Modulo Cacciatore collettiva
Abilitazione delle figure tecniche previste per la
gestione faunistico venatoria degli ungulati
Regolamento Regionale n.3/12 “Disciplina per la gestione degli ungulati nel territorio
regionale, in attuazione della Legge Regionale, 5 gennaio 1995, n.7” e ss.mm.ii.
Indice
! Dimensioni, peso ed incremento ponderale
! Ibridazione con il maiale domestico (dati biometrici)
! Habitat e alimentazione: strategie alimentari
! Mortalità, natalità ed incrementi annuale (valori demografici)
! Fonti di disturbo, competitori e predatori
! Ciclo biologico annuale, struttura di popolazione
! Densità biotica (DB) ed agro-forestale (DAF)
! Danni e loro prevenzione: tipologie di danneggiamento, cause, prevenzione
! Tipologie e metodi di censimento
! Catture ed interventi di carattere limitativo
! Impostazione dei piani di prelievo
Modulo Collettiva 2
Morfologia
Incremento ponderale
Le dimensioni del cinghiale sono molto variabili e dipendono principalmente dalle origini della popolazione e/o
dal grado di ibridazione con il maiale. Il peso alla nascita è di circa 700 grammi; l’accrescimento corporeo è
relativamente rapido (90-100 grammi al giorno nel primo anno) e raggiunge i 20-40 kg alla fine del primo anno
di vita; successivamente l’accrescimento diventa più irregolare e soggettivo, più lento nelle femmine, ed il peso
aumenta di circa 10-15 kg ogni anno. Il massimo sviluppo ponderale viene raggiunto dopo i 6 anni.
Modulo Base 3
Morfologia
Dati biometrici
Le forme mediterranee sono notevolmente più pMicocdoulloeBdaisqe uelle centro-europee. 4
Morfologia
Ibridazione con il maiale domestico
Il fenomeno dell’ibridazione tra cinghiale e maiale risale a tempi storici; sembra appunto infatti che già i romani,
nel 1° secolo dopo Cristo, usassero mandare le scrofe di maiale in bosco per farle ingravidare dai maschi di
cinghiale. Tale fenomeno, pur se molto limitato in natura, comporta la possibilità che sul territorio siano
presenti ibridi di vario grado e con caratteristiche morfologiche le più disparate, valutiamo pertanto alcune
caratteristiche di distinzione fra il cinghiale ed ipotetici ibridi
Modulo Base 5
Morfologia
Ibridazione con il maiale domestico
Il recupero e la valorizzazione della forma autoctona,
sarebbe un’opportunità per la salvaguardia della
biodiversità della specie e per il ripristino di un
equilibrio ecologico all’interno di un sistema nel quale
il cinghiale si è rilevato essere estremamente
impattante.
Modulo Collettiva 6
Morfologia
Ibridazione con il maiale domestico
Mi s ure biometriche Di s tretto 6 Di s tretto 7 Si g.
Lunghezza totale 124 138 0,02
Al tezza garrese 66 74 0,04
Lunghezza piede 25 27 0,09
Lunghezza orecchio 14 17 0,05
Di s tanza orecchio-grugno 28 35 0,00
Di s tanza orecchio-spalla 19 26 0,01
7
Biologia
Habitat e preferenze ambientali
Il cinghiale frequenta una vasta gamma di tipologie ambientali, tuttavia gli ambienti ideali sono la foresta
planiziale, la macchia mediterranea ed i boschi di latifoglie (preferibilmente con elevta presenza di essenze quali
querce e/o castagno) con fitto sottobosco. Si può comunque considerare ubiquitario in quanto è da ritenersi
specie opportunista e generica, facilmente adattabile anche a rapide modificazioni ambientali; rifugge zone con
innevamenti persistenti per via delle zampe corte. Se il nutrimento scarseggia si sposta anche modo
considerevole.
ALTITUDINE: dal livello del mare al limite della vegetazione arborea (stagionalmente anche oltre) purché con
scarso innevamento;
ESPOSIZIONE: molto gradita, alle quote medio alte, la presenza di versanti a sud/sud-ovest in funzione della
maggiore insolazione e minore presenza del manto nevoso;
HABITAT: boschi puri e misti di latifoglie produttrici di frutta (ghiande, faggiole, castagne), ricchi di sottobosco
ed alternati a radure e prato-pascoli, secondariamente anche boschi degradati e macchie;
DISTURBO: specie molto adattabile all’uomo ed alle attività agricole, può parzialmente soffrire un disturbo
antropico generalizzato e costante;
NECESSITA’ VITALI: acqua, nutrimento e copertura
Modulo Collettiva 8
Biologia
Strategie alimentari
Dal punto di vista, alimentare il cinghiale è caratterizzato da una notevole adattabilità, è infatti un animale
eurifagico essendo in grado di utilizzare alimenti di origine sia animale che vegetale ed opportunista, in grado
di sfruttare al meglio ciò che offre l’habitat (nomade-utilitarista). E’ un forte mangiatore di vegetali grezzi con
necessità di assumere anche materiale proteico di origine animale. Si può infatti notare come si diversifica la
percentuale di utilizzo rispettivamente di erba e frutta, in funzione della disponibilità stagionale. In ambienti
mediterranei il consumo di alimenti di origine animale si può ulteriormente ridurre a favore di frutta e semi.
Si conoscono due periodi giornalieri crepuscolari di attività alimentare; prevalente quello serale che spesso di
prolunga nella notte. In inverno adotta spesso un solo lungo periodo. Il fabbisogno calorico giornaliero è di circa
2.000 Kcal che ottiene con 8-9 ore al giorno dedicate all’alimentazione.
TIPO DI ALIMENTO ESTATE INVERNO 9
Carogne, topi, vermi 5% 7%
Insetti 2% -
Radici, tuberi 10% 12%
Erbe (anche coltivi) 50% 30%
Cespugli, piante erbacee 20% -
Frutta, semi 10% 50%
Altro 1%
Mo3du%lo Base
Biologia 10
Strategie alimentari: danni
Le interazioni che una popolazione di cinghiale
contrae con gli ambienti naturali con gli ecosistemi
agrari variano in maniera sensibile non solo da area ad
area ma anche, all’interno della stessa zona, in
relazione a periodi differenti.
Generalmente tale impatto si traduce in un danno
diretto, dovuto al prelievo delle parti vegetali utilizzate
come alimento, ed indiretto determinato dal calpestio
e dall’attività di scavo che danneggiano le piante
mettendone a nudo le radici.
L’impatto del cinghiale sulle diverse tipologie
ambientali è determinato essenzialmente dalle
caratteristiche dell’habitat stesso: infatti la
composizione floristica, la struttura e la produttività di
un determinato ambiente, comportano presenze di
cinghiale più o meno consistenti e pesanti.
Modulo Collettiva
Biologia
Strategie alimentari: danni
Da alcuni studio appare comunque come l’azione di rimescolamento determinata dall’attività di
scavo del cinghiale in bosco, consenta una più facile germinazione di alcune specie forestali ed un
aumento del ritmo di crescita a causa dell’interramento dei semi, del rimescolamento del terreno
e del trasporto in superficie delle sostanze minerali.
In genere i danni che una popolazione di cinghiale può apportare al bosco sono:
1. Diminuzione della biomassa vegetale (quantitativa) per asportazione ad uso alimentare;
2. Danneggiamento (localizzato) di alcuni alberi di notevoli dimensioni per attività di “pulizia”
(grattatoi) e sfregamento delle “difese”;
3. Diminuzione delle capacità di rinnovazione del bosco per asportazione di semi e frutti
(ghiande, faggiole, castagne);
4. Innesco di fenomeni erosivi per l’apertura di ferite nel cotico erboso a causa dell’attività di
scavo;
Modulo Collettiva 11
Biologia
Strategie alimentari: danni
Negli ecosistemi agrari i danni assumono entità economiche più rilevanti; infatti sia il consumo
diretto (cereali, patate, foraggi, frutti, ecc.) che l’azione di calpestio e di scavo che generalmente
accompagna il pascolo, arrecano danni che possono avere un notevole peso per l’economia
agraria.
E’ opportuno quindi individuare le cause che spingono le popolazioni di cinghiale verso le colture
agrarie.
Tra queste ricordiamo:
1. sviluppo e rinaturalizzazione delle zone marginali fra bosco e aree aperte coltivate;
2. Presenza di alberi da frutto e/o essenze forestali o coltivazioni particolarmente appetite;
3. Scarsa disponibilità di alimenti energetici in bosco (ghiande, faggiole, castagne) in annate di
scarsa produzione;
Modulo Collettiva 12
Biologia
Strategie alimentari: danni
Si ritiene comunemente che il contenimento dei danni all’agricoltura causati dal cinghiale sia attuabile soltanto
con il mantenimento della densità di popolazione entro i limiti economicamente sopportabili. Tale
considerazione nasce dall’errata convinzione che i danni siano determinati sempre e solo da una densità di
popolazione elevata, non considerando altri fattori, il più importante dei quali è la destrutturazione sociale,
determinata da una errata tecnica venatoria (uso esclusivo di forme di caccia non selettiva) che porta,
involontariamente, a favorire le classi più giovani, determinando la formazione di branchi errativi, senza
territorio di pascolo. Il secondo fattore in ordine di importanza è rappresentato dai considerevoli spostamenti
stagionali conseguenti in gran parte all’azione di disturbo determinata dalle cacce collettive. L’incidenza di tali
fattori sull’entità del danneggiamento provocato dal cinghiale alle colture agricole, può essere ridotta mediante
l’adeguamento e la correzione di una strategia gestionale globale del cinghiale, mentre i metodi diretti di
prevenzione dei danni possono consistere nella tutela e difesa delle coltivazioni e/o in interventi di
foraggiamento.
