18/07/23, 17:09 [ucronia] San Marco vive, viva San Marco! www.fmboschetto.it/Utopiaucronia/Serenissima.htm 51/69 Basterebbe comunque questo ad alterare la Storia dell’Ottocento: gran parte della Dalmazia sarebbe già ungherese (quindi croata) – anche l’ex-Repubblica di Regusa, al più tardi dopo la Fase Napoleonica, vi verrebbe annessa – e quindi i conflitti di Nazionalità si polarizzerebbero fra (Serbo-)Croati e Magiari, mentre le città della Dalmazia rimarrebbero venetofone e forse, come già si pensava, ancora aggregate al Regno di Venezia (senza controindicazioni) fin dalla costituzione del Lombardo-Veneto (non mi sbilancerei invece sull’Istria costiera). La conservazione dello Stato da Mar (nei limiti del geopoliticamente possibile, quindi senza Isole Ionie) al Regno di Venezia avrebbe da un lato evitato gran parte dei sentimenti antiasburgici da parte dei Dalmati, dall’altro forse legato un po’ di più il Regno stesso all’Austria, di fronte alla prospettiva di un destino ‘genovese’ nel caso di Annessione Sabauda o a quella di un’espansione ‘jugoslava’ in Dalmazia (pressoché impossibile nel contesto della Monarchia Austriaca) se ci fosse stato un conflitto con l’Intesa seguìto da Vittoria Serba (aggiungere città venete in Dalmazia alla Jugoslavia avrebbe ridimensionato il ruolo degli sconfitti Croati, oltre a costituire già di per sé un gradito ampliamento del Litorale Adriatico). Certo questo non avrebbe impedito le Guerre Austro-Sarde né il loro esito (in tutti i sensi, essendo comunque inverosimile che le città dalmate seguissero il Veneto nella cessione alla Francia, in assenza di una sconfitta militare austriaca da parte italiana), ma avrebbe garantito la sopravvivena di un più consistente Partito Austriacante fra gli Italiani. Una spartizione anticipata della Dalmazia potrebbe rendere il Triregno di Croazia-Slavonia-Dalmazia troppo grande e compatto per essere interamente sacrificato al Compromesso del 1867 e quindi già da allora l’Impero d’Austria potrebbe diventare una Triplice Monarchia, con ciò capovolgendo i rapporti di forza in area slavomeridionale durante la Prima Guerra Mondiale (è chiaro che nel 1908 la Bosnia sarebbe annessa al Triregno); magari addirittura si scongiurerebbe l’Attentato di Sarajevo e la Prima Guerra Mondiale potrebbe risparmiare la Triplice Monarchia, nel caso che fosse il Secondo Reich ad attaccare la Russia o la Francia (Francesco Ferdinando avrebbe evitato la guerra alla Serbia; al massimo avrebbe approfittato della crisi interna dell’Albania per includerla in una Federazione con l’Austria). Questo apre il grande capitolo dell’ucronica Neutralità Austriaca nella Prima Guerra Mondiale. L’Intesa non avrebbe avuto particolare interesse a far entrare in guerra la Serbia (a meno che fosse legata alla Russia da un’Alleanza Difensiva; storicamente non lo era) né l’Italia (tantomeno la Romania o la Grecia). Ammesso il crollo dell’Impero Russo e la sconfitta della Germania, durante la Guerra Russo-Polacca Francesco Ferdinando potrebbe favorire Candidati del Ramo Asburgo-Teschen in Polonia (con Piłsudski in tal caso impegnato a includervi anche la Lituania, comprensiva di Bielorussia) e Ucraina, rispettivamente l’Arciduca Carlo Stefano e il figlio minore di questi, l’“Arciduca Rosso” Guglielmo Francesco (quindi in sostanza contro i Bol’ševiki). L’eventualità più dirompente sarebbe la ricostituzione di una Confederazione Germanica a Presidenza Austriaca, anche se poi naturalmente bisogna sempre tener conto della Crisi del 1929 e delle sue conseguenze sociali nonché politiche. Se escludiamo che si arrivi all’Austrofascismo nelle sue forme storiche (in quanto il Capo dello Stato rimane l’Imperatore, prima o poi Carlo I dopodiché Ottone I), non si avrà neppure il Nazismo e a maggior ragione nemmeno il Fascismo in Italia (non c’è stata la Prima Guerra Mondiale); temo che invece la Guerra Civile in Spagna avrebbe comunque luogo e che vincerebbe il Generalissimo Franco. Ad ogni modo, senza Hitler mi pare improbabile che Stalin attacchi la Polonia (al massimo le Repubbliche Baltiche, ma già prima avrebbe verosimilmente tentato l’annessione della Bielorussia e dell’Ucraina, difese però da un Esercito Austriaco ancora intatto). Nel 1961 ha avuto luogo l’offerta della Corona di Spagna a Ottone d’Asburgo da parte del Generalísimo; ritengo concepibile che in questo caso – se avviene ugualmente (ed è possibile, perché sarebbe comunque la migliore fra le alternative disponibili a parte la Restaurazione Borbonica) – verrebbe accettata dall’Imperatore, che allora unirebbe l’Ĭntĕrmărĭŭm, la Germania e la Spagna. Umberto II sarebbe ancora nella Triplice? . Enrico Pizzo a questo punto torna alla carica: Resto senza parole ogni volta!! Rilancio allora con un'altra proposta. Nel XVIII secolo non esisteva un collegamento diretto tra l'Austria e la Lombardia austriaca. I due territori erano separati dalla Confederazione Svizzera e dalla Repubblica di Venezia. Un esercito austriaco che, per qualche motivo, dovesse recarsi in Lombardia doveva necessariamente attraversare il territorio di queste ultime, con continue tensioni. Alla fine questa mancanza di collegamento tra Austria e Lombardia austriaca sarà fatale per la Serenissima, sconfitti a Lodi agli austriaci non restò altra scelta che attraversare l'Adda costringendo Napoleone ad inseguirli. Controllando con Google Maps ho trovato una strada che consente di recarsi dal Trentino in Lombardia, evitando l'attraversamento della pianura veronese. Discendere la Val d'Adige fino a Mezzocorona e li imboccare la Val di Non. Risalire la Val di Non e poi prendere la Val di Sole Discendere la Val di Sole, varcare il Passo del Tonale e imboccare l'Alta Val Camonica.
18/07/23, 17:09 [ucronia] San Marco vive, viva San Marco! www.fmboschetto.it/Utopiaucronia/Serenissima.htm 52/69 Discendere la Val Camonica fino a Forno Allione e li imboccare la Val Paisco. Risalire la Val Paisco fino al Passo del Vivione e li prendere la Val di Sclave. Discendere la Val di Sclave fino a Dezzo e li risalire il Passo della Presolana. Dal Passo della Presolana discendere la Val Seriana fino a Ponte Nossa, passando per Clusone. Da Ponte di Nossa risalire la Val di Riso fino al Colle di Zambla poi prendere la Val Serina. Discendere la Val Serina fino a Bracca, quindi risalire la Val Brembana fino a San Giovanni Bianco. A San Giovanni Bianco imboccare la Val Taleggio Risalire la Val Taleggio fino ad Avolasio, quindi valicare il Culmine di San Pietro discendere la Valsassina ed arrivare a Lecco. Il POD è questo: al termine della Seconda Guerra di Morea si raggiunge un accordo tra la Serenissima e l'Arciducato d'Austria sui rispettivi confini. Venezia cederebbe all'Austria i Reggimenti Bresciani di Ponte di Legno, Edolo e Cemmo e i Reggimenti Bergamaschi di Vilminore, Ardesio, Clusone, Serina, Zogno, Taleggio, Piazza Averara e Valtorta. In cambio l'Austria cederebbe a Venezia le enclave austriache nella Patria del Friuli ed i territori sulla destra dell'Isonzo compresi tra Tolmino e Gradisca. Cosa ne pensate? . Stavolta gli ha risposto Never75: Beh, direi che è a dir poco geniale! Francamente non ci avevo mai pensato, ma potrebbe risolvere parecchi problemi alla Serenissima. In questo caso resterebbe sostanzialmente estranea alla discesa napoleonica. Al limite, similmente a Danimarca e Svizzera, rimarrebbe formalmente alleata di Napoleone ma, nella pratica, si manterrebbe neutrale, come da sua abitudine. Questo la salverebbe anche dall'annessione a Vienna da parte dell'Austria. Tutt'al più si vedrebbe costretta a cedere qualche isola greca al Regno Unito o all'Austria... . Diamo ora la parola a Toxon: Se nell’Ottocento Venezia sopravvive e ha ancora un po’ di possedimenti greci (Isole Ionie, Candia, Morea, ecc…) forse il nazionalismo greco sarebbe più forte che nella nostra Timeline. Una Repubblica di Venezia ancora vitale infatti vedrebbe la nascita di una forte borghesia greca, che inevitabilmente sarebbe conquistata dal nuovo nazionalismo. Inoltre, se la Repubblica, durante il periodo napoleonico, resiste nei territori greci, questi avrebbero tutte le ragioni per chiedere un peso politico molto maggiore all’interno dello stato. Venezia, stretta tra nazionalisti italiani e nazionalisti greci, riuscirà a mantenere "un piede in due scarpe" e a completare due processi di unificazione mantenendo le strutture del suo stato intatte? Secondo me no; a Venezia potrebbe invece avvenire una specie di "Ausgleich" tra le due metà della Serenissima: da Perasto in su ci sarebbe la "Repubblica Italiana di Venezia", impegnata a contendere ad Asburgo e Savoia il controllo della penisola; dalle Ionie in giù invece ci sarebbe una "Repubblica Greca di Venezia", impegnata a completare l’unità nazionale combattendo contro il moribondo Impero Ottomano. Tra l’altro queste metà avrebbero buon gioco a contenere e/o assimilare le "nazionalità soggette" (Croati e forse Sloveni per la parte italiana, Turchi e forse Albanesi per la parte turca, dipende da come e quanto si espanderà lo stato); ciò però comporterebbe la fine della tolleranza veneziana, e quindi la perdita definitiva di una parte dello "spirito" della vecchia Serenissima. La "Repubblica Italo-Greca di Venezia" riuscirà a sopravvivere o farà la stessa fine dell’Impero Austro-Ungarico? . Anche Renato Balduzzi vuole dire la sua in proposito: La Serenissima scelse sempre di restare neutrale nello scontro tra Napoleone ed i suoi nemici, ed è finita come sappiamo. Se si fosse invece alleata all'Austria in funzione anti-francese, magari dopo il Congresso di Vienna sarebbe stata restaurata nei suoi territori precedenti con in più qualche arrotondamento in Lombardia che la farebbero combaciare con il Lombardo-Veneto. Se la Serenissima rimanesse alleata dell'Austria, in modo da permetterle di controllare i ducati emiliani e la Toscana, inevitabilmente si scontrerebbe con il regno di Sardegna. A questo punto tento due divergenze: la prima è che la Serenissima rimanga amica dell'Austria. Questo porta a una guerra contro i Savoia e infine alla sua annessione. Tuttavia, permane un fermento indipendentista analogo a quello catalano che cercherà la secessione dell'antica Repubblica durante la Grande Guerra e infine dopo la
