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Published by Andrea Grilli, 2026-04-11 10:25:39

Almanacco 2025

Operazione trionfo

L’ALMANACCO2025A.S.D. FALCHI LECCOSOMMARIOLettera di SandroTeam Falchi 2025BUT - Ultra Trail senza GarminMonza – Resegone: 42 km di sudore, 100 m di vomitoMonza Resegone 2025Tre salmoni da Monza al ResegoneLa mia prima Maratona del cieloSkyrunning Italy CupFalchi con le ali storteVillacidro 2025Bikepacking in NamibiaGrigne SkymarathonCronache di una falchetta in fuga dal jet lagGualtiero da Pedalburg: Cronache di un ciclista erranteIl mio giro dei tre passi in Nepal Resoconto VUTTrofeo Adelfio da outsiderTrofeo Adelfio 2025Resegup 2025New Entry 2025Giornata col sorriso030614182022262832364042464852566068707886L’ALMANACCO 2025 1


2 A.S.D. FALCHI LECCO


L’ALMANACCO 2025 3Ciao Ragazzi,Lettera del Sandro, della Luigina e della Francicome ogni anno ho il piacere di scrivere queste righe di ringraziamento a tutti voi per lasplendida stagione sportiva 2025. È stato un anno ricco di emozioni, risultati e soprattuttodi quel senso di appartenenza che rende così speciale questo gruppo.La “Giornata col Sorriso” di luglio è stata uno dei momenti più belli della stagione: unsuccesso di solidarietà, inclusione, buona compagnia e risate sincere. Un evento che hadimostrato ancora una volta quanto i Falchi sappiano unire sport e valori.Sul fronte agonistico elencare tutti i risultati e le gare dell’anno sarebbe impossibile. Ma èimportante celebrare le importanti vittorie nello skyrunning nazionale, sia a livelloindividuale che come squadra. Conferma dell’impegno, della costanza e della passioneche ogni atleta dei Falchi porta sul campo. Risultati che riempiono d’orgoglio e chemotivano a guardare al futuro con ancora più entusiasmo.Una menzione speciale per le quote rosa che mai come quest’anno si sono distinte allivello più alto. Complimenti davvero!A coronare l’anno, la gita sociale in Valdobbiadene, come sempre all’insegna di un gruppounito, della voglia di divertirsi e di quel sano spirito competitivo che ha animato laProsecco Run. Una giornata che ha rafforzato legami e regalato ricordi preziosi.Grazie davvero a tutti voi: atleti, volontari, “dirigenti” e amici dei Falchi Lecco per lapassione, l’impegno e l’energia che avete messo in ogni momento di questa stagione.


4 A.S.D. FALCHI LECCOQuest’anno ho aspettato prima di scrivere queste righe: volevo vedere il risultato del Campionato Italiano FISKY.Quando ho scoperto che avevamo vinto – e alla grande! – ho gioito come un bambino. Mi sono sentito orgoglioso, profondamente orgoglioso di tutti noi.Dopo quattro anni di presidenza, alla fine del mio primo mandato, ripenso alle fatiche, aglisforzi e alle discussioni. Oggi però vedo qualcosa di straordinario: abbiamo trasformato uno sport che chiamano “individuale” in una vera famiglia. Noi non siamo solo atleti: siamo amici, siamo compagni di fatica. Prima si corre insieme, poi si gareggia, e anche quando siamo rivali non manca mai una parola di incoraggiamento nei momenti difficili. E alla fine… festeggiamo! Festeggiamo i risultati, le fatiche, i sacrifici. E lo sappiamo fare MOLTO FORTEPer questo, io lo sport individuale non lo vedo più: siamo una squadra, siamo i Falchi. Corriamo insieme, festeggiamo insieme, e quest’anno abbiamo dimostrato di saperlo fare alla grande! Senza dimenticare chi ha sempre risposto “presente” per sistemare la sede, andare a trovare il Sandro e la Luigina nei momenti di difficolta, organizzare eventi, collaborare con gli amici della Goccia, fare la spesa, cucinare per i nostri ritrovi, o anche solo salire un’ora prima per accendere la stufa. Ogni gesto ha fatto la differenza. A tutti voi, non mi resta che dire: GRAZIE FALCHI! Siamo forti, siamo uniti e sono davveroorgoglioso di quello che stiamo diventando, certo, perché non è ancora finita!Parola al presidente


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TEAM 2025La squadraA.S.D. FALCHI LECCOBeria Paolo2012Alippi gabriele2021Bernasconi Sergio2010Alippi Lorenzo2022Bertoldini Taddeo2012Biffi Mattia2017Ardesi Enrico2001Ardizzoia Federica2018Bisogno Carlo2015BASILE LAURA2025


L’ALMANACCO 2025 7Del Lungo Stefano2017Driza Dritan2017Esposito Mauro2001Farumi Fabrizio2011Filigura Alessandro2005COLOMBO FRANCESCA2025DEL GIOVANNINO MAURIZIO2024Ceraudo Andrea2014Bonanomi Paolo2014Ciresa Riccardo2023D’Amato Massimiliano2015Borgia Francesco2023Colombo Mirco2023D’AMICO ALESSIA2024Brambilla Danilo2018Cappello Antonio2001Crippa Alessandro2003Casati Stefano2013Crucifero Antonella2016BOSIA AURORA2024COLOMBO MARIANNA2024D’Ambrosio Bruno2001CASTELLAZZI MICHELE2025CASTELLAZZI NICOLA2025CORTI LUCA2025


8 A.S.D. FALCHI LECCOGianola Erik2022Lucernini Gianmaria2014Nicoletti Marcello2019Maggioni Gianluca2003Noia Enrico2016Gilardi Simone2021MICHELE GALLUZZI2024MAINETTI GIACOMO2019Paganoni Gianluca2001Grilli Andrea2012Ghislanzoni Davide2012Mauri Luca 2006Parenti Martina2022Lafranconi Luca2016Lafranconi MARCO2016Ghislanzoni Riccardo2001Pomoni Luigi2022Perego Davide2019Picco Alice2017Piloni Michele2019Passoni Lorenzo2022Mazzoleni Enrico2016Fumagalli Emilio2013Proserpio Carlo2017Pozzoli Roberto2022


L’ALMANACCO 2025 9Simonetta Costantino2006Spreafico Matteo2005Spreafico Nicola2011Valsecchi Michele2016Roncaletti Roberto2013Stefanoni Alessio2013Rosa Marco2023Radaelli Eros2013Tavola Marco 2001Valsecchi Simone2022Zanardi Gabriele2023Rotta Massimo2023Rusconi Marta2022Tizzoni Micaela2013Ratti Carlo2001Turrisi Simone2019Ugolini Filippo2016Scalzi Alex2025Tavola STEFANO 2025REDAELLI TOMMASO2025