Fattori che determinano elevate entità di danneggiamento alle colture
Densità molto elevate Destrutturazione sociale Nomadismo stagionale
Contrariamente a quanto si Uso di tecniche venatorie, poco Spostamenti considerevoli e
ritiene, non è l’unico fattore di selettive che tendono a favorire le conseguenti in prevalenza al
rischio e neppure il più importante disturbo delle cacce collettive13
clasMsoi dpuiùlo gBiaosveani
Biologia
Danni: sistemi di difesa
Modulo Base 14
Biologia
Danni: prevenzione
Il foraggiamento complementare o di dissuasione si configura come intervento tale da limitarne la presenza nei
coltivi; detto foraggiamento può essere completamente artificiale se l’alimento viene fornito direttamente
dall’uomo. In apposite governe, costantemente rifornite, oppure semi-naturale se vengono seminati
appezzamenti di colture “a perdere” destinate al cinghiale, oppure completamente naturale nel caso in cui la
produttività del bosco venga aumentata, ad esempio allungando i turni dei cedui quercini, in modo da
incrementare la produzione di ghianda.
Modulo Base 15
Biologia
Ciclo biologico annuale
L’unità sociale di base è il gruppo familiare, rappresentato dalla scrofa accompagnata dai suoi piccoli e dai
giovani della cucciolata precedente (solitamente le femmine) a cui si possono aggiungere altri porcastri rimasti
orfani o che si sono ritrovati isolati; il gruppo si può ampliare qualora si aggiungano altre unità familiari,
generalmente legate da vincoli di parentela.
Il branco a struttura matriarcale è regolato al suo interno da una precisa gerarchia ed ha un suo territorio di
pascolo difeso nei confronti di altri branchi. La femmina pù anziana o più vigorosa ha il ruolo di capobranco e la
prole viene accudita in comune. I porcastri nelle località meno “tranquille” sono di norma tenuti al centro di un
sorta di cerchio composto dalle femmine adulte.
Modulo Base 16
Biologia
Ciclo biologico annuale
I maschi rimangono nel gruppo familiare fino a circa 18 mesi, poi si allontanano costituendo dei piccoli gruppi
maschili non gerarchici e di breve durata che si spostano in continuazione alla ricerca di cibo (non avendo un
territorio fisso di pascolo); talvolta di tali “bande” possono far parte anche giovani femmine. Questi sono i
gruppi più frequentemente responsabili dei danneggiamenti alle coltivazioni. I maschi adulti (più di tre anni)
sono normalmente individui solitari e vivono quindi isolati. Un maschio adulto può accettare la compagnia (a
debita distanza) di uno o al massimo due maschi giovani sottomessi (scudieri) mentre il contatto con le femmine
avviene in pratica solo nel periodo degli accoppiamenti.
Modulo Base 17
Biologia
Ciclo biologico annuale: accoppiamento
Durante il periodo degli accoppiamenti, che è molto variabile e si verifica di norma tra novembre e gennaio (e in
alcuni casi ad aprile e settembre), i maschi solitari si riuniscono ai branchi familiari, scacciano i maschi giovani
che eventualmente ne fanno parte e che solitamente non oppongono resistenza, per poi corteggiare le femmine
disponibili.
L’accoppiamento avviene dopo lunghi inseguimenti ed è lungo e complesso (può protrarsi anche per 15-20
minuti), si verifica quasi esclusivamente di notte probabilmente proprio a causa delle caratteristiche di
complessità e durata che ne determinano una elevata pericolosità (attacchi di avversari, predatori, interferenze
antropiche, ecc.). Le caratteristiche anatomiche del pene del cinghiale (a forma di vite) consentono il deposito
dello sperma nel collo uterino anziché in vagina, aumentando così le probabilità di fecondazione.
La gestazione si protrae per 16-18 settimane (poco più di tre mesi). La scrofa prima di partorire predispone una
sorta di grande “nido” (lestra) utilizzando piccole depressioni del terreno approfondite ulteriormente con
operazioni di scavo ed apportandovi poi un discreto accumulo di lettiera (erbe, ramaglie, foglie secche, ecc.).
All’interno della lestra di parto, la scrofa darà alla luce i piccoli che rimangono nel nido con la madre per circa 10
giorni. Il parto è piuttosto lungo (anche 48 ore) ed al termine la scrofa mangia la placenta ed anche eventuali
piccoli morti.
In anni di disponibilità alimentare nella norma o scarsa e/o inverni piuttosto rigidi, il cinghiale si riproduce una
sola volta. In annate caratterizzate da eccezionale fruttificazione e comunque di elevata disponibilità di risorse
alimentari in concomitanza con clima mite, si possono registrare due stagioni riproduttive.
18
Biologia
Ciclo biologico: annata normale
Modulo Collettiva 19
Biologia
Ciclo biologico: pasciona
Modulo Collettiva 20
Biologia
Classi sociali
Classe MASCHI FEMMINE
0
1 Striati: cuccioli da 0 a 1 anno (anche se Striati: cuccioli da 0 a 1 anno (anche se a
2
a 4/5 mesi perdono le strie) 4/5 mesi perdono le strie)
Rossi: porcastri dal 1° al 2° anno di vita Rossi: porcastri dal 1° al 2° anno di vita
(colore del mantello rossastro) (colore del mantello rossastro)
Adulti: Oltre i 2 anni (mantello nero o Adulti: Oltre i 2 anni (mantello nero o
grigio nero, struttura da adulto) grigio nero, struttura da adulto)
21
Biologia
Classi sociali: distinzione sessi
Modulo Base 22
Biologia
Classi sociali: struttura per età
Il peso alla nascita è di circa 700 grammi; gli striati
presentano sul muso una sorta di anello di peli più
scuri che va dal grugno fino alla fine della rima
labiale. Dal 2°/3° mese le strie iniziano a ridursi, il
colore del mantello tende a diventare più
uniforme e scompare progressivamente l’anello
scuro del muso. Oltre il 6° mese le strie sono
scomparse ed i piccoli assumo un colore rosso
giallastro.
La classe rossi comprende animali dal 1°/2° anno
di vita; il mantello da rosso tende e diventare
gradatamente sempre più scuro fino ad essere
nerastro alla fine del secondo anno di vita. La testa
è proporzionalmente più corta di quella degli
adulti, i canini non sporgono ancora dalla rima
labiale, mentre la criniera, benché ancora corta, è
già visibile anche se non è mai portata eretta
come nei maschi più anziani. Durante il
censimento è difficile riconoscere il sesso.
23
Gestione
Valori demografici
Modulo Base 24
Gestione
Tasso di accrescimento
Un elemento fondamentale della dinamica di popolazione del cinghiale è il tasso di accrescimento, inteso come
numero medio di nati in rapporto alla popolazione, e che fornisce una prima indicazione circa la capacità della
stessa di accrescersi.
Il tasso di accrescimento varia, anche in maniera molto consistente, in relazione alla disponibilità alimentare
(soprattutto in autunno ed inverno), all’età delle femmine gravide, alle loro condizioni fisiologiche ed altro
ancora come i fattori climatici e sociali.
Inoltre la probabilità di riprodursi nelle femmine è legata al peso corporeo; è necessario infatti superare un
certo peso minimo (peso soglia) per avere qualche probabilità di riprodursi e tale probabilità aumenta col
crescere della massa corporea. Il peso soglia non è fisso ma è strettamente correlato con le condizioni
ambientali. In uno studio su giovani femmine con peso di 30kg si è trovato che circa il 65% delle femmine con
meno di un anno partorisce, mentre in un’altra area di studio nello stesso anno solo il 39% delle femmine della
stessa età ma con peso minore partecipa alla riproduzione.
Il numero dei piccoli/femmina è anche correlato con l’età delle femmine: primipare, 2-4 piccoli; subadulte, 3-6
piccoli; adulte, 4-6 piccoli.
Occorre inoltre valutare il fatto che in annate particolarmente favorevoli (clima mite e grande disponibilità
alimentare) si possono registrare due stagioni riproduttive, in settembre ed in aprile-maggio.
In virtù di tutti questi elementi condizionanti, i tassi di accrescimento annuo possono variare notevolmente e
possono andare da un minimo dell’80% ad un massimo del 200% della popolazione.
