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Published by Ginevra Turco, 2026-02-17 11:31:14

Ménage Magazine

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Fotografia di Ren Hang.ISSUE 1ménage


Fotografia di Ren Hang.


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Illustrazione di Flaminia Veronesi,Cos’è il mio corpo, 2023.


LETTERA DELL’EDITORE“Il corpo delle donne è ancora un territorio di frontiera dove si combatte la battaglia tra il pudore imposto e la libertà di esistere senza chiedere il permesso.” Michela Murgia.Così scriveva una delle menti più libere che abbiamo avuto la fortuna di ascoltare, parole che risuonano dentro di me e mi ricordano di Michela, che attraverso la sua voce e le sue storie, ci ha consegnato corpi che non chiedono scusa. Dalle sue Morgane, fiere della propria “mostruosità” e del proprio desiderio, alla solennità di Bonaria Urrai, l’accabadora capace di sfidare le leggi di Thánatos senza mai farsi definire dallo sguardo altrui, fino al legame platonico tra Eleonora e Chirù. Ci ha insegnato che il corpo è una scelta, un atto di resistenza.È nel solco di questo coraggio, e della sua eredità che ci invita a non essere mai “composte”, che nasce il nostro progetto.In un’epoca in cui tutto è contenuto, condiviso e performato, il corpo rimane l’unico spazio davvero nostro. Un territorio politico, erotico, mutevole, che ogni giorno rinegoziamo con lo sguardo degli altri e con quello che rivolgiamo a noi stessi.In questa nostra prima volta, il primo numero di Ménage Magazine, celebriamo la complessità del desiderio.Quello che accende la pelle e, soprattutto, quello che incendia la mente. Qui non c’è spazio per il senso di colpa né per il giudizio. Il corpo è finalmente liberato dalle narrazioni che lo vorrebbero spiegato, controllato, limitato. La moda è complice di questa lingua del desiderio, una dichiarazione visiva di chi siamo quando nessuno ci guarda, o quando sappiamo bene che qualcuno ci sta guardando. È l’ultima barriera tra una pelle e un’altra; talvolta, è il tessuto che amplifica il desiderio attraverso uno strofinamento.Siamo cresciute in culture che ci hanno insegnato a provare pudore per ciò che stavamo diventando, a nascondere il corpo nel suo mutare, a trattenere il piacere come se fosse una colpa. Qui rovesciamo quello sguardo, restituiamo al corpo potenza e libertà. Qui siete libere di esprimervi. Di mostrarvi. Di sentirvi. Di esistere.Oggi la trasgressione più radicale è l’autenticità. E se è vero che finché c’è trasgressione c’è vita, in queste pagine la vita è celebrata, mostrata, esaltata e visceralmente amata. Troverai corpi che parlano, vestiti che toccano e storie che non cercano di compiacere, ma di sedurre.Sedurre al pensiero. Sedurre alla bellezza. Sedurre al coraggio.Benvenuti nel nostro Ménage. Noi mettiamo le parole e le immagini, tu mettici gli occhi.Lucrezia Scorpo, Editor-in-ChiefAVE EVA


EDITOR-IN-CHIEF Lucrezia ScorpoART DIRECTOR Letizia ContiFASHION DIRECTOR Giulia PiuFASHION EDITORS Chiara Signaroldi, Ginevra TurcoAI VISUAL ARTIST & ADVERTISING: Ginevra TurcoCONTRIBUTORS Si ringraziano per la partecipazione e le interviste: Sofia Amato (Photographer), Francesca Belli (Art Director & Director), Matteo Evandro Manzini (Designer di Les Filles d’Eva), Lorenza Nucci (Designer di Lorenza Nucci), Lady Tarin (Photographer).EDITORIAL NOTEQuesto progetto è stato realizzato da Letizia Conti, Giulia Piu, Lucrezia Scorpo, Chiara Signaroldi, Ginevra Turco. Il progetto è il risultato di una collaborazione collettiva in cui ogni membro del team ha partecipato attivamente a ogni fase della creazione, dalla ricerca editoriale alla produzione visiva e testuale.SPECIAL THANKS a Francesco Ponzi (Graphic Design), Angelo Ruggeri (Writing for Media). Si ringrazia Peter Cardona per il supporto strategico e il prezioso networking.Istituto Marangoni Milano Fashion School A.A. 2025/2026Letizia Conti 112001, Giulia Piu 119593, Lucrezia Scorpo 115090, Chiara Signaroldi 119157, Ginevra Turco 117329ménage


