Lettere e documenti in italiano compatibili con la campagna “Curse of Strahd” per D&D 5a edizione. Versione del documento 1.1, 25/06/2016 Documento realizzato da Michele “Gott” Bellinazzo per GDRITALIA.NET (Facebook: “Giochi di ruolo Italia”) È permessa la distribuzione libera e gratuita di questo file per uso privato e non commerciale, purché includa sempre queste righe di paternità intellettuale. Lettera del Borgomastro Kolyan Indirovich (versione 1) Salute a voi, o possenti e valorosi! Io, un umile servitore di Barovia, vi porgo i miei rispetti. La mia comunità implora disperatamente di ricevere la vostra assistenza. L’amore della mia vita, Ireena Kolyana, è afflitta da un male così nero che nemmeno l’abnegazione dei nostri più coraggiosi concittadini riesce a vincere. Una ferita infetta la affligge, e farei di tutto per salvarla da questa minaccia. La nostra è una comunità ricca. Vi offriremo tutto quello che chiederete se vorrete rispondere al nostro appello. Siate lesti, poiché la clessidra è agli ultimi granelli! Tutto ciò che possiedo sarà vostro se mi aiuterete! Kolyan Indirovich Borgomastro di Barovia =============1.2 del 28/06/2016
Invito di Strahd Amici carissimi, Vi sia noto che sono io colui che vi ha condotti in questa terra, la mia terra, e sappiate che io soltanto posso consentirvi di lasciarla. È mio piacere invitarvi a cena presso il mio castello, così che ci si possa incontrare in un contesto più dignitoso. Posso garantirvi che il viaggio sarà assolutamente sicuro. Vi attendo con piacere. Vostro obbligatissimo ospite, Strahd von Zarovich
Dal Libro di Strahd Io sono l 'Antico. Io sono questa Terra. Le mie origini si perdono nelle tenebre del passato. Io ero il guerriero. Io ero buono e giusto. Calai inesorabile su questa regione come la voce di un dio, ma gli anni di guerra e di massacri consumarono la mia anima come il vento fa con la pietra, riducendola in polvere. Ogni residuo di bontà scivolò via da me. La forza e la giovinezza mi abbandonarono, e tutto ciò che mi rimase era la morte. Il mio esercito si stabilì nella Valle di Barovia, prendendo il potere dalle mani dei suoi abitanti nel nome di un dio giusto, ma divine non erano né la grazia né la giustizia amministrate. Convocai la mia famiglia, da lungo tempo sradicata dai propri antichi troni, e la feci stabilire a Castel Ravenloft. Portarono con sé un mio fratello, più giovane, Sergei. Era bellissimo e giovanile, due cose per le quali lo odiavo. Tra le numerose famiglie della Valle, un'anima brillava più di tutte: una bellezza rara che chiamavano “Perfetta”, che chiamavano “Gioia”, che chiamavano “Tesoro”. Il suo nome era Tatyana, e desideravo che fosse mia. La amavo con tutto il mio cuore. La amavo per la sua giovinezza, la amavo per la gioia che portava. Ma mi respinse! “Il vecchio” mi chiamava, ma anche “il maggiore” o “il fratello”. Perché il suo cuore batteva per Sergei. Così si fidanzarono. E poi fissarono una data. Solo a le parole ella mi chiamava “fratello”, ma guardandola negli occhi era un altro il nome che vedevo riflesso: “morte”. Era la morte di chi invecchia, ciò che vedeva in me. Amava la propria giovinezza, e ne godeva. Io invece avevo sperperato la mia. La morte che vedeva la portò a tenersi alla larga da me. Giunsi così a odiare la morte- la mia morte. Il mio odio era forte: non mi avrebbero chiamato “morto” tanto presto. Strinsi un patto con la morte, un patto di sangue. Nel giorno delle nozze, uccisi Sergei, il mio fratello. Il mio patto fu suggellato col suo sangue. Trovai Tatyana che piangeva nel giardino a est della cappella. Fuggì lontano da me. Non voleva ascoltare le mie ragioni, e una grande rabbia cominciò a ribollirmi dentro. Doveva comprendere il patto che avevo stretto per lei. La inseguii. Alla fine, disperata, si gettò dalle mura di Ravenloft, e vidi tutto ciò che avevo sempre desiderato precipitare, scivolando per sempre via dalla mia stretta, Inghiottita da mille piedi di nebbia. Nessuna traccia di lei fu più ritrovata, e nemmeno io ho mai saputo cosa sia stato di lei. Le guardie del castello mi crivellarono di frecce, ma non morii... Né sopravvissi. Ero divenuto un non-morto, per sempre.