25
Gestione
Esempio di accrescimento
Numero di scrofe prima delle Prima ipotesi: Seconda ipotesi:
nascite: 100 70 giovani + 30 adulte 30 giovani + 70 adulte
Numero di rossi prodotti* 70 114 30 266
ACCRESCIMENTO DELLA POPOLAZIONE
In numero 184 296
196
In percentuale 84
* Il 95% delle femmine adulte e il 50% delle giovani scrofe si riproducono
Modulo Collettiva 26
Gestione
Esempio di accrescimento
Tasso Effettivi Nascite Effettivi Mortalità Incremento
1°anno pre 80 post (20%)
144
100 180 36
80% 2°anno 144 115 259 52 207
3°anno 207 166 373 75 298
1°anno 100 200 300 60 240
200% 2°anno 240 480 720 144 576
3°anno 576 1.152 1.728 346 1.382
Modulo Base 27
Gestione
Mortalità, competitori e predatori
In ambito regionale il lupo è l’unico predatore in grado di attaccare praticamente tutte le classi sociali,
privilegiando ovviamente femmine e giovani, svolgendo quindi una funzione limitante (anche se parziale) nei
confronti delle popolazioni di cinghiale. Diversi studi hanno infatti dimostrato che il cinghiale, nell’ambito degli
ungulati, riveste un ruolo predominante nella dieta del lupo.
Predazioni quantitativamente e temporalmente molto limitate possono essere effettuate dalla volpe a carico
degli striati nei primi giorni di vita.
Modulo Collettiva 28
Gestione
Densità
Il quadro relativo alle conoscenze circa le densità e le consistenze delle diverse popolazioni
italiane, rimane tuttora alquanto carente e poco conosciuto. Questa grave carenza di informazioni
è anche determinata dal tipo di gestione venatoria cui la specie è sottoposta. Infatti, a differenza
di quanto avviene per gli altri ungulati, cacciati di norma secondo piani di abbattimento
quantitativi e qualitativi frutto di stime annuali della consistenza delle popolazioni locali, nel caso
del cinghiale, se si eccettuano rare eccezioni, non esiste un rapporto organico tra consistenza e
prelievo e, pertanto, non vengono effettuati censimenti e neppure vengono calcolati indici relativi
di abbondanza su serie storiche.
Sulla base dei pochi studi sinora realizzati, nei territori sottoposti a prelievo venatorio la densità
del cinghiale raramente supera i 3-5 capi/100 ha, anche se concentrazioni maggiori sono riportate
in alcune aree. La distribuzione del cinghiale e la densità delle sue popolazioni sono state in
passato, e sono tuttora, condizionate dal tipo di gestione effettuata, specialmente in relazione ad
importanti attività di carattere economico. L’utilizzo venatorio della specie tende a massimizzare le
presenze sul territorio, mentre l’impatto esercitato sulle attività economiche spesso impone
un’azione di controllo sullo sviluppo delle popolazioni.
Modulo Collettiva 29
Gestione
Densità: DB e DAF
Per densità biotica (DB) si intende il numero di capi per unità di superficie (di norma 1 kmq) che
un determinato ambiente è in grado di sostenere senza che si verifichi un decadimento fisico
della popolazione. Tale parametro deve essere valutato per ciascuna popolazione in base alle
caratteristiche della stessa e dell’ambiente sul quale insiste.
Per densità agro-forestale (DAF) si intende il numero di capi per unità di superficie (di norma 1
kmq) che, in base alle attività antropiche (agricole e/o forestali) attuate nel comprensorio in
esame, sia tollerabile; viene determinata quindi in funzione dell’entità dei danni alle colture che
si possono accettare e sostenere. Può di conseguenza assumere valori anche molto diversi dalla
densità biotica (in funzione soprattutto della quantità e pregio delle colture presenti) compreso il
valore nullo (o) equivalente alla necessità di eradicazione.
Entrambe le densità devono essere valutate in funzione del periodo e del tipo di superficie. La
densità, infatti, varia durante l’anno in funzione della natalità, mortalità, caratteristiche del
territorio e distribuzione delle risorse. Normalmente ci si riferisce ai valori riferibili al termine
dell’inverno e prima dell’inizio dei parti.
Modulo Collettiva 30
Gestione
Densità biotica
31
Gestione
Densità agro-forestale
32
Gestione
Metodi di censimento
Il cinghiale è una specie estremamente problematica da censire. Questa specie, infatti, utilizza quasi
esclusivamente ambiente con ridotta visibilità (aree boscate o cespugliate), presenta un comportamento
elusivo e un’attività concentrata nella fascia notturna o crepuscolare, non è territoriale ma può mostrare
grande mobilità ed ha la tendenza a forma grossi gruppi familiari.
Le stime di consistenza vanno calibrate in funzione di un elevato numero di fattori ambientali, tra i quali le
caratteristiche dell’ambiente, l’estensione del comprensorio indagato, finalità dell’operazione, densità di
popolazione, disponibilità di risorse economiche, quantità e qualità (grado di preparazione) del personale
disponibile.
I metodi possono essere così riassunti:
1) Rilievo dei segni di presenza
2) Conteggi su governa
3) Sforzo di caccia
4) Battute di caccia
5) Termografia a infrarossi
6) Trappole fotografiche
33
Gestione
Interventi di carattere limitativo
L’analisi di alcune delle esperienze finora
realizzate in ambito italiano indica come le
catture mediante recinti o trappole possano
rappresentare un efficace metodo di controllo
delle popolazioni di cinghiale. Va tuttavia
precisato che le catture non sono uno
strumento necessariamente alternativo agli
abbattimenti; le due modalità di prelievo infatti
possono essere utilizzate in maniera sinergica
nella stessa area, magari in momenti diversi nel
ciclo annuale.
Nel caso del cinghiale, il sistema di cttura in
grado di fornire i migliori risultati in termini di
rapporto cost-benefici, è quello che prevede
l’uso di recinti di cattura (fisso o mobili,
generalmente detti “chiusini”) e/o di trappole
mobili, in cui gli animali vengono attirati con
un’esca alimentare.
34
Gestione
Chiusini
I chiusini sono di solito costituiti da pannelli
modulari generalmente di forma rettangolare
che, assemblati ad incastro ed ancorati al
terreno ed a sostegni idonei, permettono la
cattura degli animali per mezzo di una o due
porte a ghigliottina dotate un meccanismo di
chiusura azionato dagli animali stessi.
L’efficienza di questo metodo dipende da diversi
fattori tra cui la densità dei cinghiali, il numero
dei recinti attivi e correttamente gestiti per
unità di superficie e l’offerta alimentare, in
termini di quantità e qualità, prodotta
dall’ambiente. Poiché tale offerta non è
costante durante l’anno, l’efficienza dei chiusini
varia a seconda delle stagioni, con picchi che si
collocano nella tarda estate in ambienti di tipo
mediterraneo e nella seconda metà dell’inverno
in quelli a clima continentale.
35
Gestione
Trappole mobili
In alternativa o in aggiunta ai chiusini, possono essere utilizzate trappole o recinti mobili, particolarmente
interessanti per le ridotte dimensioni, la facilità di montaggio e la rapidità di trasporto. Si tratta di strutture
chiuse costituite assemblando pannelli di forma varia costituiti da un’intelaiatura in ferro alla quale è fissata una
rete elettrosaldata a maglia quadrata. Come nel caso dei chiusini, anche le trappole sono provviste di una porta
“a ghigliottina” collegata al meccanismo di scatto, posizionato in prossimità della parete opposta. I risultati
ottenibili con queste trappole sono buoni sotto tutti gli aspetti (praticità messa in opera, capacità di cattura,
incolumità degli animali), con l’unico limite del ridotto numero di animali trappolabili per ogni evento di cattura
(in genere solo uno o due). Diverse esperienze hanno mostrato come, disponendo di un buon numero di queste
trappole e cambiando frequentemente la loro ubicazione sul territorio (soprattutto dopo una serie di catture) sia
possibile ottenere ottimi risultati in termini di numero di animali catturati per notte /trappola.
Modulo Base 36
Gestione
Impostazione dei piani di prelievo
Per la formulazione dei piani annuali di prelievo è indispensabile valutare attentamente i risultati delle stime
quantitative delle diverse popolazioni, considerando sia l’entità sia la struttura della popolazione. Dato
l’incremento utile annuo elevato caratteristico della specie, è considerato accettabile per gli adulti un prelievo
massimo pari al 50% della loro consistenza, mantenendo costante un rapporto sessi paritario; per gli animali
appartenenti alle classi giovanili viene generalmente suggerito un prelievo dell’80% in modo da evitare un
ringiovanimento eccessivo della popolazione che invece sembra essere una caratteristica della maggior parte
delle attuali popolazioni italiane, come conseguenza del tipo di gestione venatoria cui vengono sottoposte.
In estrema sintesi il prelievo deve essere il più possibile equilibrato nelle classi di sesso (meglio se paritario) ed
invece squilibrato nelle classi di età (prelevare circa il 60% e oltre del piano dalla classe giovanile) per evitare un
eccessivo e pericoloso ringiovanimento della popolazione. L’entità complessiva del prelievo può essere
individuata fra il 55 ed il 65% della popolazione.
37
Il Daino
Riconoscimento, ecologia e gestione
Inquadramento sistematico specifico: daino
Superordine: Ungulati (Ungulata)
Ordine: Artiodattili (Artiodactyla)
Sottordine: Ruminanti (Ruminantia)
Famiglia: Cervidi (Cervidae)
Sottofamiglia: Cervini (Cervinae)
Genere: Dama
Specie: Dama dama Linnaeus, 1758
Sottospecie italiana:
- Dama dama dama (Linnaeus, 1758)
Il genere Dama è suddiviso in 2 taxa
corrispondenti alla popolazione europea e a quella
mesopotamica o persiana; alcuni Autori
considerano tali taxa 2 specie distinte (Dama
dama e Dama mesopotamica Brooke, 1875), altre
2 sottospecie (D. d. dama e D. d. mesopotamica).
