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Published by Laura MDL, 2026-03-31 04:55:20

Newsletter Marzo 2026 ita Lauramdl.com

Newsletter Marzo 2026 ita Lauramdl.com

NEWSLETTERLAURA MINGUELL DEL LUNGOMARZOMi hanno chiesto di scrivere.Mi hanno chiesto di scrivere qualcosasulla guerra in Iran.In realtà l’ho chiesto anch’io. Me lochiede qualcosa dentro.Devo scrivere. Ne sentourgentemente bisogno.Mi sono alzata presto per farlo.Perché scrivere, poi? A che serve?Dicono gli intellettuali, i politici, ipolitologi, gli storici, i filosofi e gliartisti, di restare uniti, raccontare, dire.Che scrivere è una delle poche armi cheabbiamo contro le élite dellostrapotere. Parlare con la gente,diffondere, consapevolizzare.Risvegliare le coscienze. E io ci provo, acatalizzare questo sentire che sperocomune a molti. Anche se non ho il2026privilegio di una grande udienza, per voiche avrete la pazienza di arrivare fino infondo, ecco perché scrivo.Per riempire le pagine bianche di doloree rabbia, paura e ragionamenti, dieventi e conclusioni, di amore eangoscia, di ribellione e pace.Perché pesa tutto sulle mie spalle, loso.Il destino del mondo, la guerranucleare imminente, il colonialismo, ilriscaldamento globale, il traffico diminori, le microplastiche nel cervello, imorti nel Mediterraneo.Pesano sulle mie spalle gli artiamputati, il narcotraffico che invade lestrade, la totipotente pedofiliaassassina, gli ospedali esplosi, il freddoche uccide, il disastro ambientale, igiornalisti ammazzati, la fame, la sete,l’acqua alle ginocchia, il traffico diorgani su corpi abusati, martoriati.Pesa sulle mie spalle la violenzaistituzionale, il maltrattamento animale,il lavaggio del cervello ai popoli, laschiavitù, il napalm, il fanatismoomicida, la banalità del male,l’indottrinamento distruttivo.Pesano sulle mie spalle i morti,incalcolabili che si contano a decine dimigliaia.1P E S A T U T T O S U L L EM I E S P A L L E


NEWSLETTERLAURA MINGUELL DEL LUNGOIo ne ho quattro, Elena, Irene Greta eViola. Dai 4 ai 14 anni.Non riesco a immaginare, per me, unatragedia maggiore che perdere le miebambine.Ne sono state uccise in un battito diciglia 165.Più di 41 volte le mie figlie.165 bambine che sognavano una vita.165 figlie di qualcuno.165 persone.Con dei nomi, dei volti, dei corpicini infiore.Pesano sulle mie spalle le loro morti.Ho sempre sostenuto e creduto nellapace, nella tolleranza, nella fratellanzadei popoli, nel pluralismo, nelcosmopolitismo, nel melting pot, lafusione tra culture. Figlia di quegli anni'80 in cui tutto sembrava possibile,cresciuta a DICHIARAZIONEUNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'ESSEREUMANO e WE ARE THE WORLD.Volevo lavorare all'UNICEF, poi partirecon Medici Senza Frontiere, conEmergency. Volevo cambiare il mondo,salvarlo.Pensavo di poter essere un granello disabbia nella valanga che avrebbetrasformato definitivamente il pianeta,Siria, 2011-2025: più di 600.000 morti.Iraq, 2003-2024: circa 300.000 morti.Sudan, 2023-2026: 150.000 mortistimati.Ucraina, più di 15.000 civili e centinaiadi migliaia tra i soldati ucraini e russi(per non parlare dei mercenariimportati da paesi del terzo mondo).Gaza, 2023-2026: 70.000 morti (pernon parlare degli ultimi 80 anni).Afghanistan, 2001-2021: circa 241.000morti.Etiopia: 100.000 morti.Myanmar: 11.000.Yemen: 377.000 morti, di cui 11.000bambini.Libia: si parla di 150.000-360.000morti, nemmeno si sa.Somalia: pare fino a 850.000 morti.Congo: milioni di morti nonquantificabili.E ora, notizia di qualche giorno fa:Shajareh Tayyebeh, una scuolafemminile in Iran.165 bambine. Centosessantacinquevite. Volate in un bum.Probabilmente grazie al fuoco amico diTrump.165 bambine. Nella loro scuola.Centosessantacinque bambine.Provate a leggerlo a voce alta.2MAR 2026 ZOP E S A T U T T O S U L L EM I E S P A L L E


