Cari alunni e care alunne dell’IISS “Luigi Pirandello”,
lo scienziato, che sia matematico, fisico, biologo, ... per essere “utile” alla società e al
progresso deve essere libero e dotato di una profonda eticità nel suo lavoro, se si riduce
ad uno “gnomo inventivo” (Brecht), asserito al regime, sconfessa i principi positivi del
sapere: produrre benessere spirituale e morale per l’umanità e la natura.
Le attività di cineforum, le lezioni pensate nella nostra scuola in occasione della
giornata della memoria del 27 gennaio 2022 mi hanno fatto riflettere e sono state
d'ispirazione per questa lettera attraverso la quale vorrei ripercorrere quegli anni
caratterizzati dal regime fascista e illustrare il ruolo della matematica e dei matematici.
L’emanazione delle leggi razziali del 1938 è stata una delle pagine più buie della storia
e ha segnato in particolar modo il mondo della scienza.
Con la salita al potere di Mussolini tutti i settori della società furono posti sotto
l’influenza fascista, soprattutto le scuole.
Ruolo importante svolse la matematica: nei libri furono infatti inseriti i simboli riferiti
al fascismo e i problemi erano adattati alla sfera politica. La matematica non fu scelta
casualmente ma si prestava esattamente ai fini della propaganda fascista in quanto è
una scienza esatta e si voleva far pensare che i principi del fascismo fossero
giustificabili.
Gli eventi che riguardavano la matematica e i matematici del periodo furono
caratterizzati dal silenzio, nonostante la creazione di importanti istituzioni quali
l’Unione Matematica Italiana e l’Istituto Nazionale per le Applicazioni del calcolo.
Il 29 marzo 1925 si svolse a Bologna il “Convegno per le istituzioni fasciste di cultura”:
gli intellettuali furono invitati ad aderire al regime.
Nacque il “Manifesto degli intellettuali del fascismo” a cui rispose il contro-manifesto
di Benedetto Croce, pubblicato su “Il Mondo”, che riscosse subito l’adesione di molti
matematici tra cui Leonida Tonelli, Ernesto e Mario Pascal, Vito Volterra, Giuseppe
Bagnera, Giulio Bisconcini, Guido Castelnuovo, Ernesto Laura, Beppo Levi, Tullio
Levi-Civita, Alessandro Padova, Giulio Pittarelli e Francesco Severi.
L’8 ottobre 1931 apparve nella Gazzetta Ufficiale il decreto che impose ai professori
di prestare il giuramento e quasi tutti acconsentirono, a differenza di pochissimi, tra cui
il matematico, ordinario di fisica matematica all’università di Roma Vito Volterra, che
si oppose.
Il matematico Tullio Levi-Civita, al momento del giuramento si mostrò indeciso e
scrisse un’angosciata lettera al suo rettore, solo successivamente giurò.
il 15 luglio 1938, con la pubblicazione del “Manifesto della razza”, studenti e docenti
ebrei furono allontanati dalle scuole e università italiane.
A seguito delle leggi razziali, l’UMI radiò ben 22 soci: la reazione collettiva dei
matematici fu di silenzio.
Francesco Severi, dopo un’iniziale opposizione al regime, vi aderì a tal punto da
rimuovere tutti gli ebrei dalla redazione della rivista “Annali di matematica pura e
applicata”.
Altri invece contribuirono a diffondere il sapere e la cultura del dissenso: il matematico
Guido Castelnuovo organizzò corsi di matematica nella scuola ebraica e la figlia
Emma, nota per l’intuizione innovativa nella didattica della matematica, insegnò nelle
università ebraiche clandestine.
Nella comunità matematica quindi convissero alcuni che si opposero al regime e
tantissimi altri piegati ad esso.
Oltre ad aver illustrato un periodo importante della nostra storia, spero che
l’opposizione al regime da parte di alcuni matematici che sono rimasti fedeli ai propri
ideali, possa far riflettere sull’importanza della libertà di pensiero ma soprattutto
sull’importanza dell’istruzione perché come disse Einstein a degli studenti: “Le cose
ammirevoli che imparate a conoscere nelle vostre scuole sono l’opera di numerose
generazioni, create a prezzo di grandi pene e di sforzi appassionati.”
Milena Milazzo, IV A Liceo Scientifico
IISS “L. Pirandello” di Bivona (AG), A.S. 2021/2022