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Published by , 2017-01-14 04:23:15

ATTI 111 CAPITOLO GENERALE OMD

ATTI 111 CAPITOLO GENERALE OMD

Cattolica e dei Comitati Civici e promotore di numerose opere di solidarietà sociale. Appunto per
questo il Papa Pio XII di venerata memoria gli dimostrò in varie occasioni tutta la sua riconoscenza.
Oggi, i Religiosi suoi Confratelli dell’Ordine della Madre di Dio vogliono anche ringraziare il Signore
per l’amore che il P. Lucio ha portato alla loro Famiglia Religiosa, della quale fu anche benemerito
Rettore Generale per ben 12 anni. Ed è appunto per tutto il bene che il P. Lucio ha seminato fra noi,
che oggi si eleva il nostro “Te Deum” di gratitudine al Padre celeste, che con il suo Santo Spirito
sempre santifica la sua Chiesa. Con le note parole attribuite a S. Agostino, anche noi oggi vogliamo
esclamare: “O Signore, non ci lamentiamo per avercelo tolto, piuttosto Ti ringraziamo, per avercelo
dato”. La fede cristiana ci dice che nulla di meno puro e santo entra al cospetto di Dio. Per questo la
Chiesa, nostra Madre e Maestra, ci insegna a pregare per i nostri defunti. Lo sanno bene i fedeli delle
nostre parrocchie, che sanno a memoria l’antica preghiera: “Requiem aeternam dona eis,
Domine …”. L’eterno riposo dona a loro, o Signore! Questa vuole essere oggi anche la nostra corale
preghiera. È una preghiera che affidiamo nelle mani materne di Maria, particolarmente venerata dal
nostro caro P. Lucio, che pure tanto si spese per diffondere la devozione alla Madre del Signore, qui
venerata da secoli come “il porto della nostra sicurezza”, “portus securitatis nostrae”.

(Dall’Omelia del Cardinale Angelo Sodano ai funerali)

P. VITTORIO PASCUCCI

(1934-2012)

P. Vittorio Pascucci, nato a Candela il 12 Settembre 1934, è morto a Lucca l’ 11 dicembre
2012 nella Clinica M.D. Barbantini di Lucca alle 12:00 mentre risuonavano i rintocchi dell’Angelus.

P. Vittorio ha emesso la sua professione solenne nell’Ordine della Madre di Dio il 13 Luglio
1957, ed è stato ordinato Sacerdote il 20 dicembre 1958. Dopo qualche anno passato tra la casa di
Campitelli come prefetto degli studenti e la Casa di Napoli santa Brigida come prete studente, è stato
Rettore della Casa di Fosciandora e della Casa Madre di Lucca, dove oltre ad essere Parroco per un
periodo è stato anche Maestro dei Novizi. A partire dal 1968 si è occupato delle Costituzioni e Regole
e ne ha curato il rinnovamento che ha portato al Capitolo Speciale del 1969. Dal 1986 fino al 2010
ha ricoperto la carica di Vicario Generale e storico dell’Ordine.

Dopo alcuni mesi di malattia, le forze di P. Vittorio si sono arrese all’abbraccio materno di
Maria Madre di Dio contemplata nel mistero della Casa di Nazareth nella quale il Verbo si è fatto
carne. In questa “Casa” che ha servito e raccontato, trovi oggi la sua dimora insieme a San Giovanni
Leonardi di cui nella vita, è stato luminoso interprete e promotore con gli scritti e con la fedeltà
all’Ordine.

Licenziato in Teologia e laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Napoli, per 35 anni
ha insegnato letteratura italiana e latina. Ha pubblicato dal 1963 fino alla morte articoli e libri sulla
storia, l’arte e la spiritualità dell’Ordine.

Con immensa gratitudine magnifichiamo il Creatore per i doni di cui ha colmato p. Vittorio e
per il bene che ha profuso in questi fecondi anni di sacerdozio e con fedele dedizione alla Chiesa e al
nostro Ordine.

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Come formatore e maestro di menti e di cuori, ha sempre avuto Cristo come metro di giudizio
e di azione, aiutando a scoprire la Verità che si è fatta carne e le sue tracce, seguendo la via della
Bellezza della letteratura e dell’impegno culturale.

P. Vittorio fu particolarmente attento alla sfida educativa. Sapientemente fu attento
all’istituzione scolastica: curò l’insegnamento di lettere latine e italiane presso il licei di Castelnuovo
di Garfagnana e Lucca coltivando l’educazione di intere generazioni di giovani.

P. Vittorio, in modo particolare, ci ha restituito, attraverso i lunghi anni di studio e di ricerca
sulle nostri Fonti, un’immagine affascinante del nostro Santo Fondatore Giovanni Leonardi.

La statura spirituale e carismatica del Santo ci è apparsa così, veramente capace di sostenere
il nostro personale pellegrinaggio della fede e di indicarci con autorevolezza il sentire di quella
riforma permanente e comunitaria che egli mise al centro del suo operare.

Siamo in molti a ringraziare il Signore che ci ha regalato l’amicizia di quest’uomo
straordinario, della linfa del suo pensiero, della composta armonia della sua parola.

È stupenda una sua metafora musicale che ci insegna a cantare la vita. Ecco cosa ha scritto
P.Vittorio:

“Nella percezione della vita i molteplici, spesso incomprensibili, accadimenti della quotidianità
vengono rimirati alla stregua di tanti fogli di un grande spartito musicale. È un succedersi variegato
di tonalità e di colori; dall’andante, al largo, al maestoso, al fortissimo, o al piano con moto, in una
ricca gamma da assaporare in tutte le sue diverse scansioni fino alla battuta finale.

Solo allora, nella misura in cui saremo stati fedeli ai tempi segnati alla chiave di apertura, ci verrà
pienamente rivelata la nostra eterna vocazione. Ma già oggi, con infinito stupore, facciamo continua
esperienza di essere chiamati a intervenire pienamente da partecipi, anzi quali responsabili
protagonisti, nella stesura quotidiana di quell’affascinante poema sinfonico che è la vita. Perché Dio
“non è Dio dei morti, ma dei vivi” (Mt 22,23). (Pascucci V., Il sigillo dell’amore, pag. 48).

P. BALDO SANTI LUCHERINI

(1920-2013)

Sacerdote y religioso de la Orden Madre de Dios, nació en Barga, provincia de Lucca el 19
de mayo de 1920, a los 8 años ingresó al Seminario de Fosciandora y fue ordenado sacerdote el 20
de Abril de 1946, mismo año que fue destinado a fundar junto a un grupo de sacerdotes de la Orden,
la comunidad de Chile en Quinta de Tilcoco (VI región, Rancagua).

El año 1947 se trasladó a Santiago junto al P. Mario Feroci OMD y fundaron la segunda
comunidad llamada Nuestra Señora de Guadalupe. En el año 1956, funda junto el Cardenal Raúl Silva
Henríquez la CARITAS nacional, obra en la que permaneció por 43 años.

En el año1961 colaboró en la reconstrucción de varias ciudades de Chile destruidas por el
terremoto. Fundó, en 1980, la Escuela Nacional de CARITAS (ENAC). En el año 1964 fundó el

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Instituto chileno de Colonias y Campamentos junto al P. Alceste Piergiovanni OMD y en 1992 la
Fundación “Por la Dignidad del Hombre” (Pro dignitate homini) que atendió en sus primeros años a
enfermos terminales de SIDA. Participó en diversos Capítulos Generales de la OMD y fue Delegado
General por casi 30 años. En 1994 se le concedió la ciudadanía chilena por gracia y fue condecorado
por méritos con diversas distinciones por el gobierno de Chile y el Vaticano. Perteneció al Cor Unum
y a Caritas internacional. En 1992 crea la Fundación CIVITAS y el centro Cultural El Ágora.

En la OMD se preocupó, con exquisita caridad, de los enfermos y ancianos y fue el gestor de
la misión en India junto al Padre General de la época, R. P. Vincezo Molinaro. Por su mediación
viajaron los primeros seminaristas a Chile para su formación y después para su retorno.

De carácter firme y de facilidad para hacer amigos, se distinguió por construir y administrar
diversos patrimonios de la Iglesia en Chile y de cultivar las más diversas amistades con personas de
la sociedad, fue conocido por su obra social y reconocido por personalidades del país y del extranjero.

Murió a los 93 años el 4 de enero del año 2013 a las 6.30 Am, dejando un vacío en la
comunidad de Chile y de la OMD en el mundo. Vivió 74 años de su vida como religioso y cerca de60
años de ministerio sacerdotal fecundo y generoso. Sus restos descansan en el mausoleo de su familia
en Santiago de Chile y se suma a la larga lista de hermanos que construyeron la Delegación OMD en
Chile, a él eterna gratitud y eterna memoria.

P. Alejandro Abarca

P. ENRICO GIANNETTA

(1916-2013)

P. Enrico Giannetta è passato alla casa del Padre giovedì 10 gennaio 2013 alle ore 16,45 circa,
dopo alcuni mesi di Via Crucis tra i vari ospedali di Napoli. Trasportato di urgenza dall’Hermitage di
Capodimonte al Cardarelli, si è spento serenamente, concludendo la sua esperienza terrena per
ricevere il premio riservato dal Signore ai suoi servi fedeli.

Nato ad Amaseno (Fr), il 13 giugno 1916, da Emilio e da Elisa Ruggeri, ultimo di tre fratelli,
perde il papà senza conoscerlo, perché disperso nella guerra mondiale del 1915/1918. Dopo i primi
studi nel paese natale entra per il Probandato OMD nel Collegio di Migliano-Fosciandora; nello stesso
collegio fa il Noviziato negli anni 1933-’34 ed emette la Professione Semplice, poi è assegnato alla
Comunità di Campitelli in Roma,frequenta per gli studi l’Università Gregoriana, e il 5/1/1937 fa la
Professione Solenne.

Ordinato Sacerdote il 10/6/1940 esercita il ministero nella nostra Parrocchia di Campitelli con
i giovani della Congregazione del S. Cuore e come Prefetto dei chierici . Nella prima metà del 1946
lo troviamo nella Comunità di S. Brigida fino al Capitolo Generale dell’Agosto del 1946 quando è
eletto Rettore della nostra Scuola Apostolica M.SS. della Stella- Fosciandora.

Nel 1950 è a S. M. in Portico a Napoli e negli anni 1954/’55 a Desio (Mi), come Direttore
del Convitto Pio XI, per giovani in difficoltà. Dopo alcuni anni passati ancora a Fosciandora,
approda a S. Brigida, dove risiederà senza interruzione dall’agosto del 1968 fino alla conclusione dei
suoi giorni. Libero da impegni di direzione della comunità impegnerà le sue energie nel ministero del

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Confessionale, nell’ascolto e nella guida spirituale di quanti frequentano con assiduità S. Brigida e
nello studio, per tenersi aggiornato personalmente e secondo le esigenze dei tempi , ma specialmente
per essere guida delle anime secondo il cuore di Cristo.