18/07/23, 17:09 [ucronia] San Marco vive, viva San Marco! www.fmboschetto.it/Utopiaucronia/Serenissima.htm 53/69 Liberazione, quando potrebbe aver luogo un referendum per chiedere ai cittadini lombardo-veneti l'opinione sull'indipendenza. Tra l'altro, se la Serenissima venisse annessa direttamente nei primi anni dell'unità d'italia forse non ci sarebbe la questione dell'Istria e della Dalmazia, e probabilmente solo Trieste rimarrebbe sotto l'Austria. La I guerra mondiale potrebbe concentrarsi piuttosto su Trento, con la conquista dell'intero Tirolo. Una linea di espansione potrebbe aspirare alla conquista di Lugano e Bellinzona, trascinando la Svizzera in guerra a fianco degli imperi centrali. Oggi potrebbero non esistere in Svizzera cantoni la cui lingua ufficiale è l'italiano. Intanto le gatte da pelare della politica interna svizzera sarebbero soprattutto di matrice etnonazionalistica: sloveni, croati, istrorumeni, dalmati, montenegrini avrebbero spinto per avere una maggiore autonomia. Qui, se il Gran Consiglio si fa furbo, una riforma in senso federale, con particolare autonomia amministrativa per le regioni di lingua non romanza risolverebbe in gran parte i problemi. Un'altra prospettiva è il "tradimento" della Serenissima nei confronti dell'Austria, per allinearsi alla Gran Bretagna e alla Francia. Data l'aria che tirava in quel periodo, un'alleanza con l'Austria sarebbe stata per Venezia un suicidio: prima o dopo i Savoia l'avrebbero conquistata con l'appoggio dei potenti alleati occidentali. In caso contrario Venezia, essendo un alleato, è inattaccabile. Possiamo essere certi che un qualsiasi referendum per l'annessione al regno d'italia avrebbe dato esito negativo (al di là del fatto che si trattava di uno stato centralista, potevano i Serenissimi accettare spontaneamente il dominio di un re?). Durante la I guerra mondiale l'Italia avrebbe potuto dichiarare guerra all' "irredenta" Repubblica e irrompere al di là del Ticino e del Po. Questo, chiaramente, se Venezia non scende prima in guerra contro l'Austria per la conquista di Trieste e della Slovenia, in modo da unire i suoi possedimenti territoriali, oppure non si allea preventivamente con l'Italia nel timore di una guerra di aggressione, guadagnandoci magari qualche arrotondamento in Trentino. Nella Seconda Guerra Mondiale sicuramente Mussolini tenterebbe di metterci piede, e ci riuscirebbe con successo grazie all'aiuto della Germania nazista. Anzi, forse la Germania cercherebbe di riprendersi il suo porto mediterraneo, Trieste. Il Doge e il Gran Consiglio, si rifugerebbero in Gran Bretagna insieme a De Gaulle e da lì guiderebbero la resistenza. Alla fine del conflitto la Serenissima tornerebbe ai suoi confini naturali (tranne forse alcune zone della Jugoslavia) ed entrerebbe nella NATO. Negli anni '60 il processo di industrializzazione sarebbe più lento a causa della scarsità di manodopera di provenienza meridionale, che piuttosto che scavalcare la frontiera privilegerebbe Torino. Negli anni '70, la Serenissima entrerebbe nell'UE e infine, nel 2002, adotterebbe l'Euro. Secondo me, in ogni caso, per sopravvivere la Repubblica di Venezia deve strutturarsi su base federale, in modo da tenere a bada le sue eterogenee componenti etniche. La parola ora va a Paolo Maltagliati:
18/07/23, 17:09 [ucronia] San Marco vive, viva San Marco! www.fmboschetto.it/Utopiaucronia/Serenissima.htm 54/69 Cosa sarebbe accaduto secondo voi se i veneziani fossero riusciti a tagliare l'istmo di Suez, realizzando il "canale de Sancto Marcho"? Ecco la mia versione. Antefatto: tra Egitto, Turchi e Turcomanni La vittoria della linea dura 1432: Il sultano Barsbay alza le tariffe ai mercanti veneziani per rimpinguare rapidamente il tesoro egiziano dopo la grave carestia del 1430. I Veneziani, dopo aver appena perso a danno dei turchi ottomani il controllo di Tessalonica e con la ripresa della guerra in Lombardia, preferiscono rassegnarsi e non tentare di mercanteggiare. Nel frattempo, Barsbay rafforza il monopolio egiziano sui traffici provenienti dall'India dei mercanti Yemeniti e Omani che fanno ingresso nel mar Rosso. fa di Jeddah il porto principale dei traffici a lungo raggio. 1453: con il sultano Jaqmaq i rapporti con Venezia si fanno più stabili, ma, per converso, il problema turco si fa molto grave. I veneziani tentano sporadicamente e senza molta convinzione alleanze strategiche con potentati musulmani allo scopo di arginare l'avanzata ottomana. 1453: Dopo il brevissimo intermezzo di due mesi del figlio di Jaqmaq, Uthma, Una rivolta dei mamelucchi circassi offre il sultanato a Inal. Quest'ultimo si mostra piuttosto ostile ai veneziani, perlopiù per mantenere buoni rapporti con gli ottomani. Il suo regno è però famoso per l'assenza di ordine. Il Julban, la guardia mamelucca del Cairo (teoricamente) alle dirette dipendenze del sultano faceva il bello ed il cattivo tempo in città, arrivando a taglieggiare arbitrariamente i mercanti e minacciando lo stesso Inal ogni qualvolta egli cercava di riportarli all'ordine (in una di queste sommosse, il sultano rischiò di essere ucciso; scampo solamente rifugiandosi e nascondendosi nell'harem) POD: uno di questi episodi di violenza coinvolge anche dei mercanti veneziani. Passa la linea di provare a chiedere compensazione al sultano minacciando ritorsioni. La linea dura passa sulla base dell'idea che è stata la linea morbido-attendista a portare alla perdita di Costantinopoli. Inal si rifiuta di pagare un solo centesimo, al che una squadra veneziana viene inviata a effettuare Raid contro i porti egiziani (su tutti Damietta e Rosetta) agli ordini del giovane, ma abile capitano della muda di Beirut, Piero Mocenigo. Il sultano sulle prime sarebbe propenso a chiedere sostegno al sovrano ottomano Maometto II, ma torna sui suoi passi per timore che i turchi possano mettere stabilmente piede in Egitto come dominatori. Decide allora di proporre come contropartita l'extraterritorialità di un quarto della città di Alessandria (allora diversi quartieri dell'antica capitale ellenistica erano abbandonati o di fatto baraccopoli). I falchi in senato vorrebbero chiedere qualcosa di più proficuo che dei quartieri degradati di una città di rilevanza commerciale relativa. Viene chiesta come alternativa un quinto di Damietta. Inal rigetta la proposta decisamente e, quasi per scherno, propone invece la totalità del suolo della città di Tinnis, convinto che i veneziani non avrebbero mai accettato di comprare una città abbandonata da due secoli, per quanto strategicamente ben posizionata. Ancora una volta, i falchi rumoreggiano, ragionando sulla possibilità di rinnovare le ritorsioni navali contro Damietta, ma le colombe fanno presente che, tirando troppo la corda, si sarebbe gettato il sultano egiziano nelle braccia del turco e la Serenissima dubitava di essere in grado di fronteggiare gli ottomani, fidandosi poco delle trattative del papa Niccolò V sulla creazione di una pace generale in Italia per promuovere una lega crociata contro di loro. Sorprendentemente, la proposta dell'acquisto di Tinnis (o Tenesso, come verrà chiamata dai Veneziani), va in porto. Gli esordi dell’Egitto Veneto 1453 - 1456: Lavori veneziani per la ricostruzione del porto di Tinnis. il Doge, nella speranza di tenerlo lontano dai guai, cerca di far commutare l'esilio del figlio Jacopo a la Canea, trasferendolo in Egitto come supervisore della repubblica dei lavori di ristrutturazione. Il senato accetta. Per la sorpresa di tutti, il Foscari Junior compie un buon lavoro, anche se il lievitare delle spese offre il destro per muovere nuove accuse di corruzione alla famiglia dogale. Piero Mocenigo porrà la sua residenza a Tenesso. Ca' Mocenigo è ancora oggi una perla dell'architettura venetoegiziana. Sorprendentemente, ripopolare la città si rivela il minore dei problemi. Attirati dalla prospettiva di un impiego per i lavori di ricostruzione del porto, molti braccianti si trasferiscono in città; subito dopo arriva un
