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L’italiano popolare di Frida Misul, in Canzoni Tristi

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Published by goroiamanuci, 2022-10-26 05:11:19

L’italiano popolare di Frida Misul, in Canzoni Tristi

L’italiano popolare di Frida Misul, in Canzoni Tristi

FRIDA MISUL

CANZONI TRISTI

Il diario inedito del Lager
(3 aprile 1944-24 luglio 1945)

A cura di FABRIZIO FRANCESCHINI

Agli Ebrei di Livorno.

Il presente volume è pubblicato su fondi del Progetto di Ricerca dell’Università di Pisa (PRA 2017-
2018) Shem nelle tende di Yaphet. Ebrei ed ebraismo nei luoghi, nelle lingue e nelle culture degli altri.

I materiali qui riprodotti appartengono alla famiglia Misul-Rugiadi e oggi sono in parte esposti al
Museo della Città di Livorno. La scelta delle immagini è stata fatta d’intesa con Roberto Rugiadi.

In copertina
Foto di Frida Misul in occasione del suo primo concerto pubblico, con dedica Alla mia adorata e cara
mamma (circa 1940).

Progetto editoriale
Guido Guastalla

Impaginazione
Claudio Lenzi

Stampa
Tipografia Monteserra, Vicopisano (PI)

© Salomone Belforte Sas di Ettore Guastalla & C., 2019
Via Roma, 43 – 57126 Livorno
Tel. 0586.403135 – Cell. 335.6481099
www.salomonebelforte.com
[email protected]

UISI - Unione Imprese Storiche Italiane

ISBN 978-88-7467-145-8
Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma, come mezzo elettronico, meccanico
o altro, senza l’autorizzazione scritta dell’editore. Per le riproduzioni fotografiche, l’Editore è a disposizione degli aventi
diritto che non si sono potuti reperire. Tutti i diritti sono riservati per tutti i Paesi.

INDICE

RINGRAZIAMENTI................................................................................... 11

L’ITALIANO POPOLARE DI FRIDA MISUL:
MEMORIA, RESISTENZA, RIVALSA
Fabrizio Franceschini......................................................................................... 13

1. I diari di Frida Misul ............................................................................... 13
2. Il percorso di Frida dall’arresto al ritorno........................................... 17

2.1. La famiglia, il lavoro, il canto........................................................ 17
2.2. L’arresto e il campo di Fossoli ...................................................... 22
2.3. Ad Auschwitz .................................................................................. 26
2.4. A Wilischthal................................................................................... 32
2.5. Theresienstadt e la liberazione..................................................... 34
2.6. Il rientro in Italia e il reinserimento nella vita livornese......... 37
3. Tempi e condizioni di stesura del manoscritto ................................. 40
4. L’offesa subita e il bisogno della rivalsa nelle canzoni di Frida....... 43
5. L’italiano popolare di Frida Misul ....................................................... 56
6. La più romanzesca delle realtà, il più realistico dei romanzi........... 69

NOTA EDITORIALE .................................................................................. 73

ALBUM FOTOGRAFICO......................................................................... 77

CANZONI TRISTI (RICORDI DI POLONIA)
Frida Misul.......................................................................................................... 97

ACTIVVÀ ........................................................................................................103 LONTANANZA E ARMATI...................................................................183
MURAGLIE ...................................................................................................105
MAMMA .........................................................................................................107 VIVERE............................................................................................................185
LA PICCININA............................................................................................109
VIVERE............................................................................................................113 DATE MEMORABILI ...............................................................................187
LA PICCININA (POLONIA) ................................................................117
IL VOTO..........................................................................................................119 FRA GLI ARTIGLI DEL MOSTRO NAZISTA.
HO PERDUTO I TUOI BACI ...............................................................121 LA PIÙ ROMANZESCA DELLE REALTÀ,
MAMMA .........................................................................................................123 IL PIÙ REALISTICO DEI ROMANZI (Livorno 1946)
Frida Misul........................................................................................................189
IL MIO DIARIO E LA MIA PRIGIONIA
Frida Misul........................................................................................................127 PREFAZIONE...............................................................................................191

CANZONI DELL’ATTESA CAPITOLO I
Frida Misul........................................................................................................167 NELLA RETE DEL LUBRICO RAGNO FASCISTA .......................193
ATTESA ...........................................................................................................169
LA TORRE DI PISA ...................................................................................171 CAPITOLO II
LA STRADA NEL BOSCO......................................................................175 SOTTO L’EGIDA DELLA MORTE .......................................................197
IL VOTO..........................................................................................................177
MURAGLIE ...................................................................................................179 CAPITOLO III
TORNA PICCINA MIA ...........................................................................181 INCONTRO AL DESTINO......................................................................199

