RINASCIMENTO Alto Lazio, h. cm 6
fine sec. XV - inizi sec. XVI Ø cm 27
30 PIATTO
Piatto a tesa obliqua con orlo rilevato, cavetto distinto esternamente ed emisferico al-
l’interno, piede ad anello.
Maiolica. Impasto rosato. Invetriato all’esterno.
Disegno in blu, campiture in azzurro chiaro, giallo e arancio.
All’interno di un tondo centrale decorato da una ricca bordatura a diversi colori con
motivi scalettati ed archetti, è rappresentato uno stemma araldico quadripartito, con
bande verticali a colori alternati e croci potentate di Gerusalemme, appartenente ad
Alfonso d’Aragona, Duca di Calabria. Sulla tesa si dispone una decorazione a bande co-
lorate, scalettate e puntinate.
Ricomposto, con modeste integrazioni e ripristino pittorico.
AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 90; Mazza, Attività
ceramiche nell’Alto Lazio (secc. XIIIXVII), Edizioni Cultura, Viterbo, 1979, tav. f.t., VII-VIII.
Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 97.
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA
100
RINASCIMENTO Alto Lazio h. cm 5
prima metà sec. XVI Ø cm 26
31 PIATTO
Piatto a tesa obliqua con orlo rilevato, cavetto esternamente poco evidente ed
emisferico all’interno, fondo paino e piede a disco.
Maiolica. Impasto rosato. Invetriato all’esterno.
Disegno in blu e arancio.
All’interno di un medaglione a quattro fili compare il trigramma “IHS” di San Ber-
nardino, attorniato da una fascia a raggi orizzontali e ciuffi a pennellate rade.
Sulla tesa una raggiera di serpentine blu e arancio si alterna a monticelli realizzati
con fitte pennellate. Il trigramma bernardiniano nasce dalla particolare devo-
zione al nome di Cristo da parte di Bernardino che arriva in predicazione a Vi-
terbo nel 1426, come attestano le cronache e l’ampia diffusione del trigramma
negli edifici della città.
Ricomposto, con integrazione e ripristino pittorico di due lacune sulla tesa.
AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 90.
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA
101
RINASCIMENTO Alto Lazio h. cm 5
metà sec. XVI Ø cm 23,5
32 PIATTO
Piatto con orlo rilevato, ampia tesa e piede ad anello.
Maiolica. Impasto di tonalità cromatica chiara. Invetriato all’esterno.
Disegno in blu; campiture in giallo e arancio.
Entro un tondo filettato, all’interno di una cornice a stella è rappresentato un cuore,
simbolo per eccellenza della passione amorosa. In questo caso si è di fronte alla forma
più semplice di rappresentazione del cuore, che può presentare un’ampia casistica, ad
esempio trafitto da una o più frecce, che arde, martoriato, ferito che sanguina, assu-
mendo così significati diversi.
Sull’ampia tesa si dispone una ricca decorazione, composta da quattro tondi filettati
contenenti losanghe con fiori. Il fondo, tra un tondo e l’altro, è campito a retino con
elementi vegetali dati a pennello.
Inedito.
Ricomposto, con modeste integrazioni e ripristino pittorico.
AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 94.
Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 96.
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA
102
RINASCIMENTO Alto Lazio (Viterbo?) h. cm 4,7
seconda metà sec. XV Ø cm 12
33 CIOTOLA
Ciotola con orlo indistinto, parete leggermente svasata, corpo carenato, profilo
emisferico all’interno, fondo piano e piede a disco.
Ceramica ingobbiata e graffita. Impasto di tonalità cromatica medio-chiara.
Decoro in bruno manganese e verde ramina.
Nel cavetto campeggia una grande lettera alfabetica “b”, contornata da una ricca
decorazione vegetale a foglie incisa a crudo e dipinta con i colori di bruno e verde.
Inedito.
Ricomposto.
AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 79.
Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 99.
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA
103
RINASCIMENTO Alto Lazio, h. cm 7
prima metà sec. XVI Ø cm 18,5
34 CIOTOLA
Ciotola a breve tesa obliqua con orlo arrotondato, corpo emisferico e piede a disco su
fondo piano.
Maiolica. Impasto rosato ben depurato.
Disegno in blu; campiture in giallo e arancio.
Entro un medaglione dalla ricca bordatura a fascia con motivi a zig zag sulla quale tro-
vano posto esternamente piccole semisfere alternate a triangoli, si trova la raffigura-
zione di un frate col capo tonsurato inginocchiato in preghiera davanti alla croce,
vestito del saio con ampio cappuccio e recante in mano una corona di spine. Alle sue
spalle una chiesa stilizzata dall’alto campanile. L’iconografia è quella di San Francesco
in preghiera davanti alla croce della passione e alle sue spalle la Chiesa della Porziun-
cola di Assisi. La tesa mostra motivi ad archetti incrociati e all’esterno rade pennellate
verticali.
