The words you are searching are inside this book. To get more targeted content, please make full-text search by clicking here.
Discover the best professional documents and content resources in AnyFlip Document Base.
Search
Published by radiaz66, 2016-03-05 04:49:16

libro

libro

In espiazione dei nostri peccati 101

Quando l’uomo coscientemente pecca grave-
mente, qualcosa si spezza dentro di lui, sente che una
parte di sé, intangibile, preziosa, va perduta, dispersa.
Percepisce che si crea disordine, bruttezza e mancan-
za di significato, dentro e intorno a sé.

Può cercare di ignorare e di difendersi in vari
modi da questi stati di sofferenza interiore. Ma la col-
pa, per quanto relegata nel profondo (anzi di più, se
sepolta nel profondo) permane e toglie la pace e la
gioia di vivere.

C’è da riflettere sul fatto che solo nell’uomo si ri-
scontra il senso del peccato. Il rimorso è una caratte-
ristica del suo status, non risulta infatti che gli anima-
li provino tali turbamenti di coscienza.

L’uomo peccatore sente che deve rimettere le
cose a posto, deve riparare, ma comprende anche che
non ha gli strumenti per farlo.

Ottenebrato da un dolore senza speranza, in alcu-
ni casi disgraziati, può attentare alla propria vita per
espiare, per cancellare, per ristabilire una armonia e
una giustizia che percepisce infranta.

Nel profondo, però sa anche che il gesto più
estremo non giova, che non è in suo potere ricostitui-
re ciò che è andato perduto; anzi, sente che ucciden-
do se stesso non ristabilisce l’ordine e l’integrità origi-
naria, ma che aggiunge ingiustizia a ingiustizia arren-
dendosi alla disperazione e alla sconfitta.

I popoli antichi avevano trovato un espediente
per allontanare i castighi che temevano e per sopire i
sensi di colpa: offrivano agli dei offesi, in espiazione

102 Egli conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome

dei propri peccati, sacrifici animali e, a volte, anche
umani, per placarne l’ira.

Non si rendevano probabilmente conto che, in
alcune circostanze, la dea più difficile da placare è la
propria coscienza risvegliata.

Nel Vecchio Testamento c’è un salmo, il 50, che
con le sue parole apre una strada di salvezza all’uomo
peccatore.

Davide, l’autore del salmo, a differenza di Giuda,
ha la grazia e la forza di alzare gli occhi dalla propria
colpa per volgerli al suo Dio e per chiedere a lui aiu-
to. Chiede un miracolo impossibile all’uomo: «Lava-
mi da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato...
Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno
spirito saldo...».

Giustamente dice: «Crea in me, o Dio, un cuore
puro» perché sente che per ripristinare l’innocenza e
la perfezione originaria, per allontanare il «vuoto» e la
«tenebra» che costituiscono il peccato, bisogna far ri-
corso ad un’opera creatrice. Sa che solo Dio può crea-
re o ricreare un cuore puro. E Dio risponde al grido
dell’uomo pentito e sofferente.

Gesù-Dio, in unione di volontà con il Padre e
con lo Spirito Santo, si fa uomo, perché non pensa,
ad ogni nostro peccato come Caino: «Sono forse io il
custode di mio fratello?», o come i sommi sacerdoti:
«Che ci riguarda?». Egli che ci ama, con tutto l’amore
di cui è capace, si fa prossimo e stende per noi sul le-
gno della croce le braccia del Padre prodigo di amore,
braccia tanto grandi da accogliere ogni singolo uomo
e l’intera umanità. Nell’orto dei Getsemani si fa asse-

In espiazione dei nostri peccati 103

diare dai peccati del mondo che, come un branco di
cani feroci, lo circondano, lo schiacciano durante l’o-
ra della passione e, infine, lo “annullano” nella morte
(Sal 21, 13-22). In lui, Dio, che ha viscere di miseri-
cordia, assume su di sè ogni nostra colpa, se ne fa ca-
rico.

Con mani pure, il Figlio dell’Uomo, solidale con
ogni essere umano, offre dall’altare della croce, come
Sacerdote dell’umanità, il suo Sì accanto a tutte le
nostre ribellioni.

Così, da Buon Pastore, Gesù conduce a salvezza
il suo gregge attraverso “la valle dell’ombra e della
morte” (Sal 22, 4) fino alla completezza dell’essere
nella risurrezione.

A ciascuno di noi, quando riconosciamo le nostre
colpe, non importa quanto grandi, dice con i fatti:
«Fidati figlio, va in pace, il tuo peccato è stato distrut-
to, non esiste più, perché io, agnello espiatorio,

mi dono come vittima al tuo bisogno di giu-

stizia. io, dio, sono la completezza e la vita

ed ho il potere di creare e ricreare cose

nuove, di disperdere ogni tenebra. vedi, ora

in me, l’offerta espiatoria è adeguata e ac-

cettata, accettala anche tu, sta in pace. Fi-
dati, Io, Dio, te lo affermo con la mia morte e risurre-
zione. Per la mia risurrezione credi anche nella tua,
dalla colpa e dalla morte.

Appoggia il tuo capo sul mio costato trafitto, sen-
ti i battiti del mio cuore misericordioso e gioisci
della tua purezza rinata. Sta in Pace».