CONTENTS12 IL RITORNO DEL BUSH di Letizia Conti20 MANIFESTO TARIN di Lucrezia Scorpo30 ARRESTATI DEAN E DAN CATEN di Ginevra Turco39 IRINA RIBELLE di Chiara Signaroldi48 L’ILLUSIONE DI SCOPRIRSI di Giulia Piu57 LIBERE & COMPLICI di Letizia Conti66 CAGE OF INNOCENCE di Chiara Signaroldi72 IL PUBBLICO DECIDE di Ginevra Turco84 CORPI SENZA CASA, CORPI CONDIVISI di Lucrezia Scorpo96 LA MODA SENZA TABÙ di Giulia Piu102 L’ELEGANZA DELLA TRASPARENZA di Chiara Signaroldi106 IRINA SHKAP NOT IRINA SHAYK di Letizia Conti114 BORN TO BE BOLD di Lucrezia Scorpo124 LIKE IT EVER MATTERED di Giulia Piu136 CARNE SPORCA di Ginevra TurcoFotografia di Riccardo Maria Chiacchio per CAP 74024.


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14 ménageDalla sottocultura anni ‘70 ai feed social del 2025: il pelo naturale torna protagonista tra empowerment, estetica raw e nuove icone pop.DI LETIZIA CONTIPer anni relegato ai margini dell’immaginario estetico, un trend tanto inatteso quanto potente è tornato a farsi spazio: il bush, il ritorno del pelo naturale, soprattutto femminile, come simbolo estetico, identitario e culturale.Una scelta che non riguarda solo la bellezza, ma racconta un nuovo modo di vivere il corpo e la stagione che stiamo attraversando: meno filtri, più autenticità e libertà.Nell’era attuale, dominata da estetiche clean ma anche da vibrazioni raw e spontanee, il bush s’inserisce come risposta a un desiderio diffuso di naturalezza. L’estetiche glossy e iper-levigate cedono spazio a un look più realistico, organico che celebra la corporeità senza compromessi. Non si tratta semplicemente di “evitare di depilarsi”: è un modo di reimmaginare la sensualità lasciando che sia l’individuo, e non gli standard, a dettare le regole.Il bush non è una novità: negli anni ’70 era simbolo di rivoluzione culturale, liberazione femminile e rifiuto delle convenzioni patriarcali. Durante gli anni ’90 l’estetica minimal di Calvin Klein e Helmut Lang, combinata all’era delle supermodel, consacra definitivamente l’ideale di una sensualità pulita, levigata e quasi asettica. Nei primi anni 2000, con l’esplosione dello stile Y2K e l’avvento delle procedure laser, scompare quasi del tutto, fino a diventare un tabù estetico. Ma come tutti i trend ciclici, anche questo è destinato a ritornare, potenziato da una nuova consapevolezza: mio corpo, mia scelta. Il primo segnale di cambiamento arriva quando il body positivity e l’attivismo iniziano ad incrinare gli standard dominanti: editoriali indipendenti e performance artistiche riportano timidamente il body hair nell’immaginario visivo, anche se ancora come gesto di rottura. È però in tempi più recenti che il bush trova una vera legittimazione fashion. Le passerelle iniziano a trattare il corpo naturale non più come shock value ma come linguaggio estetico. Un momento chiave è rappresentato sicuramente dalla collezione Maison Margiela Artisanal S/S 2024, in cui John Galliano introduce nelle sfilate haute couture vere e proprie rappresentazioni di body hair come i merkin: parrucche di peli cucite a mano su tessuti trasparenti, facendo del pelo un elemento artistico e provocatorio di alta moda.Già nei primi anni ’90, Jean Paul Gaultier, da sempre pioniere nella rappresentazione esplicita del corpo, aveva inserito pubic hair e trompel’oeil che rimandavano a zone intime come parti di abiti e body, un gesto d’avanguardia TREND ARTICLEDue look della collezione Haute Couture SS24, Maison MargielaIl ritorno del bush