18/07/23, 17:09 [ucronia] San Marco vive, viva San Marco! www.fmboschetto.it/Utopiaucronia/Serenissima.htm 55/69 consistente numero di mercanti (egiziani, la grande mercatura internazionale arriverà in un secondo momento), attirati dalle condizioni di vita meno 'movimentate' del dominio veneziano (i taglieggiamenti arbitrari dei mamelucchi erano diventati insostenibili e la posizione di sudditanza nei loro confronti da parte del sovrano non aiutava a migliorare la situazione). Nel 1455 - 1456, i Beduini del Delta resero di fatto impossibile il raggiungimento regolare della mercanzia dal Cairo ai porti del Mediterraneo e molti commercianti della capitale ne soffrirono enormemente, accelerando così il processo migratorio. Iniziarono anche i taglieggiamenti sui mercanti veneziani, che iniziarono a riflettere sull'opportunità di dotarsi di scorte armate. Nel caos di quel periodo, a molti Cairoti sembrò che la Tenesso veneziana potesse essere un porto sicuro in ogni senso. I veneziani iniziarono anche a riflettere sull'opportunità di offrire servigi di scorta armata a pagamento per gli imprenditori locali. E' in quel frangente che alcuni mercanti della Serenissima costruirono un 'fondaco non autorizzato' presso il porto di Kolzum, sul Mar Rosso (Colzo, come era chiamato in Italia). Ondate migratorie negli anni successivi al completamento del porto che contribuirono al popolamento della città furono i copti della regione (se gli egiziani di fede musulmana erano taglieggiati, figurarsi i cristiani), oltre, infine, ad una folta comunità greca ('alterum Byzantium', come era soprannominata) ed ebraica. Il relativo successo dell'operazione egiziana ebbe come conseguenza quella di rafforzare l'ala 'foscariana' in consiglio. Certo, il giudizio sul suo dogado restò controverso e i grandi sforzi economici che portarono lo stato in più di un'occasione sull'orlo della bancarotta non furono dimenticati, ma si comprese anche che una politica troppo attendista non era necessariamente migliore di quella eccessivamente aggressiva del vecchio Foscari. Venne dunque eletto doge il cinquantenne (relativamente giovane, per la carica) Piero Mocenigo. Nel mentre, Tenesso venne elevata a bailato e il primo a rivestire tale carica fu Nicolò Tron (la cui vita avventurosa divenne oggetto di numerose rappresentazioni, le cui più recenti, rielaborate in chiave steampunk, sono i due film TRON e TRON - Legacy) Il 1460-61 fu un biennio di svolta. La grande peste al Cairo indusse il bailo di Tenesso a violare l'accordo con il sultano Inal e procedere alla fortificazione della città, ufficialmente allo scopo di impedire agli infetti in fuga di entrare e contagiarne gli abitanti. Il sultano ovviamente si oppose, ma egli stesso cadde vittima della malattia, innescando così la feroce lotta per la successione. Nel mentre, Giacomo il Bastardo di Cipro aveva chiesto aiuto proprio al sultano per deporre la sorellastra Carlotta e impadronirsi della corona dell'isola. Altrettanto naturalmente, allora, Carlotta decise di chiedere il sostegno veneziano. Trinceratasi nel castello di Kyrenia, la regina fu 'tratta in salvo' dalla flotta veneziana. Giacomo venne catturato e incarcerato. Il prezzo da pagare per il regno insulare fu però caro: Carlotta dovette promettere ai veneziani numerosi agevolazioni fiscali e il controllo sui commerci in regime di semi-monopolio, oltre che l'extraterritorialità di diverse piazzeforti. In altre parole, Cipro divenne, perlomeno informalmente, un quasi-feudo della Serenissima. A seguito di questa umiliazione, il sultano cercò, entro i limiti imposti dalla situazione, di attuare delle ritorsioni contro i veneziani, incluso il mandare una armata a Tenesso per minacciare direttamente la colonia della Serenissima. L'esercito, tuttavia, si sciolse come neve al sole alla notizia della abdicazione di Inal e della pressoché contemporanea ribellione di Kushkadan. La prima guerra veneto - ottomana Nel frattempo la situazione nei Balcani stava divenendo precaria per i possedimenti veneziani. Già nel 1458 il ducato di Nasso, formalmente sottomesso a Venezia, doveva pagare tributi al sultano ottomano. Nel 1460 venne meno anche il 'cuscinetto' rappresentato dal despotato di Morea e dal regno di Bosnia, esponendo i possedimenti veneziani al confine diretto con l'impero turco. Sembrò chiaro a tutti, in particolare al doge, che il momento dello scontro con i nuovi padroni di Costantinopoli era imminente. Ciò nonostante, il Mocenigo si rifiutò di aderire alla coalizione crociata promossa dal pontefice Pio II, credendo, forse non del tutto a torto, che alle prime difficoltà Venezia sarebbe rimasta da sola a fronteggiare l'onda d'urto della potenza ottomana. Resta il fatto che iniziò a prendere misure nell'ipotesi di affrontare un conflitto difensivo. La militarizzazione delle piazzeforti nell'Egeo, tuttavia, portò però per converso, tanti mercanti tradizionalmente attivi nella Romània a preferire operazioni commerciali in Egitto. Tenesso, suo malgrado, iniziò a popolarsi di
18/07/23, 17:09 [ucronia] San Marco vive, viva San Marco! www.fmboschetto.it/Utopiaucronia/Serenissima.htm 56/69 mercanti veneziani residenti e entro la prima metà degli anni sessanta del quattrocento esisteva un servizio di posta e trasporto merci semi-regolare tra Tenesso stessa e Colzo, cosa di cui grandemente si giovò Colzo stessa come terminale finale privilegiato del commercio tra Egitto e India. Gli effetti deleteri sul traffico mercantile al Cairo e a Damietta erano ancora di là da venire e da notarsi, ma i veneziani non mancarono di prospettare (lo si evince da alcune missive tra il Bailo e il Doge) l'acquisto o addirittura una progressiva appropriazione de facto, di Colzo e di tutte le stazioni di posta intermedie presso le coste dei laghi amari. D'altra parte, Tron suggerì anche di formalizzare l'erogazione di un censo ricognitivo del sultano e trovare in qualche modo un rimedio a possibili danni all'economia egiziana per ridurre al minimo il rischio di premature ritorsioni violente (pur lasciando intendere che alla lunga ciò sarebbe inevitabilmente accaduto). Nel 1463, Maometto II ritenne giunto il momento adatto per dichiarare guerra alla Serenissima. Una frettolosa alleanza con Mattia Corvino Hunyadi, re di Ungheria venne stipulata, ma, pur sperando vivamente nella forza della famosa armata nera magiara, che si lanciò alla conquista delle piazzeforti ottomane in Serbia e Bosnia, il Mocenigo confidò soprattutto nella sua opera di potenziamento della flotta e di rafforzamento di guarnigioni e fortificazioni in Grecia. Gli introiti derivanti dal commercio con l'Egitto ebbero una parte decisamente rilevante nel sostenere questo sforzo militare. Per consolidare le proprie posizioni, i veneziani lanciarono rapidamente un attacco a Corinto, che conquistarono, per poi fortificare l'Istmo (ricostruendo il famoso 'muro delle sei miglia', in greco Hexamilion, e dotandolo di artiglieria in grado di sostenere assedi). La parte difficile per la Serenissima arrivò dopo, ovverosia quando Maometto II lanciò i suoi generali al contrattacco generale. Il peso delle forze di Omur Bey e Murad Pasha costrinse i veneziani sulla difensiva, la resistenza sull'hexamilion fu intensa, ma alla lunga insostenibile e spinse i veneziani a concentrare le proprie forze settentrionali ad Argo e Nauplia. Decisivo fu l'apporto della marina da guerra, riunita in due grosse squadre di galee, comandate rispettivamente da Jacopo Loredan e dal doge stesso. Mantenendo vive le comunicazioni e - soprattutto - i rifornimenti le guarnigioni della Serenissima in Morea poterono mantenere le proprie posizioni. In particolare, la conquista di Patrasso e la presa di Atene furono un duro colpo di immagine per le forze del sultano (per quanto la seconda non poté essere tenuta a lungo), mentre le forze ungheresi avanzavano in Serbia. Quando il Mocenigo, in un eccesso di baldanza, riuscì a forzare i Dardanelli e arrivare nel mar di Marmara, Maometto II perse notevolmente la pazienza e prese egli stesso le redini del comando. L'intuizione di Maometto che il cuore delle difese veneziane fosse l'isola di Eubea, o Negroponte, pesantemente munita, rifornita e fortificata negli anni precedenti, era corretta. La sua decisione di tentare il tutto per tutto con la sua conquista, aveva un suo senso. I primi due tentativi di sbarco fallirono, ma al terzo tentativo la flotta ottomana riuscì a cogliere di sorpresa quella veneziana e porre d'assedio Negroponte. La città resistette e nel 1468, dopo cinque furiosi anni, gli ottomani stipularono una tregua ventennale con Venezia, con correzioni territoriali minime. La guerra aveva prosciugato ancora una volta le casse dello stato, però e stava diventando chiaro sempre di più che i possedimenti in Grecia rischiavano di diventare più fonte di spesa che di guadagno, nel prossimo futuro. Effetto collaterale dello scontro fu l'inizio di proficui rapporti commerciali dei veneziani con i karamanidi e, soprattutto, con Uzun Hasan, capo della confederazione turcomanna dei Montoni Bianchi, in ottica antiottomana. In particolare i Veneziani strinsero accordi per il libero passaggio di uomini e merci attraverso il territorio dei Ramadanidi di Adana con il loro sovrano Dundar Bey. In particolare, visto il successo di Tinnis, i veneziani ottennero i diritti di proprietà e autogoverno parziale della città di Lajazzo, un tempo principale porto Mediterraneo della via della seta e ora in stato di deplorevole degrado rispetto ai suoi giorni di massima gloria. Lajazzo per i veneziani serviva come centrale spionistica e mercantile dell'Anatolia, oltre che portofranco in cui poter ospitare convegni diplomatici in qualità di area-cuscinetto tra Egitto, Ottomani e Montoni bianchi. L'indiscusso re senza corona di Lajazzo nella seconda metà del quattrocento fu Caterino Zen, peraltro in stretta confidenza con lo stesso Uzun Hasan. Quando nel 1473 le forze di Maometto II e quelle dei Montoni Bianchi si scontrarono a Otlukbeli, per quella che doveva essere la resa dei conti tra turchi per il dominio del Levante, le armi fornite dallo Zen e dalla Serenissima si rivelarono decisive. Gli ottomani furono padroni del campo e Uzun Hasan dovette temporaneamente ritirarsi, ma quest'ultimo si rese conto che la superiorità di Maometto II si sarebbe tramutata in annientamento totale della sua armata, senza il contributo veneziano. . Così commenta feder:
18/07/23, 17:09 [ucronia] San Marco vive, viva San Marco! www.fmboschetto.it/Utopiaucronia/Serenissima.htm 57/69 Come spiegare le ragioni della decadenza della Serenissima? Perché non unificò l'Italia, pur essendo, a buon diritto, lo Stato più forte a seguito della mirabile parabola viscontea? Da dove partire? Be', forse, dal momento che l'argomento è Venezia, sarà bene far parlare un doge. Il dux Veneticorum in questione è uno dei miei preferiti, nonché uno dei più famosi in assoluto: Tommaso Mocenigo, che ebbe a reggere la millenaria repubblica in un momento di grande incertezza sullo scacchiere politico italiano (cui, volenti o nolenti, Venezia apparteneva), cioè il clima di incontrastabile anarchia che scoppiò in seguito alla crisi dell'egemonia di Milano. Il suo approccio riguardo alla minaccia milanese ci dice molto di quale fosse l'opinione comune all'interno del ceto dominante della Serenissima, fornendoci peraltro di riflesso alcuni incontestabili indizi su quanto forte fosse il clima di arrendevolezza nei confronti dei Visconti all'epoca (la percezione comune, traditaci dalla lettura, fa intendere come per un po' tutti, nella prima metà del secolo, la fatalista conclusione fosse che prima o poi si sarebbe sopraggiunti alla sottomissione nei confronti del ducato, ricco oltre immaginazione. Così poi non fu, per ragioni che ora non abbiamo tempo di spiegare). Se i milanesi avessero conquistato Firenze, insomma, il doge non avrebbe mosso un dito per salvarla: ciò avrebbe significato soltanto più facoltosi cittadini dell'antica repubblica che avrebbero preso la decisione di riparare in laguna, facendo la fortuna della Serenissima. Il partito dei "falchi", come li ha correttamente definiti Paolo, era insomma allora in piena minoranza; rispetto all'elezione del militarista Foscari come suo successore, il Mocenigo avvertì che la sua salita al potere avrebbe significato che "chiunque possedesse 10.000 ducati si sarebbe trovato alla fine con 1.000, chiunque possedesse dieci case si sarebbe trovato infine con una, e chiunque possedesse dieci vestiti si sarebbe trovato insomma in difficoltà col trovarne una". Questa è una maniera tremendamente italiana di intendere la cosa pubblica, se ci fate caso. Perché far la guerra, quando io in primis ho da perderci? E critiche di tal genere seguirono, difatti, all'operato dello stesso Foscari, che pur essendo il maggior artefice delle conquiste di Venezia sulla terraferma, si trovò aspramente osteggiato e criticato al momento del ritorno in patria. è vero, il doge aveva riportato in laguna conquiste, oro e territori; ma per quanto i cronisti ci lasciano intendere, i suoi contemporanei concordavano tutti nel dire che non ne era valsa la pena. Sulla poca intraprendenza della classe dirigente veneta, tutta volta al mare e poco alla terra c'è dunque poco da aggiungere, se non una considerazione: si può ben dire, a voler fare una disamina adeguata della storia di Venezia, che il suo declino fu causato dalla conquista di terre italiane nel XV secolo, che assorbì le proprie risorse, non si dimostrò tanto benefico quanto sembrava, creò al dogado innumerevoli potenti nemici e, soprattutto, allontanò l'attenzione di chi gestiva la cosa pubblica da ciò che per la Serenissima era realmente vitale, e cioè il controllo delle rotte mediterranee orientali. Paolo ha trovato un modo intelligente di mettere una pezza sopra alla questione, senza costringere lo Stato veneto, da Maclodio in avanti fattivamente spaccato a metà (una porzione proiettata verso l'espansione e il mantenimento dei propri territori in Italia, l'altra ancora profondamente sposa del Mare, e intrigata da quest'ultimo poiché era pur vero che solo da Oriente proveniva l'ossigeno che teneva la Serenissima in vita) a operare una decisione formale in uno dei due sensi: applicare il metodo ucronico "conservativo", per cercare di mantenere Venezia forte e vitale senza impattare troppo sulla Storia con la costruzione del suddetto canale. Tale idea è a dir poco esplosiva: premesso che perché la Serenissima possa mantenere tale geniale sistema di commercio con l'India (e in prospettiva, l'Indonesia, l'Indocina, il Giappone e la Cina) sia imperativo che il Turco non metta le mani sull'Egitto, tale trovata farebbe la fortuna della Serenissima almeno per altri tre o quattro secoli, fino a che, cioè, la Gran Bretagna mette anch'essa gli occhi sul ricco subcontinente. La principale causa del declino economico italiano, cioè la perdita di centralità nel sistema del commercio internazionale (a dire il vero non così evidente almeno fino a metà del '500, quando la necessità di contante per le guerre imperiali e spagnole di Carlo V e del suo caro figliolo Filippo avrebbe letteralmente dissanguato il meridione e la Lombardia) è così aggirata in toto. Conquistare altri territori italiani, a meno che non inserito in un contesto superpotenziale come da me ipotizzato (asse franco-polacco-veneto rompe le corna agli Asburgo) non avrebbe risolto questo problema: al di fuori di retoriche nazionaliste di sorta, le quali non appartengono al nostro gruppo, non è che la penisola goda di un terreno particolarmente fertile o ricco di risorse. Certo, ci sarebbe sempre l'esclusione dai mercati americani, quindi il predominio spagnolo nel '500/'600 è assicurato; ma Venezia potrebbe intervenire in tal senso nel contesto di una serie di guerre condotte in alleanza con la Francia, quando, con il rischio continuo di vedersi Milano occupata (chissà, il Savoia potrebbe intervenire? allora Venezia resta neutrale) il re di Spagna è costretto a ingoiare amaro, cedendo una varia collezione di fondaci, isolette e città alla Serenissima perché questa possa entrare anche nello schiacchiere atlantico-americano, pure se non ricoprendo un ruolo di protagonista, quantomeno di spalla per Francia/Regno Unito (e poi dai, Paolo, tu mi fai le reference con Niccolò Tron e Tron: Legacy, la cui colonna sonora è stata composta dal mio gruppo preferito, e poi vuoi negarmi il Venezuela veneto? Vedi che non lo accetto!) In merito alla questione della terraferma, effettivamente se Venezia gode di un collegamento radicato e potente con l'India (e incontrastato per almeno un cinquantennio) già nella seconda metà del '400, è un po' assurdo pensare che la classe dirigente veneta, ebbra di denaro fino allo svenimento, non avrebbe tentato un'ulteriore penetrazione in direzione lombarda. Per me la presa di Milano è non solo possibile, ma anche credibile, poiché, come già ho avuto modo di sottolineare, la Serenissima era già troppo potente per evitare di scatenare le ira degli altri giganti (e non)
18/07/23, 17:09 [ucronia] San Marco vive, viva San Marco! www.fmboschetto.it/Utopiaucronia/Serenissima.htm 58/69 che le passeggiavano intorno: una città in più o in meno avrebbe solo fatto la differenza nel concordare la distanza dal presente della data d'attacco. Certo, tutto cambia nel momento in cui le guerre d'Italia scoppiano (ma sarebbero davvero scoppiate in una situazione in cui Venezia ha tutto il modo e il tempo di assimilare Milano? diciamo di sì, per amore del metodo conservativo), poiché la Lombardia rappresentava una pedina (e una fonte d'introiti) fondamentale per tutti gli attori in gioco: Francia, Impero, Spagna, staterelli italiani che, pur non potendosela mangiare, temevano che se la mangiasse qualcun altro. In effetti, paradossalmente proprio il troppo sopravanzo della diplomazia italiana su quelle delle altre realtà dell'era moderna rappresentò, a conti fatti, uno svantaggio: noi poverelli (per usare un eufemismo manzoniano) abbiamo avuto la bella pensata di inventarci prima dell'Europa il concetto di "equilibrio di potere" (il balance of power tanto caro a Londra tra '700 e '800, per intenderci) così come stabilito in quel di Lodi nel 1454, condannandoci ad uno stato di perenne divisione e guerriglia interna. Divisione, peraltro, che agli italiani di quel tempo, pur consapevolmente uniti da un retaggio culturale fondato sul prestigio letterario di Dante, Petrarca e Boccaccio redatti in quegli anni da Bembo il Grande, andava benissimo: non ricordo più quale capitano di ventura disse che in caso la Serenissima (da cui era impiegato) avesse vinto la guerra contro il Papa, sarebbe passato dalla parte di quest'ultimo per proseguire il conflitto, poiché, in caso quest'ultimo si fosse esaurito, non avrebbe più trovato lavoro. Che dire quindi per rendere le somme dello splendido lavoro (e quando mai ne fa uno brutto?) di Paolo? Secondo me sottovaluti troppo le potenzialità della Serenissima. Mi chiedi quante Agnadello avrebbe potuto sopportare; mah, ad occhio, almeno una decina. E poi conta che, se Venezia regge botta, entro un centinaio di anni scoppia la pace, per fare il verso al grande Giuseppe Zamberletti, padre nobile della protezione civile italiana. E quella che il re di Spagna intende stendere sull'Italia è una copertona: una pesante, che induce ad un sonno dal quale gli staterelli della penisola non avranno a che svegliarsi per un po'. Perché non esagerare nel mentre, allora? C'è una quantità incredibile di scenari dove Venezia sarebbe potuta intervenire a cavallo tra il XV e il XVI secolo, nella sola Italia (non considero dunque la possibilità di venire in aiuto all'Ungheria a Mohàcs o tentare il salvataggio di Bisanzio, tutte operazioni dall'esito per nulla scontato): entrare nella guerra del sale, nel conflitto per Napoli, decapitare (o supportare?) Ludovico il Moro per conto del nipote Gian Galeazzo, salvaguardare Mantova, Bologna o l'arcivescovo di Trento dalle mire delle potenze circostanti, senza contare la possibilità di trarre un immenso guadagno (magari in alleanza coi Medici, cui andrebbe Urbino) dal naufragio della nave borgiana, nella forma delle Marche e della Romagna. Ma come hai detto tu stesso: per il momento si tratta di una (formidabile, lo ripeto) traccia, che non hai ancora sviluppato. Mi aspetto dunque che la continui, perché sono molto interessato; e spero davvero che questo papiro, a testimonianza diretta del mio coinvolgimento, non abbia stufato.
