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Notiziario della Marina gennaio-febbraio 2026

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Published by Notiziario Marina, 2026-02-05 05:28:50

Notiziario della Marina gennaio-febbraio 2026

Notiziario della Marina gennaio-febbraio 2026

49namento infrastrutturale, l’anno è stato caratterizzato da una forte spinta all’innovazione, nuovi moduli, simulazioni avanzate e percorsi specifici mirati a rispondere alle esigenze operative della Marina. L’attività formativa si articola in due grandi direttrici:la formazione individuale specialistica a favore del personale di ogni categoria e ruolo, e l’addestramento collettivo degli equipaggi, orientato alla certificazione della prontezza operativa delle unità navali. Il 2025 ha registrato risultati di particolare rilievo: 4 sessioni di Basic Sea Training (Tirocini Elementari), di cui una rivolta a Marine estere e 13 Training Modules erogati (Richiami Addestrativi ovvero Richiami Addestrativi Pre-Missione). Nel complesso sono stati condotti più di 300 corsi, per più di 4 mila partecipanti. A rendere distintiva l’attività del Centro è soprattutto la professionalità degli istruttori militari, con ampia esperienza operativa maturata anche in missioni NATO e in contesti internazionali, capaci di trasferire ai frequentatori non solo competenze tecniche ma anche la conoscenza delle reali dinamiche di bordo. Il 2025 ha visto un potenziamento del numero e della qualità dei corsi offerti, con un’attenzione particolare alle procedure aeronavali integrate, alla sicurezza di bordo e alle nuove tecnologie. La partecipazione di personale proveniente da Marine alleate ha elevato il profilo internazionale del Centro, confermando MARICENTADD come un punto di riferimento nella cooperazione addestrativa multilaterale. Grazie a un’offerta formativa ampia, moderna e in costante aggiornamento, il Centro Addestramento Aeronavale continua a essere una palestra di eccellenza della Marina Militare, luogo in cui si costruisce competenza, si consolida la cultura professionale e si alimenta la passione per il servizio al mare e al Paese.In foto il capitano di vascello Nicola Giannotta


N O T I Z I A R I O D E L L A M A R I N A G E N N A I O - F E B B R A I O 2 0 2 6 C4S ComandoConsolidamento delle capacità di Communication & Information Technologydi Rosario PappalardoNel 2025 il Comando C4 e Sicurezza della Marina Militare e gli undici Comandi dipendenti hanno affrontato un periodo impegnativo, in continuità con le sfide degli ultimi anni. L’azione si è concentrata sia sugli impegni operativi a diretto supporto della Squadra Navale, sia sulle attività di sperimentazione, rinnovo e consolidamento delle capacità di Communication & Information Technology, con sistemi satellitari, convenzionali, di rete e di servizio a supporto di tutte le aree e dei diversi settori della Marina Militare.Nel corso dell’anno il COMC4S ha garantito partecipazione e supporto, diretto e indiretto, a numerose operazioni, attività addestrative e iniziative di rappresentanza che hanno visto protagonisti uomini, donne e mezzi della Marina. Tra queste rientrano gli impegni nei teatri operativi all’estero e nelle principali esercitazioni nazionali e internazionali, nonché nelle campagne navali che hanno richiesto assetti C4 e competenze specialistiche sempre più avanzate. In parallelo sono proseguiti i programmi di sperimentazione legati alle comunicazioni satellitari di nuova generazione, alle architetture di rete integrate e ai servizi a valore aggiunto per le navi, i centri a terra e i reparti operativi dislocati sul territorio. Particolare attenzione è stata dedicata ai sistemi satellitari a orbita bassa (Low Earth Orbit - LEO), che consentono lo scambio di significative quantità di dati ad una velocità adeguata, “throughput” nonché, sull’adozione di soluzioni tecnologiche allo stato dell’arte, quali ad esempio “sdwan” nelle nostre reti informatiche che permette di discriminare i pacchetti di dati dandone una priorità e di conseguenza migliorando la qualità dei servizi più sensibili.È proseguita inoltre la razionalizzazione delle infrastrutture terrestri, con interventi mirati sugli edifici e sui siti assegnati ai Centri di Telecomunicazione, sull’adeguamento delle dorsali in fibra e sulla progressiva sostituzione dei sistemi legacy con apparati di nuova generazione.Un ruolo di rilievo nel garantire la continuità dei servizi digitali alle unità navali in mare è stato assunto dall’area di Santa Rosa e dal suo Teleporto, un complesso di oltre 10 antenne che lavorano nelle diverse bande di frequenza satellitare, gestito da personale altamente qualifiRoma, Santa Rosa antenne radio