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L’ALMANACCO 2025 13Articoli


14 A.S.D. FALCHI LECCODi Tommaso RedaelliBUT - Ultra Trail senza GarminUArticoli


L’ALMANACCO 2025 15Nome articolo


16 A.S.D. FALCHI LECCOAbito a Zurigo da circa 2 anni. Scelta obbligata, un ricercatore non governa una barca, segue una corrente. Piove 280 giorni l’anno, la pizza costa 25 franchi, le insegne dei negozi sono led enormi affissi a cemento grigio bagnato, gli edifici cubi cupi, un’autostrada spacca la città in due: un posto da sogno. Con Sara, trasferitasi con me, salgo sul treno delle 6:00 il venerdì dopo lavoro, per arrivare a Ponte in Valformazza, dove la gara partirà, viaggeremo per 4 ore. Seduti sfatti dalla settimana di lavoro, mangiamo un’ottima pasta con pesto, mozzarella e zucchine, metafora dell’estate cui andiamo incontro, lasciandoci dietro l’autunno svizzero. Arrivati, allestiamo la tenda per la notte. Vivo in occidente, sono sano (qualcuno non sarà d’accordo). È venerdì. Domani corro. Sono con chi mi amo e con amici, avvolto da una vallata silenziosa e fresca. Mi addormento con un podcast che parla di pioggia battente su tessuto di tenda e su foglie. La vita ha i suoi angoli bui, non questi, che libertà.La sveglia pregara è l’unica goduta della settimana, preannuncia una colazione ricca e senza limiti: marmellata, pane, frutta secca, succo, biscotti se ho ricordato di comperarli. Metto due pastiglie di sali nella camelback, scendo sonnambulo verso il ritiro pettorali. La consegna del pettorale alla partenza è requisito fondamentale per permettermi di partecipare a una gara. Forse per indole, forse per esperienza acquisita, vivo la partenza con serenità. Come di fronte a una presentazione in conferenza, ormai il gioco è fatto, la gara è il risultato di un processo, non la trovata geniale.Alle 6:00 sparata iniziale: si guadagnano 1500 mt di dislivello in circa 16 km, dritti nelle nuvole, rimaniamo in pochi subito. Seguo le scarpe rosse del ragazzo di fronte a me, chissà a cosa pensa. Io penso che correre nelle nuvole è uno dei motivi per cui lo faccio, i colori storti sono fugaci. Il sole asciugherà tutto e metterà a nudo il verde, blu, grigio della montagna. Corro quando sono contento, altrimenti fatico. Corro col sorriso se penso ai panorami, col muso se penso alla classifica. Corro per divertirmi.Dal lunedì al venerdì sono pagato per ricercare. Il lavoro mi piace, nonostante la competizione estrema, il confronto continuo. Il weekend è weekend. La corsa è sangue che pompa nel collo e martella nelle orecchie, sfonda le barriere della sonnolenza, inonda i polmoni avidi di ossigeno e costringe le narici ad allargarsi. Si scollina, un lago bellissimo artificiale limitato da una diga costruita da qualcuno che fece molta più fatica di me per guadagnare da vivere. Un paio di centinaia di metri in giù poi di nuovo su, un altro lago, il ghiacciaio del Blinnenhorn.Il rifugio 3A, ricordi del passato nel Mato Grosso. Un rifugio mitico, magari un anno o l’altro riuscirò a salire e aiutare i gestori ad avviare la stagione e servire. Il grosso del dislivello è fatto. Supero un ragazzo che avrà 20 anni, secondo me troppo giovane per una gara così lunga. Un’altra valle, residuo di un ghiacciaio cancellato dai nostri comfort. UArticoli


L’ALMANACCO 2025 17BUT - Ultra Trail senza GarminSi arriva a Riale scendendo sempre di più, fa caldo ora. Sull’ultima rampa ho davanti qualcuno con una canottiera gialla. Mi tiene a 10 mt, che io acceleri o rallenti. Ai ristori c’è sempre la Lemon Soda e io inizio a berla quando lui la finisce. Continua così per 30 km.Nel finale di gara c’è un falsopiano tutto in su, tortura atroce per aggirare un lago: 700 mt di dislivello spiattellati in 14 km di braccia madide di sudore. Strada del 1900, al 2%, adatta ai motori di allora e a spezzare le nostre milze. Raggiungo il mio compagno di Lemon Soda e lo supero. Mi butto in discesa, qualcuno mi urla: sei primo, altri: sei secondo, altri: quarto, altri: bravo. Ma bravo che? Meno male, a me importa davvero poco, mi importa di avere ancora il sorriso. Mi sto divertendo?Alla fine ci sono i miei amici, inizio a essere stanco e il caldo rende la corsa sempre meno piacevole. Gli aguzzini che hanno tracciato il percorso costringono a 200 mt di dislivello negli ultimi 2 km in un mangia e bevi che fa sognare la birra. Ponte finale, arrivo. Sono secondo. Contentissimo, paesaggi incredibili, posto magico, spettacolare. Sul palco mi chiedono il mio UTMB Index... Il trail si sta trasformando in pura performance, Strava è l’Instagram degli “appassionati”. ITRA e UTMB Index, stones. Siamo solo dei fortunati corridori. Bello avere obiettivi, anche difficili e ambiziosi, necessario ricordarsi di non esserne sopraffatti. Io mi ricorderò più dei formaggi e dei paesaggi che del tempo sul mio Garmin (che non avevo nemmeno al polso).


18 A.S.D. FALCHI LECCOUArticoliMonza – ResegoneDi Simone Turrisi42 km di sudore, 100 m di vomitoQuest’anno la Monza - Resegone è nata quasi per scherzo: una proposta buttata lì, un “dai ragazzi, perché non proviamo?” che in pochi minuti si è trasformato in settimane di allenamenti e chilometri macinati. Abituati a sgambettare in montagna, ci siamo ritrovati a fare lunghe uscite su strada: chiacchiere infinite, sudore e qualche sacrilegio al calendario gare... ma alla fine ci siamo quasi divertiti (quasi).Il giorno della gara la tensione era palpabile: battute per stemperare, occhi che guardavano l’orologio e quella strana miscela di paura ed entusiasmo che solo una competizione così sa regalare.In corsa, invece, che spettacolo! Tifo pazzesco lungo il percorso e i nostri riders Nick, Dendi e Caste pronti a servirci rifornimenti come se fossimo al Giro d’Italia. Se avessimo chiesto anche una carbonara, probabilmente ce l’avrebbero fatta trovare calda al km 25.Non tutto però è filato liscio: sull’asfalto prima della interminabile salita è stato Simo ad avere qualche difficoltà. Poi, sul Pra di Ratt, è toccato a me piantarmi. E come se non bastasse, a 100 metri dal traguardo, ecco l’apice epico: un rigurgito di vomito degno di una scena da film di Fantozzi. Ma la squadra è la squadra: Simo e Panz mi hanno preso per mano e trascinato fino all’arrivo, dove ho trovato le forze per gli ultimi 10 metri e uno scatto finale degno di un campione olimpico (almeno nella mia testa!).Una Monza – Resegone vissuta con sudore, risate e amicizia: più che una gara, un viaggio che ci ricorderemo per sempre… e che per la cronaca ci ha portato pure un bel terzo posto in 3 ore e 26 minuti!


L’ALMANACCO 2025 19Monza – Resegone: 42 km di sudore, 100 m di vomito


20 A.S.D. FALCHI LECCODi Martina ParentiMonza Resegone 2025Era solo un anno fa (giugno 2024), Marta e Aurora mi chiamano chiedendomi di accompagnarle come assistente in quella famosa avventura che è la MO-RE.Ricordo bene la fase preparatoria: studiamo il percorso che io dovrò fare in bici, contiamo gel, barrette e flask che dovrò avere con me per aiutarle nella corsa e ci facciamo la lista dei vestiti di ricambio. Quella notte mi ha riempito il cuore vederle arrivare insieme a Cristina in Capanna Monza. Quanto ero fiera di loro! Nella mia testa avevano concluso una gara tostissima, totalmente al di fuori delle mie capacità. Con la grinta e la determinazione che le caratterizza hanno portato a casa un grande risultato. Arriva poi gennaio 2025. Cristina non vuole correre di nuovo questa gara e per Marta e Aurora sembra ovvio che a sostituirla devo essere io. Ci alleniamo sempre insieme, siamo affiatate, dicono che siamo una bella terna. Sì siamo proprio una bella terna, ma 42 km con 1000D+ a me spaventano da matti. Non ho mai corso una distanza così lunga e ho paura di non farcela... ci e penso e ci ripenso, poi riguardo le foto dell’anno precedente e tornano le emozioni che ho vissuto durante la loro gara. Mi decido. Dico sì, proviamoci! Iniziamo ad allenarci! Diamo il via all’avventura: decidiamo un giorno, il martedì sarà allenamento MO-RE.Ci impegniamo ogni settimana a vederci per condividere insieme la fatica delle ripetute in pista o sull’Adda, dei fartlek in salita e dei collinari. Che siano le 6 del mattino o le 7 di sera, che piova, che ci siano 30°C o che ci serva una frontale, facendoci forza a vicenda usciamo e maciniamo km di corsa. Si fa fatica e allo stesso tempo diventa un momento così bello, così speciale: quando c’è da rilassarsi ridiamo e scherziamo, quando per qualcuna è stata una giornata difficile troviamo parole di conforto e senza rendercene conto il nostro rapporto cresce, costruiamo fiducia, un legame. I mesi passano e arriva il fatidico giorno. Che peso dover aspettare fino alle 21.00 per la partenza. Portiamo le macchine a Erve per ammazzare qualche ora e poi a casa a prepararci. Abbiamo in corpo un misto di ansia e adrenalina che fa salire la voglia di correre. Ci siamo preparate, sappiamo che fino a Calolzio possiamo tenere un certo ritmo, poi si vedrà, dobbiamo parlarci e ascoltarci, capire come stiamo, cercare di dare il massimo e, regola numero uno: divertirci!Anche i nostri “bodyguard” sono pronti: Ale e Stefano ci seguiranno in bici UArticoli