Alcuni Autori hanno considerato che le differenze
con il Genere Cervus Linnaeus, 1758 non meritino
l’attribuzione delle 2 forme ad un Genere diverso.
Da: Spagnesi M., A. M. De Marinis (a cura di), 2002 –
Mammiferi d’Italia. Quad. Cons. Natura, 14, Min.
Ambiente – Ist. Naz. Fauna Selvatica.
Status, origini e consistenza delle diverse popolazioni
italiane: status distributivo nazionale
Il daino è attualmente presente in 47 province su 103
(46%). La sua distribuzione è frutto di introduzioni
operate dall’uomo in epoche diverse ed appare per
tanto estremamente frammentata in tutto il suo areale e
caratterizzata dalla presenza di numerose popolazioni
tra loro completamente isolate. In 34 province (33%)
questo cervide è presente con piccoli nuclei sparsi di
consistenza complessiva scarsa o non quantificata; in
13 di esse (13%) la consistenza dei nuclei presenti è
superiore ai 300 individui. L’areale attualmente
occupato si estende complessivamente per circa 5.000
Km e interessa soprattutto la Toscana, l’Appennino
settentrionale sino alla provincia di Pesaro e l’area
posta tra la provincia di Alessandria e l’Appennino
ligure.
Da: Pedrotti L., E. Duprè, D. Preatoni, S. Toso, 2001 – Banca
Dati Ungulati: status, distribuzione, consistenza, gestione,
prelievo venatorio e potenzialità delle popolazioni di Ungulati
in Italia. Biol. Cons. Fauna, 109: 1-132.
Status, origini e consistenza delle diverse popolazioni
italiane: origini
Allo stato attuale delle conoscenze la specie deve essere
considerata un’entità alloctona per il territorio italiano. L’origine
delle popolazioni italiane è sconosciuta. Molti Autori hanno
in passato ritenuto che il Genere si sia estinto in Europa
occidentale durante la glaciazione Wùrmiana e che la specie
fosse stata introdotta in epoca storica. Recenti ricerche
archeozoologiche hanno tuttavia mostrato che le prime
introduzioni sono state effettuate nel periodo Neolitico.
Inoltre, alcuni graffiti rupestri provenienti da Lazio, Puglia e
Sicilia suggeriscono la permanenza di popolazioni residue
durante il periodo Tardo Glaciale. La presenta di popolazioni
di daino in Italia durante il periodo romano non è documentata,
mentre la specie era sicuramente presente nel Medioevo. Le
popolazioni italiane più antiche potrebbero essere quelle di
Castelporziano (documentata dall’XI secolo) e San Rossore
(nota dal XIV secolo). Recenti analisi genetiche hanno
mostrato un elevato grado di polimorfismo genetico della
popolazione di Castelporziano, che potrebbe confermare una
sua maggiore antichità.
Da: Pedrotti L., E. Duprè, D. Preatoni, S. Toso, 2001 – Banca Dati
Ungulati: status, distribuzione, consistenza, gestione, prelievo venatorio
e potenzialità delle popolazioni di Ungulati in Italia. Biol. Cons. Fauna,
109: 1-132.
Morfologia: aspetto
Il daino presenta dimensioni intermedie tra quelle del capriolo e del cervo L’aspetto è quello di un animale agile in virtù di
un’altezza al groppone leggermente superiore rispetto al garrese (si possono comunque a volte riscontrare nei maschi altezze
al garrese uguali o di poco maggiori di quelle al groppone). A testimoniare l’elevato grado di manipolazione subito dalla specie,
sono presenti almeno quattro colorazioni principali del mantello: pomellato, isabellino, melanico e bianco (non albino), con
frequenze molto variabili da popolazione a popolazione anche nel grado di pomellatura.
Morfologia: caratteri distintivi
Le caratteristiche distintive principali della specie sono diverse, ad iniziare (oltre che ovviamente dalla struttura “appiattita” dei
palchi nei maschi) dal tipico specchio anale che, nelle forme pomellato ed isabellino è di colore bianco candido bordato da
strisce nere, al cui centro spicca la coda, anch’essa superiormente nera, che conferisce allo specchio anale la tipica fisionomia
di un “ancora capovolta”. Anche la coda, piuttosto lunga, è di per sé un carattere distintivo rilevante; da notare inoltre come,
nella maggior parte dei casi ed in modo più evidente negli individui pomellati, sulla schiena sia presente una riga nera che
sembra una linea di prolungamento della coda e diventa sempre più stretta a mano a mano che ci si avvicina ai quarti anteriori.
Altra caratteristica specifica importante sono le “bande di colore” (tonalità diverse di colore del mantello), da più scuro a più
chiaro in senso dorso-ventrale che sono tre negli individui pomellati ed isabellino, assenti in quelli bianchi, due in quelli melanici
(negli individui “melanici” mancano le parti bianche, sia nello specchio anale che nel “sottopancia”).
Morfologia: caratteri distintivi
Come nel caso del capriolo, anche per il daino lo specchio anale svolge un ruolo importante nelle “comunicazioni” intraspecifiche,
infatti in condizioni di “allarme” (conseguente ad una situazione di pericolo), la coda sollevata mette in evidenza lo “specchio”
totalmente bianco (“stotting”), comunicando quindi ai cospecifici una possibile situazione di rischio, eventualmente enfatizzata
dalla caratteristica fuga a “balzi verticali” tenendo le zampe unite.
Morfologia: caratteri distintivi
Caratteri sessuali molto importanti sono anche (nei maschi) l’evidenza del “pennello” (ciuffo terminale dell’astuccio
penico), la grossezza del collo e la vistosità del “pomo d’Adamo”; questi caratteri diventano ovviamente più vistosi e
tangibili durante il periodo riproduttivo, ma sono comunque percepibili durante tutto l’arco dell’anno e caratterizzano
soprattutto i “palanconi”.
Morfologia: mantello
Il mantello estivo, negli individui pomellati, è bruno-
rossastro con pomellature bianche.
In inverno scompare la pomellatura, le “bande di colore” che caratterizzano la
specie diventano più evidenti ed il mantello assume una colorazione marrone-
grigiastra; con tonalità più scura nella banda dorsale, chiara in quella situata
sul fianco e bianca nel sottopancia.
Morfologia: mantello
In Italia le tipologie più frequenti di
colorazione del mantello sono il pomellato e il
melanico, quest’ultimo si riconosce facilmente
per l’assenza: del bianco nello specchio anale
e della banda di colore bianca del
sottopancia, inoltre anche nel mantello estivo
la colorazione rimane pressoché invariata ed
è assente, totalmente o quasi, la pomellatura.
La colorazione bianca del mantello (da non confondere
con l’albinismo) è rara ma non rarissima
Morfologia: epoche di muta
I periodi in cui avviene la muta sono
influenzati, anche in modo
consistente, dal clima, dall’altitudine e
dalla latitudine che caratterizzano i
territori in cui la specie vive. I tempi
indicati quindi si riferiscono ad un
periodo medio (in funzione
dell’altitudine).
La muta del mantello viene
effettuata di norma prima
dagli individui giovani,
seguono poi i sub-adulti e gli
adulti per terminare con gli
animali più vecchi o defedati.
Morfologia: ghiandole e segnalazioni odorose
In entrambi i sessi sono presenti diverse ghiandole “odorifere” (termine improprio che
classifica delle ghiandole formate dall’unione di ghiandole sebacee e sudoripare),
situate in varie parti del corpo ed aventi diversi gradi di importanza e funzione.
Sia nel maschio che nella femmina, davanti all’angolo nasale
dell’occhio (seno infraorbitale), è situata la ghiandola preorbitale,
molto importante per i maschi nella fase degli amori per il
marcamento territoriale, unitamente al marcamento visivo effettuato
coi palchi (fregoni), mentre le femmine e i piccoli la utilizzano in
modo cospicuo nella fase delle cure parentali.
Nelle zampe posteriori subito sotto il tallone sono
localizzate le ghiandole metatarsali che, a differenza di
quelle del capriolo, sono ricoperte da pelame più chiaro e
quindi difficilmente individuabili a distanza e la cui funzione
principale sembra essere il riconoscimento individuale.
Nello spazio fra 3° e 4° dito delle zampe sia anteriori
che posteriori, si trovano le ghiandole interdigitali
utilizzate soprattutto dai maschi nella fase di
marcamento territoriale mediante “raspate” che
producono le caratteristiche “piazzole”.
Le ghiandole peniene, ovviamente presenti Nella femmina del daino sono
solo nel maschio, sono molto sviluppate ed presenti anche le ghiandole vulvari,
assumono un ruolo fondamentale durante il
periodo degli amori. la cui funzione è poco chiara.
Morfologia: denominazione delle classi sociali
Sulla individuazione e denominazione delle classi di età dei
cervidi e soprattutto sul periodo in cui far ricadere il “cambio di
classe”, si sono sempre registrati pareri e situazioni piuttosto
discordanti. Gli attuali calendari venatori, relativi al prelievo degli
ungulati, unitamente all’individuazione nei mesi di marzo-aprile
del periodo migliore in cui effettuare i censimenti “a vista sul
primo verde”, indicano nel 30 di aprile il momento più funzionale in
cui far ricadere il pur teorico cambio di classe. Le classi di età
individuate di conseguenza e funzionali sia alle operazioni di
prelievo, sia a quelle di censimento, sono esposte nella seguente
tabella.