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16 ménageSopra, dall’alto: campagna “The Ultimate Bush” (ottobre 2025); tre paia di faux hair micro string thong. Tutto SKIMS


17 ISSUE 1che ha contribuito a sfidare i tabù estetici nella moda contemporanea e che più recentemente è stato ripreso e amplificato da Duran Lantink nella collezione presentata alla Parigi Fashion Week 2025/26, dove l’anatomia reale diventa protagonista. La svolta si concretizza con il brand dell’icona social Kim Kardashian “SKIMS”, che ha giocato provocatoriamente con l’idea del bush inserendo nel ready to wear un micro-string con peli finti (faux pubic hair) che è andato sold out in poche ore, consolidando la presenza del tema nella moda mainstream e nel discorso culturale sul corpo: un fenomeno virale che ironizza e allo stesso tempo normalizza il pelo. Sopra, da sinistra: nude dress SS 1993; total look della collezione Couture SS24; look della sfilata SS26. Tutto Jean Paul Gaultier


18 ménageOggi il bush s’inserisce perfettamente in una stagione che celebra la pelle vera, le trasparenze leggere e il “clean but raw”. Celebrities come Doja Cat, Lourdes Leon e Julia Fox lo esibiscono senza filtri, mentre sui social hashtag come #BushIsBack e #FuzzyIsBeautiful normalizzano ciò che per anni è stato nascosto. Il pelo naturale non è più assenza di cura ma scelta estetica consapevole.IN UN’EPOCA OSSESSIONATA DALLA PERFEZIONE ARTIFICIALE, IL BUSH DIVENTA L’ULTIMO GESTO RADICALE DI AUTENTICITÀ. In basso, da sinistra:Doja Cat con un naked dress ai Grammys 2024;Lourdes Leon nella campagna Calvin Klein 2022;Julia Fox con un bikini ricoperto di peli, Los Angeles, 2024


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Mi ha accolta nella sua casa milanese, tra le cornici d’oro delle sue fotografie e l’immancabile rossetto rosso. In questo dialogo intimo non eravamo sole, le voci di Caterina di Russia, Tina Lagostena Bassi e Simone de Beauvoir ci hanno fatto compagnia, intrecciandosi al racconto di una liberazione necessaria.Lucrezia Scorpo: Da quale pulsazione dell’anima nasce la tua ricerca fotografica? Amore, rivendicazione, desiderio di sorellanza o volontà di rompere lo sguardo dominante? Raccontami.Tarin: Metterei tutti degli “e”, cercherei una soluzione più olistica delle cose. Sono stata educata e cresciuta in un sistema in cui la donna veniva oggettificata; per questo la mia ricerca nasce, innanzitutto, da un’esperienza personale e dal desiderio di creare un’immagine nel quale identificarmi.Esistono regole in questo immaginario? Se sì, quali?Un presupposto per me fondamentale è l’assenza di giudizio, perché è proprio il giudizio a sminuire il soggetto. Togliendo quel filtro, la persona può emergere nella sua forza e nella sua potenza. Per questo scelgo di non ritrarre modelle professioniste. Non che loro non siano donne “reali”, ma nei miei scatti non chiedo di interpreMANIFESTOTARINSospesa tra la malinconia seppia dei mimi di Carnè e la quiete post-orgasmica dei suoi scatti, Tarin usa l’obiettivo per scardinare i sensi di colpa atavici nei confronti delle donne.DI LUCREZIA SCORPOCarlotta, fotografia di Tarin, 2013.LST


