni con sorgente di luce
! Cattura marcamento e ricattura
! Censimenti al bramito
! Censimenti da punti fissi di osservazione

Modulo Base

Gestione

Censimento: segni di presenza

VANTAGGI:
- Applicabilità in qualsiasi tipo di ambiente
- Ridotto sforzo necessario in termini di forza-lavoro e tempo
- Assenza di qualsiasi necessità di costose attrezzature

SVANTAGGI
- I dati raccolti non permettono di ottenere informazioni sulla densità
- Non è possibile effettuare distinzioni in termini di sesso ed età

Come sforzo di campionamento è sufficiente 400-500 m di percorso per kmq, con transetti di
lunghezza non superiore ai 6-8 km in un tempo massimo di circa 3-4 ore. Si assume una lunghezza
dell’impronta fino a 4 cm per i giovani, fra 5 e 6 cm per i sub adulti e oltre i 7 cm per gli adulti.

Modulo Base 3

Artiodattili: caratteristiche morfo-funzionali

Nomenclatura dello zoccolo

Modulo Base 4

Artiodattili: caratteristiche morfo-funzionali

Confronto fra zoccoli

Il cervo è il capriolo hanno, dimensioni a parte, zoccoli molto simili. I fettoni sono poco sviluppati e in entrambe
le specie occupano meno di 1/3 dello zoccolo; la distanza degli speroni dalla linea dei fettoni è più ridotta nel
capriolo, mentre in entrambe le specie tale distanza è maggiore negli arti posteriori. Le impronte anteriori degli
ungulati hanno dimensioni maggiori delle posteriori (differenza più accentuata nei maschi) e di norma, lo
zoccolo esterno è leggermente più lungo e arcuato di quello interno.

Modulo Base 5

Artiodattili: caratteristiche morfo-funzionali

Confronto fra zoccoli

Nel daino e nel cinghiale i fettoni sono molto voluminosi: nel daino occupano circa metà dello zoccolo,
addirittura 2/3 dello zoccolo nel cinghiale. Anche nel muflone i fettoni degli arti anteriori sono molto sviluppati
(poco meno di metà dello zoccolo), mentre quelli degli arti posteriori sono più simili a quelli del capriolo.

Modulo Base 6

Artiodattili: caratteristiche morfo-funzionali

Confronto fra zoccoli

Gli speroni del cinghiale (che in gergo venatorio vengono chiamati “guardie”) sono più lunghi e robusti di quelli
di tutti gli altri ungulati e sono inoltre posizionati molto vicino agli zoccoli; queste due caratteristiche fanno si
che la linea ideale che congiunge le estremità degli speroni sia pressoché tangente ai fettoni negli arti posteriori,
mentre in quelli anteriori tale linea interseca i fettoni a circa 10 millimetri dalla loro linea iniziale.

Modulo Base 7

Artiodattili: caratteristiche morfo-funzionali

Confronto fra zoccoli

Modulo Base 8

Artiodattili: caratteristiche morfo-funzionali

Tracce

Ne cervidi e nei bovidi gli speroni lasciano tracce solo in impronte profonde (es. terreno fangoso, animale in
corsa) soprattutto negli arti anteriori.

Modulo Base 9

Artiodattili: caratteristiche morfo-funzionali

Andatura

Modulo Base 10

Artiodattili: caratteristiche morfo-funzionali

Tracce

Nei suidi gli speroni (guardie) lasciano praticamente sempre la traccia; nelle impronte di cinghiale quindi, si
imprimono posteriormente e di fianco ai fettoni, conferendo all’impronta una caratteristica forma trapezoidale.

Modulo Base 11

Escrementi

Muflone

Modulo Base 12

Escrementi

Muflone

Modulo Base 13

Fregoni

Capriolo

Modulo Base 14

Fregoni

Capriolo

Modulo Base 15

Piazzole di sosta e fregoni

Cervo e daino

Modulo Base 16

Grufolature

Cinghiale

Modulo Base 17

Gestione

Censimento: conteggi su governa

Dal momento che le caratteristiche climatiche, morfologiche e vegetazionali dei territori collinari e montani
della regione rendono molto difficile l’esecuzione del conteggio delle impronte, risulta di norma più semplice e
redditizio affidarsi al conteggio diretto degli animali da punti vantaggiosi (postazioni sopraelevate) situati in
prossimità di radure nelle quale siano state predisposti siti di foraggiamento per attirare gli animali. In queste
condizioni il conteggio e la suddivisione degli animali in classi di sesso ed età, risulta facilitato, anche se va
segnalato come la frequentazione delle “governe” da parte dei verri sia assai più saltuaria rispetto a quanto per
le scrofe, i rossi e gli striati; ciò può condurre ad una leggera sottostima dei maschi adulti.

