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Published by joeliron, 2023-12-04 14:08:05

La Fenice Nr 7

Martinist magazine

Keywords: Papus,Stanislas de Guaita,Sedir,Martinist,Occultism,Esoterism

Loggia Martinista "Silentium" Info e contatti: [email protected] L a F e n i c e No 7 ­ Estate 2023 Chi sa fa, chi non sa... pontifica Sul rito martinista Note sul rito La spada spezzata: un simbolo di apparente dualità Il Silenzio L'umiltà


Sommario Il presente notiziario: ­ non ha carattere di periodicità ­ non contiene pubblicità ­ non è in vendita ­ ha diffusione esclusivamente online ­ non diffonde o scambia informazioni sulle attuali condizioni politiche/economiche/sociali del Paese ­ non costituisce testata giornalistica o prodotto editoriale ai sensi della legge 62/2001. Alcune immagini o testi sono tratti da internet e, pertanto, considerati di pubblico dominio. Qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti di autore, vogliate comunicarlo via mail ([email protected]) e saranno immediatamente rimossi. La responsabilità degli articoli è lasciata interamente ai singoli autori e non impegna, per il loro contenuto, la Loggia Martinista "Silentium". Editoriale La Parola ritrovata Sentieri della Tradizione Rassegna Martinista Petali Contributi Vita Fraterna La Fenice è il notiziario della Loggia Martinista "Silentium" dedicato agli studi sul Martinismo e sulla Tradizione. È uno spazio di incontro fra quanti, animati da interno desiderio, vogliono condividere la propria esperienza con coloro che sono in cammino o si apprestano a farlo, nel solco della Tradizione. L'editing e la pubblicazione online sono a cura di: Iperion S:::I:::I::: La revisione dei testi è stata curata da: Eros S:::I::: ­ Samas S:::I::: La Sezione artistico­letteraria "Petali" è curata da: Samas S:::I::: Hanno scritto su questo numero del notiziario: Iperion S:::I:::I::: ­ Chen S:::I:::I::: Aspasia S:::I::: ­ Strix I:::I::: Antares A:::I::: La Fenice No 7 ­ Estate 2023 ‒ Chi sa fa, chi non sa... pontifica (Iperion S:::I:::I:::) ‒ Sul rito martinista (Iperion S:::I:::I:::) ‒ Note sul rito (Aspasia S:::I:::) ‒ La spada spezzata: un simbolo di apparente dualità (Strix I:::I:::) ‒ Il Silenzio (Victor­Émile Michelet) ‒ L'umiltà (Chen S:::I:::I:::) ‒ La loggia martinista "Silentium" e i suoi Gruppi ­ Calendario operativo Interventi e recensioni (a cura di Samas S:::I:::): Dario Chioli, Darean ÅM Isman, Flavio Ferraro, Antares


La Fenice Editoriale 3 Giorni fa, mentre mi accingevo ad affrontare - per questo editoriale - i rapporti fra esoterismo e Intelligenza Artificiale (ChatGPT, Bard, ecc.), un bip del cellulare ha attratto la mia attenzione segnalandomi la pubblicazione di un post in Facebook sul Martinismo. Il post è ancora in rete: in poche righe si vuole riscrivere l’origine dell’Ordine Martinista. Nel post si sostiene, infatti, che nel 1881 alcuni discepoli di tale Maître Philippe di Lione diedero vita ad un Ordine iniziatico che prese il nome di Ordine Martinista. Credo che l’articolo presenti alcune imprecisioni cronologiche: tutti i testi di mia conoscenza che trattano di Martinismo sono concordi nell'affermare che l'Ordine Martinista è stato fondato, come struttura iniziatica, da Gérard Encausse (detto Papus) e Augustin Chaboseau, il primo nato nel 1865 e il secondo nel 1868. Ciò significa, se la matematica non mi inganna, che secondo l'autore del post l'Ordine Martinista è stato fondato da due ragazzini di 16 (Papus) e 13 (Chaboseau) anni i quali, anziché frequentare regolarmente la scuola seguivano, con straordinaria audacia, Chi sa fa, chi non sa... pontifica di Iperion S:::I:::I:::


4 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it gli insegnamenti del taumaturgo e veggente Maître Philippe, a L'Arbresle, vicino Lione, distante oltre 500 km. da Parigi, luogo abituale di vita dei due adolescenti. Per conferire veridicità al contenuto del post, l'autore utilizza una foto che ritrae il veggente Maître Philippe circondato da tre adulti riconoscibili in Paul Sédir, Papus, e Marc Haven (marito della figlia del veggente), tutti e tre martinisti, che nella foto hanno almeno 40 anni di età. Evidentemente si è cercato di affermare l’idea errata che l'Ordine Martinista sia stato creato, ahimè, sotto l'ispirazione e l'influsso del veggente lionese. Vorrei evidenziare la necessità di ulteriori riflessioni a riguardo per evitare che nel proporre e riproporre una storia artificiosa nel tempo - in assenza di elementi che ne evidenzino la non aderenza alla realtà - questa storia fantasiosa divenga una verità acquisita. Invece, a riguardo, molto utile può essere fare riferimento a chi quel periodo l'ha vissuto in prima persona avendo fatto parte dei fondatori dell'Ordine Martinista e del successivo Supremo Consiglio. Si tratta di Victor-Émile Michelet che nel libro Les Compagnons de la Hierophanie - tradotto per i tipi della Firenze Libri da Ovidio La Pera (Johannes S:::I:::I:::) con "Introduzione" di Vittorio Vanni (Igneus S:::I:::I:::) - descrive gli avvenimenti e i personaggi che hanno avuto un ruolo nell’Ordine Martinista. V.E. Michelet evidenzia come Stanislas de Guaita, membro del Supremo Consiglio dell'Ordine Martinista e fondatore dell'Ordine Kabalistico della Rosa+Croce: "si esasperò quando lo vide passare (Papus) dal rigore ermetico ad una mistica fluttuante dietro al taumaturgo Philippe" (pag. 42). Non usa parole meno dure per Paul Sédir allorché deplora "il suo tuffo finale nel mare di uno pseudomisticismo primario e deliquescente" (pag. 98).


5 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it Lo stesso Victor-Émile Michelet prese le distanze dall'Ordine Martinista dopo che anche alcuni dei fondatori, Papus in primis, entrarono nell'orbita del veggente lionese. Occorre attendere qualche anno affinché Michelet con Augustin Chaboseau cercheranno di rimettere nel solco della iniziale tradizione l'Ordine Martinista. Ma questa è un'altra storia. Mi viene in mente un'altra svista clamorosa ascoltata in un canale YouTube, a proposito del nostro Papus. Qui il guru di turno racconta che Papus frequentava le conferenze tenute (sic!) da Éliphas Lévi. Anche in questo caso la matematica ci aiuta a comprendere. Se Éliphas Lévi è morto nel 1875 e Papus è nato nel 1865, verrebbe a dire che a 10 anni il prodigioso pargoletto di Papus era già ben dotto di cabala, occultismo, e chissà che altro, tanto da poter seguire le fantomatiche conferenze di Éliphas Lévi. Non comprendo perché si vogliano far passare come indubitabili e assodate alcune notizie che andrebbero documentate e ulteriormente approfondite coerentemente con i principi metodologici della ricerca storica. A meno che... a meno che non si voglia dar vita dar vita a una “storia al oirartnoc”, oggi in gran voga. Rileggendo il libro di Victor-Émile Michelet mi ha colpito una frase (pag. 45) che lui attribuisce al premio nobel George Bernard Shaw e che mi sono permesso di adattare alla situazione: "chi sa fa, chi non sa... pontifica".


La Fenice Rassegna Martinista 6 Sul rito martinista Iperion S:::I:::I::: - Loggia "Silentium" - Collina di Pescara Tacere, perché risuoni la Parola. Sia benedetto l'eterno Presente, l'Amante trascurato da coloro che sono intenti a cercarlo e non s'accorgono d'averlo nella propria dimora... (D. Chioli, Trovare, non solo cercare) Nello scorso numero del notiziario “La Fenice” è stata riportata la prima parte del mio intervento tenutosi nel corso dell'ultimo Congresso Nazionale Loggia Martinista “Silentium” avente come tema “Il rito e del rito martinista in particolare”. Mentre nella prima prima parte si è fatto riferimento ad alcuni aspetti del rito in generale, in questa seconda parte si affronta l'aspetto martinista del rito. Trattandosi di un notiziario informativo alcuni aspetti del testo originario sono stati opportunamente rimodulati senza però intaccarne il senso e il contenuto. A proposito del rito scrive Gastone Ventura, Aldebaran G.M.P. dell’Ordine Martinista: “Dallo Zohar apprendiamo che: «il fumo dei sacrifici che sale da quaggiù accende le lampade dell’alto in modo che tutte le luci brillino nel cielo». Dalla Tavola di Smeraldo e dalla Tavola di Rubino risulta che il mondo superiore è mosso da quello inferiore, e questo da quello, e che «ciò che è in alto è simile a ciò che è in basso e viceversa». Dovrebbe apparir chiaro che il rito non è preghiera come molti credono, bensì azione 1 ”.


7 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it Ecco, ciò che mi preme evidenziare è ­ oltre al rapporto “ponte” del rito fra l’alto e il basso, fra macrocosmo e microcosmo ­ che il rito non è e non deve essere svolto come una preghiera, così come svolto da molti, ma deve essere azione, ossia vi deve essere la volontà di perseguire un obiettivo destando “un grado di intelligenza verso i fenomeni naturali, tanto da prolungare al di fuori, ritmicamente, il senso del nostro vivere 2 ”. Ciò significa che non si può essere martinisti “ad intermittenza”. Non si può essere martinisti per il solo tempo di durata del rito quotidiano. Non si può essere martinisti per dieci minuti al giorno (nel migliore dei casi). Essere martinisti presuppone un cambiamento radicale del proprio modo di affrontare la vita e la quotidianità. Essere martinisti significa che occorre avviare un processo di comprensione e di trasmutazione del proprio essere. Essere martinisti significa realizzare un cambiamento del nostro composto psicofisico, una palingenesi, tanto da essere percepita come reale da chi ci è vicino. Infatti, se nonostante la nostra operatività nessuno ci dice di aver visto qualcosa di diverso in noi (in meglio, si spera), ebbene, significa che abbiamo e stiamo lavorando male. Il motivo per cui viene consigliato di annotare su un diario le proprie esperienze e intuizioni è per seguire l’andamento del lavoro interiore e osservarne i mutamenti nel corso del tempo e magari la loro ricorrenza in relazione ai cicli lunisolari.