Dalla morte è tratta la vita.
Creare attraverso il limite

C’è stato qui sulla terra, un momento lontano
miliardi di anni, in cui è successo un fatto straordina-
rio: qualcosa, particolari condizioni ambientali, even-
ti forse preparati negli abissi dello spazio e del tempo,
hanno fatto scattare la scintilla della vita sul nostro
piccolo, apparentemente insignificante pianeta. Non
ci è dato sapere, per ora, se qualcosa di simile sia acca-
duto in altri mondi e in altri tempi.

Da minuscoli semi di vita, drammaticamente so-
spesi fra l’essere e il non essere, ne sono germinati al-
tri ed altri ancora, in lunghissime catene, in ramifica-
zioni sempre più complesse.

La morte di un essere, nell’economia dell’insie-
me, non era e non è una catastrofe, come è, invece,
per ogni creatura la propria fine.

Infatti molti di quei «semi», prima di finire, ne
generavano altri sempre più complessi, con possibili-
tà e attitudini nuove; e ogni creatura, per quanto pri-
mitiva, inconsapevolmente svolgeva e svolge un suo
compito lasciando un’infinitesima impronta nella
successiva.

Di ogni vivente rimaneva e rimane un residuo

106 Egli conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome

chimico che prima o poi entra a far parte del ciclo vi-
tale di altri.

La morte stessa di ondate successive di esseri di-
venta chance di sopravvivenza per gli ultimi arrivati
perché chi muore lascia materiale organico e spazio ai
nuovi. Lascia anche un’impronta biologica. Infatti,
«presto» negli abissi del tempo, alcune strutture ebbe-
ro il potere di replicarsi obbedendo a leggi precise e
trasmisero, di generazione in generazione, i caratteri
favorevoli alla sopravvivenza.

Sembra così attuarsi fra ogni essere vivente, dal
più semplice al più complesso, una efficace staffetta
in cui la vita diventa il testimone che deve compiere il
suo percorso passando da creatura a creatura.

A ben considerare dunque, in questa parte di
realtà a noi nota, in cui l’esistenza non sembra ancora
completamente estratta dal nulla, succede una cosa
meravigliosa: che proprio la precarietà, la finitudine,
rende possibile ad altra vita di germinare. Quindi an-
che il lato negativo dell’essere permette al positivo di
emergere.

Mi chiedo: cosa sarebbe successo, cosa succede-
rebbe, se ad un certo punto la vita, sul nostro pianeta,
smettesse di morire? Che cosa sarebbe successo se fos-
se rimasta racchiusa e cristallizzata nei primi esseri
apparsi sulla terra?

Sarebbe finita lì.
E` proprio nel suo fluire e nel suo morire che la
vita, sulla terra, si rinnova e si perfeziona.
Nella sua struttura a catena inoltre ci rivela che

Dalla morte è tratta la vita. Creare attraverso il limite 107

va considerata non solo anello per anello, ma pure
nella sua complessità, come insieme coeso. Anche da
questo punto di vista materiale la parola di Gesù,
pluripotente, ha senso, senza considerare la sua
enorme valenza spirituale: «In verità, in verità vi
dico: se il chicco di grano caduto in terra non muo-
re, rimane solo; se invece muore produce molto
frutto» (Gv 12, 24).

E anche questo far sì che nuova vita germini da
quella che si è spenta, è creare; trarre dal disfacimento
e dalla disorganizzazione di un essere fisico, ordine e
possibilità di esistenza per altri.

Da sostanze chimiche e da energie capaci di in-
teragire e poi di vita in vita, di morte in morte, la lun-
ga, complessa catena dell’essere, almeno qui sulla ter-
ra, si è dipanata e si dipana.

Alla fine (dal nostro punto di vista), ora (dal
punto di vista di Dio) starà-sta davanti al Creatore
in tutta la sua meravigliosa bellezza e, come ha detto
una poetessa mia amica 1, in modo estremamente
sintetico ed efficace: «Neanche un filo d’erba andrà
perduto».

Alla fine, dal nostro punto di vista, nel cerchio
completo dell’esistente, ogni precarietà sarà superata,
ogni limite sarà abbattuto, ogni creatura animata o
inanimata, dal semplice ciottolo ad ogni essere viven-
te, starà nella sua essenza in Gesù risorto. Egli, nell’u-
nità del Padre e dello Spirito Santo, è il Signore del

1 Iaia Lorenzoni.

108 Egli conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome

cielo e della terra, del mondo visibile ed invisibile.
Egli è l’alfa e l’omega, principio e ordine di tutto l’e-
sistente (Col 1, 12-20).

Il grande Fiat della Genesi

La morte e la risurrezione di Gesù sono il pun-
to centrale dell’essere, il punto in cui Dio arriva ai
«limiti del nulla» e grida il grande fiat. E` lì che ab-
braccia, per così dire, il limite, l’impotenza, il dolo-
re, la morte, in definitiva la Croce e, in un’esplosio-
ne di amore e quindi di vita, trasforma tutto ciò
che in questa nostra precaria realtà è attinente alla
disorganizzazione e al nulla, nella gloria dell’essere
nella sua pienezza.