CAPITOLO IV
IL SISTEMA DEL SERVIZIO IGIENICO ............................................201

CAPITOLO V
VERSO L’ANNULLAMENTO DEL MIO IO FISICO.....................203

CAPITOLO VI
QUANDO IL LAVORO NON NOBILITA MA ABBRUTISCE ....207

CAPITOLO VII
L’ATROCE LUCE DELLE NOSTRE TENEBRE...............................209

CAPITOLO VIII RINGRAZIAMENTI
RITROVATI DELLA SCELLERATEZZA UMANA:
LE CAMERE A GAS.....................................................................................211 Si ringraziano Roberto Rugiadi e famiglia, il Presidente, il Se-
gretario e l’Archivista della Comunità ebraica di Livorno, le
CAPITOLO IX Direzioni e il personale del Museo della Città di Livorno, della
GLI ONESTI SVAGHI DEI CARNEFICI ............................................213 Biblioteca comunale Labronica Francesco Domenico Guer-
razzi, dell’Archivio di Stato di Livorno, dell’Archivio Centrale
CAPITOLO X dello Stato di Roma e del Centro Bibliografico dell’Unione
TRA I VORTICI DEL TERRORE ...........................................................215 delle Comunità Ebraiche Italiane di Roma.

CAPITOLO XI I materiali su cui si basa questo volume e che sono ri-
NEL PARADISO DELLA SVASTICA....................................................217 prodotti nell’Album fotografico appartengono alla famiglia
di Roberto Rugiadi e sono depositati in parte, dal 27 gennaio
CAPITOLO XII 2019, presso il Museo della Città di Livorno. Le prime edi-
COME SI ELIMINAVA NEL NOSTRO ANIMO zioni a stampa del diario di Frida Misul, risalenti al 1946 e al
LA NOSTALGIA DI EVENTUALI FUGHE.......................................219 1980, sono consultabili presso la Biblioteca comunale Labro-
nica Francesco Domenico Guerrazzi di Livorno.
CAPITOLO XIII
LA FALCE E IL MARTELLO GIUNGONO Il § 4 della seguente Introduzione è stato discusso nel
A DEBELLARE LA SVASTICA................................................................221 seminario Memoria della deportazione: dentro le testimonianze
(letterarie e non) dei sopravvissuti tenutosi a Pisa il 21 marzo
CAPITOLO XIV 2019, con la partecipazione di Giovanna Tomassucci, Anna
RITORNO .......................................................................................................223 Segre, Marina Riccucci, Frida Vallecchi, Gabriel Gabrielli e
dello scrivente. Utili suggerimenti ho avuto da Roberta Cella e
Giovanna Tomassucci.

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FABRIZIO FRANCESCHINI L’ITALIANO POPOLARE DI FRIDA MISUL: MEMORIA, RESISTENZA, RIVALSA