L’ALMANACCO 2025 21con viveri, vestiti e un tifo da stadio! Siamo all’Arengario, sono le 21.00. Si parte. Il come è andata la gara poi lo sappiamo un po’ tutti: ci siamo divertite, abbiamo dato il massimo e grazie alle batterie infinite di Aurora non abbiamo mollato un colpo per riuscire a tagliare il traguardo come prima terna femminile. Abbiamo vinto. Abbiamo vinto molto più di una gara. Abbiamo vinto un legame che difficilmente verrà sciolto. Il martedì è sempre il nostro giorno, anche senza MO-RE, anche con obiettivi diversi, anche quando una è stanca e le altre hanno 100 di energia.Quando l’allenamento inizia dentro di noi sappiamo che è molto di più del “semplice” andare a correre. Il fare squadra, il creare legami parte molto prima del “via”.Monza Resegone 2025


22 A.S.D. FALCHI LECCOUArticoliDi Giacomo MainettiTre salmoni da Monza al ResegoneTutto comincia questo inverno, quando decido di preparare la mia prima maratona. Carico, motivato… e poi zac, la bandeletta si infiamma e mi impedisce di correre in piano. Risultato: niente maratona, demotivazione totale; fine inverno e inizio primavera buttati a disinfiammare il ginocchio in bicicletta, mentre tutti iniziano a divertirsi correndo le prime gare in montagna.Un bel giorno, l’amico Mauro Panzeri, che mi vede depresso e ha sempre delle idee geniali, mi propone di fare l’AMA, l’Alagna Monte Rosa. Io gli dico che è fuori di testa: ho corso quasi solo in piano, e lì ci sono tipo 3.500 metri di salita… e soprattutto 3.500 di discesa. Lui, tranquillo come se mi proponesse di andare a bere una birra, mi risponde: “Beh, se hai fatto piano allora facciamo almeno la Monza-Resegone!”.Al momento gli dico di no, ma poi ci penso: ho fatto qualche lungo in piano questo inverno e potrebbe essere l’obiettivo giusto per cambiare e uscire un po’ dalla mia comfort zone. Serve solo un terzo disgraziato. Proviamo con un paio di amici di Mauro: temporeggiano qualche giorno, ma poi ci bidonano. Tentiamo con qualche ragazza forte, di quelle che ci potrebbero tirare il collo: ma le donne sono troppo sagge per accettare. Alla fine, Mauro recluta suo nipote Alessandro, giovane universitario e triatleta che in piano va come un cavallo da corsa. Squadra Panzeri al completo, sponsor incluso: Panzeri Sergio Arredamenti. Manca solo allenarsi un po’ sul lungo.E qui iniziamo a dar sfogo alla nostra creatività per inventare allenamenti adatti a una gara un po’ particolare. Incastrare gli impegni quotidiani di due padri di famiglia e un universitario triatleta (che fa due allenamenti al giorno) è la prima grande sfida e ci costringe a orari discutibili. Prima uscita: giro del lago da 16 km e poi salita alla Capanna Monza. Salita infinita, la capanna sembra non arrivare mai. Una volta su, dobbiamo anche tornare giù fino a Erve e alla fine vengono fuori 30 km. Come primo allenamento non male, ma siamo distrutti. Mauro, che in salita tirava come un mulo, in discesa sbiascica e rallenta quando mancano solo un paio di km alla macchina.


L’ALMANACCO 2025 23Tre salmoni da Monza al ResegoneBlackout totale e carnagione cadaverica. Lo rianimiamo con barrette e gel e arriviamo alla macchina in qualche modo. Mauro si ricorda che se non mangia va in tilt, e tutti andiamo a casa con il pensiero di dover fare tutta quella salita dopo 31 km di piano, che ci terrorizza.Poi altri allenamenti: Olginate–Imbersago–Olginate, 30 km in piano alle 6 di mattina con variazioni, giro del lago e salita alla Stoppani, giro del Barro più giro del lago… e così scopro che, tutto sommato, anche correre in piano – se lo fai con un obiettivo e in buona compagnia – non è poi così male. Una sera, giro del lago di Olginate più salita a Galbiate. Venerdì sera, orario aperitivo: tutti in giro vestiti da serata, che ci guardano passare sulla ciclabile conciati come stracci bagnati. Però il feeling della terna cresce, e siamo quasi pronti. Mauro sembra aver imparato a mangiare durante lo sforzo. Ci viene in mente, a sole due settimane dalla gara, che potrebbe essere una cosa intelligente avere le magliette uguali e marchiate con lo sponsor. In qualche modo, dopo un po’ di equivoci e incomprensioni, riusciamo a recuperare da dei fondi di magazzino una maglietta verde fluo e una smanicata rosa salmone, taglia L, che ci consegnano pochi giorni prima della gara. Decidiamo di partire in gara vestiti da salmoni e poi cambiarci a Calco con la verde fluo, più visibile di notte.Giorno della gara: temporale con fulmini e grandine su Lecco, vento e ruota panoramica ribaltata dalla bufera…cominciamo bene! Io prendo il treno con uno dei nostri accompagnatori, mio papà, in bici elettrica, già lavati prima di partire. A Monza, per fortuna, smette di piovere. Alla partenza incontriamo amici, si chiacchiera, si ride. Allestiamo le bici di supporto: mio papà con cestino-barrette, il papà di Ale con porta-borracce da sei e cassa musicale (vera opera ingegneristica brevettata per l’evento), Elena (moglie di Mauro) con magliette di ricambio. Siamo pronti.I primi concorrenti iniziano a partire, ma noi siamo ancora tranquilli perché


24 A.S.D. FALCHI LECCOUArticolil’estrazione ha deciso che dovremo partire tra le ultime terne. Tra ritardi vari, va a finire che partiamo alle ore 22:15 (notare che io di solito alle 20:30 sono già in modalità “denti e a letto”). Ma l’adrenalina fa miracoli. Si parte dal palco, tra la folla. I 30 km di piano volano davvero in fretta, tra paesini, musica, tifo da stadio e il furgoncino della famiglia Panzeri che ci supera in continuazione e ci incita con striscioni e trombette.Fino a Calco e Beverate teniamo un buon passo costante, tutto procede liscio. Al cartello di ingresso a Olginate, Mauro inizia a perdere colore in faccia e a rallentare il passo. Smette di mangiare perché dice di avere mal di pancia. Prova a buttare giù un po’ di coca-cola e un gel, ma ha paura di peggiorare la situazione. Passiamo attraverso il Panzeri Fan Club a Olginate dove ci accoglie un sacco di gente. Mauro stringe i denti, ma non appena la gente inizia a diminuire, lui inizia a mollare (in tutti i sensi) fino a doversi fermare per… necessità urgenti.Da lì inizia la salita, che diventa ancora più lunga e impegnativa. In qualche modo Mauro tiene duro, e tra una “pausa tecnica” e l’altra lo aiutiamo ad arrivare a Erve. Qui, forse per il tè caldo, forse per la visione dell’amico Moreno, che ci accompagna fino alla Monza, o forse perché è rientrato nel suo habitat, Mauro si riprende e affrontiamo decisi la sterrata. Tra qualche crampo e la difficoltà a superare gente che, non abituata ai sentieri, è un po’ tesa e ha l’insulto facile, riusciamo a raggiungere il nostro traguardo. Sono ormai quasi le 02.30 di notte. Nonostante non fossimo riusciti a centrare l’obiettivo delle 4 h per pochi minuti, siamo soddisfatti: 13ª terna assoluta e ottimo tempo nell’ultima parte sterrata, nonostante gli acciacchi.Aspettiamo mio papà che non solo ci ha scortati in bici fino a Erve, ma ha abbandonato la bici e ha continuato fino in Capanna, giustificandosi con: “Non l’ho mai fatta questa gara e volevo vederla tutta”. Intanto beviamo qualcosa, saltiamo il ristoro con la polenta taragna perché il nostro stomaco non è ancora pronto e alle 03.00 di notte iniziamo a scendere. La discesa è più lunga della salita che, stanchi e al buio, non finisce mai. Tra una cosa e l’altra, arrivo a casa alle 05:30 del mattino, che sta sorgendo il sole. Alle 06:00 ho un appuntamento per andare a Premana a fare dei lavori; quindi, ho giusto il tempo per una doccia veloce e fuori di nuovo. Quella notte ho riscoperto che si può sopravvivere benissimo anche senza le solite 8 ore di sonno; basta ingannare la testa. In realtà questa cosa l’avevo già scoperta i primi mesi di vita dei miei figli, ma me ne ero già dimenticato.È stata una manifestazione bellissima, una gara epica e soprattutto un’avventura da raccontare e che consiglio di fare almeno una volta nella vita. Correre in tre è davvero speciale: si condivide tutto, dalla fatica agli allenamenti, dalle risate alle crisi di fame, dalla gara al viaggio per prepararla. Ringrazio Mauro di avermi convinto a fare questa mattata. Bella esperienza… che, ad oggi, non credo che rifarei. È comunque meglio correre sulle nostre montagne!