8 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it In questo modo si potranno confrontare le esperienze occorse in tempi e periodi diversi. Il martinista dispone di diversi strumenti rituali sia individuali sia collettivi (di Loggia), in funzione del grado rivestito. Nel rituale di apertura dei lavori di Loggia, in grado di Associato Incognito, il Filosofo Incognito così recita: “Possiamo ora aprire i nostri lavori, ma prima vi invito ad unirvi a me per purificare questo ambiente affinché esso divenga, per la virtù della parola, del gesto e della batteria, il Tempio nel quale potremo svolgere i nostri lavori alla ricerca della verità 3 ”. Si tratta di cominciare ad edificare lo spazio sacro, il Tempio, entro cui operare, mediante la parola, il gesto e la batteria, ossia attraverso delle vibrazioni emesse con differenti modalità. Gérard Encausse, alias Papus, ci dice che “…la scienza occulta insegna che ogni vibrazione sul piano fisico determina cambiamenti di stato particolari sul piano astrale e psichico 4 ”. Quindi ogni nostra azione, ogni parola, ogni suono genera degli opportuni mutamenti non solo a livello fisico, non solo volti ad edificare un Tempio oggettivo ma anche, e soprattutto, diretti a edificare un Tempio interiore. È solo questione di avere la giusta consapevolezza del proprio agire. In proposito, mi sovviene la storia dei tre tagliapietra. Siamo in un cantiere del Medioevo dove degli operai spaccavano grossi pezzi di roccia per ricavare dei blocchi di pietra da costruzione. Un pellegrino che attraversava il cantiere si avvicinò al primo tagliapietre e gli chiese: “Che cosa stai facendo?” L’altro rispose di malumore: “Non vedi, sto tagliando delle pietre”. Il pellegrino passò oltre e incontrò un secondo tagliapietre; anche a questo egli chiese cosa stesse facendo.


9 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it “Sto guadagnando di che vivere per me e per la mia famiglia”, rispose l’operaio in tono calmo, mostrando una certa soddisfazione. Il pellegrino proseguì ancora e, trovato un terzo tagliapietre, gli rivolse la stessa domanda. Questi rispose gioiosamente: “Sto costruendo una cattedrale”. Ecco, tutti e tre facevano il medesimo mestiere, ma era diversa la consapevolezza, l’ultimo era conscio del fine ultimo. Quindi, l’approccio al rito deve sempre essere propositivo, carico di senso e non un’abitudine o sentito come un dovere a cui adempiere. Così come nel rituale di Loggia anche nel rituale giornaliero il martinista delimita uno spazio sacro ma, al contempo, attiva il Tempio interiore. Ciò avviene allorché si procede a segnarsi con la croce cabalistica, ad accendere il cero, a tracciare il pantacolo, magari accendendo anche dell’incenso, e mostrando il segno del grado. Uno dei significati del perché in apertura si traccia tre volte la croce è quello di isolare tre dei quattro corpi, saturniano, lunare, mercuriale e solare, in modo che solo quest’ultimo sia il destinatario dell’operatività. Un ulteriore riferimento a questo corpo lo si ha con l’accensione del cero. Il tracciamento del pantacolo, la batteria e il segno fungono da collegamento all’Eggregore. Segue quindi la recita del rito giornaliero che si compone di quattro parti: l’apertura, la recita di alcuni salmi, una parte operativa e la chiusura. Abbiamo già detto dell’apertura. In merito ai salmi, recitati nel rito quotidiano, gli addetti ai lavori sanno quali sono. Si può solo aggiungere che la loro recita, eseguita non misticamente, ma col retto tono, stimola un complesso di forze, già presenti all’interno dell’operatore e al suo esterno, che entrano in “sintonia” fra loro. La parte operativa prevede una finalizzazione delle forze messe in campo in precedenza e sostanzialmente si seguono le indicazioni provenienti dell’iniziatore. Spesso si ricorre ad una finalità terapeutica pro salute populi.


10 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it L’ultima parte del rito consiste nella chiusura, ripercorrendo a ritroso quanto svolto durante l’apertura. La chiusura prevede che l’officiante si segni quattro volte con la croce cabalistica significando, in tal modo, l’isolamento di tutti i quattro corpi onde evitare inutili dispersioni. Il rito quotidiano è scandito ritmicamente, secondo cicli lunari, solari e planetari se riferito ai giorni e alle ore operative. Come già chiarito, il rito quotidiano ha una sua funzione energetica in quanto è in grado di smuovere delle forze interne ed esterne e se non è “vissuto” nel giusto modo diventa pura formalità o abitudine, laddove l’abitudine è il primo Guardiano della soglia che occorre superare. Infatti, man mano il martinista progredisce nel suo processo di trasformazione incontrerà l’avversario specifico da superare. Superata l’abitudine, il successivo Guardiano, ancora più temibile è l’espansione dell’ego non ancora dissolto. Ognuno di questi ostacoli o Guardiani può far deviare dalla retta direzione. Di una cosa dobbiamo avere certezza, che il rito, e il rito martinista in particolare, lavora nel profondo del nostro essere provocando una vera e propria palingenesi individuale. Ma se più fratelli e sorelle operano con lo stesso rito, si giunge anche, con il tempo, alla trasformazione del gruppo. È solo con la pratica del rito che si può continuare a restare nel solco della Tradizione trasmettendo un insegnamento che dai Maestri Passati è giunto ai nostri giorni e che potrà essere di riferimento per coloro che verranno. Ma questo, dipende solamente da ciascuno di noi. Note: 1 Gastone Ventura, Il Mistero del Rito Sacrificale ­ con in Appendice i testi della Tavola di Smeraldo e della misteriosa Tavola di Rubino, Atanòr, Roma, 1989. 2 “Istruzioni di catena”, in: Ur ­ Rivista di indirizzi per una scienza dell’IO, Tilopa, Teramo, 1928, a. II, n. 1, p.33. 3 Rituale di Loggia in grado di Associato Incognito, Loggia Martinista Silentium, ed. priv. 4 Papus, Magia pratica, Edizioni del Gattopardo, Roma, 1973.


11 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it Note sul rito Aspasia S:::I::: - Gruppo "Eirene" - Collina di Alessandria Dal punto di vista generale il rito è la ripetizione di una sequenza di gesti, parole, pensieri e suoni eseguita in base ad una precisa scansione temporale che attribuisce al rito un “ritmo” regolare con il quale questo particolare tipo di linguaggio viene inviato nell’etere affinché giunga ad una certa destinazione e renda possibile il fluire di energie in entrambe le direzioni. Il rito è solitamente stigmatizzato in una forma, scritta o verbale, al fine di essere trasmesso da persona a persona e da generazione a generazione senza soluzione di continuità. La storia del genere umano dimostra ampiamente come il rito, sacro o profano, sia una pratica molto antica. Si può dire che il rito manifestato nella forma orale, quando cioè non si conosceva ancora la scrittura, è stata la prima forma di comunicazione che l’essere umano ha sperimentato con entità ad esso superiori, che abitavano in luoghi ultraterreni ed in ogni caso in luoghi inaccessibili. Nelle antiche culture gli insediamenti umani erano costituiti da piccoli gruppi di persone che sviluppavano un profondo spirito di appartenenza a quella determinata comunità, partecipando assiduamente ai vari riti formatisi nel corso del tempo. La partecipazione comunitaria era dovuta anche al fatto che vi erano credenze collegate a miti e a leggende che servivano per interpretare la realtà circostante nei suoi vari aspetti. La natura ad esempio comprendeva numerose divinità come lo erano la Terra, i Boschi, i Mari, le Piogge, i Fiumi e tutti gli altri eventi compresi quelli distruttivi come le calamità naturali, le epidemie e qualunque altro evento nefasto perché le divinità erano per loro natura sempre presenti.


12 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it La grande civiltà egizia seguiva riti particolari soprattutto per quanto riguardava il passaggio dalla vita alla morte la cui paura era grandissima come grandiose sono state le piramidi costruite in occasione dei riti funerari e come molto complesse erano le procedure di preparazione del corpo del defunto, come testimoniato dal “Libro dei Morti” e dai vari papiri rinvenuti. Gli antichi greci con i loro riti si rivolgevano ai diversi dei che stavano nell’Olimpo, così come altre culture offrivano sacrifici in onore delle divinità che venivano idealizzate secondo le varie credenze. Anche i paesi orientali, inclusi quelli asiatici e africani, le varie comunità di nativi americani, le civiltà precolombiane degli Inca e quelle dei popoli scandinavi hanno numerose testimonianze di riti popolari dedicati a divinità cui rivolgersi per i diversi bisogni materiali e spirituali. Via via che la vita sociale è diventata più complessa, organizzata ed urbanizzata l’uomo ha sentito la necessità di attribuire maggiore importanza al sacro sia sotto l’aspetto soprannaturale che sotto quello terreno, dando vita a molteplici riti quali esempio quelli solari, lunari, tellurici, riti della vegetazione, delle acque ed altri ancora. I culti solari, divini e terrestri, avevano l’utilità di scandire il tempo dell’uomo che, mentre osserva il moto del sole, delle stelle e della luna, sente di vivere un tempo sacro e sente nascere dentro di sé il bisogno di elevare Templi affidandone la cura e il ministero alla casta sacerdotale. L’uomo ha piena consapevolezza della dimensione del sacro e del senso religioso, consapevolezza che troverà espressione nelle varie cosmogonie elaborate e tramandate dalle emergenti élite sacerdotali ai quali veniva affidato il compito di custodire e tramandare una certa tradizione rituaria. Per lungo tempo il senso del sacro ha permeato la vita intera dell’uomo che percepiva le forze cosmiche e quelle terrene come un continuum, senza frattura né separazione. Questa capacità si è però gradualmente perduta e la separazione tra il sacro ed il profano è diventata sempre più profonda.