Inedito.
Ricomposto, con integrazioni e ripristino pittorico.
AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 91.
Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 98.
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA
104
RINASCIMENTO Viterbo h. cm 2,7
metà sec. XVI Ø cm 24
35 PIATTO
Piatto a tesa ampia con orlo estroflesso, cavetto poco profondo tronco conico al-
l’esterno, fondo piano e piede a disco.
Maiolica. Impasto rosato.
Disegno in blu; campiture in arancio, blu e verde.
Il piatto è interamente occupato dalla rappresentazione di un putto alato che im-
pugna una croce astile mentre cavalca un delfino, riconducibile all’iconografia
religiosa della fede e dell’amore verso Dio.
Inedito.
Ricomposto, con integrazione e ripristino pittorico di modeste lacune.
AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 97.
Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 101.
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA
105
CERAMICHE DA SPEZIERIA E D’AMORE Viterbo h. cm 34,5
metà sec. XVI Ø cm 25
36 CAMPANA DA FORNACE
Campana da fornace per distillazione di erbe officinali.
Invetriatura esterna verde (aggiunta di ossido di rame), invetriato all’interno.
La parte anteriore della campana presenta una decorazione stilizzata riconduci-
bile all’albero della vita racchiuso in una cornice costituita da “nastri svolazzanti”.
Assente il cannello distillatorio.
Inedito.
Ricomposto con varie integrazioni.
Ceramiche da spezieria e d’amore, a cura di R. Luzi, C. Mancini, O. Mazzucato, M. Romagnoli, Tu-
sciArt editrice, 1992, pp. 107-112.
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA
106
CERAMICHE DA SPEZIERIA E D’AMORE Rimini, h. cm 5,5
inizi sec. XVI Ø cm 23,5
37 PIATTO
Piatto fondo con tesa lievemente obliqua, corpo emisferico e fondo umbonato apodo.
Maiolica.
Disegni e campiture realizzati in blu cobalto.
Nel fondino è rappresentata una scena marinara con tre caravelle mentre la falda è de-
corata con fiori di brionia (tipici delle manifatture riminesi).
Inedito.
Parzialmente ricostruito; ripristino pittorico.
Ceramiche da spezieria e d’amore, a cura di R. Luzi, C. Mancini, O. Mazzucato, M. Romagnoli, TusciArt
editrice, 1992, pp. 13-14.
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA
107
CERAMICHE DA SPEZIERIA E D’AMORE Deruta h. cm 25,5
1499 Ø bocca cm 11,5
38 ALBARELLO Ø base cm 10
Albarello con corpo cilindrico rastremato, orlo aggettante, base piana e piede a disco.
Maiolica. Decorato con i toni del blu, dell’azzurro, dell’arancio e del giallo.
Ricco l’apparato decorativo. Nella parte anteriore una ghirlanda floreale incor-
nicia un busto femminile voltato verso sinistra, affiancato dalla scritta “ME-
MENTO” e da un cartiglio con la scritta “ELL. INDO. M.”. Nella parte posteriore
nastri svolazzanti circondano la scritta “1499”.
Sulla superficie della base d’appoggio si notano segni di misura di capacità graffiti
a freddo.
Inedito.
Ricomposto con reintegrazioni pittoriche nella parte superiore della decorazione.
Ceramiche da spezieria e d’amore, a cura di R. Luzi, C. Mancini, O. Mazzucato, M. Romagnoli, Tu-
sciArt editrice, 1992, pp. 13-14.
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA
108
CERAMICHE DA SPEZIERIA E D’AMORE
39 CIOTOLA Siena h. cm 4
primo quarto sec. XVI Ø cm 15,5
Ciotola con orlo indistinto, corpo emisferico e fondo piano apodo. Il cavetto è circon-
dato da una cornice a rilievo.
Maiolica. Decorato in blu, ocra e verde.
Notevolmente ricco l’apparato decorativo che, oltre al complesso tema “amatorio”
del cavetto, si estende alla parete interna e a quella esterna. Nella parete verticale
interna è presente una decorazione “a quartieri” con motivi ovoidali alternati a cop-
pie di cornucopie intrecciate. Nel cavetto è rappresentato uno scudo araldico a testa
di cavallo contenente una colomba recante in becco un ramoscello d’ulivo. Lo scudo
è affiancato dalla scritta “VI--VA” e circondato da un cartiglio recante la dicitura “DIO-
NORA B. MEME[N]TO MEI”; nel cartiglio sono rappresentati anche un cuore trafitto,
una croce e una mano benedicente. Le pareti esterne del manufatto presentano una
decorazione a “petali di fiore”. Sulla superficie della base d’appoggio appaiono decori
costituiti da quattro gruppi di tre puntini posti ai lati di una “G”gotica di grandi di-
mensioni paraffata sulla base.