L’ALMANACCO 2025 25Tre salmoni da Monza al Resegone


26 A.S.D. FALCHI LECCOUArticoliDi Maurizio Del GiovanninoLa mia prima Maratona del cieloUn’idea malsana iniziata, come spesso accade, da un classico sondaggio di Ugo sul gruppo. Io che non avevo mai corso una gara superiore i 30 km, ho pensato di schiacciare quel “sì, senza dubbi”.Tra me e me mi son detto, prendiamolo come allenamento per un futuro buttarsi in queste gare da folli, cosa vuoi che sia una maratona in montagna? un paio di salite, un paio di discese con un bel panorama.Ecco, sul fatto “panorama” non è andata proprio così.Venerdì sera, partiti in direzione ponte in valtellina per alloggiare in casa mia e di Ale, dopo tante risate e un paio di chili di riso, pollo, patate mangiati intorno ad una tavola, ci siamo accorti che il tempo del giorno seguente non era dei migliori.Non bene come inizio per questa tipologia di gara.Ed eccoci in linea di partenza con una gran parte della squadra, senza nessuna aspettativa di come andrà la gara, e stranamente le emozioni non mi hanno causato tensione; tutto stava procedendo bene, pure il tempo sembrava tenere, un po’ di nebbia, freddo, qualche goccia fine, ma niente di che.3.. 2.. 1.. VIA! Gara partita. Gran parte della prima metà di percorso l’ho fatta con il buon Simo Gila e Ugo, tra una battuta e l’altra; man mano che salivamo di quota si notava un certo cambiamento climatico, fino a quando ci siamo ritrovati sotto secchiate d’acqua e fulmini, contornati da vento e fango.Una scena da film quasi.Dopo la prima metà di gara è iniziata la parte tecnica: una bella cresta, con varie salite per poi finire con un lungo discesone (fiume) fino all’arrivo.Mi sentivo bene, il clima era ideale, le gambe che giravano bene, l’alimentazione regolare, il fisico mi stava dicendo che potevo osare e mi son accorto di quanto fosse bello correre in questi ambienti, pur con questo tempo abbastanza al limite. Posso definirla come una di quelle giornate dove tutto ti gira in tuo favore anche se attorno a te sembra la fine del mondo.


L’ALMANACCO 2025 27La mia prima Maratona del cieloVerso l’ultima discesa, tra fango e pozzanghere simili a piscine, comincio a superare qualche atleta, capisco che sto andando forte ed ecco le ultime energie per tagliare il traguardo chiudendo 9° assoluto, fradicio, infreddolito, bianco cadaverico, incredulo della prestazione che ero riuscito a tirar fuori e con un sorriso a trentadue denti.Tagliare quel traguardo è stato più di una soddisfazione, è stato capire che ogni tanto serve buttarsi, anche senza sapere bene in cosa. Perché a volte, dietro un’idea malsana, si nasconde una delle esperienze più belle che potresti provare.P.S. C’è stato anche il terzo tempo e non ci siamo tirati indietro!!!


28 A.S.D. FALCHI LECCOUArticoliDi Laura BasileSkyrunning Italy CupLa Skyrunning Italy Cup è un circuito di 10 gare organizzato dalla Federazione Italiana Skyrunning. Ad ogni gara vengono assegnati dei punteggi in base alla posizione raggiunta e al termine del circuito vengono premiati i migliori 3 atleti di categoria (femminile e maschile), conteggiando i migliori cinque risultati ottenuti.Sapevo che questo circuito era di particolare interesse per i Falchi e, inizialmente, la mia intenzione era semplicemente quella di esserci per il piacere di stare in gruppo. Purtroppo, la mia stagione in montagna non è iniziata come speravo, un edema osseo al piede mi ha costretta a fermarmi per quasi 3 mesi impedendomi di partecipare alle prime gare del circuito: la Sky del Canto e il Trail dei Corni. Vedendo che le gare successive non erano esattamente alla mia portata per lunghezza e dislivello, mi sono posta l’obiettivo di partecipare a qualche gara solamente per portare punteggio alla squadra, senza prendere in considerazione l’idea di classificarmi nel circuito.Così sono partita con la Villacidro Skyrace (21km/1800 m D+) ad aprile, unabella trasferta di gruppo in Sardegna. In quel momento avevo bisogno di uno stimolo per ricominciare a correre e a gareggiare e quella era l’occasione giusta per me. Ma soprattutto, vuoi non fare qualche giorno in terra sarda? La partenza è stata traumatica: già al secondo chilometro mi sono ritrovata distesa per terra, iniziamo bene! Fortunatamente, sono stata poi raggiunta dalle mie compagne Marti e Marta e da Ste, e condividere i km con loro per me è stata una salvezza. Stare in gruppo mi ha aiutata molto nella gestione della distanza e a farmi forza mentalmente. Dopo tre ore di gara ho tagliato il traguardo in 6^ posizione.


L’ALMANACCO 2025 29Skyrunning Italy CupLa mia seconda gara nel circuito è stata la Valtartano Skyrace (19,8 km/1300 m D+). Non avevo mai corso questa gara e la scelta di farla è stata principalmente per due motivi: prepararmi per il mio obiettivo di luglio, il mini Giir di Mont e correre in posti nuovi. La giornata era veramente calda, in salita non sono riuscita a spingere come volevo, mantenendo sempre la quarta posizione. Dopo aver scollinato e una volta imboccata la discesa bella corribile come piace a me, sono riuscita a recuperare chiudendo al terzo posto e portando a casa una bella forma di formaggio!È stato a questo punto che ho iniziato a prendere maggiore consapevolezza e a pensare che forse avrei dovuto concentrarmi sull’intero circuito. Reduce da una settimana impegnativa in campeggio a Livigno seguita da una settimana a Bormio durante le quali dislivello e chilometri non si sono fatti mancare, ho deciso di partecipare alla Skyrace Valmalenco-Valposchiavo (30 km/1800 m D+). Non avendo mai preso parte a gare di queste distanze e non sapendo bene cosa aspettarmi, ho deciso di affrontarla senza troppe pretese, più come una sfida personale.Purtroppo, questa per me è stata la gara più difficile. Gambe e testa non ne volevano proprio sapere di fare fatica. Nonostante tutto porto a casa un 8° posto. Un po’ scoraggiata e fisicamente stanca, ho iniziato ad accantonare l’idea di continuare a seguire il campionato. La tappa successiva, la Rosetta Skyrace, sarebbe stata esattamente due settimane dopo, impensabile per me riuscire a recuperare in tempo vista la mia condizione fisica post-gara. Ma è proprio in questo momento che arriva il colpo di scena: durante una riunione in sede, scopro di essere seconda nella classifica generale!E io che pensavo di arrendermi! Incoraggiata da tutti a non mollare, ma intimorita dalle caratteristiche impegnative della gara, decido comunque di scrivere a Ugo per sapere se in caso di ripensamento fosse stato possibile recuperare un pettorale. La sua risposta: “Sei iscritta!”Così la domenica mi ritrovo in linea di partenza della Rosetta Skyrace (27 km/2200 m D+). Per rendere il tutto più “rilassante”, vengo chiamata tra le cinque favorite, circondata da nomi di altissimo calibro come Fabiola Conti, Martina Valmassoi, Elisa Sortini e Roberta Jaquin. Giusto per non creare troppe aspettative!Il mood gara era drasticamente cambiato: ora l’obiettivo era semplicemente finire. Terminare significava infatti ottenere le cinque gare obbligatorie per entrare ufficialmente in classifica. Anche questa tappa è stata dura, sia fisicamente che mentalmente, ma il ritiro non era un’opzione. Ho tagliato il traguardo in 6^ posizione.