Sono frutto di questa sua continua ricerca le seguenti pubblicazioni, che portano il suo nome:

 “Santa Brigida di Svezia”: la Vita, le Opere, le Rivelazioni.
 Attualità del suo messaggio profetico, nel VI Centenario della Canonizzazione (2006).
 “Le grandezze di Maria, rivelate dall’Angelo a S. Brigida” (2006).
 “Risposte ai perché dell’uomo”-Libro delle questioni di S. Brigida” (2010).
 “Il sangue miracoloso di S. Lorenzo, martire” – Storia e culto(Varie edizioni 1964, 2002).
 “Il brigantaggio nel secolo 19°,vicende sanlorenziane”.
 “Amaseno già S. Lorenzo”.
 Le chiese di Amaseno, storia e arte”.

La malattia lo ha provato in questi ultimi mesi e, mentre ringraziava il Signore per la longevità
della sua vita ricca dei doni ricevuti, spesso come il vecchio Simeone cantava il suo “Nunc dimittis”,
grato e ricco di abbandono a Dio, che sa ben remunerare i suoi figli, che lo hanno fedelmente servito.
Il momento del commiato con la celebrazione dell’Eucaristia è stato particolarmente toccante. Oltre
a molti amici di P. Enrico e della Parrocchia, erano presenti numerosi confratelli sacerdoti delle
varie Comunità leonardine in Italia e alcuni Parroci con il Decano del III Decanato. Ha presieduto
la celebrazione P. Rosario Piazzolla, Vicario dell‘Ordine, essendo il P. Generale in Visita Canonica
in India, mentre il Coro del l’ UNITALSI eseguiva canti intonati alla liturgia.

P. Enrico ha saputo unire alla longevità della sua vita (anche la mamma aveva raggiunto i 97
anni di età ) la passione per il sapere e la cultura, la conoscenza della Parola, ma anche l’ansia di
trasmetterla agli altri nella predicazione orale e scritta. Aveva ereditato una puntigliosa metodicità e
disciplina, che lo faceva apparire schivo nelle relazioni con chi lo incontrava per la prima volta, ma
apprezzato da chi lo conosceva a fondo. Fedele al Ministero della Penitenza, passava molto tempo
della giornata nel confessionale, a disposizione di quanti lo apprezzavano come guida saggia di vita
spirituale. La Comunità religiosa e parrocchiale di S. Brigida, grata al Signore per il dono del
Sacerdozio dato a P. Enrico e per il bene da lui compiuto in questi anni, innalza a Dio la preghiera
e il ricordo riconoscente, con l’impegno di perpetuare il suo insegnamento.

La salma è stata trasportata nella tomba di famiglia , come era suo desiderio. Nella Parrocchia
di S. Maria Assunta in Amaseno, per l’ultimo saluto ha avuto luogo una celebrazione presieduta dal
Parroco , presenti oltre i Confratelli di S. Brigida, altri sacerdoti, i parenti, un foltissimo numero
di paesani e l’Amministrazione Comunale con il Sindaco, che ha salutato l’illustre concittadino,
che con la sua azione ha onorato la sua terra di origine e ha contribuito a far conoscere meglio
Amaseno, la sua storia e le sue ricchezze e tradizioni.

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P. GIANFRANCO MARCHI
(1936-2015)

P. Gianfranco è nato a Pescaglia in provincia di Lucca il 28 Dicembre 1936.
Molto presto entrò nel Seminario di Lucca e nel 1956 fu ammesso al Noviziato a Lucca per
sperimentare la vita religiosa nell’Ordine della Madre di Dio.
Il 15 luglio 1962, emette i voti definitivi e solenni e il 27 Maggio 1965, nel giorno
dell’Ascensione del Signore, fu ordinato sacerdote a Roma.
Nei primi anni di sacerdozio dopo una parentesi a Napoli presso la nostra chiesa di santa
Brigida (1965-1966), nel 1966 viene mandato a Torre Maura dove era già stato come studente di
teologia.
Dal 1971 al 1988 alterna la sua presenza tra Lucca e il Santuario della Stella a Fosciandora.
Dal 1988 al 1992 vive nella Curia Generalizia Santa Maria in Campitelli qui a Roma
Dal 1992 al 1998 si alterna tra Roma e Napoli Santa Brigida.
Dal 1998 fino alla sua morte esplica il suo ministero qui a Torre Maura.
Si può ben dire che questa chiesa, questo territorio, questa parrocchia è stato il più fecondo
apostolato di p. Gianfranco.
Ovunque è stato ha mostrato i suoi tratti di amicizia e di dolcezza e ha saputo conquistare i
cuori di piccoli e grandi.
Ha avuto sempre una grande curiosità e in tutti questi anni il “male oscuro”, la sua malattia,
lo ha sempre accompagnato.
Senza lasciarsi cadere, pur con forti reticenze, si è lasciato aiutare, per poter offrire un piccolo
servizio e raccontare nella sua semplicità il vangelo, la lieta notizia di Gesù.
In questa ultima decade, è stato provato dalla sofferenza, ma ne siamo certi, Dio lo ha reso
degno di sé, in una offerta più vera e più pura.
P. Marchi avrebbe desiderato tantissimo celebrare i 50 anni della sua Ordinazione, lo farà da
lassù dove Cristo stesso donandogli la stola dell’immortalità, lo introdurrà nel banchetto della gioia,
nella festa senza fine dove aspetterà tutti noi, dove, lo crediamo, intercederà per noi.

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P. BRUNO DESSÌ

(1943-2015)

Il giorno 11 aprile 2015 si è addormentato nel Signore dopo la prova della malattia P. Bruno
Dessì. Era nato a Terralba (OR) il 24 settembre 1943. Professati i voti solenni nell’Ordine della Madre
di Dio l’8 dicembre 1967 è stato ordinato il 13 aprile 1969. Primo di quattro figli. L’obbedienza dopo
un breve servizio pastorale come cappellano nel santuario del Getsemani di Paestum , lo invia a
santiago del Cile il 14 marzo 1975, dove ha vissuto il suo impegno missionario nella formazione di
numerosi giovani. Tornato in Italia dopo 18 anni di servizio missionario nel 1994, è inviato in India
per dare inizio a una nuova esperienza missionaria dell’Ordine a Samayapuram nel Tamilnadu. Eletto
Assistente Generale, dovette lasciare la terra di missione indiana e verrà nominato Parroco in san
Ferdinando di Puglia dove rimase per 12 anni e poi trasferito a Gallipoli nel 2010. Tornato a Terralba
il 28 ottobre del 2013 all’alba del 5 novembre, alle ore 7,00, fu colpito da una grave emorragia
celebrale. Ricoverato nell’ospedale di Cagliari rimase in coma per sedici mesi.

Il Signore per un misterioso disegno lo ha fatto addormentare nella sua terra, la Sardegna, la
terra dei suoi padri, dalla quale ha appreso la robustezza della fede e la docilità del cuore. La dolcezza
dello sguardo e la fermezza delle scelte. Da questo sonno noi speravamo che si potesse risvegliare,
ma il Signore lo ha unito a sé mentre la Chiesa celebrava la vigilia dell’ottava di Pasqua giorno della
Divina Misericordia e la Chiesa ortodossa il Grande Sabato del riposo di Cristo nel sepolcro; colui
che bussa alla porta degli inferi e infrange la morte calpestandola per sempre. P. Bruno, tante volte
ha annunziato questo evento pasquale, non solo con la bellezza della liturgia che amava, ma con la
sua stessa vita fatta di silenzio, umiltà, discrezione. Già! Discrezione come quella di Gesù che non si
impone, ma propone con la persuasione del cuore. Che sta accanto ai suoi discepoli e li plasma. Per
molti anni ha realizzato questo; ha plasmato cuori e intelligenze per Cristo e per la Chiesa. Tanti lo
ricordano in Cile, in India, in Italia, per il compito che i Superiori gli hanno affidato a più riprese:
formatore di quanti percepivano l’appello del Signore nel cuore. Così ha appreso dal Vangelo, dalla
Tradizione e dalla vita dei Santi tra i quali San Giovanni Leonardi nostro padre, la difficile arte del
discernimento: “la discretio spirituum” che ci riporta al giusto posto e cioè quello di discepoli: dietro
a Cristo, mai davanti a lui. E questo, P. Bruno, lo ha compiuto per primo.

Dentro il delicato servizio sacerdotale come non ricordare il tempo che egli dava all’ascolto
dei fedeli, per molti di loro, soprattutto negli anni del suo servizio pastorale è diventato padre, fratello,
figlio. Lo ricordiamo con un piccolo Vangelo in mano nel semibuio della Cappella o della Chiesa
nelle prime ore mattutine o nel primo pomeriggio. Immerso in quella Parola che rigenera i figli, che
placa gli animi, che sopisce le insidie del divisore. Senza quel sostegno le nostre testimonianze sono
fragili, le nostre scelte povere, i nostri progetti castelli di carta. “Lampada ai miei passi la tua parola
luce al mio cammino”. Grazie P. Bruno per il tuo amore sacerdotale alla Parola che hai spezzato e
condiviso con tanti cercatori di verità.

Pur nella sua austerità, manifestava un animo gioioso, come quello dei bambini che si
rallegrano per la bontà e la bellezza e rimangono incantati dentro i loro stessi sogni. Ha desiderato e
si è speso per una Chiesa autentica, coraggiosa, con il cuore e l’intelligenza di Maria la madre di
Gesù. Senza compromessi o mezze misure. Ma con l’unica misura di Cristo! Vogliamo ricordarlo
con una immagine che gli sarebbe piaciuta. La prendiamo in prestito da San Simeone, teologo della

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Chiesa di Oriente. Per quanto ci sforziamo o ci diamo da fare: “Noi siamo capaci di conoscere Dio
come un uomo che si trova a notte fonda in riva ad un mare sconfinato, egli è capace di illuminarlo
nel pieno della notte con il suo piccolo cero acceso”. Questo mare notturno bagna la nostra vita e la
nostra morte e si riversa in noi come nel suo piccolo porto. Christos Anesti P. Bruno!

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APPENDICE

111° CAPITOLO GENERALE DEI CHIERICI REGOLARI DELLA MADRE DI DIO

Marianizzare i discepoli di Cristo
Fosciandora, 20 giugno – 08 luglio 2016

RELAZIONE DEL RETTORE GENERALE P. FRANCESCO PETRILLO
AL 111° CAPITOLO GENERALE

1. PREMESSA

Il primo sentimento che vorrei esprimere, al termine di questo sessennio, è il ringraziamento al Signore per
gli avvenimenti e le ricche esperienze che abbiamo potuto vivere durante il mio mandato, in primo luogo quello
dell’Ordinazione Episcopale di Mons. Oscar Blanco, vescovo di Calama (Cile). Benediciamo e magnifichiamo
il Padre delle misericordie, dalla cui mano viene ogni grandezza e potere, come anche ogni ministero nella
Chiesa. Questo è per noi un avvenimento di grazia, perché ogni volta che lo Spirito Santo si effonde nella
Chiesa, un fiume di grazia e di misericordia rallegra la Città di Dio.
E’ grazia per P. Oscar, per l’intero Popolo di Dio, in modo speciale per la Diocesi di Calama, ed è grazia
particolare anche per la nostra Famiglia religiosa, che, se da un lato soffre per essere privata di un membro
validissimo, dall’altro gioisce nel donarlo alla Chiesa quale successore del Collegio apostolico.