23 ISSUE 1«Perché una volta che COMPRENDI davvero chi SEI e cosa hai SUBÌTO in quanto DONNA, NON SI TORNA PIÙ INDIETRO ».tare un ruolo, bensì se stesse. Il mio desiderio è aiutarle a emergere e la mia fotografia è, prima di tutto, una relazione.Infatti ho proprio una domanda su questo. Donne normali non modelle, ti capita mai di incontrare per strada una potenziale lady da fotografare? Da cosa la riconosci?Dalla personalità. Da come si muove, da come si pone.Quanto di queste tue donne vive già dentro di te e quanto invece è proiezione, desiderio o alter ego?Naturalmente è un incontro. Il casting è molto importante, perché fotografo quel potenziale che riconosco e che posso fare emergere. Quindi deve essere una donna già consapevole di certi temi.Credi molto nell’energia che viene fuori dagli incontri, dicevi in un’intervista, e dalle interazioni con gli altri. Quando scatti, che tipo di energia assorbi dalle tue modelle e quale senti di restituire loro una volta spento l’obiettivo?È un arricchimento reciproco. Quando l’incontro è riuscito, avviene una ricarica per entrambe; al contrario, esistono persone che prosciugano le energie, portandoti a chiederti perché le hai incontrate. Succedeva i primissimi mesi, quando sperimentavo molto e dovevo ancora mettere a fuoco il mio linguaggio.Oggi sono molto più selettiva, fotografo le stesse donne da anni trasformando il mio lavoro in un percorso condiviso e profondo.Ho visto che sei circondata da Pasolini, Francis Bacon e molto altro. Se potessi vivere dentro un film, quale sceglieresti e perché?Un film dove mi piacerebbe vivere è “Les Enfants du Paradis” (Amanti Perduti) di Carnè, dove l’amore e il desiderio sono un teatro continuo in cui ci si cerca e ci si perde per sempre.Da donna che fotografa donne, mi dici il nome di una donna della storia, libera e potente, che ti piace?Mi viene in mente Caterina di Russia, naturalmente; e poi Tina Lagostena Bassi, “l’avvocata delle donne”. La sua arringa in quel famoso processo per stupro è strepitosa: fu la prima volta che un dibattito del genere veniva filmato e trasmesso in Rai mostrando una realtà, purtroppo, ancora attuale. Simone de Beauvoir, ovviamente, per “Il secondo sesso” e Oriana Fallaci.INTERVISTATarin, nel suo studio a Milano.Augustina & Delfin in “Everyday Intimacy”, fotografia di Tarin, Ibiza, 2025.LSTLSTLSTLSTLST


A sinistra. Fotografia di Tarin, dalla collana editoriale Luminous phenomena, NFC Edizioni, 2020.In basso. Polaroid di Tarin, 2025.