Modulo Base 18

Gestione

Censimento: conteggi su governa

- Gli animali vengono contati contemporaneamente

- E’ possibile ottenere dati sulla consistenza e sulla struttura delle popolazioni

- E’ attuabile in contesti di limitata estensione (Aree Campione) e necessita un numero
elevato di operatori

- Nell’area di studio devono essere identificati punti di osservazione in grado di assicurare una
copertura omogenea

- E’ necessario stabilire un periodo di pre-foraggiamento prima di iniziare il censimento

- Il censimento deve essere replicato 4 volte dallo stesso numero di operatori, 2 volte all’alba
e 2 volte al tramonto

Se si dispone di un numero sufficiente di animali marcati è possibile applicare metodi di cattura-

marcaggio-riavvistamento (CMR). La proporzione di marcati nel secondo campione dovrebbe

essere equivalente alla proporzione di animali marcati all’interno della popolazione intera e

pertanto con una semplice proporzione è possibile ricavare quest’ultimo valore conoscendo i

primi tre: N = n1*n2/m2. Modulo Base 19

Gestione

Censimento: sforzo di caccia

Il metodo prevede che a parità di sforzo applicato per il prelievo, la quota di animali cacciati è
proporzionale al numero di animali presenti nella popolazione. Le dimensioni del cacciato
aumentano all’aumentare della densità di popolazione (a sforzo costante) o dello sforzo (a densità
costante).

Cacciato = kN (sforzo) K = costante
e e

Cacciato/sforzo = kN N = dimensioni popolazione

Il metodo ha grossi limiti in quanto per essere applicabile sono necessari alcuni assunti. La
popolazione deve essere chiusa durante il periodo di campionamento. Tutti gli individui devono
avere la medesima probabilità di abbattimento e la probabilità di abbattimento deve rimanere
costante durante tutto il periodo di caccia (cacciabilità costante durante l’intera stagione
venatoria).

Modulo Base 20

Gestione

Censimento: sforzo di caccia

Modulo Base 21

Gestione

Censimento: sforzo di caccia

Modulo Base 22

Gestione

Censimento: battute di caccia

Il metodo prevede di utilizzare le battute di caccia al cinghiale come se fossero dei conteggi e
contare gli animali abbattuti e quelli visti ma non abbattuti

Modulo Base 23

Gestione

Censimento: termografia

Modulo Base 24

Gestione

Censimento: termografia

Modulo Base 25

Gestione

Censimento: trappola fotografica

Con le macchine fotografiche dotate di sensori passivi di movimento a infrarosso è possibile
ottenere informazioni sulla presenza o sulla consistenza di una popolazione permettendo di
contare gli animali in modo completo e documentare fotograficamente la presenza della specie in
una determinata area.

Il metodo è stato sviluppato per la prima volta nell’ATC 18 Siena 2. E’ stata considerata come core
area di foraggiamento un’area circolare (buffer) di 120 ettari in prossimità del governatoio
(corrispondente ad un raggio lineare di circa 600 metri) nei distretti con una densità di governatoi
di circa un governatoio ogni 100 ettari e un’area circolare (buffer) di 220 ettari in prossimità del
governatoio per i distretti con densità di governatoi comprese tra un governatoio ogni 100-200
ettari.

Modulo Base 26

Gestione

Censimento: dinamica

L’esame degli apparati riproduttivi dalle femmine abbattute costituisce uno strumento alternativo
di indagine molto efficace ed insostituibile a fini gestionali.

Attraverso un semplice esame visivo delle
ovaie e dell’utero, è possibile conoscere il
tasso di fertilità e stimare l’accrescimento
potenziale della popolazione

L’utero viene interamente ispezionato alla
ricerca di eventuali feti, che vengono contati,
misurati e sessati.

Modulo Base 27

Modulo Base 28

Modulo Base 29

Morfologia

Classi sociali

Modulo Base 30

Classe MASCHI FEMMINE
0
1 Striati: cuccioli da 0 a 1 anno (anche se Striati: cuccioli da 0 a 1 anno (anche se a
2
a 4/5 mesi perdono le strie) 4/5 mesi perdono le strie)

Rossi: porcastri dal 1° al 2° anno di vita Rossi: porcastri dal 1° al 2° anno di vita

(colore del mantello rossastro) (colore del mantello rossastro)

Adulti: Oltre i 2 anni (mantello nero o Adulti: Oltre i 2 anni (mantello nero o

grigio nero, struttura da adulto) grigio nero, struttura da adulto)

Modulo Base 31

Modulo Cacciatore collettiva

Abilitazione delle figure tecniche previste per la
gestione faunistico venatoria degli ungulati

Regolamento Regionale n.3/12 “Disciplina per la gestione degli ungulati nel territorio
regionale, in attuazione della Legge Regionale, 5 gennaio 1995, n.7” e ss.mm.ii.