13 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it È importante chiarire che con la parola “sacro” non ci si riferisce unicamente a ciò che è religioso poiché ogni gesto del vivere quotidiano può diventare sacro quando l’intenzione è sinceramente voluta, pura, consapevole e magica. Il “senso del sacro” è la facoltà esclusiva dell’essere umano di sentire e percepire l’appartenenza alla divinità e a tutto quello che è degno di venerazione e di rispetto. Più specificatamente il rito assume il carattere di sacralità qualora venga svolto con la precisa volontà di rivolgere la propria attenzione a ciò che viene considerato soprannaturale. Per fare un esempio del nostro presente si può dire che in questi giorni siamo stati testimoni di un rito molto importante di cui si è potuto vedere l’intero svolgimento in tutti i suoi passaggi e considerarne anche la ricca simbologia. Si tratta del rito svolto in Gran Bretagna in occasione della morte della Regina Elisabetta II che ha regnato per settant’anni avvenuta l’otto settembre di questo anno. L’esecuzione del rito è avvenuta mediante la messa in scena di un protocollo formale e rigidissimo scritto moltissimi secoli or sono al fine di ritualizzare e sacralizzare secondo la tradizione di quel paese, la morte del monarca, l’immediata nomina di un nuovo monarca, precedentemente designato per garantire la continuazione senza interruzione temporale del passaggio del testimone nel ruolo di regnante. L’Inno “God save the Queen” si è subito trasformato in “God save the King” con una quasi impercettibile differenza di suono. Il rito martinista in particolare Considerato che la pratica del rito è molto antica e si perde nella notte dei tempi, viene spontaneo chiedersi in che cosa consiste il rito martinista e in cosa si distingue dalle altre forme di rito. Quando una persona sente dentro di sé un impellente desiderio di approfondire la conoscenza in campo spirituale ed è disposta a sottoporsi volontariamente ad un processo di metamorfosi chiede di essere accolto in un Ordine Martinista, dove viene ricevuto e iniziato e può chiamarsi martinista. Diventare nella sostanza “martinista” dipende soltanto dal lavoro che è disposto a fare perché questa via è individuale e nessuno può lavorare per delega.


14 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it Il rito martinista più importante è quello che viene svolto nel momento in cui si riceve l’Iniziazione per accedere ad una operatività magica, una magia simpatica ed analogica nel senso che se nello svolgimento del rito si assume una certa concentrazione ed una leggera tensione intima che non consentano nessuna distrazione su quanto si sta facendo in quell’istante, allora la sacralità si rivela spontaneamente perché il simile attira il simile anche attraverso processi subliminali. L’Iniziazione martinista, a differenza delle iniziazioni di altri Ordini ed organizzazioni, è reale perché viene attribuita sulla base di un potere iniziatico effettivo che l’Iniziatore a sua volta ha ricevuto. L’Iniziazione è la condizione necessaria per poter essere martinista. Con l’Iniziazione il martinista interagisce con la relativa comunità ed entra in collegamento con la catena Iniziatica che la Tradizione chiama “eggregore” poiché la catena non è semplicemente la somma di coloro che vi partecipano ma è qualche cosa che va al di là, è un collegamento senza soluzione di continuità con tutti i Fratelli Passati, con i Fratelli Futuri poiché è l’eggregore che unisce e crea una corrente energetica molto potente. La purificazione della propria Luna è necessaria per il mantenimento di un “eggregore” libero da impurità psichiche. Il Martinismo ha come principi fondamentali la trasmissione della Tradizione Iniziatica nell’ambito dello Spiritualismo Occidentale, l’Universalismo e la non dogmaticità. Il Martinismo fornisce gli strumenti per approfondire i rapporti che collegano Dio, l’Uomo e la Natura, per conseguire una più profonda conoscenza di sé stessi, per fare opera di rettificazione di sé stessi e di riparazione, (Tiqqun `olam), del mondo in questa vita per realizzare la reintegrazione con quelle proprietà, virtù e potenze spirituali e divine che l’uomo aveva in origine. Grande rilevanza viene data al continuo processo di purificazione che l’operatore deve compiere in quanto si ritiene un requisito imprescindibile per potersi considerare “martinista”. I riti martinisti sono innanzitutto individuali in quanto sono il tempo in cui si deve operare in completa solitudine per vivificare con le parole, i gesti, suoni e le vibrazioni ciò che è inerte sulla carta.


15 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it Dipende soltanto dall’operatore non recitare automaticamente e distrattamente ma con piena partecipazione finché avvenga la trasmutazione delle azioni in manifestazioni spirituali. La differenza tra la modalità in cui si svolgevano i riti di cui si è parlato precedentemente e quella del martinista sta nel fatto che quest’ultimo non subisce il rito, non è passivo ma è un attore che spogliandosi della sua personalità entra in uno spazio sacro per percepire una qualità di tempo diversa da quella ordinaria. Per operare proficuamente non bisogna però cadere nella trappola della pigrizia, o della svogliatezza perché la qualità del comportamento individuale influisce sulla qualità della catena alla quale partecipa. Ogni giorno dovrebbe essere sempre come fosse il primo giorno, agire con lo stesso entusiasmo e la stessa passione mantenendo sempre acceso il fuoco sacro interiore. Il martinista attraverso la rituaria opera quotidianamente, mettendo di volta in volta alla prova la volontà, la perseveranza, l’impegno per riconoscere le proprie zone d’ombra e compiere lo sforzo per introiettare sempre più luce. Dispone degli strumenti necessari per poter andare oltre la realtà contingente, riappropriarsi della sacralità e estenderla anche nelle vicende della vita profana, instaurando un rapporto più profondo con la Natura e i suoi cicli facendo continuamente esperienza. Il martinista in grado di A.I. svolge la sua operatività mediante il Rito Giornaliero di catena ed il Rito di Luna Nuova. Man mano che procede nel percorso vengono aggiunti i Riti di Plenilunio, i Riti Equinoziali e i Riti eventuali che l’Iniziatore riterrà opportuno assegnare. Tutti questi riti sono individuali. I riti collettivi sono costituiti dalle tornate di Loggia che possono avere una cadenza periodica e i Riti di Iniziazione, di Elevazione e di Consacrazione. Il rito martinista ha la particolarità di essere un rito di fratellanza volontaria con cui si costituisce una specifica unione di persone che liberamente rimettono la propria individualità ad una Potenza Superiore. Per concludere si può ancora osservare che i riti devono essere eseguiti fedelmente per come sono proposti, senza apportare modifiche arbitrarie poiché l’efficacia del rito sta proprio nella sua costante ripetizione. I necessari adattamenti vengono effettuati esclusivamente da coloro che vi sono preposti.


La Fenice Sentieri della Tradizione 16 La spada spezzata: un simbolo di apparente dualità Strix I:::I::: - Gruppo "Parthenope" - Collina di Napoli “Erlösung dem Erlöser” [redenzione al Redentore] (R. Wagner, Parsifal) “Vita e spirito, terra e cielo, corporeità e incorporeità: due termini opposti oppure complementari? O invece la loro dualità è il segno del limite della ragione concreta sorpassabile soltanto con il pensiero contemplante? La via per risolvere queste domande non è la ragione cerebrale, il pensiero calcolatore; essi procedono per opposizione: bianco e nero, terra e cielo, materia e spirito, eccetera; le loro operazioni sono possibili attraverso il contrasto che colloca l’io da una parte, l’oggetto dall’altra: io e il creato, io e Dio, io e la luce, io e la tenebra. Quale strumento può esserci di aiuto per superare il dualismo della mente meccanica, limitato dalle frontiere quantitative dei sensi? Gli antichi parlavano di una intelligenza del cuore, di un intelletto d’amore, di un pensiero contemplato che l’uomo può sviluppare o evocare per superare gli opposti e raggiungere la comprensione del mistero che si rivela nelle cose come attraverso geroglifici. Il pensiero contemplante è la capacità intellettiva del genio, la penetrazione del mistero delle cose, prisma del Santo illuminato, l’attività risolutiva della mente creatrice che va oltre il conosciuto e abolisce, superandole, le classificazioni razionali.” (Padre Giovanni Vannucci ­ Ordine dei Servi di Maria)


17 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it “Non desisterò fino a quando non avrò raggiunto la confluenza dei due mari” (Corano XVIII, 60) “La quiete nel cuore del Santo è il riflesso del Cielo e della Terra, lo specchio delle diecimila creature” (Zhuangzi) Ogni uomo o donna che nasce riceve in dono, salvo accidenti, il bene supremo dell’intelletto che è fattore caratterizzante della specie “Homo Sapiens”. Analogamente, ogni guerriero che viene consacrato riceve in dono una spada che è l’arma, simbolica, della conquista del mondo. La spada è dunque lo spirito, l’intelletto dell’uomo inteso nella sua accezione più ampia e cioè nelle sue funzioni: logico intellettive, intuitive, autocoscienziali, volitive. La spada del Templare, afferma Ananda Kentish Coomaraswamy, è il prolungamento della sua essenza. Il cavaliere consacrato riceve dunque una spada spirituale che ha: ­ nella salda impugnatura dell’elsa il simbolo della volontà; ­ il taglio affilato, continuo, consequenziale della logica, duplice e opposto nella sua simmetria, come giusto che sia nella dialettica degli opposti;


18 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it ­ la punta acuminata e penetrante della intuizione; ­ la lama su cui sono incise le rune e il cui dorso è la rappresentazione della lucentezza a specchio dell'autocoscienza. Si ha, quindi, la percezione simultanea della propria storia in cui vibra il pathos della propria vicenda esistenziale. È una spada che può avere il peso immenso del mondo e che solamente la grande immensa forza spirituale di un vero cavaliere, può impugnare e sollevare dopo averla estratta dalla roccia dei propri inferni. Una spada che le forze controiniziatiche tentano da sempre di spezzare (e quasi sempre vi riescono) separando così: il cielo dalla terra, questo mondo dall’altro mondo, la mente dal corpo, lo spirito dalla materia, il caso dalla necessità, la fede dalla ragione, il pensiero dall’azione, Dio dall’uomo. Come scrive Gustav Meyrink nel suo “Il Domenicano Bianco”: “Il regno di lassù e quello terrestre … in sé ognuno rappresenta una metà, solo insieme essi costituiscono un tutto” .