18/07/23, 17:09 [ucronia] San Marco vive, viva San Marco! www.fmboschetto.it/Utopiaucronia/Serenissima.htm 59/69 È solo un fotomontaggio, ma vi immaginate se fosse possibile? . Enrico Pizzo ha altro da dirci: Il vicentino Arnaldo Fusinato (1817-1888) è universalmente noto come autore della poesia "L'ultima ora di Venezia", meno nota è un'altra sua composizione intitolata "Giaello l'omicida", ispirata ai fatti del Giudizio Statario di Este del 1850 di cui riporto alcuni versi: « "Stringete, stringete le vostre catene: Mi serrino i polsi, mi solchin le vene; M’uccida la fame, mi strazi la verga, Distillino sangue le ignude mie terga. Più muto del marmo che chiude l'avello, O giudici, il labbro sarà di Giaello!" E questa gittava superba disfida Ai giudici in volto Giael l'omicida, Satellite iniquo d’iniqua masnada, Di sangue macchiava la nostra contrada; Sul labbro di tutti temuto, siccome L’artiglio d’un orso, correva il suo nome. Congiunta in arcana terribile lega Fra l’ombre viveva la sozza congrega: Al villico inerme predavano il pane, Stendean sulle chiese le mani profane;
18/07/23, 17:09 [ucronia] San Marco vive, viva San Marco! www.fmboschetto.it/Utopiaucronia/Serenissima.htm 60/69 Nei poveri ostelli, nell’auree magioni Slanciavansi l'ugne dei cento ladroni. E invan dell'umana giustizia la spada Vegliava sui passi dell'empia masnada: Un solo fra mille con libera voce Gridava assassino Giaello il feroce; E il giorno che venne segnavasi a dito A un ramo sospeso quell'unico ardito... » Nell'opera del Fusinato i "briganti" massacrati ad Este sono solo dei sanguinari, non scelgono i loro bersagli attaccando indiscriminatamente poveri e ricchi. Al di là del valore poetico la poesia del Fusinato è interessante per conoscere il punto di vista della borghesia di allora. Nessun cenno alle condizioni di vita nelle campagne o alla miseria delle plebi rurali, i "briganti" non sono "poveri che rubano" ma soltanto feroci assassini... Ho un'altra "chicca poetica" per voi. Il Veneziano Pietro Buratti è universalmente noto per i suoi versi, riportati su ogni confezione destinata alla vendita, dedicati al " Baicolo ": « No gh'è a sto mondo, no, più bel biscoto, più fin, più dolse, più łisiero e san par mogiar ne ła cìcara o nel goto del baìcoło nostro venessian. » Meno nota è una sua composizione del 1819 intitolata "Elefanteide" ed ispirata ad un curioso fatto di cronaca accaduto nel Carnevale di quell'anno. In Riva degli Schiavoni era stato allestito un "casotto" di legno dove veniva mostrato un esemplare di elefante indiano. Il pachiderma, innervosito dalla confusione, dal rumore dei fuochi d'artificio, e dalle salve di artiglieria sparate in onore dell'Imperatore Ferdinando che proprio in quei giorni avrebbe dovuto visitare la città, si mostrava irrequieto al punto che le autorità cittadine ne imposero l'allontanamento. Il tentativo di farli salire su di una barca fu vano, ricondotto nel casotto il pachiderma durante la notte ruppe le catene che lo trattenevano e si diede a fuggire per calli e campielli, inseguito, a prudente distanza, dai soldati austriaci e suscitando più ilarità che paura nella popolazione Veneziana. La gita del pachiderma terminò nella chiesa di San Antonin. Entrato nel luogo di culto l'animale sfondo col suo peso il pavimento della chiesa restando intrappolato con una zampona... Di questa immobilità approfittarono i soldati austriaci che, fatto arrivare un pezzo di artiglieria da 50 libbre, abbatterono la bestia... (non credo che nel XIX secolo fossero molto attenti ai diritti degli animali, purtroppo) « Sudito de nissun varda che caso l'elefante in casotto ha storto il naso. » « O montagna de carne! o bestia rara Finchè la mosca al naso no te salta! L'antichità mai de stramboti avara Gà ben rason se tanto la te esalta, Se in Plinio, pien de buzzere s'impara Che in pudicizia a un cavalier de Malta Ti tol la man, che luna e sol ti adori, E ti te scondi el zorno che ti sbori. » . C'è pure il contributo di Specialistatelevisivo, che ha voluto proporci questa sua versione dell'ucronia sulla Repubblica di Venezia: Fino al 1797 avviene tutto come nella reale storyline ma, dopo il trattato di Campoformio, la diplomazia veneziana riesce ad ottenere che le Isole Ionie restino sotto il controllo del Doge. Per tre anni restano neutrali. Nel 1800, gli inglesi occupano Malta, e allora il doge dell'epoca affida le isole sotto la protezione inglese, e arruola tra gli abitanti dell'isola un gruppo di volontari a sostegno degli inglesi. Da qui al 1814 tutto avviene come nella reale storyline, solo che al Congresso di Vienna, sotto la pressione inglese, viene restaurata la Serenissima. Ma, a causa della
18/07/23, 17:09 [ucronia] San Marco vive, viva San Marco! www.fmboschetto.it/Utopiaucronia/Serenissima.htm 61/69 pressione austriaca, assume dei confini molto più limitati: infatti perde i territori lombardi, che confluiranno nel Regno Lombardo, mentre l'area di Gorizia e Trieste resterà austriaca. Per tutta la prima metà dell'Ottocento, la Serenissima sarà un paese sicuramente in politica interna più democratico delle vicine monarchie assolute, ma in politica estera resterà neutrale, e si preoccuperà più di mantenere i propri confini che di allagarli. Durante i vari moti italiani e la prima e la seconda guerra d'indipendenza resterà neutrale. Ma negli stessi anni il maggior consiglio e il senato saranno infiammati da uno scontro tra due partiti: uno conservatore, che propugnava per una neutralità sul modello svizzero, appoggiato specialmente dalla vecchia aristocrazia, e uno liberale, appoggiato dalla borghesia e dai tanti esuli provenienti dalle altre aree d'Italia, che invece propugnava l'appoggio al Piemonte e quindi la guerra contro l'Austria. Prevale il partito conservatore. Non ci sarà nessuna terza guerra d'indipendenza, infatti le attenzioni del nuovo governo italiano sono concentrate solo sul Lazio, che resta in mano al Papa. E qui cambia la situazione: lo Stato Pontificio non è protetto solo da Napoleone III, ma anche dalla Serenissima. Infatti il doge dell'epoca dichiara che in caso di invasione italiana del Lazio, la Repubblica di Venezia avrebbe rotto la sua neutralità per entrare in guerra contro il neonato regno italiano. La motivazione principale era una: a Venezia si temeva all'invasione del Lazio sarebbe seguita quella della stessa Repubblica. Quindi lo Stato Pontificio continua ad esistere ancora oggi. Dal 1860 in poi sale al potere il partito liberale, e avviene una riforma dell'intera struttura della Serenissima, il Maggior Consiglio diventa un vero e proprio parlamento, eletto dal popolo a suffragio universale maschile; il Senato resta ed è composto dagli esponenti della vecchia aristocrazia, e ha la funzione di controllare l'operato del Maggior Consiglio; il Minor Consiglio, il Collegio, il Consiglio dei Dieci e i Quaranta vengono fusi in una nuova istituzione: il Consiglio esecutivo, che ha la funzione di potere esecutivo, ed è simile al Direttorio francese e al Consiglio Federale svizzero; il Doge è eletto a vita come sempre, ma assume solo la funzione di capo dello stato. Contemporaneamente, gli aristocratici, vedendosi ridotti i loro privilegi, decidono di avviare delle nuove industrie e delle banche, così si avvia una vera e propria rivoluzione industriale, e nasceranno nella Serenissima grandi poli industriali e bancari. Alcune banche veneziane finanzieranno anche la costruzione del canale di Suez, avvenuta nel 1867, e in cambio la Serenissima otterrà una percentuale del possesso del Canale. La Repubblica non seguirà una vera e propria campagna colonialista, ma si accontenterà del controllo di alcune città, infatti controllerà la città di Asmara. A livello amministrativo il territorio della Serenissima, con la nuova amministrazione, verrà diviso in provincie di due categorie: le province di Terra e quelle di Mare. Le province di terra sarebbero quelle nel territorio del Veneto e del Friuli, e sono dipendenti dal governo centrale. Mentre le province di Mare sarebbero l'Istria, la Dalmazia e le isole Ionie, e sono autonome. Asmara sarà una dipendenza territoriale. La lingua ufficiale sarà il Veneto, che però nelle province verrà affiancato dalle varie lingue locali. Infatti, a livello linguistico, sopratutto nelle province di Mare, ci sarà un attaccamento alla lingua locale, che si rifletterà anche in letteratura, e che porterà alla sopravvivenza di lingue estinte nella storyline reale, come l'istrorumeno e il dalmatico. In Veneto la lingua della cultura resta l'Italiano, ma nascerà una nuova letteratura in lingua Veneta e in lingua Furlan. Con il suffragio universale maschile sorgono i primi partiti di massa, come il partito socialista e il partito cattolico, ma solo quest'ultimo riuscirà ad arrivare al governo e a conciliare gli interessi dell'aristocrazia capitalista con quella degli operai. Durante la Prima Guerra Mondiale la Serenissima resta neutrale, ma i poli industriali Veneti riforniranno l'esercito italiano di armi, munizioni e viveri. Infatti, mentre la guerra distrusse interi Paesi, per la Repubblica di San Marco essa fu una grande fortuna: una grandissima quantità di merci fu venduta non solo all'esercito italiano, ma anche a quello inglese, e le banche veneziane concessero a questi eserciti grandi finanziamenti, naturalmente il tutto di nascosto dall'Austria. Dopo la guerra, l'Italia ottiene il Trentino Alto Adige, mentre Venezia, pur essendo rimasta neutrale, grazie ai suoi finanziamenti, ottiene Trieste, Gorizia e tutta la Venezia Giulia, e, mentre Trieste sarà una provincia di Terra, le altre saranno province di Mare a causa della forte presenza slava. Intanto in Italia sorge il fascismo, e Mussolini rivendica sin da subito l'annessione all'Italia della Serenissima e dello Stato Pontificio. Mussolini in Italia sale al potere come nella reale storyline, ma è costretto a rinunciare ad annettere sia lo Stato Pontificio, con cui nel 1929 farà un concordato basato sulla reciproca riconoscenza (lo Stato Pontificio non aveva ancora riconosciuto ufficialmente il Regno d'Italia, mentre l'Italia ancora rivendicava Roma come propria capitale), allo scopo di poter essere popolare presso l'elettorato cattolico. Negli anni 30 non ci saranno grossi cambiamenti a Venezia, infatti si creerà un piccolo movimento fascista che però non avrà alcun seguito, a causa dell'attaccamento dei Veneziani alle istituzioni democratiche, e neanche il partito comunista ebbe grande seguito, grazie alla capacità che ebbero i cattolici di mediare tra gli operai e i capitalisti. (Si ricorda che nella reale storyline i partiti cattolici, soprattutto la Democrazia Cristiana, ebbero grande seguito in Veneto, e durante la Resistenza si formarono forti formazioni partigiane cattoliche). Tra il 1935 e il 1939 Hitler e Mussolini si comportano come nella reale storyline. Scoppia la seconda guerra mondiale, e fino al 10 maggio 1940 avviene tutto come nella reale storyline. Infatti in questa data Mussolini entra ufficialmente in guerra, ma dichiara guerra anche alla Serenissima, e tenta di invaderla. Mussolini voleva invadere la Serenissima sia perché faceva parte del suo progetto irredentista sin dai primi anni del fascismo l'annessione di