statura e nel suo carattere «äußerst feindselig»83; col rovescia- Sandro Bianconi, Francesco Bruni o, nello scorcio del ’900 e più
mento delle sorti, associato nella cultura ebraica alla storia di recentemente, Paolo D’Achille87, Rita Fresu88, Enrico Testa89
Esther e alla festa di Purim, l’alto e il basso si scambiano e Frida e Laura Vanelli90. In questo quadro, ci si è chiesti se la specifica
può dire «io sono liberata / e rido sopra a te». varietà definibile come «italiano popolare» abbia una sua deter-
minazione nella nostra storia linguistica. Certo c’è una continuità
5. L’italiano popolare di Frida Misul con aspetti della scrittura dei semicolti noti nei secoli preceden-
ti91 e con l’orientamento verso l’oralità che permea la nostra stessa
Decisiva per la comprensione del carattere e del valore di queste epoca di computers e cellulari, ma pare anche vero che «la piena
pagine di Frida è un’esatta valutazione della sua lingua. L’espres- emersione di questa varietà tra la fine dell’Ottocento e il pieno No-
sione «italiano popolare» ha un significato intuitivo ma anche vecento […] vada rapportata ai vari fattori di italianizzazione pro-
un particolare senso tecnico, nei termini della storia della lingua pri della nostra storia recente»92; d’altro canto la diffusione reale,
italiana. Questo senso, a partire da un capitale lavoro di Leo Spi- pur con tutti i limiti, dell’italofonia nella maggioranza della popo-
tzer sulle lettere dei prigionieri italiani del Quindici-Diciotto84, è lazione, avvenuta negli anni Sessanta del secolo scorso, ha cambia-
stato precisato agli inizi degli anni Settanta del secolo scorso da to significativamente il quadro sociolinguistico generale93. A ogni
Tullio De Mauro e da Manlio Cortelazzo; questi lo definisce «il
tipo di italiano imperfettamente acquisito da chi ha per madrelin- 87 P. D’Achille, Italiano popolare, in Enciclopedia dell’Italiano, diretta da
gua il dialetto»85, mentre De Mauro pensa agli strati bassi della R. Simone con G. Berruto e P. D’Achille, Roma. Istituto della Enciclope-
popolazione che affrontano e maneggiano «la lingua ‘nazionale’, dia italiana, 2010-2011, I, pp. 723-726, anche in linea nel sito http://www.
l’italiano», «sotto la spinta di comunicare e senza addestramen- treccani.it/enciclopedia/italiano-popolare_(Enciclopedia-dell’Italiano).
to»86. Sul tema sono tornati studiosi quali Attilio Bartoli Langeli, 88 R. Fresu, Scritture dei semicolti, in Storia dell’italiano scritto. III Italiano
dell’uso, a cura di G. Antonelli, M. Motolese e L. Tomasin, Roma, Caroc-
83 ‘Estremamente ostile’, come era definita la Oberaufseherin o sorveglian- ci, 2014, pp. 195-223.
te in capo di Wilischthal Helen Klofik: vedi la voce tedesca di Wikipedia 89 E. Testa, L’Italiano nascosto, Torino, Einaudi, 2014, cap. I Le scritture
K-Z Auβenlager Wilischthal. dei semicolti.
84 L. Spitzer, Italienische Kriegsgefangenenbriefe. Materialien zu einer 90 L. Vanelli, Nota linguistica, in Spitzer, Lettere di prigionieri di guerra
Charakteristik der volkstümlichen italienischen Korrespondenz, Bonn, Pe- italiani [2016], cit., pp. 435-461.
ter Hanstein Verlag, 1921, trad. it. Lettere di prigionieri di guerra italiani 91 Cfr. F. Bruni, L’italiano. Elementi di storia della lingua e della cultura,
1915-1918, a cura di L. Renzi, Milano, il Saggiatore, 2016. Torino, UTET, 1984, pp. 173-236 e specie 205-213; P. D’Achille, L’ita-
85 M. Cortelazzo, Avviamento critico allo studio della dialettologia italiana, liano dei semicolti, in Storia della lingua italiana, a cura di L. Serianni e P.
III, Lineamenti di italiano popolare, Pisa, Pacini, 19762, p. 11. Trifone, Torino, Einaudi, 1993-1994, II, Scritto e parlato, pp. 41-79.
86 T. De Mauro, Per lo studio dell’italiano popolare unitario, in A. Rossi, Let- 92 D’Achille, Italiano popolare, cit., p. 724.
tere da una tarantata, Bari, De Donato, 1970, pp. 43-75, a p. 48, e vedi p. 52. 93 Vedi T. De Mauro, Storia linguistica dell’Italia unita, Bari, Laterza,
1963, 2a ed. ivi, 1970, con Vanelli, Nota linguistica, cit., p. 457.
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FABRIZIO FRANCESCHINI L’ITALIANO POPOLARE DI FRIDA MISUL: MEMORIA, RESISTENZA, RIVALSA