Nel momento della morte Gesù emette lo Spirito
e, dal di dentro della nostra debolezza creaturale, dice
il suo Sì efficace al progetto e alla volontà del Padre.
E` quello il momento in cui Dio prende nelle sue
mani umane la creta umana e vi soffia il suo Spirito.
Solo allora, l’uomo di carne, preda del suo lato ani-
male, può spingere lo sguardo su orizzonti più ampi
che non gli sono propri e diventare con Gesù e in Ge-
sù, la creatura nuova fatta a immagine e somiglianza
di Dio. La creatura amata a cui Dio Padre dà tutto
perché dona se stesso al modo in cui si dona al Figlio
nello Spirito Santo. «Figlio, tu sei sempre con me e
tutto ciò che è mio è tuo» (Lc 15, 31).

In quel momento lo Spirito inonda tutta la real-

110 Egli conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome

tà pensata dal Padre e la incompletezza originale è
saturata.

Gesù-Dio fattosi carne, uomo di terra, nuovo
Adamo, dicendo il suo totale sì al progetto del Padre
porta agli uomini, imprigionati nel loro limite e nel
loro fango originale, la grandezza e la luce di Dio; si
batte contro la loro grettezza e ristrettezza di mente e
di cuore; amplifica i loro orizzonti ristretti; porta la
Parola di Verità nelle nebbie dell’ignoranza e dell’ot-
tundimento volontario; si cala, con la sua luce radio-
sa di verità e di giustizia, nelle tenebre del peccato e
le fuga con la sua morte e risurrezione, proprio nel
momento in cui sembravano aver riportato vittoria
su di Lui.

Gesù morendo si è spinto fino all’estremo crinale
oltre il quale c’è il baratro del non essere per gridare
con la sua risurrezione il grande Fiat della Genesi che
si estende per ogni tempo e ogni spazio e che, in quel
momento per noi, da sempre per Dio, porta il creato
in Lui e per Lui al suo compimento (Col 1, 17-20).

Con la sua morte in croce Gesù ha emesso e im-
messo lo Spirito in questa realtà e ha distrutto il pec-
cato, il grande peccato, ed ogni male, servendo-
si, con la passione e la croce, proprio degli strumenti
della colpa per riempire di sé il vuoto esistenziale.

La nostra presunzione di essere eterni, potenti,
sapienti per virtù propria, è emersa alla luce nella sua
realtà di menzogna ed è stata vanificata.

Il vuoto del peccato è stato colmato di Vita e di
Vita in abbondanza.

Il peccato originale
come mistificazione

del proprio status

Il Signore ci ha chiamati alla vita in una situazio-
ne, ai nostri occhi, precaria, non perché non gli è riu-
scita bene una prima creazione a causa del peccato
dell’uomo. Non gli occorre una prova di appello per
migliorare e rifinire il suo lavoro, né è un Moloch che
ha bisogno del sacrificio di sangue di suo Figlio per
far quadrare dei conti che non tornano a causa del
peccato umano, ma perché è un Dio creatore, aman-
te della vita, anzi è Vita in se stesso e sta creando una
realtà che è «Cosa molto buona» espressa nell’uomo e
in tutto ciò che esiste.

La precarietà, la finitudine del nostro essere, in
fondo, rendono per noi necessaria una scelta di veri-
tà. Quella cioè di prendere coscienza del nostro status
di creature che non possiedono la perfezione e la vita
in se stesse, ma che tutto ricevono da un qualcuno
che si è celato alla loro percezione per lasciarle libere
di sperimentare la propria realtà e di operare una scel-
ta conseguente: prendere atto della verità o negarla
per partito preso.

La negazione di una condizione originale di po-
vertà e di dipendenza per aderire ad una mistificazio-
ne fondamentale, quella cioè di essere onnipotenti,

112 Egli conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome

indipendenti, eterni, padroni di tutto ciò che esiste e
quindi in diritto di far valere i propri impulsi, anche i
più egostici, è il peccato originale dell’uomo

che si estende nello spazio e nel tempo par-

tendo dai primi esseri capaci di scelta mora-

le, fino agli ultimi. Esso si fonda sull’orgoglio, su
una molto parziale comprensione della realtà e sulla
negazione dell’altro.

Questo autoinganno primario porta già in sé,
come ogni falsificazione e malvagità, il seme della di-
sorganizzazione, del male, del dolore, della morte fisi-
ca e spirituale, perché distacca la creatura vivente dal-
la Vita stessa, dal Creatore.

Emblematici in questo senso mi sono sembrati
alcuni films Luce girati fra il 1920 e il 1945 riproposti
in tv recentemente in un programma di storia. Que-
sti films documentavano l’ascesa al potere di Musso-
lini e di Hitler, i momenti in cui raggiunsero l’apice
del successo e la terribile caduta. Guardando i perso-
naggi di quel grande dramma: i due protagonisti, le
molte figure primarie, le comparse, con occhi resi di-
staccati dal tempo, si resta sconcertati per il carattere
di irrealtà, di mistificazione che assume ogni sequen-
za che ci scorre davanti.

Sembra di assistere ad una cattiva rappresentazio-
ne invece che a reportages di cronaca.

La sensazione più forte che emerge è quella di
falsità.