18/07/23, 17:09 [ucronia] San Marco vive, viva San Marco! www.fmboschetto.it/Utopiaucronia/Serenissima.htm 62/69 tutte le terre irredente, e sia perché le ricchezze della Repubblica avrebbero potuto sostentare la guerra. Ma l'invasione della Serenissima sarà per l'esercito italiano un vero e proprio fallimento: i Veneziani resisteranno fino all'ultimo, l'esercito veneziano dimostra maggiori abilità militari, mentre nelle poche aree occupate già si iniziano a formare delle brigate partigiane. Solo con l'aiuto dei tedeschi, gli italiani riusciranno a conquistare la repubblica. Il Doge, i politici, e alcuni tra gli esponenti dei grandi gruppi bancari ed industriali si rifugia a Londra, dove si forma un "Governo di Venezia Libera", che coordinerà le azioni dei partigiani (più o meno come fece De Gaulle con i francesi), e apparterrà quindi al gruppo degli Alleati. Quindi mentre nel resto d'Italia il movimento di Resistenza avrà maggior seguito solo dal 1943 in poi, in Veneto già si formano fortissimi gruppi partigiani di Resistenza, dei quali la maggior parte è di ideologia cattolica, ma vi sono anche gruppi liberali e comunisti. In Istria e in Dalmazia, al contrario della reale storyline, ci sarà una forte solidarietà tra i partigiani veneti e quelli slavi, avendo come obiettivo in comune la liberazione dai nazi-fascisti. Nel 1943 in Italia Mussolini cade, c'è l'armistizio, il duce viene liberato e crea la Repubblica di Salò, intanto, pur essendoci un forte controllo tedesco, molte zone del Veneto sono ormai controllate dai partigiani. A livello internazionale, i Veneziani, come gli Inglesi e De Gaulle nella reale storyline, hanno un atteggiamento duro nei confronti dell'Italia, infatti la Serenissima inizia a discutere con le altre nazioni di un possibile allargamento dei suoi territori verso occidente, tratta per una possibile annessione dopo la guerra della Lombardia e del Trentino Alto Adige. De Gaulle, come nella reale storyline, inizia a considerare l'idea di una possibile annessione dopo la guerra della Valle D'Aosta e di una parte del Piemonte. Invece gli Americani dimostrano verso gli italiani un atteggiamento più tollerante, grazie alla presenza di italo-americani nella società statunitense. Intanto tra gli Alleati che liberano l'Italia ci sono anche delle truppe Veneziane. Nel 1944, alcuni giorni dopo il D-Day, le truppe Veneziane vengono accolte trionfalmente in tutto il Veneto e anche in Dalmazia e Istria, mentre le Isole Ionie erano già state liberate l'anno precedente grande ad uno sbarco partito dalla Puglia. Finisce la guerra, il Trentino Alto Adige, viene annesso alla Serenissima, ma la Lombardia resta all'Italia, ma ottiene anche la Cirenaica, oltre ad una percentuale di possesso del petrolio libico. Il Trentino diventa una provincia di terra, mentre l'Alto Adige, a causa della forte minoranza germanofona, diventa una provincia autonoma. Infatti ora le "provincie di Mare" cambiano denominazione in "provincie Autonome", e ottengono molta più autonomia, e diventano quasi degli stati federati. Quindi in Alto Adige la questione sudtirolese è molto più limitata, le lingue ufficiali della provincia diventano 4: il tedesco, il veneto, il ladino e l'italiano, e nelle scuole c'è la possibilità di scegliere la lingua di insegnamento. La ricostruzione avviene nel giro di pochi anni: già nel 1950 l'economia Veneziana è stata rilanciata. In Libia il petrolio è gestito da una società anglo-franco-veneziana, i Veneziani hanno il controllo anche della Cireanaica fino al 1951, anno in cui la Libia ottiene l'indipendenza, ma viene governata da un Re fantoccio messo al trono dagli Alleati per mantenere il controllo del petrolio. A questo punto apro una parentesi radio-televisiva: nel 1922 nacque Radio Venezia, che trasmetteva prevalentemente in Veneto, ma con alcune trasmissioni dedicate alle minoranze linguistiche, nel 1932 ad ogni provincia di Mare è concessa la trasmissione di una propria stazione radiofonica. Nel 1950 iniziano le prime trasmissioni televisive, nasce la RTV, Radio Televisione Veneziana. Nel 1955 ad ogni provincia Autonoma viene concessa la trasmissione anche di un proprio canale televisivo. L'Alto Adige quindi creerà una rete televisiva composta da notiziari locali e da programmi di attualità locale, oltre alla trasmissione di molti programmi televisivi tedeschi, austriaci e svizzeri. Le TV dell'Istria e della Dalmazia, che trasmettono prevalentemente in Croato, in Istrorumeno e in Dalmatico, verranno seguite molto soprattutto in Jugoslavia, dove rappresenteranno gli unici media non condizionati dalla censura comunista. Tornando alla politica internazionale, Venezia aderisce alla Nato, nel 1960 aderisce all'AELS (Associazione Europea di Libero Scambio), ma ne esce nel 1972 per aderire alla CEE l'anno successivo. Tra gli anni 50 e gli anni 60 vengono promulgate nuove leggi che migliorano ancora di più le condizioni dei lavoratori, le donne ebbero diritto di voto già dal 1932, e sono state parificate agli uomini con il nuovo Codice sulla Famiglia del 1955. Ma restano aperte le questioni dell'aborto e del divorzio, i cattolici ne sono contrari, mentre i socialisti e i liberali ne sono favorevoli. Avviene un referendum sull'introduzione del divorzio nel 1965, il cui esito è positivo e un altro sulla legalizzazione dell'aborto l'anno successivo, ma dall'esito negativo, ma verrà legalizzato dieci anni dopo grazie all'esito positivo di un altro referendum sullo stesso tema. Tra gli anni 70 e gli anni 80 giungono a Venezia molti immigrati italiani. Negli anni '80 sorgono le prime radio e TV private, e in Dalmazia molti esiliati trasmetteranno programmi per gli Jugoslavi. Ma negli anni '90 scoppierà il caos: la Jugoslavia si disgrega, scoppiano le stesse guerre della reale storyline, e un'infinità di profughi giunge in Istria e Dalmazia (ricordo ai lettori che la Serenissima possiede solo l'area meridionale della Dalmazia, che nella realtà si trova tra la Croazia e la Bosnia). In Bosnia i musulmani vedono come unica salvezza un'annessione alla Serenissima, che però non accadrà, visto che la guerra finisce con gli stessi trattati della reale storyline.
18/07/23, 17:09 [ucronia] San Marco vive, viva San Marco! www.fmboschetto.it/Utopiaucronia/Serenissima.htm 63/69 Nel 2000 c'è un referendum sulla sostituzione della Lira Veneziana con l'Euro, ma l'esito è negativo, e Venezia mantiene ancora oggi la sua moneta. . Questo è il commento in proposito di Bhrghowidhon: In questa ucronia i colloqui di Plombières dalle 11:00 alle 15:00 e dalle 16:00 alle 20:00 del 21.luglio 1858 fra Napoleone III. e Camillo Benso Conte di Cavour perverrebbero a risultati per definizione diversi da quelli storici (in particolare nel punto: Regno di Sardegna fino all'Isonzo). Tenuto conto da un lato che il Memoriale anonimo (del 18. gennaio) in mano a Cavour chiedeva per i Savoia addirittura l'Istria e la Dalmazia fino a Cattaro e dall'altro che, dopo l'Armistizio di Villafranca dell'11.-12. luglio 1859, Torino ha reagito alla rinuncia al Veneto (da parte di Napoleone) annettendo tutte le Legazioni in Emilia e Romagna nonché la Toscana, bisognerebbe postulare che a Plombières o in località omologa altrettanto venisse promesso a Vittorio Emanuele II. e di conseguenza per Girolamno Bonaparte si ritagliasse un Regno più spostato a Meridione, coinvolgendo quindi sùbito il Regno delle Due Sicilie (ma per mezzo di quali forze? Garibaldi non avrebbe potuto combattere contemporaneamente sulle Prealpi e in Sicilia - d'altra parte la sua assenza sarebbe stata decisiva - e Lord Palmerston non sarebbe arrivato addirittura a favorire i progetti dell'Imperatore dei Francesi...) . La palla ritorna ad Enrico Pizzo: Di seguito un mio tentativo di ricostruzione del corso del Medoacus Minor a valle di Padova. Devo premettere, però, che l'aver individuato un corso non significa che il fiume abbia sempre seguito quella direttrice di deflusso. I fiumi veneti sono caratterizzati dalla frivola abitudine di mutare percorso, una conseguenza della scarsa pendenza della pianura padano-veneta che porta all'accumulo di sabbia nel letto del fiume, fenomeno che porta in pochi secoli all'interramento del letto fluviale, all'incirca ogni 1500 anni. Tanto per fare un confronto l'Adige di Solesino si è attivato intorno all'800 A.C. e si è esaurito intorno al 600 D.C. 1400 anni di attività... Per quanto riguarda il ragionamento che mi ha portato alla ricostruzione del corso del Medoacus Minor, devo partire inanzitutto da quelli che sono i, pochi, punti fermi a mia disposizione. Plinio parla chiaramente di " duo medoaci " e la " tabula peutingeriana indica la stazione di posta di " mino meduaco " in corrispondenza dell'odierna Lova, dove scorre adesso il tratto finale del Cornio. Il Gloria descrive in questo modo il percorso del Minor " attraverso Camino, Saonara, Legnaro del Vescovo, Arzarello, Arzergrande, Vallonga, Rosara non lungi da Corte, fino alla laguna ". Il Gloria non sbaglia, non completamente almeno, perchè il percorso da lui indicato corrisponde al dosso 10, che è stato una delle