30 A.S.D. FALCHI LECCOUArticoliUltima gara per me del circuito o meglio, così credevo, il Trail Grigne Sud (22 km/1800 m D+) sui miei adorati sentieri a Mandello del Lario. Nonostante le forti piogge, la manifestazione non si è fermata. Ero molto agitata quel giorno, però conoscevo il percorso e stavo bene, mi sentivo sicura. Ho gestito la gara con tattica e intelligenza ed è stata la mossa vincente. Sono riuscita a vincere la gara, è stata una soddisfazione immensa!Dopo questa vittoria mi ritrovo prima in classifica. Ero al settimo cielo, convinta di aver chiuso la mia stagione in montagna nel modo più bello possibile, fino a quando non scopro che entrambe le mie avversarie, Aurora e Camilla, si erano iscritte all’ultima gara, e questo avrebbe potuto stravolgere la classifica generale. Mi ritrovo ancora una volta di fronte a un bivio: rischiare di perdere la vetta o lanciarmi nell’ultima, lunghissima prova. IO 44 km? MA SIAMO MATTI? Eppure, il nostro presidente ci è riuscito anche stavolta e mi ha convinta a gareggiare. E quindi eccomi qua, alla Tartufo Running (44 km/2200 m D+) tappa finale del circuito Fisky e valida come campionato italiano Skymarathon. La notte prima non ho dormito praticamente mai, ero preoccupata ma allo stesso tempo esaltata all’idea di fare per la prima volta tutti quei km. Partiamo e cerco di stare con Aurora e Camilla. Sto bene e fino al 20° km sono io a guidare il gruppo. Un dolore forte al polpaccio mi costringe a rallentare ritrovandomi in quarta posizione. Cerco allora di stare con Aurora, anche lei dolorante, per aiutarci a vicenda. Siamo rivali in gara ma in questo momento lo spirito di squadra prevale. Mi riprendo e al 38° km vedo inaspettatamente Ugo. Grazie anche al suo incitamento riesco a raggiungere Camilla e a lasciarmela alle spalle. All’ultimo km vedo la prima donna, ci devo provare, penso. Così gli ultimi 400 m do tutta me stessa nella volata finale ma purtroppo per soli 2’’ non ci riesco terminando comunque in una splendida e inaspettata 2^ posizione. Sto scoppiando di gioia! Ho portato a termine 44 km e la vittoria del circuito è mia!Non tutti i mali infondo vengono per nuocere, l’infortunio che non mi ha dato la possibilità di fare le prime gare mi ha “costretto” a spingermi oltre i miei limiti partecipando a gare che in alternativa non avrei mai pensato di fare. È stata un’esperienza fantastica, non ho voluto accontentarmi e per me è stata una grande crescita personale!


L’ALMANACCO 2025 31Skyrunning Italy Cup


32 A.S.D. FALCHI LECCOUArticoliDi Andrea Grilli, Taddeo Bertoldini e Carlo ProserpioFalchi con le ali storte


L’ALMANACCO 2025 33Falchi con le ali storte Dicono tutti che i Falchi Lecco volano alti e veloci! Noi invece arranchiamo a zig zag, con il fiatone, mezzi sciancrati (“cadaveri”, in gergo tecnico) con qualche pezzo fuori posto… ma voliamo anche noi… solo un pelo più bassi e lenti. La vita ci ha regalato qualche sfiga di troppo, ma condividiamo un talento raro: quello di non prenderci troppo sul serio!Ho toccato anche la punta del 100% di invalidità, ma ora sono al 50% di tenacia e 50% cazzutaggine.Ho vinto una gara nel 2019. Ogni anno stravinta dal vincitore della Resegup (con record ogni volta), ma quell’anno non si è presentato e sono arrivato primo. Aleè.l traguardo è arrivare senza cadere.Cosa mi fa arrabbiare? Tutta la gente che non conosco che mi saluta vivamente, come se fossimo parenti. Il dubbio è: non me li ricordo io, oppure mi conoscono per quello che mi è successo?Sarei l’amico sfigato del protagonista. Che gliene succedono tutte ma non si arrende mai.Ogni giorno cerco di non pensarci che sono un invalido, leggere la carta dell’INPS con barrato sopra “audioleso” per me conta poco, cerco di essere alla pari con gli altri e poi per correre serve sentire?!Aver fregato il Capitan Ratti a Zegama (42 km) pochi metri prima al traguardo! Sono riuscito a raggiungerlo per poi tagliare insieme l’arrivo e vi giuro che lui è rimasto scioccato… Oh ragazzi a quei tempi fregare il capitano non era per niente facile!Quando andavo forte sono arrivato al 91% di invalidità, adesso ho un mediocre 60%. Però mi sono sempre concentrato sul 9% e sul 40%...Nessun record, nessun primato, però a metà degli anni 90 davo filo da torcere a Capitan Ratti nella tratta Milano P.ta Garibaldi Passante FerroviarioMilano P.ta Garibaldi Superficie: 300 metri con un buon dislivello. Ratti aveva ancora i capelli e ce la si metteva tutta per scappare da Milano il prima possibile. Bei tempi.Percentuali. L’INPS vi ha dato una percentuale di invalidità, ma voi come la interpretate? Siete all’80% di sfigae al 100% di tenacia?Avete mai avuto un record? Un primato? Un numero da scrivere sul frigo?Chi arriva primo, chi arriva ultimo, chi arriva e basta. Qual è il vero traguardo per voi?Cosa vi fa più arrabbiare: una sconfitta, una burocrazia o uno che dice “poverino”?Se lo sport fosse un film, voi sareste gli eroi, le comparse o i titoli di coda che sorprendono tutti?INTERVISTA a cura di Gigi Marzullo AAAAATTT Non ho paura di andare piano.. ma ho solo paura di fermarmi.. per me il traguardo è continuare a correre!Prima dell’incidente mi arrabbiavo quando non riuscivo a battere qualcuno, ora invece, con tutta sincerità, provo un po’ fastidio quando uno dice “poverino, come corri male”, ma ancora di più e quando uno dice “come mai sei rimasto dietro di me, di solito mi freghi sempre”. Ma ci saranno giornate no, giusto? Ci sono giorni che non sono al top della forma e testardo come sono anziché stare a letto preferisco comunque andare a correre!TT Io sono quello che inciampa, resiste, e alla fine (magari) arriva...CCC Arrivare prima del Tadd e di Andrew.C C’è solo una cosa che mi fa incavolare di più di quando il Tadd (praticamente con una gamba sola) mi sorpassa in salita, i tempi di attesa per una TAC!!!C La comparsa!! Come nella corsa: non brillo, ma ci sono.


34 A.S.D. FALCHI LECCOUArticoliPrima: Kima, in 8:35’48 - Dopo: Maggianico-Camposecco, arrivato penultimo, poco prima di Severino (90enne).La gara di casa il Giir di Mont (3h 48’ 34” - anno 2006). Dopo : arrivare.Prima: un ottavo posto in un trail (numero di partecipanti top secret!). Dopo: un paio di cento km terminante senza infamia e senza lode.La miglior prestazione “prima” e “dopo”?ATCKilian Jornet Burgada: Si è famoso per le sue prestazioni da superman, ma lo stimo per la sua voglia e audacia di fare pazzie in stile Bear Grylls.Alica Schmidt… e ho detto tutto.Alex Zanardi, per la determinazione e la leggerezza (non mi riferisco a quella fisica…).Se poteste rubare per un giorno il corpo di un altro atleta (vale tutto, anche Danilo Brambilla!), chi scegliereste?ATCTutte e tre, soprattutto l’ultima.Uno stakanovista!Non posso rispondere: ho due figlie (femmine)… e lo specchio è solo in bagno.Cosa vedete nello specchio prima di una gara: un guerriero, un folle o un miracolo ambulante?ATCUna maglietta Salomon formato XXL orribile, ma è un ricordo felice perchè premio ad una gara non facile.Di aver concluso la prima (ed ultima) sky ultra di 60 km (3.800 mt D+) con una gamba “sola”.Una pancetta alla Maggianico-Camposseco. Davvero!La medaglia più bella che avete mai vinto… non era una medaglia, vero?ATCLe visite per il rinnovo della patente ogni anno.La terza.Una pancetta alla Maggianico-Camposseco. Davvero!Cosa temete di più: una gara sotto la pioggia, un fisioterapista motivato o la frase “Tanto per te è già tanto arrivare”?ATC