51cato di Maritele Roma, che contribuisce a potenziare le capacità di collegamento strategico a favore della Marina e, più in generale, della Difesa nazionale.Sempre sul fronte dello sviluppo tecnico e tecnologico si è speso il silente lavoro svolto da MARICENPROG che ha perseverato nello sviluppo dei sistemi di Comando e Controllo (SADOC4) e di sistemi di Tactical Data Link (LINK22) sempre più performati e sicuri che equipaggiano le nostre navi.Parallelamente, il Comparto C4S sta vivendo un processo evolutivo che punta a un’integrazione sempre più stretta tra i vari Comandi, con l’obiettivo di costituire un unico insieme sinergico nelle componenti e agile nelle decisioni. Tale percorso si fonda su maggiore coordinazione, collaborazione e mutuo supporto, così da assicurare efficienza nei possibili scenari di impiego e prontezza di risposta alle esigenze operative della Marina. Le linee guida di questo sviluppo discendono dagli indirizzi del Ministro della Difesa, con particolare riferimento alla necessità di rafforzare la postura nazionale nel dominio cibernetico e spaziale.In risposta alla crescita della minaccia cyber, sono stati avviati e potenziati programmi per l’implementazione di sistemi di monitoraggio delle reti, specialmente quelle esposte su INTERNET, di apparati e sistemi TEMPEST che hanno innalzato i livelli di protezione delle reti classificate nonché la diffusione di procedure di sicurezza aggiornate. Contestualmente si è intensificata la ricerca e la formazione di personale specializzato, anche tramite l’apporto delle Forze di completamento, per disporre di competenze adeguate a fronteggiare uno scenario competitivo e in continua evoluzione. L’insieme di queste iniziative consolida il ruolo del Comando C4 e Sicurezza come elemento abilitante per l’azione della Marina Militare, contribuendo in modo determinante alla tutela degli interessi marittimi nazionali, alla credibilità del Paese nelle coalizioni internazionali e al buon esito delle molteplici attività operative, addestrative e di presenza sul mare e dal mare che caratterizzano l’anno in corso e quelli a venire.


N O T I Z I A R I O D E L L A M A R I N A G E N N A I O - F E B B R A I O 2 0 2 6 VESPUCCI sosta lavori 2025-2026All’arsenale militare di La Spezia il segreto dell’efficienza del Vespuccidi Matteo Sgherri - foto di Massimo Sestini (apertura) Silvio Scialpi (pagina a seguire)