Inedito.
Ceramiche da spezieria e d’amore, a cura di R. Luzi, C. Mancini, O. Mazzucato, M. Romagnoli, TusciArt
editrice, 1992, pp. 171-174-175.
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA
109
CERAMICHE DA SPEZIERIA E D’AMORE Area romagnola h. cm 23
metà sec. XVI Ø bocca cm 8,5
40 ORCIUOLO Ø base cm 10
Orciuolo con orlo aggettante e collo a torretta svasato, corpo globulare con ver-
satoio a cannello, ansa a nastro, base piana e piede a disco.
Maiolica.
Disegno e campiture sono realizzati in blu cobalto.
Sulla parte anteriore, appena sotto il versatoio, è raffigurato un medaglione all’in-
terno del quale campeggia un fallo alato con zampe da uccello, orecchie e coda da
coniglio, cinto da un campanello (tintinnabulum). Il medaglione è circondato dal
motivo decorativo dei fiori di brionia che ricopre il corpo il collo del manufatto.
Integro.
Ceramiche da spezieria e d’amore, a cura di R. Luzi, C. Mancini, O. Mazzucato, M. Romagnoli,
TusciArt editrice, 1992, pp. 171-174-175; Semenzato 1986, scheda 82.
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA
110
CERAMICHE DA SPEZIERIA E D’AMORE Viterbo h. cm 22
fine sec. XV Ø base cm 10,5
41 BOCCALE
Boccale con orlo indistinto e bocca trilobata, collo svasato, corpo ovoidale, ansa a na-
stro, fondo piano e piede a disco.
Maiolica.
Decorazione in blu e arancio.
All’interno di un medaglione dal bordo scalettato è raffigurato un cartiglio recante la
scritta “AMA DIO”. Al di sopra e al di sotto del cartiglio si notano elementi vegetali
riempi-vuoto.
Inedito.
Ricomposto e parzialmente ricostruito.
Ceramiche da spezieria e d’amore, a cura di R. Luzi, C. Mancini, O. Mazzucato, M. Romagnoli, TusciArt
editrice, 1992, p. 164.
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA
111
CERAMICHE DA SPEZIERIA E D’AMORE
42 TONDINO Deruta h. cm 2,5
prima metà sec. XVI Ø cm 20,5
Tondino con tesa lievemente obliqua, cavetto poco profondo e piede ad anello.
Maiolica.
La gamma cromatica della composizione comprende il blu, l’ocra e il verde.
Nel cavetto, all’interno di uno spazio circolare creato da due fasce blu scalettate,
è raffigurato il monogramma di San Bernardino (IHS) in lettere gotiche. IHS è
l’acronimo di Iesus Hominum Salvator. Tale sigla, detta anche “Monogramma Ber-
nardiniano”, è inserita di solito in un’immagine del sole con i raggi sfolgoranti. A
Viterbo, dove San Bernardino venne nel 1426, tale monogramma fu scolpito sul
pulpito da cui predicò. Sulla tesa del tondino corre una decorazione fitomorfa ri-
producente il motivo della “corona di spine”.
Inedito.
Parzialmente ricostruito; integrazioni pittoriche.
Ceramiche da spezieria e d’amore, a cura di R. Luzi, C. Mancini, O. Mazzucato, M. Romagnoli, TusciArt
editrice, 1992, p. 167.
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA
112
TARDO RINASCIMENTO E BAROCCO Castro h. cm 29
ultimi anni sec. XVI Ø cm 15
43 BORRACCIA
Borraccia con orlo fortemente angolato, alto collo cilindrico con listello applicato
a rilievo, corpo ovoidale schiacciato con due prese per lato, scanalate e contrap-
poste. Fondo piano e piede a disco con profilo angolato.
Ingobbio sotto vetrina. Impasto di tonalità rossastra. Invetriato all’interno.
Decoro in verde, giallo, blu e bruno.
La decorazione si dispone nelle due facce del corpo; in un lato, entro un meda-
glione scalettato, vi è un grande giglio stilizzato ed arricchito da elementi grafici
di contorno; nell’altro lato una piccola chiesa, collocata in ambiente campestre,
è racchiusa in un medaglione simile. Il paesaggio con casa (o Chiesa) campestre
è un tema molto usato nell’iconografia ceramica campestre.
Ricomposto con integrazione e ripristino pittorico di modeste lacune.
AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 106; Roma
gnoli, Schede, in Nel segno del giglio. Ceramiche per i Farnese, Catalogo mostra, FAUL Edizioni,
Viterbo, 1993, fig. 74 a/b. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 107.
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA
113
TARDO RINASCIMENTO E BAROCCO Area Castrense h. cm 16,5
inizi sec. XVII Ø cm 12
44 BOCCALE
Boccale con orlo indistinto, bocca trilobata, collo verticale, corpo ovoidale, fondo piano
e piede a disco con profilo angolato. Ansa a nastro con attacco sotto l’orlo e nella mas-
sima espansione.
Ingobbio sotto vetrina. Impasto di tonalità media. Invetriato all’interno.
Decoro giallo, verde, arancio, bruno e blu.
Entro un ovale scalettato è rappresentato un paesaggio campestre con casa. Ai lati
dell’ansa si trovano motivi a nastro. L’ansa è decorata con fitte bande verdi oblique.
Inedito.
Ricomposto con integrazione di una lacuna nell’orlo.
AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 108.
Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 45.
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA
114
TARDO RINASCIMENTO E BAROCCO Acquapendente h. cm 6,5
1579 Ø cm 32
45 PIATTO
Piatto piano con orlo arrotondato ed evidente scanalatura, cavetto tronco conico
all’interno e poco profondo, piede ad anello con due fori.
Ingobbio sotto vetrina. Impasto rosato. Ingobbiato. Invetriato sul verso.
Decoro in blu, bruno, verde ramina, arancio, giallo.
Il piatto è decorato con busto di giovane donna dalla elegante acconciatura dei ca-
pelli, raccolti in un leggero copricapo annodato e dall’abbigliamento aristocratico.
Sul fondo verde intenso si snoda il cartiglio dai margini ripiegati recante la scritta
“LIONIA B.”, intervallata dal rombo augurale. Nella parte bassa della veste com-
pare la data 1579.
Ricomposto.
AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 104; Luzi, Le
“Belle” nella ceramica di Acquapendente, in Le ceramiche medioevali e rinascimentali di Acqua
pendente, a c. di R. Chiovelli, Atti del I Convegno di Studi, Acquapendente 20 maggio 1995, pp.
63-64. Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, pp. 45, 105.
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA
115
TARDO RINASCIMENTO E BAROCCO Alto Lazio, h. cm 7,2
metà sec. XVI Ø cm 30
46 PIATTO
Piatto fondo con tesa obliqua e orlo arrotondato verso l’alto, cavetto emisferico, fondo
piano e piede ad anello.
Maiolica. Impasto di tonalità cromatica media. Invetriato sul verso.
Decoro in giallo, verde, arancio e blu.
Nel cavetto, entro un medaglione, è rappresentato un busto di giovane donna di profilo
a sinistra. Secondo la moda del tempo, la donna presenta un’attaccatura dei capelli
molto alta sulla fronte e l’acconciatura raccoglie i capelli sul capo con un nastro. Il collo
appare ingentilito da un girocollo molto aderente e da una collana con una crocetta.
Dal fondo verde, emerge la scritta dedicatoria “SIMONA B.” graffita a risparmio. Ricca
la decorazione sulla tesa con motivi a fiori all’interno di archetti ed elementi riempi
vuoto.
Inedito.
Ricomposto e integrato con ripristino pittorico di lacune.
AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 105.
Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 106.
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA
116
TARDO RINASCIMENTO E BAROCCO Deruta h. cm 9,4
prima metà sec. XVI Ø cm 39,5
47 PIATTO
Piatto fondo a tesa obliqua con orlo rilevato, cavetto emisferico, piede ad anello
con due fori.
Maiolica. Impasto di tonalità media. Invetriato nel verso.
Decoro in giallo, arancio, blu e verde.
Nel cavetto è rappresentato lo stemma araldico di Isabella di Castiglia e Ferdi-
nando d’Aragona, i re cattolici di Spagna che sostennero l’impresa di Cristoforo
Colombo. Lo scudo di fatti, sormontato dalla corona regale, è diviso in quattro
parti che riportano gli emblemi di Ferdinando, con i pali e le aquile incoronate, e
di Isabella con il leone rampante e il castello. Ai lati dello scudo si trovano due
cornucopie, simbolo di abbondanza, e sotto la rappresentazione del melograno
a ricordo della conquista di Granada. Sulla tesa una decorazione “a quartieri”, ti-
pica della produzione derutese, con motivi a embricazioni e fogliami classici.
Ricomposto con integrazione e ripristino pittorico di modeste lacune.
AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 107; Soler
Ferrer, in El hogar de los Borja, Catalogo mostra, Xàtiva, 2000, p. 366, scheda n. 92; Ravanelli
Guidotti, Tracce e ricordi di Cristoforo Colombo su antiche ceramiche italiane, in Atti XXV Conve
gno Internazionale della Ceramica di Albisola, 1992, p. 263; Luzi, Araldica e storia della Spagna
da una pagina in maiolica, in Faul, n. 5, 1992, pp. 28-29.
Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, pp. 45, 108.
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA
117
TARDO RINASCIMENTO E BAROCCO Alto Lazio h. cm 19,8
metà sec. XVII Ø cm 11,8
48 ALBARELLO
DA FARMACIA
Albarello del tipo “a rocchetto”, con orlo ingrossato e piano, breve collo svasato, spalla
e zona bassa del corpo arrotondati, piede a disco leggermente svasato con profilo an-
golato.
Maiolica a smalto berettino. Smalto bianco all’interno.
Decoro in blu, giallo, verde, arancio.
Il corpo è decorato con motivi a foglia bipartita o “alla veneziana” su sottili tralci sinuosi
che includono piccoli frutti e bacche. Al centro è posto un cartiglio contornato da una
cornice a tralcio vegetale ondulato recante la scritta “TRIAFARMACON”. In alto, appena
sotto l’orlo, è rappresentato l’emblema dell’Ospedale Grande degli Infermi di Viterbo
costituito da tre monti sovrastati da altrettante croci. Al di sotto, appena sopra la base,
è raffigurato lo stemma della città di Viterbo con il leone, la picca, la palma e il globo
quadripartito con la sigla FAUL.
Inedito.
Intero.
AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 110.
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA
118
TARDO RINASCIMENTO E BAROCCO Alto Lazio h. cm 19,5
1608 Ø cm 10,5
49 ORCIOLO DA FARMACIA
Orciolo con orlo rilevato e piatto, collo svasato, corpo ovoidale su piede a disco
svasato dal profilo angolato. Beccuccio cilindrico legato al corpo da reggetta e
ansa a sezione ovale con depressione centrale, impostata sulla spalla e nella mas-
sima espansione.
Maiolica a smalto berettino. Invetriato all’interno.
Decoro in blu, arancio, verde e bruno.
Il corpo è decorato con motivi a foglia su sottili tralci sinuosi che includono piccoli
frutti e bacche. Al centro è posto un cartiglio recante la scritta “OL D MAIORANA”.
Sotto il cartiglio è rappresentato lo stemma della città di Viterbo con il leone, la
picca, la palma e il globo quadripartito con la sigla FAUL. Sotto il beccuccio com-
pare l’emblema dell’Ospedale Grande degli Infermi di Viterbo costituito da tre
monti sovrastati da altrettante croci.
Alla base dell’ansa si trova la data del 1608.
Inedito.
Intero.
AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 111.
Riccio F., Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, 2010, p. 110.
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA
119
TARDO RINASCIMENTO E BAROCCO Alto Lazio h. cm 31,5
1602 Ø cm 26
50 ORCIOLO GRANDE
DA FARMACIA
Orciolo con orlo rilevato e piatto, collo tronco conico, corpo ovoidale su piede a disco
svasato dal profilo angolato. Beccuccio cilindrico e ansa a doppia corda che termina in
riccioli aperti e una piccola maschera con attacco al di sopra della spalla e sotto la mas-
sima espansione.
Maiolica a smalto berettino.
Decoro in blu, arancio, verde e bruno.
Il corpo è decorato con motivi a foglia su sottili tralci sinuosi che includono piccoli
frutti e bacche. Al centro è posto un cartiglio recante la scritta “A D GRAMEGNA”. Sotto
il cartiglio è rappresentato lo stemma della città di Viterbo con il leone, la picca, la
palma e il globo quadripartito con la sigla FAUL. Sotto il beccuccio compare l’emblema
dell’Ospedale Grande degli Infermi di Viterbo costituito da tre monti sovrastati da al-
trettante croci. Alla base dell’ansa si trova la data del 1608.
Inedito.
Intero.
AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, p. 112.
MUSEO DELLA CERAMICA DELLA TUSCIA
120
Glossario Essenziale*
ANTIMONIO
Ossido di antimonio. Metallo di colore biancastro, che fonde a circa 680°C. Variamente combinato serve a
preparare il colore giallo.