NEWSLETTERLAURA MINGUELL DEL LUNGOminuto zero fino al resto dei giorni.Tanto tempo c'era voluto a farle, quellebimbe, tanta fatica, soldi, sacrifici, nottiinsonni, ore spese a cucinare, a parlare,a piangere insieme, o chiuse in bagno.A immaginare il futuro, coprire lenecessità, fare le scelte giuste per lavita, la scuola giusta, lo sport giusto,mettere da parte i soldi in banca, perl'università.Comprare i mobili nuovi per lacameretta, il colloquio con leprofessoresse, organizzare la festa dicompleanno e il viaggio studio inestate.Dare regole per fare i compiti e perguardare i cartoni,\"per il tuo bene, peril tuo futuro\".Così mi arriva tutto intero, addosso,come un'ondata di caloreinsopportabile, il senso di inutilità. Omeglio il non senso.Che senso ha avuto?Che senso ha farlo? Essere madre,crescere, nutrire, accudire, ascoltare,dedicarsi, sacrificare, amare, costruire,progettare, creare, se poi arriva unabomba e in un secondo distrugge tutto?Provo a immedesimarmi nei genitori diqueste 165 vittime.pian pianino, in un posto migliore pertutte le persone.E invece, anno dopo anno, eultimamente mese dopo mese e poi,ora, giorno dopo giorno, sempre più siè trasformato il mio sentire: in unaangoscia profonda e irreversibile, chemi accompagna sempre e fa parte dellalente con cui guardo alla vita.Un senso di impotenza e tristezzaprofonde, la sensazione di essere ungranello che il vento spazza via.Come queste 165 bambine, portate viada una nuvola di fumo rumorosa eustionante, una distruttiva onda d'urtoesplosiva, istantanea che ha spazzatoquello che tanto tempo ci era voluto afare.I mattoni della scuola, le pareti, lelavagne, i banchi, gli infissi, i pavimenti.E i piedi che ci camminavano sopra.Nove mesi, per ognuna di quellebambine, ci avevano messo le loromamme per portarle al mondo, el'amore. Poi la cura, e altri anni, acrescere a vederle camminare, sentirleparlare, per la prima volta.Tagliare i capelli, pettinarle, lavarle.Giorno dopo giorno, per anni. Ognigiorno, 24 ore al giorno. Perché la curadi una mamma non si ferma mai. Dal3MAR 2026 ZOP E S A T U T T O S U L L EM I E S P A L L E


NEWSLETTERLAURA MINGUELL DEL LUNGOconcentramento; per i bambini e lebambine ucraini che muoiono difreddo; per le spose bambine chemuoiono di parto, e per quelleinfibulate che muoiono di infezioni tradolori atroci.Per gli infanti di tutta l'umanità,passata, presente e futura. Vorrei darloro gli strumenti per difendersi, vorreipoterli proteggere.E invece non posso fare molto più chestare a guardare, e raccontare la miarabbia e la mia impotenza.Per questo il peso grava su di me, ètutto sulle mie spalle. Perché io dovrei,potrei, ma non posso farci niente.Perché questo articolo non è su di me.È su di loro, e io non sono io, ma siamotuti noi.Sei tu, che leggi e piangi con me, e cheda mesi non fai altro; sei tu, che leggi enon t’importa, perché devi pensare apagare il mutuo; sei tu, che leggi e crediche esageri, che i numeri non sono veried è tutto frutto della IA; sei tu, cheleggi e credi che non ti riguardi,“perchétu non hai fatto niente di male”; sei tu,che pensi che il mondo vada bene così,che certe vite non importino, che infondo se lo meritano, solo perché tuCi provo, ma più che dolore oggi sentorabbia.E mentre scrivo quest’articolo, arriva lanotizia di un asilo bombardato inSudan. UN ASILO! 80 morti, di cui 43bambini. Bambini d’asilo.Indignazione, dolore, e tanta:tantissima rabbia.Per loro, per i più di 20.000 bambini ebambine palestinesi trucidati, per quellivivi e orfani, per quelli vivi e amputati.Per quelli vivi e morti dentro.E per i bambini e le bambine sudanesi,e per quelli afgani, i rohingya; per i figlidella guerra in Cossovo e ovunque; peri bimbi delle mine del Congo, per quellidell'industria tessile in Bangladesh; peri bambini e le bambine delle liste diEpstein; per i bambini soldato, imeninos de rua; per i bambini e lebambine che sniffano la colla nascostinei tombini; per i bambini e le bambinenelle carceri USA, per i bambini e lebambine dell'atomica; per i neonatiusati come bersagli volanti dai nazisti;per i bambini e le bambine migrantinon accompagnati; per quelli seppellitinelle acque del Mediterraneo; per ibambini e le bambine siriani e per tuttiquelli cresciuti nei campi profughi.Per quelli mai usciti dai campi di4MAR 2026 ZOP E S A T U T T O S U L L EM I E S P A L L E