Indice

! Inquadramento sistematico specifico e distribuzione
! Status origini e consistenza delle popolazioni italiane
! Morfologia: aspetto, mantello, epoche di muta
! Dentatura e stima dell’età dalla dentatura (stato di eruzione ed usura)

Modulo Caccia Collettiva 2

Inquadramento sistematico

Superordine: Ungulati (Ungulata) Il genere Sus comprende le forme di suiformi più generaliste,
Ordine: Artiodattili (Artiodactyla) caratterizzate da dentatura bunodonte ed arti e tratto
Sottordine: Suiformi (Suiformes) digestivo meno specializzati. Secondo la revisione sistematica
Famiglia: Suidi (Suidae) più recente il genere comprende 7 specie, di cui Sus scrofa e
Sottofamiglia: Suini (Suinae) quella a più ampia distribuzione. Molto incerta è la sistematica
Genere: Sus a livello sottospecifico, complicata da due ordini di fattori
Specie: Sus scrofa Linnaeus, 1758 legati alle attività umane: l’ibridazione delle popolazioni
selvatiche con i conspecifici domestici e incrocio con forme
evolutesi in aree geografiche differenti ed introdotte
dall’uomo in zone estranee al loro areale originario. E’ stato
verificato, in ambito europeo, un cline nella dimensione media
dei soggetti delle diverse popolazioni lungo un gradiente
geografico da nord-est a sud-ovest, spiegabile soprattutto in
base alle diverse condizioni ecologiche. Le incertezze sul reale
significato sistematico delle 16 sottospecie attualmente
riconosciute, fanno si che attualmente ci si limiti ad
individuare 4 informali raggruppamento geografici regionali:
razze occidentali (comprendenti le sottospecie europee), razze
indiane, orientali e indonesiane.

Modulo Caccia Collettiva 3

Inquadramento sistematico

Famiglia dei suidi

Sus scrofa cinghiale eurasiatico
Sus salvanius cinghiale pigmeo
Sus verrucosus cinghiale dalle verruche di Giava
Sus barbatus cinghiale barbato
Sus philippinensis cinghiale dalle verruche delle Filippine
Sus cebrifons cinghiale dalle verruche di Visayan
Sus celebensis cinghiale di Sulawesi

La sistematica del cinghiale a livello sottospecifico risulta fortemente influenzata da due
fattori principali:

-Incrocio con cinghiale del Centro Europa (immessi abusivamente)
-Incrocio dei cinghiali selvatici con i conspecifici domestici

Modulo Caccia Collettiva 4

Status specifico
Distribuzione europea

L’areale originario è uno dei più vasti
tra quelli che caratterizzano gli ungulati
selvatici e copre gran parte del

continenti europeo. La specie risulta
assente in Islanda, Irlanda, Scozia,
Inghilterra e in gran parte della
penisola scandinava nella quale risulta
presente in Norvegia, mentre è

distribuita in maniera discontinua o
caratterizzata da basse densità in
Finlandia, Svezia e Danimarca.

Modulo Caccia Collettiva 5

Status specifico

Distribuzione in Italia

In relazione alla sua ampia valenza ecologica e alle

notevoli manipolazioni operate sulle popolazioni

dall’uomo, il cinghiale è l’ungulato che attualmente

possiede in Italia il più vasto areale, che si estende

complessivamente per circa 170.000 km pari al 57% del

territorio nazionale. Il suide è distribuito, senza

soluzione di continuità, dalla Valle d’Aosta, attraverso le

Alpi occidentali e gli Appennini, sino alla Calabria e in

tutta la Sardegna, ad eccezione della costa marchigiana e

abruzzese, di vaste zone della Puglia e delle aree

fortemente antropizzate attorno a Roma e Napoli. In

Sicilia la sua presenza è frutto di immissioni assai recenti.

Complessivamente il cinghiale è diffuso in 90 province su

103 (87%); in 66 (73%) di queste le popolazioni sono

consistenti e ben distribuite, in 17 (19%) il cinghiale

occupa il territorio in modo discontinuo e con nuclei tra

loro isolati e in 7 (8%) la sua presenza è sporadica. Nelle

Marche il cinghiale è l’ungulato più diffuso ed occupa

tutta la fascia montana e collinare, ma lungo gli irrigui e i

fiumi anche la costa può essere interessata da incursioni

di singoli esemplari o piccoli gruppi. Modulo Caccia Collettiva 6

Status specifico

Diffusione provinciale

Nel settore collinare, il cinghiale ha fatto la sua comparsa nel 2001; negli ultimi dieci anni la popolazione si è
assestata su tutto il territorio acquisendo autonomia riproduttiva.