ARGILLA
L’argilla è il risultato della frantumazione e decomposizione delle rocce feldspatiche, durante milioni di
anni, in particelle piccolissime. Le argille si possono raggruppare in sedimentarie e statiche. Le prime si
sono formate attraverso spostamenti dovuti agli agenti atmosferici e tellurici in luoghi diversi da quello
della loro origine e ad esse si sono aggiunti minerali e sostanze organiche differenti che donano maggiore
plasticità e colore. A questa categoria appartengono le argille più plastiche. Le statiche si sono formate
dalla decomposizione delle rocce nel luogo della loro formazione. Risultano più pure e meno plastiche
proprio perché rimaste nello stesso luogo dove si sono formate. Sono di grana grossolana. A questa cate-
goria appartengono i caolini, le argille bianche (ball clay) e le argille bianche per terraglie.
BARBOTTINA
Argilla allo stato liquido e cremoso, utilizzata per unire frammenti ceramici e eseguire decori a stampo.
BERETTINO (SMALTO)
Termine usato dai maiolicari per indicare uno smalto grigio-azzurro in uso dal XVI secolo come base per
una decorazione prevalentemente in blu.
BISCOTTO
Oggetto in argilla sottoposto a prima cottura a circa 950-1000° C, privo di ogni decoro o copertura.
BUTTO
Nell’Alto Lazio e nella media Valle Tiberina si afferma, a partire dal Medioevo, l’uso di smaltire le immon-
dizie domestiche gettandole entro pozzi (‘butti’) scavati nel tufo o nel masso, all’interno o fuori delle mura
domestiche. A Todi il primo Statuto del 1275 vieta di abbandonare rifiuti nelle strade e nelle ripe, così
come la Carta del Popolo di Orvieto del 1324. Anche lo Statuto di Viterbo del 1251 vieta il getto dei rifiuti
nelle strade. La forma più frequente è quella a “fiasca”, ma non mancano testimonianze di modelli diversi.
Il ritrovamento, in alcuni casi, di pozzi coperti da uno strato di calce indica che la chiusura era avvenuta
in tempi afflitti da pestilenze, ove la calce impediva il propagarsi dei virus. Ad ogni modo i pozzi, una volta
riempiti dei rifiuti quotidiani, venivano svuotati in maniera totale o parziale per un successivo riutilizzo.
CARTOCCIO
Motivo decorativo che si afferma nel XV secolo, noto anche col nome di “foglia accartocciata” o foglia “go-
tica”, e che si basa sull’elaborazione del motivo della classica foglia d’acanto dedotto dall’architettura e
dalla miniatura.
CERAMICA
Il termine ceramica (dal greco Kéramos, argilla) indica un materiale inorganico, non metallico, ottenuto
da materie prime minerali, foggiato a freddo e consolidato in modo irreversibile mediante cottura.
COBALTO
Ossido di Cobalto. Metallo bianco argentato, utilizzato per ottenere il colore blu.
COLORI
Composti di ossidi metallici in genere in polvere che, diluiti con acqua, vengono applicati sul biscotto o
sopra lo smalto.
COMPENDIARIO
Stile decorativo che si afferma dalla seconda metà del XVI secolo fino al XVII secolo con vastissima diffu-
sione in Italia e in Europa. Su di un corposo strato di smalto stannifero si poneva un essenziale decoro po-
licromo schizzato rapidamente, costituito da stemmi, putti, guerrieri, santi, spesso circondati da una
ghirlanda stilizzata.
COTTURA
Trattamento termico che provoca trasformazioni chimico-fisiche irreversibili, necessarie ad ottenere i
121
requisiti estetici e di resistenza meccanica e chimica sia dell’impasto che dell’eventuale rivestimento e
decorazione.
CRAQUELE’
Effetto costituito da una serie di piccole crepe sulla superficie dello smalto o dello strato coprente dell’in-
gobbio sotto vetrina, con effetti deleteri poiché, attraverso il craquelé, l’umidità penetra nel sottostante
strato di terraglia bianca che, non formando un unico corpo fuso con la copertura, tende a rigonfiarsi con
la conseguente perdita della copertura stessa.
CRISTALLINA
Vedi “VETRINA”.
DAMASCHINA
Lessico grafico-decorativo (detto anche “damaschino”), desunto dai motivi esemplati dalle produzioni,
specialmente a lustro metallico (vedi), del Levante spagnolo e dalla sintassi decorativa di più ampia matrice
islamica.
FERRACCIA
Con questo termine si indica il colore giallo ottenuto dalle scaglie (ferraccia) che cadevano quando il fabbro
batteva il ferro incandescente per la foggiatura, o dai frammenti di ferro arrugginiti.
FERRO
Gli ossidi di questo metallo sono presenti nella composizione della maggior parte delle argille, determi-
nandone la colorazione. Gli ossidi sono anche impiegati nella formazione dei colori rossi e neri.
FONDENTE
Elemento che abbassa il punto di fusione degli smalti e delle argille. Sono elementi fondenti il piombo, la
soda, il borace, il calcio, i feldspati potassici e sodici.