19 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it Nel mito di Sigfrido, la spada di suo padre era spezzata in due parti; ma Sigfrido riusci a rinsaldarla. La spada di Sigfrido è il simbolo della dualità apparente della vita. Come si possa risaldarla tanto da farla divenire, di nuovo, tutta di un pezzo, è un mistero che chiunque voglia divenire un cavaliere deve conoscere. Il regno di lassù è persino più reale di questo qui sulla terra. L’uno è un riflesso dell’altro o per meglio dire : “il regno terrestre è un riflesso di quello lassù non viceversa”. La chiave per accedere a quel mondo è il senso del portentoso. L’ostacolo principale al nostro cammino è la nostra divisione del mondo, in questo e in quell’altro. Saldare la spada spezzata è il segreto che deve conoscere ogni cavaliere. Colui che raggiunge determinati livelli di coscienza può essere in grado di trascendere questo mondo dei concetti intellettuali e in tale atto acquisisce consapevolezza della relatività del rapporto polare di tutti gli opposti. Egli si rende conto che buono o cattivo, piacere e dolore, vita e morte, umanità e divinità non sono esperienze assolute che appartengono a categorie diverse, ma sono semplicemente due volti della stessa medaglia: le parti estreme di un tutto unico. Raggiungere la consapevolezza che tutti gli opposti sono polari e quindi costituiscono una unità, è una delle più alte mete dell’uomo che segue la via della Tradizione. Razionalizzare o sintetizzare questa realtà unica, con la semplice logica è assolutamente impossibile. Tuttavia esistono: alcuni simboli, alcune parabole e aforismi in cui questa possibilità è, come per magia, realizzata e felicemente espressa; in essi i due poli dell’esistenza sembrano in un baleno venire in contatto tra loro. Un tale miracolo, si riscontra in molte parole del Cristo. A tale riguardo, scrive Hermann Hesse: “Non so nulla di più commovente al


20 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it mondo di questo: che una religione, una dottrina, una scuola spirituale raffini e rinsaldi sempre più attraverso i millenni la sua dottrina del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto, che ponga sempre più alte esigenze di giustizia e di obbedienza, per terminare poi al suo culmine, col riconoscere magicamente che dinanzi a Dio, novantanove giusti valgono meno di un peccatore nel momento in cui si converte!” Raggiungere tali intuizioni o anche parziali sintesi interiori, non potrà mai essere il risultato di una ricerca analitica né di un fideismo ossequiante. La comprensione di certe profonde sintesi è il frutto di un sapere intuitivo che supera l'individuo e di gran lunga la logica concettuale propria dell’uomo. Nel nostro profondo , nei nostri cieli interiori, mi si permetta il termine, gli opposti sono riconciliati e tutte le possibilità, senza contraddizioni, esistono. In “Mefistofele e l’androgino” scrive a riguardo Mircea Eliade: “nella unione degli opposti la nostra condizione abituale di frammento strappato all’unità primigenia, è sostituita dallo stato di pienezza in cui gli opposti si fondono senza conflitto”. Sigfrido che aveva raggiunto questa condizione poté saldare i monconi della spada spezzata.


La Fenice La Parola ritrovata 21 Il Silenzio Victor-Émile Michelet (Nantes, 1861 - Parigi 1938) Victor-Émile Michelet 1 (1861-1938) è stato un martinista della prima ora avendo partecipato con Papus, Augustin Chaboseau e Stanislas de Guaita alla fondazione dell’Ordine Martinista (1888- 1889), per “restaurare la tradizione occidentale, in reazione agli insegnamenti troppo orientalistici della Società Teosofica 2 ” . Membro dello Supremo Consiglio dell’Ordine Martinista dal 1891, fu a capo della loggia martinista “Velleda” di Parigi (1899) e fu docente di “Simbolismo ermetico” nel Gruppo Indipendente di Studi Esoterici (GIEE), fondato da Papus. Numerosi i suoi articoli sul rapporto fra arte, letteratura, esoterismo e simbolismo ermetico pubblicati sulle riviste esoteriche l'Initiation (di cui era responsabile della sezione letteraria) e Le Voile d'Isis. Poeta, scrittore, drammaturgo, saggista, critico d’arte, fu direttore delle riviste letterarie "Psyché", "La Jeune France", "La Grande Revue de Paris" e "L'Humanité nouvelle". Dall'età di 20 anni scriveva con Stanislas de Guaita sulla rivista letteraria Le Parnasse. La sua prima raccolta di poesie, La Porte d'or, fu pubblicata all'età di 41 anni e gli valse il premio SullyPrudhomme. Nel 1910 fu nominato presidente della Société des Poètes Français, nel 1921 fu nominato presidente della Société Baudelaire e nel 1932 divenne presidente della Maison de Poésie. I suoi primi due racconti, Tales Aventureux e Tales Superhumans furono apprezzati e premiati dall'Accademia di Francia e fu insignito della massima onorificenza francese: Cavaliere della Legione d’Onore.


22 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it Nel 1907 prende le distanze dall’Ordine Martinista in seguito ad alcune scelte, considerate “poco tradizionali”, intraprese da Papus, ad esempio, la vicinanza alla Chiesa Gnostica. Per V.E. Michelet non si può confondere l’interiore con l’esteriore, non si può unire l’esoterismo con la modernità, non si può accoppiare l’immutabile con l’instabile: Michelet condivide l’idea di «Église intérieure» di d’Eckartshausen, vale a dire di chiesa interiore, ben lontana dalla pletora delle nascenti “chiese” gnostiche. Nel 1920, dopo la morte di Papus e la breve gran maestranza di Teder, con la nomina, molto discussa - e per alcuni irregolare - di Jean Bricaud a capo dell’Ordine Martinista, Victor-Émile Michelet, con gli altri fondatori dell’iniziale Ordine Martinista: Augustin Chaboseau e Lucien Chamuel, diede vita all’associazione Les Amis de Claude de Saint-Martin conosciuta con il nome di Ordine Martinista di Parigi, per distinguersi dal c.d. Ordine Martinista di Lione, facente capo a Sua Beatitudine Jean Bricaud, Primate di una delle tante "chiese" gnostiche del tempo. I motivi che portarono V.E. Michelet a prendere le distanze da J. Bricaud riguardavano le novazioni statutarie introdotte motu proprio dallo stesso Bricaud: esclusione delle donne dall’Ordine Martinista, obbligo del terzo grado massonico per accedere al primo grado martinista e riconoscimento della Chiesa Gnostica (di cui, ricordiamolo, Bricaud era il Primate) quale chiesa ufficiale del Martinismo. Furono questi gli stessi motivi per cui i martinisti italiani presero le distanze dal martinismo lionese del Bricaud, dando vita ad un Supremo Consiglio italiano (1923), del tutto indipendente da quello francese. La struttura creata da V.E. Michelet successivamente (1931) prese il nome di Ordine Martinista Tradizionale e lo stesso Michelet, dopo Augustin Chaboseau, ne fu Gran Maestro, fino alla sua morte (1938).


23 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it Dal 1908 fino alla sua morte, Michelet abitò in Parigi, al civico 26 in rue Monsieur le Prince. Pochi mesi prima del passaggio oltre il Velo, Victor-Émile Michelet pubblicò il libro Les Compagnons de la hiérophanie 3 , in cui ripercorreva la vita e riportava i suoi ricordi dei grandi nomi del Martinismo: Papus, Stanislas de Guaita, Barlet, Sédir, Péladan, Saint-Yves d'Alveydre… Questo libro è, ancora oggi, un ritratto e una testimonianza vivente del grande periodo dell'occultismo all'epoca della Belle-Époque, di cui Victor-Émile Michelet può dirsi, a ragione, uno dei protagonisti. (nota biografica a cura di Iperion S::: I::: I:::) Note: 1 Per un’opera completa sull’autore, si veda: Richard E. Knowles, VictorÉmile Michelet, poète ésotérique, Vrin, Paris, 1954. 2 Vittorio Vanni, “Introduzione” in: Victor-Emile Michelet (a cura di Ovidio La Pera), I compagni della Ierofania, Libreria Chiari, Firenze, 2014, p. 8. 3 Prima traduzione italiana a cura di Ovidio La Pera (Johannes S::: I::: I:::).


24 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it Il Silenzio* (V.E. Michelet) Non avrai altra dimora che il tuo cuore; perché sulla Terra, dove siamo tutti viaggiatori, nessuno costruirà il suo palazzo per sempre. Non avrai altra dimora che il tuo cuore. È intorno a esso, nell'atmosfera infuocata, che nasce dal fuoco che lo avvolge e che respiri che tutti i suoi raggi ti giungeranno. Evoca il silenzio e il silenzio divino ti prenderà: allora la forma assunta dalla prima ipostasi, obbedendo a chi opera con potenza, ti porterà sulle quattro ali dell'estasi. La vita interiore è fatta di silenzio: è il palazzo di cui il silenzio è il fondamento. Lei è il fiore di fuoco, il silenzio ne è il vaso. Il silenzio è il vaso da cui bevi la bellezza. Tu che sei viaggiatore, con passo a volte certo e a volte insicuro, tra la tua vita reale e la tua vita apparente, scegli la vita reale, oscura e impetuosa come la passione, la tempesta e la morte. Copre con un velo d'ombra e di notte il tesoro della tua vita interiore, che misura tra le tue anime, la migliore e la più pura, in modo che nulla attacchi il suo intenso mistero. E che la sua forza vergine e integra venga utilizzata per santificare il telaio dove, nel silenzio, le tue mani tesseranno la veste della tua gioia. * Poesia pubblicata sulla rivista La Voie, nr. 36, maggio, 1907.


La Fenice Contributi 25 L' umiltà Chen חן ֵS:::I:::I::: - Ordine Martinista (fil. Aldebaran - Vergilius - Gabriel) con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore (Efesini 4:2) Se siamo persone dalla mente umile avremo un concetto realistico di noi stessi, dei nostri pregi e dei difetti, dei nostri successi e dei fallimenti. Parlare di umiltà non è per nulla facile in quanto si può cadere nella presunzione o nella velata superiorità. Citando una massima di Gandhi, considerarsi umile è di per sé “arrogante”. Ciò concorda col pensiero di molti perché l’umiltà la si vuole solo con i fatti, senza nessun riconoscimento o etichetta. L’umiltà è annunciatrice di innumerevoli esempi di saggezza, di fatti, di conoscenza, più esperienza e intelligenza, nonché, assenza di gratificazioni. Etimologicamente “umile” deriva dal latino Humilis e corrisonde al greco “Tapinós, ταπεινός”, (pazienza, costanza). Nonostante ci siano tanti modi di intendere l’umiltà nel quotidiano, una persona umile è essenzialmente modesta, priva di superiorità e non si ritiene migliore degli altri. L’umiltà è una caratteristica fondamentale alla base dell’autentica vita umana perché è dimora: “dell’istruzione, della conoscenza di non sapere, della fratellanza, della catena d’amore, della condivisione”. Sant’Agostino afferma (Epistola 118, 22): “Se mi chiedete che cosa vi è di più essenziale nella religione vi risponderò: la prima cosa è l’umiltà, la seconda è l’umiltà, e la terza è l’umiltà”. Forse qui, Sant’Agostino, intende di essere umile verso Dio, verso i suoi precetti, verso suo figlio Yeshua'. Essere umili come lo è stato Yeshua' significa servire tutti, far morire l’uomo vecchio e amare anche il nemico, essere sempre in profonda gioia interiore che viene dall’umiltà, in contrasto con la superiorità e che produce tra l’altro: inquietudine, insoddisfazione e sentimenti egoistici.