modo restano ben chiari tre aspetti, già individuati da Guiraud re i segni d’interpunzione e adeguare l’uso di apostrofi, accenti
nella sua definizione del «francese popolare»94 e sostanzialmente e maiuscole all’uso corrente, ma anche conservando gli aspetti
confermati dagli studi citati: la caratterizzazione socioculturale (o grafici originali i testi sono in genere abbastanza chiari96.
in termini tecnici diastratica) associata a strati medio-bassi della
popolazione; la caratterizzazione locale (o diatopica) che rispetto Certi aspetti della grafia difformi da quelli correnti rap-
agli aspetti unitari del fenomeno introduce una diversificazione; presentano la pronunzia effettiva: sono rappresentate la pro-
infine il forte condizionamento (sul piano diamesico) dell’oralità nunzia rafforzata di -zi- in grazzia (16, 58), ringrazziare (22,
sui testi scritti ascrivibili alla varietà in questione. Questi tre aspetti 24), pazzienza (31, 33), strazziante (18, 42), commozzione (44
si ripropongono nella lingua di Frida Misul, affiancati da un altro ecc.); la pronunzia rafforzata di enne palatale in siggnorina (3);
che nel nostro caso ha un peso notevole: Frida ha frequentato la l’affricazione di s postconsonantica in penzo (CT, 18), senzazio-
scuola dell’obbligo ma ha avuto anche accesso, attraverso l’opera ne (26, 95) ecc. Per contro la i del digramma ci, davanti a vocale
lirica e la canzonetta, a certi aspetti della tradizione poetica e let- palatale, viene talora omessa (celo CT 2, incoscenti, 40 ecc.).
teraria italiana; lo scontro tra la dimensione orale e questi modelli
della tradizione scritta produce quindi fenomeni reattivi e innova- Tra gli aspetti fonetici che riflettono condizioni dialet-
tivi di un certo interesse. Si noti infine che certi passaggi del diario tali pisano-livornesi o più ampiamente toscane segnalo la mo-
e in particolare l’intero testo di Attesa mostrano una scrittura più nottongazione di -uò- in a son di pregarlo (15), mutande da omo
controllata e un’adesione piena al modello dell’italiano letterario (48), a son di picchiarsi (49), non si aveva core (50), con l’oppo-
(vedi anche l’uso di desio e l’omissione dell’articolo dinanzi al pos- sta estensione del dittongo in cuoia (51) all. a coia (49 ecc.) <
sessivo in di nostra vita, di dantesca memoria). ted. Koje ‘cuccetta’; la presenza di i per e protonica in cimento
‘cemento’ (27); la sonorizzazione della velare sorda iniziale in
Nel diario di Frida, come in generale nei testi di cui stia- guasi (33, 64 ecc.); il rotacismo di l preconsonantica in bardoria
mo parlando, troviamo anzitutto una punteggiatura rara o oscil- (CA, 1, ultimo ritornello); l’estensione della palatalizzazione di
lante, l’omissione o l’indebito inserimento di accenti e apostrofi li prevocalica in cultismi come strabigliata e sim. (9, 93), col
e un uso delle maiuscole più esteso di quello attuale, a volte nel fenomeno opposto in mitraliatore (71, 78). La degeminazio-
rispetto di convenzioni dell’epoca (a es. nei nomi dei mesi o dei ne di -rr- in diarea (15, Date memorabili), inferiata ‘inferriata’
popoli) e a volte per esigenze di evidenziazione delle parole rite- (83, 89), interogatorio (138) e la sonorizzazione in cugire (Date
nute più importanti95. In sede editoriale sarebbe agevole integra- memorabili, poi corretto in cucire) dipendono probabilmente
da condizioni giudeo-livornesi, indicate da Angelo Beccani,
94 P. Guiraud, Le français populaire, Paris, PUF, «Que sais-je?», 1965, e Contributo alla conoscenza del dialetto degli ebrei di Livorno,
quindi Cortelazzo, Lineamenti di italiano popolare, cit., pp. 9-10.
95 D’Achille, Italiano popolare, cit., p. 725, parla di uso «‘reverenziale’ del- 96 Vedi De Mauro, Per lo studio dell’italiano popolare unitario, cit., pp. 72-73.
le maiuscole». D’ora in poi rinvio al ms. col solo numero di pagina, a Canzoni Tristi con CT
e pagina, a Canzoni dellA’ ttesa con CA e numero del componimento.
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«L’Italia Dialettale», XVIII, 1942, p. 189. Si aggiungono l’afe- articolo davanti a nome proprio femminile: la Frida (CT 4,
resi in zienda ‘azienda’ (vedi oltre), la metatesi in presempio ‘per CA [3] passim) all. a Frida;
esempio’ (65, 66), l’apocope in mà’ ‘madre’, già considerata.
In un caso compare ’un per non, tipicamente pisano-livornese, lui pronome soggetto: lui mi ha detto che nome avevo […] lui mi ha guar-
con u per o protonica e perdita della consonante iniziale (CA, dato, lui mi ha detto (3), lui mi disse che erano già sistemati (13), ecc.;
1, st. II). La presenza di questi tratti dipende spesso da un ri-
flesso inconsapevole ma certi casi, che sono anche i più marcati, variabilità del clitico dativo di III pers. sing, e plur. (Rohlfs §
fanno pensate a un uso volutamente espressivo: abbiamo visto 457): li (allora li ho chiesto 3: a un funzionario di polizia), gli ‘a
già l’esempio di su’ mà’ nella Piccinina (Willistat), ma anche il loro’ (gli dissi una sola parola 19, alle sorelle), le per il maschile
concentrarsi nella Torre di Pisa di ’un per non, bardoria con ro- sing. (io le ho risposto, a un funzionario di polizia, 3) o per il
tacismo e zienda con aferesi e significato tipicamente giudeo-li- femm. plurale: ho baciato le mie sorelle e le ho detto (1);
vornese (vedi sotto) non pare casuale.
gli per li clitico oggetto di III pers. plur., a es. gli facevano mette-
Molto più nutriti e articolati i riflessi dialettali sul pia- re sull’attenti e poi […] gli facevano saltare con le mine (65);
no morfologico:
clitico di I plurale si per ci: quando potremo bearsi gli occhi (At-
plurale in -e in aggettivi femminili di II classe, già dell’antico pi- tesa); se le siamo preparate (CT 16); non volevamo lasciarsi più
sano e dei dialetti moderni: alcune donne giovane (41), noi tutte (23); ci stringevamo una con l’altra per darsi calore (47 ecc.);
eravamo un po’ triste (70), forte inferiate (83), ecc.97;
possessivo ridotto invariabile prima del nome (su’ mà ‘sua ma-
uso di peggio per peggiore; la faccenda diventò ancora peggio (82); dre’: CT 9);