direttrici di deflusso del brenta in epoca protostorica. Nel il libro " Luoghi e itinerari della Riviera del Brenta e del Miranese ", ho trovato il contributo di Antonio Draghi relativo a Villa Sagredo a Sarmazza di Vigonovo in cui, tra le altre cose, parla della peschiera, " derivata dal Cornio, l'antico Medoacus Minor ". Io ho pensato " un'ipotesi, non più dimostrabile di altre " poi, non so nemmeno dire perchè, sono andato con Google Maps a visualizzare la Brentasecca a Saonara, uno dei pochi punti in cui ero sicuro del passaggio del Minor in epoca storica... E qui salta fuori la sorpresa!! Brentasecca non è solo un nome di località, ma anche il nome di una via, dall'andamento sinuoso. Il prolungamento di via Brentasecca è via Costantina, alla cui altezza il tracciato stradale inizia ad essere affiancato dal Cornio. Successivamente il Cornio affianca via Celeseo e poi via Cornio, fino alla Cunetta, dove il fiume piega bruscamente seguendo il percorso di questa. La deviazione non è significativa, perchè la Cunetta è stata scavata recentemente, ho provato a guardare in SX idrografica di questa e mi sono imbattuto in via Celestia, che poi prosegue come via Cornio. Via Cornio poi prosegue come via Sopracornio, sempre affiancata dal canale, fino a Campagna Lupia, località Lazzareto. Proseguendo il Cornio non è più affincato da strade, ma passando dalla visualizzazione " mappe " a quella " satellite " si vede il Cornio proseguire fino a Lova, dove sottopassa la Brenta Novissima, e l'attuale sede della SS309, tramite una botte, per poi terminare il suo percorso in laguna. A monte di Saonara il percorso diventa illeggibile, dato che attraversa aree che oggi sono fortemente urbanizzate, ma è " indovinabile " grazie al fatto che le località di Noventa, Camin e Saonara sono collegate tra di loro dal dosso 10, mentre il percorso che vi ho descritto in precedenza corrisponde ad una variante del dosso 11. Il mio entusiasmo, però, a questo punto si è un pò smorzato. Il Minor, secondo gli storici, è rimasto attivo fino al 1100, circa, ricevendo l'acqua del Brenta, ma quest'ultimo, dopo
18/07/23, 17:09 [ucronia] San Marco vive, viva San Marco! www.fmboschetto.it/Utopiaucronia/Serenissima.htm 64/69 il 600, si è spostato più a nord, all'incirca dove c'è la sede attuale, da dove arrivava quindi l'acqua? Mentre ero li che mi arrovellavo mi è tornato in mente un particolare. Il Brenta, fino al 1143, non percorreva l'attuale alveo, ma giunto a Dolo, deviava verso Sambruson e Lugo. Dopo il 1143 i padovani hanno tagliato l'argine, in Sx idrografica, più o meno all'altezza di Dolo, creando il percorso dell'attuale Naviglio fino a Fusina. Tra le motivazioni di questo intervento c'era la volontà da parte dei padovani di poter avere una via navigabile più diretta verso Venezia. Ripensando a questo particolare mi è venuta in mente una cosa, il fiume Bacchiglione, che a partire dal 600 ha sostituito il Brenta nell'attraversamento del centro di Padova esce da questa tramite il canale di Roncaiette. Il collegamento tra Padova ed il Brenta, il canale Piovego, risale al 1209, cosa volevano navigare i Padovani se non c'era ancora il canale? Altro pensiero. Il Brenta fino al 600, percorreva come ho detto il centro di Padova, per poi dirigersi verso Dolo tramite un percorso che parzialmente si sovrappone a quello del Piovego, ho sempre pensato che i Padovani nel 1209 non abbiano scavato ex-novo il Piovego, ma abbiano riattivato e rettificato un tracciato presistente. A questo punto nulla mi proibiva di pensare che forse il Bacchiglione, fino al 1140, non usciva da Padova solo tramite il canale di Roncaiette, ma che forse una parte delle acque continuava a usare il vecchio alveo, un collegamento tra Padova e il Brenta, magari morente, c'era già e questo spiega l'intervento sugli argini del 1143. Ciliegina sulla torta!! Il buon vecchio Bellamio conferma le mie parole!! Riporta testualmente che nel 1142 i Padovani deviarono " le acque del Minor nel Maior " per avere una migliore navigazione!! Ho riscoperto la citazione del Bellamio solo pochi minuti fa. A questo punto il quadro è perfettamente chiaro. Il Bacchiglione dopo il 600 ha preso il posto del Brenta, continuando però a utilizzarne in parte le direttrici di deflusso. Quella in direzione di Dolo era utile ai Padovani, perchè li metteva in collegamento con la laguna, ma nel tratto tra Noventa e Stra doveva essere scarsissima d'acque a causa della " presa " del Minor. Ecco quindi l'intervento padovano con la chiusura di questa, in modo da cercare di riattivare il tratto Noventa-Stra. Riattivazione che sarà possibile solo nel 1209, tramite un esteso lavoro idraulico. Ritengo di poter dire, con una certa sicurezza, che il fiume Cornio rappresenta l'ultima direttrice di deflusso meridionale del Brenta, tra quelle originatesi in modo naturale ed in tempo storici. . Dice la sua anche Enrica S.: Come arrivare a questo stato indipendente ancor oggi, membro del Commonwealth e con a capo la Regina d'Inghilterra?
18/07/23, 17:09 [ucronia] San Marco vive, viva San Marco! www.fmboschetto.it/Utopiaucronia/Serenissima.htm 65/69 . La palla passa a feder: Tempo fa in Internet ho letto uno storico affermare, a fronte di dati autentici e verificati, che il tasso di criminalità negli ultimi anni della Serenissima fosse bassissimo, addirittura inferiore a quello che oggi. Molti di noi, in risposta a quest'affermazione, avevano manifestato qualche dubbio, sostenendo come numeri così quantitativamente esigui potessero trovare una giustificazione più ragionevole in una pletora di spiegazioni alternative, dall'inefficienza del sistema giudiziario di uno Stato settecentesco, all'estrema condizione di povertà in cui doveva versare buona fetta della popolazione, tale da scoraggiare il ricorso alle autorità. Io ero tra quelli. Così, per informarmi più a fondo ho deciso di operare un raffronto con una città di simile stazza e costituzione sociale. Una settimana fa mi sono iscritto come libero socio all'Archivio di Stato di Milano, onde consultare il suo vasto repertorio. Con l'aiuto di un archivista, ho selezionato il pezzo più utile alla ricerca: si tratta di una collezione di registri conosciuti come magni libri bannitorum (grandi libri dei banditi), detenuti presso il governatore degli statuti. Nella sala di studio, ho consultato il volume più recente, pezzo 37, che conteneva la sequela di tutti i criminali e le relative condanne dal 1696 al 1724; di seguito, illustro le conclusioni della mia piccola ricerca. In primo luogo bisogna chiarire che non si tratta di una sovrapposizione perfetta, considerate le quattro generazioni di distanza tra un registro e l'altro. Poi, se pure le dimensioni delle due città supergiù si equivalgono (entrambe contavano un quantitavo di abitanti tra i 125 e 150 mila), bisogna riconoscere che la situazione economica di Veneto e Lombardia era diametralmente opposta. In quel momento storico, la città della laguna era al culmine di un lungo periodo di sonnolento declino, avendo perso più di quarantamila abitanti (al tempo, un numero enorme) nel corso del secolo precedente. La città della pianura, invece, pur avendo sofferto gli ultimi secoli di dominio spagnolo (si calcola una perdita di circa venticinquimila abitanti dall'epoca dell'apogeo), a partire dal cambio di dominazione aveva, tra l'importazione della seta, la compilazione del catasto e l'espansione del ducato, cominciato a scrollarsi le coperte di dosso, innescando quell'esplosivo processo che l'avrebbe portata, ancora tre secoli dopo, ad essere la locomotiva dell'Italia unita. La Venezia del XVII secolo, insomma, non era certo dinamica, anzi; i patrizi che potevano se ne distanziavano, preferendo disporre la costruzione di magnifiche ville sulla Terraferma. Tutto il contrario stava avvenendo allora a Milano: con la rivitalizzazione dei commerci, la città aveva iniziato a rivestire quel ruolo nevralgico nella regione che le si confa tanto, attirando con una certa gravità immigrati dalla campagna. Tutto questo preambolo storico è necessario per introdurre al meglio il punto della discussione. Nel tomo che ho consultato, lo stacco fra dominazione spagnola e austriaca non è di visibilità immediata, ma diviene evidente man
18/07/23, 17:09 [ucronia] San Marco vive, viva San Marco! www.fmboschetto.it/Utopiaucronia/Serenissima.htm 66/69 mano che proseguono gli anni. Prendiamo ad esempio gli anni 1712 e 1723, di cui ho allegato materiale fotografico: pur nell'arzigogolata calligrafia dei pretori milanesi passati, diviene facile notare una discrepanza tra le due amministrazioni. Sotto gli spagnoli, i nomi si affastellano in un coacervo di accuse poco chiare e processi celebrati perlopiù in contumacia, dove è conseguentemente ragionevole supporre che magra parta delle pene comminate fosse effettivamente eseguita. Sotto gli austriaci, leggiamo con ordine una serie di descrizioni delle fattispecie, con pene, se non fondate in diritto (d'altronde siamo ancora prima della riforma codicistica di Napoleone, difficile pretendere di più), quantomeno eziologicamente giustificate. Qui compaiono anche le prime menzioni di strutture carcerarie organizzate, querele e querelanti. Anche le pene cambiano: se con gli spagnoli assistiamo alla proliferazione di confische, esili e condanne capitali, con gli austriaci la detenzione cresce di popolarità. I sottoposti dell'imperatore non abbandono la pena di morte, anche se alla pena della testa sembrano preferire la forca (forse in un primitivo tentativo di educare le masse?) Ecco la trascrizione di una lettera che ho ritrovato nell'archivio, redatta dal vicecomiziale giudiziario (da quanto ho capito, una sorta di PM dell'epoca) che testimonia quanto dico. Tra due parentesi, ho inserito i punti dove non ho saputo comprendere la scrittura dell'autore; il senso generale, comunque, è chiaro. Qui a fianco, l'originale della lettera (cliccare per ingrandire). 