Si avverte falsità nei gesti dei protagonisti e delle
comparse, negli atteggiamenti, nella mimica, negli

Il peccato originale come mistificazione del proprio status 113

apparati, nelle scenografie ogni volta che si vuole dare
la sensazione di potere.

Si colgono invece tratti di autenticità quando le
immagini documentano scene di dolore, di dispera-
zione, di morte. Gli stessi capi sembrano aver depo-
sto una maschera solo nel momento della sconfitta.
Mi hanno rammentato l’«allora si accorsero di essere
nudi» della Genesi.

Vedendo quei filmati si ha inoltre la sensazione
che gli attori principali di quei fatti siano stati com-
pletamente ciechi sulla precarietà, comunque si fosse-
ro concluse le loro vicende, di quel loro trionfo.

Emergeva una assoluta miopia che li induceva a
ritenere il breve arco della loro vita come un tempo
«eterno» e, il loro potere grande, ma sempre estrema-
mente parziale, come onnipotenza.

Guardando quei films mi sono detta: «Ecco fil-
mata una sequenza del grande peccato dell’uomo:
cecità ed orgoglio alla radice di un grande albero ma-
lefico che si è sviluppato dall’inizio della storia fino ai
nostri giorni».

Così ho capito che anche il peccato dell’umanità
ha una dimensione sincronica e diacronica
in quanto si estende a tutti gli uomini in un qui ed
ora che si replica per tutta la successione dei
giorni e delle generazioni.

Peccato che si manifesta nell’uomo come colpa
morale, ma che già trapelava come prologo senza va-
lenza morale lungo la catena evolutiva da creatura a
creatura perché ogni essere in questa nostra realtà

114 Egli conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome

deve mutuare «egoisticamente» la propria esistenza
da altri che vengono sacrificati.

Mi sono chiesta: Dio non poteva evitarci tutto
questo organizzando diversamente l’esistenza? Avreb-
be risparmiato a tutti, uomini ed animali, tanto dolo-
re e suo Figlio non sarebbe dovuto morire in croce.

Ma poi, riflettendo, mi accorgo che ha scelto la
strada più giusta e più bella anche se ardua, quella
che ogni padre e ogni madre deve scegliere per il pro-
prio figlio.

I genitori devono trovare la forza di ritrarsi nel
momento favorevole, non di abbandonare, ma di
porre la giusta distanza e separazione fra se stessi e le
loro creature per dar modo ai figli di sperimentarsi in
autonomia come persone. Solo così questi possono
rendersi consapevoli delle proprie forze, delle capaci-
tà e dei limiti; in definitiva possono fare verità su se
stessi.

Qui sulla terra, nella nostra condizione di limite,
Dio ci fa sperimentare anche chi è lui. Non idolo da
asservire, ma Dio potente e giusto da venerare, da te-
mere e da amare.

Si cala Egli stesso nella nostra condizione esisten-
ziale e si fa Emmanuele, Dio con noi. Cela lo splen-
dore della sua maestà in un corpo di carne, pone la
sua vita con Gesù, fra due termini: alfa e omega, e
percorre il suo cammino di uomo nella fatica e nella
sofferenza. Si avvale proprio della limitatezza e della
finitudine come mezzo di redenzione. Entra nella
morte per portare la vita. E` un’esplosione di Vita nel-

Il peccato originale come mistificazione del proprio status 115

la Risurrezione perché è il momento in cui la vita en-
tra in completezza a torrenti in questa nostra realtà
precaria, in questa parte di universo in gestazione che
noi riusciamo a sperimentare.

Quella di gesù-dio non è una vita che ha biso-
gno di togliere qualcosa all’altro per esistere.

In Gesù che muore a causa del nostro peccato di
creature ribelli, mistificatrici e predone e che risorge,
è l’apice della creazione, in cui Dio rivela se
stesso. «io sono» non prende, non deruba, non è un
«mangiatore di vita» quando ciò si connota come in-
giustizia e colpa, anzi, dona la vita, e la dà in sovrab-
bondanza perché ama in sovrabbondanza.



Morte fisica e morte totale

Di nuovo mi viene in mente: «Figlio tu sei sem-
pre con me e tutto ciò che è mio è tuo» (Lc 15, 31).

Solo se siamo in comunione con Dio-Vita, abbia-
mo la Vita.

Se invece presumiamo di conquistare la perfezio-
ne e l’eternità da soli, allora sì che tutto ciò che è no-
stro, è nostro.

E cosa è più nostro di un arco di tempo in cui vi-
vere, molto limitato? Di uno spazio occupato dal no-
stro corpo, estremamente piccolo; di forze e di capa-
cità altrettanto ridotte? Di una morte ineluttabile?

L’occasione di peccare per noi (come del resto vi
è stata-vi è, anche per gli angeli) dipende dal fatto che
ci viene data una possibilità di scelta fra l’Infinito e
noi esseri limitati.

Il limite stesso appannandoci gli occhi e la ragio-
ne, causandoci una miopia intellettuale e spirituale,
rende attraente la strada che conduce alla vera mor-
te, non a quella fisica, ma alla definitiva che consiste
nell’esistere contro il Bene e la Vita, chiusi nella nostra
inconsistenza. Non la morte materiale è stata provoca-
ta dal grande peccato, perché la morte già impera-
va nel nostro mondo prima che qualsiasi essere umano
avesse la possibilità di commettere una colpa. (Ne fan-

118 Egli conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome

no fede le tantissime trilobiti e ammoniti fossili e ogni
fossile precedente qualsiasi forma umana) 1.