art. masch. plur. prevocalico l’, ll’ per gli, anche nelle preposizio- possessivo plurale posposto del tipo mia, tua, sua: alle preghiere
ni articolate: con le lacrime all’occhi (21, 22, 42); il campo dell’E- mia (CT 18);
brei (27); dell’Ebrei medesimi (55) ecc.; anche il (l)’ può valere
‘gli’ (il angloamericani, 87-88). Noto qui l’assenza dell’articolo I plurale in -n(o) invece che in -m(o), Rohlfs, § 531, in facciàn
davanti a possessivo in per mie sorelle (4), dove erano mie sorelle pres. ind. (CT 12);
(18) all. a le mie sorelle (1, 18) ecc.;
I plurale dell’indicativo pres. di ‘potere’ potiamo, anche dell’ita-
97 G. Rohlfs, Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, liano antico, Rohlfs, § 547 (CT 12);
Torino, Einaudi, 1966-1969 (d’ora in avanti semplicemente Rohlfs, con
indicazione di paragrafo); A. Castellani, Grammatica storica della lingua si + III sing. per la I plur. sintetica: si parlava molto (2), che si an-
italiana, I, Introduzione, Bologna, il Mulino, 2000, p. 313. dasse subito all’ufficio politico (3), si sarebbe partiti (17), si andava a
fare una gita (22), si prese il filibus, e si andò alla stazione (23), ecc.;
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generalizzazione di -ano, secondo condizioni normali nel moder- relativa non standard98 con che generico e clitico di ripresa spe-
no pisano-livornese, nella III plur. dell’indicativo pres.: soffrano cie nell’accusativo: i capelli che gli avevi molto belli (CT 10),
molti figli d’Isdrael (CT 1), tutti conoscano chi siamo (4), si accor- vostra madre / che un giorno il destino l’ha rapita (CT 17), altri
gano (85), con esempi anche nel perfetto: ci portarano (90); particolari che ancora l’ho impressi (37), ma anche in altri casi: ci
portò delle patate, che io insieme alla mia amica ci si fece un ricco
III plur. del perfetto forte di tipo antico pisano feceno all. a dettero (26); pranzo (82, strumentale); che senza clitico di ripresa, con valore
locativo: mi saprai ringrazziare del buon campo che ti ho man-
I plur. dell’imperfetto di ‘essere’ èramo in luogo di eravàmo data (13); in molti uomini di Roma che in qualunque momen-
(Rohlfs, § 553): eramo sfinite (33, 52), eramo già pronti (38), to della mia vita ricorderò il cuore nobile dei Romani (35) che
eramo tutti avviliti (39), eramo tutte pallide (45), ecc.; oscilla tra relativo indeclinato (‘grazie ai quali’), introduttore di
consecutiva (‘tali che’) o connettivo generico; in incoscenti che
generalizzazione di -i, -ino nelle III pers. del cong. presente destino ci attendeva (40) che indeclinato vale ‘di quale’ interro-
(Rohlfs, § 557): ho paura che mi prendino (2, 21); gativo;