53Dopo il Tour Mondiale 2023-25, (cinque continenti e oltre cinquanta porti e il Tour Mediterraneo dal 1° luglio 2023 al 10 giugno 2025) la nave scuola Amerigo Vespucci è rientrata a La Spezia il 16 giugno 2025 per avviare la sosta lavori 2025-2026. L’intervento, caratterizzato da contenuti tecnici estesi e da un’articolata rete contrattuale, non è solo questione di mezzi e cifre, ma di attori: il Sistema Nave insieme al Servizio Marinaresco, i principali responsabili della trasformazione tecnica e del mantenimento della capacità operativa della nave.Componenti tecniche dell’intervento. La manutenzione marinaresca privilegia gli alberi di maestra e mezzana, con interventi straordinari su quello di trinchetto e bompresso, e cura delle imbarcazioni di bordo. Durante la sosta si revisionano attrezzature e armo velico, si aggiornano i tendaggi di centro nave e cassero, e si controllano manovre fisse e punti di forza su pennoni e alberi. L’analisi qualitativa di maestra e mezzana assicura alla nave efficienza tecnica e qualità complessiva.Per il Sistema Nave gli impianti principali da rinnovare o revisionare includono: propulsione, generazione elettrica, dissalazione, condizionamento, trattamento acque reflue, depositi e casse varie, e gli impianti di sicurezza compreso lo scafo ed il fasciame, il ponte di coperta e modifiche sostanziali alla timoneria e alle celle frigo.Inoltre, in tema di peculiarità del Vespucci, la sosta ha consentito il restauro dei dipinti (oli su tela che rappresentano Cristoforo Colombo) del pittore di Marina Rudolf Claudus, presenti sala Consiglio, e accordatura al pianoforte verticale, risalente al 1899.


N O T I Z I A R I O D E L L A M A R I N A G E N N A I O - F E B B R A I O 2 0 2 6 Per il Notiziario della Marina, la parola a due miei colleghi:Giuseppe Maggiore, tenente di vascello del Genio Navale, Direttore di Macchina.“Durante questa Sosta Lavori abbiamo eseguito importanti interventi di manutenzione, quali Ammodernamento dell’impianto di refrigerazione delle celle viveri pmts 05/23, che hanno comportato il completo rifacimento della struttura interna e dell’isolamento, aumentando le capacità di conservazione di alimenti congelati e freschi, fondamentali per la missione di rappresentanza diel Vespucci. Nell’ambito dell’efficienza della navigazione, abbiamo effettuato la manutenzione decennale (10Y) secondo il piano Kongsberg, comprendente sfilaggio della pala e asse timone, sostituzione di tenute e cuscinetti, e revisione di parte delle pompe idrauliche, sia meccaniche sia elettriche. Per lo scafo, è stato completato un ciclo di carenamento su quasi 1.600 mq, con pulizia, preparazione superfici, trattamento anticorrosivo e applicazione del sistema pitturazione Inetrnational Intersleek 1100, garantendo protezione e migliori prestazioni idrodinamiche”.


55Giuseppe D’amato, tenente di vascello, Capo Servizio Marinaresco.“Dopo il Tour Mondiale, la nave necessitava di interventi sugli alberi, in particolare su quello di trinchetto e bompresso, revisionati straordinariamente. L’alberatura è stata smontata quasi completamente (pennoni, alberetti, fusti, manovre fisse e armo velico) per ispezione e revisione. Grazie alla ormai consolidata collaborazione con alcune ditte che lavorano da anni con la Marina Militare per le manutenzioni navali, e nello specifico con le navi a vela, abbiamo anche effettuato manutenzione tecnica sulle manovre fisse, aprendo e analizzando eventuali danni. Tale procedura è stata possibile grazie al know-how dei nocchieri specializzati che con sapiente maestria sanno come sfasciare tali cavi, che sono costituiti da un cavo metallico intrecciato e avvolto in più strati di fibra naturale alternato a una speciale vernice che ne incrementa l’impermeabilizzazione. Contemporaneamente, grazie alla collaborazione di più ditte specializzate nelle manutenzioni di imbarcazioni e coadiuvati dal Reparto Manutenzioni Navali con il Nucleo Programma unità a vela dell’Arsenale Marittimo della Spezia (MARINARSEN), stiamo rifacendo e aggiornando quasi tutte le 11 imbarcazioni a bordo; la baleniera del Comandante è stata rifatta ex-novo, mentre la versione del 1972 sarà destinata ad un uso museale. Le vele, simbolo della nave, sono custodite in veleria, una pietra miliare delle maestranze che risiedono nell’Arsenale Marittimo, la quale da anni supporta le navi militari a vela spezzine per tutte le manutenzioni necessarie per la tenuta in piena efficienza delle stesse.I nocchieri le stanno revisionando, sostituendo e preparando per la Campagna d’Istruzione 2026. Il totale armo velico di Nave Vespucci consta di ben 2700 mq di tela olona, di queste la quasi totalità sono in corso di sostituzione e manutenzione, tale materiale è unico nel suo genere essendo fibra naturale di canapa, mentre la quasi totalità delle vele usate nella nautica moderna sono in fibra sintetica (dacron, nylon, fibra di carbonio). La sosta lavori dell’Amerigo Vespucci è prima di tutto un cantiere di competenze e professionalità uniche perché unico è il Vespucci: un veliero senza eguali.