NEWSLETTERLAURA MINGUELL DEL LUNGOLa natura, quella umana, biologica.Siamo carne e ossa, nessuno è Dio.Moriremo tutti, anche quelli che nonmuoiono mai, le malerbe. Prima o poitorneranno alla terra. Mangiati daivermi coi loro cadaveri dimenticati dalmondo e i loro nomi incisi sui libri distoria come un monito mostruoso adire “MAI PIÙ”, per istituire un giornointernazionale contro quella cosa lì o inricordo di. E quel giorno sembrerà chesiamo tutti più buoni.Ci scrolleremo quel peso dalle spalleindossando la maglietta bianca dellapace, o quella viola contro la violenza digenere. E mi chiederò: «A cosa èservito?»Intanto la Terra soffre. E non è la terra,quella cosa marrone che sta sotto ainostri piedi e che non vediamo più,coperta com’è dall’asfalto.Non è la Terra, il pianeta azzurro,perché banalmente lo stiamodistruggendo.No.È LA TERRA, il tuo mondo, il mio.L’unico che conosciamo. Ed è un mondoplurale, fatto di miliardi di cose,elementi, molecole, cellule, organismi,materia, ecosistemi, strutture, vita. Edhai la pelle bianca o un passaportooccidentale.Io non sono io, le mie spalle non sonole mie: sono quelle di tutta l’Umanità.Sono le spalle di te che scrolli e vaiavanti, perché l’articolo è troppo lungoe non ti interessa; sono le spalle di teche non leggi niente, perché “leggere ènoioso” e non sai che il sapere è ilprimo passo per la consapevolezza;sono le spalle degli insegnanti chetacciono; sono le spalle dei giornalistiche mentono; sono le spalle di quelliche imbracciano i fucili; sono le spalledi chi li paga quei fucili, di chi lifabbrica; le spalle di chi non scende inpiazza a dire NO; di chi quelle piazze lecondanna.Pesa tutto su queste spalle, lecondanne che cadranno e che il cielomanda giù con le sue alluvioni, lesiccità, gli uragani; sulle spalle di chiabbassa lo sguardo su uno smartphoneper anestetizzare il cervello, sulle spalledi chi sceglie il male come compagno divita, di chi si accieca con ideologie,false o vere che siano.Sulle spalle di chi pensa di non essereumano, di chi crede nell’onnipotenzaterrena e smette di fare i conti con lanatura.5MAR 2026 ZOP E S A T U T T O S U L L EM I E S P A L L E


NEWSLETTERLAURA MINGUELL DEL LUNGOvivere, dalla fatica del cercare,dell’imparare, del capire, analizzare eaffrontare. Distanti dalla natura, quellaesterna e quella interiore, lontani dallarealtà, dai fatti, dalle notizie, dagli altri.Silenzio assenso. Interconnessi escollegati al tempo. Digitalmentelobotomizzati. Ignavi. Dante, questiqua, nemmeno li faceva entrarenell’Inferno: li lasciava nell’Antinferno,prima di entrare nei veri e proprigironi.Ma anche se non credete all’infernodantesco, pensate che viverenell’ignavia non ci sgrava da quel pesosulle spalle. Nessuno escluso, quelloche succede ci riguarda tutti.E non parlo solo della coscienza, perchémalauguratamente molte persone nesono prive. Senza voler pretendere diessere migliore, sono consapevole cheognuno abbia la propria sensibilità. Lamia neurodivergenza mi portasenz’altro a sentire le cose in un modopiù intenso, più profondo, più assolutorispetto ai normopensanti. Lo accetto.Ma parlo concretamente del fatto cheogni danno che viene arrecato alsistema TERRA, ci riguarda tutti. Prestoo tardi arriverà anche a noi o ai nostrifigli. Pensiamo all’inquinamento, fino aquando alzeremo le spalle? Le alziamoio non sono io, tu non sei tu, ma siamonoi parte di questa TERRA, fatti dellastessa materia del pane che mangiamo,delle bombe che esplodono, fatti dellastessa materia della bambina senzabraccia, e della carne del pedofilo chene abusa; fatti della stessa materiadella divisa del soldato che stupra,dell’aereo che sgancia la bomba, dellastessa materia della mano che scavaper estrarre il cobalto del tuo i-phone,e della stessa materia dei sogni di chiquella mano la possiede. I sogni sonoenergia, l’energia è materia. Noi siamomateria, ed energia. Siamo solo piccolipezzi di mondo, e senza il mondo nonsiamo niente.La maya indù, come ci ricorda JosteinGaarder nell’omonimo romanzo, èquella immagine illusoria della realtà,in cui viviamo immersi, cechi alla veranatura delle cose (la paramatma).Poderosi individui bianchi, cherivendicano ascendenze divine, vivononell’illusione della maya, credendosionnipotenti, immortali, assoluti edunici, a scapito di chiunque altro.Niente scrupoli, niente coscienza. Solopotere, denaro, forza, potenza, violenzae piacere.Masse ammassate globalizzate einterconnesse vivono nell’illusione dellamaya che allontana dal dolore del6MAR 2026 ZOP E S A T U T T O S U L L EM I E S P A L L E