26 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it La superiorità tende a orientare le cose verso il proprio “io” e ad analizzare gli eventi, da una prospettiva esclusivamente asimmetrica (Up­Down; giudice­vittima in psicologia). Sant’Agostino nel discorso 351 riporta: “Chi rimane in un umile stato non ha da temer caduta, però, nello stesso tempo, bisogna essere cauti perché da troppa umiltà potrebbe venire della superiorità”. Questo egocentrismo porta a considerare che gli altri debbano agire e pensare secondo il nostro percorso e pretendere, più o meno, che si comportino secondo i nostri desideri. Negli appunti di José María Julián Mariano Escrivá (25, 12 del 1972) viene riportato: “L’anima della persona umile prova la più grande pienezza interiore quando si rende conto che l’Essere assoluto è un Dio di magnificenza infinita, che ci ha creato, ci mantiene nell’esistenza e si rivela a noi con un volto umano, Yeshua' ”. Conoscere la generosità divina, la sua accondiscendenza con le sue creature, porta chi è umile a godere nella contemplazione, della bellezza delle cose create nelle quali l'uomo scopre un riflesso dell’amore di Dio che lo muove al desiderio di condividere con gli altri questo permanente stupore... Al riguardo, si riporta un brano sull’umiltà, dell’Opus Dei, e lascio alle sorelle e fratelli, ogni analisi: Dio si è manifestato agli uomini nella creazione, nella storia di Israele, nelle parole che pronuncia attraverso i profeti e infine, nel proprio Figlio, Yeshua', Gesù, che è la rivelazione ultima, completa e definitiva della manifestazione stessa di Dio. C’è di che rimanere sorpresi: il figlio di Dio, Yeshua', che vede e si fa vedere, sente e si fa sentire, tocca e si fa toccare, che si abbassa alla condizione umana e si serve dei sensi per farci aprire le porte alla santità.


27 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it Qui nella vita di Gesù tutto, dalla nascita alla morte in croce, è impregnato “di umiltà” perché pur essendo di natura divina non considera affatto la sua uguaglianza con Dio ma, spoglia sé stesso assumendo la condizione di servo tra i servi e divenendo simile agli uomini. Qui, il messaggio di amore verso suo Padre ci è giunto attraverso la sua preghiera ecumenica, “il Padre nostro”, attraverso il suo esempio, la sua umiltà, “di uomo”. Zanuà,'ַצנוּע , ַin ebraico significa “essere umile” e appare nel Libro dei Proverbi (Prv.11, 2) e in Michea, (Mi.6, 8) con il significato di camminare umilmente, percorrere umilmente il percorso della vita. Il Talmud afferma che l’umiltà è uno dei tratti caratteristici del popolo iniziatico, “quello retto o quello che studia la Torah”, perché l’umiltà è il vestito del Sacerdote, che studia e combatte la parte Oscura, (Talmud, “Trattato Yevamot”, 79a). Secondo il Talmud, se la Torah dice “insegnerai”, il senso è che non dobbiamo incorrere nell’indottrinamento, ma dobbiamo insegnare (agli altri), ma prima dobbiamo studiare umilmente e rigorosamente la Torah per coniugare: la Scienza con la Teologia, la Fisica con l’Alchimia, il Cielo con la Terra, l’essoterismo con l'esoterismo. Di conseguenza, i codificatori dei “Precetti” affermano che ogni insegnamento ai propri figli è un atto divino, menzionato esplicitamente nella Bibbia ebraica e fatto, sempre, con umiltà. Insegnare al proprio figlio le tradizioni e le credenze con umiltà, così come riportato nel libro Deuteronomio, (Dt.6,67) è un “Precetto” (un Precetto non una legge). Infatti, è detto: che le parole che ti prescrivo oggi siano scolpite nel tuo cuore. Le insegnerai ai tuoi figli... . Si tratta, comunque, di una formulazione interessante, di un precetto equilibrato, su forze del Cielo, su come una persona può insegnare ai giovani ma prima deve rigorosamente studiare con umiltà per poi poter “condividere non indottrinando”.


28 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it Una conseguenza di questa differenza è che quando si pratica questo “precetto di umiltà”, parte integrante della Torah, è un Precetto di Dio. Questa è la volontà di Hashem, di Dio e della tradizione di un popolo di iniziati, dei Leviti (i Sacerdoti. Il terzo libro della Bibbia ebraica così comincia: E chiamò Mosè e parlò Adonai…). Ne risulta che il concetto di umiltà è un fondamento importante della Torah, con la consapevolezza che l’intelletto dell’uomo deve intuire che l’umiltà è in parte un dono divino. L’idea dell’umiltà è incorporata verbalmente nella benedizione della Torah, pronunciata ogni mattina dall’uomo che recita quanto riportato nel libro Deuteronomio, (Dt. 6,4): Ascolta Israel, un è questoְ , שַׁמע ִי ְשָׂר ֵאל ,el'Yiśra' Shema monito a non dimenticare che la Torah è un dono divino. L’umiltà è un percorso riportato da molti libri sull’Alchimia e sulla Qabbalah, tenendo conto, ovviamente, che l’umiltà non va confusa con l’umiliazione, che è l’atto con il quale ci si vergogna dei propri insuccessi. Proseguo con i detti sull’umiltà così come enfatizzati da Yeshua': ­ l’umiltà è la corona di tutte le virtù; ­ l’umiltà è una virtù che adorna la vecchiaia e si ammanta di gioventù; ­ senza l’umiltà, le virtù, si possono trasformare in vizi. La virtù dell’umiltà di Yeshua' la troviamo documentata in Giovanni 1,14, dove il figlio di Dio assunse spoglie umane e si fece carne. Per Giovanni 7,52, Yeshua' non nasce in una regione ricca e potente della Palestina ma nella Galilea disprezzata per lo più dai giudei.


29 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it In Atti 1,3; 1, 9­11, Yeshua' fu visto più volte durante i quaranta giorni dopo la sua resurrezione e, dopo essersi mostrato ai suoi Apostoli, ascese al Cielo. In Apocalisse 19, 9­16, Yeshua' ritornerà sulla Terra e alla sua venuta il mondo saprà che colui che avevano umiliato e crocifisso era veramente il Messia preannunciato anche dall’Antico Testamento come: unico Salvatore degli uomini. Re dei re, Signore dei signori, vero figlio di Elohim. In Filippesi 2,8, colui che meritava obbedienza da tutto il creato divenne Egli stesso obbediente alle leggi dell’uomo. Nei Galati 3,13, il Giusto Giudice nell’Universo intero si pose sotto leggi fatte da uomini per proprio tornaconto. Qui, Egli si identificò con l’intera umanità da salvare dalla parte Oscura. In Matteo 4, 1­11, colui che era Santo permise a sé stesso di soffrire e provare tutte le tentazioni. In Matteo 26,56, tutti i suoi discepoli lo abbandonarono nell’ora della sua morte tranne Giovanni l’evangelista. In Matteo 27,46, mentre era sulla croce, Yeshua' dopo aver preso su di sé l’Oscurità dell’umanità perdonò i suoi carnefici e il suo unico cruccio come uomo fu che il Padre in cielo lo avesse dimenticato. In Matteo 27, 11­50, vengono ribadite le umiliazioni e le false ingiurie che gli furono attribuite e che accettò benché fosse il figlio di Dio. Qui, Yeshua', l’eternamente Santo, morì come un uomo qualunque. In 1Pietro 3, 18­19, alla sua morte il suo corpo fu posto nella tomba ma non conobbe trasformazione anatomica. In Luca 24, 36­43, non fu lo spirito di Yeshua' a risorgere dalla morte ma l’uomo completo, con il corpo e l’anima ricongiunti.


30 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it L’umiltà, nel percorso iniziatico Massonico Un esempio di manifestazione d’umiltà si trova in Massoneria, nel rito d’iniziazione d’apprendista, dove il secondo sorvegliante insegna al “profano” come comportarsi nel Tempio, entrando umilmente, povero dei metalli ma sempre uomo libero e di buoni costumi, pronto a lavorare per il bene altrui e dell’umanità, con spirito obbediente ai principi universali. Momenti carichi di tensione emotiva che sono ben ricordati dai fratelli massoni ad ogni nuova iniziazione, atti a coniugare nella vita la conoscenza essoterica con quella esoterica, sempre con umiltà. Comparando il rituale massonico con il rituale martinista si evidenzia che durante l’ingresso nel luogo consacrato, nel Tempio, sia il profano massone sia il postulante martinista devono essere vestiti umilmente, così come illustrato dal Maestro Vergilius alla fine della sua tavola Cosa deve imparare il martinista. In essa si afferma: l’umile sa, comprende, aiuta, perdona, evita di apparire. Inoltre, in quasi tutti i libri Martinisti e Massonici, si legge di una antica istruzione sulla vestizione del profano, all’entrata nel Tempio: in massoneria, ginocchio destro messo a nudo e senza scarpe; nel martinismo essere isolati dal suolo, così come detto nella Bibbia ebraica (Es.3, 5) a Moshè per onorare il luogo Sacro, sul monte Oreb. Questa è la giusta veste per un luogo sacro dove: ­ ogni Massone deve edificare Templi alla Virtù e scavare oscure e profonde prigioni al vizio e lavorare al Bene e al Progresso dell’Umanità, in serenità, senno, benefizio e giubilo ­ ogni Martinista deve incrementare la Catena d’Amore ed essere, come Iacov, Israel, il guerriero con Dio. Quindi l’umiltà è la più grande delle


31 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it virtù perché ti pone nei confronti dell’altro in una situazione di riguardo nei suoi confronti, dove la benevolenza, la magnanimità, la comprensione fanno da padroni e fanno sì che s’instauri un “dialogo” proficuo e simmetrico (come quello di Adonai sull’Horeb, quando parla con Moshè, qui Dio parla all’uomo, alla pari). Ecco che con l’umiltà si diventa saggi perché con essa si punta unicamente al bene universale, alla vera simmetria, alla fratellanza, alla lotta contro la parte Oscura, considerando maggiormente gli aspetti universali perché, il più delle volte, le asimmetrie sono annunciatrici di inappropriate azioni oscure. Qui l’umiltà trasforma l’uomo e lo rende rispettoso del bene universale, libero dalla false passioni, libero dai falsi miraggi, proteso unicamente al bene supremo, all’Eden, “in questa Terra”, creata da Elohim, così come riportato nel primo versetto del primo libro della Bibbia ebraica, Genesi 1, 1. Di tutte le virtù che Moshè aveva ­ era senza dubbio saggio, pio, coraggioso ­ la Torah elogia solo l’umiltà, sottolineando che egli eccelleva in questo (Numeri 12, 3): “Moshè era molto umile, più di qualunque altra persona sulla faccia della terra …”. Se Moshè era umile, “più di qualunque altra persona sulla faccia della terra”, allora, l’umiltà non significa certamente debolezza, mitezza, resa. Qui, l’umiltà merita di essere definita come conoscenza: della forza esterna e interna all’uomo, (esterna, Dio, Scienza, Natura. Interna, natura e auto oggettivazione). In conclusione, sia concesso dire che solo un pellegrino dei percorsi sottili come Moshè può essere umile perché tocca nei suoi cammini l’esperienza, la sacralità del Tempio, la forza dei quattro elementi del Cielo e della Terra e può dire “entrate nel mio cerchio e datemi una mano”. Al riguardo, si riporta,“la preghiera del fuoco”, a ricordo di Moshè, con il roveto ardente (Esodo 3, 1­ 4).