L’ALMANACCO 2025 35Falchi con le ali storte La “gamba di legno” il giorno dopo una corsa mi bussa tutto il giorno, quella mentale bussa prima.Il dolore fisico e quello mentale: chi vince nella vostra classifica personale?AT Quello mentale.C Al dolore mentale ti puoi o ti ci devi abituare a quello fisico no.Tra le disgrazie dei Falchi con le ali storte, la tenacia e la determinazione di Taddeo non hanno eguali. Ogni anno partecipa a 1200 (o forse più) gare di Skyrunning.Senza nulla togliere al buon Carlino.. il più forte è il grande Andrew.Senza nulla togliere al buon Tadd… ma l’Andrew Grilli si merita il gradino più alto del podio.Tra voi tre, chi è il più forte?ATCRicordo le gare lunghe che facevo e mentre percorro lo stesso percorso penso che sia diventato il doppio più lungo. Anche se faccio il tracciato corto della stessa gara ci metto comunque di più di quando facevo la lunga, quindi direi che il passato è davanti che mi beffeggia.A volte penso ma se non fosse successo quell’incidente oggi correrei forte come Brambilla ?! giuro che ogni tanto ci penso e a volte mi fa star male.Qualche volta si.. e non sta né davanti e neppure dietro ma è fisicamente ed emotivamente dentro!Quando correte, corre anche il vostro passato? E se sì, vi sta davanti o dietro?Tre Falchi, tre modi di scalare i monti e le sfighe della vita. É stato bello raccontarci e ridere… e anche commuoverci.. ma adesso è ora di allacciare di nuovo le scarpe (e i vari tutori..) e di andare… su, ancora su… anche se le ali sono storte!Andrea Grilli, alias “Andrew” (perché Grilli mi sembrava abbastanza internazionale), nel 2019 decido che un allenamento normale non basta: serve un po’ di ghiaccio, un po’ di adrenalina e, perché no, un volo panoramico gratuito. Così, in vetta al Resegone, alle sei di mattina – quando la gente normale ancora dorme abbracciata al piumone – scivolo su una lastra di ghiaccio come Bambi alle prime armi. Nella caduta picchio la testa, perdo i sensi e, non contento, mi infilo in un crepaccio facendo circa 300 metri di dislivello in stile “scivolo dell’acquapark”, ma senza acqua e senza ciambellone gonfiabile. Rimango lì, svenuto e in coma per due ore, fino a quando un escursionista di passaggio (probabilmente in cerca di funghi o di pace interiore) mi trova e chiama i soccorsi. L’epopea continua: in elicottero vado in arresto cardiaco, giusto per mantenere alta la tensione narrativa, e vengo portato di ospedale in ospedale come una rockstar in tour. Nel frattempo, perdo quasi un piede. I medici, con due chiodi, quattro preghiere e probabilmente un po’ di scotch, riescono a fissarlo al corpo. Arriva Natale: mi sveglio dal coma, confuso come uno che ha fatto serata lunga, e inizio a lanciare bestemmie a ogni suora che passa (non proprio il presepe vivente che ci si aspetta, ma tant’è). Da lì inizia il mio lungo recupero. Sei mesi dopo, torno in pista: riallaccio gli scarpini da corsa, anche se un po’ più lentamente, con le ali ammaccate… ma sempre costante. Perché puoi pure cadere in un crepaccio di 300 metri, ma se sei testardo, niente ti ferma: al massimo ti rallenta giusto un attimo.Taddeo Bertoldini alias Tadd: sono sordo sin dalla nascita, porto le protesi acustiche per sentire quel poco che mi resta… e quando sono stufo stacco tutto. Nel 2007 ho avuto un brutto incidente stradale e poi un lungo calvario per sistemare al meglio la caviglia (6 interventi), ma niente da fare. I medici mi hanno detto di cambiare sport… col cavolo! Finchè riesco a sopportare il dolore voglio andare avanti! Carlo Proserpio alias Carlino: verso i 16 anni mi viene diagnosticata un’insufficienza renale con cui convivo pacificamente per circa 20 anni, quando le cose peggiorano c’è poco da fare: dialisi!! Ripongo le scarpe da corsa nell’armadio…che la sfida vera in quel periodo è di arrivare a fine giornata… Poi una telefonata “abbiamo trovato il pezzo di ricambio!”. Dopo il trapianto, con un rene nuovo e una manciatina di farmaci da trangugiare ogni giorno, (ri)allaccio le scarpe e via.ATC


36 A.S.D. FALCHI LECCOUArticoliCorrendo i sentieri di Villacidro si esplorano diversi mondi, questo, avendo partecipato anche lo scorso anno, già lo sapevo e ricordavo anche l’enorme fatica ad affrontare il percorso per nulla banale. Questa volta decido di partire con “calma” godendomi i primi km tutti corribili nel bosco e pensando a divertirmi. Dopo ci saranno da affrontare tratti più tecnici e ci vogliono le gambe. Sulla seconda salita mi ritrovo in gruppo con Laura, Marta e Stefano, ci tiriamo a vicenda e tutto diventa più leggero, ci godiamo il panorama della salita verso la vetta del Santu Miali e poi giù verso un bellissimo single track in cresta prima di affrontare l’ultima salita. Qui, al km 14, mi “spengo” e i miei compagni proseguono a gran passo. Ci rivediamo al traguardo sorridenti, soddisfatti e tutti stremati! Questa gara mette a dura prova e domani il bagno al mare è più che meritato!Martina ParentiD i M a r t i n a , M i r c o , A l e s s i a , A n t o n e l l a , M a u r i z i o e L o r e n z o Villacidro 2025


L’ALMANACCO 2025 37Villacidro 2025 Villacidro Skyrace, una gara che mi è entrata nel cuore. Quattro salite e quattro discese che si susseguono con brevissimi intermezzi in piano. Il tratto centrale della gara molto selvaggio, a tratti si seguono le balise senza un vero sentiero, con un paesaggio completamente diverso da quello alpino/prealpino a cui siamo abituati. La vista che nelle belle giornate permette di vedere il mare dagli scollini più alti. Questo mix rende la Villacidro Skyrace una tappa unica del campionato italiano di skyrunning! Impossibile non essere al via anche il prossimo anno!Una gara magnifica, salite toste ma ripagate dai panorami stupendi, nonostante il tempo nuvolo e il forte vento in cima.Unica pecca: la mia scarsissima tecnica in discesa, da migliorare per il prossimo annoMIRCO COLOMBOALESSIA D AMICo


38 A.S.D. FALCHI LECCOUArticoliMissione Sardegna per i Falchi di Lecco: giovani, veloci e... accompagnati da me, l’infiltrata senior reduce da una maratona e pronta a dare battaglia (più o meno).Mentre loro sfrecciavano come stambecchi, io arrancavo con la grazia di un muflone... finché non ho regalato un volo da manuale e un livido degno di un post su Instagram (che, ovviamente, non ho!!!).Eppure, tra scivolate, risate e incitamenti, il vero spettacolo è stato sentirsi squadra: un gruppo in cui l’età si dimentica, le fatiche si dividono e ogni passo conta come una piccola vittoria condivisa.Alla fine, porto a casa gambe stanche, un livido che racconta la sua storia e un sorriso grande. Perché con i Falchi si vola sempre… anche se, a volte, si plana con uno stile tutto personale!Nuovo anno e stessa trasferta super super apprezzata con il team di cui faccio parte, Asd Falchi di Lecco!! I ragazzi, ormai amici di Villacidro, come l’anno precedente ci hanno fatto rimanere senza parole, accoglienza 10 e lode e una gara super organizzata, molto bella, caratterizzata da ogni elemento che può definire una skyrace.Ci rivedremo l’anno prossimo! Big up anche per l’organizzazione del nostro super presidente Ugo!ANTONELLA CRUCIFERO MAURIZIO DEL GIOVANNINO