Il nostro grazie va in modo particolare al Santo Padre Francesco che tanta fiducia ripone nella nostra piccola
Congregazione, chiamando al ministero episcopale P. Oscar. Questa nomina episcopale ci fa sentire ancor più
nel cuore della Chiesa, con il carisma trasmessoci da san Giovanni Leonardi di annunciare il volto
misericordioso di Dio, manifestato in Cristo Gesù, e con il compito particolare di essere a servizio dei nostri
fratelli.
A te, carissimo p. Oscar, sebbene a distanza, auguriamo la piena docilità alla grazia dello Spirito per essere
un Pastore con il cuore mite, umile e misericordioso di Cristo, in modo da incarnare con tutta la tua vita il
comandamento nuovo del Signore Gesù che hai voluto sul tuo motto episcopale: "Cristo misura di tutte le
cose".
Il nostro padre fondatore, san Giovanni Leonardi, interceda sempre per te, per i tuoi cari, per tutta la nostra
Famiglia religiosa e per la tua nuova Famiglia diocesana, perché possiamo essere nella Chiesa del Signore un
segno luminoso della sua misericordia, affinché tutti conoscano Dio come un Padre buono che segue i suoi
figli con un amore instancabile, e cerca con tutti i mezzi di confortarli, aiutarli e renderli felici. Questo
chiediamo nella preghiera e per te imploriamo.

2. PROGETTO “RESPICE STELLAM”
(Mozione n. 64 del Documento Finale del CG 110°)

Come potete vedere, questo antico seminario in cui siamo ospiti, che era diventata una “stalla”, per dire come
il Papa Francesco, ma in senso materiale in quanto era veramente ridotto a edificio in rovina che rischiava di

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caderci addosso, è divenuto “casa” di Maria. Sei anni fa sognavamo con il progetto “respice stellam”. Oggi lo
abbiamo concretizzato. Attenzione: abbiamo realizzato la “casa” materiale, ma ancora ci resta da fare la casa,
sempre con l’espressione di papa Francesco, che Maria ha fatto per Gesù: di tenerezza, di giustizia, di
contemplazione, di apertura verso tutti.
Il lavoro svolto dalla ditta Cappelli con la direzione dello Studio Tecnico di Borgo a Mozzano, iniziato a marzo
del 2013, si è concluso il 5 giugno 2016 con l’inaugurazione da parte di Mons. Italo Castellani, vescovo di
Lucca. Il compito non è stato facile: sia dal punto di vista economico, che grazia a Dio abbiamo raggiunto con
fatica, sia da un punto di vista di progetto, da realizzare con grande lungimiranza. Per il progetto economico
vi invito a vedere il prospetto del Padre Amministratore. Per il resto, vi invito a guardare più il nostro cuore,
la nostra mente, le nostre braccia, la nostra volontà di non fare di questo progetto “la cattedrale nel deserto”.
Innanzitutto, va sgomberato il campo da nostalgici ritorni ad un passato glorioso, ma inesistente. Se
affrontiamo la ristrutturazione e, gradualmente, avviamo una nostra presenza, questa deve essere ordinata ad
una crescita del nostro patrimonio carismatico e al rilancio della dimensione mariana che questo Capitolo
Generale 111° avrà come compito prioritario. L’intento di dare un definitivo assetto pastorale al santuario e
di farne un nuovo progetto, più adeguato alle esigenze della pietà mariana della Valle del Serchio, dei
pellegrini e dei turisti, ci spinge ad intraprendere una sfida di grande importanza. San Giovanni Paolo II° disse
ai religiosi:

“Spesso gli ordini, le congregazioni, gli istituti, con le loro esperienze, a volte secolari, hanno pure i loro
Santuari, "luoghi" della presenza di Maria, ai quali è collegata la loro spiritualità e perfino la storia della
loro vita e missione nella Chiesa. Questi "luoghi" ricordano i particolari misteri della Vergine madre, le
qualità, gli avvenimenti della sua vita, le testimonianze delle esperienze spirituali dei fondatori oppure le
manifestazioni del loro carisma, che è passato poi all’intera comunità. Cercate di essere particolarmente
presenti in questi "luoghi", in questi "Santuari". Cercate in essi nuova forza, le vie di un autentico
rinnovamento della vostra vita consacrata, dei giusti indirizzi e metodi di apostolato. Cercate in essi la vostra
identità, come quel padrone di casa, quell’uomo saggio che "estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche"
(Mt 13,52).”1

La nostra dimensione mariana, va riaffermato, non è un elemento aggiuntivo della
spiritualità cristiana, ma sostantivo e provvidenziale, come lo è nel nostro carisma. La nostra presenza in questo
santuario mariano deve costituire una sorta di polo trainante per tutto il resto dell’Ordine che vive un momento
di dinamismo e di crescita internazionale che ha più che mai bisogno di queste radici.
La ripresa di una pastorale di santuario, nella scia di quanto la Chiesa ha sviluppato nel corso del post-concilio,
ha ampiamente dimostrato che questi luoghi possono definirsi vere cliniche dello spirito e che, nello
svuotamento spirituale e umano che sperimentano le generazioni di questo periodo post-moderno, la loro
funzione di oasi di esperienza di vita cristiana e di bellezza sono quanto mai richieste ed opportune. La stessa
tradizione mariana ininterrotta che persiste nella Valle del Serchio, pur nel deserto del relativismo rampante,
ci parla di bisogno profondo di memoria cristiana e di speranza. La nostra sfida principale è quella di
promuovere lo sviluppo spirituale, nello spirito di Maria stella della Nuova Evangelizzazione, proponendo la
figura della Vergine nel mistero di Cristo e della Chiesa e il suo significato per il mondo contemporaneo.
Realizzeremo questo attraverso ritiri, conferenze, giornate di preghiera e varie sessioni di spiritualità mariana.
Si dovranno organizzare incontri di spiritualità biblica e di formazione mariana. Il prossimo Consiglio Generale
avrà in questo compito grande importanza.

1 San Giovanni Paolo II, Lettera i tutti i religiosi per l’anno mariano, Roma 22 maggio 1988.

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3. Il CAPITOLO IN CORSO

Il Capitolo in corso è anche esso tempo di grazie, e deve essere eminente esperienza di comunione e di
condivisione, di beni spirituali e materiali, di responsabilità e di amore per la comune nostra famiglia durante
il sessennio. Nella vita degli istituti religiosi, i Capitoli sono come dei nodi, dove si concentrano le energie
vitali di una pianta e da dove escono nuovi rami e rinnovate manifestazioni della loro vita.
Il lucido esame della realtà dell’Ordine non deve dare spazio a sterili lamentele, ma ad un sereno discernimento.
Questa è la zolla che il Padre ci ha dato da dissodare in questo tempo. Tutto è Grazia. In ogni uomo e in ogni
tempo il Signore e Maestro si prende cura di noi, il Vivente ci viene incontro e ci rinnova la sua chiamata e la
sua promessa che Lui è sempre con noi.

Grazie di cuore, a voi che avete lasciato le vostre opere e comunità per servire la Chiesa e l’Ordine. Grazie ai
confratelli che sono rimasti a casa ulteriormente oberati di lavoro. Sentiamo tutti fortemente il peso, la
responsabilità di essere stati chiamati a vivere questo Capitolo, momento vitale per l’Ordine. Facciamolo
volentieri: il Signore ama chi dona con gioia!
Ogni Capitolo è un evento a sé stante e nessuno assomiglia ad un altro. Il 111° Capitolo Generale è speciale
perché composto da molti confratelli capitolari originari dall’Italia, dall’Africa dall’India, dal Cile, dalla
Colombia, per il clima di gioia e fraternità che si è stabilito e per la comunione sperimentata.
Abbiamo veramente riscoperto insieme la bellezza del dono della vocazione che ci rende discepoli missionari
leonardini chiamati a vivere la gioia del Vangelo nel mondo di oggi. Ci siamo confrontati cercando di ascoltarci
per cogliere la voce dello Spirito che ci parla attraverso il fratello, cercando di scorgere i sentieri che il Signore
traccia per il nostro Ordine in questo momento storico.

Noi religiosi siamo coscienti che la vita religiosa, in questo momento storico, si trova ad un crocevia e, di
conseguenza, dobbiamo acquisire un atteggiamento di umile e paziente ricerca per saper leggere, discernere,
concretizzare e verificare, sulla base del nostro carisma e delle personali motivazioni e convinzioni, le scelte
operative fatte in altri contesti e momenti della storia ecclesiale; acquisire una mentalità e degli atteggiamenti
positivi nel giudicare la realtà nella quale viviamo, riscoprire gli impegni apostolici che ci siamo assunti con
il sacerdozio e la professione religiosa e definire nuovi tragitti e prospettive per il futuro.
Questo momento di passaggio deve essere quindi letto e accettato con sapienza e solo uno spirito sapienziale
ci permetterà di vivere e superare l’attuale disagio con una visione propositiva e ottimista. Viviamo un
passaggio culturale, con trasformazioni evidenti nelle relazioni umane e sociali e negli assetti istituzionali, con
margini sempre più ampi di sradicamento dal passato e di incertezza nel futuro. Siamo testimoni di una pluralità
di cambiamenti che investono il rapporto tra individui, il loro stile di relazionarsi tra loro e il confrontarsi con
gli assetti istituzionali.
Questa Assemblea capitolare potrà diventare l’occasione per avviare un dialogo approfondito e più allargato
su tematiche e problematiche che ci riguardano tutti, dal nostro modo di percepire e vivere la vita fraterna in
comunità, all’esercizio del ministero sacerdotale, alle richieste ecclesiali per un reale inserimento nelle chiese
locali e una effettiva condivisione del carisma con il mondo laicale, alla fatica quotidiana di tradurre in realtà
apostolica il nostro carisma, nelle particolari situazioni culturali nelle quali le nostre comunità locali vivono e
operano, con attenzione e nel rispetto delle richieste sociali ed ecclesiali.

4. AVVENIMENTO DI CHIESA

Il nostro Capitolo generale si colloca in cammino con la Chiesa che celebra l’Anno Giubilare della
misericordia. Quante volte sentiamo pronunciare questa parola ! Un’anafora quotidiana che quasi ci
infastidisce. Però, più si conosce la propria povertà morale e spirituale, più si apre, da una parte, lo spazio per

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la misericordia verso l’analoga situazione dell’altro; dall’altra parte, la riconoscenza per la misericordia con la
quale l’altro ci accetta e ci ama. Si crea, cioè, la percezione chiara di una comune povertà, si apre uno spazio
di condivisione e di reciprocità tra il dare e il ricevere nella relazione: si cresce nell’uguaglianza. Non è tanto
la misericordia di uno che si sente superiore e che nella sua ‘superiore bontà’ concede qualcosa all’altro,
situazione che fa sentire umiliati e toglie alla reciprocità e all’uguaglianza della relazione, ma un vivere insieme
un cammino di reciproco sostegno nella comune condizione di fragilità e debolezza. Perché questo avvenga,
occorre uscire dal quel narcisismo che un po’ ciascuno di noi porta dentro: quello di essere in qualche modo
migliore degli altri, di essere sempre al centro dell’attenzione e di avere diritto a ricevere tutto e a non dare o
rinunciare a qualcosa. Non è un caso che l’epoca del narcisismo in cui viviamo sta mandando all’aria le
relazioni: quando uno si pensa un piccolo dio, la relazione con lui diventa insopportabile a causa delle sue
attese spropositate nei confronti dell’altro. A un piccolo dio non basta mai quello che l’altro gli dona, perché
egli vuole anche Dio ai suoi piedi.