1 Le trilobiti (fossili guida), classe artropodi, vissero e si estinse-
ro nell’era paleozoica (da 600 a 200 milioni di anni fa all’incirca).
Enciclopedia Americana by Americana Corporation, 1975, vol. 21, p.
195, vol. 27, p. 111.
Fossili invertebrati, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1968,
p. 19 e p. 75 (Giovanni Pinna).
Le ammoniti; classe cefalopodi, popolarono i mari nell’era mesozoi-
ca (da 200 a 70 milioni di anni fa); si estinsero alla fine del Cretacico.
Enciclopedia Americana, vol. 1, p. 178 e vol. 18, p. 690.
Fossili invertebrati, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1968,
da p. 127 a p. 133.
Zdene™k V. Sˇpinar, Quando l’uomo non c’era, pp. 17, 89, 140, Fra-
telli Fabbri Editori, Milano, 1976.
Mario Bianchini, Viaggio attraverso la preistoria, p. 46, Armando
Curcio Editore, 2o ed., 1966, Milano.

uomo
Tra 6 e 4 milioni di anni fa la linea che porterà gli uomini si diffe-

renzia da quella delle scimmie.
7-6 milioni di anni fa, Sahelantropus Tchadensis (Toumai), Ciad-

Africa; Adriana Giannini, L’«uomo» ha sette milioni di
anni?, Le Scienze, n. 408, pp. 18-19, 2002.
3,3 milioni di anni fa, Australopithecus Afarensis (Selam), Etiopia-Africa.
3,2 milioni di anni fa, Australopithecus Afarensis (Lucy), Etiopia-
Africa; Kate Wong, La piccola Lucy, pp. 48 e 55, Le Scienze,
n. 462, febbraio 2007.
3-2,3 milioni di anni fa, Australopithecus Africanus; Folco Clau-
di, Australopitechi bipedi, Le Scienze, n. 405, p. 21, 2002.
2-1,6 milioni di anni fa, Homo Erectus, Dmanisi (Georgia).
1,5 milioni di anni fa, Homo Erectus, Kenya (ragazzo di Nariocoto-
me); Giovanni Sabato, Le sorprese di Dmanisi, Le Scienze, n.
471, p. 44, nov. 2007.
200 mila-24 mila anni fa, Homo Neanderthalensis, Europa.
200 mila anni fa, Homo Sapiens, Africa.
35-40 mila anni fa, Homo Sapiens (Tianyuan 1), Cina; Paola
Nardi, La storia di Homo Sapiens tra Africa e Cina, Le Scienze,
n. 466, p. 48, giugno 2007.

Morte fisica e morte totale 119

Lo stabilire direttamente un nesso di causa ed ef-
fetto tra peccato e morte fisica probabilmente è dovu-
to ad una spiegazione di tipo eziologico simile ad al-
tre presenti nella Scrittura; ad esempio leggiamo in
Gv 9, 2: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori,
perché egli nascesse cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha
peccato né i suoi genitori...».

E` il fallimento totale della creatura (uomo od an-
gelo) che sceglie di staccarsi da Dio e quindi dalla
sorgente della vita per vivere una precaria esistenza, se
così la si può chiamare, circoscritta in se stessa, la
vera morte causata dal peccato.

Dio non ha concepito una creazione mal riuscita,
a cui ha dovuto porre rimedio con la propria morte.
Dio ha concepito una creazione in cui l’essere, che su
questa terra per primo emerge a livello di scelta mora-
le, cioè l’uomo, liberamente può accettare o rifiutare
il dono della vita completa.

Essa ci viene offerta attraverso Gesù che, col Pa-
dre e con lo Spirito Santo, è Dio potente, coinvolto
in ciò che sta creando a sua misura.

Viene però richiesta la nostra adesione al proget-
to divino attraverso la pratica della giustizia e della
carità, sia che conosciamo il Signore per fede, sia che
lo cerchiamo come a tentoni, se non abbiamo avuto
l’opportunità di incontrarlo.

E Gesù per portare la luce in questa nostra condi-
zione, in questa realtà parziale che sola percepiamo
con i nostri sensi, in obbedienza alla volontà del Pa-
dre, per la forza dello Spirito Santo, si è fatto limite,
si è fatto debolezza e attraverso la sua morte e risurre-

120 Egli conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome

zione ci ha condotti e conduce tutto il creato, di cui
siamo parte, oltre le soglie dell’infinito ad una pienez-
za di vita nella comunione trinitaria.

Alla fine (dal nostro punto di vista), quando ogni
creatura avrà reso alla terra e al cosmo i suoi compo-
nenti chimici, anche da questi passati da corpo a cor-
po, si «staccherà», per così dire, quanto vi è di caduco
e pure essi entreranno completamente nel grande cer-
chio della vita di Dio. (Uso la parola «cerchio» perché
non ne trovo una più adatta per trasmettere l’idea di
tutto l’esistente redento).