32 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it Preghiera del Fuoco Siamo tutti passanti e pellegrini. Accendiamo dunque un fuoco all’incrocio, all’indirizzo dell’Eterno. Chiudiamo il cerchio e facciamo un Tempio nel vento. Facciamo di questo luogo qualunque, un Tempio. Perché il tempo è giunto di adorare in spirito e verità, di rendere grazie in tutti i luoghi e in tutti i tempi. Mettiamo un termine al tempo, un centro alle tenebre esterne e rendiamoci presenti al presente. Questo presente che abbiamo invano inseguito nelle nostre giornate, perché era lontano da noi nel momento in cui era. Eccolo davanti ai nostri occhi e nei nostri cuori, il presente. Il fuoco è il presente che brucia e brilla, è il presente che prega. Il fuoco è il sacrificio di ciò che brucia, il calore di vita e la gioia degli occhi. È la morte delle cose morte e il loro ritorno alla luce. Fuoco di gioia! Sofferenza e gioia l’una nell’altra L’amore è la gioia di soffrire. Il fuoco è la vita e la morte l’una nell’altra, l’apparenza che si consuma e la sostanza che appare. Cantiamo gloria nella lingua del fuoco, evidente e chiara a tutti gli uomini. E voi, gente che passate sulla strada dei Quattro Venti, entrate nel cerchio e dateci la mano. Soffia su di noi, Signore, perché la nostra preghiera salga in fiamma, perché il nostro cuore di legno morto e di spine e la sua breve e vacillante scintilla di vita servano a nutrire un po' la tua gloria. Amen.


La Fenice Petali 33 Dario Chioli, nato a Torino nel 1956, è poeta, scrittore e ricercatore nel campo dell’esoterismo e delle mistiche comparate. Diverse sue opere sono state pubblicate da Psiche, Magnanelli e Lulu, ma la maggior parte dei lavori saggistici e letterari, suoi o curati da lui, si trovano, oltre che su Facebook, sul suo sito www.superzeko.net, in cui cerca da molti anni di portare il suo contributo alla ricerca di una visione “vivente” della Philosophia Perennis. Del Poeta presentiamo, arriviamo a dire orgogliosamente, una selezione dalla raccolta "In questo mondo di fini" del 2008: raccolta aristocraticamente armonica, omogenea, consigliatissima alla lettura anche data la sua relativa "brevità". Se poi proponiamo " quel che, amici, v'annoia ", continueremo, serenamente, a farlo. Vi è tempo, spazio e modi per tutti, alcuni più congeniali, altri meno. Per continuare a citare il Nostro, vi è chi ha posto tra noi tante dimore ed in diversi si va dunque per luoghi che oscillano: superato il gran caleidoscopio, mutato il cuore, non vi è più delusione, non vi è nemmeno più un ricercato disincanto che possa nutrire versi che, sebbene restino in prima persona, vivono di Altro. Vado per luoghi che oscillano Dario Chioli Vado per luoghi che oscillano Vado per luoghi che oscillano Tra l'essere e il non essere, Parlo parole che mutano Dal dire allo sprofondare. Guardo dentro me stesso, Il gran caleidoscopio, Mutando il mio cuore salgo Nelle regioni perdute. E quando mi sia inoltrato Tra il vento di ieri e il futuro, Non più presente m'inchino A quant'è inafferabile. 10.06.2008


34 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it L'Origine del Suono: Musica e creazione Darean ÅM Isman Andrea Manis (in ambito poetico sotto lo pseudonimo di Darean ÅM Isman e Sir Daremann) nasce a Cagliari nel 1990, città in cui consegue la Laurea Magistrale in Lingue e Letterature Moderne Europee e Americane. Parallelamente alle ricerche di linguistica, coltiva negli anni lo studio dell’arte, della letteratura, della filosofia e in genere di tutte quelle discipline, antiche e contemporanee, volte all’approfondimento dell’essere umano. Si interessa di ermetismo, esoterismo e alchimia, disseminando i suoi testi - perlopiù aforismi e poesie - di simboli e metafore ermetiche. Il suo orientamento artistico trova, peraltro, conferma nella sua attività musicale ormai decennale come bassista e chitarrista. È conosciuto e apprezzato per la diffusione libera e gratuita dei suoi quattro volumi di “Poesie ermetiche” e dell’ultimo “The Rose” in lingua inglese. Per contatti: [email protected] oppure su Fb: www.facebook.com/Uebermanis/ C'era una volta il Dio del Tuono, c'era una volta il suono della tremenda, ristoratrice, Dea Tempesta. Fragori debordanti nella buia e piovosa solitudine, il lampo a squarciare di bianco, per poi rendere un tremendo e antico grigio lunare all'avida notte. Ma è più di questo: il Manis come sempre alza l'asticella, trasborda i piani, e se in precedenti occasioni aveva sfidato la nostra capacità immaginativa dal lato più visivo, questa volta sembra accostarci al sentire. È d'altronde il sentire, la parola stessa nei suoi usi più comuni lo testimonia, senso ben profondo ed acuto, in un mondo post-moderno che ha invece inflazionato la nostra vista: impulsi elettronici dai nostri 'dispositivi' che di continuo irretiscono e imbrogliano le nostre pupille ed il nostro sistema nervoso: immagini, foto, scritte, animazioni di nulla realtà, fantasmi di luce di terza mano. Proviamo allora a dare fiducia a " gli estinti declamatori " seguendo i versi, sentendo i versi. Forse, chissà, si potrà giungere al suono di una " lancia frangi-Stelle ". L'Origine del Suono: Musica e Creazione Gocce di sassofono in suono dispiegano le ali, Origine dell’Io-Sono in Liquidi Assoli ancestrali. Santa Annunziatrice del Tuono l’Astrale Orchestra di trilli e gridi strampalati, dall’oscura Finestra di un Cono l’intensa Vibrazione di impulsi ammaestrati; …nella loro molteplice Essenza, futuri Dèi in potenza dall’Oblìo esorbitati. Stridono dall’Esecutore senza volto né Nome serpentiformi abbagli ritmici, luminescenti al magico Ascolto dalle variopinte Forme d’intervalli auto-ciclici!


35 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it S’insinuano in prismi-turbini aerofoni fluidi di fulmini su floridi Pianeti-Esperimenti dagl’istinti floreali: Invisibili Cervelli Cristici di Menti pulsanti musicali. Architetto di mistici Cori, nel tuo sempiterno riempire e svuotare gl’albori, scagli Ance e Cuori alle ancelle (Frecce di mille amori e dolori) …quasi sonassi una lancia frangi-Stelle! Emettitore di Fiumi e di Fiati, continue spontanee fonazioni entro i nostri materiali apparati: come semi infocati lustrali che brillano, impregnati d’uno Spirito Purificatore Celestiale, Solari germi s’inscintillano nell’udire il richiamo del Grande Musicista Universale. Ma anche Triplici aborti inermi involvono in un gelido risucchio di Luna, sistemi di rulli, bassi e tamburi precursori di Tempi attuali più duri, scarti di Canti infra-umani nel magma sonoro, discanti delle loro formicazioni mentali ignorando l'alloro. Amplessi dissonanti in tutto il Fulgore d’una Santa Estasi impazzita, dalla cassa armonica di volumi altalenanti, nei momenti del più alto fervore divini multipli orgasmi dalle dita: noi Viandanti ispirati dal nostro musicosmico Creatore, …siamo null’altro che una marea di spasmi al Suo Controllore sfuggita: raggi tonali sprizzanti di Luce dalla sua oscura proboscide sputa-vita! Ma Noi… Miei cari Fratelli in Adamo o in Abramo! ormai estinti declamatori narriamo – per Voi! ancora di miti e occulti cantori; Annunciatori di melismi, cataclismi e supplizi per gl’Evi più bui della vasta e terribile Notte. Esecutore di Trombe di Originali Giudizi per conto di Lui attraverso neumatiche note, tra rapsodi e Aedi, amante di ninfe oficleidi, in questa misterica eufonia emersa dagli Spazi ritmici più profondi Io-Ottone-Bianco strazio musiche in tutta la mia artistica euforia dagli spartiti multisonici Ispira-Mondi: «Essere tra i soli Esseri oltre-solari, Essere degli Esseri al di là dei Soli pluri-mondiali»


36 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it La luce immutabile Flavio Ferraro Flavio Ferraro è nato a Roma nel 1984. Poeta, saggista, studioso di dottrine metafisiche e traduttore, collabora con diverse riviste e giornali online. Tra i suoi libri di poesia: Sulla soglia oscura (La Camera Verde, Roma 2010); Da un estremo margine (La Camera Verde, Roma 2012); La direzione del tramonto (Oèdipus, Salerno 2013); La luce immutabile (La Camera Verde, Roma 2019). Tutta la sua produzione poetica è ora raccolta nel volume Il silenzio degli oracoli (L’Arcolaio, Forlimpopoli 2021). Sempre nel 2021 è uscita la sua traduzione delle Odi di John Keats (Delta 3, Grottaminarda 2021). Per la saggistica ricordiamo La malvagità del bene. Il progressismo e la parodia della Tradizione (Irfan, San Demetrio Corone 2019). Sue poesie e traduzioni (da Keats, Shelley, Dylan Thomas) sono apparse su numerose riviste online e cartacee, così come alcuni dei suoi componimenti che sono stati tradotti in inglese, arabo e spagnolo. Dall'opera dell'Autore "Il silenzio degli oracoli”, anche per questa occasione è stato selezionato un brano tratto dalla raccolta ivi contenuta "La luce immutabile". I versi che si susseguono nelle pagine di questo libro vengono da lontano, difficilmente hanno un'intestazione, un titolo. Capita così di lasciarsi cullare, di inoltrarsi per pagine di aria e pagine di terra, poi via via rinfrancarsi in parole ed immagini schiette, austere, lucide. Perchè può succedere che le cose più importanti, quelle che ci illuminano, vengano spesse dimenticate. Ciò accade come per i sogni, perchè "la mente di tutti i giorni" per sua natura esclude e dimentica facilmente realizzazioni e percezioni, per tornare all'illusione ripetitiva, abitudinaria, della sua "ricerca", della sua "spiritualità". A tale pericoloso oblio, a tali pericolose frottole interiori, in qualche modo, ci paiono rispondere i versi di sapienza qui presentati. I fiumi conoscono la loro meta: dal mare hanno origine, e al mare fanno ritorno. E guarda questi frutti alti tra i rami: il seme sepolto è uguale a loro. Tornare alla propria radice, è questa la quiete. Per questo devi perderti: per trovare Colui che cerchi. Così l’amante scompare nell’amato, finché solo l’Amore resta.