5. AL SERVIZIO DEL REGNO NEL MONDO D’OGGI

Avvertiamo tutti la necessità di ‘rimboccarci le maniche’ per costruire una società più solidale e fraterna in un
clima in cui il mondo sembra perdere i riferimenti essenziali per uno sviluppo veramente umano. Tali
riferimenti non possono venire solo dalla finanza o dall’economia, ma dalla fede, dal Vangelo e dalla difesa
della vita e dei valori propri dell’antropologia cristiana.
Pur nel nostro piccolo, ma con una missione grande affidataci dalla Provvidenza pensiamo, anche con questo
nostro Capitolo, di poter contribuire a migliorare la società, migliorando noi stessi e impegnandoci ad
evangelizzare la società in cui viviamo partendo proprio dai destinatari privilegiati della nostra missione.

6. LA RELAZIONE

Questa mia Relazione come pure, penso, tutto il nostro lavoro capitolare vuole collocarsi in continuità con la
nostra storia, a partire dalle origini, ma sviluppando anche quanto l’Ordine ha maturato nell’ultimo Capitolo
Generale 110°.
Adesso vorrei sollecitare tutti voi ad esprimere i vostri pareri con grande libertà di spirito e con un vivo senso
di responsabilità per il bene della Congregazione, anche esprimendo possibili discrepanze o diversità di vedute.
Ci animi la fiducia mutua e il desiderio di costruire la comunione in spirito di verità.

Dividerò la Relazione in questi punti:
I) Uno sguardo a quanto ci è stato richiesto dall’ultimo Capitolo Generale, evidenziando
particolarmente le mozioni più importanti per la vita dell’Ordine, il perché non abbiamo realizzato qualcuna
di esse e le difficoltà incontrate per portare a termine quelle compiute.
II) Lo stato della Congregazione. Una visione generale con gli avvenimenti più importanti vissuti in
questo sessennio, evidenziando alcuni particolari punti che mi sembrano importanti anche per il prossimo
futuro della Congregazione. In effetti compete al Rettore Generale presentare una relazione generale sullo stato
dell’Ordine in tutti i suoi aspetti: vita religiosa, vita apostolica, governo, formazione, pastorale delle vocazioni,
beni temporali e loro amministrazione. L’assemblea capitolare ne farà oggetto di discussione, di studio e di
approfondimento.
III) Una relazione più dettagliata sul Governo e l’Animazione messa in atto dal Consiglio generale nei
confronti della Famiglia leonardina. Un breve accenno anche ai criteri che abbiamo assunto
nell’Amministrazione dei Beni, rimandando poi lo sviluppo del tema alla Relazione dell’Economo generale.

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IV) Presentazione al Capitolo di una serie di questioni di tipo organizzativo o giuridico su cui è
richiesto il parere autorevole e la decisione del Capitolo generale. Si tratta fondamentalmente di alcuni punti
del nostro Istrumentum Laboris e anche di richieste che ci sono giunte dalle Delegazioni o dai confratelli.
Ho voluto dare a questa Relazione un taglio concreto, per richiamare la vostra attenzione su elementi anche di
tipo giuridico o normativo, tenuto conto che già avremo vari interventi di carattere più motivazionale, che ci
aiuteranno ad impostare il nostro lavoro sulle solide basi di un rinnovato ardore spirituale e della coscienza di
essere chiamati a nuovi orizzonti nel vivere la nostra vocazione di consacrati e la nostra missione
evangelizzatrice.
Il Capitolo certamente dovrà saper integrare la spinta che viene dai valori presentati con la concretezza di
alcuni elementi operativi, che rispondano alla nuova mentalità e che servano a realizzare i cambiamenti
richiesti dalla nuova situazione in cui siamo chiamati ad operare. Ossia una sintesi tra sfide e passi concreti
per affrontarle.

6.I. UNO SGUARDO A QUANTO CI E’ STATO RICHIESTO DAL 110° CAPITOLO GENERALE

Partendo dall’ultimo nostro Capitolo Generale, cerco di rispondere circa il se e come il Consiglio generale ha
applicato le consegne che il 110° Capitolo ha affidato.

6.I.1. CARISMA E SPIRITO: Cristo nostra medicina e farmaco di vita

Lo spirito del carisma affrontato nel 2010 è stato, per molti punti, profetico.
In effetti, quattro anni prima che Papa Francesco aprisse la “scheda clinica” della Curia Vaticana, noi eravamo
in anticipo con le nostre “malattie”. Il Papa ne aveva diagnosticato 15. Noi molte di più, anche se in verità in
molte coincidono.

Ve le elenco:
Gli idoli della cultura contemporanea: come la ricompensa a breve termine, il piacere immediato, il
consumismo irresponsabile, l’individualismo, l’identità personale frammentata e discontinua, la perdita
della memoria storica.

Il passaggio dalla vita in comune alla comunione di vita in fraternità, non incide ancora sull’esistenza
quotidiana: una non condivisione del servizio pastorale, immobilismo, rigidità di pensiero e di cuore,
incomunicabilità, imborghesimento, sfiducia, indifferenza, incapacità di portare la croce dell’altro
mancanza di spirito di corpo e poca corresponsabilità, stanchezza della pastorale, indebolimento della
proposta vocazionale per la perdita di fascino della testimonianza di vita.
Il diffuso atteggiamento individualista: nella gestione di alcune nostre opere, originate o assunte da qualche
confratello.
Una serie di paure: quella di rischiare, di affrontare la novità e le diversità (situazioni, idee, persone); il
timore di perdere il potere; l’insicurezza che l’impegno missionario può chiedere; la difficoltà
nell’integrazione etnica e culturale. Tutto ciò genera mancanza di senso critico.

Attivismo: che inaridisce la nostra vita di consacrati e ci allontana da Dio lasciandoci soli davanti alle sfide
contemporanee.

Le minacce alla vita in comunità e alle relazioni interpersonali possono così evidenziarsi: il poco senso
di gratitudine che non aiuta a comprendere la propria vocazione come dono e mistero impedendo di cogliere
il progetto di Dio nel nostro servizio, in quello del confratello e nella vita comunitaria. L’eccessivo criticismo
che non permette di sentirsi partecipi e corresponsabili dello stesso cammino ponendosi in atteggiamenti
polemici e di condanna. La mancanza di sincerità che non permette di attivare la correzione fraterna nei

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 l’anno di tirocinio da curare con maggior attenzione.

A volte si è dovuto incominciare daccapo nella scelta e preparazione di nuovi formatori, perché chi aveva
iniziato la preparazione è stato inviato ad altra missione … oppure ha rifiutato la formazione. Dobbiamo dire
che, a volte, l’emergenza e la necessità di sostenere le nostre opere hanno penalizzato la progettualità della
formazione.

Quanto all’esperienza dei primi anni dopo la professione solenne, si ribadisce la necessità di seguire più da
vicino i confratelli. Queste esperienze si stanno dimostrando cruciali per la perseveranza e il proprio progetto
di vita e di missione.
Quanto al Regengy, dobbiamo dire che la scelta della Comunità a cui destinare i giovani confratelli è ancora
troppo condizionata dalle necessità di completare l’organico ‘lavorativo’ della Casa, piuttosto che dalla finalità
di promuovere la crescita spirituale e apostolica del confratello…

6.I.6. FORMAZIONE AL CARISMA DEI LAICI
(Mozione 59-62 del Documento Finale del 110° CG)

C’è l’impressione che si stanno ripetendo i messaggi facendoli rimbalzare da Capitolo a Capitolo, senza
ottenere un efficace cambiamento… Sarà necessario codificare meglio, anche nel nostro Direttorio futuro, gli
orientamenti capitolari.
Ci sono state varie iniziative sia a livello generale che di Delegazioni o locale. La lacuna ancora da colmare è
la preparazione di animatori laici per la formazione al carisma.
Siamo grati per la fecondità solidale agli interlocutori laici OMD che collaborano con noi nella promozione
umana in questi sei anni.

Ma vediamo l’analisi della realtà:

Il Movimento laicale Leonardino
“All’inizio del triennio il cammino del MLL in Italia aveva ripreso il suo corso, ma con fatica e con non grandi
risposte ma da parte degli stessi religiosi e parroci. Questo ha creato una idiosincrasia, che ha frenato
l’entusiasmo della Commissione, la quale aveva anche richiesto uno statuto, una maggiore riflessione sul
Movimento ma anche questo è caduto nel vuoto. Una verifica puntuale, sebbene richiesta, anche in seno al
Consiglio Generale, non ha trovato mai spazio nell’ordine del giorno.” (Relazione dell’Italia)

Differemente il Movimento laico Leonardino in Nigeria e in Cile è andato crecendo in iniziative e progetti
che hanno dato un buon risultato come vedremo dalle loro relazioni.

L’EsseGiElle

E’ la Ong (organizzazione non governativa) nonché Onlus, costituita ben 26 anni fa su iniziativa di un gruppo
di laici e dei padri Omd che già realizzavano in India il sostegno scolastico a distanza per supportare le scuole
e i bambini più bisognose dell’area di Samayapuram e dintorni.
Solidarietà, giustizia, libertà, sono racchiusi nel logo, ma anche S. Giovanni Leonardi che questi valori aveva
riassumeva e sintetizzava nella sua costante esortazione a porre la giusta e dovuta attenzione all’educazione

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dei bambini. Con questo intento si sono uniti a noi numerosi benefattori e volontari in ogni comunità dove è
presente l’Ordine e pian piano, dai piccoli interventi, siamo passati alle realizzazioni di più ampia portata sul
piano educativo, culturale ed economico, anche fuori dalle nostre terre di missione. Un lungo lavoro di
preparazione, ricerca e progettazione, condotto in collaborazione con i nostri confratelli, ha portato buoni frutti
sia in Cile, che in India e da ultimo in Nigeria con la costruzione della Scuola di Amakohia, in Nigeria.
Interventi complessi con i quali abbiamo misurato le nostre capacità tecniche, di gestione e finanziarie, avallate
da buone sovvenzioni di privati e pubblici finanziatori che, in qualche caso, ci hanno permesso un salto di
qualità. La progettualità non è mai stata un fenomeno statico, e per questo dico che occorre fare il punto della
situazione, anzi una radiografia è necessaria capire il nostro stato di salute partendo dal nostro legame con la
componente laica senza la quale la nostre presenza perderebbe il suo sapore. Certamente l’esperienza fatta in
questi anni, ci insegna che oggi c’è un modo diverso di fare cooperazione e noi dobbiamo aggiornare, adeguare
e rafforzare le nostre competenze e conoscenze.
Su tale argomento il Rev.mo padre Vincenzo Molinaro porta il suo contributo come presidente della
EsseGiElle.