CLASSE MASCHI FEMMINE
0 Piccoli: da 0 a 10 -11 mesi Piccoli: da 0 a 10 -11 mesi
1 Fusoni: da 10 -11 a 22 - 23 mesi Sottili: da 10 -11 a 22 - 23 mesi
2 Balestroni: da 22 – 23 mesi a 4-5 anni Adulte: oltre i 22 - 23 mesi
3 Palanconi: oltre i 4 - 5 anni
Punte Morfologia: i palchi del daino Punte
della della
pala Pala pala
Mediano
Stanga
Punta Oculare (o pugnale)
posteriore
(molto evidente) Punta
posteriore
I maschi di daino portano palchi ramificati e caratterizzati dalla parte superiore allargata a formare una (pocoevidente)
pala di dimensioni variabili, che a sua volta presenta diverse punte (più o meno evidenti) lungo i bordi
superiore e posteriore; il tessuto osseo che forma la pala è di struttura “spugnosa”, meno consistente della
stanga e più frequentemente soggetta a rotture. Partendo dal basso le punte rivolte in avanti prendono il
nome di oculare (o pugnale) e mediano; posteriormente, alla base della pala, è presente la punta
posteriore o spina, a volte poco evidente perché quasi completamente inglobata nella pala.
Morfologia: i palchi del daino
PERLE
STELI
ROSA
Il supporto osseo che sostiene i palchi è denominato stelo. La parte basale delle stanghe posta
immediatamente sopra gli steli, ingrossata ed a forma di corona, prende il nome di rosa. Le protuberanze ed
escrescenze, grosso modo a forma di piccole gocce, che si trovano principalmente nei palchi degli individui
adulti e nella faccia interna e posteriore delle stanghe, vengono chiamate perle (nel daino sono solitamente
molto scarse o addirittura assenti).
Morfologia: il ciclo del palco nel daino
A partire da 9-10 mesi di età
(Marzo-Aprile dell’anno successivo
alla nascita) i maschi iniziano la
costruzione dei primi palchi.
I primi palchi sono costituiti da stanghe
piuttosto corte e non ramificate, prive di
rose e a forma di fuso (da cui il nome
“fusoni”), che verrà pulito a Settembre
e “gettato” a fine Maggio-Giugno
dell’anno successivo.
Morfologia: il ciclo del palco nel daino
Dal momento che nello stesso periodo in cui inizia la crescita del primo palco, molti fusoni dell’anno precedente non hanno
ancora gettato i palchi, possono determinarsi problemi nel riconoscimento; tuttavia può essere di aiuto ricordare che i più
giovani si trovano di solito associati alle femmine adulte, mentre i fusoni di quasi due anni hanno già lasciato il gruppo familiare
e vivono associati ad altri maschi; inoltre nei pochi casi in cui le due categorie di fusoni si trovino assieme, risulta evidente la
differenza di dimensioni grazie alla comparazione diretta ed i fusi dei maschietti più giovani sono in velluto e solitamente più
corti.
In questa clip filmata possiamo osservare la particolare Fusone di poco meno di due anni a fine
situazione della contemporanea presenza e vicinanza di un aprile e quindi prossimo a gettare i palchi
palancone che ha appena gettato, e di un giovane maschietto
(circa 10 mesi) che sta iniziando la crescita dei “fusi”.
Morfologia: il ciclo del palco nel daino
La caduta dei palchi nei maschi di daino avviene a partire da metà (in ambiti mediterranei da fine) Aprile a tutto Maggio ed
anche inizio di Giugno, in dipendenza dell’età e dello stato di salute degli animali (gettano prima gli anziani e gli individui
sani) e delle condizioni ambientali (altitudine, latitudine, ecc.). Pochi giorni dopo la caduta, inizia la ricrescita dei palchi
nuovi che viene completata in poco meno di quattro mesi
1
Tre fusoni di daino che illustrano il ciclo
del palco: coi fusi in velluto durante la
crescita in estate 1), con i fusi puliti nel
3 tardo autunno 2) e poco prima di 2
gettare in primavera 3)
Morfologia: il ciclo del palco nel daino
Ad Agosto - inizio di Settembre avviene la pulitura del
trofeo (anche in questo caso prima gli animali più anziani
ed a seguire i giovani). La fase del trofeo “pulito” permane
fino a 5-6 mesi oltre la fine dell’epoca degli amori e cioè
fine Aprile-Maggio, quando il testosterone nel sangue
diminuisce, provocando il distacco del palco dal cranio,
attraverso una resezione del punto d’attacco. Restano gli
steli che, a partire da alcuni giorni dopo, cominciano a
dare origine ai palchi nuovi.
C
A): un palancone che ha B
appena gettato i palchi;
B): inizio della ricrescita in
un maschio giovane;
C): inizio della ricrescita in
un maschio vecchio.
A
Morfologia: sviluppo del palco nel daino
Fusoni ?
Il palco di prima testa è Si possono a volte
costituito dai “fusi” osservare individui che,
(stanghe piuttosto corte e valutati solo in funzione
non ramificate da cui il
nome “fusoni”). della larghezza della
pala, risultano di dubbia
Nel palco di seconda testa Balestroni
possono comparire solo classificazione.
oculare, mediano, spina e Da questa fase in poi, di anno in anno i
vertice, oppure presentare palchi e la larghezza della pala Occorre ovviamente in tal caso valutare anche altre
già un accenno più o meno aumentano di dimensione e complessità caratteristiche (la grossezza della stanga, il grado di
sviluppato di “pala” strutturale ma ,fino a che la pala non apertura, le dimensioni e curvatura dell’oculare) che,
supera i 10 cm. di larghezza, i maschi pur essendo caratteri influenzabili da variabilità
vengono ancora classificati “balestroni”. individuale, possono, oltre ovviamente alle
dimensioni e struttura dell’animale, aiutarci nella
determinazione della classe di età.
Morfologia: sviluppo del palco nel daino
Solchi lasciati dalle
vene del velluto
Palanconi
Balestroni: fino a 10 cm. di larghezza della pala; Palanconi: oltre 10 cm. di larghezza della pala; di norma stanga
robusta, oculare con la parte terminale rivolta in alto, apertura
solitamente stanga ancora piuttosto sottile, oculare diritto o notevole, punta posteriore ben sviluppata (è buona norma
scarsamente ricurvo, apertura scarsa e punta posteriore valutare sempre anche la struttura corporea, la grossezza del
poco sviluppata (occorre comunque valutare sempre anche la collo, la vistosità del pomo d’Adamo e le dimensioni).
struttura corporea).
Morfologia: sviluppo del palco nel daino
Alcune possibili tipologie dei palchi di individui classificabili come balestroni.
A BC
A = Buon sviluppo del palco di seconda testa (tre anni) o scarso sviluppo di quello di terza testa
(quattro anni)
B e C = Buon sviluppo del palco di terza testa o scarso sviluppo di quello di quarta testa; (da notare nel
palco C la struttura già incurvata dell’oculare e le maggiori dimensioni della stanga e della rosa che
indicano come più probabile l’ipotesi di scarso sviluppo della quarta testa).
Morfologia: sviluppo del palco nel daino
Alcune possibili tipologie dei palchi di individui classificabili come palanconi.
AB CD
A e B = Scarso sviluppo del palco di quinta testa e successive o buon sviluppo di quello di quarta testa
C e D = Buon sviluppo del palco di quinta testa e successive.
Dimensioni, peso ed incremento ponderale nelle diverse
classi di sesso ed età: dati biometrici
MASCHI ADULTI FEMMINE ADULTE
Peso pieno (kg.) 60-110 Peso pieno (kg.) 40-65
Peso vuoto (kg.) 65-70 % del pieno Peso vuoto (kg.) 65-70 % del pieno
Altezza al garrese (cm.) 80-90 Altezza al garrese (cm.) 70-80
Lunghezza totale (cm.) 120-160 Lunghezza totale (cm.) 100-140
Il dimorfismo sessuale è molto
accentuato. I maschi possono
raggiungere il peso di 110 kg ed
un’altezza superiore ai 90 cm; le
femmine difficilmente superano i
65 kg ed un’altezza di 80 cm.
Struttura e consistenza delle popolazioni, mortalità, natalità
ed incremento utile annuale
Valori demografici medi per le popolazioni di daino
Proporzione Tasso di Età delle Età massima
naturale dei sessi fertilità primipare raggiungibile
(SR) 0,9 embrioni per 2 (3) femmine 17
femmina maschi 15
1 : 1 (1,3)
Tasso di
natalità
1,1 nati per femmina
adulta
Incremento utile annuo
(IUA) teorico massimo
30-35 % della
popolazione
Caratteristiche di riconoscimento delle diverse classi di
sesso: indizi utili
Indizi utili per il riconoscimento dei sessi nel daino
Tutto l’anno meno i l Tutto l’anno Tutto l’anno ma
periodo fine Aprile Maggio soprattutto nel
Nel maschio le forme e strutture della testa e del torace, sono periodo degli amori
Solo il maschio possiede il trofeo più massicce e meno esili di quanto lo siano nella femmina
(sia esso in ricrescita che pulito). Nei maschi è sempre ben
visibile anche a distanza il
pennello.