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57 MENSA generale prontaNave Trieste: la Componente Sussistenza che guarda al futurodi Greta Vecchiattini* - foto di Erika LauritoGarantire un’alimentazione adeguata all’equipaggio di una nave militare è sempre stata una delle sfide più dure in mare: stive anguste, poca acqua dolce e settimane senza rifornimenti hanno messo alla prova per secoli marinai e comandanti. Oggi, invece, le moderne navi della Marina hanno trasformato le cucine in veri e propri laboratori di efficienza e innovazione, dove la tradizione marinara convive con tecnologie d’avanguardia. Di questo e tanto altro si occupa il personale della Componente Sussistenza.Un esempio emblematico è la nave anfibia multiruolo Trieste, la più grande unità della Marina Militare. Qui, la cucina non è solo un luogo di preparazione dei pasti, ma un centro strategico della vita quotidiana. Forni e piani di cottura di ultima generazione, celle frigorifere, sistemi di ventilazione e impianti di sicurezza consentono di servire centinaia di pasti al giorno, garantendo varietà, equilibrio nutrizionale e momenti di convivialità anche durante lunghe missioni in mare aperto.Il processo logistico prende avvio già dall’imbarco delle derrate alimentari. A guidare questa fase è il Gestore Mensa, conosciuto a bordo come il Capo Gamella, che insieme ai cambusieri e con il supporto di personale medico e infermieristico, controlla la qualità e la quantità dei prodotti acquistati sul mercato. Solo dopo verifiche rigorose — dalla corrispondenza dei quantitativi ordinati al rispetto delle norme HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points - Analisi dei rischi e punti critici di controllo) su trasporto, temperature, imballaggi e procedure stabilite dalla Marina Militare — le forniture vengono ufficialmente accettate.Superati i controlli, gli alimenti sono stivati nelle celle viveri e in cambusa grazie all’elevatore di bordo. La cambusa principale è al ponte 9 con circa 150 m³ di capacità e 104 armadietti, oltre a 3 celle refrigerate per pesce e prodotti stagionati, per ulteriori 120 m³. Al ponte 8 si trovano invece altre 6 celle refrigerate per un totale di circa 200 m³ di stoccaggio.L’introduzione dei moderni elevatori viveri ha quasi completamente sostituito l’antica “catena umana”: un tempo i marinai passavano i rifornimenti di mano in mano dalla banchina fino ai locali di deposito, un metodo oggi superato da procedure più rapide, sicure ed efficienti.Dalla cambusa, i viveri sono trasferiti in cucina secondo le esigenze quotidiane. In questo passaggio entra in gioco la *Commissario di bordo di nave Trieste