Le Madrine

L’Opera madrine oggi è costituita da due gruppi stabili e storicamente attestati sin dalla fondazione.
Il primo gruppo fa capo alla Comunità di San Ferdinando di Puglia ed è composto da circa 60 madrine. Il
numero delle madrine è andato crescendo in questo triennio con l’aggregazione di giovani madrine che hanno
anche attenuato l’età media del gruppo. Nel 2011 si è proceduto al rinnovo delle cariche sociali di Presidente
e segretaria.
Il Gruppo di Gallipoli è composto da circa 48 madrine ed è pressoché stabile ed anche per questo gruppo si è
proceduto al rinnovo delle cariche sociali di Presidente, Segretaria e Cassiera.
Ciascun gruppo segue un itinerario formativo che prevede incontri mensili con l’assistente spirituale e due
ritiri con il Delegato Generale, P. Luigi Piccolo, nominato dal Padre Generale, nei tempi forti di Avvento e
Quaresima. Il percorso spirituale/formativo per le Madrine prevede la celebrazione annuale della Giornata
delle Madrine prevista per il 31 maggio e a cadenza biennale il Meeting delle Madrine OMD che è giunto alla
sua terza edizione. In ciascun Meeting si è cercato di promuovere la spiritualità mariana del carisma guardando
nel I meeting all’icona biblica della Visitazione di Maria per riflette sulle madrine come “Donne testimoni del
Mistero per generare Dio nel mondo”; al II Meeting al ruolo di “Maria Madre e Maestra nella formazione
dei chierici OMD”; il III Meeting è avvenuto il 5 giugno sotto il segno Maria Madre di Misericordia.
Nelle Comunità Leonardine in cui la realtà delle Madrine non è ancora presente
si sono mossi alcuni passi al fine di costituirne il gruppo, ma in alcune comunità l’iniziativa è rimasta solo
abbozzata, in altre, a fronte di un discreto gruppo di signore interessate, si è constatata la ferma opposizione
da parte dei religiosi preposti alla cura pastorale della parrocchia.
In questi anni sono state poste in essere iniziative di comunione più profonda anche tramite l’invio degli auguri
natalizi e pasquali approntati ad hoc per le madrine e con lo scopo di promuovere il recente Progetto
Vocazionale Samuel suscitando la preghiera e il sostegno finanziario. Si è inoltre realizzato il Libro di
preghiere delle Madrine contenete lo Statuto dell’Opera, le preghiere dell’Angelus per le vocazioni, alcuni
schemi di preghiera per il Rosario, le litanie mariane e le antifone mariane più frequenti e care alla tradizione
Omd.

Gli Affiliati dell’OMD

A parte gli auguri di Natale e Pasqua, aver mandato i miei due ultimi libri, tenere un rapporto con alcuni di
essi, è ben poca cosa fatta agli Affiliati. Nell’ultimo Capitolo abbiamo deciso che il 17 aprile è il loro giorno,

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però è passato senza nessuna traccia. Anche in questo caso il nostro rapporto con i laici è scarso. Va rivista
la lista, stabiliti i criteri per la selezionare dei laici da presentare al P. Generale, va stilato uno statuto per gli
affiliati ed eletto un nuovo Delegato del P. Generale che ne curi i rapporti.

L’Associazione Famiglie Adottive Pro ICYC (Italia)

L’Associazione Famiglie Adottive Pro ICYC è stata costituita il 17 marzo 2000 da genitori adottivi che
avevano vissuto, nel corso degli anni, l’esperienza dell’adozione nel Centro de Protecciòn de Menores ICYC
(Instituto Colonias y Campamentos) di Quinta de Tilcoco – Cile, oggi Villa Padre Alceste Piergiovanni dal
nome del suo fondatore, morto nel 2003.
Padre Alceste Piergiovanni è stato un sacerdote dell’Ordine della Madre di Dio che, giunto in Cile nel 1956,
divenne promotore di numerose attività di colonie e campeggi estivi per bambini cileni bisognosi. Nel 1970,
come evoluzione della sua opera, fondò alcuni centri di accoglienza per bambini abbandonati o in stato di
difficoltà temporanea. Tra i centri di accoglienza l’ICYC di Quinta de Tilcoco è il più importante. Nel 1973
Padre Alceste realizzò la prima adozione di un bimbo cileno in Italia e da allora, grazie alla sua opera, più di
1.200 bambini cileni hanno trovato una famiglia adottiva in Italia.
L’esigenza di accreditarsi come ente autorizzato per le adozioni internazionali è sorta dopo la morte di Padre
Alceste, nel novembre del 2003, per non disperdere il patrimonio di esperienze e sensibilità di cui egli si è fatto
portatore e che ha trasmesso alle persone che lo hanno conosciuto.
Nel 2007 l’Associazione è stata riconosciuta dalla Commissione per le Adozioni Internazionali (CAI) quale
Ente autorizzato per le adozioni internazionali; nel 2008 ha ottenuto dall’organo centrale cileno, il Sename,
l’accreditamento a operare in Cile.
Attualmente l’Associazione è costituita da oltre 900 famiglie, tra soci e sostenitori, residenti nelle varie regioni
italiane. L’assemblea dei soci elegge il Consiglio Direttivo, costituito dal presidente, vice presidente e cinque
consiglieri. Il Consiglio Direttivo è affiancato dal collegio dei revisori dei conti.
L’ampia rete di famiglie adottive volontarie, presenti su tutto il territorio nazionale, è molto attenta al ricordo
di P. Alceste ed all’Ordine della Madre di Dio sia in Italia che in Cile.
 Come ogni anno, il 23 novembre 2015, ci siamo ritrovati tutti insieme nel ricordo di Padre Alceste
Piergiovanni presso la Chiesa di Santa Maria della Rosa a Tuscania (VT), sua città natale.
 Il Padre Generale ed il Delegato dal Cile P. Alejandro Abarca, hanno preso parte al Convegno
nazionale delle Famiglie Adottive che quest’anno ha raggiunto la 27° edizione, a Trevi dal 2 al 4 settembre.
Convegno che anche quest’anno ha contato la partecipazione di numerosi ragazzi, quali protagonisti dell’
Ente, che ne garantiranno la continuazione, sempre e comunque nel nome di Padre Alceste.
 Si è svolto al teatro il Rivellino di Tuscania il 2 aprile 2016 un incontro con gli allievi delle scuole
medie in ricordo di Padre Alceste alla presenza del P. Generale.

L’Associazione Socio-culturale e missionaria san Giovanni Leonardi (Diecimo)

Siamo grati a Giovanni Simonelli per l’impegno e la tenacia con cui ha voluto portare avanti l’associazione
che, purtroppo, è andata scemando.
È un’associazione di anziani che è rimasta legata ad una persona, il Presidente, al quale sono enormemente
grato, ma che è preso dai suoi sogni di fare degli enormi progetti senza risultato. Da parte nostra, oltre alla
Messa il 9 di ogni mese, celebrata dai religiosi di Fosciandora nella casa del santo, per loro non abbiamo fatto
nulla di concreto. Un’occasione persa, sulla quale il prossimo Consiglio Generale dovrà dire qualcosa.

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La Fundaciòn Pro Dignitate Hominis (Cile)

La fondazione è la stata la opera magna del P. Baldo Santi. Oggi è controllata e gestionata dall’arcivescovo di
Santiago il quale, con l’apporto di Caritas ha il quorum per prendere decisioni senza il parere dell’OMD.

La Corporaciòn san Juan Diego de Guadalupe (Cile)
Creata dal P. Guillermo Arceu porta avanti la gestione del Liceo San Juan Leonardi che educa 700 alunni, con
grande difficoltà economica e una riforma dell’educazione che ha cambiato le regole nell’Amministrazione
scolastica. Una buona equipe di assessori economici, avvocati, gente di buona volontà, ci aiuta a prendere le
decisioni nel momento opportuno e monitorare il cammino delle opere, specialmente del collegio.

I Farmacisti:
Anche dopo l’esperienza del riconoscimento di patrono dei farmacisti del Fondatore, mi sembra che, da parte
nostra, è cresciuta la convinzione di possedere un ricco patrimonio carismatico e spirituale, che ci chiede più
coraggio e impegno per farlo conoscere e vivere particolarmente dai laici che collaborano in diversi modi alla
nostra missione (in modo particolare con la proposta ai Farmacisti), perché dagli stessi venga arricchito con
il vissuto della loro vocazione laicale. Il loro ricordo di san Giovanni Leonardi è ben vivo e hanno finanziato
l’edizione del libro “Parola per guarire” per fare conoscere lo spirito del nostro santo. Da questo libro potrà
venire un buon sussidio per ritrovare i farmacisti, dialogare con loro, pregare con loro.

Proposte per il futuro

 La necessità di riqualificare non solo le opere (e queste non solo strutturalmente o tecnicamente), ma
specialmente la nostra vita personale e comunitaria.
 Un discernimento serio sulle nostre opere.
 L’indicazione e l’invito alla sperimentazione di modelli nuovi di gestione delle nostre attività con la
corresponsabilità laicale.
 Così come si nomina il Delegato per le Madrine, sarebbe opportuno delegare un religioso per
mantenere i contatti con gli Affiliati.

(proposte da p. Luigi Piccolo Delegato delle madrine)
 Sarebbe opportuno riflettere sul posto che le Madrine delle Vocazioni occupano nella famiglia OMD
e nel più vasto Movimento Laicale Leonardino anche in vista della promozione di gruppi di Madrine nel
contesto internazionale in cui l’Ordine della Madre di Dio si esprime oggi. Dal laicato è emersa una
provocazione al coinvolgimento dei mariti nella vita dell’Opera che andrebbe a configurarsi secondo un nuovo
profilo, di famiglie o laici a sostegno delle vocazioni Omd.
 Sarebbe anche utile stabilire i rapporti tra Comunità locali e Delegato Generale dell’Opera. Qual è lo
specifico di questa delega e quali le facoltà e il ruolo effettivo ad essa connesso? Qual è il rapporto del Delegato
dell’Opera madrine con i Superiori Maggiori locali? A livello locale il Gruppo Madrine fa capo alla Comunità
Religiosa per il tramite dell’Assistente Spirituale oppure è affidato al solo Parroco? Quale relazione intercorre
tra Delegato Generale e Delegato Per l’Opera Madrine?
 Da un punto di vista economico/amministrativo occorrerebbe altresì prevedere una rendicontazione
delle risorse gestite dal Delegato e stabilire se debba periodicamente versare alle casse dell’Economo Generale
o di Delegazione, o se debba versare direttamente al Rettore Generale, come è avvenuto finora, oppure a quelle
Comunità che il Padre Generale abbia chiesto di sostenere mediante l’Opera Madrine.

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6.I.7. CASA INTERNAZIONALE DI FORMAZIONE E STUDI OMD A ROMA (Mozione n. 63 del
Documento Finale del 110° CG)

Lo Studentato Internazionale, che affonda le sue radici carismatiche nel Progetto Missionario di San Giovanni
Leonardi, fortemente caldeggiato dal 107° Capitolo Generale (1998) e reso possibile nella sua attuazione dal
110° Capitolo Generale (2010), ha compiuto un sessennio e necessita di un rinnovamento. L'esperienza della
Casa internazionale rimane valida ed è da potenziare. Si sono seguite le direttive approvate dal Capitolo nel
libro degli ATTI, ma i limiti sono venuti fuori nei diversi compiti da realizzare. Purtroppo, ho avuto le mani
legate per risolvere con piena coscienza e lungimiranza il problema grosso che si è manifestato.
E’ auspicabile una strutturazione autonoma della Casa Internazionale rispetto alla Casa (Cf Instrumentum
Laboris, Scheda n. 5).