In Gesù, e per virtù di Gesù in Maria, vi è già
(dal nostro punto di vista) la primizia della risurre-
zione di questa nostra realtà materiale. In loro anche
gli elementi «terrestri» del corpo che hanno compiuto
il grande viaggio attraverso i giorni e le ere, sono già
giunti a completezza.

Penso che questo sia uno dei motivi per cui Gesù
risorto non veniva riconosciuto dai suoi, perché ave-
va sì il suo corpo («...Poi disse a Tommaso: “Metti
qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua
mano, e mettila nel mio costato; e non essere più in-
credulo ma credente!”» Gv 20-27. «Non mi trattenere
perché non sono ancora salito al Padre» Gv 20, 17.
«Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio
io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e
ossa come vedete che io ho... Avete qui qualche cosa
da mangiare?» Lc 24, 39-41) ma il suo corpo faceva
parte di una realtà umana più complessa di quella che
noi sperimentiamo perché comprendeva anche l’ol-

Morte fisica e morte totale 121

tre; era una situazione che non ci è familiare, la no-
stra più quella che sta oltre «il confine».

E questo non riconoscerlo, che appare a prima vi-
sta ambiguo e contraddittorio, è in effetti un punto
di forza attestante la veridicità dei racconti evangelici
perché non poteva essere immaginato e quindi utiliz-
zato, per ingannare, da persone appartenenti alla cul-
tura di quel tempo.



Gli angeli

In Colossesi 1, 15-20 Paolo, ispirato dallo Spirito
di Dio apre i nostri occhi ad una visione cosmica di
sconvolgente bellezza e forza.

Nel Giudizio Universale della Sistina Michelan-
gelo pone Cristo come centro dell’intera umanità.
Egli è il cardine intorno a cui ruota tutta la stirpe
umana che in rapporto al Figlio di Dio fatto uomo si
definisce nella sua vera essenza.

Paolo, nei versetti citati, fa qualcosa di simile e va
anche oltre allargando all’intero cosmo, anzi a tutto
ciò che esiste di materiale e di spirituale che non ha
vita per forza propria, l’azione di Cristo.

Egli ci dice:

«Tutte le cose sono state create
per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose
e tutte sussistono in lui
.................................................
Perché piacque a Dio
di far abitare in lui ogni pienezza
e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose,

124 Egli conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome

rappacificando con il sangue della sua croce,
cioè per mezzo di lui,
le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli.»

Riflettiamo su queste affermazioni:

«Perché piacque a Dio
di far abitare in lui ogni pienezza
e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose»

Esse ci dicono tanto.
Nello scambio di amore trinitario la pienezza di
vita e di perfezione del Padre si comunica totalmente,
attraverso lo Spirito, al Figlio (Gv 14, 7-11; Gv 16, 15).
Egli, a sua volta, corrisponde in pienezza nello
Spirito, all’amore del Padre (Gv 14, 31) e, in unione
di volontà con lui, attraverso l’offerta della sua vita,
morte e risurrezione, dona lo Spirito agli uomini e a
tutta la creazione, che solo così giunge a completezza
(Gv 16, 12-15; Rm 8, 18-23). Il Figlio, fattosi uomo, si
cala nel limite creaturale, ne vuole far parte; nel dono
di sé si spinge addirittura fino all’estremo confine fra
esistenza e non esistenza rappresentato dalla morte e,
risuscitando per sua potenza, attrae con potenza a sé
vita, quanto è segnato dal limite.
Paolo aggiungendo:

«rappacificando con il sangue della sua croce,
cioè per mezzo di lui,
le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli»,

fa un’affermazione piuttosto sorprendente perché ci
induce a pensare che anche gli spiriti celesti, cioè gli

Gli angeli 125

angeli, siano stati redenti da Cristo. Egli, fattosi crea-
tura, dice Paolo, trae con la sua morte e risurrezione a
salvezza e a compimento ogni creatura segnata dalla
finitudine, se aderisce a lui volontariamente. Quindi
si può pensare che anche gli angeli santi siano tali
perché non rifiutano il dono di grazia offerto da Cri-
sto e in Cristo, mentre, i ribelli siano dannati perché
frappongono fra sé e Dio una «barriera» impenetrabi-
le di orgoglio, di ambizione, di chiusura in se stessi.

Mi sono chiesta: perché Dio che ha offerto la
possibilità di uscire dal peccato ad ogni uomo e all’in-
tera umanità, non fa qualcosa di analogo per gli ange-
li ribelli che pure sono sue creature e quindi figli
amati? E` presunzione tentare di penetrare nei misteri
del pensiero di Dio, ma forse qualche barbaglio della
sua luce lo si può cogliere se Egli ce lo permette.

Gli angeli sono stati voluti come esseri spirituali
al di fuori del nostro tempo lineare e parcellare. Il
loro essere non si modella lungo lo svolgersi di una
vita compresa fra due momenti: la nascita e la mor-
te. La loro adesione al piano di salvezza o la loro ri-
bellione è scattata fin da principio perché sono stati
creati in un tempo totale di cui il nostro è solo un
segmento.