N O T I Z I A R I O D E L L A M A R I N A G E N N A I O - F E B B R A I O 2 0 2 6figura dei cambusieri, responsabili di assicurare che ogni ingrediente arrivi a destinazione nel rispetto delle norme igienico sanitarie. È grazie alla loro professionalità, precisione e coordinamento che i cuochi possono disporre del necessario per garantire pasti completi e adeguati all’intero equipaggio.Abbiamo menzionato i cuochi. Sì, loro, veri professionisti della ristorazione militare, capaci di preparare oltre duemila pasti al giorno. Dispongono di due ampie zone di cottura, quattro postazioni di lavorazione e un forno di grandi dimensioni: strumenti che permettono di sostenere ritmi intensi senza mai sacrificare la qualità, garantita in ogni momento, anche nelle condizioni di mare più impegnative.L’ultima fase si svolge in mensa, dove il pasto viene servito dopo le tradizionali chiamate della ROC (Rete Ordini Collettivi) – “mensa guardia” e “mensa generale” – ripetute due volte durante la navigazione. Il personale addetto alla distribuzione, composto da cuochi, cambusieri e operatori dei quadrati (spesso volontari in ferma iniziale delle categorie MCM o FRL), prepara con attenzione le pietanze nelle classiche gamelle, i vassoi d’acciaio destinati alle varie aree di consumo: i quadrati ufficiali, sottufficiali ed equipaggio, ciascuno organizzato per ruolo e grado.Non è soltanto un passaggio logistico. La distribuzione del pasto rappresenta un momento di socialità e condivisione, capace di rafforzare lo spirito di corpo e offrire una pausa rigenerante dalle fatiche del servizio.La tradizione marinara non è stata dimenticata, ma è stata arricchita da strumenti e competenze in grado di soddisfare standard elevati. La cucina navale testimonia una storia di continua innovazione, capace di unire tradizione e progresso al servizio degli uomini e delle donne che solcano i mari a bordo delle navi della Marina.


59 Gestore Mensa - Capo Gamella: 2°Capo Scelto Matteo Stallone Garantire un’alimentazione adeguata all’equipaggio di una nave militare, rispettando tutte le norme HACCP, è sempre stata una delle sfide più impegnative del mio lavoro. Non si tratta soltanto di preparare i pasti: bisogna soddisfare le esigenze del personale e mantenere un controllo preciso sotto il profilo amministrativo. Tutto questo è possibile solo grazie al supporto di un numero adeguato di professionisti che lavorano con me. Le nostre giornate sono fatte di ore e ore di preparazioni, trascorse tra pentole, utensili, macchinari e una costante necessità di coordinamento tra le diverse aree di preparazione. È un impegno enorme, ma trova il suo valore più grande nell’apprezzamento dell’equipaggio.Cambusiera: Comune 2ª classe Martina BlasioliContribuire alla complessa organizzazione della mensa di nave grande come il Trieste mi ha permesso di capire molti meccanismi legati al mondo della ristorazione. Ad esempio la ricezione delle merci, il controllo delle derrate, lo stoccaggio delle stesse all’interno delle celle e della cambusa, sempre nel rispetto delle norme. Le difficoltà non mancano ma lavorando sempre con il sorriso riusciamo sempre a superare tutto. È un lavoro a tratti stancante ma sono consapevole che il mio compito, così come quello di tutti gli altri, è fondamentale per soddisfare le esigenze dell’equipaggio. So che questo è solo l’inizio della mia carriera in Marina e che con il tempo dovrò imparare tanto altro e tante altre sfide mi aspetteranno.