6.I.8. POLITICA ECONOMICA MESSA IN ATTO IN QUESTO SESSENNIO (Questo capitoletto
verrà integrato dal padre economo)

Noi abbiamo fatto quanto è possibile per risolvere i problemi che già erano stati accennati al Capitolo
Generale 110°.

Per il Cile

69. Si chiede alla Delegazione di garantire l’opportuna gestione dei beni dell’Ordine in Cile al fine di
provvedere la Delegazione stessa di un Fondo di Previdenza Sanitaria; di un Fondo per la Pastorale Giovanile
e Vocazionale e di un Fondo per promuovere la memoria storica dell’Ordine in Cile.

La Delegazione cilena ha pienamente risolto il problema che al Capitolo 110° era presente. Ecco cosa ci ha
detto il P. Delegato del Cile P. Alejandro Abarca: “El Agora è amministrata con criteri economici di mercato
in modo che ci permette di vivere di esso. È la nostra fonte di finanziamento più importante e sta a carico di
un’equipe composta da laici e sacerdoti che formano una Società anonima. Ad Agora si è affidato la totalità
delle costruzioni di Av. Ejèrcito (ex seminario), dove alloggiano 97 giovani, nella grande maggioranza con
borsa di studio dell’Università Cattolica. Si offrono in affitto sale per conferenze e servizi. Con i risultati
economici manteniamo la formazione, la Colombia, la salute e la pastorale della Delegazione”.

Per l’India
70. La Delegazione Indiana realizzi nel prossimo sessennio questi obiettivi:
 provvedere all’autonomia finanziaria della Delegazione attraverso quelle iniziative che risultino
idonee allo scopo, in particolare la costruzione dalla Marriage Hall (infine è divenuta la scuola).
Nel dicembre 2013 è giunta al termine la costruzione della St. Leonardi English Medium School. La scuola
ha iniziato a funzionare dal gennaio del 2014 nella nuova costruzione.
È una scuola più moderna, con attrezzature multimediali, una biblioteca più grande e meglio fornita, inoltre
ampio spazio è riservato alle attività sportive e ricreative, insomma un salto di qualità nell’ambiente e, quindi,
un rilancio. La costruzione di un edificio scolastico di lingua inglese ha l’obiettivo di innalzare il livello
qualitativo dell’istruzione nella zona di Tiruchirappalli. Costo totale del Progetto € 174.000.
Il numero di studenti è di circa 700, ma è stimato che aumenteranno con l’apertura del nuovo edificio. In effetti
durante la visita fatta nel gennaio del 2015, decidemmo di fare ancora uno sforzo con la costruzione di 8 nuove

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sale nello stesso terreno predendo la somma dal risparmio delle Delegazioni più il sovvenimento della nuova
scuola.
Dal giugno 2016, la Delegazione indiana riceverà il suo sostegno economico direttamente dalla scuola almeno
per 6 mesi. Poi vedremmo.

Per la Nigeria
71. In questo sessennio la Delegazione Nigeriana:
 avvii al più presto la costruzione della scuola elementare (è avvenuto il 15 agosto del 2014)
 preveda nuovi campi di apostolato dove stabilire una nuova comunità in Nigeria e prepari confratelli
atti a tale ruolo (è avvenuto il 15 agosto 2014).

Il nuovo edificio della Scuola St. John Leonardi nursery and primary school è stato inaugurato il 15 agosto
2014. Circa la metà della spesa è stata sostenuta dalla CEI, sul capitolo dell’otto per mille. Il restante lo ha
garantito L’Ordine (che anche ha comprato il terreno) e l’EsseGiElle, la OnG che ha presentato il progetto alla
CEI.
Il progetto è stato affidato alla Delegazione nigeriana. Con la scuola per i bambini di Amakohia, anche la
Nigeria fa un passo decisivo verso l’autonomia finanziaria.
Totale costo € 550.562,00

Nell’agosto del 2014 abbiamo inaugurato la casa dei Postulanti in Nigeria “Maria assumpta community”. Con
il ritorno di P. Stephen Oduh, dopo la sua licenza in morale a Roma, si è reso possibile partire con la formazione
dei postulanti nel terzo piano della scuola suddetta. Era importante che fosse garantita questa fase iniziale
della formazione. Un anno dopo, il 15 agosto del 2015, ho benedetto la prima pietra di quella che sarà la sede
definitiva della casa dei Postulanti in un terreno che avevamo comprato, con quello della scuola, vicinissimo
all’edificio scolastico.

6.I.9. UN MODO LEONARDINO DI VIVERE OGGI LA PASTORALE (Mozione n. 65 del Documento
Finale del 110° CG)

È un progetto arenato. Si trattava di una coraggiosa azione rinnovatrice delle nostre Parrocchie e/o unità
pastorali, affinché siano veramente spazio di iniziativa cristiana, di educazione e celebrazione della fede, aperta
alla diversità del carisma leonardino.

Caratterizzare la nostra presenza pastorale nella Chiesa locale come Parrocchia Leonardina e, quindi,
l’approfondimento del nostro carisma come elemento essenziale di evangelizzazione.

Il Questionario (gennaio 2013), mandato a tutte le parrocchie ha voluto essere un punto di partenza per
generare riflessione e nuovi sguardi, con diversi approcci (Kerigma; Koinonia; Diaconia; Liturgia; Carisma
leonardino). Abbiano fatto un incontro con tutti i parroci a Lariano (febbraio 2013) dove abbiamo preso
conoscenza dei questionari e dato a ciascuno il suo compito per il prossimo incontro che in verità non è stato
realizzato. Perché? Forse è il caso di dirsi che abbiamo sbagliato nel Consiglio Generale, come dirò dopo.

6.I.10. STRUMENTI DI FORMAZIONE INTEGRATIVI
(Mozioni nn. 66-67 del Documento Finale del 110° CG)

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Ho riportato solamente le pubblicazioni che hanno riferimento diretto o indiretto con la Curia generalizia. Un
particolare riconoscimento e gratitudine ai confratelli che hanno composto o tradotto pubblicazioni leonardine
e preparato materiale digitale per la propria cultura.

 Costituzione OMD rinnovata (in Italiano)
 Agenda annuale OMD
 Notiziario OMD trimestrale
 Calendario leonardino
 Atti del convegno internazionale di san Giovanni Leonardi, a cura di D. Carbonaro, libreria Editrice
Vaticana, 2016.
 Atti del convegno internazionale sul Ludovico Marracci
 F. Petrillo, Marianizzare i discepoli di Cristo, Vicis, Roma, 2016.
 F. Petrillo, Parole per guarire, Vicis, Roma 2016.

 È stata fatta la pubblicazione degli Annales OMD fino al 2015 (testata registrata preso il Tribunale di
Roma) quale bollettino ufficiale dell’Ordine.

La Ratio è apprezzata dai formatori come elemento di unità formativa, per meglio distribuire nelle distinte
fasi gli obiettivi e i contenuti formativi. Da alcuni formatori si fa osservare che dovrebbe essere maggiormente
assimilata e messa in pratica ma anche rivista. Le indicazioni fornite dai Meeting internazionali, sebbene siano
già assunte dai formatori, non sono ancora messi nel testo. Avremo bisogno di una commissione specifica di
formatori che ci dia una nuova redazione della Ratio. (Cf Instrumentum Laboris, Scheda n.6).

6.I.11. ABBIAMO BISOGNO DEI SANTI
5 giugno 2015 apertura delle cause per la beatificazione e canonizzazione di P. Cosimo Berlisani

e Anna Moroni.

Tre anni fa è venuta la Madre Generale della suore Oblate del Bambino Gesù, madre Raffaella Funari, a
chiedermi di fare insieme un percorso per portare i nostri servi di Dio alla Beatificazione. Mi sono sentito
pieno di gioia, perché veramente abbiamo un vivo sentimento ecclesiale di fronte ai santi.

La santità appare più che mai la dimensione che meglio esprime il mistero della vita consacrata nella Chiesa.
Messaggio eloquente che non ha bisogno di parole, essa rappresenta dal vivo il volto di Cristo risorto. La
presenza di Dio si manifesta in modo particolarmente chiaro nei suoi santi.
Questo è il percorso che abbiamo fatto nell’ultimo tempo ed è giunto oggi all’apertura della causa Diocesana
di beatificazione dei servi di Dio P. Cosimo Berlinsani e Madre Anna Moroni.
Né la Congregazione delle Cause dei Santi, né il Papa o i postulatori "inventano" o "fabbricano" i santi. Ci
pensa già, come sanno bene tutti i credenti, lo Spirito Santo. Che poi questo stesso Spirito - come dice il
Vangelo - "spirito dove vuole" è una constatazione a cui siamo abituati da secoli.
In un'epoca di caduta delle utopie collettive, di diffidenza e di inappetenza di quanto è teorico e ideologico sta
sorgendo una nuova attenzione verso i santi, figure singolari nelle quali si incontra non una teoria e neanche
semplicemente una morale, ma un disegno di vita da narrare, da scoprire con lo studio, da amare con la
devozione, da attuare con la imitazione. Di questo risveglio di attenzione verso i santi non c'è che da rallegrarsi

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Certo, più che le norme sarà la formazione alla libertà e alla responsabilità personale … a farci capire il giusto
utilizzo dei mezzi di comunicazione; ma è necessario che a livello comunitario si abbia il coraggio di fare il
giusto discernimento su tali questioni.

Anche nella nostra Congregazione abbiamo avuto dei comportamenti che hanno offeso il voto di castità,
creando scandalo o che hanno portato all’abbandono della vita religiosa. Quando a livello di Consiglio generale
siamo venuti a conoscenza di comportamenti scorretti abbiamo sempre agito con trasparenza e seguendo le
norme date anche ultimamente dalla Chiesa.
Certamente è grande la responsabilità personale in questi casi; ma non dobbiamo sottovalutare gli aiuti umani
e spirituali che la Comunità può e deve offrire ai confratelli per prevenire o per superare situazioni di difficoltà
o comportamenti poco prudenti.
Si fa fatica a usare convenientemente la ‘correzione fraterna’ anche da chi è a conoscenza dei pericoli e per
falso rispetto della persona non parla.
In generale il voto di obbedienza oggi si è reso più difficile nella vita religiosa, ma anche tra noi. Si
manifestano resistenze a compiere un’obbedienza, adducendo troppo facilmente motivi solo umani, spesso
superabili.
Anche il dialogo, giustamente invocato come parte necessaria per accogliere l’obbedienza con convinzione,
non sempre porta alla giusta disponibilità a accettare l’obbedienza con spirito di fede.
Dall’altra parte oggi, anche da noi, si fugge un po’ troppo dall’accettare la responsabilità e il servizio
dell’autorità, specialmente da parte di chi può contare una buona esperienza di vita religiosa. Mentre in età
più giovanile c’è forse un po’ troppo l’aspirazione ad assumere l’autorità come privilegio e beneficio personale.
Non è infrequente constatare come alcuni confratelli preferiscono costruirsi il proprio nido in un ambiente
particolare o appropriarsi di un ruolo che fa dimenticare la Comunità e che rende più difficile anche gli
avvicendamenti del confratello ad altra Comunità o ruolo e l’accettazione di confratelli nuovi nella Casa.
A volte, le difficoltà circa l’obbedienza, mettono in luce un debole senso di appartenenza alla Congregazione,
non sufficientemente inculcato e interiorizzato a partire dalla formazione iniziale come disponibilità e
consegna di se stessi al Signore, alla Congregazione e ai poveri.
Non è semplice dare un giudizio globale a riguardo del voto di povertà, specialmente a livello personale. Ci
sono certamente molti confratelli veramente esemplari sotto questo aspetto. Ma ci sono anche tante situazioni
non regolari, difficili comunque da ricondurre alla norma se manca la convinzione e la collaborazione
personale.