Tutto l’anno ma Fase di
soprattutto in autunno raggruppamento
Nei maschi ( da balestroni in poi) invernale
le dimensioni e la forma del collo,
sono notevolmente più massicce Normalmente i gruppi
che nelle femmine e anche il invernali sono unisessuali,
pomo d’Adamo è notevolmente composti cioè o solo da
più grande ed evidente; maschi o solo da femmine,
(caratteristiche esaltate nel accade comunque di
periodo riproduttivo). frequente che nei gruppi
femminili ci siano anche
alcuni maschi giovani.
Caratteristiche di riconoscimento delle diverse classi di età
maschili: indizi utili
ELEMENTO FUSONI BALESTRONI PALANCONI
(1-2 anni) (3-4 anni) (oltre i 4 anni)
Figura Profilo snello (a grandi linee Profilo ancora snello ma tendente ad Profilo massiccio (inscrivibile in un
complessiva inscrivibile in un quadrato). assumere caratteristiche simili a quelle degli rettangolo per l’abbassamento
adulti ed una forma più rettangolare. della linea ventrale e del collo).
Trofeo
Esclusivamente costituito da due Normalmente con punte e pala già definite Struttura e dimensioni tipicamente
Mute sole stanghe (fusi). ma ancora scarsamente sviluppate da adulto (tutte le punte presenti,
(apertura scarsa e stanghe ancora piuttosto pala larga oltre i 10 cm., apertura
esili). elevata e stanghe grosse).
Più precoci rispetto agli adulti. Nella norma dei periodi in funzione anche Nella norma dei periodi ma
del clima e delle caratteristiche ambientali leggermente più tardive dei
subadulti.
Comportamento Agitati, curiosi e ancora Relativamente più tranquilli dei giovani ma Tranquilli e sicuri di se, a volte
generale relativamente giocherelloni. anche insicuri e sospettosi. scontrosi soprattutto nei confronti
dei maschi più giovani.
Comportamento Sono gli individui più giocosi e che Costituiscono dei piccoli gruppetti di Sono il vero e proprio nucleo del
nella fase di compiono gli spostamenti maggiori coetanei anche all’interno di gruppi più vasti gruppo, tranquilli e utilitaristi (quasi
rispetto al nucleo centrale del sono gli individui più “rissosi”. tutto il tempo occupato ad
raggruppamento gruppo. alimentarsi).
Caratteristiche di riconoscimento delle diverse classi di
sesso ed età: piccoli
La discriminazione dei piccoli nei primi tre-quattro mesi di vita è notevolmente semplificata dalle ridotte dimensioni e dalla
costante vicinanza della madre, mentre la presenza nel mantello della tipica pomellatura (macchie biancastre disposte
irregolarmente su dorso e fianchi) è condivisa con gli adulti pomellati.
A fine estate, ed ancor più una volta effettuata la muta invernale, le
dimensioni perdono importanza nella determinazione della classe di
età in quanto tendono a diventare rapidamente simili a quelle degli
adulti e quindi distinguibili con difficoltà (soprattutto nel caso di animali
isolati); ci si deve basare quindi sul comportamento (più curioso e
giocoso di quello degli adulti) e sulla struttura fisica (zampe
relativamente lunghe ed esili rispetto al corpo, muso corto e
spiccatamente triangolare).
Caratteristiche di riconoscimento delle diverse classi di
sesso ed età: maschi giovani (fusoni)
I maschi giovani (fusoni) hanno una struttura
corporea più esile di quella dei maschi di classe
superiore (le differenze più marcate si riscontrano
nelle dimensioni del collo e del torace) ed il
comportamento è solitamente più “curioso” di quello
degli adulti. Di norma i palchi sono costituiti da una
unica punta, mai (o solo eccezionalmente) ramificata.
La stazza e la struttura corporea assomigliano
notevolmente a quelle di una femmina adulta, si
differenziano da queste soprattutto per le maggiori
dimensioni del collo e per la presenza del “pennello” .
Caratteristiche di riconoscimento delle diverse classi di
sesso ed età: maschi giovani (balestroni)
Il passaggio dalla classe giovanile (fusoni) a quella adulta è piuttosto
graduale, sia per quanto riguarda la struttura corporea che dei palchi.
Nella maggior parte dei casi, già alla seconda testa (balestroni), il trofeo
si presenta piuttosto complesso (a più punte) ed in diversi casi gia con un
accenno del tipico appiattimento (pala); in ogni caso nei palchi di seconda
testa e successivi è sempre presente (ed è quindi rilevante sotto l’aspetto
discriminativo) l’oculare. Altri elementi utili di valutazione (ovviamente non
da soli) sono la struttura corporea ed il collo (sempre più massicci e
tendenti a somigliare alla struttura dei palanconi), la larghezza della “pala”
ed il grado di “apertura del trofeo “(più ampi col passare degli anni).
Sopra: primo piano di un giovane balestrone; a sinistra: differenza di
struttura corporea fra un balestrone ed un palancone
Caratteristiche di riconoscimento delle diverse classi di
sesso ed età: maschi adulti (palanconi)
I maschi adulti (palanconi) sono
caratterizzati da una struttura fisica
tipica e peculiare: il collo si presenta
molto grosso, in relazione al corpo, e
con un vistosissimo “pomo d’Adamo”
(che è un carattere sessuale
importante per la specie in quanto
responsabile dell’abbassamento della
“frequenza di bramito” che sembra
essere un indice di migliori condizioni
fisiche (Fitch & Reby, Proc. R. Soc.
Lond. B (2001) 268, 1669^ 1675); tutto
il corpo è massiccio ed il trofeo
presenta delle “pale” ben definite (di
larghezza superiore ai 10 cm.) ed un
grado di apertura (distanza fra le
stanghe) elevato.
Nel caso (piuttosto frequente) di rottura dei palchi, non è comunque difficile
individuare i palanconi proprio in funzione della struttura corporea e delle
caratteristiche del trofeo, individuabili (come nel caso del palancone melanico
sulla sinistra) nella lunghezza degli oculari, grossezza del collo, elevato grado
di apertura dei “tronconi” residui dei palchi rotti.
Caratteristiche di riconoscimento delle diverse classi di
sesso ed età: femmine
La distinzione delle femmine “sottili” dalle adulte anche per quanto riguarda il daino, è una operazione non semplice che
necessita per lo più di una buona dose di esperienza! Già dopo il primo parto (mediamente nel terzo anno di vita) infatti
distinguere le femmine giovani da quelle più “anziane” diviene impresa ardua in quanto le modificazioni fisiche conseguenti
al parto tendono ad uniformare l’aspetto delle femmine riproduttrici; si evidenziano differenze rilevabili con una certa facilità
solo in prossimità della vecchiaia.
Caratteristiche di riconoscimento delle diverse classi di
sesso ed età: femmine
Per le femmine sottili vale comunque, a grandi linee, quanto detto per i maschi giovani: struttura corporea più esile di quella
degli adulti, arti che sembrano più lunghi in virtù di un corpo più esile, comportamento solitamente meno “diffidente” e più
giocoso di quello delle femmine adulte, muta del mantello anticipata rispetto agli individui adulti.
Tecniche di individuazione e determinazione dei segni di
presenza: orme e tracce (gli zoccoli)
Parte terminale del piede anteriore Distanza fra la linea ideale che congiunge Parte terminale del piede
destro di un maschio adulto di daino le estremità degli speroni e quella che posteriore sinistro di un
individua l’inizio dei fettoni negli zoccoli maschio adulto di daino
anteriori e posteriori del daino.
22 mm. 25 mm.
43 mm. Lunghezza 39 mm.
fettone.
85 mm. Lunghezza totale 79 mm.
zoccolo.
Nel daino i fettoni sono molto voluminosi ed occupano circa metà dello zoccolo; gli speroni sono piuttosto distanti dalle suole sia
negli arti anteriori che nei posteriori (con una differenza minima di tale valore comunque maggiore negli arti posteriori.
Tecniche di individuazione e determinazione dei segni di
presenza: orme e tracce
In funzione delle caratteristiche
anatomiche tipiche degli zoccoli del
daino (fettoni molto voluminosi e
speroni distanti dalle suole),
l’impronta dello zoccolo del daino è
facilmente distinguibile da quella
degli altri ungulati. Infatti risulta quasi
sempre visibile il segno lasciato dai
fettoni ed è contemporaneamente
molto difficile (tranne in situazioni
molto particolari di forti pendenze
con fango) che gli speroni si
imprimano sul terreno .
Tecniche di individuazione e determinazione dei segni di
presenza: escrementi o fatte
Le fatte del daino assomigliano abbastanza (dimensioni a
parte) a quelle del cervo; sono lunghe dai 10 ai 15 mm. e
larghe da 8 a 12. Di colore nero più o meno scuro, vengono
di solito espulse in forma ancora aggregata (questo fa si
che presentino delle leggere schiacciature sia sui fianchi
che sul fondo) e si separano quando toccano il suolo. Le
fatte delle femmine sono più piccole e di forma più
arrotondata.