L’ALMANACCO 2025 39Villacidro 2025 Dopo la bella esperienza dello scorso anno, il gruppo Falchi e amici anche quest’anno decide di partecipare alla trasferta sarda: località Villacidro. Organizzazione, come al solito, impeccabile nelle mani di Ugo, dopo una giornata passata a sistemarsi tra volo macchine e case, e fare la obbligata spesa, arriva il giorno della gara. La sveglia è presto, la colazione è dolce e il clima pre-gara è un po’ teso e un po’ divertente. Dopo aver ritirato i pettorali ed aver fatto i classici 10 minuti di riscaldamento (e la classica foto di rito Falchi), la gara inizia. Decido di partire in controllo, abbastanza nelle retrovie, per fare la prima salita in progressione senza strafare, e con il mio compagno di squadra Mao superiamo svariati avversari e amici, in discesa lui va via ma sulla seconda salita riesco a riprenderlo e continuiamo così fino all’ultima discesa dove mi mette la freccia e se ne và. La gara è bella, alterna salite dure a tratti corribili e un mini tratto tecnico con qualche roccia e qualche catena, gli scorci sull’isola fanno sentire un po’ meno la fatica e finisco la mia gara arrivando con Ugo, anche lui come me abbastanza cotto. A traguardo è sempre bello: sorrisi, foto e compagnia è la giusta ricetta per l’inizio di un terzo tempo con i fiocchi, fatto da birrette e musica, il pomeriggio vola e la sera arriva presto, le gambe sono indolenzite ma le energie per sedersi a tavola ci sono sempre! Cena tra squadra e si torna verso casa tra risate e musica, spettacolo!Il giorno post gara si decide di fare una corsetta sul mare, le gambe non sono troppo d’accordo, ma il programma della giornata è una bella grigliata: bisogna arrivare affamati!! Dopo un’oretta molto tranquilla a corricchiare sulle spiagge e sull’asfalto prepariamo la casa alla giornata! Chi cucina, chi pulisce, chi apparecchia, a ognuno il proprio compito (tranne Mirco) e per pranzo siamo tutti seduti a mangiare e bere vino vinto dai miei compagni in gara. Tra un bicchiere e una salamella vola un’altra giornata, è già sera ed ormai è ora di tornare al nord! Aver la possibilità di fare queste trasferte o meglio, esperienze, mi fa capire quanto è bello avere un gruppo con la stessa passione per la corsa pronto a divertirsi in gara e post gara! Arrivederci Villacidro!LORENZO ALIPPI


40 A.S.D. FALCHI LECCOUArticoli1200 chilometri, 6.500 metri di dislivello positivo, 11 giorni totali. Non è il racconto di una gara, ma quello di un viaggio autentico, nato da un’idea semplice: pedalare in libertà, lontano da tutto. Alessandro Crippa, membro dei Falchi Lecco, e Alessandro Sozzi (@supersozzi) hanno attraversato la Namibia in sella alle loro biciclette, spinti dalla voglia di scoprire cosa c’è oltre l’orizzonte.La rotta è stata chiara fin dall’inizio: da Noordoewer, al confine con il Sudafrica, fino a Walvis Bay, affacciata sull’Oceano Atlantico. Dieci giorni di pedalate e notti in tenda, tra piste sterrate e deserti sconfinati, in un ambiente tanto ostile quanto magnifico. In media 120 chilometri al giorno, sotto un sole implacabile, con vento costante e paesaggi che cambiano lentamente, lasciando spazio al silenzio e all’essenziale.In Namibia nulla è semplice: il terreno è duro, la sabbia frena ogni pedalata, il caldo mette alla prova e l’acqua è un tesoro da dosare con attenzione. Ma è proprio in questa difficoltà che nasce la bellezza del viaggio. Ogni chilometro diventa una conquista, ogni salita una sfida personale, ogni sera un piccolo traguardo condiviso. Le notti in tenda, i cieli stellati e l’assenza totale di rumore hanno trasformato questa avventura in un’esperienza profonda. Non è stata una gara, ma un percorso fatto di resistenza, complicità e libertà. Lo spirito è quello che da sempre unisce i Falchi: passione, determinazione e amore per l’essenziale. Che si corra sulle montagne lecchesi o si pedali tra i deserti africani, l’anima è la stessa: andare oltre, insieme, con il cuore leggero e lo sguardo puntato lontano.Di Alessandro CrippaBikepacking in Namibia: due Alessandro tra deserto e libertà“Pedalare lì è come stare sospesi nel tempo non c’è nulla che distragga: solo tu, la strada e l’orizzonte infinito.”


L’ALMANACCO 2025 41Bikepacking in NamibiaDistanza totale: 1.200 kmDislivello positivo: 6.500 mDurata: 20 giorni effettivi di bikepacking 11 (10 pedalanti)Itinerario: Noordoewer (confine Sudafrica) -> Walvis Bay (Oceano Atlantico)Media giornaliera: 120 kmCondizioni: caldo intenso di giorno, freddo 3°/4°C di notte, vento costante, terreno sabbioso e piste sterrateAlloggio: tenda e bivaccoEquipaggiamento: bicicletta Gravel con setup da cicloturismo, completa autonomiaBOX TECNICOBikepacking Namibia 2025


42 A.S.D. FALCHI LECCOUArticoliDi Aurora BosiaGrigne SkymarathonOrmai tutti sanno che mi piace gareggiare. Quando c’è una corsa da correre, non mi tiro mai indietro.Ma tra tutte le gare, ce ne sono alcune che mi entrano davvero dentro, che sento mie.L’anno scorso è stato il Kima. Quest’anno, invece, non poteva che essere la Grigne Skymarathon.Dopo un inizio di stagione complicato, in cui faticavo persino a correre piano in salita, agosto (con le giornate lunghe e un po’ più di tempo per allenarmi) mi ha permesso di ritrovare le energie che mi erano mancate per mesi.Dopo due gare in cui ero finalmente riuscita a correre forte (per i miei standard), mi sono presentata a Pasturo con una sola grande voglia: mettermi in gioco.Dentro di me sentivo che stavo bene. La giornata era perfetta: cielo senza una nuvola, aria frizzante e quell’energia speciale che solo la linea di partenza di una gara così sa regalare.In mezzo al gruppo dei Falchi parto con un pensiero fisso: sono pronta a fare fatica e divertirmi, ma soprattutto pronta ad arrivare davanti al Pres. UgoliniLe sensazioni sono buone fin da subito: la traversata bassa scorre via controllata, senza forzare, ma a un ritmo deciso. Mi godo il gruppo e quei saliscendi che, con le gambe fresche, diventano quasi divertenti.Poi, correndo verso il Rifugio Porta, lo vedo: eccolo lì, il presidente… e dentro di me una voce dice: Au, non fartelo scappare!Ma in discesa sparisce. “La gara è lunga”, mi ripeto.Proprio in salita, dove di solito mi stacca (e continuerà a farlo nelle prossime gare) questa volta lo supero. Un piccolo gesto, ma sufficiente a farmi capire che forse sì, oggi è la mia giornata.Al Rosalba arrivo terza tra le donne. Quasi non ci credo.Mi ripeto soltanto: fregatene, divertiti e continua a spingere.E così faccio. Il sentiero Cecilia è puro divertimento: catene, passaggi tecnici, il fiato corto ma il cuore pieno.A un certo punto vedo la seconda donna, è lì, davanti a me.Incitata dal pubblico incredibile (che ha reso tutto ancora più emozionante) decido di forzare la salita.Vedo Mirco e Simo Gila che mi caricano a mille, e riesco a raggiungerla. Al ristoro passo davanti (seconda!) ma dura poco: in discesa mi riprende e scappa via.


L’ALMANACCO 2025 43Grigne SkymarathonLa gara però è lunga, e io sto bene. Corro, mi godo la temperatura, le gambe che bruciano, ma anche la consapevolezza di avere ancora energia, voglia, presenza.Non mi guardo mai indietro, solo avanti.Nel canale Cassin la rivedo di nuovo, ma decido di stare tranquilla, sapendo che al Bietti mi aspetta il tifo dei grandi Falchi.Ed eccoli lì: passaggio da pelle d’oca.Grazie ragazzi, mi avete dato una carica pazzesca. Da lì ho aperto il gas: sapevo di potermi giocare qualcosa di importante e ho iniziato a spingere.Al Bogani mi caricano a mille, e lì decido di andare all in verso il Brioschi.È stata dura, ma ho dato tutto. Forse in modo un po’ ingenuo, forse perché, guardando l’orologio, ho capito che stavo facendo una grande gara.Qualcosa dentro di me si è acceso, e arrivare in cima al Brioschi in seconda posizione è stato qualcosa che neanche nei miei sogni migliori avrei immaginato.Ma tutte le storie belle hanno il loro momento di difficoltà.Eccola, la mia: la discesa interminabile e tecnica fino al Pialleral.Crampi a non finire, sono caduta sei o sette volte, il corpo non ne aveva più.Ma ero lì, mi stavo giocando qualcosa di troppo bello per mollare.Al Pialleral c’erano i miei genitori.Volevo far capire loro quanto tengo a questo sport, e che forse no, non sto buttando via il mio tempo ad allenarmi così tanto.