37 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it Il Ponte Antares A:::I::: Ritroviamo nel presente racconto del fratello Antares, al pari del precedente, splendido, pubblicato nel precedente numero, la giovane donna in " white satin ". Ma chissà se è proprio la stessa. Le vesti innanzitutto sono, o almeno ci paiono, in qualche modo cambiate. Lo scrittore, così attento alle sfumature e di notevole gusto per la descrizione, ci avvisa di un paio di nuove scarpette rosse "décolleté" acquistate per l'occasione. Il racconto, già dal titolo, "Il Ponte", sfida la nostra percezione reale e quella simbolica, e sostanzialmente specchiandoci, sembra ricordarci quanto sia labile, spesso inesistente, un confine percettivo che andrebbe spesso attentamente, silenziosamente, vagliato: quello tra il reale e l'immaginale. “La realtà è quella cosa che, quando smetti di crederci, non svanisce” (Philip K. Dick) L’ultimo tratto dell’ampio e lento fiume grigio si stendeva verso il largo come una placida superficie senza fine, mentre all’orizzonte mare e cielo riempivano lo sguardo senza un’apparente linea di separazione. L’acqua portava con sé ancora qualche ramo degli alti e snelli salici che ornavano le sue sponde strappato dal forte vento dei giorni precedenti, insieme a foglie ancora verdi e a qualche ninfea bianca. Eleganti gabbiani garrivano con forza, tracciando pigre traiettorie nella brezza leggera che si era appena alzata e che evocava suoni e immagini di antichi porti ormai lontani nel tempo, dai quali erano partiti uomini e navi la cui grandezza ancora viveva nel ricordo dei marinai. Nella sua impercettibile ascesa, il sole da rosso opaco senza raggi e senza calore, improvvisamente divenne bianco scintillante ed iniziò a fare troppo caldo per essere il giorno dell’equinozio di primavera. La giovane donna in white satin sedeva pensierosa da più di un quarto d'ora ad un tavolinetto all'aperto dell’intimo chiosco sulla sponda del fiume, dove tante coppie erano solite appartarsi per l’aperitivo.


38 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it L’acqua scorreva monotona e silenziosa a pochi metri dai suoi piedini affusolati che calzavano orgogliosamente un paio di nuove scarpette rosse décolleté acquistate per l’occasione. Ciò che restava dello Spritz al Campari che aveva da poco ordinato era un po’ di ghiaccio rosso sul fondo del calice di generose dimensioni e due larghe cannucce nere ormai inutili. - Chissà perché servono gli aperitivi in calici così grandi - pensò lei mentre spegneva nel posacenere la seconda delle ormai introvabili Dunhill International - forse per metterci tanto ghiaccio e poco liquore? E chissà perché li mando giù così rapidamente, senza toccare neanche gli antipastini! Le girava un po' la testa. Non le piaceva aspettare. Non quel giorno, almeno, con la voglia che aveva di vederlo. In quel momento, in perfetto orario, la sirena che annunciava l'alzarsi del vecchio ponte levatoio a due campate di metallo scuro annerito dai fumi dei sordi motori diesel delle imbarcazioni da pesca e da diporto, che da chiuso univa le opposte sponde del fiume per assicurare il passaggio di veicoli e pedoni, iniziò ad emettere il suo cupo e sordo lamento intermittente. Lentamente, con noncurante pigrizia, i potenti motori elettrici del ponte iniziarono a ronzare e gli ingranaggi perfettamente oliati a ruotare senza alcun cigolio, mentre le due metà della struttura cominciarono a vibrare e si prepararono a sollevarsi, ciascuna facendo perno sulla propria sponda. Intanto, alcuni natanti fermi a monte ed a valle della struttura aspettavano pazientemente il termine dell’operazione, per poter risalire l’ultimo tratto del corso d’acqua che le separava dall’attracco sulla banchina del porto canale o, in direzione opposta, per guadagnare il mare aperto. Questo straordinario spettacolo l'affascinava sin da bambina, quando nei bei giorni di primavera suo padre la portava a passeggiare sulla sponda del fiume e le comperava lo zucchero filato alla bancarella del suo vecchio amico Peter Willems, anch’egli marinaio in pensione. La sirena ancora suonava sordamente quando le estremità centrali del ponte iniziarono a separarsi allontanandosi di qualche metro. E fu allora che lo vide! Si sporse di colpo in avanti, aggrappandosi con tutta la forza all'esile bordo tubolare del fragile tavolino di metallo del bar, che vibrò con forza, facendo traballare il sottile calice di vetro sul vecchio vassoio. Non credeva ai suoi occhi. Lui era lì, in piedi, sull’estremità opposta del ponte che si alzava! I pantaloni d’ordinanza blu un po' sgualciti, quel vecchio maglione bianco da tennis lavorato a coste larghe che lei gli aveva regalato tanti anni prima e l'immancabile camicia bianca, ovviamente senza cravatta. Strano che fosse colpita dal fatto che fosse vestito come al solito piuttosto che dall'assurdità della situazione. Cosa diavolo ci faceva sul ponte che si alzava? Come ci era finito? Per fare cosa, poi? Non era pericoloso?


39 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it Eppure era proprio lui, lì, in perfetto equilibrio, i piedi ben saldi sul metallo scuro e le braccia rivolte al cielo, come un Cristo Redentore. Come le ali dei gabbiani che continuavano a volare nel cielo terso liberi ed incuranti di tutto. Lui era perfettamente immobile e fissava qualcosa in alto, davanti a sé. Ma cosa? Volse lo sguardo nella stessa direzione ma, per quanto si sforzasse, non vide nulla. All'improvviso, sempre mantenendo le braccia alzate, senza alcun motivo apparente, lui spiccò un balzo e si lanciò nel vuoto. - Ah! - gridò lei, alzandosi di scatto in piedi con i lunghi capelli rossi scompigliati sulle spalle e i grandi occhi verdi sbarrati per la paura e lo stupore, mentre il tavolinetto si rovesciava a terra con il vassoio e tutto il resto. Durante la caduta l’uomo, come un provetto atleta, prese la posizione a “tuffo di testa", proseguendo la traiettoria con una direzione perfettamente perpendicolare alla superficie dell'acqua. Lei restò paralizzata come una statua con il cuore che batteva impazzito e le membra completamente rigide. Non aveva avuto neanche il tempo di pensare. Tutto si stava svolgendo così rapidamente che aveva potuto solo gridare. Ma la cosa più incredibile doveva ancora accadere. Nell’attimo infinito in cui lui aveva assunto la posizione di tuffo e si trovava in verticale a testa in giù all’inizio del suo breve tragitto verso la superficie grigia del fiume, dall’altro lato del ponte un altro uomo stava emergendo dall’acqua alla stessa velocità! La figura che saliva, di pari altezza e corporatura, indossava una lunga tunica bianca con un cordone parimenti bianco che le cingeva la vita ed un collare triangolare anch’esso bianco, ornato da un pendaglio dorato che emanava accecanti riflessi alla luce del sole ormai alto. Fatto salvo l’abbigliamento, gli uomini erano identici l’un l’altro tanto da sembrare gemelli. Quando si incrociarono, a metà traiettoria, il tempo sembrò cristallizzarsi. I due si guardarono negli occhi con serenità e compostezza, accennando un sorriso complice denso di profondi significati e scambiarono tra loro alcune parole che la donna non poté udire a quella distanza. Poi, all’improvviso, il tempo riprese a scorrere normalmente e le figure conclusero le loro veloci traiettorie. Lei non poteva credere a ciò che aveva visto. Sbatté incredula le palpebre più volte, gli occhi atterriti e le pupille dilatate per lo sgomento. Tutto ciò non poteva essere vero, stava certamente sognando. Il primo uomo, quello vestito da marinaio, era stato inghiottito dall'acqua plumbea del fiume senza lasciare alcuna traccia del suo passaggio, se non qualche piccola increspatura circolare in corrispondenza del punto d’ingresso.


40 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it Il secondo, invece, quello con la tunica bianca, dopo aver seguito la traiettoria inversa, si trovava in piedi sulla “sua” estremità del ponte che si era ormai completamente alzato, le braccia rivolte in alto e lo sguardo fisso verso un punto davanti a sé. Nel frattempo, come niente fosse, i natanti in attesa iniziarono ordinatamente a risalire il torpido fiume per raggiungere i loro attracchi, mentre altri lo discendevano lentamente per raggiungere il mare aperto. Dopo qualche minuto, la sirena ricominciò il suo cupo lamento intermittente ed il ponte iniziò a richiudersi, per consentire di nuovo il transito degli uomini e dei veicoli che attendevano a terra sulle due sponde. Un sottile velo di sudore freddo le coprì la schiena. Sedette lentamente tremando, impaurita che anche la seggiola dalla quale si era alzata in precedenza fosse un’illusione e che non le avrebbe dato appoggio, mentre le gambe le cedevano. Quello che aveva visto non poteva essere vero. Guardò in giro nervosamente. Nessuno, intorno a lei, sembrava essersi accorto di nulla. La vita procedeva con la consueta regolarità. Una volta che il ponte si fu completamente richiuso, il secondo uomo lo percorse con noncuranza sino alla terraferma e, dopo qualche minuto, con i suoi pantaloni blu e la maglia bianca perfettamente asciutti (dove era finita la tunica bianca, come aveva fatto ad asciugarsi ed a cambiarsi?) la raggiunse sorridente. Ma appena le fu vicino le chiese stupito: - Oddio, cosa è successo qui, perché il tavolino si è rovesciato? - Lo rimise subito in piedi, e chiamò il cameriere per far togliere i cocci del calice e gli antipastini da terra. - Scusami per il ritardo, abbiamo avuto un problema a rientrare con il Patna, il mare era grosso stanotte - proseguì serafico mentre la guardava negli occhi. Nessuna risposta. - Ma cos'hai oggi, ti vedo tanto strana! Sei arrabbiata perché ho fatto tardi? - Dio santo, ma che cosa... - farfugliò lei come se avesse visto un alieno. - Che c'è, non capisco! Cosa ti è successo? Stai male? - chiese lui. Lei riuscì finalmente ad alzare la testa e lo sguardo verso il cielo. In quel momento, il robusto telo di canapa ingiallita del gazebo sopra il tavolino si gonfiò con una folata di vento, cominciò a farfugliare frasi incomprensibili e iniziò a girare sul suo asse verticale in maniera sempre più vorticosa, generando un affascinante caleidoscopio di sfumature multicolore. Poi tutto divenne nero. Quando riaprì gli occhi, lui e il cameriere erano chini su di lei, stesa a terra, con le lunghe gambe snelle alzate su una sedia ed un tovagliolo bagnato sulla fronte ampia. - Signorina come va, come sta meglio? - ... non so ... cosa è successo? … sono svenuta?