Tecniche di individuazione e determinazione dei segni di
presenza: raspate e fregoni
Immediatamente prima e durante il periodo riproduttivo,
i maschi di daino lasciano molti segni della loro
presenza ed attività. Caratteristiche sono le “piazzole”
di bramito, rotondeggianti e provocate da frenetiche e
numerosissime “raspate”, tanto che nelle piazzole
restano spesso visibili i segni lasciati dagli zoccoli.
Tecniche di individuazione e determinazione dei segni di
presenza: raspate e fregoni
Nei pressi delle arene e un po’ ovunque nei territori interessati dall’attività
riproduttiva si possono osservare numerosi e frequenti “fregoni”, marcamenti
visivi ed olfattivi ottenuti dai maschi mediante energici sfregamenti dei palchi e del
capo contro piccole piante e cespugli. I fregoni svolgono anche a volte, funzione di
marcamento acustico a causa del forte rumore provocato dalle pale che
colpiscono violentemente il legno.
Habitat e alimentazione
Il daino ha mostrato grandi capacità di adattamento, anche se l’habitat preferito è rappresentato da zone boscose
discontinue, nelle aree temperate in pianura e collina e, nell’area mediterranea, in media montagna. Elementi
ambientali da considerare fortemente negativi sono versanti con forte pendenza e rocce esposte, nonché
l’innevamento abbondante e prolungato.
Habitat e alimentazione: preferenze ambientali
Preferenze ambientali del daino
Altitudine Componenti fisionomiche e
composizione del bosco
Dal livello del mare alla
media montagna con Boschi misti di latifoglie
predilezione per le zone possibilmente ad alto fusto ed
sotto i 1200 metri e con alternati con radure e prato-pascoli.
scarsa pendenza.
Esposizione Sottobosco
Fondamentale per i quartieri Non indispensabile, così come la
invernali la presenza di presenza costante di acqua .
versanti a sud/sud-ovest in
funzione della permanenza
del manto nevoso.
Disturbo
Sensibilità alla presenza di
cani vaganti e di attività
cinegetiche. Relativamente
poco disturbato dalle attività
umane.
Habitat e alimentazione: strategie alimentari
Strategie alimentari del daino
Strategie alimentari Ritmi giornalieri di attività
alimentare
Ruminante pascolatore di
tipo intermedio, tendente Due periodi principali
(alba e tramonto) e pochi
al pascolatore puro.
altri, brevi e di scarsa
Dimensione del rumine in importanza.
proporzione al corpo
Ritmi di frequenza ruminale
Grande
bassi
Attività ghiandole salivari
Fabbisogno calorico
Bassa giornaliero
2170 Kcal.
Fonti di disturbo, competitori e predatori
Il daino è generalmente poco sensibile alle fonti di disturbo, fatta eccezione per la presenza di cani vaganti e per l’uso
improprio dei cani da seguito durante la caccia ad altre specie (lepre o cinghiale); le attività umane (collegate alle tradizionali
attività agro-silvo-pastorali o escursionistiche) sono ben tollerate ed in alcuni casi addirittura ignorate.
La competizione del daino con gli altri ungulati selvatici lo vede prevalere nei confronti del capriolo, che risulta
decisamente danneggiato dalla presenza del daino (soprattutto in condizioni di densità medio-alte), mentre potrebbe
subire la competizione del cervo e del muflone in presenza di elevate densità). Sembra invece tollerare molto bene la
presenza di bestiame domestico, ovviamente non troppo diffusa o con eccessive densità e possibilmente non in
bosco.
Per quanto riguarda i predatori, il lupo è certamente il predatore più limitante per il daino, è infatti in grado di predare
praticamente tutte le classi sociali (anche se ovviamente privilegiando femmine e giovani).
Altri predatori, occasionali e non, potenzialmente pericolosi e limitanti per la popolazione (predazione sui piccoli nei
primi giorni di vita) sono il cinghiale (solo occasionalmente) e soprattutto la volpe che invece ricerca attivamente i
piccoli nel periodo immediatamente successivo ai parti.
Comportamento sociale e ciclo biologico annuale: femmine
PERIODO FASE COMPORTAMENTO
Le femmine raggiungono i maschi nelle arene, le visitano e si
Nel mese di Ottobre Fase degli amori trattengono in quella occupata dal maschio che più le aggrada
Da fine ottobre a Fase di accoppiandosi con lui.
metà marzo raggruppamento Formazione dei gruppi invernali costituiti per circa il 55% da
femmine, per il 36% da piccoli e per il 9% da giovani maschi.
Da metà aprile a Fase di
metà maggio scioglimento dei Fase di transizione che vede il progressivo disgregarsi dei gruppi
gruppi invernali invernali
Da metà maggio a
metà giugno Fase dei parti Le femmine gravide si isolano per partorire.
Da maggio-giugno a Fase Fase di cure parentali e di progressiva riaggregazione delle femmine
fine settembre parentale con presenza solo occasionale (circa il 3%) di alcuni maschi giovani
Fasi annuali delle
femmine di daino; le
percentuali di
composizione dei
gruppi sono tratte dalla
tabella esposta nella
successiva diapositiva
Comportamento sociale e ciclo biologico annuale: maschi
PERIODO FASE COMPORTAMENTO
Fase degli amori
Nel mese di Ottobre I maschi, all’interno dei loro territori, arene o lek, si esibiscono in
Fase indifferente marcamenti, combattimenti e bramiti cercando di attirare le femmine
Da novembre ad inizio per poi corteggiarle ed accoppiarsi.
dicembre Fase dei grandi
raggruppamenti Assenza di fenomeni aggregativi e di manifestazioni aggressive;
Da dicembre a fine momento di tranquillità e di riposo finalizzato all’alimentazione ed al
aprile Fase dei piccoli recupero della forma fisica migliore.
raggruppamenti
Da fine aprile a Periodo di massima aggregazione sociale. Formazione dei tipici
settembre gruppi unisessuali composti da maschi di tutte le classi di età ad
eccezione dei classe 0.
Periodo di progressiva disgregazione dei grandi gruppi unisessuali
(conseguente alla caduta dei palchi) e formazione di piccoli gruppi
di soli maschi coetanei (elevata aggressività dei maschi con palchi
nei confronti di chi ha già gettato).
Fasi annuali del
maschio di
daino
Biologia riproduttiva: strategie, calori, accoppiamento
La strategia riproduttiva del daino (comunque di tipo poligamico) è molto variabile e può andare dal sistema territoriale a
territori singoli o a territori multipli (arene o lek), a quello ad Harem; la tipologia più opportuna viene adottata
soprattutto in funzione della densità specifica e della struttura e composizione dell’habitat. Il periodo riproduttivo si colloca
nel mese di ottobre con la fase culminante nella prima, seconda o (più raramente) terza decade in funzione dell’altitudine e
del clima.
La copula vera e propria è brevissima (in pratica un unico e rapido salto) e viene ripetuta più volte, sempre preceduta da
numerosi “tentativi” (rapidi salti di finta copulazione) che servono probabilmente a rendere il maschio “pronto” a
fecondare la femmina con un unico salto conclusivo; questo comportamento è probabilmente conseguente ai rischi che il
maschio corre (predazione o attacchi di altri maschi) nel delicato momento della copulazione. Il periodo di calore di una
femmina dura pochi giorni ma, nel caso non si verifichi la gravidanza può essere ripetuto dopo circa 20 giorni. La
gestazione dura circa 230 giorni ed il picco delle nascite si verifica ad inizio giugno.
Nel periodo immediatamente precedente quello riproduttivo (cioè a fine settembre) e nei luoghi dove viene attuata la
strategia a territori multipli, i maschi effettuano una vera e propria “fase gerarchica” nella quale si verificano molte
interazioni aggressive (parate, combattimenti, bramiti e marcamenti), in assenza o quasi di femmine.
Durante questa “fase gerarchica” (in base ad osservazioni personali effettuate in aree appenniniche in cui si attua la
strategia a territori multipli) i maschi costituiscono delle sorte di “gruppi di maschi riproduttori” (che operano in territori
condivisi dai membri del gruppo) all’interno dei quali viene stabilita una precisa gerarchia di “accesso alla riproduzione”;
contemporaneamente il fragore provocato dai combattimenti e dai marcamenti e l’emissione dei bramiti, contribuiscono
ad attirare un gran numero di femmine nella zona; ovviamente le femmine giungono nei quartieri riproduttivi anche a
seguito di una molteplicità di altri fattori, e principalmente in conseguenza dell’entrata in estro e della pressoché costante
localizzazione spaziale dei siti riproduttivi nel corso degli anni.
Danni e loro prevenzione
Di tipo alimentare Tipologie di danni causati dal daino Di tipo comportamentale
Brucatura I danni arrecati dal daino alle attività antropiche Scortecciamenti
possono essere ricondotti a due tipologie
Distruzione dei germogli. fondamentali: di tipo alimentare e di tipo Forte danneggiamento
Particolarmente dannosa la comportamentale. I danneggiamenti di tipo alle giovani piante ed
distruzione del germoglio alimentare sono quasi esclusivamente dovuti alla agli arbusti soprattutto
apicale; brucatura massiccia brucatura dei germogli apicali in giovani piantine e in estate (pulitura del
delle foglie (solo in casi di più raramente allo scortecciamento di piante trofeo) ed in autunno
elevate densità) mature. I danni comportamentali sono causati dai (marcamenti territoriali
fregoni, collegati all’attività di marcamento visivi e acustici).
territoriale e di pulitura del trofeo, con conseguente
danneggiamento di piccole piante e arbusti.