44 A.S.D. FALCHI LECCOUArticoliHo spinto con tutto quello che mi restava.Chiudo la Grigne in terza posizione, in 6h41 (un tempo che non avevo neanche mai sognato).E soprattutto… davanti, per la prima volta, al mitico Presidente. Un grazie immenso a tutto il team: nei momenti “no” c’è sempre stato qualcuno pronto a supportarmi, ad aiutarmi, a condividere questo lungo viaggio.Far parte di un gruppo così è, per me, la prima grande vittoria.E grazie, Grigne Skymarathon: mi avete ridato la giusta motivazione e la voglia di sognare in grande.Ora sul calendario c’è già una data cerchiata in rosso: Trofeo Kima 2026.


L’ALMANACCO 2025 45Grigne Skymarathon


46 A.S.D. FALCHI LECCOUArticoliSi parte dal New Jersey, dove vive mio fratello. Appena arrivo, lui mi accoglie con il suo miglior consiglio da survival americano: “Quando vai a correre, porta un campanello… così se incontri un orso, almeno lui scappa.” Ottimo. Io che pensavo a una corsetta tranquilla nel bosco, mi ritrovo a fare ripetute degne dei 100 metri olimpici con l’immagine dell’orso dietro di me. Paesaggi splendidi, boschi silenziosi, scoiattoli che mi osservano e cuore a mille. Alla fine della corsa, ricompensa in perfetto stile americano: pancake al burro d’arachidi. Altro che gel energetico.Dopo qualche giorno di “allenamento da fuga”, si vola da New York a Denver per iniziare il tour dei parchi. Prima tappa: Rocky Mountain National Park. Il jet lag mi tiene sveglia tutta la notte e, alle prime luci dell’alba, decido di combatterlo come ogni runner sa fare: con una corsa. Obiettivo del giorno: fare il giro completo del Grand Lake. Paesaggio da film (casette in legno, monti riflessi sull’acqua e silenzio) ma ovviamente qualche strada chiusa mi costringe a improvvisare. Dopo mille deviazioni e false speranze, mi ritrovo con 13 km nelle gambe e il giro ancora incompiuto. Però il panorama, quello sì, era perfetto. Per recuperare le energie, mi butto su un muffin grande quanto la mia testa e un caffè americano che sembrava una flask da un litro.Da lì si riparte verso Moab. Dopo aver visitato il magnifico Arches National Park, mi sveglio carica per una corsa nel deserto… peccato che a Moab i semafori siano più dei runner. Verde, rosso, verde, rosso: una corsa spezzata come un allenamento di fartlek urbano. Alla fine, più che sudata, sono esasperata!Il viaggio continua verso Page, dove prima di ammirare il magnifico Bryce Canyon, mi concedo una corsetta. Diciamolo: la corsa è sempre la scusa perfetta per vedere un posto nuovo (o per giustificare la colazione XXL post-allenamento).Tappa successiva: Las Vegas e poi la Death Valley. Qui mamma impone il veto assoluto: “Con 45 gradi non si corre nemmeno per scherzo.” E per una volta obbedisco (con un po’ di sofferenza interiore). L’unico sprint lo faccio per raggiungere l’unica zona d’ombra disponibile. In compenso, ho bruciato calorie solo guardando il termometro.Da lì saliamo verso Sequoia National Park, dove decido di regalare ai miei genitori una notte in un ranch nel nulla più totale. Silenzio, stelle e mucche al pascolo. Al mattino, corsetta tra recinti e prati, con cavalli curiosi e cani che sembravano pronti per una staffetta. Una corsa in compagnia decisamente insolita, ma indimenticabile.Proseguiamo poi verso Yosemite: un sogno per ogni amante della natura. Settembre 2025. Obiettivo dichiarato: rilassarsi. Obiettivo reale: trovare ogni occasione possibile per infilarsi le scarpe da running e scoprire l’America un chilometro alla volta.Di Francesca ColomboCronache di una falchetta in fuga dal jet lag


L’ALMANACCO 2025 47Cronache di una falchetta in fuga dal jet lagPasseggiate tra cascate, panorami incredibili e l’immensa parete dell’El Capitan che mi lascia senza parole. Anche qui non può mancare la corsa di rito: a Mariposa trovo un percorso tranquillo ma breve, e per evitare la superstrada finisco per fare quattro giri da 3 km. Allenamento circolare con vista, ma mi rendo conto di quanto siamo fortunati noi lecchesi ad avere il lago e le montagne a due passi da casa.Ultima tappa “vera” di corsa: Monterey. Mi sveglio presto per salutare l’oceano all’alba e le foche che si godono il sole sugli scogli. Correre qui è poesia: luce dorata, profumo di salsedine e la sensazione di essere dall’altra parte del mondo, ma perfettamente nel mio elemento. Colazione finale con muffin ai mirtilli e caffè bollente guardando le onde: chiusura perfetta.Gli ultimi due giorni li passo a San Francisco, dove (complice la poca fiducia nel quartiere e qualche consiglio “prudente”) mi tocca il tapis roulant dell’hotel. Un’ora di corsa davanti a un muro bianco, ricordando con nostalgia orsi, mucche e canyon.E così si chiude una vacanza magnifica, tra paesaggi da sogno, colazioni indecenti e chilometri improvvisati. Dovevo rilassarmi… ma, diciamocelo, “rilassarsi” è solo la scusa ufficiale: nella realtà mi sono ritrovata a correre più del solito, mangiare più del necessario e collezionare storie degne di un falco iperattivo. Ma diciamolo: non c’è modo migliore di conoscere un posto nuovo che a passo veloce, respirando l’aria, ammirando ogni angolo e, ogni tanto, agitando un campanello… giusto per sicurezza!


48 A.S.D. FALCHI LECCOUArticoliC’era una volta, in un tempo in cui le mappe erano fatte più di nebbia che di inchiostro, un giovane skyrunner di nome Gualtiero da Pedalburg nella contea di Sellavento. Orgoglioso membro della setta degli skyrunners ma proveniente dal rione dei cicloturisti, Gualtiero sognava di diventare un giorno un bikepacker con nuovissime scintillanti borse da telaio in goretex; doveva però accontentarsi di viaggiare con il portapacchi stracarico di borse pesanti e non impermeabili.Insomma un pannolato ma come in tutte le favole che si rispettano il protagonista vuole cercare un’ascensione sociale e non si fa demoralizzare da nulla.Il giovane skyrunner prende quindi la sua fida bicicletta della Decathlon da poche centinaia di dobloni e si avventura alla scoperta di lande desolate e alla ricerca di se stesso.Le prime sfide sono affrontate in solitaria come la scalata dell’impervio e tanto temuto monte Zoncolan o lo sconfinamento oltre la Sella di Razzo, un valico meno ripido ma che mette a dura prova Gualtiero a causa delle temperature molto basse.Il protagonista raggiunge una carovana di amici in viaggio anche loro con le bici, quasi tutte prodotte dalla fabbrica transalpina perché anche loro sonosquattrinati come Gualtiero.Alcuni però erano riusciti a riscattarsi ed eranoentrati nel ceto dei bikepackers con borse affusolate e aerodinamiche che seguivano le nuove leggi della fluidodinamica studiate dal saggio Leonardo Da Vinci.Il morale rimane alto nonostante le differenze di estrazione sociale e le pedalate in compagnia si rivelano molto piacevoli, con paesaggi incantevoli e serate passate a chiacchierare e a giocare al giuoco delle carte o a quello del tennis da tavolo.Numerosi sono i confini varcati dalla combriccola: regno Italico, provincia Slovena dell’impero Turco-Ottomano, il principato dell’impero AustroUngarico e infine nuovamente il regno Italico nella contea indipendentista del Sudtirol. Ogni volta sembrava di essere nella pellicola di Troisi e Benigni: “Chi siete? Cosa portate? Sì, ma quanti siete? Un fiorino”Il momento di separarsi purtroppo è arrivato e Gualtiero continua il suo viaggio nuovamente in solitaria alla ricerca del suo sacro Graal: la fatica. Come i monaci buddhisti che per ascendere spiritualmente corrono una maratona al giorno allo stesso modo il nostro protagonista scala un passo alpino al giorno: il Tonale poi il Gavia e infine lo Stelvio. A metà di Di Nicola CastellazziCronache di un ciclista erranteGualtiero da Pedalburg


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