FORNO
Struttura per la cottura dei manufatti ceramici. All’interno è collocata la muffola (vera e propria camera
di cottura) ove vengono impilati i manufatti.
GAMELIO
Solitamente piatto “d’amore”, realizzato cioè con i simboli amorosi (cuori accesi e trafitti, nomi delle donne
amate cui, di solito, si faceva seguire l’appellativo di “Bella”, dediche amorose, ecc.) e che veniva destinato
in dono alla donna amata (sposa o fidanzata).
GRAFFITA
Tecnica solitamente utilizzata in area ferrarese, anche se non mancano botteghe fino all’Alto Lazio. L’argilla,
una volta modellata e sottoposta ad una fase di leggero ingobbio, viene incisa (graffita), quindi dipinta e
coperta da vetrina piombifera. In alcuni casi il graffito è eseguito direttamente sull’oggetto allo stato crudo,
con o senza ingobbiatura. La stessa tecnica può essere eseguita ingobbiando con terraglia bianca il biscotto
e incidendo l’ingobbio stesso per realizzare il disegno. Il tutto si completa con una decorazione policroma
coperta da vetrina piombifera.
INCISIONE
Decorazione ottenuta incidendo la superficie di un manufatto con uno strumento appuntito.
INGOBBIO SOTTO VETRINA
Tecnica cosiddetta povera, utilizzata al posto del più costoso smalto stannifero, l’ingobbio è uno strato sot-
tile di materiale argilloso, bianco o colorato, che nasconde il colore dell’impasto e che viene applicato sul-
l’oggetto crudo, in minima parte essiccato; poiché non conferisce impermeabilità all’oggetto si rende
necessaria l’applicazione di un rivestimento vetroso. Il vasellame dunque dipinto in policromia veniva ri-
coperto con l’invetriatura. Particolarmente diffusa nell’area delle botteghe comprese tra Acquapendente
e Castro, questa tecnica è usata tra la seconda metà del sec. XVI e il secolo seguente, e conosce una vasta
produzione. Questa tecnica viene definita anche “mezza maiolica” (in qualche caso alcuni affermano che
la “mezza maiolica” si ottiene con una sola cottura, anche se nel caso delle produzioni altolaziali, è sempre
ottenuta con doppia cottura).
LUSTRO
Tecnica decorativa che consente di ottenere sull’oggetto già decorato, coperture a iridescenza dorata (fa-
moso quello color rosso rubino ottenuto da Mastro Giorgio a Gubblio e quindi dai vasai di questa città o
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color giallo-oro prerogativa dei vasai di Deruta). Questo effetto di iridescenza si otteneva sottoponendo,
con particolari attenzioni, la maiolica ad una terza cottura (detta per l’appunto a terzo fuoco, a circa 750°
C), eseguita in atmosfera riducente.
MAIOLICA
Tipologia ceramica a struttura porosa e colorata, avente quale caratteristica il rivestimento esterno in
smalto coprente. Possono essere presenti uno strato di ingobbio e/o uno strato di vetrina sopra lo smalto
che ne valorizza gli effetti estetici. La fabbricazione della maiolica prevede almeno due cotture: la prima a
una temperatura di circa 950°C per la forma in argilla; la seconda, destinata alla maturazione del rivesti-
mento, è eseguita a circa 920°C. Il termine maiolica avrebbe una sua derivazione dall’isola di Majorca da
cui, nel sec. XV, venivano importate questi particolari manufatti chiamati “maioriche”.
MANGANESE
Metallo color bianco-grigio lucente, diffuso in natura sotto forma di minerali. Dall’ossido di manganese si
ottiene il colore bruno/nero, bruno/marrone.
MEZZA MAIOLICA
Vedi “INGOBBIO SOTTO VETRINA”.
OCCHIO DI PENNA DI PAVONE
Motivo decorativo che si sviluppa dopo la metà del XV secolo in Italia centrale. Nelle botteghe dei vasai il
tema dell’occhio di penna di pavone è in uso sia come soggetto iconografico principale, sia come motivo
decorativo secondario. Si tratta di un tema di antica origine, diffuso in ambito medio-orientale, alludente
al sole che nasce. Nell’occidente cristiano il motivo del pavone si diffonde ampiamente. legandosi a una
serie di valori simbolici, tra quali la Resurrezione di Cristo.
OSSIDAZIONE
La combustione che avviene nella camera di cottura del forno in presenza di ossigeno.
OSSIDO METALLICO
Ossido basico, formato da un metallo e dall’ossigeno. E’ utilizzato come base per la preparazione dei colori
e come colorante degli smalti, delle vetrine e delle argille.