26 ménageConfidami una recente illuminazione, un pensiero avuto sul set.Scatto in pellicola, quindi l’immagine la vedo e la sento nel momento della ripresa. Difficilmente il primo scatto è quello giusto; è necessario un percorso di ascolto e di attesa finché ogni elemento della scena non si allinea. Quando finalmente posso dire: “Eccola, è lei”, provo sempre un’emozione profonda. È un momento illuminante.La notte è il tuo teatro. Che cos’è per te? Credi che anche un mattino con la sua luce crudele possa avere la stessa carica erotica della notte?Al mattino faccio fatica, lo ammetto. Amo la luce, ma la mia dimensione è la notte. L’ho sempre amata e a Milano ho imparato a cercarla ancora di più. È il momento della decompressione, quando i rumori della città sfumano e ci si può finalmente ritrovare nel silenzio. Secondo te può esistere erotismo nella timidezza, nel pudore, nel non esplicito?Assolutamente si. Credo che sapersi contenere riveli una grande sicurezza interiore. Al contrario, ho sempre percepito l’ostentazione come un segno di insicurezza. Per la mia esperienza, chi si mette troppo in evidenza lo fa per difendersi. Penso al trucco eccessivo o ai ritocchi: li vedo come modi per allontanarsi da sè e, in qualche modo, per tenere lontani gli altri.Citavi Pasolini, che definiva “volgare” l’arte capace di ridurre la donna a mero oggetto dello sguardo maschile. Ti senti di proteggere le tue donne da questo sguardo?Sì, la volgarità è uno sguardo sminuente. Sento un istinto di protezione verso le donne che fotografo. L’obiettivo non deve mai ridurle a vittime, ma aiutarle a ritrovare quella forza interiore che troppo spesso viene frammentata. Come suggerisce il saggio “Dalla parte delle bambine”, l’educazione femminile è un percorso complesso; valorizzare le donne nel profondo, invece di sottovalutarle nel lavoro e nella società, sarebbe già un passo verso la parità.In “Guiltless” esplori il senso di colpa. Da Eva in poi le donne sono state cresciute provando pudore, a nascondere i seni durante l’adolescenza, a pensare alla masturbazione come una cosa sbagliata o da maschio. Oggi il retaggio giudaico-cristiano sul corpo femminile è davvero superato?Assolutamente no. Si tende sempre a colpevolizzare la donna per ogni cosa, seguendo uno schema antico che purtroppo resiste ancora oggi. In questo, l’utilizzo della religione ha avuto un ruolo determinante: è stata spesso interpretata e usata come strumento per mantenere la donna in una posizione di inferiorità.In “Ave Mary”, Michela Murgia smonta il simbolismo cristiano evidenziando una disparità profonda: mentre l’uomo è crocifisso nel dolore, la donna è relegata a un eterno sonno, mai realmente protagonista della propria fine, quasi sospesa in un angolo. Cosa ne pensi?Esatto, è una svalutazione che passa anche attraverso le traduzioni. Come ricordava Aldo Cazzullo, il termine originale per riferirsi alla Madonna era “fanciulla”, non “vergine”. Questa insistenza sulla purezza serve a divinizzarla per poterla astrarre dalla realtà. Ne deriva una figura che non mangia, non beve e non invecchia mai. Viene privata di ogni umanità per restare un ideale perfetto e incorporeo.Su Instagram ricorri spesso a stelline per coprire le zone intime. Come vivi la censura digitale e le limitazioni in generale?Ho notato che gli stereotipi e un certo tipo di volgarità sono ampiamente accettati, mentre le mie foto vengono spesso censurate anche quando non c’è nudo. È interessante il paradosso tra erotismo e volgarità, perché siamo immersi in un immaginario televisivo a cui siamo ormai assuefatti, ma ci si scandalizza per la fotografia d’autore. La realtà è che uscire dallo stereotipo dà più fastidio del nudo stesso.L’erotismo infatti non è pornografia. Ma la pornografia può essere erotica?Personalmente non trovo erotico l’esplicito. L’erotismo deriva etimologicamente da “amore”, confonderlo con la pornografia è un errore concettuale prima ancora che linguistico. Sono mondi con radici diverse che non dovrebbero essere sovrapposti.Nelle tue foto c’è una dolcezza carnale, una quiete quasi post-orgasmica. Ritrai il prima, il durante o il dopo?È un processo immediato. È interessante che emerga questa sensazione, credo che incontrare davvero se stesse sia, di per sé, un orgasmo. È un momento di intensità pazzesca che, purtroppo, non è mai scontato.Per te questa consapevolezza è arrivata presto o è frutto di un percorso recente?È stata una conquista maturata nel tempo. Ho iniziato scattando nudi per riviste maschili, ma non amavo quel genere di rappresentazione. La necessità di creare un mio immaginario è nata dopo, quando ho compreso quanto avessi subito io stessa come donna. Da quel momento, il mio progetto è diventato un vero atto di riappropriazione.LSTLSTLSTLSTLSTLSTLSTLSTLSTLST


