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Published by Francesco Trabattoni, 2023-12-25 11:07:19

Conversazione

Catalogo d'Arte

Keywords: Arte,Pittura,Fotografia

(in un principio di non contraddizione, secondo l’olmo o il frassino, le parentele poco prossime, come una via dell’infanzia lastricata di microbiofonogrammi) A e Benveniste si erano ritrovati in un barettino fra i gelsi, all’inizio degli anni trenta, dopo aver ricevuto uguali onorificenze. Nel tardo pomeriggio erano ancora alla ricerca di una camicetta leggera e gioiosa per l’estate. Non l’avevano ancora trascinato in un centro commerciale e parlavano lietamente di furti giovanili: significanti e stratificazioni inconsce.


La Clelia (Mattei in Ingravallo) è creatura splendida, d’ossatura variegata e non sprigiona fiato alcuno, violista. Le falangi niente più che rigorosamente lunghe, dissonanti al corpo intero e ad alcune sue parti nemmeno fossero di base a una vicenda aliena. L’amore per il Collovati, il Fulvio, è ovviamente di lunga data, segnato e marcato da acrobazie e dalla figurale pertinacia. Poi le smisurate falangine, che solo in parte rendono più semplice i moti di tastiera, si incarnano su falangi ben tornite e avvolte in curve sottili e di solare grazia. Ed è tanta, e fine e semplice la parte della bella carnagione inadombrabile, [per verga sua, in oberix], che ben purtroppo il Fulvio non vide e a cui la Clelia donò invece più e più volte, quasi ad ogni sera, al coricarsi, sfalsata è vero di decenni (ma come è lieto a volte tirare a un romanzo della più intensa fantascienza) in qua, che certi ragazzini, né più che un gruppetto, e per di più sempre il medesimo, ci scommisero una nuova canzonetta, e non solo flaute boccaccesche romanticherie - Ricordi quella gita con tre barche sul lago, rimasero le scie per giorni. Cercarono i legni e i naviganti, ovunque per mare e per terra e sapessi i solchi che lasciarono, ancora oggi dopo secoli, indelebili. Era stata trattenuta qui, immobile, per secoli, perché servisse da modella alle migliaia che del movimento avevano fatto un’orto. Una legge morale. E se ogni rotazione ha il suo proprio centro, Marta, prima di pisciare in cortile, pregava e disponeva i ciotoli sulla terra battuta come fossero una famiglia. Che la terra fosse così simile al nome, così simile a un latrato. %RA ASSOLUTAMENTE IMPOSSIBILE STARLO A SENTIRE ERA SOLO LA SOMMA DEI SUOI LATI


... lo zabismo poggia su un essere-fuori-di-sé della coscienza, in quanto ciò che in essa avrebbe dovuto restare in quiete, esserne il fondamento, come tale è sospeso, perché è stato messo in azione. Questo essere-fuoridi-sé della coscienza si mostra ora altresì nella vita esteriore di quella antichissima umanità. Infatti lo zabismo è la religione di quella parte di umanità che non è ancora passata alla storia, ai popoli. La vita dell’ umanità prima del suo ingresso nella storia è quella vita instabile, girovaga, che si definisce nomadica. Finché è posseduto e dominato da quel principio esclusivo che si oppone alla vita definita, concreta, e in questo senso è un principio universale, l’ uomo non può pervenire ad una vita definita, concreta, la cui prima condizione sono le abitazioni fisse, stabili e continua a frequentare gli ampi spazi aperti, sconfinati. Il deserto è il luogo naturale ove soggiornare. Estraneo a se stesso, perché si trova in stato di alienazione, è anche straniero sulla terra, senza patria come la stella errante, senza una proprietà fissa, ossia stabile (la sua stessa proprietà è un bene mobile, il suo gregge). Solo ai morti spetta un luogo di pace, i vivi sono stranieri sulla terra; il tempo della loro vita è, come si esprime Gacobbe morente, il tempo del loro pellegrinaggio. F. W. J. Schelling, Filosofia della mitologia, Nona lezione.