NEWSLETTERLAURA MINGUELL DEL LUNGOSenza voler banalizzare l’effettofarfalla, finché non ciresponsabilizzeremo, come esseriumani, dell’Umanità intera e della Terracome luogo di appartenenza esopravvivenza, la speranza per il nostrofuturo di specie resta ben misera.L’evoluzione ci ha dato l’opportunità diessere la specie più progredita, con laciviltà. Una roba meravigliosa cheserve, tra l’altro, a contenere l’egoismo,la cecità e la becera violenza. Mapurtroppo l’evoluzione si è scordata diestinguere gli istinti predatoridell’essere umano prima di dotarlodegli avanzati mezzi tecnici di cuidisponiamo e di cui alcuni si avvalgonoper esercitare i loro malvagi istinti. Dipasso, la civiltà non è progredita tantoquanto sarebbe bastato ad annullaregli effetti di tali istinti. Pertanto si puòaffermare che, tecnicamente, da unpunto di vista evoluzionistico, l‘essereumano è un fallimento totale.Una specie che non protegge la propriaprogenie, oltre che essere contronatura, è destinata a estinguersi. Eforse, penso, l'evoluzione naturale cista portando progressivamente versoquesto appuntamento con la Storiadell'Umanità.Sarà meglio così, tutto sommato.per scrollarci il peso di dosso. Perchénon si sopporta l’idea che tra trent’annipotrebbe finire tutto, più facilescrollare via i pensieri negativi econtinuare con comportamentiirresponsabili ma confortevoli.E pensiamo alle tragedie umane. Quellecausate dagli esseri umani su alti esseriumani. Perché pensiamo sempre che anoi non succederà? E come facciamo acredere che in ogni caso, posto che siacosì, questo non ci riguardi?La violenza ne genera altra, è non èuna frase fatta da sinistroidi radicalchic. È un fatto. Il terrorismo nasce daun malessere profondo. Dal traumadella violenza della distruzione, dallamancanza di futuro, di prospettive, diistruzione, di orizzonti. L’odio generaaltro odio, da Caino e Abele in poi, laStoria o la Fantasia ce ne hanno giàparlato.Un mondo più violento è un postopeggiore per tutti. Prima o poi arrivaanche da te. Come il COVID, vi ricordatequando si pensava che fosse una cosalontana? Tanto sta in Cina, qui nonarriva. È uguale. Il nostro mondo èinterconnesso, oggi più che mai, siamotutti spot di reti infinite, dal livellobiologico più materiale, a quellotecnologico più etereo.7MAR 2026 ZOP E S A T U T T O S U L L EM I E S P A L L E


NEWSLETTERLAURA MINGUELL DEL LUNGOPosso solo citare il grandissimo,l’immenso, rimpianto Gino Strada:“Se la guerra non viene buttatafuori dalla storia degli uomini,sarà la guerra a buttare fuorigli uomini dalla storia.”Almeno, dicono le mie figlie, le piante egli animali vivrebbero tranquilli.Mi avevate chiesto di scrivere su questaennesima guerra, che potrebbe esserel’ultima, che volete che dica che già nonsi è detto?8MAR 2026 ZOP E S A T U T T O S U L L EM I E S P A L L E


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