N O T I Z I A R I O D E L L A M A R I N A G E N N A I O - F E B B R A I O 2 0 2 6“CUOCO BORGHESE”nella Regia MarinaL’evoluzione nel tempo della cucina a bordodi Bruno Damini - giornalista e scrittoreFin dalla fondazione della Regia Marina nel 1861 il menu dell’equipaggio doveva essere nutriente e di qualità e la mensa ufficiali all’altezza di un albergo di prestigio grazie alla presenza dei “cuochi borghesi” a bordo, spesso napoletani o genovesi, protrattasi fino ai primi anni Venti del Novecento, quando vennero sostituiti da cuochi militari. Il napoletano Giuseppe Masotola è stato un esempio di cuoco borghese “di lungo corso” (alla sua vita ho dedicato il mio romanzo Il primo a prender fuoco fu Totò. La Grande Storia di monsù Peppino, cuoco errante - Minerva, Bologna, 2025). I suoi numerosi imbarchi sulle Regie Navi dal 1910 al 1922 sono elencati in un documento del Ministero della Marina del 1922: Regina Margherita, Benedetto Brin, Vettor Pisani, Andrea Doria, Nino Bixio, fino alla missione in Cina e Giappone a bordo dell’incrociatore Calabria durata due anni.Bisognerà attendere l’unificazione del Paese perché nel 1866 i regolamenti della Regia Marina stabilissero la composizione del rancio dei marinai per il pasto di mezzogiorno, mentre per la sera spesso ci si limitava a pane e formaggio. All’inizio del 900 il regolamento della R. M. definiva le “minute”, ovvero i menu settimanali e la “razione del marinaio” che doveva essere più nutriente di quella del personale di terra in rapporto al maggior carico di lavoro in navigazione.Le cucine delle Regie Navi erano sempre operative, anche in condizioni estreme del mare o durante le azioni di guerra, con decine di gamellai agli ordini del capo gamella che lavorava con il furiere di sussistenza all’elaborazione dei menu e all’uso razionale della cambusa. Le prime celle frigorifere vengono create sulle navi della R. M. nel 1904, ma fino alla Seconda guerra mondiale si continuarono a imbarcare vacche da latte, buoi, capre e pecore, polli e galline che garantivano uova fresche. Nei registri di carico i furieri li annotavano come “carne in piedi”. Quando i grossi capi venivano abbattuti e lavorati sul ponte di coperta era un evento straordinario per l’equipaggio. Le “minute” venivano elaborate per un mese, per avere una visione d’equilibrio alimentare tenendo vivo il legame con le cucine regionali poiché ogni nave era una babele di dialetti. Il rancio (dallo spagnolo rancho: cibo preparato per molti soldati o prigionieri) veniva distribuito da gruppi di marinai chiamati anch’essi rancio, sette più il capo rancio. Spesso veniva consumato sul ponte di coperta, anche se i regolamenti non prevedevano più da tempo questa vecchia usanza. Ufficiali e sottufficiali si ritrovavano sottocoperta, nei rispettivi “quadrati” a loro riservati Fin dall’Ottocento, si svolgeva il rito dell’assaggio del rancio, regolamentato poi nel 1912. Sul ponte un ufficiale, o lo stesso comandante, assaggiava le portate prima di autorizzarne la distribuzione all’equipaggio. Oggi la stessa procedura si chiama “prova gamella” a garanzia della corretta preparazione dei pasti.In foto: l’ufficiale d’ispezione alla “prova gamella” con nave ormeggiata


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N O T I Z I A R I O D E L L A M A R I N A G E N N A I O - F E B B R A I O 2 0 2 6MARC SARDELLI pittore di Marina“L’arte è un richiamo al quale in molti rispondono senza esser neppur stati chiamati”di Alessandro BusoneroUn volume di recente pubblicazione dal poligrafico dell’Accademia Navale raccoglie storia e immagini di uno dei Pittori di Marina più apprezzato: “MARC SARDELLI, Pittore di Marina” Antologia di opere del pittore ufficiale della Marina Militare a cura di Salvatore Loiacono. Il Notiziario della Marina per i suoi lettori ha incontrato questo grande artista.