0,7 16
Abbonda nza 14
12
0,6 NumIs tituti con pres enza 10
0,5 8
0,4 6
0,3 4
0,2 2
0,1 0

0

set-0 1
mar -0 2
set-0 2
mar -0 3
set-0 3
mar -0 4
set-0 4
mar -0 5
set-0 5
mar -0 6
set-0 6
mar -0 7
set-0 7
mar -0 8
set-0 8
mar -0 9
set-0 9
mar -1 0
set-1 0
mar -1 1
set-1 1

Modulo Caccia Collettiva 7

Status specifico

Origini

In tempi storici il cinghiale era presente in gran parte del territorio italiano. A partire dalla fine del
1500 la sua distribuzione andò progressivamente rarefacendosi a causa della persecuzione diretta
cui venne sottoposto da parte dell’uomo. La forma autoctona delle regioni settentrionali italiane

scomparve prima che potesse essere caratterizzata dal punto di vista sistematico; estinzioni locali
successive si registrarono in Trentino (XVII secolo), Friuli e Romagna (XIX secolo), Liguria (1814); il
picco negativo venne raggiunto negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra
mondiale, quando scomparvero le ultime popolazioni viventi sul versante adriatico della penisola.
Il cinghiale ricomparve in modo autonomo nell’Italia nord-occidentale attorno al 1919, quando

alcuni soggetti provenienti dalla Francia colonizzano parte della Liguria e del Piemonte. A partire
dalla fine degli anni ’60 è iniziata una nuova crescita delle popolazioni con un progressivo
ampliamento dell’areale, sino alla situazione odierna.

Le informazioni disponibili sull’origine di Sus scrofa meridionalis e Sus scrofa majori, ancora

formalmente presenti rispettivamente in Sardegna e Maremma, sono carenti. Recenti studi basati

sull’analisi craniometrica ed elettroforetica hanno messo in luce come la popolazione maremmana

non sia sostanzialmente diversa dalle altre presenti nella restante parte della penisola (Sus scrofa

scrofa), ma debba essere considerata un ecotipo adattato all’ambiente mediterraneo, mentre la

sottospecie presente in Sardegna se ne differenzia sia morfologicamente che geneticamente,

facendo ipotizzare una sua origine da suini domestici anticamente inselvatichiti. 8

Status specifico

Origini

Modulo Base 9

Status specifico

Consistenza

Secondo una stima orientativa e largamente approssimata, basata sul numero di
soggetti abbattuti annualmente (a loro volta spesso frutto di stime ed
estrapolazioni), sul territorio nazionale sarebbero presenti non meno di 300.000 –
500.000 cinghiali. Il quadro relativo alle conoscenze circa le densità e le consistenze
delle diverse popolazioni italiane rimane tuttora alquanto carente e poco conosciuto,
come conseguenze di una gestione del patrimonio faunistico che, a parte alcune
eccezioni, risulta priva delle indispensabili basi tecnico-scientifiche e di una adeguata
programmazione e coordinamento degli interventi. Informazioni relative alle
caratteristiche demografiche ed ecologiche delle popolazioni sono disponibili solo
per singole realtà territoriali. Il coinvolgimento ed il coordinamento nella raccolta
delle informazioni, da parte degli enti locali competenti per territorio, dovrebbe
configurarsi quale primo passo per migliorare le necessarie conoscenze sulla specie e
per individuare future più razionali strategie di gestione.

Modulo Caccia Collettiva 10

Morfologia

Aspetto

Il cinghiale è un ungulato di aspetto robusto, con gli arti corti (negli individui adulti la distanza del ventre dal
suolo è circa un terzo dell’altezza) ed il corpo allungato. La massa corporea è decisamente spostata
sull’avantreno, la testa è grande ed occupa più di un terzo della lunghezza del corpo; gli occhi sono infossati,
piccoli e situati nella parte posteriore della testa. I quarti anteriori e la testa (a cuneo) sono conformati in modo
tale da agevolare gli spostamenti anche in presenza di vegetazione molto fitta e intricata, mentre il disco nasale
mobile e resistente (grifo) e gli incisivi inferiori a scalpello agevolano l’attività di scavo (grufolate). La coda è
lunga, diritta, coperta di peli fin dalla base e termina con un ciuffo di peli più ampio (fiocco).