I sing. del cong. imperfetto in -e, già delle antiche varietà toscane oggettiva implicita introdotta da che: noi promettiamo con sicu-
(Rohlfs, § 560): vollero che mi sedesse (9), sola non volevano che partis- ra fede che i morti nostri un giorno vendicar (CT 2);
se (19). questo Maresciallo mi prese […] e volle che lo seguisse (25), ecc.
esempi solo sporadici di tematizzazione99: tema sospeso in io
Tra i fenomeni che, specie sul piano sintattico, mani- con la mia conoscenza non c’era pericolo di niente (2); dislocazio-
festano un condizionamento dell’oralità o di modelli scritti ne a sinistra in le casse se le siamo preparate (CT, p. 16), tante
devianti dalla tradizione grammaticale si segnalano: altre cose mi riserbo di dirle (67), io ed alcune amiche ci ha guar-
date da capo a piedi (69) e vedi sotto un esempio di dislocazione
verbo sing. prima di soggetto plur.: è entrato due guardie (6), c’era diverse a destra; la costruzione in quanto dei bombardamenti, ne ab-
baracche (27); era già passato 3 ore (30), ci scoppiava i nostri cuori (45), ecc.; biano avuti parecchi (67) incrocia la struttura standard (vedi in
quanto al vitto, ci veniva distribuito un po’ più abbondante: 95)
verbo plur. prima o dopo soggetto sing. collettivo: sono già un anno e il partitivo dislocato a sinistra dei bombardamenti ne abbiamo
di triste destino (CT 1); sono un mese che sono internata (CT 3); pen- avuti parecchi.
savo che la gente mi prendessero per una delinquente (8), la gente che
arrivava con i trasporti venivano scelti e venivano avviati [al gas] (54); 98 Cfr. G. Alfonsetti, La relativa non-standard. Italiano popolare o italiano
parlato?, Palermo, CSFLS, 2002, che tratta però corpora di parlato.
condizionale invece del congiuntivo imperf. nella protasi di pe- 99 Vedi l’analoga situazione del corpus, tuttavia di più elevato tenore dia-
riodo ipotetico: se voi potresti indicarmi […] noi vi promettiamo fasico, studiato da B. Cappai, R. Fresu, Donne e Grande Guerra. Lingua
(11), se […] non sarebbe ritornata ci avrebbe fucilate (86); e stile nei diari delle crocerossine. Il caso di Sita Camperio, Milano, Franco
Angeli, 2018, p. 90.
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Veniamo infine al complesso di fenomeni ipercorret- braccia (17: ‘nelle braccia delle quali mi gettai’, corrispondente
tivi100, reattivi e innovativi che rendono particolarmente inte- alla relativa non standard che mi gettai nelle loro braccia); ebbi
ressanti questi testi. […] tempo di rimaner sola con mia zia domandai subito della
mia famiglia, il quale [la zia] mi rispose che le mie sorelle erano in
Per reazione all’uso di li per gli dativo, troviamo non una casa vicina (18: relativo invariabile); dei signori, il quale non
solo gli per li clitico accusativo, come in gli facevano entrare in sapevo chi fossero (25: ‘che non sapevo chi fossero’); ho trovato
una grandiosa stanza tanto uomini donne bambini vecchi (54), due signore molto buone queste signora Balcone e signora Crovet-
ma anche gli per lì avverbio di luogo, come in andrete tutti in- to il quale mi fecero molta accoglienza (26: relativo invariabile,
sieme in un campo di concentramento e gli [‘e lì’] starete bene per ‘le quali’); mi hanno offerto subito un tè e una sigaretta al
(5)101, mi riaccompagna in quella stanza dove gli [‘lì’] allora co- quale io non l’ho voluta accettare (28: accusativo con clitico di
minciai a piangere (13); noi si rimase gli [‘lì’] ferme (42). ripresa, ma si noti, come sotto, al e non il quale); mi misero con
altre signorine a pulire delle grandi stanze di cemento e di calcina,
La locuzione fra i quali viene usata, come in altri casi al quale la sera eramo sfinite (33: introduttore di consecutiva);
noti alla letteratura e ancora presenti nello scritto e nel parlato incominciai a far la lavandara e lavare i panni di alcuni signo-
popolare di area pisano-livornese, come connettivo generico ri il quale con quel guadagno potevo comprarmi del solo casta-
teso a innalzare il livello diafasico: atroci visioni, e fra i quali gnaccio (34: puro connettivo o introduttore di consecutiva);
pensavo a mio padre (4), mi feci molte amiche Fiorentine e Ro- mi feci molte amiche Fiorentine e Romane il quale ci volevamo
mane […] e fra i quali molti uomini di Roma (35)102. molto bene (35 ‘con cui ci volevamo molto bene’); ho conosciuto
una buona ragazza per nome Giuditta il quale ci volevamo molto
Soprattutto però troviamo il quale invariabile polivalen- bene (59: come sopra).
te che, per il maggior prestigio rispetto a che, lo sostituisce anche
in relative non standard e generalmente come connettivo103: Consideriamo infine il piano lessicale. Benché man-
chino veri e propri ebraismi, troviamo alcuni lemmi di tipico
venne un poliziotto, il quale io lo conoscevo (16 ‘che io conoscevo’: uso giudeo-livornese come zienda (CA, 1, «che zienda, che
accusativo con clitico di ripresa); trovai mia cugina Iris insieme noia»), variante aferetica di azienda col significato di ‘affare
a una mia amica di nome Margherita il quale mi gettai nelle loro importante o molto complicato’, ma qui con più marcata ac-
cezione negativa104, o come accapitare per ‘capitare’ (90, «dove
100 Noto qui anche l’estensione di -d eufonico alla posizione preconsonanti-
ca (ed lui mi ha detto 3, ed così 37, ecc.) e la II sing. debbi («debbi ringraziare 104 Cfr. G. Bedarida, Ebrei di Livorno. Tradizioni e gergo in 180 sonetti
tuo cugino», 10), sul modello di debbo sentito come più prestigioso di devo. giudaico-livornese, Firenze, Le Monnier 1956, p. 188, in nota a «quella
101 In questo caso il locativo sostituito da gli potrebbe essere ci, ma il fatto po’ po’ di zienda di Isdraele» del son. 175, Storia del Galut (V); V. Mar-
che ci in questo testo non ricorra mai per il dativo gli rende quest’ipotesi chi, Lessico livornese con una finestra aperta sul bagitto, Livorno, Belforte,
meno probabile. 1993, sezione giudeo-livornese, p. 334, s.v., e, per l’accezione negativa, G.
102 Cfr. Cortelazzo, Lineamenti di italiano popolare, cit., pp. 95-96. Gelati, Parlare livornese, Livorno, Bastogi, 1992, s.v.
103 D’Achille, L’italiano dei semicolti, p. 72 e n. 41.
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eravamo accapitate»)105. Pure giudeo-livornesi, e associati al concentrazionario. Nella maggior parte dei casi abbiamo però
mondo concentrazionario, sono il verbo tattuare usato da Be- voci tedesche o polacche in forma toscanizzata.
darida106 e il sostantivo tattuaggio qui attestato («ci facevano
sul braccio sinistro un numero di tattuaggio come i galeotti», Per le responsabili del Lager (Lagerkapo), del blocco o
43 e vedi 66). Pupetti per ‘bambini’ (CA, 3, primo ritornello) della squadra di lavoro (Kapo, m. e f., dall’italiano capo), Fri-
è un prestito romanesco acquisito dalle amiche romane nel La- da come altri italiani usa capo invariabile («Laghe Capo» p.
ger. Infine grandioso ‘enorme, di grandi proporzioni’ (46, 54, 15107, «una capo» p. 49, «una capo molto cattiva e severa» p.
65 ecc,), che comunemente si usa con connotazione positiva, 74, «queste capo» p. 93108, ecc.), oppure la forma con marca
qui può riferirsi alla «grandiosa stanza» ove «tanto uomini del femminile capa, - e: «ci affidò a certe cape» p. 43, «una
donne bambini vecchi» venivano gasati (54) o a una «buca di queste cape» p. 44, «è entrata una capa, e ha incominciato
grandiosa quadrata» fatta scavare ai prigionieri ad uso di fossa a urlare» pp. 47-48; «se per caso si reclamava alla capa, ella
comune (65). veniva alla svelta e cominciava giù a dar botte» p. 50, ecc.)109.