27 ISSUE 1Il tuo bacio rosso come firma. Un sigillo d’autore o un gesto d’intimità?È proprio una firma. Nel mondo dell’arte il problema dell’autenticità esiste da sempre, per questo trovavo stimolante l’idea di una doppia firma, il nome e il bacio. È un gesto sensuale, ma anche un richiamo al surrealismo, movimento che lo ha utilizzato spesso come elemento iconografico.Oggi secondo te che cosa è davvero seducente?Il carattere, l’intelligenza, la grazia. In una parola: la personalità.Per te che ruolo ha la moda nella seduzione e qual è il tuo rapporto personale con gli abiti?Credo che l’abito sia una forma di espressione, ma anche questa consapevolezza è stata una conquista maturata nel tempo. Spesso, purtroppo, la moda si subisce. Per me al centro resta sempre la persona, che può utilizzare l’abito come strumento per valorizzarsi o per sottolineare certi aspetti della propria identità.Elena, fotografia di Tarin, Still, Milano, 2017.Fotografia in cornice dorata di Tarin, Roma, 2019.LSTLSTLST


28 ménageIndia & Victor in “Everyday Intimacy”, fotografia di Tarin, Ibiza, 2025.


29 ISSUE 1“Intimacy”, fotografia di Tarin, Straf hub hotel, Milano, 2025.


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33 ISSUE 1Apertura dello show, Doechii, Dsquared2 AW25


34 ménageARRESTATIDEAN E DAN CATEN I fratelli, dopo l’evasione, organizzano un party con la community.La sera del 25 Febbraio 2025, durante la Fashion Week FW25, i fratelli designer e fondatori di Dsquared2 sono stati messi in manette fuori da un night club. All’evento erano presenti altre figure di spicco, tra cui Naomi Campbell, Alex Consani, Tyson Beckford, Amelia Gray.Ad eseguire l’arresto, un nome noto a Dean e Dan: Brigitte Nielsen.Obsessed2 - Anniversary Run, lo Show celebrativo per i 30 anni del brand, non è una sfilata. È un’esibizione. Una performance costruita per raccontare la storia del marchio attraverso i suoi protagonisti: musica, moda, cinema, pelle esposta, corpi che parlano.Varcata la soglia dello show, ci si ritrova catapultati a Brooklyn di notte.Una strada in una zona industriale, un vicolo di luci sporche che odora di club segreti e promesse lontano da sguardi indiscreti. L’apertura è un’irruzione: un veicolo blindato dal quale scende la rapper Doechii con un mazzo di banconote in mano. Non ha paura, porta sicurezza e autostima sulla passerella, ed è l’innesco della celebrazione del DNA bold e irriverente del brand. L’erotismo è ovunque, osservato da ogni lato: pelle nera, latex lucido, trasparenze, dive della notte, mistress, party animals, muscoli e visi d’angelo. Ognuno rappresenta un archetipo vivente della storia di Dsquared2.Desiderio e narrazione sono un unico filo conduttore che dà coerenza ai numerosi stili diversi. Qui tutto è permesso, nella ribelle New York degli anni ‘90 i corpi parlano, gli abiti li incorniciano. Ci sono cinture da cowboy con maxi-fibbie di metallo, super low-waist skinny jeans senza censura, tacchi glitterati, catene al collo e braccia muscolose. DI GINEVRA TURCOFASHION SHOW REVIEW


35 ISSUE 1Total look in pelle, DSQUARED2 AW25A sinistra, Dean e Dan Caten, arrestati da Brigitte Nielsen durante il DSQUARED2’s 30th anniversary show AW25


36 ménageIl racconto è guidato da una colonna sonora in continua evoluzione: Il rap anni ‘90 è denim strappato, basso, ruvido, senza filtri. La disco music veste latex, pelle e glitter. Il funky indossa fibbie e cappelli. Ogni cambio di stile è un cambio di ritmo. Dopo l’arresto, la fuga diventa il nuovo manifesto. I fratelli non evadono, si ribellano.Le rapper Doechii e JT danno inizio ad un after party con stili e corpi diversi, dal quale non vorrai tornare a casa da sol*. A 30 anni, Dsquared2 non festeggia un anniversario. Rivendica il diritto all’eccesso, alla pelle esposta, al denim che ti spoglia più di quanto ti vesta, e non chiede scusa.“Clothes done properly can take you to another place. Putting them on can make you feel good, make you feel happy, make you feel sexy, good, slutty, whatever.”Dsquared2 non ti invita allo show. Ti rapisce.Dean e Dan non sono un finale. Sono un climax. La ribellione non è estetica. È carne.Body strutturato in pelle con zip frontale e stivali cuissard, DSQUARED2 AW25I modelli in scena tra strada e pubblico, DSQUARED2 AW25