63 Come nasce la passione per la pittura?“Sin da ragazzo ho avuto una certa predisposizione alla lettura quella definita seria, ma a partire dalla fine degli anni’30 del secolo rimasi affascinato dalle meravigliose pubblicazioni di strisce grafiche pubblicate sul settimanale per ragazzi “Il Vittorioso” che mio padre mi acquistava con regolarità. Con improvvisati e poveri materiali da disegno quali: lapis, matite colorate e carta raccolta quando possibile e perfino sui materiali di scarto della produzione calzaturiera della fabbrica di mio padre, ho iniziato a scarabocchiare i miei primi paesaggi, le figure umane che mi circondavano. negli anni a venire, proseguendo nell’esecuzione grafica dei miei disegni, sentii la necessità di documentarmi attraverso testi e libri di storia dell’arte per conoscere ed appropriarmi delle tecniche pittoriche dei grandi artisti del passato e per poter sviluppare adeguatamente i miei studi”.“Pittore di Marina” dal 1988, cosa la lega alla Marina?“Sono nato nel quartiere di San Jacopo a 100 metri dall’Accademia Navale, e il sogno da ragazzo era quello di vestire la divisa di Ufficiale. Un sogno infrantosi dopo una caduta in mare d’inverno, caduta per la quale, un impedimento fisico, la sordità, mi ha privato del grande piacere di realizzarmi in Marina. Sin da ragazzo ho disegnato e pitturato uomini, edifici e navi della Marina Militare e spesso ho realizzato opere su commissione sia per privati che per Enti e Comandi. Ho stretto amicizie fraterne, rapporti di collaborazione stima e di cordialità che mi hanno arricchito sotto tutti gli aspetti e che, ancor oggi continuano con immutato calore a farmi sentire parte di questa grande famiglia, una famiglia che mi ha dato e continua a darmi molto sotto molti aspetti in primis quello emozionale, per la grande considerazione che mi è riservata come artista e come uomo che con spirito di appartenenza cerco di ricambiare onorando il titolo di Pittore di Marina”. La sua è una carriera di artista straordinaria. A 96 anni compiuti il 1° gennaio, quale il segreto della sua creatività?“Non ho segreti, ringrazio il Signore per questo dono. Nello stesso tempo affermo e, secondo me, dovrebbe valere per qualsiasi attività, che chiunque abbia una predisposizione artistica debba coltivarla con rigore, studiando con metodo e disciplina e amarla profondamente vivendone in simbiosi. Sono un uomo fortunato in quanto longevo, questo in termini di creatività può fare la differenza perché si ha sempre voglia di sperimentare nuovi filoni di interesse, sia dal punto di vista delle tecniche artistiche”. So che è una domanda a cui non è facile rispondere. C’è un dipinto a cui è particolarmente affezionato e perché?“Mi capita spesso di non volermi separare da un’opera che una volta realizzata magicamente è in grado di darmi emozione nell’osservarla. Sia ben chiaro non semplicemente per la realizzazione tecnica del dipinto e/o per il contenuto bensì per questo stato emozionale che a volte, in determinati momenti le suggestioni e le riflessioni hanno una forza tale da condizionare i comportamenti. In parte ho mitigato questa “sindrome del letto vuoto” realizzando filoni di opere che rappresentano le mie passioni dal grande maestro Ludwig Van Beethoven, al periodo napoleonico, disegni della Livorno di Medici e del dopoguerra, centinaia di studi. Cerco di conservare per me ciò che mi dà emozione, ciò che è in grado di farmi continuare a sognare”.Pittura è sinonimo di creatività. Quali consigli sente di dare a un giovane che ha la sua stessa passione?“Sono stato Direttore ed insegnante alla Scuola d’Arte Trossi Uberti di Livorno ed ho tenuto a bottega seppur per brevi periodi persone appassionate, a tutti loro ho sempre detto una frase che ebbe a dire Leo Longanesi che grosso modo suona così: L’arte è un richiamo al quale in molti rispondono senza esser neppur stati chiamati”. Occorre pertanto studiare rigorosamente con metodo ed esercitarsi con serietà. Avere il coraggio di stracciare/distruggere ciò che non riesce bene e ricominciare da capo. Appuntare il lapis e riappuntare il lapis, lavorare nel pulito, studiare la prospettiva, le luci, le ombre il mixage dei colori. Tutto questo va bene per la scuola… chi ha dono e passione trova da sé la strada per realizzarsi.”