D i e c i m o d i p e r s c r i v e r e u n r a c c o n t o d e l l ’ o r r o r e , d i e c i m o d i p e r m o n t a r e u n a t e n d a i n f o n d o n o n f u c h e u n a p a s s e g g i a t a c o n u n a m i c o s u l l u n g o m a r e . A v e v a p r e s o c o r p o c o m e p r e n d e c o r p o u n f u m e t t o . U n a s a g o m a l e g g e r a c h e v i e n e s u d a u n g i o r n o q u a l s i a s i . G u a r d a v a a l t r o v e e c o m e n e l l i n g u a g g i o , c h e p e r q u a n t o s i s c o m p o n i e s i f r a n t u m i , c ’ è s e m p r e u n b e l s o g g e t t o , n e l l a f o r m a i m b a r a z z a n t e , d e l l e l i n e e r i m a s t e p e r u n a t t i m o a l l i n e a t e a l l e p r o i e z i o n i d i u n f i l m d ’ e s s a i , c o n t u t t o q u e l g r u m o e l ’ i n t r e c c i o d e i s u o i r a c c o n t i “ A h h ! s a p e s t e l ’ A v v e n t u r a ! ” e q u a l c o s a a i l a t i . N o n s i t r a t t a v a p i ù d ’ e s s e r e p i ù o m e n o d e l i c a t i . B e l i n , s e e r a f a c i l e , u n p o ’ c o m e c o m p o r r e u n r o s a r i o , u n o s p a z i o a t l e t i c o v a r i e g a t o e m i l l e i m b r a n a t e f a r f a l l e n e l v e n t r e .


La Clelia, del Fulvio, ama ancora l’ossatura bassa, rotula e tibia da una passione peregrina e affastellata ai calici del salentino e del tarantino che passò in prima luce nella grazia dell’esucuzione musicale. Di ognuno di loro aveva fatto una casa simile a quella funestata dal cataclisma. Per tutto il linguaggio che gli era stato imposto, per tutta quella deriva. Ormai. La Nia dei compromessi, diventò il Magoo fumetto, il niente-po’-po’- di-meno, che ho visto ieri al banco dei pegni. Prima che ti dica dell’essenza del maltolto. Era poco che ci si conosceva. Lei era seduta sull’ultimo gradino nell’atrio del liceo. Non l’aveva mai fatto prima eppure aveva già un modo tutto suo di muovere quei fili fra le dita, se Tiziana è a Firenze che ancora mi aspetta, alla fine era come pattinare sul ghiaccio, tale l’impressione dell’intero dromedario che portava disegnato sulla schiena. La sala buia, prima della proiezione.


Ripresa come una pasta, annidata nel corpo, nei tessuti o nei gravi, nella voce o nei suoni, nell’articolo, pronunciato con voce femminile, leggera, mentre si muove con le amiche, forse non vanno da nessuna parte, forse sono già dove dovrebbero essere, viste da più parti, oppure potrebbero tornare indietro, inarcare alla fine una svolta, improvvisa, qualunque, a legarsi al suono del verbo, all’inesorabilità del sostantivo, dello squittio. &ORSE SAREBBE STATO MEGLIO CIRCONDARLA FIN DALLvINIZIO SEGUIRLA PROTEGGERLA AL LIMITE DISSUADERLA NON LASCIARE CHE SI AVVENTURASSE SOLA NEL CUORE DEI PRINCIPI LETTARARI E LINGUISTICI NON LASCIARE CHE SI DEPOSITASSE SvANNIDASSE NEGLI ANNI NELLE SPIRALI DI QUEL DELIRIO 1UANDO DICEVA CHE NON ERANO SUE TUTTE QUELLE FORME NARRATIVE VOLEVA SEMPLICEMENTE RENDERE PIÓ DOLCE IL COMMIATO La Clelia era insomma dell’avviso che “la via più breve da un uomo a un altro passa per un dio (eroe o semidio). Ma a vedere con perizia per lei alla fine il dio non era né il Fulvio né la splendida ossatura ma il moto tutto, e in sovrappiù il parziale. La corda tesa fra la di lei ossatura e l’amore disinteressato per il Fulvio fu non poco motore di apprendimenti - nemmeno si dovesse far prendere loro ossigeno o rinfrescarle per smagrirle da un’immersione eccessiva, un umidore o vasche in cui ci si dimentica, passando da un’epoca all’altra, come per le termali, la Clelia appendeva parole, fraseggi, a quella corda tesa come volesse convocarle tanto poco prima fossero lontane sedendosi ad un pranzo dove fuori è il giardino e si ci si può beare di nettare, arietta e profumi o dal gazzebo e dell’opera e dell’intendimento di colore che lo composero o degli invisibili, delle tracce ormai incorporee di tutti i festeggiamenti, proprio lì sotto, che ti colgono e attraversano ancora ma non certo nella forma di una minaccia oscura e invisibile, un po’ come quella del Pacino che si muove fra le vie di Manhattan, bensì