37 ISSUE 1Doechii Live show in passerella,DSQUARED2 AW25


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41 ISSUE 1IRINA RIBELLEAttraverso i suoi scatti, Steven Klein ci racconta la costruzione di una nuova libertà per la top model Irina Shayk.DI CHIARA SIGNAROLDICappotto lungo e pantalone in pelle MAISON MARGIELA, maschera WENDY DROLMA e guanti PAULA ROWAN. FASHION EDITORIAL ARTICLE


42 ménageSopra grembiule LU’U DAN, perizoma FLEUR DU MAL. A destra giacca in pelle nera oversize FRANCESCO MURANO, sospensorio CDLP.


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44 ménageIndipendenza e una rappresentazionepersonale onesta, senza filtri, sono questi gli ingredienti chiave dell’editoriale firmato dal fotografo Steven Klein e dalla top model russa Irina Shayk. Un progetto che si distacca dalle rigide dinamiche e dalle indicazioni prestabilite tipiche dell’industria fashion, spesso orientate all’esclusivo raggiungimento di un’estetica perfetta e standardizzata, lasciando poco spazio all’espressione individuale. È proprio da questa assenza di libertà che il duo creativo è partito per sviluppare il concept alla base degli scatti: un allontanamento volontario dalla perfezione richiesta alle modelle, lasciando uno spiraglio ad autenticità, istintività personale ed espressione delle sfumature identitarie. In questo modo, Steven Klein, noto per il suo taglio cinematografico crudo, costruisce un racconto visivo che attraversa il corpo della modella senza idealizzarlo ma rendendolo veicolo di una narrazione profonda. La personalità che Irina sceglie di comunicare in questi scatti è audace e profondamente femminile: una vera musa, che consapevolmente si allontana dall’immaginario dolce e romantico con cui spesso viene rappresentata in altri contesti editoriali. Finalmente la modella riesce ad imporre la sua presenza attraverso un’immagine di donna che non si lascia addomesticare.Visivamente, l’editoriale alterna scatti provocatori e di forte impatto ad immagini più lente e introspettive, in cui il tempo sembra sospendersi. Nei momenti più audaci, la modella indossa capi che richiamano un immaginario erotico esplicito: abiti in pelle, maschere che coprono il volto, un corpetto strutturato in coccodrillo, intimo in vista e ampie porzioni di pelle scoperta, elementi che contribuiscono a costruire una sensualità cruda.


45 ISSUE 1A sinistra completo lingerie in pelle con microborchie, reggiseno triangolare, corsetto, perizoma, girocollo e polzini ZANA BAYNE. A destra corsetto serpente in lattice VEX, perizoma FLEUR DU MAL.


46 ménageSopra completo lingerie in pelle con microborchie, reggiseno triangolare, corsetto, perizoma, girocollo e polsini ZANA BAYNE. Sotto camicetta, corsetto e guanti JHONATAN HARRIS.