Sin dall’«inizio» essi sono quello che sono, ciò
che vogliono essere. Essi vedono Dio, vedono Cristo
redentore misericordioso, vedono il Bene; se scelgo-
no il male, se si escludono da Dio o se lo riconosco-
no ed amano per quello che è, si determinano nella
loro natura malvagia o buona in uno spazio di tem-
po infinito, in un «adesso» che dura per sempre, per-

126 Egli conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome

ciò ogni possibilità di cambiamento nell’essere per
loro è impossibile, mentre è concepibile nell’uomo
finché questi non si è strutturato vivendo, in tutta la
sua essenza.

Inoltre per l’angelo ribelle non si può neppure
addurre la scusa che Gesù accampa per i suoi nemici
uomini al momento della morte: «...non sanno quel-
lo che fanno» (Lc 23, 34).

Gli angeli stanno alla presenza della maestà di
Dio, lo vedono faccia a faccia, se lo ripudiano, sanno
con chiarezza quello che fanno: per orgoglio, per au-
tosufficienza, respingono una volta per tutte l’offerta
del suo amore.

Piena di Grazia.
Immacolata Concezione

Mi piace concludere queste mie riflessioni con un
pensiero riconoscente a Maria, sotto la cui protezione
le metto.

Maria essendo la madre del Verbo, del Bene, del-
la Vita, della Potenza, non poteva essere che immaco-
lata perché piena di Grazia. Cioè, Dio, come un tor-
rente impetuoso ha riempito ogni «spazio» del suo es-
sere fin dal suo concepimento, ha santificato l’Arca,
la Tenda in cui prendere dimora.

Nessuna ombra spirituale è mai stata in Lei per-
ché la luce dello Spirito ha inondato tutto il suo es-
sere. Non ad un certo momento per una frazione del
suo esistere, ma tutta la sua persona, dall’alfa all’o-
mega. Luce dello Spirito, luce del mattino che avreb-
be permesso lo schiudersi di un fiore: Flos de radice
Jesse.

Non possono coesistere le tenebre e la luce, il ma-
le spirituale e il Sommo Bene. Dove arriva la luce le
tenebre si dileguano perché non hanno consistenza in
sé, sono solo mancanza di luce.

Riempiendola di sé, Dio ha donato a Maria occhi
spirituali perspicaci per vedere il bene in tutta la sua

128 Egli conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome

bellezza e il male, cioè il rifiuto consapevole del bene,
in tutto il suo orrore.

Vedendo e comprendendo, Maria faceva le scelte
giuste.

Perché lei sì e noi no?, mi sono chiesta.
E` una domanda priva di senso perché tutto ciò
che è stato donato a Lei, è stato donato a noi.
Come l’acqua che viene data alla sorgente è data a
tutto il fiume, così è donata la Grazia che è l’amore
dato dal Padre a tutta l’umanità, attraverso la vita,
la morte e la risurrezione di Gesù per opera dello
Spirito.
Il privilegio di Maria in effetti è un privilegio in
favore di tutti.
In questa ottica si capisce anche perché Maria è
viva nel corpo.
Perché Dio-Trinità che è potenza e vita ha com-
pletamente colmato il suo essere non lasciando alcu-
no spazio alle ombre di peccato e al vuoto di morte. Il
limite della creatura è stato saturato dalla grande, in-
finita bontà del Creatore.
Come nella Resurrezione, dalla carne di Gesù si è
allontanata ogni fragilità e caducità, la medesima cosa
è avvenuta in Maria, Tenda-Arca abitata dalla Vita
stessa.
E` la madre che normalmente apre alla vita il fi-
glio. Per Maria, sotto alcuni aspetti, è avvenuto il
contrario: è stato il Figlio-Dio che scendendo nei
limiti della carne, utilizzando proprio il limite e la
stessa morte per vanificarli con la risurrezione, ha

Piena di Grazia. Immacolata Concezione 129

portato alla vita completa, in corpo e spirito, la
madre.

Nello stesso modo Gesù porta-porterà, alla fine
dei tempi, ogni singolo uomo, tutta l’umanità e tutto
il creato, a completezza in Lui e per Lui. Amen.



Bibliografia

La Bibbia di Gerusalemme, Edizioni Dehoniane, Bologna,
1996.

Benedetto xvi, Deus Caritas est, Libreria Editrice Vati-
cana, 2007.

Ratzinger Joseph (Benedetto XVI), Gesù di Nazaret,
Rizzoli, 2007.

Ratzinger Joseph (Benedetto XVI), Il Cammino Pa-
squale, Ancora Editrice, 2000.

Catechismo della Chiesa Cattolica, Compendio, Libreria
Vaticana, 28.6.2005.

Ravasi Gianfranco, registrazioni conversazioni tenute
al Centro Culturale S. Fedele di Milano – Tutta la se-
rie: scatole dal n. 1 al n. 42, Edizioni Dehoniane, Bo-
logna.

Ravasi Gianfranco, I Vangeli di Pasqua, Ed. S. Paolo,
Milano, 1993.

Barbiellini Amidei Gaspare, La Scoperta di Dio, Bi-
blioteca Universale Rizzoli, 1987.

Dianich Severino, Il Messia Sconfitto – L’enigma della
morte di Gesù, Edizioni Piemme Spa, Casale Monfer-
rato, 1997.