Ho studiato molto da allora. “Vampiro” è il mio nuovo nome. Bramo ancora la vita e la giovinezza, e maledico i viventi che le strapparono via da me. Sono il sole e la sua luce ciò che ora temo, ma c'è ben poco altro che possa ferirmi. Nemmeno un paletto conficcato nel cuore mi uccide, sebbene mi impedisca i movimenti. Ma la spada, la maledetta spada di Sergei! Devo assolutamente sbarazzarmi di quel terribile brando! Lo temo, e lo odio quanto il sole stesso. Ho dato spesso la caccia a Tatyana. Sono persino riuscito a sentirla come a portata di mano, ma mi è sfuggita. Mi provoca! Lo fa apposta! Che cosa ci vorrà per piegarla al mio amore? Ora risiedo nelle profondità sotto Ravenloft. Vivo tra i morti e dormo sotto le stesse fondamenta di questo gramo castello. Dovrei far murare le scale, così che nessuno possa disturbarmi.
Diario di Rudolph van Richten Da piu’ di tre decenni mi dedico alla ricerca sulle creature dell’oscurita’, per consegnarne i misteri alla luce purificatrice della verita’ e della conoscenza. “Eroe” mi chiamano in alcuni posti, “Saggio” o “Mastro cacciatore” mi definiscono in altri. I miei pari vedono ritengono stupefacente come io sia sopravvissuto a innumerevoli aggressioni sovrannaturali. il mio nome e’ pronunciato con paura e ribrezzo dai miei nemici. In verita’ questa “vocazione virtuosa” e’ nata in forma di ossessione nel tentativo di distruggere un vampiro che aveva assassinato mio figlio, diventando per me una vita tediosa e priva di gioie. Quando mentre la mia carriera come cacciatore di mostri non era che appena cominciata, gia’ sentivo il peso degli anni sulle mie stanche spalle. Oggi sono soltanto un uomo che ha semplicemente vissuto troppo a lungo. Proprio come un lich pentito, mi trovo inesorabilmente vincolato a un’esistenza costruita sulla follia che, pare, dovro’ sopportare per l’eternita’. Certamente dovro’ morire, ma l ’idea di riuscire a riposare in una tomba tormenta tanto i miei pensieri piu’ oziosi quanto assilla i miei sogni. Immagino che coloro i quali vedono in me un eroe cambieranno idea quando scopriranno tutta la verita’ circa la mia vita di cacciatore del sovrannaturale. C io’ nonostante devo confessare, ora e subito, di essere stato la causa indiretta ma sicura di numerose morti e della perdita di tanti buoni amici. Ma non fraintendetemi ! Non sono semplicemente rammaricato di me stesso. Piuttosto, mi accorgo ora di qualcosa di terribile! Mi rendo infatti conto di essere vittima di una malvagia maledizione dei Vistani. La tragica natura di questa fattura e’ tale da non infliggere direttamente a me i suoi effetti peggiori. Peggio ancora, sono le persone che mi circondano a farne le spese! Ho gia’ narrato di come mio figlio Erasmus sia stato rapito dai Vistani e venduto a un vampiro. Ho anche spiegato come Erasmus sia divenuto un servo di questo predatore notturno, e di come io abbia ricoperto il miserevole ruolo di colui che per liberarlo gli ha piantato un paletto nel cuore. Ma cio’ che ho omesso di precisare e’ il modo in cui ho rintracciato i suoi rapitori attraverso la regione, ovvero come sono riuscito a “ottenere” da loro l’ubicazione di mio figlio. Di fatto, i Vistani avevano catturato Erasmus col mio involontario permesso. Una sera mi avevano portato un membro del loro clan, che era molto malato, pretendendo che lo curassi. Fallii nel salvare la vita di quel giovane. Temendo la loro rappresaglia, implorai i Vistani di prendere qualsiasi cosa fosse di mia proprieta’ purche’ non scatenassero i loro terribili poteri, dei quali nulla sapevo. Ma con mia grandissima sorpresa, preferirono prelevare mio figlio di nascosto, a ripagare