47 ISSUE 1Le pose sono coraggiose: un affronto diretto che Irina fa allo spettatore guardandolo direttamente negli occhi, dimostrando di non avere timore nell’esporsi per mostrarsi vulnerabile e provocatoria anche quando ciò significa allontanarsi dai classici contesti a cui siamo abituati ad associarla. Accanto a queste immagini più esplicite compaiono scatti più intimi e tranquilli. Irina viene ritratta insieme a una figura maschile in primo piano che rappresenta simbolicamente la figura paterna. Elementi come il cavallo, l’atmosfera country e l’Harley Davidson rimandano a un immaginario legato alla memoria personale della modella, evocando il ricordo del padre e il suo ruolo nell’influenzare profondamente l’evoluzione della sua identità. Questa sezione si rivela sicuramente più narrativa e personale, configurandosi come un momento di svolta all’interno dell’editoriale. Per Irina, infatti, questo è l’inizio di un nuovo capitolo: dopo aver appena compiuto quarant’anni il suo desiderio è quello di avere il controllo della propria immagine e del modo in cui viene raccontata. Il suo obiettivo è liberarsi da ogni etichetta o ruolo legati al suo ambito professionale, rifiutando di ridurre la propria identità alla sola figura di modella, per poter scegliere liberamente di incarnare qualunque versione di sé le restituisca gioia. Attraverso lo sguardo di Steven Klein, Irina Shayk ha abbandonato la semplice rappresentazione estetica per dichiarare la propria autonomia e consapevolezza. Gli scatti raccontano una ricerca di desiderio, memoria e identità facendo emergere una figura femminile complessa ma molto contemporanea che rifiuta ogni stereotipo sociale affermando una propria libertà all’interno del panorama della moda. FOTOGRAFIA: Steven Klein MODELLA: Irina ShaykEDITOR-IN-CHIEF: Stephen Gan STYLING: Patti Wilson DIRETTORE ARTISTICO: Clément Condat EDITOR: Kev Ponce MAKEUP: Jenna Kuchera (per Pat McGrath Labs) HAIR: Sandy Hullett PRODUTTORE ESECUTIVO: Dana Brockman PRODUCER: Max Bonbrest PRODUZIONE: Din Morris, Saul Luzeus STUDIO MANAGER (Steven Klein Studio): Chris McCoy TECNICO DIGITALE: Hunter Sketch ASSISTENTI STYLING/MODA: Nathan Watson, Joseph Reyes, Karla Lopez ASSISTENTE ALLA FOTOGRAFIA: Dylan Garcia, Ari Sodak, Rowan Liebrum, Michael VickASSISTENTE TRUCCO: Mayuu Vargas ATTREZZATURA: Smashbox Studio


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50 ménageIl “vedo non vedo” ha perso la sua forza: se l’intimo a vista è la normalità, il vero atto di ribellione non è più scoprirsi, ma sfuggire a un’estetica che è diventata uniforme. C’è una linea sottile, sottilissima tra mostrare e ostentare, una linea impercettibile che la femminilità moderna ha ben deciso di reinterpretare. La lingerie come outerwear è il trend che domina la Primavera/estate 2026.Inutile scandalizzarsi, ogni volta che il reggiseno finisce sopra la maglia o un body sostituisce la camicia, è forse questa l’invenzione dell’anno? No, la verità è che non stiamo inventando nulla di nuovo. Il gioco del “vedo non vedo” ha radici vecchie e profonde in decenni di sfide al bon ton. Molto prima che i social rendessero tutto pubblico, la moda aveva già deciso che l’intimo era troppo bello per rimanere nascosto. L’ILLUSIONE DI SCOPRIRSI DI GIULIA PIUNegli anni Trenta era un’allusione. Nessun tipo di sfacciataggine, solo sensualità del raso tagliato di sbieco che riportava alla sottoveste di lusso. Trent’anni dopo avviene il fenomeno opposto, Yves Saint Laurent crea un nuovo concetto di sensualità attraverso tessuti trasparenti che mettono in risalto l’assenza totale della lingerie. Gli anni Ottanta e Novanta rompono gli schemi portando l’intimo fuori dalla camera da letto e dentro la vita quotidiana, non per provocare ma per liberare: un modo per dire “ il corpo è tuo e lo gestisci tu”. L’intimo si trasforma, passando dal minimalismo di Calvin Klein al simbolo di forza e potere con il corsetto di Jean Paul Gaultier, indossato da Madonna.Ritratto donna in lingerie, bianco e nero, Vogue archivio TREND ARTICLE


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