PORCELLANA
Prodotto ceramico compatto bianco, e a volte traslucido se gli spessori sono sottili. L’impasto è costituito
in gran parte da un’argilla purissima, il caolino, da argille plastiche bianche (ball-day, 5-15%) e da feldspati.
La cottura avviene tra i 1250°C e i 1400°C.
PORCELLANA (decoro alla)
Tipologia di decorazione a leggeri ed eleganti elementi floreali a tralcio con piccole foglie ricurve e puntini
in monocromia blu su fondo bianco, che si afferma dal XVI secolo, traendo ispirazione dal repertorio ico-
nografico della porcellana cinese.
PIOMBO
Metallo pesante, duttile e malleabile. I carbonati e gli ossidi di piombo sono utilizzati come fondenti nella
preparazione degli smalti (punto di fusione a 327°C).
RAMINA
Ossido di rame. E’ il più usato per ottenere il colore verde. Se cotto in atmosfera riducente diventa di colore
rosso.
RIDUZIONE
La combustione che avviene nella camera di cottura del forno in un’atmosfera con limitata o nulla quantità
di ossigeno.
SMALTO
Prodotto utilizzato per rivestire il corpo di un oggetto in terracotta. E’ vetroso, impermeabile, coprente, e
a seconda della composizione può essere di diversi colori.
SMALTO STANNIFERO
Si ottiene aggiungendo una percentuale compresa tra il 4% e 15% di ossido di stagno alla cristallina, che
diviene bianca e molto consistente. Lo si utilizza per la copertura dei biscotti.
SPOLVERO
Tecnica di trasferimento del disegno eseguito su supporto forato con tampone.
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STAMPAGGIO
Riproduzione di modelli con pressione dell’argilla in stampi predisposti (fornelli di pipa, statuine, fischietti,
ecc.) sia ad una o due “valve”.
TERRACOTTA
Materiale colorato e poroso ottenuto dalla cottura dell’argilla a una temperatura in genere inferiore ai
1000°C. Il materiale cotto, detto anche biscotto (vedi), assume una colorazione rossa se l’impasto di argilla
contiene minerali di ferro e la cottura è realizzata in atmosfera ossidante. L’eventuale presenza di calcio e
la sua reazione fanno virare il colore verso tonalità chiare.
TERRACOTTA INVETRIATA
Tipologia di terracotta con rivestimento completamente vetroso, incolore o colorato. Il rivestimento si de-
finisce vetrina ed è applicato per lo più dopo la cottura del biscotto.
TERRAGLIA
Argilla tenera, di solito di colore bianco, (caolino). Vedi: INGOBBIO SOTTO VETRINA.
TERZO FUOCO
Vedi “LUSTRO”.
TORNIO
Macchina composta da due ruote, una inferiore più grande e una superiore più piccola, unite da un asse
centrale. Il vasaio lavora il blocco d’argilla posto sulla ruota superiore e imprime il movimento rotatorio
alla ruota inferiore con la spinta del piede.
TORNITURA
L’atto della foggiatura a tornio.
VERDE A RILIEVO
Decorazione caratteristica della città di Viterbo, che si afferma nella prima metà del sec. XV, dove il decoro
è eseguito con un forte strato di pigmento in verde ramina che, dopo la cottura risulta particolarmente ri-
levato. E’ possibile che si tratti di una imitazione locale della “Zaffera” (vedi).
VETRINA
La vetrina si otteneva mischiando una sostanza vetrificante, la silice, a sostanze fondenti come l’ossido di
piombo, che doveva essere cotto e unito a una piccola percentuale di sale comune e di feccia di vino; il
tutto era poi diluito con acqua. Si otteneva così una sostanza lattiginosa nella quale si immergeva l’oggetto.
A 800-900°C la vetrina fondeva aderendo completamente alla superfice del biscotto. Una variante consi-
steva nel rivestire il biscotto con vetrina colorata son ossidi.
ZAFFERA
Tecnica decorativa utilizzata nell’area di Viterbo, in Toscana, a Faenza e Pesaro tra la fine del sec. XIV e la
metà del sec. XV. Si tratta di oggetti con disegno in manganese e campitura in blu cobalto, particolarmente
rilevato e che ha costituito la scuola della cosiddetta “Zaffera” (il cui termine pare provenga dall’arabo “Al
safra” o, forse, dal colore dello “Zaffiro”).
* AA.VV., Il Museo della Ceramica della Tuscia, Edizioni Sette Città, Viterbo, 2005, pp. 137-139.
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Finito di stampare nel mese di Dicembre 2020
dalla
Tipografia Grazini e Mecarini sas - Viterbo
www.tipografiagrazini.it