In generale possiamo dire che il nostro tenore di vita è superiore a quello della media della gente tra cui
viviamo. E questo ci dovrebbe rendere più sensibili a dare una maggiore testimonianza della povertà
individuale e comunitaria. Specialmente in questo tempo di crisi economica che sta mettendo alla prova tante
famiglie, noi potremmo essere più attenti a ridimensionare le nostre esigenze e deciderci per una maggiore
sobrietà.

Non basta seguire le norme per vivere lo spirito della povertà (come pure per vivere la virtù dell’obbedienza)
e per sentirsi tranquilli perché si è ottenuto un permesso. Mi sembra che oggi, anche nei confratelli più giovani,
si vada troppo alla ricerca del benessere personale, a scapito della generosità, della gratuità e del sacrificio
richiesti dalla tensione alla santità e dal compimento della nostra missione.
Per meglio concretizzare, basterebbe prendere in considerazione il tema delle vacanze, particolarmente dei
confratelli che operano in comunità diverse da quella di origine…. Qualche Superiore chiederebbe di
uniformare anche questa norma.

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La radicalità della nostra vita religiosa

 La vita religiosa in generale, in questo tempo di incertezza, sta vivendo un periodo di sfida nel definire
la sua identità, nel ricercare modelli nuovi per rendere più chiara la sua profezia di fronte a una cultura
relativista che sta abbandonando il riferimento a Dio e al vero bene comune.
 La prima condizione per essere santi è lasciarci santificare. La gente avrà fede in noi nella misura
in cui noi crediamo e testimoniamo Gesù Cristo.
Mi sembra che noi siamo un po’ impauriti dalle situazioni problematiche in cui siamo chiamati oggi a
compiere la nostra missione, particolarmente a causa della ‘crisi’ vocazionale nel nostro mondo occidentale.
A volte ci assale una certa sfiducia e anche stanchezza. Ma … non è forse che anche noi abbiamo perso forza
interiore?

 Mi sembra importante oggi per il nostro Ordine ribadire il diritto e il corrispondente dovere ad
aiutarci mutuamente a vivere con tensione verso la santità.
Spesso sottovalutiamo questo diritto-dovere che abbiamo assunto non solo a livello personale, ma anche a
livello comunitario, con tutte le conseguenze che questo comporta: la correzione fraterna, l’esempio, la
responsabilità condivisa, l’appoggio al progetto personale del confratello, il creare un ambiente positivo e
gioioso che renda naturale vivere la radicalità evangelica e in concreto i voti.

 Parlando della vita fraterna si è detto che facciamo fatica a comprendere l’importanza della vita
comunitaria come essenziale testimonianza evangelizzatrice. Penso che alla radice di questa difficoltà ci sia
la necessità di approfondire la nostra vita interiore, rinnovarla se fosse il caso, ritornare ad essa se ce ne
fossimo allontanati, per poter vivere anche la nostra vita esteriore in modo sempre più consono e adeguato a
un discepolo di Gesù. Il che significa che, per essere migliori discepoli, per adempiere meglio la missione
apostolica, per crescere in sentimenti di fraternità, il cammino più sicuro è quello classico di una profonda vita
interiore. Con la dispersione che ci può venire oggi da tanti stimoli, spesso superficiali, dobbiamo ricuperare
quello spazio interiore dove lo Spirito possa agire in noi con più efficacia.
 La radicalità evangelica richiesta da Cristo a chi lo vuol seguire, comporta delle rinunce considerevoli
(chi non odia il padre o la madre …, chi non vende tutti i suoi beni…, chi non rinnega se stesso…) che
solamente possono essere accolte positivamente se si fortifica la vita interiore.
 Nell’Assemblea dei Superiori generali si è sentita forte questa preoccupazione ed è risuonata
frequentemente la domanda: “Come mai alcune Comunità, anche in Occidente, non hanno molte vocazioni …”
Si sono date molte risposte a questa domanda … ma una convinzione è certamente valida sempre: ‘la proposta
mediocre o mediocremente presentata non attira oggi i giovani’.

6.III. GOVERNO E ANIMAZIONE DELL’ORDINE
A tre livelli: generale, di delegazione e locale (Cost. 130-225)

6.III.1. CONSIGLIO GENERALE

E’ doveroso dire una parola sul come abbiamo vissuto all’interno del Consiglio generale le nostre relazioni
e la responsabilità-corresponsabilità che sono richieste dalla nostra Regola, e sullo stile di governo che abbiamo
cercato di vivere in questo sessennio.
Approfitto, quindi, per esprimere la riconoscenza mia e di tutta la Congregazione ai Consiglieri e all’Economo
generale per la loro grande dedizione e amore alla Congregazione e per il valido aiuto che hanno dato nel
compito di governare e animare la Congregazione. Credo di poter assicurare tutti i confratelli che in Consiglio

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abbiamo lavorato con retta intenzione e per il bene della Congregazione e dei poveri. Certamente ci sono stati
anche degli errori o delle inadempienze di cui chiedo perdono.
Personalmente devo ringraziare tutti i Consiglieri per l’aiuto che hanno dato nel discernimento necessario negli
affari di Governo. Anche nel trattare e decidere sulle questioni economiche e giuridiche ci è stato di grande
aiuto l’Economo generale, il cui lavoro è cresciuto di anno in anno per il continuo aumento della complessità
nei temi economici, fiscali e legislativi.

Però voi già sapete che nell’ultimo periodo del sessennio il Consiglio Generale ha subito una crisi profonda di
relazioni. Dalla fine del 2014 è sorto un grave dissenso tra di noi. Incomprensioni, stanchezza, chiusura nel
proprio nido, anche veri e profondi atti di disobbedienza.
Sono addolorato e amareggiato da questo nostro comportamento e chiedo a voi di scusarci per il male che
abbiamo fatto. Volente o nolente, la colpa è del P. Generale che non è riuscito a sanare le ferite. Condividere
Cristo, medico e medicina, che tante volte abbiamo pregato con l’atto di confessione del 110° Capitolo
Generale, non è bastato a scalfire le nostre cataratte spirituali;

san Giovanni Leonardi ha detto più volte:
“A Coloro che cercano sinceramente il rimedio, la guarigione non può mancare di giungere da parte del vero
medico delle anime, soprattutto quelli che non chiudono gli occhi sulla loro malattia, per scoraggiamento o
negligenza, ma lungi dal nascondere le loro ferite o respingere insolentemente il trattamento della penitenza,
ricorrono con animo umile e quindi vigile al medico celeste” .

Chiedo perdono a voi e a Cristo, in quest’anno di misericordia, per il male che abbiamo fatto e metto nelle
vostre mani il mio mandato che con tanta benevolenza il Capitolo Generale 110° mi diede con massima
pienezza di voti.

6.III.2. LA RELAZIONE TRA GOVERNO CENTRALE E DELEGAZIONI

Specialmente nelle due riunioni della Curia Generale con i Delegati OMD e l’economo Generale abbiamo
voluto fare una valutazione sulle modalità di relazioni vissute nel sessennio tra il Governo generale e le
Delegazioni.

 La prima è avvenuta a Roma dal 28-31 agosto 2012.
 La seconda, è avvenuta a Roma dal 1-3 settembre 2014.

In generale, è stata valutata positivamente la relazione e la comunicazione tra i diversi Organismi di Governo
che, comunque, è ancora da migliorare.
Qualche volta, non è stato facile rispettare le competenze proprie e le necessarie modalità messe in atto per
prendere decisioni di Governo a diversi livelli, che possono avere differenti visioni sulla realtà in questione.
Per questo è importante essere fedeli a quanto è indicato nelle nostre Costituzioni per assumere ognuno le
proprie responsabilità, dando fiducia ai confratelli del proprio Consiglio, ai diversi livelli: Consiglio di casa,
Consiglio della Delegazione, Consiglio Generale.
Nel Secondo incontro tra il Consiglio generale ed i Superiori Delegati abbiamo voluto approfondire insieme
il tema della sussidiarietà, perché ci sembrava di percepire che nell’Ordine si insinuava l’impressione che la
Curia generalizia prendesse delle decisioni senza tener nel dovuto conto i Governi delle delegazioni; si metteva
in evidenza come, a volte, sia da parte di singoli confratelli, sia di qualche Comunità, si preferisse appellarsi
al Consiglio generale, by-passando il Superiore locale o il Governo della Delegazione.

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Allora abbiamo voluto confermare ai Superiori Delegati la nostra volontà di rispettare le competenze e le
autonomie locali, in base alle nostre Costituzioni, Regole e Statuti.

Oggi la complessità di certe situazioni richiede, da parte di tutti, un atteggiamento interiore che ci renda capaci
di riconoscere anche i nostri limiti, di chiedere consiglio e sostegno per giungere ad un corretto discernimento.
Con il dialogo schietto, che favorisce anche la correzione fraterna, potremo assolvere meglio la nostra
responsabilità con tutto quello che essa comporta di sacrificio, di costanza e, a volte, anche di incomprensioni.
Normalmente, come risulta dai Verbali che arrivano in Curia, si arriva all’unanimità nelle decisioni, attraverso
il dialogo e il confronto sereno, però, a volte, presa una decisione, sorgono difficoltà nell’accettarla nella
pratica e si vorrebbe ridiscuterla, magari in forma assembleare, con il pericolo che pochi confratelli possano
convincere altri. Questo crea incertezza e anche divisioni.
Inoltre, è necessario migliorare, in alcuni casi, la stesura dei verbali del Consiglio delle delegazioni , perché
risulti più chiaramente il parere dei singoli membri del consiglio e le motivazioni di una decisione.

6.III.3. IL GOVERNO LOCALE

Sempre in ragione dell’esperienza, abbiamo costatato che in alcune comunità risulta molto difficile
l’avvicendamento dei Superiori, per varie cause.
Penso che il Capitolo possa dare un apporto a questo problema, come sarà indicato nel presentare possibili
modifiche ai nostri Regolamenti.

6.IV. QUESTIONI DI CARATTERE ORGANIZZATIVO E GIURIDICO

In questo ultimo capitolo della Relazione vorrei aggiungere alcune proposte che non sono nell’Instrumentum
laboris oppure sono appena abbozzate.

6.IV.1. PROPOSTA DI AFFIDARE LE FUNZIONI DI ECONOMO A
UN LAICO/I

In alcune nostre Case si rende difficile ormai trovare un confratello in grado di espletare la funzione di economo
locale, particolarmente dove esiste complessità nella gestione delle nostre Opere educativo-assistenziali. Si
valuti l’opportunità di affidare l’amministrazione economica delle nostre case ad un laico professionista,
adeguatamente formato al carisma e allo spirito leonardino (come avviene in Cile).