Il comparto lessicale più significativo però riguarda la 107 Cfr. Lagercapo in L. Millu, Il fumo di Birkenau, Milano, La Prora,
lingua del Lager. Certi lemmi risultano calchi semantici, come 1947, che cito dall’ed. Firenze, Giuntina, 1986, p. 66.
ambulanza per ‘ambulatorio’ (ted. Ambulanz, pp. 57-58) e 108 Tra i tanti confronti possibili cito solo «accompagnate dalle capo e
maestro per ‘istruttore esterno che opera coi detenuti’ (ted. dalle sorveglianti», in G. Tedeschi, Questo povero corpo, cit., 1946, p. 55,
Meister, p. 81). Anche organizzare («guasi tutti i giorni or- e «un capo», «la sorveglianza delle capoblocco e dei capi di lavori» in B.
ganizzavo qualche patata»: 75-76) ha il senso di ‘procacciarsi Piazza, Perché gli altri dimenticano, Milano, Feltrinelli, 1960,3 pp. 52, 62
con mezzi più o meno leciti’ proprio del gergo militaresco e ecc. Sul tema tornerò in uno specifico lavoro, intitolato Capo Kapo Kapò:
Primo Levi e le testimonianze italiane della Shoah (1945-1960).
105 Cfr. Bedarida, Ebrei di Livorno, cit., pp. 98, «m’accapitasse», e 129, 109 Tale forma era già nota ai dialetti toscani: vedi I. Nieri, Vocabolario
«t’accàpita», «m’accapitasse»; Marchi, Lessico livornese, cit., solo nella lucchese, Lucca, Giusti, 1901, p. 45 s.v., con capa indicato come largamen-
sezione giudeo-livornese, p. 165 s.v. te diffuso nel «vero volgo» per «la direttrice, la maestra, la principale»
106 Bedarida, Ebrei di Livorno, cit., p. 163, son. 149 L’ex-deportata: tattuata; e l’esempio capa maestra, femm. di ‘capo ma(e)stro’, già nel Lunario del
Marchi, Lessico livornese, cit., sezione giudeo-livornese, s.v. tattuare ‘tatuare’, Goga (1878); G. Cocci, Vocabolario Versiliese, Firenze, Barbèra, 1956, e
in riferimento agli «ebrei prigionieri ad Auschwitz». Tatuare e tatuaggio P. Petrocchi, Dizionario Universale della Lingua Italiana, Milano, Tre-
sono entrati in italiano (come anche in spagnolo e portoghese) attraverso il ves, 1891-1902., s.v. La forma è impiegata anche da deportati e deportate
fr. tatouer, tatouage (attestati dal 1778), mentre il tipo giudeo-livornese può di altra provenienza regionale: a es. la torinese Miranda Avigdor, entrata
risentire, data la forte presenza britannica nel porto di Livorno e nella città, ad Auschwitz nell’agosto 1944 e ivi liberata come Levi, in una relazione
dell’inglese tattoo (a sua volta da una lingua della Polinesia: vedi M. Cortelaz- dattiloscritta databile al 1945 scrive: «la nostra razione avrebbe dovuto
zo, P. Zolli, Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, II ed. a cura di M. essere di 30 grammi, ma non se ne riceveva mai più di 10 perché le “signo-
Cortelazzo e M.A. Cortelazzo, Bologna, Zanichelli, 1999, s.v.). re cape” si tenevano la differenza […]. Le cape avevano l’ordine di basto-
narci, schiaffeggiarci, frustarci per ogni più lieve mancanza»: cfr. CBU-
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Nel senso di capoblocco la Misul usa la forma con base tede- o cuoia (50, 61), per estensione del dittongo in reazione al
sca e desinenza polacca Blockowa, in grafia italianizzata: «la toscano coio per cuoio. Zaona, s.f., è forma abbreviata per ted.
bloccova ci ha dato una gamella in 10 persone di zuppa» p. Zentralsauna, l’edificio di Birkenau nel quale si svolgevano le
51, «una bloccova francese» p. 61, ecc.; corrispondentemente procedure di disinfezione112. Resta inalterato il ted. Revier (58,
per ‘capocamerata’ si ha Stubowa in grafia italianizzata: «delle 59 ecc.), discendente alla lontana dal fr. rivière per ‘dominio,
stubove a son di bastonate e cinghiate ci facevano uscire», p. settore, distretto’, che attraverso il militaresco Krankenrevier,
50. In «sfilammo davanti a uno scef tedesco il quale con un ‘spazio della caserma per soldati lievemente ammalati’, giun-
grosso bastone divideva le famiglie» (p. 41) abbiamo, con gra- ge a significare ‘ospedaletto, lazzeretto del lager’. Veistube (63
fia corrispondente alla pronunzia, Chef entrato in tedesco, già bis) pare adattamento di Weinstube ‘osteria’ e indica un locale
nel sec. XVII, dal francese. Infine, nella parte relativa a «Vil- attiguo o appartenente all’Effektenlager, ove si svolgeva il re-
listat», ove le prigioniere erano impiegate in fabbriche d’armi cupero e riciclaggio degli effetti personali e del vestiario degli
sotto il controllo di sorveglianti femminili tedesche, troviamo ebrei mandati al gas. A Ebrei, usato solitamente da Frida nelle
il sostantivo invariabile Auserin per il ted. Aufseherin con plur. canzoni e in gran parte del diario (CT 1, 2; diario, pp. 2, 25, 27
Aufseherinnen: «quando arrivava qualche camion di rape da ecc.) si affianca Jude a proposito delle pratiche di sterminio di
scaricare, […] questa capa chiamava le Auserin alla finestra per «alcuni uomini Jude e Ariani politici» (64) o nella descrizio-
farle godere uno spettacolo», p. 84; «si è visto tanto la capa ne degli ebrei borghesi di Theresienstadt che vestivano «una
come le auserin preparare le valigie», p. 87110. stella gialla con scritto Jude» (94).