N O T I Z I A R I O D E L L A M A R I N A G E N N A I O - F E B B R A I O 2 0 2 6 “Dalle CENERI alla Fenice”Autore: Marco BrunelliEditore: Edizioni HeliconAnno di pubblicazione: 2025Numero di pagine: 315Prezzo: 19 €Consigli di letturaMilitare italiana tra il 1945 e il 1975 di Alessandro BusoneroLa ricostruzione della Marina Ricostruire, seppur per punti salienti, trent’anni di storia della Marina Militare non è cosa semplice. Non è cosa semplice soprattutto quando il trentennio in questione è il più delicato della storia della Marina. Un trentennio, 1945-1975 che come dice l’autore Marco Brunelli descrive la ricostruzione della Marina con un lapidario: dalle ceneri alla Fenice. “Il Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947 tra Italia e Potenze Alleate colpisce duramente le forze armate italiane, e in particolare la Marina Militare, neonata erede della Regia Marina: uscita già gravemente menomata dalla Seconda guerra mondiale, l’articolo 59 del Trattato impose pesanti restrizioni alla flotta, e costrinse l’Italia a cedere agli ex nemici molte delle migliori unità sopravvissute al conflitto. Fu probabilmente il punto più basso della plurisecolare storia della marineria italiana, ma fu anche il punto di partenza di un lungo processo di rinascita che finirà per riportare la Marina italiana nel novero delle maggiori potenze navali. Un percorso complesso, che raggiungerà il suo punto culminante nella Legge Navale del 1975, e che questo testo cercherà di presentare, basandosi sui dati tecnici, ma anche sulle testimonianze dei protagonisti di trent’anni decisivi per la storia italiana”. Così l’autore ben delinea il filo conduttore di questo libro. Brunelli, classe 1989, laureato in Storia contemporanea sa dove e come mettere mani con la storia e per farlo si avvale di fonti qualificatissime, tra cui è doveroso ricordare Rivista Marittima, periodico della Marina Militare dal 1868 “volta all’approfondimento delle tematiche afferenti al mare e alla marittimità, attraverso le lenti della geopolitica, della geostrategia e della strategia navale”. Numerosi sono infatti gli stralci di testi che riportano il pensiero diretto di autorevoli esponenti della Marina, della Difesa e di storici di lungo corso tratti proprio dalle pagine della Rivista Marittima, testimone e custode, come il Notiziario della Marina della storia della Forza Armata.Il testo diviso in tre sezioni - storia, uomini e mezzi - ripercorre in maniera semplice ed efficace un periodo difficile, un percorso faticoso e a volte persino doloroso. Protagonisti sono gli uomini, le loro decisioni, il loro saper vedere oltre l’orizzonte. Uomini la cui stella Polare di riferimento è stato sempre il bene, l’interesse dell’Italia. Quell’impegno, ma anche quella caparbietà ha dato però i suoi frutti: la Marina di oggi. Nel testo trovano posto anche numerosi aneddoti e curiosità come ad esempio le quattro unità della classe Bergamini (Carlo Bergamini, Luigi Rizzo, Carlo Margottini e Virginio Fasan) entrate a far parte della Squadra Navale tra il 1961 e il 1962, e proprio sul Rizzo venne attivato il primo Servizio Volo. Oppure quando il 21 settembre 1972 la corvetta de Cristoforo venne mitragliata in pieno giorno e in acque internazionali da un gruppo ci caccia “Mirage” libici.Una Difesa parte integrante dell’Italia che si configura come una “media potenza regionale a forte connotazione marittima, sostenuta da una Marina Militare attiva, ben equipaggiata e impegnata a 360° per garantire la difesa e la sicurezza marittima, ma anche per tutelare l’ambiente marino, fondamentale per l’ecosistema e per il benessere e la salute dell’umanità”.Un libro che per la sua efficace essenzialità risulta essere un utile strumento per ben comprendere il recente passato e soprattutto apprezzare ancora di più i traguardi raggiunti negli anni.


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