Pascolo
Raramente
scortecciamento a
scopo alimentare
Definizione di ipotetici piani di prelievo
Classe SCHEMA DI PIANO DI ABBATTIMENTO PER IL DAINO
Maschi Età % sul totale dei capi da abbattere per sessi
0
I Piccoli dell’anno 20 - 30 %
II 1 anno 25 – 30 %
15 – 20 %
III - IV 2 – 4 anni 25 – 35 %
Femmine 5 e più anni
25 – 35 %
0 Piccoli dell’anno 20 – 30 %
I - II 1 – 2 anni 40 – 50 %
III - IV 3 o più anni
La mortalià globale di una popolazione di daino oggetto di
gestione (naturale ed indotta dalla caccia) dovrebbe
essere così distribuita: 50% sui piccoli dell'anno (sex ratio
1:1), 10% sui fusoni, 4% sui balestroni, 10% sui
palanconi; poichè le femmine subadulte ed adulte sono
difficilmente distinguibili in classi di età si applicherà a
questa classe una mortalità globale del 26%. In questo
modo si determina una leggera mortalità aggiuntiva delle
femmine che va a compensare la maggiore mortalità
naturale dei maschi.
Stima dell’età dalla dentatura (dimensioni della mandibola)
DIASTEMA
spazio privo di denti situato fra
premolari e canino nella mandibola.
Misure della mandibola di daini adulti.
Mandibola Sesso Media, mm Range, mm
185-216
Lunghezza Maschi 200 175-203 Cranio di
Femmine 191 palancone
99,5-115,5
Altezza Maschi 106,9 99,5-109,0
Femmine 102,7 46,2-62,0
43,7-54,5
Lunghezza del diastema Maschi 53,3 80,5-93,8
Femmine 48,8 76,1-89,3
Lunghezza dei denti Maschi 85,6
molariformi Femmine 84,2
Da: Donald and Norma Chapman (1975) Fallow deer. Pp 271.
Stima dell’età dalla dentatura (ordine di eruzione)
Incisivi Canini Premolari Molari
123 Emimascella
Alla nascita 123 1 123 Emimandibola Emimascella dx
123 1
A circa 3-4 1 123 Emimascella Emimandibola dx
mesi 1
1 1 2 3 (1) Emimandibola I piccoli daini nascono con 20 denti da
1 latte (6 incisivi, 2 canini, 12 premolari). I
1 1 2 3 1 (2) Emimascella molari definitivi sono messi in sequenza
in direzione anteroposteriore. I premolari
A circa 7 mesi 1 2 3 1 (2) Emimandibola definitivi erompono dopo i molari in
sequenza invertita rispetto a questi
123 ultimi.
A circa 13 1 2 312 Emimascella
mesi
123 1 2 312 Emimandibola
A circa 17 1 2 312 Emimascella
mesi
123 1 2 3 1 2 (3) Emimandibola
A circa 21 1 (2) 3 1 2 (3) Emimascella
mesi
123 1 (2) 3 1 2 (3) Emimandibola
A circa 26 (1) 2 3 1 2 3 Emimascella
mesi
123 (1) 2 3 1 2 3 Emimandibola
( ) = fase iniziale di eruzione del dente. In grassetto i denti definitivi.
La dentatura del daino adulto è costituita da 32 denti: 12 molari, 12 premolari, due
canini “incisivizzati” e 6 incisivi (canini e incisivi sono presenti solo nelle mandibole).
Stima dell’età dalla dentatura (ordine di eruzione)
Terzo premolare tricuspidato nella
mandibola di un fusone di 19
mesi di età
Da notare l’inizio dell’eruzione
del terzo molare e la comparsa
del terzo premolare definitivo
sotto al tricuspidato
Terzo premolare bicuspidato nella
mandibola di una femmina di daino di età
superiore ai 30 mesi (dentatura definitiva)
Una volta terminata la sostituzione-eruzione di tutti
i denti, l’unico elemento di valutazione dell’età è il
grado di usura degli stessi dal momento che si
consumano progressivamente durante il corso
della vita evidenziando quindi una usura maggiore
col progredire dell’età che si manifesta con una
modificazione della struttura del dente: le cuspidi si
consumano mettendo in evidenza strisce di
dentina sempre più spesse ed il dente si
appiattisce sempre di più, la fessura che separa le
cuspidi linguali dalle cuspidi guanciali si
assottiglia restringendosi fino quasi a scomparire
del tutto.
Modulo Operatore Censimento
(muflone) – Parte 1
Abilitazione delle figure tecniche previste per la
gestione faunistico venatoria degli ungulati
Regolamento Regionale n.3/12 “Disciplina per la gestione degli ungulati nel territorio
regionale, in attuazione della Legge Regionale, 5 gennaio 1995, n.7” e ss.mm.ii.
Indice
! Inquadramento sistematico specifico e distribuzione
! Status origini e consistenza delle popolazioni italiane
! Morfologia: aspetto, mantello, epoche di muta
! Dentatura e stima dell’età dalla dentatura (stato di eruzione ed usura)
! Dimensioni, peso ed incremento ponderale
! Ibridazione con la pecora domestica
2
Inquadramento sistematico
Modulo Base 3
Status specifico
Distribuzione europea
A partire dal XVIII secolo, il muflone è
stato a più riprese introdotto in molte
parti del continente europeo, tanto che
attualmente la sua consistenza si aggira
sui 60.000 capi suddivisi in numerosi
nuclei, distribuiti in diversi paesi ma
accentrati soprattutto in Germania,
Repubblica ceca, Slovacchia e, in linea
subordinata, Ungheria, Slovenia e
Austria,
4
Status specifico
Origini
L’assenza di reperti fossili in Corsica, Sardegna e nella penisola italiana fa propendere per
un’origine del muflone nell’area mediterranea legata all’azione dell’uomo. E’ infatti probabile
che le popolazioni autoctone di Corsica e Sardegna si siano originate da pecore (Ovis aries)
introdotte sulle isole in una prima fase di domesticazione e successivamente rinselvatichite.
La pecora domestica di fatto apparve c.a. 10.000 anni fa in Asia minore e la domesticazione
ha preso probabilmente avvio da Ovis orientalis che, al pari di O. aries e del muflone
possiede un cariotipo di 54 cromosomi.
La prima introduzione nella penisola italiana risale al 1800 quando il muflone fu immesso
nella foresta della Lama dal Granduca Leopoldo di Toscana.
La gran parte dei mufloni immessi a più riprese in territorio alpino e appenninico deriva dalla
popolazione presente nell’Azienda faunistico-venatoria di Miemo (PI), che a sua volta ha
preso origine da individui sardi.
Per quanto riguarda l’arco alpino, la presenza della specie è legata in via esclusiva ad
operazioni di introduzione iniziate a partire dagli anni 1950-60 e concentratesi soprattutto
dal 1970 al 1990.
Modulo Base 5
Morfologia
Aspetto
La struttura fisica del muflone è quella di un animale di aspetto vigoroso e robusto (l’altezza al
garrese è superiore a quella al groppone); l’aspetto è inconfondibile in virtù della somiglianza
strutturale con la pecora domestica, anche le corna, tipiche ed a crescita continua, contribuiscono
a facilitare la determinazione specifica.
Modulo Base 6
Morfologia
Mantello
Il pelo del mantello è generalmente ruvido e corto e
non si presenta mai lanoso e/o ricciuto; nel mantello
estivo è di colore bruno-rossastro, mentre in quello
invernale la colorazione assume una tonalità marrone
piuttosto scuro. Le femmine sono generalmente più
chiare dei maschi. La parte terminale del muso è
inferiore delle zampe, il ventre e lo specchio anale sono
bianchi.
7
Morfologia
Mantello
Modulo Base 8
Morfologia
Mantello
Modulo Base 9
Morfologia
Muta
Modulo Base 10
Morfologia
Ibridazione
Il fenomeno dell’ibridazione tra muflone e pecore domestiche può essere relativamente frequente, ovviamente
dove esistono le condizioni anche durante il periodo riproduttivo (greggi allo stato brado senza custodia). Tale
fenomeno, pur se molto limitato in natura, comporta la possibilità che sul territorio siano presenti ibridi di vario
grado e con caratteristiche morfologiche disparate.
Modulo Base 11
Morfologia
Le corna
Le corna sono presenti di norma solo nei maschi; perenni e a crescita continua, crescono e si incurvano con l’età
e possono raggiungere la lunghezza di 1 metro (normalmente 80-90 cm). La loro crescita rallenta o si interrompe
durante l’inverno (novembre-gennaio).
La sezione è triangolare ed il perimetro alla base è di circa 20-25 cm; la superficie è caratterizzata da solchi
trasversali che le conferiscono una tipica rugosità. Un solo più vistoso, perché marcatamente più scuro e
profondo è “l’anello di pausa” che indica la separazione di ricrescita annuale dal precedente.
Modulo Base 12
Morfologia
Le corna: accrescimento
I piccoli alla nascita sono privi di corna; la crescita inizia dopo poco tempo ed al quarto mese circa, cominciano
ad essere evidenti gli abbozzi.
Modulo Base 13