Lager e Lagerkapo divengono Laghe (62) e Laghe Capo 6. La più romanzesca delle realtà, il più realistico dei romanzi
(15), con dileguo di liquida o nasale finale che ripristina la fi-
nale vocalica toscana (cfr. tuttoggi Inte ‘Inter’ e Mila ‘Milan’). L’opuscolo che esce un anno dopo col titolo Fra gli artigli del
Il ted. Koje ‘cuccetta’ (di treno o piroscafo), indicante in La- mostro nazista e il sottotitolo sopra riportato sembra, e in parte
ger il ripiano di legno del letto a castello, diviene coia (49)111 probabilmente è, scritto da un’altra persona. L’italiano è corret-
to e anzi punta decisamente verso l’alto, con forme della lingua
CEI, AUCII, Testimonianze sui campi di concentramento, fasc. 44 A-3, M. letteraria come aere, cruento preludio, alba foriera di libertà (solo
Avigdor, Relazione sul trattamento e sulle condizioni generali del campo di in un paio di righe del cap. XIII). Il discorso è enfatico e carico di
concentramento tedesco di Birkenau (Auschwitz), ds., p. 2.
110 Per Aufseherinnen si sono avuti, nel Lagerjargon francese, officerines o voce italiana cuccetta, ovviamente nel senso concentrazionario: vedi a es.
aspirines, cui corrisponde tra le detenute italiane aspirine (A. Devoto, Il Cavaliere, I campi della morte, nel racconto di una sopravvissuta, cit., pp.
linguaggio del «Lager»: annotazioni psicologiche, «Il movimento di libe- 40, 49.
razione in Italia», LXV, 1961, 4, pp. 32-49, a p. 42). 112 Cfr. Zauna ivi, pp. 28-29.
111 Analogamente, coja in Nissim Momigliano, Ricordi della casa dei morti,
cit., p. 46: «ripiani di legno, “le coje”». Altri testimoni usano invece la 69

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