Messori Vittorio, Ipotesi su Gesù, Società Editrice In-
ternazionale, Torino, 2001.

Messori Vittorio, Patì sotto Ponzio Pilato? Un’indagi-

132 Egli conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome

ne sulla passione e morte di Gesù, Società Editrice Inter-
nazionale, Torino, 2007.
Messori Vittorio, Dicono che è risorto. Un’indagine sul
sepolcro vuoto, Società Editrice Internazionale, Torino,
2000.
Teilhard de Charden Pierre, Il Fenomeno Umano, Il
Saggiatore, Alberto Mondadori Editore.
Teilhard de Charden Pierre, L’ambiente Divino -
Saggio di vita interiore, Il Saggiatore, Alberto Monda-
dori Editore, 1968.
Tornielli Andrea, Inchiesta sulla Resurrezione, Società
Europea di Edizioni Spa, Milano, 2005.
Ackerman N.W., Psicodinamica della vita familiare, Ed.
Boringhieri, 1981.
Calvin S. Hall, Gardner Lindzey, Teorie della Perso-
nalità, Ed. Boringhieri, Torino, 1982.
Watzlawick Paul, Helmick Beavin Janet, Jack-
son D. Don, Pragmatica della comunicazione umana,
Ed. Astrolabio, p. 23, 1971.
Lazzeroni V., Lezioni di psicologia generale, Org. Specia-
li Firenze, 1971.
Focus, Gruner + Jahr Mondadori Spa, n. 167, settembre
2006.
Le Scienze, Le Scienze Spa, n. 460, dicembre 2006.
Le Scienze, Le Scienze Spa, n. 401, gennaio 2002.
Le Scienze, Le Scienze Spa, n. 399, novembre 2001.
Le Scienze, Le Scienze Spa, n. 408, agosto 2002.
Le Scienze, Le Scienze Spa, n. 462, febbraio 2007.
Le Scienze, Le Scienze Spa, n. 405, maggio 2002.
Le Scienze, Le Scienze Spa, n. 471, novembre 2007.
Le Scienze, Le Scienze Spa, n. 466, giugno 2007.
Encyclopedia Americana, by Americana Corporation, vol.
9, 1975.

Bibliografia 133

Encyclopedia Americana, by Americana Corporation, vol.
21, 1975.

Encyclopedia Americana, by Americana Corporation, vol.
1, 1975.

Encyclopedia Americana, by Americana Corporation, vol.
18, 1975.

Goldberg J., L’animale e l’uomo, Enciclopedie pratiche
Sansoni Spa, Firenze, 1973.

autori vari, Cervello e comportamento, a cura di Alberto
Oliviero, Newton Compton Editori, Roma, 1981.

Biondi Gianfranco, Rickard Olga, Il Codice Dar-
win – Nuove contese nell’evoluzione dell’uomo e delle
scimmie antropomorfe, Edizione Codice per le Scienze,
febbraio 2006.

Frontiere – Il meglio di Scientific American, Il Codice della
Vita, dai segreti dei geni al genoma invisibile, Le Scien-
ze, aprile 2005.

Padoa Emmanuele, Storia della vita sulla terra – L’evo-
luzione degli animali e delle piante, Feltrinelli Editore,
Milano, 1971.

Coon C.S., L’origine delle razze, Bompiani, 1970.
Pinna Giovanni, Fossili Invertebrati, Istituto Geografico

de Agostini, Novara, 1968.
Bianchini Mario, Viaggio attraverso la preistoria, Ar-

mando Curcio Editore, Milano, 1966.
Sˇpinar V. Zdene™k, Quando l’uomo non c’era, Fratelli

Fabbri Editori, Milano, 1976.
Mainardi Danilo, L’animale culturale, Biblioteca Uni-

versale Rizzoli, 1974.
Magno Nicoletta, Il linguaggio del gatto – conoscerlo,

capirlo, interpretarlo, De Vecchi Editore, 2002.
Fogle Bruce, Il gatto, razze, comportamenti, salute, Fab-

bri ed., 2002.

134 Egli conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome

Arcidiacono Giuseppe, Universo e relatività, Ed. Mas-
simo, Milano, 1067.

Arcidiacono Giuseppe, Oltre la quarta dimensione – Le
nuove frontiere della fisica, Il Fuoco-Ed. Studium
Christi, Roma, 1986.

Arcidiacono Giuseppe, Fantappiè e gli universi – Nuo-
ve vie della scienza, Il Fuoco-Ed. Studium Christi,
Roma 1986.

Arcidiacono Giuseppe, Relatività ed esistenza, Il Fuo-
co-Ed. Studium Christi, Roma, 1981.

Arcidiacono Giuseppe e Salvatore, Creazione, evo-
luzione e principio antropico, Il Fuoco-Ed. Studium
Christi, Roma.

Arcidiacono Salvatore, Ordine e sintropia, la vita e il
suo mistero, Ed. Studium Christi, Roma, 1975.

Arcidiacono Salvatore, Materia e vita, Ed. Massimo,
Milano, 1969.

Pasolini Piero, L’universo Vive, Città Nuova Ed.,
Roma, 1967.

Finito di stampare nel luglio 2008
per i tipi delle Arti Grafiche Editoriali Srl, Urbino


Click to View FlipBook Version