1722 die (...) Augusti. Presentata (...) Epistola Jenovis sequentis (...). Publicata die 16 eiusdem. M. Ulivi Sig.ri, Sig.ri (altro nome) Devo partecipare alle (...) loro. M. Ulivi, qualmente nel giorno tredici del corrente mese ho condannato in pena delle (forche?) Domenico Panietto del gm. Matteo del luogho del Bosco Piene di Valvanaglia, ed indi capizalmente bandito da questo Dominio, cosi che possi essere impunemente ofeso da chisesia e ciò a' causa del crudel homicidio da' esso Panietto commesso nelle persone di (...): Batta Panietto detto il Cincola di detto luogho del Bosco con coltello prohibito, (...) del medesimo commesso in pregiudizio di Daniele Manzione nella somma di lire 325,5. Fuga dalle carceri pretorie di Gavirate contrasto precedente e cooperante alla fuga dalle med. di Luiggi e Giuseppe Fratelli Liprandi ladri famosi, con ferire mortalmente il custode d'esse carceri, furto da detto Domenico commesso in pregiudizio dello custode delle armi e sue robbe per il valore di lire 600, come risulta dai processi; e però (=perciò) si compiaceranno le signorie loro (di) registrare detto Panietto nell'Albo de' Condannati e Banditi del loro (...) con (...) riverenza mi dico Pal'offo d'Arcisaze (?) Vicecomiziale il 16 Agosto 1722 delle signorie loro M. Ulivi Sottoscriz. (...) Cesare Picinello (titolo) delle Terre Vicecomiziali . Restituiamo nuovamente la parola ad Enrico Pizzo: Grazie alla trascrizione realizzata da feder ho appreso che Domenico Panietto del fu Matteo, originario di Bosco di Pieve di Valtravaglia, si è reso responsabile di un bel po' di azioni criminose, con le quali si è procurato 925,5 Lire Milanesi. La possibilità di collocare temporalmente gli eventi con una certa precisione ha acceso in me il desiderio di quantificare materialmente l'entità di tale somma. Per la bisogna ho tirato fuori la mia copia .pdf de la "Statistica Medica di Milano " del Ferrario (scaricata da Google Libri) e lì, a pag 228, ho potuto leggere che il prezzo medio di vendita, espresso in Lire per Moggio, era di: 14,65 Lire - Frumento 7,8 Lire - Segale 6,45 Lire - Mais e che, pag. 254, nel 1720 il vino si vendeva a: 9,1 Lire per Brenta da 96 Boccali
18/07/23, 17:09 [ucronia] San Marco vive, viva San Marco! www.fmboschetto.it/Utopiaucronia/Serenissima.htm 67/69 e l'olio a: 1,05 Lire per Libbra da 28 once. Poiché secondo il Piva il Moggio Milanese corrisponde a 146,24 Litri moderni, la Brenta a 75,55 e la Libbra a 0,763 Kg mentre i pesi ettolitrici, medi, dei cereali sono: 76 Kg - Frumento 70 Kg - Segale 66 Kg - Mais Ricavo che con quelle 925,5 Lire Milanesi il nostro Panietto poteva acquistare: 7020 Kg di Frumento o 12146 Kg di Segale o 13850 Kg di Mais o 7680 Litri di vino o 670 Kg d'olio d'oliva Quantità notevoli. Però rileggendo il post l'ho trovato incompleto, perché Kg e Litri da soli non danno veramente l'idea dell'entità della somma predata dal Panietto con le sue ruberie. Per cercare di " attualizzarla " ho pensato che potevo cercare di calcolare quanto denaro sarebbe necessario nel 2023 per acquistare le stesse quantità. Secondo il sito ismeamercati. it il giorno 11/04/2023 il Frumento Tenero Nazionale si vendeva a 271€ la tonnellata mentre il Mais Nazionale a 281€ la tonnellata. Invece sul sito mark.agrarheute.com leggo che dal 03/04/2023 al 10/04/2023 il prezzo della Segale sul mercato Tedesco era di 198,08€ la tonnellata. Per il prezzo del vino ho utilizzato quello del Rosso Veneto sfuso nel supermercato dove faccio la spesa a Monselice, non posso fare nomi posso solo dire che è quello accanto al McDonald , 2,18€ al litro, mentre per l'olio d'oliva ho usato quello del multicultuvar in lattina da 5 litri che producono nell'oleificio dove mi rifornisco, 78€ per lattina. Anche in questo caso non posso dare nomi, posso solo dire che si tratta di quello a fianco di Villa Contarini a Valnogaredo. Usando questi prezzi, e ricordando che la densità dell'olio d'oliva è di circa 920 Kg/Mc, ricavo che il 13/04/2023, per acquistare le quantità di prodotti di cui sopra, Domenico Panietto avrebbe bisogno di: Frumento - circa 1900€ Segale - circa 2400€ Mais - circa 3890€ Vino - circa 16740€ Olio d'oliva - circa 11400€ Per olio e vino cifre importanti!! Sono convinto tuttavia che il semplice calcolo dei quantitativi di merce che il Panietto poteva acquistare con le 925,5 Lire Milanesi frutto delle sue rapine non sia sufficiente per apprezzare veramente l'importanza della cifra. Molto più utile sarebbe capire quanti giorni doveva lavorare una persona per poterle guadagnare onestamente. Si, ma come fare? Non dispongo di dati sulle retribuzioni nel Milanese negli anni '20 del XVIII secolo... Forse un metodo potrebbe essere convertire quelle Lire Milanesi in valuta di uno Stato limitrofo, di cui possiedo qualche dato in più, e provare a fare il calcolo. Secondo il Zannini tra il 1710 ed il 1714 nella città di Venezia un manovale era retribuito con 44,11 Soldi decimalizzati di Lira Veneziana. Secondo il Papadopoli tra il 1708 ed il 1750 lo Zecchino era tariffato 14 Lire a Milano e 17 a Venezia. Quelle 925,5 Lire Milanesi corrispondono quindi a circa 1123,8 Lire Venete o 22476 Soldi. Per guadagnare una somma del genere un manovale doveva lavorare nella città di Venezia per almeno 510 giorni!! Ok, dopo questa vagonata di calcoli, voglio cambiare argomento di discussione: Il veronese Angelo Faccioli propose, nel 1931, l'adozione del Veneto come Lingua Universale sostenendo, non del tutto a torto, che il Veneto è la lingua "più simile al Latino, più semplice di questo e sorella di ogni Lingua nel Mondo". Vent'anni dopo Faccioli perfezionava e motivava la sua proposta, in una sua pubblicazione del 1950 spiegava che il Veneto si compone di soli 22 Foni:
18/07/23, 17:09 [ucronia] San Marco vive, viva San Marco! www.fmboschetto.it/Utopiaucronia/Serenissima.htm 68/69 a - be - ce ( c dolce ) - che ( c dura ) - de - e - fe - ge ( g dolce ) - ghe ( g dura ) - i - le - me - ne - gne - o - pe - re - se - te - u - ve - ze tutti rappresentabili graficamente utilizzando solo le lettere dell'alfabeto Italiano, nessuna necessità di usare i segni grafici k - j - w - x - y! Non esistono i foni: gl - sostituito da l sc - sostituito da s In Veneto inoltre non esistono consonanti doppie né suoni aspirati, né Passato e Trapassato Remoto sostituiti da Passato e Trapassato Prossimo. Queste ed altre considerazioni portavano Faccioli a ritenere che la Lingua Universale doveva essere il Veneto... . Glui risponde il linguista Bhrghowidhon: Per curiosità, le lingue con meno fonemi sono il pirahã (Amazonas [Brasile]) e il rotokas centrale (Bougainville [Papua - Nuova Guinea]), con undici fonemi (nel secondo caso molto diffusi presso tutte le lingue: /a/, /e/, /i/, /o/, /u/, /b/, /d/, /g/, /p/, /t/, /k/). La semplicità fonologica conta tuttavia ben poco (anzi, rischia di creare molti omofoni, che per la lingua è un guaio, come in cinese); più impressionante è la semplicità morfologica, che nel Mondo è una caratteristica delle lingue isolanti (che non distinguono, per esempio, il nome dal verbo), come il cinese (in Europa, la più semplice è l'inglese, che tuttavia conserva ancora delle opposizioni morfologiche). La difficoltà del cinese è soprattutto grafica, ma se scritto in alfabeto (da decenni ormai anche latino) è una delle lingue più facili (la difficoltà è appunto nell'abbondanza di omofoni, perfino con lo stesso tono, che fonologicamente comincia a essere una difficoltà). Il livello più impegnativo di una lingua è però il lessico e in questo caso tutte le lingue sono ugualmente difficili. Il vantaggio di una morfologia ricca (non dico complicata, ma ricca) è che con la combinazione di poche e semplici regole si riescono a produrre molte parole diverse fra loro quel poco che basta per distinguerle, senza sovraccaricare la memoria (mentre le lingue con poca morfologia sovraccaricano il lessico oppure fanno parole lunghissime). . Infine, la palla ancora ad Enrico: Mi sono reso conto di non avere mai descritto quello che per me era il vero motivo della debolezza politica della Repubblica, cerco di rimediare ora. Lo scrivente è convinto che la Serenissima implose perché le Élite delle città della Terraferma videro nella sua scomparsa l'occasione per acquistare finalmente quel potere politico che gli era negato. Proviamo ad analizzare tre persone immaginarie, che chiamerò A, B e C. A è un Patrizio della Repubblica il cui nome è regolarmente inserito nel Libro d'Oro ed economicamente decaduto, B un Cittadino Originario il cui nome è regolarmente inserito nel Libro d'Argento di professione accattone, C un Nobile Padovano oscenamente ricco. Tutti e 3 desiderano impegnarsi in Politica, ma qual'è il massimo teorico a cui possono aspirare? A, per quanto Barnabotto, in virtù del suo Status di Patrizio ha diritto a sedere nel Maggior Consiglio e il suo massimo teorico è l'elezione a Doge. B, per quanto accattone, in virtù del suo Status di Cittadino Originario ha la possibilità di lavorare nella Burocrazia e il suo massimo teorico è la carica di Cancellier Grando. C, in virtù del suo Status di Nobile Padovano oscenamente ricco, si vede interdetto l'accesso a TUTTE le cariche non solo Politiche, ma persino Amministrative nella Dominante, ed il massimo a cui tu poteva aspirare era di diventare Vicario di qualche Vicariato. Questi erano delle divisioni amministrative della Repubblica che comprendevano i territori di scarsa importanza, ad esempio le zone interne dei Colli Euganei. Quindi il culmine della carriera politica di C sarebbe stato qualche mese come Vicario a Teolo. Questo per me era il vero punto debole della Repubblica. Nel momento in cui è apparso all'orizzonte un uomo che sembrava essere in grado di cambiare l'ordine delle cose le Élite delle città della Terraferma hanno abbandonato all'istante la fedeltà alla Repubblica. Questo pericolo era stato denunciato da Scipione Maffei nel 1736 nel suo "Consiglio Politico", naturalmente censurato e pubblicato nel 1798...
18/07/23, 17:09 [ucronia] San Marco vive, viva San Marco! www.fmboschetto.it/Utopiaucronia/Serenissima.htm 69/69 Maffei sosteneva che solo il coinvolgimento delle Élite delle città della Terraferma nella gestione del Potere avrebbe garantito il futuro della Repubblica. Ma, come accaduto altre volte, "nemo propheta in patria". . Se volete commentare queste ipotesi, scriveteci a questo indirizzo. Torna indietro