UN NUOVO ANNO, UNA NUOVA VITAÈ cominciato un nuovo anno, orami da duemesi, ed è inutile che vi dica che le speranzeche esso sia migliore dei suoi predecessori siaffievoliscono giorno dopo giorno.In fin dei conti il Tempo è totalmente ignarodelle nostre suddivisioni convenzionali in mesi,giorni e settimane. E il corso degli eventi non ècerto influenzato da un numero in più sulcalendario.Piuttosto gli eventi sono dettati dalle forzeineluttabili della natura o dall’oscuro ordire di(quasi) onnipotenti esseri umani con seridisturbi psichiatrici associati a deliri digrandezza.Resto attonita e senza parole di fronte alloscorrere degli eventi mondiali, per orasospendo le parole perché sto cercando diprocessare quel che stiamo vivendo.Intanto mi viene solo in mente il famoso librodel Prof. Marcello D’Orta: IO SPERIAMO CHEME LA CAVO.Detto ciò, in tema di nuovi inizi, voglioregalarvi una cosa bella, un brano tratto dal mioromanzo Lucertole. Si parla di una nascita, uninizio nuovo e puro, dedicato a Greta, a tutte lemie figlie, a tutti i bambini che come lorovengono al mondo nell’amore e nell’agio, maanche a tutti i bambini di sempre, anche a quellimai nati, a quelli abbandonati, uccisi, martoriati,maltrattati, abusati.Per riflettere insieme sul fatto che, tuttosommato e nonostante tutto, la vita in sé è ilvalore (e il mistero) più grande che esista.1
“Un gran buio. Non vedevo nulla, eppure sapevo tutto. Ero racchiusa come il tuorlo di un uovo dentro al suo guscio, nella mia morbida, rossa culla. Era calda e rotonda: perfetta. E tutto ciò che mi dava io lo prendevo. E tutto ciò di cui avevo bisogno, lei me lo dava. Ero nel posto in cui dovevo essere, nella perfezione delle cose. Il mio corpo era plasmato per quello spazio, eppure pronto per qualcosa di infinitamente diverso: il Mondo Esterno. Non sapevo cosa fosse. A dire il vero non sapevo neanche che ci fosse, un mondo esterno. Tutto ciò che percepivo era parte del mio mondo, il mio intimo, privato nido, dove nulla esisteva, tranne esso stesso e ciò che conteneva. Io e luieravamo una cosa sola, inconsapevolmente, beatamente. (…)Ero nell’Età dell’Oro della mia vita. Beata, nel fluido galleggiamento della mia matrice, unita inscindibilmente a ciò che mi teneva in vita, dopo avermela donata. Non vedevo niente.Ma sapevo tutto. Ero così vicina a ciò che è oltre la vita, ero a così stretto contatto col principio primo di vita, che la mia empatia con l’Universo era quasi totale. Io ero l’Universo intero. In quei giorni, quando sentivo il mio muso bagnato, la mia bocca riempirsi di liquido,e guardavo, senza vedere, le mie mani aprirsi, ero così intimamente connessa alla verità del Mondo che non si sarebbe potuto dire dove passasse il confine tra la vita e la non vita. Ma tutto questo l’ho dimenticato. (…) Un giorno un turbinio di sensazioni mi investìcon tanta forza da spaventarmi. Per la prima volta ebbi paura. Tutto si trasformava, il mio Mondo veniva meno, sembrava aver intrapreso una rivoluzione contro di me. Tanti rumori, insoliti, e sensazioni fisiche, pressione, vibrazioni. Poi, all’improvviso, la luce. Fu la cosa più magnifica che mi fosse mai capitata. Fui abbagliata da qualcosa di maestoso, che miavvolse come una doccia gelata lasciandomi esterrefatta. E il freddo. Improvvisamente tremavo, il mio caldo cuscino amniotico mi aveva abbandonata, e io avvertivo le gocce umide e fredde su tutta la superficie del mio corpo tremante e irrigidito. Provai a rannicchiarmi come facevo di solito, ma non ci riuscivo, e sentii nel contempo che qualcosa sulpetto mi premeva forte, come se mi stessero schiacciando, come se il mio piccolo torace stesse collassando dentro sé stesso. Urlai. E fula mia prima volta. Urlai e mi si riempì la gola di aria, poi giù, fin nei più nascosti alveoli, e fu unasensazione tremendamente sgradevole. Il freddo ora mi avvolse da dentro, come se avessi mangiato un blocco di ghiaccio. Ma ero viva. Tremante, urlante, bagnata e infreddolita. Impaurita, sola senza l’altra parte di me, la mia culla. Così mi sentii viva per la prima volta. Ma anche questo l’ho dimenticato. (…)”Da Lucertole, Cap.12 Greta2