diversa se non opposta ma che dell’opposto è difficile o in generale è inutile dire, perché sembra un punto preciso, non certo come certe partiture in oscillazione del Donatoni, dove come per un ictus ti si triplicano i profili, un punto e solo quello che è difficilissimo frequentare, tantomeno abitare. Finalmente il Blasetti, che nella vita s’era sempre aspettato grandi eventi risolutivi, amori che con il loro arrivo avrebbero dato luce e plasmato profondità oceaniche o configurato territori auriferi, arginato e orientato flussi e mandrie per destini rigogliosi, forse solo ora, grazie alla presenza di Betzi, si accorge che i piccoli eventi non sono solo gengivali, non sono semplice sostegno o guaina protettiva ma che ogni cosa fuori dagli ordini di grandezza, essendo incidente, si moltiplica e sminuzza in migliaia di tessere e nature impreviste, le vesti, le pieghe, le voci, gli ambienti, le manovre ossee e tenaci degli esserini, le chele, i profili lisci e seghettati, curati o abbandonati, 3IBBI 3ILI &ESTA RINTUZZAVA SUL NEGATIVO A VAPORE CHE ERA SEMPRE ARZILLO SEMPRE POTENTE PIÓ SI FACEVA A LATO LA MERAVIGLIA PER IL CREATO 3IBBI ERA UN SOLO SORRISO QUANDO VEDEVA DI QUANTO VAPORE CI FOSSE IN PIENA PER OGNI PARTE DELLE PROVINCE E DEI LUOGHI ABITATI % LA COSA OSSUTA IL NEGATIVO A VAPORE VENIVA SU DA CORPI E ALGHE NON CHE FOSSERO INTERSCAMBIABILI  MA IN QUESTA FACCENDA FUNZIONAVANO BENE ENTRAMBE E BEN FUORI DI METAFORA CHE ORMAI IL VENTO PIÓ GONFIO QUELLA FORMA AEREA GONFIA SOFFICE E PUNGENTE MOBILISSIMA INFINITAMENTE PUNTEGGIATA DA GRANI SECCHI E DESERTICI AVEVA SPAZZATO VIA OGNI EFFETTO LINGUISTICO COMPRESE COROLLE E PISTILLI DELLE PROCEDURE E STRATEGIE IN ATTO PER IL MANTENIMENTO DELLE PIATTAFORME NEGATIVE PRESEPI INGOMBRANTI E OMBRE PENETRANTI  #HE PER TUTTI GLI EVENTI E FATTERELLI CONTEMPORANEI IN PIAZZE CASETTE E UFFICI BASTAVA TRACCIARE UNA MAPPA DEGLI ATTIMI E GLI ATTIMI INANELLATI INSIEME SI POTEVA OTTENERE UNA FORMA UNIVERSALE E STABILE DELLA GIORNATA CON PICCOLE TESTE DI CHIODO CHE GIç IN S† ERANO DECREPITI E SFINITI SI POTEVA PESTARLI FINO A RIDURLI IN MISERA CENERE