la loro perdita! Non appena mi accorsi di cio’ che era accaduto, avevano gia’ un’ora di vantaggio. Accecato dalla furia, legai al cavallo il corpo del giovane morto e seguii tenacemente la carovana dei Vistani attraverso i boschi, ingenuamente permettendo al sole di tramontarmi alle spalle senza cercare un rifugio per la notte. Poco dopo il calare delle tenebre, venni assalito da dei non morti che mi avrebbero sicuramente ucciso se il loro padrone –un lich – non fosse intervenuto risparmiando la mia vita, per dei motivi che ancora non comprendo pienamente. Egli mi aveva in qualche modo individuato e, grazie alla sua potente magia, aveva preso il controllo di un branco di zombi che vagavano per la foresta. Mi parlo’ attraverso le bocche dei cadaveri, e traccio’ su di me un incantesimo di protezione dai non morti. Infine, rianimo’ il Vistano deceduto per poi comandargli di dirmi dove si trovasse la sua gente. Purtroppo (dico col senno di poi), il piano funziono’. Trovai i rapitori, accompagnato dalla sgradita scorta di non morti, ora impossibilitati a toccarmi grazie alla magia del lich. Quando raggiunsi la carovana, minacciai i Vistani di mandare loro addosso gli zombi se non avessero liberato il mio amato ragazzo. Ma mi risposero di averlo venduto a un vampiro, il Barone Metus. A quel punto, qualcosa dentro di me ando’ in frantumi. Scagliai gli zombi all’attacco, e l’intero clan fu divorato vivo. Ma la storia non finisce qui. Prima di morire, la loro matrona mi maledisse, dicendo “possa tu vivere per sempre tra i mostri, e veder morire ogni tuo caro sotto le loro grinfie!”. Ancora oggi, a cosi’ tanti anni di distanza, riesco ancora a sentire quelle parole con una chiarezza spaventosa. Non molto tempo dopo riuscii a trovare Erasmus, ormai trasformato in un vampiro. Mi imploro’ di porre fine alla sua maledizione, e lo feci col cuore gonfio di dolore. Le tenebre lo avevano per sempre strappato dal mio amorevole abbraccio, e scioccamente mi illusi di avere cosi’ pagato il mio pesante tributo. Piansi, piansi fino a quando un insaziabile desiderio di vendetta riusci’ a riempire la crepa senza fondo del mio cuore.
Lettera di Kolyan Indirovich (versione 2) Salute a voi, o possenti e valorosi! Io, borgomastro di Barovia, vi porgo i miei disperati rispetti. La bella Ireena Kolyana, mia figlia adottiva, è stata morsa da un vampiro nelle ultime notti. Per oltre quattrocento anni, questa creatura ha prosciugato la vita dalla mia gente. Ora la mia cara Ireena sta morendo dell’immonda ferita inflittale da questa vile bestia, che ormai è diventata troppo potente per essere sconfitta. Pertanto vi dico: considerateci spacciati e recintate questa terra coi simboli di ciò che è sacro. Fate in modo che gli emissari della fede usino i loro poteri per sigillare questo demonio entro le mura di una Barovia in lacrime. Seppelliteci col nostro dolore, e risparmiate al mondo il nostro malvagio destino. Molte sono le ricchezze che la nostra comunità custodisce. Tornate qui a prenderle, una volta che saremo partiti verso una vita migliore. Kolyan Indirovich Borgomastro di Barovia
