Francesco Trabattoni D a r e S i l l a b i c a "998 R 2T"T (%ff1¥#¥ 1%(% N)&ffi, flffi¥ ,ffi(#ffi**¥ ffi flffiff1¥ ffi))ffi(¥$¥ flffi11l¥$ffl$0¥O x$%$ #¥ *(( )+Q fl¥ffi,Q %$ +$ $*% $ffi11 ,%ffiw )*, 1¡Q fl¥ ffl(%$*ffi 1 &%(*%$ffi flffi11l$1¥)* N1 fi¥%¥%1 #$*ffi11¥ ffi #ffi(1ffi**¥O %#ffi flffi1 (ffi)*% %)ffi )ffiff%ffl(ffifl% &¥$**ffi $ffi1 ffi$*(#ffi
Dopo il pe c cato original e la fati ca-puni z ione ha assunto un valor e di penit enza e un pot e r e di ris catto. M. Foucault, Stori a d ell a folli a n ell’et à cl a ssic a
Ornella Mereghetti Baccolo Grazie al contributo di Beatrice Cena Silvano Costanzo Dino Ferruzzi Severo Filisetti Alessandro Frecchiami Adelio Fusé Maria Teresa Guasti Giuseppi Logan Luca Mantovani Isabella Mazza Alessandro Mazzoleni Klaus Mehrkens Laura Miglio Luigi Minuti Paolo Minuzzo Alberto Mori Maria Palchetti Mazza Tiziano Ornaghi Fulvio Pagani Laura Pivetti Luca Pezzetti Lorenzo Rinaldo Laura Seragnoli Roberto Spatari Daniele Trentini Fabrizio Uberti Roberto Uberti Marisa Vescovo Roberto Zambarbieri
Non volermene caro Manto, guardati, dico solo che il difetto viene prima del dopo. È che gli defice la parte e si scatena. “A” primo lidia agli Achei per quel tal deficere. E “A” silmile e secondo in deficere, e gli Achei, produsse tutto intero quel dopo, o parte dopo parte. - Quasi tutto quanto il giardino dei segni - e l’ombra lunga, poi tutta assieme, della scrittura. 75 ab
della mercificazione dei corpi nello spazio sociale, il proliferare delle superfici corporee composte in grafemi lacaniani, intrecciate quasi a ghirlande e iterate, svuotate di fondo e rese loghi ed etichette, appare al fruitore intrinsecamente ambiguo. Può essere lo sforzo di una proiezione ulteriorizzante del Desiderio: un tentativo di ricomporre dentro la gioia dell’organicità, dell’ordine, della vita e dell’Eros uno spazio sociale latore di morte e di caos, bisognoso di essere nuovamente messo in forma e abbracciato da una gioiosità danzante di vita e di bellezza. Ma può essere anche un anelito di deindividualizzazione radicale, un’anticipazione simbolica di un morire che significa per l’appunto accettare la superficialità radicale della nostra esistenza che non è più che circolazione velocissima, istantanea, di immagini ormai non totalizzabili più in una coscienza e in un senso. O forse è la constatazione che nella civilizzazione contemporanea la vera forza della produzione estetica sta nell’imprevisto, nel comporsi inatteso delle forme nella complessità della relazione sociale postmoderna, e dunque non vi è più spazio per una espressione dell’intimo bensì solo per una metamorfosi camaleontica della creazione artistica nella stessa logica affabulatoria di produzione preterintenzionale dell’immagine della società contemporanea... nel qual caso Trabattoni avrebbe impostato una poeticanella quale dalla combinatoria del segno il prodotto per così dire esteticamente adeguato sarebbe quasi il byproduct, l’effetto collaterale previsto ma non voluto, forse persino lo scarto di produzione assimilabile al rifiuto... come se le macchine desideranti umane fossero capaci, senza neppure rendersene conto e in realtà senza che importi loro poi molto, anche dell’arte, del senso, del piacere. Tutto ciò sarebbe ancora abbastanza semplice se, con una mossa spiazzante, l’autore non ci suggerisse un’ulteriore prospettiva. I suoi lavori stanno dentro volumi e allestimenti che raccontano storie. Stanno dentro messinscene che rimandano a grandi apparati narratologici della tradizione e se ne qualificano come...illustrazioni? simbolizzazioni? metaforizzazioni visive? Forse quest’ultima qualificazione appare la più calzante. Nei fumetti il personaggio che
(e l’immobile non l’avresti una foresta se le cosine e le apparse con le anime a vibrare che mi senti strana è il bosco)
Misa, se non mancano le volte. Fratta, se semi, se riesce. E la cosa, si sa, menò gran danno agli Achei. Se si dispone, su una sola linea.
e la testa resta fertile e per essere Tito ci mise un orticello e un campo, un colpo, e fra gli istanti, nel film del decollato, scendeva e si apriva il ponticello degli olivi, che si facessero pure le rive che sembrava, e la nuvoletta, sotto, si stendevano ancora le belle, senza che si riesce a dire e che aprono gli astucci, quei varchi
Mezzaqui s’arrufianò l’intere parti della doppia pianura (a far cucito) seguiva un gran vanto d’Apocalisse, un che che non era la suoloserpe si sfece di taglio e nella lacerata e il taglio nella pace e dissero dell’ammenda soave, vegetazioni e il pieno verde delle creature, ai fianchi, sulle pareti interne e le terrazze approfondirono i sensi 75
se una volta spezzato lo sguardo non si contano i colori del ventre tale (la mille Sibilla di fuori) che Pec così conciata non faceva che reggersi, di qua e di là la bell’orca (d’apostrofi) attento 75
75 un volto spezzato lo sguardo non si contarono i colori del ventre tali (una mille sibilla di fuori) così conciato Pec non poteva che reggersi la bell’arca Così Pec mise a mimare l’Oriente proprio nel suo scorsi col piede spezzato rimise a prevedere il formarsi delle passeggiate. Un gran bel mattino (lo vidi riprendere e sapere) e l’elogio delle catastrofi che per le lettere ne sarebbe seguito, se imperterrito mima di continuo l’opposto
75 e se all’inizio era stato pensato come un disco, e le mosse si disponevano secondo canoni rigorosi, fra loro, offrendo l’immagine della morbidezza, alla fine, non si stava parlando proprio di un bel nulla, tornava a girare, restavano le più ampie e inossidabili faccende (le voci si erano da un pezzo spartite). Alcuni credettero in un invito, si pensarono cercati, con addosso una trama o un tracciato, Marvi acciottolava in mano poche nature, una creatura, una mesa verde investita nel fluorescente, ben distinta, come poche lettere sanno fare. E come in certe scritture c’era un passaggio, e Debby, ben preso ancora dalle mesti della [badessa] teneva all’orlo, al lembo.
75 settimo registro; dal documento norvegese “Ved. 12.27.” [ ] appariva più minuto di un ghermito, ma già in grado di stabilire relazioni causali fra le parti e l’insieme, capace di concepire le relazioni in forma critica e/o competitiva. [ ] fra mandibola e osso ioide sono visibili segni [ ] nel tratto misto spinale sono evidenti anomalie del tessuto fibroso, i tendini sette, otto e dodici sono frammentati da forme vuote, sorta di minute tessere mancanti, ovalescenti, di sei/nove millimetri di diametro; il bordo e segmentali, rilevati per difetto.