le mosse meditate e predisposte, fino alle pose, ai seni che crescono giorno per giorno, ora dopo ora, al riparo o di rimbalzo, per necessità invisibili, in relazione a falsi piani o per il bisogno di disporre le cose su più orizzonti, uno dopo l’altro in sequenza o al contrario interscambiabili in base a un’idea del comico o del dramma o perché non si vuole stare né da una parte né dall’altra, e le mosse composte per un’immagine che si è formata negli anni, nelle pieghe dell’infanzia, con rinucia, pienezza, smarrimento, rabbia, vaghezza, soddisfazione, una dopo l’altra, o innestate, ammorbidite, accatastate, una sull’altra - non vi farò l’elenco - per tutte le definizioni perdute sul retro delle grandi organizzazioni, delle vetrine, delle esposizioni, o nell’ordine delle sezioni riposte in parallelo (e la forma dell’Adalgisa si andava componendo) e per ogni frammento avevi almeno un corpo, una mandibola, un atto critico, una cura costruttiva, un dialogo per un compromesso, un’altro per un ordine sistematico - modi e metodi, attorno ad ogni frammento e il Blasetti non sa ancora se è grazie a Betzi che viene portato via da tutto questo. 0RESI SINGOLARMENTE EVENTI E FATTERELLI DIFFUSI E DISTESI IN AMBIENTI IN APERTO E DELIMITATO URBANI O NATURALI TRADOTTI IN PUNTI PIÓ O MENO LUMINOSI E CONSISTENTI INANELLATI IN MAPPE E INSIEMI PLURIDIMENSIONALI POSSONO ESSERE SOTTOPOSTI A PRESSIONI O MARTELLAMENTI FINO A RIDURLI IN FINISSIMA POLVERE esisteva sempre un lato corto degli affetti e come certe figure geometriche potevi determinarne l’area globale, persino nel transito in zone alluvionali - liquide - cupe (Marta si era iscritta all’ultimo ad un corso sulle formazioni paludose) potevi eleggerti agrimensore e definire le caratteristiche delle passioni a partire dai presupposti lineari, in fondo i piani di sviluppo progressivi erano abbastanza noti i primi prestabiliti, il secondo e il terzo ecumenici, il sesto e l’ottavo disciplinari solo più avanti, quando vivevano verso l’atletico era necessario ricorrere a ipotesi - in genere ti veniva messa a disposizione una tazza e un algoritmo, processi di ritenzione ed essicazione, vaporizzazione e metamorfosi - ma per i tempi e i ritmi era tutto un gioco di tentativi e azzardi - anche perché non erano per molti i tentativi di cui si disponeva e le associazioni migliori non potevano essere copiate.


Le chiazze filosofiche si ripiegano in eventi, in effetti-giornata dove vai per giocare e due gemelle ti corteggiano, ti mettono in mezzo e fanno le stupide - non fa nulla se poi la cosa si rapprende in un’immagine perché sai che continuerà a tornare, e va bene, tornerà! magari sempre uguale, e va bene! ma poi riesci anche a sfilacciarla e poi magari ti torna sia sfilacciata che tutt‘intera –. Un po’ come quelle fotografie, e meno male che qualcuno si è preso la briga di scattarle, dove tutta una miriade di passioni si fa a cono in un gesto, in una scena, componi un’arca, magari usi l’acciaio perché è di moda, magari leggera, per risparmiare, bucherellata, e tutti sti fori che passano da una parte all’altra delle lamine la dicono lunga sulla figa-a-tombola (e si capisce, perché è così difficile dire senso-a–tombola) e un po’ di capigliatura c’è ancora, che ti farà impazzire se sparisce perché è tutta una parte dell’anima che avvistata si è lasciata scivolare in altri territori, in altre marine e piane navigazioni, sì, perché per Jackie ogni numero estratto può invadere, incurvarsi in altri, una fibra in un’altra porzione Pec Pac il Tirainlungo e il Guardanebbia orlavano di oasi il fragore delle cose, nemmeno stessero distesi e pacifici inanellavano vegetazionidi pèrimissima finitura per ogni banda o bordo liquido. – Li porteremo a mo’ di gliet – non per mappare o controllare, non per sviluppare o inventare ma per rendere visibili ee perché no, visitabili quei poco di mondi assopiti fra le cose. Il Cetra a quel punto chiese se si poteva fare anche la stessa cosa fra le sue corde, che lo aspettava un gran viaggio attraverso il deserto su di una Jepp del ‘66 con quelli della Retta fino a Barkond City. &ORSE Cv… UNA TRANCE PER OGNI COLORE PER OGNI TONO E FRA UNO E LvALTRO Cv… UN LEGAME SOSPESO UN INTRATTENIMENTO A FORMA DI NULLA MA NON … UN VIRUS CHE SvINCUNEA O UN EVENTO IMPROVVISO O ACCIDENTALE MA … PIÓ QUALCOSA CHE LI COMPRENDE NELLvINTIMO CHE LI REMDE POSSIBILI 6IENE DA LONTANO UNA QUASIMORTE CHE TIENE ASSIEME I TONI E LE VARIAZIONI ALLA FINE PER OGNI SERIE DI COSE UN DESERTO CHE RENDE POSSIBILE OGNI COLORE


di pelle, una circolazione peregrina, tipo ”ma quanto sei carino!“, pronunciata di una, due, tre labbra giuste, di quelle ben fatte, succulente, che si ramifica e fluisce ai margini di un altro film, un’altra sceneggiatura.


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