Il Capitolo potrebbe deliberare di concedere al Superiore della Delegazione e suo Consiglio la facoltà di
nominare un laico, a cui affidare le funzioni di economo per quanto riguarda la gestione dell’attività educativo-
assistenziale.
Si renderà necessario stabilire un apposito Direttorio in cui raccogliere le condizioni per attuare questa
possibilità … come per esempio:

- La nomina dovrà ottenere previamente il nulla osta dal Consiglio generale.

- Il laico chiamato a ricoprire le funzioni dell’economo dovrà sempre agire in stretta dipendenza dal
Superiore e suo Consiglio, a cui spetta la responsabilità ultima della gestione della Casa.
- L’economo della delegazione, in tali casi, accompagnerà e sosterrà la comunità e il laico al quale
sono state assegnate le funzioni dell’economo.

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- Si dovranno definire con chiarezza la durata dell’incarico e i poteri di firma, per deleghe e procure e
per le relazioni con enti o fornitori ecc…
- Sarà necessaria una divisione chiara tra economia dell’attività e quella della Comunità religiosa, di
cui sarà responsabile un religioso.
- E quanto si ritiene opportuno secondo le specifiche condizioni della Casa.

Questa potrebbe essere una formula:

Il Capitolo:
– considerato che in diversi contesti non si è in grado di affidare ad un confratello il ruolo di economo
dell’attività della Casa, delibera che venga riconosciuta al Superiore Delegato e suo Consiglio la facoltà di
nominare un laico a cui affidare le funzioni di Economo dell’attività della Casa e inserire nello Statuto della
Delegazione le regole e le condizioni necessarie per il corretto svolgimento di questo ufficio.
La nomina verrà fatta su proposta del Superiore locale con il consenso del suo Consiglio e con il nulla osta del
Consiglio Generale.

6.IV.2. FORMAZIONE INIZIALE

In preparazione al Capitolo ho voluto interpellare i formatori di tutte le Delegazioni nell’ultima Visita canonica
chiedendo loro di offrire degli spunti al Capitolo per definire alcuni orientamenti con la finalità di migliorare
l’impegno formativo della Congregazione o risolvere qualche problema che si è presentato in questi anni nel
campo formativo.

Comunque riassumo qui le risposte avute dai formatori, dividendole in 3 punti:

1. Obiettivi, metodi e aiuti per migliorare la formazione iniziale.
2. Difficoltà e lacune più significative nel lavoro formativo
3. Riflessione riguardo al Tirocinio (regengy).

1. Obiettivi, metodi e aiuti per migliorare la formazione iniziale.
- Da tutti si mette in rilievo la necessità di migliorare la preparazione dei formatori per tutte le fasi
formative e di liberare i formatori da altre incombenze che rendono difficile l’accompagnamento formativo.
Si suggerisce di favorire incontri tra i formatori per intercambiare esperienze e per favorire la fondamentale
unità carismatica della nostra formazione.
- Ancora non abbiamo delle sufficienti e valide equipe formative. A volte la formazione è portata avanti
da un solo formatore …
- Vicinanza dei Superiori (particolarmente del Superiore Delegato) ai confratelli in formazione e alle
Case di formazione.
- Prendere maggiormente a cuore e sviluppare nei formatori la capacità di seguire il percorso umano-
spirituale nei primi anni di discernimento e di accompagnamento vocazionale (Aspirantato e Postulato).
- L’abilità al discernimento è ancora più necessaria dove ci possono essere condizionamenti culturali
che motivano la vocazione religiosa e specialmente sacerdotale: diventare prete può significare fuggire dalla
povertà o arrivare ad uno status sociale di maggior considerazione e apparenza …
- Insistere maggiormente sulla formazione esperienziale (fare esperienza di Dio, vita di fede, vicinanza
ai nostri fedeli, assimilazione del carisma leonardino) a complemento della formazione teorica.
- Approfondire ancora di più i contenuti e le dinamiche formative della Ratio, che qualche formatore
afferma non essere tenuta sufficientemente in conto.

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- Abituare i formandi a lavorare in èquipe e con i collaboratori laici.

2. Difficoltà e lacune più significative nel lavoro formativo
- La gioventù e l’inesperienza dei confratelli a cui si affida la formazione. E’ molto importante nei
formatori l’esperienza carismatica…
- Fragilità personali che rendono difficile l’accompagnamento formativo e la collaborazione con
l’equipe formativa, specialmente quando si chiede di entrare più profondamente nei dinamismi personali che
sono alla base della maturità umana, affettiva e relazionale…
- Non sempre le relazioni con i confratelli e con le Comunità della propria Delegazione facilitano l’opera
dei formatori (comunicazione di notizie, giudizi …)
- I seminaristi e anche i formatori si accontentano spesso che siano osservate le leggi, senza
l’interiorizzazione delle stesse.
- E’ necessario anche maggior disciplina nell’utilizzo dei mezzi di comunicazione sociale per evitare
individualismi ed eccessiva dissipazione. Dovrebbe essere chiara l’opzione religiosa anche come stacco
concreto dall’ambiente familiare e dal mondo …

3. Riflessioni riguardo al Tirocinio
- E’ necessario scegliere e preparare meglio le Comunità che accolgono i tirocinanti. A volte sembra
che sono considerati manovali a basso prezzo …
- La mancanza di testimonianza che scoraggia i giovani, perché non desidererebbero finire come alcuni
confratelli ….
- Il tirocinio è una tappa importante che deve stare a cuore ai Superiori maggiori, anche per promuovere
esperienze internazionali.

6.IV.3. CIRCA LE VACANZE

C’è stata una richiesta non formale di orientamenti comuni per le vacanze dei confratelli, specialmente in
riferimento alla diverse situazioni di povertà in cui versano alcune nostre realtà.
L’esigenza di una normativa è stata sollevata sia nella Visita canonica che nell’Istrumentum Laboris.
Il Direttorio che verrà eletto, dovrà discutere sulla necessità del riposo per tutti, sul buon uso del tempo delle
vacanze e sulla sobrietà nel viverle.
Particolarmente importante è stabilire che è il Delegato, con il suo Consiglio, a dover dare ‘orientamento e
norme’ al riguardo, considerato che:
- l’Ordine oggi è sparso in molte nazioni e ci sono confratelli che vivono il loro apostolato fuori dalla
propria Nazione o fuori dalla propria Delegazione religiosa;
- vi è la presenza di seminari inter-delegazionali o internazionali.
Si renderebbe necessario un criterio comune da parte dell’Ordine, sulla cui base poi ogni Delegazione può
deliberare più concretamente, tenendo presente la propria realtà sociale.
E’ possibile inserire un numero del nuovo Direttorio, in cui si dà un criterio generale valido per tutta la
Congregazione, lasciando poi alle singole Delegazioni di applicarlo in base alla propria realtà.
In questo caso l’approvazione dovrebbe venire dal Capitolo Generale.
Per la proposta di un testo bisogna però tener presente che ci sono tante realtà diverse.
 Confratelli che seguono corsi di formazione (si intende qualsiasi tipo di formazione) in Nazioni
diverse dalla propria.

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Finora la norma comune è stata quella di concedere le vacanze nella propria famiglia ogni due anni. Solamente
in casi eccezionali il Superiore della Casa di formazione, d’accordo con il Superiore Delegato del confratello
interessato, può disporre diversamente.
Bisognerà prevedere però anche il caso in cui il ciclo di studi che ha iniziato il confratello in formazione ha
solamente la durata di tre anni: la vacanza in famiglia sarà normalmente concessa alla fine del triennio.
 Confratelli che svolgono il loro apostolato in Nazioni diverse, ma appartenenti alla stessa
Delegazione
In questi casi normalmente si permette la vacanza in famiglia una sola volta all’anno. Solamente in casi
eccezionali, il Rettore della Casa, con il consenso del Superiore di Delegazione può disporre diversamente.
Però anche qui le situazioni sono molto diverse, perché entra anche il fattore della testimonianza della nostra
povertà, in considerazione della situazione economica in cui versano alcune nazioni più povere dove vivono i
nostri confratelli.
 Ci sarebbero poi anche altri elementi da prendere in considerazione per la normativa circa le vacanze:
per esempio la durata della vacanza che normalmente per chi va in famiglia, una volta all’anno, dovrebbe
essere di 21 giorni.

7. CONCLUSIONE

Nella tradizione occidentale il nome "Maria" è stato tradotto con "Stella del Mare". In ciò si esprime proprio
questa esperienza: quante volte la storia in cui viviamo appare come un mare buio che colpisce
minacciosamente con le sue onde la piccola navicella della nostra vita.
Talvolta, la notte sembra impenetrabile. Spesso può crearsi l’impressione che solo il male abbia potere e Dio
sia infinitamente lontano. Spesso intravvediamo solo da lontano la grande Luce, Gesù Cristo che ha vinto la
morte e il male. Ma allora vediamo molto vicina la luce che si accese, quando Maria disse: "Ecco, sono la
serva del Signore". Vediamo la chiara luce della bontà che emana da Lei, stella della giustizia. Nella bontà con
cui Ella ha accolto e sempre di nuovo viene incontro alle grandi e alle piccole aspirazioni di molti uomini,
riconosciamo in maniera molto umana la bontà di Dio stesso. Con la sua bontà porta sempre nuovamente Gesù
Cristo, e così la grande Luce di Dio, nel mondo. Egli ci ha dato la sua Madre come Madre nostra, affinché
impariamo da Lei a pronunciare il "sì" che ci fa diventare buoni.
Addentrandoci in questo simbolismo, pensiamo alla notte di un navigante in alto mare. Le ore passano e, allo
stesso tempo, la lancetta dell'orologio sembra non muoversi. Il canto delle onde, poetico durante il giorno, si
trasforma in un rumore spaventoso. Il cielo si riveste di un nero manto che avvolge la nave nell'incertezza. In
queste circostanze, nulla può incoraggiare di più il marinaio della Stella del Mattino, l'astro annunciatore è
opera del caso ma, nella mente dell'aurora, segno del giorno che sta per arrivare, che dissipa le infide tenebre.
La nostra vita assomiglia a una grande notte, piena di spine e amarezze, che attende la luce dell'eternità. In
mezzo alle onde e alle tempeste, è a Maria, la Stella del Mattino, a cui dobbiamo affidarci. Con la sola sua
presenza fa sbocciare nei cuori dei giusti un'imponderabile fiducia. Dinanzi a Lei gli angeli si riempiono di
gaudio, mentre il demonio e i suoi seguaci, sempre pronti a ordire trappole per perdere le anime, si spaventano
e fuggono per i canali dell'inferno...
Sempre disposta a soccorrere i naufraghi durante la notte, la Vergine Santissima è il faro che ci guida verso la
grande aurora del giorno perenne e senza dolore, la stella che, immune alle procelle del peccato, non smette
mai di rifulgere.
Con l’Incarnazione del Verbo, Ella ha fatto nascere tra noi il Sole di Giustizia. Tuttavia, il Padre ha voluto che,
a precedere l'unica e vera Luce, sorgesse prima nel mondo un altro chiarore: la Madre di Dio.
Come la Stella del Mattino, Maria segnala la fine delle tenebre del peccato e preannuncia l'era della grazia. La
sua luce soave, filtrata e attraente, prepara gradualmente la vista degli uomini al fulgore dell'Astro. Dato che
lo stesso Cristo l'ha eletta come Madre e l'ha amata sopra ogni altra creatura, cresciamo sempre più in

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