41 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it - Ti senti bene, cara, vuoi che chiami un medico? - No, no! Sto bene, non preoccuparti. Devo aver sognato … il ponte che si alzava … tu, quei vecchi pantaloni della Marina che porti sempre, la maglia che ti ho regalato e quella tunica bianca! Dove l’hai messa? … Dove l’hai messa? … - disse mentre tentava di alzarsi senza successo. - Ma cosa dici? Quale tunica? Vedi che non stai bene? Ora ti porto in ospedale! - No, no, non c'è bisogno. Aspetta… Devo aver sognato tutto nell'attimo in cui sono svenuta. - Ma sognato cosa? Che dici? Non capisco! - Niente, niente, non preoccuparti. Dai, aiutami a sedere. - Certo certo, ci penso io. Ecco la sedia. Dai, siediti, fa piano. Ecco fatto. - Ci porta un po' d'acqua fresca per favore? - disse lui rivolto all’imbarazzato cameriere che aveva assistito a tutta la scena e che si diresse subito premurosamente verso il chioschetto. La ragazza, ora seduta sulla sedia, rivolse lo sguardo verso di lui e, nonostante fosse ancora frastornata, realizzò per l’ennesima volta quanto fosse bello suo fratello e quanto si assomigliassero. E come quel generoso dono della natura fosse arricchito dal suo modo di fare apparentemente distaccato ma gentile, dal suo sorriso sempre aperto e sincero, dal quel suo sguardo intenso e profondo, che dava ad intendere di conoscerla meglio di quanto lei conoscesse sé stessa. Tutto questo le faceva traboccare il cuore di gioia e di felicità ogni volta che si incontravano. Quando erano insieme, lei tornava la bambina sorridente e spensierata di un tempo non molto lontano, quando correvano insieme a perdifiato con i calzoncini corti nel campo di margherite vicino la loro casa, alla ricerca del grande libro luminoso dalle pagine bianche ancora tutto da scrivere. Che, ogni tanto, si appalesava lassù, brillando sul colmo della collina, per poi scomparire di nuovo quando provavano ad avvicinarsi, come la base di un arcobaleno. Chissà se l’avrebbero mai trovato! Sedettero vicini, uno di fronte all'altra, sulle piccole e fredde sedie di metallo del bar. Lei iniziò a piangere sommessamente, le mani giunte sul grembo, i grandi occhi umidi rivolti verso il basso, il cuore che riprendeva pian piano il suo ritmo regolare. Stava scaricando in quel momento tutta la tensione accumulata in precedenza e, finalmente, iniziò a rilassarsi. Doveva aver sognato tutto nell'attimo in cui era svenuta, non c’era altra spiegazione. Sì, era andata proprio così. Dopo aver parlato un bel po' si era fatto tardi e si alzarono per congedarsi. Lui l’abbracciò con quel suo modo di fare tutto particolare, spalla contro spalla, baciandola quattro volte sulle guance e poi la strinse forte a sé, sussurrandole dolcemente all’orecchio quelle vibranti e potenti lettere in ebraico che sembravano fluire da vite passate vissute insieme e che rappresentavano da sempre il loro piccolo segreto. Lei non ne aveva ancora colto pienamente il significato anche se, di volta in volta, aveva l’impressione di essere sempre più vicina a ricordarlo.


42 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it Quel momento di consueta intimità e tenerezza le diede, comunque, un grande conforto e la fece stare bene con sé stessa e con il mondo. In fondo, non era successo nulla, aveva solo bevuto a stomaco vuoto uno Spritz troppo in fretta e per questo era svenuta ed aveva sognato. Che stupida era stata a pensare solo per un attimo che quanto aveva visto prima accadere sul ponte potesse essere vero! Questo era il mondo reale, con la vita, intorno, che scorreva uguale come sempre. Dall’anonimo cameriere che serviva aperitivi ai chiassosi turisti con i vestiti sgargianti a bordo delle piccole imbarcazioni colorate che fendevano festose le pigre acque del canale, al suo bel fratello che non voleva andare via e continuava a raccontarle con entusiasmo cosa gli era capitato durante l’ultimo comando. E ciò le dava una grande sicurezza. Fu per questo che, quando la sirena iniziò di nuovo il suo sordo lamento intermittente, lei non si accorse dell'uomo con una tunica bianca che si trovava in piedi con le braccia rivolte verso l’alto sull’estremità del ponte che si alzava, né dell’elegante ragazza con il vestito bianco e le scarpette rosse che, alzandosi di scatto dalla sedia, rovesciava il tavolinetto del bar sulla sponda opposta del fiume.


La Fenice Vita fraterna La Loggia Martinista "Silentium" e i suoi Gruppi 43 La Loggia Martinista “Silentium” ha cominciato ad operare dal 2014, presso la collina di Pescara, in sedi che di volta in volta vengono poste a disposizione da strutture iniziatiche amiche. Questo perché nel Martinismo, tradizionalmente, non ci sono quote di ingresso, capitazioni annuali e somme per passaggi di grado. Al più, c'è una equa ripartizione delle spese, qualora sostenute. Come ogni loggia martinista, anche la "Silentium", è seguita da un iniziatore, Iperion S:::I:::I:::, che assume la funzione di Filosofo Incognito della Loggia. La sua linea iniziatica è la seguente: Nebo (Francesco Brunelli) - Rigel (XRMPN) - Iperion (FRR). Iperion è stato associato al Martinismo dall'amatissimo Nicolaus (Nicola Ingrosso), nel 1998, entrando così a far parte dell'Ordine Martinista Universale, dove ha conseguito i tre gradi martinisti durante la Gran Maestranza dell'illuminante Giovanni Aniel (Fabrizio Mariani). Nella Loggia "Silentium", dalla sua costituzione, sono stati iniziati al Martinismo 91 fra fratelli e sorelle. Ovviamente non tutti sono rimasti all'interno della Loggia, soprattutto perché il Martinismo richiede un'operatività costante e continua, che può non essere alla portata di tutti. Vi è anche chi ha optato per il passaggio in altre diverse strutture. Per tutti vale il motto "semel abbas semper abbas" non avendo il Martinismo previsto forme affini alla "scomunica". Durante questo periodo di operatività la Loggia Martinista "Silentium" ha cercato e provato approcci collaborativi con altre strutture martiniste, tutti conclusi. Quindi, allo stato attuale, la Loggia Martinista "Silentium" è una struttura iniziatica assolutamente libera e indipendente da altri Ordini, Riti, Obbedienze, fratrie spirituali e da qualunque chiesa, pur rispettando ciascuna di tali organizzazioni. La Loggia “Silentium” opera alla Gloria del Grande Artefice dei Mondi, del Sacro Pentagramma יהשוה e sotto gli auspici del Phil::: Inc::: Louis-Claude de SaintMartin, Nostro Venerato Maestro. Conformemente alla Tradizione Martinista, la Loggia “Silentium” adotta il simbolismo del ternario: i tre gradi (Associato Incognito, Iniziato Incognito, Superiore Incognito), i tre colori (nero, bianco, rosso), i tre simboli fondamentali (cordone, maschera, mantello), i tre lumi.


44 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it La Loggia Martinista “Silentium” proclama la sua osservanza alle leggi dello Stato, così come l’inderogabile rispetto dei principi di libertà, tolleranza e fratellanza. Allo stesso modo, si oppone a ogni forma di miope, ottusa e umiliante discriminazione: di genere, sociale ed etnica; si astiene dal prendere parte in controversie di natura politica e confessionale nel rispetto del libero pensiero reciproco, individuale e sociale. Gli insegnamenti, la rituaria e il piano di studi sono conformi a quelli martinisti di estrazione "brunelliana" prevedendo un approccio essenzialmente teurgico occidentale con particolare riferimento alle dottrine sviluppatesi, in diversi periodi storici, nel bacino del mediterraneo e nel continente europeo. Dalla Loggia "Silentium", negli anni, sono "gemmati" diversi gruppi (ogni gruppo deve essere composto da almeno 4 fratelli/ sorelle), ciascuno seguito da un Fratello/ Sorella Maggiore. Attualmente, oltre la Loggia "Silentium" che ha sede in Pescara, affidata a Iperion S:::I:::I:::, sono presenti i seguenti gruppi: - "Anubi" - Palermo (Bes S:::I:::) - "Parthenope" - Napoli (Rhiannon S:::I:::) - "Zeteo" - Salerno (Eros S:::I:::) - "Stanislas de Guaita" - Bari (Zapquiel I:::I:::) - "Nova Lux" - Roma (Samas S:::I:::) - "Eirene" - Alessandria (Aspasia S:::I:::) - "Rosa Mystica" - Sassari (Aurora I:::I:::). È in corso di costituzione il Gruppo “Isis” con sede in Benevento. Fratelli e sorelle isolati (laddove non è ancora possibile costituire un gruppo) sono presenti in Toscana, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Umbria e Marche. Oltre che con la presente rassegna - riportante le idee e l’operatività che caratterizzano la Loggia Martinista “Silentium” e i suoi Gruppi - è stato attivato il sito web: www.loggiamartinistasilentium.it che offre notizie e materiali utili ad ogni martinista e a ogni cercatore dello spirito. In vista di questi ambiziosi propositi, non resta che augurare che la pace, la serenità, e la gioia ardano sempre nei nostri e vostri cuori. Ora e per sempre. Iperion S:::I:::I:::


45 La Fenice ­ Notiziario martinista ­ Estate 2023 Info e contatti: [email protected] Pagina web: https://www.loggiamartinistasilentium.it


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