Diario di Argynvost I miei cavalieri sono caduti, e questa terra è perduta. Non ci saranno spada o incantesimo, zanna o artiglio, capaci di fermare le armate del mio nemico. Oggi morirò, incapace di vendicare i caduti, ma difendendo ciò che amo- questa valle, questa casa, e gli ideali dell’Ordine del Drago d’Argento. Il male mi circonda. È giunto il momento di gettare la maschera e di mostrare a questi barbari la mia vera forma. Possa essa destare il terrore nei loro cuori! Che raccontino pure le storie del loro oscuro trionfo sul protettore dei Monti Balinok! Che Argynvost sia ricordato come un valoroso e un drago d’onore. Il mio solo rammarico è che i miei resti non riposeranno nel loro luogo legittimo, nel mausoleo consacrato di Argynvostholt. Senza dubbio i miei nemici si spartiranno le mie ossa come le monete di un bottino saccheggiato, come trofei di una sudata vittoria. Non temo la morte. Anche se il mio corpo morisse, il mio spirito sopravviverà. Possa esso servire da faro contro le tenebre, e portare la luce della speranza in una terra così sconvolta dalla disperazione. E ora, alla battaglia! A
Lettera di Strahd ai Durst Mio più che patetico servitore, Io non sono il messia che i Poteri Oscuri di questa vi avrebbero inviato. Non sono giunto per condurvi al sentiero dell 'immortalità. Quantunque siano state le anime che avete dissanguato sul vostro altare segreto, pochi o molti che siano stati i visitatori torturati nel vostro sotterraneo, sappiate che non siete stati voi a portarmi in questa bellissima regione. Voi non siete che dei vermi intenti a contorcersi nel mio territorio. Dici di essere maledetto, che la buona sorte ti ha abbandonato. Hai lasciato l 'amore per la follia, ti sei rifugiato nel seno di un'altra donna, concepito un figlio nato morto. Maledetto dalle tenebre? Di questo non ho dubbi. Salvarti dalla disgrazia? Non credo proprio. Ti preferisco molto più così come sei. Il tuo temuto Signore e padrone, Strahd Von Zarovich www.PDFCool.com
(Lettera di invito a un ballo in maschera tratta dall’opera teatrale “The King in Yellow” di Thom Ryng) "You are invited to a masquerade - The palace, in the evening, one week hence, To celebrate the birthday of the queen. Come in costume. Come to dine. Come to dance. But come. You can't refuse the yellow card. With sad precision, all the guests arrive, And you are greeted by the grinning guard Who takes your coat and wonders at your mask. Dance with the Princess of empty eyes! The queen's cant is a dark delight, so sing! And in the utter end the king appears In the splendour of his decaying. Hastur's the soul disease you've long suspected; And in reading this, you've been infected." (Adattamento per “Curse of STrahd”: possibile falso indizio per i personaggi, o possibile invito alternativo che potrebbe essere loro recapitato) A un ballo in maschera siete invitatoAl palazzo, al quarto di luna, al tramontare, Per celebrar della regina un anno passato. Venite in costume, venite al banchetto, venite a danzare. Ma venite. Rifiutar non potete questo giallo invito. Con grama puntualità ogni ospite giunge, La guardia ghignante porge loro il saluto, ne prende i mantelli e alle maschere indulge. Danzate con la Principessa dalle orbite cave! Cantar con la regina è un’oscura delizia! E proprio alla fine anche il Re compare Nella magnificenza della sua mestizia. Strahd è il malanno dell’anima che avrete ormai sospettato; E nel leggere questo, ne siete stato infettato. Versione B (variante dell’ultima quartina, più fedele): A un ballo in maschera siete invitatoAl palazzo, al quarto di luna, al tramontare, Per celebrar della regina un anno passato. Venite in costume, venite al banchetto, venite a danzare. Ma venite. Rifiutar non potete questo giallo invito. Con grama puntualità ogni ospite giunge, La guardia ghignante porge loro il saluto, ne prende i mantelli e alle maschere indulge. Danzate con la Principessa dalle orbite cave! La regina intona un’oscura delizia, cantate! E proprio alla fine anche il Re compare Nello splendore delle sue vesti stracciate. Strahd è il malanno dell’anima che avrete ormai sospettato; E nel leggere questo, siete stato infettato.