Modulo Caccia Collettiva 11

Morfologia

Aspetto

La pelle è ispessita soprattutto sul collo e sulle spalle (dove può raggiungere anche i 3 cm di spessore), in modo
da consentire l’ingresso in zone a vegetazione cespugliosa e/o spinosa ed a rappresentare uno scudo protettivo
nei combattimenti. La pelle ricopre un tessuto adiposo, particolarmente consistente e più sviluppato sui lati del
tronco e sulle spalle, che costituisce una riserva energetica una protezione contro le asperità della vegetazione
ed i rigori del clima; quest’ultima funzione appare particolarmente importante, visto che la pelliccia del
cinghiale è caratterizzata da una presenza ridotta di borra con limitata capacità di isolamento termico.

Modulo Caccia Collettiva 12

Morfologia

Mantello

Il pelame del mantello è costituito dalla borra (sottopelo) e dalla giarra (setole); raramente di colore uniforme.
La colorazione, che varia con l’aumentare dell’età, presenta diverse tonalità e sfumature che vanno dal rosso-
giallastro dell’età giovanile, al grigio più o meno scuro degli adulti. La distinzione cromatica fra mantello estivo
ed invernale è data solo da una tonalità più scura, quasi nera, di quello invernale (dovuta prevalentemente alla
presenza di una maggiore quantità di pelo). Il mantello dei giovani, nei primi mesi di vita è striato a bande
longitudinali; dal 4°/5° mese le strie lasciano gradualmente il posto ad un mantello uniformemente rossastro
che da un anno di vita inizierà ad essere rimpiazzato dal manto grigio-nerastro tipico degli adulti.

Piccoli (STRIATI) fino a 4/5 mesi

Mantello a strisce longitudinali chiare e bruno

Porcastri (ROSSI) fino a 1 anno

Mantello rossiccio che permane fino alla primavera
successiva alla nascita

Modulo Caccia Collettiva 13

Morfologia

Muta

La muta del mantello viene effettuata di norma prima dagli individui giovani, seguono poi i sub-adulti e gli adulti
per terminare con gli animali più vecchi o defedati e con le femmine accompagnate dalla prole.
MANTELLO PRIMAVERILE: Il cinghiale inizia a perdere il mantello invernale in maggio-giugno cominciando a
spogliarsene dall’avantreno e dal dorso, poi dai fianchi e dalla testa finché resta con pelame più corto, più sottile
e più chiaro, per cui l’animale appare più snello. Il pelo si stacca in grandi ciuffi lasciando chiazze chiare.
MANTELLO INVERNALE: Il passaggio dalla muta estiva a quella invernale si presenta dalla fine di settembre ai
primi di ottobre; le setole cominciano ad ispessirsi ed a scurire e si infittiscono soprattutto sulla criniera, ai lati
del muso e sulle zampe. In ultimo spunta la lanuggine. La muta invernale è più graduale di quella primaverile.

14

Morfologia

Cranio

A=2xB

(1) Osso del grifo (A) Porzione facciale
(2) Osso lacrimale (B) Porzione frontale

Modulo Base 15

Morfologia

Dentatura

I denti del cinghiale sono 44; 22 nella mandibola e 22 nella mascella: 12 incisivi (6+6), 4 canini (2+2), 16
premolari (6+6) e 12 molari (6+6). La dentatura + molto diversificata da quella degli altri ungulati e rispecchia le
abitudini alimentari della specie e le caratteristiche dell’apparato digerente e dello stomaco in particolare.
Infatti il cinghiale è un ungulati monogastrico non ruminante onnivoro; il cibo viene strappato a morsi e non è
brucato, deve quindi essere masticato e lacerato per poter essere ingerito.

Modulo Base 16

Morfologia

Dentatura

Modulo Base 17

Morfologia

Dentatura

Modulo Base 18

Morfologia 19

Dentatura

9 mesi
16 mesi
18 mesi
21 mesi

Morfologia

Dentatura : stato di eruzione

( ) fase iniziale di eruzione Modulo Caccia Collettiva 20
In grassetto i denti definitivi

Morfologia

Dentatura : stato di eruzione

(A) 3 anni di età
(B) 5-6 anni di età
(C) 5-6 anni di età
(D) 7-8 anni di età
(E) 7-8 anni di età
(F) 9-10 anni di età

Modulo Base 21

Morfologia

Dentatura : indice di Brandt

Anni di età Indice di Brand (A/B)
<1 1,51 – 1,80
2–4 1,21 – 1,50
5–7 1,05 – 1,20
8 – 10 1,00

Modulo Caccia Collettiva 22


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